Pagina 7 di 163 PrimaPrima ... 6781757107 ... UltimaUltima
Risultati da 61 a 70 di 1628

Discussione: l'Indipendensa

  1. #61
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da montecristo2006 Visualizza Messaggio
    quante belle teorie da proporre ...a chi? al popolo? al governo? alle commissioni? ai dibattiti da bocciofila di periferia?...a chi???
    Facciamola finita con le chiacchiere e cominciamo a costruire delle belle ghigliottine a vapore.....(cento teste al colpo!!!!!!)
    ciao
    vb
    Il problema vero è costituito dai beoti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #62
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    QUATTRO MILIONI DI BUCO IN PIEMONTE PER IL 150°. CHI PAGA?
    di GILBERTO ONETO

    Non bastava il comitato nazionale per i festeggiamenti del 150° dell’unità, quello voluto con tanto ardore da Ciampi: il Piemonte ha voluto farsene uno suo (“Comitato Italia 150”) che ha organizzato una strepitosa serie di eventi che hanno commosso reduci, vedove e orfani delle patrie battaglie, oltre che naturalmente – fino alle lacrime – il presidente Napolitano. Della partita – non poteva mancare – c’era anche il presidente della Regione, il sedicente leghista Roberto Cota.
    Risultato del gioioso ambaradan di festeggiamenti, chiamato “Esperienza Italia”? Quattro milioni di buco che adesso qualcuno dovrà ripianare. Sforare preventivi e buttare quattrini non poteva trovare nome migliore di “Esperienza Italia”, 150 anni di fregature ai contribuenti.
    Il cuore dei festeggiamenti piemontesi è stata la Venaria Reale, da poco restaurata, degna cornice di ogni memoria sabauda di caccia: caccia alla selvaggina, alle sottane, ai troni e alle “partecipazioni” (eufemismo pudico per “mazzette”) del gran venatore Vittorio, padre della patria.

    Alla Venaria si sono tenute mostre di vario genere, ma sempre scrupolosamente patriottiche, ma anche uno dei pilastri di questa gioiosa “Esperienza Italia”: le cene regionali organizzate nei saloni d’onore della reggia sabauda. Delle grandi pacciate patriottiche avrebbe detto il Giuanin Brera, uno che amava la buona cucina ma non troppo i Savoia. Così cena, dopo cena, portate, tricolori, e ammazzacaffè, si è arrivati a un conto di 4 milioni, rimasto scoperto.
    Nell’elegante depliant di presentazione si diceva: «”Esperienza Italia” si rivolge idealmente a 150 milioni di persone: quel popolo “italico” che è composto dagli italiani in senso stretto, dai nuovi italiani, dalle comunità italiane nel mondo e da tutti coloro che sono appassionati del nostro Paese, magari perché ne studia la lingua o ne apprezzano la produzione enogastronomica». Viene da fare due osservazioni. La prima è che chi ha redatto il testo non rientra nel novero di chi “ne studia la lingua” con grande diligenza. La seconda: meno male che non si siano presentati tutti alle cene patriottiche, sennò altro che quattro milioni di conto!
    L’Italia della cultura gastronomica del magna magna
    Non basta, per la bella occasione (capita solo ogni 50 anni, e non è detto che ce ne sarà un’altra…) si è anche terminato il restauro dei giardini della residenza. Mentre l’intervento architettonico è stato più che decoroso, i giardini sono stati trasformati in una schifezza, “un pastiche tra arte contemporanea e Las Vegas” l’ha definito uno dei maggiori esperti della materia, Biagio Guccione. In effetti vi si trova tutto il peggio di certa kultura universitaria che nulla ha a che fare con la storia del giardino, con l’attenzione ambientale ma neppure con il più elementare buon gusto. Un rebelotto di incomprensibili aggeggi spacciati per sculture, arredi brutti e nemmeno funzionali, una vaccata pazzesca che però – va detto – celebra nel più (in)degno dei modi il nefasto 150°. Neanche i Savoia sarebbero riusciti in un’impresa del genere, neanche affidando la progettazione alla Bella Rusìn.
    24 Febbraio 2012

    QUATTRO MILIONI DI BUCO IN PIEMONTE PER IL 150°. CHI PAGA? | L'Indipendenza

  3. #63
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    L’ITALIA CHE NON VOGLIAMO. SECESSIONE UNICA VIA
    di ROMANO BRACALINI

    Il 150° dell’unità era l’occasione per un serio e pacato bilancio. Invece ha dato la stura a un querulo rivendicazionismo “etnico-meridionalistico” e alle tesi più strampalate e fantastiche. Se da una parte si è fatto un uso eccessivo di retorica patriottarda, come non si vedeva da tempo-con l’apporto volenteroso e calcolato dei “neopatrioti” di sinistra, dall’altra si è dovuto assistere al fiorire di una libellistica di stampo neoborbonico che ha rilanciato quasi alla lettera la favola di un Sud emancipato e ricco (però privo di strade e di ferrovie e con tassi di analfabetismo del 90-92%). Un’ampia letteratura, con contributi di autorevoli studiosi meridionali (da Giustino Fortunato a Gaetano Salvemini), storici ed economisti, descrive già alla fine dell’Ottocento le condizioni del Sud negli stessi termini in cui lo conosciamo oggi: clientelismo, criminalità, inefficienza, sperpero di pubblico denaro. E’ difficile credere che in queste condizioni una società, qualunque società, possa crescere e prosperare. Il mancato aggancio col Nord, già avviato alla modernità ,ebbe come riflesso al Sud, non di risvegliare lo spirito di lotta e la competizione, ma la rassegnazione e il rancore.
    La protesta del Nord – come già avvene alla fine Ottocento con Filippo Turati e Dario Papa – socialista riformista l’uno e repubblicano l’altro, ha innescato il timore che il Sud venga abbandonato al suo destino e che il federalismo (nel caso venga applicato nella formula originale, cosa di cui dubito) chiuda i rubinetti dei contributi statali. Di fronte a questa prospettiva la pubblicistica meridionale che fa? Stimola il notabilato corrotto e incapace a cambiare registro e a fare i conti con se stesso?Denuncia la criminalità organizzata come remora allo sviluppo? Critica la burocrazia meridionale che ha occupato lo Stato senza dare un contributo di onestà ed efficienza? Nulla di tutto questo. Si rifugia nella nostalgia gabbando il prossimo, che poi è il lettore più sprovveduto. Bisogna aggiungere un altro capitolo alle disgrazie del Sud, ingannato principalmente dai meridionali medesimi e cioè che è tempo che i meridionali perdano i vizio piagnone di dare sempre la colpa agli altri. Perché è pur vero che ogni popolo ha il governo (e i libellisti) che si merita ma non è detto che debba essere sempre così. Sta al Mezzogiorno scegliere! O il sogno o la realtà. Non coltivo soverchie illusioni. Se in un secolo e mezzo il Meridione non ha trovato il modo di cambiare, non ci riesce più. Forse la secessione del Nord è l’unica via!

    24 Febbraio 2012

    L’ITALIA CHE NON VOGLIAMO. SECESSIONE UNICA VIA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #64
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    24 Febbraio 2012

    QUADERNI PADANI, IL REVISIONISMO INTELLIGENTE
    di REDAZIONE*

    É uscito il numero 98 dei Quaderni Padani interamente dedicato all’immigrazione, non solo nei suoi aspetti “ideologici” e sociali, ma soprattutto attraverso l’esame dei numeri e dei costi: esercizio che viene fatto molto raramente e che porta a informazioni agghiaccianti che dovrebbero fare davvero meditare sull’intero problema, che è invece troppo spesso trattato con superficialità e anche malafede. Il numero contiene interventi di Giuliano Zulin, caporedattore di Libero, e di Massimo Introvigne del CESNUR, e un corposo studio denso di numeri e informazioni, curato da Gilberto Oneto.

    Pubblichiamo la parte introduttiva dello studio.

    ———————————————————–

    «Quello dell’immigrazione è un problema gigantesco che viene spesso trattato in maniera superficiale o faziosa. Raramente viene affrontato serenamente e in tutti i suoi aspetti, sia quelli di ordine sociale, sia di segno economico.

    Il dibattito è spesso liquidato a livello di tifoseria calcistica: si è pro o contro. Punto e basta. È “politicamente corretto” essere a favore, e chi è contro è magari bollato di razzismo, di chiusura, di insensibilità. Senza esaminare i fatti nella loro complessità, chi è a favore lo è quasi sempre per questioni di principio (solidarietà, buonismo, globalismo) e chi è contro cade troppo spesso nella trappola degli avversari e finisce per limitare la sua visione solo a una parte del problema, spesso neppure la più importante (crocifissi, kebab, moschee, burqa), magari nascondendosi dietro l’incipit «non sono razzista, ma..».

    Non sono i fatti e i numeri a essere al centro del confronto, che si basa così quasi sempre su prese di posizioni di ordine prevalentemente emotivo o ideologico.

    Per giustificare l’immigrazione vengono solitamente tirati fuori argomenti e temi che possono essere riassunti in una serie di affermazioni che hanno nel tempo assunto la ossessiva ripetitività di altrettanti mantra: 1) «l’immigrazione pone rimedio alla nostra denatalità», 2) «gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare», 3) «abbiamo il dovere della solidarietà, anche perché la nostra è stata in passato una comunità di emigranti», 4) «la società multirazziale è l’ineluttabile futuro di tutti», 5) «gli immigrati sono una ricchezza sociale», 6) «il tasso di criminalità degli immigrati è uguale a quello degli italiani», 7) «i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni», «gli immigrati sono una risorsa economica».

    L’incertezza dei numeri

    Il tema è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono molto approssimative. Non si hanno numeri accertati perché il fenomeno è in continuo movimento e cambia ogni giorno e perché la clandestinità (con la strutturale evanescenza dei suoi numeri) è un fatto predominante.

    I soli dati ufficiali di cui si dispone sono quelli che riguardano i regolarizzati, definitivamente incasellati nella macchina burocratica, o relativi a chi è incappato nelle strutture giudiziarie. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel limbo dell’iter della regolarizzazione o nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle notizie di centri di informazione settoriali o di organismi come la Caritas-Migrantes che, pur ricevendo anche aiuti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato e al potere pubblico, ma è anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è infatti condizionata dalle sue scelte ideologiche, dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio anche dall’ambaradan dell’immigrazione trae finanziamenti.

    Nel saluto introduttivo alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione. 21° Rapporto 2011 (di seguito, più semplicemente, Dossier 2011) il direttore della Caritas Italiana, Vittorio Nozza, proprio a proposito della “invasione di campo” dell’organismo che presiede in una materia che dovrebbe essere gestita dalla collettività, ha detto: «Siamo stati e resteremo disponibili ad aiutare la Pubblica Amministrazione in tutte le iniziative utili che promuoverà, ma riteniamo che alle voci istituzionali si debbano affiancare le voci dei centri di studio indipendenti, che all’occorrenza esercitino anche una funzione critica, sempre in difesa dei meno tutelati». Si tratta di una precisazione piuttosto significativa.

    La mancanza di dati certi e organici favorisce l’approccio emotivo o ideologico al problema, che è all’origine dei mantra citati, della superficialità con cui si affronta l’argomento e anche delle facili accuse di essere portatore di ogni nequizia rivolte a chi cerchi di sostenere tesi diverse o semplicemente chieda più completezza e trasparenza di informazione.

    In generale l’incertezza dei numeri può essere attribuita alla difficoltà di reperirli, soprattutto in una situazione di diffusa fluidità del fenomeno e anche di illegalità, ma anche al problema di mettere assieme informazioni attinte da fonti diverse e relative a fenomeni disparati e anche difficilmente collegabili fra di loro. Ma c’è – e in alcuni ambienti è prevalente – una indubbia intenzionalità nel fornire dati incerti o addirittura nel cercare di occultarli. Chi ha interessi economici e ideologici nell’immigrazione preferisce non fare conoscere le esatte proporzioni del fenomeno per poter continuare a cavalcarlo in tutta tranquillità e opacità. Spesso anche i governi preferiscono non fare conoscere la realtà per evitare allarmismi e reazioni, e – in particolare – per non fornire argomenti a movimenti e partiti contrari all’immigrazione.

    Quello della carenza o dell’occultamento dei dati non è solo un problema italiano: in Francia il malvezzo è stato denunciato dalla demografa Michèle Tribalat e, a livello più ampio, dal giornalista americano Christopher Caldwell».

    ———————————————————————

    *Il volume è reperibile presso La Libera Compagnia Padana: info@laliberacompagnia.org.

    L’iscrizione annuale all’Associazione – che da diritto a riceve sei numeri l’anno della rivista – costa 50 Euro.

    QUADERNI PADANI, IL REVISIONISMO INTELLIGENTE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #65
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    CONTRO LA TAV: LA VALSUSA ALZI LA BANDIERA AUTONOMISTA

    di GILBERTO ONETO

    Quella della Valsusa è una storia esemplare, è la battaglia di una piccola comunità contro la strafottenza dello Stato italiano e l’arroganza razzista del Leviatano europeo. É la lotta tolkieniana degli Hobbit della Contea contro la prepotenza degli abbattitori di alberi. É una lotta per l’ambiente e per l’autonomia, è una azione identitaria da manuale che dovrebbe vedere in primissima linea, quasi in forma esclusiva, movimenti e forze autonomiste: le manifestazioni valsusine dovrebbero essere sommerse da bandiere occitane, piemontesi e padane. Invece.
    Invece, tranne qualche autonomista locale che si porta la sua bandiera, l’iconografia complessiva è – quando va bene – monopolizzata da colori e simboli estemporanei. E purtroppo nella sacrosanta battaglia valsusina si sono inseriti i peggiori spurghi di un comunismo difficile da estirpare: non ci sarebbe neppure da stupirsi troppo se chi maneggia i fili di questi burattini “sociali” fosse lo stesso che manovra polizie e marchingegni repressivi.
    Il punto più dolente è comunque l’assenza delle forze autonomiste organizzate.
    Fra i valsusini gli autonomisti sono tanti, forse tutti, ma non riescono a esprimere questa fondante valenza perché chi si è appropriato dei marchi e dei simboli dell’autonomia è poco autonomista, per niente ambientalista e spesso neppure troppo piemontese. Il disastro ha un primo responsabile che si chiama Lega Nord, che ha fagocitato e annientato di fatto ogni formazione localista costruendosi un monopolio di rappresentanza che ha dirottato su temi e posizioni sempre più distanti da quelli originari. Le prime azioni di protesta valsusine – in molti se lo ricordano – erano appoggiate, quando non addirittura innescate da esponenti leghisti, da sindaci e da politici che stavano dalla parte del popolo che li aveva eletti.
    C’è stato un periodo, per tutti gli anni Novanta, che la Lega è stata duramente critica nei confronti della Tav e assolutamente contraria alla linea Torino-Lione. Poi, un po’ le cattive frequentazioni, un po’ gli appetiti di potere e molto la mutazione genetica avvenuta ai vertici del partito, gli hanno fatto prendere posizioni specularmente contrarie a quelle primigenie, spontanee, genuine e vicine alla sua gente. Hanno prevalso le posizioni “grandioperiste” di Castelli e della corrente lunardiana della Lega; il partito in regione è finito in mano a gente che sta al piemontesismo come Abatantuono alla lombardità, e Dacia Valent all’italianità di Preziosi. Il governatore Cota è diventato il primo paladino della Tav, non vede l’ora di andarsene in treno a Lione a tener concioni su ogni dettaglio dell’umano scibile risparmiando una bella mezz’oretta rispetto al tragitto attuale. La necessità strutturale dell’opera è sostenuta con eroica determinazione dall’eurodeputato Tino Rossi, noto accumulatore di stipendi e vitalizi, uno che non ha mai articolato un concetto vagamente autonomista neppure affidandosi alla legge dei grandi numeri. Insomma, proprio il partito che dovrebbe rappresentare gli interessi delle comunità locali, difendere il principio della correttezza della spesa delle risorse pubbliche, battersi per la difesa del territorio e affermare il primato della volontà popolare coniugata su istanze identitarie, quello che dovrebbe essere in prima linea in Valsusa (come era stato a Cavaria contro la costruzione di una struttura devastante sulla Milano-Varese: qualcuno se lo ricorda?), ebbene è invece quello che sostiene con più ottusa protervia l’imposizione statalista, romana ed euroburocratica di una colossale, inutile e dispendiosa schifezza su una delle valli della Padania che vuole rappresentare.
    Il Piemonte è patria primigenia di ogni autonomismo padano-alpino, da Chivasso al Marp, ai primi robusti sussulti di cripto-leghismo degli anni Ottanta: il suo autonomismo non può esaurirsi nelle cravatte verde dinarico degli attuali capataz leghisti ma deve ritrovare la sua forza morale e ritemprare i suoi ideali davvero indipendentisti.
    La Valsusa è il posto perfetto per farlo.
    27 Febbraio 2012

    CONTRO LA TAV: LA VALSUSA ALZI LA BANDIERA AUTONOMISTA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #66
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    A CENA CON MARONI E 500 LEGHISTI SI RIVEDE FORMENTINI
    di REDAZIONE

    A una cena con circa 500 militanti e simpatizzanti della Lega Nord con Roberto Maroni ospite d’onore, questa sera in un grande albergo alla periferia di Milano, è arrivato a sorpresa anche Marco Formentini, il primo e unico sindaco del Carroccio nel capoluogo lombardo (era il 1993) che successivamente ha militato in altri partiti, fra cui la Margherita. Non un vero e proprio ritorno in Lega, oggi, per Formentini, che resta sempre fuori dal movimento, ma che in occasione della cena con l’ex ministro dell’Interno ha sfoggiato sorrisi e saluti per i vecchi compagni di militanza e soprattutto una spilla della Lega Lombarda appuntata al bavero della giacca. «Ce l’ho da sempre», si è limitato a rispondere ad alcuni cronisti che lo hanno salutato.
    «I giornali parlano di altro e oltretutto mi ha molto impressionato vedere che alcuni Tg in questi giorni parlano di tutti tranne che della Lega: ma per noi non è un problema, perchè siamo un partito con tanta gente e tanti militanti». Così l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, arrivando alla cena, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se il suo partito non sia finito per essere marginalizzato nel dibattito pubblico, dopo la scelta di stare all’opposizione. «I giornali facciano quel che vogliono, ma non fermeranno la nostra avanzata», ha aggiunto Maroni, che questa sera ha affermato che «i sondaggi dicono che la Lega è l’unico partito che cresce, ce n’è uno interessante che dice che la Lega è alla metà del Pdl su scala nazionale, cioè all’11%». Un rapporto di forze con l’ex alleato che a giudizio dell’ex ministro fa sì che «prenda corpo il nostro progetto di diventare il primo partito del Nord già dalle prossime amministrative».
    Per Roberto Maroni la strada per riformare la Rai è la privatizzazione, ma «se rimarrà la legge attuale con il rinnovo del nuovo Cda per l’equilibrio tra maggioranza e opposizione il presidente va all’opposizione. Ricordo che la Lega è l’unico partito di opposizione». A Maroni i giornalisti hanno chiesto come la Lega intende intervenire nella discussione sul futuro della Rai. «Ricordo – ha risposto – che avevamo fatto approvare dalla maggioranza degli italiani un referendum sulla privatizzazione della Rai: questa mi pare ancora la strada più opportuna». L’ex ministro dell’Interno si è quindi rivolto al governo Monti in vista dell’imminente scadenza dell’attuale Cda della Tv pubblica. «Vorrei dire al governo di non prendere decisioni avventate e soprattutto di coinvolgere l’opposizione. Certo è che se rimarrà la legge attuale e ci sarà il nuovo Cda della Rai, per l’equilibrio tra maggioranza e opposizione il presidente va all’opposizione. Ricordo che la Lega è l’unico partito di opposizione».
    «Purtroppo la giustizia italiana quando si occupa di politica e di politici è spesso condizionata da altre questioni che non sono l’applicazione della giustizia». Questa la convinzione del leghista Roberto Maroni a cui è stato chiesto un commento sul proscioglimento per prescrizione di Silvio Berlusconi al processo Mills.

    27 Febbraio 2012

    A CENA CON MARONI E 500 LEGHISTI SI RIVEDE FORMENTINI | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #67
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,936
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,459
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    LA VERA ANIMA POLIZIESCA DELLO STATO ITALIANO
    di GILBERTO ONETO

    Perché lo Stato italiano mostra i muscoli con tanta arroganza in Valsusa? Perché è invece paterno e tenero con chi interrompe autostrade e ferrovie lungo la penisola, con chi fracassa auto e vetrine in città? E, soprattutto, perché è così gentile verso i clandestini che distruggono i campi di accoglienza, gli zingari che aggrediscono i poliziotti o i malavitosi che si oppongono agli arresti di sodali e parenti? Perché ha abbandonato senza fare una piega quartieri, province e regioni in mano alla malavita organizzata italiana e foresta?
    Invece diventa brutale contro i valsusini, contro un’intera comunità che cerca disperatamente di difendersi dai soprusi, da una prepotenza che non è giustificata da alcuna necessità reale, che non c’entra con il bene collettivo, non ha nulla a che vedere con la pubblica necessità, ma solo con interessi pelosi, appalti, connivenze e porcherie varie.
    C’è una antica tradizione statale di violenze contro la gente: l’Italia unita ha per decenni e decenni utilizzato le sue forze armate quasi esclusivamente in funzione antipopolare. Stati d’assedio erano all’ordine del giorno nel regno d’Italia: Cialdini, Lamarmora e Bava Beccaris sono solo i nomi più noti di una generalizzata politica di oppressione militare contro ogni protesta o ribellione legittima della gente. Per decenni la spesa militare è stata la voce più cospicua del bilancio dello Stato: per essa si è affamata la gente con tasse vergognose. Si è tenuto in piedi un apparato mostruoso, che ha sempre dato prove miserrime nel compito per cui è stato creato, fare le guerre, ma che si è mostrato deciso ed efficiente solo sul fronte interno, contro gente inerme. L’arroganza e la durezza mostrate nelle repressioni di moti popolari e nella battaglie di piazza sono sempre state latitanti quando c’era da affrontare un nemico vero.
    La struttura stessa del reclutamento e dell’organizzazione militare sono state subordinate a questa necessità di usare la forza all’interno più che all’esterno: ferme lunghissime e lontano dal luogo di origine, commistione regionale in tutti i reparti, rifiuto di ogni reclutamento territoriale (con la parziale eccezione degli alpini, poi – guarda caso – declassati a un corpo qualsiasi). Il vecchio trucco funziona anche oggi con reparti di polizia reclutati in terre lontane e spediti in Valsusa come forze di occupazione o – peggio – come truppa coloniale.
    Perché lo Stato mostra qui i muscoli e altrove si comporta come una premurosa crocerossina?
    Perché la sua esistenza non corre alcun pericolo quando si agitano immigrati turbolenti, camorristi e mafiosi, curve violente di tifoserie calcistiche, o rivoluzionari spinellati. Non gli fanno un baffo bandiere rosse o gagliardetti fascisti, non ha paura di sindacalisti, indignati, centrosocialisti e roba del genere: nessuno di loro turba l’ordine costituito costruito sull’oppressione fiscale, sulla perequazione maliziosa e sullo sfruttamento delle regioni più virtuose. Nessuno di questi rappresenta una istanza autonomista o territoriale, nessuno mette in pericolo i traballanti equilibri dell’unità e del suo parafernale infinito di business, affari, appalti e patriottiche abbuffate.
    In Valsusa sono messi in gioco due dei dogmi fondanti dello Stato italiano: 1) il denaro dei contribuenti va impiegato a vantaggio di interessi organicamente connessi con il leviatano statalista, e nessuno deve discutere l’assoluta potestà della politica e della burocrazia statale a disporne in assoluta libertà; 2) il potere risiede solo a Roma e a Bruxelles e nessuna altra entità locale, popolare, identitaria o territoriale può opporsi alle sue decisioni.
    Statalismo e centralismo non possono essere messi in discussione e – in un momento di grande difficoltà generale in cui potrebbero correre qualche rischio – si deve usare il pugno di ferro per schiacciare ogni fermento di libertà che potrebbe trasformarsi in una inarrestabile valanga. «Dalle valli alpine spira sempre il vento delle libertà” recita un antico proverbio che da sempre turba il sonno dei prepotenti chiusi nei loro palazzi. Così, per soffocare sul nascere ogni pulsione, lo Stato italiano tira fuori la sua vera anima poliziesca. Sarà un caso che il funzionario statale più pagato in Italia sia il capo della polizia?

    27 Febbraio 2012

    LA VERA ANIMA POLIZIESCA DELLO STATO ITALIANO | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #68
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    382
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    CONTRO LA TAV: LA VALSUSA ALZI LA BANDIERA AUTONOMISTA

    di GILBERTO ONETO
    Il Piemonte è patria primigenia di ogni autonomismo padano-alpino, da Chivasso al Marp, ai primi robusti sussulti di cripto-leghismo degli anni Ottanta: il suo autonomismo non può esaurirsi nelle cravatte verde dinarico degli attuali capataz leghisti ma deve ritrovare la sua forza morale e ritemprare i suoi ideali davvero indipendentisti.
    sproloquiando, sproloquiando...che male ti fò?
    Gilberto...ti ho beccato un'altra volta!!!!

    1) "dinariche" sono le Alpi della Dalmazia....non quelle dell'Albania...
    2) la Carta di Chiavsso è proprio quella che non riesci ad imparare....quelli della "carta di Chivasso" non erano vittimisti come te...erano "guerrieri" veri e propri...quelli che mancano oggi!!!
    3) il Marp è quello che diede origine al fantoccio Bossi che poi si fregò tutti!!! Tu dove eri? alle Terme di Vinadio???
    Gilberto! che cosa c'entrano le richieste risarcitorie del Valsusini espropriati con l'autonomismo ed il federalismo????

    Gil! Torna alle Terme di Vinadio a riposarti e lascia noi a lavorare....
    ciao
    vb

  9. #69
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,147
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Troppo borioso, interessato (e vendicativo...) per ascoltarti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #70
    email non funzionante
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    382
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Troppo borioso, interessato (e vendicativo...) per ascoltarti.
    limportante è che si sappia (quantomeno fra noi!) che "accà nisciun'è ffesso"......
    il progetto federalista nacque con una direttrice molto precisa proprio da Chivasso + MARP+ Union Piemonteisa...ma incredibilmente fu DEVIATO da grandi menti che si frapposero...

    Ora piano piano i vari ragni stanno uscendo dai vari buchi

    Per il futuro il progetto dovrà essere chiaro e conciso e lo "stato maggiore" dovrà essere molto più selezionato...non dico che dovremo indìre concorsi di selezione, ma il metodo delle "referenze" sicure dovrà essere praticato (intendo dire che non basterà sapere chi siamo e con chi andiamo...occorrerà anche sapere notizie dei nostri nonni e bisnonni per capire i comportamenti individuali....
    addirittura poi analizzerei anche il costume alimentare secondo il concetto di Feuerbach "l'uomo è ciò che mangia"
    ciao e grazie per il sostegno..
    vb

 

 
Pagina 7 di 163 PrimaPrima ... 6781757107 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito