



Eva Klotz: Papa Francesco ha tre passaporti. Perché i sudtirolesi non possono averne due?
27 Dic 2017 · 3 Comments
di EVA KLOTTZ – Doppelpass: Bischof schlecht informiert/ Il vescovo è male informato. in ArIm Im Zusammenhang mit der Kritik von Bischof Ivo Muser an der Möglichkeit eines Doppelpasses für die Südtiroler verweist die Bewegung Süd-Tiroler Freiheit auf Papst Franziskus, der nicht nur Doppel-, sondern Dreifachstaatsbürger ist. Er besitzt durch seine Geburt in Argentinien einen argentinischen Pass, auf Grund der italienischen Abstammung seiner Eltern auch einen italienischen und jetzt auch noch den vatikanischen. Dies ist ein leuchtendes Beispiel dafür, dass eine Mehrfachstaatsbürgerschaft nicht spaltet, sondern im Gegenteil, etwas über Grenzen hinweg Verbindendes darstellt. Wie kann Bischof Ivo Muser dies also als etwas „Anachronistisches und Trennendes“ abtun?
Con riferimento alle critiche del Vescovo Ivo Muser sulla possibilità di un doppio passaporto per i Sudtirolesi, il Movimento Süd-Tiroler Freiheit porta ad esempio Papa Francesco, il quale non ha solo una doppia ma un tripla cittadinanza. Egli ha infatti un passaporto argentino, in quanto nato in Argentina, un passaporto italiano in quanto discendente di italiani ed un passaporto vaticano in quanto cittadino vaticano.
Questo è un chiaro esempio che la cittadinanza plurima non divide ma, al contrario, realizza qualcosa che supera i confini. Come può il Vescovo Ivo Muser ridurre tutto ciò ad “anacronistico e divisorio”?
Eva Klotz: Papa Francesco ha tre passaporti. Perché i sudtirolesi non possono averne due? | L'Indipendenza Nuova
Ultima modifica di Eridano; 27-12-17 alle 21:58
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Österreich bekennt sich in Regierungserklärung zur österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler./L’Austria chiarisce in una dichiarazione governativa la cittadinanza per i Sudtirolesi
30 Dic 2017 · 0 Comment
Im Parlament in Wien fand soeben die Regierungserklärung der neuen österreichischen Bundesregierung statt, dabei bekannte sich die neue Regierung zur Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler. Es ist dies ein wunderbares Zeichen der Verbundenheit mit Süd-Tirol und unterstreicht die Absicht der neuen Regierung, den Worten auch Taten folgen zu lassen.
Nel Parlamento di Vienna è appena intervenuto un chiarimento governativo da parte del nuovo Governo Federale sulla riattribuzione della cittadinanza austriaca per i Sudtirolesi. Questo è un segno meraviglioso dell’unione con il Sudtirolo e sottolinea l’intenzione del nuovo esecutivo di far seguire alle parole i fatti.
Die Ankündigung, sich mit Italien in der Frage der Staatsbürgerschaft abzusprechen, ist absolut begrüßenswert, da die Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler nicht gegen Italien gerichtet ist, sondern im Lichte eines vereinten Europas geschieht, in dem Völker nicht mehr von Staatsgrenzen getrennt werden.
L’informazione di rapportarsi con l’Italia sulla questione della cittadunanza è certamente positiva. La suddetta riattribuzione della cittadinanza non è ostile all’Italia, bensì inquadrata nella nella luce di una Europa unita, nella quale i popoli non siano più divisi dai confini statali.
Doppelte Staatsbürgerschaften bauen Brücken über Staatsgrenzen hinweg und haben sich daher gerade zum Schutze von Minderheiten weltweit bewährt, so der Landtagsabgeordnete der Süd-Tiroler Freiheit, Sven Knoll.
Le doppie cittadinanze costruiscono ponti sopra i confini statali e si sono dimostrate pertanto ovunque quali difensori delle minoranze, ha detto il Consigliere Regionale Sven Knoll della Süd-Tiroler Freiheit.
Der Verweis der österreichischen Regierung darauf, dass Italien seinen eigenen italienischen Minderheiten, in großzügiger Art und Weise, die doppelte Staatsbürgerschaft gewährt, ist wichtig, um der italienischen Öffentlichkeit begreifbar zu machen, dass die Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für die Süd-Tiroler keine Bedrohung ist, sondern ein Recht, das den Süd-Tirolern genauso zusteht, wie den italienischen Minderheiten im Ausland.
Il Governo austriaco ha accennato al fatto che l’Italia ha concesso generosamente la doppia cittadinanza alle minoranze italiane all’estero. Questo fatto è importante per chiarire che la concessione della cittadinanza austriaca ai Sudtirolesi non è una minaccia, bensì un diritto. Esso compete ai Sudtirolesi esattamente come è avvenuto per le minoranze italiane all’estero.
L.-Abg. Sven Knoll,
Süd-Tiroler Freiheit.
Österreich bekennt sich in Regierungserklärung zur österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler./L'Austria chiarisce in una dichiarazione governativa la cittadinanza per i Sudtirolesi | L'Indipendenza Nuova
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Österreich bekennt sich in Regierungserklärung zur österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler./L’Austria chiarisce in una dichiarazione governativa la cittadinanza per i Sudtirolesi
30 Dic 2017 · 0 Comment
Im Parlament in Wien fand soeben die Regierungserklärung der neuen österreichischen Bundesregierung statt, dabei bekannte sich die neue Regierung zur Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler. Es ist dies ein wunderbares Zeichen der Verbundenheit mit Süd-Tirol und unterstreicht die Absicht der neuen Regierung, den Worten auch Taten folgen zu lassen.
Nel Parlamento di Vienna è appena intervenuto un chiarimento governativo da parte del nuovo Governo Federale sulla riattribuzione della cittadinanza austriaca per i Sudtirolesi. Questo è un segno meraviglioso dell’unione con il Sudtirolo e sottolinea l’intenzione del nuovo esecutivo di far seguire alle parole i fatti.
Die Ankündigung, sich mit Italien in der Frage der Staatsbürgerschaft abzusprechen, ist absolut begrüßenswert, da die Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler nicht gegen Italien gerichtet ist, sondern im Lichte eines vereinten Europas geschieht, in dem Völker nicht mehr von Staatsgrenzen getrennt werden.
L’informazione di rapportarsi con l’Italia sulla questione della cittadunanza è certamente positiva. La suddetta riattribuzione della cittadinanza non è ostile all’Italia, bensì inquadrata nella nella luce di una Europa unita, nella quale i popoli non siano più divisi dai confini statali.
Doppelte Staatsbürgerschaften bauen Brücken über Staatsgrenzen hinweg und haben sich daher gerade zum Schutze von Minderheiten weltweit bewährt, so der Landtagsabgeordnete der Süd-Tiroler Freiheit, Sven Knoll.
Le doppie cittadinanze costruiscono ponti sopra i confini statali e si sono dimostrate pertanto ovunque quali difensori delle minoranze, ha detto il Consigliere Regionale Sven Knoll della Süd-Tiroler Freiheit.
Der Verweis der österreichischen Regierung darauf, dass Italien seinen eigenen italienischen Minderheiten, in großzügiger Art und Weise, die doppelte Staatsbürgerschaft gewährt, ist wichtig, um der italienischen Öffentlichkeit begreifbar zu machen, dass die Wiedererlangung der österreichischen Staatsbürgerschaft für die Süd-Tiroler keine Bedrohung ist, sondern ein Recht, das den Süd-Tirolern genauso zusteht, wie den italienischen Minderheiten im Ausland.
Il Governo austriaco ha accennato al fatto che l’Italia ha concesso generosamente la doppia cittadinanza alle minoranze italiane all’estero. Questo fatto è importante per chiarire che la concessione della cittadinanza austriaca ai Sudtirolesi non è una minaccia, bensì un diritto. Esso compete ai Sudtirolesi esattamente come è avvenuto per le minoranze italiane all’estero.
L.-Abg. Sven Knoll,
Süd-Tiroler Freiheit.
Österreich bekennt sich in Regierungserklärung zur österreichischen Staatsbürgerschaft für Süd-Tiroler./L'Austria chiarisce in una dichiarazione governativa la cittadinanza per i Sudtirolesi | L'Indipendenza Nuova
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Dove vola l'aquila rossa
«La birra senza schiuma è come una signora senza ornamenti»
Proverbio tirolese
di Matteo Donadoni
Per la correttezza storica dovrei forse parlare di Mitteltirol, perché il Tirolo del sud tecnicamente è la regione geografica oggi chiamata Trentino (in teoria la regione, abitata da più gruppi linguistici, è sempre Tirolo: da Kufstein a Borghetto). Ma dato che l’alto corso dell’Adige viene oggi denominato Südtirol (da Deutsch-Südtirol), ho scelto così, con buona pace degli irredentisti, sui quali non mi dilungo, limitandomi a riportare una riflessione di un giornalista, nemmeno dei miei preferiti: «è certo che a Trento irredentisti italiani non ce ne sono, o se ci sono non si addimostrano apertamente tali, né del resto potrebbero costituire, data l’esiguità del loro numero, un’associazione qualsiasi. Irredentismo e irredentisti non esistono nel Trentino a meno che non si voglia far passare per irredentismo le sassaiole contro il grifo della birreria Forst (grifo del resto permesso e autorizzato dal Comune) … Ma uno studio sul luogo, ma un sufficiente lungo contatto coi trentini, basta per sfatare le leggende irredentiste. … L’alta borghesia accetta l’Austria … La popolazione rurale è austriacante» (Benito Mussolini, 1911).
Non voglio nemmeno affrontare le polemiche pretestuose sulla doppia cittadinanza. Voglio, però, solamente portare questa mia testimonianza di fede, amicizia e sentimento, a tutti quegli Italiani (Welsch o meno) che in Tirolo non hanno mai messo piede, o che ce l’hanno messo, ma magari hanno lasciato a casa la testa.
Il Tirolo è un paradosso e, come tutti i paradossi, o lo ami o lo odi. Io lo amo.
Lo amo non solo per i ricordi delle prime vacanze senza genitori, non solo per il pane nero che prese forma fisica per la prima volta fra le mie mani materializzando i discorsi della nonna, non solo per i crauti, il profumo di cirmolo e di finferli o il gusto erboso della grappa, ma per la bellezza stupefacente dei dolci altopiani e delle rosee vette dolomitiche, e di gran lunga per l’integrità di un popolo. In pochi posti come in Tirolo un uomo si sente veramente a casa. E quando se ne va gli può capitare di commuoversi al commiato, come è successo a noi quando abbiamo salutato Monica, Walter e i loro quattro figli, l’ultima volta. Non perché ci sia chissà quale rapporto di amicizia, ma perché quando si parte, si saluta un mondo. Monica e Walter ci hanno aperto la loro casa, ci hanno invitati al loro desco e perfino serviti, con i gesti di un tempo che non passa, con semplicità e umiltà, con sincerità. Quanto manca la sincerità nelle nostre città supertecnolgiche in cui tutti noi siamo indaffarati nella sclerotica attività di liberare la gente dal peso della nostra cultura.
Certo, per molti di noi è difficile capire i Tirolesi, non dobbiamo stupirci, le nostre scuole ci sfornano come pagnottine tutte uguali e superstiziose. Siamo superstiziosi convinti su temi fondamentali come evoluzionismo e divorzio, ma la superstizione principale è quella espressa da un certo cannibalismo culturale stigmatizzato dal pensatore inglese Roger Scruton: «È una delle superstizioni più profondamente radicate della nostra epoca che lo scopo dell’istruzione consista nell’apportare benefici a chi la riceve». Invece l’istruzione serve a conservare il sapere, la cultura. La prima preoccupazione del vero insegnante è quella di conservare il sapere trasmettendolo ad una mente che vivrà più a lungo di lui. Ciò vale per tutte le forme di sapere, dal sapere cosa sentire, al sapere fare. Compito dell’istruzione è conservare il saper comune anche assicurando la trasmissione delle abilità acquisite (perciò l’industria è una pratica incivile disumanizzante). In tutto ciò il Tirolo è un paradosso, è un mondo che tenta di resistere cristallizzato nel tempo, è un tempio che conserva. Storicamente lo ha dimostrato l’insorgenza guidata dall’eroe locale Andreas Hofer contro Napoleone, ma soprattutto contro le balorde idee rivoluzionarie veicolate dall’esercito francese.
Un paradosso conservatore. La sua gente cerca le moderne comodità, certo, come la mungitrice automatica, le stalle tecnologiche, ma allo stesso tempo conserva ciò che conta: il maso (ted. Bauernhof). Come il sistema economico da esso generato, un circuito in grado di oltrepassare il peso dei secoli, delle guerre e della peste, questo termine in sé racchiude tutto, fede, tradizione, sentimento e sangue. Le tradizioni lassù le vedi. Le puoi vedere nei bambini che vanno di porta in porta in abito tradizionale a cantare e suonare gli auguri per le feste in cambio di qualche moneta. Così, quando tuo figlio vedendoli ti chiede come mai noi non abbiamo abiti tradizionali, assapori l’esperienza frigida di restare come un vitello di marmo coperto di rugiada fredda.
Dal punto di vista alimentare il maso è un sistema economico autarchico e autosufficiente. La buona minestra di farro, il maiale, il manzo, i crauti fermentati, il vino: sulla tavola di Monica ogni cosa era autoprodotta. Saper fare. Suo marito Walter nel tempo libero ripara recinzioni, costruisce mobili e porte, lavora il legno. Saper fare. La stessa famiglia occupa il maso per molte generazioni ed esso viene ogni volta ristrutturato secondo secolari canoni estetici e se vi si trova, ad esempio, una stube della fine del’700, nessuno si sognerà mai di demolirla per comprarne una moderna. Saper conservare. Se non è tradizione questa… Ovviamente tutto ciò ha un prezzo, questo ménage significa sacrificio in vista di un fine maggiore: conservare e tramandare.
Con i contadini a me piace parlar di vacche. Quando ho raccontato a Walter, allevatore di grigio-alpine e bruno-alpine, della provenienza contadina della mia famiglia e della sua fine, subito la sua apprensiva domanda è stata: «e adesso chi cura il maso?». Non ho avuto cuore di dirgli che non abbiamo masi da noi. La domanda, ingenua quanto profonda, conteneva la risposta. Con mio non lieve dolore. Questo particolare rivela tutta la mentalità conservativa tirolese.
Con gli uomini a me piace anche parlar di fede. A cena, nel salotto buono, abbiamo capito cosa significa per loro il crocifisso sulla parete. Niente a che vedere con i nostri affarini fatti per non disturbare l’arredamento, un crocifisso di novanta centimetri, scolpito a mano, per loro può andar bene. Così, informandomi per trovare una Messa decorosa, magari in tedesco - apposta tanto per esser sicuri di non capire l’omelia -, salta fuori che il mio ospite non sa se in zona vi siano liturgie tradizionali, perché va alla Messa “welsch”. E ride. Poi mi spiega che da quelle parti quando uno non frequenta la Messa dice, scherzando, così. La Messa “welsch” è la messa in italiano.
Cosa significa Welsch? Dopo una ricerca salta fuori che il termine deriva dal nome dei Volcae celtici - i Volci per chi non ha letto Cesare. Questo popolo gallico viveva dalla Turingia fino al Reno e fu il primo popolo, insieme ai Boi, a subire la pressione Germanica all’inizio del III sec. a. C. Più tardi i Volcae (come tutti i Celti, tranne gli Scoti) sono stati romanizzati, però per i popoli germanici sono sempre rimasti i “Welschen”. Da notare che i Fiamminghi chiamano i Valloni “Wals”, gli Inglesi i Gallesi “Walsh” e gli Svizzeri chiamano la Svizzera francese “Welschschweiz”. Per i Tirolesi tedeschi la parte italiana del Tirolo è “Welschtirol”, che infatti è più antico di “Trentino” – per inciso, Dante lo chiama “Tiralli” (Inf. XX 61-63) –. Welsch non ha un senso dispregiativo o negativo, indica semplicemente che per loro, inconsciamente, siamo ancora Celti.
Se mantenere un concetto linguistico tanto a lungo (e in luoghi tanto lontani) non è conservatorismo, non so cosa lo sia. E questo è solo un motivo ulteriore per argomentare il paradosso del Tirolo del sud, ovvero un naturale bacino di voti di destra, anzi, un pieno totale di voti conservatori, che solo per decennale insipienza della destra italiana finisce nel catino della sinistra. E i voti a sinistra sono come la birra senza schiuma.
Basterebbe levarsi le lenti dell’ideologia e, nel tempo di uno “yodel”, guadagnare un mondo non solo politico, ma culturalmente alleato nella lotta mortale contro la palestinizzazione dell’Europa.
Dove vola l'aquila rossa ~ CampariedeMaistre


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Facciano un bel referendum.
Pero' esteso anche alle altre regioni del nord, obbligando germania e svizzera a prendersi chi vuole andare da loro.
I tirolesi hanno avuto mille agevolazioni, economiche, linguistiche, regalie, concessioni.
Che cazzo vogliono ancora?
Certo che si sentono tedeschi.
Ai tempi del nazismo, sono tutti passati di la'.




Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.