Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: - Grecia -

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Jun 2010
    Messaggi
    310
     Likes dati
    0
     Like avuti
    14
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito - Grecia -

    Per la difesa delle condizioni vita e di lavoro del proletariato dall’attacco del Capitale internazionale

    Il proletariato resti fuori dai giochi parlamentari e lavori per la ricostituzione dei suoi organismi indipendenti di classe !

    Il 15 giugno i lavoratori greci sono scesi in piazza per il terzo sciopero generale dall’inizio di quest’anno per opporsi ai nuovi provvedimenti che il governo del Pasok si appresta a prendere stretto per il collo dalla Banca Centrale Europea. L’ennesimo piano di austerità prevede tagli ulteriori a salari e pensioni e massicci licenziamenti nel pubblico impiego.
    I lavoratori greci saranno costretti ad ulteriori, drammatici sacrifici, per assicurare ai “tagliatori di cedole” e alle banche di continuare ad accumulare profitti e allo Stato borghese di continuare a funzionare e a tenere in efficienza il suo apparato di repressione e di controllo della classe lavoratrice, compreso sindacati e partiti cosiddetti di sinistra, tutti nella lista dei fornitori di servizi per il Capitale.

    Durante la manifestazione ad Atene l'ira contro i partiti di governo e di opposizione, contro i politici privilegiati e corrotti, si è manifestata nell’attacco al Parlamento provocando la dura reazione della polizia che non ha lesinato manganellate e arresti.

    Come soluzione alla crisi del governo, costretto ad accettazione le imposizioni delle banche europee, i partiti della sinistra parlamentare, dal KKE a Syriza e Synaspismos, chiedono elezioni anticipate: questo solo per distogliere il proletariato dalla lotta ed imprigionarlo nel cul di sacco dei giochi parlamentari e nell’inganno delle elezioni borghesi.

    I lavoratori greci non possono aspettarsi nulla da nuove elezioni né da questo teatrino parlamentare, ma solo dalla loro indipendente organizzazione di lotta di classe.

    Nessun governo borghese difenderà i loro interessi, neppure se ne faranno parte il KKE o gli altri partiti della cosiddetta “sinistra” parlamentare. Anzi, nei momenti di crisi politica grave sono proprio questi partiti a diventare i primi difensori del regime borghese, come ha storicamente dimostrato, una volta per tutte, il ruolo svolto dalla Socialdemocrazia in Germania nei primi venti anni del Novecento, quando furono proprio i socialdemocratici a portare il proletariato alla guerra mondiale e a spezzare poi il movimento comunista rivoluzionario.

    Quello di ieri è stato l’undicesimo sciopero generale dall’inizio del 2010. Ma il regime borghese è ormai attrezzato a resistere a questo tipo limitato di mobilitazioni, da una parte con il contenimento poliziesco della piazza, dall'altro “dialogando” con sindacati e partiti d’opposizione per arrivare a nuovi accordi, salvo poi rimetterli regolarmente in discussione e peggiorarli nelle settimane successive.

    I sindacati greci, sia l’Adedy sia lo Gsee sia il Pame, non sono sindacati di classe decisi a difendere fino in fondo gli interessi generali del proletariato ma sono legati a doppio filo ai partiti borghesi e opportunisti, e svolgono più un’azione di freno e contenimento che di stimolo alla lotta per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato, in primo luogo di quello più debole e sfruttato.

    È necessario che l’organizzazione sindacale lavori senza riserve per assicurare l’unità della classe lavoratrice per superare le contrapposizioni tra lavoratori privati e lavoratori pubblici, tra quelli garantiti e quelli precari, tra anziani e giovani, tra lavoratori attivi e disoccupati, tra manodopera autoctona e immigrata. Se la classe lavoratrice ricostituirà la sua unità sul piano della sua difesa economica potrà vincere la sua battaglia, altrimenti dovrà soccombere!

    Per l’organizzazione indipendente del proletariato

    La generosa lotta del proletariato greco contro i provvedimenti antiproletari varati dal governo e dal padronato porterà i proletari più combattivi a comprendere che non si tratta di lottare contro un partito o contro un governo ma che il nemico è il regime del Capitale nel suo complesso; per questo essi dovranno mettere al primo posto il lavoro per formare delle organizzazioni di classe in grado di assicurare la difesa quotidiana degli interessi dei lavoratori, ma dovranno anche ricollegarsi al programma storico per l’emancipazione del proletariato dal lavoro salariato, al programma del comunismo rivoluzionario e internazionalista.

    Le misure che il governo greco sta imponendo ai suoi proletari con una cura da cavallo sono infatti le stesse che stanno prendendo tutti gli Stati a capitalismo avanzato; la borghesia oggi impone al proletariato di versare lacrime e sangue per cercare di reagire al male che, come un cancro, rode il suo organismo dall’interno: la crisi mondiale di sovrapproduzione indotta dalla caduta del saggio di profitto; domani essa imporrà ai proletari di andare a scannarsi sui fronti di guerra per dare una nuova, orribile giovinezza a questo sistema economico decrepito e ingiusto, come è già avvenuto nel 1914 e poi nel 1939.

    Non ci sono alternative all’interno di questo sistema produttivo; non può esistere un capitalismo più giusto, meno corrotto, più rispettoso degli uomini e dell’ambiente naturale: la ricerca di sempre maggiori profitti non sopporta regole e può arrivare, in una corsa cieca, a distruggere l’umanità stessa.

    Il rifiuto del regime del Capitale non può che essere totale e rivoluzionario.

    Proletari! Ricollegatevi al programma genuino del comunismo rivoluzionario di sinistra, aderite al Partito Comunista Internazionale!


    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE


    INTERNATIONAL COMMUNIST PARTY - Home page

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Jun 2010
    Messaggi
    310
     Likes dati
    0
     Like avuti
    14
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: - Grecia -

    Grecia, sciopero generale del 28 e 29 giugno
    Insegnamenti ed errati indirizzi


    In Grecia le tre principali sigle sindacali, la GSEE, che organizza i lavoratori del pubblico e del privato, l’Adedy, dei dipendenti dello Stato, e il Pame, il sindacato legato al Partito “Comunista” Greco (KKE), avevano indetto per il 28 e il 29 giugno lo sciopero generale di 48 ore.

    Lo sciopero era per impedire che il Parlamento votasse il nuovo piano di austerità imposto dall’Unione Europea, condizione per ottenere una nuova rata del maxi-prestito che dovrebbe servire a salvare lo Stato greco dal fallimento, ma che imporrà ai lavoratori, già sottoposti a gravi sacrifici, ulteriori peggioramenti nelle loro condizioni, porterà ad un aumento della disoccupazione, già altissima, soprattutto tra i giovani, come colpirà i pensionati, la maggioranza dei quali già sopravvive con pensioni miserrime.

    Per le giornate di sciopero erano previsti diverse manifestazioni nelle principali città, e soprattutto ad Atene; i cortei della capitale avrebbero dovuto convergere in Piazza Sintagma, sulla quale si affaccia il Parlamento.

    Lì da più di un mese sono accampati alcune centinaia di “aganaktismeni” (che tradurremmo "indignati"). Questi, come si sa, rifiutano di farsi rappresentare dai partiti politici, rivendicano una utopica "autonomia", chiedono una democrazia “vera” o "diretta" e denunciano il dominio delle banche e le imposizioni dell’Unione Europea. Accusano i parlamentari e della maggioranza (Pasok) e dell’opposizione di destra (Nea Dimocratia), non solo di essere dei ladri e di aver usato il potere pubblico per arricchirsi, ma di essere dei traditori, di voler vendere il Paese agli stranieri. Questa linea “anti-Europa” attraversa sia gli "indignati" sia una parte della destra parlamentare ed extraparlamentare, sia il KKE, il SYRIZA e gli altri partitelli stalinisti che gli girano intorno.

    Nonostante il malcontento diffuso per i nuovi provvedimenti restrittivi del Governo e nonostante la proclamazione dello sciopero, che avrebbe dovuto permettere la partecipazione dei lavoratori alle manifestazioni, la mobilitazione si è rivelata un fallimento, dato che l’adesione alle manifestazioni è stata minore rispetto alle precedenti occasioni.

    Il che sarebbe risultato evidente se i corpi speciali della polizia, i MAT, non avessero organizzato nei due giorni una guerra contro non si sa chi, sparando tante di quelle granate a gas da rendere irrespirabile l’aria tutt’intorno, con squadre di poliziotti in motocicletta a bastonare le poche migliaia di dimostranti che hanno avuto il coraggio di scendere in strada, da parte loro completamente disorganizzati. Uno schieramento di 5.000 agenti ha trovato l'opposizione solo di piccoli gruppi di anarchici ed altri dimostranti. Nella sola giornata di mercoledì sono state lanciate 2.200 granate, esaurendone le riserve. Nei giorni seguenti, superando ogni problema di bilancio, ne è stata richiesta una nuova fornitura per 800.000 euro, il che dimostra che la polizia si aspetta nuove e più forti manifestazioni. Non è mancato l’intervento di provocatori, poliziotti in borghese che si sono dati un gran daffare per provocare danni e fra loro anche alcuni fascisti atteggiati a rivoltosi, come comprovano dei filmati diffusi da alcune televisioni, dove questi sono stati ripresi fra i poliziotti e poi a scagliare pezzi di marmo o spaccare vetrine.

    È risultato evidente che i vertici dei due principali sindacati, il KKE e il suo sindacato Pame, hanno lavorato per il fallimento delle manifestazioni. Il secondo giorno di sciopero il corteo del Pame ha rinunciato a raggiungere Piazza Sintagma e si è sciolto appena la polizia ha lanciato i primi lacrimogeni mentre gli altri sindacati nemmeno hanno partecipato alla mobilitazione. Inoltre, entrambi i giorni, lo sciopero dei trasporti pubblici, esclusa la metropolitana, ha impedito ai lavoratori di raggiungere il centro dalle lontane periferie. C’è stata insomma una collaborazione tra il governo e l’apparato repressivo dello Stato con i vertici dei sindacati e con i partiti della cosiddetta opposizione per fare in modo che la protesta sociale non superasse certi limiti.

    Queste due giornate sono l’ennesima dimostrazione di quello che è realmente la democrazia in uno Stato che tale si dichiara ed è guidato da un governo di centro-sinistra: ancora una volta è evidente, come ha scritto Carlo Marx, che anche lo Stato più democratico costituisce l’apparato repressivo al servizio delle classi dominanti e non tollera alcuna opposizione vera ed organizzata verso le scelte fondamentali della borghesia. Lo Stato nel corso dell'ultimo secolo ha infatti aumentato enormemente il suo apparato repressivo diretto, e indiretto, ha esteso cioè il suo controllo su partiti e sindacati, vigila attentamente sulla stampa e sui mezzi d’informazione più diffusi e il dissenso è tollerato solo in quanto può servire a confondere le idee sulla sua vera natura totalitaria.

    Lo Stato greco in particolare, fin dai primi anni del Novecento, si è apertamente schierato dalla parte della borghesia e dei proprietari fondiari contro la classe lavoratrice e le sue organizzazioni. La breve parentesi “democratica” seguita alla dittatura dei colonnelli è stata solo un’illusione collettiva provocata dall’apertura verso l’Europa e dall'effimero aumento dei redditi e dei salari mentre nulla cambiava nella natura dello Stato, di classe e avverso al proletariato.

    Richiedere la democrazia "diretta", una mera illusione, dimostra da sola quanto primitiva e reazionaria sia l'ideologia oggi dominante anche fra gli sfruttati. Nello Stato borghese democrazia significa dittatura della maggioranza elettorale, cioè della borghesia terriera, finanziaria e industriale. Le votazioni, il gioco parlamentare tra maggioranza e opposizione, la cosiddetta libertà di stampa e di associazione, rappresentano solo un teatrino per illudere il proletariato sul suo reale stato di sottomissione alle classi possidenti. E questo è tanto più evidente in un periodo di crisi economica mondiale come quello che stiamo vivendo, quanto si smascherano le ferree leggi del Capitale.

    Il 28 e 29 giugno non sono state certo delle date storiche per la Grecia: ci saranno nuovi “piani”, nuove “manovre” e nuove votazioni parlamentari. Le misure di austerità approvate dalla risicata maggioranza di cui dispone il governo di George Papandreu rientrano infatti nel piano da 78 miliardi di euro, di cui 50 di privatizzazioni e 28 di tagli e aumenti fiscali, tra cui l'imposta speciale "di solidarietà" dall'1 al 5% del reddito, approvato per consentire che 12 miliardi di Euro passino dalla Banca Centrale Europea alle banche creditrici del debito ellenico. Ma si tratta solo di un nuovo prestito ad uno Stato di un paese con l'economia in ginocchio e che non sarà in condizioni di restituirlo.

    Ci saranno dunque nuove occasioni per dimostrare le vere intenzioni dei sindacati, ma già le giornate del 28 e 29 giugno, propagandate come l’occasione per una prova di forza, che si è rivelata invece di debolezza per il movimento sindacale, provano la incapacità di direzione dell’opposizione di cosiddetta “estrema” sinistra. Sono state la dimostrazione che il proletariato, anche se numeroso, coraggioso e determinato, non è niente se non unito in organizzazioni completamente indipendenti da quelle borghesi, in sindacati chiaramente schierati contro ogni solidarietà con le classi dominanti e la loro economia e finanza.

    La rivoluzione proletaria è impossibile se mancano genuine organizzazioni sindacali che raggruppino la maggioranza della forza del proletariato e se manca l’organizzazione politica proletaria, il partito che ha fatto proprio il programma storico del comunismo rivoluzionario di sinistra. La rivoluzione non è per domani: di fronte alle avanguardie proletarie di Grecia sta un compito difficile, un lungo lavoro di riorganizzazione politica e sindacale. È necessario impegnarsi dentro e fuori le organizzazioni sindacali perché si formino dei gruppi di lavoratori decisi a dare battaglia per la formazione di un unico fronte sindacale su posizioni di classe, un fronte disposto a difendere in maniera intransigente gli interessi generali della classe lavoratrice, lottando contro il padronato, lo Stato, la dirigenza opportunista dei sindacati attuali, ma anche contro visioni particolaristiche e interessi parziali e corporativi che esistono tra i lavoratori.

    Occorre che una significativa minoranza proletaria si ricolleghi alle posizioni del comunismo rivoluzionario di sinistra che storicamente ha avuto nella temperie rivoluzionaria degli anni venti del Novecento, nei primi anni di lavoro della Terza Internazionale Comunista e del Partito Comunista d’Italia, il suo punto più alto e che oggi trova continuità nell’opera del Partito Comunista Internazionale.

    Partito Comunista Internazionale

    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Jun 2010
    Messaggi
    310
     Likes dati
    0
     Like avuti
    14
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: - Grecia -

    La crisi in Grecia e le false alternative parlamentari

    Negli ultimi tre anni la borghesia greca, per salvare i profitti della industria e della finanza, in alleanza col capitale internazionale ha mosso in guerra, riducendo i salari al proletariato e sottraendo ricchezza alle mezze classi. Negli ultimi mesi, infine, il regime è riuscito a cancellare i risultati di lunghi decenni di lotta operaia: ha abolito i contratti nazionali di lavoro e reintrodotto il contratto individuale; ha ulteriormente tagliato i salari, ad oggi si calcola già del 30%; ha ridotto le pensioni, tra le più basse d’Europa. Questo ha portato alla contrazione dei consumi, e non solo di quelli voluttuari.

    Tutti i settori dell’industria sono in crisi, gravissima l’edilizia, ma lo stesso è per l’agricoltura e per il terziario. La disoccupazione ufficiale è al 20% degli atti al lavoro, e tra i giovani raggiunge il 50%: i disoccupati sono ormai più numerosi di chi ha un lavoro. Il governo ha preso l’impegno di licenziare ancora 150 mila impiegati pubblici entro il 2015.

    Dopo aver messo queste pezze al passivo del bilancio dello Stato, il regime greco ha cercato di stemperare e deviare le tensioni sociali rilanciando l’ennesima trita commedia delle elezioni parlamentari.

    Il cosiddetto “test” elettorale tenutosi il 6 maggio scorso ha solo confermato l’avversione della maggioranza della popolazione verso le cosiddette misure di austerità degli ultimi anni: quasi il 35% degli elettori non si è recato alle urne, un’alta percentuale per il Paese dove, dopo la dittatura militare, la liturgia democratica era sentita come una “conquista”, soprattutto dagli elettori “di sinistra”.

    I due partiti che negli ultimi decenni si sono alternati al governo spartendosi potere e mazzette, cioè il Pasok (centro-sinistra) e Nuova Democrazia (centro-destra), ambedue sostenitori del governo “tecnico” di Papadimos, hanno subìto una debacle: il Pasok rispetto alle elezione del 2009, è sceso dal 44 al 13% e Nuova Democrazia dal 33 al 19%.

    A “sinistra” i voti, di chi ha votato, si sono spostati dal Pasok su Syriza, la coalizione cosiddetta “radicale”, che è divenuta il secondo partito in Parlamento. Ma è un voto di “buon senso”, come da noi commenta il Manifesto, infatti Syriza è favorevole all’Unione Europea, pur dichiarandosi contraria ai diktat della Troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). La maggioranza della popolazione ha infatti ancora qualche cosa da perdere e teme il fallimento dello Stato e l’uscita dall’Unione europea.

    L’Organizzazione Comunista di Grecia (Koe), una frangia di Syriza, proclama: «Oggi il popolo Greco ha sfiduciato i partiti pro-troika (Fmi-UE-BCE) ed ha provocato un vero e proprio terremoto che ha fatto tremare l’intero sistema politico. Il nostro popolo ha inviato un tuonante messaggio alla troika (...) Il cammino verso un altro tipo di rappresentanza, un altro sistema politico, il cammino verso la democrazia reale e una transizione politica radicale si è adesso aperto». Questi comunisti da operetta, con i loro “tuonanti messaggi”, vorrebbero incanalare nelle urne elettorali le energie di un movimento di scioperi e manifestazioni che da più di due anni percorre il paese, del quale sarebbero la maturazione e la rappresentazione politica. Se la classe operaia ci casca, per la borghesia il gioco è fatto.

    Il demagogico e bugiardo programma di Syriza risponde a questo scopo: oggi nessun governo, sia pure di “sinistra”, potrebbe attuare una difesa della classe lavoratrice, né in Grecia, né in alcun altro paese. Il Parlamento e i governi, di qualunque colore siano, sono organi dello Stato borghese e difendono gli interessi della classe borghese; la classe operaia può difendersi solo con la lotta, al di fuori dell’aula parlamentare, ininfluente, corrotta, prezzolata.

    Il Kke, un partito inserito a pieno titolo nello Stato borghese e che ha dato più volte prova, anche in tempi recenti, tramite il controllo di un importante sindacato com’è il Pame, di voler mantenere il movimento sociale all’interno dell’ordine borghese, opponendosi alla ricostruzione di veri sindacati di classe aperti a tutti i lavoratori, si mostra oggi “estremista”, e rivendica l’uscita dall’Unione Europea. Ma è solo una recita che fa anch’essa parte della sceneggiata parlamentare. In Italia abbiamo svergognato per decenni la politica del Pci, “partito di lotta e di governo”, che lasciava intendere tra i militanti di mantenere la politica dei “due cassetti”, uno con la via elettorale e l’altro, ben chiuso a chiave, avrebbe nascosto la rivoluzione. I due cassetti, le due “vie” tra le quali il partito avrebbe scelto “al momento giusto” non esistevano. Come sempre, o preparazione rivoluzionaria o preparazione elettorale. Oggi, dopo i disastri a cui la socialdemocrazia e lo stalinismo hanno condotto il proletariato internazionale, non possiamo che ribadirlo senza esitazioni.

    A destra i voti sono passati da Nuova Democrazia ad alcuni partiti minori e al movimento nazional-socialista Alba Dorata. Questo attribuisce la crisi agli “strozzini ebrei”, agli immigrati che rubano il lavoro ai greci e agli zingari che scippano le vecchiette; gridano contro la dittatura dell’Europa e per “la Grecia ai greci”; col 7% dei voti le sue teste rasate avranno il loro degno posto a movimentare il democratico serraglio del Parlamento ellenico.

    Come si vede il rito elettorale, lungi dall’essere quello spreco di quattrini che potrebbe sembrare, è ancora un utile strumento per portare fuori strada i lavoratori, per illuderli che da esso possa venire fuori “qualche cosa di buono”, che “uomini nuovi”, nuove forze politiche, un nuovo governo possano prendere una qualche iniziativa che difenda le loro condizioni. Se i lavoratori non riusciranno quindi ad organizzarsi e resistere sul piano di classe, con la forza della loro organizzazione, nelle strade e non con le schede elettorali, saranno costretti ad accettare sempre ulteriori peggioramenti.

    Andando oltre i risultati della trappola elettorale e le convulsioni del sistema politico greco e dei suoi pagliacci, resta centrale la questione della crisi economica e sociale e le reali prospettive che si presentano per il proletariato.

    La questione se la Grecia resterà o meno nella Comunità Europea, se ne uscirà perché spinta fuori dalla Germania o se l’abbandonerà per autonoma scelta, se svincolarsi dall’Euro e tornare alla Dracma, se nazionalizzare la proprietà delle banche, queste alternative saranno i fatti ad imporle, non una particolare politica di un qualche governo. La possibilità di manovra degli Stati borghesi è ormai ridotta al minimo, e tanto meno quanto grandi e potenti essi sono. Il borghese, “prepotente”, Stato di Germania è il più vincolato di tutti e il grande capitale che in Germania ha il centro di accumulazione quello che più ha da perdere.

    A un certo momento l’unica “libera” scelta possibile sarà la guerra fra gli imperialismi. Di fronte a questa minaccia la salvezza della classe operaia può stare solo non nel nazionalismo, che già monta, nell’illusione di sfuggire alla morsa dell’imperialismo tedesco, come predicano in Grecia da destra e da sinistra, ma, al contrario, nell’unione internazionale del movimento dei lavoratori, nell’alleanza tra i proletari dei vari paesi, nella comune prospettiva del rovesciamento rivoluzionario del capitalismo al di fuori da ogni mortifera visione parlamentare, nazionale, pacifista e interclassista.

    PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

 

 

Discussioni Simili

  1. Se Grecia e Magna Grecia sono uguali...
    Di ugolupo nel forum Politica Europea
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 01-07-12, 00:43
  2. Ma la Grecia no.
    Di dedelind nel forum Politica Europea
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 17-02-12, 19:36
  3. Grecia
    Di Enri nel forum Politica Europea
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 24-12-11, 13:30
  4. Ma in Grecia...
    Di Mike Suburro nel forum Fondoscala
    Risposte: 60
    Ultimo Messaggio: 22-10-11, 23:21
  5. Grecia E Magna Grecia Culture Superiori.
    Di meridio nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-12-08, 14:45

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito