FISCO PEGGIO DELLA MAFIA? SI E GRILLO ORA VADA OLTRE
di GILBERTO ONETO
In tanti danno addosso a Grillo perché ha detto che le tasse sono peggio della Mafia: sepolcri imbiancati, farisei e ipocriti di ogni colore si sono scatenati nella solita retorica della “lotta alla mafia” che in Italia è melensa e fasulla quanto quella sulla patria “una e indivisibile”. Nascondersi dietro ai morti ammazzati non serve a difendere una macchina statale prudente nel combattere la criminalità ma tonitruante e gagliarda nell’opprimere i cittadini con tasse e vessazioni, nello svenarli e – sempre più spesso – costringerli al suicidio. Sulla pressione fiscale peggiore della mafia Grillo ha detto una cosa verissima, che noi ripetiamo da tempo: ci viene il sospetto che sia un lettore de “L’Indipendenza”. Spiace solo che non abbia ripreso il nostro paragone nella sua essenza completa e drammatica fatta di una serie di passaggi.
1 – Lo Stato italiano è nato da ambigue connivenze con mafia e camorra, con cui ha intrecciato patriottiche collaborazioni risorgimentali. Lo stesso Stato ha poi continuato a intrattenere amorosi rapporti di connivenza, quando non di collaborazione, come dimostrano numerose scabrose inchieste anche piuttosto recenti. Le collusioni fra potere politico, casta, burocrazia statale, massonerie e consorterie criminali sono talmente intrecciate da impedire all’immaginario collettivo di percepire differenze. Se ci sono.
2 – Lo Stato italiano esige dalle sue vittime (i ceti più laboriosi e produttivi, soprattutto padani) un pizzo esosissimo sotto forma di tasse, gabelle e fastidi burocratici: qualcosa come il 70% delle ricchezze prodotte. Peggio degli schiavi, peggio dei Laogai cinesi. In cambio non da sicurezza, servizi sociali decenti né protezione da mascalzoni e malviventi. Le organizzazioni criminali pretendono molto meno ma garantiscono davvero protezione. Come abbiamo sempre detto (e come oggi dice anche Grillo: benvenuto fra noi!), le mafie hanno tutto l’interesse a fare prosperare le proprie vittime perché solo così possono farlo anche loro. Lo Stato italiano è ladro ma anche ottuso e con le sue pressioni esose finisce per uccidere i suoi sudditi e procurare una generale miseria. Il parassita saggio succhia energia con misura: lo Stato è una sanguisuga dissennata e suicida.
3 – Lo Stato italiano è così perché non può essere che così. In 150 anni non ha saputo generare altro che miseria, guerre, tasse, emigrazione, dittatura e corruzione. Italia e Stato sono inscindibili: per sussistere l’Italia unita deve essere statalista ed esosa, per sopravvivere lo Stato italiano deve essere patriottico. Per liberarci dello statalismo ci si deve liberare dell’Italia e viceversa. In altre parole: non si può essere liberali e liberisti senza essere indipendentisti.
Non abbiamo ancora ben capito se Grillo lo sia: nei suoi discorsi emergono troppi relitti di populismo statalista per convincere i più di una sua decisa scelta di campo in favore delle libertà.
Ma non si nasce indipendentisti. Lo si diventa con un percorso di ragionamenti e sentimenti. Non si sa se lui sia sulla buona strada: qualche segnale interessante lo si è visto e lo hanno visto anche tutti i patrioti che in queste ore gli danno addosso. Non c’è libertà senza indipendenza. Il resto è solo Equitalia.
1 Maggio 2012
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Approposito ( itaglianismo) di Oneto...oggi su Libero un sublime articolo sull'evasione da parte dei 6 milioni