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Discussione: l'Indipendensa

  1. #1531
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Ragazzi, in giro c'è tanta gente che si caga sotto perchè la situazione, e noi neppure ci crediamo, è arrivata ad un punto veramente critico.
    Hanno messo in campo persino i filosofi che stanno creando, o tentando di creare, qualcosa che snaturi il disegno indipendentista del nord e di altre zone d'Europa con aspirazioni simili.
    E' tutto un fermento di discredito dell'idea di indipendenza e creazione di un nuovo Stato del Nord, sia pure nella forma che verrà naturale e spontanea.
    E il "suggerimento" dato dall'articolista, non per nulla su questo giornale doppiogiochista, è proprio impostato chiaramente in quella direzione.
    OCCHIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #1532
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Ragazzi, in giro c'è tanta gente che si caga sotto perchè la situazione, e noi neppure ci crediamo, è arrivata ad un punto veramente critico.
    Hanno messo in campo persino i filosofi che stanno creando, o tentando di creare, qualcosa che snaturi il disegno indipendentista del nord e di altre zone d'Europa con aspirazioni simili.
    E' tutto un fermento di discredito dell'idea di indipendenza e creazione di un nuovo Stato del Nord, sia pure nella forma che verrà naturale e spontanea.
    E il "suggerimento" dato dall'articolista, non per nulla su questo giornale doppiogiochista, è proprio impostato chiaramente in quella direzione.
    OCCHIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Guarda caso è un intellettuale, padano e non padanista.

    What else?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #1533
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Riporto questo articolo che spero a questo proposito possa aprire gli occhi ai fratelli.

    Indipendenza ed Anarchia come Piattaforma Politica Comune | Rischio Calcolato


    Guardiamoci, osserviamoci, parliamo tra di noi. È difficile non rendersi conto di una banalità: siamo diversi. Se è difficile trovare due persone che la pensino allo stesso modo su un singolo argomento, è praticamente impossibile trovare un gruppo di persone che la pensino allo stesso modo su tutto.
    Questa è la meraviglia dell’essere umano: la diversità di ogni individuo rispetto all’altro.
    E questa è la grande assurdità dei sistemi di governo attuali: il fatto che siano imposti ad una così grande moltitudine di persone così tanto diverse le une dalle altre. Moltitudine, tra l’altro, che si vuole anche accrescere con Stati sempre più grandi. Razionalmente si penserebbe: per poter vivere insieme nel rispetto delle differenze, poniamoci come regole quelle poche comuni a tutti e per il resto ognuno faccia per se. Sono ateo, ma penso che il concetto di “10 comandamenti” andasse in questa direzione. Non credo sia un caso che non fossero un milione di comandamenti.
    Invece facciamo esattamente il contrario: cerchiamo di regolamentare tutto facendo scontenti, ad andar bene, una minoranza. Ma più spesso una maggioranza silenziosa.
    Il risultato, sinceramente, non è esaltante.
    Lao Tzu, nel Tao Te Ching, diceva: “più proibizioni ci sono, più il popolo diventa povero. Più armi ci sono, più le cose vanno male. Più astuzie e furberie ci sono, più si fanno follie. Più leggi ci sono, più si moltiplicano i furfanti. Quando le imposte sono troppo alte, il popolo ha fame; quando il governo è troppo invadente, il popolo si perde d’animo. Agite a vantaggio del popolo. Abbiate fiducia nel popolo, lasciatelo libero di agire. Governare una nazione grande è come friggere un pesciolino; attizzando troppo il fuoco lo si rovina”
    Sono passati 2500 anni, ma direi che non abbiamo ancora compreso queste parole.
    In particolare l’organizzazione statale, anche sotto un regime “democratico”, risulta oggi essere fallimentare in quella necessità di leggerezza e semplicità che dovrebbe essere uno stato naturale dell’essere umano. Al contrario, dobbiamo faticare per arrovellarci tra assurdità burocratiche, noi novelli Asterix alle prese con il lasciapassare A38.
    D’altra parte paghiamo profumatamente persone per imporci regole, di cosa ci lamentiamo, allora? Li scegliamo e li paghiamo apposta, fanno il loro lavoro. Male, malissimo in alcune parti del mondo, un po’ meglio in altre.
    Ma dalle grinfie del Leviatano non si scappa.
    Il problema del sistema statale, infatti, è che non è sottoposto a concorrenza.
    Al massimo possiamo andare in un altro Stato che abbia delle regole che preferiamo rispetto a quello dove siamo nati e cresciuti, ma non esiste, al momento, un’alternativa allo Stato come sistema. Come infatti ci dice splendidamente Crispin Sartwell (*): lo Stato “è un gruppo di persone che sostengono ed esercitano un monopolio della coercizione fondato sulla forza bruta su un’area geografica definita e gli artefatti e le procedure con cui lo fanno.”
    La coercizione è quindi il fondamento dello Stato e per questo ormai lo Stato si è preso tutto, un cm alla volta, almeno per quanto riguarda le terre emerse. In acqua si presenta una qualche forma di salvezza, ma anche se l’idea è affascinante, magari con una bandiera teschio-e-tibie, una benda sull’occhio e la giacca di Harlock, oggettivamente si tratta di una vita scomoda. E comunque sarebbe molto facile da affondare: non pensiate che lo Stato si farebbe problemi, ci sono già stati degli esempi anche recenti e vicini.
    Per creare concorrenza allo Stato bisogna quindi agire dall’interno, perché l’esterno non esiste più.
    E qui sta il fondamento e la forza delle teorie indipendentiste: quando chiunque si può staccare, allora lo Stato si trova di fronte un potenziale concorrente e questo cambia tutte le regole del gioco.
    L’indipendentismo è un motore che genera concorrenza allo Stato dall’interno del sistema statale: se posso separarmi dallo Stato, allora il Governo sarà costretto ad agire per il meglio, altrimenti salta in aria.
    Purtroppo spesso le teorie indipendentiste vengono utilizzate da movimenti politici in qualche modo razzisti, che fondano il loro indipendentismo sul concetto di “popolo”. Ma il “popolo” non esiste, è una sovrastruttura, come la “società”, come la “nazione”, sono pure invenzioni. Oggi più che in passato il mondo è talmente piccolo, le comunicazioni sono talmente veloci tra individui del globo terracqueo, che parlare di “lombardi”, “italiani”, “francesi” fa sempre meno presa. Ed è giusto e ovvio che sia così.
    Come dice Leonardo Facco (**): “La mia patria è la mia famiglia, la mia nazione tutte quelle persone con cui, aldilà delle frontiere, mi trovo bene e condivido idee ed azioni”.
    La vera forza delle teorie indipendentiste dovrebbe quindi risiedere nel semplice concetto: condividi le regole con chi vuole condividerle con te.
    E lo scopo dell’indipendentismo dovrebbe quindi essere quello di creare comunità di persone che siano disposte a condividere regole e idee, indipendentemente da dove sono nati o da che lingua parlano.
    In questo senso l’indipendentismo è un’idea strettamente anarchica.
    Ancora Sartwell: “con anarchismo mi riferisco alla visione che tutte le forme di associazione umana dovrebbero essere, per quanto possibile, su base volontaria.”
    Volendo quindi essere precisi, se consideriamo lo Stato tale solo quando è coercitivo, quindi involontario, nel momento in cui ci viene concessa la possibilità di staccarsi dallo Stato, questo cessa di esistere.
    Diventa, infatti, un’associazione volontaria.
    Immaginiamoci allora di sostituire l’art.5 della Costituzione:
    “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”
    Con:
    “La Repubblica Italiana è ad adesione volontaria. Qualsiasi comunità residente su un’area di almeno un kilometro quadrato può rendersi indipendente con un referendum con il 75% di quorum e il 75% di pareri favorevoli. Con la nuova comunità vigeranno gli obblighi reciproci di non belligeranza e libera circolazione di persone, merci e capitali”
    Che cosa succederebbe? L’Italia sparirebbe?
    Non credo. La stragrande maggioranza degli abitanti italiani crede e tiene alla bandiera, alla nazionale di calcio. Anche alle “istituzioni” che, nonostante la crisi, vedono ancora pochissime critiche sostanziali.
    Probabilmente si formerebbero piccole comunità indipendenti omogenee per idee politiche: comunità liberali e libertarie (almeno una, si spera. C’è chi si prepara) al nord, comunità più rigorosamente socialiste al centro-sud. Delle piccole San Marino, per capirsi. Finalmente Lambrate si libererebbe dal giogo di Milano e potrebbe prendere decisioni nel suo naturale parlamento, il Birrificio.
    Verrebbe così messo in atto un sistema di governo davvero “democratico”, nel senso più etimologico del termine: le persone si governerebbero da sole, direttamente o indirettamente, perché avrebbero la possibilità di staccarsi dal sistema che non aggrada loro.
    La democrazia non sarebbe più la dittatura della maggioranza (relativa) che è oggi, ma un vero governo dal basso per tutti.
    Per l’Italia ci sarebbe comunque un enorme vantaggio: i governanti, sottoposti alla pressione della concorrenza, sarebbero costretti ad agire davvero per quel mito dal nome “bene comune”.
    Perché altrimenti la gente voterebbe coi piedi.

    Indipendentismo ed anarchia non sono infatti delle ideologie. Non sono un set di valori comuni a cui aderire. Sono semmai una suddivisione orizzontale delle ideologie: esistono anarchici e indipendentisti che credono nella proprietà privata e altri che non ci credono, socialisti e capitalisti, ecologisti e non, animalisti e non, pacifisti e non.
    Le uniche ideologie incompatibili con anarchia ed indipendentismo sono quelle totalitarie, quelle che pongono, cioè, lo Stato al centro dell’universo.
    Per tutto il resto, anarchia e indipendenza possono essere una piattaforma politica comune, un modo perché tutte le idee possano essere applicate nel reciproco rispetto.
    Spesso gli anarchici vengono accusati di non essere propositivi e utopisti: l’indipendentismo è una semplice proposta anarchica. Non l’unica, ma una semplice ed attuabile. E’ utopistica? A me pare più utopistico aspettare che uno Stato senza alternative venga governato da un Messia che risolve tutti i nostri problemi.
    Non credete?
    Spero che qualcuno del Movimento 5 Stelle legga queste parole. Chissà che non capisca il vero significato di “democrazia diretta”.
    Lo Stato deve essere inteso innanzitutto come un fantasioso agente collettivo che allevia il soldato, il giudice, e il burocrate della responsabilità per tutto ciò che può essere inteso come la loro “funzione ufficiale.” (Crispin Sartwell, “Against the State: An Introduction to Anarchist Political Theory”)


    (*)Devo ringraziare Francesco Simoncelli per mille cose, ma non smetterò mai di ringraziarlo per avermi fatto scoprire questo straordinario filosofo americano. Davvero imperdibile.
    (**) Ovviamente tutte le parola di Facco sono imperdibili, ma il suo ultimo libro, “il micropensiero libertario” è davvero un gioiellino. Consigliato a tutti, anche a chi libertario proprio non è e non vorrà mai esserlo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #1534
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    E quest'altro la dice lunga.
    Il tentativo di accalappiare gli sprovveduti e soffocare tutto è lampante.

    Libero Comune Project
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1535
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Sento odore di servisi segreti.

    Il trucco è sempre il solito: sviare l'attenzione da questo stato - l'italia - al concetto di stato in quanto tale.

    E i boccaloni beoti polentoni (ovviamente) ci cascano.

    Il nemico non è lo stato ma questo stato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #1536
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Se si tratti o meno di servizi non lo so.
    Per me si tratta di gente asservita ai poteri, che esistono per la pagnotta e la carriera ad ogni livello, specie tra i così detti intellettuali (di sinistra, poi...) e i giornalai. Categorie veramente schifose e luride.
    Gente pericolosa perchè in grado di condizionare le menti idiote, che sono come sappiamo la maggioranza e sul livello delle quali si basa la democrazia (chiedere a Grillo).
    Ultima modifica di ventunsettembre; 20-01-14 alle 12:26
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1537
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Il miglior argomento contro la democrazia è una conversazione di 5 minuti con l'elettore medio

    Winston Churchill

    Frase che per chi si occupa di politica andrebbe fatta in gigantografia e tenuta sempre a portata di occhi.
    O almeno messa come firma.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 20-01-14 alle 12:48
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #1538
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    22 Gennaio 2014


    La fuga di massa dallo Stato italiano ladro e baro si chiama Padania


    di GILBERTO ONETO



    Ringrazio Marco Bassani per la bella provocazione
    che fornisce l’occasione per fare un po’ di chiarezza e forse anche per capire cosa ci sia dietro alla padanofobia di tanti padani.
    Parto dalle fondamenta del ragionamento.
    Se siamo convinti che la radice dei mali che affliggono le nostre comunità stia nella forzata unità nello Stato italiano e che il nostro problema principale si chiami Italia, dobbiamo trovare la strada più opportuna per liberarcene. Lo si può fare a livello individuale scappando all’estero o costruendo tanti piccoli Walden che però lo Stato non lascerebbe in pace.
    Se invece riteniamo di volerci affrancare come comunità, dobbiamo trovare la forza numerica, di consenso, e di convinzione per poterlo fare. Se rinunciamo all’evasione “privata” dalla galera con lenzuola annodate o cunicoli strettissimi, dobbiamo necessariamente organizzare un’evasione di massa. Serve – come predicava Miglio – la forza per farlo.
    Bisogna però anche avere un piano per il dopo evasione: dove andare, cosa fare, con chi. Bisogna evitare che la vita fuori dalla prigione tricolore diventi anche più sciagurata di quella dentro; serve soprattutto evitare di venire riacciuffati.
    Questo piano si chiama Padania (a me, ligure-piemontese, piacerebbe tanto chiamarla col suo antico nome di Lombardia ma mi tirerei addosso le ire funeste dei micropatrioti cui già non sono molto simpatico) e consiste nella aggregazione di tutte le comunità che hanno qualcosa in comune non solo “contro” l’Italia ma anche “in sé”, per organizzare il nuovo villaggio degli evasi.
    Bassani evoca lo spettro della “nazione” giacobina. Ritengo che una comunità (una “nazione”, se vogliamo chiamarla così) sia – come ha scritto Connor – quello che i suoi abitanti credono o vogliono che sia, anche solo una volontà di intenti o addirittura (non ho paura del termine un po’ bottegaio) di comuni interessi e convenienze. Certo questi interessi vanno irrorati da una serie di più nobili paludamenti (la storia, la lingua, la cultura eccetera) che poi finiscono per essere molto più che un paravento di comodo: per fare le cose ci vuole anche cuore, c’è bisogno di sentimento e di partecipazione emotiva. Non si aggrega nulla senza un vessillo al vento, un canto, un qualsiasi segno di compartecipazione e di riconoscimento. I concretissimi svizzeri si sono inventati mele e balestre, e quella bandiera cucita secoli fa da un “nation builder” che non sapeva di esserlo sfida ancora oggi i venti della storia.
    Per noi padani la cosa è ancora più facile perché, se forse non abbiamo tutti la stessa faccia, come diceva con un eccesso di benevolenza (o di ironia) Giuanìn Brera, sicuramente abbiamo gli stessi interessi, gli stessi modi di vivere, le stesse aspirazioni magari non sempre nobili, la stessa generale pirlaggine che ci ha trasformati in servi e in sudditi. Anche su questo Miglio ha detto tutto.
    L’Italia non mollerà l’osso facilmente: bisogna essere in tanti a tirarglielo via di bocca. La Padania può riuscirci, più di ogni altro sodalizio più piccolo e debole! L’idea di Padania è avversata dai nemici per ovvie ragioni (ne sono terrorizzati) ma anche da molti dei “nostri” per motivazioni da lettino da analista: troppo spesso ci lasciamo (mi ci metto anch’io) prendere dalla disillusione, dal rancore per la Lega, per come Bossi ha sputtanato un’idea così bella e vincente, ma l’idea non perde di forza perché è stata maneggiata da una comitiva di bru-bru. Se la Padania ha raccolto 4 milioni di voti (e anche di più nelle diverse occasioni) con il Barnum belleriano, cosa potrebbe fare con sostenitori più presentabili?
    Veniamo al dopo, se mai ce ne sarà uno. Siamo tutti d’accordo nel ritenere che ciascuna comunità dovrà essere libera di organizzarsi a piacere e aggregarsi con chi le pare. Tutti però siamo anche sicuri che prevarrà il buon senso di una confederazione fra liberi e diversi che sarà disposta elveticamente a rinunciare a un pizzico di diversità per preservarne il grosso. Serve ricordare a chi si balocca con micronazionalismi e romantiche fantasie che l’omogeneità padana è data proprio dalla concretezza degli obiettivi comuni (la convenienza) e dalla oggettiva similitudine di tutte le comunità che vivono nella bioregione padana: stessi capannoni, stesse attività, stesse vie di comunicazione, stesso mercato, stessi problemi e stesse capacità (e incapacità) di risolverli. Certo ci sono lingue e tradizioni diverse ma in maniera del tutto trascurabile se rapportate al mondo esterno. C’è forse qualche convenienza diversificata ma tocca solo alcune realtà marginali come il Tirolo, la Benecia o Trieste. Tutti gli altri sono sulla stessa barca, compresi i liguri le cui acque si gettano in un altro mare. Tutti naturalmente saranno liberi di prendere le loro decisioni ma la gente ha molto più senso pratico dei frequentatori di identitarismi d’antan.
    Bassani dice che si deve percorrere la strada regionale. Va benissimo, se funziona e se è parte di un movimento più ampio e coeso di “evasione”. Se parliamo di volontà e di convenienze condivise non si può però dimenticare che tutte le attuali Regioni sono invenzioni dello Stato italiano e che hanno scarso valore i riferimenti che non trovano riscontro neppure sugli atlanti storici. Poi – per carità – tutti possono mostrare travolgenti passioni per Granducati, Paflagoni, Serenissime o Principati di Seborga (io sono un fan del Principato di Masserano), ma nessuno si può ragionevolmente sottrarre dalla dura realtà politica, economica e sociale attuale, dai suoi riflessi nel confronto con lo Stato italiano e con il mercato globale. Tutte le autonomie sono auspicabili ma saranno possibili solo all’interno di un contenitore che ne garantisca la vita: l’immagine di Padania come grande Svizzera è un po’ abusata ma sempre efficace.
    Bassani cita la Catalogna a supporto delle sue tesi regionaliste ma trascura alcuni dettagli. 1) La Catalunya Estricta (quella che farà il referendum) è una parte della Catalogna identitaria (cui sta un po’ come la Lombardia alla Padania): ce la farà a liberarsi più agevolmente coinvolgendo (come sta cominciando a fare) i catalani di Valencia, Baleari, Aragona e magari Rossiglione e Alghero. 2) È vero che i non catalani sono tanti e che molti di loro sono anche diventati catalanisti, ma è altrettanto vero che la grossa fetta di immigrati è spagnolista e che l’immigrazione – proprio come è successo da noi – è stata usata dalla Spagna per annacquare gli afflati identitari. 3) A nessun serio catalanista di Valencia o di Maiorca verrà mai in mente di proclamare la propria preferenza per il centralismo madrileno su quello di Barcellona. 4) Bassani critica l’idea di “nazioni” identitarie ma tutti i movimenti indipendentisti di Europa (Fiamminghi, Baschi, Nordirlandesi, Corsi, Tirolesi eccetera) impiegano lo strumento libertario dell’autodeterminazione ma lo vestono di forti connotazioni identitarie. Paradossalmente l’esempio più libertario e meno identitario è proprio la Padania che nasce attorno a un’idea postmoderna di “nazione” di interessi, identità e volontà. Sono semmai taluni “nazionalismi” regionali che scimmiottano certe definizioni ottocentesche “di lingua, di sangue, d’arme” e tutto il resto del repertorio. 5) Non è un problema di nome ma di sostanza: lo Stato italiano è terrorizzato (lo si è visto più volte) dall’idea di un mondo padano-alpino coeso nel progetto indipendentista. Si fa un baffo di conventicole di “indipendentisti fai da te” in rissa fra di loro.
    A me e a molti amici (soprattutto quelli che hanno costruito questo giornale) sembra essenziale che tutte le forze e le idee indipendentiste debbano convergere in un progetto comune di libertà, che tutte le identità debbano trovare espressione culturale e istituzionale autonoma, e che ogni sforzo debba essere finalizzato a liberarci dal comune nemico: lo Stato italiano. Sono convinto che lo strumento, lo spazio e il riferimento ideale per questa azione sia la Padania sia per l’evasione dalla comune prigione, sia per l’efficace organizzazione di una comunità di comunità libere. Sono ben felice che altri intraprendano strade parzialmente diverse purché sia chiaro che l’obiettivo è la liberazione dallo Stato italiano ladro, mafioso e baro. Ben venga il confronto e il dibattito con Bassani (con cui credo peraltro di avere quasi totale assonanza di idee) e con tutti gli interlocutori intelligenti e in buona fede, ma nessuna comprensione meritano il settarismo, la chiusura, il microcefalismo, il tradimento e l’oggettivo fiancheggiamento all’italianità. Non serve perder tempo con chi si dice indipendentista ma non rispetta le posizioni padaniste, con chi spera di trarre vantaggi da divisioni e distinguo capziosi, con chi insulta e si dibatte in elucubrazioni rancorose, in ripicche velleitarie, e in settarismi e distinguo che fanno solo il gioco dei nostri secondini. Proprio come duemiladuecento anni fa e troppe altre volte da allora.

    La fuga di massa dallo Stato italiano ladro e baro si chiama Padania | L'Indipendenza

    Ultima modifica di Eridano; 22-01-14 alle 12:04
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #1539
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Riporto questo articolo che spero a questo proposito possa aprire gli occhi ai fratelli.

    Indipendenza ed Anarchia come Piattaforma Politica Comune | Rischio Calcolato
    Mi pare sia il caso di ripetermi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #1540
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Non leggo nulla nè del piano pro-evasione, nè di quello per il dopo-evasione.
    Come al solito chiacchere.
    Intanto gli altri fanno i fatti: sbarramento all'8 su scala nazionale.
    Non si trovano i fondi per un prefisso telefonico. Quindi?
    Parole, parole, parole, soltanto parole, parole sai dir.
    Belle, però. Che incantano.
    Non tutti, per fortuna.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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