

Ultima modifica di stefaboy; 07-01-12 alle 00:53
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


E chi ci assicura che non sbaglino? E come prenderne le contromisure?
Forza Italia per la Libertà!


Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)










che c'azzeccano gli errori giudiziari con l'indipendenza della consulta :sofico:
iniziano le dissertazioni verso il mondo utopico
speriamo non capiti mai negli usa dove ad una condanna a morte non c'è riparo
Ultima modifica di stefaboy; 07-01-12 alle 01:54
Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
(brunik - 25/09/2011)


Ad ogni modo e C.V.D.:
REFERENDUM: LA CONSULTA SMENTISCE LA POLITICA NO
La Corte: “Fantasiose” le voci di una decisione già presa contro i quesiti sul Porcellum. L’11 la sentenza
di Stefano Caselli
La Corte Costituzionale smentisce categoricamente le fantasiose illazioni relative a presunte dichiarazioni attribuite dalla stampa a componenti della Corte in relazione alla prossima decisione riguardante l’ammissibilità dei quesiti referendari in materia elettorale”. La smentita alle notizie apparse nei giorni scorsi su Repubblica e Corriere della Sera (e riprese da Stampa e Sole24Ore) secondo cui la Corte Costituzionale sarebbe orientata a negare l’ammissibilità dei referendum che mirano ad abrogare la legge elettorale “porcata” firmata Calderoli (il quotidiano di via Sol-ferino aveva addirittura anticipato la motivazione della sentenza, dando per certo il diniego ) arriva con i crismi dell’ufficialità direttamente dal palazzo della Consulta.
Una smentita tutto sommato prevedibile che, tuttavia, non risolve gli interrogativi molto politici e poco giuridici che avvolgono la decisione che i giudici della Corte prenderanno l’11 gennaio (o forse il giorno seguente).
TECNICAMENTE il referendum si compone di due quesiti che, tramite due tecniche diverse (abrogazione tout court e abrogazione selettiva delle 72 modifiche apportate dal Porcellum alla normativa precedente), si pongono il medesimo obiettivo, la cancellazione della vigente legge elettorale, che, avendo eliminato le preferenze, comporta un Parlamento di “nominati” dalle segreterie di partito.
Secondo i sostenitori del “no” all’ammissibilità dei referendum, l’abrogazione del Porcellum comporterebbe un illegittimo vuoto normativo in materia elettorale: “È un’argomentazione che non sta in piedi – sostiene il professor Andrea Morrone, presidente dei Comitati referendari – per due motivi. Il primo, molto semplice, che un documento a favore dell’ammissibilità del referendum è stato firmato da 114 costituzionalisti italiani, tra cui due ex presidenti della Corte come Gustavo Zagrebelsky e Vale-rio Onida, oltre a studiosi di chiara fama come Alessandro Pizzo-russo e Franco Bassanini.
Tutti sono concordi nel ritenere che l’abrogazione della legge Calderoli provocherebbe la reviviscenza della precedente normativa . Il porcellum, infatti, non è una nuova legge elettorale, ma - ed è questo il secondo motivo per cui la tesi della vacatio legis non sta in piedi - si limita a modificare e sostituire il testo degli articoli della normativa precedente.
IN PRATICA, eliminando quelle modifiche, tornerebbe automaticamente in vigore il Mattarellum. E se lo dicono 114 costituzionalisti, tra cui i migliori, non vedo come lo si possa negare. Il prolema – conclude Morrone – non è di ordine giuridico, ma politico. IL tentativo, tutto politico, di influenzare la Corte è evidente. C’è uno schieramento trasversale che teme il corpo elettorale. E questo, purtroppo, accade solo in presenza di una classe politica di nani”.
Soddisfatto, ma non troppo, Arturo Parisi, tra i promtori dei referendum: “Una smentita opportuna – dichiara – Non si può non apprezzare la nota della Corte Costituzionale, anche se non è facile dissipare l’idea di una politica di una sentenza scritta prima del suo tempo. Lo sconcerto per l’annuncio della bocciatura è stato infatti oggi ulteriormente rafforzato per le informazioni riferite dalla Stampa e dal Sole24ore su ulteriori elementi presenti nella sentenza di rigetto del Referendum. Non basta una nota a dissipare l’idea dell'esistenza di un accordo tra i partiti al riguardo, e il sospetto che la imminente sentenza sarebbe guidata da una ispirazione sostanzialmente politica. Abbiamo fiducia - conclude - che la Corte Costituzionale prenderà una decisione fondata su argomentazioni strettamente giuridiche e guidata da valutazioni di ordine rigorosamente costituzionale. Guai se la bocciatura della domanda di 1.200.000 cittadini dovesse apparire decisa solo per non disturbare i buoni rapporti tra i partiti”.
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