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Discussione: l'Indipendensa

  1. #301
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Furio Colombo, l’ira di un vero razzista… un po’ neofascista
    di GILBERTO ONETO

    La Lega dovrebbe riprodurre l’ultimo libro di Furio Colombo e spedirlo a ogni famiglia padana. Il suo Contro la Lega (Laterza, 2012) è infatti un magnifico strumento di promozione del Carroccio. Non si potrà mai sapere se il Colombo l’abbia fatto apposta (sarebbe demoniaco e geniale) o se gli sia scappato in un eccesso di astio o in una crisi biliatica, ma il risultato è a suo modo straordinario: la Lega è descritta con un tale apparato di castronate, patacche, luoghi comuni, panzane, e con un linguaggio così debordante rancore, cattiveria ed evidente malafede, da diventare – per reazione – immediatamente simpatica anche al più feroce dei suoi detrattori. Cosa ha fatto il furiosissimo Furio?
    Ha preso una serie di episodi di razzismo vero o presunto, li ha rimaneggiati e gonfiati, riproponendoli in un contesto delirante e febbricitante, in un paesaggio tenebroso in cui personaggi da Arancia Meccanica in camicia verde infieriscono con sadismo grandguignolesco su poveri immigrati, sempre descritti come buoni, operosi, poliglotti, plurilaureati, bellini ed educati come chierichetti. Gli scenari sono impressionanti: aggressioni notturne con carri armati ai campi di laboriosi e pacifici rom che esercitano l’onestissimo commercio del rottame metallico (nessuno osi pensare a coltelli o Beretta), poliziotti con occhi iniettati di sangue che strappano i neonati dal caldo grembo di mamme premurose, orde di teppisti vestiti di giacconi neri alla Marlon Brando che aggrediscono pacifici padri di famiglia proprio (sempre) mentre si recano al lavoro, sadici comandanti di U-Boot che affondano battelli carichi di esuli politici che guardano annegare con ghignolino satanico. Insomma l’Italia è una gigantesca capanna dello zio Tom, è un paese buio e piovoso da Il Corvo, è il paesaggio di macerie di Jena Plissken, su cui imperversano sceriffi trevigiani e grassocci deputati torinesi in uniforme nazista. Poco importa che la più parte degli episodi citati sia avvenuta in Meridione e che non ci sia mai stato un solo leghista implicato in atti di violenza politica: il mandante, l’ispiratore morale, il creatore del clima di odio dissennato è sempre e solo la Lega. Ci sono due o tre frasi attribuite ad alcuni capataz leghisti che il Colombo furioso ripropone come mantra assillanti a riprova del luciferino piano di sterminio che costoro vogliono mettere in atto.
    Evidentemente scritto qualche tempo fa, lo psicodramma noir del Furio furioso canna completamente le previsioni sugli esiti famigliari della storia leghista, ma cerca di rimediare all’infelice tempismo attribuendo il ruolo del Dottor Menghele e del generale Videla a Roberto Maroni, che sarebbe il vero responsabile dell’organizzazione di ogni eccidio, massacro, stupro, tortura e violenza compiuti nell’emisfero boreale negli ultimi decenni. Complice una folla di fanatici kapò sparsi un po’ per tutto l’arco costituzionale: Enrico Letta è un leghista mascherato, Renzi un fascista e Berlusconi il peggiore dei berlusconiani. Roba che per collocarlo nella sua planimetria dell’Inferno, il Furio deve prevedere un foglio a parte da appiccicare sotto a Lucifero.

    Naturalmente sono tutti xenofobi, razzisti e – naturalmente – antisemiti della peggiore specie, di quelli che non sanno neanche di esserlo ma che lui ha scoperto che prima o poi lo diventeranno. Bolla come antisemita anche il giornalista Leo Siegel (cosa che suona quanto meno poco probabile) a proposito dello scontro che ha avuto con Gad Lerner che notoriamente – ma non per chi è troppo furioso – si è concluso in maniera molto civile. La prosa del libro è piena di immagini e allocuzioni che meritano grande attenzione: “zone arretrate e claustrofobiche del Nord”, “la parte più brada dell’opinione pubblica”, “narrazioni neonaziste”, “rancoroso razzismo”, “infezione di cattivismo”, “fanatismo autistico e impenetrabile”, “spaccature balcaniche” e via delirando.
    L’Italia furiosa (nel senso del Furio) è nettamente divisa fra immigrati e rom bravi, buoni, belli, carini, tutti boy scouts e Dame di San Vincenzo e una banda di mascalzoni che magari non sono violenti e omicidi, ma è come se lo fossero perché lui (che la sa lunga) ha capito che vorrebbero esserlo. Ma dove vive questo signore? A giudicare dai 414.943 Euro di reddito che ha dichiarato non ha l’aria di essere uno che prende la metropolitana, che fa le code alla Usl, che viene messo in fila in un corridoio di ospedale, che ha vicini foresti chiassosi che gli fanno cucina etnica sul pianerottolo. Lui non ha spacciatori o troie davanti al portone di casa, non rischia di perdere il lavoro perché c’è sempre qualcuno che lo fa per meno, non ha zingari parcheggiati dietro al cortile, non ha nessuno dei mille problemi che guastano la vita a milioni di padani che fanno fatica a tirare avanti, che hanno paura, che si vedono sempre scavalcati e sempre più spesso minacciati. Ma poi come può tutto questo capitare ai padani dal momento che – lui afferma sicuro – non esistono!
    Tira fuori due o tre episodi di violenza stupida contro degli stranieri, ma i delitti che lui con fatica riesce a raggranellare succedono moltiplicati per dieci ogni giorno a parti invertite. É abile nel rovesciare i ruoli del lupo e dell’agnello. Quanti sono gli ammazzati, rapinati, accoltellati, stuprati, derubati, picchiati, minacciati o maltrattati da foresti regolari o clandestini? Perché ha scritto un libro del genere e in questo modo? Difficile dirlo. Non tutti gli ottantenni sono intordelliti, anzi la più parte di loro è vispa e fa funzionare la testa. Il suo problema non è perciò l’invecchiamento delle arterie. Il suo livore, la sua cattiveria, la sua faziosità gli derivano evidentemente da altro. Essere comunista certo non aiuta a vivere una vita serena ma qui c’è materia che forse richiede analisi specialistiche. In ogni caso è evidente che abbia dei problemi.
    Sulla Lega sono stati scritti moltissimi libri, qualcuno bello, qualcuno anche con pretesa di obiettività, moltissimi con intenti solo denigratori: questo li batte tutti in beceraggine. Non varrebbe la pena di parlarne e potrebbe costituire solo un documento da allegare a una cartella clinica, se non costituisse un marcatore molto interessante sia dello stato di salute della “sinistra intelligente”, sia – soprattutto – dell’evoluzione del suo approccio nei confronti della Lega. Fermo restando un rancore di fondo, c’è una sinistra che tenta qualche dialogo opportunista (il poliziotto buono) e una che continua a martellarla di insulti (il poliziotto cattivo): tutti assieme ambiscono a un accordo non per fare qualcosa assieme (che presupporrebbe la presenza di un progetto che non c’è più neppure a sinistra) ma per impedirlo agli altri. Poi c’è un terzo tipo di poliziotto sinistro, quello furibondo, quello che ha completamente perso la trebisonda. Nel libro di Colombo non c’è neppure una briciola di analisi, non c’è traccia di ragionamento, di curiosità nel cercare di capire le cose. Lui è il depositario della verità assoluta e questo gli consente di emettere giudizi drastici: per la Lega e per l’autonomismo la sentenza non può che essere capitale, da infliggere con crudeltà, sadismo e ignominia. Come certi condannati che venivano straziati da vivi e martoriati nel corpo da morti, poi bruciati e le loro ceneri sparse con disprezzo.
    Per giustificare la richiesta di esecuzione, il Colombo furioso deve fornire delle prove – in fondo viviamo in una civiltà del diritto, che diamine! – e lo fa inventandosele o manipolandole. Prende degli episodi di violenza contro stranieri, li ingigantisce fino a farli diventare dei progrom e li attribuisce alla Lega come esecutore (nel solo caso in cui riesce a trovare un labile filo di collegamento) o come mandante indiscusso e indiscutibile, che allunga i suoi poteri fino al profondo Meridione, fino ai deserti della Libia. Prende tre dichiarazioni fra il goliardico e il demenziale di alcuni ras leghisti (e qui la materia non manca) e le trasforma in versetti di un Corano per devoti in camicia verde. Nelle sue pagine ispirate non si trova un solo cenno alle motivazioni che spingono milioni di padani a rifiutare l’Italia, votando Lega o scavalcandola quando questa smette di funzionare; non c’è nessun cenno alle deprivazioni culturali ed economiche che sono alla base dell’indipendentismo. Ci sono solo dei pistola vestiti da vichinghi, che linciano negri e squartano bimbi rom. Ci sono solo degli xenofobi brutti, sporchi e cattivi che grondano odio, colesterolo e ignoranza. Il suo è un mondo di incubi, è il Fury Horror Picture Show, è una visione allucinata e cattiva: oltre che malato, è un libro profondamente razzista. É piuttosto significativo dello stato di confusione e mancanza di idee di certa sinistra italiana che l’ultima pagina del libro (grondante Unità, Storia, Inno, Bandiera e orpelli patriottici) sembri - per linguaggio e tematiche – tratta da un manifesto neofascista. Perché, esaurito ogni altro argomento – come ha scritto Samuel Johnson – certi signori finiscono per rifugiarsi tutti assieme nello stesso ridotto patriottico. Anche i comunisti, anche quei comunisti che si credono più intelligenti di tutti gli altri, comunisti compresi.

    11 Agosto 2012

    Furio Colombo, l’ira di un vero razzista… un po’ neofascista | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #302
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Oneto ripete più volte che Furio Colombo è comunista...
    ma lui dovrebbe sapere bene che Furio Colombo (come Gad Lerner) non è e non è mai stato comunista, Furio Colombo (come Gad Lerner) è un ebreo che per motivi strategici si è collocato a sinistra...
    strano che Oneto non dica mai che Furio Colombo è ebreo, forse ha paura di passare per antisemita...
    in tal caso, ha ragione...

  3. #303
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Non riesco a leggerlo tutto l'articolo.
    E' talmente ributtante "la furia colombella", come i suoi libri infarciti di fobiche "pruderie" , che mi auguro possa eclissarsi nell'anonimato prima di passare all'inferno.

  4. #304
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da k21 Visualizza Messaggio
    Oneto ripete più volte che Furio Colombo è comunista...
    ma lui dovrebbe sapere bene che Furio Colombo (come Gad Lerner) non è e non è mai stato comunista, Furio Colombo (come Gad Lerner) è un ebreo che per motivi strategici si è collocato a sinistra...
    strano che Oneto non dica mai che Furio Colombo è ebreo, forse ha paura di passare per antisemita...
    in tal caso, ha ragione...


    non è perchè magari non lo sa? di Gad Lerner lo sanno tutti, ma di Furio Colombo è la prima volta che lo sento anch'io

  5. #305
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    non è perchè magari non lo sa? di Gad Lerner lo sanno tutti, ma di Furio Colombo è la prima volta che lo sento anch'io
    secondo me è praticamente impossibile che Oneto non lo sappia...
    qui c'è un intervista a Furio Colombo pubblicata dal corriere
    Furio Colombo: nelle scuole non basta un minuto di silenzio

    comunque penso che Oneto abbia fatto bene a non fare riferimenti all'ebraicità di Furio Colombo: gli appioppano il marchio di antisemita in un nanosecondo, può significare morte sociale, molto meglio buttarla sul comunismo come ha fatto lui

  6. #306
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Ma Colombo o sarebbe meglio dire colombina .....non era l'ambasciatore Fiat in amerika?

    Poi passato dalla parte dei proletari operai all'unita'.

    Per lui e' evidente che la mussa ( genovese) e il deretano non fanno differenza.....

    l'importante e' inzuppare il biscotto.....ma va a rane ostridicolo:

  7. #307
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Su RPL , con Salvini in diretta ?!?! ma non va in ferie?

    telefona un vecietto della provincia di Bergamo e inizia che non vuole dire il paese da dove telefona.

    Poi fa una concione sul fatto che bisogna avere la padania in ospedale.

    Applausi di popolo.ostridicolo:

    Con padani che hanno paura anche di dire da dove telefonano dove si vuole andare.

  8. #308
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da verdi Visualizza Messaggio
    Su RPL , con Salvini in diretta ?!?! ma non va in ferie?

    telefona un vecietto della provincia di Bergamo e inizia che non vuole dire il paese da dove telefona.

    Poi fa una concione sul fatto che bisogna avere la padania in ospedale.

    Applausi di popolo.ostridicolo:

    Con padani che hanno paura anche di dire da dove telefonano dove si vuole andare.
    Si resta dove si è.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #309
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Olimpiadi, vetrina per un paese in cassa integrazione. L’Italia
    di GILBERTO ONETO

    Sulla vicenda delle Olimpiadi Grillo ha solo ragione: sono una boiata pazzesca, una grossa fiera per spendere e fare soldi, una specie di concorso di veline con i pettorali al posto delle tette, sono una spatafiata di nazionalismo del più becero.
    Le grandi potenze devono fare vedere che sono le più forti: è toccato in passato alla Germania nazista e poi a quella dell’Est, all’Unione Sovietica. Tocca da un po’ agli Stati Uniti, e più di recente alla Cina, far vedere che prendono tante medaglie, che sono i più forti, che hanno divisioni di atleti oltre che di fanteria. Che bisogna stare attenti perché loro menano. Gli americani ci mettono un sacco di soldi; i cinesi hanno anche altri metodi più spicci e convincenti, come hanno documentato i giornali. Le cose in generale si fanno per convinzione, per forza o per soldi. Se qualcuno che lo fa per convinzione c’è ancora, onore a lui.
    Ma le Olimpiadi servono anche alle Nazioni di secondo ordine, a quelle patacca, inventate o in cassa integrazione che hanno bisogno di affermazioni e di medaglie non tanto per dimostrare una forza che non hanno ma giusto per affermare di esistere.
    É il caso dell’Italia che pur di far vedere che c’è ancora si aggrappa agli sport più strani, quelli marginali un po’ snobbati dai potenti che preferiscono mostrare i muscoli sulle piste di atletica. Così l’Italia campa di scherma, archi, tiro a segno, e altra roba da Luna Park. Ma soprattutto impegna tutto il suo potenziale burocratico. Se per le altre Nazioni gli atleti sono la metafora della forza economica e soprattutto militare e i giochi delle rappresentazioni di battaglie, l’Italia le sue forze armate le mette direttamente in campo, senza metafore. I suoi atleti sono per due terzi poliziotti, soldati o gente che porta la divisa a spese del contribuente. S’è vinta una medaglia nel Taekwondo, che i più ritengono una variante del Sudoku, e a vincerla è stato un carabiniere. Mentre per tutta la penisola gli incendi impazzano, i forestali (una vera armata concentrata soprattutto nel Mezzogiorno) è distratta a fare il tifo per i colleghi che combattono la guerra di Londra: cinque di loro corrono e saltano, tre remano, uno pedala, uno tira di scherma, due sparano, due nuotano e uno lotta ma non contro il fuoco.
    Alla fine cosa sarà costata tutta questa cosa: Casa Italia, la trasferta, gli accompagnatori, lo stipendio degli atleti per tutto il tempo della preparazione, magliette, gadgets e tutto il resto? C’è un ministro esperto in spending review che sa fare il conto approssimativo di questa avventura?
    Quanti mensilità di pensionati al minimo, quanti posti letto di ospedale, quante ambulanze, quante altre cose più utili e civili si sarebbero potute fare invece di tutta questa menata?
    La resa non è neppure delle migliori. I 288 palestrati hanno preso 28 medaglie, una ogni 10,3 partecipanti. Nel medagliere i Napolitano’s boys sono arrivati decimi: delle nove squadre che li hanno preceduti solo l’Australia ha un rapporto peggiore (11,8), tutti gli altri hanno fatto molto meglio, fino al 5,3 della Russia, al 5,2 degli Stati Uniti e al 4,4 dei cinesi. Sul libero mercato saremmo tagliati fuori: si gareggia giusto con i soldi di Pantalone.
    Fossimo un paese serio le cose dovrebbero andare diversamente. Qualcuno per passione, capacità, ambizione vuole partecipare alle Olimpiadi? Si trova uno sponsor (quelli bravi ne trovano sempre uno), e il Comitato olimpico italiano (che dovrebbe campare solo grazie al Totocalcio) gli paga il viaggio e l’albergo: a lui ma non alla morosa, alla mamma, agli amici del Bar Sport o a tanti affettuosi commilitoni.
    Se poi vince ne siamo tutti contenti, anche al Taekondo. E Napolitano si può commuovere e mandare messaggi di congratulazioni (a sue spese, col suo stipendio che gli permette una camionata di francobolli e telegrammi). Vuol mettere Presidente la soddisfazione di vedere qualcuno che gareggia e vince gratis? Si perché sarà forse anche bello vedere qualche guardia di finanza che prende una medaglia d’oro senza rovistate bagagliai o borsette a Chiasso, ma sai che incazzatura se non la prende, con quello che ci costa. La guardia naturalmente.

    15 Agosto 2012

    Olimpiadi, vetrina per un paese in cassa integrazione. L’Italia | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #310
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Macroregione padano-alpina: il furbo Formigoni e il ruolo di Maroni
    di GILBERTO ONETO

    Sul suo sito Forcaffé (GUARDA QUI), il presidente Formigoni fa una lezioncina di storia della Macroregione padana, citando Zerbi, Fanti, la Fondazione Agnelli e – ovviamente – Gianfranco Miglio. Naturalmente parla poco della Lega e, se lo facesse, non sarebbe il furbacchione democristiano che è, ma bisogna anche dire che la Lega non ha fatto negli ultimi anni granché per meritarsi una posizione centrale sull’argomento. Dopo le sparate – entusiasmanti ma inconsistenti – del 1996, il Carroccio ha trattato il tema cruciale della Padania e della Macroregione delle comunità padano-alpine con la profondità della chiacchiera da bar, non l’ha rivestita di contenuti culturali o ideologici ma l’ha avviluppata di pirlate, di corse ciclistiche, concorsi di bellezza e di altre iniziative inutili e becere.
    Oggi Formigoni può dire le cose che ha detto quasi facendosene passare lui per l’inventore o lo scopritore proprio perché chi ne ha avuto il copyright, chi le dovrebbe maneggiare con sicurezza (sono la sua formale ragione sociale), se le è dimenticate, non le conosce, non è in grado di trasmetterle. É come se il Carroccio avesse bruciato i propri archivi, è come se – basando la propria esistenza sulla trasmissione orale – avesse soppresso tutti coloro che ne sono depositari: ed è proprio quello che la Lega ha fatto estromettendo e zittendo chiunque sia stato o sia portatore di un’autentica cultura federalista e padanista. Pol Pot faceva imprigionare tutti quelli con gli occhiali perché dava per scontato che tutti gli intellettuali avessero problemi alla vista; Bossi ha liquidato tutti quelli che avevano capacità culturali di qualche tipo o un QI “umano”, risparmiando solo chi lo teneva prudentemente nascosto o lo associava a straordinarie doti di leccaculismo. La vittima più illustre è stata il professor Miglio ma c’è un vero esercito di epurati meno noti la cui cacciata ha inaridito il partito privandolo di ogni possibilità di confronto con progetti e idee. Nelle redazioni giornalistiche, nelle università, negli istituti di ricerca ci sono decine di leghisti e padanisti “esiliati” che non possono mettere le loro capacità al servizio del progetto federalista e autonomista. In compenso la Lega si è riempita di disciplinatissime nullità, il Parlamento e i Consigli regionali sono pieni di gente che nella “vita civile” potrebbe al massimo aspirare a un ruolo di dog sitter. Che questa devastante selezione tocchi tutti gli altri partiti è del tutto coerente con la loro funzione conservativa: che tocchi un movimento che dice di voler ribaltare il mondo è criminale.
    Eppure il progetto era pronto e scodellato da un pezzo: il Decalogo di Assago è la cosa più avanzata e intelligente che sia stata prodotta da decenni. Naturalmente è stato accantonato e alle straordinarie logiche migliane si sono preferiti i minestroni istituzionali calderoliani.
    Soprattutto non c’è quasi nessuno che sia in grado di spiegare il progetto padanista e proprio nessuno che ne illustri il possibile percorso. C’è – ad esempio – gente che prende da anni (qualche volta da decenni) le ricche prebende concesse ai “rappresentanti del popolo” ma che non ha la più pallida idea di chi fossero Zerbi o Fanti ma che – è anche peggio – non mostra alcun interesse a saperlo. Così Formigoni può farsi bello davanti alla sua tazzina di caffè tricolore sciorinando la lezioncina che l’ultimo dei militanti leghisti dovrebbe conoscere a memoria. Ma che forse non ha neppure mai sentito e questo la dice lunga sulla nostra attuale devastante situazione politica.
    Oggi Maroni si propone come “rifondatore” del leghismo lordato da trusi familistici e dalla sindrome della cadrega all’ultimo stadio: non basta che ripulisca il partito dai margniffoni, lo deve anche depurare dagli ignoranti e dagli incapaci. Dovrebbe avere il coraggio di valorizzare quelli che sono riusciti a sopravvivere alle purghe del Pol Pot di Gemonio, recuperare tutti i capaci che sono stati allontanati, convincere chi non si è mai avvicinato che la guerra all’intelligenza e alla cultura è terminata e, magari, far sostenere un esame a tutti quelli cui vuole affidare qualche tipo di incarico. Ma – attenzione – niente sedi di esame in Albania!

    20 Agosto 2012

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