Questo è l'inizio della relazione del Presidente di Confindustria, il testo integrale qui.Siamo di fronte ad un bivio. L’Italia può aiutare a rilanciare l’Unione politica dell’Europa e diventare protagonista dei futuri ed auspicabili Stati Uniti d’Europa. Oppure, debole e divisa, abbandonarsi a pulsioni protezionistiche e scivolare nell’irrilevanza. Noi vogliamo fortemente la prima scelta. È ciò per cui lottiamo. È ciò per cui abbiamo sempre lottato. Perché siamo sempre stati convinti dell’attualità delle ragioni profonde che, dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, hanno portato uomini e donne illuminati a proporre la soluzione dell’Unione europea contro le divisioni e nuovi conflitti. Ci preoccupano oggi i venti freddi dei nazionalismi che scuotono molti paesi europei. Al di là di temi specifici su cui possono esservi legittime divergenze, deve prevalere la costruzione della casa comune europea, per lungimiranti ragioni politiche e anche per motivi strettamente economici. Siamo posti dinnanzi a sfide epocali dettate dalla globalizzazione e dall’innalzamento degli standard di vita di centinaia di milioni di donne e uomini che aspirano a vivere come noi. È bene rammentarlo. Per demografia e geografia, l’Italia è e sarà sempre di più una nazione piccola in confronto con i giganti che stanno ora occupando il palcoscenico mondiale. Solo unita al suo interno e insieme alle altre nazioni europee potrà sperare di conservare un ruolo nel contribuire a decidere i destini del mondo, quindi anche il proprio. Queste sfide non si possono vincere senza tornare a crescere. Alla lunga, senza sviluppo economico, senza crescita, alza la testa il populismo, vengono messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia.




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