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Discussione: Referendum

  1. #81
    Apologia cattolica
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    Predefinito Rif: Referendum

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    L'ANALISI
    Acqua, i motivi per due "sì"
    di CARLO CLERICETTI

    Acqua, i motivi per due "sì"
    I due quesiti sull'acqua, mentre sembrano suscitare pochi dubbi nella maggior parte dei cittadini, specie in molti di quelli che hanno sperimentato le prime privatizzazioni, ne provocano invece all'interno del Pd, dove sono emersi parecchi casi di diversificazione dalla linea ufficiale del partito, anche di parlamentari ed esponenti di primo piano, che hanno dichiarato che voteranno "no", alcuni ad entrambi i quesiti, altri soltanto al secondo, quello che riguarda la remunerazione degli investimenti in bolletta. Una delle critiche che vengono mosse più frequentemente, che è poi il cavallo di battaglia dello schieramento avverso, è che si sarebbe fatta una mistificazione propagandistica, facendo credere ai cittadini che si voglia privatizzare l'acqua, mentre in realtà si decide sull'affidamento della gestione tramite gara pubblica e sull'obbligo di vendere ai privati almeno il 40% delle aziende idriche. L'obiezione è tecnicamente fondata, ma di fatto poco rilevante. L'elemento acqua, è vero, resterà comunque pubblico, come la proprietà delle infrastrutture. Ma dato che si affiderebbe il servizio con concessioni lunghissime, venti o trent'anni, qual è la differenza nella sostanza?

    Il "fronte del no" afferma poi che l'affidamento del servizio tramite gara pubblica garantirebbe che la gestione sia data a chi garantisce maggiore efficienza. Vero, in teoria, ma solo se questo avvenisse in un quadro di condizioni ben precise. Affrettarsi a fare le gare in un settore ancora non regolato e privo
    di un'Authority di controllo (quella che il governo si appresta a varare è un'agenzia, meno indipendente e con meno poteri rispetto a un'Authority) porterebbe inevitabilmente, nella maggior parte dei casi se non in tutti, ad esiti poco felici per gli utenti. I rincari delle bollette sarebbero sicuri, tutto il resto (investimenti, maggiore efficienza, eccetera) niente affatto. Tanto più che i gruppi che si disputano questo business sono pochi e per lo più molto grandi, il che rende assai poco scontato che si instaurerebbe una reale concorrenza e probabili, invece, accordi collusivi. Aggiungiamo che la vittoria del "sì" abolirebbe anche l'obbligo di cedere ai privati almeno il 40% delle aziende idriche pubbliche entro il 31 dicembre prossimo. Quando si è obbligati a vendere, e in tempi stretti, il prezzo lo fa il compratore: perché dovremmo svendere una parte di patrimonio pubblico?

    La materia del secondo quesito è più controversa. Per ragionarci è necessario partire da una posizione di principio: su un servizio pubblico essenziale - e sul fatto che l'acqua lo sia non credo che possano esserci dubbi - è lecito o no che sia consentito un profitto? Io credo di no. Che cosa penseremmo se ci dicessero che l'amministrazione della giustizia deve generare degli utili? Se si è d'accordo su questo si può passare alla seconda parte del problema. Affermano i contrari che l'eventuale prevalenza del sì impedirebbe l'inclusione del costo del capitale nella tariffa idrica. E siccome per gli investimenti - che sono indubbiamente necessari - c'è bisogno di capitali, se il costo di queste sommme non può essere addebitato agli utenti non può che andare a carico della fiscalità generale. Che però può avere altre priorità (dagli asili nido all'assistenza agli anziani, per fare due esempi), col risultato che gli investimenti non si farebbero e la nostra rete idrica continuerebbe ad essere il colabrodo che è ora, con le perdite più alte d'Europa e con molti cittadini, specie nel Mezzogiorno, che hanno un servizio da carente a disastroso.

    In realtà però la legge parla di "remunerazione" del capitale investito, e fissa anche a quanto dovrebbe ammontare tale remunerazione: il 7%. Ora, per gli economisti "costo" e "remunerazione" del capitale sono praticamente sinonimi, ma questo non è necessariamente vero. Se io gestore sono un'azienda pubblica la mia necessità è quella di spesare il costo del capitale: il costo e basta, non devo guadagnarci. Se invece sono un privato non mi basta chiudere il bilancio in pari, voglio anche fare un profitto. Se dunque si dice che la tariffa non deve prevedere la "remunerazione" del capitale investito, questo non significa che non possa tener conto del suo "costo". Certo, è questione di interpretazione, ma come tutti sappiamo il referendum serve per esprimere un orientamento politico, non può entrare nelle specifiche tecniche. E abbiamo numerosi esempi di come in passato gli esiti dei referendum siano stati "interpretati" dalle norme successive: altrimenti non avremmo oggi, per esempio, un ministero delle Risorse agricole, visto che il ministero dell'Agricoltura è stato abolito per ben due volte.

    Si può aggiungere che la valutazione degli investimenti (quindi della base su cui dovrebbe essere calcolato l'aumento) non è facile come potrebbe sembrare, neanche se ci fosse - e non c'è né è prevista - un'Authority dotata di forti poteri e competenze. E che la remunerazione fissa del 7%, stabilita anni fa in altre condizioni dei mercati finanziari, oggi appare decisamente eccessiva. In ogni caso non dovrebbe essere prevista per legge, ma trattata con l'Authority - che non c'è - che prenderebbe in considerazione anche un'altra serie di parametri, dai miglioramenti di produttività all'efficienza del servizio, e così via: tutte cose di cui non c'è traccia nell'attuale normativa. Come non c'è traccia di un altro concetto che è invece di grande importanza. Dovunque nel mondo, anche - anzi, soprattutto - nei Paesi dove è nata l'onda delle privatizzazioni, Regno Unito e Stati Uniti, le Authority chiedono ai gestori di servizi un aumento costante della produttività. I guadagni che ne conseguono, poi, devono essere divisi fra il gestore e gli utenti, facendo diminuire, o comunque aumentare meno, il costo della bolletta. Anche nei templi del capitalismo si pensa che i consumatori debbano avere i loro vantaggi. Da noi questo aspetto è evidentemente ritenuto trascurabile.

    Certo, votare i due "sì" non risolverebbe nessuno dei problemi attuali, ma eviterebbe ulteriori danni. Danni da cui non sarebbe facile tornare indietro: ricordiamo ancora una volta che le concessioni in questi settori sono lughissime, almeno venti-trent'anni. Una serie di motivi, insomma, che consigliano vivamente di tenerci stretta la gestione pubblica: dopo di che bisognerà comunque affrontare i problemi del settore. Problemi che non sono piccoli, ma neanche irrisolvibili, come dimostrano varie gestioni pubbliche di grande qualità ed efficienza.

    Ma in tutto questo la questione forse più importante è anche quella più incerta: si riuscirà a raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto, senza cui i referendum non sono validi? I numerosi quesiti proposti negli anni recenti sono tutti naufragati su questo scoglio. Stavolta, però, il caso è diverso, gli argomenti toccano davvero da vicino la nostra vita. Bisogna farsi sentire.

    Acqua, i motivi per due "s
    personalmente infatti le leggi le avrei solo modificate, non abrogate
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  2. #82
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    Predefinito Rif: Referendum

    VOCE SINISTRA: Abbiamo vinto!

    Alla faccia degli speculatori, dei liberisti e dei mafiosi...
    alla faccia di chi voleva toglierci l'acqua...
    alla faccia di chi voleva distruggere l'ambiente...
    alla faccia di chi voleva boicottare le energie rinnovabili...
    alla faccia di chi voleva far giocare i nostri figli su terreni neri sotto cieli atomici...
    alla faccia di chi voleva distribuire l'acqua come la benzina...
    alla faccia di chi vuole difendersi DAI processi...
    alla faccia dei vecchi pedofili che fanno il bunga bunga...
    alla faccia del Regime che ci governa, e le cui leggi abbiamo bocciato...
    alla faccia dei Disponibili che si sono chiamati Responsabili ma sono solo venduti...
    alla faccia delle zoccole che sono state elette nelle istituzioni...

    ABBIAMO VINTO!!!

    e adesso ROSICATE

    Ultima modifica di Antonio; 13-06-11 alle 17:12

  3. #83
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Visualizza Messaggio
    VOCE SINISTRA: Abbiamo vinto!

    alla faccia di chi voleva toglierci l'acqua...
    alla faccia di chi voleva distruggere l'ambiente...
    alla faccia di chi voleva boicottare le energie rinnovabili...
    mah, con tutta sincerità, l'acqua non se la prende solo il privato, senza contare che poi non c'era nemmeno una chiusura totale alle rinnovabili
    a quando un referendum per toglierci le macchine? anche quelle inquinano.... e tanto!
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  4. #84
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    Predefinito Rif: Referendum

    Quando spira il vento dei cattolici
    È il 9 giugno, in Italia vigilia di referendum, quando in Vaticano il papa riceve alcuni nuovi ambasciatori e torna sul problema della tutela del creato, tema da lui affrontato ripetutamente.
    «Il primo semestre di quest’anno – dice Benedetto XVI – è stato segnato da innumerevoli tragedie che hanno colpito la natura, la tecnologia e le persone. L’ampiezza di tali catastrofi ci chiama a interrogarci.
    È l’uomo che viene al primo posto, è importante ricordarlo. L’ecologia umana è un imperativo. Adottare uno stile di vita che rispetti l’ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie pulite, rispettose del patrimonio della creazione e innocue per gli esseri umani, devono essere priorità politiche ed economiche».
    Per tanti cattolici impegnati nella campagna referendaria è il sigillo più atteso. Certo, quando il papa parla agli ambasciatori di paesi di tutti i continenti la sua visuale è molto più ampia di quella italiana, ma almeno per quanto riguarda i quesiti sul nucleare e sull’acqua la presa di posizione del pontefice ha riflessi inequivocabili sulla contesa in corso nel nostro paese. Proprio nelle stesse ore il missionario comboniano padre Alex Zanotelli lancia uno slogan: «Salviamo l’acqua. Scendiamo in piazza come i monaci di Myanmar contro il regime che opprime il popolo».
    Con toni certamente molti diversi da quelli di Ratzinger ma con sostanziale identità di vedute, padre Alex chiede di salvare l’acqua, sorella e madre, dagli interessi economici e dice: «Considerare l’acqua alla stregua di un merce è una bestemmia ».
    Sulla stessa linea i frati di Assisi.
    A pochi giorni dal referendum il custode del sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, scende in campo apertamente e a nome di tutti i confratelli dice: «Non possiamo non sottolineare, con Francesco d’Assisi e il suo Cantico delle creature, che sorella acqua è dono di Dio all’uomo e alla terra ed è quindi un bene comune. Il pensare solo lontanamente che essa possa essere considerata di proprietà di qualcuno è un’aberrazione.
    Scegliere una società senza l’uso dell’atomo o la gestione pubblica dell’acqua può essere una scelta avanzata e di responsabilità, ma comporta per tutti la decisione di cambiare stile di vita, passando dallo spreco alla sobrietà, dal benessere senza confini e a tutti i costi a una vita semplice, che fa a meno di consumi inutili e riduce l’inquinamento».
    Se poi si considera la mobilitazione dei settimanali cattolici (di proprietà dei vescovi italiani) e la presa di posizione di gruppi e associazioni (prima fra tutte l’Azione cattolica) ne esce un quadro che fa pensare. Da moltissimi anni l’universo cattolico non si mostrava così compatto e attivo. E non solo su acqua e nucleare, ma anche sul legittimo impedimento e, più in generale, sulla necessità di andare al voto, perché di questi tempi, come ha scritto il Corriere cesenate, «il vero problema è la partecipazione », specie di fronte a chi, tentando di vanificare i referendum, mette in atto «uno scippo e un insulto alla sovranità popolare» (Corriere apuano).
    Consapevoli del valore politico della consultazione, i settimanali cattolici hanno titolato i loro editoriali in modo diretto. “Inizia una nuova fase?” si è chiesto La Cittadella di Mantova, e la Vita casalese ha risposto: “Il vento è cambiato” per il governo “cabarettista” di Berlusconi.
    Che cosa significa tutto questo? Prima di tutto si tocca con mano la voglia di coinvolgimento dei cattolici e soprattutto del laicato. Nonostante anni e anni in cui sono stati mortificati da un soffocante clericalismo di ritorno, i laici credenti dimostrano di esserci e di essere ben consapevoli della posta in gioco.
    E poi si nota una grande libertà di giudizio, ben diversa da certi bizantinismi della gerarchia, spesso attenta a dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Sollecitati da problemi che toccano la vita delle persone e delle famiglie, i cattolici, in tutte le loro espressioni, si sono mobilitati dal basso, sviluppando valutazioni proprie. Diversamente da quanto accade nelle elezioni politiche, dove i credenti risultano spesso imprigionati dai veti più o meno velati della gerarchia e dai ricatti del centrodestra, il referendum è diventato l’occasione per liberare energie che da tanto tempo aspettavano di potersi attivare. Sono stati i gruppi a parlare, le associazioni che lavorano sul territorio, i missionari che fanno i conti con le ingiustizie, gli educatori che verificano ogni giorno i guasti del consumismo e dell’egoismo indotto dai mass media pilotati dagli interessi economici. La benedizione del papa c’è stata ed è arrivata come un regalo atteso e sperato, ma il coinvolgimento questa volta non è nato in sacrestia e non è derivato da un ordine impartito dall’alto. I cattolici non sono andati al mare e lo hanno deciso loro. Il referendum andrà ricordato anche per questo.
    Aldo Maria Valli

  5. #85
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    Predefinito Rif: Referendum

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    mah, con tutta sincerità, l'acqua non se la prende solo il privato, senza contare che poi non c'era nemmeno una chiusura totale alle rinnovabili
    a quando un referendum per toglierci le macchine? anche quelle inquinano.... e tanto!
    Le macchine non si producono per legge... quindi non è possibile abrogare una cosa che non è una legge-

    L'acqua? Se non passava il referendum, ne avrebbero privatizzato la gestione fino al 40% (entro dicembre 2012), e poi probabilmente avrebbero tolto questo limite nei prox anni.

    Chiusura rinnovabili? Guarda che il decreto Romani già voleva tagliare, e di tanto, i finanziamenti alle rinnovabili. Vedrai che ora, in Germania e in Svizzera, dove hanno deciso di abbandonare il nucleare, gli investimenti nelle rinnovabile aumenteranno... e noi volevamo tagliarli!

    Questo regime di incapaci, di venduti, di troie e di servi deve farsi da parte.

  6. #86
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    Predefinito Rif: Referendum

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Visualizza Messaggio
    Le macchine non si producono per legge... quindi non è possibile abrogare una cosa che non è una legge-

    L'acqua? Se non passava il referendum, ne avrebbero privatizzato la gestione fino al 40% (entro dicembre 2012), e poi probabilmente avrebbero tolto questo limite nei prox anni.

    Chiusura rinnovabili? Guarda che il decreto Romani già voleva tagliare, e di tanto, i finanziamenti alle rinnovabili. Vedrai che ora, in Germania e in Svizzera, dove hanno deciso di abbandonare il nucleare, gli investimenti nelle rinnovabile aumenteranno... e noi volevamo tagliarli!

    Questo regime di incapaci, di venduti, di troie e di servi deve farsi da parte.
    Tremonti comunque mica a chiuso sulle rinnovabili, anzi voleva incentivarle
    sull'acqua probabilmente si poteva arrivare a quello che dici ( e io avrei lottato per una modifica sinceramente)

    sulle macchine la mia era una battuta, le macchine inquinano tantissimo, ma nessuno si lamenta, io se fossi il Governo( qualsiasi governo) incentiverei le macchine verdi
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

 

 
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