
Originariamente Scritto da
Eridano
Marco o Marko Polo è e resta veneziano. Il resto poco importa
di GILBERTO ONETO
Quella su Marco-Marko Polo è una polemica estiva che è riuscita ad appassionare solo Gianantonio Stella all’interno della brodaglia fascio-comunista che ormai pervade la cultura ufficiale italiana. Qualcuno si indigna perché i croati scrivono Marko con la kappa e sostengono che il viaggiatore fosse nato a Curzola (Kurčula) e fosse perciò croato.
I Polo erano una famiglia veneziana, forse proveniente da Sebenico, forse semplicemente rimasta in Dalmazia per qualche tempo, dove – sempre forse – sarebbe nato Marco. Non ci sono documenti ufficiali e perciò non sapremo mai se fosse davvero nato a Curzola o a Venezia, come si è sempre detto. E chi se ne frega! Cosa importa il luogo di nascita: è risaputo che Marco Polo fosse veneziano e tanto basta. Anche Barcellona e una mezza dozzina di altri posti si contendono i natali di Cristoforo Colombo ma nessuno mette in dubbio – per quel che conta – la sua ligusticità. I croati hanno fatto della presunta casa natale di Polo un museo a lui dedicato e se ne vantano: fanno solo bene. Significa che sono orgogliosi che il Polo sia nato a Curzola e questo è buon segno. Se poi porta loro anche qualche vantaggio turistico, tanto meglio. La Dalmazia è una terra straordinaria per storia e per bellezza. In passato ha tratto grandi vantaggi – con l’Istria – dall’essere punto di incontro fra cultura diverse, luogo di tranquilla coabitazione di genti diverse sotto il benevolo stendardo del Leone di San Marco. Venezia non ha mai fatto distinzione fra i suoi cittadini: veneti, lombardi, croati, sloveni, friulani, serbi, albanesi, greci o altro erano tutti veneziani. Lì si potevano davvero vedere i frutti della multiculturalità vera e buona, quella legata all’antica condivisione della stessa terra, non la convivenza laida, violenta e disgregatrice che viene oggi imposta con l’immigrazione, la multiculturalità di nessuna culturalità che tanto piace agli intellettuali come lo Stella.
I guai della Dalmazia sono nati con la fine della Serenissima e poi dell’Impero asburgico che l’ha sostituita per un po’. Sull’Istria e sulla Dalmazia si sono accaniti due nazionalismi inventati e maneschi, quello jugoslavo e quello italiano. Spiace dirlo ma il peggiore è stato quello italiano che ha cercato di italianizzare a tutti i costi quelle terre facendo disastri di ogni genere e scatenando reazioni violente e contrarie. Non serve ricordare vicende molto dolorose e tristi, basterà prendere atto che, alla fine dello scontro, il Litorale è rimasto molto compattamente sloveno e croato, e la componente veneta e istro-veneta è stata ridotta ai minimi termini.
Oggi si critica la pretesa un po’ ridicola di far passare Polo per croato, ma nessuno ha avuto da eccepire quando lo si è fatto passare (e si continua a farlo) per italiano. Se è burocraticamente corretto dire che Curzola sia un’isola croata (nessuno può negare che faccia parte dello Stato croato), è sicuramente sciocco negare la sua tradizione veneziana, come era cretino definirla città italiana. La Dalmazia “italianissima” di Gaetano Rapagnetta (in arte Gabriele D’Annunzio) era una pirlata molto più grossa del nazionalismo un po’ patetico di taluni croati di oggi. La stirpe dei coglioni è vasta e prolifica. Anche quella degli esponenti della kultura, con la kappa come il Marko croatizzato.
Dovrebbe invece essere segno di speranza e di riflessione prendere atto che il nome di battesimo Marco sia ancora oggi uno dei più diffusi in Istria e Dalmazia. E non è certo in omaggio a una moneta, né in ricordo del Polo. É straordinario constatare come, dopo più di un secolo di oppressioni nazionaliste, sanguinose buffonate fasciste e comuniste, pulizie etniche e altro, la grande forza identitaria di queste terre affiori, anche con rivendicazioni cariche di sentimentalismo e di orgoglio localistico come quella di Polo a Curzola. Gli autonomisti non possono che esserne rincuorati: è morta la Jugoslavia, morirà (si spera presto) l’Italia, si ridimensionerà anche la Croazia e resterà, eterna e bellissima, la Dalmazia con tutto il suo fascino e le sue specificità. Con i suoi leoni e i suoi Marco. O Marko, poco importa.
22 Agosto 2012
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