
Originariamente Scritto da
Furlan
Vorrei dare una chiave di lettura un po' particolare ai tre quesiti del referendum che si voteranno il 21 ed il 22 giugno e che riguardano la legge elettorale.
Questo referendum consta di tre quesiti.
Il primo riguarda il premio di maggioranza alla Camera dei Deputati e, in caso di vittoria dei "SI'", esso non sarà più dato alla coalizione ma al partito che prende più voti.
Il secondo riguarda il premio di maggioranza in Senato e, in caso della vittoria dei "SI'", vi sarà lo stesso effetto del primo quesito ma su base regionale.
Il terzo riguarda le candidature multiple che, in caso di vittoria dei "SI'", non potranno più farsi, e così un candidato potrà proporsi solo in una circoscrizione, in caso di voto per la Camera dei Deputati, o in una sola Regione, in caso di voto per il Senato.
Io voterò ed i miei voti ai quesiti saranno "SI'" al primo e al terzo e "NO" al secondo.
Motivo questa mia scelta. Ritengo, infatti, che la modifica della legge elettorale debba essere funzionale alle riforme che si dovranno fare, in primis il federalismo, un tema caro principalmemnte alla Lega Nord ma anche al Popolo della Libertà e al Movimento per l'Autonomia. Con l'avvento del federalismo, si dovrà abolire il bicameralismo perfetto e riconvertire il Senato in "Senato delle Regioni", che avrà funzioni diverse dalla Camera dei Deputati. Quest'ultima manterrà le funzioni attuali e, di conseguenza, dovrà assicurare la governabilità. Per questo servirà la vittoria dei "SI'" al primo quesito. Infatti, dalla Camera dei Deputati dipenderà la governabilità del Paese. Il Senato (che con la riforma in senso federale diventerà "delle Regioni") avrà invece le funzioni di raccordo e coordinamento tra le Regioni ed il Governo nazionale e non più quelle di voto delle leggi.
Per la sua elezione è pertanto meglio che si conservi l'attuale meccanismo perché eviterebbe possibili ripercussioni sugli equilibri delle amministrazioni regionali. Un'eventuale vittoria dei "SI'", per quello che concerne l'elezione di questo ramo del Parlamento, potrebbe avere riflessi molto deleteri e creare tensioni anche nelle coalizioni che reggono le giunte regionali perché cozzerebbe con il principio di "rappresentanza del territorio" che automaticamente si dovrà instaurare con il federalismo.Inoltre, con il "SI" al terzo quesito verrebbe ristabilito il principio che vede il rapporto tra parlamentare e cittadino e quindi la succitata "rappresentanza del territorio".
E' giusto che la Sicilia sia rappresentata dai siciliani, la Calabria dai calabresi, il Lazio dai laziali, l'Abruzzo dagli abruzzesi, la Lombardia dai lombardi, il Veneto dai veneti e via dicendo. Oggi, per effetto delle candidature multiple, questo non avviene e, di conseguenza, può capitare che un siciliano venga eletto in Lombardia a rappresentare questa Regione in Parlamento, magari senza esservi mai stato e conoscerne la realtà, o che un lombardo possa trovarsi a rappresentare la Sicilia, in una situazione analoga alla prima descritta. E' ovvio che l'attuale situazione non porti al federalismo. Quindi, paradossalmente, questo referendum può diventare il "migliore alleato" della Lega Nord, che è ad esso contraria.
Ai nostri amici della Lega Nord, direi quindi di prendere bene in esame la cosa
Referendum? Conviene anche alla Lega - di Antonio Gabriele Fucilone