



Ma la questione è tuttà lì....se il costo della manodopera non qualificata sul prodotto è basso, il vantaggio dei bassi stipendi degli operai va farsi friggere.
Se poi perdi quota è perchè il tuo prodotto è meno valido..bhe, non prendertela con la globalizzazione.
Chediti perchè in Germania, dove gli operai hanno stipendi altissimi, hanno una bilancia attiva con la Cina.
Perchè vendono tecnologia e investono in tecnologia...il futuro dell'occidente è tutto lì.
Le auto coreane sono in Europa da sempre, ma non mi sembra che abbiano fatto sconquassi.
Fiat era ala fallimento..si è salvata con innovazione, tecnologia, marketing, non certo producendo in Cina
Ultima modifica di Conte Oliver; 07-05-11 alle 21:58
“Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
— Paul Krugman


Pero' se fa dirigibili o mongolfiere magari siOriginariamente Scritto da conte oliver
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Guardate che per aiutare un settore in difficoltà non c'è altro modo che penalizzare uno che va bene: le risorse sono limitate e i dazi li paga chi puo' pagare cioè chi è competitivo con l'estero
E questo senza tenere in conto gli incentivi distorti trasmessi agli imprenditori


La Germania, bontà loro è un caso abbastanza raro. Pensi davvero che il mondo abbia tutto questo enorme domanda di auto di lusso? Cmq se ti può interessare la VW per esempio, ha un sacco di produzioni delocalizzate, specie per le auto di fascia bassa. Così come la Fiat. Peccato per i nostri disoccupati, ma potenza della globalizzazione.
Ultima modifica di Juv; 07-05-11 alle 22:06
"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


Ultima modifica di Phileas; 07-05-11 alle 22:14


A parte il fatto che man mano che i Paesi del 3° mondo progrediscono, aumenta pure la domanda di auto di lusso, però naturalmente non ci sono solo quelle. Penso, ad esempio, a:
- Farmaci e cure mediche d'avanguardia
- Biotecnologie
- Prodotti alimentari d'eccellenza (specialità locali)
- Prodotti di sintesi innovativi
ecc...
Comunque provo a capire l'obiezione di Juv: ammettendo anche di buttarsi alla grande sulla produzione ad alto valore aggiunto, la grande maggioranza della popolazione non sarebbe in grado di specializzarsi. Se, su 1000 persone, 100 hanno la capacità di ritagliarsi competenze specialistiche, le restanti 900 non vanno oltre il lavoro di bassa qualità.
Se questo è il problema sollevato da Juv, io penso che non ci siano molte soluzioni. E' inevitabile che si allarghi sempre più la forbice tra coloro che riescono ad eccellere nella loro professione e quell che, invece, devono sbarcare il lunario con competenze non specialistiche. Però mi vengono in mente due azioni:
1) Puntare comunque sull'eccellenza, in modo che l'export faccia da traino all'economia generale, quindi anche a quella di minor pregio, relegata al mercato interno
2) Mettere dei dazi sì, ma sullo spostamento delle persone. Se è vero che il futuro sarà di coloro che sapranno eccellere in professioni specialistiche, facciamo almeno in modo che i lavori meno pregiati restino a disposizione degli italiani che non hanno la fortuna di essere in grado di diventare ingegneri o super-ricercatori. Se, in futuro, l'alternativa alla fame sarà pulire i cessi, o cambiare la padella agli anziani negli ospizi, facciamo almeno in modo che questi posti di lavoro non siano saturati da immigrati. Magari ora gli italiani non vogliono sbrigare queste mansioni, ma in futuro questi potrebbero invece diventare lavori molto ambìti.
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Non è così. Il mestiere del cameriere è lo stesso da 600 anni, eppure con la crescita della produttività degli (altri) settori, è aumentato anche il salario dei camerieri. La forza del mercato infatti farà sì che se l'ingegnere guadagna troppo più del cameriere ci saranno sempre meno camerieri e il prezzo dei camerieri salirà.


No, mi riferivo al classico operaio generico 40-50enne che non sa fare altro, cioè il diretto concorrente delle formichine cinesi da 1 dollaro per 16 ore/gg. Se le fabbriche di bulloni chiudono, difficilmente l'operaio generico di una certa età sarà in grado di mettersi in gioco nella lotta alla specializzazione.
Non ne faccio una questione di salario, perché è chiaro che, come dici tu, questo tende a salire trascinato dagli aumenti degli altri settori. Tu, però, la vedi dal punto di vista teorico, macro e nel medio-lungo periodo: prima che il ruolo del cameriere venga rimpiazzato da quello dell'ingegnere occorre che passi almeno una generazione (i nuovi studenti, se sono portati, sceglieranno ingegneria e non si fileranno le scuole per camerieri). Nel frattempo (breve/medio periodo), però, cosa succede al singolo quarantenne operaio generico che ha perso il lavoro nella fabbrica di bulloni, se non sarà in grado di passare, che so, al settore farmaceutico (e la maggior parte degli ultra-quarantenni non lo sono)? Ci sarà bisogno di lavori di bassa lega che assorbano la domanda di lavoro non specialistico, nel passaggio generazionale di cui sopra.
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


infatti, non essendo anarchico, ritengo che il ruolo dello stato sia farsi carico del processo di reinserimento di questa gente nel mercato della forza lavoro.
il padre della mia ex ragazza, pace all'anima sua, è stato licenziato due volte nel corso della sua difficilissima vita. da marmista è passato all'ortofrutticolo, poi è diventato tecnico della caldaia in una lavanderia industriale. ebbene, lo stato italiano (che spende più della danimarca in non si sa cosa) non gli ha dato NULLA, e se l'è cavata da solo pur non essendo un tipo particolarmente brillante. la famiglia ha passato momenti difficili, senza dubbio, però la questione è che in una economia dinamica la gente se la cava.
insomma, non si capisce perché bisogna considerare un quarantenne o un cinquantenne come un minus habens che deve avere diritto a uno stipendio fino all'età della pensione. una società dove ciò accade è una società dove gran parte del valore aggiunto prodotto dai venti-trentenni va a pagare l'improduttività dei più anziani.
oh, guarda caso mi sa che ho descritto la nostra società... che sia forse questa la ragione del precariato e dei ridicoli stipendi che vengono propinati alla giovane manodopera più o meno specializzata...