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  1. #81
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    Predefinito Riferimento: Meglio islamico che laico?

    Citazione Originariamente Scritto da Vince-68 Visualizza Messaggio
    Meglio Cristiano (Cattolico) che laico o islamico...

    L’"Eurabia" purtroppo è la cruda realtà dei fatti..
 Un futuro destino di "dhimmitudine", di sottomissione all'islam grazie ai “fenomeni da baraccone” del mondo Laico, politico nostrano ed europeo. In Francia, dove la Chiesa ufficiale ha fallito, Mohammed è il nome più diffuso fra i nuovi nati. Ci sono più musulmani praticanti che battezzati cattolici. Invecchiando e senza riprodursi, l’Europa sarà sommersa dalla demografia del Sud, ci saranno città islamiche.
    Non dimentichiamo che l’Islam è più di una religione... è un’ideologia con dei chiari interessi sociopolitici... Non esiste la separazione tra Stato e Islam...
    Le nozioni occidentali di democrazia e libertà sono in opposizione all’Islam... L’umanità intera deve essere controllata completamente dalla legge Islamica... la Sharia... e non deve essere permesso allontanarsi dall’autorità di Allah.
    Come si può in buona fede... e accettare l'Islam che tra i suoi dettami prescrive - su basi religiose - forme di violenza e intolleranza, tra cui (e la lista non è completa) la pena di morte per gli apostati, lo stupro delle prigioniere di guerra, l'uccisione dei blasfemi e dei critici del loro profeta... E poi si parla di crociate... Come si può essere in buona fede dimenticare che prima della I crociata l'Islam da più di 300 anni conduceva una campagna di aggressione e conquista territoriale nei confronti della cristianità?:gratgrat: Le crociate furono la legittima reazione ispirata dalla Chiesa quando si accorse che ormai l’islam era sul punto di fagocitarsi l’Europa intera. Ci si dimentica troppo spesso che, quando Urbano II nel 1095 proclamò la prima crociata, l’avanzata islamica si era già spinta fino a Poitiers, un paio di secoli prima; che aveva occupato la Spagna; che aveva sommerso la Sicilia; che si era spinta in Calabria. Solo un secolo prima una spedizione musulmana aveva risalito il Tevere fino a devastare la basilica di San Pietro. Urbano II aveva capito che era arrivato il momento di fare qualcosa: altrimenti, sarebbe stata la fine dell’Europa cristiana. Ecco: le crociate furono sì una guerra santa, ma condotta per respingere un’altra guerra santa – la jihad – che era in atto ormai da secoli.
    Se si vuole parlare di aggrediti e aggressori, la storia dice altro. Gerusalemme, quando fu conquistata dal califfo Omar nel 638, era da più di 3 secoli cristiana.
    Poco dopo, i “pacifici e tolleranti” seguaci del Profeta distrussero le chiese di tutto il Nord-Africa. Poi caddero la Spagna, la Sicilia, la Grecia e la Turchia. Nel 1453 fu islamizzata Costantinopoli, la seconda Roma. I miti islamici arrivarono fin sotto le mura di Vienna.
    È molto significativo che ciò sta avvenendo proprio nei paesi da sempre considerati piú "avanzati" in Europa: come l'Olanda: il paese della libertà assoluta, che era stato capace di superare tutte le vecchie "inibizioni" puritane o cattoliche... il paese del Catechismo olandese, dove il "rinnovamento" conciliare era stato attuato nella maniera piú radicale. Tutto lasciava intravedere "le magnifiche sorti e progressive" di un paese finalmente affrancato dall'oscurantismo. E invece, che ti ritroviamo??? Una delle principali città olandesi amministrata da un sindaco musulmano, con interi quartieri arabi, dove viene applicata la sharia e le donne camminano con lo chador... se non con il burqa... Che cosa è successo? Negli stati laici europei, a poco a poco, si è limitato lo spazio per il cristianesimo, per fare spazio alle altre religioni: nelle scuole non era possibile fare la preghiera... sempre per rispetto verso i non-cristiani. Ancora oggi, in Italia, i paladini delle radici giudaico-cristiane dell'Europa mettono in guardia dal fare leggi confessionali; poi le democrazie piú avanzate, per rimanere fedeli a sé stesse, si vedono costrette a permettere l'adozione della shariarepapelle:. Del resto, lo ricordava un vescovo turco a un sinodo di qualche anno fa: i musulmani sfrutteranno la nostra democrazia per raggiungere il potere e, una volta istallati al potere, imporanno a tutti la loro legge.

    Cari amici "Ringraziamo Dio per farci vivere in tempi così cupi e difficili perchè non è più permesso a nessuno d'essere mediocri"...

    Vince-68
    Ottimo post.
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  2. #82
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    Predefinito Riferimento: Meglio islamico che laico?

    Citazione Originariamente Scritto da LEONIDA Visualizza Messaggio
    non ho capito perché tu credi di essere autonomo e dici che i credenti non lo sono.
    forse le tue credenze atee non sono esattamente uguali alle credenze atee degli altri? onf:
    Ed io parlavo di atei, che poi per definizione sono un sottoinsieme dei laici, in quanto dubito che un ateo possa caldeggiare uno stato in cui una religione in cui egli non crede abbia poteri maggiori delle altre, ed arrivi ad influenzare pesantemente la creazione e la modifica delle leggi.
    Un ateo potrebbe caldeggiare uno stato confessionale in nome del quieto vivere e dell'ordine sociale, ammesso che non creda nella libertà di pensiero come valore... A volte la cosa mi sembra ragionevole, quindi non mi sembra affatto scontato che altri atei non siano disposti ad accettare uno stato confessionale per il bene di tutti...

    Resurgens

  3. #83
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    Predefinito Riferimento: Meglio islamico che laico?

    Citazione Originariamente Scritto da Resurgens Visualizza Messaggio
    Un ateo potrebbe caldeggiare uno stato confessionale in nome del quieto vivere e dell'ordine sociale, ammesso che non creda nella libertà di pensiero come valore... A volte la cosa mi sembra ragionevole, quindi non mi sembra affatto scontato che altri atei non siano disposti ad accettare uno stato confessionale per il bene di tutti...

    Resurgens
    Poi ci sono gli atei che, pur non condividendo lo stato confessionale...

    Ti cito due dei casi più eclatante.

    __________________________________

    E a chiamarlo è il cardinale Ratzinger. Il filosofo di Francoforte rompe il fronte dell’attacco laicista. Anche altri intellettuali laici prendono le difese del cristianesimo.




    In almeno due recenti occasioni, due alti esponenti della Chiesa di Roma hanno mostrato che l’incontro tra fede cristiana e pensiero laico non è un espediente occasionale e opportunistico, ma un obiettivo strategico della stessa Chiesa ai suoi più alti livelli, e non da oggi.

    Il 18 novembre di due anni fa, parlando a tutti i vescovi italiani riuniti, il cardinale Camillo Ruini invocò il filosofo ebreo Karl Löwith a sostegno della tesi secondo cui è la fede nell’Uomo-Dio Gesù Cristo il primo fondamento della dignità dell’uomo nella civiltà occidentale. Ruini lesse un passaggio di un libro di Löwith del 1941, “Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX”, per ammonire che proprio “con l'affievolirsi del cristianesimo oggi è divenuta problematica anche l'umanità".

    Lo scorso 25 ottobre il cardinale Joseph Ratzinger ha invece chiamato in campo come proprio alleato “il filosofo considerato nel mondo di lingua tedesca come il laico più puro”: Jürgen Habermas (nella foto), esponente della celebre scuola di Francoforte.

    Ratzinger è prefetto della congregazione per la dottrina della fede, mentre Ruini è vicario del papa. Entrambi individuano il grande nemico della Chiesa e della civiltà occidentale nell’”uomo naturalistico”, l’uomo che si concepisce come parte della natura e si affida in tutto all’onnipotenza scientifica, dal nascere al generare al morire. Entrambi vogliono rispondere a questa sfida capitale sposando volutamente “fides et ratio”, fede e pensiero laico.

    Tra un Ratzinger e un Habermas, naturalmente, le distanze restano intatte. Habermas si definisce ed è “ateo metodico”. Ma a leggere il suo ultimo saggio uscito in Italia, “Tempo di passaggi”, stampato da Feltrinelli e in libreria da metà novembre, è il cristianesimo, e non altro, il fondamento ultimo di libertà, coscienza, diritti dell’uomo e democrazia, i capisaldi della civiltà occidentale:

    “A tutt’oggi non disponiamo di opzioni alternative. Continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne”.

    Habermas si dice “incantato dalla serietà e coerenza” della teologia di san Tommaso d’Aquino, tutto l’opposto del pensiero debole che pervade anche l’attuale teologia:

    Tommaso rappresenta una figura dello spirito che è stata autonomamente in grado di provare la propria autenticità. Che nei vortici della religiosità contemporanea manchi oggi un terreno altrettanto solido mi sembra una verità incontrovertibile. Nel generale livellamento della società dei media tutto sembra perdere di serietà, persino lo stesso cristianesimo istituzionalizzato. Ma la teologia perderebbe la sua identità se cercasse da sganciarsi dal nucleo dogmatico della religione, dunque dal linguaggio religioso in cui si concretizzano le pratiche comunitarie di preghiera, confessione e fede”.

    Circa il rapporto con le altre civiltà, Habermas sostiene che “prendere più chiaramente coscienza delle nostre radici giudaico-cristiane non solo non è di ostacolo all’intesa interculturale, ma è ciò che la rende possibile”.

    Contesta la moderna “soggettività scatenata”, destinata inesorabilmente a “scontrarsi contro ciò che è veramente assoluto, ossia contro l’incondizionato diritto di ogni creatura a essere rispettata nella sua fisicità e riconosciuta nella sua alterità, come ‘immagine di Dio’”.

    A commento del “Non avrai altro Dio fuori che me” scrive:

    “Da un punto di vista filosofico, il primo comandamento esprime quella ‘spinta in avanti’ sul piano cognitivo che regalò all’uomo la libertà della riflessione, la forza per staccarsi dalla vacillante immediatezza, per emanciparsi dalla catena delle generazioni e dall’arbitrio delle potenze mitiche”.

    Sul rapporto tra teologia e filosofia osserva:

    “Non mi risento affatto quando vengo accusato di ereditare dei concetti teologici. Sono convinto che il discorso religioso contenga in sé potenziali che non sono stati ancora sufficientemente sfruttati dalla filosofia, in quanto non sono stati ancora tradotti nel linguaggio di ragioni pubbliche, presuntivamente capaci di persuadere chiunque. Naturalmente non parlo del progetto neopagano di chi vuole ‘lavorare sul mito’. Oggi, nell’ambito della critica postmoderna contro la ragione, queste figure concettuali neopagane sono tornate di moda: un piatto antiplatonismo oggi spensieratamente diffuso da mode ispirate al tardo Heidegger e al tardo Wittgenstein, nel senso di un ripudio definitivo dell’universalismo caratterizzante le pretese di validità incondizionate. Contro questa tendenza regressiva del pensiero postmetafisico mi ribello”.

    Mette in guardia sulle conseguenze antiumane di un relativismo senza teologia:

    “Il problema di come dare salvezza a chi soffre ingiustamente è forse il motivo più importante che tiene in movimento il discorso su Dio. Se tutti i paradigmi delle visioni del mondo si equivalessero, se l’indifferenza oggi perversamente diffusa togliesse al sì/no di ogni decisione del soggetto quella serietà che è propria di ogni pretesa universale di validità, allora dovrebbe necessariamente svanire quella dimensione normativa che serve a identificare, vivendoli come privazioni, i tratti di vita sfortunata, deformata, indegna dell’uomo”.

    E sull’apporto della filosofia al confronto tra la Chiesa e le altre religioni dice:

    “Nella disputa dialogica tra visioni religiose concorrenti c’è bisogno di quella ‘cultura del riconoscimento’ che trae i suoi principi dal mondo secolarizzato dell’universalismo della ragione e del diritto. In questa questione è dunque lo spirito filosofico quello che fornisce i concetti utili al rischiaramento politico della teologia. Ma la filosofia politica che è capace di questa prestazione tiene impressa in sé l’idea dell’Alleanza non meno dell’idea della Polis. Dunque anche questa filosofia si richiama a un’eredità biblica”.

    * * *
    Il cardinale Ratzinger si è richiamato a Habermas nel corso di un pubblico colloquio a due su “Storia, politica e religione” con un intellettuale anch’esso laico, Ernesto Galli Della Loggia, professore all’università di Perugia ed editorialista del “Corriere della Sera”. E il loro dialogare ha spaziato lungo due millenni di storia.

    Ma era storia vivente anche lo straordinario salone nel quale i due parlavano: nel Palazzo Colonna al centro di Roma, già dimora di Giuliano Della Rovere che col nome romano-imperiale di Giulio II fu il pontefice della valorizzazione dell’arte e della cultura antica, di Michelangelo, dell’incontro tra la Chiesa e l’umanesimo rinascimentale.

    Ratzinger parlava circondato da statue greche e romane. Sul suo capo un affresco grandioso raffigurava la battaglia di Lepanto del 1571, combattuta e vinta contro gli ottomani con la protezione della Madonna del Rosario che da lì ebbe dedicata una festa.

    Prima della politica e dei suoi interessi, nell’agenda di Ratzinger, Ruini e più su di Giovanni Paolo II, c’è l’urgenza di una grande battaglia sull’uomo e per l’uomo. Assieme a tutti gli uomini di buona volontà.

    E ben vengano i filosofi e le sibille al fianco di Gesù e degli apostoli. Anche questa è tradizione antica della lettura cristiana della storia. Basta aprire il “De Civitate Dei” di sant’Agostino.


    Chiesa sotto assedio. Ma l’ateo Habermas accorre in sua difesa

    __________________________________


    L'ateo Dawkins: "Sono un cristiano culturale"
    EUROPA, 14:19:00





    2007-12-12 LONDRA
    "Sul piano storico questo è un paese cristiano.Ed io sono un cristiano culturale alla stessa stregua dei miei amici che dicono di essere ebrei culturali o musulmani culturali", ha affermato il biologo di Oxford Dawkins in "Have your say" (Dì la tua), un programma della BBC. Dawkins, che ha anche detto di sperare di convertire i leader religiosi al suo ateismo attraverso il suo bestseller "The God Delusion", "La delusione di Dio", aveva partecipato, insieme con il parlamentare conservatore Mark Pritchard , ad un forum sulla religione.
    La settimana scorsa Pritchard aveva provocato un dibattito parlamentare su "Cristianofobia", come risposta - secondo lui- "all'assalto incessante, per la maggior parte strisciante, sul patrimonio cristiano e sulle tradizioni così care a questo Paese". "Qui stiamo parlando dell'incremento e non della diminuzione dell'atteggiamento anti-cristiano, ragione per cui molti cristiani credono di non essere ascoltati quando si parla di Cristianesimo in pubblico". Secondo Pritchard molte delle tradizioni cristiane, e fra queste anche il Natale, sono minate da funzionari e personaggi pubblici.
    http://www.icn-news.com/?do=news&id=2053
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  4. #84
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    Predefinito Riferimento: Meglio islamico che laico?

    deliranti profezie ma se fossero anche vere la Chiesa cattolica morirebbe anzitempo senza poter dividere nulla né con l'Islam né con i suoi antichi fedeli che saranno refrattari ad ogni religione e agiranno solo per il proprio interesse individuale considerando che la presunta libertà nello Stato laico ci libera dalla comunità che così non può difendersi per tenerci al laccio delle invisibili ma pur concrete catene del timore verso i migranti e tutto ciò che è estraneo alla nostra visione della vita .

 

 
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