Furio Colombo, l’ira di un vero razzista… un po’ neofascista
di GILBERTO ONETO
La Lega dovrebbe riprodurre l’ultimo libro di Furio Colombo e spedirlo a ogni famiglia padana. Il suo Contro la Lega (Laterza, 2012) è infatti un magnifico strumento di promozione del Carroccio. Non si potrà mai sapere se il Colombo l’abbia fatto apposta (sarebbe demoniaco e geniale) o se gli sia scappato in un eccesso di astio o in una crisi biliatica, ma il risultato è a suo modo straordinario: la Lega è descritta con un tale apparato di castronate, patacche, luoghi comuni, panzane, e con un linguaggio così debordante rancore, cattiveria ed evidente malafede, da diventare – per reazione – immediatamente simpatica anche al più feroce dei suoi detrattori. Cosa ha fatto il furiosissimo Furio?
Ha preso una serie di episodi di razzismo vero o presunto, li ha rimaneggiati e gonfiati, riproponendoli in un contesto delirante e febbricitante, in un paesaggio tenebroso in cui personaggi da Arancia Meccanica in camicia verde infieriscono con sadismo grandguignolesco su poveri immigrati, sempre descritti come buoni, operosi, poliglotti, plurilaureati, bellini ed educati come chierichetti. Gli scenari sono impressionanti: aggressioni notturne con carri armati ai campi di laboriosi e pacifici rom che esercitano l’onestissimo commercio del rottame metallico (nessuno osi pensare a coltelli o Beretta), poliziotti con occhi iniettati di sangue che strappano i neonati dal caldo grembo di mamme premurose, orde di teppisti vestiti di giacconi neri alla Marlon Brando che aggrediscono pacifici padri di famiglia proprio (sempre) mentre si recano al lavoro, sadici comandanti di U-Boot che affondano battelli carichi di esuli politici che guardano annegare con ghignolino satanico. Insomma l’Italia è una gigantesca capanna dello zio Tom, è un paese buio e piovoso da Il Corvo, è il paesaggio di macerie di Jena Plissken, su cui imperversano sceriffi trevigiani e grassocci deputati torinesi in uniforme nazista. Poco importa che la più parte degli episodi citati sia avvenuta in Meridione e che non ci sia mai stato un solo leghista implicato in atti di violenza politica: il mandante, l’ispiratore morale, il creatore del clima di odio dissennato è sempre e solo la Lega. Ci sono due o tre frasi attribuite ad alcuni capataz leghisti che il Colombo furioso ripropone come mantra assillanti a riprova del luciferino piano di sterminio che costoro vogliono mettere in atto.
Evidentemente scritto qualche tempo fa, lo psicodramma noir del Furio furioso canna completamente le previsioni sugli esiti famigliari della storia leghista, ma cerca di rimediare all’infelice tempismo attribuendo il ruolo del Dottor Menghele e del generale Videla a Roberto Maroni, che sarebbe il vero responsabile dell’organizzazione di ogni eccidio, massacro, stupro, tortura e violenza compiuti nell’emisfero boreale negli ultimi decenni. Complice una folla di fanatici kapò sparsi un po’ per tutto l’arco costituzionale: Enrico Letta è un leghista mascherato, Renzi un fascista e Berlusconi il peggiore dei berlusconiani. Roba che per collocarlo nella sua planimetria dell’Inferno, il Furio deve prevedere un foglio a parte da appiccicare sotto a Lucifero.
Naturalmente sono tutti xenofobi, razzisti e – naturalmente – antisemiti della peggiore specie, di quelli che non sanno neanche di esserlo ma che lui ha scoperto che prima o poi lo diventeranno. Bolla come antisemita anche il giornalista Leo Siegel (cosa che suona quanto meno poco probabile) a proposito dello scontro che ha avuto con Gad Lerner che notoriamente – ma non per chi è troppo furioso – si è concluso in maniera molto civile. La prosa del libro è piena di immagini e allocuzioni che meritano grande attenzione: “zone arretrate e claustrofobiche del Nord”, “la parte più brada dell’opinione pubblica”, “narrazioni neonaziste”, “rancoroso razzismo”, “infezione di cattivismo”, “fanatismo autistico e impenetrabile”, “spaccature balcaniche” e via delirando.
L’Italia furiosa (nel senso del Furio) è nettamente divisa fra immigrati e rom bravi, buoni, belli, carini, tutti boy scouts e Dame di San Vincenzo e una banda di mascalzoni che magari non sono violenti e omicidi, ma è come se lo fossero perché lui (che la sa lunga) ha capito che vorrebbero esserlo. Ma dove vive questo signore? A giudicare dai 414.943 Euro di reddito che ha dichiarato non ha l’aria di essere uno che prende la metropolitana, che fa le code alla Usl, che viene messo in fila in un corridoio di ospedale, che ha vicini foresti chiassosi che gli fanno cucina etnica sul pianerottolo. Lui non ha spacciatori o troie davanti al portone di casa, non rischia di perdere il lavoro perché c’è sempre qualcuno che lo fa per meno, non ha zingari parcheggiati dietro al cortile, non ha nessuno dei mille problemi che guastano la vita a milioni di padani che fanno fatica a tirare avanti, che hanno paura, che si vedono sempre scavalcati e sempre più spesso minacciati. Ma poi come può tutto questo capitare ai padani dal momento che – lui afferma sicuro – non esistono!
Tira fuori due o tre episodi di violenza stupida contro degli stranieri, ma i delitti che lui con fatica riesce a raggranellare succedono moltiplicati per dieci ogni giorno a parti invertite. É abile nel rovesciare i ruoli del lupo e dell’agnello. Quanti sono gli ammazzati, rapinati, accoltellati, stuprati, derubati, picchiati, minacciati o maltrattati da foresti regolari o clandestini? Perché ha scritto un libro del genere e in questo modo? Difficile dirlo. Non tutti gli ottantenni sono intordelliti, anzi la più parte di loro è vispa e fa funzionare la testa. Il suo problema non è perciò l’invecchiamento delle arterie. Il suo livore, la sua cattiveria, la sua faziosità gli derivano evidentemente da altro. Essere comunista certo non aiuta a vivere una vita serena ma qui c’è materia che forse richiede analisi specialistiche. In ogni caso è evidente che abbia dei problemi.
Sulla Lega sono stati scritti moltissimi libri, qualcuno bello, qualcuno anche con pretesa di obiettività, moltissimi con intenti solo denigratori: questo li batte tutti in beceraggine. Non varrebbe la pena di parlarne e potrebbe costituire solo un documento da allegare a una cartella clinica, se non costituisse un marcatore molto interessante sia dello stato di salute della “sinistra intelligente”, sia – soprattutto – dell’evoluzione del suo approccio nei confronti della Lega. Fermo restando un rancore di fondo, c’è una sinistra che tenta qualche dialogo opportunista (il poliziotto buono) e una che continua a martellarla di insulti (il poliziotto cattivo): tutti assieme ambiscono a un accordo non per fare qualcosa assieme (che presupporrebbe la presenza di un progetto che non c’è più neppure a sinistra) ma per impedirlo agli altri. Poi c’è un terzo tipo di poliziotto sinistro, quello furibondo, quello che ha completamente perso la trebisonda. Nel libro di Colombo non c’è neppure una briciola di analisi, non c’è traccia di ragionamento, di curiosità nel cercare di capire le cose. Lui è il depositario della verità assoluta e questo gli consente di emettere giudizi drastici: per la Lega e per l’autonomismo la sentenza non può che essere capitale, da infliggere con crudeltà, sadismo e ignominia. Come certi condannati che venivano straziati da vivi e martoriati nel corpo da morti, poi bruciati e le loro ceneri sparse con disprezzo.
Per giustificare la richiesta di esecuzione, il Colombo furioso deve fornire delle prove – in fondo viviamo in una civiltà del diritto, che diamine! – e lo fa inventandosele o manipolandole. Prende degli episodi di violenza contro stranieri, li ingigantisce fino a farli diventare dei progrom e li attribuisce alla Lega come esecutore (nel solo caso in cui riesce a trovare un labile filo di collegamento) o come mandante indiscusso e indiscutibile, che allunga i suoi poteri fino al profondo Meridione, fino ai deserti della Libia. Prende tre dichiarazioni fra il goliardico e il demenziale di alcuni ras leghisti (e qui la materia non manca) e le trasforma in versetti di un Corano per devoti in camicia verde. Nelle sue pagine ispirate non si trova un solo cenno alle motivazioni che spingono milioni di padani a rifiutare l’Italia, votando Lega o scavalcandola quando questa smette di funzionare; non c’è nessun cenno alle deprivazioni culturali ed economiche che sono alla base dell’indipendentismo. Ci sono solo dei pistola vestiti da vichinghi, che linciano negri e squartano bimbi rom. Ci sono solo degli xenofobi brutti, sporchi e cattivi che grondano odio, colesterolo e ignoranza. Il suo è un mondo di incubi, è il Fury Horror Picture Show, è una visione allucinata e cattiva: oltre che malato, è un libro profondamente razzista. É piuttosto significativo dello stato di confusione e mancanza di idee di certa sinistra italiana che l’ultima pagina del libro (grondante Unità, Storia, Inno, Bandiera e orpelli patriottici) sembri - per linguaggio e tematiche – tratta da un manifesto neofascista. Perché, esaurito ogni altro argomento – come ha scritto Samuel Johnson – certi signori finiscono per rifugiarsi tutti assieme nello stesso ridotto patriottico. Anche i comunisti, anche quei comunisti che si credono più intelligenti di tutti gli altri, comunisti compresi.
11 Agosto 2012
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