

"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Perchè il vigente sistema è fondato sul bipolarismo a differenza di quello passato che non possedeva un tale requisito e poteva incontrare sul proprio sentiero, difficoltà esistenziali tali da costringere i partiti più piccoli ad alleanze pericolose altamente conflittuali.
E' ciò che è accaduto.
Gli uomini (latu sensu) si radunano intorno ad una idea.
Questa potrà essere condivisa oppure contrastata.
Se è condivisa dalla maggioranza degli uomini si governa, altrimenti si sta all'opposizione.
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)
Il problema sono le Idee e soprattutto L’IDEALE.
Se non vengono definite e poi vissute e credute dai vertici che dovrebbero proporle,si otterrà solo deserto,banalità ed impieghifici.
Le sezioni MSI e poi (peggiorando) AN e poi PDL divennero dei centri di selezione inversa in cui i più politici tentarono sistematicamente di applicare quella che sembrava loro la massima espressione dell’intelligenza : manipolare strategicamente gli altri nel miraggio di accrescere cinicamente il proprio avanzare caporalistico elettorale o di apparato.
Il nulla in cui per agire occorre o essere ottusi e falsi o diventarlo.
E tutto ciò non era che la caricatura di quanto accadeva (e accade) ben più stoltamente nelle altre più mature organizzazioni politiche sinistre o democratiche.
Il debito pubblico e la catastrofe corruttiva originano anche da tale incubazione di base che scimmiotta i vertici nazionale (ossia le anime perse dei totalmente falsi).
(Nei centri sociali poi siamo certamente oltre questo,ma in direzione infraumana allucinata e regrediente verso un tribalismo sciamanico da catacombe urbane, magistralmente volto alla malignità discettante ed invasata che tenta di sottrarsi ad ogni obbligo logico della razionalità.)
Pertanto si dovrebbe iniziare da UNA PROPOSTA IDEALE (non solo politica ed economica ma anche esistenziale e di indirizzo etico) profondamente sentita e sinceramente elaborata,che i vertici dovrebbero portare nei centri territoriali,i quali dovrebbero decidere e scegliere in quale misura accettare o rifiutare o migliorare quanto viene loro indicato..
E fare di tutto affinchè il dibattito e la vita ideale rimanga sincera volontà di realizzare una realtà umana (un insieme di valori) in cui si crede.
Soltanto una vera vita ideale può selezionare un movimento di individui migliori rispetto al mondo circostante, individui che tendono alla verità e non al machiavellismo degli abbietti.
Le opere di R.Steiner e di M.Scaligero potrebbero fornire una ottima ed estesa base di studi (anche di economia politica) da cui -sia pure criticamente- partire.


L'obiezione più comune è che gli italiani sono più numerosi degli islandesi.
Però forse stai dicendo di applicare questo modello a gruppi piccoli come appunto può essere un circolo. E però più che all'aspetto locale quel che dici mi sembra riferito alla parte informatica dell'attività di un partito.
Si potrebbe risolvere facendo i circoli classici come stanno dicendo gli altri e attribuendo a questi circoli anche la competenza di attivare dei siti internet che seguano questa logica. Ogni sito cittadino o provinciale potrebbe avere un' area pubblica e una riservata agli iscritti, che otterrebbero la password assieme alla tessera, quindi cambiata a ogni tesseramento. Il sito ufficiale del partito poi dovrebbe solo aggiungere una pagina con la lista dei link per tutti questi lati informatici dei circoli territoriali.


Qui dalla neutralità passo alla mia visione soggettiva: mi trovo più in accordo con Defender, ho sempre rifiutato il concetto che le possibilità infinite del libero arbitrio possano essere rinchiuse in una dialettica tra due sole idee. Più in generale è proprio il concetto di dialettica che rifiuto, ma è tutto un altro discorso.
Le scelte sono infinite e il maggioritario può solo trasformare in correnti quelli che prima erano partiti indipendenti. Direi che la defezione di massa dei parlamentari che ha aperto la strada a Monti dimostra che la reductio ad unum non funziona. Un partito maggioritario ha bisogno di attrezzarsi per mettere ordine nella molteplicità. Chi lo dirige non può sperare di veder sparire le tensioni, ma può agire come giudice di pace per risolverle prima che mandino a pezzi quel che si è costruito.
Così nella mia visione soggettiva, comunque formata da esperienze passate, immagino che questi circoli all'inizio vedrebbero nascere un piccolo nucleo di persone convinte che collaborano volentieri tra loro.
Dalla collaborazione nasce una prosperità per cui il numero di iscritti aumenta, ma a quel punto non è più possibile che tutti parlino con tutti e ci si rende conto di avere preferenze diverse.
Nello stesso circolo potresti trovare Liberisti estremi, Liberali classici, Conservatori, Cristiani, Nazionalisti, Socialisti. E tutti costretti in una sola struttura soffrirebbero e lotterebbero tra loro per prevalere paralizzando ogni attività esterna, l'ho già visto accadere.
Direi che a quel punto il circolo territoriale dovrebbe permettere ai suoi componenti di formare dei circoli tematici, con la stessa capacità di organizzare eventi, avere una propria cassa un sito ecc.
Avremmo un grappolo di gruppi con una propria identità e libertà coordinati dal circolo territoriale vero e proprio, che agirebbe appunto da giudice di pace e da terreno neutrale in cui i portavoce dei circoli tematici possano incontrarsi regilarmente e mettersi al corrente delle rispettive attività o bisogni.
Senza questo terreno neutrale i vari gruppetti si perderebbero di vista e l'azione politica diventerebbe troppo dispersa per poter realmente cambiare qualcosa.




Uhm, forse ho capito male: per circoli tematici pensavo a circoli "ambientali" della vecchia AN (e penso anche del MSI): cioè circoli inerenti a un ambito di lavoro o sociale definito. I circoli territoriali, dove i gruppi interni al PdL sono abbastanza folti, sono già divisi per sensibilità politica.
Rimanendo con l'esempio a Padova, dove c'è una situazione che conosco e che dovrebbe essere tipica, la destra politica ha 3-4 circoli: Alleanza per Padova, Destra Veneta, Mascalzone Veneto, Circolo Giovane Italia Presidenza Provinciale "Mazzola e Giralucci", il gruppo di Maurizio Saia.
Ma questi circoli non esauriscono nemmeno lontanamente i circoli del PdL, che sono anche liberali (Padova 104, PadoVà, Circolo GI Coordinamento Provinciale, e altri), socialdemocratici, cristianodemocratici, and so on.
Questi circoli sono tutti omogenei politicamente (meno il circolo GI PresProv, che tiene insieme tutte le correnti di AG) e sono sostanzialmente autonomi gli uni dagli altri, e che al fianco dei Coordinamenti Comunali dove per la scarsità degli attivisti non c'è ulteriore suddivisione, risponderebbero teoricamente alla direzione provinciale e regionale.
Ultima modifica di Defender; 01-12-11 alle 10:56
«Non ti fidar di me se il cuor ti manca».
Identità; Comunità; Partecipazione.






Allora al momento abbiamo questo schema con circoli territoriali non neutri, tutti con un loro orientamento, che ricevono direttive di massima senza che ci sia un coordinamento che li faccia incontrare regolarmente tra loro.
Può essere che questo schema vada già bene così e ci sia solo da aprire più circoli per contattare più gente ?
Oppure, se non bastasse, perchè non viene migliorato ? Mancanza di finanziamento o di voglia ?