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Discussione: l'Indipendensa

  1. #41
    Morte al pensiero servile
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    L'occasione fa l'uomo italiano.

  2. #42
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Elazar Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo al 100%. Tra l'altro Oneto lo leggo sempre volentieri, ma questa volta mi ha dato fastidio, mi pare siamo dalle parti del populismo più trito, quello che attualmente va per la maggiore su questa maledetta rete, tanto utile per l'informazione planetaria in tempo reale quanto micidiale per la diffusione galattica delle bufale più invereconde. Qualche frase:

    ul decreto “svuotacarceri” Mariomorti pone la fiducia come un Berlusconi o un Prodi qualunque, come un qualsiasi governo di partitanti, e mette una pietra tombale sui residui di illusione che il suo fosse un esecutivo “diverso
    Alternative fattibili? Le condizioni nelle carceri sono incivili e inumane, al di sotto della Turchia, e come tutte le cose itaglione sono state lasciate marcire nei decenni senza programmare per tempo i rimedi, ovvero investimenti nell'edilizia carceraria (no, perché il ritorno mediatico era nullo mentre invece il ponte di Messina.....) e riforma dei processi, in modo che non ci fosse un numero così scandaloso di imputati in attesa di giudizio (no, perché la riforma andava fatta ma nel senso desiderato dal berluska). Questa è la solita toppa sul buco messa sotto la spinta dell'emergenza, e quanto alla fiducia, ne sono state messe tante prima per questioni indecenti, una più una meno....

    di sommare su di sé tutti i difetti e le nequizie della destra e della sinistra. Aumenta le tasse e libera i manigoldi come un governo di sinistra, regala soldi a Roma capitale e rosicchia lo Statuto dei lavoratori come uno di destra.
    Errore. per ora ha fatto solo cose di destra o meglio, di razionalità economica centrista, ovvero mettere le mani nelle tasche dei soliti noti che non possono evadere, aumento delle tasse sui redditi dei lavoratori dipendenti, stretta dura sulle pensioni, blando accenno di patrimoniale con l'Imu, che comunque pesa su tutti e riporta centralisticamente la tesoreria nelle mani dello stato, e, appunto, si appresta a mettere mano allo statuto dei lavoratori. Aspetto con ansia cose di sinistra, o meglio di razionalità economica liberal, ossia le liberalizzazioni, e mi aspetto che ponga la fiducia sui 2500 emendamenti portati avanti dalle lobby dei farmacisti, notai, avvocati ecc., nonché da banche e assicurazioni (ma qui veramente mi faccio poche illusioni). In proposito sarà interessante ascoltare le perorazioni pro-emendamenti, pronunciate con distinto accento gallo-romanzo, tipo dall'avvocato Paniz, che guarda caso ora è in prima linea contro le liberalizzazioni così come fino a ieri lo era per avvalorare la parentela tra la Ruby e Mubarak. Quanto ai soldi per Roma gabidala, erano stati deliberati dal precedente governo, come del resto i 150 milioni a fondo perduto al comune di Catania (B&B erano d'accordo in merito).

    Non basta: con straordinario impegno patriottico è anche riuscito a riesumare dai più fetidi sottoscala della storia alcune delle più indecenti trovate dei 150 anni di unità: era infatti dai tempi di Badoglio che un militare non faceva il ministro, prima dell’attuale governo l’ultima volta di un ammiraglio è stata con Mussolini.
    C’è anche di meglio: per trovare un prefetto promosso ministro si deve risalire ai governi Salandra durante la Grande Guerra, a quelli di Mussolini e Badoglio in momenti non proprio tranquillissimi.
    Che strano! Un militare alla Difesa, un prefetto agli Interni e una giuslavorista al Welfare. Evidentemente ci eravamo abituati al precedente governo con Bossi alle Riforme, Romani alle Comunicazioni e Calderoli alla semplificazione normativa. Per non parlare di quando volevano nominare Previti alla Giustizia.

    Quali sono i loro legami col territorio, in cosa si legge la loro padanità? Cos’hanno fatto per la nostra sgangherata compagnia di polentoni sempre più in balia della propria millenaria preferenza per il lavoro rispetto alla politica?
    E di chi è la colpa, se i polentoni non amano la politica, se non dei polentoni stessi? Ovviamente si fa per dire, si sa che è frutto della storia. In questo forum fioriscono indisturbati gli sproloqui sui Celti e sul 300 a.C., ma è nel basso Medioevo che si formano le nazioni europee, con e senza stato. E' proprio da allora che il padano si è abituato a essere solo "homo oeconomicus", delegando agli altri tutto il resto, a cominciare dal mestiere delle armi. A proposito, gli svizzeri che si ritiravano da Marignano erano mercenari al soldo del duca di Milano. Tu che conosci la Svizzera, sai che sono orgogliosi di fare il magistrato, il forestale, il poliziotto, il funzionario cantonale e statale, il consigliere federale ecc. oltre che il bancario, il broker, il consulente finanziario, il montatore di orologi, l'allevatore e quant'altro. Hanno il senso della comunità, senza distinzione tra pubblico e privato. La storia, appunto.

  3. #43
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ZOLTAN Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo al 100%. Tra l'altro Oneto lo leggo sempre volentieri, ma questa volta mi ha dato fastidio, mi pare siamo dalle parti del populismo più trito, quello che attualmente va per la maggiore su questa maledetta rete, tanto utile per l'informazione planetaria in tempo reale quanto micidiale per la diffusione galattica delle bufale più invereconde. Qualche frase:
    Che dire, concordo con te. L'autocondiscendenza e l'autoassoluzione è il difetto che rimproveriamo ai meridionali. Evitiamo di incorrervi. Senza nulla togliere al grandissimo rispetto che provo per Oneto.
    L'occasione fa l'uomo italiano.

  4. #44
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    MARIO MONTI E LA FAMIGLIA ADDAMS DEI POTERI FORTI

    di GILBERTO ONETO

    Sul decreto “svuotacarceri” Mariomorti pone la fiducia come un Berlusconi o un Prodi qualunque, come un qualsiasi governo di partitanti, e mette una pietra tombale sui residui di illusione che il suo fosse un esecutivo “diverso”. A questo punto la sola diversità che conserva è quella di essere peggio di tutti gli altri, nel senso che riesce nello straordinario obiettivo di sommare su di sé tutti i difetti e le nequizie della destra e della sinistra. Aumenta le tasse e libera i manigoldi come un governo di sinistra, regala soldi a Roma capitale e rosicchia lo Statuto dei lavoratori come uno di destra.
    I governi di destra hanno fatto porcherie (quasi) solo di destra, i governi di sinistra hanno fatto porcherie (quasi) solo di sinistra. Questo governo di “tecnici” riesce a fare tutte assieme le peggiori vaccate di destra, di sinistra, di sopra e di sotto. Rifinanzia le missioni all’estero, acquista cacciabombardieri, va a Washington a prendere ordini, è pieno di raccomandati e di gente che si fa regalare appartamenti, è insomma un devastante concentrato dell’italianità più recente. Non basta: con straordinario impegno patriottico è anche riuscito a riesumare dai più fetidi sottoscala della storia alcune delle più indecenti trovate dei 150 anni di unità: era infatti dai tempi di Badoglio che un militare non faceva il ministro, prima dell’attuale governo l’ultima volta di un ammiraglio è stata con Mussolini.
    C’è anche di meglio: per trovare un prefetto promosso ministro si deve risalire ai governi Salandra durante la Grande Guerra, a quelli di Mussolini e Badoglio in momenti non proprio tranquillissimi. In tutti quei lontani casi si trattava poi di ex prefetti che si erano dati alla politica: oggi ce n’é uno in attività, “strappato” dal suo attuale incarico di servo dello Stato per essere promosso al grado di padrone dello stesso Stato. Quello di Mariomorti è un governo di grandi funzionari, militari e finanzieri, come in Italia non se ne erano mai visti. Per trovare qualche esempio del genere si deve ricorrere a non proprio commendevoli esempi sudamericani. Anche Pinochet era riuscito a cucinare un analogo minestrone con prodotti di loggia, caserma e caveau, ma almeno in mezzo c’era anche Piñera, un liberale vero che ha risanato un sistema pensionistico disastrato: qui c’è solo la famiglia Fornero.
    Invece questi vogliono anche fermare lo Statuto della Regione Veneto e dare la cittadinanza agli immigrati: alla faccia del governo tecnico!
    Qualcuno con una certa improntitudine ha anche tirato fuori la storia che sia un governo nordista. É vero, la maggioranza dei ministri è fatta di settentrionali, ma se si mettono assieme anche sottosegretari e vice-ministri, la percentuale dei nati in Padania precipita a un misero 31%, cosa che non si vedeva dai tempi del più “magnogreco” dei governi della cosiddetta prima Repubblica, quello di De Mita. É una musica che si è sentita suonare davvero troppo a lungo: le Regioni che forniscono più del 70% del Pil nazionale contano solo per il 31%. Ma poi sarebbero dei padani? Cosa c’è di padano in quasi tutti costoro? Sono nati in Padania ma sono il frutto della confusione geografica di una maliziosa cicogna mondialista, sono il risultato di accidenti storici, sono la prova provata dell’inconsistenza dello jus soli. Quali sono i loro legami col territorio, in cosa si legge la loro padanità? Cos’hanno fatto per la nostra sgangherata compagnia di polentoni sempre più in balia della propria millenaria preferenza per il lavoro rispetto alla politica? Questa è gente apolide, che ha radici nelle banche, negli istituti universitari e nei corridoi ministeriali, che non sono proprio fucine di identità o di legame con il territorio. Sono solo plutocrati della mutua. Sono l’ultima spiaggia di una italianità sfibrata e di un sistema ladro e fastidioso. Sono la famiglia Addams dei poteri forti. Sono un altro convincente spot per l’indipendenza.
    10 Febbraio 2012

    MARIO MONTI E LA FAMIGLIA ADDAMS DEI POTERI FORTI | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #45
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    APPELLO: IL TRENO STA PASSANDO, PADANIA PRENDILO!
    di GILBERTO ONETO

    Il governo Monti è sicuramente il peggiore dei governi possibili. Non è un giudizio di merito sulle persone che lo compongono – alcune stimabilissime -, sulle loro capacità professionali e certamente non sulle idee che sostengono, pur alquanto misteriose e confuse. Il governo Monti merita tutta la nostra disistima – e la nostra paura – perché è un pericoloso minestrone di tutto il peggior ciarpame ideologico e politico espresso dagli ultimi secoli: è fascista e comunista, è massone e patriottico, è creatura della più greve plutocrazia e dei più pericolosi e apolidi potentati finanziari, è la più dura espressione del dirigismo burocratico e centralista, rappresentato anche fisicamente al suo interno da funzionari e da militari. È il primo governo degli ultimi vent’anni che non esprima, neppure per formale ipocrisia, qualche vaga propensione per il federalismo, sia pur appesantito o castrato da aggettivi di ogni genere. Addirittura il primo fascismo aveva vagheggiato qualche tiepida apertura autonomista: questi sono anche peggio dei fascisti della prima ora e sono la brutta copia (obiettivo che sembrava impossibile da raggiungere) di Farinacci e di Preziosi. Infatti anche questi – come ha ricordato l’ottimo Bracalini – si sono messi in testa di fare “l’italiano nuovo”.
    È il governo peggiore perché – con la scusa del salvataggio economico – punta a cancellare ogni autonomia e ogni speranza di autonomia.
    E poi, quale salvataggio economico? La Padania non ha bisogno di salvataggi ma di libertà, non ha bisogno di essere imbarcata legata su una scialuppa di salvataggio carica di naufraghi di piombo, ma di essere lasciata libera di nuotare per suo conto. Siamo infatti alle solite: una delle terre potenzialmente più prospere del mondo è costretta a condividere la miseria di una prigione di cui è anche condannata a pagare le spese. Mariomorti non è andato a Wall Street a ricevere il plauso dei suoi burattinai per avere salvato l’Italia (ma quando?) ma per avere riportato l’ordine in una prigione sull’orlo della rivolta.
    Un aspetto positivo però la famiglia Addams di Mariomorti ce l’ha, a ulteriore riprova e speranza che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. L’esasperazione funeraria a cui costringe la società padana potrebbe anche risvegliare una tardiva ma salutare esplosione reattiva, una voglia di tornare a vivere senza catene, lastre tombali e grembiulini.
    Ma questa volta la società padana deve farlo in tutte le sue componenti sociali e politiche.
    Deve ritrovarsi attorno a un progetto semplice e chiaro, fatto di pochi punti essenziali: la Padania deve essere libera e indipendente, libera di aggregarsi ad altri solo se lo ritiene giusto e vantaggioso; la Padania deve darsi una struttura ampiamente federale, nella quale tutte le comunità, identità e aspirazioni culturali possano trovare rappresentanza politica adeguata; la Padania deve darsi il massimo di libertà economiche e il minimo di strutture pubbliche per assicurarsi la possibilità di competere sul mercato globale; la Padania deve costruire un efficiente sistema di protezione sociale dei suoi cittadini in grado di assicurare loro livelli di vita adeguati alle loro capacità produttive; la Padania deve proteggere il lavoro dei suoi cittadini limitando la presenza di mano d’opera straniera allo strettissimo necessario.
    Attorno a questo progetto si devono raccogliere tutte le espressioni politiche del territorio, ma tutte si devono sgravare di alcune loro tare e fisime: le forze di destra liberali e autonomiste si devono sgravare di ogni residuo di patriottismo di cartapesta, le forze di sinistra più moderne si devono sgravare di ogni paturnia classista, i leghisti si devono sgravare della famiglia Bossi e dei suoi lacché, gli ex leghisti si devono sgravare da ogni spirito di rivalsa e tutti gli autonomisti dai loro micro nazionalismi suicidi e castranti. Tutti assieme devono cercare di liberarsi da due ataviche maledizioni che colpiscono le nostre comunità: l’eccessivo attaccamento ai doveri e piaceri della produttività che allontana dai doveri politici e tende a farli delegare a terzi, e la propensione suicida al frazionismo, ai distiguo micraniosi, alla litigiosità fra vicini a vantaggio delle prepotenze dei lontani. Sono antiche malattie che troppe volte nella storia – dall’antichità al Medioevo, dal Rinascimento a epoche più vicine – hanno impedito al paese più prospero e colto del mondo di esserlo davvero. La possibilità di rimediare non passa tutti i giorni: Mariomorti ce ne sta offrendo involontariamente una. Non sappiamo quando potrebbe passare il prossimo treno né se esisteremo ancora come comunità identitaria. Approfittiamone!

    13 Febbraio 2012

    APPELLO: IL TRENO STA PASSANDO, PADANIA PRENDILO! | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  6. #46
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    DALLA GRECIA ALL’ITALIA: UNA FACCIA UNA RAZZA

    di GILBERTO ONETO

    L’Italia meridionale e la Grecia sono unite da un antichissimo legame, non solo perché una era chiamata Magna Grecia (in ragione delle sue dimensioni e non per le cattive abitudini della sua più moderna classe dirigente), non solo perché per secoli hanno fatto parte delle stesse istituzioni statuali, hanno parlato la stessa lingua e – a lungo – professato la stessa religione, non solo perché i loro abitanti si somigliano (“stessa faccia, stessa razza” recita un mantra che i turisti padani sono costretti a subire incolpevoli nelle loro vacanze elleniche), non solo perché condividono la dolcezza del clima e la cortesia di larga parte della gente, ma – soprattutto – perché hanno andamenti e destini del tutto simili.
    É infatti innegabile che anche la crisi che oggi le colpisce sia figlia di condizioni comuni: eccesso di pubblico impiego, tendenza a ritenere il lavoro una maledizione più che uno strumento di emancipazione, eccessiva dipendenza da interventi esterni, debolezza di fronte alle malizie della finanza internazionale.
    Le due Grecie moderne si somigliano moltissimo e la loro odierna condizione differisce solo per un paio di non trascurabili dettagli. 1) Nella Grecia piccola non sono mai sorte organizzazioni criminali potenti, tenaci e durature come le varie Mafie, Camorre e ‘Ndranghete che devastano la Grecia più grande: i secoli più duri di miseria hanno prodotto briganti e tagliagole ma mai niente di paragonabile alle “onorate” strutture meridionali che fanno dell’Ausonia un poco commendevole unicum nel panorama mondiale. 2) La Grecia piccola deve arrangiarsi da sola, non ha una Padania che la mantenga e le permetta di vivere al di sopra delle sue possibilità. La cosa va detta con estrema chiarezza: se la Magna Grecia non è (ancora) nelle condizioni drammatiche della sua sorella più piccola è perché la mucca settentrionale produce ancora e può essere munta. Per quanto non si sa: si vive mediterraneamente alla poppata di giornata.
    La Grecia non ha un bankomat cui fare continuamente ricorso ma neppure – beata lei – il peso devastante di organizzazioni criminali che la dissanguano e le impediscono di darsi una mossa.
    La decadenza delle due Grecie è da tempo stata annunciata anche da una serie di marcatori extra-economici che toccano la sfera dell’educazione ambientale e della cultura del territorio.
    I paesi più civili sanno che il territorio costituisce una risorsa unica e irriproducibile, che può fornire ricchezze economiche e sociali illimitate purché gestito con saggezza. I paesi più civili sanno bene che il rispetto ambientale è la coerente necessità di società e di epoche meno opulente che non possono permettersi sprechi, ma che – in momenti più prosperi – esso diventa uno straordinario marcatore di civiltà, oltre che di previdenza. I paesi meno civili che escono da condizioni di arretratezza e miseria (che diventano “poveri meno poveri”, secondo una felice espressione di Piero Bianconi) tendono a considerare lo spreco e il non rispetto per il territorio come un segno di opulenza, la fine di una costrizione. Così, invece che investire le nuove risorse in riassetto territoriale, in opere urbanistiche e architettoniche di qualità che arricchiscano ulteriormente il proprio ambiente apportando ulteriori vantaggi duraturi, i “poveri meno poveri” si mettono a costruire di tutto, senza qualità, con arroganza, senza cultura. Riempiono il proprio spazio di quartieri e di casacce che non hanno nulla a che vedere con la propria tradizione (segno di tempi poveri di denaro ma ricchi di cultura), lanciandosi in orrende sbrodolate di cemento, di modernità deteriore, di sfoggio tecnologico del tutto privo di contenuti di civiltà. Questo svaccamento del paesaggio è un tratto comune delle due Grecie, ma anche del medio Oriente e del Nordafrica, che ha sparso palazzacci, urbanizzazioni approssimative e becerume architettonico, che si esprime con l’abuso del cemento armato e che trova un suo segno quasi araldico nelle “chiamate” lasciate sulle coperture di edifici mai terminati e in attesa di chissà quali straordinari sviluppi in altezza.
    Oggi il Pireo, la periferia di Atene o di Salonicco sono quanto di più brutto e invivibile abbia prodotto la modernità coniugata ai suoi livelli più bassi. Ma non sono diverse le periferie di Napoli e di Palermo. E purtroppo anche crescenti scampoli di Padania si muovono nella stessa direzione. Mentre i paesi più civili investono nella qualità ambientale, mentre le comunità più responsabili affermano la loro identità e voglia di autonomia proprio salvaguardando anche le immagini culturali dei propri posti (bretoni o tirolesi costruiscono edifici molto bretoni e tirolesi!), queste povere comunità alla deriva producono disordine, sporcizia, rifiuti non raccolti, cemento malfatto e agglomerati disumani apolidi, dai quali tende a scomparire ogni segno di identità ma anche di civiltà.
    Mai come oggi la crisi economica e la decadenza sociale trovano una così evidente fisicizzazione nella bruttezza ambientale, quasi che la miseria economica sia un derivato della miseria culturale, che il degrado sociale sia anche figlio del degrado ambientale, e non solo viceversa.
    Per contro, questo deve incitare chi intenda risollevarsi economicamente e politicamente, e riaffermare con forza la propria identità, a dare alla sua lotta evidenza fisica attraverso la riscoperta, il recupero e l’utilizzo di immagini culturali, architettoniche e ambientali tratte con coerenza dalla propria tradizione.
    15 Febbraio 2012

    DALLA GRECIA ALL’ITALIA: UNA FACCIA UNA RAZZA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #47
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    APPELLO: IL TRENO STA PASSANDO, PADANIA PRENDILO!
    di GILBERTO ONETO......
    La penso come Oneto, credo che la finestra temporale che va da quest'anno ai prossimi sei o sette sia una occasione irripetibile per fermare il banchetto ai danni della Padania e anche per una eventuale indipendenza, intendiamoci litaglia non durerà mai come la Serenissima tanto per capirci, questo abominio di paese è destinato a finire, ma è chiaro che se non si prende al volo il treno in questa occasione c'è il rischio che il prossimo passi troppo più avanti, anche se in tutta sincerità più ci penso e più mi rendo conto che è finita per l'espressione geografica, sappiamo tutti che il problema principale oltre all'ingordigia dei partiti è la mafia che controlla un terzo del territorio e condiziona i governi e il fatto che si mantiene a un tenore di vita da primo mondo un territorio meridionale che produce meno di un paese africano.

    Per risolvere il problema itagliano bisogna far si che 25 milioni di meridionali cambino e incomincino a fare come i padani....pensate sia possibile? io sono sicuro di no, gli introiti del fisco caleranno continuamente possono fare quello che vogliono, e l'Europa ci impedisce giustamente di indebitarci, per me litaglia così non dura.



  8. #48
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    La penso come Oneto, credo che la finestra temporale che va da quest'anno ai prossimi sei o sette sia una occasione irripetibile per fermare il banchetto ai danni della Padania e anche per una eventuale indipendenza, intendiamoci litaglia non durerà mai come la Serenissima tanto per capirci, questo abominio di paese è destinato a finire, ma è chiaro che se non si prende al volo il treno in questa occasione c'è il rischio che il prossimo passi troppo più avanti, anche se in tutta sincerità più ci penso e più mi rendo conto che è finita per l'espressione geografica, sappiamo tutti che il problema principale oltre all'ingordigia dei partiti è la mafia che controlla un terzo del territorio e condiziona i governi e il fatto che si mantiene a un tenore di vita da primo mondo un territorio meridionale che produce meno di un paese africano.

    Per risolvere il problema itagliano bisogna far si che 25 milioni di meridionali cambino e incomincino a fare come i padani....pensate sia possibile? io sono sicuro di no, gli introiti del fisco caleranno continuamente possono fare quello che vogliono, e l'Europa ci impedisce giustamente di indebitarci, per me litaglia così non dura.
    Il problema principale è la beotitudine dei padani.

    Il nostro è un popolo di rincoglioniti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #49
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Su quel treno ci sono posti per gli handicappati?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #50
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    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    LO STATO ITALIANO PEGGIO DELLA MAFIA. BASTA
    di GILBERTO ONETO

    Un rapinatore punta la pistola o il coltello, intima «La borsa o la vita!» e prende i soldi. Se è proprio un bastardo tira un cazzotto, se lo è un po’ meno insulta, se è “normale” se ne va in silenzio, se è un raro esemplare di “brigante galantuomo” ringrazia e chiede scusa per il fastidio. Le organizzazioni criminali hanno inventato un più efficiente sistema di rapina continuata tramite il pizzo: a fronte della tranquillità o di una protezione chiedono una percentuale sugli incassi o un tot fisso che è sicuramente pesante per chi lo deve pagare ma che è sempre misurato all’attenzione da parte dell’estortore a non esagerare, per non uccidere la sua fonte di “reddito”. Le varie mafie si prendono perciò una parte “ragionevole” delle ricchezze o dei guadagni delle loro vittime ma poi garantiscono un servizio, stabiliscono una sorta di monopolio dell’estorsione, impedendo a chiunque altro di farlo e con ciò proteggendo la vittima-cliente da ogni altro malintenzionato. E quando qualche furbetto si presenta con armi o minacce, viene immediatamente punito con rapidità, efficienza e durezza. La recente vicenda del marocchino che aveva incautamente rapinato e ammazzato a Roma un “portavalute” cinese e che è stato trovato “suicidato” tre giorni dopo la dice lunga su come funzionino queste cose, e anche come l’ambaradan abbia assunto connotazioni multietniche che faranno felici il ministro Riccardi e Don Gallo.
    Lo Stato italiano è un rapinatore ben peggiore, è molto peggio di tutte le mafie, camorre, ‘ndranghete pelasgiche, albanesi e cinesi messe assieme. É molto peggio del peggiore dei tagliagole e dei borseggiatori di strada.
    É assai più infame per tre motivi.
    Primo. É sadico: non si limita a rapinare le sue vittime ma lo fa con i sistemi più efferati, crudeli, complicati e vessatori. Deruba a rate, con scadenze demenziali, costringendo le sue vittime a operazioni complesse e micraniose: bollettini, conto correnti, bonifici, comunicazioni via Internet, bolli, pagamenti, compilazioni, sovratasse, dichiarazioni, moduli e via sadicheggiando. Non soddisfatto, costringe i rapinati a un supplemento di salasso a vantaggio di commercialisti, avvocati, tributaristi, patronati, sindacati e psicanalisti.
    Secondo. Non dosa i suoi furti in funzione della capacità delle vittime a sopportare la violenza evitando di uccidere la mucca da mungere, ma chiede cifre spropositate, elargizioni mostruose che più o meno rapidamente gettano sul lastrico le vittime precludendo ogni ulteriore possibilità di rapina. Nessuna mafia al mondo chiederebbe un pizzo del 60-70% dei redditi delle sue vittime: la Repubblica italiana lo fa e peggiora di giorno in giorno. Le sue vittime moriranno schiacciate dal peso del furto, e morirà anch’essa per mancanza di vittime da dissanguare: e questa è la sola notizia positiva.
    Terzo. A fronte dei pagamenti, lo Stato italiano non garantisce nessuna protezione: non impedisce che altri taglieggino le sue vittime, non le libera da furfanti e ladri di ogni genere che si accaniscono su quello che resta, non assicura la tranquillità del quartiere come riesce a fare l’ultimo dei camorristi. Non solo: se una vittima si difende, lo Stato prende le parti dell’aggressore e punisce ogni tentativo di reazione. Non si è mai vista una organizzazione criminale “seria” che pretenda il pizzo per garantire la tranquillità e che, non solo non lo faccia, ma che punisca i propri “clienti” che abbiano cercato di reagire alla concorrenza che va a rapinarli. Solo lo Stato italiano ci riesce, e pretende anche di fare la morale, con le sue leggi, i suoi tribunali i suoi sapientoni che ripetono a macchinetta che questa è “la patria del diritto”.
    In questi giorni, tanto per non lasciare dubbi, lo Stato apre le galere e slarga un bel po’ di mascalzoni che andranno – per prima cosa – a procurarsi soldi dai cittadini, per potersi “reinserire nella società”, per rifarsi della noia delle giornate passate in gattabuia. I cittadini non sono protetti dallo Stato e alla fine trovano la sola difesa nella totale miseria cui lo stesso li ha lasciati facendosi pagare una protezione che non è in grado di garantire e che forse non ha mai avuto intenzione di assicurare.
    Insomma, lo Stato italiano è assai peggio della mafia. Indipendenza!
    18 Febbraio 2012

    LO STATO ITALIANO PEGGIO DELLA MAFIA. BASTA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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