ha già risposto Rolfi, con sibillina chiarezza.


ha già risposto Rolfi, con sibillina chiarezza.


Emerge il vero ruolo delle “organizzazioni umanitarie” pilotate dagli USA
25 settembre 2013 |
Autore Luciano Lago |
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di Luciano Lago
Un nostro corrispondente dal Medio Oriente ci ha trasmesso questa foto che ritrae uno dei leaders della rete terroristica di ISIS, affiliata ad al Quaeda, in Siria mentre utilizzano una tenda fornita da USAID, l’agenzia che si occuperebbe di “sviluppo internazionale” ma che è stata denunciata innumerevoli volte in America Latina come agenzia di spionaggio USA che, dietro apparenti attività “umanitarie”, in realtà si occupa di intervento politico nei paesi del terzo mondo.Il comandante Muhayirin Kavkaz wa Sham , nella foto, risulta il capo di questa formazione terroristica che proviene dall’Irak ed è una filiale di al Quaeda, attiva nella guerra scatenata dagli USA ed Arabia Saudita contro la Siria. La foto conferma quanto affermato da numerosi analisti che gli aiuti e le forniture militari fornite dagli USA ai ribelli arrivano direttamente nelle mani dei terroristi dei gruppi affiliati ad al Quaeda.Fra l’altro questa organizzazione ultimamente ha proclamato una “campagna di pulizia” dal male contro i gruppi dell’opposizione che risultano troppo filo occidentali.Soltanto due giorni fa il presidente boliviano Morales aveva denunciato che la USAID veniva utilizzata nel suo paese per attività di destabilizzazione, così come attività similari erano state denunciate in precedenza anche in Venezuela ed in Russia, dove il governo di Putin ne aveva decretato l’espulsione (nel settembre 2012) ed aveva denunciato le attività spionistiche e di ingerenza politica attuate dalla USAID.Rusia expulsa a la USAID por injerencia en asuntos políticos internos - PIAUSAID denunciada y con pedido de expulsión de varios países | CONTRAINJERENCIAD’altra parte non c’è niente di nuovo, visto che erano state pubblicate le rivelazioni di Wikileaks riguardo alle tecniche di infiltrazione pianificate dal Dipartimento di Stato USA verso i paesi considerati”non allineati” agli interessi americani, tecniche che prevedono l’utilizzo di queste organizzazioni che si occupano ufficialmente dei “diritti umani” dello “sviluppo” ed altri nobili scopi ma ben altre sono le loro finalità. Come USAID viene utilizzata in Medio Oriente ed in America Latina, Freedom House, altra organizzazione “umanitaria”, si è occupata di attività di infiltrazione politica in Ucraina ed in altri paesi dell’Est Europa ed un numero imprecisato di ONG create appositamente e finanziate dagli USA o da entità finanziarie internazionali.In particolare erano stati pubblicati da Wikileaks i telegrammi trasmessi dall’ambasciatore USA in Venezuela, William Brownfield, che dimostravano la funzione di sostegno di questo ambasciatore ad attività dell’opposizione al governo di Chavez. In occasione delle elezioni presidenziali in quel paese, da un telegramma intercettato si era appreso che l’ambasciatore contava sulle attività di una serie di ONG create in Venezuela e finanziate dalla USAID con la finalità di rovesciare il governo e difendere gli interessi delle multinazionali USA presenti nel paese. Segue la descrizione in dettaglio delle attività di destabilizzazione del paese e gli sforzi per creare delle divisioni nel partito lealista ed isolare politicamente il presidente Chavez. L’obiettivo strategico era quello di “favorire la nascita di organizzazioni nella società civile allineate con l’opposizione”.Obiettivo tuttavia fallito con la rielezione plebiscitaria del presidente Chavez.Le stesse tecniche vengono applicate in Siria, con la variante dell’intervento nel conflitto di gruppi di agenti CIA e di mercenari della Blackwater con il preciso compito di addestrare e di fornire armamenti e logistica ai miliziani anti Assad, in buona parte stranieri, infiltrati dal confine con la Turchia e dalla Giordania.Anche in questo caso in prima fila troviamo queste organizzazioni come la USAID che fornisce logistica, rifornimenti ed assistenza ai miliziani salafiti, con l’obiettivo di destabilizzare il paese ed ottenere il rovesciamento di un regime, quello di Assad, non “allineato” agli interessi degli Stati Uniti.
Emerge il vero ruolo delle ?organizzazioni umanitarie? pilotate dagli USA | STAMPA LIBERA
Ultima modifica di Eridano; 27-09-13 alle 08:30
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Il sito del quotidiano l'Indipendenza lo guardo ogni giorno perché è una fonte preziosa di notizie interessanti.
Una cosa che mi lascia perplesso è che si parla tanto di Lega Nord.
Forse molti autori degli articoli hanno un passato da leghisti e parlano della Lega perché non hanno ancora superato la delusione provocata dal comportamento di quel partito.
Perché non penso che si parli della Lega per far aprire gli occhi ai leghisti che leggono il quotidiano, infatti per me essere leghista al giorno d'oggi dopo tutto quello che abbiamo visto vuol dire essere irrecuperabili.
Voi cosa ne pensate?


Caro Rolfi, “lottare nelle istituzioni” è sempre meglio che lavorare…
di GILBERTO ONETO
Devo ringraziare il signor Rolfi per essersi preso il disturbo di replicare adontato a un mio articolo secondo lui ingiusto e ingiurioso nei cofronti degli eletti della Lega. E’ la prima volta in tanti anni che uno di loro mi dedica un po’ del suo prezioso tempo: eppure di cose ne ho scritte, ma la nomenklatura non ha mai fatto neanche un plissé. Mi sembra che l’intervento sia già stato commentato dal Direttore e – sorattutto – dai lettori.
Mi limito perciò a brevi considerazioni su un paio di cose nel suo intervento che mi paiono molto interessanti.
Mi esorta a lasciare il mio divano e impegnarmi nella politica diretta. Non ha detto di alzarmi dalla scrivania, dalla tastiera o dallo scrittoio ma ha proprio detto divano, sinonimo di poltrona: io mi limito a sottolineare il dettaglio lessicale ma Freud ci scriverebbe un trattatello.
Il cuore del suo intervento si trova però nell’affermazione secondo cui i cambiamenti si fanno lavorando nelle istituzioni, e il Rolfi di istituzioni se ne intende. E’ stato a lungo vicesindaco di Brescia, il suo lavoro non sembra abbia prodotto una sensibile crescita di coscienza indipendentista (visto che ha poi vinto la Sinistra), ma è stato comunque premiato con un bel seggio (mi stava scappando divano) in Consiglio regionale.
Ci sono tre motivazioni che giustificano la presenza di un indipendentista nelle istituzioni:raggiungere gli obiettivi di libertà, screditare lo Stato oppressore e finanziare la lotta politica.
Cosa è stato ottenuto in 25 di assidua frequentazione del potere? Un tubo, nagotta! In compenso una intera classe dirigenziale si è corrotta, sputtanata, omologata ai nemici che doveva distruggere. Tanto per restare alla vicenda di Montichiari, serve ricordare che per dieci anni il ruolo di assessore all’urbanistica in Regione Lombardia è stato ricoperto da un leghista: la gestione del territorio è cambiata? Si è interrotto il consumo sciagutato di terreno agricolo e boscato? Si è iniziato quel processo di radicale cambiamento nella gestione del territorio che la Lega degli anni ’90 predicava? Niente, niente di niente. Dieci anni sono pochi? In un terzo del tempo un certo Oriol Bohigas ha ribaltato l’urbanistica di Barcellona. I padani non sono i catalani? Per certo non lo sono i capataz leghisti!
Hanno minato o indebolito le istituzioni oppressive di Roma? Macché. Sono pochi quelli che non si infiocchettano di tricolore o che non parlano di “nostro paese”. Anche qui fallimento totale.
Sono serviti a finanziare la liberazione? Hanno portato a casa (propria) soldi, stipendi, benefit, pensioni e cotillons. Centinaia di loro hanno frequentato Parlamento, Consigli regionali e di amministrazione: un giorno lo faremo nel dettaglio questo sbudellante calcolo ma sappiamo fin d’ora che si tratta di molte centinaia di milioni di Euro che si sono intascati i rappresentanti nelle istituzioni per le loro immani fatiche, per i loro sacrifici, per la loro enorme produzione intellettuale. Quanto è stato investito in padanità? Il bilancio annuale della Libera Compagnia Padana è uguale a qualche settimana di stipendio del Rolfi. In venti anni di attività l’Associazione ha gestito quanto lui “guadagna” in un anno di “lotta nelle istituzioni” e ha prodotto e distribuito non meno di 60mila riviste e 30mila libri e organizzato una trentina di convegni. Se il nostro giornale ricevesse le sue prebende di consigliere potrebbe diventare una corazzata dell’informazione; con i soldi che prendono quelli sciavattano per i corridoi di Palazzo Lombardia (che il Rolfi non vuole si chiamino “ectoplasmi”) L’Indipendenza diventerebbe più incisiva della Cnn, potrebbe inondare tutte le famiglie lombarde di informazioni, di materiale, libri, cd. Altro che matrimoni per le figlie o quintalate di pasticcini!
Ma forse noi siamo degli illusi e ha ragione il Rolfi: il nemico si combatte in silenzio, felpatamente, sott’acqua facendo finta di fare altro. Il nemico non si deve accorgere che lo si combatte, deve credere che gli si è amici, si deve favorirlo: il vero dabolico trucco sta nel non fare nulla, perdere con eleganza ogni occasione e battaglia, restarsene seduti in contemplazione sulla riva del fiume ad aspettare cadaveri che magari non passeranno mai. Intanto si è sbarcato il lunario: “lottare nelle istituzioni” – avrebbe detto Flaiano – è sempre meglio che lavorare.
7 Settembre 2013
Caro Rolfi, ?lottare nelle istituzioni? è sempre meglio che lavorare? | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


purtroppo non è possibile evitare di parlare della LN in quanto governa le tre grandi regioni Padane, oltre a parecchi comuni,
e per alcuni rappresenta ancora un partito autonomista / federalista / indipendentista (art.1 dello statuto ???)
però non è così e quindi va smascherato ad ogni occasione fino a quando esisterà
bisogna anche dare atto dello spazio concesso ad articoli anche di importanza internazionale
e di economia che non si leggo da nessun altra parte


Non sarà mica per caso che ci scrivano tanti FINTI ex leghisti che mirano semplicemente a scalzare al momento opportuno qualcuno da La Padania?![]()
Ultima modifica di ventunsettembre; 29-09-13 alle 09:23
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


2 Ottobre 2013
Berlusconi e il patriottismo italiano che porta sfiga
di GILBERTO ONETO
Il patriottismo italiano è davvero irriconoscente con i suoi scherani e mostra la più sistematica ingratitudine per chi combatte per l’unità dello stivale. Molto probabilmente Cavour era stato avvelenato, e Mazzini cacciato a pedate in esilio. Garibaldi vecchio era stato messo da parte, trattato da lunatico e – come supremo dileggio – non era stata rispettata la sua volontà di essere cremato su una pira ma il suo corpo è stato trasformato in un patriottico feticcio. Vittorio – il quarto “padre della patria” – era stato risparmiato solo perché era troppo grullo perché si potesse infierire su di lui: l’hanno però fatta pagare ai suoi discendenti, altrettanto grulli ma meno “simbolici”. A Crispi non è andata meglio; anche di peggio è toccato a Mussolini: tutta gente che aveva preservato l’unità e fatto del patriottismo tricolore una sorta di religione laica.
Negli ultimi decenni nessuno ha fatto di più di Silvio Berlusconi per difendere l’italianità e i suoi annessi e connessi. Quando, nei primi anni Novanta, il baraccone stava scricchiolando per tangentopoli e – soprattutto – per l’avanzata travolgente della Lega, il cavaliere è stato messo lì a salvare la baracca. Come correttamente sosteneva Bossi quando era ancora lucido e libero, Forza Italia (nomen “ignomen”) è sorta per bloccare la Lega, per dirottare l’elettorato moderato che la stava premiando ovunque, per fermare una valanga che per la prima volta avrebbe potuto davvero sbriciolare l’unità geografica risorgimentale. Milano era stata conquistata con il 42% dei voti del primo turno, molte altre città venivano “liberate” (come si diceva allora con ingenuo entusiasmo) e tutto lasciava prevedere una vittoria leghista in Padania e una maggioranza comunista nel Centro-Sud: una bella, salutare, salvifica e provvidenziale spaccatura. Non c’era più il muro di Berlino e non era ancora arrivato l’Euro: poteva funzionare, come stava funzionando in Jugoslavia, Cecoslovacchia e Unione sovietica. Ma ecco uscire dal cappello dell’unità il coniglio di Arcore, in mezzo a uno sventolio di tricolori e grembiulini. Era perfetto: un imprenditore lombardo con le giuste amicizie mediterranee, il paladino del liberismo. Ha promesso la riduzione del peso fiscale, lo smagrimento dello Stato, la lotta alla burocrazia, la crociata dell’efficienza, l’aumento miracolistico dei posti lavoro. In venti e passa anni non è riuscito a fare niente di tutto questo ma ha ampiamente raggiunto l’obiettivo per cui era stato messo lì: fermare la Lega e difendere l’unità dello stivale.
Oggi non serve più: la Lega è ridotta a un cagnotto democristianoide avvinghiato a qualche residuo di potere, privo di ogni pulsione ideale e del tutto innocuo per la tenuta dell’Italia “una e indivisibile”. Non è certo solo merito del Berlüsca: ci hanno messo molto impegno anche i capataz belleriani.
Il ritornello delle emergenze e il frastuono della crisi economica hanno tolto voce alle istanze liberiste: anche questo è il risultato del “lavoro” congiunto di tanti libertari e liberisti della mutua e della coriacea resistenza dello statalismo romano e di uno dei pochi esemplari rimasti al mondo di socialismo reale.
Oggi Berlusconi si agita disperato e cerca di evitare il destino che i suoi ingrati confratelli tricolori gli stanno confezionando. Ha perso smalto e lucidità: si aggira avvinghiato al barboncino Dudù come una vecchia contessa, sbraita e minaccia contro il suo esercito di lacché che lo stanno abbandonando. Avrebbe dovuto fare buon tesoro di quello che è successo a Bossi, scaricato da tutti i famigli che fino a poco prima lo osannavano e slinguazzavano.
Anche taluni di questi ultimi dovrebbero trarre qualche insegnamento dalla vicenda: aiutare il patriottismo tricolore (anche solo facendo finta di combatterlo) non porta niente di buono. Il partito dell’unità d’Italia è ingeneroso e crudele con i suoi stessi sostenitori, figuriamoci con gli avversari che sono passati dalla sua parte, con quelli che hanno tradito, si sono venduti o si sono arresi. Non ha mostrato gratitudine per Cavour, Mussolini e oggi Berlusconi, perché dovrebbe trattare meglio qualche collaborazionista con la pochette verde?
Berlusconi e il patriottismo italiano che porta sfiga | L'Indipendenza
Ultima modifica di Eridano; 02-10-13 alle 08:07
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rievocazione semplicistica e superficiale della storia italo-padana da parte di chi, all'epoca servo fedelissimo del Bossi (e oggi?...) potrebbe (e dovrebbe, per essere credibile) raccontare ben altra storia, un tantino più vera e profonda, meno "popolana" e da bar.Negli ultimi decenni nessuno ha fatto di più di Silvio Berlusconi per difendere l’italianità e i suoi annessi e connessi. Quando, nei primi anni Novanta, il baraccone stava scricchiolando per tangentopoli e – soprattutto – per l’avanzata travolgente della Lega, il cavaliere è stato messo lì a salvare la baracca. Come correttamente sostenevaBossi quando era ancora lucido e libero, Forza Italia (nomen “ignomen”) è sorta per bloccare la Lega, per dirottare l’elettorato moderato che la stava premiando ovunque, per fermare una valanga che per la prima volta avrebbe potuto davvero sbriciolare l’unità geografica risorgimentale. Milano era stata conquistata con il 42% dei voti del primo turno, molte altre città venivano “liberate” (come si diceva allora con ingenuo entusiasmo) e tutto lasciava prevedere una vittoria leghista in Padania e una maggioranza comunista nel Centro-Sud: una bella, salutare, salvifica e provvidenziale spaccatura. Non c’era più il muro di Berlino e non era ancora arrivato l’Euro: poteva funzionare, come stava funzionando in Jugoslavia, Cecoslovacchia e Unione sovietica. Ma ecco uscire dal cappello dell’unità il coniglio di Arcore, in mezzo a uno sventolio di tricolori e grembiulini. Era perfetto: un imprenditore lombardo con le giuste amicizie mediterranee, il paladino del liberismo. Ha promesso la riduzione del peso fiscale, lo smagrimento dello Stato, la lotta alla burocrazia, la crociata dell’efficienza, l’aumento miracolistico dei posti lavoro. In venti e passa anni non è riuscito a fare niente di tutto questo ma ha ampiamente raggiunto l’obiettivo per cui era stato messo lì: fermare la Lega e difendere l’unità dello stivale.
Ma si sa: al bar della padanità gli avventori si sprecano, tutti assetati di verità che il barista è messo lì per servire loro.
Ultima modifica di ventunsettembre; 02-10-13 alle 11:01
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


lo sappiamo che la lega nord dei primi anni è un po' la fissa di Gilberto (ma anche la mia che ingenuamente ho creduto alle promesse di bossi)
se analizzi i puri numeri matematici in Lombardia e Veneto prima dell'avvento di Forza itaglia (18 gennaio 1994) la lega pareva veramente inarrestabile sopratutto nelle amministrative, dove conquistava i comuni Padani senza nessun tipo di alleanza, avendo come unico avversario i vari blocchi di sinistra


Intendo dire che la politica è altra cosa dalle chiacchiere da bar e da tv, o da quanto dici.
Il tuo idoletto lo sa, ma si guarda bene dall'uscire dal seminato del suo ruolo.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.