“Sposami. Ma solo per due anni”
In Messico la nuova proposta di “unioni temporanee” fa infuriare la Chiesa Cattolica
Dopo la battaglia sul matrimonio gay, di cui abbiamo a più riprese parlato, il Messico sta esplorando una strada davvero nuova, arrivando a toccare quella che per la prassi del diritto di famiglia è praticamente un tabù: il matrimonio a tempo. Due anni di prova, al termine dei quali si può decidere di separarsi serenamente senza dover per forza imbarcarsi nelle pratiche di divorzio: finisce lì. Non sorprende che la Chiesa Cattolica messicana, in proposito, stia già minacciando le barricate.
IL MATRIMONIO A TEMPO – La proposta arriva dal parlamentino di Città del Messico, dominato dalle forze di sinistra.
La sinistra nell’assemblea cittadina – che ha sconvolto i conservatori legalizzando il matrimonio gay – ha proposto una riforma del codice civile questa settimana che permetterebbe alle coppie di decidere la lunghezza del loro connubio, potendo anche non scegliere tutta la vita. Il contratto di matrimonio minimo sarebbe per due anni e potrebbe essere rinnovato se la coppia si troverà felice. I contratti includerebbero tutte le previsioni sulla gestione dei bambini e della proprietà se la coppia si dividesse.
Facile: “Il contratto prevede che la coppia si divide se la relazione non è armoniosa”, dice Leonel Luna che è uno dei firmatari della legge. ”
Non bisognerà passare attraverso il tortuoso processo di divorzio”, ha detto Luna, del partito di sinistra della Rivoluzione Democratica, che ha la maggior parte dei seggi nella camera da 66 membri. Luna afferma che la legge sta guadagnando un certo seguito e si aspetta un voto entro la fine del’anno.
“UNA RIFORMA ASSURDA” – Prevedibilmente, la Chiesa non è d’accordo.
“E’ una riforma assurda. Contraddice la natura del matrimonio”, dice Hugo Valdemar, portavoce dell’arcidiocesi messicana. “E’ un’altro di quei teatrini elettorali che l’assemblea tende a fare, tutti ugualmente irresponsabili ed immorali”. La Chiesa gode di un considerevole seguito nel paese con la più grande popolazione cattolica del mondo, dopo il Brasile.
Siamo dunque all’ultima sfida che il Messico lancia alla Chiesa, dopo la legge sull’Aborto, quella sui matrimoni omosessuali e, appunto, questa sui matrimoni a termine. Una norma che potrebbe godere di un largo utilizzo in una città in cui, come riporta la Reuters, la metà dei matrimoni finiscono in divorzio appunto entro i primi due anni. Il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard (eletto nel 2010 miglior sindaco al mondo), autore e promotore di queste discusse riforme, ha già annunciato di voler candidarsi a presidente della nazione centroamericana.
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