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  1. #101
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    A dir la verità la mia attenzione, dall'inizio, era concentrata su altri aspetti del topic: la "fuga di notizie" e la motivazione di questo "eventuale" indirizzo di voto; cioè il "non disturbare i manovratori".

    Ma sembra che di questo non interessi un accidente a nessuno.
    non è che non mi interessa, la ritengo una critica stucchevole se abbinata al responso.
    Sappiamo tutti quali sono i punti deboli della consulta:
    - troppo tempo per prendere una decisione banale (immotivato)
    - poca trasparenza nei contatti politico/economici dei giudici e soprattutto DEI LORO PARENTI...
    - cooptazione del presidente, quindi promozione.

    Posta la corte nella sua interezza, nel bene e nel male... dal momento in cui un milione e 200 mila persone, si affidano a questa istituzione, si ha fiducia in essa, si o no?

    Se nonostante i difetti, si confida comunque nella corte, porre il dubbio sul verdetto è un atto di auto-lesionismo.

    La critica all'istituto e persino ai giudici è legittima, è il dubbio sul verdetto che penso sia un regalo al berlusconismo qualunquista, un anticipato, dare fuoco alle polveri in caso di bocciatura. Spianare la strada a ciò che questi populisti hanno sempre sostenuto: toghe politicizzate, di cui non ci si può fidare.
    Ultima modifica di stefaboy; 08-01-12 alle 23:24
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  2. #102
    Super Troll
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Un referendum, due tesi errate - Corriere della Sera

    Un referendum, due tesi errate



    Domani la Corte costituzionale comincerà a discutere (la sentenza è attesa in settimana) sull’ammissibilità del referendum elettorale. È un referendum che ha lo scopo di abrogare l’attuale legge e di ripristinare quella precedentemente in vigore, vale a dire il sistema maggioritario, con collegi uninominali, corretto da una quota proporzionale, con cui abbiamo votato in tre elezioni generali: 1994, 1996, 2001.

    In punto di diritto non sembrerebbero esserci ostacoli alla ammissibilità. Così sostiene il manifesto firmato pochi giorni fa da 111 costituzionalisti, che rappresentano la schiacciante maggioranza dei titolari di cattedra di diritto costituzionale e di diritto pubblico.

    Coloro che temono il referendum, e pertanto si augurano che la Corte dichiari la non ammissibilità del quesito, hanno messo in circolazione due argomenti di cui è facile constatare la fragilità. Il primo è quello secondo cui, se la Corte si pronunciasse per l’ammissibilità e gli italiani votassero l’abrogazione della legge elettorale in vigore, ne verrebbe fuori un vuoto legislativo, ci troveremmo senza legge elettorale. È falso. Sarebbe come dire che se nel 1974 gli avversari del divorzio avessero vinto il referendum abrogativo, non avremmo più avuto un matrimonio regolato per legge, ci saremmo ritrovati nella Repubblica del libero amore. Naturalmente no (per fortuna o per sfortuna). Se fosse stata cancellata la legge istitutiva del divorzio ne sarebbe automaticamente seguito il ripristino della legge precedente. Punto e basta. E così accadrebbe anche se gli italiani scegliessero di abrogare l’attuale legge elettorale.

    Il secondo argomento inconsistente riguarda la presunta destabilizzazione del quadro politico (del governo Monti) che si produrrebbe nel caso la Corte dichiarasse il referendum ammissibile: i partiti, così si dice, piuttosto che affrontare il referendum, manderebbero a gambe all’aria il governo e porterebbero subito il Paese alle elezioni anticipate. Neppure questa tesi sta in piedi e non importa se viene sostenuta da tanti: una sciocchezza non cessa di essere tale solo perché continuamente ripetuta.

    La durata e la stabilità del governo Monti non hanno nulla a che fare con la questione del referendum. Si tratta di un governo del Presidente nato per fronteggiare l’emergenza euro. Durerà fin quando durerà l’emergenza: tre mesi, sei mesi, un anno, o quel che è. Difficilmente il governo Monti potrebbe arrivare alla scadenza naturale della legislatura nel caso in cui, per qualche miracolo, la crisi dei debiti sovrani fosse risolta con largo anticipo rispetto a quella data. È parimenti impossibile che esso cada con quella crisi ancora in corso.

    Va anche aggiunto che se i partiti volessero abbattere il governo solo per evitare il referendum, con una emergenza-euro non ancora risolta, dovrebbero vedersela col capo dello Stato. Con ben poche chance di ottenere le elezioni anticipate. Insomma, è all’andamento delle aste dei nostri titoli di Stato, alle decisioni che prenderà o non prenderà l’Europa, e all’andamento dell’economia nazionale e internazionale nei prossimi mesi, non certo al referendum, che bisognerà guardare per capire quanto durerà il governo. Il referendum potrà incidere solo sulle regole del gioco con cui si andrà a votare, quando si andrà a votare. Se venisse ammesso, e se poi gli italiani si pronunciassero a maggioranza contro la vigente legge elettorale, voteremmo in elezioni generali con un sistema prevalentemente maggioritario. Se non venisse ammesso, i partiti troverebbero il modo di rivedere l’attuale legge in senso proporzionale.

    Alla fin fine, la principale posta in gioco riguarderà il ripristino o meno dei collegi uninominali. Le dirigenze dei partiti non apprezzano il collegio uninominale. Pensano che renda i parlamentari così eletti poco docili e poco controllabili. Sarà questo il vero tema della riforma elettorale.

    Angelo Panebianco
    Ultima modifica di C@scista; 09-01-12 alle 00:32

  3. #103
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Un referendum, due tesi errate - Corriere della Sera

    Un referendum, due tesi errate



    Domani la Corte costituzionale comincerà a discutere (la sentenza è attesa in settimana) sull’ammissibilità del referendum elettorale. È un referendum che ha lo scopo di abrogare l’attuale legge e di ripristinare quella precedentemente in vigore, vale a dire il sistema maggioritario, con collegi uninominali, corretto da una quota proporzionale, con cui abbiamo votato in tre elezioni generali: 1994, 1996, 2001.

    In punto di diritto non sembrerebbero esserci ostacoli alla ammissibilità. Così sostiene il manifesto firmato pochi giorni fa da 111 costituzionalisti, che rappresentano la schiacciante maggioranza dei titolari di cattedra di diritto costituzionale e di diritto pubblico.

    Coloro che temono il referendum, e pertanto si augurano che la Corte dichiari la non ammissibilità del quesito, hanno messo in circolazione due argomenti di cui è facile constatare la fragilità. Il primo è quello secondo cui, se la Corte si pronunciasse per l’ammissibilità e gli italiani votassero l’abrogazione della legge elettorale in vigore, ne verrebbe fuori un vuoto legislativo, ci troveremmo senza legge elettorale. È falso. Sarebbe come dire che se nel 1974 gli avversari del divorzio avessero vinto il referendum abrogativo, non avremmo più avuto un matrimonio regolato per legge, ci saremmo ritrovati nella Repubblica del libero amore. Naturalmente no (per fortuna o per sfortuna). Se fosse stata cancellata la legge istitutiva del divorzio ne sarebbe automaticamente seguito il ripristino della legge precedente. Punto e basta. E così accadrebbe anche se gli italiani scegliessero di abrogare l’attuale legge elettorale.

    Il secondo argomento inconsistente riguarda la presunta destabilizzazione del quadro politico (del governo Monti) che si produrrebbe nel caso la Corte dichiarasse il referendum ammissibile: i partiti, così si dice, piuttosto che affrontare il referendum, manderebbero a gambe all’aria il governo e porterebbero subito il Paese alle elezioni anticipate. Neppure questa tesi sta in piedi e non importa se viene sostenuta da tanti: una sciocchezza non cessa di essere tale solo perché continuamente ripetuta.

    La durata e la stabilità del governo Monti non hanno nulla a che fare con la questione del referendum. Si tratta di un governo del Presidente nato per fronteggiare l’emergenza euro. Durerà fin quando durerà l’emergenza: tre mesi, sei mesi, un anno, o quel che è. Difficilmente il governo Monti potrebbe arrivare alla scadenza naturale della legislatura nel caso in cui, per qualche miracolo, la crisi dei debiti sovrani fosse risolta con largo anticipo rispetto a quella data. È parimenti impossibile che esso cada con quella crisi ancora in corso.

    Va anche aggiunto che se i partiti volessero abbattere il governo solo per evitare il referendum, con una emergenza-euro non ancora risolta, dovrebbero vedersela col capo dello Stato. Con ben poche chance di ottenere le elezioni anticipate. Insomma, è all’andamento delle aste dei nostri titoli di Stato, alle decisioni che prenderà o non prenderà l’Europa, e all’andamento dell’economia nazionale e internazionale nei prossimi mesi, non certo al referendum, che bisognerà guardare per capire quanto durerà il governo. Il referendum potrà incidere solo sulle regole del gioco con cui si andrà a votare, quando si andrà a votare. Se venisse ammesso, e se poi gli italiani si pronunciassero a maggioranza contro la vigente legge elettorale, voteremmo in elezioni generali con un sistema prevalentemente maggioritario. Se non venisse ammesso, i partiti troverebbero il modo di rivedere l’attuale legge in senso proporzionale.

    Alla fin fine, la principale posta in gioco riguarderà il ripristino o meno dei collegi uninominali. Le dirigenze dei partiti non apprezzano il collegio uninominale. Pensano che renda i parlamentari così eletti poco docili e poco controllabili. Sarà questo il vero tema della riforma elettorale.

    Angelo Panebianco

    il referendum sul divorzio, che vinsero i no... si proponeva di abrogare la legge 898 del 70: Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio. Ma rimaneva in piedi la legge sul matrimonio n. 847 del 1929.

    riflettendoci bene, la 898 abrogava l'indissolubilità del matrimonio.
    Quindi per logica se abrogo l'istituto del divorzio, c'è la riviviscenza dell'indissolubilità o meglio, visto che si tratta di un contratto, della non rescissione del contratto.
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  4. #104
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    La riviviscenza della vittoria dei SI al referendum sul divorzio, è riferita all'articolo all'articolo 5 della legge 27 maggio 1929, n. 847

    "il matrimonio celebrato davanti un ministro del culto cattolico, secondo le norme del diritto canonico produce, dal giorno della celebrazione, gli stessi effetti del matrimonio civile"
    Ultima modifica di stefaboy; 09-01-12 alle 01:16
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
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  5. #105
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    Il mattarellum, come l'ha battezzato Sartori, è una schifezza immonda: ma, non DOPPIA (schifezza immonda) come l'attuale in vigore.
    E resto dell'idea che l'unico "tipo" di legge elettorale che FORSE può funzionare in Italia sia l'uninominale di collegio a doppio turno.

    Ma anche così, finché non verrà messa mano ai regolamenti parlamentari sarà tutto inutile.
    Anche la legge più virtuosa verrà lordàta, poi, in Parlamento.
    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    Il candidato viene sempre "deciso" dalle segreterie; non farmi l'ingenuo.
    Nel caso del collegio uninominale, però, (a differenza delle liste bloccate dove infilano cani e porci; e spesso trote e igeniste "orali") verrebbero "quasi" costrette a selezionare il migliore; o, meglio, a sottoporre la candidatura alle primarie.
    Una lista bloccata (con elezione SICURA per almeno i primi 8-10) NON è uguale al "dentro o fuori" per 1 solo voto.

    E' evidente ... :giagia:
    Alla fin fine, la principale posta in gioco riguarderà il ripristino o meno dei collegi uninominali. Le dirigenze dei partiti non apprezzano il collegio uninominale. Pensano che renda i parlamentari così eletti poco docili e poco controllabili. Sarà questo il vero tema della riforma elettorale.

    Angelo Panebianco
    Mi da ragione anche Whitebread ...
    Devo cominciare a preoccuparmi?

  6. #106
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Mi fanno ridere questi referendari. Vogliono abrogare una legge elettorale e poi non si sono accorti che i governi vengono decisi da organismi sovranazioni e i PdC imposti dall'estero.
    Buffoni! Andate a nascondervi.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  7. #107
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Mi fanno ridere questi referendari. Vogliono abrogare una legge elettorale e poi non si sono accorti che i governi vengono decisi da organismi sovranazioni e i PdC imposti dall'estero.
    Buffoni! Andate a nascondervi.
    Detto da uno con l'orbace ed il fez ... :giagia:

  8. #108
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    Detto da uno con l'orbace ed il fez ... :giagia:
    Lascia perdere l'orbace e il fez, stiamo in tema. Chi decide chi deve governare? I polli che si ostinano ad andare a votare o gli organismi economici sovranazionali?

    Te la faccia più semplice: chi ha scelto Monti? I polli elettori o il FMI e la BCE?
    Ultima modifica di Gianky; 09-01-12 alle 14:10
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  9. #109
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da ULTIMA LEGIONE Visualizza Messaggio
    Lascia perdere l'orbace e il fez, stiamo in tema. Chi decide chi deve governare? I polli che si ostinano ad andare a votare o gli organismi economici sovranazionali?

    Te la faccia più semplice: chi ha scelto Monti? I polli elettori o il FMI e la BCE?
    Lo decide il Parlamento, pistòla!
    E l'attuale parlamento ha deciso che a governare debbano essere questi tecnici, babbiòne!

  10. #110
    Ghibellino
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    Predefinito Rif: A rischio il referendum sul porcellum

    Citazione Originariamente Scritto da misterbogiangols Visualizza Messaggio
    Lo decide il Parlamento, pistòla!E l'attuale parlamento ha deciso che a governare debbano essere questi tecnici, babbiòne!
    Ci conosciamo? O ti devo mettere subito in ignorati?
    Gli insulti tienteli per te.

    O, e farei una cosa che non ho mai fatto per principio, devo segnalarti e farti bannare? Dimmi tu.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 
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