
Originariamente Scritto da
Giò91
Però, come emerge in realtà anche nel tuo discorso, il credente vede questi beni finiti come mezzi per raggiungere il fine supremo che è quello della beatitudine celeste e come tali li considera e utilizza. La povertà evangelica, lungi da qualsiasi pauperismo moralistico, consiste in ciò: "I poveri di spirito, secondo il Vangelo, sono quelli che hanno il cuore distaccato dalle ricchezze; ne fanno buon uso, se le posseggono; non le cercano con sollecitudine, se ne sono privi; ne soffrono con rassegnazione la perdita, se loro vengono tolte" (San Pio X).
L'ateo non potrà fare a meno di vedere in tali "mezzi" dei fini, i soli fini, giacché per lui Dio non esiste.
E per beni finiti, come del resto hai capito, non intendo solamente beni materiali, ma anche beni temporali ma "incorporei" come la sapienza umana, l'istruzione, l'erudizione, la giustizia sociale, la libertà, l'amor di patria, ecc.
Mi sembra anche più aberrante riporre in se stessi il proprio fine.