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Discussione: l'Indipendensa

  1. #161
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    FISCO PEGGIO DELLA MAFIA? SI E GRILLO ORA VADA OLTRE
    di GILBERTO ONETO

    In tanti danno addosso a Grillo perché ha detto che le tasse sono peggio della Mafia: sepolcri imbiancati, farisei e ipocriti di ogni colore si sono scatenati nella solita retorica della “lotta alla mafia” che in Italia è melensa e fasulla quanto quella sulla patria “una e indivisibile”. Nascondersi dietro ai morti ammazzati non serve a difendere una macchina statale prudente nel combattere la criminalità ma tonitruante e gagliarda nell’opprimere i cittadini con tasse e vessazioni, nello svenarli e – sempre più spesso – costringerli al suicidio. Sulla pressione fiscale peggiore della mafia Grillo ha detto una cosa verissima, che noi ripetiamo da tempo: ci viene il sospetto che sia un lettore de “L’Indipendenza”. Spiace solo che non abbia ripreso il nostro paragone nella sua essenza completa e drammatica fatta di una serie di passaggi.
    1 – Lo Stato italiano è nato da ambigue connivenze con mafia e camorra, con cui ha intrecciato patriottiche collaborazioni risorgimentali. Lo stesso Stato ha poi continuato a intrattenere amorosi rapporti di connivenza, quando non di collaborazione, come dimostrano numerose scabrose inchieste anche piuttosto recenti. Le collusioni fra potere politico, casta, burocrazia statale, massonerie e consorterie criminali sono talmente intrecciate da impedire all’immaginario collettivo di percepire differenze. Se ci sono.
    2 – Lo Stato italiano esige dalle sue vittime (i ceti più laboriosi e produttivi, soprattutto padani) un pizzo esosissimo sotto forma di tasse, gabelle e fastidi burocratici: qualcosa come il 70% delle ricchezze prodotte. Peggio degli schiavi, peggio dei Laogai cinesi. In cambio non da sicurezza, servizi sociali decenti né protezione da mascalzoni e malviventi. Le organizzazioni criminali pretendono molto meno ma garantiscono davvero protezione. Come abbiamo sempre detto (e come oggi dice anche Grillo: benvenuto fra noi!), le mafie hanno tutto l’interesse a fare prosperare le proprie vittime perché solo così possono farlo anche loro. Lo Stato italiano è ladro ma anche ottuso e con le sue pressioni esose finisce per uccidere i suoi sudditi e procurare una generale miseria. Il parassita saggio succhia energia con misura: lo Stato è una sanguisuga dissennata e suicida.
    3 – Lo Stato italiano è così perché non può essere che così. In 150 anni non ha saputo generare altro che miseria, guerre, tasse, emigrazione, dittatura e corruzione. Italia e Stato sono inscindibili: per sussistere l’Italia unita deve essere statalista ed esosa, per sopravvivere lo Stato italiano deve essere patriottico. Per liberarci dello statalismo ci si deve liberare dell’Italia e viceversa. In altre parole: non si può essere liberali e liberisti senza essere indipendentisti.
    Non abbiamo ancora ben capito se Grillo lo sia: nei suoi discorsi emergono troppi relitti di populismo statalista per convincere i più di una sua decisa scelta di campo in favore delle libertà.
    Ma non si nasce indipendentisti. Lo si diventa con un percorso di ragionamenti e sentimenti. Non si sa se lui sia sulla buona strada: qualche segnale interessante lo si è visto e lo hanno visto anche tutti i patrioti che in queste ore gli danno addosso. Non c’è libertà senza indipendenza. Il resto è solo Equitalia.

    1 Maggio 2012

    FISCO PEGGIO DELLA MAFIA? SI E GRILLO ORA VADA OLTRE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #162
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    Predefinito Re: l'Indipendensa



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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #163
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    BOSSI-BOKASSA, LA GUARDIA BIANCA DELLO STATO ITALIANO
    di GILBERTO ONETO

    Bossi non si leverà mai spontaneamente di torno. Il Ceausescu di Gemonio ha tre buoni ordini di motivi per restarsene rintanato nel suo bunker al secondo piano di via Bellerio.
    La prima serie di ragioni riguarda la sua personalità, immersa nel più totale egocentrismo. Bossi non è mai stato comunista o liberale, federalista o centralista, cattolico o mangiapreti, e nessuna di tutte le altre cose che almeno una volta ha detto di essere nelle sue chicane ideologiche, nelle sue acrobatiche piroette; lui è stato quello che gli serviva essere per difendere l’unica cosa in cui ha sempre creduto: sé stesso. Bossi è sempre e solo stato bossiano. E lo è stato con una coerenza granitica, con una abnegazione degna delle migliori cause. Miglio diceva che per raggiungere i suoi scopi (e cioè l’esaltazione un po’ allucinata di sé stesso), Bossi è disposto a tutto, a mentire su ogni cosa e in qualsiasi occasione (cosa che ha fatto con slancio missionario). Se il potere fosse riservato alle donne – ha scritto il Professore – Bossi non esiterebbe un istante a mettersi calze a rete e tacchi a spillo. Perché stupirsi che oggi affronti ogni nequizia pur di mantenere il suo scranno: non ha esitato a sputtanare figli e collaboratori, non si fermerà neppure di fronte alla possibilità di sfasciare il partito. Come Erostrato, che aveva dato fuoco al tempio di Diana per passare alla storia, Bossi è pronto a ogni sfracello pur di essere il capo a vita, anche di un cimitero, anche di un mucchio di macerie. Triste destino per uno che ha avuto dalla sorte la possibilità di giocare un ruolo decisivo per la libertà della Padania e che, a tratti, lo ha anche fatto.
    La seconda motivazione riguarda gli interessi economici. Da settimane un sacco di imprudenti vanno ripetendo di essere disposti a mettere la mano sul fuoco sull’onestà di Bossi e sul suo disinteresse per il vile denaro. Si corre il serio rischio che l’Inps venga alluvionata da una massa di richieste di pensioni di invalidità, firmate con la mano sinistra come Muzio Scevola. Le disinvolte manipolazioni dei soldi dei contribuenti e dei militanti non sono opera sua ma di gente che lui ha scrupolosamente scelto e sul cui operato lui non poteva non sapere. Patelli, Balocchi, Belsito e Stefani, ma anche Ballaman, Mauro, Bossetti, Galimberti, Stiffoni e tutti gli altri sono il frutto della sua attenta selezione del personale. Neppure l’inquietante ruolo del partito come bancomat della “family” è una macchinazione ordita a sua insaputa. Non è mai stato ben definito il confine fra i bisogni di Bellerio e quelli di Gemonio; nella testa di Bossi lui, la sua famiglia multiculturale e la Lega sono sempre stati una cosa sola: roba sua. In una visione di responsabilità ed entità indistinte, rintracciabile solo negli assolutismi del passato e nelle dittature del terzo mondo, è del tutto naturale che casse, cassetti e portafogli siano intercambiabili. Nelle celle frigorifere Bokassa teneva tutti assieme soldi dello Stato, documenti, gioielli e cadaveri dei nemici da cucinare: come nel palazzo dell’imperatore del Centrafrica, neppure qui si fa distinzione fra i minuti piaceri dei principi, le esigenze dell’esercito e gli sfizi imprenditoriali della first lady. Ora, perché Bossi dovrebbe spontaneamente rinunciare a tutto questo?
    L’ultimo ragionamento riguarda gli “impegni” politici contratti dall’Umberto in un quarto di secolo. Sostenere il suo percorso ondivago, i suoi repentini cambi di alleanze e la sua smisurata sete di potere non ha comportato solo salassi economici ma anche la formazione di una serie di vincoli e obbligazioni di altro genere. Bossi ha dovuto sottoscrivere vergognosi patti di desistenza morale o di sudditanza con un po’ tutti quelli che ha giurato di voler combattere e distruggere. Che prezzo ha pagato a Scalfàro e allo Stato per ottenere una blandissima reazione a una proclamazione di indipendenza, maldestra ma pur sempre dirompente? Cosa ha pagato alla sinistra per il ribaltone? Cosa c’è nel patto notarile stipulato con Berlusconi? Cosa c’è dietro la mutazione genetica di un movimento secessionista che è finito per diventare la più tranquilla garanzia dell’intangibilità dell’unità italiana? Oggi per tutti questi suoi strani e scabrosi compagni di letto Bossi è la più sicura garanzia che nulla cambi. É l’assicurazione che la Lega se ne resti buona e tranquilla a pacioccare con incarichi e finanziamenti, e non le venga la tentazione di rimettersi a rappresentare il malessere e la voglia di libertà dei padani. Bossi è la guardia bianca dello Stato italiano e non può lasciare il suo posto di controllo, di pompiere e di frenatore. Ha firmato col sangue troppi patti demoniaci per permettersi di levarsi semplicemente di torno e chiamarsi fuori. Non funziona così con Satanasso e neppure con le sue patetiche emanazioni italiane. A tutti – destra e sinistra, Stato e mafie – fa comodo una Lega monca, impotente, ricattabile e ridicola: fa comodo che la guidi Bossi e lui non si deve schiodare di lì. É bastato un timido e ipocrita cenno alle dimissioni che si è scatenato l’inferno. Minacce di ritorsioni, di indagini giudiziarie più decise, di rivelazioni di segreti e magagne assecondano il già granitico intento bossiano di restare lì dov’è per l’eternità. Un altro che proprio non si vuole convincere che è ora di andare in pensione (o che, come Bossi, non può farlo) è Berlusconi: gli deve avere fatto una telefonata e subito l’Umberto ha risposto “signorsì” e si è ricandidato alla segreteria. Non è un caso che siano proprio stati i più affettuosi amici del Cavaliere all’interno della Lega a manifestare subitaneo entusiasmo per la decisione: i Roberticì (Calderoli, Castelli e Cota) e i loro palafrenieri, i preoccupati fedeli della parrocchia cerchista del prevosto Leoni, e un codazzo di leccaculi preoccupati per lo stipendio, hanno subito elevato peana allo “spirito di sacrificio” del Capo che – neppure questa volta – li abbandona. Bruxelles, Roma e Arcore possono tirare un respiro di sollievo. Ancora per un po’ il frigorifero di Bokassa resterà chiuso.

    4 Maggio 2012

    BOSSI-BOKASSA, LA GUARDIA BIANCA DELLO STATO ITALIANO | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #164
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LETAMAIO ITALIANO, LA SECESSIONE È LA SOLA SALVEZZA
    di ROMANO BRACALINI

    Tutti sconfitti, nessun vincitore, nemmeno Grillo che nel naufragio della Seconda repubblica figura come la scialuppa di salvataggio che non può andare lontano. Il suo movimento non rappresenta l’antipolitica ma la tendenza “nichilista” e individualista del carattere italiano. Non ha nulla del nuovo che vorrebbe rappresentare, si limita a sbraitare, ma sul palco esibisce il tricolore. L’italiano, ha detto Prezzolini, oscilla sempre tra dispotismo e anarchia. Il “ribellismo” dei grillini appartiene al carattere ricorrente della storia italiana che nei momenti di sfiducia e di abbandono si affida sempre al tribuno della plebe: Cola di Rienzo, Masaniello, Mussolini, Giannini; un pescivendolo, un maestro elementare, un commediografo, destinati tutti o alla morte violenta o alla scomparsa improvvisa dalla scena politica. Ma Cola di Rienzo, Masaniello, Mussolini e Giannini sono passati senza cambiare il carattere opportunista e vile degli italiani.
    Tra gli sconfitti di questa tornata elettorale ci si è dimenticati di annoverare anche Monti che è stato l’obiettivo primario del voto contrario di quanti hanno superato il disgusto di recarsi alle urne. Destra, sinistra, con l’aggiunta dell’impalpabile Terzo Polo, pagano il loro appoggio ambiguo al governo dei banchieri e delle tasse. La Lega paga per aver deluso i militanti sulla sua presunta “diversità” e rinunciato al suo progetto originario; ha irrimediabilmente perduto il suo appeal e il suo potenziale rivoluzionario. La Lega che resta senza Bossi, è una lega che s’avvia ad essere fagocitata dagli altri partiti italiani, come lo fu l’Uomo Qualunque da parte della onnivora DC. Un mesto tramonto italiano. La Lega di Maroni è già una cosa diversa. Ma Tosi, il vincitore di Verona, alleato di Maroni, viene dal neofascismo militante; è un nazionalista “mascherato” che ha fatto l’elogio di Roma e della DC. Verona lo ha votato perché gli assomiglia. Nel 1944 la città scaligera ospitò le ultime lugubri adunate del fascismo repubblichino. A Verona vennero fucilati i cosiddetti “traditori” del 25 luglio. Verona è una città “clerico-fascista”, come Varese, culla della Lega, che in questi anni ha puntato su un impossibile federalismo invece di lottare per la secessione e l’indipendenza.
    La storia si incarica sempre di dimostrare che l’Italia non si rinnova e non vuol cambiare; altro che Grillo ci vorrebbe! Dopo la tragedia della guerra e la catarsi di un popolo, si addebitarono al fascismo, per alibi e cattiva coscienza, tutti i mali che erano invece un portato del carattere e dei secoli della decadenza, una costante dell’istinto corporativo, autoritario e clientelare italiano, che il fascismo aveva solamente coltivato nella stessa misura dei governi precedenti. Né più né meno. La repubblica democratica e antifascista non ha eliminato i grandi privilegi che erano un blasone dell’Ancien regime. L’amministratore delegato delle ferrovie, Mauro Moretti, proviene dal sindacato comunista della CGIL, ed ha uno stipendio di oltre 800.000 euro l’anno,ovvero di 67.000 euro al mese: uno scandalo che grida vendetta al cospetto di Dio. Almeno le ferrovie funzionassero! In Europa siamo il solo paese, insieme alla Repubblica ceca (magra soddisfazione), dove i seggi elettorali restano aperti due giorni. Altrove basta un solo giorno dimezzando le spese. In Inghilterra si vota in un solo giorno feriale di metà settimana. Non abbiamo perso il vizio della corruttela. La corruzione è una tassa occulta che costa ai cittadini tra i 50 e i 60 miliardi di euro l’anno. L’Italia, oggi come un secolo fa, è un pantano. Monti se ne andrà senza aver combinato nulla, lasciandoci il conto da pagare. I vizi nazionali sono troppo radicati per essere corretti. L’Italia non sarà mai un paese moderno, e tanto meno democratico, finche la metà di esso vive a gozzoviglia alle spalle dell’altra metà. Siamo moralmente fradici. La sola speranza sarebbe stata nei secoli passati di diventare una appendice austriaca o francese. Eravamo sulla strada di diventarlo, poi abbiamo scelto i Savoia, vale a dire il letame. In Europa abbiamo la fama di ladri e traditori. Già ai suoi tempi Giacomo Leopardi giudicava gli italiani crudeli, cinici, incapaci di veri costumi, ossia di morale.
    Le leggi senza i costumi non bastano, dice Orazio. La morale è un frutto della verità, aggiunge Victor Hugo, come dire che il suo contrario è la menzogna. Un paese dal confuso passato e dal fosco avvenire, mentre già contempliamo le macerie della seconda repubblica. Quel che verrà dipende anche da noi indipendentisti. La sola salvezza!

    9 Maggio 2012

    LETAMAIO ITALIANO, LA SECESSIONE E’ LA SOLA SALVEZZA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #165
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    EVA KLOTZ: NO AL RADUNO ALPINO A BOLZANO
    di REDAZIONE

    «La decisione di celebrare il raduno annuale degli alpini a Bolzano è una provocazione inaccettabile. Una provocazione politica da parte degli alpini, che vogliono dimostrare di poter prendere possesso ancora una volta di Bolzano e del Sud Tirolo. Èuno scandalo».
    Lo sottolinea all’Adnkronos Eva Klotz, del movimento Sudtiroler Freiheit, manifestando la propria contrarietà all’idea di vedere le vie di Bolzano ‘invasè da migliaia di penne nere in festa. «E se proprio vogliono venire, che si comportino almeno da ospiti e non da occupanti», precisa.
    «Contro questa ingiustizia – aggiunge Eva Klotz – da alcuni giorni stiamo distribuendo per le vie della città dei volantini di protesta, dove ribadiamo che il territorio è stato occupato dagli italiani e ricordiamo gli orribili crimini commessi durante le imprese coloniali e le due guerre mondiali», accusa l’esponente altoatesina.
    «Per questo – conclude Eva Klotz – le autorità italiane dovrebbero prendere le distanze. E invece ci hanno persino negato di affiggere dei manifesti con la scritta ‘Il Sud Tirolo non è Italià».
    FONTE ORIGINALE: ADNKRONOS

    8 Maggio 2012


    EVA KLOTZ: NO AL RADUNO ALPINO A BOLZANO | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  6. #166
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    EVA KLOTZ: NO AL RADUNO ALPINO A BOLZANO
    di REDAZIONE

    «La decisione di celebrare il raduno annuale degli alpini a Bolzano è una provocazione inaccettabile. Una provocazione politica da parte degli alpini, che vogliono dimostrare di poter prendere possesso ancora una volta di Bolzano e del Sud Tirolo. Èuno scandalo».
    Lo sottolinea all’Adnkronos Eva Klotz, del movimento Sudtiroler Freiheit, manifestando la propria contrarietà all’idea di vedere le vie di Bolzano ‘invasè da migliaia di penne nere in festa. «E se proprio vogliono venire, che si comportino almeno da ospiti e non da occupanti», precisa.
    «Contro questa ingiustizia – aggiunge Eva Klotz – da alcuni giorni stiamo distribuendo per le vie della città dei volantini di protesta, dove ribadiamo che il territorio è stato occupato dagli italiani e ricordiamo gli orribili crimini commessi durante le imprese coloniali e le due guerre mondiali», accusa l’esponente altoatesina.
    «Per questo – conclude Eva Klotz – le autorità italiane dovrebbero prendere le distanze. E invece ci hanno persino negato di affiggere dei manifesti con la scritta ‘Il Sud Tirolo non è Italià».
    FONTE ORIGINALE: ADNKRONOS

    8 Maggio 2012


    EVA KLOTZ: NO AL RADUNO ALPINO A BOLZANO | L'Indipendenza
    Eva klotz ha più "palle" di qualsiasi politico itagliano.



  7. #167
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    IL NUOVO “CONTENITORE” PER RIDARE VOCE AL NORD
    di GILBERTO ONETO

    A freddo si può cominciare a ragionare sul voto di domenica scorsa.
    Sono solo due i dati incontrovertibili: l’aumento dell’astensione e il successo grillino.
    In Padania più del 40% degli aventi diritto non ha votato, ha votato scheda bianca o ha annullato la scheda. I grillini viaggiano dappertutto fra il 7 e il 10%. Più della metà dei padani non vuole avere più nulla a che fare con il sistema politico attuale e lo ha dimostrato standosene fuori o votando per il partito che più somiglia all’astensione: ha solo scelto di esprimere il suo “vaffa” in silenzio o gridandolo.
    Tutti i partiti sono franati in misura molto superiore a quanto pudicamente raccontano le percentuali: i numeri in assoluto ci consegnano una verità amara da cui nessuno resta escluso. Le differenze – piuttosto marginali – di crollo sono rappresentate solo dalla maggiore o minore durezza dei vari zoccoli: più duro quello della sinistra (ancora stipato di vecchi comunisti dallo stomaco di ferro e dalla guareschiana predisposizione all’obbedienza), più burroso quello della destra, evaporato quello del centro (si sono estinti i votanti paolotti).
    La catastrofe non risparmia più neppure la Lega, abbandonata da tutti quelli che la considerano un partito italiano come tutti gli altri e salvata da una militanza coriacea che non la fa scendere sotto il 4% neanche se il Trota conseguisse la libera docenza nel Malawi o si scoprisse che Speroni è il capo del Cartello di Medellin.
    Guardiamo con più attenzione il voto leghista.
    Il Carroccio ha subito un salasso inferiore per entità solo a quello del 2001. Dove sono finiti i suoi voti? Qualcuno ipotizza che il 12-16% del voto grillino provenga da qui. É possibile. Un trasbordo analogo per entità può essere avvenuto a vantaggio delle liste civiche e di alcune formazioni autonomiste. Poca roba: sarebbe il caso di fare a questo proposito (e lo faremo prima di Jesolo) una riflessione sull’incapacità dei concorrenti di trarre concreto vantaggio dalle difficoltà e dalla disgregazione di consenso della Lega.
    Qualche voto può anche essere andato a partiti italiani ma si tratta di minuzie senza rilevanza statistica.
    Se ne deduce che un buon 70% dei votanti che abbandonano la Lega si rifugia nell’astensionismo. Non è una novità: da almeno un decennio il Carroccio lascia dietro di sé una scia di disaffezione al voto. Questo spiega le percentuali di astensione che negli ultimi anni sono più alte a Nord che nel Meridione, ribaltando un trend che durava da mezzo secolo. Chi ha votato Lega non si contenta più di altro e non potendo disporre dei sogni e dei progetti che ha accarezzato, preferisce lasciar perdere in attesa di tempi migliori. Chi ha assaggiato prelibati pietanzini non si contenta di surgelati e preferisce il digiuno.
    Come una sorta di droga o di innamoramento, la Lega ammalia la gente, la delude e l’abbandona ma impedisce ad altri affetti di prendere il suo posto. Questo spiega le enormi difficoltà che incontra ogni altra iniziativa autonomista.
    Piaccia o no (e tanti focosi autonomisti se ne devono fare una ragione) i destini dell’autonomismo in qualsiasi modo sia declinato, passano ancora da lì e si devono realisticamente fare i conti con la Lega, con il suo corpo malato, con la sua sopravvivenza e le sue putrescenze.
    Oggi più che mai i destini della Lega dipendono da cosa farà Bossi. Neppure questo fa piacere, ma si deve ammettere che il vecchio illusionista è ancora – per l’ultima volta – determinante.
    In questi giorni tace. Possiamo immaginare il dramma di un uomo scosso dal suo egocentrismo corrosivo, intordellito dalla malattia, strattonato da una banda di famigli isterici e terrorizzati, pressato dai creditori che gli presentano cambiali politiche.
    Se darà retta alle peggiori pulsioni e ai consigli più mortiferi, resterà e garroterà lentamente la Lega bloccando qualsiasi rinascita autonomista.
    Se invece si toglie definitivamente di torno (anche per il ruolo di “padre nobile” il tempo è scaduto), nella Lega si possono aprire scenari nuovi.
    Può succedere che la disabitudine alla libertà la faccia implodere lasciando finalmente il campo libero ad altri soggetti.
    Può però anche riuscire a ripulirsi, a liberarsi dalle scorie accumulate nelle porcilaie romane e – utilizzando a fondo tutte le energie che esistono – trasformarsi in un moderno partito autonomista. Non serve per questo un nuovo capo (è finito il tempo dei caudillo) ma un paziente e rispettato traghettatore. Può essere Maroni? Si vedrà.
    Lui o chi altro deve fare il miracolo di impedire che il Movimento si disgreghi su istanze ideologiche e territoriali. Deve saper costruire una struttura articolata in grado di tenere assieme tutte le componenti sulla base di tre obiettivi basilari condivisi: 1) la liberazione dall’oppressione fiscale italiana, dallo statalismo e dalla burocrazia (il vecchio “basta tasse!”); 2) la liberazione dal centralismo italiano ed europeo di tutte le identità territoriali (il “basta Roma!”), ciascuna con le sue specificità e istanze di autonomia all’interno di un contenitore padano concepito come una “grande Svizzera”; 3) la liberazione dalla corruzione, dalla criminalità organizzata e dall’immigrazione.
    Deve riuscire a trasformare le diversità in costruttivi confronti dialettici, in risorse culturali e politiche, deve istituzionalizzare differenze e dissensi, deve valorizzare la produzione di idee: tutte cose che decenni di bossismo hanno schiacciato. Nel nuovo contenitore devono convivere e collaborare libertari e comunitari, padanisti e regionalisti, federalisti e confederalisti, secessionisti e trattativisti.
    Non basta: deve essere in grado di confrontarsi e camminare a fianco degli altri movimenti autonomisti, sia quelli storici (Svp, Union Valdotaine, indipendentisti tirolesi, sloveni, sardi eccetera) che quelli nati dalla diaspora leghista, purché dispongano di una struttura, di un progetto e di consenso. Deve accettare e promuovere l’idea di fare alleanze solo con i simili e non contro di loro.
    Per arrivare al 51% del consenso padano c’è bisogno di tutti, serve mettere assieme con pazienza e intelligenza tutte le forze e non dividerle: serve lo zoccolo duro, servono i consensi in libera uscita, servono quelli che si sono organizzati fuori, quelli che si astengono e anche quelli che non hanno ancora capito bene cosa stia succedendo e come ci si possa salvare. Il compito è difficilissimo ma ne vale la pena.
    L’altro giorno sul Corriere Dario De Vico ha lamentato la “solitudine politica del Nord” seguita al crollo del “forzaleghismo”. È vero: manca una rappresentanza che abbia finalmente le idee chiare e la forza per realizzare i progetti di libertà economica e politica delle comunità padane. Mai come oggi ci sarebbe bisogno di Lega, quella buona. Mai come oggi ci sono state le condizioni favorevoli per il consolidamento di un grande partito del territorio.
    Basta polemiche, basta particolarismi, basta recriminazioni! Togliamoci di torno un po’ di barlafusi (qualcuno è andato e altri devono avviarsi verso la differenziata), mettiamoci attorno a un tavolo a ragionare e a lavorare. La libertà non ce la regala nessuno!

    10 Maggio 2012

    IL NUOVO “CONTENITORE” PER RIDARE VOCE AL NORD | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #168
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Approposito ( itaglianismo) di Oneto...oggi su Libero un sublime articolo sull'evasione da parte dei 6 milionidi allogeni.
    Alla faccia di quei maiali che dicevano che erano necessari per tenere in piedi la baracca e pagare le nostre pensioni
    L'unico vero risultato e' stato di avere 6 milioni di culi caganti in OPadania e 2-3 milioni di prolifiche fattrici islamiche pronte a sgravare.
    In culo ,loro, chi li ha fatti venire e soprattutto i dispensatori di menzogne ( Caritas, prodi, euroburocrati, radicalchic con ville ai parioli) che li hanno fatti venire.

  9. #169
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da verdi Visualizza Messaggio
    Approposito ( itaglianismo) di Oneto...oggi su Libero un sublime articolo sull'evasione da parte dei 6 milionidi allogeni.
    Alla faccia di quei maiali che dicevano che erano necessari per tenere in piedi la baracca e pagare le nostre pensioni
    L'unico vero risultato e' stato di avere 6 milioni di culi caganti in OPadania e 2-3 milioni di prolifiche fattrici islamiche pronte a sgravare.
    In culo ,loro, chi li ha fatti venire e soprattutto i dispensatori di menzogne ( Caritas, prodi, euroburocrati, radicalchic con ville ai parioli) che li hanno fatti venire.
    ... senza contare - ma guai a dimenticare! - i milioni di culi mediterranei peninsulari.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #170
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    ... senza contare - ma guai a dimenticare! - i milioni di culi mediterranei peninsulari.
    E che culi...quelli...quanto magnano.....
    PS: :gratgrat:Io rivoglio quel Torquemada che 10 anni fa si scontrava con noi da qualche baronia della Trinacria.
    Se ne sa qualcosa?

 

 
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