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    Predefinito "Abbiamo la classe politica più vecchia Più assenteista. E più pagata al mondo"

    “Mediocracy”, la dura legge della Casta

    Uno studio inedito sui meccanismi di selezione dei parlamentari rivela perché abbiamo la peggiore classe politica di sempre: la più ignorante, la più vecchia, la più assente e la più pagata al mondo
    La più vecchia, la più assenteista, la più costosa tra i paesi sviluppati. E insieme, la meno istruita e preparata nella storia della Repubblica. In altre parole “la più mediocre classe politica che l’Italia abbia avuto dal 1948”. Niente meno. Questo giudizio, durissimo, non arriva da una poltrona rossa di Ballarò o da uno SpiderTruman della rete ma è la convinzione di un economista italiano di fama mondiale che si è posto un problema: capire perché l’insieme dei parlamentari italiani si trasformi “matematicamente” nella casta. E ce l’ha fatta. Antonio Merlo, direttore del dipartimento di Economia della University of Pennsylvenia, ha scoperto la formula della “mediocrazia” (leggi l’intervista a Merlo)”, cioè della propensione tutta italiana a far sedere in Parlamento non i migliori ma gli “unfit to lead”, gli inadatti a governare, per usare una celebre frase usata dall’Economist per definire Berlusconi. Ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere in anteprima questo workpaper inedito che farà discutere ben oltre gli ambienti accademici. Si chiama appunto “mediocracy” e termina con un modello di calcolo che potrà diventare un simbolo per chi vuole cambiare le cose:




    Guardatela bene, anche senza capirla. La si potrebbe perfino appendere dietro alla scrivania o stampare su t-shirt, come la legge di gravità. Perché questa, signori e signore, è la legge della casta italiana. Dentro c’è tutto: c’è il berlusconismo, ci sono le leggi ad personam, il conflitto di interessi, i privilegi, i faccendieri, la corruzione. Risponde con i numeri alle domande che assillando gli italiani: chi abbiamo mandato in parlamento? Perché lavora per i propri privilegi e non per noi? Perché guadagna tanto e rende poco? Perché tutti votano le leggi utili a uno solo? A cosa servono gli affaristi nella politica?

    Ebbene il risultato dei calcoli complessi fatti da Merlo confermano che l’Italia ha bisogno di una rivoluzione istituzionale e non di qualche taglio, di un intervento urgente sulla legge elettorale perché quella attuale (il sistema elettorale proporzionale a liste chiuse) incentiva “in modo perverso” i partiti a selezionare “non i migliori candidati possibili ma i più mediocri, i cosiddetti yesman, utili ad assecondare il partito e il capo e a votare compatti anche quello che un cittadino intellettualmente onesto mai voterebbe”. Ecco perché secondo Merlo “i provvedimenti indicati nella bozza di riforma di Calderoli vanno sicuramente nella direzione giusta ma rischiano di restare un “contentino” senza una riforma istituzionale del sistema politico”.

    In ogni caso, da oggi, l’espressione “era meglio la Prima Repubblica” non è più un modo di dire. E’ una certezza matematica. Costruita mettendo nero su bianco una serie di variabili come l’età, il livello di istruzione, il tasso di crescita delle indennità parlamentari, i tassi di assenteismo dei nostri “eletti”.

    In pratica un sistema di coordinate che descrive puntualmente quella fuga in avanti della casta rispetto al Paese reale e da quello che avviene in altre nazioni. In Italia c’è una sorta di regno autonomo della mediocrazia, dove in sessant’anni le retribuzioni dei governanti sono cresciute del 1.185% con una media annua del 10%, mentre quelle dei governati solo di qualche punto percentuale. Dove i governati hanno sudato per garantire ai figli un’istruzione universitaria mentre tra i governanti il numero di laureati scendeva drasticamente. Di questo passo, si arriverà presto al paradosso che il corpo degli eletti sarà meno istruito dei suoi stessi elettori, suggellando così il definitivo trionfo della mediocrazia.

    I PIU’ VECCHI E MENO ISTRUITI

    Chi siede alla Camera e al Senato oggi è più vecchio. Prima del 92-94 si entrava in Parlamento con un’età media di 44,7 anni contro i 48,1 della Seconda. Oggi la media è 50 anni. Decisamente il Paese con la classe politica più vecchia d’Europa e che tende ancora a restare in Parlamento di più sganciandosi dalla tendenza delle altre nazioni a rinnovare la classe dirigente puntando su eletti mediamente più giovani. Il tasso di ricambio in Parlamento, calcolato come la proporzione dei nuovi entranti nel periodo 1953-2008, si è attestato intorno al 40 per cento. Nella II Legislatura (1953-58) era stata del 37,6 per cento, mentre aveva raggiunto la quota minima del 26,3% nella VIII Legislatura (1979- 1983). Nella XII Legislatura (1994-1996), che ha segnato l’inizio della Seconda Repubblica, il tasso di ricambio è balzato al 69,5 per cento e da allora si è mantenuto costante attorno al 45-50 per cento.

    Il raffronto tra retribuzioni e tassi di istruzione è scioccante: le indennità parlamentari sono cresciute del 10% l’anno mentre la quota di laureati è scesa dello 0,5% annuo.





    * Fonte: The Ruling Class (Edizioni Egea – Università Bocconi 2010) – A. Merlo, V. Galasso, M. Landi, A. Mattozzi

    IGNORANTI IN AUTO BLU

    Più vecchi e tuttavia meno preparati. La percentuale dei nuovi eletti con una laurea è significativamente diminuita nel corso del tempo con un brusco crollo nel passaggio tra la prima e la seconda Repubblica: dal 91,4% nella I Legislatura, al 64,6% all’inizio della XV Legislatura. In pratica la casta è riuscita ad andare contro la tendenza nazionale che, negli stessi anni, ha visto aumentare sensibilmente la quota di popolazione istruita. Di questo passo, si arriverà al paradosso che il corpo degli eletti sarà meno istruito dei suoi stessi elettori.




    ASSENTEISTI SI’, MA STRAPAGATI

    Vecchi, impreparati ma meglio pagati di tutti. A dispetto della qualità del ceto politico in picchiata, le indennità parlamentari sono schizzate alle stelle sganciandosi da quanto accadeva nel resto del Paese. In Italia l’indennità parlamentare annua, in termini reali (misurata in euro del 2005), è aumentata da 10.712 euro nel 1948 a 137.691 euro nel 2006, il che significa un aumento medio del 9,9 per cento all’anno e un incremento totale di 1.185,4 per cento (negli Stati Uniti l’incremento annuale è stato dell’1,5 per cento e l’incremento totale del 58 per cento!).

    Entrare nel Parlamento Italiano conviene sempre: i redditi totali dei deputati nel primo anno di attività in Parlamento aumentano del 77% rispetto a quelli dell’anno precedente. Dal 1985 al 2004, in Italia il mestiere del Parlamentare è stato particolarmente redditizio. Infatti, il reddito reale annuale di un parlamentare è cresciuto tra 5 e 8 volte più del reddito reale annuale medio di un operaio, tra 3,8 e 6 volte quello di un impiegato, e tra 3 e 4 volte quello di un dirigente. Dalla fine degli anni 90’, il 25% dei parlamentari guadagna un reddito extraparlamentare annuale che e’ superiore al reddito della maggioranza dei dirigenti.




    Interessante anche l’effetto deteriore sulla partecipazione derivante dal possibilità di cumulare reddito privato professionale e indennità di carica. Ogni singolo anno trascorso in Parlamento incrementa i redditi addizionali all’indennità parlamentare del 4,2 per cento nel primo anno in Parlamento. Questo spiega anche lo scarso impegno degli eletti in aula: i calcoli dicono che in media ogni 10mila euro di extra reddito riduce la partecipazione in Parlamento dell’1%.

    IL BERLUSCONISMO: L’INIZIO DELLA FINE

    Ultima riflessione riguarda le date del declino di tutti gli indici che si possono considerare “positivi” nella definizione della classe politica e la crescita costante di quelli che si possono definire “negativi”. L’andamento delle curve relative a età, istruzione, assenteismo e indennità presenta uno snodo netto tra il 92 e il 94. Da allora ogni linea segue una tendenza diversa e contraria rispetto al passato, peggiorativa rispetto ai livelli di qualità della Prima Repubblica. “Allora – ragiona Merlo – sulle ceneri di Tangentopoli nasceva il partito di Silvio Berlusconi che ha reclutato una classe dirigente diversa dal passato proponendo al posto della rappresentanza politica del Paese il modello privatistico dello stato-azienda. Da allora le leggi ad personam si sono moltiplicate, i mali atavici dell’assenteismo e degli alti costi della politica si sono acuiti e il Paese è arretrato economicamente. L’insieme di queste spinte divergenti ha contribuito ad alimentare la mediocracy, la forma di governo che non premia i migliori e non fa cadere i peggiori”.



    “Mediocracyâ€, la dura legge della Casta | Thomas Mackinson | Il Fatto Quotidiano

  2. #2
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    Predefinito Rif: "Abbiamo la classe politica più vecchia Più assenteista. E più pagata al mondo"

    Italia soffocata dalla Casta, Merlo: “Non bastano i tagli, serve una rivoluzione”

    Intervistato dal Fattoquotidiano.it, l’economista che ha scoperto la formula della mediocrazia non usa mezzi termini: “I tagli annunciati dal governo sono un contentino, qui serve una rivoluzione istituzionale che un governo delegittimato come quello attuale non farà mai”. Lo dice anche la matematica


    L’Italia è una Repubblica fondata sulla mediocrità, una “mediocracy”. E’ un sistema di rappresentanza che premia sistematicamente i peggiori, neutralizza le spinte al cambiamento, seleziona e premia i rappresentati in funzione della fedeltà al capo o al partito e trasforma i rappresentati in eterni sconfitti. E’ la legge fondamentale della Casta, un blocco di potere che usa le istituzioni per riprodurre e mantenere se stesso, massimizzando i propri benefici personali e non l’interesse nazionale. Antonio Merlo, direttore del dipartimento di Economia della Pennsylvania University è riuscito a trascrivere questi concetti in una formula matematica complessa che aggiunge al dibattito sulla casta parametri e valori che appartengono al mondo rigoroso e definitivo dei numeri, non a quello variegato e influenzabile delle opinioni.

    Perché usare la matematica per studiare la casta?

    “In realtà io volevo capire come si formano le carriere dei parlamentari italiani applicando le stesse nozioni che si usano in economia per studiare i comportamenti e le regole dei gruppi di lavoro di qualsiasi settore. E la matematica ci dice che in Italia gli incentivi a intraprendere una carriera politica sono cambiati tra la prima e la seconda Repubblica: oggi portano in parlamento una ceto politico qualitativamente peggiore del passato. Perché nella mediocracy si punta a candidare non chi assicura le migliori performance all’elettore ma all’organizzazione che li ha nominati, in altre parole non conta quanto sei bravo e apprezzato ma quanto sei disposto a tenere in vita il sistema. La matematica può rappresentare e riprodurre questo concetto complesso con il rigore dei numeri, senza il rischio delle deviazioni e delle variabili tipiche del linguaggio discorsivo e della dialettica politica”.

    Ma quel’è il meccanismo alla base della mediocrazia?

    “A differenza di quanto avviene nelle imprese di mercato l’incentivo è differito nel tempo e nella quantità. In pratica chi lavora per i partiti non viene ricompensato a dovere e nell’immediato per il suo impegno ma con una promessa tacita o esplicita di una carica elettiva o di una poltrona (di cui si è certi) e ben retribuita. Un congruo indennizzo alla fedeltà. Questo incentivo determina una selezione della classe dirigente di basso profilo che non è funzionale al Paese ma al partito che vota compatta per sostenerlo. Non a caso abbiamo il record di parlamentari non laureati ma gli stipendi più alti di sempre. Non a caso assistiamo a leggi vergognose per qualunque altro cittadino. L’Italia oggi è la regina indiscussa della mediocrazia che è la legge di equilibrio che tiene insieme il sistema della Seconda Repubblica, quella in cui governano i mediocri”.

    Tagli agli stipendi, dimezzamento dei parlamentari. Forse siamo a una svolta…

    “Alcune voci della bozza Calderoli sono condivisibili ma è forte il rischio che restino annunci o misure di facciata senza alcuna speranza di incidere sulla realtà. Mi spiego. L’Italia ha un duplice problema. E’ una mediocrazia e quindi ha tutti i difetti della casta al potere, con persone mediocri chiamate a decidere sulle leggi. Proprio per questo sono poche le speranze di un’azione riformatrice davvero efficace. La bozza non tocca il cuore del problema ma lo copre dietro a degli annunci ad effetto”.

    Perché non crede agli annunciati tagli?

    “Perché non c’è una volontà politica seria di metterli in pratica subito e con rigore come si vuole far pensare sull’onda emotiva dell’antipolitica. Lo dicono le date del provvedimento che si vuole approvare a giorni. Al di là del merito dei singoli tagli, gli interventi sono stati differiti deliberatamente alla prossima legislatura. In quella attuale non cambia nulla. I parlamentari si tengono i loro privilegi e questa scelta indica in realtà la volontà di incentivare il più possibile la durata del governo in carica, senza incidenti d’aula e con il voto compatto anche i fronte a provvedimenti che per qualsiasi cittadino di buon senso sarebbero inaccettabili”.

    Cosa bisognerebbe fare per avere una moderna democracy?

    “Bisognerebbe che la attuale classe dirigente facesse un passo indietro o i cittadini elettori uno in avanti. Una strada potrebbe essere quella di una costituente che richiami intorno a un tavolo le forze politiche, i giuristi, gli economisti insomma il meglio del Paese per coglierne i segnali e ridisegnare le strutture della democrazia a partire dai meccanismi di selezione della classe politica. Un sistema proporzionale uninominale toglierebbe ai partiti la certezza di governare e rischiando di perdere anche per un solo voto si troverebbero incentivati a candidare le personalità migliori e non degli yesman”.

    Ma se questa è la mediocracy all’italiana, Berlusconi chi è?

    “Lui è una star. Sulle sue doti non ci sono dubbi. Ma da un punto di vista strettamente analitico manca delle qualità necessarie a un leader per rispondere ai bisogni dei suoi cittadini. Non ha l’onestà, la conoscenza e il rispetto delle istituzioni e della politica. Ha massimizzato gli effetti negativi della mediocracy creando un intero Parlamento di eletti di scarso valore che, in quanto tali, lo seguono e votano a prescindere dall’interesse nazionale e dei loro elettori”.

    Che funzione svolgono in una mediocrazia i faccendieri e i corrotti d’Italia?

    “I lobbisti ci sono sempre stati. Ci sono anche negli Usa dover però sono sottoposti a regole ferree, hanno perfino un albo e se sgarri vai in galera. In Italia il lobbista è funzionale a ricomporre quella asimmetria non limpida tra i meccanismi e le richieste dell’economia reale e quelli della politica che funziona allo stesso modo ma ha sostituito al compenso in denaro l’assegnazione di cariche elettive e benefici. E’ un sistema premiale di favori che sfugge al controllo, fa lievitare i costi della politica e svolge una funzione di stampella a un sistema vecchio e malato”.

    Ma la mediocracy è arrivata al tramonto o può ancora peggiorare?

    “Non direi. La democrazia rappresentativa corre un rischio altissimo perché è al centro di due opposte tendenze. Quella del Paese che chiede di cambiare le regole e la qualità della classe politica e la classe politica di governo che segue gli incentivi utili a resistere al cambiamento, a garantire ad ogni costo la durata massima della legislatura. Questo spiega perché il Paese è in crisi ma i parlamentari non rinunciano a guadagnare più di tutti i colleghi europei e americani. Che i giudici vogliano punire corrotti e corruttori ma gli “yesman” della mediocracy si adoperino sistematicamente per propria totale impunità”.

    Antonio Merlo è professore di Economia e Direttore del Dipartimento di Economia alla University of Pennsylvania. Ha una laurea in Discipline Economiche e Sociali dall’Universita’ Bocconi e un dottorato in Economia dalla New York University. Il Professor Merlo e’ un esperto di economia pubblica, politica economica e economia della politica. Ha pubblicato numerosi lavori sulle carriere dei politici, la formazione e dissoluzione dei governi, e lo studio del sistema politico come settore dell’economia.



    Italia soffocata dalla Casta, Merlo: “Non bastano i tagli, serve una rivoluzione” | Thomas Mackinson | Il Fatto Quotidiano

  3. #3
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    Predefinito Rif: "Abbiamo la classe politica più vecchia Più assenteista. E più pagata al mondo"

    I FRIGO SONO PIENI.

    POSSONO FARE IL CAZZO CHE VOGLIONO.

    Quando si svuotano i frigo, fanno un pò di casino, il frigo si riempie e fine della rivoluzione.

    se si aspetta che certa gente si muova... iango:iango:
    I'm not a robot without emotions, I'm not what you see
    I've come to help you with your problems, so we can be free
    I'm not a hero, I'm not a savior, forget what you know
    I'm just a man whose circumstances went beyond his control
    Beyond my control

  4. #4
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    Predefinito Rif: "Abbiamo la classe politica più vecchia Più assenteista. E più pagata al mondo"

    però finalmente abbiamo un'analisi fondata su basi scientifiche... Difficile ora dargli torto....

 

 

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