
Originariamente Scritto da
morfeo
Bersani con l'acqua alla gola
Caro Bersani, stai sbagliando a sostenere il sì ai due referendum sull'acqua. Non c'è alcun appello o missiva con queste precise parole, però in questi giorni sta crescendo la fronda riformatrice di economisti e tecnici vicini agli ex Ds che, pur non essendo organici al Pd, non intendono assecondare i promotori del referendum contro la presunta privatizzazione dell'acqua.
Ieri è stato l'ex ministro ds della Funzione pubblica, il costituzionalista Franco Bassanini, attuale presidente della Cassa depositi e prestiti, a sottolineare nel corso del Festival dell'economia a Trento l'opportunità di procedere nelle liberalizzazioni in alcuni settori chiave, come il servizio idrico: «Se alcuni settori torneranno alla gestione dello Stato, tutti gli interventi necessari all'ammodernamento saranno affossati o finiranno per incidere sul debito pubblico. Dobbiamo invece salvaguardare le risorse per i settori che non possono essere privatizzati, come scuola, sicurezza e giustizia».
Anche un tecnico come Giulio Napolitano, docente di diritto amministrativo ed esperto di diritto pubblico dell'economia, ha ricordato che «di per sé la gestione privata non è incompatibile con la fornitura di un servizio accessibile a tutti. Così come, all'opposto, la gestione pubblica purtroppo non è garanzia sufficiente della fruizione diffusa del bene e soprattutto della sua qualità».
A sconfessare la linea del partito guidato da Pier Luigi Bersani è uno degli economisti più competenti in materia di tariffe e di servizi pubblici locali, ovvero Claudio De Vincenti, in passato consigliere economico del viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco, e presidente del Nars (il comitato tecnico sulle tariffe regolate che faceva parte del ministero dell'Economia). De Vincenti in un puntuto saggio sull'ultimo numero della rivista dalemiana Italianieuropei ha scritto: «Dietro la bandiera dell'acqua pubblica il primo quesito punta a tornare, non solo nel settore idrico, ma anche in quelli dei rifiuti e dei trasporti, alla mera gestione diretta dei servizi da parte dei comuni, peraltro tuttora prevalente». Le altre stoccate sono dirette al Pd: «Il referendum punta a liquidare i tentativi avviati dai governi di centrosinistra per portare i servizi pubblici locali a una gestione industriale orientata all'efficienza e superare finalmente forme di gestione dei servizi che sono finite nel vicolo cieco di un drammatico fallimento». In altri termini, secondo De Vincenti, i referendari ai quali si è accodato il partito capitanato da Bersani punta «a difendere gli orticelli di monopolio locale e non a promuovere regole omogenee sul territorio nazionale». «È sconfortante dover constatare che il secondo quesito referendario costituisca un ritorno a concezioni ingenue risalenti all'infanzia della sinistra e di cui già Marx aveva fatto giustizia», conclude l'economista sulla rivista culturale edita dalla fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema e Giuliano Amato.
Infatti se sono variegate le posizioni degli esperti di centrosinistra sulla prima domanda – che punta ad eliminare l'obbligo di gara per la gestione dei servizi – sul secondo quesito – che punta ad abolire la remunerazione del capitale investito attraverso la tariffa idrica. Ecco il risultato in termini economici in caso di vittoria del sì alla seconda domanda referendaria, secondo l'economista Enrico Morando, una delle menti economiche della componente veltronia-moderata del Pd: «Blocco dell'impiego di capitale proprio, tutto a debito, con leve finanziarie lunghissime; le banche diventerebbero il soggetto economico che domina la politica degli investimenti nel settore; il debito pubblico implicito (ed esplicito) aumenta, a carico delle generazioni future. Insomma, a me sembra che valga la pena impegnarsi per far vincere il No a questo referendum». Non è l'unico. Anche Massimo D'Antonio, docente di Scienza delle finanze all'università di Siena, sulla rivista di sinistra Left Wing ha scritto che voterà no. «In un quadro di crisi della finanza pubblica – ha commentato Giulio Napolitano proprio sulla questione – la tariffa è l'unico modo per coprire i costi di investimento e di gestione, per stimolare gli interventi necessari a migliorare i servizi resi ai cittadini».
Bersani con l'acqua alla gola - PRIMO PIANO - Italiaoggi
Il fior fiore dei tecnici di sinistra boccia il quesito referendario, il voto del PD è meramente politico per tentare di far male a berlusconi.
Io il Bersani l'ho sostenuto perchè doveva creare l'alternativa, non il mero vuoto anti-belusconismo di franceschini.