Cosa significa essere ATEI
1- Dio è il portato estremo dell'illusione che ogni individuo e ogni popolo sviluppano per nascondere le proprie difficoltà, il proprio degrado, la propria impotenza.
Dio è il testimone e l'accusatore di ciò che ogni individuo è in una determinata fase della sua storia. Altrettanto è di un popolo.
La religione è, dunque, figlia e madre di una ragione malata, che soverchiata dal sentimentalismo, non acquieta più la sua follia nel mito, nella fantasia creativa e positiva.
Essa presume di dare risposte, opponendo fantasie a bisogni reali; appagamenti fittizi a richieste reali. Contrappone, in ultima analisi, al concreto mondo della storia il mondo presunto di un al di là. Perciò, protegge sempre un mondo così come é, ostacolando pesantemente la comprensione della vita reale. Solo quando diventa meno religiosa acquisisce, tutt'al più, una certa ragione misericordiosa, perché in alcune anime buone, pur irretite dalle parole grandi ma vuote, ritorna il sano spirito di conservazione, di mutuo soccorso.
2 - La religione é figlia della passione e lo denota il fatto che il suo legame (latino: religio) pretende di porsi come un legame esclusivo. Dunque negatore del divenire.
La passione è esplicata dalla religione come sofferenza necessaria e appagamento nella sofferenza stessa, confermando che passione è semplicemente e unilateralmente patire. Tale afflato ha la sua giustificazione nel fatto che l'individuo comprende chiaramente la sua condizione e salta a pie' pari la legittima necessità di distruggere quanto gli crea sofferenza.
L'uomo si lascia catturare dalle parole, quando le parole creano finzione. Così, quando egli trasforma o è costretto a trasformare la vita, lo fa sceneggiando e andando a teatro, e, come in tutte le finzioni trova un appagamento apparente, non duraturo. La sofferenza stessa lo riporta naturalmente alla sua condizione concreta.
E' umano, troppo umano fuggire, ma é altrettanto inevitabile pensare. Nella finzione la ragione tradisce il compito di comprendere il proprio stato e insieme lo riscatta fantasticamente. "Farsi illusioni sulle proprie condizione significa avere condizioni che hanno bisogno di illusioni." (Marx).
3 - All'ateismo, come esperienza reale e soluzione razionale ai problemi posti dall'esistenza, si oppone la fede che s'affida a volontà fatue e perciò non si presta, ma evita ogni tipo di verifica. In questo stadio, ognuno si crea un dio come medicina e conforto per lenire una sofferenza. La religione é, dunque, una forma epidemica d'influenza, come la spagnola, e contemporaneamente una vaccinazione di massa. Dal consumo personale di morfina si passa alla distribuzione gratuita di Stato.
4 - La mercificazione globale porta alla mercificazione totale dei valori individuali. L'individuo é totalmente spogliato di ogni possesso da divenire un cliente finalizzato all'acquisto di qualunque merce. Si vende dio per ogni disponibilità, come dispone il mercato ed il libero scambio. L'indigente consuma un dio profondamente scadente, mentre chi capitalizza si compra un dio per arredare e per lusingarsi.
Nella nostra età, il borghese-ateo è il più feroce e il più fanatico religioso.
Il nullatenente ha un profondo bisogno di Dio, proprio in quanto non ha nulla. Ma quando si consegna ad un Dio falso puntella la stessa casta e le stesse istituzioni della propria alienazione.
Lo spettacolo più squallido é osservare come ricchi e poveri vanno alla stessa messa. Nella comunione il povero si confessa e il ricco si libera della sua cattiva coscienza. In questo mondo rovesciato, la stupidità connota tutti, e il valore della vita si riduce a niente. Quando, per necessità di cose, sorge l'ateo, egli è conseguentemente contro dio e ciò che questi rappresenta, perché vuole vivere e nella sua esistenza saziare tutti i suoi bisogni. L'ateo non si arrende alle paure del peccato: egli é costretto a peccare e nel giudicare un peccatore si individua il tasso di ipocrisia di una società.
Il peccatore, il trasgressore é il sogno compiuto di ogni uomo sano.
Nella società contadina il brigante era l'eroe. Nella società industrializzata l'eroe é il seduttore, perché attraverso il sesso ridicolizza ogni separazione e differenza di reddito. In entrambe le società, dio trova sempre un surrogato, perché il brigante e il seduttore rappresentato, ancora una volta la finzione.
L'ateo non ha miti e deliberatamente si mette contro la religione perché appaga o aspira ad appagare tutte le sue esigenze. Non si crea fantasmi e perciò non si lascia sopraffare dai falsi ed inutili percorsi. Egli é la vita, il santo-peccatore, la guerra e la pace: é l'esistenza che accetta un valore soltanto se é il suo valore reale.
Egli comprende che é un prodotto della natura e la natura non fa né buoni né cattivi, ma é la storia che regola il rapporto tra gli uomini e di ciascuno con se stesso. La ragione, per l'ateo, non é una ragione astratta, è sempre una ragione del proprio tempo. L'ateo é l'uomo che ama la storia e si fa storia.
5 - L'ateo nega dio per necessità e afferma l'Assoluto altrettanto necessariamente. In dio trova tutto il compendio delle miserie umane: dio é l'uomo sconfitto, "fatto" per il dolore e la morte. L'Assoluto, al contrario, é il fondamento della vita, la sostanza dell'essere e dell'ente, il signore e il padre del Bene, il fondamento di ogni fondamento.
All'ateo non si pone più il dilemma credere o non credere in dio: ha nella ragione la certezza dell'Assoluto.
6 - Ecco perchè l'ateo é coerentemente cristiano. E' incredibile come non si sia notato che Gesù non nomini quasi mai dio e quando lo fa é per le circostanze di dover predicare tra gente perversa e pervasa di alienazione religiosa. Si legga il primo Vangelo, quello di Marco, é ciò salterà agli occhi con tutta evidenza.
I suoi discepoli e i contemporanei, capirono poco di quanto predicava. Tantissime volte si chiesero chi fosse, non capirono da cosa scaturisse il suo fare, cosa significasse edificare il regno di Dio, la resurrezione, "roba da femminucce isteriche".
I Vangeli sono veri solo perchè sono la più dura autoaccusa che gli evangelisti fanno a se stessi e agli apostoli. In queste testimonianze gli apostoli dichiararono apertamente di aver vissuto e ascoltato uno sconosciuto e gli evangelisti "di averne discusso".
Alcuni riuscirono a capire e perseverare perchè Gesù disse loro: "Non preoccupatevi di quello che dovete dire, ma dite quello che vi sarà dato in quel momento, perchè non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo".
Di altri dirà: "Mi rendono invano il loro culto insegnando dottrine che sono precetti degli uomini".
Da tutte le fonti venne riportato questo: "Ai figli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e ogni bestemmia, ma chi avrà bestemmiato lo Spirito Santo, sarà condannato in eterno".
I cristiani capirono la cosa più importante: che il loro Dio era un Dio nuovo, negatore di tutti quelli a cui si erano rivolte vane preghiere.
Perciò la prima accusa che venne mossa ai cristiani fu quella di essere "atei".
Diventarono i nemici, perchè predicando contro "gli dei", credevano nel loro Dio soltanto, un Dio che non aveva bisogno del potere, essendo l'unico potere.
7- Il messaggio di Gesù non ha paragone in tutta la storia dell'umanità: resta insuperato e insuperabile, giacché non é "suo", ma è deduzione dall'Assoluto.
Se gli uomini hanno qualche volta bisogno di un dio, il solo vero Dio lo troveranno attraverso il Dio-Uomo, Gesù il Nazareno, il Messaggero, colui che ha seppellito ogni religione presente, passata e futura.
L'ateo capisce Gesù con immediatezza, ossia senza mediazione e non lo racconta, lo pratica. L'ateo è il cristiano per eccellenza, il cristiano per conseguenza.
Se Gesù é detto il diletto dell'Eterno, lo può essere perchè tutto è nell'Eterno, "padre mio e padre vostro". Gesù appartiene all'umanità e l'umanità, quello che deve intendersi per umanità, appartiene a Lui.
L'Assoluto é ciò che é, ciò che vale, ciò che va ascoltato, ciò che va servito.
E' il Padre, dunque l'ordine e la giustizia. Per non morire e per dare fondamento al pensiero. Ma questo fa parte di altre considerazioni (vedi Introduzione alla Storia critica della Filosofia)




Rispondi Citando
hefico:
