E non solo.
Si può scegliere, ma quella scelta deve essere in qualche modo corroborata, confermata, statuita da qualcosa, o qualcuno in grado di dare un input, di imprimere una diversa velocità, di trasformare in qualche modo i contenuti profondi della coscienza, di attribuire una nuova verginità a quella interiorità che ha cominciato a provare quella sete nascosta e quel richiamo lontanissimo. Altrimenti gli ostacoli del mondo non verranno superati.
Vi è una sinergia, una concomitanza di questi aspetti. Solo così, se un seme verrà gettato nell’oscurità della terra, qualcosa di nuovo potrà nascere nel buio e poi manifestarsi. Ecco perché nelle antiche congregazioni iniziatiche il neofita cambiava simbolicamente nome: perché questo segnava il suo cambiamento interiore integrale, i cui segni efficienti saranno chiamati diversamente, dato che il “vecchio” è morto e il serpente ha mutato la sua pelle.
Il mondo fittizio non cesserà di esercitare la sua seduzione, questo è chiaro. Finchè la sazietà di esso e la sete dell'ultramondo non spingerà il desideroso a pronunciare il famoso haiku di Masahide:
"Il tetto si è bruciato
ora
posso vedere la luna."
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