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Discussione: PDL / Ei fu

  1. #1
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    Predefinito PDL / Ei fu

    La tempesta

    Lo specchio del Cav. adesso rimanda un’immagine che nemmeno il Cav. riconosce


    di Stefano Di Michele

    Il Foglio, 19 giugno 2009




    Forse è solo colpa di quel maledetto mal di collo – e quella testa fissa, rigida come nelle figure di certi quadri di scuola minore, lo sguardo che a fatica contiene il fastidio. Non poter girare la testa, proprio quando come mai prima soffia un vento che potrebbe essere quello della tempesta definitiva. La tempesta perfetta, per i mille e mille odiatori del Cav. Immobilizzato. E così, lo stesso da quindici anni a questa parte, è il corpo del sovrano che parla e si espone e comunica. Prima delle parole, prima di tutta l’immensa platea adorante – come il suo ideale modello, il Re Sole, il Cav. ha forgiato il suo partito, trasformando la spada in corte, la nobiltà in cortigiani: docili, ma nel bisogno sostanzialmente inutili – è il suo corpo che come sempre parla, come del suo corpo quasi sempre lui ha parlato. Appare un corpo dolente, quello che in questi giorni si trascina tra telegiornali e visite di stato, Gheddafi e Obama, abbracci e baci – ma sempre quell’ombra di inquietudine, il soffio di qualcosa che si sente arrivare ma non si può controllare.

    Scomposto, vivisezionato, ammirato, osannato, detestato, impiccato – e sovranamente curato, cerone e approssimativa capigliatura, apparenza e sostanza, i gesti (sempre quelli), il sorriso (sempre quello), uno stranito stupore (questo del tutto nuovo), il corpo del Cav. (da cui pure apposito saggio antipatizzante di Marco Belpoliti) è stato sostanza ed espressione della stagione epica della sua politica. Ancora la settimana scorsa, ai virgulti della Confindustria, raccontava del fastidio di stringere mani sudate, che poi magari quello a cui la stringi successivamente pensa che sei tu che sudi e non sa che è il sudore di quello precedente – e un sussulto di antichi accorgimenti e di patimenti che ormai evocano più sottigliezze da stagione chiusa che strategie di conquiste di nuove stagioni.

    Il corpo del Cav. è stato il Cav. prima del Cav. stesso: il mito della calza sulla telecamera al suo debutto, il tripudio del doppiopetto, le scarpe col tacco o senza tacco (sospetta cattiveria comunista, ecco), gli anni che biologicamente si dimezzavano, le notti metà in discoteca e metà a raccontarsi, “se dormo tre ore, poi ho ancora energia per fare l’amore per altre tre”, il vedersi e il tastarsi e dunque il lodarsi, “vi auguro di arrivare a settant’anni nello stato di forma in cui sono arrivato io”, il cerone che maligno, a volte, lasciava lieve traccia sul collo della camicia azzurra.

    Nella storia repubblicana, mai il corpo di un politico era stato così tanta sostanza della stessa politica. La mentina in bocca contro il cattivo alito, il sole in tasca sempre raccomandato, i corpi dei candidati (in generale, non c’entra la storia delle veline) esaminati e filmati, il corpo che si levava alto (be’, diciamo: più in alto) sul predellino per fondare un partito. Il corpo, il corpo, sempre il corpo. Identico sempre, pur sempre mutando, dalle cravatte di Marinella alla bandana, dalla camicia nera al ciondolo sul petto: prima che leader, il Cav. si era trasformato in icona perfetta, riconoscibile sempre – persino nell’odio, che è lo stesso un modo di mostrare forza. Il piano inclinato degli ultimi mesi ha mutato il corpo quasi insopportabilmente vitale in corpo dolente, le tante qualità (pur discutibili, ma quasi santamente eversive nel pantano italico) in grottesche parodie di ciò che furono: la vanagloria in sospetto, la considerazione di sé in eccesso di sé, un divertito populismo in ombroso stordimento.

    Le qualità e i difetti, come appunto il corpo stesso, sono stati lo specchio dove tutti infine si riflettevano – per banalmente adorarlo, e pure per odiarlo e lucrarci politicamente sopra, quello specchio era necessario. Fu, se non sposa del regno, come la grande Elisabetta I (pure lei maschera e senso di un’intera epoca), quantomeno zio – saggio o matto o divertente. Ora, quello specchio si è deformato, rimanda l’immagine che per primo non riconosce il diretto interessato. Forse non definitivamente rotto, certo non più levigato e lucido come fino a poche settimane fa. Vede, il Cav, ciò che tutti vediamo – quella meraviglia nello sguardo, sorpresa inattesa e sgradita, mentre intorno si accaniscono, foto su foto, plotoni di ragazze che sbucano dappertutto – quasi termiti, ormai famelicamente mediatiche. Fu Giustiniano, fu Erasmo, fu il Re Sole, fu infinite gioiose parodie, il Cav. Fu rottura, fu sorpresa, fu testardo, fu rivoluzionario, fu l’anticristo reazionario e fu il Cristo della buona rivoluzione. Fu molte cose e il suo contrario. Ma fu – e il dramma alle porte è tutto qui.

    La tempesta - [ Il Foglio.it › La giornata ]
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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: PDL / Ei fu

    Simone Bressan ha detto:


    (...) Ormai il tempo è scaduto e Berlusconi deve decidere se vuole passare alla storia come una bizzarra eccezione di questo paese o come un leader politico forse anomalo ma capace di lasciare un’eredità. Adesso sta a lui.

    (...)

    June 18th, 2009 @ 4:16 pm


    Meritiamo qualcosa di più
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  3. #3
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    Silvio, dimettiti

    di Giampaolo Pansa

    Il Riformista, 19 Giugno 2009

    In questi giorni mi è capitato di discutere in pubblico del mio nuovo libro. Gli incontri sono avvenuti tutti in regioni dell'Italia settentrionale, nel Nord Est e nel Nord Ovest. E fra i tanti venuti ad ascoltarmi, molti erano elettori del centrodestra. Parecchi di loro mi hanno rivolto, anche in privato, la medesima domanda: Silvio Berlusconi ce la farà a reggere di fronte agli attacchi che gli piovono addosso dai giornali e dai partiti dell'opposizione? Verrà costretto a dimettersi o sarà in grado di superare la bufera?
    Chi me lo chiedeva, cercava da me una risposta chiara. Dico subito che non sono stato capace di darla. Adesso provo a mettere in ordine quello che ho tentato di dire. E soprattutto quel che ho sentito. Cominciando dall'elenco delle armi che il Cavaliere ha per resistere a un'offensiva sempre più incalzante.
    L'arma più forte sono i tantissimi voti raccolti nelle ultime elezioni politiche. Questi voti hanno prodotto una maggioranza molto solida che gli consente di governare con sicurezza. Accanto a lui c'è un alleato, la Lega, che ha più pretese di un tempo, ma non sembra tentato di lasciarlo. Inoltre, Silvio possiede un carisma che nessun altro leader politico può vantare. Molti dei suoi elettori non si limitano a stimarlo: lo amano, lo considerano un alieno rispetto alla nauseante casta dei partiti, lo ritengono l'unico in grado di curare i mali del paese e di cambiarlo in meglio.

    Infine il Cavaliere ha dalla sua la Costituzione. Non sarebbe possibile obbligarlo a dimettersi per cedere il passo a un governo di tecnici o fondato su una maggioranza diversa. Se lui decidesse di gettare la spugna, si dovrebbe formare un altro ministero di centrodestra. Come estrema possibilità ci sarebbe soltanto lo scioglimento delle Camere, seguito da nuove elezioni.
    Messa in questo modo, la faccenda è di una chiarezza solare. Silvio si trova in una botte di ferro. Difeso da una corazza infrangibile. Nessun complotto può abbatterlo. I poteri forti, i partiti e i giornali che gli sono ostili perdono il loro tempo. Possono intossicare l'aria, avvelenare i pozzi, scovare dieci, cento, mille squinzie disposte a raccontare i festini erotici di Palazzo Grazioli o del villone in Sardegna. Ma non riusciranno a mandarlo al tappeto. Anzi, si ritroveranno loro alla canna del gas, sia pure sullo sfondo di un Paese in rovina. Un disastro che avrà un unico responsabile: i nemici del Cavaliere.
    A questo punto, devo confessare che, più o meno, la penso nello stesso modo. Tranne su una questione. È quella del Paese in rovina. Grazie a Dio, l'Italia non è ancora così. Abbiamo una infinità di problemi. Ma non siamo al disastro. In apparenza viviamo come un anno fa, sia pure in presenza di tanti che hanno già perso il lavoro e devono fare i conti con l'ultimo centesimo della cassa integrazione. Tuttavia il futuro sembra nero. Nel Nord Est, persone che se ne intendono mi hanno anticipato quanto accadrà dopo la pausa di agosto: molte piccole e medie aziende non riapriranno.

    Se andrà così, gli italiani, tutti, di centrodestra e di centrosinistra, dovranno poter contare su un governo all'altezza del compito. Fondato su una maggioranza compatta. E soprattutto guidato da un premier in grado di muoversi come un comandante in capo. Capace di esercitare con mano salda tutti i poteri che la Costituzione gli conferisce. Dotato di un'autorità indiscutibile, anche sotto il profilo morale. Tanto forte da essere il faro di un Paese disorientato, impaurito, pronto a sbandarsi quando l'orizzonte diventa fosco.
    Ed ecco la domanda delle domande. Berlusconi è ancora in grado di essere questa guida, questo comandante, questo faro? La mia risposta è netta: temo di no. Lo dico senza infilarmi nella giungla dei retroscena. E senza affrontare il tema se la colpa sia sua o di chi guida da mesi la campagna contro di lui. Si può essere distrutti da un tir che t'investe senza che tu abbia fatto nulla per essere travolto. L'unico fatto a contare è che, dopo l'urto del tir, tu non sei più quello di prima.
    È questa la condizione odierna del nostro premier. I fucili dei cacciatori lo hanno colpito. E il tiro al piccione continuerà. Neppure Silvio sa quel che può accadere. A essere nel mirino è la sua vita privata. E nelle vite private di tutti ci sono angoli nascosti dove si cela il diavolo. Ma non tutti sono presidenti del Consiglio. In ogni nazione, di premier ce n'è soltanto uno alla volta. Se a fare il piccione è lui, il rischio si espande e riguarda l'intero Paese.
    Per questo la mia conclusione è la stessa che avevo esposto sul Riformista del 7 maggio. Molto in anticipo, quando la bufera era soltanto agli inizi. Senza malanimo, e in toni cortesi, quasi amichevoli, allora lo consigliai di dimettersi. Anche per sottrarsi alla pioggia di fango che prevedevo gli sarebbe caduta addosso. Oggi quel consiglio è diventato un imperativo.

    Berlusconi deve preparare l'inevitabile transizione. Non ha mai voluto scegliersi un delfino, un successore. Vittima anche lui del "complesso dei migliori", che di solito viene attribuito alle sinistre, non ha costruito una gerarchia di vice-leader in grado di prendere il suo posto. Un errore pesante, dovuto alla convinzione di essere l'unico grande della politica italiana. E anche di essere immortale, pur avendo paura della vecchiaia e della morte, come ormai sappiamo.
    Insomma, il Cavaliere deve lasciare Palazzo Chigi di sua volontà. Senza aspettare le calende greche. Soltanto così non distruggerà il Paese e il suo partito. Obbligando i milioni di elettori che l'hanno votato a pentirsi di averlo scelto come premier.
    C'è un'ultima postilla, molto personale. Se mi chiedete come andrà a finire, la mia previsione è cupa: Berlusconi non mollerà mai il mazzo. E cercherà di andare avanti all'infinito. Per questo dobbiamo prepararci al peggio.

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  4. #4
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    Ha ragione Pansa. Se Silvio non molla adesso la poltrona, prepariamoci al peggio...
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  5. #5
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    Altro che Noemi qui siamo allo sprofondo

    Giampiero Mughini

    Libero, 19 Giugno 2009

    Mettiamo che la donna barese di nome Patrizia D’Addario sia una millantatrice, una mitomane, una potenziale ricattatrice che non sa come altro ottenere una partecipazione all’“Isola dei Famosi”, una che si sta inventando tutto a proposito delle serate e delle notti passate nell’abitazione ufficiale del capo del governo, il presidente Silvio Berlusconi. In questo caso voi non avete che da buttar via questo articolo, un articolo che di certo il direttore Vittorio Feltri non dovrà remunerarmi, e dunque passare alle notizie che contano in questi giorni: il maremoto politico in Iran, la Fiat che cerca di guadagnare spazio in Europa e nel mondo, la produzione industriale italiana che è andata giù rispetto all’anno scorso del 15 per cento. Ma se invece (come non ho dubbi) la puttana barese (uso il termine a specificare una professione, così come direi di una sarta o di una grafica pubblicitaria) di nome Patrizia D’Addario ha conservato nel suo telefonino le immagini della camera da letto di Palazzo Grazioli di cui è stata ospite ammirata e remunerata, allora è diverso. Molto diverso. Diverso dalle fanciulle ospitate da Berlusconi in una splendente villa della Sardegna, diverso dalla diciottenne al cui compleanno lui ha portato un vistoso omaggio, diverso dai gossip velenosi sussurrati a mezza bocca da giornali velenosissimi nei confronti di Berlusconi.

    Mi direte che no. Che l’uso delle puttane è un fatto privato. Che a contare i potenti del mondo che non vi abbiano fatto ricorso e sollazzo, le dita di una mano sarebbero ultrasufficienti. Mi direte che un John Fitzgerald Kennedy si avventava su qualsiasi cosa di femminile che respirasse. Mi direte anzi che per lui una Marilyn Monroe non fu qualcosa di molto diverso di una Patrizia D’Addario, e che non fu questo a buttarlo fuori dalla politica e bensì le due pallottole che gli trapanarono il cranio.

    Sì, epperò scegliersi Marilyn come puttana non è lo stesso che scegliersi la D’Addario. E a parte il fatto che Marilyn non venne candidata a un seggio del Senato Usa, e mentre invece la D’Addario è stata lì lì per essere candidata a qualcosa. A questo di insopportabile siamo, nel regno di Danimarca. Ovvero nell’Italia del 2009. Ho fatto un paio di telefonate prima di cominciare a scrivere questo, le ho fatte a gente che la politica la vive di mestiere. Siamo all’orlo dell’abisso?, ho chiesto. Chi tace acconsente. Loro hanno taciuto. Se vengono fuori le immagini del telefonino della signora D’Addario, nell’abisso ci cadiamo dentro. C’è qualcosa di marcio nel regno di Danimarca, se il capo del governo può essere messo spalle al muro da una puttana barese. Ed è un qualcosa di marcio che ci contagia tutti, che ci riguarda tutti. Che contagia tutti i partiti politici. Non credo che il Pd potrebbe sghignazzare del fatto che un avversario politico che li ha fatti a pezzi alle elezioni vada giù a causa di una questione d’alcova. Altro che marcio, è una roba da incubo. Lo dice uno che è a distanza lunare dalle vicende di partito.

    È da incubo che l’acclamatissimo capo politico del nostro Paese sia talmente “vulnerabile”, come hanno scritto ieri da sponde opposte e Giuliano Ferrara e Giuseppe D’Avanzo. Benissimo le belle ragazze, ovvio che siano la cosa più bella del mondo, epperò c’è modo e modo. C’è modo e modo nello sceglierti un sistema di vita e di preferenze e di frequentazioni e di lussurie (il peccato più veniale al mondo, così lo definiva Leonardo Sciascia). A François Mitterrand le belle donne piacevano enormemente, però i libri che raccontano la sua vita dedicano pagine e pagine alle sue visite nelle librerie antiquarie. E parte l’alcova e le sue furie, l’anomalia stava all’origine.

    Un imprenditore da combattimento, l’uomo più ricco del Paese che diventa un capo politico. Altro che vulnerabilità. Ve lo immaginate un Enrico Mattei, il capo dell’Eni degli anni Cinquanta, uno che frequentava puttane che all’epoca dovevi remunerare con una milionata di lire, uno che trattava i partiti come taxi su cui si saliva e da cui agilmente si discendeva, che diventa il capo politico del Paese? Lo avrebbero trafitto peggio che un San Sebastiano. Oppure un Gianni Agnelli, uno al quale potevi far risalire tutti i traffici e i fondi i più neri della Fiat? Sarebbe stato un massacro, e difatti l’“Avvocato” si limitava a far visita ai potenti del momento a far capire chi era il vero potente d’Italia. (Bellissimo il racconto di un ex vicedirettore del “Corriere della Sera”, il siciliano Nino Milazzo, che descrive la visita di Agnelli all’allora direttore del gran quotidiano lombardo).

    E poi c’è ancora una cosa. Io non ho nulla ma proprio nulla contro le puttane e lo dico da mane a sera, e anche se non le frequento. È diverso se tu sei il capo politico di un governo che vanta la sua ultracattolicità, che difende “la vita” anche quando non è più vita, di un governo che si mette la mano alla bocca quando parla di gay, che toglie le prostitute dalla via Salaria di Roma. Allora non ci siamo più, davvero non ci siamo più. Maledetto il regno di Danimarca e noi che ci viviamo dentro.


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  6. #6
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    Chirac, Berlusconi e il suo bidet
    "Sapessi quante chiappe..."


    Libero, 19/06/2009


    "Caro Jacques, vedi questo bidet?”. Inizia così, secondo quanto riportato dal quotidiano francese l’Express. Una serie di battute tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l’ex capo dell’Eliseo Jacques Chirac, durante una visita di quest’ultimo a una delle ville del premier. Chirac avrebbe recentemente ricordato alcuni aneddoti del suo incontro con il Cavaliere, definito "un tipo un po’ strano’, dal momento che suscita nel suo Paese una viva polemica per le sue presunte preferenze per le giovani belle ragazze.

    Secondo quanto raccontato da Chirac (e riportato dall’Express) un giorno il presidente della Repubblica francese (in carica dal 17 maggio 1995 al 16 maggio 2007), in visita presso una delle residenze di Berlusconi, ma senza la first-lady Bernadette, si sarebbe soffermato con il Cavaliere nella contemplazione di uno dei bagni della villa. Al che Berlusconi, indicando uno dei ‘particolari’ della toilette: "Caro Jacques, vedi questo bidet? Tu neanche immagini quante paia di chiappe ha ospitato!".

    Interrogato poi dallo stesso Chirac sualcuni giornali osésparsi per le stanze (“Silvio, ma perché lasci in giro queste riviste?”), il Cavaliere – sempre più spesso etichettato dai francesi come ‘Casanova rital’ – avrebbe risposto, sfogliandone una a caso nel mucchio: “Jacques, questa ce l'ho, questa pure, questa anche…”.


    Libero News - Chirac, Berlusconi e il suo bidet "Sapessi quante chiappe..."
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  7. #7
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    Se queste cose Chirac non se le è inventate Silvio è proprio uscito fuori di melone... O è davvero "malato", come disse la Veronica.
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  8. #8
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    Ora verrà fuori che Chirac è un comunista.
    "I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."

  9. #9
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    tra poco anche la donna delle pulizie, lo sguattero, il guardiano si sentiranno obbligati di scrivere un memoriale ben pagato da qualche giornaletto trash per parlare dei vizi dei Cavaliere, e che par di palle! E chisse ne frega dico io! Viva l'essere umano e viva le sue debolezze

    Trovo comunque vergognoso che proprio da destra arrivino ogni giorno inviti a dimettersi, per sostituirlo con chi? Col nulla? per consegnarci a un governo tecnico capeggiato da giudici e ayatollah di Italia dei Valori? Per vedere Supermario e amici venire qui a gongolare? MAI

    La legislatura dura 5 anni signori e ne è passato uno, ne restano 4, questa è democrazia, se lo mettano in testa tutti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Supermario Visualizza Messaggio
    Ora verrà fuori che Chirac è un comunista.
    Chriac è uno molto umorale che conta molte simpatie e antipatie a livello trasversale, soprattuto ama i rozzi e detesta i raffinati e i ricchi, pur essendo lui molto ricco e proprietario di un castello. Chiaro che uno che puzza di miliardi come Berlusconi e che non viene dalla gavetta della politica gli sta infinitamente antipatico

    da che pulpito viene la predica di Chirac che di avventure ne ha sempre avute, e che uomo sensibile se non sopporta le battute del bidet! proprio lui che è un rozzo

    perchè non intervistano Putin o Erdogan, che invece adorano Berlusconi?

 

 
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