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Risultati da 41 a 49 di 49

Discussione: Bestie

  1. #41
    Blut und Boden
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    Predefinito Rif: Bestie

    "Non parlare, tagliati i capelli, cambia i vestiti": il manuale dei teppisti per sfuggire alla polizia
    di Nico Di Giuseppe

    Sul portale degli antagonisti c'è un manuale che contiene le regole e i consigli da seguire per non farsi beccare dalla polizia. "Non parlare con nessuno, non lasciare trace sul web, liberati dei vestiti, tagliati i capelli, fatti crescere la barba, non fare la spia"


    Il manuale perfetto per i violenti che hanno devastato Roma corre sul web. Precisamente su Indymedia, il portale degli antagonisti. Contiene vere e proprie strategia di difesa e consigli su come agire una volta fermati dalla polizia. Il titolo non lascia dubbi sui destinatari del messaggio: "Per tutti quelli a Roma il 15 ottobre".
    E poi via: ecco sciorinate le direttive. "Se pensi di essere identificabile dalle foto o dai video pubblicati: non andare nel panico. Le foto e i video pubblicati non sono necessariamente una prova. Solo perché la polizia ha una foto sfocata o un video dall’alto in cui potresti essere ritratto non vuol dire che sappiano chi sei. Non cedere alla pressione psicologica. Non sanno chi sei e non è detto che abbiano delle prove contro di te. Non pensare che visto che ti riconosci in un video o in una foto un giudice possa fare altrettanto".
    Per i redattori del manuale basta negare tutto perché il vecchio detto: “Questo non sono io” funziona più di quanto credi. Massima attenzione a non farsi scoprire e a non lasciare tracce sul web. "Non pubblicare video, foto, commenti sui social network o su siti di condivisione. La polizia li monitora. Non scrivere mail in cui racconti la tua giornata e non riportare nessuna “voce” nelle mailing list in cui partecipi. Liberati dei tuoi vestiti". Perché in questo "non c’è nessuna possibilità di dire “questo non sono io” se ti trovano a casa i vestiti ritratti nei video e nelle foto. Liberati di tutti i vestiti che indossavi alla manifestazione, incluse le scarpe, il casco, lo zaino, e gli accessori più evidenti, compresi piercing e altro. Tieni per un po’ un basso profilo".
    Ci sono pure gli avvertimenti per partecipare al prossimo corteo senza farsi riconoscere. "Alla prossima manifestazione la polizia terrà d’occhio le facce che hanno messo nella loro lista nera. Cerca, se sei molto a rischio, di cambiare look. Tagliati i capelli, colorateli, fatti crescere la barba. Tieni la tua casa “pulita”. Liberati delle bombolette spray, di ogni oggetto relativo alla manifestazione, testi radicali, foto. Cancella dal cellulare messaggi e foto particolari. Non rendergli la vita più facile facendogli trovare in casa droga o altre cose illegali. Stai attento con chi parli. Ammetti il tuo coinvolgimento SOLO alle persone di cui ti fidi veramente. Stai molto attento a quello che dici in rete. Cerca di stare calmo e di non andare nel panico. Aspettare una bussata alla porta può essere davvero stressante. Prendi contatto con un avvocato di fiducia. Se ti viene chiesto di presentarti in questura informati sempre sul motivo e contatta l’avvocato. Se ti arrestano usa il tuo diritto di rimanere in silenzio fino a che non sarà presente il tuo avvocato".
    Naturalmente nel manuale la denigrazione della polizia è d'obbligo. "Non dire niente alla polizia anche se loro ti dicono che è “nel tuo interesse”. Non ci si deve mai fidare dei poliziotti. Dal momento in cui vieni arrestato ogni cosa che dici può diventare una prova – non esistono conversazioni amichevoli. Cercheranno ad ogni costo di trovare delle prove su di te e su gli altri. È molto meglio tacere che rispondere selettivamente a delle domande. Non parlare e non firmare nulla senza prima aver visto il tuo avvocato. La notifica di un reato avviene entro 6 mesi, prorogabili fino a 18".
    E poi alla fine ecco elecanti i quattro comandamenti che i teppisti devono seguire pedissequamente: "Non ti vantare, non fare la spia, non parlare di altri, stai al sicuro".

    "Non parlare, tagliati i capelli, cambia i vestiti": il manuale dei teppisti per sfuggire alla polizia - Interni - ilGiornale.it

    Viva gli allevatori di Vancimuglio.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #42
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    Predefinito Rif: Bestie

    La solita fogna dei cessi sociali,degni eredi della merda
    68ina.
    Tra gli arrestati il figlio di un impiegato di bankitalia e uno studente appassionato di rave,veri proletari dunque...

  3. #43
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    Predefinito Rif: Bestie

    «Er Pelliccia», tra Hitler e Cicciolina

    «Er Pelliccia», tra Hitler e Cicciolina - Il Gazzettino


    dal nostro inviato Nino Cirillo
    BASSANO ROMANO - Fabrizio Filippi ha 23 anni, ma frequenta solo il primo anno di psicologia in un’università privata e anche on line. Fabrizio -che per tutti è sempre stato il Pelliccia - ha due genitori adorabili, Roberto e Ornella, che hanno atteso l’arrivo della Digos quasi rassegnati, dopo averlo riconosciuto in mille riprese tv, in cento foto sui giornali mentre lanciava quel maledetto estintore, mentre mostrava le dita in segno di vittoria. Fabrizio abita a Bassano Romano che ormai non è più un paese di campagna, ma l’ultimissimo lembo di città, ormai snaturato, ormai periferia.

    Fabrizio è un tipo da studiare con attenzione perché di tipi come lui s’è riempita a un certo punto piazza San Giovanni, perché è grazie a tipi come lui che i cinquecento violenti di via Cavour son diventati mille, eppoi duemila eppoi forse più. Perché è gente come lui -lanciatori di estintori in attesa di avere «relazioni passionali con una ragazza», come aveva scritto chattando su un sito- che ha tenuto in scacco la polizia per più di due ore, gente inebriata dalla sola idea dello scontro, dalla sola voglia di sfasciare vetrine e menare le mani e poi tornare al bar a raccontarlo agli amici.

    Nella vita di Fabrizio - che questo è il vero nome del Pelliccia, per via di quei boccoli biondi che già da bambino gli scendevano sulle spalle proprio come una pelliccia - non c’è un centro sociale, non c’è un impegno di partito, non c’è un’ideologia, e neppure una fede calcistica ben precisa. C’è un modestissimo e anonimo procedere nella vita tra le serate nei bar del paese e le giornate da pendolare a Roma
    Già, il paese. Sono venuti a prenderlo qui, l’altra sera, gli uomini della Digos, in via Deledda 7, una stradina di casette dignitose che sta in cima a Bassano Romano. Per Roberto e Ornella, che hanno collaborato con la polizia come fanno tutti gli onesti cittadini anche quando si tratta del proprio figlio, deve essere stata quasi una liberazione. I boccoli, il tatuaggio, la fisionomia: era proprio lui, mamma e papà sapevano che prima o poi qualcosa di ancora più brutto sarebbe accaduto.

    Il Pelliccia si è difeso alla sua maniera. Ha sostenuto che con quell’estintore voleva solo spegnere un incendio e che comunque «non sono un black bloc». Ma chi ha mai pensato che uno così potesse essere un black bloc? Ha fatto in fretta anche a dichiararsi pentito, come velocemente è diventato lo zimbello di Internet, un personaggio da cabaret come lo hanno definito.

    Sono stati saccheggiati Facebook e Badoo pur di ricavarne un personaggio plausibile, ma niente da fare. Il Pelliccia mescola citazioni di Hitler con Cicciolina e Rocco Siffredi, e alla bisogna richiama anche Jack lo Squartatore e il Mostro di Firenze, ma così, giusto per stupire. Sostiene di «vivere straniero nella mia nazione», di essere «emarginato perché odio lo stato» e solo in un passaggio ammette la verità: «Sono in guerra con qualcuno, ma non so con chi in realtà».

    Eccolo smascherato, lui e i ragazzetti come lui. E lo si è visto bene sempre a San Giovanni. Fabrizio non l’aveva detto neppure ai genitori che sarebbe andato alla manifestazione e se non fosse stato per quel chilometrico tatuaggio sul fianco sinistro forse l’avrebbe anche fatta franca.

    Il Pelliccia ha una famiglia tremendamente normale, perché è sempre in queste famiglie normali che capita di crescere figli come lui. Due onestissimi impiegati, il fratello grande meteorologo e lui, il Pelliccia, a barcamenarsi tra una birra e anche qualcosa di più, se son veri questi piccoli precedenti per droga di cui parlano le agenzie.

    Non c’è nessuno, né in piazza Umberto I, davanti al Comune, e neppure nei bar vicino a casa sua, che arrivi a descriverlo come un violento, che ricordi una rissa o anche solo la voce grossa. S’era completamente mimetizzato, Fabrizio Filippi, in attesa del pomeriggio in cui le sue foto avrebbero fatto il giro del mondo. Inabissato nel suo pigro mondo: tanta musica elettronica, tantissimo facebook, qualche film con Johnny Depp e se proprio doveva aprire un libro aveva sul comodino Quattro anni all’inferno, la storia di un ragazzino di 14 anni che fugge da una setta satanica.

    Ma tornando a dormire a Bassano, sabato sera, con i lacrimogeni negli occhi e l’eccitazione ancora nel sangue, qualcosa deve essergli balenato nella mente, qualcosa di molto simile a un rimorso per quello che aveva fatto, per quello che aveva visto. Alle una e undici minuti, infatti, quando papà e mamma sono già a letto, la casa è vuota e lui riesce a mettere un po’ d’ordine nei pensieri, scrive ancora e sempre su facebook: «L’unica cosa che ci rimane è la vita. Se sei disperato non fare lo sbaglio di buttarla via per paura di affrontare una vita umile». Aveva capito tutto, il Pelliccia, ma ancora una volta troppo tardi.



    IL PROTOTIPO DEL GIOVANE IMBECILLAO PAUROSO DI OGGI.

    NON ci sono veri rivoluzionari nell'europa occidentale di oggi.

    Il ragazzo dell'articolo ne è un esempio. Confuso, pronto a pentirsi, insomma, la solita e classica violenza tipica di giovani coperti dalla famiglia e da tutto il sitema mediatico, che in realtà è l'andazzo cominciato prima in scandinavia poi in inghilterra poi qui da noi.

    Questi usano la violenza solo come folclore alternativo, niente ideale di fondo.

    Hitler e cicciolina - discorsi del genere se veri, possono essere partoriti dal decadente occidente.

  4. #44
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    Predefinito Rif: Bestie

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio

    IL PROTOTIPO DEL GIOVANE IMBECILLAO PAUROSO DI OGGI.

    NON ci sono veri rivoluzionari nell'europa occidentale di oggi.

    Il ragazzo dell'articolo ne è un esempio. Confuso, pronto a pentirsi, insomma, la solita e classica violenza tipica di giovani coperti dalla famiglia e da tutto il sitema mediatico, che in realtà è l'andazzo cominciato prima in scandinavia poi in inghilterra poi qui da noi.

    Questi usano la violenza solo come folclore alternativo, niente ideale di fondo.

    Hitler e cicciolina - discorsi del genere se veri, possono essere partoriti dal decadente occidente.
    Questa gente l'hanno allevata i poteri forti con tv, internet e schifezze varie , c'è poco da sperare , molto da aver cristiana compassione :sofico: .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #45
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    Predefinito Rif: Bestie

    BAGNASCO: DAI VANDALI UNA RICHIESTA D'AIUTO
    Da "Il Corriere della Sera" di venerdì 21 ottobre 2011

    L`ordinanza sui primi 12 arrestati. La difesa: verdetto mediatico. Oggi tocca a «er Pelliccia» Bagnasco: dai vandali una richiesta d`aiuto. Il cardinale e le violenze. Il giudice: azione concertata che ha usato il corteo ROMA - Azione «concertata», iniziativa «condivisa», violenza «strumentale» concordata.
    Nessun dubbio per il giudice delle indagini preliminari, Elvira Tamburelli, che con gli scontri di sabato scorso a Roma si è attentato al diritto di partecipare a una «manifestazione pacifica».
    Per il cardinale Angelo Bagnasco, invece, i comportamenti di molti giovani (tanti di loro minorenni) che hanno spinto la contestazione oltre il limite non possono essere valutati con l`unico metro del Codice di procedura penale.
    Ne parla il presidente della Cei durante un incontro di educatori organizzato a Genova.
    E dice: «Tante forme di violenza o vandalismo, pur con tutte le condanne del caso, sono anche dei richiami di attenzione e richieste di aiuto». Frase che suona come l`invito a quella riflessione che, ancora, a cinque giorni dalle scene di guerriglia urbana, non sarebbe scattata.
    In realtà, dopo quegli scontri che sabato scorso hanno sconvolto Roma si è parlato soprattutto d`emergenza.
    E tra la contabilità dei danni (quasi due milioni di euro solo per l`amministrazione comunale), le indagini in corso in tutta Italia e le polemiche politiche, un`analisi più approfondita del fenomeno - secondo la Cei - sarebbe mancata. Tutto mentre giornali e televisioni fotografano volti di ragazzini armati d`estintore e diciottenni che fanno la spola tra Roma e-Atene per manifestare e genitori in lacrime davanti al portone di Regina Coeli giurano che quelli, i loro figli, non sono «anarchici né tantomeno ultrà».
    Ieri la Procura di Firenze ha chiesto di far pagare un`ammenda per porto abusivo d`armi (206 euro) a un ragazzo che viaggiava con martello e spranga in uno zaino, dopo avergli contestato il porto abusivo di oggetti atti a offendere.
    Denunciati anche altri sei che tornavano in autostrada:
    nei bagagliai due maschere antigas, una spranga di ferro, un martello, abiti scuri e protezioni da motociclisti.
    Tutti oggetti fotografati nella speranza che diano qualche risultato utile alle indagini condotte dai magi- strati romani.
    E se oggi sarà interrogato a Regina Coeli il ragazzo fotografato mentre scagliava un estintore («er Pelliccia»), l`ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Elvira Tamburelli, sottolinea una linea di condotta comune tra i devastatori, che avrebbero agito «in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di opporsi ai doveri di ufficio del personale delle forze dell`ordine che tutelava lo svolgimento della predetta manifestazione, pacifica e autorizzata».
    Non è un mistero che la Procura stia valutando l`ipotesi di contestare ai partecipanti agli scontri anche il reato di associazione per delinquere.
    La tattica militaresca delle incursioni, l`armamentario collocato strategicamente lungo il percorso del corteo (scale antincendio, retrobottega, cortili), gli appuntamenti in Rete e anche certe analogie nel «curriculum» dei fermati farebbe pensare a un`azione pianificata con cura. «Dalle prime verifiche - scrive il giudice - emergono azioni congiunte di danneggiamento, incendio e attacchi contro le forze dell`ordine, azioni che verosimilmente l`esplosione del razzo, che immediatamente le ha precedute, aveva la funzione di mettere in moto».
    Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti valuterà nei prossimi giorni. Ma al momento, Stefano Conigliaro, Giovanni Caputi, Valerio Pascali, Giuseppe Ciurleo, Lorenzo Giuliani, Robert Scarlat,,Ilaria Ciancamella, Alessandro e Giovanni Venuto, Alessandra Orchi e Alessia Caterinozzi (entrambe ai domiciliari) sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata.
    La «forte propensione al ricorso alla violenza», "scrive il giudice Tamburelli, è motivo sufficiente per confermare la detenzione in carcere.
    Solo uno degli arrestati, Leonardo Serena, è stato scarcerato, mentre per gli altri è già partito il ricorso dei difensori al Riesame. «Decisione mediaticamente influenzata.
    Si cerca un colpevole a tutti i costi», è il commento alla decisione del giudice di Fabrizio Gallo, difensore di Caputi, il ragazzo di Bari che ha partecipato anche alle manifestazioni degli «indignados» a Barcellona.
    Ilaria Sacchettoni © RIPRDDUZIDNE RISERVATA Dopo gli scontri Multa di 206 euro a un giovane per porto abusivo d`armi: in auto aveva martello e spranghe :Fcr Le tap Gli indagati In 12 sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata. Sono stati tutti arrestati. Solo uno è stato scarcerato. Per gli altri 11 i loro difensori hanno già fatto istanza di remissione in libertà al Tribunale dei Riesame Le motivazioni Per il giudice si e trattato di un`azione «concertata», di violenza «strumentale», e si è attentato al diritto di partecipare a una «manifestazione pacifica».
    «Emergono azioni congiunte di danneggiamento, incendio e attacchi alle forze dell`ordine» In piazza Gli scontri tra Black bloc e polizia sabato scorso a Roma durante la manifestazione degli «Indignati» (foto Montani) [.]

    Governo Italiano - Rassegna stampa

    Bagnasco giustifica le bestie.

    La distruzione della madonna non lo tange.
    Ultima modifica di Eridano; 26-10-11 alle 18:04
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #46
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    Predefinito Rif: Bestie

    venerdì 21 ottobre 2011, 09:07
    Italia dell'odio: black bloc, No Tav e indignados. In dieci anni fatti almeno 300 milioni di danni
    di Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo

    No Global, No Tav, Black bloc, Indignados, anarchici, Carc, popolo di Seattle, Tute bianche, centri sociali, Ribel¬li hanno sfasciato, incendiato, di¬velto, minacciato e picchiato. Ecco il bilancio da brivido della follia di piazza. Ed è tutto a carico dei contribuenti. La vera beffa? Dal G8 di Genova agli scontri di sabato scorso nella Capitale hanno pagato in pochissimi


    Commenti
    Nemmeno le locuste di biblica memoria hanno fatto danni quanto loro. Disobbedienti, No Global, No Tav, Black bloc, Indignados, anarchici, Carc, popolo di Seattle, Tute bianche, centri sociali, Ribelli hanno sfasciato, incendiato, divelto, minacciato e picchiato. In dieci anni, dal Global Forum di Napoli passando per l’inferno del G8 di Genova fino alle devastazioni romane di pochi giorni fa, questi teppisti hanno provocato almeno 300 milioni di euro di danni diretti e indiretti. La cicatrice che hanno lasciato sulla pelle del Paese unisce Nord e Sud, senza distinzione. Con un bilancio da brividi. Tutto a carico dei contribuenti.
    ROMA CAPUT SCONTRI

    In quattro anni, dal 2007 al 2011, la Capitale ha subito danni per oltre 40 milioni di euro. Solo per i disastri di sabato scorso, bisognerà riparare 1.200 mq di sampietrini, 30 pali della segnaletica stradale, 300 mq di percorsi per non vedenti, 50 cestoni di ghisa, 80 cassonetti, 3mila metri quadrati di mura cittadine. A cui bisogna aggiungere un extra di 250mila euro per i guasti alla linea Metro (1.500 corse perse, 2.500 limitate, 13 cancellate e 20 telecamere di videosorveglianza distrutte) e un altro di 80mila per le spese straordinarie sostenute dalla polizia municipale ( 300 unità in servizio, una vettura danneggiata e 3 garitte demolite). Incalcolabili i danni al turismo e all’immagine di Roma (già si registrano le prime disdette di tour operator). Almeno un milione di euro i mancati guadagni dei commercianti e un altro milione di danni ai privati. Il 15 dicembre 2010, la protesta contro il governo portò al danneggiamento di 23 auto e 8 motorini, alla devastazione di vetrine e saracinesche per 150mila euro. Ancora prima, il 10 giugno 2007, per la visita di George W. Bush a Roma, alla stazione Tiburtina, 300 scalmanati scatenarono una vera e propria intifada contro le forze dell’ordine. Danni incalcolabili anche lì.
    ALTA VELOCITÀ, DI TIRO
    Il 23 luglio 2011, a Chiomonte (in provincia di Torino), la battaglia inizia all’imbrunire. L’assedio al cantiere Tav dura 4 ore: 600 dimostranti battagliano con sassaiole, incendi e una pioggia di fuochi artificiali. La tecnica è quella dei vietcong: attacchi mordi-efuggi. Alla fine dell’assedio,il vicino villaggio neolitico (risalente a 6mila anni fa) è ridotto a un cumulo di macerie.
    MILANO A MANO ARMATA
    A Milano, l’11 marzo 2006, le forze dell'ordine sequestrano l'arsenale del «Presidio antifascista»: bastoni, tirapugni, pietre, una tanica di benzina, passamontagna, coltelli a serramanico, bombe carta con chiodi a tre punte, estintori e martelletti. La conta dei raid è: 6 auto in fiamme, 3 vetrate di McDonald's infrante e il call center di An distrutto, 18 feriti e 41 arrestati. Il gip che firma gli ordini di cattura parla di «eccezionale animosità» e di «una singolare volontà di contrasto alle autorità, all’ordine costituito, alle leggi e alla pacifica convivenza».
    VEDI NAPOLI E POI...
    La prova generale del disastro di Genova è avvenuta Napoli, 17 marzo 2001. Scontri violentissimi. Danni ovunque. Cinque poliziotti feriti, altrettanti carabinieri. Sfondate le vetrine di quattro istituti di credito e dell’Adecco, agenzia per il lavoro interinale. In tilt 50 bancomat. Danni ai monumenti del centro storico. Porto bloccato per un’intera giornata. La protesta contro il «Global Forum»calcolando per difetto costerà oltre 7 milioni di euro.
    GENOVA IN FIAMME
    In principio erano 10 miliardi di lire, poi 15, poi 20. Alla fine il conto è di 50 milioni di euro. E una lista infinita di disastri per quel 20 luglio 2001: in fiamme 83 auto, sfondati 41 negozi, 34 banche, 9 uffici postali, 16 distributori di benzina, 7 edifici pubblici e privati, 9 cabine telefoniche e 1 carro attrezzi. Non a caso il gip parlò di «impressionante furia distruttrice». A Roma, Milano, Napoli e Genova pochissimi teppisti son finiti al fresco. Tanto fumo e pochi arresti.

    Italia dell'odio: black bloc, No Tav e indignados In dieci anni fatti almeno 300 milioni di danni - Cronache - ilGiornale.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #47
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    Predefinito Rif: Bestie

    venerdì 21 ottobre 2011, 09:12
    Quei genitori peggio dei figli teppisti
    di Annamaria Bernardini De Pace

    Addolorati, ma non per le vittime: fingono di non sapere niente. Fino al punto di difendere i loro ragazzi violenti

    Più vergognoso del comportamento dei ragazzi violenti e devastatori c’è solo quello dei loro genitori. Fuori dal carcere, in attesa, speranzosi, indulgenti. Addolorati. Ma non per le vittime della violenza, bensì per i loro figli. Fino al punto di piangere e difendere l’innocenza di quei mostriciattoli da loro stessi cresciuti.
    Delle due l’una: o questi non conoscono la vita e le frequentazioni dei figli, o ne sono più o meno consapevoli.
    In ogni caso dovrebbero vergognarsi per non avere svolto il ruolo costituzionalmente previsto e garantito, che impone non solo di mantenere, ma soprattutto di educare e istruire i figli.
    Educare significa formare le persone, anche impartendo regole e divieti di condotta, secondo i principi condivisi in una società civile. Istruire non vuol dire solamente far rispettare l’obbligo della frequentazione scolastica, ma anche trasmettere l’etica dei diritti e dei doveri, della responsabilità personale, del rispetto degli altri e di quei valori connessi alla convivenza, al progresso, alla cultura.
    Non basta teorizzare su questi argomenti per avere la coscienza a posto: i genitori sani e adempienti devono controllare sul campo ogni giorno, anche con fatica e a rischio dell’impopolarità, che il frugoletto di famiglia si stia trasformando in un cittadino rispettoso degli altri e dagli altri rispettato. La trascuratezza, l’indifferenza, la distrazione, la superficialità, infatti, sono peccati mortali dei genitori; la loro inettitudine si riverbera sulla società, che se ne accolla disagi e costi, e danneggia inesorabilmente il figlio. Abituato ad avere sempre e tutto come gli altri e prima degli altri.
    Anche nelle famiglie meno abbienti spesso la felicità dovuta (!) ai figli è collegata irreversibilmente al dare, tutto e subito: la caramella, i vestiti, la vacanza, l’i-pod, il cellulare in un crescendo fino all’auto e poi alla casa; il mutuo per la cerimonia nuziale e perfino la parcella dell’avvocato al momento della separazione.
    In questo accontentare sempre la prole, e tutelarla dalla frustrazione, si risolve e si assolve l’ansia da prestazione genitoriale. Mai un no, mai uno schiaffone, mai un castigo, un sacrificio o un sano «arràngiati».
    E così le nuove generazioni, in buona parte, crescono nel lassismo e nella noia, ricercando l’adrenalina nella droga, nel bullismo, nella violenza fine a se stessa.
    Con il sedere affondato nel burro, il cervello privo di vitalità e la mangiatoia bassa, questi giovani disgraziati - tali sono, non avendo avuto la fortuna di genitori attenti e severi - vengono del resto facilmente eccitati dall’idea, e dalla pratica, di fare qualcosa contro qualsiasi cosa; con protervia ma di nascosto, per prendere senza chiedere, per distruggere, con le cose e le persone, la noia di un’esistenza inutile. Tuttavia assai dannosa per gli incolpevoli altri.
    È, dunque, grottesco, e ingiurioso per le vittime dei danneggiamenti provocati dai loro figli, che questi genitori trascorrano la notte dopo la devastazione a frignare davanti al carcere, nella speranza che il vandalo torni a essere il figlio di cui credere di potere andare fieri. Perché ha avuto tutto. Anche l’impunità.
    E ciò vale anche nel caso di quei genitori consapevoli dei figli collocati ai confini della legalità. Lo sanno bene, ma non hanno il coraggio del loro ruolo; pertanto non riescono a impedire lo sconfinamento. Non per rispetto alla privacy dei figli, bensì per salvare la propria faccia davanti ad amici e colleghi. E accettano così che i figli li trattino male, non combinino nulla di buono, delinquano.
    Ecco perché si devono vergognare non solo i genitori lacrimanti degli arrestati, ma anche i genitori e i parenti di tutti quegli oltre duemila giovani, che sono andati in piazza mascherati e volutamente distruttori: oggi dovrebbero essere tutti sulla porta della questura a denunciare i figli. Invece, mistificano la loro stessa verità: così perdendo l’occasione, finalmente, di riscattare la propria colpevolissima incapacità educativa.

    Quei genitori peggio dei figli teppisti - Cronache - ilGiornale.it
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  8. #48
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    La carriera da faziosa della zarina Berlinguer
    di Giancarlo Perna
    La polemica sul Tg3 schiacciato a sinistra non è affatto campata in aria. Ma la direttorissima non ci sta e scatena il Cdr contro Garimberti


    Chissà se la passerà liscia il presidente della Rai, Paolo Garimberti, dopo avere ammesso l’esistenza di«un problema al Tg3».Per problema si intende che il Tg diretto da Bianca Berlinguer sta totalmente con l’opposizione e imbelletta le notizie al limite della decenza per appoggiare la sua parte politica. E questo stride col servizio pubblico.
    Per chiunque,che il Tg3 sia l’erede straschierato di Telekabul è scontato. Ma se a farlo trapelare è il numero uno Rai che, senza essere un compagno, è buon amico dell’opposizione, l’affronto per la berlinguerina c’è in pieno. La direttorissima, cosiddetta per l’autoritarismo e la vendicatività, si è inacidita, limitandosi però a dire di essere «stupefatta».Poi però ha sciolto le briglie al-Cdr del Tg3 che ha inneggiato alla virtù della testata e respinto le «accuse deboli e generiche » del presidente.
    Avere come nemica la quasi cinquantaduenne primogenita di Enrico Berlinguer sono nespole amare per chiunque. È facile alla querela, tende al gros mot e ha creato in redazione un clima di terrore. Diciamo pure che ha l’arrogante sicurezza di chi ha santi in paradiso.
    A 24 anni, laureata in Lettere, debuttò a Mixer , poi è entrata al Messaggero , poi di nuovo alla Rai nel Tg3 kabulista di Sandro Curzi. Crebbe in redazione con Michele Santoro e Corradino Mineo, Federica Sciarelli e Giovanna Botteri. Pensate l’allegria. Il suo temperamento emerse fin dagli esordi. Durante uno speciale elettorale, sibilò in diretta «non rompere i c...» al regista che le faceva una raccomandazione. Altri sarebbe stato cacciato, a lei neanche un buffetto.
    Uno che l’ha sempre protetta è lo zio, Francesco Cossiga (in realtà cugino del padre). Almeno stando a lui. Qualche anno fa, il presidente emerito rivelò di avere raccomandato Donna Bianca Berlinguer, così chiamava spagnolescamente la nipote, «per una posizione di maggior rilievo » e la sua amica Sciarelli «per un aumento di stipendio ».
    Mentre le premure per la Sciarelli ebbero risultato largamente positivo, fallirono quelle per il balzo di carriera di Donna Bianca. Inviperita per l’indiscrezione, la nipote ripudiò lo zio: «L’intervento, non richiesto, non ha per sua stessa ammissione, sortito buon fine. Lo prego di astenersiper il futuro da simili raccomandazioni perché non vorrei che, oltre a rivelarsi inutili, mi procurassero ulteriori danni ». Chissà a quali danni si riferiva, poiché non può ignorare i vantaggi automatici che le hanno procurato tanto il cognome che le parentele quirinalizie. Ingrata.
    Molto ambiziosa, Bianca ha anche fama di essere in redazione la classica bulla. Nella primavera scorsa, in Rai sono usciti due dossier. Uno firmato dal Cdr del Tg1 contro Augusto Minzolini, presentato con pifferi e tamburi e largamente diffuso. L’altro contro la Berlinguer, detto Libro Bianca , scritto da Stefano Compagna, responsabile della Cultura del Tg1. Compagna, sindacalista Usigrai, aveva raccolto le testimonianze anonime (per terrore) di redattori del Tg3 sui soprusi della Berlinguer.
    La direttorissima reagì definendo il libro, un concentrato di «maleodoranti accuse», querelò l’autore e diffidò l’universo mondo dal pubblicarlo, tant’è che alcuni siti internet, impauriti, cancellarono gli stralci messi in rete. L’Usigrai che, in nome della libertà, aveva appoggiato il dossier che mette alla gogna il Minzo, condannò invece il libro sulla Berlinguer in omaggio alla complicità tra compagni. L’autore,disgustato,si è dimesso dal sindacato. Le accuse del Libro Bianca sono diverse. Il direttore imperversa.
    Presenta personalmente tanto il Tg3 che l’approfondimento di Linea Notte , con un presenzialismo che, adottato dal Tg1, sarebbe criticatissimo. Ha fatto trasmissioni e editoriali programmaticamente antigovernativi. Ha instaurato un clima redazionale, comprensivo di urla e sputi, che ha messo in fuga legioni di redattori di ambosessi. Ha svillaneggiato tecnici. Chi non fa pubblica lode alla direttorissima finisce nel libro nero. Chi la appoggia è promosso,com’è accaduto con membri del Cdr.
    Altre testimonianze confermano lo stile padrona delle ferriere della bella Berlinguer. Oliviero Beha, giornalista insospettabile, ha raccontato di essere stato estromesso da una sua trasmissione contro gli accordi contrattuali e con brutalità da Sturmtruppen: fisicamente impedito di entrare negli studi tv per ordine della padrona.
    Questo stile stivali e frustino, trasferito nella sfera sentimentale può essere stuzzicante. Donna Bianca è infatti un’ape regina. Per stare al noto: ha avuto un primo matrimonio con un collega; oggi è sposata con Luigi Manconi, ex Lotta continua, ex di Lucia Annunziata, ex deputato; nel mezzo, la sbandata per un noto bellone di cui non rievochiamo il nome per delicatezza. E per dimostrarle che si può essere più gentili di quanto lei non sia.

    La carriera da faziosa della zarina Berlinguer - Interni - ilGiornale.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Rif: Bestie

    GIOVEDÌ 27 OTTOBRE 2011
    La Massoneria appoggia gli Indignati - come fare a non capire che si tratta di un movimento fasullo e manipolato?


    Ulteriori conferme a quanto già dimostrato in vari articoli recenti (primo, secondo, terzo, quarto). Ecco l'ulteriore prova tratta dal dal blog l'alternativa Italia

    ________________________________________

    Come intuito in questo articolo e in quest'altro, arriva la conferma che la Massoneria (o almeno una parte della Massoneria italiana) appoggia il movimento degli Indignados. Sul sito del "Grande Oriente Democratico" (GOD) possiamo trovare un articolo dal titolo che non lascia spazio a dubbi:
    GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO A FAVORE DEGLI INDIGNATI ITALIANI, EUROPEI, AMERICANI E DI TUTTO IL PIANETA: SIA PER LA MANIFESTAZIONE DEL 15 OTTOBRE 2011, CHE PER OGNI INIZIATIVA FUTURA


    Nell'articolo leggiamo, tra le altre cose, che "dopo attenta e ponderata considerazione, dopo aver confrontato rapidamente ma coscienziosamente le opinioni di molti Fratelli (e Sorelle) [...] assicuriamo il nostro appoggio a tutte le iniziative future che tali INDIGNATI vorranno intraprendere nel futuro [...] sono i VALORI che devono essere al più presto GLOBALIZZATI"

    Forse è il caso di fare un passo indietro, cari Indignati, forse è il caso di iniziare a boicottare questa rivoluzione mondiale che non sembra affatto dispiacere ai potenti contro cui dovrebbe essere indirizzata...

    Per chi chiedesse un'alternativa, alla manifestazione dell'11 11 11, beh, esiste quella del 19 11 11, con nomi, cognomi, obiettivi degli organizzatori e classi dei lavoratori rappresentate.
    PUBBLICATO DA CORRADO A 234

    la scienza marcia e la menzogna globale: La Massoneria appoggia gli Indignati - come fare a non capire che si tratta di un movimento fasullo e manipolato?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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