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  1. #11
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Forte reazione popolare alle violenze: via i sussidi

    di Nicol Degli Innocenti

    Forte reazione popolare alle violenze: via i sussidi - Il Sole 24 ORE

    Oltre centomila persone hanno firmato una petizione online che chiede alle autorità di togliere immediatamente ogni tipo di sussidio statale ai responsabili delle violenze dei giorni scorsi in Inghilterra. Dato il livello di sostegno ricevuto, la proposta nata da internet verrà discussa in Parlamento: è la prima volta che succede in Gran Bretagna.

    Questo dimostra quanto sia forte la reazione popolare contro le violenze e il profondo risentimento degli inglesi contro i vandali e saccheggiatori che hanno devastato le loro città. La convinzione della gente è che non meritino la casa popolare, il sussidio di disoccupazione e la miriade di altri benefit che, nonostante i tagli annunciati dal Governo, rendono a molti più conveniente non lavorare.

    Per questo il premier David Cameron, che ha fiutato il vento, ieri in Parlamento ha annunciato che i responsabili delle violenze potranno essere sfrattati impunemente. Altre misure forti sono allo studio. Media, politici e polizia sono pieni di lodi per persone come la mamma di Salford, vicino Manchester, che ha trascinato per l'orecchio il figlio quindicenne alla stazione di polizia più vicina, costringendolo a costituirsi dopo averlo riconosciuto nelle foto diffuse dalle autorità mentre saccheggiava un negozio durante i tumulti di martedì sera. Dovunque vadano, i poliziotti per strada vengono accolti da pacche sulle spalle e sorrisi di incoraggiamento.

    E' come se in una fase di crisi economica in cui la disoccupazione aumenta e la vita è più difficile per tutti la gente "normale" non riesca a trovare alcuna comprensione o solidarietà per quelli che hanno saccheggiato negozi e incendiato auto. Le persone che nelle parole di Cameron pagano le tasse, rispettano la legge e ci tengono a mantenere pulito il proprio quartiere vogliono la linea dura contro chi non fa come loro. Prima ancora del Governo o della polizia, sono i normali cittadini inglesi ad avere optato per la politica di "tolleranza zero". Che però va gestita con molta cautela, dato che rischia di rendere incolmabile il già profondo divario tra i cosiddetti "haves" e gli "have-nots" nella società britannica.

    12 agosto 2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #12
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da Tyr Visualizza Messaggio
    TROVATEMI UN PASSO DEL VANGELO IN CUI SIA SCRITTO CHE DOBBIAMO ACCOGLIERE TUTTI INDISTINTAMENTE.
    Dobbiamo aiutare chiunque si trovi in difficoltà immediata, come illustra la parabola del buon samaritano; molto diverso è invece il problema di accogliere indistintamente, in modo stabile o addirittura permanente, masse di individui allogeni.
    Se si incontra un clandestino che sta morendo di fame, gli si offre un brodino, e poi lo si rispedisce a casina sua.
    Se si incontra un clandestino ferito, lo si porta al pronto soccorso, e poi lo si rispedisce a casina sua.
    Per quanto riguarda il tema dell’immigrazione, il Catechismo Universale della Chiesa Cattolica afferma che le regioni più ricche sono tenute ad accogliere gli immigrati solo "nella misura del possibile", e che "le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche".
    Quando monsignor Marchetto ha criticato la normativa sulla sicurezza del governo, che prevedeva anche l’introduzione del reato di clandestinità, il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, ha provveduto a manganellarlo doverosamente, chiarendo che l'opinione di Marchetto non è quella della Chiesa, e aggiungendo significativamente che, con l'applicazione delle nuove norme, "sarà più facile garantire quella sicurezza che i cittadini auspicano".
    "Ci sono interessi islamici dietro la pressione migratoria. L'Occidente cristiano ha già imbracciato le armi perché la schiavitù si riducesse quasi a zero. Così, alla fine delle Crociate, la schiavitù scomparve dall'Europa e rimase un fatto solo islamico. Anche oggi, dietro questi traffici ci sono intereressi islamici, che bisogna avere il coraggio di affrontare".
    Luigi Negri, vescovo di san Marino e Montefeltro



    Il Cardinale Joseph Ratzinger così si era espresso riguardo al problema dell’immigrazione di massa: "Il nostro dovere è aiutare questa gente a tornare in patria e a costruire lì una vita degna. Questa dev'essere la prospettiva."



    Pio XII, Enciclica "Summi Pontificatus":
    "Né è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali.
    Anche il divino Maestro diede esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria, piangendo sulle incombenti rovine della città santa."



    Non bisogna confondere ciò che dicono e fanno certi falsi cattolici o certi preti e vescovi indegni, con la Chiesa e la sua retta dottrina.
    Non tutti i cattolici sono catto-comunisti(cioè mente-catto-comunisti) o cattolici “adulti” (cioè adulterati). Ad esempio il seguente articolo, quasi filo-razzista, è tratto da “La Bussola”, quotidiano cattolico di opinione online….

    Inglesi dalla carnagione scura
    di Riccardo Cascioli
    C’è una cosa che salta agli occhi leggendo i giornali inglesi in questi giorni: praticamente mai si fa cenno al fatto che le periferie interessate dalle violenze di questi giorni siano abitate in prevalenza da immigrati. L’argomento è tabù: si discute di tagli alle spese sociali, di errori della polizia, di giovani senza prospettive, mai che si faccia riferimento al fatto che i quartieri delle grandi città inglesi siano divisi per appartenenza etnica.
    Africani e caraibici da una parte (vedi Tottenham), indiani da un’altra parte, cinesi in un’altra zona ancora, arabi e islamici (in maggioranza pachistani) altrove.
    Tutti mondi separati, che non comunicano fra di loro e men che meno con i nativi inglesi. Ma guai a farlo notare, l’ideologia del multiculturalismo è ancora dominante, il politicamente corretto vuole che si parli di inglesi e basta. Solo che le immagini e la realtà parlano chiaro.
    Allora per intenderci, senza rischiare di essere tacciati di razzismo, diremo che c’è un problema nelle zone abitate dagli inglesi di carnagione scura.
    La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Inglesi dalla carnagione scura

  3. #13
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    A me pare che questa notizia sconvolgente sia stata un poco trascurata, o silenziata…

    Monza, 18enne ucciso con una bottigliata
    Fermato un ecuadoriano
    I carabinieri di Monza hanno fermato un 17enne ecuadoriano, che avrebbe confessato la propria responsabilità nell’omicidio di Lorenzo Cenzato
    di Redazione
    Monza - Una discussione e poi una bottigliata fatale. Una lite per futili motivi, forse legati a una ragazza: sarebbe questa la causa del litigio che ieri a Sovico, in provincia di Monza e Brianza, ha visto un 18enne sgozzato con una bottiglia rotta. I carabinieri di Monza hanno fermato un 17enne ecuadoriano, che avrebbe confessato la propria responsabilità nell’omicidio di Lorenzo Cenzato. L’episodio è accaduto poco dopo le 15 di ieri nel centro del piccolo comune, in piazza Arturo Riva, dove Cenzato si trovava con altri amici. Al gruppo si è avvicinato, a bordo di uno scooter, il ragazzo sudamericano con il quale è nata una discussione. A questo punto l’ecuadoriano ha afferrato una bottiglia e, dopo averla rotta, ha colpito Lorenzo con un solo colpo mortale alla gola. Quindi è scappato con il suo scooter.

    MONZA: 18ENNE MUORE SGOZZATO DA UNA BOTTIGLIA A CAUSA DI UNA LITE
    (IRIS) - ROMA, 11 AGO - Muore a 18 anni a causa di una lite a Sovico, vicino Monza.
    Una morte tremedenda quella di Lorenzo Cenzato, tranciato alla carotide da una bottiglia e morto dissanguato ieri pomeriggio.
    A compiere il gesto un minorenne dell'Ecuodor, rintracciato e arrestato dai carabinieri.
    Stando ad una prima ricostruzione i due erano nel parco quando hanno iniziato a litigare. Il ragazzo dell'Ecuador infuriato avrebbe raccolto una bottiglia, spaccata e colpito volontariamente Lorenzo.
    Immediatamente vengono allertati i soccorsi. Arrivano l'ambulanza e l'elicottero del 118, poco dopo anche il sindaco di Sovico, Alfredo Colombo ma non c'è stato niente da fare.
    In pochi minuti e Lorenzo è morto sgozzato e dissanguato.
    Iris Press - MONZA: 18ENNE MUORE SGOZZATO DA UNA BOTTIGLIA A CAUSA DI UNA LITE

    Papà Renato: "Aveva tanti progetti"
    di Dario Crippa
    Il paese è un groviglio di sentimenti, di dolore, anche di rabbia: "Dovrebbero darlo a noi, se avessimo saputo chi era mica saremmo qui a parlare"
    Sovico, 11 agosto 2011 - «Aveva compiuto gli anni da poco, lo scorso febbraio e stava facendo la scuola guida... aveva appena passato gli orali ed era alla sua seconda guida. E a settembre doveva tornare a scuola, si era iscritto alla scuola di Agraria di Monza...».
    Renato Cenzato snocciola particolari della vita del suo Lorenzo come se si trovasse pure lui a un esame, il volto impietrito, il capo chino appoggiato alla scala che porta alla terrazza dove suo figlio ieri pomeriggio ha trovato la morte. Lorenzo era uscito di casa «intorno alle 14, ma non mi ha detto dove andava».
    Renato sospira. La moglie Carolina arriverà solo più tardi, avvertita della tragedia, assieme alla figlia maggiore Mara, 24 anni. Papà Renato, una vita a lavorare alla Gelsia (la multiutility di energia, gas e calore), ha ancora troppo da fare: deve stare a sentire i carabinieri che vengono a prenderlo sotto braccio, deve tentare di capire cosa sia potuto accadere a suo figlio («un ragazzo tranquillo, non mi ha mai detto che avesse avuto liti particolari con qualcuno», si premura di precisare). Deve provare a dare un senso a una morte che un senso, forse, non ce l’ha.
    Quando finalmente i carabinieri lo lasceranno andare a piangere con la sua famiglia, sarà in realtà lui l’unico con gli occhi asciutti a tentare di sostenerle tutte. Intanto, a lasciarsi andare in pianti lancinanti, ci sono le amiche di famiglia e i vicini di casa di via Torricelli, minuscola strada praticamente attaccata alla Beta Utensili a un paio da chilometri dal centro del paese, che si chiedono con la voce scossa dai singhiozzi come «farà adesso la Carolina».
    Un ragazzo intanto racconta: «Ho visto Sasha, l’amico di Lorenzo, pieno di sangue, Lorenzo era mio compagno alle scuole medie, anche se non era proprio mio amico, ci si incontrava per strada, era sempre in motorino...». Intanto uno degli amici di Lorenzo scuore la testa e ripete come in un mantra: «Non ci credo, non ci credo». «Eravano sempre assieme - confida un diciottenne di Albiate, alzando la testa quasi in atto di sfida, - stavamo facendo la patente, anche se lui era più avanti di me e aveva già fatto l’orale. Lo ripeto, qui bisognerebbe ormai uscire di casa con la pistola in tasca...».
    Il paese è un groviglio di sentimenti, di dolore, di contraddizioni. Nei giardinetti davanti alla biblioteca comunale, davanti al Municipio, giovani e anziani se ne restano immobili, quasi senza il coraggio di proferire parola, gli occhi puntati sulla terrazza. Sul muretto che porta alla scena del delitto si intravede ancora una scritta semicancellata: «W Don Luigi, W il novello sacerdote». E, nei giardinetti di fronte, un’altra frase, ma più nitida, tracciata a pennarello nero: «L’hai conquistata con una bottiglia...». Contraddizioni inconsapevoli, contraddizioni di paese.
    Una stranezza. Tutti si conoscono - dicono - ma nessuno sembra aver mai visto il ragazzo sudamericano che ha ucciso Lorenzo... «Dovrebbero darlo a noi, se avessimo saputo chi era mica saremmo qui a parlare» esplode di rabbia un altro ragazzo: «Lorenzo era un bravo ragazzo, un tipo tranquillo, giocavamo a pallone...».
    Il Giorno - Monza Brianza - Papà Renato: "Aveva tanti progetti"




  4. #14
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Adesso l'Europa chiude le porte agli stranieri I muratori? Se sono immigrati niente visto
    di Gabriele Villa
    In Francia dimezzate le professioni che danno diritto al permesso di soggiorno. E altri Paesi corrono ai ripari: Spagna e Olanda pronti a respingere anche i comunitari di troppo.
    Autodifesa. Difficile definirla in altro modo. Anche se qualcuno adesso comincerà a parlare di sciovinismo, razzismo e quant'altro. Resta il fatto che la Francia dalle «generose" grandi aperture agli immigrati (tranne quelli che vi arrivano, passando per l'Italia, vi ricordate le tensioni al valico di Ventimiglia?), la Francia che, ogni due per tre, dà lezioni di buone maniere all'Italia, ha deciso di cominciare a chiudere un po' di porte e un po' di finestre in faccia agli extracomunitari, in cerca di un lavoro regolare Oltralpe. La misura, ventilata già dalla primavera e tradotta in legge ieri, prevede una drastica riduzione, da 30 a 14, del numero di mestieri aperti ai non europei, che danno diritto al permesso di soggiorno.
    Le restrizioni più importanti riguardano l'informatica e l'edilizia. In buona sostanza, lo scopo «ufficiale» è quello di mantenere accessibili quei mestieri per i quali resta difficile trovare candidati tramite gli uffici di collocamento (che contano oggi in Francia 4 milioni di iscritti) ma l'altro obiettivo, nemmeno tanto recondito, resta quello di ridurre il numero di permessi di soggiorno (circa 20.000 nel 2010), concessi per motivi di lavoro. La «stretta», anche se esclude gli immigrati già residenti in modo stabile in Francia ed i Paesi, come la Tunisia ed il Senegal, con i quali la Francia ha accordi specifici in materia di flussi migratori, ha già sollevato polemiche. L'opposizione l'ha definita «una mossa politica in vista delle presidenziali del 2012», ma non è un mistero che la destra di Nicolas Sarkozy stia facendo della politica dell'immigrazione, legale e no, il cavallo di battaglia della campagna. Il ministro degli Interni, Claude Gueant, ha infatti più volte ribadito di voler ridurre il numero degli immigrati «legali», che entrano in Francia per lavoro, studi o per raggiungere la famiglia mentre per quanto riguarda i clandestini, ha annunciato nei giorni scorsi 17.500 espulsioni nei primi sette mesi del 2011. C'è da aggiungere che la Francia in questa manovra di «autodifesa» non è sola. É ancora fresca la brusca retromarcia, innescata dalla Spagna che, sempre «per motivi di sopravvivenza», dati i livelli allarmanti della disoccupazione nel Paese, ha ottenuto il via libera della Commissione europea e potrà quindi bloccare alla frontiera gli immigrati rumeni in cerca di occupazione. É la prima volta che nell'Unione viene adottato un provvedimento che limita in questo modo la circolazione dei lavoratori tra Stati membri. La preoccupazione iberica si era già manifestata il 22 Luglio, quando Madrid aveva annunciato limitazioni per i lavoratori del settore agricolo, impegnati nelle attività stagionali. Solo sei giorni dopo, il 28 luglio, il governo ha notificato a Bruxelles la richiesta di poter sospendere anche l'ingresso di tutti i lavoratori rumeni e per tutti i settori, considerata la grave crisi occupazionale (il tasso ha raggiunto il 21% contro il 9,9% della media dell'Eurozona e il 9,4% dell'Unione) e Bruxelles ha dato il permesso. Se è vero che quasi un giovane spagnolo su due è disoccupato è anche vero che quella dei rumeni in Spagna è la comunità che più continua a crescere: dal 2006 i rumeni presenti sono quadruplicati, e solo nel 2010 ne sono arrivati 33 mila. Oggi più di 300 mila residenti rumeni pagano i contributi sociali e 50 mila ricevono un sussidio di disoccupazione.
    E, per concludere, un altro segnale di forte preoccupazione è arrivato nei giorni scorsi anche dalla placida e multi culturale Olanda che ha affidato a Henk Kamp, ministro per gli Affari sociali e il lavoro, un improvviso ultimatum per rimandare a casa con decreto d'espulsione, gli stranieri ospiti nel Paese, ma disoccupati da più di tre mesi: «Dobbiamo sbarazzarci degli immigrati che non sono capaci d'integrarsi ma pretendono di vivere a lungo qui da noi», ha tuonato Kamp. Della serie: pochi giri di parole, ma un giro di vite.
    Adesso l'Europa chiude le porte agli stranieri I muratori? Se sono immigrati niente visto - Esteri - ilGiornale.it

    La Padania: “Tassiamo le rimesse degli immigrati”
    Roma – 25 agosto 2011 –La Lega vuole mettere le mani nelle tasche degli immigrati, (ri) tassandone i risparmi.
    “Rimesse straniere tassate per tenere soldi a casa nostra” propone oggi la Padania, riprendendo un’idea già lanciata qualche mese fa dai leghisti in Parlamento. “Quattro milioni e mezzo d’immigrati spediscono, più o meno, 1.500 euro l’anno, a testa, verso i loro Paesi di provenienza. In concreto, all’anno, sei miliardi e 750 milioni della nostra valuta pregiata che sparisce dal circuito economico nazionale”.
    Il quotidiano del Carroccio punta il dito sopratutto verso i cinesi, che spedirebbero la quota più consistente di rimesse e, orrore, “mantengono così, oltre 500mila familiari in Patria”. Questo mentre la merce cinese “ci invade ormai senza sosta”, insomma “come nei vasi comunicanti, ci stiamo svuotando sempre più a favore de vaso più grande”.
    La soluzione? “Una tassa sulle rimesse”, che “aiuterebbe quel processo di ristrutturazione dello Stato ormai imprescindibile”. I leghisti pensano di trattenere almeno l’1% dei soldi inviati, che “ogni anno porterebbe allo Stato più di 60 milioni di euro”, da gestire“in maniera federale, cioè facendoli tornare ai territori in cui sono stati prodotti”.


    IMMIGRATI: MARONI, ENTRO FINE ANNO 30 MILA RIMPATRI
    (ASCA) - Rimini, 26 ago - Entro fine anno ''contiamo di arrivare a 30 mila rimpatri''. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel suo intervento al Meeting di Rimini.
    Il responsabile del Viminale ha rilevato che in appena un anno e' cambiato il mondo. ''Sono saltate le dittature'' ma oggi si puo' dire che il ''fenomeno si sia stabilizzato'? Spero di si' ma in realta' non sappiamo cosa accadra' nei prossimi mesi''.
    Maroni ha sottolineato la drammaticita' dei flussi per effetto delle rivolte in Nord Africa. ''In 6/7 mesi sono arrivati 57 mila clandestini. Ma ne sono già stati rimpatriati 13 mila, e prevediamo di arrivare a 30 mila entro fine anno''.


    La padania 27-8-2011
    Il realismo del ministro piace
    ai ciellini
    ANDREA PIERSANTI
    RÉMIN - Sono gli applausi che non ti aspetti e che fanno riflettere.
    Il popolo del Meeting di Comunione e Liberazione ieri ha accolto
    Con molto calore la lucida esposizione del ministro Maroni
    sul problema degli immigrati. Applausi e un palpabile sentimento
    positivo di sintonia hanno accompagnato il suo intervento nella grande
    sala della Fiera di Rimini.
    Non era scontato.
    «È cambiato il mondo”, ha detto Maroni.
    Viviamo nell’anno della crisi libica e della cosiddetta primavera araba
    Che hanno portato sulle coste italiane più di cinquantamila africani
    (erano meno di cinquemila lo scorso anno). Alcuni luoghi comuni
    del buonismo acritico del passato quindi sono caduti travolti
    dalla forza di un'evidenza “qui e ora” che non si può più negare.
    Il termometro del Meeting lo registra con evidenza. Ieri mattina
    a Rimini il ministro Maroni e il professore di demografia
    Gian Carlo Blangiardo hanno tenuto una conferenza sul Mediterraneo.
    Rischi e problematicità sono stati esposti con chiarezza. In modo
    particolare ha colpito la ruvida evidenza dei dati demografici
    esposti dal professor Blangiardo. La platea ha seguito con attenzione
    e con simpatia. L’accoglienza dello straniero insomma è diventata
    un grave problema da affrontare con serietà e rigore.
    Anche il tema dell’invasione degli stranieri, alla fine, è uscito
    dal cono d’ombra della demagogia. «Non è detto che, essendo
    senza armi, un’invasione apparentemente pacifica come quella
    che stiamo vivendo non sia altrettanto aggressiva di un’invasione
    militare», ha detto il giornalista ciellino Robi Ronza prima di dare
    la parola a Maroni.
    È proprio cambiato il mondo...

  5. #15
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    C’è crisi? Pensioni regalate agli immigrati
    di Monica Bottino
    La pensione «regalata» dall’Inps agli immigrati con più di 65 anni che abbiano la residenza in Italia non va giù. Non è un privilegio nuovo, è il governo di Giuliano Amato che gliela offrì con una legge ad hoc nel 2000, ma cambia poco. E in momenti come quelli che stiamo vivendo, alla prese con una crisi feroce, non sono molti gli italiani che possono far finta di nulla di fronte a un vitalizio che si avvicina a (esentasse) a circa 500 euro al mese. Così Gianni Plinio, politico di lungo corso, oggi responsabile regionale del Pdl per la sicurezza, ha deciso di prendere in mano carta e penna e scrivere al ministro Tremonti.
    «È una beffa ed un’ingiustizia nei confronti di tanti pensionati italiani! - tuona Plinio - Grazie a questa legge del 2000 varata dal Governo di centrosinistra di Giuliano Amato agli extracomunitari ultrasessantacinquenni senza reddito vengono erogate dall'Inps pensioni sociali di quasi 500 euro al mese esentasse. E ciò anche in assenza di qualsivoglia contributo pregresso econ possibilità di riscossione anche in caso di rientro dello immigrato nel proprio Paese di origine. Si stima che la spesa totale annua per le pensioni degli immigrati si aggiri sui 50 milioni di euro». La legge Amato che fu perfezionata qualche anno più tardi dal governo Prodi, dal 2009 richiede la residenza in Italia da almeno dieci anni. Il nuovo requisito di dieci anni di soggiorno legale necessario ai fini del perfezionamento del diritto all’assegno sociale è stato introdotto dal Governo di Berlusconi il DL 112/2008 convertito in legge n. 133 del 6 agosto 2008 per evitare che cittadini stranieri immigrati in Italia sulla base della semplice iscrizione anagrafica possano usufruire della prestazione assistenziale, in presenza ovviamente delle condizioni reddituali richieste.
    La nuova normativa ha sostituito quella di Amato che prevedeva la residenza in Italia senza alcun requisito temporale.
    Ma intanto tutti coloro che hanno potuto chiedere il benefit l’hanno fatto e ad oggi si calcola che l’esborso sia di circa 50milioni di euro all’anno.
    «Questo ingente esborso di pubblico denaro va eliminato - tuona Plinio - soprattutto in epoche difficili come le attuali in cui si richiedono ulteriori sacrifici anche a tanti pensionati sociali liguri che ricevono un assegno talora di importo inferiore pur avendo versato contributi e pagato tasse per una vita intera».
    Non è escluso, infatti, che a causa delle difficoltà a eseguire controlli capillari sui propri beneficiari, l’Inps possa erogare tali vitalizia anche a persone che con il passare del tempo sono rientrate nel paese d’origine. In più con l’allargamento dei confini dell’Unione Europea potrebbero essere chiesti all’Italia anche sacrifici a favore di stranieri provenienti dalle giovani e difficili realtà dell’Est.
    «Tale privilegio va abrogato - ha consigliato a Tremonti Plinio nelle sua lettera - Si comincerebbe a fare un po’ respirare le casse asfittiche dell’Inps».
    «Eliminiamo la legge che regala 500 euro al mese agli stranieri» - Genova - ilGiornale.it

    Meglio non essere italiani
    Il paradosso del buonismo di facciata, sta tutto in due storie di cronaca appena successe a Torino e dintorni. La prima, quella di un 65enne di Lanzo torinese (mica di San Paolo del Brasile) che, non potendo più pagare l’affitto, è morto per un malore nell’auto che era diventata anche la sua abitazione da qualche tempo. L’altra storia, riportata dal quotidiano della Fiat, è quella di una famiglia – padre e madre pensionati, figlia disoccupata – che ormai da settimane vive nella propria macchina , in un parcheggio di Torino: i vigili, bontà loro, chiudono un occhio e non danno multe per divieto di sosta, i commercianti della zona offrono un po’ di pane e viveri ai tre diseredati.
    Già, sono italiani. Indigenti. Non hanno tutele sociali, non hanno paracadute. La famigliola del parcheggio ha chiesto in assegnazione una casa popolare, ma pare che i tre non abbiano i requisiti. Si tratta di storie che, in un Paese civile, farebbero accapponare la pelle di per sé.Vivono in macchina lei, incinta perde il bimbo - Firenze - Repubblica.it Ma qui da noi, oltre la beffa, c’è anche il danno: perché se, colti da catastrofe umanitaria, migliaia di cittadini stranieri decidono di solcare il mare e approdare sulle nostre ridenti coste, troviamo loro un tetto sotto il quale ripararsi. Un campo profughi e, se non c’è, un comodo albergo a spese del contribuente. Italiano. Una diaria di 50 euro per sbarcare il lunario che, al mese, fa 1.500 euro.
    Perché noi siamo un Paese civile. Ma solo con gli altri, specialmente se vanno sui giornali. Persone che hanno lavorato tutta la vita, le cui famiglie nelle generazioni hanno contribuito a creare e formare la nostra comunità, la nostra Patria (sventolata da destra e da manca solo quando ci chiedono le tasse) sono lasciate indietro, abbandonate, dimenticate. E forse non si tratta neanche di razzismo al contrario: se arrivano migliaia di persone, c’è un problema visibile e bisogna risolverlo. Quindi si spendono soldi pubblici. Se un anziano vive in macchina e nessuno lo sa, non c’è un politicante che se ne preoccupi.
    Chiaro, dopo l’articolo della “busiarda”, è probabile che un tetto ai tre sventurati del parcheggio lo si troverà. Ora il problema esiste, perché se n’è parlato sui media. Ma uno Stato normale dovrebbe prescindere da queste miserie di visibilità. Dovrebbe essere solidale con gli altri, se può permetterselo, ma prima di tutto dovrebbe garantire ai suoi cittadini una sopravvivenza decorosa.
    Questa è La Lega: Meglio non essere italiani

  6. #16
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Pensioni gratis agli stranieri, è boom
    Pier Luigi Salinaro
    Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
    Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il vitalizio
    Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni
    Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d' assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l'Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell'ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all'Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual'è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
    Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
    Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava "pensione sociale".
    Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell'allora governo Amato) che ha riconosciuto l'assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
    Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
    L'extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all'Inps. Qui l'interessato autocertifica l'assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L'Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l'anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all'anno, senza aver mai versato alcun contributo all'Inps.
    Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell'assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
    C'è poi un altro particolare che sa tanto di "beffa": se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l'assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da "nababbi". Le domande degli stranieri per l'assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall'Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.
    Pensioni gratis agli stranieri, è boom - l’Espresso

    In Italia l’extracomunitario supera il test universitario con 20/80 e all’italiano non basta 40/80
    Ha fatto scalpore e sta girando su Facebook la lettera di uno studente de L’Aquila che denuncia un caso di discriminazione nei confronti degli italiani: nel test d’esame di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia della sua città, i posti riservati agli italiani erano 111, quelli riservati agli extracomunitari 25. Il problema è che gli extracomunitari che si sono presentati al test erano solo 27, il venticinquestimo in graduatoria ha totalizzato il punteggio ridicolo di 2/80.
    Inutile dire che uno studente che passa un test con 2/80 probabilmente non diventerà mai medico, quindi la separazione delle liste per agevolare gli extracomunitari appare del tutto fuori luogo. Fortunatamente da quest’anno, solo da quest’anno, è stato introdotto dal ministro Maria Stella Gelmini un limite minimo consistente in 20/80 di punteggio per poter ottenere l’immatricolazione. Questo perché fino all’anno scorso un extracomunitario, agevolato dalle liste separate, poteva superare il test di ammissione anche con punteggi sotto lo zero come -0.25/80.
    Qualcuno ha avanzato il sospetto che tale lettera riportasse una bufala. In realtà è tutto vero. Le liste separate esistono, eccome. E da anni.
    Come si può apprendere dal sito del Ministero dell’Istruzione, Home - Miur, tutte le Università Statali italiane riservano per i corsi di laurea a numero chiuso una grande percentuale di posti a beneficio esclusivo di studenti stranieri extracomunitari.
    Ad esempio, solo per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia, nell’anno accademico 2010/2011 sono stati destinati 8.500 posti per gli studenti italiani e appartenenti alla Comunità Europea, 474 posti riservati unicamente a extracomunitari, più addirittura 52 posti a beneficio esclusivo di studenti con cittadinanza cinese. La prova d’esame è unica per tutti, e ci mancherebbe. Unica concessione: gli stranieri devono dimostrare la propria buona conoscenza della lingua italiana.
    Rimanendo nell’ambito delle cifre attinenti a Medicina e Chirurgia, se si fossero presentati solo 300 extracomunitari, i rimanenti 174 posti disponibili non sarebbero stati presi da italiani. Sarebbero rimasti vuoti. Idem se non si fosse presentato alcun extracomunitario o cinese: 474+52 posti totalmente inutilizzati.
    Le “quote extracomunitarie” negli Atenei aumentano negli anni. Ma gli extracomunitari che si presentano ai test di ammissione non sono mai così tanti. Così succede che i posti riservati agli italiani rappresentano una percentuale risibile in confronto alla totalità degli italiani che partecipano ai test di ammissione, mentre quelli riservati a extracomunitari o cinesi, questi ultimi come detto hanno una lista tutta loro, a volte non vengono neppure riempiti. Ed ecco che un italiano rischia di non farcela totalizzando anche 50/80, mentre un extracomunitario accedeva persino con 0/80 e da quest’anno, consoliamoci, può passare con 20/80, punteggio che si può in ogni casoottenere anche rispondendo a caso.
    Tutto regolare, perché le “quote extracomunitarie” sono pure pagate. Profumatamente. Ma non dai Paesi d’origine, bensì dalla Comunità Europea. Albania, Marocco, Romania si guardano bene dal pagare i posti riservati nelle Università ai loro giovani che emigrano in Italia. I finanziamenti arrivano dall’Ue, quindi si tratta di soldi pubblici di cittadini anche italiani.
    Non si dica che, essendo liste separate, gli studenti extracomunitari non rubano posti agli italiani: basterebbe ci fosse una graduatoria unica, basata solo sui punteggi e quindi sul merito, e non si verificherebbero anomalie di questo tipo.
    E non si faccia neppure l’esempio dell’Erasmus: in questo caso si verifica sempre uno “scambio” tra studenti di diversi Paesi. Inoltre gli universitari, italiani e non, che usufruiscono del progetto pagano cifre anche non banali per accedere a certi servizi.
    Riportiamo l’abusato e citato, spesso a sproposito, articolo 3 della Costituzione italiana:
    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    Ma allora, perché liste separate nei test di ammissione? E perché “no alle classi separate” e “sì alle liste separate per i test di ammissione”?
    Discriminazione nei confronti degli studenti italiani | Adriana Bolchini

    Il giudice mette al bando la parola extracomunitari "Espressione negativa"
    di Redazione
    Polizia giudiziaria e forze dell'ordine dovranno chiamare "cittadini stranieri" gli immigrati. E Forza Nuova insorge: "Dichiarazioni estremamente gravi".
    Savona - Quando si parla di immigrazione, e in generale di categorie deboli della popolazione, bisogna sempre confrontarsi con lo spinoso problema dell'uso dei termini. Così, all'insegna del politically correct, il procuratore di Savona Francantonio Granero ha deciso di chiedere a tutti i dipendenti degli uffici di polizia giudiziaria e alle forze dell'ordine di non usare più la parola "extracomunitario". Secondo il procuratore, che firmerà nei prossimi giorni la circolare, il termine ha infatti assunto un'accezione negativa e dovrà per questo motivo essere sostituita con il più neutrale "cittadino straniero".
    E, a poche ore dall'indiscrezione, il provvedimento ha già suscitato polemiche. I primi ad indignarsi sono stati gli esponenti di Forza Nuova che giudica "estremamente gravi" le dichiarazioni di Granero. "Nascondere la verità, nascondere l’evidenza dei fatti, confondere l’opinione pubblica con terminologie ambigue, ergersi a difesa di uomini e donne che molto spesso clandestini non avrebbero neanche il diritto di risiedere sul territorio nazionale, è diventato di moda da parte delle diverse istituzioni".
    Il giudice mette al bando la parola extracomunitari "Espressione negativa" - Interni - ilGiornale.it

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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Alassio, shock dopo la violenza
    "Vietato l'ingresso ai marocchini"
    Sabato notte un nordafricano aveva tentato di stuprare la figlia della titolare: "Il locale è mio e decido chi far entrare"
    "Vietato l'ingresso ai marocchini". E' il cartello appeso da questa mattina in un bar di Alassio dopo che la barista, figlia della proprietaria, ha subito un tentativo di stupro da parte di un nordafricano.
    Il tentativo di violenza sabato notte, mentre la ragazza stava tornando a casa dal lavoro. L'uomo, 30 anni, ha ferito la giovane donna con un coccio di bottiglia, ma è stato messo in fuga dalle sue urla e, poco dopo, arrestato. "Da oggi tutti gli extracomunitari che metteranno piede nel mio bar - annuncia la proprietaria del locale - saranno cacciati. Il locale è mio e decido io cosa fare".
    Alassio, shock dopo la violenza "Vietato l'ingresso ai marocchini" - Genova - Repubblica.it



    Le boiate pazzesche di Ermanno Olmi
    di Mario Palmaro
    “La Chiesa dovrebbe essere una casa che accoglie, non deve domandare se una persona è credente o no. I cattolici dovrebbero ricordarsi di essere cristiani. Non bisogna inginocchiarsi davanti al crocifisso, che è solo un simulacro di cartone, ma verso chi soffre come gli extracomunitari”. A parlare è Ermanno Olmi, soi disant regista cattolico, che in questi giorni è al Festival del Cinema di Venezia per presentare il suo film Il Villaggio di cartone.
    Le farneticazioni di Olmi potrebbero anche lasciarci indifferenti, considerato che il mondo moderno ci ha fatto sviluppare una considerevole quantità di pelo sullo stomaco, e siamo abituati a sentirne davvero di tutti i colori, quando c’è da sparlare della Chiesa cattolica. Ovviamente, guai se l’oggetto delle offese fosse una religione diversa: si scatenerebbe un putiferio. Ma tirare un po’ di fango su Roma e sul Papa è uno sport sempre apprezzato. Così è successo anche a Olmi, che è stato accolto da uno stuolo di critici pronti a sviolinarlo per il suo “film-capolavoro””, che in verità Francesco Borgonovo su Libero ha paragonato alla mitica Corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Dicevamo che si potrebbe lasciar perdere, e buona notte, se non fosse che il nostro uomo è un accreditatissimo uomo-di-cultura-ritenuto-cattolico…
    Olmi è padrone di continuare a fare i suoi film, che tanto non vede praticamente nessuno. Ed è anche padrone di dire le sciocchezze che ha inanellato nei giorni scorsi. L’importante è che non pretenda di parlare “da cattolico”.
    Perché uno che invita a non inginocchiarsi davanti al crocifisso, definendolo “simulacro di cartone” (sic) cattolico non lo è affatto. In quelle parole non c’è solo dabbenaggine, ma anche livorosa malevolenza e inquietante compiacimento per la provocazione blasfema. Ma c’è dell’altro.
    Il film di Olmi è a suo modo un perfetto manifesto di quel falso “cattolicesimo suicidato” che si dissolve nel solidarismo e nell’ossessione del primato degli ultimi. Vi si racconta infatti di una chiesa che viene sconsacrata, e del vecchio parroco che – superato il primo sconcerto – la trasforma in un luogo di accoglienza per immigrati. Invece che adorare Dio che si fa uomo in Gesù Cristo crocifisso, la “chiesa” di Olmi si mette ad adorare l’uomo che si fa dio, togliendo di mezzo Cristo e il mistero dell’incarnazione.
    E’ l’umanesimo ateo che soppianta il cattolicesimo, è l’attivismo per i più poveri che rimpiazza la preghiera, è il relativismo della volontà che rimpiazza il realismo della verità. E infatti il regista-predicatore, determinato a cantarle ai cattolici papisti, rincara la dose, dicendo che “non possiamo avere solo certezze; ognuna di esse è una ferita che portiamo alla fede. Il peso dei dubbi deve essere superiore alla stessa fede”.
    Forse nemmeno Odifreddi, Severino, Galimberti e Cacciari, schierati insieme a coorte, avrebbero saputo dir meglio qualche cosa di così totalmente non cattolico e, insieme, di così desolatamente banale. Sarebbe poi una buona cosa che d’ora in avanti di immigrazione parlassero solo le persone comuni: quelle che vivono gomito a gomito con gli extracomunitari, fanno la spesa nel quartiere, vanno al lavoro in autobus; insomma, solo quelle persone che non fanno i registi, o i critici cinematografici, vivendo magari ai Parioli o in qualche quartiere superlusso dove l’unico immigrato è la colf. O, vista l’età di certi cineasti, la badante moldava.



    Gli abbonati alla retorica facile si fanno belli con gli immigrati
    di Pedro Armocida
    Venezia-«Il cinema con i migranti». No, non è il titolo di un film (anche se alla Mostra ci sono una quindicina di variazioni cinematografiche sul tema) ma quello di un appello, firmato tra gli altri da Valerio Mastandrea, Elio Germano, Marco Paolini, Giuseppe Battiston, Marco Tullio Giordana, con cui «noi registi, attori, produttori e artisti del mondo del cinema vogliamo lanciare un messaggio all’opinione pubblica e alle istituzioni, per contribuire alla costruzione di una società meno soggetta a chiusure e derive xenofobe e più preparata a comprendere i flussi di immigrazione e a dialogare con i nuovi cittadini». Nella giornata che ospita Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno, il film-caso della Mostra (interpretato - guarda un po’ - proprio da Valerio Mastandrea il più attivo nella diffusione dell’appello e nella chiamata a raccolta dei colleghi) accusato dalla Lega di rappresentare i veneti come dei «razzistelli», ecco che il testo completo dell’appello snocciola ben sei punti come un vero e proprio programma politico: 1. S’intensifichino gli sforzi a livello internazionale per ridurre l'eccidio intollerabile di profughi in fuga dalla Libia; 2. Sia concessa ai profughi protezione umanitaria; 3. Non si replichi la politica dei respingimenti; 4. Abolizione del reato di clandestinità e blocco del prolungamento a 18 mesi della detenzione nei Cie; 5. Venga studiato un programma di diffusione culturale e sociale di pratiche di accoglienza e integrazione; 6. Venga riconosciuta la piena cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia.
    Intanto ieri sera è stato proiettato in anteprima Cose dell’altro mondo, presentato nella sezione «Controcampo Italiano» e da oggi nelle sale distribuito da Medusa, che tratta l’immigrazione con i toni grotteschi della commedia con il protagonista Golfetto, un industriale e mattatore di una tv privata (interpretato da un istrionico Diego Abatantuono)

    che si diverte a mettere in scena un teatrino razzista in cui si augura che gli immigrati scompaiono. E nel film, girato con polemiche a Treviso e remake del messicano Un día sin mexicanos di Sergio Arau (il secondo film di maggiore incasso in quel paese), un bel giorno magicamente tutti gli immigrati scompaiono gettando il paese nel caos: fabbriche ferme, niente badanti, infermiere, prostitute... Alla fine lo stesso Abatantuono (la cui figura per molti s’ispira a quella del battagliero imprenditore veneto Giorgio Panto - e infatti il figlio aveva minacciato querela - proprietario anche della tv Antenna 3 morto in un incidente aereo nel 2006 proprio qui, nei cieli della laguna veneziana) lancerà un accorato appello per il loro ritorno. Risate e applausi. Bene, bravi, bis.
    Ora però provate anche a immaginare un’Italia in cui scompaia il Nord-Est «razzistello», motore della nostra economia.
    L’happy end ce lo scordiamo…
    Gli abbonati alla retorica facile si fanno belli con gli immigrati - Spettacoli - ilGiornale.it


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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Io picchiato dalla gang
    «Zona nostra, niente foto»
    Genova - Una coppia che si bacia in un portone. Un uomo che spacca bottiglie di vetro prese dal contenitore della differenziata contro un muro. Un giornalista che passa di lì con alcuni colleghi vede la scena e scatta d’istinto: afferra il telefonino e, in attesa di capire cosa stia succedendo, punta l’obiettivo fotografico sulla piazza dove si svolge la scena (piazza della Stampa, nel centro storico).
    Ed ecco che un gruppo di uomini spunta da un vicolo, ignora la persona con la bottiglia in mano e si scaglia contro il fotoreporter e i suoi colleghi: «Che cosa state facendo? Qui non si fotografa nulla, non c’è niente da fotografare, non potete scattare foto qui nella nostra zona». Infine, a conclusione della sfuriata, lo stesso gruppo scippa il giornalista del borsello dove nel frattempo era stato riposto il telefonino (con la foto incriminata). Viene recuperato grazie a un inseguimento ma del cellulare non c’è più traccia e, segno di spregio, nemmeno delle sigarette.
    «Nel gruppo uno in particolare ce l’aveva con me - racconta G. D. -, diceva che mi avrebbe ammazzato di botte se non avessi messo via il telefonino. Un altro, con gli occhiali, cercava di calmarlo ma allo stesso tempo ribadiva che non avrei dovuto, che non potevo in nessun caso fotografare quello che stava succedendo. E questo anche se, probabilmente nemmeno lo conoscevano il magrebino che spaccava le bottiglie. E pensare che tutto è cominciato perché temevamo che quell’uomo se la volesse prendere con i ragazzi che si baciavano. Una situazione assurda. Ma, probabilmente, la foto proverei a rifarla».
    Ma torniamo all’altra sera. Dopo lo scippo, G. D., si getta all’inseguimento del gruppo, e quasi lo raggiunge. Quello che aveva preso il borsello, lo lascia cadere, ormai è vuoto. Passa qualche decina di minuti e un uomo dà fuoco al portone della ex in vico della Stampa (a due passi dalla piazza dello scippo) con una bottiglia di vetro riempita di benzina (il fuoco viene poi spento da una volante di polizia che era stata chiamata per lo scippo).
    Non c’è quasi dubbio che fosse lo stesso uomo che qualche minuto prima spaccava i vetri nella piazza adiacente al vicolo: un marocchino di 22 anni, come ha chiarito l’ex fidanzata alla polizia, una lituana di 32 anni.
    Ma chi era quel gruppo che, senza nemmeno conoscere l’uomo con la bottiglia (almeno apparentemente) , si è sentito in dovere di battezzare il giornalista comportandosi da “ras del quartiere”? Perché quegli uomini non volevano che si scattassero foto in piazza? Che cosa sta succedendo nei vicoli di Genova?
    «Quelli che mi hanno aggredito erano certamente africani - racconta ancora il giornalista che è anche stato lievemente ferito mentre tentava di trattenere il borsello - si comportavano come i padroni del territorio, non hanno dato segno di conoscere l’uomo che spaccava i vetri, più chiaro di pelle rispetto agli altri che erano decisamente scuri, centrafricani o provenienti dall’Africa Occidentale. Naturalmente non saprei dire la nazionalità».
    Al di là delle impressioni, l’accaduto si può spiegare con il cambiamento della geografia criminale del centro storico di Genova: è un dato di fatto, confermato anche da interlocutori qualificati all’interno delle forze dell’ordine, che le zone di influenza e di potere - queste sì, divise per etnie - stanno cambiando. I nordafricani hanno fatto il salto criminale dal piccolo spaccio di strada ad altri e traffici di più alto livello. La zona di influenza dei “boss” africani di via Prè si sta espandendo fin oltre San Lorenzo, portando con sé anche spaccio, prostituzione, microcriminalità sempre più violenta. E quello strano controllo del territorio di cui ha fatto le spese il giornalista.
    L’altra notte in piazza della stampa - Io picchiato dalla gang

    Sprechi: i clandestini fumano, gli italiani pagano
    E a Lampedusa vengono bruciati 450mila euro
    di Mariateresa Conti
    Ecco l'Italia degli sprechi: follia a Lampedusa. Il Viminale dà alla coop "Lampedusa Accoglienza" che assicura l'assistenza 33 euro al giorno a persona. Tre le voci di spesa, pure le "bionde". Bruciati 450mila euro in soltanto nove mesi
    Quattrocentocinquantamila euro, è proprio il caso di dirlo, in fumo. Non stia*mo parlando dell’ennesimo spreco di un Comune, o delle spese folli di qualche am*ministrazione pubblica. Ma di spese folli, o che a dir poco destano almeno qualche perplessità, pur sempre si tratta. Già, perché 450mila euro, appunto, è la cifra che dall’inizio del 2011 la cooperativa «Lampedusa Accoglienza», cui è affidata la gestione dei centri di permanenza temporanea, ha speso per una voce che tutto è meno che un genere di prima necessità: le sigarette. Quattrocentocinquantamila euro di «bionde» in nove mesi, una cifra apparentemente abnorme. Una cifra consistente, che dà anche l’idea del business che vive attorno al dramma dell’emergenza immigrazione. Già, perché «Lampedusa Accoglienza», che gestisce i due centri presenti sull’isola - quello di contrada Imbriacola, dato alle fiamme qualche giorno fa dai tunisini che non volevano essere rimpatriati, e quello sito nell’ex base Loran, che ospita i minori- non è che paghi di tasca propria le sigarette. Il fumo, come le schede telefoniche, gli abiti, i pasti, le medicine e tutto il resto fa parte dei 33,42 euro al giorno, per immigrato, che il ministero dell’Interno ver*sa alla cooperativa che garantisce l’assistenza. Cooperativa che, in questo 2011 di emergenza sbarchi, ha dato lavoro a 130 persone.
    Ma le spese per la nicotina, in tempo di ristrettezze per tutti causa crisi, non si potevano risparmiare? L’amministratore di «Lampedusa Accoglienza», Cono Galipò, allarga le braccia: «La voce – spiega – è espressamente prevista dal capitolato d’appalto col ministero dell’Interno. Soprattutto i nordafricani fumano molto, e le sigarette fungono per certi versi anche da tranquillante. Secondo gli accordi dobbiamo dare un pacchetto da dieci sigarette al giorno ad ogni immigrato maggiorenne. Faccia un po’ i conti, un pacchetto da 10 costa due euro, moltiplicato per i milioni di immigrati che da gennaio ad oggi sono arrivati, ed ecco che si arriva ai 450mila euro». Paradosso nel paradosso. I 450mila euro di sigarette sono solo una delle voci di spesa. Ci sono infatti le schede telefoniche - una, da cinque euro, ogni dieci giorni - e poi detersivi, sapone, indumenti. E poi naturalmente i pasti, tre al giorno.


  9. #19
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Rixi sui Codici Verdi "che i Liguri non paghino anche per gli immigrati"
    Intervento di Edoardo Rixi, Capogruppo della Lega Nord in Regione Liguria, riguardo la volontà della Giunta di sinistra di introdurre il ticket sanitario per i Codici Verdi.
    Secondo Rixi “Purtroppo il momento di crisi è evidente. Tuttavia occorrono regole certe e chiare per tutti. Oggi” spiega l’esponente leghista “gran parte dei Codici Verdi vengono effettuati su immigrati, regolari e non. Se è evidente che le cure mediche devono essere garantite a chiunque ne abbia bisogno è purtroppo anche risaputo che far pagare i servizi sanitari agli extracomunitari spesso è un’impresa assai ardua.
    Di conseguenza non vorremmo che di fronte all’introduzione dei ticket si finisse con la solita formula all’italiana in cui i liguri pagano per tutti, compresi i furbi che grazie alle pastoie burocratiche ed al perbenismo di maniera, che spesso domina nelle Giunte di sinistra, fanno degli immigrati dei soggetti privilegiati. Basti pensare che già oggi i ticket per i Codici Bianchi raramente sono pagati dagli immigrati che ne usufruiscono.
    Per questi motivi ho chiesto rassicurazioni e dati certi all’Assessore alla Sanità tramite un’Interrogazione depositata in Consiglio Regionale. Se ticket deve essere che sia per tutti, indifferentemente dalla provenienza” conclude il Capogruppo del Carroccio.
    Solidarieta': Rixi sui Codici Verdi "che i Liguri non paghino anche per gli immigrati"

    Germania: “Siamo gli ultimi tre bambini tedeschi della nostra scuola”
    Talina 11 anni, Svenja, 11 anni, e Jason, 9 anni, non comprendono una sola parola pronunciata durante la ricreazione. I loro compagni parlano soltanto il Turco o l’ arabo. In classe, spiegano le parole tedesche.
    Sono gli ultimi bambini tedeschi alla scuola elementare Jens Nydahl sulla via Kohlfurter (Kreuzberg). Il 99% dei 313 allievi sono derivati dall’immigrazione. I genitori di 285 di questi allievi ricevono un aiuto finanziario dallo Stato.
    Talina è al sesto anno. Sua madre, Maria, 45 anni, dice: “Quando ha cominciato la scuola i suoi compagni di classe non potevano neppure dire ‘grazie’ , ‘per piacere’ o ‘buongiorno’. I bambini tedeschi sono trattati da ‘abbuffatori di porco’’. La sua compagna di classe Svenja si lamenta: “Vorrei avere più compagni che parlano la mia lingua„. La madre di Jason, da parte sua trova che “é un peccato che ci sono così pochi bambini tedeschi a scuola.„
    Un delegato alla gioventù ha dichiarato a Bild: “Abbiamo provato invano ad avere un magior numero di bambini tedeschi nella scuola. Ci concentriamo ormai sulla clientela che abbiamo. La caffetteria non serve più il maiale„.
    Le preoccupazioni dei genitori e degli insegnanti non sembrano interessare i responsabili. Il consulente per l’istruzione, Monika Herrmann (47 anni, partito dei verdi), afferma che “il numero di bambini derivati dall’immigrazione che partecipano a questa scuola non fa assolutamente alcuna differenza".
    Germania: “Siamo gli ultimi tre bambini tedeschi della nostra scuola” | Adriana Bolchini


  10. #20
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    Predefinito Rif: I nostri amici immigrati

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Germania: “Siamo gli ultimi tre bambini tedeschi della nostra scuola”
    Talina 11 anni, Svenja, 11 anni, e Jason, 9 anni, non comprendono una sola parola pronunciata durante la ricreazione. I loro compagni parlano soltanto il Turco o l’ arabo. In classe, spiegano le parole tedesche.
    Sono gli ultimi bambini tedeschi alla scuola elementare Jens Nydahl sulla via Kohlfurter (Kreuzberg). Il 99% dei 313 allievi sono derivati dall’immigrazione. I genitori di 285 di questi allievi ricevono un aiuto finanziario dallo Stato.
    Talina è al sesto anno. Sua madre, Maria, 45 anni, dice: “Quando ha cominciato la scuola i suoi compagni di classe non potevano neppure dire ‘grazie’ , ‘per piacere’ o ‘buongiorno’. I bambini tedeschi sono trattati da ‘abbuffatori di porco’’. La sua compagna di classe Svenja si lamenta: “Vorrei avere più compagni che parlano la mia lingua„. La madre di Jason, da parte sua trova che “é un peccato che ci sono così pochi bambini tedeschi a scuola.„
    Un delegato alla gioventù ha dichiarato a Bild: “Abbiamo provato invano ad avere un magior numero di bambini tedeschi nella scuola. Ci concentriamo ormai sulla clientela che abbiamo. La caffetteria non serve più il maiale„.
    Le preoccupazioni dei genitori e degli insegnanti non sembrano interessare i responsabili. Il consulente per l’istruzione, Monika Herrmann (47 anni, partito dei verdi), afferma che “il numero di bambini derivati dall’immigrazione che partecipano a questa scuola non fa assolutamente alcuna differenza".
    Germania: “Siamo gli ultimi tre bambini tedeschi della nostra scuola” | Adriana Bolchini


    ce ne sono anche da noi di scuole così ....

 

 
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