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  1. #31
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Rinchiuso in manicomio magari no... ma isolato nel panorama scientifico e divulgativo mondiale certamente sì! O per lo meno, prendere le distanze dalle sue invasate prediche. Quello sarebbe doveroso.
    Il "panorama scientifico" frequentato da questi sedicenti scienziati è ormai diventato quello dello spettacolo e del populismo. Questi cialtroni si stanno arricchendo sulla creduloneria della gente, e sono famosi come le rock star. Questo servizio di ieri sera di Striscia mi ha fatto venire in mente proprio questo 3d: Striscia la Notizia - Video
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  2. #32
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Per una più corretta analisi del libro di Dawkins posto i paragrafi completi del suo libro ca cui le citazioni sono estratte.

    «Il termine delusion che adopero nel titolo ha vari significati -illusione, errore, inganno, mania, allucinazione- ma, data la sua valenza psichiatrica, alcuni specialisti ne hanno contestato l’uso “profano”.... Il Penguin English Dictionary definisce delusion una “falsa credenza o impressione”. Curiosamente, per illustrare il concetto il dizionario cita una frase di Phillip E. Johnson: “Il darwinismo è la storia di come l’umanità si sia liberata dall’illusione che il suo destino sia controllato da un potere superiore”.»
    Pag. 17 I

    Il termine delusion che adopero nel titolo ha vari significati illusione, errore, inganno, mania, allucinazione - ma, data la sua valenza psichiatrica, alcuni specialisti del settore ne hanno contestato l’uso «profano». Qualcuno mi ha scritto per propormi il neologismo «relusione» da applicare al caso specifico dell’illusione religiosa.
    Forse lo adotterò, ma siccome per il momento continuerò a parlare di «illusione», spiegherò i motivi della mia scelta. Il Penguin English Dictionary definisce delusion una «falsa credenza o impressione». Curiosamente, per illustrare il concetto il dizionario cita una frase di Phillip E. Johnson: «Il darwinismo è la storia di come l’umanità si sia liberata dall’illusione che il suo destino sia controllato da un potere superiore».
    Ma è lo stesso Phillip E. Johnson che guida la rivolta creazionista contro il darwinismo nell’America odierna? Sì, proprio lui; e la citazione, com’è facile
    immaginare, è estrapolata dal contesto. Spero si noterà che, onestamente, parlo di estrapolazione, benché la stessa cortesia non sia stata usata a me le numerose volte che i creazionisti hanno citato mie frasi fuori del contesto in maniera che suonassero fuorvianti. Qualunque cosa avesse voluto dire in realtà Johnson, condivido in pieno il concetto riportato dal Penguin.
    Il dizionario di MicrosoftWord definisce delusion una «falsa credenza persistente nonostante forti prove a sfavore, in particolare come sintomo di disturbo
    psichiatrico». La prima parte della definizione fotografa molto bene la fede religiosa.
    Quanto al problema se sia il sintomo di un disturbo psichiatrico, tendo a concordare con Robert M. Pirsig, autore del saggio Lo zen e l’arte della motocicletta, là dove dice:
    «L’illusione di cui è vittima una persona è chiamata malattia mentale; l’illusione di cui sono vittime molte persone è chiamata Religione».


    n confronto al delinquente psicotico dell’Antico Testamento, il Dio deista dell’illuminismo settecentesco è assai più nobile: degno della sua creazione cosmica, sprezzantemente incurante delle nostre vicende…
    Pag. 45

    Per gli scopi che mi propongo, si possono tranquillamente trattare le tre religioni abramiche senza distinzioni. Salvo che quando diversamente specificato, farò perlopiù riferimento al cristianesimo, ma solo perché è la versione che mi capita di conoscere meglio. Nell’ambito dei miei obiettivi, le differenze contano meno delle affinità.
    Né mi occuperò di altre credenze come il buddismo o il confucianesimo, che forse converrebbe considerare non tanto religioni, quanto sistemi etici o filosofie di vita.
    La semplice definizione dell’ipotesi di Dio da cui ero partito dev’essere sostanziosamente rimpolpata se la si vuole adattare al Dio abramico. Il quale non solo ha creato l’universo, ma è un Dio personale che abita nell’universo o forse fuori (qualunque cosa ciò significhi) e possiede le antipatiche caratteristiche umane cui accennavo poc’anzi.
    Le qualità personali, gradevoli o sgradevoli che siano, non sono proprie del dio deista di Voltaire e Thomas Paine. In confronto al delinquente psicotico dell’Antico Testamento, il Dio deista dell’illuminismo settecentesco è assai più nobile: degno della sua creazione cosmica, sprezzantemente incurante delle nostre vicende, sublimemente distante dai nostri pensieri e dalle nostre speranze personali, del tutto disinteressato ai nostri sudici peccati e ai nostri ciancicati atti di contrizione. Il Dio deista è un fisico sopraffino, l’alfa e l’omega dei matematici, l’apoteosi degli architetti,un ingegnere stratosferico che ha stabilito le leggi e le costanti dell’universo, le ha
    armonizzate con precisione e prescienza squisite, ha innescato quello che avremmo in seguito chiamato il Big Bang e si è poi ritirato per non farsi più sentire.


    Come ha osservato lo scienziato americano Steven Weinberg, premio Nobel per la fisica: «La religione rappresenta un insulto alla dignità umana.»
    Credo non vi sia ateo al mondo che distruggerebbe con i bulldozer la Mecca, le cattedrali di Chartres, Notre Dame o York, la pagoda Shwe Dagon, i templi di Kyoto o, manco a dirlo, i Buddha di Bamiyan. Come ha osservato lo scienziato americano Steven Weinberg, premio Nobel per la fisica: «La religione rappresenta un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. Ma perché i buoni facciano del male, occorre la
    religione». Blaise Pascal (quello della scommessa) disse qualcosa di analogo: «Mai si fa il male con tanta convinzione e allegria come quando lo si fa per un falso principio di coscienza».


    Hartung si diverte ad analizzare l’Apocalisse… «se le lettere ci danno un Giovanni fatto di marijuana, l’Apocalisse ci dà un Giovanni fatto di allucinogeni».
    Pag. 255
    Hartung si diverte poi ad analizzare l’Apocalisse, che è sicuramente uno dei libri più strani della Bibbia.
    Viene attribuita a Giovanni e, come si legge in Ken’s Guide to the Bible, «se le Lettere ci danno un Giovanni fatto di marijuana, l’Apocalisse ci dà un Giovanni fatto di allucinogeni». Hartung richiama l’attenzione sui versi (7,4-8) in cui si dice che il numero degli individui «segnati» (che alcune sette come i testimoni di Geova interpretano come «salvati») è appena 144.000, e fa notare che dovevano essere tutti ebrei: 12.000 presi da ciascuna delle 12 tribù. Ken Smith si spinge più in là, osservando che i 144.000 eletti «non si sono contaminati con donne» (14,4), dal che è
    lecito arguire che nessuno di loro potesse essere una donna. D’altronde è il tipo di cosa che ormai siamo avvezzi ad aspettarci.


    «La fede è molto, molto pericolosa, e imbottire dei suoi principi il cranio vulnerabile di un bambino innocente è una grave colpa.»
    Pag. 304
    Più in generale (e questo vale non solo per l’islam, ma anche per il cristianesimo), la pratica realmente perniciosa è insegnare ai bambini che la fede è una virtù. La fede è un male proprio perché non richiede dimostrazioni e non tollera discussioni.
    Insegnare ai bambini che un credo indiscutibile è una virtù li induce, in presenza di altri ingredienti che in effetti ricorrono spesso, a diventare da adulti armi potenzialmente letali per jihad o crociate. Reso immune dalla paura con la promessa del paradiso dei martiri, il fede-centrico ha un posto d’onore nella storia degli armamenti, assieme all’arco lungo, al cavallo da battaglia, al carro armato e alla bomba a grappolo. Se invece di inculcare nei bambini l’idea che una religione dogmatica sia la massima virtù, si insegnasse loro a mettere in discussione e analizzare criticamente le credenze, con tutta probabilità non ci sarebbero terroristi suicidi. I terroristi suicidi fanno quello che fanno perché credono davvero a quanto
    hanno appreso nelle scuole religiose, ossia che il dovere verso Dio viene prima di tutto il resto e il martirio al suo servizio è ricompensato nei giardini del paradiso. Né è detto che acquisiscano queste nozioni da fanatici estremisti; possono benissimo apprenderle da normali maestri religiosi, uomini miti e perbene che li fanno sedere in fila nelle madrase e insegnano loro a dondolare il capo avanti e indietro e a imparare ogni parola del sacro testo come pappagalli dementi. La fede è molto, molto
    pericolosa, e imbottire dei suoi principi il cranio vulnerabile di un bambino innocente è una grave colpa.


    E poi: «l’abuso sessuale, per quanto orribile, produce forse un danno inferiore al danno psicologico permanente recato al bambino da un’educazione cattolica.»
    Una volta, a Dublino, durante il dibattito seguito a una conferenza, mi chiesero che cosa pensassi degli abusi sessuali commessi da preti cattolici in Irlanda, di cui si faceva un gran parlare. Risposi che l’abuso sessuale, per quanto indubbiamente orribile, produce forse un danno inferiore al danno psicologico permanente recato al bambino da un’educazione cattolica. Fu una risposta istintiva, data a caldo, e mi stupii che il pubblico irlandese (composto, per la verità, da intellettuali dublinesi che non credo rappresentassero il paese nel suo complesso) rispondesse con un applauso entusiasta. Ma mi ricordai dell’episodio in seguito, quando mi scrisse un’americana di una quarantina d’anni, che aveva ricevuto un’educazione cattolica. All’età di sette armi, mi disse, le erano successe due cose spiacevoli. Il parroco le aveva offerto un passaggio in macchina e ne aveva approfittato per molestarla. Nello stesso periodo, una sua compagna di scuola era morta tragicamente e, in quanto protestante, era andata all’inferno. O almeno così le aveva fatto credere la dottrina ufficiale della Chiesa cui appartenevano i suoi genitori. Ora, da adulta, la mia corrispondente pensava che, dei due esempi di abuso «cattolico» di minore, il secondo fosse il peggiore:

    E ancora: «Jill Mytton è stata educata al terrore dell’inferno. Da adulta ha abbandonato il cristianesimo e adesso fa la terapeuta, aiutando altre vittime dei traumi religiosi e infantili.»
    Pag. 316
    La paura del fuoco dell’inferno è molto reale, anche tra persone per altri versi razionali. Dopo il mio documentario televisivo sulla religione, tra le molte lettere che ho ricevuto c’era questa, scritta da una donna senza dubbio intelligente e sincera:
    Fin dall’età di cinque anni ho frequentato una scuola cattolica e sono stata
    indottrinata dalle suore che maneggiavano cinghie, bacchette e bastoni. Durante l’adolescenza ho letto Darwin e quanto diceva dell’evoluzione è parso assai sensato alla parte razionale della mia mente. Tuttavia per tutta la vita sono stata tormentata da un forte conflitto interiore e sono colta molto spesso da una profonda paura del fuoco dell’inferno. La psicoterapia mi ha permesso di risolvere alcuni dei precedenti problemi, ma non riesco a superare questo timore radicato.
    Le scrivo quindi per chiederle se mi può mandare per favore il nome e l’indirizzo della terapeuta specializzata in questo particolare tipo di paura, che ha intervistato nella puntata di questa settimana.
    La lettera mi ha commosso e (soffocando sul nascere l’ignobile rimpianto che non vi sia un inferno in cui mandare quelle suore) ho risposto invitandola a confidare nella ragione, il grande dono che, diversamente da persone meno fortunate, lei chiaramente possedeva. Ho osservato che preti e suore descrivono l’inferno come un luogo di orrore inaudito e indescrivibile per compensare il fatto che esso non sia plausibile. Se fosse plausibile, basterebbe una pena moderatamente sgradevole a
    espletare funzione di dissuasione.
    Poiché è assolutamente improbabile che l’inferno esista, bisogna reclamizzarlo come il colmo dell’orrore per rimediare alla sua totale mancanza di plausibilità e conservare il valore di dissuasione. Ho anche messo la lettrice in contatto con la terapeuta che avevo intervistato, Jill Mytton, una donna squisita e profondamente schietta. Jill è
    stata educata dall’odiosissima setta dei Fratelli Esclusivi, i quali sono così
    pestilenziali che c’è perfino un sito web, Exclusive Brethren | The Exclusives, Plymouth Brethren, EB, JN Darby, cult, peebs |. che si prende cura delle persone sfuggite alle loro grinfie.
    Jill Mytton è stata educata al terrore dell’inferno. Da adulta ha abbandonato il cristianesimo e adesso fa la terapeuta, aiutando altre vittime dei traumi religiosi infantili. «La mia infanzia» dice «è stata dominata dalla paura: paura della disapprovazione nel presente e della dannazione eterna in futuro. Per un bambino, le immagini del fuoco dell’inferno e del pianto e dello stridore di denti sono molto reali,
    per niente metaforiche.»

  3. #33
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Ma certo, naturalmente ci sarà sempre il troll di turno che dirà che, se in Cina arrestano i cristiani perché si fanno il segno della Croce, allora vuol dire che si può fare, e quindi non c'è da scaldarsi tanto dicendo che è ingiusto: si può fare QUINDIi va bene. :gluglu:
    No è molto più semplice. Tu suoni le tue trombe mobilitandoti per impedire che le persone abortiscano e altri suoneranno le loro differenti campane.
    Ultima modifica di Troll; 11-05-11 alle 12:36

  4. #34
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Non conosco il pensiero di Dawkins, ma leggendo qua e là mi pare che in temi non strettamente scientifici ma più filosofici sia rimasto piuttosto indietro, all'1800 almeno...

  5. #35
    ...
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da Sigurd Visualizza Messaggio
    Non conosco il pensiero di Dawkins, ma leggendo qua e là mi pare che in temi non strettamente scientifici ma più filosofici sia rimasto piuttosto indietro, all'1800 almeno...
    Però nell'8oo avevano la scusante di una scienza ancora piuttosto arretrata, lui no.
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  6. #36
    "Abbi Fiducia"
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da Sigurd Visualizza Messaggio
    Non conosco il pensiero di Dawkins, ma leggendo qua e là mi pare che in temi non strettamente scientifici ma più filosofici sia rimasto piuttosto indietro, all'1800 almeno...
    La filosofia contemporanea più avanzata ci mostra che è malattia ciò che consideriamo tale, dal momento che non esiste una cosa là fuori col cartellino "malattia" o "salute" ma semplici stati che risultano graditi oppure no.

    "Noi eredi dell'Illuminismo pensiamo di persone simili che sono pazze. Questo avviene perché non c'è modo di considerarle come concittadini della nostra democrazia costituzionale, come persone i cui progetti di vita potrebbero, con un po' d'ingegno e di buona volontà, essere adattati a quelli degli altri cittadini. Essi non sono matti perché hanno frainteso la natura astorica dell'essere umano. Sono matti perché i confini della sanità mentale sono istituiti da quello che noi possiamo prendere sul serio." (Richard Rorty)

    La filosofia ottocentesca pensava ancora che i matti si distaccassero da una "natura astorica dell'essere umano". Il disvelamento della fallacia naturalistica mostra che tutto ciò che esiste in natura è naturale; questo non impedisce tuttavia di prendere misure contro i comportamenti che ci offendono.
    Ultima modifica di Troll; 11-05-11 alle 15:06

  7. #37
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    Per una più corretta analisi del libro di Dawkins posto i paragrafi completi del suo libro ca cui le citazioni sono estratte.




    Il termine delusion che adopero nel titolo ha vari significati illusione, errore, inganno, mania, allucinazione - ma, data la sua valenza psichiatrica, alcuni specialisti del settore ne hanno contestato l’uso «profano». Qualcuno mi ha scritto per propormi il neologismo «relusione» da applicare al caso specifico dell’illusione religiosa.
    Forse lo adotterò, ma siccome per il momento continuerò a parlare di «illusione», spiegherò i motivi della mia scelta. Il Penguin English Dictionary definisce delusion una «falsa credenza o impressione». Curiosamente, per illustrare il concetto il dizionario cita una frase di Phillip E. Johnson: «Il darwinismo è la storia di come l’umanità si sia liberata dall’illusione che il suo destino sia controllato da un potere superiore».
    Ma è lo stesso Phillip E. Johnson che guida la rivolta creazionista contro il darwinismo nell’America odierna? Sì, proprio lui; e la citazione, com’è facile
    immaginare, è estrapolata dal contesto. Spero si noterà che, onestamente, parlo di estrapolazione, benché la stessa cortesia non sia stata usata a me le numerose volte che i creazionisti hanno citato mie frasi fuori del contesto in maniera che suonassero fuorvianti. Qualunque cosa avesse voluto dire in realtà Johnson, condivido in pieno il concetto riportato dal Penguin.
    Il dizionario di MicrosoftWord definisce delusion una «falsa credenza persistente nonostante forti prove a sfavore, in particolare come sintomo di disturbo
    psichiatrico». La prima parte della definizione fotografa molto bene la fede religiosa.
    Quanto al problema se sia il sintomo di un disturbo psichiatrico, tendo a concordare con Robert M. Pirsig, autore del saggio Lo zen e l’arte della motocicletta, là dove dice:
    «L’illusione di cui è vittima una persona è chiamata malattia mentale; l’illusione di cui sono vittime molte persone è chiamata Religione».





    Per gli scopi che mi propongo, si possono tranquillamente trattare le tre religioni abramiche senza distinzioni. Salvo che quando diversamente specificato, farò perlopiù riferimento al cristianesimo, ma solo perché è la versione che mi capita di conoscere meglio. Nell’ambito dei miei obiettivi, le differenze contano meno delle affinità.
    Né mi occuperò di altre credenze come il buddismo o il confucianesimo, che forse converrebbe considerare non tanto religioni, quanto sistemi etici o filosofie di vita.
    La semplice definizione dell’ipotesi di Dio da cui ero partito dev’essere sostanziosamente rimpolpata se la si vuole adattare al Dio abramico. Il quale non solo ha creato l’universo, ma è un Dio personale che abita nell’universo o forse fuori (qualunque cosa ciò significhi) e possiede le antipatiche caratteristiche umane cui accennavo poc’anzi.
    Le qualità personali, gradevoli o sgradevoli che siano, non sono proprie del dio deista di Voltaire e Thomas Paine. In confronto al delinquente psicotico dell’Antico Testamento, il Dio deista dell’illuminismo settecentesco è assai più nobile: degno della sua creazione cosmica, sprezzantemente incurante delle nostre vicende, sublimemente distante dai nostri pensieri e dalle nostre speranze personali, del tutto disinteressato ai nostri sudici peccati e ai nostri ciancicati atti di contrizione. Il Dio deista è un fisico sopraffino, l’alfa e l’omega dei matematici, l’apoteosi degli architetti,un ingegnere stratosferico che ha stabilito le leggi e le costanti dell’universo, le ha
    armonizzate con precisione e prescienza squisite, ha innescato quello che avremmo in seguito chiamato il Big Bang e si è poi ritirato per non farsi più sentire.




    Credo non vi sia ateo al mondo che distruggerebbe con i bulldozer la Mecca, le cattedrali di Chartres, Notre Dame o York, la pagoda Shwe Dagon, i templi di Kyoto o, manco a dirlo, i Buddha di Bamiyan. Come ha osservato lo scienziato americano Steven Weinberg, premio Nobel per la fisica: «La religione rappresenta un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. Ma perché i buoni facciano del male, occorre la
    religione». Blaise Pascal (quello della scommessa) disse qualcosa di analogo: «Mai si fa il male con tanta convinzione e allegria come quando lo si fa per un falso principio di coscienza».




    Hartung si diverte poi ad analizzare l’Apocalisse, che è sicuramente uno dei libri più strani della Bibbia.
    Viene attribuita a Giovanni e, come si legge in Ken’s Guide to the Bible, «se le Lettere ci danno un Giovanni fatto di marijuana, l’Apocalisse ci dà un Giovanni fatto di allucinogeni». Hartung richiama l’attenzione sui versi (7,4-8) in cui si dice che il numero degli individui «segnati» (che alcune sette come i testimoni di Geova interpretano come «salvati») è appena 144.000, e fa notare che dovevano essere tutti ebrei: 12.000 presi da ciascuna delle 12 tribù. Ken Smith si spinge più in là, osservando che i 144.000 eletti «non si sono contaminati con donne» (14,4), dal che è
    lecito arguire che nessuno di loro potesse essere una donna. D’altronde è il tipo di cosa che ormai siamo avvezzi ad aspettarci.




    Più in generale (e questo vale non solo per l’islam, ma anche per il cristianesimo), la pratica realmente perniciosa è insegnare ai bambini che la fede è una virtù. La fede è un male proprio perché non richiede dimostrazioni e non tollera discussioni.
    Insegnare ai bambini che un credo indiscutibile è una virtù li induce, in presenza di altri ingredienti che in effetti ricorrono spesso, a diventare da adulti armi potenzialmente letali per jihad o crociate. Reso immune dalla paura con la promessa del paradiso dei martiri, il fede-centrico ha un posto d’onore nella storia degli armamenti, assieme all’arco lungo, al cavallo da battaglia, al carro armato e alla bomba a grappolo. Se invece di inculcare nei bambini l’idea che una religione dogmatica sia la massima virtù, si insegnasse loro a mettere in discussione e analizzare criticamente le credenze, con tutta probabilità non ci sarebbero terroristi suicidi. I terroristi suicidi fanno quello che fanno perché credono davvero a quanto
    hanno appreso nelle scuole religiose, ossia che il dovere verso Dio viene prima di tutto il resto e il martirio al suo servizio è ricompensato nei giardini del paradiso. Né è detto che acquisiscano queste nozioni da fanatici estremisti; possono benissimo apprenderle da normali maestri religiosi, uomini miti e perbene che li fanno sedere in fila nelle madrase e insegnano loro a dondolare il capo avanti e indietro e a imparare ogni parola del sacro testo come pappagalli dementi. La fede è molto, molto
    pericolosa, e imbottire dei suoi principi il cranio vulnerabile di un bambino innocente è una grave colpa.




    Una volta, a Dublino, durante il dibattito seguito a una conferenza, mi chiesero che cosa pensassi degli abusi sessuali commessi da preti cattolici in Irlanda, di cui si faceva un gran parlare. Risposi che l’abuso sessuale, per quanto indubbiamente orribile, produce forse un danno inferiore al danno psicologico permanente recato al bambino da un’educazione cattolica. Fu una risposta istintiva, data a caldo, e mi stupii che il pubblico irlandese (composto, per la verità, da intellettuali dublinesi che non credo rappresentassero il paese nel suo complesso) rispondesse con un applauso entusiasta. Ma mi ricordai dell’episodio in seguito, quando mi scrisse un’americana di una quarantina d’anni, che aveva ricevuto un’educazione cattolica. All’età di sette armi, mi disse, le erano successe due cose spiacevoli. Il parroco le aveva offerto un passaggio in macchina e ne aveva approfittato per molestarla. Nello stesso periodo, una sua compagna di scuola era morta tragicamente e, in quanto protestante, era andata all’inferno. O almeno così le aveva fatto credere la dottrina ufficiale della Chiesa cui appartenevano i suoi genitori. Ora, da adulta, la mia corrispondente pensava che, dei due esempi di abuso «cattolico» di minore, il secondo fosse il peggiore:



    La paura del fuoco dell’inferno è molto reale, anche tra persone per altri versi razionali. Dopo il mio documentario televisivo sulla religione, tra le molte lettere che ho ricevuto c’era questa, scritta da una donna senza dubbio intelligente e sincera:
    Fin dall’età di cinque anni ho frequentato una scuola cattolica e sono stata
    indottrinata dalle suore che maneggiavano cinghie, bacchette e bastoni. Durante l’adolescenza ho letto Darwin e quanto diceva dell’evoluzione è parso assai sensato alla parte razionale della mia mente. Tuttavia per tutta la vita sono stata tormentata da un forte conflitto interiore e sono colta molto spesso da una profonda paura del fuoco dell’inferno. La psicoterapia mi ha permesso di risolvere alcuni dei precedenti problemi, ma non riesco a superare questo timore radicato.
    Le scrivo quindi per chiederle se mi può mandare per favore il nome e l’indirizzo della terapeuta specializzata in questo particolare tipo di paura, che ha intervistato nella puntata di questa settimana.
    La lettera mi ha commosso e (soffocando sul nascere l’ignobile rimpianto che non vi sia un inferno in cui mandare quelle suore) ho risposto invitandola a confidare nella ragione, il grande dono che, diversamente da persone meno fortunate, lei chiaramente possedeva. Ho osservato che preti e suore descrivono l’inferno come un luogo di orrore inaudito e indescrivibile per compensare il fatto che esso non sia plausibile. Se fosse plausibile, basterebbe una pena moderatamente sgradevole a
    espletare funzione di dissuasione.
    Poiché è assolutamente improbabile che l’inferno esista, bisogna reclamizzarlo come il colmo dell’orrore per rimediare alla sua totale mancanza di plausibilità e conservare il valore di dissuasione. Ho anche messo la lettrice in contatto con la terapeuta che avevo intervistato, Jill Mytton, una donna squisita e profondamente schietta. Jill è
    stata educata dall’odiosissima setta dei Fratelli Esclusivi, i quali sono così
    pestilenziali che c’è perfino un sito web, Exclusive Brethren | The Exclusives, Plymouth Brethren, EB, JN Darby, cult, peebs |. che si prende cura delle persone sfuggite alle loro grinfie.
    Jill Mytton è stata educata al terrore dell’inferno. Da adulta ha abbandonato il cristianesimo e adesso fa la terapeuta, aiutando altre vittime dei traumi religiosi infantili. «La mia infanzia» dice «è stata dominata dalla paura: paura della disapprovazione nel presente e della dannazione eterna in futuro. Per un bambino, le immagini del fuoco dell’inferno e del pianto e dello stridore di denti sono molto reali,
    per niente metaforiche.»
    Mi sembra che le citazioni complete non mitighino affatto (anzi! Paragonare un martire cristiano ad un'arma da guerra mi sa di idiozia allo stato puro) le contestazioni su cui si basa il post iniziale della discussione...
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  8. #38
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da Sigurd Visualizza Messaggio
    Non conosco il pensiero di Dawkins, ma leggendo qua e là mi pare che in temi non strettamente scientifici ma più filosofici sia rimasto piuttosto indietro, all'1800 almeno...
    E' come dici: positivismo allo stato puro.
    QUello che è storicamente imputabile come responsabile di due guerre mondiali, e di svariati genocidi (per la precisione, dell'idea stessa di genocidio).
    Senza che questo voglia dire, ovviamente, che Dawkin c'entri nulla con nazismo o comunismo...
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  9. #39
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    E' come dici: positivismo allo stato puro.
    QUello che è storicamente imputabile come responsabile di due guerre mondiali, e di svariati genocidi (per la precisione, dell'idea stessa di genocidio).
    Senza che questo voglia dire, ovviamente, che Dawkin c'entri nulla con nazismo o comunismo...
    I nazisti e i comunisti anteponevano alla propria persona dei valori non negoziabili. Questo li rende potenzialmente nocivi insieme ad altre categorie.
    Ultima modifica di Troll; 11-05-11 alle 15:15

  10. #40
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    Predefinito Rif: Una proposta ai darwinisti

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    I nazisti e i comunisti anteponevano alla propria persona dei valori non negoziabili. Questo li rende potenzialmente nocivi insieme ad altre categorie.
    Intendi dire che la Chiesa avendo dei valori non negoziabili(aborto, eutanasia evia discorrendo) sia pericolosa?
    Per me è l'esatto opposto.
    Se penso ad una scienza dove non ci siano dei principi non negoziabili, si andrebbe a finire ad una scienza che fa la vivisezione umana, o roba simile.
    (ed infatti questo limite è stato già toccato nei campi di concentramento nazisti).
    --
    “Don Giussani è stato ‘profeta’ dell’insopprimibile anelito dell’incontro con Dio per l’uomo del nostro tempo"Card. Angelo Bagnasco

 

 
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