
Originariamente Scritto da
Carla
Cerco di sintetizzare il mio programma esponendo le mie idee senza usare elenchi numerati né puntati, cercando di motivare i miei punti di vista e cercando di rispondere alle tante persone che hanno già esposto il loro programma (
grazie! :1118

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Desidero una drastica riduzione del numero dei parlamentari, perché non è necessario che ce ne siano così tanti. Qualcuno mi dirà: "E dove sta la democrazia? Come fanno i partiti più piccoli ad essere rappresentati in parlamento?" Ebbene, così come stanno le cose oggi, non si possono portare in parlamento i rappresentanti di tutte le correnti politiche, perché la frammentazione politica sarebbe enorme, e ci sarebbe bisogno di formare grandi coalizioni con partiti non necessariamente d'accordo su tutti i punti della coalizione. Così questi partiti si staccheranno ben presto dalla coalizione, e si ritornerà alla situazione iniziale di enorme frammentazione politica e, di fatto, di palese ingovernabilità del Paese. Quindi è necessario uno sbarramento minimo: se non del 3%, allora del 5%,
massimo. Se la percentuale di sbarramento è troppo alta, non verrebbe garantita la partecipazione in politica di partiti che hanno già ottenuto un discreto consenso. Insomma, ci vuole la giusta misura.
Mi sono già espressa a favore di un drastico taglio dei vitalizi e degli stipendi dei parlamentari. Ovviamente, lo stipendio di un parlamentare non dev'essere quello di un fruttivendolo (con tutto il rispetto per i fruttivendoli), ma non deve essere neanche esageratamente alto. Oggigiorno lo stipendio dei parlamentari è esageratamente alto. Il buon senso ci dice che le cose così non vanno bene, e che bisogna abbassarlo. Lo stesso dicasi per i vitalizi.
Per quanto riguarda i privilegi, come andare al cinema o a teatro gratis, ebbene, questa storia deve finire. Questi non sono privilegi, sono furti ai danni dei contribuenti (ovvero, di tutti noi).
Desidero che ciascun cittadino si possa sentire sicuro di non perdere il proprio posto di lavoro, spesso guadagnato faticosamente. Le aziende, le cooperative, le imprese e le società che assumono i propri lavoratori, devono garantire ai propri dipendenti la sicurezza di un lavoro duraturo, una adeguata ricompensa economica per il lavoro svolto e la possibilità di un innalzamento del proprio grado. Purtroppo, in società private, la durata di un incarico è spesso collegata agli andamenti del mercato. Per questo motivo, in periodi di crisi, le imprese licenziano una parte dei propri dipendenti per far fronte alle richieste del mercato, il quale vede un decremento della domanda. Se la domanda cala, alle aziende non conviene mantenere tanti posti di lavoro, poiché queste produrrebbero beni e servizi in eccedenza per il mercato. Esse, quindi, andrebbero in perdita. Ebbene, cosa fare dei tantissimi disoccupati che proprio per questo motivo hanno perso il lavoro? È necessario assicurare loro un sussidio minimo per poter vivere degnamente. Il concetto di "vivere degnamente" è, ovviamente, relativo. Esso varia in funzione del tempo e dello spazio. Ad esempio, un pensionato italiano che percepisce 500 euro al mese, sarebbe probabilmente considerato la persona più ricca in un villaggio del Congo. Tornando al nostro discorso, per "vivere degnamente" intendo "vivere in modo tale da poter acquistare beni di prima necessità e di poter usufruire dei servizi primari". Quindi, un disoccupato che vive con la moglie e tre figli dovrebbe percepire una retribuzione statale minima che gli consenta di: comprarsi il pane, la pasta e altri beni di prima necessità; pagare regolarmente le tasse; usufruire del servizio sanitario pubblico; mandare i figli a scuola; eccetera. E questa retribuzione statale minima dovrebbe variare in funzione del numero di componenti della famiglia cui il disoccupato appartiene. Ad esempio, se la famiglia del disoccupato è composta da questi e dalla moglie, la retribuzione statale minima sarà diversa (leggi: inferiore) rispetto al caso prima riportato del disoccupato sposato e con tre figli a carico. Ma queste distinzioni non vengono fatte. Purtroppo lo Stato preferisce dar da mangiare a chi ha già la pancia piena e ignora chi sta morendo di fame. Non mi riferisco solamente ai politici. Deve cambiare tutta quanta la società: viviamo nella società dello spreco, del superfluo e dei rifiuti. Si buttano via beni di consumo che farebbero la felicità di milioni di bambini del Sud del mondo. Ci permettiamo cellulari, gioielli, uscite in locali vari, viaggi, mobili nuovi, abbiamo più di un'automobile per famiglia, e così via (parlo in generale: non mi venite a dire: "Ah, ma io gioielli non ne compro", perché nemmeno io ne compro, ma una grande fetta della popolazione lo fa), mentre ogni cinque secondi, nel mondo, un bambino muore di fame! Dobbiamo veramente vergognarci, più che altro perché non facciamo nulla di concreto per cambiare la situazione.
Quale soluzione propongo? Intanto, nazionalizzare le grandi aziende e le banche, ovvero fare in modo che lo Stato acquisti queste ultime. Questa soluzione costituirebbe un formidabile motore economico in quanto autentico polo occupazionale. Così le banche non devono distribuire i dividendi fra gli azionisti come si usa nel privato, ma reinvestirli in opere di utilità sociale ed economica. Questo tipo di economia consente di portare attività in zone ed in àmbiti dove il privato non rischia o non si sente stimolato per lo scarso profitto; al tempo stesso, mantiene e anzi promuove un'occupazione di qualità.
Resto in attesa delle vostre gentili repliche.