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Discussione: l'Indipendensa

  1. #131
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    La storia della Famiglia e della Lega sembra una soap, tipo Dallas.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  2. #132
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    BERGAMO: STASERA PARLANO SOLO BOSSI E MARONI. MAURO RESISTE

    di GIANLUCA MARCHI

    A BERGAMO PARLERANNO BOSSI E MARONI. ROSI MAURO A “PORTA A PORTA”: NON MI DIMETTO

    A poco più di due ore dall’appuntamento alla Fiera di Bergamo si è saputo che interverrà anche Umberto Bossi (una sua gigantografia fa cornice alla sala perché il messaggio che si vuol far passare è che anche il capo è stato una vittima). Quindi a parlare dal palco saranno solo lo stesso Bossi e l’attesissimo Roberto Maroni.

    Rosi Mauro, invece, sarà ospite di “Porta a Porta”, nel salotto buono di Bruno Vespa. La puntata è stata registrata e la vicepresidente del Senato ha detto di non vedere alcuna ragione per dimettersi e c he si difenderà anche in Senato. E questo nonostante anche le pressioni ricevute dallo stesso Bossi.

    MASSIMO GARAVAGLIA COMMISSARIO AL PROVINCIALE DI VARESE

    Stamane, poco prima delle 10, fa si è dimesso il segretario provinciale di Varese, Maurilio Canton. E’ il bossiano di ferro che il Senatur impose alla base nel contestatissimo congresso svoltosi a Busto Arsizio lo scorso mese di ottobre. Contro di lui nei giorni scorsi era già stata annunciata una mozione di sfiducia da parte di dieci dei diciassette membri del direttivo provinciale, in pratica gli esponenti maroniani che erano maggioranza. «Mi è sembrato giusto non dare alcun tipo di scossone al movimento». Così Maurilio Canton ha spiegato il motivo delle sue dimissioni da segretario provinciale della Lega di Varese. «Mi è sembrato giusto farlo – ha ribadito – perchè in questa situazione il movimento deve essere sereno. Io ho sempre cercato di dare equilibrio e cerco di garantirlo anche ad esso». Canton ha anche spiegato di aver voluto evitare di arrivare allo scontro dopo la «richiesta di sfiducia» nei suoi confronti.

    Dopo le dimissioni di Canton, il senatore Massimo Garavaglia è stato indicato come commissario al provinciale di Varese.

    Le dimissioni di Renzo Bossi «primo atto delle pulizie di primavera, ma non basta di certo. Adesso avanti tutta!». Lo scrive sul suo profilo Facebook Roberto Maroni, postando la vignetta di Giannelli sul Corsera di oggi dedicata proprio al passo indietro del figlio del Senatur.

    ***

    L’appuntamento di stasera alla Fiera di Bergamo rischia di essere cruciale per la vita della Lega Nord, squassata da tutto quanto sta emergendo dalle inchieste giudiziarie e non solo. O il Carroccio riesce nel giro di pochi giorni, se non addirittura di poche ore, a darsi una profonda scossa, liberandosi il più possibile delle scorie e delle zavorre di cui si è appesantito negli ultimi anni, oppure rischia seriamente di collassare sotto il peso del fango che lo sta sommergendo ogni giorno di più. I militanti e la base pulita lo sanno, e hanno fretta, pretendono pulizia ed epurazioni che vadano ben al di là di quanto suggerito dalle carte giudiziarie e dalle intercettazioni. Come ha già scritto Gilberto Oneto su queste colonne, o avverrà una sostanziosa potatura, e allora le speranze di far ricrescere la pianta possono ancora esserci (con tutti i se e i ma del caso, aggiungo io). Diversamente il tramonto potrebbe essere più rapido di quanto si possa immaginare.

    L’appuntamento di Bergamo era stato inizialmente convocato dagli ambienti vicini a Roberto Maroni per spingere i vertici del movimento a convocare il congresso federale, che era ancora assente dal calendario interno. Poi giovedì ci sono state le dimissioni di Umberto Bossi e un troppo vago accenno al fatto che il congresso dovrà tenersi entro l’autunno. Sono proprio sicuri, in via Bellerio, che da qui ad ottobre la Lega possa resistere sotto il bombardamento che la sta colpendo senza aver già avviato il nuovo corso? Oppure ancora una volta prevale la logica gattopardesca del tutto deve cambiare affinché nulla cambi? Sono interrogativi che non possono restare sospesi nell’aria se, chi ci crede fermamente, vuol portare la Lega fuori dal tunnel in cui è sprofondata.

    L’assemblea orobica potrebbe concludersi con una pre-incoronazione di Roberto Maroni come nuovo segretario federale come in un congresso autoconvocato dal popolo leghista. Sarebbe già un passo non da poco, dopo questi giorni di tira e molla che alla fine hanno alimentato il sospetto di un tentativo in atto da parte di Umberto Bossi, e dei suoi fedelissimi, di rimanere in sella. Anche l’insistenza con cui Gianpaolo Gobbo continua a rilanciare la candidatura a segretario federale di Luca Zaia (che l’interessato ha comunque declinato), appare più che altro come un tentativo di intralciare la strada all’ex ministro dell’Interno, che al momento sembra tutta in discesa.

    Ma anche qui va detto chiaramente che i militanti oggi inneggianti a Maroni non appaiono affatto pronti ad accontentarsi dell’incoronazione del proprio leader: pretendono pulizia e una raffica di espulsioni e di messa ai margini dei tanti dirigenti che hanno approfittato del potere assoluto del “cerchio tragico” per sistemarsi comodamente e fare molto gli interessi propri e assai poco quelli del movimento. Con l’annuncio di ieri Renzo Bossi è fuori e questa era la prima delle notizie attese. «Ritorno tra i ranghi per evitare che a pagare le conseguenze dell’attacco incrociato sia l’intero movimento e soprattutto mio padre… . Ho la tranquillità di chi sa che non ha mai fatto nulla di quello che è stato riportato dai media». Così Renzo Bossi in una lettera aperta ai militanti della Lega che sarà pubblicata domani da Brescia Oggi. Alcuni dei passaggi sono stati anticipati dal quotidiano bresciano. Ma a ore si aspettano anche le dimissioni di Rosy Mauro da vicepresidente del Senato: la capa del SinPa è molto vicina all’espulsione e potrebbe salvarsi in corner se lasciasse l’incarico.

    Ma che dire di tutti quei dirigenti di alto rango che vorrebbero correre a Bergamo e magari pure intervenire, nel tentativo disperato di accreditarsi come sostenitori del nuovo corso? A quel che si sente dire i “barbari sognanti” non li vorrebbero nemmeno vedere aggirarsi nei dintorni della Fiera orobica. Qualche esempio? Il giorno dopo che scattò la ridicola e tragica fatwa contro Maroni, lo scorso mese di gennaio, in quel di Stresa Roberto Calderoli, in qualità di coordinatore delle segreterie nazionali, riunì i vertici territoriali, e a qualche giornalista presente in loco lo stesso Calderoli, e con lui i vari Cota, Gibelli e compagnia confermarono che in fin dei conti sì, era meglio che l’ex ministro si desse una calmata e non organizzasse assemblee a suo favore. I militanti e i sostenitori di Maroni non se li sono scordati questi episodi, e domani sera sembrano intenzionati a mettere nel loro mirino proprio Calderoli, considerato un membro esterno del “cerchio magico” e Roberto Cota, che dei cerchisti è stato componente effettivo. Insieme al vicepresidente della Regione Lombardia Andrea Gibelli vengono considerati i componenti del neo-cerchio magico che tende a sostituire il cerchio tragico ormai distrutto.

    E poi la cosiddetta base è schifata dal fatto che sul territorio il ritornello era “non ci sono soldi”, per cui veniva chiesto agli iscritti di mettere continuamente mano al portafogli, mentre in alto si sollazzavano immersi nel denaro. Ora si pretende una drastica inversione.

    Insomma, l’aria che tira è un tantino da furia iconoclasta, ma per molti questa è l’unica via con cui tentare un salvataggio in extremis.

    10 Aprile 2012


    BERGAMO: STASERA PARLANO SOLO BOSSI E MARONI. MAURO RESISTE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #133
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    QUATTRO SUGGERIMENTI A MARONI SE VUOLE LIBERARE LA PADANIA

    di LEONARDO FACCO

    Da quando è nato questo quotidiano, ho scritto poche volte di Lega Nord. Credo, ovviamente, di avere le credenziali per farlo. Per questa ragione, oggi, mi permetto di entrare nel dibattito in corso sulla “palingenesi” leghista auspicata dagli amici Gilberto Oneto e Gianluca Marchi, che vedono in Roberto Maroni il possibile salvatore padano.

    Intanto, nonostante l’alzata di scope all’insegna di non capisco bene quale “orgoglio”, ciò che dentro il Carroccio sta avvenendo è qualcosa a metà strada fra l’epurazione di qualche cerchista – idolatrato sino a poco tempo fa, tipo il “Trota” – e la purificazione di tanti furbacchioni che fino a ieri sostenevano che il “Cerchio magico” era solo un’invenzione giornalistica, la Lega democratica e che Bossi era candido come la Vergine Maria.

    Non mi addentrerò in queste vicende – anche perché l’ho promesso al direttore -, ma mi corre l’obbligo di guardare al futuro, consapevole del fatto che nonostante i danni procurati dal partito azienda dell’Umberto, rimane inderogabile – pena la nostra morte, e non solo economica – il diritto di secedere, di stare con chi si vuole, di liberarsi di quest’Italia “Napolitana”. Lo dico in quanto fondatore de “l’Indipendenza”, un giornale che ha come missione quella di riannodare i fili – come ha scritto Marchi nel primo editoriale pubblicato – tra coloro che ancora credono che l’autodeterminazione, finanche quella individuale, sia un diritto naturale di ciascun uomo e donna.

    Con queste premesse, su queste pagine abbiamo dato voce a tutti coloro (partiti, movimenti, persone) che – nonostante la Lega Nord, e nonostante l’alto tasso di litigiosità – hanno continuato a portare avanti quell’idea di libertà che ebbe in Gianfranco Miglio uno tra i più grandi interpreti del pensiero secessionista. Vengo al dunque: voglio sforzarmi di credere che Roberto Maroni sia quell’eroe senza infamia e senza lode che ora si propone di far risorgere il partito, affinché esso riprenda l’antica via smarrita. Detto ciò, come ha specificato lui stesso, vuol tornare a credere e a far credere nel “progetto egemonico” della Lega Nord. Ed è qui, ahimé, che l’ex ministro sta sbagliando di grosso.

    Cosa intende per “progetto egemonico”? Pensa forse di poter arrivare al 50% + 1 dei consensi da solo? Oppure, ritiene doveroso ripetere quel che ha fatto il fondatore e padre-padrone del partito, ovvero schiacciare la testa di chiunque non si allinei ai voleri del “Consiglio federale”? In entrambi in casi, partirebbe col piede sbagliato!

    Qualora Maroni avesse per davvero a cuore la liberazione della Padania dal centralismo romano, dovrebbe avere anche il coraggio – perché no, l’orgoglio – di fare un sano bagno di umiltà ed optare per il dialogo con chi ha resistito, in questi anni, all’arroganza bossiana. Dalla ridotta in cui mi ritrovo, mi permetto di dargli quattro suggerimenti:

    1- Rendersi conto che è necessario, obtorto collo, ridiscutere quell’idea di Padania che il “capo” ha inculcato urbi et orbi, tenendo presente che in Veneto – al solo nominarla – gli indipendentisti vengono assaliti da pessimi ricordi, quando non dagli incubi;

    2- Avere l’umiltà di sedersi – da pari – ad un tavolo con i segretari di quei movimenti e partiti autenticamente indipendentisti che, dal Friuli al Piemonte, fin giù nell’Emilia e nella Toscana, hanno ancora la voglia di battersi per la libertà delle nostre genti;

    3- Rielaborare una strategia politica che torni alle origini (quelle che hanno garantito al Carroccio il maggior numero di voti nella sua storia, anno 1996), all’insegna del “Basta Roma e basta tasse”;

    4- Mettere in cantiere, in collaborazione con gli altri movimenti, azioni vere, concrete e studiate fin nell’ultimo dettaglio all’insegna della disubbidienza civile e della resistenza fiscale. Perché di sindaci che sistemano i tombini, mentre Monti e Befera ci affamano, non sappiamo che farcene nei dintorni del fiume Po.

    Spettabile signor Maroni, Buckminster Fuller, un genialoide americano capace di inventare soluzioni originali, sosteneva che “non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda la realtà esistente obsoleta”.

    Cordialmente.

    10 Aprile 2012

    QUATTRO SUGGERIMENTI A MARONI SE VUOLE LIBERARE LA PADANIA | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #134
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    MARONI: IL NUOVO LEADER? POTREI NON ESSERE IO
    di REDAZIONE Fonte originale: Lettera43 | Quotidiano Online Indipendente

    Nel terremoto che ha sconvolto la Lega tra scandali, inchieste e dimissioni, l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, oltre a chiedere «puliza» prova a guardare al futuro.
    Per quanto riguarda l’uso di denaro pubblico al vertice del Carroccio, Maroni spiega oggi al Corriere della Sera che gli «pare impossibile che Umberto Bossi fosse consapevole di quanto accadeva. Lo conosco da oltre 30 anni: non è mai stato legato ai soldi. Ha sempre anteposto la Lega alla famiglia, come quando nel ’90 ruppe con la sorella». Eppure ci sono le firme del Senatùr sui documenti. «Se verrà accertato il contrario, me ne dispiacerò. Se è per questo, come segretario federale ha firmato anche i bilanci. Stiamo facendo le nostre verifiche interne per stabilire se, quanto e chi ha sbagliato».
    A SETACCIO TUTTI I CONTI. A riguardo sono in tre a condurre l’inchiesta interna: «Stefano Stefani, il nuovo amministratore; Silvana Comaroli, l’amministratrice del gruppo parlamentare; e Roberto Simonetti, il presidente della provincia di Biella, con l’aiuto di una società esterna, la Price WaterHouse». Passeranno al setaccio tutto: «I conti correnti, gli assegni, la contabilità, le proprietà immobiliari, con l’impegno di concludere entro il 30 giugno, data del congresso federale. Anche perché ogni giorno ne spunta una nuova, adesso i lingotti d’oro, i diamanti… roba da film dell’orrore più che da partito politico».
    «Io regista dell’operazione? Sarei l’uomo più potente d’Italia»
    Per quanto riguarda gli investimenti in Tanzania, Maroni ha detto di aver preso la notizia perché letta «sul Secolo XIX. Dell’amministrazione si è sempre occupato l’amministratore. Quando nel 2006 divenni capogruppo alla Camera, mi rifiutai di versare il contributo a quello di allora, Balocchi, perché non si capiva come sarebbe stato speso».
    Si vocifera all’interno del partito che a tessere la trama dello scandalo leghista, sia stato proprio Maroni: «Ho sentito anche questa, che sarei il regista dell’operazione», ha sempre detto al Corriere della Sera. «Be’, se fossi riuscito a coordinare la Procura di Milano, quella di Napoli e quella di Reggio Calabria, sarei l’uomo più potente d’Italia…».
    Regista, no. Informato, magari sì. «Non è così, e per fortuna che non è così. Quando divenni ministro, andai dal capo della polizia e da altri a chiarire che non intendevo essere informato su indagini in corso».
    IL CASO BONET. Tra i diversi nomi che sono emersi dallo scandalo, è spuntato anche quello di Stefano Bonet: imprenditore veneto 46enne indagato dalla procura di Milano per l’affaire Tanzania che ha portato alle dimissioni del tesoriere leghista Francesco Belsito.
    Maroni ha ammesso di «non averlo mai incontrato. Fu lui, attraverso una parlamentare della Lega, a chiedere di vedermi, dopo che era uscita la storia della Tanzania. Rifiutai».
    «PENATI NON SI È DIMESSO». Ci sono anche ombre su Roberto Calderoli. «non mi sono fatto nessuna idea. Non inseguo le intercettazioni. Sarà l’inchiesta interna a stabilire come sono stati spesi i soldi del partito. Mi rimetto a questo accertamento. Nel frattempo, faccio notare che Bossi è stato l’unico segretario a dimettersi; Bersani e Rutelli non l’hanno fatto. Renzo Bossi ha lasciato il consiglio regionale. Penati no».
    «La Lega 2.0 ha bisogno di giovani»
    Per la successione al trono della Lega oltre a Maroni, si parla anche di un terzo uomo l’ex ministro dell’Interno e Bossi. «A Bergamo ho lanciato il programma. Primo, fare pulizia, senza caccia alle streghe: io non sono Torquemada. Secondo, nuove regole: soldi alle sezioni, non in Africa. Terzo: meritocrazia. Quarto: largo ai giovani. Non mi considero anziano, ma certo faccio parte della prima stagione, nata con Bossi. La Lega del futuro, la Lega 2.0, ha bisogno di giovani. Per fortuna ne abbiamo: Zaia, Tosi, Cota, Giorgetti. Hanno la stoffa del leader? Non lo so. Valuteremo».
    CON BOSSI FINO IN FONDO. E se si ricandidasse Bossi? «Ho già detto che lo voterei. In ogni caso, dopo di lui non verrà un nuovo Bossi. Un leader carismatico è per sua natura insostituibile. Verrà un nuovo assetto. E una nuova squadra. Gli equilibri tra i territori sono importanti, non a caso lo statuto prevede che il presidente e il segretario non siano della stessa regione. Se il congresso eleggesse un segretario veneto, sarei l’uomo più felice del mondo».
    Si legga fra le righe: il segretario potrebbe quindi non essere Maroni. «Certo. Di sicuro sarà un segretario davvero federale. Collegiale. Un primus inter pares. Che tenga insieme il partito. Se no frana tutto».
    VERSO LE AMMINISTRATIVE. Tra poco ci sono le amministrative, Maroni al Corriere della Sera dice di essere preoccupato. «Il timore c’è. Nei sondaggi paghiamo, ma non così tanto. Ci sarà un rimbalzo. E in prospettiva non siamo messi così male; anzi. La questione settentrionale è lì, intatta. Dobbiamo attrezzarci per essere ancora noi a rappresentarla. In questi dieci anni siamo rimasti un po’ indietro. Dobbiamo ridefinire le nostre proposte su ambiente, energia, banche, piccole e medie imprese».
    Maroni apre al Pdl se riconoscerà l’errore di aver sostenuto Monti
    E a riguardo sulla possibilità di una nuova allenza col Pdl, Maroni ha ricordato che «al congresso ci sarà da prendere una decisione. O puntare sull’identità e andare da soli; o costruire un accordo per far ripartire il federalismo». L’istinto prevalente «è per la prima strada. Io mi limito a ricordare che andando da soli abbiamo colto grandi vittorie elettorali, come nel ’96, quando arrivammo al massimo storico, senza però essere determinanti. Costruendo alleanze abbiamo colto grandi vittorie politiche. Se il Pdl proseguirà con il rinnovamento e riconoscerà l’errore di aver sostenuto Monti, il dialogo potrà riprendere».
    FREDDI RAPPORTI CON TREMONTI. Collega di governo di Maroni, era Giulio Tremonti. Bobo al Corriere della Sera, parla anche dei rapporti che aveva con l’ex titolare dell’Economia: «I rapporti erano freddi. Lui è insofferente a ogni critica. Ricordo le riunioni notturne con Pezzotta, Angeletti e D’Amato quand’ero ministro del Welfare: Tremonti s’alzava sbattendo la porta per un commento critico del Sole 24 Ore. Io però lo stimo molto. Ha spunti geniali. Nella fase di progettazione che ci attende, il suo contributo sarebbe prezioso».
    IL PDL IN REGIONE LOMBARDIA. In Pdl da oltre 10 anni, domina Roberto Formigoni. Anche la Regione Lombardia è inciampata in diversi scandali (da Nicoli Cristiani a Nicole Minetti). «Gli scandali mi imbarazzano, ma noi siamo gente seria e manteniamo gli impegni. Non faremo cadere Formigoni. Se poi nel 2013 lui deciderà di andare a Roma, noi ci candideremo a governare la Lombardia».
    «L’indipendenza della Padania resterà sempre il nostro progetto»
    Come sarà la Lega del futuro? Parlerà ancora di secessione e indipendenza della Padania? O punterà su autonomia e federalismo? «L’indipendenza della Padania resterà sempre il nostro progetto. Ci si può arrivare con la rivoluzione o con l’accordo, come hanno fatto Repubblica Ceca e Slovacchia; ma la prospettiva non è affatto tramontata, anzi, il momento è propizio. Gli Stati-nazione non contano più nulla. Non governano né i confini, né la moneta, né la politica estera; ora, con il fiscal compact, non governeranno neppure più le finanze. E anche la burocrazia di Bruxelles è in crisi. Noi non siamo antieuropeisti, ma neoeuropeisti: dall’Europa a 27 Stati si deve passare all’Europa delle macroregioni. Una sarà la Padania».
    L’ITALIA NON ESISTERÀ PIÙ. E l’Italia? Scomparirà? «L’Italia è già scomparsa», conclude Maroni al Corriere della Sera. «Ha perso la sua sovranità. Lasci stare Monti, che si fa dettare l’agenda da Merkel e Sarkozy. Noi stessi siamo stati costretti a fare una guerra in Libia che non volevamo».
    Alla domanda se si sente italiano oppure no, Maroni ha risposto di sentirsi «europeo. E sono profondamente legato alle mie origini, alla cittadina dove sono nato. Quando nel ’94 da sconosciuto divenni ministro, i giornali scrissero che ero di Lozza, ‘quartiere di Varese’. Mi ritrovai mezzo paese sotto casa. Pensavo volessero festeggiarmi. Erano lì per protestare: ‘Devi dire che siamo un Comune!’. I Comuni sono la base del federalismo italiano».
    L’IDENTITÀ PADANA. Perché allora l’ampolla, il dio Po, i riti celtici? «Quella è l’identità. La pancia. Enfatizzata dai giornali. Potrei risponderle citando i nostri 300 sindaci; compreso il ‘famigerato’ Gentilini, eletto dai trevigiani che tutto sono tranne che baluba. O il Bossi che nel ’91 dice: ‘Noi non siamo per un federalismo etnico e linguistico, ma sociale ed economico’. Un imprenditore cuneese e uno triestino non parlano la stessa lingua e non hanno le stesse origini. Ma hanno gli stessi problemi».

    15 Aprile 2012

    MARONI: IL NUOVO LEADER? POTREI NON ESSERE IO | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #135
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LEGA, LE QUATTRO “LEGGI” PER UN CAMBIO RADICALE
    di GILBERTO ONETO

    In molti si domandano in questi giorni se Maroni rappresenti davvero il cambiamento e se sia in grado di guidare una nuova Lega ripulita. Una sua recente intervista non toglie i dubbi.
    Qualcuno sostiene che il Maroni non abbia la tempra e neppure le physique du rôle del capo carismatico. Questo è il meno importante dei problemi per due ragioni: perché siamo tutti un po’ stufi di capi “unti dal Signore” ed è venuto il tempo di ricominciare ad avere a che fare con persone “normali”, e poi a Moroni non viene chiesto di fare il capo a vita ma solo il traghettatore, di salvare la Lega dal naufragio e consegnarla a una classe dirigente più decente. Insomma a Maroni non è affidato il compito di riportare il popolo nella Terra promessa della Padania ma tutt’al più di attraversare il deserto, proprio (ci si perdoni l’accostamento) come Mosè. Come Mosè deve anche raccogliere la tavola delle leggi che dovranno regolare e rendere possibile il cambiamento. Lui a Bergamo ne ha enunciate quattro che non hanno fatto esplodere l’entusiasmo di nessuno e che sono sembrate un po’ (nessuno si offenda) democristiane. Proviamo a ragionare sulle vere quattro leggi da incidere nella pietra per riuscire a riportare i nostri popoli a casa.
    Primo. Serve fare una pulizia radicale. Non basta aver cacciato un paio di terroncelli e fatto dimettere i Bonnie e Clyde della Regione Lombardia (la Rizzi e il Trota, ci si perdoni anche questo accostamento, ancora – se possibile – più irriguardoso del precedente) per dire di avere fatto le pulizie di primavera. Deve essere estirpata la testa della tenia, quella che – magari anche inconsapevolmente – è in grado di riprodurre una catena di trusoni: i coniugi Bossi devono trovare casa (con terrazzo scrupolosamente rifatto) in qualche amena località molto lontana: Hammamet – hanno dimostrato recenti fatti – è troppo vicina. Tutti i dirigenti chiacchierati o toccati da qualche inchiesta devono seguire l’esempio e imbarcarsi con la valigia di cartone (si fa per dire) verso terre lontane. Tutti gli altri cialtroni e bru-bru verranno spazzati via da un po’ di congressi finalmente regolari e democratici. Ma dovrà restare per sempre la regola che chi non supera un test attitudinale di medio livello, chi non ha un curriculum dignitoso, chi non si fa regolarmente la doccia e chi viene anche solo sfiorato da qualche dubbio, debba starsene fuori da ogni carica di partito o istituzionale. Un tribunale popolare – genere Fouquier-Tinville – deve essere in seduta permanente.
    Secondo. Gli obiettivi politici e ideologici devono essere chiariti bene: l’indipendenza dall’Italia, la sovranità e autodeterminazione popolare, il federalismo vero applicato al nuovo Paese che si intende costruire, il liberismo, lo Stato leggerissimo, la giustizia e la ferrea lotta a ogni forma di corruzione, burocrazia compresa. L’impegno a una forte azione di “nation building” tramite coerente attività culturale e promozione delle identità.
    Terzo. Rinuncia a ogni alleanza e collusione con forze politiche italiane di destra o di sinistra. Nelle amministrazioni locali si va da soli o si resta all’opposizione. Nelle Regioni o a Roma si possono dare solo appoggi esterni e non si deve mai entrare negli esecutivi, né prendere cariche istituzionali in enti di nessun genere. Ogni appoggio deve essere circostanziato e “compensato” da concrete concessioni di autonomia: i modelli catalano e sud-tirolese devono essere da esempio.
    Quarto. La Lega deve costruire rapporti di collaborazione organica solo con gli altri movimenti autonomisti. In Europa, con gli altri indipendentisti; in Italia con i partiti storici (Svp, Union Valdotaine, sardisti, eccetera) e con tutte le altre formazioni locali che mostrino serietà strutturale e coerenza di intenti. Come avviene in Catalogna e in altre realtà, i movimenti autonomisti devono collaborare nella comune battaglia in una sano spirito di fratellanza ma anche di positiva concorrenza all’interno di un patto esplicitamente sottoscritto.
    Se Maroni o altri nella Lega adottano e applicano questi quattro principi di base, allora forse ce la facciamo e l’Italia non celebrerà altre ricorrenze unitariste.

    16 Aprile 2012

    LEGA, LE QUATTRO “LEGGI” PER UN CAMBIO RADICALE | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #136
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LEGA DEI TICINESI, SPIACE PER BOSSI E OK PER MARONI
    di GIANMARCO LUCCHI

    Norman Gobbi (nella foto con Roberto Maroni), Consigliere di Stato ed esponente della Lega dei Ticinesi, in una intervista al Corriere del Ticino, ha parlato delle vicende che vedono coinvolte la “cugina” Lega Nord.
    «Ovviamente – esordisce Gobbi – quanto sta accadendo non farà sicuramente bene alla Lega Nord anche se occorre rilevare che già da tempo la base leghista si sta riorientando e ricompattando intorno alla figura di Roberto Maroni che mi sembra assolutamente estraneo a tutta questa spiacevole situazione. Si tratta di una grave sconfitta politica del cosiddetto “cerchio magico” bossiano che tra l’altro aveva cercato di coinvolgere anche la mia persona in nome dei miei interessi culturali e di amicizia con alcuni appartenenti al movimento leghista. Personalmente posso dire che ci dispiace molto per quanto sta accadendo ad Umberto Bossi, meno per gli altri. Per quanto mi riguarda, ma anche per quanto concerne la Lega dei Ticinesi, abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto personale con Maroni, il recente incontro di Giuliano Bignasca con quest’ultimo lo dimostra in modo lampante, e avevamo capito che presto o tardi il timone della Lega Nord sarebbe finito nelle sue mani.
    L’importante è che lo spirito che ha guidato il movimento leghista in questi vent’anni ritrovi quanto prima nuovo vigore e nuova linfa e, soprattutto, quella trasparenza e correttezza nell’azione politica che l’aveva sempre contraddistinta ma che negli ultimi anni, a causa della presenza discutibile del “cerchio magico” era via via andata persa.
    Dal punto di vista umano devo riconoscere (e con me concorda anche Giuliano Bignasca) che questo colpo di scena, per le ragioni piuttosto tristi e sgradevoli che lo hanno provocato, è senz’altro il peggior modo in cui un personaggio del calibro di Umberto Bossi poteva lasciare la sua carica. Dal nostro punto di vista ticinese comunque non penso che nei confronti di Roma o della vicina Lombardia possa cambiare alcunché dopo le dimissioni del leader del Carroccio. La vera svolta si avrà solo con la prossima tornata elettorale, quando sarà fondamentale che i rispettivi partner sul territorio riconoscano l’importanza della collaborazione transfrontaliera e soprattutto della normalizzazione dei rapporti a livello nazionale tra Svizzera ed Italia».
    E MARONI LANCIA GLI STATI GENERALI DELLA PADANIA
    «Vogliamo fare gli stati generali della Padania, un’assemblea tematica dove invitare tutti i nostri amministratori per discutere con loro delle soluzioni da dare ai problemi del mondo delle imprese, della pubblica amministrazione, dei cittadini, dei giovani e dei pensionati». Lo ha annunciato ieri Roberto Maroni, a margine di un incontro alla sede della Lega Nord di Cisano Bergamasco (Bergamo). L’assise, ha detto, si terrà a metà maggio e durerà un paio di giorni. «Vogliamo dare risposte padane a problemi padani e solo noi possiamo farlo. È un appuntamento – ha aggiunto – che abbiamo fatto nel 1991 e mi sembra una cosa utile. Questi temi saranno quelli che porteremo al congresso federale di fine giugno, quello diventerà il programma aggiornato della Lega».
    L’idea degli Stati generali della Padania è stata comunicata da Maroni anche durante l’incontro di ieri mattina nella sede del consiglio regionale della Lombardia con il gruppo della Lega Nord al Pirellone. «Ho detto anche – ha aggiunto Maroni – che stiamo finendo le pulizie di primavera e poi si parte con la nuova fase, quella congressuale che arriverà al 30 giugno col congresso federale e con le nuove regole: soldi alle sezioni e non in Africa, meritocrazia, largo ai giovani e chi sbaglia paga, chiunque sia».

    17 Aprile 2012

    LEGA DEI TICINESI, SPIACE PER BOSSI E OK PER MARONI | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #137
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Beli! perche' hai chiuso l'argomento max parisi & ius sanguiniis....?????
    Una come la Truzia 80 andava coltivata.
    Ritorno nel sito dopo un lustro e subito mi ritrovo siffatta personcina......non potete levarmela...perche'???
    E' come togliere la pozione ad Obelix...
    arridatemela la truzia rotesto:

  8. #138
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LEGA, LE QUATTRO “LEGGI” PER UN CAMBIO RADICALE | L'Indipendenza

    Quattro leggi fregnacce, alcune in tipico stile fascistoide, perchè tutto rimanga come prima.
    Di legge ne basterebbe una, una bella cartina di tornasole per capire i VERI indipendentisti del nord, e per dire addio per sempre al sud, ma mi sa che qualcuno non sarebbe d'accordo...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #139
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    LEGA DEI TICINESI, SPIACE PER BOSSI E OK PER MARONI | L'Indipendenza

    Nessuno si sarebbe aspettato qualcosa di diverso dai corrispondenti rubagalline elvetici.
    Sempre verde marcio sono.
    Loro e Maroni.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #140
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    ammaroni addura appoco. ma su di lui non verrà fuori niente. per il momento dovrà salvare quello che resta. ma i veneti cosa fanno ? sono così mone ?

 

 
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