MATTHEW McCONAUGHEY/ Gli Oscar e quel 'grazie a Dio' che ha offeso Hollywood
Riro Maniscalco
La notte degli Oscar è passata già da qualche giorno, e, come sempre accade, tutto è ormai digerito. Abbondantemente digeribile. Come aveva detto Ellen De Generis nel suo pistolotto iniziale (ad onor del vero, insulso assai), o “12 Years a Slave” vince come “Best Picture”, o siamo tutti razzisti… Oltre 43 milioni di telespettatori (record dell’ultimo decennio) hanno seguito questo mare di ovvietà sfarzo, così lontano dalla nostra vita quotidiana da risultare – così sembra – molto più attraente della suddetta vita quotidiana. Un mondo “progressista & lussuoso”. Abiti irreali e sfolgorio di luci e scenografie, una presentatrice lesbica della prima ora, una serie di afro-americani sugli allori (i film saranno anche belli, ma certamente non si può correre il rischio di essere razzisti) e noiosissimi elenchi di persone da ringraziare con noiosissimi discorsetti al momento del ricevimento dell’ambita statuetta. Tranne uno.
E quello no, quello senza alka seltzer non l’ha digerito quasi nessuno. E infatti quasi nessuno l’ha applaudito. E dire che si trattava dell’Oscar per migliore attore protagonista, per di più in un film incentrato sul dramma dell’Aids. Ma Matthew McConaughey ha detto le cose sbagliate, e le ha dette a braccio, senza tirar fuori dalla tasca quei foglietti stropicciati che tutti i candidati preparano con cura (per poi mangiarseli dalla rabbia e dall’invidia se vince qualcun altro). E quando uno parla a braccio sembra proprio che ci creda in quel che dice.
“Confounding”, “semi-bizarre”, l’ha definito la stampa. Si capisce anche senza tradurre. Come hanno scritto in tanti, di qua e di là dell’oceano, ringraziare Dio in occasioni come questa è un po’ come prendere l’ombrello quando piove. Siamo nell’ovvio-che-più-ovvio-non si può. Ci sta anche ringraziare la famiglia, perché per quanto sia allo sbando resta sempre nell’immaginario collettivo il luogo dei buoni sentimenti.
Ma McConaughey, col suo smaccato accento texano, è andato oltre.
Ha detto che ci sono tre cose di cui ha bisogno nella vita: qualcosa verso cui alzare lo sguardo, qualcosa che lo faccia guardare al futuro, qualcosa da inseguire. Fin qui si poteva applaudire, niente di nocivo o destabilizzante. Solo che per spiegarle ha tirato fuori tre questioncine da far venire i brividi. Cos’ha detto?
Ha detto che il Padre Eterno gli ha donato opportunità che non son certo frutto né delle sue mani né di quelle di nessun altro. Grazia, pura grazia. Ha detto che è un fatto scientifico che la gratuità ripaga. Ha detto che per quanto insegua la propria immagine, non sarà mai l’eroe di se stesso. Non sarà mai compiuto.
In sostanza ha detto rivolto a questa sontuosa adunanza di persone di successo – ed ha ripetuto a se stesso – che la vita è nelle mani di un Altro, che quando combiniamo qualcosa è un miracolo, e che gratuitamente diamo perché gratuitamente riceviamo.
McConaughey non è piaciuto perché non è questa l’aria che si respira nell’America d’oggi. Abbiamo saltato a piedi pari la soglia dell’ideologia collettiva per piombare in quella del singolo: che ognuno sia quel che vuole, si definisca da sé, si auto determini. La grande sfida è verificare se dipendere da qualcosa di più grande di sé rende la vita più bella.
McConaughey l’ha buttata lì, ma anche ci fosse piaciuto non serve a niente se questa sfida non la facciamo nostra. Non è una sfida per quelli di Hollywood, è la sfida per tutti gli uomini di tutti i tempi.
MATTHEW McCONAUGHEY/ Gli Oscar e quel 'grazie a Dio' che ha offeso Hollywood
Incontro e libro sull'«eterofobia»
Negata la sala e poi il presidio
Sabrina Cottone
Un convegno dal titolo «Omofobia o eterefobia?», previsto per oggi alla Fondazione Ambrosianeum. Si presenta un libro di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, editorialista di Avvenire, molto attivo nel denunciare i rischi per la libertà d'opinione legati alla legge sull'omofobia. Tra i relatori Lorenzo Fontana, capogruppo della Lega al Parlamento europeo, e Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Ma il convegno non si fa, perché la sala - concessa in un primo momento - è stata poi negata.
Gli organizzatori a questo punto hanno chiesto di poter organizzare un presidio in piazza San Carlo ma questa volta è stata la Questura a negare l'autorizzazione. «I temi dell'omofobia e dell'eterofobia costituiscono, in questo momento storico, argomenti in grado di suscitare forti contrapposizioni» è la motivazione della Questura, che parla di reazioni della sinistra radicale già partite sui social network. Così, «per motivi di ordine e sicurezza pubblica» la riunione è stata consentita non in centro ma in piazza Aspromonte, di fronte alla sede di Forza Nuova, che però ha già annunciato che manifesterà in piazza Duomo.
Il no della Questura suscita le proteste dei Giuristi per la vita. Dice Amato: «La motivazione è gravissima: siccome dà fastidio, la manifestazione non si tiene. Se già ci si comporta così prima che la legge venga approvata, che cosa accadrà quando la legge sarà approvata? Io sto facendo convegni in tutta Italia, da Firenze a Roma a Padova a Prato, spesso in sedi istituzionali, e non mi è mai successo nulla del genere.».
Incontro e libro sull'«eterofobia» Negata la sala e poi il presidio - IlGiornale.it
Francia. La polizia minaccia Anna, giovane russa: se vuoi ottenere la cittadinanza, spia la Manif pour tous
Il governo ha aperto un’inchiesta sull’incredibile storia di Anna, raccontata dal Le Figaro. La polizia l’ha interrogata così, prima di minacciarla: «Lei è di destra, immagino! Va anche a Messa per caso?»
Leone Grotti
Vuoi la cittadinanza francese? Bene, spia i manifestanti della Manif pour tous. È questo, in estrema sintesi, quello che Anna, ragazza russa di 19 anni e figlia di immigrati, si è sentita proporre dal servizio dell’informazione generale (Sdig) del dipartimento di Yvelines nella regione Ile-de-France.
INCHIESTA. La storia che ha creato scandalo in Francia, e che ha costretto il ministro degli Interni Manuel Valls ad aprire un’inchiesta ufficiale, è stata pubblicata ieri dal Le Figaro, che ha intervistato la ragazza.
I genitori di Anna, che vivono nell’Yvelines dal 2004, hanno ottenuto i documenti francesi senza problemi. La ragazza invece è ancora in attesa e ha raccontato al quotidiano l’interrogatorio che ha subito nel settembre scorso da parte della polizia.
«VA A MESSA?». Per ottenere la naturalizzazione, Anna aveva inviato una lettera in cui scriveva di «interessarsi alla vita politica del suo paese», cioè la Francia, «e di aver partecipato a incontri e manifestazioni». Pensava che questa partecipazione attiva fosse un pregio e invece, convocata dal commissariato di Viroflay per rispondere a qualche interrogativo degli uomini del Sdig, è stata sommersa da domande cariche di sospetto: «Lei è di destra, immagino! Va anche a Messa per caso? Ha partecipato a manifestazioni della Manif pour tous? E i suoi compagni di corso? E quelli del suo liceo?».
MINACCE DELLA POLIZIA. La religione ortodossa di Anna è stata evidentemente vista dalla polizia come un pericolo, così come la sua possibile propensione a votare destra e non i socialisti. Dopo aver risposto a queste domande, la ragazza è stata minacciata di ricevere un «parere sfavorevole» alla naturalizzazione «a meno che, per mostrare la sua buona fede, non ci dia i nomi precisi delle persone che partecipano alla Manif pour tous». La polizia ha anche chiesto ad Anna di andare il 10 ottobre 2013 al raduno dei Veilleurs a Versailles per fare la spia.
Ora Anna ha raccontato tutto ai giornali e «al massimo entro un mese» l’inchiesta ministeriale dovrà arrivare a una conclusione sulle accuse della ragazza.
OSSESSIONE MANIF. La storia sembra incredibile ma potrebbe non esserlo poi così tanto se si considera l’ossessione del governo Hollande nei confronti della Manif pour tous, le persone fermate dalla polizia solo perché indossavano una maglietta con raffigurata una famiglia comune e la denuncia fatta all’Onu dal direttore del Centro europeo per la Legge e la Giustizia davanti alla costante repressione della polizia francese nei confronti dei manifestanti lungo tutto l’arco del 2013.
Francia. Vuoi la cittadinanza? Spia la Manif pour tous | Tempi.it
In Francia scoppia l’Annagate, il caso della ragazza che doveva spiare la Manif pour tous. «Sai, noi amiamo i metodi del Kgb»
Bellamy, sindaco aggiunto di Versailles, spiega come ha aiutato la giovane e accusa il suo paese: «Nella Francia di Hollande basta non essere d’accordo con l’opinione del presidente per essere trattati come criminali»
Leone Grotti
«Non mi scorderò mai la faccia di Anna. Il volto di questa giovane studente che un giorno ha bussato alla porta del mio ufficio, un mattino di ottobre». Comincia così una lettera scritta da François-Xavier Bellamy, sindaco aggiunto di Versailles, non appartenente a nessun partito, sul cosiddetto Annagate al Le Figaro.
Vi abbiamo già parlato di Anna, giovane ragazza russa di 19 anni, che la polizia ha minacciato così: se vuoi ottenere la cittadinanza, spia la Manif pour tous.
«AMIAMO I METODI DEL KGB». «Quando Anna ha bussato alla porta del mio ufficio, l’angoscia della sua vita minacciata» di essere espulsa dalla Francia, lontana dai suoi genitori, a meno di tradire gli amici, «è entrata con lei. Violenza ultima: i poliziotti le avevano proibito di parlare a chiunque del loro patto, neanche ai suoi genitori. (…). “Sai, noi amiamo i metodi del Kgb”, le hanno detto. Si può immaginare l’effetto di queste minacce su una giovane ragazza» di 19 anni? «Ma Anna ha avuto il coraggio di parlare».
«MI VERGOGNO DELLA FRANCIA». «Dopo aver ascoltato – continua Bellamy – tutti i dettagli agghiaccianti di questa storia, le ho semplicemente a cuore aperto chiesto scusa per il mio paese, mi ricordo di essermi vergognato della Francia, di queste pratiche che mai avrei immaginato di scoprire nella società libera nella quale ci vantiamo di vivere. E poi le ho promesso di aiutarla. Oggi Anna è fuori pericolo. Ma dove sarebbe se non avesse avuto il coraggio di confidarsi?».
«GRAVITÀ ECCEZIONALE». A questo punto, pensando anche all’inchiesta che il ministro degli Interni del governo Hollande Manuel Valls ha aperto subito dopo l’uscita della notizia, il sindaco aggiunto individua «tre ragioni per cui questa storia è di una gravità eccezionale».
«Prima di tutto mostra che il governo attuale usa la polizia per identificare e spiare le persone solo perché partecipano a manifestazioni legali. (…) Il ministro degli Interni non mobilita la polizia per garantire la sicurezza dei francesi, ma per spiare dei cittadini innocenti la cui unica colpa è di opporsi a un progetto di legge [sul matrimonio gay]. Non parlo dei funzionari, che a Versailles sono eccezionali. I colpevoli sono i dirigenti che costringono queste persone a utilizzare metodi antiterrorismo contro i loro oppositori politici».
«È NORMALE TERRORIZZARE UNA STUDENTE?». «Questi metodi sono una seconda causa di scandalo – continua Bellamy -. È normale terrorizzare una studente, isolarla, senza avvocato, senza procedure, dividerla dai suoi stessi genitori per far pesare su di lei la brutalità di uno Stato arbitrario? Il signor Valls per avere i nomi di qualche giovane che osa non essere d’accordo con lui è pronto a rovinare la vita di Anna?».
Terzo. «Il ministro degli Interni dovrà spiegarsi. Non basta aggiungere ingiustizia a ingiustizia, facendo ricadere la colpa su funzionari della polizia per aver obbedito a un ordine che non poteva che essere politico. Perché la storia di Anna pone un problema fondamentale per la nostra democrazia: (…) nella Francia di Hollande basta non essere d’accordo con l’opinione del presidente per essere trattati come un criminale».
«GRAZIE ANNA». Bellamy aveva promesso ad Anna di non parlare della sua storia, a meno che non l’avesse fatto prima lei stessa. «Io oggi la ringrazio di cuore di avere osato parlare. La ringrazio a nome di tutti noi, (…) della nostra società, che non ha il diritto di lasciarsi rubare l’eredita che i nostri genitori ci hanno lasciato dopo averla conquistata con il sangue: la protezione del dibattito democratico, il diritto a procedure giuste e alla libertà di coscienza».
Francia, scoppia l'Annagate: «Noi amiamo i metodi del Kgb» | Tempi.it
Ivan Scalfarotto al governo
di Paolo Deotto
By Riscossa Cristiana
Questo è l’articolo più breve che io abbia mai scritto. C’è poco, pochissimo da dire. Nel precedente governo avevamo una ministra per meriti abortisti, Emma Bonino. In questo governo abbiamo un sottosegretario per meriti sodomitici, Ivan Scalfarotto. Viva il cattolico Matteo Renzi, Presidente del Consiglio.
Ivan Scalfarotto al governo ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
GUERRA DI PAROLE
by jeannedarc
Noto che molte volte, come cattolici, ci “fregano” con le parole.
Per essere breve farò solo due esempi, lasciando ai lettori di indicarcene altri.
La prima è la problematica dei bambini “con due mamme” oppure “con due papà”.
Molti cattolici si affannano a capire come si debba confrontarsi con il problema dei bambini con due mamme o con due papà, come spiegare questa cosa ai propri figli, etc etc. Bisognerebbe invece innanzitutto osservare che non esiste alcun bambino con due mamme o con due papà. Ma questo non per un fatto “moralistico”, ma semplicemente per un fatto biologico. Può esistere soltanto un bambino con una mamma che “dorme” con un’altra donna o con un papà che “dorme” con un altro uomo. Ma dal punto biologico (ed anche dal punto giuridico, in Italia, ma questo ci interessa poco) non esiste né esisterà mai un bambino “con due mamme” o “con due papà”.
Analogo caso è quello dei “divorziati risposati” (i quali “non possono fare la comunione”).
Anche qui la risposta, che non si dà mai, è che non esistono “divorziati risposati”, perché il matrimonio civile non è un vero matrimonio, non è il “sacramento del matrimonio”. Quindi non bisognerebbe parlare di “divorziati risposati”, ma di un uomo sposato che “dorme” con un’altra donna, o di una donna sposata che “dorme” con un altro uomo.
Guerra di parole | Radio Spada
Olanda, il “padre” dell’eutanasia accusa: «La legge sta deragliando, non mi sento più a mio agio»
Chabot è un grande sostenitore della “buona morte” e ne ha permesso la legalizzazione in Olanda ma davanti all’uccisione di persone con problemi mentali da parte di medici sconosciuti si è dissociato
Leone Grotti
«La legge sull’eutanasia in Olanda sta deragliando». Non sono le parole di un qualunque pro life, magari cattolico, contrario alla “buona morte” ma di Boudewijn Chabot. Tra i più fervidi sostenitori dell’eutanasia, lo psichiatra nel 1994 fornì un farmaco letale per il suicidio assistito a una sua paziente con problemi mentali. Riconosciuto colpevole, non è stato condannato dai giudici, che hanno ritenuto la sua azione «amorevole», e sul suo caso è stata poi costruita la legge sull’eutanasia approvata nel 2001.
EUTANASIA A TUTTI. Chabot ha pubblicato un commento critico sul quotidiano olandese NRC Handelsblad dopo l’incredibile caso (di cui vi abbiamo già parlato) di George Wolfs, medico che dopo aver rifiutato l’eutanasia a una donna malata di mente, rispettando la legge, saputo che un altro medico l’aveva invece autorizzata e uccisa, l’ha denunciato, ma è stato accusato dalla Commissione di valutazione dell’eutanasia.
In Olanda, nonostante sia illegale, sono state uccise con l’eutanasia nel 2012 14 persone malate di mente, nove nel 2013. Tutte, come la donna, hanno ricevuto il trattamento letale nella “Clinica fine vita”, che aiuta le persone che lo richiedono a morire a prescindere dalla motivazione.
MALATI PSICHIATRICI. Lo psichiatra Chabot resta favorevole all’eutanasia, anche quella illegale di persone con problemi mentali, ma protesta perché «pazienti psichiatrici dovrebbero essere trattati solo dai loro medici personali», che conoscono «la loro storia terapeutica», e non da sconosciuti. La donna, infatti, è stata autorizzata a morire da un medico che non l’aveva mai vista prima nel giro di una settimana.
«NON MI SENTO A MIO AGIO». Il padre dell’eutanasia olandese dice di «non sentirsi più a mio agio» con questa legge, che ha troppi «difetti», e di essere rimasto «sorpreso dai recenti sviluppi». La legge, infatti, come in Belgio, non viene più rispettata in alcun modo e il trattamento letale può essere ottenuto anche da persone che non sono affette da malattie terminali, condizione indispensabile secondo la legislazione olandese, che accetta addirittura l’uccisione dei minorenni sopra i 12 anni.
Chabot sembra sorpreso ma non c’è niente di cui stupirsi perché, come diceva a tempi.it monsignor Elio Sgreccia: «Quando si apre una porta, anche poco, si accetta l’idea che si spalanchi sempre di più. È un’illusione pensare di poter limitare l’eutanasia o il suicidio assistito entro confini rigidi, controllando la pratica».
Eutanasia Olanda. Fautore accusa: «Legge sta deragliando» | Tempi.it
Tutti scandalizzati dalle “baby squillo”, ma come si può «educare alla distinzione di bene e male se si elimina Dio?»
Redazione
Lettera di padre Piero Gheddo al Corriere sulle “baby prostitute” di Ventimiglia: «Mi chiedo: com’è possibile educare a distinguere tra bene e male, se togliamo Dio dall’orizzonte dell’uomo?»
«Ogni giorno l’informazione riporta i casi estremi dello sfascio morale che è alla base della crisi della nostra Italia: le ragazzine di 14-15 anni si vendono per i piercing e i vestiti alla moda, studenti di liceo si accapigliano e si accoltellano (…). Questo è il nostro cibo quotidiano». Inizia così una lettera inviata oggi al Corriere della Sera da padre Piero Gheddo, missionario del Pime e giornalista, sulle due minorenni che a Ventimiglia, «ispirandosi» alle baby prostitute di Roma, si vendevano per comprarsi vestiti e ricariche del telefono.
SE SI ELIMINA DIO. «La realtà è evidente. Nella cultura italiana e quindi anche nella mentalità comune è svaporata la chiara distinzione tra bene e male e l’educazione di base a scegliere il bene e a fuggire il male», continua padre Gheddo. «Mi chiedo: com’è possibile educare a distinguere tra bene e male, se togliamo Dio dall’orizzonte dell’uomo? Chi, nella società e nella “morale laica” insegna ed educa all’osservanza dei Dieci Comandamenti e delle Beatitudini di Cristo, che sono alla radice della nostra civiltà e cultura occidentale?».
ETICA E VERITÀ. Il missionario del Pime richiama poi il cardinale Martini, che durante l’incontro «In cosa crede chi non crede?» chiedeva: «Quali ragioni dà del suo agire chi intende affermare e professare princìpi morali che possano richiedere anche il sacrificio della vita, ma non riconosce un Dio personale? Dove trova il laico la luce del bene? Non riesco a comprendere quale giustificazione ultima diano del loro operare».
«”L’etica ha bisogno della verità” per avere una fondazione ferma ma sicura – conclude padre Gheddo – che dà speranza anche al di là della morte; e questa può essere solo trascendente, che supera l’uomo limitato, debole, peccatore che tutti conosciamo e tutti siamo».
Baby prostitute: ma come si può educare eliminando Dio? | Tempi.it
Eppur non si muove: l'immutabile diritto naturale
di Stefano Magni
Esiste un diritto naturale? La domanda è abbastanza lapalissiana per un cristiano, ma per chiunque vada a studiare in un’università, sia giurisprudenza che filosofia, si tratta di una questione difficilissima. È giusto discuterne, proprio in un periodo come questo in cui si stanno moltiplicando i cosiddetti “nuovi diritti” (di genere, di sesso, di opportunità, degli animali, dell’ambiente e del clima) ed è sempre più difficile, per una persona normale distinguere quel che è un diritto da quella che è mera aspirazione, trasformata in “diritto” dal legislatore per motivi politici e ideologici. È normalissimo, quando si parla di “diritto naturale” sentirsi rispondere (anche da cattolici credenti) con altre domande: “naturale per chi?” “chi stabilisce cosa sia la natura?” “naturale per gli uomini o anche per gli altri esseri viventi?” “diritto per l’uomo o per l’ambiente in cui vive?”.
Nel bel mezzo di questo dibattito, mercoledì scorso, alla sinagoga Beth Shlomo di Milano è stato veramente interessante assistere a una pacifica discussione fra tre esponenti di tre differenti scuole di pensiero. A dire il vero erano due, perché sia Mino Chamla, studioso di storia del pensiero ebraico, che Giulio Giorello, campione del pensiero relativista, sostengono la tesi che il diritto sia un “lavoro in corso”, aperto all’evoluzione. «Nel momento in cui l’uomo conosce il bene e il male, mangiando il frutto dell’Albero della Conoscenza – spiega Chamla - trasgredisce al primo comandamento divino. E da qui inizia l’avventura umana, da cui nasce tutto il diritto. Dio creò il mondo e vide che quel che aveva fatto era buono. Il mondo naturale era buono, ma “buono” non significa necessariamente “perfetto”. La creazione del mondo e il successivo inserimento dell’uomo in esso, sono “buone” e dunque perfettibili. La libertà dell’uomo diventa la garanzia che un processo verso un mondo migliore è avviato». Giulio Giorello ritiene che il diritto sia nato prima dell’evoluzione della specie umana: «Scrisse Darwin che tutto quello che aveva detto Platone sull’anima era vero. Ma al posto di anima avrebbe dovuto scrivere “scimmia”. Contro le cattive letture che sono state fatte di Darwin, mai approvate dallo stesso, è questa la sua vera lezione. I valori parentali sono ben noti anche ai coccodrilli, che non è certo il tipo di “animale morale” che possiamo immaginare. Nel mondo naturale degli altri animali è presente, in nuce, un insieme di atteggiamenti che costituiscono la genesi dei nostri valori morali. La morale viene prima della religione e prima ancora del diritto».
Alla fine, l’unico relatore della serata convinto che il diritto sia naturale e sia immutabile era il nostro Marco Respinti. «Dio crea l’uomo dotandolo di una determinata natura ed è da quella natura che derivano delle regole precise quanto delle leggi fisiche. Se io violo una legge fisica, ad esempio butto a terra il mio computer, questo si rompe. Non è per cattiveria che si spacca, è una legge fisica, è un dato di natura». E non è un caso che l’intervento di Respinti, una semplice spiegazione di cosa sia il diritto naturale, sia stato l’unico contestato in tutta la serata. Quel che è avvenuto in quella sede, è la stessa reazione che si legge e si sente in ogni ambiente culturale contemporaneo: in quanto statico e immutabile, il diritto naturale è decisamente fuori-moda, poiché regna la convinzione che tutto debba essere posto in prospettiva storica e culturale.
Paradossalmente, però, è proprio uno sguardo disinteressato sulla storia che ci conferma l’immutabilità del diritto. I popoli cambiano, cambiano le mode, la tecnologia evolve sempre più rapidamente, ma “curiosamente” le leggi di base che regolano la società finiscono per essere sempre quelle. Le volte che si è trasgredito al diritto naturale, gli effetti si son visti. Eccome se si son visti! Diffondi una cultura libertina e lotti contro la famiglia? Paga l’intera società: abissi di denatalità, cattiva educazione dei figli, assenza di ricambio generazionale, meno innovazione, meno produzione, popolazioni intere che consumano a debito, crisi economica.
Le società comuniste, quelle che hanno stroncato la famiglia in modo più radicale, sono tuttora dei deserti sociali su cui è difficile ricostruire qualcosa. Nelle democrazie socialiste più moderate, in Europa occidentale stiamo pagando questo scotto con le crisi del debito sovrano.
Giustifichi la menzogna? Non hai più la possibilità di far rispettare regole e contratti. E alla fine prevarrà il più forte: un regime che crea la “sua” realtà, a colpi di menzogne, a suo uso e consumo. Sdogani l’invidia o giustifichi il furto “per necessità”? Arriva ad abolire la proprietà privata e sprofonderai nella barbarie, dove solo la violenza stabilisce cosa è mio e cosa è tuo. Sdogani la violenza stessa e l’omicidio? Non appena Caino viene giustificato e legittimato, si aprono le porte alle ecatombi, con milioni di morti.
Il Novecento è stato l’apogeo delle società che volevano liberarsi dal diritto naturale. I risultati, purtroppo, si sono visti nei lager, nei gulag, nelle due guerre mondiali e nei formicai totalitari.
Il problema, per il diritto naturale, è che i suoi esiti non si vedono “qui”, né “ora”, dunque siamo più predisposti ad ignorarli. Non comprendiamo che è il nostro pensiero ad essere troppo limitato per comprendere gli effetti del diritto naturale nell'ordine esteso della società e nel lungo periodo. Seguendo i comandamenti e cercando di non peccare, la civiltà è finora sopravvissuta. Nei casi in cui si sia cercato di sostituire i comandamenti con regole prodotte dalla mente di qualche filosofo, psicologo o economista, le cose sono andate inevitabilmente male, proprio perché quelle leggi nuove erano di corto, cortissimo respiro e la natura umana si è rifiutata di adattarsi ad esse.
Eppur non si muove: l'immutabile diritto naturale
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