Pagina 10 di 28 PrimaPrima ... 9101120 ... UltimaUltima
Risultati da 91 a 100 di 277

Discussione: Il deserto avanza

  1. #91
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    MATTHEW McCONAUGHEY/ Gli Oscar e quel 'grazie a Dio' che ha offeso Hollywood
    Riro Maniscalco
    La notte degli Oscar è passata già da qualche giorno, e, come sempre accade, tutto è ormai digerito. Abbondantemente digeribile. Come aveva detto Ellen De Generis nel suo pistolotto iniziale (ad onor del vero, insulso assai), o “12 Years a Slave” vince come “Best Picture”, o siamo tutti razzisti… Oltre 43 milioni di telespettatori (record dell’ultimo decennio) hanno seguito questo mare di ovvietà sfarzo, così lontano dalla nostra vita quotidiana da risultare – così sembra – molto più attraente della suddetta vita quotidiana. Un mondo “progressista & lussuoso”. Abiti irreali e sfolgorio di luci e scenografie, una presentatrice lesbica della prima ora, una serie di afro-americani sugli allori (i film saranno anche belli, ma certamente non si può correre il rischio di essere razzisti) e noiosissimi elenchi di persone da ringraziare con noiosissimi discorsetti al momento del ricevimento dell’ambita statuetta. Tranne uno.
    E quello no, quello senza alka seltzer non l’ha digerito quasi nessuno. E infatti quasi nessuno l’ha applaudito. E dire che si trattava dell’Oscar per migliore attore protagonista, per di più in un film incentrato sul dramma dell’Aids. Ma Matthew McConaughey ha detto le cose sbagliate, e le ha dette a braccio, senza tirar fuori dalla tasca quei foglietti stropicciati che tutti i candidati preparano con cura (per poi mangiarseli dalla rabbia e dall’invidia se vince qualcun altro). E quando uno parla a braccio sembra proprio che ci creda in quel che dice.
    “Confounding”, “semi-bizarre”, l’ha definito la stampa. Si capisce anche senza tradurre. Come hanno scritto in tanti, di qua e di là dell’oceano, ringraziare Dio in occasioni come questa è un po’ come prendere l’ombrello quando piove. Siamo nell’ovvio-che-più-ovvio-non si può. Ci sta anche ringraziare la famiglia, perché per quanto sia allo sbando resta sempre nell’immaginario collettivo il luogo dei buoni sentimenti.
    Ma McConaughey, col suo smaccato accento texano, è andato oltre.
    Ha detto che ci sono tre cose di cui ha bisogno nella vita: qualcosa verso cui alzare lo sguardo, qualcosa che lo faccia guardare al futuro, qualcosa da inseguire. Fin qui si poteva applaudire, niente di nocivo o destabilizzante. Solo che per spiegarle ha tirato fuori tre questioncine da far venire i brividi. Cos’ha detto?
    Ha detto che il Padre Eterno gli ha donato opportunità che non son certo frutto né delle sue mani né di quelle di nessun altro. Grazia, pura grazia. Ha detto che è un fatto scientifico che la gratuità ripaga. Ha detto che per quanto insegua la propria immagine, non sarà mai l’eroe di se stesso. Non sarà mai compiuto.
    In sostanza ha detto rivolto a questa sontuosa adunanza di persone di successo – ed ha ripetuto a se stesso – che la vita è nelle mani di un Altro, che quando combiniamo qualcosa è un miracolo, e che gratuitamente diamo perché gratuitamente riceviamo.
    McConaughey non è piaciuto perché non è questa l’aria che si respira nell’America d’oggi. Abbiamo saltato a piedi pari la soglia dell’ideologia collettiva per piombare in quella del singolo: che ognuno sia quel che vuole, si definisca da sé, si auto determini. La grande sfida è verificare se dipendere da qualcosa di più grande di sé rende la vita più bella.
    McConaughey l’ha buttata lì, ma anche ci fosse piaciuto non serve a niente se questa sfida non la facciamo nostra. Non è una sfida per quelli di Hollywood, è la sfida per tutti gli uomini di tutti i tempi.
    MATTHEW McCONAUGHEY/ Gli Oscar e quel 'grazie a Dio' che ha offeso Hollywood



    Incontro e libro sull'«eterofobia»
    Negata la sala e poi il presidio
    Sabrina Cottone
    Un convegno dal titolo «Omofobia o eterefobia?», previsto per oggi alla Fondazione Ambrosianeum. Si presenta un libro di Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, editorialista di Avvenire, molto attivo nel denunciare i rischi per la libertà d'opinione legati alla legge sull'omofobia. Tra i relatori Lorenzo Fontana, capogruppo della Lega al Parlamento europeo, e Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Ma il convegno non si fa, perché la sala - concessa in un primo momento - è stata poi negata.
    Gli organizzatori a questo punto hanno chiesto di poter organizzare un presidio in piazza San Carlo ma questa volta è stata la Questura a negare l'autorizzazione. «I temi dell'omofobia e dell'eterofobia costituiscono, in questo momento storico, argomenti in grado di suscitare forti contrapposizioni» è la motivazione della Questura, che parla di reazioni della sinistra radicale già partite sui social network. Così, «per motivi di ordine e sicurezza pubblica» la riunione è stata consentita non in centro ma in piazza Aspromonte, di fronte alla sede di Forza Nuova, che però ha già annunciato che manifesterà in piazza Duomo.
    Il no della Questura suscita le proteste dei Giuristi per la vita. Dice Amato: «La motivazione è gravissima: siccome dà fastidio, la manifestazione non si tiene. Se già ci si comporta così prima che la legge venga approvata, che cosa accadrà quando la legge sarà approvata? Io sto facendo convegni in tutta Italia, da Firenze a Roma a Padova a Prato, spesso in sedi istituzionali, e non mi è mai successo nulla del genere.».
    Incontro e libro sull'«eterofobia» Negata la sala e poi il presidio - IlGiornale.it

    Francia. La polizia minaccia Anna, giovane russa: se vuoi ottenere la cittadinanza, spia la Manif pour tous
    Il governo ha aperto un’inchiesta sull’incredibile storia di Anna, raccontata dal Le Figaro. La polizia l’ha interrogata così, prima di minacciarla: «Lei è di destra, immagino! Va anche a Messa per caso?»
    Leone Grotti
    Vuoi la cittadinanza francese? Bene, spia i manifestanti della Manif pour tous. È questo, in estrema sintesi, quello che Anna, ragazza russa di 19 anni e figlia di immigrati, si è sentita proporre dal servizio dell’informazione generale (Sdig) del dipartimento di Yvelines nella regione Ile-de-France.
    INCHIESTA. La storia che ha creato scandalo in Francia, e che ha costretto il ministro degli Interni Manuel Valls ad aprire un’inchiesta ufficiale, è stata pubblicata ieri dal Le Figaro, che ha intervistato la ragazza.
    I genitori di Anna, che vivono nell’Yvelines dal 2004, hanno ottenuto i documenti francesi senza problemi. La ragazza invece è ancora in attesa e ha raccontato al quotidiano l’interrogatorio che ha subito nel settembre scorso da parte della polizia.
    «VA A MESSA?». Per ottenere la naturalizzazione, Anna aveva inviato una lettera in cui scriveva di «interessarsi alla vita politica del suo paese», cioè la Francia, «e di aver partecipato a incontri e manifestazioni». Pensava che questa partecipazione attiva fosse un pregio e invece, convocata dal commissariato di Viroflay per rispondere a qualche interrogativo degli uomini del Sdig, è stata sommersa da domande cariche di sospetto: «Lei è di destra, immagino! Va anche a Messa per caso? Ha partecipato a manifestazioni della Manif pour tous? E i suoi compagni di corso? E quelli del suo liceo?».
    MINACCE DELLA POLIZIA. La religione ortodossa di Anna è stata evidentemente vista dalla polizia come un pericolo, così come la sua possibile propensione a votare destra e non i socialisti. Dopo aver risposto a queste domande, la ragazza è stata minacciata di ricevere un «parere sfavorevole» alla naturalizzazione «a meno che, per mostrare la sua buona fede, non ci dia i nomi precisi delle persone che partecipano alla Manif pour tous». La polizia ha anche chiesto ad Anna di andare il 10 ottobre 2013 al raduno dei Veilleurs a Versailles per fare la spia.
    Ora Anna ha raccontato tutto ai giornali e «al massimo entro un mese» l’inchiesta ministeriale dovrà arrivare a una conclusione sulle accuse della ragazza.
    OSSESSIONE MANIF. La storia sembra incredibile ma potrebbe non esserlo poi così tanto se si considera l’ossessione del governo Hollande nei confronti della Manif pour tous, le persone fermate dalla polizia solo perché indossavano una maglietta con raffigurata una famiglia comune e la denuncia fatta all’Onu dal direttore del Centro europeo per la Legge e la Giustizia davanti alla costante repressione della polizia francese nei confronti dei manifestanti lungo tutto l’arco del 2013.
    Francia. Vuoi la cittadinanza? Spia la Manif pour tous | Tempi.it

    In Francia scoppia l’Annagate, il caso della ragazza che doveva spiare la Manif pour tous. «Sai, noi amiamo i metodi del Kgb»
    Bellamy, sindaco aggiunto di Versailles, spiega come ha aiutato la giovane e accusa il suo paese: «Nella Francia di Hollande basta non essere d’accordo con l’opinione del presidente per essere trattati come criminali»
    Leone Grotti
    «Non mi scorderò mai la faccia di Anna. Il volto di questa giovane studente che un giorno ha bussato alla porta del mio ufficio, un mattino di ottobre». Comincia così una lettera scritta da François-Xavier Bellamy, sindaco aggiunto di Versailles, non appartenente a nessun partito, sul cosiddetto Annagate al Le Figaro.
    Vi abbiamo già parlato di Anna, giovane ragazza russa di 19 anni, che la polizia ha minacciato così: se vuoi ottenere la cittadinanza, spia la Manif pour tous.
    «AMIAMO I METODI DEL KGB». «Quando Anna ha bussato alla porta del mio ufficio, l’angoscia della sua vita minacciata» di essere espulsa dalla Francia, lontana dai suoi genitori, a meno di tradire gli amici, «è entrata con lei. Violenza ultima: i poliziotti le avevano proibito di parlare a chiunque del loro patto, neanche ai suoi genitori. (…). “Sai, noi amiamo i metodi del Kgb”, le hanno detto. Si può immaginare l’effetto di queste minacce su una giovane ragazza» di 19 anni? «Ma Anna ha avuto il coraggio di parlare».
    «MI VERGOGNO DELLA FRANCIA». «Dopo aver ascoltato – continua Bellamy – tutti i dettagli agghiaccianti di questa storia, le ho semplicemente a cuore aperto chiesto scusa per il mio paese, mi ricordo di essermi vergognato della Francia, di queste pratiche che mai avrei immaginato di scoprire nella società libera nella quale ci vantiamo di vivere. E poi le ho promesso di aiutarla. Oggi Anna è fuori pericolo. Ma dove sarebbe se non avesse avuto il coraggio di confidarsi?».
    «GRAVITÀ ECCEZIONALE». A questo punto, pensando anche all’inchiesta che il ministro degli Interni del governo Hollande Manuel Valls ha aperto subito dopo l’uscita della notizia, il sindaco aggiunto individua «tre ragioni per cui questa storia è di una gravità eccezionale».
    «Prima di tutto mostra che il governo attuale usa la polizia per identificare e spiare le persone solo perché partecipano a manifestazioni legali. (…) Il ministro degli Interni non mobilita la polizia per garantire la sicurezza dei francesi, ma per spiare dei cittadini innocenti la cui unica colpa è di opporsi a un progetto di legge [sul matrimonio gay]. Non parlo dei funzionari, che a Versailles sono eccezionali. I colpevoli sono i dirigenti che costringono queste persone a utilizzare metodi antiterrorismo contro i loro oppositori politici».
    «È NORMALE TERRORIZZARE UNA STUDENTE?». «Questi metodi sono una seconda causa di scandalo – continua Bellamy -. È normale terrorizzare una studente, isolarla, senza avvocato, senza procedure, dividerla dai suoi stessi genitori per far pesare su di lei la brutalità di uno Stato arbitrario? Il signor Valls per avere i nomi di qualche giovane che osa non essere d’accordo con lui è pronto a rovinare la vita di Anna?».
    Terzo. «Il ministro degli Interni dovrà spiegarsi. Non basta aggiungere ingiustizia a ingiustizia, facendo ricadere la colpa su funzionari della polizia per aver obbedito a un ordine che non poteva che essere politico. Perché la storia di Anna pone un problema fondamentale per la nostra democrazia: (…) nella Francia di Hollande basta non essere d’accordo con l’opinione del presidente per essere trattati come un criminale».
    «GRAZIE ANNA». Bellamy aveva promesso ad Anna di non parlare della sua storia, a meno che non l’avesse fatto prima lei stessa. «Io oggi la ringrazio di cuore di avere osato parlare. La ringrazio a nome di tutti noi, (…) della nostra società, che non ha il diritto di lasciarsi rubare l’eredita che i nostri genitori ci hanno lasciato dopo averla conquistata con il sangue: la protezione del dibattito democratico, il diritto a procedure giuste e alla libertà di coscienza».
    Francia, scoppia l'Annagate: «Noi amiamo i metodi del Kgb» | Tempi.it

    Ivan Scalfarotto al governo
    di Paolo Deotto
    By Riscossa Cristiana
    Questo è l’articolo più breve che io abbia mai scritto. C’è poco, pochissimo da dire. Nel precedente governo avevamo una ministra per meriti abortisti, Emma Bonino. In questo governo abbiamo un sottosegretario per meriti sodomitici, Ivan Scalfarotto. Viva il cattolico Matteo Renzi, Presidente del Consiglio.
    Ivan Scalfarotto al governo ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana



    GUERRA DI PAROLE
    by jeannedarc
    Noto che molte volte, come cattolici, ci “fregano” con le parole.
    Per essere breve farò solo due esempi, lasciando ai lettori di indicarcene altri.
    La prima è la problematica dei bambini “con due mamme” oppure “con due papà”.
    Molti cattolici si affannano a capire come si debba confrontarsi con il problema dei bambini con due mamme o con due papà, come spiegare questa cosa ai propri figli, etc etc. Bisognerebbe invece innanzitutto osservare che non esiste alcun bambino con due mamme o con due papà. Ma questo non per un fatto “moralistico”, ma semplicemente per un fatto biologico. Può esistere soltanto un bambino con una mamma che “dorme” con un’altra donna o con un papà che “dorme” con un altro uomo. Ma dal punto biologico (ed anche dal punto giuridico, in Italia, ma questo ci interessa poco) non esiste né esisterà mai un bambino “con due mamme” o “con due papà”.
    Analogo caso è quello dei “divorziati risposati” (i quali “non possono fare la comunione”).
    Anche qui la risposta, che non si dà mai, è che non esistono “divorziati risposati”, perché il matrimonio civile non è un vero matrimonio, non è il “sacramento del matrimonio”. Quindi non bisognerebbe parlare di “divorziati risposati”, ma di un uomo sposato che “dorme” con un’altra donna, o di una donna sposata che “dorme” con un altro uomo.
    Guerra di parole | Radio Spada

    Olanda, il “padre” dell’eutanasia accusa: «La legge sta deragliando, non mi sento più a mio agio»
    Chabot è un grande sostenitore della “buona morte” e ne ha permesso la legalizzazione in Olanda ma davanti all’uccisione di persone con problemi mentali da parte di medici sconosciuti si è dissociato
    Leone Grotti
    «La legge sull’eutanasia in Olanda sta deragliando». Non sono le parole di un qualunque pro life, magari cattolico, contrario alla “buona morte” ma di Boudewijn Chabot. Tra i più fervidi sostenitori dell’eutanasia, lo psichiatra nel 1994 fornì un farmaco letale per il suicidio assistito a una sua paziente con problemi mentali. Riconosciuto colpevole, non è stato condannato dai giudici, che hanno ritenuto la sua azione «amorevole», e sul suo caso è stata poi costruita la legge sull’eutanasia approvata nel 2001.
    EUTANASIA A TUTTI. Chabot ha pubblicato un commento critico sul quotidiano olandese NRC Handelsblad dopo l’incredibile caso (di cui vi abbiamo già parlato) di George Wolfs, medico che dopo aver rifiutato l’eutanasia a una donna malata di mente, rispettando la legge, saputo che un altro medico l’aveva invece autorizzata e uccisa, l’ha denunciato, ma è stato accusato dalla Commissione di valutazione dell’eutanasia.
    In Olanda, nonostante sia illegale, sono state uccise con l’eutanasia nel 2012 14 persone malate di mente, nove nel 2013. Tutte, come la donna, hanno ricevuto il trattamento letale nella “Clinica fine vita”, che aiuta le persone che lo richiedono a morire a prescindere dalla motivazione.
    MALATI PSICHIATRICI. Lo psichiatra Chabot resta favorevole all’eutanasia, anche quella illegale di persone con problemi mentali, ma protesta perché «pazienti psichiatrici dovrebbero essere trattati solo dai loro medici personali», che conoscono «la loro storia terapeutica», e non da sconosciuti. La donna, infatti, è stata autorizzata a morire da un medico che non l’aveva mai vista prima nel giro di una settimana.
    «NON MI SENTO A MIO AGIO». Il padre dell’eutanasia olandese dice di «non sentirsi più a mio agio» con questa legge, che ha troppi «difetti», e di essere rimasto «sorpreso dai recenti sviluppi». La legge, infatti, come in Belgio, non viene più rispettata in alcun modo e il trattamento letale può essere ottenuto anche da persone che non sono affette da malattie terminali, condizione indispensabile secondo la legislazione olandese, che accetta addirittura l’uccisione dei minorenni sopra i 12 anni.
    Chabot sembra sorpreso ma non c’è niente di cui stupirsi perché, come diceva a tempi.it monsignor Elio Sgreccia: «Quando si apre una porta, anche poco, si accetta l’idea che si spalanchi sempre di più. È un’illusione pensare di poter limitare l’eutanasia o il suicidio assistito entro confini rigidi, controllando la pratica».
    Eutanasia Olanda. Fautore accusa: «Legge sta deragliando» | Tempi.it

    Tutti scandalizzati dalle “baby squillo”, ma come si può «educare alla distinzione di bene e male se si elimina Dio?»
    Redazione
    Lettera di padre Piero Gheddo al Corriere sulle “baby prostitute” di Ventimiglia: «Mi chiedo: com’è possibile educare a distinguere tra bene e male, se togliamo Dio dall’orizzonte dell’uomo?»
    «Ogni giorno l’informazione riporta i casi estremi dello sfascio morale che è alla base della crisi della nostra Italia: le ragazzine di 14-15 anni si vendono per i piercing e i vestiti alla moda, studenti di liceo si accapigliano e si accoltellano (…). Questo è il nostro cibo quotidiano». Inizia così una lettera inviata oggi al Corriere della Sera da padre Piero Gheddo, missionario del Pime e giornalista, sulle due minorenni che a Ventimiglia, «ispirandosi» alle baby prostitute di Roma, si vendevano per comprarsi vestiti e ricariche del telefono.
    SE SI ELIMINA DIO. «La realtà è evidente. Nella cultura italiana e quindi anche nella mentalità comune è svaporata la chiara distinzione tra bene e male e l’educazione di base a scegliere il bene e a fuggire il male», continua padre Gheddo. «Mi chiedo: com’è possibile educare a distinguere tra bene e male, se togliamo Dio dall’orizzonte dell’uomo? Chi, nella società e nella “morale laica” insegna ed educa all’osservanza dei Dieci Comandamenti e delle Beatitudini di Cristo, che sono alla radice della nostra civiltà e cultura occidentale?».
    ETICA E VERITÀ. Il missionario del Pime richiama poi il cardinale Martini, che durante l’incontro «In cosa crede chi non crede?» chiedeva: «Quali ragioni dà del suo agire chi intende affermare e professare princìpi morali che possano richiedere anche il sacrificio della vita, ma non riconosce un Dio personale? Dove trova il laico la luce del bene? Non riesco a comprendere quale giustificazione ultima diano del loro operare».
    «”L’etica ha bisogno della verità” per avere una fondazione ferma ma sicura – conclude padre Gheddo – che dà speranza anche al di là della morte; e questa può essere solo trascendente, che supera l’uomo limitato, debole, peccatore che tutti conosciamo e tutti siamo».
    Baby prostitute: ma come si può educare eliminando Dio? | Tempi.it

    Eppur non si muove: l'immutabile diritto naturale
    di Stefano Magni
    Esiste un diritto naturale? La domanda è abbastanza lapalissiana per un cristiano, ma per chiunque vada a studiare in un’università, sia giurisprudenza che filosofia, si tratta di una questione difficilissima. È giusto discuterne, proprio in un periodo come questo in cui si stanno moltiplicando i cosiddetti “nuovi diritti” (di genere, di sesso, di opportunità, degli animali, dell’ambiente e del clima) ed è sempre più difficile, per una persona normale distinguere quel che è un diritto da quella che è mera aspirazione, trasformata in “diritto” dal legislatore per motivi politici e ideologici. È normalissimo, quando si parla di “diritto naturale” sentirsi rispondere (anche da cattolici credenti) con altre domande: “naturale per chi?” “chi stabilisce cosa sia la natura?” “naturale per gli uomini o anche per gli altri esseri viventi?” “diritto per l’uomo o per l’ambiente in cui vive?”.
    Nel bel mezzo di questo dibattito, mercoledì scorso, alla sinagoga Beth Shlomo di Milano è stato veramente interessante assistere a una pacifica discussione fra tre esponenti di tre differenti scuole di pensiero. A dire il vero erano due, perché sia Mino Chamla, studioso di storia del pensiero ebraico, che Giulio Giorello, campione del pensiero relativista, sostengono la tesi che il diritto sia un “lavoro in corso”, aperto all’evoluzione. «Nel momento in cui l’uomo conosce il bene e il male, mangiando il frutto dell’Albero della Conoscenza – spiega Chamla - trasgredisce al primo comandamento divino. E da qui inizia l’avventura umana, da cui nasce tutto il diritto. Dio creò il mondo e vide che quel che aveva fatto era buono. Il mondo naturale era buono, ma “buono” non significa necessariamente “perfetto”. La creazione del mondo e il successivo inserimento dell’uomo in esso, sono “buone” e dunque perfettibili. La libertà dell’uomo diventa la garanzia che un processo verso un mondo migliore è avviato». Giulio Giorello ritiene che il diritto sia nato prima dell’evoluzione della specie umana: «Scrisse Darwin che tutto quello che aveva detto Platone sull’anima era vero. Ma al posto di anima avrebbe dovuto scrivere “scimmia”. Contro le cattive letture che sono state fatte di Darwin, mai approvate dallo stesso, è questa la sua vera lezione. I valori parentali sono ben noti anche ai coccodrilli, che non è certo il tipo di “animale morale” che possiamo immaginare. Nel mondo naturale degli altri animali è presente, in nuce, un insieme di atteggiamenti che costituiscono la genesi dei nostri valori morali. La morale viene prima della religione e prima ancora del diritto».
    Alla fine, l’unico relatore della serata convinto che il diritto sia naturale e sia immutabile era il nostro Marco Respinti. «Dio crea l’uomo dotandolo di una determinata natura ed è da quella natura che derivano delle regole precise quanto delle leggi fisiche. Se io violo una legge fisica, ad esempio butto a terra il mio computer, questo si rompe. Non è per cattiveria che si spacca, è una legge fisica, è un dato di natura». E non è un caso che l’intervento di Respinti, una semplice spiegazione di cosa sia il diritto naturale, sia stato l’unico contestato in tutta la serata. Quel che è avvenuto in quella sede, è la stessa reazione che si legge e si sente in ogni ambiente culturale contemporaneo: in quanto statico e immutabile, il diritto naturale è decisamente fuori-moda, poiché regna la convinzione che tutto debba essere posto in prospettiva storica e culturale.
    Paradossalmente, però, è proprio uno sguardo disinteressato sulla storia che ci conferma l’immutabilità del diritto. I popoli cambiano, cambiano le mode, la tecnologia evolve sempre più rapidamente, ma “curiosamente” le leggi di base che regolano la società finiscono per essere sempre quelle. Le volte che si è trasgredito al diritto naturale, gli effetti si son visti. Eccome se si son visti! Diffondi una cultura libertina e lotti contro la famiglia? Paga l’intera società: abissi di denatalità, cattiva educazione dei figli, assenza di ricambio generazionale, meno innovazione, meno produzione, popolazioni intere che consumano a debito, crisi economica.
    Le società comuniste, quelle che hanno stroncato la famiglia in modo più radicale, sono tuttora dei deserti sociali su cui è difficile ricostruire qualcosa. Nelle democrazie socialiste più moderate, in Europa occidentale stiamo pagando questo scotto con le crisi del debito sovrano.
    Giustifichi la menzogna? Non hai più la possibilità di far rispettare regole e contratti. E alla fine prevarrà il più forte: un regime che crea la “sua” realtà, a colpi di menzogne, a suo uso e consumo. Sdogani l’invidia o giustifichi il furto “per necessità”? Arriva ad abolire la proprietà privata e sprofonderai nella barbarie, dove solo la violenza stabilisce cosa è mio e cosa è tuo. Sdogani la violenza stessa e l’omicidio? Non appena Caino viene giustificato e legittimato, si aprono le porte alle ecatombi, con milioni di morti.
    Il Novecento è stato l’apogeo delle società che volevano liberarsi dal diritto naturale. I risultati, purtroppo, si sono visti nei lager, nei gulag, nelle due guerre mondiali e nei formicai totalitari.
    Il problema, per il diritto naturale, è che i suoi esiti non si vedono “qui”, né “ora”, dunque siamo più predisposti ad ignorarli. Non comprendiamo che è il nostro pensiero ad essere troppo limitato per comprendere gli effetti del diritto naturale nell'ordine esteso della società e nel lungo periodo. Seguendo i comandamenti e cercando di non peccare, la civiltà è finora sopravvissuta. Nei casi in cui si sia cercato di sostituire i comandamenti con regole prodotte dalla mente di qualche filosofo, psicologo o economista, le cose sono andate inevitabilmente male, proprio perché quelle leggi nuove erano di corto, cortissimo respiro e la natura umana si è rifiutata di adattarsi ad esse.
    Eppur non si muove: l'immutabile diritto naturale




  2. #92
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Reggio Emilia. Il Vangelo non si può portare in classe. E finisce nella spazzatura
    Redazione
    Strano episodio accaduto in una scuola media della città. La denuncia di un consigliere regionale di Forza Italia: «Epifenomeno di un laicismo dilagante diffuso nella scuola pubblica reggiana»
    I Vangeli distribuiti agli studenti fuori da scuola non possono essere portati in classe, ma devono finire nella spazzatura. È quanto accaduto in una scuola media di Reggio Emilia, secondo quanto riportano alcuni media locali. L’episodio risale a fine 2012 ma il fatto è stato denunciato solo ieri da un consigliere regionale di Forza Italia, Fabio Filippi, che ha presentato al presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna un’interpellanza sull’episodio.
    Un gruppo di volontari aveva distribuito agli studenti alcune copie del Nuovo Testamento, ma due bidelle si sono piazzate davanti alla porta dell’istituto e hanno ritirato i libri, per poi farli sparire in alcuni grossi sacchi della spazzatura. Poiché, a norma di legge, la distribuzione gratuita non è un reato, mentre sottrarre beni altrui lo è, ora a rischiare qualcosa è la dirigente dell’istituto, da cui pare essere partito l’ordine. Dirigente che, tra l’altro, ha chiamato la Digos per evitare la distribuzione e, alcuni giorni più tardi, ha inviato una circolare alle famiglie degli studenti perché si rifiutassero di accettare il regalo.
    INTOLLERANZA. «L’intolleranza verso i cristiani – ha dichiarato Filippi – a Reggio Emilia sta assumendo dimensioni preoccupanti. Stiamo assistendo ad un drammatico impoverimento del nostro patrimonio culturale, oltre che ad un tragico tradimento della missione educativa che è propria dei genitori e della scuola. Questo episodio rappresenta l’epifenomeno di un laicismo dilagante diffuso nella scuola pubblica reggiana o, peggio, regionale. Credo che se all’esterno della scuola fosse stata prevista la distribuzione di testi religiosi appartenenti ad altre confessioni, l’approccio della dirigenza scolastica sarebbe stato molto diverso, probabilmente avremmo sentito parlare di integrazione culturale. Questa è l’integrazione che sostiene la sinistra? Questa è la scuola che vuole la sinistra?».
    Reggio Emilia. Vangelo non si può portare in classe | Tempi.it

    I sindaci Usa disertano la parata di San Patrizio
    Redazione
    Due sindaci di metropoli a vasta popolazione irlandese, Boston e New York, e poi i marchi di birra più famosi su entrambe le sponde dell'Atlantico: da Heineken e Sam Adams, alla leggendaria Guinness. Boicottaggi in piena regola che bruciano come un affronto per molti discendenti degli emigranti dall'«isola di smeraldo» negli States. Prima Martin Walsh, primo cittadino della città dei Kennedy, poi il suo collega newyorchese Bill de Blasio hanno deciso di non marciare ieri nelle tradizionali parate della festa di San Patrizio per protestare contro la decisione degli organizzatori di non far sfilare gay con stendardi omosex.
    De Blasio è stato il primo sindaco di New York da 16 anni a questa parte a boicottare la marcia sulla Quinta Strada a cui ha invece preso parte il primo ministro irlandese Enda Kenny «perchè la festa è all'insegna della irlandesità» non del sesso. Quanto a Walsh ha deciso di tirarsi fuori quando sono falliti i negoziati con l'associazione degli Hibernians per far partecipare alla marcia un gruppo di reduci gay.
    L'organizzazione non impedisce ai gruppi omosessuali di far parte del corteo a patto che non si identifichino apertamente come tali.
    I sindaci Usa disertano la parata di San Patrizio - IlGiornale.it



    Per Kerry esistono solo i "diritti" Lgbt
    di Luca Volontè
    Purtroppo a conferma della nuova politica estera americana, meglio dire della attuale amministrazione Usa, l’impegno profuso è univoco e unidirezionale. Avevamo scritto molto tempo fa che lo scopo primario di Obama era e rimaneva quello di ottenere un documento Onu che avesse valore internazionale, in occasione dell’anniversario dell’Anno della Famiglia che si celebra proprio nel 2014, nel quale si sostituisse il termine “famiglia” con quello “famiglie”, aprendo così le porte alle unioni LGBTI e distruggendo la cellula fondamentale della società anche sul piano giuridico internazionale.
    I nostri sospetti, arricchiti dalla schiera di Ambasciatori Usa, nominati nell’ultimo anno e apertamente pro LGBTI, vengono confermati dalla esplicita dichiarazione rilasciata ieri dal Segretario di Stato Usa:"Dalla Nigeria alla Russia e all'Iran in circa 80 Paesi in tutto il mondo, le comunità Lgbt subiscono leggi discriminatorie e pratiche che attaccano la loro dignità umana e mettono a rischio la loro sicurezza". È quanto ha detto John Kerry presentando il rapporto annuale del dipartimento di Stato sulla situazione dei diritti umani nel mondo in cui accanto alle voci tradizionali delle libertà di espressione, politiche e religiose, si pone una nuova enfasi sulla tutela dei diritti dei gay.
    Dobbiamo aggiungere che proprio quest’anno il Rapporto Annuale preferisce evidenziare questi aspetti, immaginandoli qualitativamente e quantitativamente molto superiori ai massacri di Boko Haram in Nigeria o della violazione esplicita da parte della ideologia LGBTI dei diritti del bambino o della libertà di educazione e dei diritti dei genitori. Nulla di tutto ciò, per l’amministrazione Obama ogni esplicita violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali causata dalla imposizione della ideologia LGBTI e che interessa i pieni diritti di milioni di cittadini nel mondo, sono assolutamente secondari. Il macello di cui i cristiani sono vittime principali, a scapito della libertà di religione, una inezia.
    No, per il segretario di Stato, che nei giorni scorsi ha duramente attaccato la legge anti-gay varata in Uganda paragonandola alle discriminazioni contro gli ebrei della Germania nazista e contro i neri del Sudafrica dell'apartheid, leggi di questo tipo sono "un'offesa per ogni coscienza ragionevole". "Gli Stati Uniti - ha aggiunto - continueranno a stare al fianco dei nostri fratelli e sorelle della comunità Lgbt mentre lottando per la libertà, la giustizia e l'eguaglianza dei diritti per le popolazioni di tutto il mondo".
    Certo, oltre alla priorità in cima alla lista di Obama, abbiamo spiegato le ragioni più volte, nel rapporto ci sono altre emergenze, dalla Siria (sulla quale manca una qualunque autocritoca per il sostegno di Usa, Francia e Regno Unito, alle milizie di Al Qaeda), alle famose ‘primavere arabe’ ormai rinsecchite (anche qui autocritiche dimenticate), sino allo stato delle prigioni in Turchia e Arabia Saudita. Viene da chiedersi le ragioni del silenzio tombale sulla attività di Guantanamo e delle altre carceri Usa ‘segrete’ sul territorio europeo.
    Sarebbe utile al Segretario di Stato rivedersi almeno le tabelle (lasciamo ai lettori il commento), sintesi di ricerche e studi compiuti negli Usa. Forse è finito il tempo di voler imporre favole pericolose e dannose alle società, alla coesione e alla stessa democrazia e tornare con i piedi per terra, nonostante Obama e i suoi finanziatori, Soros incluso.
    Qui la descrizione dello Studio della FDA (US Food and Drug Administration):
    “La storia del sesso omosessuale maschile è associata con un aumento di rischio di esposizione e trasmissione di certe malattie infettive, fra cui l’HIV, il virus che causa l’AIDS. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini rappresentano, approssimativamente, il 2% della popolazione statunitense e però sono la parte di popolazione più diffusamente affetta dall’HIV. Nel 2010, almeno il 61% dei nuovi infetti da HIV negli Stati Uniti e il 77% delle infezioni diagnosticate di HIV fra maschi sono attribuibili a contatti sessuali fra maschi. Fra il 2008 e il 2010 l’incidenza complessiva dell’HIV stimata era stabile negli Stati Uniti. Tuttavia l’incidenza nella popolazione di maschi che hanno avuto contatti sessuali con altri maschi è aumentata del 12%, mentre è diminuita nelle altre fasce di popolazione. Il maggior incremento, del 22%, era fra maschi che avevano avuto contatti sessuali con altri maschi nella fascia di età fra i 13 e i 24 anni
    Ovviamente, gli organismi Onu che si occupano di combattere l’HIV non hanno nulla da dire, spendono evitando di occuparsi di una parte considerevole delle cause. Che dire delle recenti, anche a livello europeo, convenzioni contro la violenza e in particolare contro la violenza nelle abitazioni o famigliare? Fiumi di parole per evitare di ridurre il fenomeno, come dimostra il Dipartimento della Giustizia degli USA, coppie stesso sesso più violente di quelle etero?
    “I conviventi dello stesso sesso registrano una violenza fra partner significativamente maggiore rispetto a quelle di conviventi di sesso diverso. Fra donne, il 39,2% delle conviventi dello stesso sesso e il 21,7% di quelle di sesso diverso, riferiscono violenze carnali, aggressioni, stalking dal loro partner, almeno una volta nella loro vita".
    (Patricia Tjaden & Nancy Thoennes, U.S. Dep't of Just., NCJ 181867, Extent, Nature, and Consequences of Intimate Partner Violence: Findings from the National Violence Against Women Survey, at 30 (2000), available at Publications NIJ Publication Detail)
    Il mondo merita un’amministrazione Usa diversa, certamente una politica estera molto diversa da quella promossa sinora da Obama, più attenta ai problemi del mondo e meno a quelli delle lobbies finanziatrici del Partito Democratico.
    Per Kerry esistono solo i "diritti" Lgbt



    "Mi denuncio: sono omofobo e pronto ad andare in galera"
    L'avvocato Giuliano Amato notifica una diffida al governo: "Ritiri subito il progetto alla Goebbels gestito da gay, lesbiche e trans. Stop ai fascicoli che “rieducano” docenti e bidelli"
    Stefano Lorenzetto
    Gli alunni devono portarsi da casa la carta igienica perché mancano i soldi, ma la Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), ha deciso che fosse prioritario fornire alle scuole di ogni ordine e grado «gli strumenti per approfondire le varie tematiche legate all'omosessualità». Primo strumento: «I rapporti sessuali omosessuali sono naturali? Sì». Purtroppo però «un pregiudizio diffuso nei Paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini». Quindi i signori docenti sono invitati a porre agli allievi un'altra domanda: «I rapporti sessuali eterosessuali sono naturali?».
    Secondo strumento: «Nell'elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”». L'obiettivo è che maestre e professori possano «essi stessi diventare “educatori dell'omofobia”».
    A Palazzo Chigi, già poco ferrati nell'aritmetica dei conti pubblici, devono essere assai scarsi anche in italiano. C'è scritto questo e molto altro nei tre opuscoli intitolati Educare alla diversità a scuola commissionati dal Dipartimento per le Pari opportunità all'Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale, con sedi a Roma e Caserta, destinati alle scuole primarie e secondarie per dare concreta attuazione alla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.
    Quando Gianfranco Amato, 52 anni, avvocato di Varese, ha letto le linee guida che il governo intende perseguire nel triennio 2013-2015 sotto l'egida del Consiglio d'Europa, non credeva ai propri occhi. Non solo perché la gestione del progetto risulta affidata al Gruppo nazionale di lavoro Lgbt (acronimo di lesbiche, gay, bisessuali e transgender), «formato da 29 associazioni tutte e solo di quella sponda, come Arcigay, Arcilesbica e Movimento identità transessuale», ma anche perché ha scoperto che in Italia è stata creata a sua insaputa una forza speciale per mettere in riga gli omofobi: «Si chiama Oscad, cioè Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, ed è composto da polizia e carabinieri. La sigla ricorda l'Ovra fascista. Ormai siamo a uno zelo da far invidia al Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda di quel malefico genio dell'indottrinamento di Stato che fu Joseph Goebbels».
    Ecco perché l'avvocato Amato ha notificato un atto di diffida stragiudiziale al Dipartimento delle Pari opportunità, all'Unar, al ministero dell'Istruzione e ai 122 Uffici scolastici regionali e provinciali. «Guai a loro se adotteranno atti o provvedimenti che diano seguito alla Strategia nazionale del governo. Quell'arbitrario documento dev'essere solo annullato». Il legale non ha agito a titolo personale, bensì come presidente dei Giuristi per la vita, un'associazione che ha sede a Roma. Ne fanno parte una quarantina di cultori delle scienze giuridiche, fra cui magistrati come Francesco Mario Agnoli, presidente aggiunto onorario della Cassazione, e Giacomo Rocchi, consigliere della prima sezione penale della medesima Corte suprema.
    «Non c'interessa il dialogo sui massimi sistemi, siamo una task force operativa molto agguerrita», spiega Amato, sposato, tre figli, rappresentante per l'Italia di Advocates international e collaboratore dell'Alliance defense fund, formata da legali che si occupano di cause riguardanti la libertà religiosa e la bioetica. «Ci autofinanziamo per offrire patrocinio gratuito a docenti e medici nei guai con la giustizia per motivi di coscienza».
    Le maestre finiscono in tribunale?
    «Agli italiani è sfuggito che il 19 settembre la Camera ha approvato il disegno legislativo promosso da Ivan Scalfarotto, deputato del Pd, gay dichiarato. Presto andrà in aula al Senato e diventerà legge dello Stato. Quando ne ho illustrato i contenuti a un amico imprenditore e a sua moglie, non volevano crederci: “Tu esageri sempre”. Allora ho capito come si arrivò ai campi di sterminio: grazie all'ignoranza dei tedeschi. Tant'è che mi sono sentito in obbligo di scriverci un libro, Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida, edito da Fede & Cultura, che sta andando a ruba con il passaparola».
    Legge liberticida?
    «Hanno inventato l'emergenza omofobia per avviare una persecuzione contro chi non la pensa come loro. Il Pew research center di Washington, presieduto da Allan Murray, ex vicedirettore del Wall Street Journal, ha pubblicato uno studio mondiale sull'atteggiamento verso l'omosessualità. L'Italia è fra le 10 nazioni più amichevoli con i gay, per i quali il 74 per cento della popolazione non prova alcuna ostilità. Siamo appena un gradino sotto la Gran Bretagna. Ma poi, scusi, servono le statistiche? Puglia e Sicilia non hanno forse eletto due governatori omosessuali?».
    Allora perché è stata varata la Strategia nazionale contro l'omofobia?
    «Me lo dica lei. Il piano del governo prevede corsi di formazione obbligatoria sui diritti Lgbt non solo per docenti e alunni ma anche per bidelli e personale di segreteria. E che cosa vorrà dire l'impegno a “favorire l'empowerment delle persone Lgbt nelle scuole”? E il “diversity management per i docenti”? Lo chiedo ai cattolici che siedono nel governo, come Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'Istruzione, e Maurizio Lupi e Mario Mauro, ministri ciellini».
    A che serve l'Oscad?
    «Già, a che serve una sorta di polizia speciale? A me risulta, proprio dai dati dell'Oscad, che dal 2010 a oggi siano pervenute appena 83 segnalazioni per offese, aggressioni, lesioni, danneggiamenti, minacce e suicidi relativi all'orientamento sessuale. Una media di 28 casi l'anno, 1 ogni 2 milioni di abitanti. E questa sarebbe un'emergenza nazionale?».
    Stando agli opuscoli dell'Unar, gli insegnanti delle scuole sono tenuti a «non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa» giacché «tale punto di vista può tradursi nell'assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà».
    «Sposare una donna: inaudito! Aveva visto giusto Gilbert Chesterton: spade dovranno essere sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d'estate e che 2 più 2 fa 4. Siamo giunti a un livello tale di relativismo da far impazzire la ragione. Non si riconosce più la natura. È la teoria del gender: i ragazzi non sono maschi o femmine per un dato biologico, ma a seconda di come sentono di essere».
    Insegnare che «maschio e femmina Dio li creò», come sta scritto nella Bibbia, diventerà reato?
    «La strada è quella, tracciata dall'Unar nelle Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone Lgbt, dove i credenti vengono biasimati perché descrivono “le unioni tra persone dello stesso sesso come una minaccia alla famiglia tradizionale, come contro natura e come sterili, infeconde”. Nei libretti destinati ai maestri, l'Unar denuncia che “il grado di religiosità” è “da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo” e che “maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un'attitudine omofoba”. Ed emette la condanna finale: “Per essere più chiari, vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l'omosessualità un peccato”».
    Perché la Presidenza del Consiglio ha affidato tutte le pubblicazioni dell'Unar all'Istituto A.T. Beck?
    «È quello che stiamo cercando di scoprire. C'è stata una regolare gara d'appalto? Chi vi ha partecipato? Al vincitore quanti soldi sono andati? Quali competenze ha questo istituto? Perché il Dipartimento delle Pari opportunità ne ha sposato in toto le tesi come se fossero le uniche possibili? Si saranno accorti, a Palazzo Chigi, che nelle linee-guida per i licei viene assegnato il compitino di aritmetica antiomofobico di Rosa che compra tre lattine di tè con i suoi papà, copiato pari pari dal fascicolo per la scuola primaria? Non molto scientifico, come lavoro».
    Di Antonella Montano, direttrice dell'Istituto A.T. Beck, che cosa può dirmi?
    «Poco. Se non che il suo libro Mogli, amanti, madri lesbiche è stato presentato da Paola Concia, l'ex deputata del Pd firmataria di un progetto di legge contro l'omofobia bocciato dal Parlamento».
    In compenso è passato quello del collega Scalfarotto.
    «Testo inutile e pericoloso. Già l'articolo 3 della Costituzione sancisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso”. Non possono esservi cittadini più uguali di altri, come certi animali della Fattoria di George Orwell. Per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico s'introduce un reato senza definirne il presupposto. Che cos'è l'omofobia? Non esiste una definizione scientifica, né leggi o sentenze che lo stabiliscano. Poiché non è una malattia riconosciuta dall'Oms, come la claustrofobia o l'agorafobia, verrà lasciata alla libera interpretazione dei magistrati. Tipico degli Stati totalitari. Mi ricorda il reato di “attività antisocialista” nell'Urss: nessuno sapeva in che cosa consistesse, però ti faceva finire nei gulag».
    Non starà davvero esagerando?
    «In uno Stato liberale il cittadino sa preventivamente quali saranno le conseguenze dei suoi comportamenti. Il nostro diritto penale sanziona i fatti, non i motivi. Io rubo? Viene punito il furto. Che abbia rubato per fame - ecco un motivo - può servire al massimo per graduare la pena. Invece la legge Scalfarotto punisce i motivi. E crea una categoria privilegiata di soggetti che diventano meritevoli di tutela giuridica per il solo fatto di avere un certo orientamento sessuale».
    Ho capito: la legge non le piace.
    «Passato il principio secondo cui una categoria è stata discriminata, lo Stato dovrà dotarsi di sistemi riparativi e compensativi. È già successo con gli afroamericani negli Usa. Arriveremo alle quote viola, su calco di quelle rosa. Chi si dichiara gay avrà diritto a un posto di lavoro e a un alloggio. Non avendo il giudice strumenti per accertare l'omosessualità, basterà un'autocertificazione».
    La legge Scalfarotto non lo prevede.
    «La legge Scalfarotto non prevede nulla, qui sta l'inganno più subdolo. Punisce l'omofobia in base a un'altra legge, la Reale-Mancino, che fu promulgata per combattere l'ideologia nazifascista, il razzismo, l'antisemitismo. Con i gay parificati ai neri e agli ebrei, dire che un uomo non può sposare un altro uomo equivarrà a dire che va impedito il matrimonio fra l'uomo bianco e la donna nera».
    Conseguenze penali?
    «Terribili. Per una dichiarazione omofoba la legge mi punisce con 1 anno e 6 mesi di reclusione. Che diventano 4 anni se la faccio come associazione e addirittura 6 se ho una carica direttiva nella medesima. Con l'obbligo per lo Stato di procedere d'ufficio anche nel caso in cui il gay che ho offeso decidesse di perdonarmi o di ritirare la querela per evitare lo strepitus fori, cioè la pubblicità negativa».
    Papa, vescovi e preti sono candidati alla galera, visto che il catechismo, al paragrafo 2.357, presenta le relazioni gay «come gravi depravazioni», dichiara che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» perché «precludono il dono della vita», decretando che «in nessun caso possono essere approvati».
    «Sta già accadendo a tanti cristiani in giro per l'Europa. Tony Miano, 49 anni, statunitense, ex vicesceriffo della contea di Los Angeles che oggi fa il predicatore di strada, è stato arrestato lo scorso 1° luglio a Wimbledon, in Inghilterra, perché commentava davanti a un centro commerciale il capitolo 4 della prima Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, quella che invita ad astenersi dall'impudicizia. Ho letto il verbale dell'interrogatorio: allucinante, sembra un resoconto tratto dagli Acta Martyrum. E per fortuna che il poveretto non aveva osato proclamare in pubblico la prima Lettera ai Corinti, quella in cui San Paolo dice che “né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno di Dio”».
    Come presidente dei Giuristi per la vita, passerà 6 anni in cella anche lei.
    «Se essere omofobo significa considerare l'omosessualità un peccato, ritenere che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti della Chiesa, allora mi autodenuncio: dichiaro pubblicamente e con orgoglio ai funzionari dell'Unar di essere un omofobo. Mandino nel mio studio gli agenti dell'Oscad ad arrestarmi. Li aspetto».
    "Mi denuncio: sono omofobo e pronto ad andare in galera" - IlGiornale.it


  3. #93
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Eliminare ovunque le croci, ecco la nuova parola d’ordine in USA
    di Mauro Faverzani
    Negli Stati Uniti, ormai, la caccia ai cristiani è aperta. Senza quartiere, senza regole, sistematica e permanente. È feroce, ideologica, diabolica. Non lascia respiro, né scampo. Come ha denunciato lo scorso 14 marzo il sito Voice of the Persecuted: attivisti dell’American Humanist Association hanno addirittura sporto denuncia contro la Bladensburg Peace Cross, una croce eretta quasi un secolo fa, nel 1925, senza che mai alcuno avesse trovato alcunché da eccepire in merito. Commemora anzi il sacrificio di 49 soldati originari della contea di Prince George, nel Maryland, caduti durante la prima guerra mondiale. Un segno di grande patriottismo, evidentemente sgradito, però, agli umanisti…
    Sulla costa degli Usa esattamente opposta, a Lake Elsinore, in California, è la stessa organizzazione ad aver mostrato il proprio volto più crudele. Senza cuore e senza pietà, hanno costretto una madre a togliere la croce posta ai margini della strada, nel punto ove suo figlio aveva perso la vita a causa di un incidente. Ed ancora a Lake Elsinore un giudice ha impedito l’erezione di un monumento, che avrebbe dovuto raffigurare un soldato in ginocchio davanti alla tomba di uno dei commilitoni caduto in combattimento. Sconcertante la causa del veto: il fatto cioè che la tomba fosse indicata, com’è ovvio, da una croce.
    Insomma, la croce disturba, abbatterla ovunque è diventato il nuovo obiettivo, anzi l’imperativo del secolarismo organizzato. Ma chi indica la sigla AHA, American Humanist Association? Si tratta di un’organizzazione fondata ufficialmente per promuovere i «valori progressisti» ed «atei». Si proclama indifferente a qualsiasi discorso di fede, ma di fatto svolge un’azione di radicale contrasto alla presenza religiosa in genere ed al Cristianesimo in particolare, che vorrebbe estromettere dalla società e dalle scuole, anche privando quelle religiose dei fondi pubblici. Paladini dello scientismo e del darwinismo più spinti, i suoi attivisti contrastano il ruolo pubblico della Chiesa, che sognano rinchiusa nelle sagrestie, promuovono l’aborto (definendo «estremisti religiosi» quanti vi si oppongano), contrastano l’obiezione di coscienza, sostengono l’indottrinamento sessista nelle aule, cercando d’impedire qualsiasi riferimento all'autocontrollo.
    Vagheggiano un «governo laico», possibilmente universale: la loro, infatti, non rappresenta un’azione isolata, tutt’altro. Sono presenti in oltre 40 Paesi del mondo attraverso l’Internazionale Umanista e l’Ethical Union. Il patrimonio della Fondazione Umanista ammonta ad oltre 3 milioni di dollari (ma puntano a raggiungere presto quota 5 attraverso lasciti, eredità, finanziamenti, raccolte-fondi), editano riviste e libri, gestiscono media, promuovono convegni e campagne di sensibilizzazione.
    Il nuovo fronte di scontro è dato dalla riforma sanitaria del Presidente Obama, plaudita, oltre che dagli umanisti, anche dalle meretrici del Nevada, ma bocciata dal buon senso e dalla Chiesa. Non tanto per il fatto di comportare il taglio di 2 milioni e mezzo di posti di lavoro nel giro di dieci anni, né per il fatto di provocare un aumento indiscriminato delle tasse (pari a mille miliardi di dollari), quanto per le sue conseguenze etiche: la riforma obbliga ospedali, università cattoliche ed imprese del terzo settore a dare ai propri dipendenti una copertura assicurativa anche per contraccettivi e farmaci abortivi. Ma rappresenta anche un grave attentato alla libertà religiosa, al punto da spingere la diocesi di Cheyenne, con diverse scuole e charities, a far causa allo Stato Federale. Proprio per questo gli attivisti dell’AHA ne hanno fatto un cavallo di battaglia. Fatti di fronte ai quali anche l’osservatore più sprovveduto ed ingenuo non potrebbe non cogliere i segni di un progetto cristianofobico, concertato a livello internazionale.
    Eliminare ovunque le croci, ecco la nuova parola d?ordine in USA ? di Mauro Faverzani | Riscossa Cristiana

    Ciellini spagnoli aggrediti in università per volantino sull’aborto. «Vi rompiamo la testa»
    Femministe radicali e membri dei collettivi antisistema di Madrid hanno aggredito alcuni aderenti del movimento ecclesiale, “colpevoli” di distribuire un manifesto
    Rodolfo Casadei
    Femministe radicali e membri dei collettivi antisistema di Madrid hanno aggredito ieri, presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università Complutense, un gruppo di universitari del movimento ecclesiale Comunione e Liberazione (Clu) che stavano distribuendo un volantino sulla questione dell’aborto e del progetto di legge del ministro Ruiz-Gallardón in materia, restrittivo rispetto alla legge del 2010 voluta dall’allora governo Zapatero, che ha fatto dell’aborto un vero e proprio diritto. Il volantino presentava un manifesto – un testo articolato di 6.300 battute -, recante il titolo “Es bueno que tú existas” (“È una cosa buona che tu esista”). Il contenuto precisa che «noi cristiani non dobbiamo imporre nulla alla società», ma anche che «non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana», e che «il progetto di legge del ministro Ruiz-Gallardón deve essere accolto come un importante passo avanti, perché sopprime l’aborto come diritto e torna a mettere tutti i fattori sul tavolo, parlando del non nato (proteggendolo in conformità a quanto stabilito dalla sentenza del Tribunale Costituzionale) e della donna incinta, e affrontando il problema, come minimo, in chiave di conflitto di interessi».
    COSA DICE IL VOLANTINO. Nella prima parte, il manifesto afferma che «quel che una donna desidera di più, il suo primo “diritto”, non è “liberarsi” di una vita che la infastidisce, ma amare ed essere amata, in modo tale che possa accogliere con lo stesso amore il fatto imponente di una nuova vita che cresce nel suo seno. Quanto più si sottolinea astrattamente il diritto della donna a decidere sul suo corpo, tanto più la si abbandona a una solitudine contraria alla sua stessa natura. La nostra esperienza ci dice che siamo liberi quando amiamo e siamo amati, cioè quando abbiamo bisogno e dipendiamo dall’affetto di un altro».
    Nella parte finale si legge che «per recuperare fiducia nella vita, e per tanto la capacità di accoglierla e rispettarla dal primo istante in cui sorge, abbiamo bisogno di incontrare un amore incondizionato, l’amore di qualcuno che abbracci la nostra vita con tutte le sue domande e difficoltà. Come fece Gesù di Nazareth, che seppe accompagnare la solitudine di una madre vedova e restituirle il suo figlio morto con queste parole: “Donna, non piangere”».
    «VI ROMPIAMO LA TESTA». Le femministe e gli estremisti, dopo aver apostrofato di fascisti gli studenti del Clu e avere minacciato di «rompergli la testa», se non avessero desistito dal volantinaggio, sono passati alle vie di fatto. Una femminista ha preso a strattonare una ragazza che distribuiva i volantini ed è riuscita infine a gettarglieli a terra. Subito dopo la stessa cosa è accaduta agli altri universitari del gruppo. A quel punto i ragazzi del Clu hanno raccolto i volantini sparsi al suolo e se ne sono andati, non prima però di distribuirne ancora qualcuno ad alcuni studenti abortisti che ne facevano richiesta per dimostrare la loro solidarietà con gli aggrediti sulla base del principio della libertà di espressione. Libertà che ieri all’Università Complutense di Madrid è stata platealmente calpestata.
    Ciellini spagnoli aggrediti per volantino sull'aborto | Tempi.it

    Parigi. Profanazione della Basilica del Sacro Cuore di Montmartre. «Fuoco alle cappelle»
    Redazione
    «Fuoco alle cappelle», «né Dio né Stato», «abbasso ogni autorità» sono alcuni degli slogan che si possono leggere.
    Il sito printempsfrancais ha rilanciato con un tweet una fotografia che mostra le scritte dal sapore anarchico con cui alcuni vandali hanno imbrattato il portone della Basilica del Sacro Cuore di Montmartre a Parigi. «Fuoco alle cappelle», «né Dio né Stato», «abbasso ogni autorità» sono alcuni degli slogan che si possono leggere. Il fatto non ha finora trovato troppa eco, tanto che il sito francese – polemicamente – chiede «una parola dalle autorità. O sono troppo preoccupate di mantenere il loro posto?».
    http://cdn.tempi.it/wp-content/uploa...fanzazione.png

    Trovare libri di ideologia gender alle Paoline
    di Donata Fontana
    Metti che un sabato pomeriggio, in cerca di un pensierino per un’amica, si entri nel punto vendita di una nota casa editrice cattolica, in centro città. E metti anche il caso che, curiosando tra gli scaffali, tra le encicliche dei Papi e le poesie di Don Tonino Bello, si trovino anche libri come questi due: “Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere – di N. Muscialini” e “Dei che genere sei? Prevenire il bullismo sessista e omotransfobico – di B. Gusmano e T. Mangarella”.
    E’ successo eccome: due libri per l’educazione alla gender-ideology dei ragazzi della scuola primaria e media, in vendita presso la Libreria “Edizioni San Paolo” di Verona, proposti ai genitori, agli educatori e agli insegnanti palesemente contro l’insegnamento del Magistero della Chiesa. Quando ci si è recati alla cassa per comprarli – al solo pietoso scopo di toglierli immediatamente dalla vista di chiunque altro potesse “cascarci” – è venuto spontaneo chiedere alla religiosa addetta ai pagamenti cosa ci facessero titoli come quelli in una libreria cattolica. La risposta: “Non possiamo leggere tutti i libri che vendiamo. Ci fidiamo della casa editrice!”.
    In realtà, di fronte a titoli come questi due, non serve di certo leggere l’intero volume, ma forse neanche sfogliarlo appena, per rendersi conto di quale progetto di indottrinamento facciano parte; sono l’ennesima conferma che la macchina (dis)educativa dell’intellighenzia gay è ben oliata e sforna a spron battuto prodotti, progetti e iniziative per irretire le giovani generazioni. Con lo scopo della non discriminazione, ecco discriminato il diritto dei genitori all’educazione dei propri bambini e adolescenti in tema di primi approcci ai sentimenti e alla sessualità. Con l’obiettivo di educare al rispetto, ecco non rispettata la verità della natura umana e il ruolo educativo primario della famiglia. E che ad aiutare la diffusione di tutto ciò sia – forse anche in buona fede – una libreria cattolica è ancor più abominevole.
    Per comprendere l’impostazione partigiana di questi due volumetti basta guardarne la copertina e le note biografiche riportate sugli autori. Beatrice Gusmano – ad esempio - è una sociologa che si occupa di educazione al genere nei contesti scolastici e di “micropolitiche dell’intimità” (dicitura nuova e misteriosa sulla quale non vogliamo nemmeno indagare, per paura di cosa potrebbe saltaner fuori) ma si qualifica soprattutto grande attivista per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQI. Al lettore attento non sarà sfuggito che la vecchia sigla LGBT si è allungata e, infatti, il libricino spiega bene che – oltre alle oramai classiche categorie Lesbiche-Gay- Bisessuali-Transessuali – il movimento del genderismo si è arricchito, per così dire, di nuove sfumature, accogliendo anche gli Intersessuali (coloro che presentano caratteri biologici appartenenti sia al sesso femminile che a quello maschile) e i Queer (indicante tutte le sfaccettature dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale restanti).
    Ma i libelli in questione – così agili, colorati e accattivanti, proprio a misura di ragazzo – riservano ben altre sorprese: specifico sul tema è il capitoletto de “Di pari passo” sui “Gusti sentimentali”, neanche si stesse parlando di palline del gelato. Si spiega fin troppo dettagliatamente che una cosa è il sesso biologico, cioè l’essere maschio o femmina, ben altra è il genere, vale a dire il sentirsi maschio o femmina, e una terza ancora è l’orientamento sessuale, cioè il desiderare un maschio o una femmina. Per chiarire tutto ci sono persino schede riassuntive sulla permeante differenza tra etero-omo-bisessuale e quiz, per testare la comprensione dei ragazzi a seguito della lettura di un articolo riportante le dichiarazioni di coming-out di Tiziano Ferro.
    Se si passa, invece, a sfogliare “Di che genere sei?” ci si ritrova a ridere, per non piangere. Si tratta di schede pratiche in aiuto al docente per la trattazione di temi legati all’amore, all’attrazione fisica e alla sessualità per combattere gli stereotipi moderni sui differenti orientamenti sessuali. Gli autori non si fanno mancare niente. Da domande faziose come “Chi ci può dire chi si deve amare?” alle citazioni di personaggi famosi, delle quali due meritano di essere riportate per la spietata furbizia che rivelano nell’essere state selezionate: “Il giusto fondamento di un matrimonio è l’incomprensione reciproca – Oscar Wilde” giusto per banalizzare ancor più la scelta, ormai retrò, di sposarsi, e “Ciò che era vero ieri, oggi non lo è più – Piero Angela” per non correre il rischio di credere che ci siano degli assoluti imprescindibili, ad esempio, riguardo all’amore e alla famiglia. Ma si trovano anche un “Cruciverba LGBT”, per testare la conoscenza delle definizioni di termini come queer, transgender e outing e un gossip-quiz, per riflettere sull’identità sessuale dichiarata da grandi della musica e dello spettacolo come Mick Jagger o Scarlett Johansson.
    Entrambi i libri sono, in definitiva, tenaci e metodici nell’intento di imporre come naturale e accettabile qualsiasi teoria sulla sessualità umana, scrupolosissimi nel non tralasciare nulla nella proposta di una ben precisa ideologia agli insegnanti e, per via indiretta, anche ai bambini e agli adolescenti, profetando come la questione del gender sia la chiave per la risoluzione di ogni problema sociale.
    Trovare libri di ideologia gender alle Paoline

    Piacenza invita gli studenti alla delazione? Ecco il questionario per individuare gli omofobi a scuola
    Qualcuno a scuola usa le parole “finocchi” o “froci”? La giunta di Piacenza invita gli studenti a individuare l’omofobo. Intervista a Giovanni Botti, consigliere Ncd che ha sollevato il caso
    Francesco Amicone
    «Nella tua scuola quante volte senti parole per indicare gli omosessuali come “finocchio, frocio, lesbicona, etc”? Da chi le hai sentite pronunciare?». Sono due delle domande di un questionario sull’omosessualità che sarà distribuito nei prossimi giorni in tutti i licei di Piacenza. L’operazione, sponsorizzata dalla giunta di centrosinistra, segue le direttive dell’associazione gay Ready. Gli studenti dovranno compilarlo in forma anonima per poi consegnarlo agli insegnanti. In seguito le scuole invieranno le risposte al Comune. La decisione dell’amministrazione comunale piacentina ha provocato le proteste dell’opposizione, in particolare dei cattolici. A sollevare il caso in aula è stato lunedì Giovanni Botti, consigliere comunale di Ncd. A tempi.it, Botti si dice «preoccupato dalla faziosità e dalla dubbia valenza educativa del questionario, ma soprattutto dal metodo strumentalizzante con cui il Comune di Piacenza è arrivato a sottoporre il questionario agli studenti dei licei cittadini».
    Le domande del questionario sembrano più un invito alla delazione che materia di studio sul fenomeno del bullismo a stampo omofobico. Il questionario è stato avanzato anche dall’Agedo. Si tratta di domande provocatorie che in teoria dovrebbero promuovere una discussione. Di fatto sembrano mirare a tutt’altro.
    Il problema non è soltanto il contenuto delle domande. Il problema è che a queste domande provocatorie dovrebbero provocare un secondo passo immediato: il dialogo sulla base delle risposte date. Cioè, dovrebbero essere lo step iniziale per discutere di omossessualità nelle classi, non per fare uno studio sull’omofobia. Il Comune di Piacenza ne ha fatto un uso diverso: ha preso il questionario e lo ha divulgato nelle scuole senza seguire alcun metodo. Una strumentalizzazione politica che non ha nulla a che vedere con l’educazione.
    La buona politica è guardare l’essere umano nella sua interezza, non spezzettarlo a seconda delle proprie convenienze, facendo a pezzi l’educazione. Non rientra nelle competenze del Comune stabilire cosa bisogna imparare a scuola e come discutere di un tema che merita approfondimento culturale, scientifico e sociologico. Facendo così non fa che strumentalizzare una questione alla moda. Se si vuole seriamente avere un approccio educativo con i ragazzi, bisognerebbe parlarne prima con i dirigenti e con i genitori. La politica del Comune sembra quella di considerare la scuola un contenitore vuoto da riempire con temi alla moda. Senza alcun interesse alla crescita dei ragazzi.
    Omofobia. Piacenza invita studenti alla delazione? | Tempi.it

    San Patrizio: patrono degli irlandesi e degli omofobi
    di Riccardo Facchini
    Ieri era San Patrizio e non pochi miei amici hanno pensato bene di sfruttare l'occasione per scolarsi un paio di birre in più del solito gironzolando per gli Irish pub della capitale. Un milione circa di neworkesi ha invece celebrato l'evento come la tradizione vuole: sfilando rigorosamente in verde – Pontida? Please... – e colorando festosamente le strade della Grande Mela.
    Chi mai avrebbe potuto guastare la festa a chi, di origine irlandese e non, aveva deciso di occupare pacificamente degli spazi pubblici per una parata ispirata a una festività religiosa, intenzionato unicamente a gozzovigliare e a scolarsi fiumi di birra? Gli Alcolisti Anonimi? Un qualche fronte proibizionista? Un comitato di quartiere? No: ovviamente le lobby gay.
    Gli organizzatori della parata avevano infatti da tempo proibito di esibire striscioni, simboli o slogan esplicitamente ricollegabili ad associazioni gay. Il prevedibile risultato è stato quello di concentrare su di sé la potenza di fuoco di soliti gruppetti che, giocandosi il jolly, hanno subito gridato all'emergenza omofobia. Lo starnazzare degli omosessuali di professione – con in prima fila gli "Irish Queers" – ha attirato un codazzo di tutto rispetto, composto dal sindaco di Boston, dal neo sindaco di New York De Blasio nonché da due main sponsor della parata: la Heineken e l'irlandesissima Guinness, che hanno infatti deciso di non presenziare in maniera ufficiale all'evento.
    Ora, che De Blasio – uno che riesce a far sembrare un bieco conservatore l'ex sindaco di Londra Ken Livingstone (quello talmente ecologista da non tirare lo sciacquone) – abbia disertato era perfettamente prevedibile, viste le sue notorie posizioni progressiste. Ciò che sorprende – ma manco troppo – è ormai la prona subordinazione delle grandi multinazionali alle parole d'ordine dettate da lobbies forse ancora più potenti di quelle di cui fanno anch'esse parte. Tra un notevole ritorno di immagine dato dalla sponsorizzazione di un grande evento e l'amicizia del mondo arcobaleno, a quanto pare hanno infatti preferito quest'ultima.
    Concludo con un paio di dediche, che oggi mi sento buono. La prima è per le anime belle di casa nostra, quelle che "vabbè queste sono esagerazioni, da noi non si arriverà mai a tanto", ricordandogli che città come New York sono da decenni le incubatrici di avanguardie ideologiche che, lentamente, hanno fatto e faranno breccia anche nella "bigotta" Italia. La seconda va a mr. Federico Rampini, corrispondente per Repubblica da NY, che – nel suo pezzo – ha definito la Guinness birra "rossa". Spero vivamente per Rampini che sia stato un errore di distrazione: va bene omosessualisti, ma pure astemi...
    San Patrizio: patrono degli irlandesi e degli omofobi ~ CampariedeMaistre

    Gogna e Arena
    di Andrea Zambrano
    Gogna e Arena. Il sangue almeno è stato risparmiato domenica su Rai 1, ma tutto il resto invece è scorso abbondantemente. A cominciare dalla messa in stato d'accusa del parlamentare Ncd Carlo Giovanardi, vittima sacrificale della trasmissione che domenica pomeriggio aveva come tematica clou la presenza di Luxuria al liceo Muratori di Modena. Lui, il Vladimiro più famoso d'Italia, era presente all'Arena su Rai 1, ospite di Massimo Giletti, e non poteva essere altrimenti, dato che era assiso al centro della scena attorniato da diversi commentatori, da Luisella Costamagna a Daniela Santanché e Klaus Davi, da Simona Bonafè (Pd) a Irene Tinagli (Scelta civica).
    A fare da guastafeste il senatore modenese, che nei giorni scorsi si è battuto per inserire all'interno del dibattito scolastico la presenza di un relatore che rappresentasse anche un punto di vista diverso da quello espresso da Luxuria e dal presidente Arcigay. Dalla tv di Stato ci si aspetta sempre un'equidistanza di posizioni in grado da tutelare tutti. Invece, vuoi la scelta degli ospiti, vuoi la tematica, che è quanto di più politicamente corretto possa esserci sulla piazza oggi, Giovanardi ha fatto la parte del brutto, dello sporco e anche del cattivo. Con buona pace del dibattito che si è svolto a senso unico e con un unico scopo recondito: demolire la presenza dei cattolici. Provare a vedere per credere.
    Salvate il soldato Giovanardi, verrebbe da dire dopo aver visto il poco “democratico” show che ha certificato come la censura di Stato sia già in atto in applicazione delle linee guida dell'Unaar. Luxuria è a suo agio: dice che «l'incontro è saltato perché ci sono stati 30 genitori che hanno fatto fuoco e fiamme su un giornale locale». Una palese falsità che Giletti non si è minimamente preoccupato di verificare dato che i genitori erano oltre 50 e il fuoco e fiamme a cui allude il transgender è semplicemente una lettera in cui richiedevano un adeguato contraddittorio. Nella fiera delle falsità c'è anche il fatto che l'incontro sia saltato. Non è vero e i lettori della Bussola lo sanno. È stato soltanto posticipato di un mese per permettere ai genitori di trovare due relatori che offrissero un'altra visuale sul tema transessualità. Ma ormai il titolo della puntata era “Luxuria censurata”, quindi tutti gli interventi dei commentatori, giornalisti e politici annoiati alla domenica pomeriggio presenti per dovere di firma alla causa, si sono adeguati.
    Significativo anche come Giletti abbia liquidato il rifiuto dei genitori a partecipare in studio. “Incomprensibile”. Peccato che non abbia parlato del sacrosanto diritto che i genitori hanno di tutelare la privacy dei loro figli, i quali, va detto per dovere di cronaca, nei giorni caldi sono stati anche minacciati dai coetanei pasdaran, che avevano promosso l'incontro.
    Dopo le interviste a senso unico fatte a scuola, dove uno studente è persino arrivato a dire che erano contrari 4 genitori, Luxuria ha ricevuto il suo primo applauso a scena aperta quando ha detto che «avevano paura che i figli potessero essere influenzati irrimediabilmente. Ma la transessualità non si trasmette per via aerea, mentre ciò che si può trasmettere è l'educazione al rispetto». Applausi scroscianti. In questa storia, di rispetto, soprattutto dei giovani, sembra essercene stato poco.
    Così Giovanardi, in collegamento da Bologna, ha ribadito come l'assemblea sia stata confermata dopo che l'Istituto ha accettato la presenza di un relatore che facesse da contraltare al transgender e al presidente dell'Arcigay. Niente da fare. Il fuoco incrociato contro Giovanardi è stato immediato. Klaus Davi è stato patriottico: «Giovanardi, con tutti i problemi che ha l'Italia, questa è una polemica nata sul nulla».
    Il senatore Ncd ha denunciato di voler combattere la censura perché con la presenza a senso unico di Luxuria si voleva impedire un contraddittorio. «È Luxuria che vuole la censura – ha tuonato – spalleggiato dal Pd che voleva trasformare l'assemblea in un direttivo di partito». A quel punto Luxuria ha fatto notare che in democrazia bisogna rispettare le decisioni «anche per un solo voto di scarto». «Una bella manifestazione di dittatura della maggioranza», ha ribattuto il parlamentare.
    Il transgender capisce che con la dialettica stava soccombendo, così ha sfoderato l'arma del consenso: «Lei Giovanardi è un omofobo di mestiere», ha ribattuto più volte mentre un ascoltatore, timidamente, faceva presente che i genitori hanno esercitato il loro ruolo. Ambigua Daniela Santanché la quale ha detto che «da madre non delego alla scuola l'educazione, ma l'istruzione, quindi bisogna avere un approccio laico perché i ragazzi si formino un'opinione. Il mondo di Giovanardi non esiste più». La deputata di Forza Italia però si è dimenticata di dire che cosa avrebbe fatto quando una scuola, come è successo a Modena, rompendo il patto di alleanza educativa con i genitori, si mette ad educare a senso unico.
    Irene Tinagli di Scelta Civica pilatescamente, come è nel dna della creatura politica fondata da Mario Monti sentenzia: «I ragazzi devono farsi un'opinione» mentre la Bonafè tocca l'apice dell'applauso facile quando si chiede a che cosa serva il contraddittorio: «Se parlo di olocausto devo chiamare per forza un nazista?». A chiudere il quadro dei supporter di Luxuria ci ha pensato la giornalista Luisella Costamagna che ha ribadito come la scuola pubblica sia laica e non cattolica. In realtà anche la scuola non statale è pubblica, ma queste informazioni ai soloni della domenica annoiata non arrivano. Ecco il cuore del problema, che Luxuria non si è nemmeno sporcato le mani a sollevare: censurare le opinioni non conformi e impedire ai cattolici di parlare nell'arena pubblica. Un rischio che Giovanardi, indignato per il paragone con il nazismo, ha subito denunciato rivendicando di essere stato l'unico a difendere il pluralismo. In effetti paragonare un cattolico non allineato ad un nazista potrebbe essere solo l'ultima frontiera della gender strategy. Monitoriamo questa deriva, potrà presto diventare realtà.
    Giovanardi viene così liquidato da Giletti con l'invito a “rispettare le minoranze”. Ma che succede se le minoranze ormai sono i cattolici? Silenzio. Il resto, estromesso dall'Arena pubblica il nemico numero uno, è stato un monologo a senso unico di Luxuria, che gli ospiti hanno ascoltato in religioso silenzio: «Avrei voluto dire a quella scuola di quando la maestra mi bacchettò le mani perché mi piacevano i bambini», ha detto lui commuovendo gli astanti e utilizzando un pathos, che neanche un capitolo finale di libro Cuore sarebbe in grado, di raccontare”.
    Resta solo una domanda: perché quel “avrei voluto dire?”. Forse perché all'incontro di aprile con i controrelatori presenti, Luxuria non si presenterà? Il giorno dopo Giovanardi – al telefono con la NbQ - è amareggiato per il trattamento riservato.
    «I genitori in questa vicenda sono stati minacciati, mentre la tv di Stato si permette di paragonare i cattolici ai nazisti. Una trasmissione così faziosa non l'avevo mai vista. C'è sempre una prima volta». Nel frattempo i genitori di Modena hanno ottenuto una sponda anche nel consiglio dei genitori dell'altro liceo classico di Modena, il San Carlo. In una lettera ai giornali Andrea Mazzi, Giuliano Ferrari, Mariangela Grosoli e Ludovica Levoni hanno detto che «è grave se un gruppo di genitori che interviene nell'attività scolastica, venga tacciato di "invasività", quasi che questi si occupassero di una questione che non li riguarda, al di fuori delle proprie competenze». «Proprio perché la scuola è una realtà educativa, che ha il compito di favorire negli studenti la creazione di uno spirito critico, è importante che quando si affronta qualunque tematica, ci sia un confronto a più voci, di pari competenza e autorevolezza, in modo da favorire la ricerca e l'analisi critica dei luoghi comuni e delle visioni stereotipate. Solo in tal modo l'assemblea si traduce in una crescita dello spirito critico degli studenti posti così in grado di valutare ed orientarsi in una pluralità di scelte di vita e di opinioni», hanno detto.
    Gogna e Arena

    Quando Obama diceva: «senza gay la Russia perderà i Giochi»
    Per mesi ci hanno martellato con il catastrofismo Lgbt di chissà quali retate anti-gay durante i Giochi olimpici, Gian Antonio Stella ha parlato con la sua solita foga da intellettuale mancato addirittura di gulag sovietico, mancando di rispetto a chi davvero ha vissuto la dittatura stalinista. Invece l’unico episodio dubbio accaduto è stato il fermo del transessuale Vladimiro Guadagno, recatosi in Russia per puro spirito di provocazione, il quale ha affermato di essere stato arrestato dalle autorità russe mentre sventolava una originalissima bandiera arcobaleno con scritto “Gay is ok”, ma il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) ha puntualmente smentito qualsiasi fermo di un cittadino italiano, tanto meno mascherato da donna.
    Il tam tam mediatico anti-Russia è stato avviato nientemeno che dal presidente americano Barack Obama, che ha deciso di disertare l’inaugurazione dei Giochi. E nessuno pare averne sentito la mancanza, anche perché la rivista “Fortune” lo ha buttato fuori dai primi 50 leader più influenti al mondo. Divertente ricordare che Obama, vincitore di un imbarazzante premio Nobel per la Pace e proprio oggi criticato dal cardinale americano Raymond Burke per la sua crescente ostilità verso la cristianità e la libertà religiosa, nell’agosto 2013 ha addirittura affermato: «se la Russia non avrà atleti gay o lesbiche, il suo team sarà più debole».
    E' curioso a posteriori osservare che la Russia (senza gay) è uscita dalle Olimpiadi con ben 33 medaglie vinte, mentre gli USA ne hanno vinte 28, dietro a Norvegia e Canada. E meno male che il team russo avrebbe dovuto essere più debole!
    Obama esce sconfitto dalla sciocca battaglia ideologica che ha voluto iniziare contro la Russia, ed è curioso che uno dei principali collaboratori de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Politi, abbia scelto di elogiare Vladimir Putin affermando che «sarebbe comprensibile metterlo in una hit parade di politici realisti, che difendono gli interessi del proprio Paese e – come è accaduto in Siria – cercano di contemperare i propri interessi geopolitici con l’auspicabile cancellazione di opzioni guerresche», mentre al presidente americano ha preferito ricordare che «sul piano operativo non è riuscito diventare un creatore di pace effettivo».
    Quando Obama diceva: «senza gay la Russia perderà i Giochi» | UCCR








  4. #94
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Bisessuale, cresciuto con due lesbiche, 40 anni nel mondo Lgbt: «No al matrimonio omosessuale»
    La testimonianza di Robert Lopez: «Sono solo un ragazzo che ha dovuto ripulire il casino lasciato dalla rivoluzione sessuale. La comunità gay produce odio e recriminazione viziosa»
    Benedetta Frigerio
    «Dobbiamo frenare questa corsa»; «i bambini non possono diventare proprietà degli adulti»; «abbiamo sentito tante campane, ma mai quelle dei diretti interessati a cui non viene data voce». Sono le parole di Robert Oscar Lopez, professore presso la California State University, che lo scorso 12 marzo ha dato testimonianza davanti al Parlamento del Minnesota chiamato a legiferare sul matrimonio omosessuale. L’uomo, cresciuto dalla madre lesbica con la sua campagna, è intervenuto il mese scorso raccontando la sua esperienza sul Public Discourse, il giornale online del centro di ricerca The Witherspoon Institute dell’Università di Princeton.
    «MI MANCAVA UN GENITORE». Spiegando di essere bisessuale, il professore ha dichiarato: «I bambini sentono potentemente la mancanza di un padre o di una madre» e «provano una grande frustrazione, perché non sono in grado di fermare chi decide di privarli del padre o della madre».
    Cresciuto nella comunità Lgbt da quando aveva due anni, Lopez ha spiegato perché la sua voce non è bastata a frenare la legge sulle nozze gay in Minnesota: «Nel corso dell’ultimo anno sono stato di frequente in contatto con adulti cresciuti da genitori dello stesso sesso. Sono terrorizzati dall’idea di parlare pubblicamente dei loro sentimenti, così molti mi hanno chiesto (dato che io sono già uscito allo scoperto, per così dire) di dare voce alle loro preoccupazioni». Lopez, parlando della conflittualità che si vive tra l’attaccamento ai genitori e le ferite da questi provocate, ha aggiunto di voler parlare soprattutto per «conto di coloro che sono stati messi da parte dalla cosiddetta “ricerca sociale” sulla genitorialità omosessuale».
    Quelli che hanno contattato il professore si sono sentiti in dovere «di ribadire di amare i propri cari», ma poi «si sentono scollegati dagli aspetti legati al sesso delle persone intorno a loro, con una certa frequenza provano rabbia verso i loro “genitori” per averli privati del genitore biologico (o, in alcuni casi, di entrambi i genitori biologici), rimpiangono di non aver avuto un modello del sesso opposto, e provano vergogna o senso di colpa per il fatto di sentire un risentimento verso i propri genitori».
    Secondo il professore la legge sul matrimonio omosessuale è pericolosa: «Incoraggiare le coppie dello stesso sesso a pensare che la loro unione non sia distinguibile dal matrimonio» è dire «una menzogna, e tutto ciò che si fonda sulla menzogna ci si ritorcerà contro».
    L’AMORE SURROGATO. «Dopo aver trascorso quarant’anni dentro nella comunità gay – ha proseguito -, ho visto come questa realtà produca odio e recriminazione viziosa». Le coppie dello stesso sesso, infatti, spesso parlerebbero male di quelle eterosessuali per giustificare le adozioni. «Ma – ha continuato il professore – io sono qui per dire di no: avere una mamma e un papà è un valore prezioso in sé, non qualcosa che può essere ignorato, anche se una coppia gay ha un sacco di soldi, anche se può iscrivere un ragazzino alle migliori scuole».
    Sarebbe poi «inquietante e classista la posizione dei gay che pensano di poter amare senza riserve i loro figli dopo aver trattato la madre surrogata come un incubatore, o delle lesbiche che credono di amare i propri figli incondizionatamente dopo aver trattato il loro padre-donatore di sperma come un tubetto di dentifricio».
    Lopez ha denunciato le autorità che, anziché proteggere il diritto degli orfani ad avere una madre e un padre, si preoccupano di rispondere alla domanda del mercato degli omosessuali che vogliono figli: «Qualunque sia il trauma causato ai bambini dall’essere orfani non dovrebbe essere aggravato dallo stress di essere adottati da una coppia dello stesso sesso». Per il professore neppure il genitore biologico divorziato avrebbe il diritto di allevare il proprio figlio con una persona dello stesso sesso lasciando da parte il genitore biologico: «I bambini di solito vogliono che la loro mamma e il papà smettano di litigare, mettano da parte le loro differenze, e stiano insieme, anche se uno di loro è gay».
    I FIGLI “OMOFOBI”. Lopez ha citato anche la fecondazione, il divorzio, il commercio delle adozioni, per dire che «i bambini gettati nel bel mezzo di questi pericoli morali sono ben consapevoli della responsabilità dei loro genitori nel dare loro una vita stressante ed emotivamente complicata», mettendoli persino «nella non invidiabile posizione di essere chiamati “omofobi” se semplicemente soffrono per lo stress che i genitori hanno loro imposto».
    Sfortunatamente, però, il movimento Lgbt «ha deciso che la sua convalida da parte di altri richiede una ridefinizione del “matrimonio” inclusiva delle coppie dello stesso sesso. Così eccoci qui, bloccati a imporre una vita problematica ai bambini». Perché purtroppo, conclude Lopez, «suppongo di non contare. Non sono un medico, un giudice o un commentatore televisivo, solo un ragazzo che ha dovuto ripulire il casino lasciato dalla rivoluzione sessuale».
    Bisessuale cresciuto da lesbiche: No nozze gay | Tempi.it

    Più gender per tutti nella Torino di Fassino
    di Marco Respinti
    I comunisti di una volta non ci sono più; oggi, a furia di travestirsi, non sanno più nemmeno loro a quale genere appartengono. Tecnicamente, sono infatti bisessuali. Nei giorni pari amoreggiano con il rivendicazionismo LGBT, in quelli dispari cavano dalla naftalina l’abito grigio e la fascia tricolore.
    Ovvio poi che il pubblico pagante (almeno l’euro, o due, prescritto per accedere alle primarie) resti confuso. Prendete Piero Fassino, per esempio. Oggi si guadagna onestamente da vivere come sindaco di Torino e arrotonda come presidente dell’Anci. Per i balocchi dell’era Bersani e della new age Renzi, Fassino non ha mai avuto tempo; ha una grande città industriale del Nord da governare, lui. A un certo punto, però, Fassino si è accorto che, assieme alla grande Torino, da governare c’è pure il “logorio della vita moderna” torinese. C’è ancora qualcuno, insomma, che pare faccia figli anche a Torino, che poi questi figli viene il giorno che li deve mandare a scuola, e che quindi qualcosa a questi ragazzi la scuola di Stato dovrà pure insegnare. Colpo di genio dell’Assessorato alle Pari Opportunità, Tempi e Orari della Città (ma che razza di nome è?…) del Comune di Torino: imbottiamo maschietti e femminucce con l’ultimo grido del gender. Va di moda, piace nei salotti, si porta bene in centro, chi volete che si lamenti? E così, giù a caricare sul sito Internet dell’Assessorato il vangelo LGBT. Un dì però qualcuno si è svegliato e ha trovato l’invasor: si è incaprato a mille, ha protestato e così certe schedine educative pensate per le scuole sono sparite dal sito. Solo che così si è subito arrabbiata l’altra faccia della Luna votante a Torino, complice magari il colpo basso della concorrenza a sinistra, ovvero Sel del gaio Nichi Vendola che per il tesseramento 2014 non chiede più ai militanti d’indicare il sesso cui appartengono ma il genere: maschile, femminile o trans. E così adesso il vangelo LGBT sta lì, con sfondo pagina di un violetto inquietante, sul sito dell’Assessorato, alla voce di menù Servizio LGBT. Servizio. Come gli autobus e la metropolitana, i vespasiani e la scuola “pubblica”, gl’istituti di cura e la pensione. Pagato con le tasse dei cittadino come ogni servizio di Stato e ramificazioni.
    Il Servizio LGBT si articola in “Attività”, “Formazione”, “Reti”, “Pubblicazioni”, “Glossario”, “Progetto Ahead” (il livello d’inquietudine cresce…). C’è anche un pdf scaricabile chiamato “pieghevole” (visto l’argomento, eviterei). Fatevi un giro, così per divertirvi. Troverete il convegno I diritti delle persone migranti lesbiche, gay e transgender in materia di asilo ed immigrazione (sic), inquadrato nell’iniziativa “Biennale Democrazia” (sic); l’immancabile rassegna di film gay, il “Gruppo di Pilotaggio” (?!?) e il Comitato Torino Pride. Ma è nel “Glossario” che si annida la saggezza; alla voce «Omofobia interiorizzata», si legge la definizione: «forma di omofobia spesso non cosciente, risultato dell’educazione e dei valori trasmessi dalla società, di cui a volte sono vittima le stesse persone omosessuali».
    In attesa che venga istituito un corpo di Polizia ad hoc, ribattezzato magari “Gendermeria”, qualcuno che però ha sbroccato c’è. Si chiama Cesare Nosiglia e si guadagna onestamente da vivere come vescovo di Torino. Papale papale dice: «La lettura ideologica del “genere” è una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni». Sacrosanto. Il suo “capo, il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Fassino Episcopale Italiana, ha detto l’identico solo pochi giorni fa, il 24 marzo, quando, aprendo il Consiglio Permanente della CEI, ha stigmatizzato «tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”». Pare esattamente di sì, e a Torino è già cominciata.
    In questo caso un poco mi spiace di essere credente perché sembra che la vicenda sia roba da preti. Invece è in gioco la libertà di tutti. Viviamo in un regime, ci sparano addosso perché rivendichiamo il diritto a non essere d’accordo con un sopruso e, come sempre in questi casi, ci addebitano pure il costo della pallottola.
    Più gender per tutti nella Torino di Fassino | L'intraprendente

    Mozilla, l'ad costretto a dimettersi perché contrario alle nozze gay
    Brendan Eich si è dimesso dopo mesi di polemiche contro la sua scelta di sostenere un referendum per l'abolizione del matrimonio omosessuale
    Ivan Francese
    Contrario alle nozze gay, perde il posto di lavoro. È quello che è successo all'amministratore delegato di Mozilla, colosso informatico reso celebre in tutto il mondo per il browser Firefox, con cui molti di voi staranno probabilmente leggendo questo articolo. Brendan Eich, unanimemente riconosciuto come uno dei più geniali esperti del mondo dell'informatica, inventore di Javascript, è stato costretto alle dimissioni per le sue posizioni "non allineate" in maniera di unioni tra persone dello stesso sesso.
    "La nostra cultura organizzativa rispecchia la diversità e l'inclusione - ha spiegato giovedì il suo presidente Mitchell Baker - Noi siamo a favore dell'uguaglianza".
    Le motivazioni alla base di una decisione così radicale? La scelta di Eich di donare 1.000 dollari al comitato promotore del referendum per l'abolizione dei matrimoni tra omosessuali in California. Una donazione perfettamente legale, ma invisa a molti dipendenti di Mozilla, che hanno scatenato una vera e propria campagna mediatica di proteste contro l'ad. In una nota pubblicata sul sito dell'azienda, si legge come Mozilla "crede allo stesso modo nell'uguaglianza e nella libertà di parola": una frase che suona come una beffa per chi ha dovuto lasciare il proprio ruolo non per aver commesso un reato, ma solo per aver sostenuto le proprie idee.
    Mozilla, l'ad costretto a dimettersi perché contrario alle nozze gay - IlGiornale.it

    «A Mozilla crediamo nella libertà di parola». Ma epurano il genio del web perché crede nel matrimonio uomo-donna
    La colpa di Brendan Eich, nominato il 24 marzo amministratore delegato e costretto ieri a dimettersi, è di aver donato sei anni fa mille dollari alla campagna californiana “Proposition 8″ per il matrimonio tradizionale
    Redazione
    Chiamatelo “Guido Barilla d’America”, anzi peggio. Perché alla fine Brendan Eich è stato costretto a dimettersi. Nominato solo lo scorso 24 marzo amministratore delegato di Mozilla, la società che ha sviluppato il browser per internet Firefox, Eich ha già lasciato il suo posto.
    UNA PECCA NEL CURRICULUM. Non perché non fosse capace. Anzi. Eich ha un curriculum da favola: programmatore da 16 anni in seno all’azienda, ha contribuito alla creazione di Firefox ed è fra gli inventori del linguaggio javascript. Però c’è qualcosa che non va in lui: pensa che il matrimonio debba essere tra uomo e donna.
    Appena è stato nominato, le lobby Lgbt hanno condotto contro di lui una campagna feroce perché nel 2008, cioè sei anni fa, ha donato mille dollari alla campagna “Proposition 8” in favore del “sì” al referendum della California anti-matrimoni gay.
    DELITTO DI OPINIONE. Eich non ha mai parlato di questi temi e ha sempre detto di «lasciare le convinzioni personali fuori dalla porta quando entro al lavoro». Inoltre «non ho mai trattato nessuno in modo meno rispettoso per via dell’affinità a un certo gruppo o per la sua identità personale». Ma che Eich non sia omofobo o non abbia mai discriminato nessuno non basta. Il problema è quello che pensa. Ecco quindi che il sito di incontri OkCupid ha invitato i suoi utenti a boicottare Firefox.
    DIVENTA UN ATTIVISTA LGBT. E nonostante Eich sia stato costretto a scusarsi perché crede nel matrimonio tra uomo e donna e abbia promesso di incontrare i leader Lgbt americani e di lavorare con loro per rendere l’azienda ancora più inclusiva, i suoi dipendenti hanno pubblicato frasi su Facebook e Twitter dove affermano di «vergognarsi» di lavorare per Mozilla.
    Di più, Valleywag, sezione tecnologica del sito Gawker, riporta: «Smettila di dire che la donazione era solo una questione privata che non avrà effetti sul tuo lavoro di Ceo a Mozilla. Dì invece che qualunque logica ti abbia condotto a sostenere la Proposition 8 era sbagliata, scorretta, errata. E spingiti anche più in là. Spiega che sostieni il diritto a sposarsi con persone dello stesso sesso ovunque. Spiega che non sosterrai soltanto i gay negli Stati Uniti ma che combatterai per i diritti civili dei tuoi dipendenti che lavorano in società con visioni meno progressiste».
    LIBERTÀ DI PAROLA. Non basta insomma accettare tutti, non basta accettare la rieducazione, rinunciare alle proprie convinzioni e convertirsi a quelle degli altri: per fare il proprio lavoro ad alti livelli bisogna anche diventare degli attivisti Lgbt. Così ieri Eich si è dovuto dimettere e la presidente di Mozilla, Mitchell Baker, invece che scusarsi con lui, si è scusata così con gli utenti: «Mozilla crede nell’uguaglianza e nella libertà di parola». Ce ne siamo accorti.
    Mozilla: il Ceo Brendan Eich costretto a dimettersi | Tempi.it

    Il caso Mozilla spiega il progetto Scalfarotto
    di Riccardo Cascioli
    «Se oggi è questo il movimento per i diritti gay, allora io mi chiamo fuori». Che sia un famosissimo attivista gay come Andrew Sullivan ad avere un sussulto di coscienza di fronte alle forzate dimissioni dell’amministratore delegato di Mozilla, Brendan Eich, è consolante. Come racconta più dettagliatamente Massimo Introvigne nell’articolo a fianco, Eich è “colpevole” di aver versato nel 2008 mille dollari per la campagna referendaria a favore di una legge in California che sancisse l’unicità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Una volta nominato ai vertici dell’azienda, i gruppi Lgbt si sono scatenati: Eich ha dichiarato di non avere alcuna preclusione nei confronti dei gay e di garantire la continuità di un ambiente lavorativo inclusivo, ma non ha voluto rinnegare le sue convinzioni personali. Non ha fatto perciò come Guido Barilla in Italia o Dan Cathy in America, non ha accettato il ricatto, e piuttosto che aver problemi nel guardarsi allo specchio ha preferito dimettersi, sapendo che nel mondo dell’informatica per lui – anche se uno degli innovatori più brillanti - ora tutte le porte sono chiuse.
    Dunque, il fondamentalismo del movimento Lgbt arrivato ormai a livelli inconcepibili, comincia a far riflettere anche qualcuno in quel mondo lì, ma non c’è da farsi troppe illusioni. Basta guardare il tenore del dibattito che negli Stati Uniti si è innescato sul caso. Sullivan, per quanto autorevole, è una voce isolata perché sono invece numerosi gli opinionisti scesi in campo per giustificare la decisione dei vertici di Mozilla: si invoca ad esempio la libertà di associazione – come se un’azienda fosse un club esclusivo – per cui chi è a capo può scegliere tranquillamente le regole e chi può esservi ammesso; oppure si nega che in discussione ci sia la libertà di parola, perché questa riguarderebbe solo i rappresentanti dello Stato. Ma la cosa più significativa è l’aperta teorizzazione che una persona contro il matrimonio gay non possa essere un buon dirigente d’azienda, ovvero che le convinzioni personali siano più pericolose di quelle politiche. Nessuno infatti si sognerebbe di licenziare un elettore repubblicano o democratico per queste sue opinioni, ma le convinzioni personali sono pericolose, si dice: chi, ad esempio, potrebbe sentirsi al riparo da discriminazioni se il suo capo fosse un convinto assertore della superiorità della razza bianca? Da chi è contrario al matrimonio gay, insomma, c’è da aspettarsi qualsiasi tipo di nefandezza sul luogo di lavoro.
    Si notino due aspetti in questo ragionare, che sono utili anche per capire cosa sta avvenendo – e soprattutto cosa avverrà – in Italia con l’approvazione della legge sull’omofobia: negli Usa ormai in tutto il dibattito sul tema non si fa minimamente accenno al dilagare di violenze – vere o presunte – nei confronti delle persone con tendenze omosessuali, perché in realtà questa non è mai stato il problema; è solo stato un argomento propagandistico per introdurre le prime misure anti-omofobia. Ciò è vero anche per l’Italia, dove lo stesso governo è riuscito a fornire solo dati che dimostrano che non esiste alcuna emergenza omofobia. Inculcare l’idea che ci sia un dilagare di violenze anti-gay serve perciò come introduzione al passo successivo: i matrimoni gay.
    E qui c’è la seconda questione che il caso Eich fa emergere: l’obiettivo finale non sono neanche i matrimoni e le adozioni; il costante parallelo con il razzismo (lo ha fatto anche il presidente Obama) mira a far passare l’omosessualità come un fatto naturale (e non è un caso che il disegno di legge Scalfarotto punti proprio all’equiparazione tra razza e orientamento sessuale). Dio non avrebbe fatto soltanto “maschio e femmina”, ma anche altri orientamenti sessuali, tutto sarebbe nella nostra natura. Così come per la pelle ci sono bianchi, neri e diverse altre sfumature, così per le tendenze sessuali ci sono tante possibilità. Quando si parla di “rivoluzione antropologica” è esattamente di questo che si parla, è il sovvertimento della Creazione così come ordinata da Dio.
    Ma siccome questo contrasta palesemente con l’evidenza della realtà, tale concezione può essere affermata solo con la violenza, imponendo con la forza il pensiero unico. Ciò che sta accadendo con il caso Eich dunque non è soltanto una degenerazione, l’esagerazione e il fanatismo di alcune frange. E’ la condizione necessaria e inevitabile per l'affermazione del movimento gay.
    Se lo ricordi chi nei prossimi giorni dovrà esprimere il voto sul disegno di legge Scalfarotto.
    Il caso Mozilla spiega il progetto Scalfarotto

    Omofobia, ci vogliono imbavagliare E noi facciamo ricorso al TAR
    di Gianfranco Amato
    Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, ha impugnato presso il T.A.R. del Lazio il famigerato decalogo dell’UNAR «per una rispettosa informazione delle persone LGBT», avvalendosi dell’assistenza legale dei Giuristi per la Vita. E' il primo - e per ora unico - giornalista che abbia sfidato la dittatura del politicamente corretto.
    Stiamo parlando, per chi non avesse seguito la cronaca, di quel documento (“Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT”) che La Nuova BQ ha denunciato per prima: dopo aver ricordato ai giornalisti che dovranno usare sempre l’acronimo LGBT, impone, tra l’altro, di non confondere il «sesso biologico», che riguarda i cromosomi e la fisiologia degli apparati genitali, con l’identità di genere, che viene definita come «il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e di donna, ovvero ciò che permette a un individuo di dire “io sono un uomo, io sono una donna”, indipendentemente dal sesso anatomico di nascita».
    E’ quel documento che vieta, tra l’altro, di usare espressioni quali «famiglia naturale» o «famiglia tradizionale», o espressioni quali «famiglia gay» o «famiglia omosessuale» per intendere il nucleo in cui i genitori sono dello stesso sesso, dovendosi preferire la locuzione «famiglie omogenitoriali», oppure «famiglie con due papà, due mamme, ritenendo «meglio ancora parlare, semplicemente, di famiglie» ed evitare di contrapporre tali realtà al concetto di «famiglie tradizionali».
    E’ quel documento che, in tema di adozioni, vieta di sostenere che il bambino «ha bisogno di una figura maschile e di una femminile come condizione fondamentale per la completezza dell’equilibrio psicologico» (il giornalista che sostenesse questa tesi si renderebbe responsabile della propagazione di un «luogo comune», smentito dalla «letteratura scientifica»).
    E’ quel documento che, ancora, vieta di parlare di «utero in affitto», considerandola un’«espressione «dispregiativa», che va sostituita con l’espressione «gestazione di sostegno». E’ quel documento che impone di superare, tra l’altro, l’istituzione di un contraddittorio «quando si parla di tematiche LGBT nei giornali e nelle televisioni: se c'è chi difende i diritti delle persone LGBT» non è necessario che si dia voce a chi è contrario. E’ quel documento che, tra l’altro, invita anche i fotografi ad evitare di riprendere immagini di persone «luccicanti e svestite» durante i servizi sui gay pride.
    Questi i due principali motivi del ricorso al T.A.R. Lazio proposto da Riccardo Cascioli, che è stato notificato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Dipartimento per le Pari Opportunità e all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale:
    1) violazione del diritto alla libertà di espressione e del pluralismo informativo e violazione degli articoli 13 e 21 della Costituzione;
    2) difetto di competenza, violazione della riserva di legge per quel che concerne le restrizioni alla libertà personale, eccesso di potere, violazione dello Stato di Diritto, violazione degli articoli 13 e 117 della Costituzione, per contrasto con l’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, violazione dell’art.2, Legge 3 febbraio 1963, n.69.
    La cosa che in questa strabiliante vicenda stupisce, al netto del coraggio di Cascioli, è la reazione di quasi tutta la cosiddetta libera stampa. Non si è sentita, ad esempio, la voce di un grande giornalista qual è Paolo Mieli, che in un suo articolo pubblicato dal Corriere della Sera la vigilia di Natale del 2004, si era lanciato in un’appassionata apologia del diritto dei giornalisti: «La difesa della libertà di stampa significa salvare per le future generazioni il lascito immenso della lettura, da cui dipende tutta intera la trasmissione del patrimonio culturale della nostra civiltà e la possibilità che continui ad esistere un valido sistema di istruzione».
    L’unica voce critica che si è levata contro il decalogo dell’UNAR è stata quella di Piero Ostellino che ha liquidato con sferzante ironia la vicenda in un suo pezzo pubblicato dal Corriere della Sera il 4 gennaio 2014, intitolato Il burocrate ignora il senso del ridicolo. Il limite di quel pur pregevole giudizio beffardo sta nell’atteggiamento di superiore distacco che è tipico degli intellettuali. Anche i predecessori di Ostellino ridevano dei fez, dell’orbace e di tutto l’armamentario ridicolo dei primi fascisti, sostenendo, sarcastici, che una risata li avrebbe seppelliti. Purtroppo, però, la storia ha poi dimostrato come ad essere seppelliti siano stati la libertà di stampa e il nostro stesso Paese, finito sotto le macerie di un devastante conflitto mondiale. Non si può liquidare un attacco così esiziale alla libertà, col frizzo e l’irrisione, per quanto sagace possano essere.
    Inquieta anche il fatto che l’ultimo precedente relativo ad una direttiva del governo italiano indirizzata ai giornalisti in cui si specificava cosa scrivere e come scrivere toccando alcuni temi, risale a settant’anni fa. Bisogna, infatti, rievocare le famigerate “veline”, ovvero i fogli d'ordine (redatti appunto su carta velina) contenenti le disposizioni che il regime fascista impartiva alla stampa quotidiana e periodica, che cominciarono a circolare dal 1935 e che divennero sempre più pressanti verso i giornalisti dopo l’istituzione del Ministero della Cultura Popolare.
    Singolare, poi, che oggi nell’Italia democratica si debbano rievocare le parole di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America e uno dei padri fondatori di quella nazione che tra le prime al mondo riconobbe nella propria costituzione, il 15 dicembre 1751, la libertà di stampa. In una lettera inviata a James Currie il 28 gennaio 1786, infatti, Jefferson scriveva: «Our liberty depends on the freedom of the press, and that cannot be limited without being lost» (la nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, e questa non può essere limitata senza essere perduta). Dopo quasi duecentotrent’anni da questa affermazione, vedremo cosa pensano i magistrati del Tribunale Amministrativo del Lazio.
    Omofobia, ci vogliono imbavagliare E noi facciamo ricorso al TAR

  5. #95
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Più di 15 mila bambini abortiti in due anni sono stati inceneriti come «rifiuti» per riscaldare gli ospedali inglesi
    Redazione
    È la terribile scoperta annunciata dal famoso programma di Channel 4 “Dispatches”, che andrà in onda stasera. Il ministro della Salute ha ordinato di bloccare la pratica definendola «totalmente inaccettabile»
    Più di 15 mila bambini abortiti sono stati bruciati negli inceneritori in quanto «rifiuti» e usati da 27 ospedali del Regno Unito negli ultimi due anni per il riscaldamento delle strutture. È la terribile scoperta annunciata dal famoso programma di Channel 4 “Dispatches”, che andrà in onda stasera, e che ha costretto il ministro della Salute britannico Dan Poulter a definire la pratica «totalmente inaccettabile» e a bloccarla immediatamente.
    BRUCIATI PER IL RISCALDAMENTO. Gli ospedali hanno ammesso di usare senza il consenso delle famiglie i resti dei feti nei rispettivi impianti “waste-to-energy” per produrre calore. In totale i bambini abortiti (o nati morti) usati per produrre energia sono 15.500. Uno degli ospedali più importanti del Regno Unito, Addenbrooke di Cambridge, ha bruciato 797 bambini sotto le 13 settimane. L’Ipswich Hospital, nel suo impianto per trasformare gli scarti dell’ospedale in energia non gestito dalla struttura, ha incenerito 1.101 feti tra il 2011 e il 2013.
    «I GENITORI POSSONO SCEGLIERE». Secondo il ministro Poulter, «la grande maggioranza degli ospedali agisce già in modo appropriato, ma tutti devono farlo». Il direttore medico del Servizio sanitario nazionale ha già scritto a tutti gli ospedali di interrompere immediatamente la pratica. L’ispettore capo, Sir Mike Richards, ha aggiunto: «Sono costernato che gli ospedali non consultino le donne o le famiglie. Questo infrange i nostri standard sul rispetto e il coinvolgimento delle persone».
    Oltre 15 mila bambini abortiti bruciati come riscaldamento | Tempi.it

    L’offensiva senza precedenti
    di Mario Adinolfi
    Ho scritto Voglio la mamma perché la vedevo arrivare. L’altro ieri a La Zanzara, ospite di Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l’ho gridato in maniera diretta: il mondo che un’offensiva senza precedenti fatto di leggi e sentenze (soprattutto sentenze) sta costruendo non mi piace per niente. La vedevo, è arrivata. L’offensiva senza precedenti.
    In due giorni: una sentenza di un giudice milanese ha legalizzato la compravendita di bambini e gli uteri in affitto, accettando che una 54enne si andasse a comprare un bambino figlio di un’altra donna indigente in India e lo dichiarasse figlio suo in Italia; una sentenza della Corte costituzionale ha devastato la legge 40 accettando che possano nascere figli semplicemente dall’unione di un ovocita e uno spermatozoo qualsiasi, negando dunque ai bambini il diritto ad avere un’identità e una radice rintracciabili; un altro giudice ha obbligato a trascrivere nei registri italiani un matrimonio gay celebrato all’estero.
    E’ successo tutto in 48 ore, mentre al Senato progrediva la legge liberticida cosiddetta “antiomofobia”. Contro tutto questo ho gridato a La Zanzara. Negli stessi giorni in cui fregandosene della democrazia e del Parlamento, anzi umiliandolo, i giudici italiani scrivevano il nuovo diritto di famiglia che prevede i matrimoni gay e l’utero in affitto (basta fare tutto all’estero, poi all’italiana chiudiamo un occhio e facciamo valere le conseguenze qui), oltreconfine accadeva che il capo di Mozilla veniva costretto alle dimissioni dalla lobby omosessuale (era reo di aver dato mille dollari sei anni fa a un comitato referendario contrario al matrimonio omosex, referendum peraltro vinto dai cittadini e poi cassato dai giudici, tutto il mondo è paese) e una signora britannica perfettamente sana otteneva l’eutanasia in Svizzera perché il mondo era “troppo tecnologico”, nel plauso generale e con le strizzatine d’occhio delle associazionilucacoscioni varie.
    Non ho sbagliato racchiudendo in Voglio la mamma tutti i temi essenziali del nascere, dell’amare, del morire: in pochi giorni è emerso in tutta evidenza il filo rosso che unisce l’eutanasia al matrimonio gay, l’utero in affitto alla discriminazione verso chi non si adegua all’ideologia LGBT. I nuovi mali del mondo si affacciano tutti insieme, in un’offensiva senza precedenti. Ora la questione è resistere. Voglio la mamma ad oggi è l’unico testo che con parole semplici, dati inoppugnabili, riferimenti bibliografici precisi spiega perché e come si deve resistere a questa offensiva. Dotatevi di questo strumento, è fondamentale, è piccolo, è facile da leggere e da far leggere, sta in una tasca della vostra giacca. rovate un modo, ma usate Voglio la mamma per la ragione per cui l’ho scritto. Resistere all’offensiva senza precedenti in atto in questi giorni, in queste ore.
    E poi parlate. Commentate. Reagite. Persuadete. Se necessario, gridate. Padroneggiate prima per bene gli argomenti. Poi, resistete con ogni mezzo. Perché il mondo che ci stanno disegnando in queste ore e in questi giorni, passando sopra le nostre teste e sopra la democrazia, umiliando i soggetti più deboli e fottendosene dei loro diritti, a partire dai diritti dei più deboli tra tutti, i bambini, merita il vostro impegno di partigiani resistenti. Io ieri a La Zanzara ho provato a dirla chiara e semplice, anche alzando il tono della voce.
    Io credo sia questo il modo di fare. Metto tutto me stesso, la mia faccia, il mio onore in una battaglia complessiva che considero essenziale. Se la consideri essenziale anche tu che stai leggendo in questo momento, diamoci la mano e resistiamo insieme.
    L?offensiva senza precedenti | Il blog di Costanza Miriano

    IN CULO ALLA MAFIA GAY - ANDREW SULLIVAN, UNA STREPITOSA ICONA GAY CONTRO “L’INQUISIZIONE LGBT”, CHE HA “SCOTENNATO” BRENDAN EICH, IL GENIO WEB DI MOZILLA
    ‘’Adesso sarà costretto a sfilare per le strade nella vergogna? Perché non metterlo ai ceppi? Se l’attivismo omosex è diventato questo, mi dimetto subito dal movimento. Se si tratta di minacciare la libertà di parola degli altri, allora non siamo meglio dei prepotenti anti gay che ci hanno preceduto”. Migliaia le proteste da parte dei lettori contro Sullivan...
    Giulio Meotti per "il Foglio"
    Il reprobo è Brendan Eich, programmatore 53enne, creatore della lingua del web (il JavaScript), amministratore delegato di Mozilla per undici giorni, a causa di mille dollari donati alla campagna in favore del "sì" al referendum della California per vietare i matrimoni gay.
    A difenderlo c'è Andrew Sullivan, leggendaria icona gay, giornalista inglese trapiantato negli States e che rovesciò come un calzino New Republic, uno dei primi a dichiararsi sieropositivo e omosessuale, il grande castigatore degli intellettuali, newyorchesi e non, che da sinistra predicavano la pace e schifavano il first strike.
    Sul suo blog, Dish, che ha portato sui siti di Time, Atlantic, Daily Beast, Sullivan era intervenuto con un primo articolo a difesa di Brendan Eich, "scotennato da attivisti gay, trattato da eretico. Brendan è vittima dell'intolleranza della sinistra liberal e della mafia gay. Adesso sarà costretto a sfilare per le strade nella vergogna? Perché non metterlo ai ceppi? Se l'attivismo omosex è diventato questo, mi dimetto subito dal movimento. Se si tratta di minacciare la libertà di parola degli altri, allora non siamo meglio dei prepotenti anti gay che ci hanno preceduto". Migliaia le proteste da parte dei lettori. E tanti articoli contro Sullivan.
    "No, Andrew Sullivan, Calling Out Bigotry is Not ‘Intolerance'", scrive l'Huffington Post. Sullivan non indietreggia, anzi torna ad attaccare con uno strepitoso j'accuse dal titolo "The quality of mercy". Sullivan "ringrazia per le centinaia e centinaia di email sul caso Mozilla-Eich. La stragrande maggioranza dei miei lettori non è d'accordo con me per una serie di motivi. Ma questa volta devo dire che più rimugino su questo caso e più sono convinto che la mia prima risposta (in difesa di Eich, ndr) è assolutamente quella giusta". Sullivan attacca il movimento a favore dei diritti civili dei gay: "Un movimento per i diritti civili senza tolleranza non è un movimento per i diritti civili; è una campagna culturale per estirpare e distruggere i propri oppositori. Un movimento morale senza misericordia non è morale; è crudele". Eich è stato cacciato dall'odio: "Un reale, complicato, imperfetto essere umano è stato cancellato da migliaia di persone che non lo conoscono ma che ne sanno abbastanza per odiarlo". Il caso del ceo di Mozilla è stato un processo al pensiero: "Brendan Eich è stato considerato come una persona i cui pensieri politici e le cui attività lo rendono inadeguato al suo lavoro".
    Così una parte della grande stampa liberal mostra i mal di pancia sul caso Eich. "Benvenuti nell'èra del politically correct del web", titola Time magazine. "Il caso Mozilla viola i valori liberal", attacca l'Atlantic. E anche sul New York Times, Nick Bilton e Noam Cohen si chiedono come le idee personali possono influire sul lavoro. "Nella Silicon Valley, dove capricci personali e anche personalità antisociali sono tollerati se si stanno costruendo nuovi prodotti facendo soldi, un punto di vista socialmente conservatore è un tratto che devi tenere per te stesso", hanno scritto.
    In California, se un imprenditore licenziasse un dipendente per queste ragioni, violerebbe la legge che protegge la libertà di pensiero, spiega Andrew Sullivan. Ma nel caso di Eich, "la lettera della legge non è stata infranta, ma per quanto riguarda lo spirito della legge? La capacità di lavorare con persone con cui non siamo d'accordo non è un problema da poco in una società liberale. E' il fondamento della tolleranza".
    Secondo il giornalista e attivista gay, "se è terribile che degli individui siano licenziati solo perché gay, perché non è la stessa cosa quando succede ai nostri avversari? E su quale base possiamo festeggiare le dimissioni di qualcuno per i pensieri politici che esprime fuori dal lavoro? Vendetta? Rivalsa? Ci sono princìpi liberali che secondo me vale la pena difendere sia che vengano assaliti da destra, sia che vengano assaliti da sinistra". Sullivan parla delle lobby Lgbt come di un "movimento quasi teologico" che ha trasformato "un genio che ha inventato JavaScript e che ha promesso di essere inclusivo sul posto di lavoro in un equivalente del Grande maestro del Ku Klux Klan".
    Se è caduto Brendan Eich, c'è da aspettarsi che tanti altri cadranno sotto questa mannaia ideologicamente corretta: "Perché lui non aveva neanche il più piccolo schizzo di fango sul suo curriculum, lui ha inventato JavaScript, lui era un eroe, lui ha giurato di fare tutto il possibile per farsi perdonare. Ma niente di tutto ciò può bastare davanti all'Inquisizione e non è bastato neanche in questo caso. Il problema sono la sua mente e la sua coscienza. Doveva cambiarle o andarsene". Al mite Eich mancava soltanto il cappello da asino.

    Kirsten Dunst censurata: non allineata al "gender"
    di Stefano Magni
    Kirsten Dunst, 31enne attrice statunitense, ha pronunciato alcune “bestemmie” che le femministe non intendono affatto perdonarle. Intervistata dal mensile Harper’s Bazaar ha detto cose che le possono costare il definitivo ostracismo da Hollywood, dove già non è molto ben vista, proprio perché troppo fuori dal coro. Ha provocato l’ira della scrittrice femminista Erin Gloria Ryan, che ha scritto sul suo blog: «(Kirsten Dunst, ndr) non è certo pagata per scrivere di teoria gender e non c’è da stupirsi se dice simili sciocchezze quando ne parla». Un’altra femminista, Stacey Ritzen, liquida le dichiarazioni dell’attrice con una battuta lapidaria: «(secondo lei, ndr) le donne dovrebbero stare al loro posto, a casa». Ariane Sommer, in aggiunta a queste accuse, ha dichiarato a Fox News che «Al giorno d’oggi la gente deve sbarcare il lunario e nessuna donna non può semplicemente permettersi di passare tutto il giorno a casa».
    Contrariamente ai commenti delle femministe, sulla pagina Facebook di Kirsten Dunst (una delle meno usate del Web), da tre giorni stanno comparendo messaggi di ringraziamento, da parte di comuni cittadini americani, famiglie, fans e persone che non ne hanno mai sentito parlare prima, o l’hanno vista solo nella popolare saga di Spiderman, dove lei interpreta il ruolo di Mary Jane.
    Ma, allora, cosa Kirsten Dunst ha mai detto di così importante e polarizzante? L’attrice, fra le altre cose, è nota per le sue precedenti prese di posizione progressiste, per essere una liberal convinta che ha sostenuto prima John Kerry (nel 2004) e poi Barack Obama (nel 2008 e 2012). E però, in quest’ultima intervista ha detto che: «Io penso che la femminilità sia sottovalutata». Sul ruolo della donna, ha tenuto a precisare che: «Tutte noi dobbiamo trovarci il nostro lavoro e fare i nostri soldi, ma stare a casa, allevare i figli, essere madri, cucinare, sono tutte cose di gran valore che mia mamma ha fatto per me». E per quanto riguarda il ruolo della coppia: «Qualche volta hai bisogno del tuo cavaliere nella sua armatura lucente. Mi spiace, ma hai bisogno di un uomo che sia un uomo e di una donna che sia una donna. È per questo che le relazioni funzionano».
    C’è qualcosa di strano? No, sono frasi dettate dall’esperienza e dal sentimento di una giovane donna. Quindi lontane da una dottrina gender, completamente artificiale, secondo cui si è donna o uomo a seconda dell’educazione che si riceve, o della propria libera scelta. Come ha indirettamente suggerito Erin Gloria Ryan, si deve essere pagati per credere in una simile ideologia, perché la realtà suggerisce che la Dunst ha ragione.
    Kirsten Dunst censurata: non allineata al "gender"



    Vescovo di Lucca filo sodomiti: “Necessario un trapasso culturale”
    “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9/10)
    “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!” (Gal. 1,8 seg.)
    La chiesa di Lucca apre ai gay. Castellani: “Necessario un trapasso culturale”. Il vaticanista Luise: “Omosessualità, un’attitudine umana”
    “Ecco, lo confesso: quando utilizzo questa parola sembra che ci sia già un giudizio intrinseco. A usarla ho difficoltà. E’ quindi necessario un trapasso culturale, perché la differenza è ricchezza”. Sono le parole del vescovo di Lucca Italo Castellani. Di fronte ai giornalisti è lui a fare ‘outing’ invocando la necessità di un cambiamento culturale che pare lo coinvolga direttamente. “Sì, utilizzare il termine ‘gay’ ancora mi dà fastidio. Significa che ci vorrà tempo. Ma il cambiamento culturale è necessario”, racconta pubblicamente.
    Un’apertura ribadita e sottolineata anche dal vaticanista Rai Raffaele Luise, ospite della diocesi insieme ai giornalisti del territorio.
    “Sui gay la chiesa è chiamata a una rivoluzione culturale”, ha detto. Dopo le parole espresse da Papa Francesco nel viaggio di ritorno dall’America Latina (“Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?”) e dopo la sua elezioni a personaggio dell’anno da parte della rivista gay “The Advocate”, Luise tiene a ribadire che “il Papa ha impostato bene la questione. E la rivoluzione chiama la rivoluzione. Ci sono 486 specie animali che contemplano l’omosessualità. Quindi questa non è una caratteristica puramente umana. Non è una devianza, ma fa parte della natura. L’omossessualità è un’attitudine umana. Quindi ci troviamo di fronte a una grande sfida, fuori e dentro la chiesa”.
    Il nostro vescovo invoca un grande “cambiamento” e un“trapasso” culturale. Affronta la questione della “diversità come una ricchezza”. Del resto “se tutti i fiori fossero ugauali, i prati perderebbero la loro bellezza”, dice Castellani. Che poi racconta episodi che lo hanno coinvolto personalmente. Esperienze di vita vissuta, storie di cittadini e cittadine che hanno a che fare con l’omosessualità. Perché hanno un figlio o una figlia omosessuale. Perché a scuola hanno un alunno gay”. “Quel che conta è soprattutto la dignità della persona”, conclude Castellani.
    Vescovo di Lucca filo sodomiti: ?Necessario un trapasso culturale?



    Adesso Majorino se la prende con i bimbi, noti omofobi
    di Marianna Baroli
    «Da uomo di sinistra dico: non si starà esagerando? Un bambino deve sentirsi in colpa per avere mamma e papà?» A parlare è un utente di Twitter dove, tra un cinguettio e l’altro, è esplosa una nuova polemica: a Milano, infatti, disegnare mamma e papà a scuola è da brutti e cattivi. Ma, soprattutto, esclude quei bambini che magari hanno due mamme o due papà e per questo mica sono meno belli e bravi di chi ha una famiglia tradizionale. Il pensiero dell’assessore alle Politiche Sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino, non farebbe una piega se fossimo in un film tragicomico. Siamo invece a Milano, Palazzo Marino è a pochi passi dal Duomo e della Madonnina e non è di certo un set cinematografico.
    L’ultima trovata, però, che rientra nel protocollo anti-discriminazione del Comune di Milano, sarebbe proprio questa: evitare che i bambini disegnino a scuola le figure di mamma e papà, per non imbarazzare i figli di coppie di fatto. Linee guida per tutti gli educatori delle scuole primarie milanesi per evitare che, un bambino o una bambina, possa sentirsi in difficoltà. All’amministrazione infatti non sembrava proprio bastare l’idea di avere nei moduli d’iscrizione scolastica solo le scritte Genitore 1 e Genitore 2. Ennò. Dopo i genitori, tocca ai bambini che ora potrebbero non sentirsi più dire “fate un disegno con mamma e papà” per evitare ogni forma di discriminazione. A portare alta la bandiera della famiglia «contro questa lobby che vuole contrastare un valore naturale come può essere quello di avere mamma e papà» è Nicolò Mardegan, secondo cui, «ci troviamo davanti a un assessorato che invece che avere un assessore che va verso la famiglia cerca di contrastarla ad ogni costo». La polemica contro Majorino, dunque, non si placa, anzi, sembra volersi trasformare in una vera e propria bufera.
    «Io alla fine, lo ringrazio l’assessore Majorino» spiega Mardegan «con il suo modo di fare, sta risvegliando le coscienze di quella maggioranza silenziosa di cittadini che alzerà la testa pronta a combattere questa lobby che vuole solo uccidere la famiglia». Segno che il vento sta cambiando nuovamente verso, il malcontento che si muove nella stessa sinistra, «quella dotata di buon senso» come sottolinea Nicolò Mardegan «e che proprio non ce la fa più». «Noi siamo pro famiglia, la difendiamo ad ogni costo e crediamo sia al primo posto nella scala dei valori» spiega Mardegan. Ecco quindi che il giorno dopo il lunedì dell’Angelo, martedì 22, i giovani di Ncd aspetteranno a turno tutti i genitori che vorranno portare un disegno della loro famiglia all’assessore Majorino. «Vogliamo raccogliere molti, moltissimi disegni, fatti dai più piccoli, per dimostrare quanto è bello quello che la natura crea» spiega Mardegan «perché non è la Chiesa, non è Ncd a dirlo, è la vita umana che spiega come nasce una famiglia». E cosa c’è di più importante che tutelare i minori? Perché inserirli in dinamiche di discriminazione, un parolone di cui, da piccini, non si dovrebbe nemmeno conoscere l’esistenza. «Raccoglieremo i disegni, li dedicheremo all’assessore Majorino e glieli consegneremo e lui dovrà votare l’esempio più bello di famiglia, messo su carta e colori dai bambini meneghini» conclude Nicolò Mardegan. «Purtroppo per lui non ci saranno disegni con due mamme o due papà, ma solo disegni di una famiglia tradizionale».
    Le richieste di Ncd però non si fermano: Il Nuovo Centrodestra pensa anche di chiedere le dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali a causa dei molteplici errori compiuti dal suo assessorato. Perché tra i continui fallimenti, come non dimenticare il registro delle coppie di fatto? Introdotto dalla giunta, sono pochissime le coppie che effettivamente si recano in via Larga a firmare. E come non ricordare l’idea, per Expo, di creare addirittura una via dedicata ai gay? L’ennesima forma per autoescludersi, ma dirlo, è reato.
    Adesso Majorino se la prende con i bimbi, noti omofobi | L'intraprendente

    Francia, “Giornata di ritiro dalla scuola” contro l’ideologia gender: 31 mila bambini non vanno in classe
    La seconda giornata si è tenuta lo scorso 31 marzo. Durante la prima 17.924 bambini erano stati lasciati a casa dalle famiglie preoccupate: i numeri sono raddoppiati
    Leone Grotti
    Si è rivelata un successo in Francia la seconda “Giornata di ritiro dalla scuola” (Jre), l’iniziativa organizzata da Farida Belghoul per protestare contro l’imposizione dell’ideologia di genere nelle scuole francesi. Lo scorso 31 marzo 31.548 studenti in tutto il paese sono stati lasciati a casa dalle loro famiglie. Alla prima Giornata in febbraio gli alunni lasciati a casa erano stati 17.924: i numeri quindi sono quasi raddoppiati.
    «PARTECIPAZIONE AUMENTA». «La partecipazione aumenta – commenta Belghoul – le rappresaglie hanno sempre meno impatto sulle famiglie. Più il tempo passa e più i genitori disprezzano le pressioni illegali e inutili dell’educazione nazionale. Più i genitori hanno un’identità forte, più sono attaccati elle loro tradizioni e più danno prova d’eroismo partecipando alla Jre».
    Il 44,70% dei bambini lasciati a casa frequenta la scuola materna, il 40,19% le elementari, a conferma che le famiglie temono soprattutto l’indottrinamento dei più piccoli.
    DELL’UGUAGLIANZA. Il movimento messo in piedi da Belghoul è nato per protestare contro il programma ABCD dell’uguaglianza voluta dal governo Hollande, che per «eliminare pregiudizi e stereotipi che possono essere alla base di discriminazioni» arriva a incitare i bambini fin dall’età di sei anni «a scegliere l’orientamento sessuale» proponendo libretti educativi come “Papà porta la gonna“, “Signora Zazie (ha il pistolino?) e “La nuova gonna di Bill”.
    Francia, gender. "Giornata di ritiro dalla scuola" | Tempi.it

  6. #96
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Eutanasia in Belgio: gli abusi della legge non si contano più e «la popolazione deve prenderne coscienza»
    Casi di eutanasia somministrata ma non riportati, iniezioni letali fatte dalle infermiere contro la legge, richieste scritte obbligatorie mai redatte: il rapporto di Cohen-Almagor
    Leone Grotti
    Casi di eutanasia somministrata ma non riportati dai medici, iniezioni letali fatte dalle infermiere contro la legge, visite obbligatorie di specialisti indipendenti mai avvenute e richieste scritte determinanti mai redatte. Sono gravissimi e manifesti i casi di abuso della legge sull’eutanasia in Belgio, secondo un articolo di Raphael Cohen-Almagor pubblicato sul International Journal of Law and Psychiatry.
    EUTANASIA NON RICHIESTA. L’eutanasia è stata introdotta in Belgio nel 2002 per pochi casi estremi ma è ormai fuori controllo e abusata, come l’articolo scientifico dimostra. La legge belga prevede che «solo i medici possano somministrare l’eutanasia» mentre «un recente studio mostra che il 12 per cento delle infermiere delle Fiandre hanno eutanasizzato un paziente, nella maggior parte dei casi (86%) senza la presenza di un medico. Un altro studio che riguarda i pazienti uccisi senza averne fatto esplicita richiesta dimostra che nella metà dei casi, a operare è stata un’infermiera». Questo, spiega Cohen-Almagor, «succede probabilmente perché il medico vuole liberarsi dalla responsabilità di aver somministrato l’eutanasia a un paziente senza la richiesta esplicita».
    SPECIALISTI NON CONSULTATI. La legge belga prevede anche che quando una persona richiede l’eutanasia il suo medico consulti uno specialista indipendente. Nel 35 per cento dei casi questo non avviene ma quando il consulto viene richiesto, nel 23 per cento dei casi lo specialista non è d’accordo con il primo medico sulle conclusioni raggiunte. In un terzo dei consulti, inoltre, lo specialista non è indipendente rispetto al dottore. «I dottori in Belgio – continua il rapporto – non riescono a capire l’importanza del rispetto della legge, che salvaguarda anche il paziente».
    CASI NON RIPORTATI. Altro dato preoccupante evidenziato dall’articolo è quello che riguarda i casi di eutanasia che non vengono comunicati alle autorità: «Notificare un caso di eutanasia alla Commissione di controllo e valutazione federale è obbligatorio per legge ma la metà dei casi non viene comunicata». Il rapporto cita anche un medico belga confermare questo trend: «È vero che tanti casi di eutanasia non vengono riportati. Io stesso l’ho somministrata moltissime volte senza mai riferire nulla [perché] è una cosa troppo personale, non c’è bisogno di pubblicizzarla». La Commissione, però, è stata fondata per controllare che non avvengano abusi e secondo uno studio citato da Cohen-Almagor sono proprio i casi non riportati alla Commissione «quelli in cui spesso non esiste neanche la richiesta scritta dell’eutanasia da parte del paziente».
    «IL POPOLO DEVE SAPERE». Il rapporto non è stato pubblicato per chiedere l’abolizione dell’eutanasia in Belgio ma, scrive l’autore, «la popolazione belga dovrebbe venire a conoscenza dell’alto livello di paternalismo dei suoi medici. Uno studio mostra che il 60 per cento dei medici intervistati pensa di dover decidere da soloquando porre fine alla vita di un paziente che soffre».
    Eutanasia in Belgio: tutti gli abusi della legge | Tempi.it

    Esalta le nozze uomo-donna: associazione bocciata a scuola
    I paradossi progressisti: per il Comune di Livorno è scandaloso valorizzare il matrimonio tradizionale: "Offesi i figli di famiglie diverse"
    Gianpaolo Iacobini
    Il progetto non va bene se lo propone l'associazione che crede nella famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: per il Comune sbandierare certi valori è la prova di un pregiudizio ideologico che offende la sensibilità dei figli di genitori separati o divorziati.
    Il mito del progresso non perdona. E spazza via la Carta costituzionale e duemila anni di cristianesimo. La mano alla ramazza l'ha messa il Comune di Livorno, ponendo al bando i cattolici e quanti ancora osano accostare la famiglia al matrimonio, per di più tra un uomo e una donna. L'amministrazione comunale labronica, a trazione centrosinistra, guidata dal sindaco uscente Alessandro Cosimi, il suo credo ipermodernista che impone l'uguaglianza al prezzo di nuove discriminazioni l'ha applicato alla lettera. Così, quando nel marzo del 2013 l'associazione (purtroppo per lei cattolica) «I Baluardi» ha osato farsi avanti per il piano «Scuola-Città», gestito dal Municipio, è rimasta con un palmo di naso. E per conoscere i motivi dell'esclusione, decretata ad agosto, sono stati necessari richieste formali e due incontri col sindaco. Solo nei giorni scorsi, infine, è arrivata la spiegazione ufficiale. Sintetizzata nella lettera del Centro risorse educative e didattiche del Comune recante il responso dello staff di valutazione: 2 psicologhe e 9 pedagogiste incaricate di vagliare le idee presentate da soggetti esterni come i «Baluardi», che s'erano messi in testa, con il progetto «Conosci il cuore», di promuovere percorsi educativi per adolescenti. «Il programma Scuola-Città, chiarisce il Cred, «è composto da progetti rivolti alla scuola con la finalità dell'innovazione e della qualificazione dell'offerta educativo-didattica. «Conosci il cuore» è stato ritenuto poco congruo alla richiamata finalità: in un programma rivolto alla scuola di oggi, in cui sono presenti bambini appartenenti a famiglie eterogenee per composizione, cultura e valori, si è reputato opportuno non inserire una proposta segnatamente orientata sul piano culturale e ideologico». Ovvero: poiché «nello Statuto legittimamente si sostiene che l'unica forma familiare possibile è quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e sulla reciproca fedeltà oggi attaccata da modelli familiari alternativi, lo staff ha valutato che detta impostazione potesse creare disagio in ragazzi educati con diverse sensibilità».
    Insomma, tutto per nulla trendy e neppure un filino innovativo, manco un briciolo new age, per il Comune di Livorno. Che bontà sua, in nome della libertà di pensiero, con l'assessore al welfare (tessera Pd, come il primo cittadino) Carla Roncaglia ha tenuto a sottolineare che l'esclusione dal programma e dai finanziamenti comunali «non impedirà all'associazione “I Baluardi“ di prendere contatti con le singole scuole per proporre loro il progetto». Ma non è bastato a nascondere l'indignazione sotto il tappeto come fosse polvere. «Siamo sbalorditi», dice dai «Baluardi» Massimo Cenerini: «È la Costituzione che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Oltretutto, la partecipazione sarebbe stata una libera scelta dei ragazzi e dei genitori e non avrebbe fatto parte dell'orario scolastico obbligatorio, dando così piena libertà di non aderirvi a chi si fosse eventualmente sentito a disagio».
    Parole al vento, nella modernissima Italia dalle magnifiche sorti e progressive che tutela tutto e tutti, ma non gli italiani e le loro radici.
    Esalta le nozze uomo-donna: associazione bocciata a scuola - IlGiornale.it

    Omofobia. Citò san Paolo in strada e finì in prigione. Ma ora il predicatore inglese sarà risarcito
    John Craven fu denunciato nel 2011 a Manchester per insulti omofobi. In realtà aveva solo citato la Bibbia in pubblico e la polizia dovrà risarcirlo con 60 mila euro per «violazione dei diritti umani»
    Leone Grotti
    Non era omofobo, non era colpevole e i suoi diritti umani sono stati violati. Ecco perché la polizia di Manchester dovrà risarcire John Craven con 60.500 euro per averlo trattenuto per 15 ore senza fornirgli cibo né acqua per un crimine mai commesso.
    IL FATTO. Craven ha passato sette anni a predicare in strada il Vangelo e nel 2011 due ragazzi gli hanno chiesto cosa pensasse dell’omosessualità. Lui ha risposto citando passi della Bibbia e aggiungendo: «Dio odia il peccato ma ama il peccatore». I due ragazzi, dopo essersi baciati davanti a lui e mimato atti sessuali, hanno denunciato l’uomo alla polizia per insulti omofobi.
    Il predicatore è stato denunciato in base alla sezione 4A del Public Order Act per aver causato «allarme, molestia o sofferenza».
    LA SENTENZA. Craven, 57 anni, è stato quindi portato in una stazione di polizia dove è stato interrogato e trattenuto per 19 ore, di cui 15 senza acqua, cibo e medicine per la sua artrosi reumatoide. La polizia, dopo aver raccolto le sue impronte digitali, l’ha rilasciato riferendo le accuse a un tribunale. Craven rischiava sei mesi di carcere ma i giudici hanno riconosciuto la sua innocenza e imposto alla polizia un risarcimento danni pari a 50 mila sterline per violazione dei diritti umani.
    «VIOLAZIONE DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA». «Gli avvocati di Craven, del Christian Institute, alla chiusura del caso hanno dichiarato: «Nessuno dovrebbe essere messo in custodia per 19 ore solo per aver risposto a una domanda sulla sua fede. Il modo in cui Craven è stato trattato è uno dei peggiori casi di violazione della libertà religiosa a cui abbiamo mai assistito».
    LE SCUSE DELLA POLIZIA. Il predicatore ha dichiarato di «non aver mai voluto creare disagio a nessuno. Al contrario, io predico il Vangelo e l’amore di Dio per tutti. È come se la polizia avesse voluto dare l’impressione a me e agli altri predicatori che non si può predicare in pubblico il Vangelo senza violare la legge». La polizia si è scusata con l’uomo: «Senza scendere nel dettaglio, riconosciamo di aver commesso degli errori. Soprattutto abbiamo tenuto in custodia l’uomo per troppo tempo».
    ALTRI CASI. Il caso di Craven non è isolato. Nel luglio 2013 anche Miguel Hayworth, 29 anni, fermato nella città di Maidstone (Kent) è stato accusato di omofobia per aver letto in pubblico san Paolo. Stessa accusa è stata rivolta il 6 settembre a Rob Hughes, fermato a Basildon (Essex) per commenti omofobi e tenuto al commissariato per sette ore.
    Tony Miano nel luglio 2012 è stato trattenuto per sei ore al commissariato con l’accusa di omofobia per aver citato san Paolo in strada.
    Omofobia. Predicatore san Paolo sarà risarcito | Tempi.it

    Se un cattolico di sinistra vuole la mamma. Un Campari con... Mario Adinolfi
    a cura di Alessandro Rico
    Non siamo abituati ad ascoltare cattolici di centrodestra capaci di argomentare la difesa dei valori non negoziabili. Figuriamoci se siamo abituati ai cattolici progressisti. Eppure c’è a sinistra un cattolico – di cui non condividiamo comunque alcune posizioni (una su tutte la difesa della legge 194) – che non si è prostrato all’omosessualismo e alla cultura della libertà come licenza. Si tratta di Mario Adinolfi, romano classe 1971, blogger, ex parlamentare PD, persino giocatore di poker, che il 19 marzo ha pubblicato "Voglio la mamma", un libro che coraggiosamente sfata i miti della sinistra postcomunista, rimescolata in salsa Radicale.
    Caro Adinolfi, che sfida lancia a questi luoghi comuni della sinistra radicaleggiante? Come dissacra il totem dei diritti civili?
    Non mi piace la definizione «diritti civili», mi fa sorridere. Esistono forse dei diritti incivili? Ovviamente cerco di avviare una discussione sul tema a sinistra, partendo da una militanza in quel campo che mi ha portato anche a fare il parlamentare del Partito Democratico. Ma su questo terreno ho provato sempre un grande disagio. Ora con Voglio la mamma, dopo anni di battaglia politica sul marginale e sull’inessenziale, ho voluto occuparmi dei tre temi essenziali: nascere, amare, morire.
    Nella sintesi in 20 punti del libro uscita sul suo blog, scrive che i legami omosessuali possono essere «tutelati da istituti giuridici, ma nettamente distinti dal matrimonio». Come fa a distinguere una coppia di fatto da una sposata, se i riconoscimenti giuridici sono gli stessi?
    Per questo credo che istituti giuridici possano essere immaginati, solo se nettamente distinti dal matrimonio. Credo di essere stato fin troppo chiaro sul punto. Non voglio che sia ibridato l’istituto matrimoniale che unisce, con diritti e doveri specifici, un uomo e una donna.
    Afferma che l’aborto va trattato come un fallimento e «con ogni sforzo possibile evitato». A me sembra che questo non implichi un divieto assoluto.
    Non chiedo l’abolizione della legge 194, se questa è la domanda. Io voglio combattere una battaglia culturale per spiegare che abortire è negare la vita a un essere umano, spesso con motivazioni risibili rispetto alla grandezza del valore della vita.
    Lei scrive che i diritti da tutelare prioritariamente sono quelli della famiglia. Che misure legislative bisognerebbe attuare?
    In politica ho imparato a parlare prima di tutto di soldi. Semplicemente, ritengo che una famiglia che ha un solo reddito debba essere aiutata, se quel reddito deve sfamare molti componenti. Tecnicamente lo chiamano quoziente familiare e deve essere applicato sul piano fiscale.
    Altri punti molto interessanti sono quelli su minori e portatori di handicap. Lei associa le diagnosi prenatali a una «strage di persone affette da minime disabilità» e condanna l’eutanasia (non solo infantile). Come lo spiega alle “anime belle” che vogliono eliminare la sofferenza dei disabili e dei malati terminali, eliminando direttamente gli handicappati e i moribondi?
    Lo spiego con un bellissimo documentario francese che racconta come in Belgio e Olanda, i due paesi europei con una legge favorevole all’eutanasia attiva di Stato, siano stati eliminati ventimila anziani, la metà dei quali non avevano richiesto esplicitamente di essere soppressi. Lo spiego con l’orrore degli abusi. E lo spiego con un mio amico albino, che dice che per via delle diagnosi prenatali in Italia non nascono più albini come lui. È selezione eugenetica di stampo nazista.
    Come ha potuto collaborare con la sinistra radicale? Lei, che ha dato del «frocetto» ad Alfonso Signorini e degli «ircocervi» ai transessuali?
    Sono stato fondatore del PD, candidato alla segreteria nazionale alle primarie fondative del 2007, membro della commissione che ne ha scritto lo statuto, membro della direzione nazionale, parlamentare del gruppo del Partito Democratico. Contro di me sono state usate espressioni assai più pesanti di quelle che una volta, in un contesto ironico, ho rivolto a Signorini. Comunque, non ho “collaborato” con la sinistra. Ne sono stato e ne sono parte attiva. La radicalizzazione della campagna elettorale 2013, dopo la sconfitta di Renzi alle primarie 2012 in cui ci ponevamo l’obiettivo di rottamare quella vecchia sinistra, ha comportato il mio allontanamento dal Pd.
    Una critica, però, va rivolta anche alla destra. Cosa pensa, quando vede che l’unico argomento di Alfano contro i matrimoni gay è che «la maggioranza degli italiani è contraria»? Che fine ha fatto la formazione politica dei cattolici?
    Chiedere ad Alfano di fare formazione politica mi sembra un’ambizione troppo vasta.
    Si faccia pubblicità. Ci dica perché un cattolico tradizionalista dovrebbe comprare Voglio la mamma. Ma soprattutto perché dovrebbe comprarlo un laicista militante.
    Lo deve comprare chi ha interesse ad evitare all’umanità il baratro della negazione di sé. È uno strumento di resistenza al caos modaiolo, come strumento di resistenza va usato. Leggendolo e facendolo leggere.
    Se un cattolico di sinistra vuole la mamma. Un Campari con... Mario Adinolfi ~ CampariedeMaistre

    Il caso Adinolfi e l'impossibilità di un'altra sinistra
    di Stefano Fontana
    A sinistra desta giustamente interesse il caso Mario Adinolfi. È possibile una sinistra pro-life? Una sinistra che si batte contro l’ampliamento della legge 40 o perfino per la sua abolizione? Che non vuole le Unioni Civili né l’eutanasia e che chiude le porte all’utero in affitto? La questione è interessante.
    Mario Adinolfi è il deputato del Partito Democratico che ha scritto il libro Voglio la mamma. La cosa ha stupito molti perché l’autore affronta tutti i temi caldi di oggi, dalla pillola del giorno dopo all’utero in affitto, e su ognuno esprime una valutazione dal punto di vista della sua esperienza, fornisce i dati statistici della situazione e una bibliografia di approfondimento. Dai giudizi espressi emerge una valutazione molto diversa da quella tipica della sinistra fino ad oggi. Quella di Rodotà o Zagrebelski, della Gruber o della Cavani, di Augias o di Flores d’Arcais. Dall’insieme emerge anche una chiara accusa alla sinistra di non aver saputo affrontare in modo razionale questi temi, ma di avervi anteposto l’ideologia o, meglio, un automatico rapporto stimolo-risposta.
    Ora “Voglio la mamma” è diventata anche un’associazione che ha stilato un manifesto e che si prepara a girare l’Italia. Uno dei punti è la difesa del diritto dei genitori ad educare i propri figli. Il riferimento all’ideologia del gender e la sua pervasiva presenza nelle istituzioni e nella scuola è evidente. Così, mentre il blocco politico-istituzionale della sinistra produce gli opuscoli UNAR, le amministrazioni di sinistra insediano comitati per l’educazione sessuale omosessualista, la vicepresidente del PD, Debora Serracchiani, inizia nella regione da lei presieduta, il Friuli Venezia Giulia, l’iter di una legge regionale sul fine vita, Mario Adinolfi denuncia l’omertà ideologica di una cultura che, dopo aver dichiarato l’esaurimento della forza propulsiva della rivoluzione d’ottobre, non ha inventato altro se non l’individualismo dei desideri imposti come diritti.
    Il punto massimo di attenzione, l’Adinolfi lo ha conquistato il 9 aprile scorso, quando ha partecipato a La Zanzara, il programma nichilista in onda ogni giorno alle 18,30 su Radio24. Qui egli ha tenuto il punto non solo contro Cruciani e Parenzo, i conduttori, ma anche contro Severino Antinori, l’inseminatore di sessantatreenni e fautore della libertà totale di inseminazione artificiale e distruzione di embrioni umani.
    Certo, Adinolfi non è l’unico ad andare controcorrente nella lunga storia della cultura di sinistra. Max Horkheimer, ne La nostalgia del totalmente altro si era detto contrario addirittura alla contraccezione. Giuseppe Vacca, Mario Tronti, Pietro Barcellona avevano condiviso le preoccupazione dell’allora Pontefice Benedetto XVI sulla questione antropologica che l’inseminazione artificiale apriva drammaticamente. Hans Jonas e Jürgen Habermas hanno fatto molti passi in avanti nell’avvertimento dei grandi pericoli di diritti che pretendono di valere anche contro la natura umana. Più di recente, in Francia, il biologo di sinistra Jacques Testart ha detto che l’utero in affitto sarebbe una “schiavitù”, Sylviane Agacinski ha considerato l’utero in affitto una “pratica indecente” e Axel Kahn, rettore di università e già candidato per i socialisti, si è detto “radicalmente contrario”. Adinolfi, però, è anche un blogger, ci sa fare con la comunicazione e il suo marioadinolfi.it è attraente e molto seguito, così come la sua pagina Facebook. Riuscirà a lui quanto non è riuscito ad altri?
    Fenomeni di ripensamento ideologico come questi vanno salutati con piacere. È segno che sotto la fede politica la ragione rimane pur sempre capace di funzionare, che la legge naturale si fa ancora sentire nella coscienza e che la libertà di spirito non ci rende mai completamente succubi dei paradigmi. Circa l’esito, invece, ci si può permettere di coltivare dei dubbi. Bisogna infatti distinguere quanto viene dalla cultura della sinistra da quanto c’è nella cultura della sinistra. Nella cultura della sinistra ci sono cose valide, ma che non vengono dalla cultura della sinistra, non le sono proprie, non derivano dai suoi presupposti, dai suoi punti di partenza.
    Nel DNA della cultura della sinistra c’è il superamento della natura, attuata in una forma di profetismo laico che annunciava una salvezza immanente. Ciò ha prodotto una secolarizzazione progressiva, perché l’immanentismo non si sazia mai. Fin tanto che ciò era sostenuto comunque da una fede nella rivoluzione e quindi in una sorta di salvezza in terra, fin tanto che ciò era guidato da una religione secolare il vero volto di quella cultura non emergeva nella sua nuda drammaticità. Ma quando tutto questo finì, allora la cultura di sinistra si manifestò nella sua vera natura: la fase matura del processo moderno di progressiva immanentizzazione delle relazioni sociali. C’è un bel dire che Hollande ha poco a che fare con la sinistra in quanto ai lavoratori da proteggere ha sostituito i gay. Da un altro punto di vista, invece, Hollande è l’esito necessario della cultura di sinistra: tolta la speranza di un mondo migliore, seppure solo su questa terra, il socialismo diventa ideologia libertaria allo stato puro: “l’io e le sue voglie”, come diceva Benedetto XVI.
    Gli Adinolfi sono utili e possono ottenere anche qualche risultato. A patto, però, che non si illudano, con le loro novità pro-life e pro-family, di ricondurre la cultura di sinistra alle proprie origini da cui si sarebbe allontanata imborghesendosi, ma con coraggio si rendano conto che l’operazione non riuscirà se non mettendo in crisi quelle stesse origini. A ciò forse non è sufficiente un blog, ma può essere un buon inizio.
    Il caso Adinolfi e l'impossibilità di un'altra sinistra

  7. #97
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    «Mi manca il papà che non conoscerò mai». Incubi, drammi e domande dei figli delle coppie arcobaleno
    Raccolte in un blog alcune drammatiche testimonianze di adulti e adolescenti cresciuti da genitori omosessuali
    Jean-Dominique Bunel, 66 anni, francese, cresciuto da due donne lesbiche, spiega che «non è stato il tabù dell’omosessualità a farmi soffrire, ma avere genitori dello stesso sesso». E il motivo che lo ha spinto a opporsi pubblicamente alla legge del governo Hollande su matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali è proprio l’esperienza che ha vissuto sulla propria pelle: «Questa legge in nome della lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni toglie al bambino uno dei suoi più sacri diritti (…), l’essere cresciuto da una mamma e un papà».
    La sua è solo una delle tante testimonianze raccolte o ripubblicate sul blog di Robert Oscar Lopez, il professore americano allevato a sua volta da due donne lesbiche che gira il mondo per raccontare la sofferenza vissuta.
    SIAMO UN ESPERIMENTO. Bronagh Cassidy è figlia di due donne che nel 1976 fecero ricorso all’inseminazione artificiale mescolando lo sperma di due amici gay «per assicurarsi che nessuno avrebbe saputo chi fosse il padre». E oggi confessa: «Crescendo ho sempre avuto la sensazione di essere qualcosa di innaturale (…). Onestamente desideravo che Pat (la compagna della madre biologica, ndr) non ci fosse». Guardando alla propria esperienza, la donna osserva che i genitori omosessuali «vogliono avere un figlio e non prendono in considerazione come si sentirà il bambino», e legalizzare matrimonio fra persone dello stesso sesso non servirà a trasformare queste coppie in “famiglie”, perché per i figli «resta irrisolta l’intera questione della propria auto-identità. Ho sempre avuto la sensazione di essere dentro un esperimento di laboratorio».
    È una situazione analoga a quella delineata da Charles Mitchell, adottato da due uomini gay insieme ai due fratelli: «L’adozione omosessuale è un esperimento sociale tragico (…) l’omosessualità ha distrutto la possibilità di farci vivere normalmente».
    TUTTI AL GAY PRIDE. Dawn Stefanowicz, cresciuta da un padre omosessuale, dice senza mezzi termini che «la mia salute mentale e fisica è stata messa a repentaglio dall’essere esposta allo stile di vita scelto da mio padre e dai suoi compagni, lasciandomi traumatizzata». Per lei è stato difficile perfino ammettere quello che stava subendo, perché «anche se ero molto arrabbiata per il comportamento sessuale di mio padre e dei suoi partner, non riuscivo a dire nulla di negativo su di lui o sulla vita degli omosessuali».
    Anche Jeremy Deck è stato cresciuto da un padre gay, che «condivideva un appartamento con un altro uomo che aveva lasciato moglie e figli (…). Era come se tutto dovesse essere “normale”, ma mi sentivo tutt’altro che normale». Jeremy racconta che i fine settimana trascorsi in quella compagnia «sono stati un incubo per me e mia sorella», ma, di nuovo, la cosa più difficile sembrava proprio la ribellione: «Un bambino di 6 anni dipende emotivamente dai genitori e non si sente di avere il diritto di dire al genitore: “Non voglio andare in questo posto particolare o incontrare quella persona”». Posti particolari come le manifestazioni dell’orgoglio Lgbt, che Jeremy ricorda bene: «È strano starsene in un angolo della strada a guardare la sfilata per i diritti gay mentre tuo padre ride istericamente al passaggio delle “Dykes on Bikes” (le “lesbiche in moto”, ndr), una cosa che solo pochi anni prima ti avrebbero punito per averla vista». Questa vita, conclude Jeremy, «mi ha reso diffidente, incapace di dare fiducia a chiunque».
    QUEI RAGAZZI DI STRADA. Crudo e inquietante il racconto di Rivka Edelman, allevata da lesbiche: «Mia madre invitava a casa tutti questi ragazzi gay», spiega. «Ce n’era uno, di nome Joe, che era probabilmente un agente di viaggio. Ogni volta che veniva portava un ragazzo diverso. Avranno avuto 14 , 15 o 16 anni. Non so esattamente. Erano sempre molto maleducati. Parlavano a monosillabi. Come ragazzi di strada (…). Ma solo anni dopo capii quello che stava succedendo, avevo undici anni forse (…). Chiesi a mia madre perché aveva lasciato che mio fratello andasse via con lui (Joe, ndr): “Come hai potuto farlo?”. E mia madre disse senza battere ciglio: “Tuo fratello aveva sette anni allora. A lui piacciono solo quelli dai dodici anni in su”».
    Suzanne Cook, invece, ha vissuto parte dell’infanzia con il padre, un omosessuale divorziato che abitava con il suo amante. Spiega che i due «non si astenevano dal fare sesso quando eravamo lì (…). Mi sentivo di dover difendere mio fratello (…) sentivo tutto il mondo sulle mie spalle». Passando attraverso questa difficoltà la donna ha capito che «ci vuole più dell’amore per crescere i figli in modo adeguato e sano. Non si dovrebbero fare esperimenti su un’altra generazione».
    «MI MANCA MIO PADRE». Fra le testimonianze raccolte nel blog di Lopez ce ne sono anche alcune, drammatiche, di adolescenti che ancora vivono con i genitori omosessuali. Una ragazza, anonima, che vive con due lesbiche, annota: «Trascorro la maggior parte del tempo a casa della mia migliore amica. Sto con il suo papà perché non ne ho mai avuto uno e lui è fantastico». Poi lo sfogo, le domande, i sensi di colpa: «Qualcuno deve dirlo, perché io non lo sento dire, i genitori gay sono egoisti in un certo senso. Non pensano a cosa vuol dire per me vivere nel loro mondo. Sono l’unica che si sente così? Sono una cattiva figlia perché vorrei avere un papà? C’è qualcun altro che ha due mamme o due papà che si chiede come sarebbe stato se fosse nato in una famiglia normale? C’è ancora qualcuno in grado di usare la parola normale senza prendere lezioni su ciò che è normale? Non conosco mio padre e non lo conoscerò mai. È strano ma mi manca. Mi manca quest’uomo che non conoscerò mai».
    Un altro giovane anonimo, «figlio di un padre gay e di una madre surrogata», descrive la sua vita «con due papà (…). Mia madre biologica (che ha dato a mio papà il suo ovulo) viene spesso a casa mia. Lei ha 38 anni (…) voglio chiamarla la mia mamma, ma i miei papà diventano matti quando ci provo (…). Cosa ne pensate? Non pensate che sia normale odiare i miei papà? Ma devo essere il loro buon figlio perché hanno deciso di avermi? (…) Io non odio i gay, ma vorrei che i miei genitori fossero eterosessuali. Sono una persona cattiva a sentire così? (…) Tutti vogliono che io accetti ciò che non posso e non voglio».
    «Mi manca il papà che non conoscerò mai». Incubi, drammi e domande dei figli delle coppie arcobaleno Leggi di Più: Storie di figli cresciuti da coppie gay

    Festival “Da Sodoma a Torino”: è arrivato il tempo dell’istituzionalizzazione
    Da Sodoma a Torino, ecco l’altro festival
    di CLARA CAROLI - IL cosacco che fa la boccuccia sexy, col colbacco sulle ventitré, sbeffeggiando la Russia omofoba di Putin (è la nuova sigla, firmata da Max Croci) fa capire che il 29° Torino Gay and Lesbian Film Festival parte all’insegna dell’ironia. Il direttore Giovanni Minerba cita nientemeno che Calamandrei, nelle sue note introduttive, e poi annuncia che sarà l’icona nazionalpopolare di “Finché la barca va”, Orietta Berti, già testimonial di un Gay Pride, l’ospite canterina della première di domani sera. «Da Calamandrei a Orietta Berti — sottolinea scherzosamente Minerba — più trasversali di così…». Ha dovuto fare il restyling al festival, dice, per stare al passo con i tempi. Ma ci ha lasciato un pezzo di cuore. «Viene il momento il cui ti fanno capire che è ora di svoltare», spiega. Nuovo logo (una pizza, in senso cinematografico, e un papillon) e nuova sigla, Tglff. Addio alla locandina storica di Marco Silombria e a quel “Da Sodoma a Hollywood” simbolo di epoche più sfrontate e battagliere, con cui, assieme a Ottavio Mai, battezzò nel’86 quello che sarebbe diventato il festival a tematica omosessuale più antico d’Europa. “Anche quel nome ha fatto il suo tempo — dice il direttore con una punta di nostalgia — per una rassegna di cinema che ha sempre più spesso per protagonisti i giovanissimi, le nuove generazioni”. Da quest’anno si chiama semplicemente (e prudentemente) “L’altro festival”.
    Con Orietta Berti, la madrina Ambra Angiolini e l’attore Carlo Gabardini, domani si taglia il nastro di un’edizione (137 film, 7 anteprime mondiali, 8 titoli italiani in concorso, omaggi a Philip Seymour Hoffman, Lou Reed e Derek Jarman, una nuova sezione di animazione a cura di Massimo Fenati) con un’ampia presenza femminile: Emma Dante riceve il Premio Dorian Gray, sponsor Klm che con Air France sostiene le iniziative del Museo del Cinema, Paola Pitagora è in giuria con Pippo Delbono, Levante canterà nella serata finale e Vladimir Luxuria è testimonial del focus sull’omofobia.
    I vertici del Museo del Cinema (che organizza il Festival col sostegno degli assessorati alla cultura di Comune e Provincia e il contributo del Mibac e della Crt) hanno rinnovato il loro impegno per la continuità del Tglff, ma Minerba si sentirebbe più tranquillo se dal nuovo governo regionale arrivasse «un segnale forte». “Mi aspetto che la Regione torni a dare al Festival il patrocinio (ritirato dalla giunta Cota, ndr) e che il Comune, da parte sua, reintegri i fondi per la cultura — dice — Perché le buone intenzioni non bastano”.
    Festival ?Da Sodoma a Torino?: è arrivato il tempo dell?istituzionalizzazione

    Che libertà è leggere in classe un libro porno?
    Un insegnante declama in classe i brani di sesso spinto di un romanzo della Mazzucco. È giusto scandalizzarsi? Secondo noi "sì". Ecco perché
    Marcello Veneziani
    A leggere i giornali e a sentire l'autrice medesima, la denuncia per oscenità e corruzione di minori dei movimenti cattolici e dei ragazzi di destra contro il libro «pornografico» di Melania Mazzucco letto in classe ginnasiale nel liceo Giulio Cesare di Roma, è ridicola, volgare e squadrista.
    Non commento, vi cito solo un passo tra i tanti analoghi, tratto da quel romanzo, a pagina 127, scusandomi per il linguaggio e la scena ma serve alla verità del giudizio: «ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l'uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita». Non vado oltre e mi scuso ancora, ma non potevo fare altrimenti per far capire di cosa stiamo parlando. Ed è solo un esempio.
    Ora, ognuno è libero di scrivere e di leggere, di pubblicare e di comprare quel che vuole. Ma quando si entra in uno spazio pubblico, formativo, educativo come la scuola, e quando si somministrano queste letture a minori, tra i 14 e i 16 anni, vi sembra ridicolo, assurdo o volgare contestarle? È questa per voi la libertà di pensiero? Voi che vi ritenete i custodi dell'etica pubblica, della moralità e della cultura, e date e togliete patenti etiche, morali e culturali a chi non si allinea ai vostri canoni, in quale di queste categorie configurate questo passo? Ma poi, tra mille opere che potrebbero essere lette in classe e giovare alla formazione di un ragazzo, arricchirlo di esperienze di pensiero, di vita, di anima e di storia, e tra mille opere contemporanee che parlano della vita e della realtà quotidiana sotto mille altri punti di osservazione, proprio questa storia ritenete proficua per formare uno studente? Ma queste cose i ragazzi le sentono e le vedono ogni giorno in rete, al bar, nei cessi; a che serve la scuola se insegue banalmente la realtà, anzi un tipo di realtà? Che rispetto avete della scuola, del suo ruolo e dei ragazzi, se la riducete a una fotocopia guardona della vita intima di taluni, magari elevata a canone presente e modello di libertà? La scuola dovrebbe servire a conoscere mondi diversi oltre quello presente, a paragonare esperienze, concezioni e stili di vita; e invece la riducete a fare il verso alle piccole storie intime del presente, a rispecchiare quel che i ragazzi già sentono e vedono in giro. Riducete il cielo in una stanza, il mondo a una latrina, la vita a una fellatio. Non è questione di omofobia, è questione di miseria umana e letteraria, ridurre una scuola così.
    Voi parlate di civiltà ma io non conosco nessuna civiltà che non sia stata fondata sulla famiglia, con un padre e una madre. Ci sono state civiltà che hanno ammesso e altre che hanno vietato le libertà sessuali e omosessuali, ma in ogni civiltà la famiglia è rimasta il fondamento comune. E nessuna scuola, pur diversamente concepita nei millenni, ha mai raccontato le voglie intime e le preferenze sessuali private. Avevano tutte sbagliato finora e ora invece arrivate voi e ci dite la verità sulla vita? Ma chi sono io, chi siete voi per giudicare barbara ogni civiltà che ci ha preceduto?
    Che libertà è leggere in classe un libro porno? - IlGiornale.it

    Inghilterra. Legge un libro di Winston Churchill in pubblico, politico britannico arrestato per razzismo islamofobo
    Redazione
    Al centro dell’episodio il candidato di un micro-partito di destra. Nei passi ritenuti offensivi, Churchill criticava aspramente lo schiavismo, la «frenesia fanatica» e l’«apatia fatalista» dei musulmani
    Sir Winston ChurchillIn Inghilterra può essere pericoloso leggere a voce alta i libri di Sir Winston Churchill. A Winchester, nello Hampshire, un candidato alle elezioni europee è stato arrestato con l’accusa di «incitamento all’odio razziale» dopo aver letto durante un’arringa pubblica un brano molto critico sull’islam, scritto nel 1899 dal primo ministro britannico più conosciuto al mondo.
    ACCUSA DI RAZZISMO. Il candidato alle europee finito in cella (e ora in libertà, con l’obbligo di presentarsi alla polizia il 24 maggio) è Paul Weston, presidente del Liberty GB, un piccolo partito di destra con posizioni anti-immigrazione. Weston aveva attirato la folla di una piazza leggendo ad alta voce con un megafono brani di The River War di Churchill, resoconto della sua esperienza bellica in Sudan. Un membro del pubblico che ascoltava l’arringa, sentendosi offeso dalle parole del premio nobel per la letteratura del 1953, ha chiamato la polizia. Gli agenti hanno arrestato Weston a metà discorso, per non aver rispettato la loro richiesta di abbandonare la piazza e per molestie religiose e razziali.
    CHURCHILL “ISLAMOFOBO”. Churchill, che guidò l’Inghilterra contro le forze dell’Asse durante la seconda guerra mondiale, mezzo secolo dopo è considerato, nel suo stesso paese, un razzista. Nei passaggi incriminati di The River War letti da Weston, il premier britannico definiva infatti l’islam una «forza retrograda». Criticava la «frenesia fanatica» e l’«apatia fatalista» degli islamici e le conseguenze negative che questi comportamenti hanno sull’economia e sull’agricoltura dei paesi musulmani. Attaccava aspramente «il fatto che nel diritto maomettano ogni donna deve appartenere a un uomo come sua proprietà assoluta – sia essa una bambina, una moglie o una concubina». Churchill affermava che «non ci potrà essere l’estinzione definitiva della schiavitù fino a quando la fede islamica non cesserà di essere una grande potenza tra gli uomini».
    Inghilterra. Politico cita Churchill. Arrestato per razzismo | Tempi.it





    Tertium non datur
    di Léon Bertoletti
    La domanda appare pienamente lecita: non è che nel mondo nuovo, libero e bello propagandato da alcuni ci toccherà leggere obbligatoriamente soltanto le operette di indottrinamento di scrittori organici imposti al pubblico successo e non quello che ci pare e piace, tipo illustri statisti e autori cristiani? Nel caso, non sarà poi così nuovo, né così libero, né così bello…
    di Léon Bertoletti
    No, ‘tertium non datur’: o siamo davvero alla dittatura del pensiero unico, come questo sito e rade altre voci controcorrente si premurano di denunciare, o viviamo una stagione di completa follia. Ci hanno infatti versato addosso secchiate di sdegno per la contestazione, tutto sommato civile, alla lettura liceale di un romanzetto di maschi (maschi?) ingroppatori. Che sarà mai: così va il mondo, tutto normale, niente di nuovo, nulla di cui scandalizzarsi commentavano i soliti conformisti intervistati dai soliti megafoni del conformismo, sempre parecchio attenti al politicamente corretto, alle mode, alla cosiddetta “evoluzione” dei costumi. Incomodavano perfino Catullo e Marziale. Ma un epigramma di quest’ultimo, per dire, contiene già il Cornelio che si rammarica dei versi poco severi e illeggibili a scuola: “Versus scribere me parum severos nec quos praelegat in schola magister, Corneli, quereris” (I,35).
    Comunque siamo cronisti, anche piuttosto mestieranti, non sommi sacerdoti. Quindi non stracciamo le vesti, confidiamo (nonostante le palesi difficoltà del caso) nel paolino ‘omnia munda mundis’ e per scansare l’ormai imperante e diffamante accusa di “omofobia” evitiamo i toni isterici in realtà più consoni – secondo un comune sentire – alle checche imbizzarrite.
    Ma, ecco: mentre da noi infuriava quest’ennesima polemica ventosa, artatamente tempestosa, a Londra (nel disinteresse dei soloni e dei venerati maestri pontificanti) un politico militante, candidato alle elezioni europee, veniva arrestato per aver letto osservazioni di fuoco, accuse gravi, parole feroci sull’islàm. Naturalmente ha poi suscitato un certo imbarazzo scoprire che il testo veniva pari pari da un libro di Winston Churchill, nientedimeno. Mesi prima, un libero predicatore era stato fermato a Hyde Park perché declamava celebri, urticanti, schietti passi di san Paolo sulle “passioni infami”. Questo accadeva, accade, in una celebrata culla di democrazia e libertà, non nell’Italietta nostrana. La domanda appare quindi pienamente lecita: non è che nel mondo nuovo, libero e bello propagandato da alcuni ci toccherà leggere obbligatoriamente soltanto le operette di indottrinamento di scrittori organici imposti al pubblico successo e non quello che ci pare e piace, tipo illustri statisti e autori cristiani? Nel caso, non sarà poi così nuovo, né così libero, né così bello. Sarà, semplicemente, una riedizione di cose già viste e sentite (in Unione Sovietica, Cina, Cambogia, Corea del Nord…).
    Una vecchia vera porcheria.
    Tertium non datur ? di Léon Bertoletti | Riscossa Cristiana

    Eutanasia: i medici olandesi si lamentano dei farmacisti che fanno obiezione di coscienza e un partito propone di abolirla
    L’obiezione di coscienza è legale in Olanda e sempre più farmacisti sono preoccupati dalla banalizzazione della morte tramite eutanasia e dall’abuso della legge
    Leone Grotti
    Il programma televisivo olandese Altijd Wat Monitor ha fatto scalpore il 16 aprile scorso dedicando una puntata all’eutanasia e ai farmacisti che si rifiutano di fornire i medicinali per il suicidio assistito e la “buona morte” facendo obiezione di coscienza. Tanto che una parlamentare olandese ha già chiesto al ministero della Sanità di discutere la sua abolizione.
    OBIEZIONE DI COSCIENZA. Il servizio televisivo ha ripreso le lamentele dei medici della clinica che pratica l’eutanasia ai pazienti che la richiedono. Più della metà dei dottori ha dichiarato che spesso i farmacisti si rifiutano di vendere le droghe necessarie: molti perché giudicano i casi controversi, come quando l’eutanasia è prevista per pazienti con demenza o malattie psichiatriche, altri per motivi religiosi.
    DIRITTO DEI FARMACISTI. Ai dottori ha risposto un rappresentate dell’ordine dell’associazione dei farmacisti olandesi KNMP: «Una farmacia non è un negozio dove si distribuiscono medicinali letali. Anche i farmacisti hanno il diritto di avere un’opinione».
    Secondo la legge olandese un farmacista può fare obiezione di coscienza e non è obbligato a vendere i farmaci letali ai dottori. Il tema è controverso anche perché l’eutanasia è sempre di più abusata e viene praticata anche ai malati di mente, seppur illegalmente. Le violazioni sono tante e tali che addirittura il padre dell’eutanasia olandese, Boudewijn Chabot, ha dichiarato a gennaio: «Sono sorpreso dai recenti sviluppi, la legge sull’eutanasia sta deragliando: presenta troppi difetti e io non mi sento più a mio agio».
    EUTANASIA BANALIZZATA. I farmacisti si lamentano anche di come la morte tramite eutanasia sia ormai banalizzata: «Ti chiamano dei medici, spesso completi sconosciuti, all’ultimo momento e ti dicono: “Procurami questo farmaco e in fretta”. Ma questo non è il modo, parliamo di vita e morte».
    Il servizio televisivo ha fatto discutere, come riporta nrc.nl, tanto che il partito di sinistra GroenLinks ha chiesto al ministro della Salute Edith Schippers di riformare e abolire l’obiezione di coscienza .
    Olanda, eutanasia: aboliamo l'obiezione di coscienza | Tempi.it

    USA – In Oklahoma inaugureranno la statua a Satana?
    Questa è la statua che sarà messa davanti al Parlamento dell’Oklahoma. Così chi vuole potrà sedersi «in grembo a Satana»
    La statua alta poco più di due metri sarà posta dai satanisti davanti al Parlamento a prescindere dalle autorizzazioni. «Lo Stato non può discriminare il nostro punto di vista»
    Ancora non si sa se il gruppo satanico di New York “The Satanic Temple” otterrà il permesso dal governo dell’Oklahoma di posizionare una statua davanti al Parlamento dello Stato, intanto però il gruppo ha ultimato una raccolta fondi per costruirla e un artista l’ha ultimata.
    RACCOLTA FONDI. Davanti al Parlamento dell’Oklahoma compare oggi una statua che raffigura i Dieci comandamenti. Dopo che un’associazione ha fatto causa per far rimuovere il simbolo che riflette le radici cristiane dello Stato americano, il governo ha deciso di aprire i terreni attorno al Parlamento per costruire un nuovo monumento.
    Anche i satanisti hanno presentato il loro progetto e in attesa di sapere se sarà approvato hanno raccolto 28 mila dollari tra i loro affiliati e non e costruito la statua.
    «PUNTI DI VISTA». Questa rappresenta Satana nelle vesti di Bafometto, con le corna e il volto da caprone, mentre educa alcuni bambini sorridenti, seduto con alle spalle una pietra con impressa la stella satanica. Vista in anteprima da Vice, la statua alta poco più di due metri sarà posta dai satanisti davanti al Parlamento a prescindere dalle autorizzazioni.
    «Anche noi vogliamo mettere il nostro monumento come hanno fatto con i Dieci comandamenti», dichiara il portavoce dei satanisti Lucien Greaves. «Lo Stato non può discriminare il nostro punto di vista: se ha aperto le porte a loro, deve aprirle anche a noi».
    «SEDERSI IN GREMBO A SATANA». La statua è stata costruita in modo tale da avere «anche uno scopo funzionale di sedia, così che persone di tutte le età potranno sedersi in grembo a Satana». Inutili le proteste di quei parlamentari che hanno cercato di affermare che c’è una bella differenza tra i Dieci comandamenti dati da Dio all’uomo e Satana, tra un bene da difendere e un male da cui difendersi.
    USA ? In Oklahoma inaugureranno la statua a Satana?


  8. #98
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il passo sulla fellatio di “Sei come sei” non può essere letto dai senatori maggiorenni (ma solo dagli studenti minorenni?)
    La presidenza del Senato obbliga Giovanardi ad emendare la sua interrogazione parlamentare. Lo stesso romanzo, però, era stato proposto agli alunni del Liceo Giulio Cesare
    Redazione
    «Onorevole senatore (…) devo comunicarle che il documento in oggetto non corrisponde pienamente ai requisiti di proponibilità degli atti del sindacato ispettivo parlamentare, così come specificati nell’articolo 146 del regolamento del Senato. Mi corre pertanto l’obbligo di segnalarle la necessità di apportare modifiche al testo della sua interrogazione, nel senso già comunicato per le vie brevi dagli uffici, in modo da renderne possibile l’annuncio e la pubblicazione nei resoconti del Senato».
    Questo è il testo con cui la presidenza del Senato ha spiegato al senatore Carlo Giovanardi (Ncd) di non poter presentare in aula i passaggi che descrivono il rapporto omosessuale orale contenuti nel libro Sei come sei di Melania Mazzucco.
    TOLTI I BRANI OSCENI. Giovanardi, assieme al collega Maurizio Sacconi, spiega così in una nota che «la presidenza del Senato ha rifiutato la pubblicazione dell’interrogazione da me presentata. Nell’interrogazione infatti erano illustrati i brani crudemente e volgarmente pornografici del romanzo, che evidentemente si possono imporre agli studenti ma non essere letti neppure dai Senatori sulle pubblicazioni ufficiali del Senato. Abbiamo pertanto riformulato l’interrogazione – aggiunge Giovanardi – tagliando i brani osceni, nell’attesa fiduciosa che il ministro della Pubblica Istruzione, che aveva dichiarato essere “assolutamente corretto” il comportamento tenuto dagli insegnanti del Giulio Cesare, ci spieghi come nella scuola pubblica possano essere proposti ai ragazzi testi totalmente osceni da non poter comparire neppure nelle interrogazioni parlamentari».
    IL MINISTRO GIANNINI. Il caso, come si ricorderà, nasce dal fatto che nel liceo romano era stata proposta la lettura del romanzo e, a seguito di una discussione in classe, gli studenti avevano dovuto produrre un elaborato scritto. In seguito alla denuncia di alcuni genitori, era scoppiato il caso. Gli insegnanti erano stati difesi, oltre che dalla preside del Liceo, anche dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.
    La stessa Giannini, però, aveva ammesso di non aver letto il romanzo e, durante una trasmissione radiofonica, si era rifiutata di leggere il brano incriminato. Resta dunque valida la domanda di Giovanardi: perché un testo la cui lettura è ritenuta sconveniente per senatori e ministri maggiorenni è stato proposto a dei minorenni?
    Romanzo Mazzucco non si può leggere al Senato | Tempi.it

    Libro porno-gay nelle scuole
    Per "Avvenire" non è osceno
    di Gianfranco Amato
    L’indiscussa stima per la storia personale e professionale di Francesco D’Agostino rende ancora più difficile da comprendere la sua posizione critica, pubblicata da Avvenire, nei confronti dell’iniziativa legale intrapresa dai Giuristi per la Vita e da Pro Vita Onlus circa i noti fatti accaduti al liceo classico Giulio Cesare. Colpisce, in particolare, il suo convincimento che «non è possibile qualificare rozzamente il libro della Mazzucco come “osceno”». Ora, perché quel testo debba considerarsi osceno e non adatto ad una scuola lo hanno perfettamente spiegato, lo scorso 30 aprile, Marcello Veneziani con il suo ineccepibile articolo “Che libertà è leggere in classe un libro porno?” pubblicato sul “Giornale”; Nicoletta Tiliacos con il suo ottimo pezzo “Demo Fellatio” apparso nella prima pagina del “Foglio”; e Mario Giordano dalle colonne di “Libero”, con il suo efficace intervento intitolato ”Macchè anti-gay: a scuola un libro porno”.
    Il prof. D’Agostino ha certamente gusti raffinati, per cui proviamo a far giudicare dal lettore di media intelligenza e media cultura, secondo il comune senso dell’osceno, alcuni dei brani contestati: «(…) un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire – indifferente alle conseguenze. Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l'uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all’ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripeté altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita».
    Merita anche quest’altro pezzo di alta letteratura: «La cabina era poco più grande di un ascensore, ma provvista di riviste pornografiche per stimolare l'erezione. Donne e uomini nudi, organi genitali squadernati in primissimo piano, adatti a ogni tendenza sessuale. Giose apprezzò la sensibilità dei dottori. Ma lo disgustò l'idea di concepire suo figlio masturbandosi sulla fotografia di uno stallone professionista. Chiuse gli occhi, pensò a Christian, e attivò la mano. Eiaculò in quattro minuti, e per la fretta maldestramente metà lo schizzò fuori. Gocce di liquido cremoso e opalescente colavano sul bordo del contenitore. Dovette pulirlo col kleenex. Il dottore incamerò il suo sperma e lo spedì in laboratorio senza commenti».
    Io, per D’Agostino, sarò pure un bacchettone vittoriano, però, a questo punto, faccio qualche fatica ad immaginare cosa possa considerare davvero osceno il Presidente dei Giuristi Cattolici Italiani.
    Intanto, ho appreso, a mezzo stampa – e con un certo rammarico – di essere stato definito dallo stesso D’Agostino “culturalmente rozzo”. Credo, però, di essere in buona compagnia, quantomeno assieme al rappresentante della seconda carica dello Stato. Pochi giorni orsono, infatti, il senatore Carlo Giovanardi ha tentato di presentare un’interrogazione parlamentare sulla vicenda, riportando testualmente i brani incriminati tratti dal romanzo “Sei come sei” di Melania Mazzucco. Gli uffici competenti hanno, però, fatto notare al senatore che i brani trascritti, a causa del loro contenuto osceno, dovevano essere ritenuti «sconvenienti», e quindi epurati dal testo.
    Ecco il tenore della lettera del Presidente del Senato ricevuta da Giovanardi:
    «Egregio Senatore, mi riferisco all’interrogazione con richiesta di risposta orale, da Lei presentata in data 6 maggio scorso. Devo comunicarLe che il documento in oggetto non corrisponde pienamente ai requisiti di proponibilità degli atti di sindacato ispettivo parlamentare, così come specificati nell’art. 146 del Regolamento del Senato. Mi corre pertanto l’obbligo di segnalarLe la necessità di apportare modifiche al testo della Sua interrogazione, nel senso già comunicato per le vie brevi dagli uffici, in modo da renderne possibile l’annuncio e la pubblicazione nei resoconti del Senato. Con i migliori saluti. Pietro Grasso».
    In effetti, l’art.146 del regolamento prevede espressamente che l’interrogazione non deve essere formulata «in termini sconvenienti». In realtà, quindi, l’ingeneroso giudizio affibbiato da D’Agostino al Presidente dei Giuristi per la Vita rischia di estendersi anche al Presidente del Senato, dott. Pietro Grasso.
    A questo punto si impone una domanda. Perché ciò che viene considerato sconveniente ed osceno per un’aula parlamentare, non deve essere ritenuto tale per un’aula scolastica frequentata da minori adolescenti? Siamo certi che il prof. D’Agostino ha per questa domanda un’adeguata risposta, capace di convincere il Presidente del Senato a rivedere la sua decisione e consacrare gli impagabili brani letterari della Mazzucco nei resoconti dello stesso Senato.
    Nel frattempo, però, spiace non si sia colto il punto cruciale della questione, ovvero il «diritto di priorità che i genitori hanno nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli», sancito dall’art. 26, terzo comma, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sottoscritta nel 1948. D’Agostino sa benissimo che quel principio è stato espressamente proclamato perché, dopo la seconda guerra mondiale, l’esperienza ha dimostrato quanto fosse stato devastante, distruttivo ed esiziale il Volksaufklärung, ovvero il sistema d’istruzione statale del Terzo Reich. Si è capito come l’istruzione pubblica in mano al potere è capace di diventare un’arma letale. Non era un caso, infatti, che le due competenze dell’istruzione pubblica e della propaganda fossero in capo ad un unico ministero, il Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda. E non è un caso che dal 13 marzo 1933 il ministro tedesco dell’Istruzione Pubblica fosse un tale di nome Joseph Goebbels.
    Il rischio di un indottrinamento è oggi ancora drammaticamente attuale. Oggi noi Giuristi per la Vita riceviamo decine di segnalazioni da parte di genitori che richiedono un intervento legale perché nelle scuole materne ed elementari frequentate dai propri figli, ad esempio, si applicano gli Standard per un educazione sessuale in Europa, quel documento dell’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità) che prevede, nella fascia da 4 a 6 anni, l’«introduzione alla masturbazione infantile precoce», la «capacità di identificare i genitali nei dettagli» e «l’identità di genere», o perché nelle stesse scuole i bimbi sono indotti a praticare il cosiddetto «gioco del dottore», i maschietti si fanno vestire da femminucce, si fanno giocare con le bambole, e si truccano con il rossetto, grazie anche all’ausilio degli “educatori” esterni dell’associazione “Scosse”. Come facciamo a rispondere a questi genitori indignati che ci chiedono di intervenire legalmente contro simili aberranti sperimentazioni educative, con il titolo dell’editoriale di D’Agostino: «Dibattito aperto e plurale, non denunce»?
    Io comprendo e rispetto la diversa sensibilità del prof. D’Agostino. Probabilmente se suo figlio tornasse da scuola vestito da bambina e truccato, lui intavolerebbe con le maestre un pacato dibattito culturale. Se questo capitasse, invece, a mio figlio, io mi precipiterei a scuola con i carabinieri. Questione di sensibilità diverse, appunto.
    Libro gay nelle scuole. Per "Avvenire" non è osceno

    Protesta con la scuola per il libro «pornografico» assegnato alla figlia 14enne. Ma finisce in manette
    A Gilford, New Hampshire, un uomo scopre che gli insegnanti della figlia le hanno fatto leggere un romanzo con una scena esplicita di sesso. Chiede una riunione di chiarimento e viene arrestato per aver parlato oltre i due minuti concessi
    Redazione
    È rimasto sconcertato da una lettura assegnata dagli insegnanti alla figlia quattordicenne, da lui ritenuta pornografica, ha protestato per questo con la scuola ma si è ritrovato in manette. Arrestato. È la vicenda paradossale accaduta qualche giorno fa negli Stati Uniti, più precisamente a Gilford, New Hampshire.
    A BOCCA APERTA. Tutto è cominciato lo scorso 30 aprile. William Baer si trovava a casa con un amico, che si è trovato fra le mani il libro Nineteen Minutes di Jodi Picoult, assegnato per la lettura alla figlia di Baer, Marina, dai professori della Gilford High School. Il testo descriveva in maniera esplicita un rapporto sessuale tra due adolescenti. Baer «è rimasto a bocca aperta». A quel punto l’uomo, che non aveva ricevuto dall’istituto nessun avviso riguardo al volume e ai suoi contenuti, ha deciso di chiamare immediatamente il preside della scuola per organizzare un incontro fra genitori e docenti. Il preside ha convocato la riunione lunedì scorso.
    LA RIUNIONE. Baer – che ora accusa apertamente le autorità di Gilford di avere organizzato il suo arresto – è giunto alla scuola con gli altri genitori e si è accorto che nell’aula, oltre ai dirigenti dell’istituto e ai rappresentanti del distretto scolastico, era presente, cosa insolita, anche un ufficiale di polizia. All’incontro gli insegnanti hanno spiegato che il libro di Jodi Picoult era già stato proposto in passato agli studenti per mettere a tema con loro la questione delle sparatorie nelle scuole americane (a quanto pare la storia inizia proprio con una strage in una high school del New Hampshire). Questa volta però, hanno aggiunto scusandosi, i genitori non sono stati avvisati. E come mai alla fine Baer si è ritrovato in manette?
    IL VIDEO. Nel video si vede che durante la riunione Baer interviene per spiegare che secondo lui il libro è pornografico e dunque non è adatto ai ragazzini come sua figlia. Il suo intervento, però, “sfora” i due minuti di tempo concessi ai partecipanti e viene interrotto. Ma quando l’uomo sente un altro genitore sostenere che i contenuti del romanzo affrontano un problema reale, cerca di intervenire di nuovo per rispondergli. Alla richiesta di rispettare le opinioni altrui Baer ribatte: «Io rispetto mia figlia». A quel punto il poliziotto presente alla riunione gli ingiunge di allontanarsi e lui gli chiede provocatoriamente: «Perché non mi arresta?». E quello lo arresta per davvero.
    RISCHIO SANZIONE. L’arresto per «comportamento turbolento» però non ha fermato la battaglia di Baer, che ora rischia anche una multa fino a 1.200 dollari. «Non ci sono ragioni per cui accettare una cosa simile. È semplicemente incredibile che la scuola assuma questo come materiale per la lettura», ha ribadito l’uomo ricordando che lo stesso preside della Gilford High School gli aveva confessato il proprio imbarazzo quando gli aveva letto la sequenza in questione. Baer ha poi annunciato che contesterà il fermo subìto appellandosi al Primo emendamento della Costituzione americana sulla libertà di espressione. Quanto alla figlia Marina, ha detto agli insegnanti: «Ho visto che avete fatto arrestare mio padre per aver violato la regola dei due minuti. Non mi fido più di voi e qui non mi sento sicura».
    Protesta per libro «porno» assegnato alla figlia: arrestato | Tempi.it

    Già meglio Genny 'a Carogna della donna barbuta
    di Rino Cammilleri
    Un tempo le donne barbute le esibivano nei circhi ed erano considerate dei poveri scherzi di natura, da guardare con un certo ribrezzo e soprattutto da compiangere. Certo, potevano radersi, ma la povertà impediva loro di farlo, costringendole a mostrare a tutti, dietro compenso, la loro ipertricosi. Se fossero davvero povere donne o maschi travestiti per esigenze di spettacolo, però, forse non si saprà mai. In qualche vecchio numero del Guinness dei Primati magari se ne trova qualcuna di autentica. Mi par di ricordarne una che si era addirittura sposata e aveva avuto dei figli, in posa in un dagherrotipo insieme al marito (magari l’impresario, chissà). Ma foto del genere le mettevano in fila accanto a quelle dei gemelli siamesi e delle loro consorti e, pure qui, figli.
    Ora, come sappiamo, il Festival della Canzone Europea ha sdoganato completamente il settore, data la clamorosa (e pure annunciata!) vittoria dell’austriaco Tom Neuwirth, in arte Conchita Wurst, di professione cantante e, come si dice nell’ambiente, «drag queen». Ora, poiché in inglese «drag» è l’uncino, la traduzione letterale sarebbe «regina del rimorchio». Questa persona ha infatti rimorchiato l’intera Ue con la sua voce e, soprattutto, con il suo look eccentrico. Chi ha visto il film Farinelli sa che per secoli sono esistiti cantanti del genere, solo che allora li chiamavano «castrati» per il semplice fatto che una trucida operazione chirurgica li aveva resi eunuchi al solo scopo di farne delle eccezionalità canore. Infatti, cantavano da soprani ma con corde vocali maschili, cosa che li rendeva ricercatissimi per il melodramma e i cori di voci bianche. La Chiesa condannava questa pratica ma col solito successo che riporta la Chiesa in materia morale, tant’è che l’ultimo rappresentante di quell’antico «gender» morì nei primi decenni, addirittura, del secolo scorso.
    Ma chi ha vinto il Festival di Copenhagen non è affatto un castrato, perché non ha subito alcuna operazione. Gli ormoni ce li ha tutti, tant’è che porta la barba. È solo en travesti: si veste e si trucca da femmina fatale ma porta la barba. Il bello è che quando si presentava «da maschio» aveva il volto rasato e i capelli corti. Dunque, probabile che il tutto vada rubricato sotto la voce «cosa posso inventare perché mi si noti?». Infatti, ormai non è facilissimo, anche perché la fantasia umana ha i suoi limiti. Restiamo in attesa di vedere che cosa escogiterà il prossimo (o la prossima).
    Qui non si discute delle doti vocali di Conchita o della bellezza della canzone, perché, se davvero le une e l’altra erano così straordinarie, sarebbero state subissate di voti lo stesso. Il sospetto è che non sarebbero state subissate lo stesso. Da qui la necessità spasmodica di concentrare in qualche modo il riflettore in mezzo a decine di concorrenti. A conferma, basta scorrere le agenzie e gli articoli di giornale per rendersi conto che gli elogi e le critiche (elogi di, pensate, ministri austriaci, critiche di, pensate, ministri russi) non parlano affatto di canzoni e voci, bensì di «tolleranza», «libertà di espressione», «diritti Lgbt» o, per converso, sarcasmi a tema.
    Come volevasi dimostrare, se Tom Neuwirth non si fosse inventato i lamé e la barba nessuno se lo sarebbe filato e al massimo avrebbe guadagnato un onesto posto in classifica. La dimostrazione l’abbiamo, al solito, nel web, vero luogo di libertà d’espressione. Vi fioccano le foto della Sirenetta, di Sissi, di Lady D, tutte con la barba. I buontemponi ci hanno messo pure una tipica pralina austriaca di quelle con la faccia di Mozart e addirittura un pupazzetto Playmobil con le fattezze di Conchita. E c’è anche un Sacro Cuore di Gesù, perché davvero Conchita, con quei capelli lunghi divisi nel mezzo e la barba, sembra un Cristo.
    Ha vinto il gender, dunque, non la canzone né la voce, ed è inutile far finta che non sia così. Tant’è che allo stesso vincitore-vincitrice, al momento della premiazione, è scappato un grido dal sen fuggito: «We are unstoppable!», «Siamo inarrestabili!». E indovinate a chi si riferiva. Infatti, l’urlo è subito diventato uno slogan su Twitter (o hashtag «di tendenza», come si usa dire). Prepariamoci, perciò, a ospitate televisive di Tom/Conchita, per chi –come chi scrive- se lo/la fosse perso/a in eurovisione. Tranquilli, c’è sempre il telecomando. Almeno, finché non ce lo sequestreranno per legge quando l’ideologia gender e unstoppable diventerà obbligatoria. Per quanto mi riguarda, preferisco Genny a’ Carogna.
    Già meglio Genny 'a Carogna della donna barbuta



    Gender, inizia la rieducazione dei giornalisti
    di Stefano Fontana
    Caro Direttore,
    in questo periodo molti giornalisti pubblicisti stanno frequentando corsi e incontri organizzati dall’Ordine sia a livello nazionale che regionale. Scopo di tutto questo è accumulare i crediti richiesti per poter rimanere iscritti all’Ordine stesso. Vorrei raccontarle il caso di quanto succede a Trieste.
    Il 25 aprile, in un editoriale su Vita Nuova, il settimanale diocesano di Trieste da me diretto, avevo fatto presente che l’Ordine del Friuli Venezia Giulia dichiarava di organizzare i suddetti corsi di formazione in collaborazione alla Re.a.dy, la Rete della Pubblica amministrazione per la lotta contro la discriminazioni in base all’orientamento sessuale e che un tema dei corsi sarebbe stato anche l’identità di genere. Ormai sappiamo come vanno queste cose e per questo nell’editoriale avevo manifestato il fondato timore che anche la formazione dei giornalisti sarebbe stata usata per diffondere questa ideologia. Tanto più che, come ormai tutti sappiamo, il Dipartimento per le pari opportunità aveva diramato le ormai tristemente famose “Linee guida per una informazione rispettosa delle persone LGBT”, ove si imponeva ai giornalisti di non usare parole come “gay”, “lesbica”, “saffico” oppure le espressione “famiglia gay” o “nozze gay” in quanto discriminanti. Veniva vietato anche di adoperare l’espressione “famiglia naturale” o di dire che i figli hanno bisogno di un padre e di una madre. In quell’occasione il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dichiarava di non aver adottato le Linee guida e che, nella sua qualità di unico ente in grado di fissare regole deontologiche per i giornalisti, aveva istituito una “Commissione pari opportunità” che stava studiando “l’uso di un linguaggio autenticamente rispettoso della persona” a proposito delle problematiche di genere. Che, come si sa, non vuol più dire, come in un recente passato, le problematiche relative alla pari dignità dell’uomo e della donna, ma quelle relative alla pari dignità di ogni orientamento sessuale e familiare. Però, in precedenza l’Ordine aveva dato il proprio patrocinio al ciclo di seminari di formazione per giornalisti intitolati “L’orgoglio e i pregiudizi”, svoltosi nell’ottobre 2013 a Milano, Roma, Napoli e Palermo, organizzati dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Rzziali ormai famoso. Da quei seminari sono emerse in seguito le Linee guida di cui stiamo parlando. Qualcosa, quindi, puzzava.
    Purtroppo quello che avevo temuto in quell’editoriale si è puntualmente verificato. Almeno a Trieste, ma si può ipotizzare che la situazione sia generalizzata. Il 9 maggio scorso si è tenuto l’incontro “Discriminazione femminile e sessualità di genere”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia assieme all’Assostampa e al Comune di Trieste, che aderisce alla Re.a.dy di cui si parlava sopra. La redattrice sociale Giorgia Serughetti, con il supporto della Vicesindaca (con la “a” finale antimaschilista, è stato fortemente suggerito) Fabiana Martini, ha spiegato ai giornalisti come l’informazione «deve essere» fatta e, cioè, piegando i lemmi della lingua italiana su quelli imposte dalle celebri “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT [Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale/Transgender]”. Sui contenuti la Serughetti è stata chiara: sono argomenti su cui «si può certamente dialogare», ma il dialogo è «insufficiente a giustificare» la posizione di chi pensa che il matrimonio sia quello tra uomo e donna o di chi critica la «teoria del genere». E giù a proporre, senza contraddittorio, un coacervo di termini artificiosi, volti all’adesione entusiasta a quella strana teoria sociale secondo la quale il genere maschile e femminile è tutt’altro dal mero dato biologico reale: outing, coming-out, LGBT. Sbagliare un articolo qualificativo, in questo caos, equivale a meritarsi il titolo di «omofobo». Sottomettersi, al contrario, significa essere pronti al «dialogo».
    L’incontro è stato caratterizzato dall’assenza completa di dialogo e confronto. Non una parola su tutta la pubblicistica in merito alla crisi della famiglia o al diritto del bambino ad avere un padre e una madre. Non un cenno - né da parte della Serughetti, né da parte della Martini - delle posizioni critiche espresse da molti. Non un cenno alle centinaia di migliaia di persone, specialmente in Francia e in Italia, che hanno più di una riserva proprio su questi temi (Manif pour tous, Sentinelle in piedi). Non un cenno agli omosessuali (uomini e donne) contrari alle nozze gay - ad esempio i centinaia di aderenti a HomoVox. Non una parola sul fatto che il dissenso provenga anche da persone lontane dalla fede o di un’altra credenza (musulmani francesi). Non una parola circa il dissenso politico, che riguarda esponenti sia di destra che di sinistra. Non una parola sulle posizioni della stampa locale nel merito: a parte Vita Nuova, che già si era espressa in abbondanza, le relatrici non hanno citato né Il Piccolo - che ha posizioni diametralmente opposte al quotidiano della Diocesi - né alcun altro periodico triestino o friulano.
    Che dire? Una cosa certamente spiacevole è che questi corsi sono obbligatori. La seconda è che non rispettano minimamente l’abc della deontologia giornalistica che pure vorrebbero insegnare: aderenza ai fatti e garanzia del contraddittorio. La terza è che, purtroppo, i giornalisti che vi partecipano bevono senza protestare. Tranne i giornalisti di Vita Nuova.
    Gender, inizia la rieducazione dei giornalisti

    La crisi? E' cominciata con il divorzio
    di Riccardo Cascioli
    Che il 40esimo anniversario del referendum sul divorzio - svoltosi il 12 maggio del 1974 con la vittoria dei no all’abrogazione della legge che quattro anni prima l’aveva introdotto in Italia – fosse l’occasione per le solite celebrazioni sulla conquista dei diritti civili era scontato. Altrettanto scontato sentir celebrare l’ingresso nella modernità a cui partecipò anche la parte più “illuminata” del cattolicesimo italiano, ovviamente quella che si schierò per il “no all’abrogazione”. Il tutto a testimonianza della maturità raggiunta dal popolo italiano, maturità che – tra parentesi – deve essere stata persa un po’ più avanti vista la situazione in cui ci troviamo oggi.
    C’è però una notazione originale che fa Pierluigi Battista sul Corriere della Sera che merita una riflessione. Sostiene infatti Battista che in quell’occasione la passione civile ebbe la meglio sulla logica dei partiti. E questo si tradusse nel fatto che furono due parlamentari, uno della maggioranza e uno dell’opposizione - il liberale Baslini e il socialista Fortuna – a prendere l’iniziativa e ad “autonomizzare” il Parlamento che riuscì ad approvare una legge che il governo (a guida democristiana) non avrebbe mai accettato. E Battista sostiene che questo è quello che ci vorrebbe oggi sui cosiddetti “temi eticamente sensibili”, formare maggioranze parlamentari diverse da quelle di governo per superare l’attuale stallo: si preferisce infatti «non legiferare piuttosto che correre il rischio di pur fisiologiche divisioni».
    A parte il fatto che non è completamente vero, e basta vedere chi sostiene la legge sull'omofobia, la posizione di Battista è interessante perché in fondo ricalca quella che 40 anni fa portò tanti cattolici a votare per il divorzio, ovvero la convinzione che non ci sia relazione diretta tra etica ed economia, etica e società, etica e politica. In altre parole famiglia e vita sono materie separate da economia, infrastrutture, politiche sociali e così via, la loro specificità è solo quella di essere “sensibili”, che a questo punto viene il sospetto che significhi “portate avanti da persone fissate con le rispettive ideologie”. Così nasce l’idea che schierarsi contro il divorzio o contro l’aborto e per la promozione della famiglia naturale sia il tentativo di imporre la morale cattolica a una società laica.
    Ma tale approccio è esattamente ciò che 40 anni di storia “post-referendum sul divorzio” smentiscono nettamente. Come abbiamo avuto modo più volte di sottolineare la crisi economica che stiamo attraversando ha una causa strutturale che tutti fanno a gara per occultare: l’inverno demografico, ovvero la forte denatalità. E guarda caso, questo inverno comincia proprio con l’introduzione del divorzio. A metà degli anni ’60 in Italia c’era stato il baby boom (nascevano 2,7 figli per donna) e ancora nel 1970 il tasso di fecondità sfiorava i 2,5 figli per donna. Da qui però comincia la discesa, dapprima lieve poi un vero e proprio crollo dopo il referendum. Al punto che già all’inizio degli anni ’90 l’Italia aveva raggiunto i livelli minimi di fecondità, a 1,2 figli per donna.
    Tassi di fecondità
    Coincidenza? Non proprio. Non ci vogliono certo gli specialisti per capire che la fecondità è aiutata dalla stabilità familiare. I figli nascono in genere all’interno di un progetto che è per la vita. Se ci si unisce con la prospettiva di qualche anno o “finché dura l’amore” è ovvio che si sarà meno propensi a mettere al mondo dei figli, che poi – se si divorzia - sono tutte beghe legali. E infatti i numeri sono lì impietosi a farsi beffe di tutte le ideologie e i discorsi sulla modernità. Sancita la legittimità del divorzio, teorizzata la precarietà del rapporto, ratificata dal voto popolare, ecco il crollo demografico.
    Non solo: se va in crisi quella che la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo definisce la “cellula fondamentale della società” e la nostra Costituzione “società naturale”, inevitabilmente tutta la società tenderà a una maggiore conflittualità e lacerazione. E’ come il nostro corpo: se ci sono alcune cellule tumorali in giro, non si ammala solo un unico organo ma tutto il corpo ne soffre e alla fine muore. Così è per la società: come si può pensare di superare la conflittualità sociale o sentire l’appartenenza a un popolo se per legge si è deciso di rendere conflittuale e instabile la famiglia, sua cellula fondamentale?
    Ecco perché a proposito di famiglia e vita si deve parlare di “princìpi non negoziabili” e non di “temi eticamente sensibili”. Perché sono i fondamenti su cui si deve costruire una società, pena la sua cancellazione dalla storia, e non una delle tante materie di cui un governo si occupa. E allora, se è così, è ovvio che la visione su vita e famiglia costituisce il primo punto su cui dovrebbero decidersi le maggioranze di governo. Altro che Parlamento autonomo. Oggi per far saltare un governo o una coalizione basta il dissenso su un articolo della legge elettorale, e si pretende che la questione famiglia, da cui dipende anche l’economia del paese, sia relegata in un recinto o affidata a maggioranze parlamentari estemporanee?
    A quaranta anni dal referendum sul divorzio, anziché introdurre il divorzio breve, come sta avvenendo, bisognerebbe proprio riflettere sui numeri di questi 40 anni e rimettere famiglia, vita e libertà di educazione al centro dell’agenda politica, parlamentari e ministri cattolici inclusi. Se vogliamo avere un futuro.
    La crisi? E' cominciata con il divorzio

    Le femministe non riescono a censurare Costanza Miriano
    Alla fine le femministe spagnole non sono riuscite a censurare e a far arrestare la scrittrice Costanza Miriano, il loro nemico numero uno.
    Il procuratore di Granada infatti ha archiviato la denuncia di 67 organizzazioni femministe spagnole che -nel nome del laicissimo principio “disapprovo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”- hanno cercato di far ritirare dalle librerie tutte le copie dello “scandaloso” libro “Casate y sé sumisa” (cioè, “Sposati e sii sottomessa”, bestseller italiano nel 2011), sperando anche di mettere nei guai l’autrice, accusandola di incitamento all’odio verso la donna e alla violenza di genere.
    Il libro non solo non ha violato alcuna legge e in «nessun caso è meritevole di sanzione penale», ma -grazie alla pubblicità ricevuta- è diventato uno dei libri più venduti negli ultimi anni. Tanto che, è già stato tradotto e pubblicato anche il secondo volume di Costanza, “Cásate y da la vida por ella” (“Sposati e muori per lei“), prevalentemente rivolto ai maschietti. Letture divertenti, con diversi aneddoti familiari assieme a consigli per le coppie, in particolare per le donne, per aiutarle nella difficile arte del crescere con gioia e pazienza una famiglia assieme al loro marito. Ovviamente all’interno di uno sguardo cattolico del matrimonio.
    Le femministe spagnole hanno bruciato in piazza il libro “scandaloso”, oltre a strapparne copertina e pagine in pubblico (si veda foto). Le femministe italiane, invece, si sono accontentate di insultarla, come hanno fatto Silvia Ragusa, Michela Murgia e tante altre, pubblicando inoltre ridicoli appelli a “non comprare il libro”.
    Il “matrimonio cristiano” non ha alcun legame con la donna chiusa in casa dedita alle faccende domestiche, la Chiesa non ha mai promosso tale visione. D’altra parte, la stessa Miriano è madre ma anche donna in carriera come giornalista della Rai. La “sottomissione”, inoltre, non c’entra nulla con il mettere in discussione l’uguaglianza tra uomo e donna, ma piuttosto, ha spiegato la scrittrice, «rinunciare al mio desiderio di voler formattare le persone, di voler imporre la mia visione del mondo a tutti quelli che mi sono intorno. Questa è sempre la tentazione femminile. Credo che il ruolo della donna sia mostrare all’uomo il bene e il bello possibili. Fargli da specchio positivo, dirgli quanto è importante che lui ci sia, e che metta il meglio di sé nell’impresa di costruire una famiglia, educare dei figli. L’uomo tende all’egoismo, e la donna può vincere questa inclinazione negativa dell’uomo non rivendicando, gridando, battendo i pugni, ma mostrandogli la bellezza di un amore totale, del sacrificio del proprio egoismo. La donna può essere come Beatrice per Dante, un anticipo di paradiso, e la casa diventa un luogo bellissimo in cui stare. Questa è la logica cristiana. Fare a gara nello stimarsi a vicenda, avere un pregiudizio positivo nei confronti dell’altro, dirgli: io sto dalla tua parte, mettiamo insieme la nostra siderale diversità, e cerchiamo di donarci la nostra reciproca povertà. Gridare i propri diritti non serve a niente, riconoscere che siamo peccatori, poveri, limitati, fa funzionare l’amore».
    «Ho conosciuto delle femministe vere, dure e pure, quelle della prima ora, le madrine della liberazione sessuale e dell’aborto», ha scritto Costanza Miriano. «Altro che donne liberate, emancipate, autonome. Non ho mai visto persone più fragili e spaventate dalla solitudine, soprattutto quando gli anni della giovinezza erano ormai lontani». Le reazioni violente e intolleranti delle femministe della “seconda ora” mostrano che le cose, per loro, non sono affatto cambiate.
    Le femministe non riescono a censurare Costanza Miriano | UCCR


  9. #99
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    CURARSI UN PO'
    di Massimo Micaletti
    Prendo spunto da un recente articolo di “Libero”[1] a firma di Matteo Mion, per rilevare l’ennesimo clamoroso paradosso generato dalla cultura gay o, come si dice oggi, LGBTQA e via fonemizzando.
    Secondo “Libero”, sarebbero 50.000 (cinquantamila!) le persone in lista d’attesa in Italia per cambiare sesso. O meglio, per farsi togliere qualcosa e / o aggiungere qualcos’altro per via chirurgica, datosi che il sesso, essendo inscritto in ogni cellula che ci compone, non si può modificare. Prendendo per buona la cifra (non vengono citate le fonti), e sorvolando temporaneamente su tutte le implicazioni antropologiche ed esistenziali del camuffamento chirurgico, colpisce un punto che è chiaro e basilare nelle (ennesime) rivendicazioni della categoria e che dovrebbe far riflettere.
    L’Avv. Alessandra Gracis – trans da poco, a leggere l’articolo – lamenta che le liste d’attesa per gli interventi sarebbero troppo lunghe e che i costi sarebbero proibitivi. Chiede quindi che questo tipo di procedura, soprattutto quella che dovrebbe rendere simile il corpo di una donna a quello di un uomo, sia reso più accessibile nel nostro Paese, che sconta un ritardo in questo campo rispetto al Belgio, e soprattutto che divenga pacificamente a spese dello Stato, quindi di tutti noi contribuenti. Per sostenere tale richiesta, l’Avv. Gracis afferma “Si tratta di una vera e propria patologia cioè il "disturbo dell’identità di genere", non sempre le Asl sono in grado di fornire un’adeguata assistenza di tipo urologico e psichiatrico”. Altolà, fermi tutti! Leggiamo di nuovo le prime righe della dichiarazione del legale: “Si tratta di una vera e propria patologia cioè il "disturbo dell’identità di genere"”. Qui le cose sono due: o siamo dinanzi ad un chiaro caso di omofobia secondo i canoni del poltically correct, oppure c’è un transessuale seriamente e liberamente convinto che il “disturbo dell’identità di genere” sia “una vera e propria patologia”. Peraltro, che si tratti di patologia è attestato anche dall’edizione 2013 del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.
    Ma tu guarda! Quando certi coraggiosi psicologi parlano di “patologia”, quando lo predicano pochi e quasi eroici Sacerdoti, quando lo indica il Magistero, ecco che i bigotti d’oggidì – quelli che veleggiano tra le colonne del Corriere, le riviste per femmine, i salotti tv e la campagna toscana – si scandalizzano, gridano al mostro; se invece è funzionale ad ottenere che le casse pubbliche sovvenzionino questo genere di interventi, ecco che viene esaltato l’aspetto patologico di una condizione che invece in altri contesti dalla stessa area culturale viene definita “normale”.
    Si osservi che oltre alla prestazione chirurgica viene richiesta l’assistenza psicologica e psichiatrica: immaginiamo cosa accadrebbe se un cattolico si permettesse di consigliare“assistenza psicologica o psichiatrica” ad una persona con tendenze omosessuali… A carico del Servizio Sanitario devono poi essere, ovviamente, tutte le costose e continue somministrazioni di ormoni che il paziente che abbia deciso di farsi operare dovrà assumere vita natural durante.
    Ora, è chiaro che nell’area delle persone con disturbi dell’identità di genere si va da coloro che vogliono che si incida sulla loro anatomia a quelli che stanno bene con tutti gli organi in ordine; resta il fatto che la contraddizione appare quantomeno paradossale ma non tutti la colgono, anzi già diverse Regioni italiane l’hanno presa molto sul serio. In Toscana, ad esempio, esiste un consultorio per transessuali – in massima parte immigrati – che in un solo anno è stato in grado di costare alle casse della Regione 240.000 (duecentoquarantamila!) Euro, e di generare 135 nuovi trans[2]; la stessa Toscana somministra gratuitamente gli ormoni già dal 2006[3]. Pure la Puglia ha in questo campo un centro “d’eccellenza”[4], a fronte di una sanità che fa registrare liste d’attesa geologiche per problemi di salute decisamente più seri, ed anche al San Camillo di Roma sono “all’avanguardia”.
    La questione – al di là del paradosso – presenta pure risvolti davvero preoccupanti. Ad esempio, sempre in Toscana il Primario del reparto di Medicina della sessualità dell’ospedale Careggi di Firenze ha avanzato nell’ottobre 2013 una richiesta alla Regione Toscana, per ottenere il via libera all’uso di trattamenti ormonali su bambini affetti da “disordine d’identità di genere”[5], come riportato da Notizie pro Vita. del resto, il ragionamento per estendere simili trattamenti ai bambini è il medesimo già utilizzato per praticare anche a loro anche l’eutanasia: se il cambiamento di sesso è una terapia, allora – anzi, a fortiori – deve essere consentito ai bambini, che in quanto soggetti deboli hanno uno speciale diritto alle cure.
    Sempre che di cure si tratti, però. Anche qui ci sarebbe molto da dire: chi ha detto che il disturbo dell’identità di genere si cura con resezioni o aggiunte anatomiche o con alterazioni del sistema endocrino del paziente, accompagnate da un trattamento psicologico teso ad assecondare la tendenza del soggetto? In altri termini, chi ha detto che se un uomo si sente una donna la terapia a tale disturbo dell’identità di genere sarebbe quella di dargli l’aspetto di una donna[6]? E’ quantomeno singolare presupporre che un disturbo si curi assecondandolo fino alle sue più estreme implicazioni fisiche, fisiologiche ed esistenziali.
    In definitiva, per ottenere il pagamento di tutta la pratica del mutamento del sesso apparente da parte delle pubbliche casse e che tale trattamento sia esteso anche a minori, pure di età prepuberale, esponenti di una certa area culturale affermano senza alcun problema, anzi con forza, che siamo nel campo dei “disturbi dell’identità di genere”; se le stesse affermazioni le fa un cattolico, viene evocata l’omofobia.
    [1] In lista d?attesa per cambiar sesso: 20mila euro a testa. Paga lo Stato - Libero Quotidiano
    [2] Scienza & Vita (Siena) - LA TOSCANA SPENDE 240.000 EURO PER INSEGNARE AI TRANSESSUALI COME CAMBIARE SESSO
    [3] Tgcom - Toscana, ormoni gratis per "trans"
    [4] Ospedali, sempre più investimenti per trans e aborti
    [5] Anche in Toscana l??autodeterminazione dei bambini tramite bombardamenti ormonali? - Notizie Pro Vita
    [6] Sempre che non voglia vincere Eurovision, ovviamente…
    Curarsi un po? | Radio Spada

    Trovato morto a letto, fra stimolanti sessuali e oggetti erotici
    Aumentano i casi di dipendenza da “sextasy”
    Genova - Lo hanno trovato morto a letto: era nudo e circondato da diverse pastiglie di farmaci performanti, preservativi e oggetti erotici. È giallo sul decesso di un pensionato di 61 anni, avvenuto nella sua camera da letto a Cornigliano.
    La procura di Genova ha aperto un’inchiesta e il pm Biagio Mazzeo ha disposto l’autopsia. Il sospetto è che si sia trattata di un’overdose da farmaci.
    A trovare il cadavere dell’uomo è stata la figlia: aveva provato a contattarlo e, non riuscendoci, si è allarmata. La donna ha trovato la porta di casa socchiusa e ha scoperto il cadavere. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Cornigliano, che hanno allertato la Procura e sequestrato i farmaci.
    Genova, sospetta overdose - Trovato morto a letto, fra stimolanti sessuali e oggetti erotici | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    UN PROFESSORE DI UNA SCUOLA MEDIA DI FORLÌ SEQUESTRA IL TELEFONINO AD UN ALUNNO CHE STAVA VISIONANDO MATERIALE HARD E LA MADRE ARRIVA A SCUOLA CON L’AVVOCATO PER DENUNCIARE IL PROF DI FURTO!
    "Siamo a questo punto - è il commento del sindaco Balzani - la giuridificazione dei rapporti sociali sta raggiungendo il suo apice. L'apice del grottesco. Genitori che non accettano le punizioni inflitte ai figli forse perché non le hanno mai ricevute o forse perché non sanno leggere la realtà. Così, nella virtualità più assoluta, si consumano le nostre vite…
    Da "ANSA"
    Il giovane alunno di una scuola media di Forlì sorpreso dal professore mentre guardava foto hard sul cellulare. L'insegnante sequestra il telefonino, chiedendo che a ritirarlo venga uno dei genitori.
    A scuola si presenta infatti la madre dell'alunno, ma lo fa in compagnia di un avvocato, accusando il professore di furto. E' quanto riferisce su Facebook il sindaco di Forlì, Roberto Balzani. Secondo il racconto del primo cittadino, la madre avrebbe anche difeso il figlio sostenendo che le foto incriminate non erano poi così hard, dato che la donna immortalata "aveva anche il perizoma".
    "Siamo a questo punto - è il commento del sindaco Balzani - la giuridificazione dei rapporti sociali sta raggiungendo il suo apice. L'apice del grottesco. Genitori che non accettano le punizioni inflitte ai figli forse perché non le hanno mai ricevute o forse perché non sanno leggere la realtà. Così, nella virtualità più assoluta, si consumano le nostre vite.
    Con i dirigenti scolastici assediati dagli avvocati (senza scrupoli), le insegnanti che si disperano, gli studenti che cercano di approfittare della falsa protezione dei genitori... Si, bisogna atterrare sul pianeta scuola. La nostra base è aggredita da un virus devastante".

    Neolingua “gender-friendly”: per dire “transessuale” in modo inclusivo, in inglese serve una frase di 25 parole
    Ecco a quali regole dovranno attenersi gli insegnanti dell’Oberlin College (Ohio) secondo le “Linee guida per il trattamento rispettoso degli studenti transessuali”
    Leone Grotti
    Le lobby Lgbt negli Stati Uniti non riposano mai e proseguono indefessamente il loro lavoro per affermare nella società l’ideologia gender a partire dal cambiamento del linguaggio. Capita così che l’Oberlin College (Ohio) abbia deciso di introdurre nuove regole «obbligatorie» nel dipartimento di atletica per essere sicuri che lo staff e gli insegnanti rispettino la «sensibilità transessuale».
    NIENTE “RAGAZZI” E “RAGAZZE”. Le “Linee guida per l’inclusione e il trattamento rispettoso degli atleti-studenti transessuali intercollegiali” sono state scritte da una commissione transessuale, prevedono qualche piccola modifica nell’utilizzo di «nomi e pronomi» e impongono di «non usare “ragazze” o “ragazzi” quando ci si rivolge a un gruppo di persone». Il testo obbliga anche a rimpiazzare i pronomi “he/him/his/she/her/hers” con un generico plurale “they/them/theirs”.
    SUPER GENDER-FRIENDLY. Il dipartimento, inoltre, per rivolgersi ai transessuali nei documenti ufficiali non potrà più usare l’ex termine gender-friendly “FTM” (female-to-male), cioè “da-femmina-a-maschio”, o “MTF” (male-to-female), “da-maschio-a-femmina”. Al posto di “studente-atleta FTM” dovrà usare una formula un po’ più lunga e articolata che in inglese consta di ben 25 parole e tradotto in italiano recita più o meno così: “Studente-atleta transessuale che è stato designato femmina alla nascita e sta/non sta sottoponendosi a una terapia ormonale prescritta dal medico in relazione alla sua transizione di genere”.
    Al posto di “studente-atleta MTF” invece dovrà scrivere: “Studente-atleta che è stato designato maschio alla nascita e sta/non sta sottoponendosi a una terapia ormonale prescritta dal medico in relazione alla sua transizione di genere”. Semplice no? Gli insegnanti dell’Oberlin College stanno già sudando sette camicie per imparare la formula a memoria.
    CAMPAGNA INGLESE. Negli Stati Uniti la rivoluzione linguistica è già cominciata anche nello Stato di Washington e in Colorado, dove è stato inventato un nuovo pronome neutro (Ze), ma non ha risparmiato neanche la Gran Bretagna, dove la docente Jennifer Coates ha lanciato una campagna contro la discriminazione linguistica appoggiata dal suo ateneo.
    SIR E MISS. La professoressa emerita di lingua inglese e linguistica all’università di Roehampton, nella periferia di Londra, ha tenuto come volontaria alcune lezioni in una scuola secondaria, l’Accademia femminile di East Dulwich. Introdotta come “professoressa” dal preside, Jennifer Coates si è indignata perché invece le alunne dal primo giorno si sono rivolti a lei usando il titolo “Miss”: «È un esempio deprimente di come alle donne venga conferito uno status inferiore rispetto agli uomini, che vengono chiamati “Sir”, anche se più giovani e con meno titoli accademici».
    CONTRO IL LINGUAGGIO SESSISTA. E così la docente, che tiene un corso all’università sul linguaggio di genere, ha deciso di lanciare una campagna per porre fine a queste «visioni sessiste», che gli alunni apprendono fin da giovani, insieme all’idea che «le donne siano esseri inferiori agli uomini». Le soluzioni proposte sono due: o si eliminano i titoli e si chiede agli alunni di chiamare i professori semplicemente per nome oppure si conferisce anche alle professoresse il titolo di “Sir”.
    Un richiamo (purtroppo inascoltato) al buon senso e alle difficoltà reali della scuola è arrivato da Debbie Coslett, direttrice del Brook Learning Trust, che dirige tre scuole inglesi: «Se io fossi appena arrivata in una scuola dove gli studenti non mi conoscono e cominciassero a chiamarmi “Miss”, mi andrebbe benone. Vorrebbe dire che mi stanno mostrando rispetto, piuttosto che rivolgersi a me con espressioni del tipo “hey” o “ehi, tu”».
    Continua la rivoluzione gender della lingua inglese | Tempi.it

    Critica il governo perché si occupa delle nozze gay e non della «crisi della famiglia». Giudice inglese costretto a dimettersi
    Leone Grotti
    Un giudice dell’Alta corte inglese è stato costretto a dimettersi dalla sua carica per aver condotto una campagna a favore del matrimonio tradizionale, affermando che «mi avrebbero impiccato pubblicamente se avessi continuato».
    FONDAZIONE PER IL MATRIMONIO. Sir Paul Coleridge, il giudice di cause familiari più importante della Gran Bretagna, grande oppositore del divorzio, ha creato il think tank Marriage Foundation nel 2012 per promuovere «relazioni stabili e durature», sapendo che «milioni di bambini vengono danneggiati dai genitori che si separano: non dico che ogni famiglia che si separa causa bambini problematici ma quasi tutti i bambini problematici hanno una famiglia separata».
    NOZZE GAY «PROBLEMA MINORITARIO». Sir Coleridge ha sempre sostenuto che «la separazione dei genitori può essere una buona cosa per i genitori ma non lo è mai, mai, mai per i figli». A dicembre, dopo un’intervista in cui ha criticato le convivenze, denunciato l’impatto dei divorzi sui bambini e accusato il governo di occuparsi troppo dei matrimoni omosessuali («un problema minoritario») invece che affrontare la «crisi della famiglia», ha ricevuto dieci lamentele presso l’Ufficio per le proteste giudiziarie, organo che controlla l’operato dei magistrati.
    «SPROPORZIONATO E RIDICOLO». Per questo, dopo un’indagine che ha appurato che le sue parole erano «incompatibili con le responsabilità giudiziarie», è stato richiamato ufficialmente e ad aprile ha dovuto dimettersi dalla divisione famigliare dell’Alta corte. «È ingiusto, sproporzionato e ridicolo», ha commentato pochi giorni fa Sir Coleridge. «Non sono le mie parole ad aver minato la reputazione dei giudici, ma quello che mi hanno fatto. Certe cose non dovrebbero accadere».
    «POCHE E BANALI LAMENTELE». Sir Coleridge ha detto che ora si occuperà del suo think tank più attivamente, ma si è detto «terrorizzato» dal fatto che «poche e banali lamentele» possano minare il diritto di un giudice a esprimere la sua opinione sul matrimonio.
    Inghilterra, critica nozze gay: giudice deve dimettersi | Tempi.it

    Come spiega «il gay più potente d’America» bastano sondaggi e tribunali per far passare le nozze omosex
    Un po’ di numeri dati in pasto ai media, un po’ di fango su chi si oppone, che altro serve? Il resto lo fanno le battaglie nelle aule giudiziarie, e il gioco è fatto
    Redazione
    Ieri sul Corriere della Sera sono state riportate alcune dichiarazioni di David Mixner che vale la pena riproporre. Innanzitutto: chi è Mixner? Sessantasette anni, storico attivista per i diritti civili è stato definito da Newsweek «il gay più potente d’America». Pacifista sin dai tempi dell’intervento in Vietnam, sodale di Harvey Milk ha collaborato attivamente con Bill Clinton di cui è stato instancabile supporter. È stato il primo omosessuale dichiarato a partecipare pubblicamente a una campagna presidenziale.
    SOSTEGNO MASSICCIO A CLINTON E OBAMA. Bene, cosa ha detto Mixner? Ha spiegato che, poiché secondo un sondaggio gli americani sono favorevoli alle nozze gay, allora è giunto il momento di approvarli. È stato anche più esplicito, indicando anche il “peso elettorale” del voto omosessuale: «Il voto Lgbt è molto importante: pesa di più di quello ebraico. La comunità Lgbt ha dato a Obama la percentuale più alta di voti dopo quella afroamericana. E il sostegno sarà altrettanto massiccio se sarà candidata Hillary Clinton».
    IN NORD DAKOTA E IN ITALIA. Eppure, se c’è tutto questo ampio consenso intorno alle nozze gay, perché Mixner ammette che per farle approvare occorre saltare il voto dei cittadini e rivolgersi ai tribunali? In un articolo di Tempi già vi avevamo spiegato la “strategia giudiziario-ammnistrativa” delle lobby gay usa, e qui Mixner ne dà esplicita testimonianza: «Ci aspettiamo che anche in Nord Dakota coppie omosessuali facciano presto ricorso contro il divieto delle nozze gay. A quel punto tutti i cinquanta Stati avranno i matrimoni egualitari, oppure un ricorso pendente che li chiede. La decisione della Corte suprema dell’anno scorso ha dato ai giudici delle altre corti il punto di riferimento di cui avevano bisogno e ci sono state già molte sentenze favorevoli».
    Insomma, cari amici, come spiegato anche dai giudici italiani di sinistra, non datevi troppa pena a dibattere, votare, credere nella democrazia. Ci sono già sondaggi e giudici a dirvi cosa è giusto e cosa è sbagliato.
    Le nozze gay passano dai tribunali | Tempi.it

    Voglio il capitolo due di Voglio la mamma
    di Mario Adinolfi
    Facebook ha rimosso il capitolo 2 di Voglio la mamma (“Contro il matrimonio omosessuale”) dalle note del mio profilo dove sto pubblicando in lettura gratuita tutti i capitoli di VLM. Mi è stato inviato un messaggio in cui viene minacciata la chiusura del profilo. Io non conosco chi sia la persona che si incarica di fare queste valutazioni. Segnalategli comunque che la mia libertà di espressione non si tocca, è tutelata dalla Costituzione e ritengo gravissimo quel che è appena accaduto. I miei lettori devono poter leggere il mio libro gratis qui, ognuno si faccia la sua opinione e come è noto io non sfuggo né al dibattito né alle critiche. Ma la cancellazione di un capitolo di un libro viola i diritti costituzionali ed è un atto liberticida proprio di stagioni che non devono riproporsi in salsa edulcorata 2.0.
    Ecco allora il capitolo 2
    Voglio la mamma / Capitolo 2
    Prima con la legge nella Spagna di Zapatero, poi con analogo e contestato provvedimento nella Francia di Hollande, infine con la sentenza della Corte Suprema Usa nell’America di Obama (per carità, è solo un primo passo, ma la pallina ormai è su un piano inclinato) il matrimonio gay, già sdoganato in alcuni paesi del Nord Europa, si appresta a diventare tema di dibattito anche in Italia e prima o poi legge. Mi rendo conto dell’impopolarità della mia posizione, in particolare a sinistra dove comunque ricordo che la linea del Pd è contraria al matrimonio omosessuale e a favore delle unioni civili “alla tedesca”, ma io sono stato sempre e resto contrario alle nozze gay. Lo sono proprio a partire da posizioni di sinistra, di tutela dei soggetti più deboli, che sono sempre i bambini. Provo a riassumere il perché della mia contrarietà in cinque rapidi motivi.
    1. Per me il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, questo è stato per millenni. Dal matrimonio derivano diritti e doveri. La battaglia per il matrimonio omosessuale non è una battaglia per una parolina (chiamarla “matrimonio” o “pippo” cosa cambierebbe?) è la battaglia per i diritti che ne conseguono. I tre fondamentali temi di controversia sono il diritto “a formarsi una famiglia”, il diritto di successione e il diritto alla reversibilità della pensione. Sono diritti che io contesto possano essere riconosciuti fuori dal matrimonio tra un uomo e una donna. Anche in termini etimologici non c’è matrimonio senza “mater”: come sempre, in questo libro, ci vuole la mamma.
    2. Se il matrimonio è solo un timbro pubblico sul proprio amore e “davanti all’amore lo Stato non può imporre a nessuno come comportarsi”, al momento dovessimo ammettere la rottura del principio sacro per millenni che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, perché limitarci a rendere legale e matrimoniale solo il rapporto tra due donne o due uomini? Perché non accettare che ci si possa amare in tre? O in quattro? Se un bambino riceve amore uguale a quello di una madre e di un padre da due papà, perché non da quattro? O da tre papà e una mamma? O dal papà che ama tanto il proprio cane e vuole che la sua famiglia sia composta dal papà, dal cane e dal bambino ottenuto da una madre surrogata? Il cane dimostra tanto affetto verso il bimbo, quasi gli somiglia. Se rompiamo la sacralità del vincolo matrimoniale tra uomo e donna, ogni rapporto “stabile” potrà alla lunga trasformarsi in matrimonio, sarà un diritto incontestabile. Con conseguenze inimmaginabili. Non a caso in Italia un parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Carlo Sibilia, ha avanzato l’ipotesi di un proposta di legge che estenda la possibilità di contrarre vincolo matrimoniale tra due uomini, tra due donne o anche tra più persone senza vincolo di numero e genere, addirittura tra specie diverse. Qualcuno ha irriso il deputato Sibilia, ma dal punto di vista strettamente logico i suoi argomenti sono inappuntabili.
    3. Se due uomini possono sposarsi ne deriva il pieno diritto a “formarsi una famiglia”. Senza limitarsi al diritto all’adozione, no, quello è il meno. I precedenti ci dicono che il diritto a figliare forzando la natura sarà pienamente tutelato. Il caso più noto è quello di Elton John e di suo “marito” David. Sono decine di migliaia già i casi similari. Elton e David vogliono un figlio. La natura pone un limite a questo loro bisogno, come è noto. Ma Elton e David vogliono, fortissimamente vogliono. Sono sposati e ora come tutte le coppie vogliono un figlio. Allora affittano (Dio mio, faccio fatica persino a scriverlo) l’utero di una donna, mescolano il loro sperma e con quel mix la ingravidano, nasce il piccolo Zac che appena nato istintivamente viene posato sul ventre della madre e naturalmente cerca il suo seno. Zac vuole la mamma. Viene però immediatamente staccato a forza da quel suo rifugio naturale e consegnato ai “genitori”. Il bimbo per un anno intero non fa altro che piangere, Elton se ne lamenta graziosamente in qualche intervista e racconta che per placarlo faceva “tirare” il latte al seno della madre naturale per allattarlo poi con il biberon. Io l’ho trovata una storia agghiacciante, una violenza terribile fatta al più debole tra gli umani, il neonato. La moda imperante considera tutto questo invece molto glamour. Sull’orrore della “gravidanza per altri” più avanti troverete un capitolo a parte, così come sull’ottusità che si esprime in burocratese nella cancellazione che alcune amministrazioni hanno fatto sui moduli pubblici della dizione “madre” e “padre” per arrivare all’idiozia della definizione “genitore 1″ e “genitore 2″. Vogliono cancellare persino la parola mamma e pensano che questo sia essere di sinistra. Chi è di sinistra non priverebbe mai un soggetto debole, debolissimo come un bambino del suo diritto a chiamare mamma.
    4. Se il vincolo matrimoniale non è più quello tra un uomo e una donna, il diritto alla successione riguarderà prima di tutto il coniuge. Ho un amico ricco e anziano, che fin dai banchi del liceo ha come migliore amico un suo compagno sostanzialmente nullafacente che vive di espedienti. Gli ha dato rifugio in casa, una casa enorme e vivono sotto lo stesso tetto. Da più di cinque anni ormai. Mi racconta sempre il mio amico ricco che spera da tanto tempo la legge sul matrimonio omosessuale perché vuole lasciare l’eredità e soprattutto la sua pingue pensione all’amico, non a quella megera della ex moglie e alla di lei (e di lui) prole, da lui qualificata come avida e ingrata. Anche qui c’è un lato glamour, anche se il mio amico non è per niente gay, anzi. Io vedo però diritti negati e anche un’opportunità: alla dipartita del mio amico anziano, andrò io a convivere nell’enorme casa con il suo amico, che è più anziano di me di vent’anni e morirà presumibilmente prima di me, lasciandomi avendomi omosessualmente sposato il diritto alla pingue pensione reversibile. E così via.
    5. L’impatto del matrimonio omosessuale sul tessuto sociale, su quel poco di stabilità che resta nelle nostre convinzioni ancestrali, persino sui conti pubblici in materia previdenziale, sarebbe devastante. Non ce rendiamo conto e pensiamo che sia solo una materia alla moda per sentirsi tanto moderni e progressisti. Sei contrario al matrimonio omosex? Sei medievale. Con buona pace dei liberal contrari ad ogni discriminazione, pronti però a discriminarti per un’opinione discordante.
    Voglio il capitolo due | Costanza Miriano

    Francia, l’imposizione dell’ideologia gender a scuola è stata un flop. Il governo valuta se fare marcia indietro
    Se l’indiscrezione del Le Figaro fosse confermata, sarebbe una grande vittoria per i genitori che si sono opposti in questi mesi, per la Manif pour tous e per le Giornate di ritiro dalla scuola
    Leone Grotti
    Dopo questo primo anno di sperimentazione sembrava scontato che a partire dal 2014/2015 il governo Hollande avrebbe imposto a tutte le scuole francesi l’ABCD dell’uguaglianza, il programma che ha come scopo, con la scusa della «lotta contro l’omofobia», quello di introdurre l’ideologia del gender nelle scuole «decostruendo gli stereotipi di genere». Ma se è vero quanto scrive il Le Figaro, non sarà così.
    LA SPERIMENTAZIONE. Il programma è stato sperimentato in 10 accademie, comprendenti 275 scuole e circa 600 classi. A inizio anno l’allora ministro dell’Educazione nazionale Vincent Peillon aveva detto: «Lo introdurremo in tutta la Francia in modo progressivo». Ma secondo il quotidiano francese, il pre-rapporto compilato dai tecnici per il nuovo ministro dell’Educazione Benoit Hamon, che non disdegna affatto la teoria di genere, non è molto positivo.
    BILANCIO NEGATIVO. L’ABCD dell’uguaglianza, che tocca temi molto delicati con bambini a partire dai sei anni, come ad esempio la possibilità di cambiare sesso, la pratica della masturbazione e l’esistenza di molteplici tipi di famiglia, ha sollevato il problema dei limiti oltre i quali si può spingere la scuola rispetto alla volontà dei genitori: «Gli insegnanti si sono detti in difficoltà nel posizionarsi rispetto a questo conflitto di legittimità», spiega uno degli autori del rapporto.
    Gli insegnanti, inoltre, sono poco preparati su questi temi, spesso in disaccordo e hanno più volte ricevuto critiche pesanti dai genitori. Il bilancio, insomma, non sarebbe positivo.
    GIORNATE DI RITIRO DALLA SCUOLA. Il 3 giugno il ministro Hamon incontrerà i direttori delle Accademie che hanno sperimentato il programma e gli ispettori del ministero per parlare dei risultati. «Nelle circostanze attuali non conviene soffiare sul fuoco. Si va verso la proclamazione di un nuovo anno di sperimentazione: non sarà applicato in tutte le scuole» come avrebbe dovuto, afferma un membro del ministero.
    A far cambiare idea al ministro sarebbero state non solo le proteste di singoli genitori ma anche le Giornate di ritiro dalla scuola (Jre) organizzate da Farida Belghoul per protestare contro l’imposizione dell’ideologia di genere, alle quali hanno partecipato prima 17.924 studenti, poi 31.548.
    «MASSIMA PRUDENZA». «Nonostante il successo delle Jre non sia stato uguale dappertutto, ha mostrato l’esistenza di un clima di sospetto nei confronti della scuola. Questo ci spinge alla massima prudenza, soprattutto nel modo in cui verranno fatti gli annunci relativi al proseguimento della sperimentazione dell’ABCD dell’uguaglianza», afferma un membro del ministero. Se il programma venisse davvero rallentato, sarebbe un grande successo della Manif pour tous.
    Francia, gender: marcia indietro su ABCD dell'uguaglianza? | Tempi.it

  10. #100
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La legge sul divorzio ha cambiato l’Italia. È vero, ma in peggio
    Piero Gheddo
    Feci la battaglia per il referendum e oggi vedo che cosa ha provocato quella legge. «Il Sessantotto ha lanciato il tema dei “diritti”, tutto era diritto, ma di “doveri” non si parlava e non si parla quasi più»
    Quarant’anni fa, il 22 maggio 1974, il referendum abrogativo della legge sul divorzio approvata dal Parlamento nel dicembre 1970 (proposta dal socialista Loris Fortuna e dal liberale Antonio Baslini), venne approvato solo dal 40,7% dei votanti; il 59,3% aveva bocciato il referendum. Quel voto ha segnato l’agonia lenta ma costante del matrimonio e della famiglia tradizionali in Italia. Ricordo benissimo la compagna contro il divorzio a cui anch’io, per quel poco che contavo, mi sono impegnato, avendo sperimentato la bellezza e gioia di una famiglia unita e soprattutto, leggendo e meditando i testi di Paolo VI e dei vescovi italiani, mi rendevo conto che, col divorzio diventato legge di stato, iniziava il dissolvimento della famiglia e quindi della società italiana.
    Ancora una volta si è avverato il detto dei latini: “Lex creat mores”, la legge crea il costume. Oggi, 40 anni dopo, possiamo vederlo con chiarezza. Le famiglie regolari sono minoritarie, diminuiscono i matrimoni religiosi e civili, diminuiscono in modo drammatico i bambini, aumentano le libere convivenze e un numero sempre maggiore di giovani non si pongono più la meta di unire la propria vita ad una donna o a un uomo, per creare una famiglia stabile; rimandano la scelta decisiva e a 40 anni si ritrovano “singoli”. Trionfa “il sesso libero” invocato dai sessantottini, e nel Parlamento italiano sono in cammino le leggi del matrimonio fra i gay, le adozioni di bambini da parte di sposi o conviventi gay, le inseminazioni artificiali, l’utero in affitto, il “divorzio breve” che risolve tutto in sei mesi, l’omofobia, ecc.
    Le conseguenze sono tutte negative: si formano meno famiglie, nascono pochi bambini, e soprattutto i genitori precari danno vita a persone che portano dentro il tarlo della precarietà. Una giovane insegnante di scuola elementare qui a Milano mi dice che dopo pochi mesi di scuola già si possono individuare almeno alcuni dei bambini che non hanno genitori stabili, i cui genitori non sono uniti, bisticciano; l’insegnante non si può dire: “Obbedite ai vostri genitori” perché qualche bambino risponde: “Io ho due papà e mamma, a chi obbedisco?”. L’Italia manca di bambini (noi italiani diminuiamo di più di 100.000 unità all’anno!) e un certo numero dei giovani che ci sono, secondo Riccardo Gatti di una Asl milanese, “il 24% di ragazzi abusa di alcool e droghe” (Avvenire, 25 maggio 2014). Invece di andare all’oratorio, oggi molti giovani vanno in discoteca e certamente la loro formazione umana e morale non ci guadagna.
    Il divorzio non è un problema dei cattolici. Lo diceva con forza il giurista prof. Gabrio Lombardi, laico non credente che presiedeva il “Comitato nazionale per il referendum sul divorzio”. Leggo in un suo ritaglio stampa di quel tempo questa profezia: “Se gli italiani approvano la legge sul divorzio, distruggono la famiglia tradizionale e la stessa società italiana, poiché la società si fonda sulla famiglia prima che sullo stato”. Aveva ragione, e con lui il Papa, i vescovi italiani e numerosi deputati Dc, compreso il segretario del Partito, on.le Amintore Fanfani, che si spese generosamente nella campagna contro il divorzio. “Ma il fronte cattolico si presentò diviso di fronte al divorzio – scrive lo storico Gianpaolo Romanato dell’Università di Padova (Avvenire, 25 maggio) – ma non bisogna dimenticare che era già diviso da prima, si era spaccato nell’immediato postconcilio”.
    So bene che il problema è complesso. “E’ un problema di diritti e di libertà, dicevano i divorzisti. L’amore dura fin che dura, se due sposi non si amano più è meglio che si separino e si sposino di nuovo”. Il Sessantotto ha lanciato il tema dei “diritti”, tutto era diritto, ma di “doveri” non si parlava e non si parla quasi più. In realtà ogni bambino ha il diritto di avere un papà e una mamma. Ma proprio questo diritto non si ricorda mai, non esiste più. Come al solito prevale il diritto (o il capriccio, l’egoismo) dei più forti. Il sessantotto ha imposto alcune delle tante ideologie di cui ancora soffriamo: il relativismo, l’individualismo e si perde il senso della vita. Se non esiste più una verità assoluta non esistono più valori assoluti, quindi nulla per cui valga la pena di spendere la vita. Il quotidiano cattolico Avvenire ha pubblicato un articolo intitolato: “Quella legge che cambiò l’Italia” (25 maggio 2014). Non so cosa ne pensano i lettori, per me l’ha cambiata in modo estremamente negativo.
    La legge sul divorzio ha cambiato l'Italia. In peggio | Tempi.it

    ALT! DA QUANDO E’ USCITO “50 SFUMATURE DI GRIGIO” NEL REGNO UNITO SONO AUMENTATI I CASI DI INFEZIONI SESSUALI - LE COPPIE MATURE SI FANNO PIU’ DISINIBITE E AVVENTUROSE, MA DIMENTICANO DI USARE IL CONDOM
    La dottoressa Charlotte Jones, presidentessa della “British Medical Association”, sostiene che da quando il volume di E. L.James è stato pubblicato, nel 2011, i medici hanno rilevato una crescita di casi di gonorrea, sifilide, candida e clamidia negli over 50…
    da The Independent | News | UK and Worldwide News | Newspaper
    La dottoressa Charlotte Jones, presidentessa della "British Medical Association", sostiene che la trilogia di "50 sfumature di grigio" abbia condotto le coppie mature ad essere più avventurose a letto e questo spiega l'aumento di infezioni sessuali trasmesse fra gli over 50.
    Da quando il volume di E. L.James è stato pubblicato, nel 2011, i medici hanno rilevato una crescita di casi di gonorrea, sifilide, candida e clamidia. Nel 2011 c'erano 1.281 casi di malattie sessuali fra gli over 65, l'anno successivo si è registrato un aumento del 7%. Nella fascia dai 45 ai 64 anni, l'aumento è stato del 3%.
    Il successo del libro ha dato alle coppie più sicurezza nell'ambito sessuale ma il rischio è che non si usino protezioni: «Pensiamo sempre alla vulnerabilità dei giovani, quando si parla di sesso protetto, ma anche i più adulti che diventano "esplorativi" dimenticano di usare il condom».

    Se a leggere Churchill si rischia il carcere, è il caso che si preparino al peggio anche i giudici di Masterchef
    Antonio Gurrado
    Un tale è finito in manette con l’accusa di razzismo islamofobo per aver citato un testo dell’ex premier britannico. Quindi non fatevi beccare in giro a ripetere questi brani di Dante, Kipling, Voltaire… E nemmeno certe cattiverie del Dalai Lama
    Ci sono cose che non si possono più dire indipendentemente dall’autorità di chi le ha dette in passato. L’esempio macroscopico, come sempre, arriva dall’Inghilterra e più precisamente da Winchester, nell’Hampshire, dove il signor Paul Weston è stato arrestato dalla polizia a fine aprile per avere pubblicamente pronunciato frasi anti-islamiche che hanno irritato taluni abitanti della ridente cittadina inglese: «Costumi improvvidi, sistemi agricoli sciatti, metodi commerciali fiacchi e insicurezza della proprietà sussistono dovunque vivano e comandino i seguaci del Profeta. Migliaia di persone diventano soldati della fede, coraggiosi e leali; tutti costoro sanno come morire ma l’influenza di questa religione paralizza lo sviluppo sociale di chi la professa. Non esiste al mondo alcuna potenza più strenuamente retrograda».
    Weston, in sé, è un caso a parte. Al momento dell’arresto aveva l’apparenza mite dell’impiegato del catasto che indossa i jeans fuori servizio. A suo modo è un leader politico, per quanto di un partito piccolissimo, il Liberty GB, che si colloca all’estrema destra e che è comunque abbastanza articolato da avere un ufficio stampa gestito da un’italiana e un consigliere speciale sull’islam, tale Iq al Rassooli. Pochi giorni prima di essere arrestato Weston aveva pubblicato su Youtube un video di sette minuti in cui serbava la medesima aria mite, indossando però la cravatta, ed esordiva dichiarando compostamente: «Mi chiamo Paul Weston e sono un razzista». Curiosamente l’arresto non è scattato per questa ammissione di colpa individuale ma per le frasi riportate sopra, che però Weston stava leggendo da un libro del 1899: The River War di Winston Churchill, premio Nobel per la letteratura e più celebre per essere stato l’uomo politico più influente e venerato del Novecento britannico.
    Ne derivano alcune domande destinate a restare senza risposta. I poliziotti erano consapevoli della fonte citata da Weston? Avrebbero arrestato anche Churchill redivivo, qualora fosse tornato a sostenere ciò che aveva sostenuto? Più in generale, trarre opinioni da un classico ed eventualmente citarlo testualmente può considerarsi reato? Gli editori che continuano a ripubblicare il libro di Churchill sono da ritenersi complici? Le biblioteche che ne hanno custodito le vecchie edizioni consentendo di preservarle e riprodurle sono conniventi? Già che ci siamo, c’è qualche difensore di Melania Mazzucco pronto a partire per Winchester seduta stante e andare a ripetere in questura che con un libro non si possono commettere reati? E dove si colloca il confine dell’autorevolezza che permette a chi pronuncia determinate frasi di essere considerato un luminare se non addirittura un padre della patria ma che porta chi le ripete dritto dritto in gattabuia?
    Azzardiamo alcuni esempi pratici. Sull’islam medesimo prendiamo Dante Alighieri il quale – lo specifico per gli attuali allievi delle scuole superiori – è il signore ritratto di profilo sul verso della moneta da due euro. Lo stesso Profeta che non entusiasmava Churchill viene da Dante precipitato fra i seminatori di discordia, «rotto dal mento infin dove si trulla./ Tra le gambe pendevan le minugia,/ la corata pareva e il tristo sacco/ che merda fa di quel che si trangugia». Non traduco in italiano corrente.
    Un diavolo munito di spada riapre le sue ferite ogni volta che si rimarginano. Il Profeta si rivolge a Dante con parole che, fossero lette in Inghilterra, causerebbero retate fra i professori: «Vedi come storpiato è Maometto!/ Dinanzi a me sen va piangendo Alì,/ fesso nel volto dal mento al ciuffetto.// E tutti gli altri che tu vedi qui,/ seminator di scandalo e di scisma/ fuor vivi, e però son fessi così».
    Non pensiate che io sia animato da sentimenti anti-islamici; lo dico prima che i poliziotti inglesi vengano ad acciuffarmi. Con pari sicurezza potrei trattenerli citando lo scrittore che per la Francia è stato ciò che per noi è stato Dante: Voltaire, il quale si era scatenato riguardo agli ebrei verbalizzando passim che quelli biblici erano ignoranti, materiali, politeisti, assassini, incestuosi, rognosi, antropofagi e pure usurai (due banchieri ebrei gli avevano procurato ingenti perdite; questo spiega molte cose). Riduce la Terrasanta a negletto angolino di terreno brullo. Abramo, Mosè, Samuele, Saul, David, Salomone e gli altri principali personaggi della storia sacra non ricevono trattamento più blando di quello riservato qui sopra a Maometto.
    Quanto agli ebrei suoi contemporanei, Voltaire riteneva che avessero cessato di essere antropofagi; per il resto, non si discostavano granché dall’antico modello. Al termine di un’intemerata che oggi verrebbe definita giudeofobica, lo scrittore più celebre della letteratura francese concludeva, bontà sua, ammettendo apertamente che non per questo era necessario metterli al rogo: «Tuttavia non bisogna bruciarli».
    E Kipling? Facciamo un esempio più alla portata dei poliziotti inglesi, almeno geograficamente. Qualche sera fa infatti guardavo Masterchef e mi chiedevo se fra i suoi autori non si celasse Rudyard Kipling redivivo. C’erano i tre giudici – uomini bianchi di indubbi successo e fascino, con un’allure di decadenza appena accennata – che senza battere ciglio eliminavano una concorrente nera perché aveva osato cucinare la pasta infilandoci rane con tutto l’osso e dimostrando di non essere del tutto addentro alla tradizione italiana di cui si sentiva parte essendo nata qui da genitori immigrati; e mentre la eliminavano sentivo l’eco della poesia politicamente scorretta di Kipling («Take up the White Man’s burden – in patience to abide,/ to veil the threat of terror and check the show of pride») che risale al 1889 e può essere così tradotta in prosa: «Addossatevi il fardello dell’uomo bianco: sopportare pazientemente, nascondere la minaccia terrificante e contenersi nel mostrare orgoglio». Altroché.
    Sempre nel 1889 Kipling scriveva una ballata («Oh, East is East, and West in West, and never the twain shall meet») per dire che l’oriente è l’oriente, l’occidente è l’occidente, e i due estremi non combaceranno mai; mentre sempre a Masterchef ho visto Rachida, la molesta magrebina che trascinava la propria mediocrità esotica di puntata in puntata arrivando abitualmente penultima e non venendo eliminata mai, essere guardata con preoccupazione da Alberto, il vecchio playboy in disarmo che incarnava alla perfezione lo spirito del nostro tempo. Erano loro i due opposti che non combaceranno. Poi ho sentito Alberto proferire una frase lapidaria su Rachida che vale più di un trattato sul tramonto dell’occidente: «Lentamente, ci distruggerà». Nessuno l’ha arrestato.
    Ma se lasciamo perdere le autorità civili e militari per concentrarci su quelle religiose, che dire del Dalai Lama? Il principale esponente del buddismo – religione che predica la serenità, la tolleranza, la pace universale e la reincarnazione in insetti ripugnanti – ha avuto parole accomodanti nei confronti degli omosessuali. Ha ribadito il diritto ad amare chi si vuole e ha sottolineato che una volta che c’è il consenso di entrambi i partner costoro sono liberi di combinare ciò che vogliono. Con un distinguo, però. Nel libro Oltre i dogmi del 1996 ha dichiarato che «un atto sessuale è ritenuto appropriato quando le coppie utilizzano solo e soltanto gli organi finalizzati alla riproduzione», specificando che «l’omosessualità non è inappropriata in sé» se non quando «è improprio l’utilizzo di determinati organi ritenuti inappropriati al contatto sessuale»; e che la politica del buddismo sulla sessualità si basa sul «principio dell’organo giusto nell’oggetto giusto al momento giusto».
    Non traduco in italiano corrente ma mi limito a ribadire la mia speranza che la polizia inglese, venuta in possesso di una copia di questo giornale, non decida di arrestare tutti i professori di italiano, i lettori di Voltaire, i giudici di Masterchef, gli eredi di Guareschi e i buddisti. È più facile ammettere che arrestando Paul Weston per avere declamato frasi di Churchill, più o meno condivisibili a seconda della prospettiva storiografica che si adotta, i poliziotti inglesi abbiano come minimo commesso una leggerezza e, come massimo, compiuto un atto che limita la libera circolazione delle idee sulle quali si fonda da due secoli la cultura occidentale. Tuttavia non bisogna bruciarli.
    Arrestato per aver letto Churchill? E allora il Dalai Lama? | Tempi.it

    Elio e le storie tese OMOFOBI? Verranno boicottati?
    Il giorno del giudizio è vicino, la legge sull’omofobia è alle porte, cosa succederà?
    Ad oggi possiamo solo dire che alcune frasi violano gli standard della comunità di facebook e la conseguenza è o la rimozione del post o il blocco dell’account, tra le frasi incriminate abbiamo anche una citazione da una canzone di Elio e le Storie tese: ” l’han deciso i ricchioni e io devo accettarlo” .
    Gli Elio e le storie tese non sono nuovi ad espressioni di questo tipo, le loro canzoni sul tema dell’omosessualità sono parecchie, ora cercheremo di elencarne solo alcune, vi offriremo solo le parti interessate al nostro articolo.
    1 - Omosessualità
    Limonare con altri maschi, fare il putt**o: omosessualita’.
    Vivo come voi, soffro come voi, rido come voi, lo prendo in c**o come voi. Ma amo piu’ di voi.
    2 – La follia della donna
    C’è un cartello di ricchioni che ha deciso che l’anno scorso andava il rosso e quest’anno il blè.
    L’han deciso i ricchioni e io devo accettarlo.
    3- Il vitello dai piedi di balsa
    “Mi presento, son l’orsetto ricchione e come avrai intuito adesso t’inc**o”.
    4 – Il vitello dai piedi di balsa reprise
    [...] l’intraprendente orsetto ricchione.
    [...] ma tu mi hai trasformato in vitello busone,
    e quel buso marone che bello sapere che c’e’.
    Queste sono 4 canzoni di Elio e le storie tese, abbiamo messo in grassetto le frasi che sono ritenute “omofobe” .
    La conclusione a cui arriviamo è questa: se passasse al Senato la legge Scalfarotto contro il reato di omofobia, Elio e le storie tese verrà incriminato o denunciato per omofobia? Se sì, le sue canzoni verranno rimosse dalle radio, dal web e dalla circolazione? Se sì, io che ho il disco di Elio e le storie tese e me lo ascolto in macchina con i finestrini abbassati a volume alto potrei venir denunciato di comportamento omofobo?
    L’assurdità di questa legge sta proprio in questo, chi valuterà come un artista può utilizzare la parola “ricchione” e se un artista può farlo perchè il cittadino che vuole difendere la Famiglia naturale deve essere accusato di omofobia?
    Elio e le storie tese OMOFOBI? Verranno boicottati? | Informare per Resistere



    Giovanna d’Arco di nuovo processata e condannata in Francia: non per eresia, ma per «omofobia»
    A Orléans da 585 anni si celebra la festa di Giovanna d’Arco. La ragazza di 17 anni scelta per impersonarla quest’anno è stata però accusata di omofobia perché ha partecipato alle manifestazioni della Manif pour tous
    Leone Grotti
    Quest’anno Giovanna d’Arco è stata di nuovo processata in Francia: non dagli inglesi per eresia, ma dai suoi connazionali francesi per appartenenza fraudolenta alla Manif pour tous e omofobia.
    SANTA GIOVANNA D’ARCO. Dal 29 aprile al 9 maggio si celebra a Orléans quest’anno la 585esima festa di Giovanna d’Arco, la giovane che guidò la riscossa francese, che nel 1429 liberò Orléans e fu bruciata per “eresia” dagli inglesi e proclamata santa dalla Chiesa cattolica nel 1920.
    Durante i balli medievali e le ricostruzioni storiche che verranno fatte in questi giorni nella città francese, la Pulzella d’Orléans sarà interpretata da una giovane ragazza di 17 anni di nome Félicité Lemaire de Marne.
    BOICOTTAGGIO. La festa, che vedrà il suo culmine l’8 e il 9 maggio, è stata disturbata quest’anno però da gravi accuse di «omofobia» rivolte alla giovane Félicité, cattolica praticante. Lo scorso 6 maggio il membro del partito socialista Christophe Desportes-Guilloux, che fa anche parte dell’associazione HES (Omosessualità e socialismo), ha scritto un articolo sul perché «boicotterò la Giovanna d’Arco 2014», mostrando come la giovane 17enne, tra le pagine preferite su Facebook abbia anche quella della Manif pour tous e dei Veilleurs.
    «NON SONO OMOFOBA». Il deputato ha quindi accusato la giovane di «omofobia» e di non «rappresentare tutti i cittadini di Orléans» come dovrebbe. Félicité, vittima di un processo alle intenzioni molto simile a quello che ha subito la donna che incarna nelle festività, si è difesa affermando: «Io non sono omofoba né antigovernativa. Condanno tutti gli atti di omofobia e di violenza ma ho le mie convinzioni e Giovanna d’Arco non ha alcun legame con la mia vita privata».
    IL PROCESSO E LE SCUSE. Queste parole non sono bastate e Félicité ha dovuto ritirare il suo apprezzamento digitale alle pagine della Manif e di altri gruppi. Ma neanche questo è stato sufficiente perché la giovane è stata costretta a un «atto di contrizione» pubblica nel quale si è definita «incosciente».
    Giovanna d'Arco 2014 processata in Francia per omofobia | Tempi.it

    NASCE IL GENDER WATCH NEWS.
    SOSTENIAMOLO O ALMENO FACCIAMOLO CONOSCERE
    La Nuova Bussola quotidiana mette a disposizione degli internauiti un “servizio informazioni” interamente dedicato all’ideologia del gender, il totalitarismo del XXI secolo. Un vero e proprio osservatorio – Gender Watch News (GWN) – che vuole essere uno strumento di informazione prezioso per comprendere quanto sta accadendo intorno a noi.
    Come sa anche chi segue Rassegna Stampa in ballo non c’è soltanto la legge sull’omofobia, attualmente ferma al Senato, ma la promozione e l’imposizione dell’ideologia di genere in ogni ambito della vita sociale.
    Ora molti genitori stanno cominciando a rendersi conto di cosa questo significhi ascoltando sgomenti i propri figli - perfino alle elementari o anche alla scuola materna – che tornano a casa raccontando di strane lezioni sulla sessualità e, più specificamente, sugli orientamenti sessuali; di bambini e bambine invitati a interpretare ruoli opposti a quelli del proprio sesso. E non sanno come difendersi, come riaffermare nei fatti il proprio diritto-dovere all'educazione dei figli.

    L'Osservatorio sul Gender de LaNuovaBQ

    I sacrifici umani di embrioni destinati al culto di un idolo: la Scienza
    C'è un paragone tra «religioni» antiche e moderne, che a qualcuno sembrerà assurdo e bigotto ed è, invece, tristemente vero e meritevole di essere messo in evidenza. Intendo il paragone tra l'antica religione mesamericana degli Aztechi dell'America centrale e la nostra sempre più diffusa «religione» totalitaria e idolatra della scienza. La prima, antichissima, ma durata fino all'arrivo dei colonizzatori europei, prescriveva come necessario per la vita del tempio il sacrificio umano sia di membri della comunità sia di nemici: il tempio, credevano, aveva bisogno di assorbire la «forza invisibile» dei corpi con i quali si «alimentava». Gli Aztechi pensavano che l'essere umano fosse dotato di un'anima composta di diverse entità, ognuna con attributi particolare, compresa un'energia impersonale che poteva andare bene anche al tempio. Oggi la dittatura di una scienza utilitaristica, che guarda solo ai risultati senza preoccuparsi dei mezzi e dei costi umani, esige il sacrificio degli embrioni «nell'interesse della salute, benessere, prosperità e coesione sociale di tutti i cittadini d'Europa».
    Lo dice un comunicato della «Lega delle ricerche universitarie d'Europa», citato sull'Unità (venerdì 30) in un articolo in cui il prof. Maurizio Mori, presidente della laicistica "Consulta di bioetica", celebra il blocco che l'Europa politica ha deciso dell'iniziativa popolare "Uno di noi", per porre fine ai finanziamenti delle ricerche sperimentali sugli embrioni umani. Il paragone non è assurdo né bigotto e risulta valido se si considera la comprensibile differenza tra la brutalità dei sacrifici cannibaleschi degli Aztechi e la raffinatezza tecnica degli esperimenti nostrani che, senza spargimento di sangue e senza visibilità della forza invisibile degli embrioni umani, sacrificano tanti "uno di noi" a una scienza assai poco umana: corpi minuscoli ma ricchi di energia vitale gli embrioni di Mori e corpi adulti quelli degli Aztechi che sacrificavano "uno di loro" «nell'interesse del benessere» della loro comunità.
    I sacrifici umani di embrioni destinati al culto di un idolo: la Scienza | Rubriche | www.avvenire.it


 

 
Pagina 10 di 28 PrimaPrima ... 9101120 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Morire nel deserto
    Di Comunardo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-01-10, 17:09
  2. Morire nel deserto.
    Di salerno69 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 75
    Ultimo Messaggio: 17-01-10, 21:04
  3. Il leone del deserto
    Di oggettivista nel forum Destra Radicale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 21-02-08, 13:44
  4. Avanza Andreotti, avanza il nuovo
    Di Willy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 22-04-06, 14:51
  5. Il deserto.
    Di Shardana Ruju nel forum Fondoscala
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-11-02, 20:36

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito