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Discussione: Bestie

  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Bestie

    IL RACCONTO
    Il black block svela i piani di guerra
    "Ci siamo addestrati in Grecia"

    Parla un "nero": le armi erano nascoste in piazza, è da un anno che ci prepariamo. E ancora: per noi questa è una guerra, ed è appena l'inizio
    di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

    ROMA - F. è un "nero". Ha 30 anni all'anagrafe, una laurea, un lavoro precario e tutta la rabbia del mondo in corpo. Sabato le sue mani hanno devastato Roma.

    E lui, ora, ne sorride compiaciuto. "Poteva esserci il morto in piazza? Perché, quanti morti fa ogni giorno questo Sistema? Chi sono gli assassini delle operaie di Barletta?".

    Non i poliziotti o i carabinieri a 1.300 euro al mese su cui vi siete avventati, magari. Non quelli che pagano a rate le macchine che avete bruciato. Non il Movimento in cui vi siete nascosti.

    "Noi non ci siamo nascosti. Il Movimento finge di non conoscerci. Ma sa benissimo chi siamo. E sapeva quello che intendevamo fare. Come lo sapevano gli sbirri. Lo abbiamo annunciato pubblicamente cosa sarebbe stato il nostro 15 ottobre. Ora i "capetti" del Movimento fanno le anime belle. Ma è una favola. Mettiamola così: forse ora saranno costretti finalmente a dire da che parte stanno. Ripeto: tutti sapevano cosa volevamo fare. E sapevano che lo sappiamo fare. Perché ci prepariamo da un anno".

    Vi preparate?
    F. sorride di nuovo. "Abbiamo fatto il "master" in Grecia".

    Quale "master"?
    "Per un anno, una volta al mese, siamo partiti in traghetto da Brindisi con biglietti di posto ponte, perché non si sa mai che a qualcuno viene voglia di controllare. E i compagni ateniesi ci hanno fatto capire che la guerriglia urbana è un’arte in cui vince l’organizzazione.
    Un anno fa, avevamo solo una gran voglia di sfasciare tutto. Ora sappiamo come sfasciare. A Roma, abbiamo vinto perché avevamo un piano, un'organizzazione".

    Quale organizzazione avevate?
    "Eravamo divisi in due "falangi". I primi 500 si sono armati a inizio manifestazione e avevano il compito di devastare via Cavour. Altri 300 li proteggevano alle spalle, per evitare che il corteo potesse isolarli. L'ordine che avevano i 300 era di non tirare fuori né caschi, né maschere antigas, né biglie, né molotov, né mazzette fino a quando il corteo non avesse girato largo Corrado Ricci. Non volevamo scoprire con gli sbirri i nostri veri numeri. E volevamo convincerli che ci saremmo accontentati di sfasciare via Cavour. Ci sono cascati. Hanno fatto quello che prevedevamo. Ci hanno lasciato sfilare in via Labicana e quando ci hanno attaccato lì, anche la seconda falange dei 300 ha cominciato a combattere. E così hanno scoperto quanti eravamo davvero. A quel punto, avevamo vinto la battaglia. Anche se loro, gli sbirri, per capirlo hanno dovuto aspettare di arrivare in piazza San Giovanni, dove abbiamo giocato l'ultima sorpresa".

    Quale?
    "La sera di venerdì avevamo lasciato un Ducato bianco all'altezza degli archi che portano in via Sannio. Dentro quel Ducato avevamo armi per vincere non una battaglia, ma la guerra. Il resto delle mazze e dei sassi lo abbiamo recuperato nel cantiere della metropolitana in via Emanuele Filiberto".

    Sarebbe andata diversamente se avessero caricato subito il corteo in largo Corrado Ricci e vi avessero isolati.
    "Non lo hanno fatto perché, come ci hanno insegnato a fare i compagni greci, sono stati confusi dal modo in cui funzionano le nostre "falangi"".

    Come funzionano?
    "Siamo divisi in batterie da 12, 15. E ogni batteria è divisa in tre gruppi di specialisti. C'è chi arma, recuperando in strada sassi, bastoni, spranghe, fioriere. C'è chi lancia o usa le armi che quel gruppo ha recuperato. E infine ci sono gli specialisti delle bombe carta. Organizzati in questo modo, siamo in grado di assicurare un volume di fuoco continuo. E soprattutto siamo molto snelli. Ci muoviamo con grande rapidità e sembriamo meno di quanti in realtà siamo".

    È la stessa organizzazione con cui funzionano i reparti celere.
    "Esatto. Peccato che se lo siano dimenticato. Dal G8 di Genova in poi si muovono sempre più lentamente. Quei loro blindati sono bersagli straordinari. Soprattutto quando devono arretrare dopo una carica di alleggerimento. Prenderli ai fianchi è uno scherzo. Squarci due ruote, infili un fumogeno o una bomba carta vicino al serbatoio ed è fatta".

    Parli come un militare.
    "Parlo come uno che è in guerra".

    Ma di quale guerra parli?
    "Non l'ho dichiarata io. L'hanno dichiarata loro".

    Loro chi?
    "Non discuto di politica con due giornalisti".

    E con chi ne discuti, ammesso che tu faccia politica?
    "Ne discuto volentieri con i compagni della Val di Susa".

    Sei stato in val di Susa?
    "Ero lì a luglio".

    A fare la guerra.
    "Si. E vi do una notizia. Non è finita".
    (17 ottobre 2011)

    Il black bloc svela i piani di guerra "Ci siamo addestrati in Grecia" - Repubblica.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Bestie

    L'altra faccia delle fogne dell'ordine.
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Bestie

    La chiusura dell'articolo con la Val Susa mi piace ancora meno

  4. #4
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    Predefinito Rif: Bestie

    ma il sagace Maroni sospettava ...

  5. #5
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    Predefinito Rif: Bestie

    I valsusini non volevano i padanisti ma non disdegnano le bestie dei centri sociali.
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Bestie

    TESTE DI GOMMA
    Scritto da Gianluca Freda
    Sabato 15 Ottobre 2011 22:07


    Negli ultimi giorni, sotto la scuola in cui insegno, è comparso il manifesto che vedete qui riprodotto, dato alle stampe da un certo “Network Antagonista Piacentino”.



    Uploaded with ImageShack.us




    E’ poco leggibile, poiché non ho trovato sul web una riproduzione migliore. In ogni caso, vi campeggia una teen-ager troieggiante, con palloncino della Big Babol in bocca e piede di porco in spalla. La didascalia recita: “SCIOPERO STUDENTESCO! Scusa mamma se salto due giorni di scuola. Devo fare la rivoluzione!”. Segue invito ad unirsi alla fiumana di indignati in torpedone che il giorno 15 ottobre avrebbe dovuto recarsi nella capitale a strepitare contro una congiuntura internazionale di cui non arriva neppure a concepire l’origine e le cause, in gran parte al seguito di partiti e sindacati che di tale congiuntura si sono riempiti il portafogli.


    Come sia andata a finire la “rivoluzione” di questa ridente baldracca, lo abbiamo visto ieri: nel modo consueto. Automobili di cassintegrati date alle fiamme, negozi sfasciati, supermercati saccheggiati (soprattutto gli alcolici, che conferiscono alle Big Babol un gradevole retrogusto di cognac), pompe di benzina distrutte, manifestanti dispersi con gli idranti, caos ovunque, una settantina di feriti, tra i quali alcuni in gravi condizioni. Una bella rivoluzione, davvero. Tra le tante amenità “antagoniste”, il volantino arringava gli adepti con l’immortale tiritera: “Riprendiamoci il diritto di cittadinanza! Riprendiamoci il futuro!”. Mi giunge invece notizia di come la sola cosa che la ruminante passeggiatrice è riuscita a riprendersi sia la solita gragnuola di manganellate. Non avrei mai pensato di poter un giorno invidiare i celerini, eppure ieri avrei voluto essere a Roma, al posto di uno di loro, per far sputare la cicca in un cestino alla gentile signorina a forza di randellate sui denti. Sua mamma non avrebbe dovuto permetterle di perdere due giorni di scuola. I minorati mentali ne hanno un bisogno disperato.


    Lo chiedo a tutti coloro che hanno seguito, negli scorsi mesi, lo schema progettuale con cui è nata, si è sviluppata ed è giunta al suo apice l’aggressione della NATO contro la Libia: questi “antagonisti” debosciati e criminali, che spaccano vetrate, incendiano case, distruggono le stesse vite che nei loro deliranti samizdat dicono di voler proteggere, senza mai smettere per un attimo di masticare la loro cicca di merda, non vi ricordano proprio niente?


    Ieri l’utente Ema ha postato nei commenti il LINK a un video su Youtube in cui un ragazzo col cervello ancora in buono stato ipotizza che dietro queste sfilate nazionali di mentecatti vi sia un progetto di destabilizzazione del nostro paese da parte degli Stati Uniti, forse attuabile con modalità non troppo diverse da quelle che abbiamo visto utilizzare nel corso di quest’anno in Nord Africa e Medio Oriente. Non saprei dire quanto ci sia di vero in questa speculazione, non intendendo sottovalutare la forza portentosa dell’imbecillità spontanea, che è sempre in grado di sorprendere. Si tratta comunque di uno scenario che, se non è dimostrabilmente vero, è tuttavia ampiamente verosimile e credibile. Il fatto che i media abbiano, nelle scorse settimane, pompato a dismisura questa manifestazione romana, che a ben vedere non era diversa dalle tante sconclusionate proteste parasindacali prive del minimo punto di riferimento politico-teorico, è già un segnale di allarme; come pure la crescente presenza televisiva di certi manifestanti-simbolo, quali il Luca Cafagna citato nel video, già protagonista di uno scontro con La Russa ad Anno Zero e da allora onnipresente nelle interviste dei TG. Se mai l’Italia avrà una sua “rivoluzione colorata”, sappiamo già chi saranno i gloriosi combattenti del nostro CNT autoctono. Avranno il piede di porco sulla scapola, un pallone di chewingum davanti alla faccia e crederanno di poter fare la “rivoluzione” senza mai essere andati a scuola, crogiolandosi nell’analfabetismo più laido, ma non prima di aver chiesto alla mamma il permesso di saltare le lezioni (che verrà naturalmente accordato con gioia) per dare alle fiamme un paio di scooter.


    Al pari dei “ribelli” libici, questi topi di fogna sprecano la violenza, che è una risorsa rivoluzionaria fondamentale, contro obiettivi di nessun conto, riuscendo solo a farsi detestare dalla popolazione e bastonare dagli agenti. Scagliano a capocchia le loro molotov, esattamente come i ratti libici di cui sono destinati a emulare le gesta sparacchiano a casaccio i loro proiettili contro i commilitoni e contro l’aria sottile, al solo scopo di farsi riprendere dalle telecamere e fare “ciao” alla mamma che li guarda da casa. Narrano le cronache che nella giornata di ieri questi masticagomme da strapazzo abbiano dato vita ad una guerriglia fatta di sassaiole e lanci di bottiglie contro gli altri manifestanti, rinverdendo così i fasti dei loro eroi di Bengasi, i quali rappresentano forse l’esempio più fulgido dell’intera storia umana di come sia possibile perdere una guerra, pur avendo dalla propria parte gli eserciti più potenti del mondo, con il semplice espediente di trascorrere il tempo a sparacchiarsi e farsi la pelle a vicenda, anziché approntare una comune strategia contro un avversario mille volte più debole. Il loro analfabetismo politico gli impedisce di identificare con chiarezza il nemico, il quale, come diceva Brecht, marcia tranquillo alla loro testa.


    Poiché snobbano la scuola, sono privi di qualunque prospettiva teorica sulle dinamiche del potere, senza la quale non è possibile nessuna rivoluzione, ma solo il bordello etilico da rave-party, per cui appaiono naturalmente predisposti. Mancano di ogni cognizione dei meccanismi che sono alla base degli attuali sommovimenti geopolitici e dunque non sanno come intervenire su di essi, così come un orangutan non saprebbe intervenire su un guasto allo spinterogeno. Scimmiescamente, si limitano a massacrare il cofano con zampate disperate e poderose, anziché utilizzare la forza per svitare, tirare, sbullonare nei punti giusti ed eventualmente sostituire le parti difettose. A volte, grugnendo di rabbia impotente, si servono di rudimentali attrezzi a supporto della propria furia demolitrice, come ad esempio le ossa calcificate del “capitalismo”, del “proletariato” e della “lotta di classe”, esumate dritte dritte dal mausoleo della regina Vittoria e scaraventate alla cieca contro ogni oggetto a portata di tiro. Lo spinterogeno riderebbe di loro, se solo sapesse ridere e avesse la minima consapevolezza della loro esistenza.
    Una volta sfogatisi e consumata la vendetta contro “il sistema” (simbolicamente rappresentato da utilitarie usate e serrande di tabaccheria), se ne tornano cheti alla gabbia del circo, pronti per la prossima kermesse “antagonista”, di cui non saranno loro, com’è ovvio, a decidere caratteri e tempistica, bensì l’impresario dello spettacolo. Ed è un peccato che gli impresari non lavorino per concedere “diritti di cittadinanza” e “futuro” alle scimmie, bensì per fare cassa, esibendole sulla pista e facendo loro ballare la cucaracha dinanzi al pubblico. Fanno tanta pena. Si vorrebbe spiegargli che per fare una vera rivoluzione non è sufficiente l’impeto di un branco di scimmie “proletarie” con il sangue agli occhi. Occorrono finanziamenti, armi, accordi internazionali, diplomazia, conoscenza approfondita degli ambienti e delle meccaniche del potere, contatti con i vertici dell’economia, dell’imprenditoria, delle forze armate, dei servizi segreti, finanche della criminalità organizzata, soprattutto tanto studio e tanta intelligenza politica... Ma come si fa a spiegare ai primati che la rivoluzione non è un pranzo di gala e nemmeno una scampagnata in corriera? Non sono bestie con capacità di astrazione sufficienti ad afferrare concetti così sottili. In compenso sanno produrre splendide bolle di lattice masticato e sputacchiato, ripiene di così tanta aria da scatenare tornadi di dibattiti e di analisi vaniloquenti nei notiziari di mezza sera.

    Blogghete!
    Ultima modifica di Eridano; 17-10-11 alle 19:22
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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    Predefinito Rif: Bestie

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    I valsusini non volevano i padanisti ma non disdegnano le bestie dei centri sociali.
    Da un lato non li biasimo... chi li vuole i "fucili padani", che esistono solo nella mente del mentecatto di Gemonio?
    Hanno optato per una resistenza pratica ma non ha pagato nemmeno quella!

  8. #8
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    Predefinito Rif: Bestie

    Cosa c'entravano i no tav contro il Giro di Padania?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Bestie

    lunedì 17 ottobre 2011, 083
    Chiudete i centri sociali Culle dei black block difese dai magistrati
    di Alessandro Sallusti

    Sono le culle dei black block italiani, ma sindaci progressisti e magistrati li difendono. E' il momento di dire basta. Le bestie di Roma vanno arrestate
    Non vengono da Marte. E neppure da Berlino o Londra come qualcuno vuole farci credere. I criminali che sabato hanno distrutto Roma e attentato alla vita di poliziotti e carabinieri provenivano da città italianissime, da Bari a Torino. Dietro la sigla «black bloc» si cela il teppismo nazionale che cresce e si organizza impunito, nonostante le evidenti illegalità, nei centri sociali che pullulano nelle nostre città. Disagio giovanile, lo chiamano i sociologi (altra categoria pericolosa). Ragazzi senza speranza, li difendono quelli della sinistra che siedono in Parlamento a ventimila euro al mese. Teppisti, li chiamo io, giovani annoiati e frustrati che non hanno voglia di diventare grandi, di misurarsi con i problemi della vita. Dicono: la colpa non è loro ma della società. Balle, la colpa è tutta e solo loro, non certo nostra. Se complici ci sono, vanno cercati in chi li finanzia, in chi (sindaci e magistrati buonisti) permette loro di compiere ogni tipo di illegalità. Possibile che l’obbligatorietà dell’azione amministrativa e penale valga soltanto per punire chi lascia un minuto l’auto in sosta vietata o per inseguire le ragazze ospiti di Berlusconi? Dove sono vigili e magistrati quando una banda di sfaccendati occupa case e palazzi pubblici e privati? Perché è in quelle oasi sfuggite al controllo dello Stato che i peggiori di loro organizzano i piani della guerriglia, nascondono armi improprie, preparano le molotov da lanciare per le nostre strade il sabato pomeriggio.
    I centri sociali sono una minaccia, non una risorsa della società. Vanno chiusi, se serve, con la forza. Perché la Guardia di finanza e l’ispettorato del lavoro devono poter mettere sottosopra le aziende mentre un centro sociale può staretranquillo nella sua assoluta illegalità incubatrice di violenza? Non prendiamoci in giro. Solo a volerlo, le Procure possono sapere chi sono questi signori in mezza giornata. Anzi, probabilmente già lo sanno e non fanno nulla. Perché se si muovono poi si arrabbiano Vendola e Di Pietro, Bersani e Santoro. Dopo quello che si è visto ieri, sarebbe meglio farli infuriare e darsi una mossa.
    Prendere le distanze dai violenti e difendere i centri sociali è una contraddizione in termini. Chi punta il dito sui criminali di ieri e celebra la memoria di Carlo Giuliani (il no global morto durante gli scontri del G8 di Genova mentre cercava di spaccare la testa a un carabiniere con un estintore) è un furbo in malafede. Carlo Giuliani era un delinquente esattamente come quelli visti all’opera a Roma. Dedicargli, come fece Rifondazione comunista, un’aula di Montecitorio (presidente della Camera era Bertinotti) è stato un insulto all’Italia intera. La poesia che a Giuliani ha dedicato Nichi Vendola, possibile candidato premier della sinistra moderata, è stato un invito a tanti giovani a seguirne l’esempio, a spaccare la testa armati di estintore. Contro i cattivi maestri non possiamo fare nulla, chiudere i centri sociali è un diritto- dovere di chi amministra le città e la giustizia. Non bisogna avere paura.Non l’ha avuta Obama,presidente nero e democratico degli Stati Uniti, ad arrestare oltre mille «indignati» turbolenti. Anzi, l’America tutta l’ha solo ringraziato. Proviamoci anche da queste parti.

    Chiudete i centri sociali Culle dei black bloc difese dai magistrati - Interni - ilGiornale.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Bestie

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Cosa c'entravano i no tav contro il Giro di Padania?
    Ovvio che i centri sociali&c hanno fatto della valle un bacino di reclutamento e un centro di addestramento. Niente di nuovo. E' sempre stata una loro abilita' quella di prendersi il monopolio di certe cause e poi farne un calderone culturale/politico contro il giro di Padania di turno, lo sfruttamento degli immigrati, la fame nel mondo, la venuta degli alieni :sofico:
    Ultima modifica di Vikkar; 17-10-11 alle 19:38

 

 
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