

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


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Signore e Signori... Vi proponiamo di alzarci in piedi tutti quanti dove siamo ed applaudire Arno Kompatscher. Finalmente un uomo!
Grande Guerra, la Provincia di Bolzano si rifiuta di esporre il tricolore - Cronaca - Alto Adige
Il partito della Klotz: "Listare a lutto la bandiera del Tirolo"
Dopo il rifiuto di Kompatscher di esporre il tricolore, i secessionisti rilanciano con i drappi biancorossi
BOLZANO. Il partito di Eva Klotz, Suedtiroler Freiheit si inserisce nella polemica sull'esposizione del tricolore nella giornata di domani con una provocazione. “Listiamo a lutto la bandiera biancorossa del Tirolo” dice Roland Lang, presidente dell'Heimatbund ed esponente del partito.
“Il 24 maggio 1915 è stato un giorno che ha deciso il destino della nostra Patria portando alla separazione della nostra terra, morti, torture e altri problemi che continuano a durare”. Benzina sul fuoco di una polemica, innescata prima da Schuetzen ed Svp, e poi dal governatore Arno Kompatscher con il rifiuto di esporre il tricolore dagli edifici il 24 maggio per il centenario della Grande Guerra.
Arno Kompatscher ha rispedito al mittente l'invito del ministro della difesa Roberta Pinotti a ripensarci. “La dichiarazione di guerra è stata una scelta espansionistica dell'Italia con un significato e conseguenze particolari per l'allora Tirolo che condusse alla divisione traumatica del territorio e all'attribuzione della parte sud all'Italia, contro il volere della popolazione”.
Il partito della Klotz: Listare a lutto la bandiera del Tirolo - Cronaca - Alto Adige
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tricolore
Maria Elena Boschi, venga sulle Dolomiti!
L'invito di Pius Leitner alla Ministra alle Riforme Maria Elena Boschi. «Non si festeggia l'entrata in guerra, ma si ricordano le vittime di questa Grande Guerra».
Von
Redazione / mf 28.5.2015
No, Signora Ministro, io prima di tutto sono tirolese di madrelingua tedesca. Appartengo ad una minoranza austriaca in uno stato straniero. La cittadinanza non l'ho scelta e non l'hanno potuto scegliere i miei genitori.
Mio nonno combatteva al Forte Verle (sul passo Vezzena, tra Trentino e Veneto, ndr) come soldato austriaco e Lei vuole che io festeggi l'entrata in guerra contro di lui? Si rende conto, Signora Ministro, quanto sia difficile, se non impossibile, per un Tirolese (oppure anche per un Sud-Tirolese) festeggiare un evento che alla fin fine comportava la divisione delle Heimat?
Lei conosce senz'altro l'articolo 5 della Costituzione che garantisce la tutela delle minoranze etniche. Perchè chiedere allora l'inchino davanti al Tricolore? Mentre a Bolzano si chiedeva l'esposizione della bandiera ad Innsbruck si costruivano ponti di pace. Che differenza! Sarà un sogno, ma mi auguro che i gruppi etnici sul territorio del vecchio Tirolo portino avanti comunemente un progetto che rispetti la storia e la gente del posto. Non si festeggia l'entrata in guerra ma, semmai, si ricordano le vittime di questa "Grande Guerra", voluta da molti e base di tanti conflitti futuri - non ultima la divisione della mia Heimat, del Tirolo.
La invito, Signora Ministro, assieme al giornalista Bruno Vespa, a visitare i relitti del fronte delle Dolomiti e a studiare la storia della gente che qui vive. Sono convinto che la stima reciproca non mancherà nel momento in cui comprendiamo il significato di un patriottismo vero: rispetto verso la Patria altrui ed amore per la propria Patria!
Pius Leitner
Maria Elena Boschi, venga sulle Dolomiti! | salto.bz


Maria Elena Boschi ha solo un posto dove invitarla ad andare: a fare in c...!
Per tutto il resto non merita neppure considerazione.
Ultima modifica di ventunsettembre; 30-05-15 alle 11:41
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


La memoria degli storici
Sul giornale „Alto Adige“ di domenica 24 maggio, la domenica di Pentecoste, è comparsa la seguente intervista allo storico italiano Dr. Leopold Steurer.
Questo il link per la lettura dell’articolo:
Steurer: la memoria corta di italiani e sudtirolesi - Cronaca - Alto Adige
Ognuno dei Lettori potrà dare il proprio giudizio.
Io vorrei porre l’accento sul cumulo di menzogne e mezze verità del Dr. Steurer.
È triste, il povero Leopold Steurer. Poverino, tanto triste perché i Sudtirolesi si sentono i campioni del mondo in vittimismo. Noi che abbiamo voluto tutte le ultime guerre. Certo Dr. Steurer, volevamo sicuramente la guerra, noi. Gli italiani no, poverini. Loro non la volevano proprio, la guerra. Per questo hanno deciso di attaccarci, dopo aver meditato per bene cosa ci potevano guadagnare, da questa guerra, e dopo aver cambiato alleato…nulla di nuovo sotto il sole italico.
Gatterer scriveva che la storia o la si conosce e la si racconta tutta oppure farlo a metà non serve. Appunto, Dr. Steurer: non scriva solo, mediti su quello che ha scritto. E, se possibile, eviti le mezze verità.
La bandiera naturalmente è un errore, non spiega il contesto. Il Dr. Steurer sembra non conoscere la differenza tra le bandiere issate a festa e quelle a mezz’asta. Ah sì, ci sono le variabili…come dimenticarlo! Forse qualcuno saprà spiegarmi cosa sone le „variabili“….
Gli Schützen sono pangermanisti, antiitaliani, nostalgici, sempre dalla parte sbagliata, pericolosissimi. L’unico pericoloso è il Dr. Steurer, che racconta le proprie idee come fossero la Verità. E diffonde menzogne. Chissà se ci crede anche lui.
Dr. Steurer, una unità di popolo non c’era ai tempi di „Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani“, e non c’è neanche adesso. Secondo Lei (escludo per ovvi motivi i Tirolesi con le loro tre lingue) un aostano e un siciliano si sentono appartenenti allo stesso popolo? Non c’è fretta, ci pensi con calma…
Gli Schützen sparano con gli stessi moschetti con cui i loro nonni sparavano nella Wehrmacht o quasi. Ma davvero? Problemi di memoria, Dr. Steurer? Tutto il Tirolo ha il diritto di portare le armi dai tempi del Landlibell. Tempi in cui, Le rinfresco la memoria, noi eravamo liberi mentre intorno a noi c’erano i servi della gleba. E finché l’Italietta bella non ci ha attaccato eravamo solo una milizia difensiva. Magari da studente era assente a queste lezioni…
Ma come dimenticare il magnifico testo di storia comune!( Autori Erika Kustatscher, Stefan Lechner, Carlo Romeo, Alessandra Spada). Di questo testo faccio un solo esempio, perché forse è quello più significativo per il Welschtirol. Della cattura di Cesare Battisti si racconta solo che è stato fatto prigioniero al Monte Corno. Neanche una parola su Bruno Franceschini, il Welschtiroler che lo ha consegnato ai „Suoi“, cioè agli Austriaci. Si parla del boia sogghignante affiancato da ufficiali sorridenti e da altri spettatori divertiti. Peccato che i grandi storici non riportino il comportamento del padre di Battisti sulla via del patibolo („Verräter“, più sputo sulla faccia), peccato non raccontino che molti Welschtiroler si erano alzati all’alba, dai paesini circostanti, per vedere il traditore giustiziato, peccato non sappiano che lungo il percorso che conduceva Battisti al patibolo (cambiato per motivi di sicurezza) le donne hanno versato sulla testa del traditore l’urina dei vasi da notte.
Certo, Dr. Steurer e Co., su questo comportamento si può discutere: ma non riportarlo è una menzogna. E comunque non si parla neppure dell’assicurazione sulla vita di Battisti (assicurazione austriaca) che la vedova ha tranquillamente incassato. Così, tanto per puntualizzare.
La memoria degli storici - Welschtirol
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"In occasione del centenario dell'ingresso in guerra dell'Italia, il programma in italiano della radio televisione nazionale australiana (SBS) ha trasmesso una serie di servizi alla radio sulla Grande Guerra.
Ovviamente le dichiarazioni dei rappresentanti della comunità italiana sono state tutte a senso unico, glorificando le imprese dell'esercito italiano. Un tirolese però (di Trento), da alcuni anni residente in Australia, ha inviato una email per offrire un'altra versione ed è stato in seguito contattato per un'intervista.
Lui ci racconta la versione "non ufficiale" della Prima Guerra Mondiale in Tirolo."


... alla fine, cittadino del mondo.
Quando c'è da tirare le somme i polentoni ci cascano sempre.
E confonde i gruppi etnici con i gruppi linguistici.
Ed è un uomo di cultura ...
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


A parte l'essere cittadino del mondo, che cosa non ti ha convinto del modo in cui si è definito?
Mi sembra di ricordare che si sia detto tirolese di lingua italiana.
Alla fine comunque quando gli hanno chiesto cosa vorrebbe per il Trentino, ha parlato del mantenimento dello Statuto Speciale...![]()


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


E non rifiuta nettamente, senza se e senza ma, l'italia e l'italianità.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.