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Discussione: l'Indipendensa

  1. #1511
    Lumbard
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    Stella è un cognome veneto diffusissimo.
    diffuso tanto anche al centro e al sud

    STELLA significato origine cognome famiglia | Gens

  2. #1512
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    Stella è un cognome veneto diffusissimo.
    Come Stern?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #1513
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    ah i doppi cognomi : rigoni-stern, finzi-contini

  4. #1514
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    A pensar male ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #1515
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    Predefinito Lumbard, paga e tas. E diventa sempre più suddito e marginale

    Lumbard, paga e tas. E diventa sempre più suddito e marginale | L'Indipendenza

    In questi giorni mi sono posto e riposto una domanda: ma a noi Lombardi cosa deve ancora capitare perché ci si indigni e si cominci a ribaltare il tavolo di questa Italia insopportabile e di questo Stato ladro, un tavolo a cui siamo assisi ma che è apparecchiato solo per mettercelo in quel posto? Rivolgo l’interrogativo ai Lombardi, perché almeno i miei amici Veneti, soprattutto quelli a cui più ribollono le budella, hanno la possibilità di aggrapparsi alla speranza del referendum per l’indipendenza. Anche durante le recenti mobilitazioni del Coordinamento 9 Dicembre, sebbene con i chiaroscuri che questo giornale non ha mancato di mettere in evidenza, quella lombarda mi è apparsa una presenza evanescente, mentre i Veneti, complice probabilmente la figura di un leader riconosciuto come l’amico Lucio Chiavegato, hanno dato una prova diversa.
    Qui in Lombardia, invece, tutto sembra tacere. E non mi riferisco tanto ai gruppi indipendentisti, ma alla gente comune, quella più toccata dalla crisi. La disoccupazione giovanile viaggia al 42%, 7 cittadini su 10 temono di perdere il lavoro nel 2014, migliaia di fabbriche e fabbrichette hanno chiuso (basta percorrere le strade dell’ex Giappone d’Italia, la Brianza, per collezionare i cartelli vendesi o affittasi esposti sui capannoni), la tassazione totale sulle imprese ha raggiunto, e superato, il 70%, ogni cittadino lavora oltre l’estate per mantenere lo Stato, ma tutto sembra tacere, nonostante la Lombardia continui a contribuire ogni anno con circa 50 miliardi di euro di residuo fiscale (tasse che vanno a Roma e non tornano più indietro) a mantenere in piedi con le stampelle un Paese fallito. I Lombardi, più degli altri, pagano e tacciono.
    Mi martella allora l’interrogativo: ma perché? Abbiamo forse accumulato troppo fieno in cascina nei decenni scorsi (riserve finanziarie e risparmi vari) e ci siamo infiacchiti al punto da reprimere ogni spirito di protesta e di rivolta? Ci siamo forse troppo meridionalizzati nei comportamenti (senza offesa per nessuno) e ora la maggior parte di noi vive, nonostante tutto, attaccato alla tetta statale o comunque pubblica? Siamo spaventati a tal punto dall’ignoto da accettare, abbassando la testa, un noto che è indubbiamente vessatorio, e così stiamo precipitando da una delle dieci aree più ricche del mondo verso la centesima posizione? Confidiamo forse nel potere salvifico di un evento come l’Expo 2015, che beneficerà soprattutto coloro che lo gestiranno? Crediamo forse che passata la nottata (ma quando?), tutto potrà tornare come prima, quando invece è cosa risaputa che le aziende che abbiamo perso non potranno più tornare? Aspettiamo forse che la prossima Befana ci porti la Macroregione, entità indefinita e beffarda? Siamo imbesuiti da giornali e televisioni che ci fanno credere vero ciò che intimamente sappiamo essere improbabile, cioè la ripresa e il ritorno ai fasti (spesso falsi) del passato o le tasse abbassate? Dove è finito lo spirito indomito e battagliero che applaudimmo e sostenemmo, ad esempio, negli allevatori e nei produttori di latte che nel 1997 bloccarono per una settimana l’aeroporto di Linate con i loro trattori e le loro vacche?
    Il tempo, ahimè, non sembra essere passato inutilmente. A vantaggio dello Stato centralista, purtroppo. Assistiamo passivamente al teatrino politico dominato dal dibattito sulla liberalizzazione della cannabis e sulla legge elettorale, una cosa che non dà da mangiare a nessuno, se non ai diretti interessati, i partiti e la politica di cui tanto sparliamo nel chiacchierare da bar, salvo poi essere pronti a ridare la nostra fiducia al primo incantatore di serpenti di turno, ben sapendo nell’intimo che il refrain alla fine sarà sempre lo stesso: spennarci! Ma fino a quando? Sino alla fine o a un attimo prima che sia troppo tardi?
    Lumbard, paga e tas. E intanto diventi sempre più suddito e marginale…

  6. #1516
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    http://www.lindipendenza.com/virzi-e...o-e-noi-zitti/

    Ho distrattamente seguito la polemica che ha contrapposto il regista Virzì ad un risotto di amministratori lombardi: che noia!Non capisco tutto questo clamore, non capisco perché questo accanimento verso Virzì che in fin dei conti non ha fatto nulla di particolare, né di nuovo. Sono decenni che ci insultano, che ci deridono, che ci disprezzano e c’è di peggio, c’è anche chi ci rapina e ci sfrutta: ve ne accorgete solo ora? Pensate veramente che Virzì sia il primo che ci “sfotte”? La cento-cinquantennale storia d’Italia si basa su questo principio, è sempre stato così e sempre sarà così, finchè ci sarà Italia. In questo contesto Virzì non ha fatto nulla di eccezionale, ha giusto girato un film e francamente non capisco perché se la prendano con lui, mentre tanti altri l’hanno passata liscia e ci hanno deriso impunemente.
    A mio giudizio il problema non è né Virzì, né il suo film, il problema è la cronica mancanza di orgoglio che contraddistingue noi padani, pecoroni buoni solo a pagare e subire, subire e pagare, mentre al sud sanno perfettamente come farsi valere. Quando la Pomì ha osato dichiarare che utilizza solo pomodori lombardo-emiliano-veneti è venuto giù il mondo, è insorta la tutta la Campania, hanno scatenato un linciaggio mediatico contro la povera azienda lombarda cui ha partecipato persino quel luminare della ministra De Girolamo e ribadisco che la Pomì si era solo limitata a comunicare l’impiego di prodotti della zona: solo da qui, solo Pomì. Per la cronaca nessuno dei nostri ha difesa l’azienda.
    In questo caso Virzì e La Repubblica hanno lanciano provocazioni ben più gravi, eppure il milanessisimo ministro Lupi tace, Maroni anche. Maroni? Si, Maroni… Ma, Maroni chi? Dai, quello della regione. Per di più Maroni non solo non sembra avere detto nulla in difesa della Lombardia, ma neppure in difesa di sé stesso, nonostante sia stato direttamente chiamato in causa e non da ieri, dato che già nel giugno dell’anno scorso il suo nome compariva in un’intervista rilasciata da Virzì. Il regista ai tempi aveva già annunciato che il suo film sarebbe stato un viaggio nella ricchezza facile, fra i quattrini guadagnati con metodi spregiudicati. Inoltre Virzì aveva dichiarato: la cosa più difficile è stato convincere Fabrizio (l’attore Fabrizio Bentivoglio) ad interpretare una merda, tirando fuori il suo lato spietato. A quel punto l’intervistatore faceva notare al regista che Bentivoglio, che ha il ruolo di un immobiliarista, è quasi irriconoscibile grazie a un terrificante toupet in testa… e Virzì rispondeva: Il suo personaggio è un piccolo borghese lombardo: mi sono ispirato a Bobo Maroni, oltre che all’agente immobiliare che ci ha affittato la villa in cui è stata girata parte del film.
    Non so se in questo caso valga la proprietà transitiva, però se così fosse, visto che Bentivoglio interpreta una “merda” e visto che Virzì per delineare questo personaggio si è ispirato a Maroni… ognuno tragga le conclusioni che più ritiene opportune!
    In realtà la Regione si è fatta sentire, eccome se si è fatta sentire, infatti l’assessora Cappellini (ma allora esiste veramente!!!!) ha dichiarato che il film di Virzì è “una caduta di stile che non gli fa certo onore“. Agguerrita!
    Sbalorditivo invece il comportamento dell’assessore provinciale di Monza che prima ha dato il via alla polemica e poi dopo aver visto il film ha dichiarato che non è girato in Brianza, la Brianza nel film non si vede, non c’è, le scene sono girate solo a Como e Varese. Caro ragazzo, allora va tutto bene? Due palate di “merda” sulla Lombardia vanno bene, purchè non piovano su Monza? Alla fine il cerino è rimasto in mano all’assessore alla cultura di Como, l’unico che non ha potuto tirarsi indietro o far finta di niente, infatti in un’intervista Virzì ha accusato la città di non avere neppure un teatro aperto al pubblico. In risposta il povero assessore ha rilasciato una dichiarazione roboante: Virzì non conosce la città, ohibò!
    Tutto questo cancan mediatico ha solo giovato al film, cui ha fornito un’ottima e gratuita promozione e l’unico vago ripensamento di Virzì è stato un tweet in cui ha cercato di smorzare i toni: voglio bene al popolo del Nord, so a memoria i cori alpini e adoro il risotto. Che brào fiulin, che stelina che l’è!
    In particolare dicendo voglio bene al popolo del Nord riconosce l’esistenza del popolo padano e non è cosa da poco, grazie Virzì, inoltre aggiungendo che adora il risotto mi dà un interessante spunto di riflessione. Probabilmente vi è noto che la curva della Juve è stata chiusa per due turni per “discriminazione territoriale”, in pratica hanno cantato “Napoli merda”, quindi consiglio agli ultras bianconeri di seguire l’esempio di Virzì, la prossima volta dopo “Napoli merda” aggiungete subito “però adoriamo i babbà!”: magari funziona…
    Scherzi a parte il problema rimane, se il medesimo film fosse stato ambientato al sud magari da un regista di nome Brambilla, sarebbe venuto giù il mondo, sarebbe sceso in campo persino sua eccellenza, anzi sua magnificenza il presidentissimo Giorgio: ogni accusa sarebbe stata smentita, ogni denuncia tacitata e là dove ciò non fosse stato possibile la colpa dei mali del sud sarebbe stata magicamente appioppata al nord, perché in fin dei conti è sempre colpa nostra. E poi si sarebbe mossa anche la magistratura e questo è il vero punto nodale, perché le polemiche sono per lo più inutili, servono fatti, si deve reagire con i fatti, non a parole. Immagino che il nostro affezionato lettore Dan sarà già corso in giardino a dissotterrare l’ascia di guerra, ma con fatti non intendo certo far andare le mani, i fatti migliori si fanno usando la testa. No Dan, niente testate! In Italia non esiste forse la legge Mancino che punisce ogni discriminazione? Non ci ha ricordato di recente Claudio Franco la vicenda di quel poveretto che, dopo aver definito l’Italia “un paese di merda”, si è preso 1.000 euro di multa? Non vengono puniti i reati di opinione? Non vige la dittatura del politically correct?
    Visto che le regole del gioco sono queste una volta tanto facciamoci furbi e usiamole a nostro vantaggio, quindi si stabilisca se veramente Virzì ci ha offeso, se veramente il suo film e le sue interviste sono discriminatorie e calunniose e a quel punto si vada per vie legali, si utilizzino gli strumenti legislativi esistenti, altrimenti derubrichiamo il film a semplice manifestazione artistica e i polemici non ci rompano più le scatole, ci lascino padanamente lavorare, perchè non abbiamo tempo da perdere. Di conseguenza invito quanti tra i nostri lettori sono avvocati a farsi avanti, valutino se veramente il film e le interviste di Virzì sono offensive, denigratorie e razziste e poi, se possibile, procedano con una class action, una causa collettiva di risarcimento cui tutti i lombardi possano aderire: io fin da ora ci sto. Non solo contro Virzì però, ma anche contro La Repubblica, contro lo stato italiano che lo ha finanziato e magari anche contro tutti quelli che nel corso degli anni hanno gettato fango sulla nostra gente e sulla nostra terra. Se vogliamo dire basta ad una situazione decennale, diciamolo veramente e seriamente, diciamo basta con i fatti, senò non perdiamo neppure tempo a bisticciare come bimbi, tanto alla fine danno sempre ragione agli altri.

  7. #1517
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Virzì è solo l?ultimo: da 150 anni ci sfottono e rapinano. E noi zitti | L'Indipendenza


    A mio giudizio il problema non è né Virzì, né il suo film, il problema è la cronica mancanza di orgoglio che contraddistingue noi padani, pecoroni buoni solo a pagare e subire, subire e pagare, mentre al sud sanno perfettamente come farsi valere.
    Esatto.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #1518
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Porcellum incostituzionale, ecco le motivazioni della Corte | L'Indipendenza

    La liberta’ di voto del cittadino “risulta compromessa” dall’attuale legge elettorale, nella parte in cui non consente all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati. E’ quanto sottolinea la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza sulla bocciatura del porcellum. La sentenza, lunga 26 pagine, e’ la numero 1/2014 e il relatore e’ Giuseppe Tesauro.
    “Le condizioni stabilite dalle norme censurate sono tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari – si legge nella sentenza – il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti. Anzi, impedendo che esso si costituisca correttamente e direttamente, coartano la liberta’ di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranita’ popolare e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa liberta’ del voto”.
    Il meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza previsto dal Porcellum, inoltre, “pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual e’ quello della stabilita’ del governo del Paese” e’ una disciplina “non proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito” poiche’ “determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonche’ dell’uguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”. Anche per quanto riguarda l’attribuzione del premio di maggioranza al senato su scala regionale, la Consulta ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale della norma “che puo’ finire per rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento, pure in presenza di una distribuzione del voto nell’insieme sostanzialmente omogenea. Questo, osservano i giudici delle leggi, “rischia di compromettere sia il funzionamento della forma di governo parlamentare delineata dalla Costituzione repubblicana, nella quale il governo deve avere la fiducia delle due Camere, sia l’esercizio della funzione legislativa”. Insomma, questa norma “rischia di vanificare – si legge nella sentenza – il risultato che si intende conseguire con un’adeguata stabilita’ della maggioranza parlamentare e del governo”.
    La Consulta spiega anche quale meccanismo elettorale resti in vigore dopo la bocciatura del porcellum. Si tratta, scrive, di un meccanismo “proporzionale”, “depurato dell’attribuzione del premio di maggioranza”. “La normativa che rimane in vigore – si legge nella sentenza depositata stasera – stabilisce un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi che consente l’attribuzione di tutti i seggi, in relazione a circoscrizioni elettorali che rimangono immutate, sia per la Camera che per il Senato”.
    La Corte Costituzionale chiarisce infine che la bocciatura dell’attuale legge elettorale “non tocca in alcun modo gli atti posti in essere in conseguenza di quanto stabilito durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto”. Il principio secondo il quale gli effetti delle sentenze di accoglimento della Corte Costituzionale risalgono retroattivamente fino al momento di entrata in vigore della norma annullata “vale pero’ soltanto per i rapporti – spiegano i giudici nella sentenza – tuttora pendenti, con conseguente esclusione di quelli esauriti, i quali rimangono regolati dalla legge dichiarata invalida”. Alla luce di cio’, la Consulta sottolinea che “le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono in definitiva e con ogni evidenza un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti”. Nello stesso modo, aggiunge la Corte Costituzionale, con la sentenza sul Porcellum “non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali”.

  9. #1519
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    14 Gennaio 2014

    L’inventario di quel che c’è nel mondo autonomista-indipendentista


    di GILBERTO ONETO


    C’è grande agitazione nel mondo autonomista-indipendentista.
    Le discussioni e le liti raggiungono toni esagitati e troppo spesso sono costruite su fantasie, supposizioni ed emotività esasperate.
    Serve perciò fare il punto, definire lo “stato dell’arte”, disegnare la mappa dell’esistente: l’inizio dell’anno è proprio il momento più opportuno per fare una sorta di inventario di quello che davvero c’è in magazzino prima di avventurarsi oltre.
    Vediamo molto rapidamente che fieno c’è nella cascina del mondo autonomista-indipendentista: i partiti, le associazioni culturali, i mezzi di informazione, il mercato.
    I partiti e le organizzazioni politiche. C’è innanzitutto la Lega che viaggia oggi fra il 2 e il 4%, che ha ancora una struttura capillare e molti militanti (che si stanno però disaggregando); la discrepanza fra i vertici e la base è abnorme: fra i militanti e i simpatizzanti ci sono anche incapaci che usano la testa solo per tenere separate le orecchie ma fra la dirigenza la proporzione è ribaltata ed è difficile non incontrare cadregari, opportunisti e ignoranti della più bell’acqua, il risultato di decenni di selezione del personale bossiana basata sui requisiti del leccaculismo e dell’incompetenza. Nonostante i cambi di autista, la Lega sembra ingessata, non riesce a reagire agli attacchi esterni e alle magagne interne, non riesce a trasmettere idee e sembra destinata a una lunga agonia.
    Ci sono decine di altri partitini e movimenti tutti occupati a scindersi, a litigare e a imitare la Lega nel peggio; anche gli obiettivi territoriali tendono a disgregarsi in appeal e in dimensione: la sola virtuosa eccezione era rappresentata dall’Unione Padana prima che si facesse prendere dalla frenesia del cambio di nome e del restringimento degli orizzonti geografici.
    Poi ci sono i partiti storici, appena migliori. Di ottima salute godono gli indipendentisti sudtirolesi e in forte crescita è il movimento a Trieste. Altrove vivacchiano: occitani, valdostani, trentini e sloveni tirano a campare avvelenati dalle loro frequentazioni italiane.
    I collegamenti fra questi soggetti non esistono; tutti hanno l’aria incattivita, non si fidano gli uni degli altri e sono spesso più impegnati a far guerra fra di loro che non agli italiani. Rispetto alla vecchia gestione bossiana autoritaria e sgangherata ma unitaria, il panorama partitico è oggi sconfortante.
    Le associazioni culturali vanno appena meglio nonostante abbiano tutte subito i contraccolpi negativi del calo di qualità della politica. I prodotti sono in generale buoni e tengono mobilitato un numero considerevole di teste pensanti e di persone normali. Anche qui però si paga un prezzo pesante al settorialismo ideologico e geografico. Se almeno l’associazionismo più vitale riuscisse a trovare forme di reale coordinamento si potrebbero riprendere i grandi spazi disponibili e anche supplire alle colpevoli carenze della politica partitante.
    Nel mondo della comunicazione la situazione è davvero desolante ma, paradossalmente, più vitale che in altri settori. I mezzi leghisti sono dei costosi e inutili cadaveri che camminano con la sola parziale eccezione di Radio Padania che mantiene un discreto ascolto e che riesce a conservare qualche giornalista e conduttore di qualità però sommerso da un mare di banalità, stronzate, ufo, attentati alla sintassi e violenze all’intelligenza.
    In giro, in varie redazioni, ci sono moltissimi autonomisti e indipendentisti, in larga parte ex leghisti, che potrebbero fare un lavoro più efficace se fossero motivati e in qualche modo coordinati.
    C’è soprattutto il nostro quotidiano che, in un mare di rovine, è un piccolo-grande capolavoro che potrebbe davvero diventare qualcosa di più importante se tutti i soggetti fino a qui citati volessero assumere posizioni collaborative, e – almeno a livello di comunicazione – trovare forme di civile convivenza e dibattito.
    Il solo elemento davvero positivo su cui si può contare è però il possibile mercato, l’immensa prateria di scontenti, delusi, arrabbiati, scoglionati e tartassati che non partecipa più, che si astiene alle elezioni, che vota per stanca abitudine o che cerca scorciatoie in sigle ribelliste senza contenuti.
    La Padania è in condizioni disastrate; la sua economia è a rotoli, le sue prospettive grigie, è massacrata di imposte, schiacciata dalla burocrazia, dalla malavitosità e dal cattivo governo italiani; il tessuto sociale delle sue comunità si sta sfilacciando, la sua cultura si indebolisce, il senso di appartenenza si assopisce; è invasa da foresti sgomitanti e prepotenti che fra mezzo secolo saranno maggioranza. La gente è frastornata o distratta da cento sciocchezze, dalla televisione spazzatura al calcio. Paradossalmente proprio tutte queste magagne e il loro continuo acuirsi creano enormi possibilità di “mercato” per progetti davvero indipendentisti e per attori sinceri, preparati e onesti.
    Il Paese si può salvare solo con una cura da cavallo: indipendenza dall’Italia, radicale pulizia da ogni clandestinità e criminalità, riduzione delle pubbliche competenze al minimo indispensabile, una robusta costruzione federalista, revisione di tutti i rapporti politici ed economici con l’esterno, rilancio deciso di ogni libertà di impresa.
    Per farlo serve però una forte iniziativa che raccolga il consenso della maggioranza dei padani, rinfocoli le loro speranze e persegua il progetto senza compromessi né debolezze.
    Quello che è stato sommariamente tracciato è l’inventario delle forze su cui può oggi contare un movimento del genere.
    Ci sono un’idea e la tela: servono un disegno preciso, i colori e artisti capaci. Noi, su questo quotidiano, la nostra parte la stiamo facendo.

    L?iventario di quel che c?è nel mondo autonomista-indipendentista | L'Indipendenza

    Ultima modifica di Eridano; 14-01-14 alle 09:29
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #1520
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    E quale sarebbe questa forte iniziativa?
    Su quali basi si può parlare di indipendenza?
    Parole, parole, parole...
    Ah! fantastica canzone!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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