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Discussione: l'Indipendensa

  1. #1611
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    26 Maggio 2014

    Nell’Europa della crisi chi avanza sono gli euroscettici



    di REDAZIONE



    Nell’Europa che stenta a uscire dalla crisi, e sullo sfondo delle contestazioni ai governi nazionali,
    avanzano gli euroscettici, in alcuni casi con veri e propri record. È il FRONT NATIONAL di Marine Le Pen il simbolo del terremoto che scuote uno dei paesi più grandi dell’Ue, e che con il record storico del 25%, secondo le prime stime, mette all’angolo i socialisti del presidente Francois Hollande. In Gran Bretagna anche l’UKIP di Nigel Farage rivendica di essere in testa e di aver sconvolto gli equilibri politici del Regno. In Grecia è terzo il partito ALBA DORATA che nonostante gli arresti e le gravi accuse di reati ottiene quasi il 10%. E se in Olanda, dove si è votato giovedì, i populisti islamofobi del PVV di Geert Wilders hanno subito un forte arresto, in Danimarca è boom per l’estrema destra del DANISH PEOPLE PARTY, che sarebbe primo partito con il 23,1% guadagnando 3 deputati in più rispetto al 2009, mentre i nazionalisti di estrema destra del piccolo e neonato NPD tedesco otterrebbero un seggio nell’europarlamento. In Germania si afferma inoltre il partito antieuro ALTERNAIVE FUER DEUTSCHLAND (Afd) con il 6,5%. L’austriaco FPOE, il partito fondato negli anni ’90 da Haider, ha visto raddoppiare i consensi raccolti superando il 20%. Successo in Polonia del piccolo partito euroscettico KNP di Janusz Korwin-Mikke, che conquisterebbe 4 seggi col 7,2%. I leader dei maggiori partiti antieuropeisti, guidati dal Front National, cercano ora di fare quadrato: fra martedì e mercoledì prossimi si riuniranno a Bruxelles per fare il punto della situazione dopo il successo registrato dalla formazione di Marine Le Pen. L’indicazione è giunta dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Oltre al Fn e alla Ln, al gruppo – che si dovrebbe chiamare European Alliance for Freedom (Alleanza europea per la libertà), Eaf – dovrebbero aderire il partito della Libertà olandese di Wilders e l’austriaco Fpoe.

    http://www.lindipendenza.com/nelleur...-euroscettici/
    Ultima modifica di Eridano; 27-05-14 alle 09:54
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #1612
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    1 Giugno 2014

    Il voto delle Europee e i tempi duri per l’opzione indipendentista

    di GIANLUCA MARCHI



    Qualche riflessione sul voto per le Europee in chiave indipendentista.
    Diciamo subito che non c’è da stare allegri: se qualcuno aveva, magari anche legittimamente, pensato che la separazione dall’Italia di alcune aree potesse essere a portata di mano a seguito degli esiti numerici del ben noto plebiscito digitale, alla luce del voto di ieri non può non concludere che la strada sarà lunga e assai difficoltosa, ammesso e non concesso che ci sia la voglia di percorrerla. Il fatto che un partito come il Pd – al di là dell’effetto Renzi, che indubbiamente c’è stato – tocchi percentuali del 40% in regioni come la Lombardia e il Piemonte, dove la sinistra statalista e centralista era data pressoché per dispersa da diversi lustri, la dice lunga sulla volatilità degli elettori padani, e sulla disponibilità di una consistente maggioranza di essi a seguire il pifferaio magico di turno. Certo, esiste un altro buon 40% di cittadini che alle urne non ci sono proprio andati, ma pensare di poterli recuperare tutti o quasi alla causa dell’indipendenza mi sembra una prospettiva del tutto irrealizzabile.
    Per quanto riguarda invece gli indipendentisti “radicali” – fra i quali molti postatori di commenti su questo giornale -, quelli convinti che il percorso verso l’indipendenza possa essere ripreso solo dopo la scomparsa e la cancellazione della Lega Nord, ebbene alla luce del 6 e rotti per cento ottenuto da Matteo Salvini (lui è stato il motore del risultato) dovranno obiettivamente mettersi il cuore in pace. Il segretario federale ha ricevuto in “dono” un movimento pressoché sfasciato e, va detto, anche attraverso messaggi un po’ disordinati, l’ha rimesso in piedi e posto in condizioni di camminare. Per andare dove è difficile da sancire al momento, ma la Lega è viva e anche abbastanza vegeta. E ciò vale non tanto per la sua dirigenza, i cui limiti e la cui indecenza sono sempre stati denunciati da L’Indipendenza, ma per alcune centinaia di migliaia di persone che non vivono di politica ma che, se hanno in mente un’ipotesi indipendentista o autonomista, continuano, a torto o a ragione, ad affidarsi al Carroccio. Il resto è onanismo mentale…
    A questo punto cosa abbiamo davanti? Teoricamente solo tre possibilità per continuare a nutrire una qualche speranza indipendentista: tre sembrano tante, ma il problema è che ciascuna sembra di più difficile realizzazione dell’altra. Vediamole:
    1) Smettendola di inseguire la chimera che il plebiscito digitale svoltosi a marzo in Veneto equivalga a un pronunciamento codificato della volontà del popolo veneto, il referendum regionale consultivo previsto dal progetto di legge n. 342 (che il Consiglio regionale dovrebbe discutere e votare nelle prossime settimane se non vi saranno clamorosi voltafaccia) potrebbe essere un grimaldello inserito nella corazza del malconcio stato italico e da lì dar vita a un’effetto domino. Facile? Tutt’altro, non solo perché bisognerà arrivare a indire il referendum, ma soprattutto perché bisognerà vincerlo, il che non appare del tutto pacifico alla luce del voto di ieri;
    2) Come qualcuno ha già proposto da queste colonne, tutte le anime e i movimenti indipendentisti dovrebbero cercare di sedersi a un tavolo con la Lega Nord (l’unica che dispone di voti e di forza organizzativa) per capire se esiste lo spazio di un’azione comune, mettendo da parte acredini e gelosie che abbondano. Facile? Nemmeno per sogno, se non altro perché in troppi dovrebbero tacitare pulsioni personalistiche e poi per un motivo che definirei più politico: ho l’impressione che la Lega stia imboccando una strada più autonomista che indipendentista, il che non andrebbe d’accordo con il palato degli indipendentisti;
    3) Fregarsene di quel che fa via Bellerio e cercare di dar vita a un movimento autenticamente indipendentista federato e trasversale, che stia al di sopra delle divisioni fra destra e sinistra. Si tratta della più complicata delle possibilità sul tappeto per vari motivi: la difficoltà a individuare un leader in grado di caricarsi sulle spalle un tale compito immane, la carenza di mezzi, l’atavica parcellizzazione territoriale degli indipendentisti e la loro diffidenza gli uni con gli altri
    Come dice e ripete da sempre Gilberto Oneto, per inseguire il sogno dell’indipendenza ci vuole il consenso della gente: il tasto di un computer aiuta sicuramente a crearlo e pure a consolidarlo, ma poi ci vogliono i voti nell’urna, altrimenti rimaniamo inchiodati al solito onanismo mentale.
    Questi sono gli elementi di riflessione che avvertivo la necessità di sottoporre ai nostri lettori. E aggiungo un ultimo discorso riguardante questo giornale online, L’Indipendenza. Qualche settimana fa avevo già messo in allerta chi ci segue che la mia direzione probabilmente non sarebbe proseguita a lungo. Confermo che, a mio modo di vedere, il compito de L’Indipendenza come la concepivo io è arrivato al capolinea. Entro la metà di giugno dovrei lasciare la direzione e con me dovrebbero lasciare anche gli amici Facco, Oneto e Bracalini (gli altri collaboratori decideranno che fare in piena autonomia). L’Indipendenza però continuerà e verrà gestita da altre persone, nessuno è indispensabile… Sono stati due anni e mezzo intensi, per certi versi entusiasmanti ma anche molto difficili, soprattutto perché gestiti con risorse molto limitate. Cosa faremo noi “quattro dell’avemaria”? Ancora non lo so, di certo non un quotidiano che si metta a fare concorrenza a L’Indipendenza nel piccolo bacino di riferimento. Più probabilmente daremo vita a un forum, un blog, un pensatoio o una rivista – chiamatelo come preferite – di riflessione e approfondimento sui temi che ci sono cari, ma senza l’impegno di ore e ore al giorno profuse in questo giornale per tenerlo continuamente aggiornato, avendo avuto la pretesa iniziale, condivisa da tutti, di farne un quotidiano.
    Perché il compito de L’Indipendenza – come lo vedo io, sia chiaro, non pretendo che tutti siano d’accordo – sarebbe esaurito? Al nostro esordio ci eravamo ripromessi di creare un “filo rosso” fra tutto il mondo indipendentista così altamente polverizzato, sperando di dare ad esso una forza politica che aveva perduto. Fin dalla convention di Jesolo di fine maggio del 2012 abbiamo perseguito tale obiettivo, con la presunzione di svolgere un ruolo “politico” che probabilmente non spetta a un giornale, ancorché online ma inteso in senso tradizionale. Possiamo dire di essere diventati un punto di riferimento del mondo indipendentista e questo è il massimo che potevamo raggiungere. Per tale ragione se daremo vita a qualcosa di nuovo, lo faremo con caratteristiche diverse.

    Il voto delle Europee e i tempi duri per l?opzione indipendentista | L'Indipendenza
    Ultima modifica di Eridano; 01-06-14 alle 10:35
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #1613
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Esproprio statale e dei migranti.
    Ma Bergoglio non “giudica”


    di MARCELLO RICCI

    La fiscalità come arma di rapina e non come raccolta di risorse per il bene collettivo . Un paese civile dovrebbe far pagare i servizi attraverso solo due sistemi impositivi: la tassazione indiretta sui beni di consumo ( l’IVA ) e con un unico versamento fiscale complessivo su redditi di lavoro, rendite finanziarie, terreni, fabbricati e ogni altra entrata.

    Dovrebbe essere compito dello stato centralista come l’attuale poi dare agli enti locali quanto loro compete. Il tal modo il cittadino è liberato da una miriade di incombenze devastanti per l’individuo e per la collettività. Ne risulterebbe una struttura semplice , che consentirebbe ai cittadini di sapere esattamente quale quota degli introiti è nella personale disponibilità e quale deve essere trasferita alla collettività con una chiara valutazione dell’equilibrio tra tasse e servizi.

    Molto probabilmente è proprio questa chiarezza che dispiace a chi usa il potere non per ben governare, ma per opprimere e rubare, tangenti a parte.

    Nella memoria di chi scrive riappare la realtà di quanto avvenne in Ungheria nella metà degli anni ’60, anche se con Kadar iniziava l’era del “socialismo al gulash “; a tutti coloro che avevano un’attività o degli immobili, erano richiesti tributi con le più strane motivazioni, la più frequente era: profitti di guerra. Se pagati ne giungevano degli altri fino alla insolvenza, a cui seguiva la confisca. L’ex proprietario si trasformava in impiegato o locatario dello stato divenuto padrone.

    L’unica difesa possibile, con il senno del poi, sarebbe stata nel non pagare , anticipando la perdita del bene, ma salvando la liquidità. Se oggi questi ricordi riemergono e perché si vive in una realtà molto simile a quel passato. E’ il caso di anticipare i tempi e adottare la strategia difensiva per limitare i danni?


    Ciò premesso, corre l’obbligo di mettere in chiaro le cause primarie dell’attuale situazione le cui negatività non possono essere imputate solo alla crisi economica. Esodati, disoccupati, chiusura delle partite Iva e di industrie hanno altre radici, oltre la persecuzione fiscale.

    A parte la pletora del pubblico, le pensioni d’oro e la corruzione , anche se pur esse rilevanti, la patologia maggiore è l’invasione di presunti migranti. L’immigrazione nelle attuali modalità non solo comporta costi ingentissimi per tutti i presidi che mobilita , ma innesca una spirale perversa, che diventa il volano del degrado sociale, culturale , morale, etico, migratorio, ambientale.

    Si immagini questo paese libero da immigrati, sotto il profilo ambientale la popolazione risulterebbe ridotta di circa 15milioni di presenze umane riportando i coefficienti di antropizzazione a livelli più consoni alle caratteristiche del territorio. I cittadini sarebbero obbligati a riprendere lavori ora abbandonati, a curare i propri famigliari, a frequentare le scuole senza subire i rallentamenti dovuti a stranieri con difficoltà linguistiche.


    L’esempio di quello che accadrà, se non s’inverte la rotta, lo si ha con gli USA, con Obama, con le scuole trasformate in poligoni di tiro con sagome umane, dove le armi sono sacre perché fonte di reddito e le guerre altrettanto… che il mondo ne sia sconvolto, non importa , è parte del gioco.

    Si è costretti a comprare sofisticate armi e mezzi militari come i famigerati F15, non per difendere i Paese, ma per combattere guerre di altri. La flotta di mare non serve per proteggere le coste, bensì per trasportare in terra ferma i clandestini.

    Si badi bene non ci sono spunti razzisti in quanto si è detto, ma un profondo disgusto nel vedere persone strappate dalle loro terre ricche di risorse per poter saccheggiare le stesse e trasformare i legittimi proprietari in clandestini occupanti.
    Desta meraviglia e sgomento che di fronte a crimini di questa portata non si senta tuonare la voce potente e ascoltata di Papa Bergoglio che invece si limita a dire: Chi sono io per giudicare?




    Esproprio statale e dei migranti. Ma Bergoglio non ?giudica? | L'Indipendenza


    articolo interessante, con un ottimo spunto
    sulle tragiche conseguenze della invasione,
    sul piano ambientale.

    ma non hanno niente da dire i verdi, i sinistri,
    gli ambientalisti, gli ecologisti di ogni risma,
    quelli disposti a tutto pur di salvare un albero,
    di fronte alla catastrofe che si annuncia per il
    territorio?

  4. #1614
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Mi dicono che anche questa "testata" sia stata chiusa.
    Aperto al posto dal nostro amico, "EX" LN , un nuovo foglio, intitolato Il Miglio verde.
    Pardon. Il miglio verde.
    Nessun riferimento al nostro vecchio.
    Solo al romanzo.
    L'ultimo tratto di strada prima della fine.
    Auguri!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1615
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    la componente Lega Lombarda (quella che metteva i soldi) si è presa il giornale on line che, senza le firme di quelli che se ne sono andati, vale a dire Marchi, Oneto, Bracalini, Facco, risulta un pacco vuoto, senza alcuna attrattiva per i lettori.
    staremo a vedere il blog miglio verde ...

  6. #1616
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Stattelo pure a vedere tu.
    Io no di certo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1617
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    anche la lotta partigiana in itaglia non ha accelerato di un nano secondo la vittoria degli alleati ...

  8. #1618
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Per la Germania, la Padania esiste ancora. Per l’Italia, e non solo per l’Italia, non più



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    di BENEDETTA BAIOCCHI
    Per Berlino la questione settentrionale è ancora aperta, la spinta indipendentista è viva e ha due protagonisti: il Veneto e la Padania. Ma non lo dice il partito bavarese, lo scrive e documenta il periodico della sinistra tedesca. Come a dire, i compagni non tradiscono il sentire del popolo. Nell’ultima uscita del periodico “Compact”, viene dedicato un intero reportage sugli indipendentismi in Europa. Catalani…. presenti! Baschi… presenti! Scozzesi… presenti! Bretoni… ops.. assenti! Si vede che la loro voce sta diventando flebile, forse colpa dell’oscuramento lepeniano in voga. Poi, ancora… Veneti… presenti! Padani… presenti. Almeno sulla carta.
    A disegnare una geografia delle indipendenze è il mensile Compact, edito dall’area del partito di sinistra Linke, nato dalla fusione tra il Partito della Sinistra e il movimento Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa Elettorale di Oskar Lafontaine, ex leader del Partito Socialdemocratico, oggi quarto partito tedesco. A guidare l’iniziativa editoriale il già responsabile della comunicazione del partito.
    In Germania, la questione del Nord è ancora viva. L’eco è sostanziale, le istanze hanno ancora un peso e non sono morte e sepolte. In Italia parlare ancora di Padania è come rispolverare i dinosauri del museo. Il Veneto pronto al referendum è una questione da corte costituzionale, per Berlino è una delle vertenze indipendentiste più aperte in Europa. E lo riconosce persino la sinistra.
    E all0ra i casi sono due: o i tedeschi sono fuori dal tempo e vivono nel passato, sono male informati, oppure è a Roma e nei mezzi di comunicazione italiani che la questione del Nord è superata dal renzismo e, persino, dallo stesso nuovo corso salviniano, che ha accantonato le frecce indipendentiste per accaparrarsi il consenso del centro e del sud.
    Restano i fatti. In Germania uno “stato” del Nord è preso in considerazione, a Roma e al Nord (Italia), è roba superata. O, almeno, così conviene far credere.

    Rivista sinistra tedesca: Padania e Veneto indipendenti | L'Indipendenza
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #1619
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    C’era una volta la voce del Nord. Tutto quello che non vi dicono su Radio Libertà

    25 Sep 2015 ·


    di ANGELO GIORGIO



    In un tempo lontano, a Milano, capitale della voglia di cambiare, un gruppo di uomini liberi e coraggiosi decise di dare vita a RadioLibertà, voce libera e megafono della voglia di raddrizzare questo Paese. Una radio che con il passare degli anni diventava più forte, si radicava e si candidava a diventare il megafono del malumore. L’unica voce senza filtri, in grado di fare sentire forte agli amici del centralismo e ai nemici dell’indipendentismo, che il tempo di cambiare era alle porte e che la Locomotiva del Paese era stanca di essere vista come una gallina dalle uova d’oro. Basta vacche grasse da mungere, insomma. Il tempo degli sprechi era finito, iniziava una nuova era.

    Ma come troppo spesso accade, chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova.
    Ecco allora che anche Radiolibertà di fatto diventava una merce di scambio. Un trampolino per lanciare i rampolli più vicini ai capibastone della rivolta e per mettere a tacere chi sosteneva una linea diversa. Le vecchie voci “on air” venivano sostituite con “new entry” e antiche trasmissioni messe fuori dal palinsesto.
    Spazio a giovani idee e a chi sostiene che la Libertà non ha prezzo, soprattutto se non bisogna pagare chi la promuove. Così a poco a poco Radiolibertà si tramutava in Radiononso. Dove non solo non si sapeva dove si andava, ma non era nemmeno chiaro se alla fine del mese arrivavano i soldi. A Radiononso, infatti, si lavorava gratis, tutti, o quasi. Magari qualcuno il suo stipendio più o meno lauto se lo portava sempre a casa mentre gli altri dovevano aspettare che le casse venissero riempite non sono dal vecchio finanziamento dell’allora RadioLibertà, ma dalle donazioni degli ascoltatori. Quelli tanto attaccati alla radio da decidere di sostenerla a proprie spese.
    Tanti, ma non gli unici. Al loro fianco, infatti, anche gli inserzionisti. Quelli che avevano comprato finestre pubblicitarie e che aspettavano di sentire reclamizzato il loro prodotto sulle frequenze di Radiononso. Ma l’emittente non sapeva e a furia di non sapere prendeva decisioni strane come quella di non pagare i fornitori o di dismettere di fatto alcuni ripetitori di segnali. Non vedendosi pagate le fatture, i manutentori bloccavano il lavoro e Radiononso diventava Radiononsisente.
    Una brutta rivisitazione di RadioLibertà dove i pochi dipendenti continuavano ad essere pagati quando capitava, i fornitori a non essere praticamente pagati e i radioascoltatori a telefonare ai centralini per segnalare che la radio non si sentiva più. Ma esattamente questa era la situazione: La radio non si sentiva più in molte realtà del Nord. A Brescia ad esempio, dove la voglia di autonomia e di libertà è forte ancora oggi, il segnale non arrivava e non arriva più. E agli inserzionisti che hanno pagato per reclamizzare i loro prodotti? Le risposte non arrivavano. Il nuovo vertice aveva infatti deciso di seguire la strada del silenzio rispondendo, solo alle lettere degli avvocati. Magari non alla prima, ma alla seconda di regola, sì. Risposte interlocutorie e vane, ma almeno qui il segnale arrivava: a Radiononsisente, qualcuno c’è ancora. Asserragliato come i soldati giapponesi che continuavano a sparare a tutto e a tutti perché nessuno li aveva avvisati che la seconda guerra mondiale era finita.
    Ma che fine può fare una Radio che non si sente? Certo non scalare gli indici di gradimento e di ascolto. Ecco allora che per capire che valore può avere la radio, qualcuno ha avuto la brillante idea di fingere un interesse a venderla. E, sorpresa, si è fatto avanti anche un possibile compratore. Sconosciuto, ovviamente, ma senza dubbio un libertario della prima ora. Uno che sulla radio vuole scommettere e che ancora ci crede. Ma nulla di fatto: era solo un bluff, un modo per capire se la radio aveva un valore e cercare di quantificarlo. E così Radiononsisente si trasforma in Radiofarsa.
    Una Radio con un passato glorioso e un presente … Presente? Beh sì, un presente sconosciuto. Anche perché i dipendenti continuano ad attendere i loro stipendi, i vertici cercano altri lidi dove andare a sedersi più comodamente, gli ascoltatori continuano a chiamare per chiedere quando verranno ripristinati i segnali e i fornitori hanno ormai capito che non vedranno nemmeno un solo centesimo.
    Ma Radiofarsa continua a chiedere i soldi ai pochi ascoltatori che ancora riescono a sentirla. Raccoglie fondi e attende. Forse la fine dell’anno per poi vendere i ripetitori a un grande colosso radiofonico del Nord. Uno, si dice che ha 10,5 buoni motivi per accaparrarsi i tralicci. Quelli che fino al passaggio delle onde sul digitale ancora valgono qualcosa.
    E RadioLibertà? Un ricordo che sicuramente mancherà a molti uomini liberi e coraggiosi. Qualità che sembrano mancare del tutto a chi la Radio avrebbe dovuto gestirla.


    http://www.lindipendenzanuova.com/ce...radio-liberta/
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    Tacito, Agricola, 30/32.

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