O Fiorentina,
noi d’ogni piatto ti vogliam regina.
Con l’osso, perché “senza” sei diversa!
Come una porta senza la traversa,
come la panca senza il suo Cittì,
tu cambi serie, e scendi in serie Bì.
O Fiorentina,
andavi in campo, ed eri sbarazzina.
Nutrivi le ambizioni di chi vale.
Nutrivi. Co’ umpo’ d’olio e unpo’ di sale.
Intorno all’osso o intorno al centrocampo:
ancora nel ricordo, godo e avvampo.
Giostrava Baggio, creava dio-Antognoni,
Hamrin correva, e aveva tre polmoni.
Rui Costa facea lanci dalla Futa,
stampava gol a mucchi Batistuta.
Toldo parava, e no, non c’eran cristi,
geometrizzava i corner zio De Sisti.
Che Fiorentine! Che gusti d’altri tempi!
Profani ai pii, santissimi per gli empi.
Gusti con l’osso, gusti per davvero,
gusti da tosti, gusti da due a zero.
Viola la maglia, carne bella rossa,
al sangue, forza viola, alla riscossa!
Ma poi cos’è successo, mia diletta?
Eri una squadra? Diventi una squadretta.
Eri bistecca? Diventi cotoletta.
Eri una viola, e sei una mammoletta...
L’osso ti han tolto, ti han tolto soldi e gioco.
T’han fatto invertebrata, a poco a poco.
Ed or che sei sanz’osso, spalle al muro,
pur’io mi sento moscio, e poco duro.
Esile squadra, carne troppo magra...
Ormai pasteggio solo col Viagra.
E la mia donna, a cui do poco o nulla,
pur’ella cita...Dante, e mi par grulla.
Parafrasa la Pia de’ Tolomei.
E piange: “Dario, di che sponda sei?
Senza di te la sorte è bieca e ria.
Ricordati di me che son la Phia...
O come dici, or che tu’ se’ n’Europa...
Ricordati di me che son la Topa.”
A questo riduceste un’omo rude,
o fiorentine, così loffie e ignude!
A questo riduceste un macellaio,
ed un tifoso da non farne il paio!
Un omo perdavvero di gran razza,
se non vi fusse stata mucca pazza...
Un omo con il maschio in tutti i pori,
se non vi fosse stato Cecchi Gori!
Il piatto piange, piange la miseria.
Non vale lui, non vale la Valeria.
Che fai tu Luna, dimmi un po’ che fai?
Che fai Vittorio? Quando te ne vai?
Ridateci la nostra Fiorentina!
La squadra e la bistecca sopraffina.
Mucche vogliam, vogliamo gioca-tori,
usi a lottare, e a farci venir fuori...
Dell’astinenza abbiam piene le palle,
vogliamo uscire a riveder le stalle.
Garrisca a’ i’ vento, i’ labaro viola!
Viva lo Chianti, e no la coca-cola!
Viva i fagioli e viva la bistecca,
viva chi sa peccare e infatti pecca.
Levatemi di torno chi si doglia,
di vedé funerali ‘un ciò più voglia.
O Fiorentina mia, ritorna presto...
Ricordati che solo tu fai testo.
Ricordati che il genovese mesto,
la bocca sollevò dal fiero pesto.
Ricordati che il milanese scotto,
trangugia stanco un misero risotto.
Ahi riso, vituperio delle genti!
Vogliam ben’altro da metter sotto i denti.
Ricordati che ad Alba sono stufi,
di fare colazione coi tartufi.
E pensa alle Pugliesi, sì, costrette
a far la dieta fissa d’orecchiette.
Tornate Fiorentine, belle entrambe,
coi piedi buoni, e buone anche le gambe.
Tornate con le vertebre sul collo,
e senza brutti virus nel midollo.
Lo spirito e la carne non si perda.
E sempre forza viola e inter merda.
(D. Cecchini, rivista e corretta da Betel.)




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