No, Tommaso sosteneva che l'intelletto era una facoltà solo corporea umana, mentre proprio i peripatetici dicevano quello che hai scritto. L'intelletto agente (non attivo) è quello che tu chiami divino, mentre l'intelletto potenziale è quello (lo so dovrebbe essere il contrario, invece è così)
A me pare chiaro.Non è chiaro se egli separa nettamente intelletto umano attivo dall'intelletto divino o se invece accoglie la tesi averroista dell'unicità dell'intelletto attivo.
La sminuisce in rapporto alla conoscenza religiosa, rendendola qualcosa di più prossimo alla ragione che a un elemento trascendente,ovvero qualità divina, che si rispecchia nell'animo umano.Nel quote ho sbagliato perché ho scritto "anima unica" anziché "unico intelletto". So quello che teorizzava Averroé, ma Tommaso sosteneva al contrario che l'intelletto attivo fosse legato all'anima umana, non che fosse un qualcosa di presente al di fuori dell'uomo stesso. Al di là del merito di chi abbia ragione, non vedo come la lettura tomista sminuisca la conoscenza intellettuale.





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