Pagina 18 di 28 PrimaPrima ... 8171819 ... UltimaUltima
Risultati da 171 a 180 di 277

Discussione: Il deserto avanza

  1. #171
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Aboliti “lui” e “lei”: a Oxford si usa il pronome neutro per non offendere i trans
    di Davide Di Stefano
    Oxford, l’università inglese divenuta il paradigma della cultura accademica e del linguaggio forbito. Da oggi (da un po’ più di tempo a dir la verità) avanguardia del politicamente corretto, o meglio del linguaggio “gendericamente corretto”. Se da noi, italiani retrogradi e maschilisti, da poco si discute in merito all’utilizzo del femminile per le cariche pubbliche, con l’introduzione boldriniana di termini cacofonici come “assessora” e “sindaca”, in Inghilterra stanno decisamente avanti: al punto di reinventare la lingua per non offendere i transgender. Niente più “He” (lui) o “She”, ma una forma neutra di pronome: “Ze”. Un pronome buono per tutti, maschi e femmine, ma soprattutto adatto si trans e a tutti coloro che si considerano “gendericamente non identificabili”.
    Un evidente passo in avanti per l’affermazione dell’ideologia gender, ottenuto grazie all’impegno di una importante associazione studentesca. “La questione non è di essere politicamente corretti. Si tratta di rispettare il diritto delle persone a definirsi come né maschio né femmina“, ha spiegato al Times il rappresentante studentesco Peter Tatchell. L’augurio di Tatchell e dei suoi sodali è che il pronome “Ze” possa affermarsi nel più breve tempo possibile come uso corrente per lezioni e seminari universitari. Un’ulteriore passo in avanti per Oxford, che nel suo regolamento già prevede sanzioni per chi utilizzi un pronome “sbagliato” per definire una persona transgender, o faccia persistente riferimento alla storia della loro identità di genere.
    Aboliti ?lui? e ?lei?: a Oxford si usa il pronome neutro per non offendere i trans | Informare per Resistere

    Milano, spaccio di droga nei festini gay: arrestati un pornoattore e altri tre
    Le sostanze arrivavano dall’Olanda e venivano spacciate nei festini tra omosessuali a Milano
    Massimo Scarpat, in arte "Max Scar", era già finito in manette a fine novembre per una vicenda simile. Le sostanze provenivano dall'Olanda
    di F. Q.
    Un giro di droghe utilizzate nei festini tra omosessuali. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri di Abbiategrasso che nei giorni scorsi hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti. Tra i destinatari dei provvedimenti c’è anche Massimo Scarpat, in arte “Max Scar”, il pornoattore pugliese di 34 anni che già a fine novembre era stato arrestato dai militari del Nas per un’altra vicenda di droga simile nel Milanese. Scarpat era infatti stato sorpreso mentre ritirava un plico proveniente via posta dall’Olanda contenente 11 grammi (pari a 100 dosi) di una nuova sostanza stupefacente sintetica del tipo PV8, un eccitante molto pericoloso, una sorta di Viagra molto più potente.
    Le sostanze al centro delle indagini sono la Mpdv (anche chiamata “Madonna dei poveri” o “Madonna di Pavia”) e la Apvp, entrambe droghe sintetiche dall’aspetto di cristalli che vengono utilizzate nei festini gay per attenuare il dolore fisico provocato da alcune pratiche come il “fisting”.
    L’inchiesta ha avuto due tranche, la prima tra marzo e settembre 2015, la seconda nel luglio scorso. Era partita seguendo un uomo di 53 anni che consegnava vino a domicilio e che, in realtà, assieme all’alcol portava cocaina. I militari hanno individuato il suo capo, un uomo di 54 anni che si faceva inviare droga sintetica dall’Olanda per rivenderla soprattutto a due spacciatori: Scarpat e un commerciante di 41 anni, entrambi frequentatori della comunità omosessuale e fornitori dei festini casalinghi che iniziavano venerdì e terminavano il lunedì.
    L’organizzazione avveniva tramite chat gay dedicate. Durante le indagini sono stati accertati diversi casi di emorragia provocata dalla pratica estrema. La droga era comprata dall’Olanda a 30-40 euro al grammo e rivenduta a Milano a 100 euro. Al 41enne è stato sequestrato anche un flacone di Ghb, la cosiddetta droga dello stupro.
    Milano, spaccio di droga nei festini gay: arrestati un pornoattore e altri tre - Il Fatto Quotidiano

    VALERIA FEDELI, IL TRANS-MINISTRO CHE INSEGNERÀ AI BAMBINI DI 4 ANNI AD ESPLORARE IL GODIMENTO SESSUALE
    Il neo ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli è finito nel mirino del popolo del Family Day. Non appena resa nota la lista dei ministri del nuovo esecutivo guidato da Renzi Paolo Gentiloni, gli organizzatori della grande manifestazione dell’anno scorso contro il ddl Cirinnà si sono scagliati contro il vicepresidente uscente del Senato ed ex sindacalista Cgil nel settore tessile, in particolare, è rimproverato di essere la prima firmataria di un ddl del novembre 2014 con cui si richiede “l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università”. In una parola, del gender.
    “La nomina della Senatrice Pd Valeria Fedeli al Ministero dell’Istruzione è, per le famiglie dei Family Day, quanto di peggio si potesse anche solo lontanamente immaginare – scrivono le associazioni schierate in difesa della famiglia naturale – Anche se questo dovrebbe essere solo un “Governo di transizione”, è proprio in questi contesti di scarsa se non nulla legittimazione democratica del potere politico che vengono commessi i soprusi peggiori.”
    Quando presentò la sua legge sul Gender disse, con tono ipocrita e suadente: “Buona parte della disinformazione diffusa è cominciata, come noto, dalle false notizie comunicate su presunti incitamenti alla masturbazione che sarebbero presenti nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’educazione sessuale nelle scuole; linee guida che di fatto si limitano a fare un importante lavoro di rilevazione su quanto accade tra ragazze e ragazzi in ambito affettivo e sessuale“.
    La neo ministro mente. A meno di definire ‘ragazze e ragazzi’ i bambini da 0 a 4 anni:
    Ecco cosa la guida UE-OMS prevede si debba insegnare ai bambini dagli 0 ai 9 anni, è tutto presente nel documento:
    Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”.
    Da 0 a 4 anni è l’ età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”.
    A 4 anni, l’OMS afferma che i bambini sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”.
    Da 4 a 6 anni i bambini hanno bisogno di sapere che la storia della cicogna come uccello-madre è un mito.
    Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”.
    Tra i 6 e i 9 anni, gli esperti dell’OMS affermano che i bambini sono pronti a conoscere e difendere i “diritti sessuali di bambini e bambine”.
    La guida la trovate qui: http://www.oif.ac.at/fileadmin/OEIF/...DARD%20OMS.pdf
    Se ne deduce che per la neo-ministra è normale. Quindi intende applicarla nelle scuole e consigliarla negli asili pubblici.
    Valeria Fedeli, il trans-ministro che insegnerà ai bambini di 4 anni ad esplorare il godimento sessuale | VoxNews

    LA FEDELI PROPONE 200 MILIONI DI EURO PER INSEGNARE AD ALUNNI CHE ESISTONO 52 SESSI
    Valeria Fedeli, laureata in fregnologia politica e grande supporter del gender, ha proposto un paio d’anni fa di spendere ben 200 milioni di euro per rieducare i professori all’ideologia transgender.
    Scopo del suo disegno di legge 1680 era (è) imporre a docenti e a studenti che i sessi non sono due ma ben cinquantadue. Non solo maschi e femmine – a suo parere “identità costrette”, non naturali – ma LGBTHJKHKYTUTYUTYYTNKJHKJHKJHKJHKJHKHKHKJ+++
    In questo è comunque ‘antica’, infatti secondo Facebook e esperti più progrediti di lei i sessi sono addirittura 56.
    Lo scopo è sempre ‘lodevole’ a prima vista, ovvero adottare a scuola misure e contenuti per “eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondati sull’impropria identità costretta” in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza”. Ma nasconde il tentativo di imporre ai bambini il concetto che nulla è vero, e tutto è mobile: anche la propria identità. Questo ha profonde implicazioni: insieme all’immigrazione è un tentativo di scardinare la società indebolendola nelle sue convinzioni.
    “L’impropria identità costretta” sarebbe poi la famiglia coi “ruoli già definiti” di padre, madre, figlio, figlia. Sostituita da ‘famiglie’ poligamiche, gay e multirazziali.
    La Fedeli propone 200 milioni di euro per insegnare ad alunni che esistono 52 sessi | VoxNews



    ERGASTOLO A GAY CANNIBALE: SCIOLSE AGENTE NELL’ACIDO
    Confermato l’ergastolo Stefano Brizzi, il 50enne omosessuale colpevole di aver ucciso, a Londra, un poliziotto, di averne smembrato il cadavere e poi sciolto nell’acido dopo un incontro nella capitale britannica organizzato attraverso un sito di loschi incontri gay. Si attendeva da giorni la conferma della sentenza dopo la condanna.
    Sono emersi anche macabri dettagli, come gli atti di cannibalismo compiuti dall’omosessuale nei confronti della vittima. Brizzi ha sempre sostenuto che l’agente fosse morto strangolato in un gioco erotico finito male. Poi l’ha mangiato per sfizio.
    ERGASTOLO A GAY CANNIBALE: SCIOLSE AGENTE NELL?ACIDO | VoxNews


  2. #172
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    GAY A CACCIA DI MINORENNI, ARRESTI
    Prostituzione omosessuale minorile nel Bresciano: coinvolte altre cinque persone. Di queste uno è stato arrestato, gli altri quattro sono indagati: dalla Bassa al Garda, e pure oltre confine. Ai domiciliari è finito Cristian Cherubini, 42enne di Castiglione delle Stiviere.
    Nel registro degli indagati altre quattro persone, di cui uno già noto: si tratta di Claudio Tonoli, già sotto processo per i fatti della prima inchiesta denominata Baby Parking e coordinata dalla Polizia Locale di Montichiari.
    Oltre a lui, nell’ultima tranche di iscrizioni al registro della Procura, risultano indagati un 38enne di Flero, un 49enne di Manerbio, addirittura un 22enne di Polpenazze. In manette ci è finito invece Cristian Cherubini di Castiglione.
    Secondo l’accusa avrebbe avuto rapporti in primavera (tra maggio e giugno) con ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Alcuni li avrebbe fatti “accomodare” a casa sua, altri li avrebbe raggiunti nella Bassa Bresciana, per consumare il rapporto nei parcheggi pubblici.
    Pagamenti e regali: cosi' Cherubini avrebbe concordato i rapporti. Gli appuntamenti sarebbero stati pagati dai 30 ai 50 euro, con qualche regalo costoso (di solito orologi di marca). Non solo: il 42enne avrebbe offerto ai ragazzi anche del popper, una droga chimica da inalare.
    Brescia: gay a caccia di minorenni, arresti | VoxNews



    ANCHE QUEST’ANNO IL PRESEPE GAY
    Puntuale come ogni anno, nei giorni che precedono il Natale è arrivato il “presepe gay”. Questa volta ad offendere la sensibilità dei Cristiani è il presunto artista californiano Mark Thaler che ha realizzato delle decorazioni per l’albero che rappresentano due diverse visioni della natività: una con due mammi e una con due babbe (due madonne e due Giuseppe).
    Il gruppo “Christian Concern” le ha definite “un blasfemo tentativo di riscrivere la storia del Natale”.
    “Queste decorazioni sono un tentativo disperato e ridicolo di pretendere che le relazioni omosessuali siano normali – ha dichiarato il presidente Andrea Williams -. Ritraggono blasfemamente il Signore Gesù figlio di una coppia omosessuale. A quali profondità si abbasserà la lobby LGBT nel tentativo di normalizzare il proprio comportamento? Il disegno di Dio è che i bambini crescano con un genitore maschio e una femmina. Il Signore Gesù aveva genitori cosi' ed la cosa migliore per i bambini”.
    Perché non si occupano di Maometto? Perché li decapiterebbero.
    Anche quest?anno arriva il Presepe gay | VoxNews

    Pensioni, Inps: reversibilità anche per unioni civili
    Reversibilità sulla pensione anche nelle unioni civili. L'Inps ha dato l'ok per avviare le procedure per estendere i diritti previdenziali
    Franco Grilli
    Reversibilità sulla pensione anche nelle unioni civili. L'Inps ha dato l'ok per avviare le procedure per estendere i diritti riconosciuti dall'ordinamento che regola le pensioni anche alle coppie omosessuali.
    L'Inps con una nota ha ricordato che dallo scorso 5 giugno con l'entrata in vigore della legge 76/2016 il componente dell'unione civile è stato equiparato sul fronte delle prestazioni previdenziali al pari del coniuge. E cosi' con l'adeguamento delle norme, nel caso in cui uno dei due componenti della coppia dovesse morire, il compagno avrà diritto alla pensione di reversibilità oppure all'indennità di morte. In questo caso il compagno otterrà il 60 per cento della pensione che percepiva l'altro componente della coppia con le eventuali riduzioni legate al possesso dei redditi che superano una determinata soglia.
    L'Inps ricorda, inoltre, che "l’articolo 1, commi da 66 a 69, della legge 76 prevede la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’attuazione delle disposizioni relative alle unioni civili, nonché la comunicazione da parte dell’Inps al Ministro del lavoro e delle politiche sociali dei dati relativi agli oneri di natura previdenziale ed assistenziale".
    Pensioni, Inps: reversibilità anche per unioni civili - IlGiornale.it

    NEL SALOTTO TRASH DI UOMINI&UOMINI VA IN SCENA LA CIRINNÀ
    Sempre più spazzatura su Canale 5, il canale dell’omo-allegria. La senatoressa Monica Cirinnà è intervenuta nel programma per ***** isteriche di Maria De Filippi durante la puntata con il ‘trono gay’. Siamo oltre il trash, e ci siamo grazie a Piersilvia Berlusconi.
    VOGLIONO NORMALIZZARE LA PERVERSIONE – Ma attenzione a derubricare l’argomento a pura fenomenologia del ridicolo, ‘Maria’ entra, come la sua alter ego americana Oprah, nella testa di molte persone. Soprattutto quelle intellettualmente meno preparate a resistere. L’obiettivo è ‘normalizzare’ l’argomento omo, come si lasciò sfuggire la stessa signora Costanzo in un’intervista. Del resto, le televisioni di Berlusconi sono state, fin dall’inizio, insieme ad un innegabile veicolo di libertà, anche un pericoloso spacciatore di entropia. Ha fatto più Berlusconi a favore del ‘progressismo’ di tutti i vari leader politici della sinistra.
    E attenzione a voi che pensate l’argomento immigrazione sia separato da quello dei valori dell’etica morale: prima di invadere una società, devi indebolirla dall’interno. L’omosessualizzazione della nostra cultura, insieme con altre patologie progressiste come il consumismo affettivo, serve a preparare il terreno. A rendere la società più permeabile.
    Tornando a U&D, che presto potrebbe varare anche un cambio nel nome in un più ‘corretto’ persone e persone, perché fermarsi alle ‘coppie’ omo? E la poligamia? E poi basta con quegli obsoleti limiti di età e di specie. L’entropia non ha un confine, è come il nulla del film la ‘storia infinita’: si mangerà tutto.
    E’ bene che le menti pensanti d’Occidente inizino a parlare e ad opporsi all’imperante desidero di “dis-ordine” e autodistruzione che sta lentamente annientando la società occidentale. La “lotta” politica del futuro non è tra destra e sinistra, è tra Entalpia ed Entropia. Tra i fautori del disordine morale e sociale, e i difensori dell’ordine naturale delle cose.
    Perché l’obiettivo del partito dell’Entropia è la dissoluzione della società occidentale, attraverso l’inoculazione nel tessuto sociale di elementi disgregatori come l’immigrazione e i sedicenti diritti gay e delle minoranze.
    Perché più la società sarà disgregata, più facile sarà il controllo dell’élite oligarchica su di essa.
    La ricerca esasperata di micro-minoranze da aggregare nella lotta contro l’ordine naturale delle cose, ha l’unico e malcelato scopo dell’instaurazione di una società dis-eguale e oligarchica. Dove una élite, intoccata dall’entropia morale inoculata nella popolazione, dominerà una società-poltiglia dove l’unico valore sarà il dis-valore e il soddisfacimento immediato di ogni capriccio.
    E’ questo il mondo dove i bambini si concepiscono in provetta e poi si “disconoscono”. E magari, poi, li si vende a qualche Elton John.
    Viviamo un’epoca oscura, nella quale le stesse basi della nostra esistenza sono scosse alle fondamenta. Dove i valori sono ribaltati e il vizio ha lentamente oscurato la verità. Del resto, anche l’universo ha quasi smesso di partorire stelle.
    Arrendersi, non è un’opzione.
    Nel salotto trash di Uomini&Uomini va in scena la Cirinnà | VoxNews

    Lui diventa lei, anche senza il bisturi. Basta la legge
    di Marco Guerra
    L’operazione chirurgica per il mutamento dei tratti somatici e l’adeguamento degli organi genitali non è più una condizione indispensabile per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe. La giurisprudenza italiana ormai riconosce al singolo individuo la possibilità realizzare il proprio percorso di transizione anche se questo non prevede l’intervento del bisturi o l’assunzione di ormoni.
    La Cassazione, lo ha stabilito nel luglio del 2015, accogliendo il ricorso di Rete Lenford sul caso di un transgender che, dopo essere stato autorizzato all'intervento chirurgico, aveva poi rinunciato all'operazione ma esigeva comunque di cambiare sesso all'anagrafe. Precedentemente sia il tribunale di Piacenza sia la Corte d'Appello di Bologna avevano, avevano respinto la richiesta, subordinando la modificazione degli atti anagrafici all’esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari.
    Una sentenza rivoluzionaria visto che fino a quel momento, faceva testo la legge 164 del 1982 che prevede il cambiamento solo “a seguito di intervenute modificazioni dei caratteri sessuali”.
    Intanto la nuova linea giurisprudenziale è stata confermata, proprio nei giorni scorsi, anche dai tribunali di Padova e Ragusa, dove i giudici hanno ribadito che non serve alcun cambiamento fisico per essere riconosciuti come donna.
    Nel capoluogo veneto l’uomo (la cui precedete identità non è stata resa nota) è diventato Maria all’età di 60 anni, anche se in realtà aveva già fatto qualche ritocchino estetico superficiale non ricostruttivo.
    Più eclatante il caso siciliano. Qui la richiesta è partita da un ragazzo di 27 anni che presenta un fisico che è ancora integralmente come mamma lo ha fatto, sebbene sia sua intenzione sottoporsi in futuro ad un trattamento medico chirurgico per l'adeguamento dei caratteri sessuali. L’avvocato del ragazzo ha spiegato che recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione, della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell'uomo "dicono che la psiche prevale sul corpo ed il riconoscimento nell'ordinamento, relativo alla sessualità non deve essere basato su un organo sessuale ma deve soppesare tutte le componenti dell'identità di genere".
    Tutta la società, finanche le istituzioni statali, devono dunque assecondare qualsiasi tipo di allucinazione individuale, a prescindere dai dati genetici, biologici e fisiologici che sottendono il singolo caso. Una forzatura delle logica presa a scatola chiusa anche dai media e che è andata in scena lunedi' scorso durante il noto programma di Radio 24, ‘La Zanzara’, diretto da Giuseppe Cruciani che ha intervistato il ragazzo siciliano sotto anonimato.
    “Allora tu ti sei sempre sentito una donna?” ha chiesto il conduttore, “No, io sono una donna” ha risposto convinto il giovane uomo, fresco di sentenza che lo legittima a definirsi femmina. La malizia di Cruciani porta poi l’intervista quasi esclusivamente sul tema del sesso, dando vita ad un dialogo degno del teatro dell’assurdo: - “Sei mai stato/a con una donna?” – “No altrimenti sarei una lesbica”. - “Quindi sei stato/a con degli uomini” – “Certo”. - “Allora questi erano gay?” – “No, niente affatto, perché dovrebbero esserlo? Io sono una donna! D’altra parte quel coso in mezzo alle gambe non lo uso” – “Ah giusto, devi scusarmi”.
    Insomma, c’è poco da fare, la legge fa costume e cambia la mentalità. Si tratta infatti di un problema di percezione che parte da lontano. Se si escludono i rari casi di ermafroditismo, la prima forzatura è stata fatta proprio con la legge sulla possibilità del cambio anagrafico dopo l’intervento chirurgico.
    Come spiega il bioeticista medico Renzo Puccetti nel suo libro LegGender Metropolitane, se si prende un muscolo dall’avambraccio e lo si arrotola interno ad un catetere, poi si sposta il clitoride e si crea uno pseudo fallo, e infine si fa un intervento sulla laringe per abbassare il tono della voce, non si è creato un uomo ma donna virilizzata. La realtà dei fatti ci dice che la chirurgia non trasforma un uomo in una donna, piuttosto virilizza una donna o femminilizza un uomo, ma uomo e donna rimangono.
    Eppure la società ha stabilito che bisogna credere alle percezioni individuali, agli stati della mente, e per far star meglio una persona dobbiamo dire tutti una grande bugia, perpetrandola persino sui registri delle anagrafi. Fermo restando che ognuno è libero di sentirsi cio' che vuole, seguendo il ragionamento del mero stato psichico che prevale su ogni altra cosa, per sentirci meglio potremmo riportare sui nostri documenti che siamo alti, biondi e con gli occhi azzurri, giustificando il tutto perché nel nostro intimo ci sentiamo svedesi. Oppure potremmo dichiarare che siamo nati nel 38 d.c. qualora dovessimo improvvisamente provare gli stessi sentimenti di un legionario dell’antica Roma. E poi, sempre per far stare a proprio agio ogni persona, potremmo anche affermare che la ministro Fedeli è laureata.
    L’obiettivo, descritto perfettamente nel testo LegGender Metropolitane, è creare un individuo slegato da qualsiasi riscontro antropologico e biologico. Un tossicodipendente di tutto, ma soprattutto della droga interna dell’io.
    Lui diventa lei, anche senza il bisturi. Basta la legge

    NATIONAL GEOGRAPHIC SI DÀ AL PORNO CHIC: BAMBINO TRANS IN COPERTINA
    Evidentemente avevano già pensato che una di loro fosse alla Casa Bianca, così il National Geographic dopo copertine nelle quali sponsorizzava la sostituzione etnica in Europa, si lancia nel ‘Genderismo’ con un povero bambino in copertina in posa equivoca – noterete la mano – vestito da bambina.
    Ormai i media cosiddetti impegnati sono a livello di pornografia. Anzi peggio, perché la loro pornografia è più sottile.
    Alcuni degli articoli invitano al cambio di sesso: “La cosa migliore di essere diventata femmina è non pretendere più di essere maschio”, addirittura si millanta una fantomatica “Scienza del Gender”.
    La copertina ha subito scatenato l’oltraggio dei lettori e l’invito al boicottaggio. Peccato, era un bel giornale. Prima di divenire la solita cloaca di propaganda come ormai sono tutti i giornali. Soprattutto quelli che fingono di non essere politici.
    I normali sono sotto assedio. Non è strano che in America abbiano fatto la fila per votare Trump.
    National Geographic si dà al porno chic: bambino trans in copertina | VoxNews


  3. #173
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    LILLY CONVIVE CON UN ROBOT CHE VUOLE SPOSARE: “LEGALIZZATE MATRIMONI”
    Lilly, una ragazza francese, vuole sposare il suo partner. Che è un a robot chiamato InMoovator, con il quale sta ‘convivendo’ da un anno. Sta solo attendendo la ‘legalizzazione del matrimonio tra umani e robot’.
    Lo abbiamo detto. Dopo i cosiddetti ‘matrimoni gay’, sarà la volta della poligamia, della pedofilia e dell’incesto. Che del resto in molti Paesi non è già più reato. Del resto, quando l’unica discriminante è il cosiddetto ‘ammmore’, e la presunta ‘consensualità’, non ci sono limiti: perché c’è un buon numero di malati mentali al mondo. E il fatto che i fans di alcune pratiche siano più numerosi di altri, non li rende più normali.
    In effetti il ragionamento non fa una piega, dal punto di vista della Cirinnà: “Non facciamo male a nessuno”, ha detto, parlando della sua ‘relazione’.
    Lilly convive con un robot che vuole sposare: ?Legalizzate matrimoni? | VoxNews



    GOVERNO APRE HOTEL PER PROFUGHI GAY A BOLOGNA: PAGHIAMO NOI
    LORO UCCIDONO, QUELLI DEL PD CI METTONO A NOVANTA GRADI
    A Bologna nascerà infatti la prima “casa d’accoglienza italiana per cosiddetti rifugiati gay, lesbiche o trans che fuggono dai Paesi d’origine a causa di persecuzioni per l’orientamento sessuale o l’identità di genere”.
    Il business ‘Rise the difference’ del Movimento italiano transessuali (Mit), con cooperativa Camelot e Centro risorse Lgbti, sostenuto a spese dei contribuenti dal Comune di Bologna, ha vinto un bando della famigerata Unar (Ufficio nazionale anti discriminazione razziali) ente governativo di collaborazionisti che si occupa, a spese nostre, di disarmare la popolazione facilitando la penetrazione dei terroristi islamici in Italia.
    Il business prevede la realizzazione di una casa, accanto percorsi di accoglienza diffusa in famiglie o singoli per accogliere rifugiati Lgbti tramite il progetto Vesta (attivo nell’ambito del sistema rifugiati Sprar); poi linee guida Lgbti per operatori e un ‘contact center’ che supporti gli interventi. “Il progetto rafforza il sistema dell’accoglienza bolognese”, rilevano gli assessori Luca Rizzo Nervo e Susanna Zaccaria, confermando “una positiva abitudine di collaborazione tra Comune e associazioni Lgbti” per rafforzare “il sistema dei diritti e delle garanzie per le persone”.
    Lo sappiamo che collaborate con le a$$ociazioni. A Bologna c’è il famoso circolino gay del Cassero, finito in cronaca per molteplici fatti, il cui avvocato è il marita del senatore PD con il quale ha comprato un bambino all’estero sfruttando la solita madre ‘surrogata’. Senza che alcun magistrato se ne sia interessato. Perché anche i magistrati, a Bologna, collaborano con il Comune e le a$$ociazioni.
    PRESEPE ISLAMICO: MADONNA COL BURQA, MUSTAPHA ELIMINA GIUSEPPE | VoxNews

    Multata la scuola che si opponeva al gender
    di Tommaso Scandroglio
    Ne avevamo parlato a fine settembre. Il preside Juan Carlos Corvera del collegio “Giovanni Paolo II” ad Alcorcon, nella comunità autonoma di Madrid, scrisse una lettera ai genitori degli studenti lamentandosi che i politici si occupavano poco della famiglia e molto più della teoria del gender. Il rimando era alla legge Cifuentes, dal nome della sua prima firmataria, la quale tutela in più modi le rivendicazioni della comunità LGBT. Inoltre il preside aggiunse nella missiva indirizzata alle famiglie che “tanto lo jihadismo quanto il gender sono macchinazioni ideologiche che pretendono di costruire un altro tipo di uomo, ma che sono destinate alla dissoluzione e al fallimento”.
    Tanto gli basto' per meritarsi un esposto in procura. Cristina Cifuentes, governatrice dell’Assemblea di Madrid e madrina della legge di cui sopra, cosi' commento' le parole del preside: “Bisogna vedere fin dove arriva la libertà di espressione di questa persona. Libertà che senza dubbio ha, tuttavia bisogna anche considerare se tra i compiti di un direttore di un collegio rientri anche quello di fare pressioni sugli alunni e sui genitori”.
    Ora si apprende che la scuola è stata condannata ad una multa di mille euro. Forse cifra insignificante sul versante economico, ma assai significativa su quello simbolico-culturale. Il preside ha fatto sapere che non intende pagare la multa. "Faremo appello – ha dichiarato Corvera nel programma TV “Il gatto e l’acqua” - crediamo che sia importante a motivo dell’affronto alla libertà di espressione da noi subito”. Poi ha aggiunto: “Non siamo di fronte ad un problema di discriminazione collettiva nei confronti delle persone LGBTI, siamo di fronte ad un problema di negazione del diritto alla libertà di espressione, di pensare diversamente e di criticare una legge con cui non siamo d'accordo. E’ una legge che mette la museruola alle persone che la pensano in modo diverso, che hanno una differente concezione della sessualità umana”.
    L’attacco subito dall’istituto Giovanni Paolo II ha provocato la reazione di decine di associazioni le quali si sono riunite in una piattaforma a sostegno della battaglia legale intrapresa dal collegio denominata Piattaforma per le Libertà. La piattaforma in un comunicato stampa ha parlato di "flagrante violazione della libertà di espressione” e ha ricordato che la multa è stata applicata “nonostante il parere contrario delle autorità fiscali ed educative della Comunità di Madrid”.
    Cio' che accade a Madrid non è un caso isolato in Spagna. Recentemente il Ministro dell’Istruzione per la comunità di Valencia ha disciplinato una serie di direttive per imporre la teoria del gender nelle scuole. Nel blog GWN giusto ieri davamo notizia che le direttive ministeriali prevedono “l’acquisizione di materiale didattico a favore della teoria del gender, il cambiamento della modulistica amministrativa (se lui si sente “lei” ad esempio anche le pagelle dovranno registrare questa diversa percezione dello studente), la facoltà di accedere alle toilette e spogliatoi maschili o femminili secondo il proprio piacere, l’uso di un linguaggio inclusivo da parte dei docenti, la spiegazione che esiste anche il sesso anale. Se poi la famiglia dello studente non accetta che il figlio voglia diventare un transgender è prevista anche una sorta di unità di cura che si recherà dalla famiglia stessa per farle cambiare idea. Se i genitori rimangono sulle loro posizioni possono essere anche querelati per abuso su minori”.
    La morale gender è sempre quella: o ti adegui o ti adegui.
    Multata la scuola che si opponeva al gender

    Gender, non c'è pace nemmeno in bagno
    di Marco Guerra
    ''Sappiamo che sarà una battaglia dura, ma sappiamo di essere dal lato giusto della storia''. Sono molti i cattolici e non che vorrebbero sentir pronunciare queste parole dai propri rappresentanti politici, una volta che questi raggiungono ruoli di governo e amministrativi. In questo momento per trovare qualcuno che non sia disposto a cedere sui propri principi bisogna andare negli Stati Uniti. A proferire il suddetto impegno politico è stato il vice governatore del Texas Dan Patrick che, giovedì scorso, ha annunciato la presentazione di un progetto di legge che richiede l'uso dei bagni a seconda del sesso registrato alla nascita negli edifici governativi e nelle scuole. Un'iniziativa simile a quella criticata del North Carolina, definita una mossa discriminatoria e che suscitò la reazione di molte lobby politiche e delle multinazionali che diedero vita a durissime ritorsioni economiche.
    L’unione degli industriali del Texas ha già stimato infatti che una legislazione che regolamenta l’accesso ai bagni secondo il sesso di nascita potrebbe tradursi in un boicottaggio economico con perdite che vanno dai 964 milioni agli 8,5 miliardi di dollari per lo Stato. La scorsa primavera il North Carolina aveva dovuto stralciare il suo provvedimento dopo che l’NBA, la lega del basket statunitense, aveva messo in forse lo svolgimento dell’All-Star Game 2017 nella città di Charlotte; Bruce Springsteen aveva cancellato un concerto e la Deutsche Bank aveva minacciato di cancellare un progetto che porta alla creazione di 250 posti di lavoro in un centro di ricerca che già occupa 900 persone in questo Stato americano.
    Il vicegovernatore del Texas smorza però i timori per le eventuali ripercussioni economiche, parla di decisione di buon senso che serve anche a prevenire eventuali molestie sessuali, determinate da un accesso indiscriminato ai servizi igienici basato solo sulla condizione di genere percepita dal singolo individuo. Insomma levate le icone della gonna e del pantalone dalle porte dei bagni, in nome della lotta alle discriminazioni, i più felici potrebbero essere proprio i più male intenzionati.
    Il tema delle “trans-toilette” è diventato un diritto riconosciuto, difeso e promosso degli organi del governo federale solo dopo che lo scorso maggio i dipartimenti Giustizia e Istruzione del governo Obama hanno inviato una direttiva ad ogni scuola pubblica del Paese circa l'obbligo di trattare gli studenti secondo modalità che corrispondano alla loro identità di genere, anche se i registri scolastici e i documenti indichino un sesso diverso da quello espresso. Questo ha significato anche consentire agli studenti di utilizzare Wc, spogliatoi e docce rispondenti alla loro identità di genere ma non al loro sesso biologico.
    Tredici stati americani guidati proprio dal Texas hanno presentato ricorso contro la circolare del governo e, ad agosto, il giudice federale Reed O’Connor ha deciso che la politica sui bagni transgender promossa dalla amministrazione Obama non è né obbligatoria, né vincolante. Una sentenza che non si limita ai soli Stati ricorrenti perché, come ha spiegato lo stesso giudice O’ Connor, “un provvedimento geograficamente limitato sarebbe inefficace”.
    Il Texas ha quindi già vinto la sua battaglia di libertà: il governo di Washington non è riuscito ad obbligare i vari Stati ad introdurre la teoria gender nel bagni delle scuole americane. Ora però inizia una battaglia per la verità, per fare in modo che nessuna toilette diventi un pretesto per camuffare la biologia dell’essere umano.
    Gender, non c'è pace nemmeno in bagno

    Mitologie progressive intorno agli atti contro natura
    Dalla sodomia clandestina all’omosessualità democratica e squillante
    Piero Vassallo
    “Queer – che tradotto in italiano significa strambo, bizzarro – viene utilizzato dai suoi sostenitori per indicare il carattere indefinito e sempre mutevole dell’identità sessuale. I teorici queer portano dunque alle estreme conseguenze gli ideologi del gender, denunciando il fondamento etero sessista....…e sostenendo la necessità di creare un paradigma antropologico non più soggetto all’eterosessualità obbligatoria”. (Rodolfo De Mattei)
    Il progressivo, democratico, illuminato abbassamento della legge morale esalta l’irresistibile fruscio nei gabinetti deputati all’amicizia capovolta e le grida dalla savana del conformismo. Gli impulsi contro natura salgono dal fondo tenebroso e melmoso, in cui l’avversione a Dio incontra l’oscuramento della ragion politica e la irresistibile debolezza dei difensori della sessualità secondo natura.
    Vero è che le camarille pederastiche e lesbiche raccolgono – davanti all’impassibile palazzo dei disertori e dei complici – minoranze alterate e sconvolte dalle scuole del delirio americano, nelle quali imperversa l’infondata, sofistica e urlante opinione sulla naturalità (e sulla liceità) degli atti sessuali contro natura.
    Lo studioso Rodolfo de Mattei, autore di un puntuale ed esauriente saggio – Dalla sodomia all’omosessualità – proposto in questi giorni dall’irriducibile Marco Solfanelli editore – cataloga e confuta i sofismi democratici e progressivi che, ispirati dalla rivoltante aberrazione, che l’intrepido don Ennio Innocenti definisce coprofagia, eccitano e sconvolgono i laidi marciatori in guerra contro la legge naturale.
    De Mattei rammenta che il primo sodomita ad uscire dal rifugio costituito dall’anonimato, fu il raffinato giurista tedesco Karl Heinrich Ulrichs Award (Aurich 1825 – L’Aquila 1895). Di seguito il giovane e qualificato studioso italiano dimostra che “Award cercò di presentare la condizione omosessuale come una inclinazione innata e naturale”, e che la sua bizzarra e delirante tesi fu respinta e ridicolizzata dagli scienziati tedeschi.
    Agli intellettuali della (avventizia, gongolante) sinistra pederastica, De Mattei rammenta (ironicamente) il dileggio di cui l’inversione sessuale, nel 1869, fu fatta oggetto dal sodale di Marx, Friedrich Engels, del quale è citato uno sprezzante giudizio: “Mi aspetto che il nuovo Codice penale della Germania settentrionale abbia riconosciuto i droits du cul … Per noi povera gente del davanti, con la nostra puerile inclinazione per le donne, le cose si metteranno ben male allora…”.
    Evidentemente i pensatori materialisti del XIX secolo non erano ancora affascinati e catturati dal vortice e dal vaneggiamento pederastico, che è scritto sul vessillo della spudorata e debragata avanguardia contemporanea.
    Il progetto di tale avanguardia è capovolto e accecato al punto di sostenere, sorpassando i confini del classico idealismo, che “non è l’essere a determinare il pensiero ma il pensiero a determinare l’essere: io non sono ciò che sono ma ciò che il mio io o la mia coscienza mi dice di essere”.
    De Mattei non si arresta neppure davanti alla incensata rispettabilità delle teorie scientifiche elaborate da Alfred Charles Kinsey e rammenta che il famoso e applaudito scienziato “fu un convinto sostenitore della pedofilia e dell’abrogazione delle leggi che tutelavano i bambini contro i rapporti sessuali con uomini adulti”.
    Contro le aberrazioni in corsa libera nei palazzi del potere progressista/nichilista, De Mattei afferma risolutamente l’attualità della tradizionale scuola di pensiero “che sottolinea l’esistenza di una natura umana congenita che prevede un progetto specifico che si realizza nella complementarietà tra l’uomo e la donna”.
    Le scuole di delirio e le capovolte cattedrali del vizio impropriamente detto gay e della tanatofilia iniziatica riescono a turbare la vita sociale delle persone fragili e inclini al conformismo, diffondendo la lue abortista e la cialtronesca schizofrenia divorzista nelle fasce indifese dalla società dei politicanti e stordite dai giornaloni, non possono piegare la vita agli incubi dei tanatofili e dei dementi chic.
    Alla classe dirigente della destra oggi esangue e balbettante in politichese, Rodolfo de Mattei offre l’occasione di uscire dalla gabbia dell’insignificante chiacchiera e di lanciare il guanto di sfida sulla faccia americana di un potere alienato dai gridolini del vespasiano.
    Mitologie progressive intorno agli atti contro natura ? di Piero Vassallo | Riscossa Cristiana


  4. #174
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Boom di migranti "omosessuali". Iscritti all'Arcigay per avere asilo
    Boom di migranti che si dichiarano omosessuali per ottenere lo status di rifugiato. Alcuni si iscrivono anche all'Arcigay.
    Claudio Cartaldo
    Gli immigrati ormai han capito come ottenere lo status di rifugiato. Le commissioni territoriali sono chiamate a "scoprire" tra le persone in fuga dalla guerra quelle che si fingono deportate, perseguitate, condannate a morte.
    E sono tante. Tantissime. Alcuni mesi fa una mediartice culturale aveva raccontato al Giornale.it che il più delle volte le storie dei migranti si assomigliavano. Spesso inventate di sana pianta: chi diceva di non avere più una famiglia in Patria, chi di essere sotto tiro del governo di turno. Ultimamente pero' per ottenere lo status di rifugiati in molti si dichiarano gay e dicono di provenire da uno dei tanti Paesi islamici (africani o mediorientali) dove si applica la shaaria che prevede il carcere o addirittura la pena capitale per gli omosessuali.
    L’allarme nei giorni scorsi è stato lanciato dagli operatori delle Marche dove c’è stata un’impennata di ‘outing’: in pratica quasi tutti i richiedenti asilo, nel presentare la domanda, hanno detto di essere omosessuali. Sembra che gli immigrati abbiano ricevuto un’imbeccata, qualcuno vocifera da addetti dell’Unhcr: visto che le loro domande sarebbero state respinte, trattandosi di semplici migranti economici, gli sarebbe stato suggerito di dichiararsi omosessuali. E cosi' hanno fatto. E stanno facendo. Facile prevedere che in questo modo quel misero 5% di domande di asilo accolte con questo escamotage si impennerà, magari arrivando anche al 50%.
    A protestare è la Lega Nord, con il parlamentare lombardo Paolo Grimoldi: “A questo punto rischiamo che venga riconosciuto lo status di rifugiati a decine di migliaia di immigrati che altrimenti verrebbero espulsi. Alla ripresa dei lavori parlamentari presentero' al ministro degli Interni un’interrogazione per sapere quanti sono i richiedenti asilo che nel presentare domanda di protezione si sono dichiarati omosessuali. Vogliamo sapere quante sono le domande accolte e se sono state fatte delle verifiche sulla veridicità di queste dichiarazioni.” Ma il Carroccio punta l’indice anche su un’altra questione. “In un’intervista su Repubblica, un immigrato del Gambia diventato rifugiato in quanto gay spiega di essersi iscritto all’Arcigay. Ecco – sottolinea Grimoldi - il fatto che un immigrato dica di essersi subito iscritto all’Arcigay fa già capire che con questo escamotage il Governo ci riempirà di immigrati, facendo la felicità e la ricchezza delle cooperative sue amiche, e il Pd farà pure il pieno di voti. Poi se i vari provvedimenti per velocizzare la concessione della cittadinanza venissero approvati ci ritroveremmo improvvisamente decine di migliaia di ‘nuovi italiani’, iscritti all’Arcigay, ed elettori del Pd. Hanno proprio ragione quelli che sostengono che l’immigrazione è un’opportunità da sfruttare: lo è davvero, ma per il Pd…”.
    Boom di migranti "omosessuali". Iscritti all'Arcigay per avere asilo - IlGiornale.it

    Coppia gay accoglie un rifugiato: "Adesso siamo una famiglia"
    Alberto e Francesco hanno accolto un rifugiato del Gambia
    Giovanni Neve
    Alberto e Francesco fanno parte di Refugees Welcome, l'associazione per l’accoglienza in casa di rifugiati. Recentemente hanno deciso di aprire le porte di casa a Mohamed. "Siamo una coppia gay e abbiamo accolto un rifugiato - raccontano alla Stampa - e siamo una famiglia".
    Alberto ha 34 anni e lavora in una Ong internazionale per cui si occupa di comunicazione e fundraising. Il suo compagno, Francesco, ha 28 anni e fa il cantante. La scorsa estate hanno, appunto, accolto in casa loro Mohamed, un 27enne del Gambia. "Mohamed è parte integrante della casa - racconta Alberto alla Stampa - ci sentiamo una famiglia e condividiamo tutto". Al giovane africano, che nel frattempo lavora in un hotel della Capitale, ha regalato un corso per diventare chef.
    Coppia gay accoglie un rifugiato: "Adesso siamo una famiglia" - IlGiornale.it

    Vietato parlare dei drammi trans: cronista alla gogna
    di Andrea Zambrano
    La caccia alle streghe è appena cominciata e c’è da scommettere che sarà lunga. Ma dato che chi ben comincia è a metà dell’opera sarà bene mettere subito giù i termini della questione: è in corso un attacco intimidatorio che punta a chiuderci a bocca limitando la libertà di espressione e di esercizio della professione. Le cosiddette lobby gay acquistano potere sfruttando lo strumento della minaccia mediatica. Come? Segnalando agli ordini professionali i comportamenti di quei professionisti giudicati secondo il loro metro omofobi. Così a cadere nella tagliola Lgbt questa volta sono state due donne, due professioniste e due cattoliche. Che cos’hanno fatto? Hanno, rispettivamente nel loro campo, quello medico e quello giornalistico, detto la verità su alcuni aspetti dell’omosessualità.
    La prima ci tocca di vicino perché colpendo lei è stata colpita tutta la Nuova BQ nello svolgimento della sua opera giornalistica. L’articolo firmato dalla nostra Benedetta Frigerio “Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans” non era altro che una riflessione su dati pubblicati National center for transgender equality sul tenore di vita dei transessuali. L’indagine parlava di molestie, tentativi di suicidio, Aids, disagio psicologico con percentuali altissime. Questi i fatti. Ma a qualcuno evidentemente non sta bene che si parli di certe “controindicazioni” per non infrangere il falso mito che gay è bello e che la colpa è della società che non accettandoli li costringe a questa vita. Così si è pensato di organizzare una petizione per dare una lezione a quell’impertinente della Frigerio, la quale non ha fatto altro che il suo lavoro.
    Una petizione caricata sulla piattaforma change.org per chiedere nientemeno all’ordine dei giornalisti di radiare la giornalista. Neanche accontentarsi di un richiamo. No, per certi giornalisti ci vuole l’onta massima della radiazione. La petizione parte così: “Le persone transgender sono sempre più al centro di un continuo tiro al bersaglio da parte di alcuni media. Scorrettezza lessicale, forma stereotipate, narrazioni pruderistiche sono segno di un'inadeguatezza di taluni giornalisti a trattare vicende e istanze di donne e uomini, di cui si stenta a riconoscere (o non si vuole riconoscere) l’identità di genere”. Circa l’articolo della Nuova BQ si parla addirittura di violenza verbale e si accusa la cronista di “contravvenire alle norme più elementari di rispetto verso la persona nonché di corretta informazione e incita al disprezzo verso donne e uomini transgender”. Quindi “si chiede che siano avviate le normali procedure perché Benedetta Frigerio sia radiata dall'Ordine dei Giornalisti”.
    Per la verità rileggendo l’articolo, noi questo linguaggio violento non lo abbiamo riscontrato. Ci siamo soltanto limitati a fotografare una realtà utilizzando i loro stessi dati e la abbiamo commentata, esattamente come hanno fatto quelli del National center for transgender equality. Quindi: diritto di informazione e libertà di opinione. Dov’è lo scandalo? Dov’è il linguaggio violento? Forse perché abbiamo parlato di stili di vita? E’ forse diventato un reato offrire criteri morali per inquadrare la sofferenza delle persone?
    A noi sembra che il linguaggio violento sia proprio questo: lanciare petizioni e manifesti per chiudere la bocca. Un vecchio vizio coccolato dalla Sinistra che alberga ancora in qualche sacca ideologicamente orientata e ben finanziata. Un tentativo estremista, con una metodologia squadrista che rispediamo al mittente.
    Ma siamo fiduciosi che l’ordine dei giornalisti, che è ancora un’istituzione seria, sappia affrontare la questione con serietà e professionalità. E soprattutto avendo ben chiaro il ruolo, anche scomodo, dei giornalisti, che non è quello di inchinarsi al sentimento comune di questo o quel potere, ma è offrire uno sguardo vero e sincero su una realtà. Intanto abbiamo provveduto a informare il presidente dell’ordine stesso Enzo Iacopino del tentativo di intimidazione e di minaccia che ci cela dietro queste petizioni. Negli anni ’70 le raccolte firme avevano il nome minaccioso di “manifesto” e sappiamo, vedi il caso Calabresi, come è finita. Di sicuro queste minacce non ci intimidiranno.
    La stessa determinazione è quella mostrata da un medico, Silvana De Mari, che è finita nel tritacarne Lgbt per alcune affermazioni pubblicate sulla sua pagina Facebook. La De Mari è abituata a lottare. Anzitutto perché è medico chirurgo, e lotta contro il male. Ma anche perché è diventata la scrittrice fantasy più quotata d’Italia e i suoi personaggi lottano giorno e notte contro draghi e orchi. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
    Ha detto che il comportamento omoerotico è contro natura. Dove ha sbagliato? Nell’intervista che la Nuova BQ le ha fatto, forse ha sbagliato a mettere a disposizione le sue competenze di medico nello spiegare il perché di quell’espressione oggi tabù. Ma questo le è costato una segnalazione all’Ordine dei medici che dovrà occuparsi della sua radiazione. In realtà come ci ha spiegato lei il disegno finale è quello di colpire il cattolicesimo perché è il concetto di vita che si vuole stravolgere. Quel concetto, anzi sarebbe meglio dire, quel bene supremo, di cui si vuole disporre a piacimento. E in questa strategia il cristianesimo rappresenta un ostacolo insormontabile. Ecco perché nelle accuse della comunità Lgbt la De Mari viene sempre definita ultra cattolica. Ma peccato che sia anche un medico battagliero. Pronta a tutto per difendere la verità.
    La caccia alle streghe è iniziata. Sarà una grande battaglia per la verità.
    Vietato parlare dei drammi trans: cronista alla gogna

    Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans
    di Benedetta Frigerio
    Che cosa sia davvero la carità e una domanda da cui è difficile fuggire di fronte al più ampio sondaggio effettuato in America sulla popolazione che si identifica come transessuale. A pubblicare in questi giorni i risultati dell’analisi effettuata nel 2015 è una delle organizzazioni maggiormente attive nel campo dei cosiddetti “diritti transgender”, il National center for transgender equality (Ncte) che si prefigge lo scopo di “cambiare le leggi, le politiche e la società”.
    Il campione di 27.715 persone che si identificano in questa fetta di popolazione ha rivelato uno stato di vita spaventoso. Tanto che, al di là delle cause indicate a motivo del disagio, il Ncte non ha potuto nascondere la tragicità dello scenario e il pericolo per il bene comune di tutta la società. Se infatti ci sono delle grosse ambiguità nel linguaggio usato, per cui il 12 per cento del campione ha dichiarato di aver subito “molestie verbali” nei bagni senza specificare che cosa si intenda per “molestia verbale” e in quali bagni siano entrati (se del sesso opposto o meno), resta il fatto che, ad esempio, il 47 per cento degli intervistati ha ammesso di essere stato vittima di abusi sessuali. Oppure che il 39 per cento di loro ha problemi psicologici gravi contro il 5 per cento della media nazionale, con un tasso percentuale di 8 volte superiore alla norma. Purtroppo, pero', non sono state poste domande circa la causa del rifiuto del sesso di nascita, per comprendere se questa sia legata agli abusi subiti o meno.
    Nonostante cio', la Ncte conclude che la colpa dei problemi psicologici del campione analizzato sia dovuto al rifiuto sociale, il che pero' non riesce a spiegare molte cose, come il fatto che addirittura il 77 per cento del campione in esame sperimenta violenze nei rapporti con i propri “partner”. Anche perché ammettere che la colpa non sia della società, di fronte al fatto che ben il 40 per cento (contro una media nazionale del 4,6) di coloro che si definiscono transessuali abbia cercato di suicidarsi, chiederebbe una immediata virata delle politiche “gay friendly” per cui lo stile di vita “libertino” sarebbe una scelta come un altra. Eppure, i dati segnalano l’aggravarsi della situazione negli ultimi anni, il che contrasta con le recenti campagne che mirano alla normalizzazione dell’omosessualità. Infatti, il 7 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver tentato il suicidio nel 2015, con un tasso percentuale nello stesso anno di ben 12 volte superiore alla media (0,6 per cento).
    Un punto su cui il Ncte ha più difficoltà a nascondere le cause reali è invece la diffusione massiccia dell’Aids, di cinque volte superiore a quella presente nel resto della popolazione. Difficile negare che sia la promiscuità ad aver portato il 3,4 per cento degli uomini che vivono come se fossero donne, che diventa il 19 fra i transessuali appartenenti alla popolazione nera (circa 1 su 5), a contrarre il virus. Non a caso il 12 per cento degli intervistati ha ammesso di prostituirsi.
    Per quanto riguarda l’integrazione sociale, invece, il sondaggio rivela un tasso di disoccupazione del 15 per cento (il doppio della media nazionale), con il 29 che vive in povertà (contro il 14 della popolazione generale). Il Ncte aggiunge poi che quasi un intervistato su tre ha sperimentato nella sua vita il vagabondaggio. Infine, il report incolpa il governo di una mancanza di supporto della popolazione, sebbene sia naturale che l’accettazione di questo stile di vita come normale non possa far altro che contribuire alla diffusione della piaga, incrementando gli oneri del governo anche nel caso in cui lo si ritenesse responsabile del disagio.
    Ritorna quindi la domanda iniziale: cosa significa la parola carità? E’ divisibile l'accettazione dalla verità? Più che fomentare il libertinaggio per poi cercare di correre ai ripari non occorrerebbe indicare la pericolosità di questo stile di vita? Perché un cosa è certa, come ha commentato John Eidsmoe: “Qualunque siano le cause e gli effetti dovremmo pensarci due volte ad adottare politiche che potrebbero incoraggiare le persone verso lo stile di vita transessuale”.
    Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans



    Suicidi da divorzio: Le storie tabù degli adolescenti che hanno detto addio a mamma e papà
    di Benedetta Frigerio
    Era da cinque anni che suo padre e sua madre erano separati e che lei, 14enne, viveva il peso di questa rottura. Certamente i fattori erano molteplici (sensibilità, contesto storico, libertà...) ma fatto sta che la settimana scorsa, di ritorno nella casa materna, dopo aver passato il fine settimana in quella del padre si è impiccata, lasciando un biglietto ai genitori in cui li salutava e spiegava il suo gesto. Si sapeva che da quando papà e mamma si erano divisi la ragazzina non era più la stessa. Era buona sì, come se quel dolore la rendesse di più simpatetica a quello degli altri uomini, ma con un peso sulle spalle troppo grande: “Una ragazza solare ben voluta da tutti, ma aveva sempre un velo di tristezza negli occhi, forse la separazione dei genitori l'aveva segnata profondamente", ha commentato la sua professoressa di italiano.
    Il caso non è isolato e ricorda quello di un bambino che nel 2012 a soli 10 anni si suicidò impiccandosi con una sciarpa perché, a detta dei nonni, “non aveva mai veramente accettato la separazione dei genitori. Ha sofferto molto e non ha mai superato il dolore. Era l’unica ombra nel cuore di Filippo”. Ombra, tristezza, riflessi nello sguardo, come se il pensiero del male fosse sempre in qualche modo lì fisso e distraente nella loro mente, portando probabilmente questi bambini a non essere mai completamente presenti e quindi capaci di affermare la realtà che gli si svelava davanti. Come un arto sempre ferito a cui è impossibile non pensare in continuazione. Chi non l’ha vissuto forse non può comprenderlo, ma “quando la coppia scoppia, il figlio prova un dolore dilaniante, è come se venisse spaccato in due”, ha spiegato la dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb, direttore della scuola di psicoterapia di Gestalt Hcc Italy, commentando il suicidio della 14enne.
    I due casi estremi, ma che raccontano la disperazione di una generazione, che magari non arriva alla morte fisica ma al rifiuto della vita in altre forme nichiliste dilaganti (anoressie, droga, violenza, apatia, compulsioni varie), rende evidente che la ferita psicologica dei divorzi e delle separazioni è mortale per tutta la società. Perché ogni uomo dovrebbe poter crescere con la certezza, più o meno inconscia, di essere nato e di vivere come conseguenza di un atto d’amore che nulla potrà rompere, quello fra suo padre e sua madre, due figure che per lui sono inseparabili. La negazione di questa promessa insita nella nascita e di questa identità, il concepirsi frutto di un bene eterno, coincide dunque con la fine dell’esistenza.
    E’ come se il figlio si sentisse ucciso, non sapendo più chi è, né da dove viene. Si spezza, come dice Lobb, qualcosa in lui che lo getta nello smarrimento, nella paura e nella sfiducia verso ogni cosa. Perché se il luogo in cui si trova la sicurezza per crescere e avventurarsi nella vita svanisce, in cosa credere? Su che terreno solido poggiare i piedi per affrontare il quotidiano con fiducia? “Mia madre e mio padre si sono separati due volte, prima fra loro e poi dai loro “compagni”. Io mi posso fidare solo di me stesso. Non credo più in nulla, anche perché se resto deluso ancora che faccio?”, è l’inferno descritto da un ragazzino di 16 anni di una scuola professionale. Ed è un'altra morte di chi decide di negare ogni possibilità di bene piuttosto che rischiare di patire di nuovo uno strazio indicibile. Lo strazio della negazione della carità gratuita per cui veniamo al mondo, l’unico motivo per cui ogni uomo vive, lavora e persino pecca, nella speranza di ritrovarla.
    Quando questa speranza viene totalmente soffocata, dunque, accade quello che un’altra ragazza, trovata anni fa morta nei bagni di una stazione, scrisse prima di uccidersi: “Riconosco che mi avete voluto bene, ma non siete stati capaci di farmi del bene. Mi avete dato tutto, anche il superfluo, ma non mi avete dato l’indispensabile: non mi avete indicato un ideale per il quale valesse la pena di vivere! Per questo ho deciso di togliermi la vita! Perdonatemi, ma non ho altra scelta”.
    Episodi che la stampa tende a censurare, anche se la ragazzina (come anche noi) non giudicava definitivamente i genitori, bensì un semplice dato di fatto. Perché tutto può essere scusato e redento, ma le conseguenze del male si pagano ed è meglio conoscerle in anticipo, insieme ai rimedi possibili. La tragedia della mancanza di un senso amoroso per cui vale la pena il sacrificio di esserci e di affrontare l’esistenza è infatti tale che solo l’incontro con l’amore con la A maiuscola può permettere di tornare a sperare. Quell’Amore appunto che ha “usato”, per dirla con Testori ne “Il senso della nascita” (“in questo momento Dio è lì per continuare la sua creazione"), l’unione procreativa dei genitori. Quell’unico Amore che può trasformare la morte in una nuova vita. Questa volta immortale.
    Nell’ultimo libro di Alessandro D’Avenia “L’arte di essere fragili” compare la lettera di un ragazzino, figlio di due coniugi separati che hanno ovviato alla loro assenza riempiendolo di beni materiali, il quale per farsi notare aveva combinato di tutto. Leggendo i libri dell’autore però si era come accesa una luce in lui, per cui ringraziava D'Avenia così: “Sono orfano sebbene fisicamente esistano i miei genitori! L’unica cosa che ho imparato è che uno sguardo, un abbraccio sono in grado di annientare tutti gli oggetti che ci sono al mondo e sarà la prima cosa che insegnerò ai miei figli! Grazie ancora!”. Proprio come spiegò durante un’intervista a Tempi sui “figli del divorzio” la nota psicologa della famiglia Vittoria Sanese: “Se ci sarà qualcuno che gli farà compagnia dando senso e dignità alla loro esistenza e dolore, offrendo amore costante, allora la ferita sarà trasfigurata. E il bambino potrà capire che esiste un amore che resiste. E che c’è un senso buono del suo esserci”.
    Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

  5. #175
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Sanremo, Adinolfi contro il Festival gay friendly: "Il canone per l'utero in affitto di Tiziano Ferro"
    Il leader del Popolo della Famiglia accusa Carlo Conti di utilizzare la tv pubblica per promuovere l'ideologia gender: tra gli ospiti su cui punta il dito Tiziano Ferro e Ricky Martin
    Redazione
    A pochi giorni dalla conferenza stampa del Festival di Sanremo, in cui Carlo Conti ha rivelato i nomi degli ospiti, Mario Adinolfi si è scagliato contro il direttore artistico della famosa kermesse e la Rai, "colpevoli", secondo il giornalista, leader del Popolo della Famiglia, di promuovere sulla tv pubblica la pratica (illegale) dell'utero in affitto.
    Adinolfi non digerisce i nomi di Ricky Martin, padre di due gemelli nati da madre surrogata, e Tiziano Ferro, che ha più volte dichiarato di essere pronto a diventare padre nello stesso modo, e punta il dito contro il Festival: "L'anno scorso c'era la parata obbligatoria col nastrino arcobaleno - ha detto ai microfoni di Radio Cusano Campus - Il costo di Sanremo è di 16 milioni di euro, presi dai soldi delle famiglie italiane, per pagare Tiziano Ferro e Ricky Martin. Io il figlio dell'utero in affitto che si compra Tiziano Ferro non lo voglio pagare con il mio canone. Avrà un cachet che sarà di 250/300 mila euro, esattamente il costo di un utero in affitto in California. Il figlio a Tiziano Ferro cosi' lo paga anche Adinolfi e tante altre famiglie italiane. E ne avrei fatto volentieri a meno".
    Sarà come camminare sulle uova per Carlo Conti, che dovrà stare molto attento come intima Adinolfi: "Ricordo a Conti e alla Rai che non solo la pratica dell'utero in affitto è illegale, ma anche la pubblicità alle cause dell'utero in affitto è passibile di due anni di carcere e un milione di euro di multa".
    Nessun commento, per ora, da parte del direttore artistico del Festival, anche se l'appello di Mario Adinolfi è chiaro: "Chiedo alla Rai, a Monica Maggioni e a Carlo Conti un momento di trasparenza. Perché i festival di Conti sono stati i festival di Conchita Wurst, di Elton John, Ricky Martin e Tiziano Ferro? Perché Sanremo deve diventare una bandiera dell'ideologia gender? Ormai bisogna pagare la tassa alla nuova gaystapo, è obbligatorio, bisogna pagargli una tassa, c'è una operazione di regime e di violenza verso chi la pensa diversamente".
    Sanremo, Adinolfi contro il Festival gay friendly: "Il canone per l'utero in affitto di Tiziano Ferro"

    Lgbt americani a raccolta: l'era Trump inizia con gli artigli affilati degli "orfani" di Obama
    di Benedetta Frigerio
    In un’intervista rilasciata l’8 gennaio a Fox News, uno dei più grandi leader della chiesa evangelica americana, Franklin Graham, ha ripetuto che “credo che sia la risposta di Dio (la vittoria di Trump, ndr) alle centinaia di migliaia di preghiere per un presidente che si batterà contro l’agenda ateista di Washington”. In effetti, oltre a lui, anche altri leader protestanti, come il battista Robert Jeffress, insieme ad alcuni laici cattolici hanno mobilitato le masse (indicendo centinaia di veglie, digiuni e novene) pensando che il neoeletto presidente potesse essere “una seconda possibilità che Dio sta dando agli Usa”.
    Ma evidentemente la battaglia è solo agli inizi, perché “sarà difficile cambiare la tendenza” avviata in Usa dal presidente Obama se Trump non si batterà con forza. A dimostrarlo, svelando quanto radicata sia ormai la cultura lgbt in America, sono le questioni affrontate dalla Conferenza dei leader lgbt che si è svolta a Washington dall’8 al 10 gennaio a Washington. A parteciparvi è stato il collaboratore di lifesitenews.com Peter La Barbera, che fra le altre cose ha ricordato che l’evento è stato organizzato dal Gay and Lesbian Victory institute legato ad un fondo istituito dal grande finanziatore del partito democratico Terry Bean, l’ultrasessantenne che nel 2014 fu arrestato insieme al compagno di 25 anni per atti di sodomia verso un minorenne.
    In ogni caso quello che è emerso dal simposio, ideato inizialmente per delineare la strategia di inserimento del mondo lgbt all’interno dell’amministrazione Clinton, è la volontà di combattere con tutte le proprie forze contro la presidenza di Trump. Innanzitutto alcuni ambasciatori americani "sposati" (per la legge) con persone dello stesso sesso hanno spiegato come il fatto di vivere apertamente e con orgoglio insieme al “compagno” abbia “cambiato la mentalità anche delle nazioni straniere”. I membri dell’esercito hanno invece raccontato “come hanno spinto per il riconoscimento dell’omosessualità dichiarata e della transessualità all’interno delle Forze Armate” usando come trampolino i meeting organizzati dai leader del Pentagono. I rappresentati delle multinazionali (fra le tante AT&T, Coca Cola, Toyota, Gilead) hanno sottolineato il loro impegno nel boicottare le leggi varate da alcuni Stati americani per proteggere la libertà religiosa di chi dissente sul cosiddetto “matrimonio” fra persone dello stesso sesso. Basti ricordare quanto avvenuto quando l’Indiana o la Georgia hanno approvato norme simili, poi bloccate grazie alle pressione delle grandi aziende e di Hollywood esercitate sui governatori dei due Stati.
    Non solo, durante il meeting si è discusso anche della “tattica vittimista e del coming out” usata dagli immigrati per entrare in America. Ovviamente tutto questo senza dimenticare l’impegno su tutta l’agenda progressista “a favore dell’aborto, dei diritti per gli immigrati illegali, per il controllo delle armi e del femminismo radicale (…)”. L’ultimo tema affrontato durante la kermesse, sempre secondo la ricostruzione di La Barbera, è l’amore espresso per il presidente Obama, grazie a cui l’agenda lgbt ha raggiunto l’apice della sua attuazione. Gli attivisti sono infatti convinti che sarà “difficile tornare indietro su tante politiche pro lgbt messe in atto dal presidente Obama". Grazie a cui, oltre alle leggi statali bloccate in sfregio alla libertà religiosa e a quelle che privano di finanziamenti gli enti che non assumono personale lgbt (la più recente è un’ordinanza del governatore della Virginia), si moltiplicano i casi di licenziamenti (da noi raccontati) di chi ha anche solo sostenuto, ad esempio, che il matrimonio è unicamente quello fra uomo e donna. Per non parlare delle decine di miglia di dollari in multe ricevute dai commercianti e dei processi processi giudiziari a carico di quanti si sono rifiutati di prestare servizio per la celebrazione delle unioni arcobaleno.
    Anche nelle scuole e nelle università, dove non c’è pace per chi pensa che la pratica omosessuale sia contro natura, le preoccupazioni aumentano. Cosi' come nelle scuole, dove i genitori temono ritorsioni se i bambini esprimono le visioni naturali apprese in casa. Basti pensare quanto fu raccontato oltre un anno fa sul suo blog dal collaboratore del The Blaze Stephen Herreid, il quale aveva sentito un predicatore e attivista lgbt, Christopher Black, spiegare: “Siamo oltre il consenso che abbiamo già ottenuto (…) dobbiamo smettere di far finta di essere per l’uguaglianza: voglio dire, che “uguaglianza” concedere ai pastori cristiani con un’opinione che porta al rifiuto delle coppie gay sposate? (…) se davvero siamo seri sul silenziare l’odio, perché non proteggiamo ancora la società togliendo i figli dalle mani dei genitori anti gay?”.
    Si tratta quindi di uno scontro aperto, che senza l’elezione di Trump non avrebbe nemmeno potuto cominciare, ma che è solo all’inizio e che si deve decidere di combattere. Questa volta non in difesa.
    Lgbt americani a raccolta: l'era Trump inizia con gli artigli affilati degli "orfani" di Obama

    Gender a scuola, cosa nasconde la legge Fedeli
    di Giovanni Lazzaretti
    Pubblichiamo l’articolo apparso sulla newsletter dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan di Trieste, che analizza, articolo per articolo, il disegno di legge della senatrice del Pd Valeria Fedeli sull’insegnamento del gender nella scuole italiane.
    Vale la pena di analizzare il ddl Fedeli quando l’educazione di genere sembra ormai essersi infilata di straforo nel sistema scolastico, attraverso il voto di fiducia sulla cosiddetta “Buona Scuola”? Vale certamente la pena di analizzarlo. Esaminiamolo dando innanzitutto il titolo esatto: “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”. Porta la firma di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato; i firmatari sono in tutto 40: 35 senatori del Pd, 1 dei “Conservatori, Riformisti Italiani”, 1 del Psi-Autonomie, 1 del gruppo Misto-Sel, 2 del gruppo Misto. Rileviamo fin dal titolo che si rivolge al sistema nazionale di istruzione e alle università: quindi tutte le scuole, anche le materne, anche le scuole paritarie, anche le scuole paritarie cattoliche, anche le università dove si formano i futuri formatori. Punta alle attività e ai materiali didattici: non quindi i classici “corsi opzionali”, ma un inserimento nel cuore della formazione curriculare. Il ddl Fedeli è costituito da una lunga premessa di presentazione e da 6 articoli.
    Art. 1 - Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere
    Si parte nella maniera classica «per la realizzazione dei princi' pi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea». Al comma 2 si dà il primo “colpetto”: «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza». La corporeità sessuata come superficie neutra comincia a prendere consistenza.
    Art. 2 - Linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere
    Il sesso, citato all’art.1, sparisce. La citazione infatti serviva solo a “far credere” che si parlasse dei due sessi. Da qui in poi il sesso scompare (nei titoli non compare nemmeno) e si parla solo di genere. I numeri parlano da soli: il sesso compare 3 volte nella premessa (+ altre 5 volte in connotazione negativa: “sessismo” e simili) e 2 volte negli articoli del DDL; il genere compare 30 volte nella premessa, 4 volte nei titoli, 8 volte negli articoli. La “parità dei sessi” è quindi il cavallo di Troia per far entrare il gender nelle scuole. I richiami continui alle linee europee (12 volte è citata l’Europa nella premessa) non lasciano dubbi in proposito. Da adesso si parla di «linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale».
    Art. 3 - Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico
    «[…] corsi di formazione obbligatoria […] per il personale docente e scolastico». Indottrinamento gender obbligatorio: le organizzazioni che fanno questo tipo di corsi sono tutte di area Lgbt.
    Art. 4 - Università
    «Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l’insegnamento dell’educazione di genere di cui all’articolo 1». Formare i formatori è l’ovvio corollario. Chi si occupa degli “studi di genere” sono solamente gli “ideologi del gender”, e saranno i padroni dell’Università in questo campo. Se non sei ideologizzato, come puoi occuparti di questi studi, che non tengono conto delle due cose basilari del sapere, ossia la realtà osservabile e la logica?
    Art. 5 - Libri di testo e materiali didattici
    «A decorrere dall’anno scolastico 2015/ 2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di testo» (Polite)». Anche in questo testo il genere domina e il sesso sparisce: 14 volte “genere”, 1 volta “sessi” (ma è in una frase subordinata al concetto di “identità di genere”). Cavallo di Troia è la frase “culture e competenze di ambedue i generi”.
    Art. 6 - Copertura finanziaria
    La copertura finanziaria non viene assicurata con nuove tasse, ma con la «riduzione complessiva dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, di cui all’allegato C-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98». Minori detrazioni significa nuove tasse, ma i nostri parlamentari sono abili a giocare con le parole.
    Nel ddl Fedeli i cavalli di Troia per introdurre l’ideologia gender ci sono tutti: Pari opportunità (12 volte), Differenze (11 volte), Discriminazione (3 volte), Violenza [contro le donne] (8 volte). Non si parla di “omofobia” per un motivo molto semplice: il ddl Fedeli lavora in sinergia col ddl Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia. Ad esempio il ddl Fedeli non definisce la “identità di genere”, ma dà per scontata la definizione del ddl Scalfarotto: «identità di genere: la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico». Il vocabolario gender invade tutto il ddl Fedeli: Identità di genere (7 volte), Stereotipo, e varianti (18 volte), Decostruzione (2 volte), Sessismo, e varianti (5 volte), Ruoli stereotipati, ruoli non stereotipati (3 volte).
    Si' , è un ddl molto pericoloso. Introduce dall’alto un linguaggio e una cultura che nelle scuole è già largamente presente, ma solo per “osmosi” attraverso la mentalità gender che gli insegnanti, come tutti, bevono da giornali e Tv. Qui invece si passa all’indottrinamento obbligatorio su linguaggi e categorie di pensiero create da una piccola minoranza ideologizzata.
    La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Gender a scuola cosa nasconde la legge Fedeli

    A teatro l'indottrinamento gender. La scuola insegna il "bimbo fluido"
    Petizione dei genitori: «Il ministro blocchi lo spettacolo». Il regista: «Retrogradi»
    Giuseppe De Lorenzo
    Alex non è un maschio. O meglio: biologicamente lo sarebbe, ma si «sente» anche femmina. Dipende da come si sveglia la mattina: nei giorni pari preferisce mettere le scarpe da calcetto, in quelli dispari il vestitino da principessa.
    «Gli studi americani lo definirebbero gender creative o gender fluid, ovvero un bambino che si identifica alternativamente nel genere maschile e femminile», racconta Giuliano Scarpinato, autore di «Fa'afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro». Il suo spettacolo teatrale è finito al centro di un polverone di polemiche, accusato di «indottrinamento».
    «Fa'afafine spiega Scarpinato - è la parola usata nella lingua di Samoa in Polinesia per indicare individui che scelgono di abbigliarsi e comportarsi basandosi su un modello femminile». Un «terzo sesso» a sé stante che «la loro società riconosce come categoria di individui» a parte. Alex viene rappresentato chiuso nella sua stanza, al riparo da chi vorrebbe spiegargli che la natura lo ha generato XY senza alternativa alcuna. Innamorato di Elliot, muore dalla voglia di dichiararsi. Ma non sa se farlo il lunedì, quando si sente maschio, oppure il martedì, quando crede di essere femmina. Per questo vorrebbe «essere tutto insieme, come l'unicorno, l'ornitorinco o i dinosauri». Un confuso minestrone di sessi.
    A far discutere non è solo il contenuto dell'opera, ma la decisione di sottoporla alle scolaresche di mezza Italia a volte senza il consenso dei genitori. Ieri Generazione Famiglia, l'associazione organizzatrice del Family Day, ha lanciato una petizione online per chiedere al ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, di impedire che le scuole aderiscano allo spettacolo. «Liberi di non far partecipare i loro figli - ribatte Scarpinato Ma non si faccia censura». Poi però ammette che lo spettacolo abbia assunto, «all'interno delle iniziative della Buona Scuola» di Renzi, un ruolo «in funzione educativa ad una affettività che superi i sistemi binari maschio-femmina». Aprendo al genere fluido e creativo.
    La «funzione educativa» di cui parla il regista, infatti, sembra essere questa: far credere ai bimbi che in alcuni casi l'identità sessuale possa essere scelta così come si pesca un paio di calzini dal cassetto. Oggi blu e domani rosa. E guai a chi pensa che il «terzo sesso» sia pura invenzione. «Certo, ammette Scarpinato, scientificamente non esiste e non dico occorra istituirlo, ma la società dovrebbe riconoscere la presenza di una varietà di sviluppi di genere: non ci sono solo due realtà identitarie, ma almeno 25 o 30 definizioni». Chi non ci crede pecca di «un'ignoranza spaventosa» figlia della società anti-progressista. «Siamo nel 2017 aggiunge il regista - Bisogna informarsi e conoscere ciò che circonda i nostri tinelli da italietta degli anni '50».
    A teatro l'indottrinamento gender. La scuola insegna il "bimbo fluido" - IlGiornale.it

    Aids, allarme Oms: malattia dilaga tra omosessuali
    Antonio Righi
    L’Oms lancia l’allarme: l’Aids, una delle malattie a trasmissione sessuale più temibili, sta ‘esplodendo’ tra gli omosessuali. Sebbene la malattia abbia subito un notevole arretramento negli ultimi anni, i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità parlano chiaro: tra gli omosessuali di sesso maschile il rischio di contagio è 19 volte più alto che nel resto della popolazione. Per questo le nuove linee guida dell’organizzazione con sede a Ginevra invitano i gay ad assumere i farmaci antiretrovirali come forma di prevenzione.
    “Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione”.
    L’Organizzazione mondiale della sanità mostra preoccupazione in particolare per cinque gruppi di persone considerate particolarmente a rischio, anche perché si tratta spesso di persone che hanno difficoltà di accesso alle cure: oltre agli omosessuali di sesso maschile, l’Oms segnala le lavoratrici del sesso, alcune donne transgender, tossicodipendenti e detenuti. Studi dell’Oms stimano che le prostitute sono 14 volte più a rischio di contagio rispetto alle altre donne, mentre tossicodipendenti e transgender hanno un rischio contagio 50 volte superiore alla media.
    Aids, allarme Oms: malattia dilaga tra omosessuali | Libertà e Persona

  6. #176
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il flop delle unioni civili in Svizzera
    di Giuseppe Brienza
    In Svizzera le unioni civili compiono 10 anni. Secondo i dati appena pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica, questo “compleanno” si accompagna alla certificazione del loro ormai assodato fallimento. Nell’ultimo anno censito, infatti, il 2015, le coppie omosessuali che hanno deciso di formalizzare la loro condizione ricorrendo all’Unione domestica registrata (questo il nome dell’istituto giuridico che gli garantisce diritti analoghi a quelli previsti per il matrimonio) sono state solamente 701, a fronte delle 2.004 unioni del 2007, anno della legge istitutiva, e delle circa 900 rilevate nei due anni successivi (2008 e 2009). I dati degli ultimi 5 anni, invece, mostrano che la “dittatura del desiderio” si è rivelata non più che un capriccio passeggero. Anche nel Paese elvetico, insomma, passato il fisiologico entusiasmo iniziale dovuto alla novità dell’istituto, le unioni civili si rivelano né più né meno che un privilegio assicurato ad una ristrettissima élite di persone sovra-rappresentate nei media e nella politica (un migliaio di individui, se le unioni civili viaggiano ormai fra le 6-700 all’anno). Cosa succederà, invece, in Paesi come l’Italia, nei quali neanche nei primi tempi dall’approvazione della legge, si fanno registrare picchi di unioni civili? Se e quando, il Governo fornirà dati ufficiali, ne sapremo qualcosa.
    L’Unione domestica registrata è un’istituzione di diritto privato riservata esclusivamente a coppie dello stesso sesso, che assegna loro un vero e proprio statuto giuridico, dotandole di un nuovo status civile. È equiparata a un matrimonio, eccezion fatta per determinati ambiti come cognome, cittadinanza, adozione e ricorso alla fecondazione artificiale (che è proibito).
    Dopo il primo anno istitutivo delle Unioni domestiche registrate, si registra un calo progressivo delle richieste, dal 2011 attestate ormai su numeri bassissimi. Considerando che il fenomeno ormai interessa stabilmente circa 1.400 persone all’anno (700 “matrimoni” gay), si capisce bene che, avendo la Svizzera oltre 8 milioni di abitanti, la legge sulle Unioni domestiche registrate va a beneficiare lo 0,015% circa dei cittadini all’anno. Insomma, la pretesa di pochi, ma il danno per molti, perché la legge, purtroppo, produce mentalità e, l’istituto delle unioni civili, sdoganando di fatto il “matrimonio” gay, costituisce uno dei grimaldelli ideologici per relativizzare il sistema del welfare e normalizzare socialmente l’omosessualità (compresi programmi di “educazione” o “rieducazione” gender).
    Il flop delle unioni civili in Svizzera » Rassegna Stampa Cattolica



    Omogenitorialità, psicologo rompe il muro dei tabù
    di Ermes Dovico
    È stato l’unico tra 19 psicologi che ha osato esprimere delle riserve sulla cosiddetta omogenitorialità, in uno studio pubblicato sul trimestrale Giornale italiano di psicologia. L’unico ad aver sottolineato che le varie ricerche citate per legittimare le famiglie con “due mamme” e “due papà” presentano problemi teorico-metodologici e non affrontano la fondamentale questione della generatività. Lui è Vittorio Cigoli, docente emerito di Psicologia clinica e autore di diverse pubblicazioni sulla psicologia della famiglia e della coppia. Il suo caso è emblematico di come un’ideologia, promossa da gruppi elitari, riesca a imporsi nella società (dalla psicologia alle altre scienze umane, dalla politica ai media, i metodi sono quasi sempre gli stessi) cerchi di isolare chi la pensa diversamente e anestetizzi gradualmente l’opinione pubblica per raggiungere i propri fini. La Nuova BQ l’ha intervistato.
    Professor Cigoli, può spiegarci come si è arrivati a questo blocco di opinioni a favore dell’omogenitorialità, mentre lei è stato il solo a sottolineare i rischi per i figli?
    Il Giornale italiano di psicologia affronta sempre tematiche specifiche e, in questo caso, la direzione ha affidato la cura del tema dell’omogenitorialità al professor Vittorio Lingiardi, che si occupa dell’argomento da anni e si è fatto affiancare da un giovane collega, Nicola Carone. I curatori dell’articolo, di solito, contattano un certo numero di ricercatori per scrivere un contributo, mentre altri - come è successo a me - vengono contattati dalla direzione, che mi ha chiesto se ero disponibile a intervenire. Nel loro articolo a conclusione dello studio, gli autori hanno fatto la conta dei commenti per dire che questi “concordano nel ritenere che il genere e l’orientamento sessuale dei genitori non siano di per sé fattori di rischio per la stabilità e il benessere psicologico dei figli”.
    Tutti i commenti concordavano, a parte il suo.
    Sì, e nelle loro conclusioni gli autori hanno dedicato ben tre cartelle per replicare al mio contributo. Io penso che in questo modo abbiano strumentalizzato la rivista a scopo ideologico. Ora, io faccio ricerca da 40 anni e penso di poter esprimere un pensiero sul tema delle relazioni familiari senza che mi si tacci di pregiudizio. Mentre gli autori hanno puntato a fare una sorta di plebiscito, e penso che nemmeno gli altri colleghi siano felici di essere stati omologati così.
    Gli autori, per corroborare la loro tesi sull’omogenitorialità, citano varie ricerche, di cui lei invece sottolinea le carenze metodologiche.
    Buona parte di queste ricerche sono governate da persone e ricercatori omosessuali, anche famosi. Quella dell’omogenitorialità è diventata un’area quasi praticamente riservata. Di fatto, la ricerca viene quasi tutta concentrata su persone di livello economico elevato e buon inserimento sociale. Gli autori spesso usano il tema della discriminazione, dello stigma, ma in realtà ci sono lobby importanti come LGBT e grant di ricerca dedicati.
    Oltre ai problemi metodologici, ci sono altri problemi relativi alla ricerca psicologica su questi temi?
    Certo, il problema riguarda ciò che da psicologi possiamo dire: è la prima volta che la ricerca psicologica viene chiamata in causa per dirimere questioni che non sono meramente psicologiche. Perché quando si parla di famiglia e generatività, emergono necessariamente questioni di carattere antropologico, etico e filosofico. Chiedere alla psicologia di dare risposte definitive è strumentale. Le ricerche psicologiche a sostegno dell’omogenitorialità possono dire qualcosa solo entro una cornice cognitiva-comportamentale, in cui gli aspetti considerati sono l’adattamento e la qualità della relazione. Questa qualità della relazione viene valutata sulla base della percezione che ha il genitore o il bambino, cioè in nessun modo queste ricerche studiano la relazione dal vivo e non possono rispondere a domande fondamentali quali quelle sul concepimento, le relazioni generazionali, le organizzazioni familiari, il rapporto tra i generi che è, e da sempre, un fattore di rischio così come di fondamentale opportunità.
    Insomma, sono ricerche che prendono in considerazione aspetti molto parziali.
    Esatto. Questa tipologia di ricerche dà dei risultati, ma ha pure i suoi limiti e non può essere presa come scientifica in sé. Il punto sta proprio qui: quando viene sollevato un dubbio circa la problematicità di queste modern families, si viene immediatamente attaccati.
    Nel suo contributo sulla rivista, lei ha sottolineato l’importanza della generatività e della sua differenza con l’educazione.
    Sì, c’è differenza tra gli aspetti educativi, che sono specie-specifici nel senso che la specie umana si contraddistingue in quanto capace di educare, e gli aspetti generativi, che invece sono una specificità delle relazioni familiari. E la generatività è necessariamente legata alla differenza sessuale: dunque, l’omologazione dei sessi costituisce un problema. La generatività, infatti, ci dice tantissimo del rapporto tra le generazioni e sarebbe estremamente riduttivo considerare ciò solo come rapporto genitore-bambino perché il legame familiare interessa anche i nomi, le origini, la relazione con chi non c’è più, eccetera. Il vuoto delle origini, l’eliminazione del legame complica tutto.
    Siamo arrivati a questo punto anche a causa della fecondazione artificiale, che asseconda un’ideologia che pretende di affermare l’irrilevanza della natura umana.
    Gli interventi, come nel caso della maternità surrogata, non costano meno di 150/200 mila dollari. I fertility centers, ben presenti anche in Europa e non solo negli Stati Uniti, sono organizzazioni di business. Così, sono state create nuove forme familiari che si basano su una fecondazione extracorporea, sotto il dominio della tecnica. Si è fatto un salto che non è indolore. Sapere dello sperma e degli ovuli congelati, venire a sapere che dal punto di vista strettamente biologico puoi avere decine e decine di fratelli (e infatti ci sono dei siti in cui le persone si cercano), il fatto di avere una-due mamme biologiche e una cosiddetta sociale, la presenza o meno di figure maschili e l’anonimato o meno del donatore sono tutte domande che riguardano le conseguenze sui figli. Non ci si può dunque non fare domande a livello antropologico e psichico. Tutt’affatto dunque che un pregiudizio e uno stigma. Anche il tema ricorrente della donazione va riconsiderato con attenzione. Non è la stessa cosa della donazione di sangue o di organi.
    Domande che però la ricerca dominante non si fa più?
    È come se oltre 50 anni di studi sul valore della differenza sessuale, sulla generatività, sul rapporto padre-madre-bambino, venissero letteralmente messi a tacere, spazzati via dalla ricerca dell’omologazione (nessuna differenza). Le ricerche sulle modern families sono incentrate solo sull’adattamento e, in fin dei conti, sono un tentativo sottile di annullare il familiare come dimensione cruciale dell’umano. Per parecchi colleghi ricercatori non contano infatti la struttura e l’organizzazione, ma solo la qualità della relazione, se hai più o meno “amore”. Ora, loro chiamano “organizzazione” solo lo status socio-economico, non hanno l’idea antropologica dei legami. Sono tutti temi che il “Centro Famiglia” dell’Università Cattolica affronterà in un Quaderno che sarà pubblicato a breve con un commento mio e di Eugenia Scabini.
    Perché si nega così ostinatamente l’importanza dei legami e delle origini per il benessere dei bambini?
    Sostanzialmente, l’impresa è quella di andare al di là, di fare delle cose impensabili fino a poco tempo fa: quindi è proprio una sfida del limite, alla ricerca di una cosiddetta normalità.
    Ma se si supera il limite naturale, si potrà mai trovare la normalità?
    Eh, questa è appunto la domanda. Noi conosciamo il tema della “hybris”, i greci ce lo hanno insegnato, ci sono dei rischi. Io penso che una buona ricerca scientifica ne debba tenere conto.
    Omogenitorialità, psicologo rompe il muro dei tabù

    MEMBRI ARCIGAY: “VOGLIAMO OCCUPARCI DEI PROFUGHI” –
    Una cena al contrario per dire basta alle etichette e alle imposizioni della società. E’ stato “Tasversa, la cena diversa”, l’ultimo evento organizzato in città dall’associazione Arcigay “Rainbow” Valsesia Vercelli che ha avuto luogo lo scorso sabato sera presso il Circolo dei Lavoratori. Una serata frizzante e spiritosa, all’insegna dell’anticonformismo che da sempre contrassegna la filosofia “queer”, basata essenzialmente sul rigetto di ogni forma di identità di genere e di categorizzazione sessuale di impianto borghese. Per enfatizzare questo concetto è stato richiesto ai partecipanti, di qualunque orientamento sessuale e di genere, di indossare capi caratteristici del sesso opposto a quello di appartenenza. La cena inoltre è stata letteralmente servita “al contrario”: dall’amaro agli antipasti, ribaltando ogni tipo di regola più tradizionale.
    Dopo la cena poi grandissima attenzione è stata data al divertimento, con musica e giochi pensati ad hoc per l’evento come il gioco dell’oca e il beer pong , per poi finire con le premiazioni di “miss e mister queer”, coloro che nel corso della serata, con un grande esercizio di empatia sono entrati meglio nei panni delle persone di sesso opposto.
    La serata è stata anche utile per presentare un nuovo progetto, “Solidarietà Africa”, è nato di recente grazie all’impegno di Eghosa, giovane nigeriano arrivato a luglio 2015 che ha ottenuto da poco il permesso per rimanere in Italia per 5 anni. Ci piacerebbe avviare un progetto nei centri di accoglienza del nostro territorio volto a fornire informazioni sul tema dell’omosessualità e supporto psicologico. Attendiamo a tal proposito solo la risposta della Prefettura» specifica la referente del gruppo di Arcigay di Vercelli, Giulia Bodo.
    Noi sappiamo quale ‘supporto’ vogliono dare ai ‘profughi’. Solo, attenti ai tetti. Comunque ci adeguiamo al tema della serata: eragac a etadna.
    Membri ArciGay: ?Vogliamo occuparci dei profughi? ? FOTO | VoxNews



    Sesso anale, il parere medico di Silvana De Mari: “Si pratica nelle iniziazioni sataniche. Omosessualità? Non esiste”
    di Gisella
    “L’omosessualità? E’ una condizione drammatica per la condizione anorettale. Il sesso anale causa danni all’organismo. Pensate all’espressione “ti faccio un culo cosi'”. E’ un gesto di violenza e di sottomissione. E’ un gesto che viene sempre fatto nelle iniziazioni sataniche. Non tra quattro sfessati, ma nei piani alti”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de La Zanzara (Radio24) da Silvana De Mari, medico chirurgo, specializzato in endoscopia e psicologia cognitiva.
    De Mari da qualche settimana è entrata nell’occhio del ciclone sui social per la sua teoria sulla omosessualità e sul sesso anale. “Nelle pratiche di iniziazione del satanismo” – ribadisce – ” esiste il sesso anale, ne ha fatto un video anche Angelina Jolie. Cercatevelo su youtube. E non solo: nell’ano non c’è nemmeno l’organo dell’orgasmo. Ma per voi una cosa come l’unione gay che porta all’incontinenza anale e all’ascesso anale puٍ essere considerata una cosa positiva?” – continua – “Le lesbiche mi inquietano di meno, anche se ci sono casi di aumento del cancro alla faringe. La castità è una roba straordinaria. Se un uomo ama un altro uomo dovrebbe trasformare questo amore in castità”.
    Il medico sciorina poi tutti i danni del sesso anale: “L’ano fa parte del tubo digerente. La vagina invece è stata creata per essere penetrata, per questo ha una mucosa incredibile. Avete presente Aragorn del Signore degli Anelli? Una roba di questo tipo. La cavità anale è stata creata perché passino le feci, dall’interno all’esterno. E basta. Non è prevista la penetrazione del pene, Madre Natura non lo ha previsto. Altrimenti ecco i danni: fistole, ascesso perianale, ragadi, incontinenza anale. Tutte le patologie vengono moltiplicate“.
    Poi spiega: “L’omosessualità non esiste. La sessualità è il modo della biologia per creare le generazioni successive attraverso l’incontro tra gameti femminili e maschili. Se io mi masturbo è autoerotismo non sesso. Dunque i gay sono persone asessuate e omoerotiche. La sessualità è solo tra maschi e femmine, mettere il pene in una donna è sesso”.
    Sesso anale, il parere medico di Silvana De Mari: "Si pratica nelle iniziazioni sataniche. Omosessualità? Non esiste" - Il Fatto Quotidiano

    Harry Potter a fumetti è gay friendly: auri sacra fames…
    Uscita il 28 dicembre negli Stati Uniti anche la versione omosessualista del celebre personaggio ideato da J.K. Rowling. Quelli che non si schierano apertamente contro i falsi miti del Progresso, uno dopo l’altro, finiscono per cadere tutti sotto la costante e danarosa pressione della lobby LGBT
    Giuseppe Brienza
    Anche Harry Potter diventa “gay friendly”. Il celebre personaggio ideato dalla scrittrice e sceneggiatrice britannica Joanne Rowling, da quest’anno sostiene “Equality Florida inc. Securing Equality & Justice for Florida’s Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Community”, l’associazione Lgbt creata dopo l’attentato del 22 giugno 2016 contro il locale gay “Pulse” di Orlando.
    Due grandi company americane del fumetto, DC Comics e IDW Publishing, infatti, hanno prodotto, con la partecipazione della Rowling, una pubblicazione a fumetti i cui proventi saranno appunto devoluti in favore di questo gruppo omosessualista, come ampiamente rilanciato dai maggiori media Lgbt (cfr., per es., Mariah Cooper, J.K. Rowling contributes to “Love is Love” Orlando tribute comic, in “The Washington Blade”, December 22, 2016).
    L’opera, esplicitamente intitolata “Love is Love”, pur realizzata dalle più grandi firme del fumetto americano e composta di ben 144 pagine, è offerta al pubblico al “prezzo politico” di 9,99 dollari, proprio per cercare di veicolare al massimo, anche nelle fasce più popolari e giovanili, l’ideologia Lgbt.
    Il libro, che sarà disponibile sia nelle fumetterie americane sia in una versione digitale estesa, comprende oltre 100 storie inedite, scritte e disegnate da autori noti del settore come Damon Lindelof, Patton Oswalt, Phil Jimenez e Olivier Coipel, che si aggiungono a Marc Andreyko, il vero ideatore e coordinatore dell’intero progetto. Quest’ultimo è oggi uno dei più famosi autori della DC Comics, nonché gettonato sceneggiatore per la TV e per il cinema (è anche ospite ricorrente dei programmi del canale YouTube “Screen Junkies”, che ospita show molto visualizzati come “Movie Fights” e “Honest Trailer”).
    Come da lui esplicitamente dichiarato, per il progetto “Love is Love” sono stati messi in campo da Andreyko i “pezzi da novanta” del mondo comics: «Ho sfogliato tutta la mia agendina e ho cercato i miei amici con un nome e con una reputazione da spendere. Volevo che questo fumetto avesse la visibilità e l’esposizione più ampia possibile, che arrivasse nelle mani di tutti».
    L’uscita della pubblicazione negli Stati Uniti risale allo scorso 28 dicembre ma, ben presto, si pensa che potrà approdare anche negli altri mercati mondiali e in Europa.
    La maggiore attrattiva è per le illustrazioni che hanno come protagonista Harry Potter, disegnate dal fumettista ed editore coreano-statunitense Jim Lee e colorate da Mark Chiarello. E' la prima volta che la Rowling si fa coinvolgere in operazioni di questo tipo, rilasciando ai promotori di “Love is Love” l’autorizzazione all’utilizzo dei suoi personaggi. Inoltre, la scrittrice ha autorizzato Jim Lee a citare, strumentalizzandola in uno dei suoi disegni inclusi in “Love is Love”, la pur ambigua frase, non pensata comunque originariamente in chiave Lgbt, tratta dall’episodio “Harry Potter e il calice di fuoco”. Albus Dumbledore, o “Silente” tradotto in italiano, che la Rowling stessa ha definito durante una intervista «omosessuale», afferma infatti: «Le differenze di abitudini o di linguaggio non sono nulla se i nostri scopi sono identici e i nostri cuori aperti».
    Un Harry Potter-comics in salsa Lgbt, dobbiamo dirlo, è stato davvero una grande trovata e un grande successo per la lobby omosessualista! Ora ci tocca boicottare anche questo autore, peccato…
    Harry Potter a fumetti è gay friendly: auri sacra fames? » Rassegna Stampa Cattolica

    ECCO DOVE VANNO I GAY A COMPRARE I BAMBINI: LA NUOVA FRONTIERA
    Destinazione Laos: questa la nuova meta degli sfruttatori di donne che comprano bambini attraverso la pratica dell‘utero in affitto.
    L’azienda offriva l’utero in affitto di povere donne attraverso la sua sede a Manila, nelle Filippine, e prometteva la massima soddisfazione delle esigenze delle “portatrici”, delle venditrici di ovuli, dei venditori di sperma e soprattutto dei clienti, degli acquirenti di bambini, che possono essere coppie eterosessuali, gay, lesbiche e anche single.
    Sfortunatamente per loro, perٍ, il governo filippino ha dato un giro di vite sull’utero in affitto, definendolo un “mercimonio di esseri umani”.
    Sono state arrestate quattro donne all’inizio di quest’anno, in procinto di partire da Manila per Phnom Penh, dove dovevano essere ingravidate con lo sperma di uomini provenienti da Australia, Germania, Cina e Nigeria. Sarebbero state pagate 10.000 dollari.
    Il funzionario per l’immigrazione delle Filippine, Jaime Morente, ha detto che è stato scoperto un nuovo modus operandi dei trafficanti di esseri umani che allettavano le donne filippine con facili guadagni se avessero dato l’utero in affitto.
    Anche in Cambogia l’utero in affitto è ora ufficialmente illegale, anche se vi sono ancora in attività molti centri di fecondazione artificiale e intermediari tra “portatrici” e acquirenti di bambini, secondo il Sydney Morning Herald .
    Perché il mercato dell’utero in affitto è quanto mai flessibile: pochi mesi dopo che le cliniche che vendevano bambini agli stranieri sono stati chiuse in India, Thailandia e Sri Lanka, hanno aperto a Phnom Penh. Secondo l’Herald, c’è sempre qualche paese povero dove la legge è lacunosa e non vieta espressamente l’utero in affitto.
    Ora che anche in Cambogia sono state emanate leggi restrittive, i trafficanti di esseri umani stanno spostando la loro attività in Laos: una repubblica socialista a partito unico, governata da un unico partito comunista, con un Politburo nelle mani dei militari. Persino un sito che fa pubblicità alle cliniche laotiane che praticano utero in affitto ne parla come di “uno dei paesi più corrotti del mondo”, che non conosce i fondamenti dello Stato di diritto, né sa far rispettare contratti e regolamenti.
    Non c’è da stupirsi che le agenzie che praticano un tale mercimonio di esseri umani si stiano affollando tutte li'.
    Ecco dove vanno i gay a comprare i bambini: la nuova frontiera | VoxNews

    DELITTO FERRARA, MOVENTE: “I GENITORI SI OPPONEVANO AL LORO AMMMORE GAY”
    Alla fine, si scopre che anche dietro l’ultimo atroce delitto, c’è una motivazione gay. Dopo il povero Varani, martoriato dalla coppia di gay disordinati , dopo l’insegnate massacrata dal travestito biondo e altre vicende ‘minori’, ecco che anche l’omicidio di Ferrara, sembra nato sotto l’ombra dell’omosessualità:
    Continuano le indagini sul delitto di Ferrara per capire i reali motivi che hanno spinto i due giovani amici, Manuel e Riccardo, a uccidere brutalmente i genitori di quest’ultimo, Nunzia e Salvatore Vincelli, a colpi d ascia. Un nuovo movente, rivelato da Giallo, ha scosso l’opinione pubblica della cittadina, gettando nuova luce sul caso: “I coniugi Nunzia e Salvatore Vincelli osteggiavano la relazione omosessuale tra Riccardo e Manuel, potrebbero essere stati uccisi per questo motivo”. Il desiderio di libertà e ribellione erano le prime ipotesi vagliate dagli inquirenti ma ora spunta questa nuova teoria, quella di un amore contrastato proprio tra i due amici, Riccardo e Manuel. I coniugi Vincelli, notando le inclinazioni omosessuali del figlio, avrebbero provato a parlargli ma Riccardo, poco incline al dialogo, si sarebbe talmente infastidito dell’ingerenza dei genitori da progettare l’omicidio.
    Nei tre giorni precedenti al delitto, Riccardo, che da tempo si era trasferito in garage per non condividere la casa con i genitori, si era trasferito a casa di Manuel, approfittando della vicinanza con l’amico del cuore per mettere a punto il piano. L’inchiesta è ancora aperta, come sottolinea il colonnello dei carabinieri:”I nostri sforzi sono concentrati adesso nella ricostruzione degli spostamenti dei due indagati prima e dopo l’omicidio. Sarà portata avanti un’attività tecnica che riguarda un sopralluogo nella villetta e nel garage dove viveva il figlio della coppia uccisa. Non solo, per mezzo di un drone, saranno catturate immagini per accertamenti di natura cartografica. Indagheremo anche per ricostruire ogni dettaglio della vita dei due ragazzi, al fine di approfondire i motivi reali che li hanno spinti a commettere un omicidio così efferato. Al momento possiamo escludere che ci siano altre persone coinvolte”.
    Altro che ‘omofobia’, sono i normali a doversi proteggere dai gay.
    Delitto Ferrara, movente: ?I genitori si opponevano al loro ammmore gay? | VoxNews


  7. #177
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Gender, anche le famiglie nel loro piccolo si rivoltano
    di Marco Guerra
    Monta di giorno in giorno la rivolta delle famiglie contro gli spettacoli gender propinati alle scolaresche di tutta Italia. La raccolta firme lanciata da CitizenGo contro l’ormai famigerato Fa Afafine – rappresentazione su un bambino che si sente maschio o femmina seconda delle giornate – ha superato le 100.000 firme in due settimane. Diversi vescovi come quelli di Pavia e Matera hanno invitato le famiglie a firmare la petizione. A Potenza hanno annullato la programmazione, mentre a Pistoia lo hanno spostato alla sera, per evitare di proporlo alle scuole. Decine di classi in molte città hanno ritirato l’adesione che avevano già concordato, anche le Chiese evangeliche si sono mosse e adesioni alla protesta sono arrivati da ambienti laici e non confessionali.
    Messi alle corde alcuni distretti scolastici hanno deciso quindi di fare una sensibilizzazione preventiva per preparare alunni e genitori allo spettacolo. Cosi' è successo a Bolzano dove la sovrintendenza lunedi' scorso ha organizzato un incontro tra l’autore dello spettacolo, Giuliano Scarpinato, genitori, personale scolastico e il direttore del teatro stabile di Bolzano, Walter Zambaldi. All’iniziativa hanno comunque partecipato diversi esponenti politici locali e attivisti delle sezioni altotesine delle associazioni lgbt. L’incontro è stato presentato con un momento di condivisione dalla sovrintendente Nicoletta Minnei, ma in realtà nasce come risposta alle polemiche accese lo scorso autunno dalla proteste di Diego Salvadori, consigliere comunale di Alto Adige nel cuore.
    In pratica il direttore del teatro stabile di Bolzano Zambagli ha chiesto ai genitori di fidarsi dei filtri della scuola e di altri organi collegiali che hanno visionato lo spettacolo, sostenendo che i genitori non sempre sono titolati ad esprimersi su certe tematiche.
    Dal canto suo l’autore Scarpinato ha spiegato che lo spettacolo è stato ispirato da una lettura di un libro e di un blog non specificati, parole che hanno suscitato la reazione di alcuni genitori che hanno evidenziato la debolezza dell’aspetto pedagogico e scientifico che è alla base di tutta la rappresentazione. Scarpinato allora ha palesato il suo pensiero sulla teoria gender che coincide con le tesi che affermano che non c’è solo il genere binario ma tante identità fra le quali il “Gender creative child”. Per avvalorare il tutto ha poi detto di essersi documentato sul fatto che negli Stati Uniti esiste un nutrito numero di famiglie con figli di genere non conforme, ovvero “bambini arcobaleno”.
    Diverse le domande rimaste senza risposta: la consigliera di quartiere del Popolo della famiglia Giovanna Armino ha evidenziato come sia emblematico il fatto che in alcune scuole i bambini abbiamo incontrato gli psicologi per essere preparati alla visione dello spettacolo.
    Intanto, un po’ più a sud, esattamente a Pisa, grazie alle segnalazioni della sezione locale del Comitato difendiamo i nostri figli e dell’associazione Famiglia scuola educazione, in questi giorni è scoppiata un’altra bufera sullo spettacolo ‘Bent’. La piece teatrale è stata proposta a numerose classi accompagnate dai loro docenti, in occasione del giorno della memoria. La rappresentazione mostra infatti il dramma della shoah attraverso gli occhi di una coppia omosessuale deportata in un campo di concentramento. Lo sfondo è una ricostruzione straziante delle persecuzioni naziste, ma il messaggio sotteso è chiaramente Gay Pride, fatto sta lo spettacolo fu presentato a giugno nella città toscana proprio in occasione del Pride 2016.
    Le scene che hanno suscitato lo sdegno di famiglie e insegnanti sono moltissime, persino il presidente del Teatro Verdi di Pisa, Giuseppe Toscano, intervistato da La Nazione, pur sostenendo il progetto ha parlato di “spettacolo adatto ad un pubblico adulto” e di “gratuità di certe espressioni”.
    lo spettacolo inizia con il racconto di un rapporto omosessuale occasionale in seguito alla sbronza; il compagno del ragazzo sbronzo non accetta il rapporto sessuale a 3 con lo sconosciuto e lascia fare sesso al compagno. Sempre in quella scena iniziale, con ironia, viene fatta anche un'allusione al sesso di gruppo (desiderio del ragazzo omosessuale esplicitato durante la sbronza, una volta salito sul tavolo di un locale).
    Fra le risatine degli alunni dei licei in sala si poi svolta la scena dove si descrive in modo erotico un rapporto orale fra omosessuali nel campo di concentramento. I due poveri innamorati non possono fare l'amore allora lo simulano nei particolari a voce. Il pubblico partecipa alla descrizione minuta dell'amplesso, con riferimento a baci intensi, movimenti della lingua sul corpo, rapporti orali e altre forme di erotismo, il tutto accompagnato da respiri affannosi e orgasmo finale. I due in pratica fanno l'amore con l'immaginazione, in piedi, uno accanto all'altro.
    In un’altra scena dello spettacolo, sempre con le stesse modalità della scena di sesso "rubata", si fa riferimento a un rapporto di sesso dalle sfaccettature violente. "A me non piace violento" "a me invece talvolta piace"...
    Indubbiamente pero' la scena meno adatta ad un pubblico di ragazzi è quella di un episodio di necrofilia nei confronti di una bambina. La ricostruzione di questo atto di necrofilia è fatta con grande dolore ma resta il fatto comunque violento della profanazione di un corpo morto, per di più di una bambina. Ovviamente molti famiglie hanno fatto notare che nonostante gli adolescenti siano ormai abituati a scene massmediatiche di violenza l'episodio si presenta dannoso agli occhi di un minore (erano presenti anche classi dei primi anni delle superiori).
    In questa cornice sembra molto meno dannosa la scena della sbronza: il protagonista si risveglia la mattina e non si ricorda quanto ha fatto e detto sotto gli effetti dell'acool. Per ricostruire i fatti deve chiedere al compagno. Inoltre, durante lo spettacolo si evoca in due o più occasioni il desiderio di cocaina normalizzando l’uso di droghe.
    Il suicidio di uno dei protagonisti conclude lo spettacolo e viene presentato come supremo atto di dignità, come "risveglio" del protagonista che ha preferito nascondere la propria omosessualità, come liberatorio atto di coming out.
    Gender, anche le famiglie nel loro piccolo si rivoltano

    PROF GAY TENTA DI UCCIDERE CONVIVENTE CON FORCHETTA
    È stato arrestato per tentato omicidio e indagato per ‘maltrattamenti in famiglia’ il 46 enne gay che, giovedì 26 gennaio in un appartamento di via Govone a Milano, ha cercato di uccidere il convivente di 36 anni.
    In manette Massimiliano Baglioni, professore di italiano, storia e comunicazione in un istituto scolastico di Monza, già candidato in zona 8 a Milano.
    Secondo quanto ricostruito dalla questura, mercoledì l’uomo si presenta al pronto soccorso del Sacco in stato confusionale. L’ospedale chiama il 112, e la polizia scopre che all’alba e sotto effetto di cocaina il professore gay avrebbe minacciato di morte il compagno, motivo per cui viene indagato per minacce gravi. A quel punto gli agenti decidono di predisporre l’allontanamento del 46enne dall’abitazione. Il docente viene dimesso, ma violando il divieto impostogli dalle forze dell’ordine, sempre lo stesso giorno (giovedì pomeriggio verso le 16) torna a casa, si sdraia sullo zerbino e aspetta che il convivente rincasi. Quando il 36enne arriva in via Govone e lo trova fuori dalla porta, decide di farlo entrare. Subito dopo i due cominciano a litigare, e secondo l’accusa l’insegnante avrebbe tentato di uccidere il compagno con una forchetta, una forbice e una bottiglia. La vittima, raggiunta dalla polizia, è stata portata dal 118 all’ospedale Sacco e se la caverà con una prognosi di 7 giorni. Il professore è stato arrestato.
    Un prof gay e cocainomane. La buona scuola. Chissà se questa vicenda per le statistiche rientrerà nei casi di ‘omofobia’ o tentato ‘femminicidio’.
    Prof gay tenta di uccidere convivente con forchetta | VoxNews

    Libri gender per bimbi: i Paolini rompono il tabù
    di Andrea Zambrano
    A forza di bussare dalla porta di servizio alla fine la gender revolution è entrata di diritto dalla porta principale. Si chiama Storie per bambine e bambini ed è uno degli ennesimi libri ispirati all’ideologia del gender. Stavolta però non si tratta di una qualche casa editrice più o meno lobbistica che fa capolino nelle librerie o nelle biblioteche civiche per istruire i giovani virgulti alla fluidità di genere. No, il libro porta il timbro delle edizioni San Paolo. Un colosso dell’editoria cattolica. Anzi, per migliaia di catechisti, sacerdoti e famiglie, l’editrice cattolica per eccellenza.
    Non precipitatevi in libreria a comprarlo. Il testo infatti uscirà a marzo, ma una descrizione dell’opera è presente nelle librerie on line. Leggiamo la scheda del libro:
    “Una raccolta di storie pensate per offrire alle piccole lettrici e ai piccoli lettori un insieme variegato di personaggi e situazioni in grado di offrire un immaginario sul femminile e sul maschile libero da stereotipi e pregiudizi. C'è la sirena Ornella, protagonista de "La sirena e il bambino", che non ama cantare, non cura molto il suo aspetto fisico e ha una grande passione - studiare le stelle - che insegue con forza e tenacia. Ci sono poi Viola e Margherita, "Due gemelle per la pelle", che rappresentano due modi completamente differenti di essere bambine, e poi ancora, la piccola Alice che grazie all'aiuto di una simpatica babysitter riesce a vedere con occhi diversi i suoi genitori: non solo come "il suo papà e la sua mamma" ma come una bellissima coppia. E poi c'è Andrea che da grande sogna di guidare il taxi, proprio come la sua mamma. Età di lettura: da 4 anni”.
    Forse è bene partire dalla fine, cioè dall’età di lettura consigliata. Che se un maschietto di 4 anni in quel momento sta giocando con i soldatini è bene che sappia che può giocare tranquillamente con le bambole perché in fondo certe ideologie entrano meglio ad una tenera età. Ovviamente che il libro sia gender oriented lo si deduce da alcune parole talismano che giustificano le storie: stereotipi, pregiudizi, ma lo si comprende bene anche dalla spiegazione offerta dall’ufficio marketing della San Paolo per le librerie: “Le storie – ricche di illustrazioni colorate e divertenti affrontano i temi del rispetto e delle pari opportunità tra maschi e femmine”. Ora, che un bambino di 4 anni sia costretto a bersi la cicuta del mito delle pari opportunità, già questo è alquanto rischioso.
    Ma è con il riferimento all’autrice, la pedagogista di genere Irene Biemmi, che si capisce come finalmente certe operazioni lobbistiche a forza di spingere l’acceleratore siano riuscite a entrare anche nel mondo dell’editoria cattolica. L’autrice è presidente di Rosaceleste, associazione dedicata alla promozione della parità tra i generi e alla lotta agli stereotipi e alla violenza. Ecco sciorinate in poche parole i concetti fondamentali che hanno costituito l’architettura fondante dei cosiddetti gender studies: il genere uomo/donna come costruzione sociale provocato da stereotipi e foriero di violenza.
    Rosaceleste infatti ha svolto anche convegni e spettacoli “destrutturare gli stereotipi di genere: per una cultura dell'eguaglianza tra i sessi nell'educazione e nel lavoro”.
    Recentemente infatti in tribunale a Firenze è andato in scena uno spettacolo sull'educazione di genere curato proprio da Biemmi, che viene presentata come una accesa nemica dell’educazione sessista: “Nei libri di lettura viene rappresentato un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati, padri severi, madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse che nutre l'immaginario di bambine e bambini, che strutturano le rispettive identità di genere sulla base dei modelli proposti. Scopo della conferenza spettacolo Rosaceleste, che da questa ricerca prende spunto, è decostruire, disarticolare, smontare l'assunto di una "naturalità" delle differenze tra maschi e femmine, svelando alcuni dei meccanismi culturali che stanno a fondamento di un preciso addestramento sociale ai ruoli di genere, attivato sia a scuola che in famiglia”.
    Basterebbe fermarsi qui, alla necessità di smontare “l’assunto di una naturalità delle differenze tra maschi e femmine”, per capire il tranello, che porta a promuovere un’antropologia che nega la natura umana e che in fondo non è altro che l’applicazione pedagogica del rifiuto del progetto creatore di Dio sull’uomo e dello svilupparsi della sua progettualità. Un progetto creativo - giova sempre ricordarlo - che ha permesso alla Chiesa di diffondere il concetto di persona nella differenza tra i sessi e che nessuno pretendeva venisse imposto nelle librerie laiche e generaliste italiane, ma che, almeno, si sperava fosse ancora valido in quelle che tutti riconoscono come cattoliche. Si vede che anche alla San Paolo hanno cambiato idea e che il tarlo catto-gay ha attecchito anche tra gli scaffali.
    Libri gender per bimbi: i Paolini rompono il tabù

    LUXURIA E LA SODOMIA CURATIVA
    Alla trasmissione la Zanzara del 17 gennaio, il signor Vladimir Guadagno se ne è uscito con la sorprendente affermazione su quanto l’erotismo anale faccia bene alla prostata; parla cioè di urologia, che è una scienza medica e che non è d’accordo con lui.
    L’urologia è una branca della medicina e come ogni branca della medicina è un confronto con il dolore: la medicina è lo studio del dolore e di come fermarlo, come prevenirlo. La medicina è nata per curare il dolore, il dolore della malattia, il dolore della perdita, il dolore della morte. L’urologia è dolore: il cancro della prostata è dolore, la prostatite è dolore. Che un non medico dia informazioni purtroppo false in una trasmissione radiofonica è grave. La prostata del ricevente può essere danneggiata da trauma meccanico quando l’oggetto introdotto sia troppo grosso e duro, ma è la prostata dell’attivo in pericolo: ove non si usi il preservativo e il pene sia nella cavità anorettale il rischio di infezione ascendente delle vie urinarie con prostatite è presente.
    Secondo Vladimir Guadagno se qualcuno mette il suo pene nella cavità anorettale di un altro uomo, gli sta cioè facendo una piccola cortesia. L’affermazione è ovviamente falsa. I danni che la prostata subisce sono rari ma ci sono, soprattutto quando si ha a che fare con uno di quei bei peni grossi grossi e turgidi turgidi. Sono peni che in vagina non farebbero nessun danno perché la vagina è fatta apposta. La vagina tollera il passaggio di un feto, senza subire danni. Mi permetto di ricordare che i bambini nascono dalla vagina delle donne, non dalla cavità anorettale degli uomini, quindi il posto previsto per mettere il pene è la vagina e non l’ano. Se il pene è molto grosso o se si usa uno di quegli strumenti di tortura che vengono vezzosamente indicati come sex toys, si ha un trauma meccanico della parte anteriore del retto con conseguente passaggio di batteri e prostatite. Ma è sul pene che ha l’infame pensata di andarsi a cacciare in mezzo ai batteri fecali che succede il peggio: si può avere un’uretrite ascendente dei batteri fecali che risalgono nell’uretra, che dovrebbe essere sterile, batteri che salgono e salgono come impavidi scalatori; e abbiamo una prostatite. Con un po’ di sfortuna anche un ascesso prostatico, una pacchia; avere un ascesso prostatico è un vero spasso.
    Quindi le affermazioni del signor Guadagno sono non solo false, ma anche bizzarre. Ma il punto non è lui, che ha detto una spiritosaggine. Il punto sono gli Ordini dei Medici che davanti a un episodio come questo tacciono, carini e simpatici, allineati e coperti, tutti con gli occhi bassi e il cappello in mano davanti agli LGBT a farsi spiegare cosa si può dire e cosa non si può dire, a calpestare il dolore e i morti. Certo anche i morti.
    “Io non mai sentito nessuno che è morto perché l’ha preso dietro”. È l’altra sorprendente frase di Guadagno. Davvero? Non ha mai sentito dell’esercito di morti di Aids, Epatite B, cancro dell’ano; non ne ha mai sentito parlare. Io li ho visti e non intendo tacere, non intendo continuare a permettere che individui come Guadagno affermino il falso. Prendersela dietro uccide. Prendersela dietro è un gesto di dolore e umiliazione, che contagia malattie molto mortali. Un uomo degno di questo nome e una donna degna di questo nome non permette a nessuno di profanare la sua fisicità con un gesto del genere. Insegnamo ai nostri figli e alle nostre figlie che “prendersela dietro”, per usare i termini di Guadagno è un gesto pericoloso e di autoprofanazione, che non deve essere subito. Insegniamo ai nostri figli e alle nostre figlie a difendersi.
    Gli Ordini dei Medici ci stanno assordando con il loro silenzio davanti alle farneticazioni di Guadagno. Il loro silenzio è un disonore.
    Luxuria e la sodomia curativa | VoxNews

    “BIMBI ASILO FATTI SPOGLIARE E SPALMARE DI SCHIUMA”, PROGETTO DIDATTICO
    A Siena i bimbi di una scuola materna sono stati fatti spogliare e stendere su un telo di plastica dove sarebbero stati invitati a “spalmare schiuma sul corpo di un compagno”.
    L’assessore Tiziana Tarquini, ovviamente PD, parla di “un progetto che rientra appieno nelle indicazioni del Miur”. Che sarebbe il ministero guidato dalla compagna di classe dei bambini, la Fedeli.
    “All’Asilo Monumento ‘Fuoco e fiamme: il potere delle mozioni’ ha rappresentato un’area di indagine in continuità con il progetto didattico educativo dell’anno precedente ‘Acquagiocando’ – si difende l’assessore del Comune di Siena – I piccoli, attraverso l’esplorazione dell’elemento fuoco sono stati accompagnati in un’esplorazione senso-motoria che, a partire dal corpo, inteso come strumento di conoscenza, approda al gesto creativo personale e condiviso. Un percorso alla scoperta della propria identità in linea con quanto indicato nel documento ministeriale di riferimento”.
    L’opposizione ha presentato un’interrogazione: “Mi sembra – attacca Andrea Corsi della lista L’Alternativa – anche che iniziative analoghe, con bimbi che si spalmano la schiuma reciprocamente, non siano state effettuate in altre scuole per l’infanzia.”
    Meno lo Stato si occupa dei bambini, meglio è.
    ?Bimbi asilo fatti spogliare e spalmare di schiuma?, progetto didattico | VoxNews

  8. #178
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    OMOSESSUALITA' E PATOLOGIE INFETTIVE, UNA TRAGEDIA NASCOSTA – DATI E RICERCHE
    Dal blog della dottoressa Silvana De Mari:
    Da almeno 30 anni in tutto il mondo occidentale è sempre più allarme per il riscontro evidente della correlazione tra alcune patologie gravi, INFETTIVE e TUMORALI e il comportamento omosessuale. In particolare viene fatto riferimento alla: infezione da HIV che comporta come patologia conclamata o latente l’AIDS.
    Alcuni dati:
    allarme OMS: rapporto del 2014 e 2015 confermato dalle ricerche del prof. Gandolfini – ospedale di Brescia: rischio infezione HIV che supera le 19 volte negli omosessuali rispetto alla popolazione non omosessuale di controllo.
    Centres for Diseas Control Usa: studio del 2006-2009: omosessuali come unico gruppo dove l’infezione da Hiv è in netto aumento pari al 48% e fonte di non meno del 61% delle nuove infezioni da HIV malgrado negli Usa siano meno del 2% della popolazione complessiva.
    Dati confermati da Mediciitalia dott Mario Corcelli -2009 medico legale.
    Come dato collaterale confermato dall’Oms è stata dimostrata la diffusione dell’AIDS ad Haiti negli anni ’80 da parte degli omosessuali soprattutto americani. Dati confermati da prof. Barbara Suligoi direttore del centro operativo AIDS dell’Istituto Supperiore della Sanità -Roma.
    Forte allarme dal Dipartimento per la Salute e Igiene mentale – New York City 2016 dr Pathela capo staff: omosessuali (in maggioranza sesso maschile) soggetti a duplice infezione HIV e SIFILIDE con rischio 140 volte superiore al resto della popolazione. Incidenza doppia a NY City (dati riportati da Jaids rivista specializzata di monitoraggio dell’ infezione Hiv).
    Allarme dai reparti infettivi del Cilento -Reparto Infettivi ospedale V. Fazzi di Lecce (report 2016) riscontrato boom di infezioni HIV -SIFILIDE da contagio omosessuale: revisione casistica del 2013-2016.
    Infezione da PAPILLOMA VIRUS responsabile dei CONDILOMI anali e genitali (forma tumorale con alta incidenza alla degenerazione in carcinoma maligno). Il contagio sessuale è accertato con altissima incidenza nella popolazione omosessuale che è soggetta a un rischio di oltre il 50% di degenerazione carcinomatosa anale (dal Journal of the Medical Association 1982, New England Journal of Medicine 1987, Dr f Quatraro -Gastroenterologia 2012, Dr. Attilio Nicastro- membro Acoi (ass. Chirurghi Ospedalieri Italiani), 2015 dell’Europen Hospital-Roma).
    Infezione da CLAMIDIA che nella donna porta a danni genitali/ovarici e è possibile causa di sterilità.
    GONORREA che colpisce almeno il 14% degli omosessuali.
    SIFILIDE con l’80% di pazienti che sono omosessuali.
    Spesso le patologie sono associate, tenendo conto che l’infezione da HIV comporta la sindrome da immunodeficienza acquisita e, quindi, è come una porta aperta per molteplici infezioni, in più aggravata da eventuale tossicodipendenza.
    Infezione da AMEBA 14% omosessuali e da GIARDIA 15% omosessuali dove è evidente il contagio per via anale.
    La correlazione è ovvia perchè la penetrazione per via anale comporta un ripetuto e frequente trauma al canale ano-rettale coperto da un solo strato di fragile mucosa che facilmente si rompe, si danneggia e per sua natura ha un altissimo indice di assorbimento di innumerevoli sostanze.
    E’ una immancabile via di infezioni, anche solo pensando alla presenza stabile di una importante flora batterica intestinale.
    Stesso discorso di estrema fragilità vale per le mucose oro-faringee. L’ambiente vaginale a PH acido è, invece, sterile di solito, con un rivestimento mucoso robusto e pluristratificato.
    A differenza del canale vaginale il canale anale ha un calibro stretto. Le dimensioni del calibro penieno possono arrivare a oltre 3 volte quelle di un colonscopio per adulti (British Journal of Urology).
    Gli omosessuali hanno frequentemente partners molteplici.
    Questo spiega le ripetute segnalazioni dell’incidenza di INCONTINENZA FECALE anale negli omosessuali maschi (American Journal of Gastroenterology con 6150 pazienti studiati tra il 2008 e il 2010 e riscontro di rischio relativo del 34 % nelle donne, del 119% negli uomini)
    Stessi dati e conclusioni riporta in una serie di studi del 2013 e 2014 la dr.ssa Chiara Atzori, infettivologa.
    Omosessualità e patologie infettive, una tragedia nascosta ? DATI E RICERCHE | VoxNews

    "Non chiamatele 'madri in attesa', i trans potrebbero offendersi"
    Trans, anziani, disabili: nel documento dei medici inglesi tutti i termini da evitare
    Lucio Di Marzo
    Non chiamatele "madri in attesa". Arriva dall'Associazione medica britannica il curioso invito, con il quale chiedono di non utilizzare il termine per riferirsi alle donne che presto avranno un bambino, perché potrebbe offendere le persone transessuali.
    Meglio "persone incinte", sostiene l'associazione, perché termine più neutro. Un suggerimento contenuto in un documento a uso interno dello staff, che prende in considerazione una serie di terminologie da evitare, nel timore che possano recare offesa a qualcuno.
    Una carta del "politically correct", secondo cui gli anziani preferirebbero essere chiamati "persone più anziane", le rampe studiate per i disabili dovrebbero essere indicate come "rampe accessibili" e per uomini e donne si dovrebbero utilizzare i termini "biologicamente maschio" e "biologicamente femmina".
    "Non chiamatele 'madri in attesa', i trans potrebbero offendersi" - IlGiornale.it

    Gaystapo all’attacco di Mediaworld: per quale colpa?
    Sappiamo bene come alcuni grandi gruppi e strutturate multinazionali abbiamo modificato la loro politica commerciale per intercettare i nuovi movimenti sociali. Poiché la clientela Lgbt sembra rappresentare una voce interessante per le aziende, queste stesse si mostrano molto attente a includerla nelle loro politiche aziendali. E anche perché la Gaystapo è occhiuta, potente e sempre pronta all’azione.
    E’ notizia recente, che quindi non sorprende, che il colosso Mediaworld, a seguito di una campagna commerciale orientata al San Valentino di cui spiegheremo a breve i contenuti, abbia sperimentato la scure e le proteste (affidate al web) della Gaystapo.
    Il recente caso – ovvero la “corsa di san Volantino”, per cui se acquisti alcuni prodotti in offerta puoi essere sorteggiato per ulteriori acquisti gratuiti – a patto che di essere maggiorenni e in coppie di persone di sesso opposto – permette di fare alcune riflessioni sulla politica Lgbt e l’efficacia della Gaystapo nel nostro Paese e sulla percezione che la gay community ha di sé.
    Intanto per la cronaca proprio di recente sono arrivate le scuse da parte di Mediaworld. Per quale motivo? Per aver pensato a due innamorati di sesso opposto. Ovviamente.
    Qualsiasi azienda dovrebbe essere libera di scegliersi il target che più ritiene idoneo. Il clima da caccia alle streghe o da rabbia estrema (il profilo Mediaworld è stato sommerso da commenti poco lusinghieri, per quale colpa?), tipico dell’azione della Gaystapo, non fornisce un’immagine lusinghiera e coerente del movimento che “persegue la parità”. Fra l’altro quella parte di società che si sentiva esclusa poteva non comprare e invitare a non farlo. Ma il creare un clima di intimidazione e violenza (come non ricordare il caso Barilla) non si addice a chi si batte per i ” nuovi diritti” civili. Quali diritti? I diritti solo di alcuni?
    Mediaworld non ha commesso nessun errore. Da sempre nell’immaginario collettivo e nella sedimentazione culturale “San Valentino” è una figura accostata ad innamorati, di sesso opposto. Su questo qualcuno dovrebbe riflettere dando libertà totale ad aziende, marchi, multinazionali, ecc, di agire e di indirizzarsi secondo le proprie radici e le proprie inclinazioni commerciali e di target, senza causare sommosse e insulti che per ora vengono arginati dal web. Domani chissà.
    Gaystapo all?attacco di Mediaworld: per quale colpa? - Notizie Pro Vita

    ONU: La libertà di religione “non è assoluta”. Va ridotta se si oppone ai LGBT.
    Maurizio Blondet
    Era ora. Le Nazioni Unite si sono dotate di un esperto e difensore delle istanze Kulandre (LGBT). Si chiama Vitit Mountarbhorn, è tailandese, docente di Diritto e – ovviamente – omosessuale militante. Proclamato dal supremo ente globale come “Esperto Onu sulle questioni LGBT”, egli ha delineato la strategia che intende attuare nei tre anni della sua carica. Lo ha fatto davanti a una decina di rappresentanti di agenzie ONU plaudenti. Egli ha inquadrato il suo programma in quello, più vasto, chiamato Sustainable Development Goals (Fini di Sviluppo Sostenibile) , di cui ciascuno vede la stretta relazione con la diffusione del Gender , del Trans e del Kulandro.
    Lui, ha promesso, farà cancellare le leggi anti-sodomia e anti matrimonio kulandro dai codici di tutti gli stati; vieterà per legge che si parli di ogni tendenza LGBT come “disordine” o “turba”. Integrerà la simpatia per il gender e la diversità sessuale fin dall’infanzia, eccetera.
    I presenti, esponenti come detto delle altre agenzie Onu, si sono profusi in richieste di consigli e di idee su come promuovere i diritti LGBT nel loro campo d’azione. All’Unesco, il Mountarbhorn ha chiesto di curare la istruzione primaria perché i fanciulli “siano nati e cresciuti fin dalla tenera età” con le giuste attitudini verso le “sexual orientation and gender identity” :le quali orientations, ha avvertito, “non sono categorie chiuse”, promettendo la sua protezione di ogni altra orientation, oggi non immaginabile, che sorgesse oltre la necrofilia, l’animalismo eccetera (Per esempio: perche non proteggere delle discriminazioni repressive la pedofilia su bambini morti? Il sadismo fra trans? La coprofagia con carogne?).
    L’agenzia UN Habitat ha chiesto al giurista homo di indicargli le linee guida per integrare i diritti dei LGBT nell’urbanistica nuova. L’UNICEF (che significa Fondo ONU per i Bambini) ha fatto appello agli stati perché “diano alle coppie LGBT con bambini il riconoscimento legale di essere famiglie”. Lo UN Population Fund [Aborti & Sterilizzazioni] s’è impegnato a promuovere “eventi con gruppi religiosi che sostengono l’aborto e i diritti LGBT”. Ma ne esistono? Bisognerà crearli apposta?
    Henk Jan van Schothorst del Transatlantic Christian Council, ha provato ad obiettaare: ma che fare se i diritti LGBT entrano in conflitto con le religioni e le loro credenze? La risposta del thailandese è stata: “Ci sono dei diritti che sono assoluti, ed altri che non sono assoluti”. Per esempio, “la libertà di espressione e l’espressione della religione” non sono diritti assoluti e possono essere ridotti se necessario.
    https://www.lifesitenews.com/news/ne...cribes-entry-p
    E meno male che è un giurista. Peccato che”Francesco” fosse troppo occupato a perseguitare Manelli e Burke, a distruggere ordini, insultare cattolici e registrare messaggi per il Superbowl, per prestare attenzione a questa importantissima evoluzione del Diritto Internazionale, che riduce la libertà di religione e di parola per affermare come solo diritto assoluto quello dei LGBT. Sicché siamo privati della sua Autorevole Parola e non sappiamo giudicare (chi siamo noi per giudicare, del resto?).
    Oggi siamo tutti impegnati a contrastare The Donald, il quale fra gli altri torti ha quello di 1) aver ventilato la chiusura dell’ONU, 2) aver nominato come giudice della Corte Suprema Neil Gorsuch, un docente di diritto che si è sempre opposto alla legalizzazione dell’eutanasia.
    “Tutto questo è contrario ai nostri valori europei” sbraita la Mogherini.
    ONU: La libertà di religione "non è assoluta". Va ridotta se si oppone ai LGBT. - Blondet & Friends

    MODENA: APPARTAMENTI GRATIS PER IMMIGRATI GAY
    Un appartamento messo esclusivamente a disposizione per gli immigrati gay. È il progetto ‘pilota’ ideato da Arcigay e dalla cooperativa Caleidos di Modena, che sta facendo enormi e loschi affari con il business dell’accoglienza dei fancazzisti in tutta l’Emilia a spese dei contribuenti.
    La marchetta che discrimina Italiani e normali inizierà nelle prossime settimane a Modena. L’obiettivo, spiega tal Alberto Bignardi, presidente dell’Arcigay modenese, è quello di tutelare i migranti omosessuali, lesbiche e trans che hanno chiesto asilo. E magari conoscerli ‘a fondo’.
    L’appartamento metterà inizialmente a disposizione sei posti letto: “Sono arrivato in Italia circa 3 anni fa e contestualmente nel mio paese è uscita la legge contro la propaganda gay – racconta un omosessuale dell’Est Europa tra i probabili primi ospiti – non si tratta di una normativa contro omosessuali, non parla di illegalità ma porta gli omofobi a sentirsi dalla parte della ragione. Se dici ad esempio ad un bambino che è normale essere gay vieni multato e tutti ritengono lecito, forze dell’ordine comprese, picchiare un gay o insultarlo”.
    Quel paese sarebbe la Russia. E la legge non proibisce la ‘propaganda gay’, proibisce la propaganda gay ai bambini: ovvero impedisce che i gay utilizzino i bambini come riserva di caccia. Perché prima si proteggono i bambini, poi si garantiscono i capricci di una microminoranza iperattiva.
    Modena: appartamenti gratis per immigrati gay | VoxNews

    Trans, Trump cambia marcia: niente bagni "secondo identità"
    La nuova amministrazione contro le linee guida di Obama per i cittadini trans
    Lucio Di Marzo
    La posizione dell'amministrazione Obama non è quella della nuova Casa Bianca. Se infatti fino a ieri gli Stati Uniti avevano difeso la possibilità, per i transgender, di utilizzare i bagni pubblichi (o gli spogliatoi) secondo la propria identità di genere, e non quella riportata sulla carta d'identità, il cambio al vertice ha portato anche a uno stravolgimento su questa questione.
    A maggio già undici Stati, a guida repubblicana (Texas, Alabama, Wisconsin, Tennessee, Arizona, Maine, Oklahoma, Louisiana, Utah, Georgia e West Virginia.), avevano detto "no" alle linee guida dell'amministrazione Obama. E oggi Trump segnala la scelta di non difendere più quello che era considerato un diritto per i cittadini transgender.
    Obama era stato accusato "di voler trasformare i luoghi di lavoro e le scuole in laboratori per un esperimento sociale". E la nuova presidenza sembra d'accordo con la motivazione con cui gli Stati avevano fatto causa in Texas.
    Trans, Trump cambia marcia: niente bagni "secondo identità" - IlGiornale.it

  9. #179
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Anche San Valentino ostaggio della lobby gay
    di Vincenzo Sansonetti
    Diffusasi negli ultimi secoli in tutto il mondo, pur perdendo un po’ di vista le sue radici religiose e cedendo alle lusinghe commerciali, la festa di San Valentino è rimasta sostanzialmente la “festa dei fidanzati”. Fino ad oggi. Ora si cerca di farla passare e la si promuove come “festa dell’amore”, per farla uscire dalla “gabbia” di una concezione eterosessuale tradizionale e considerata ormai superata.
    Presentando l’iniziativa del “2x1” nei musei statali (si entra in due, ma pagando un solo biglietto), varata qualche tempo fa dal Ministero dei beni culturali, quest’anno nella fase di promozione si è sottolineato che non è un’agevolazione riservata ai soli innamorati, ma è aperta a tutti. Insomma, ci vai con chi vuoi, che tu sia etero, omo, o qualunque cosa: porta nei musei chi ami. Spot legato ad altri spot, tutti nella stessa direzione. Si pensi alla difesa di “tutti i colori dell’arcobaleno” operata al Festival di Sanremo dal cantante gay Mika, peraltro bravo e simpatico. C’è posto per “tutti i colori” è chiaro cosa significa…
    Chi difende a oltranza il significato originario della festa degli innamorati è ovviamente Terni, patria di San Valentino, che è anche patrono della città. Nella basilica dedicata al santo domenica scorsa, 12 febbraio, in vista di San Valentino, si sono ritrovate, provenienti da tutta Italia, 120 coppie (normali, che pronunceranno il loro “sì” entro l’anno) per la promessa d’amore. Nella celebrazione presieduta dal vescovo, monsignor Giuseppe Piemontese, San Valentino è stato presentato come colui che testimonia ai fidanzati un amore fedele e paziente, attento, generoso e rispettoso.
    Ha detto monsignor Piemontese: «Il fidanzamento è il periodo di prova, dello scegliersi, si cresce nella vita dell’amore ma anche nella vita cristiana, nella prospettiva dell’amore coniugale […] Siete qui oggi per dire grazie al Signore e per un rilancio del vostro rapporto e noi siamo qui a sostenere i vostri progetti e propositi, perché il vostro amore sia fecondo e stabile. Un rapporto di amore e fedeltà che va custodito, protetto e arricchito giorno dopo giorno imparando a conoscervi, ad accogliere le vostre diversità di carattere e di gusti, a trasformare le incomprensioni e i dispiaceri in opportunità di crescita e di amore, con la consapevolezza della ricchezza e delicatezza del vostro amore, che va custodito, protetto. Non siate superficiali nel proteggere, rinnovare e custodire l’amore, altrimenti si perde».
    Parole belle e forti. Che sembrano quasi appartenere a un altro tempo, a un’altra società. Parole che ci auguriamo di poter sentire ancora a lungo, non solo a Terni e non solo per la festa di San Valentino. Al di là di ogni possibile, futuro bavaglio.
    Anche San Valentino ostaggio della lobby gay

    Trump tira l'acqua e chiude il bagno transgender
    di Marco Guerra
    Trump archivia le assurde linee guida emanate da Obama per promuovere l’uso dei bagni e degli spogliatoi scolastici in base al sesso percepito dallo studente. In pratica, come reso noto domenica dal dipartimento Giustizia, la nuova amministrazione non ha intensione di battersi in sede legale contro il provvedimento del giudice federale Reed O’Connor che, lo scorso agosto, ha invalidato le misure del precedete governo democratico in favore delle cosiddetti wc transgender. Il caso era andato avanti per iniziativa dell'amministrazione Obama, che durante tutta la presidenza ha fatto propria l’agenda dei movimenti lgbt, ed era finito presso la corte d'appello federale, dove si è fermato, una volta per tutte, per volontà del nuovo inquilino della Casa Bianca.
    Sul piano legislativo tutto ha avuto inizio lo scorso maggio quando, a seguito delle pressioni delle lobby gay che hanno fatto dell’accesso ai bagni la nuova frontiera dei diritti civili, i dipartimenti Giustizia e Istruzione del governo Obama hanno inviato una direttiva ad ogni scuola pubblica del Paese circa l'obbligo di trattare gli studenti secondo modalità che corrispondano all’identità di genere percepita in quel momento della vita. Una decisione presa dopo che l’alta Corte d’Appello Federale di Richmond (4th Circuit) ha stabilito che la pretesa di una studentessa (in tutto e per tutto femmina ma che afferma di sentirsi maschio) di utilizzare a scuola i bagni dei ragazzi anziché quelli delle compagne è legittima.
    Il dato biologico dell’identità sessuata presente fin dalla nascita in ogni individuo veniva cancellato in tutto il Paese per andare incontro ai capricci di un singolo alunno. Succede quindi che 13 stati americani guidati dal Texas si oppongono subito a questa misura e presentano un ricorso che arriva nelle mani del federale Reed O’Connor, il quale decide che la politica sui bagni transgender promossa dalla amministrazione Obama non è né obbligatoria, né vincolante. Una sentenza che non si limita ai soli Stati ricorrenti perché, come ha spiegato lo stesso giudice O’ Connor, “un provvedimento geograficamente limitato sarebbe inefficace”.
    Il vicegovernatore del Texas Dan Patrick non si accontenta e lo scorso gennaio presenta di un progetto di legge che richiede l'uso dei bagni a seconda del sesso registrato alla nascita negli edifici governativi e nelle scuole. Un'iniziativa simile a quella già varata dal North Carolina, definita una mossa discriminatoria dai movimenti lgbt, che suscitò la reazione di alcuni Vip, fra quali Bruce Springsteen, e delle multinazionali che diedero vita a durissime ritorsioni economiche.
    La parola fine arriva quindi dal nuovo presidente Trump che fino ad ora ha dato prova di non dare il minimo peso agli strali provenienti dai circuiti del politicamente corretto.
    E se l’America è in piena fase di rigetto, l’Italia sembra essere in balia rispetto a queste sperimentazioni sociali. L’offensiva arcobaleno sui wc è appena cominciata. Da ottobre Bologna ospita i primi bagni gender fluid di Italia, sono stati installati presso il ristorante ‘Vetro’, locale all’interno delle serre dei Giardini Margherita. Stefano Follador, presidente della cooperativa che gestisce il punto ristoro, ha spiegato all’edizione bolognese del Corriere che in questo modo i clienti sono tutti uguali anche nell’uso del bagno. Bisognerebbe chiedere alle signore se preferiscono farla in piedi, ma ovviamente l’aspetto urologico non può intralciare l’avanzata del progresso.
    Il 29 gennaio scorso sono stati poi aperti i primi bagni pubblici dedicati anche al “terzo sesso”. Ad Ospedaletto D’Alpinolo, in provincia di Avellino, il sindaco Antonio Saggese ha inaugurato le toilette: una per gli uomini, una per le donne e uno con la scritta "no gender". Il primo cittadino lo ha definito un “gesto di civiltà”. Lo stesso paese del Sannio pochi giorni dopo ha ospitato Vladimir Luxuria, la madrina della battaglia per i water gender fluid condotta, senza successo, in Parlamento nel lontano 2006.
    Trump tira l'acqua e chiude il bagno transgender

    CIRCOLO GAY ONORA INTELLETTUALE PRO-PEDOFILIA E COPROFAGIA
    No finanziamenti pubblici a coprofagi e filocoprofagi
    Dopo avere passato giornate a parlare di lesioni anali e infezioni, oggi parliamo di escrementi.
    Il tema di oggi è la coprofagia. Moltissimi intellettuali gay inneggiano alla coprofagia. Tra i più famosi Mario Mieli e la /il filosofa/o ex Beatrice Preciado, attualmente Paul Preciado.
    A Mario Mieli è intitolato il circolo lgbt di Roma. Mario Mieli, definito da Liberazione il più grande intellettuale queer italiano. Autore del testo Elementi di critica omosessuale , dove parla della sublime bellezza di pedofilia, necrofilia e coprofagia.
    Riporto alcune righe: «Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensi' l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si', possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica »
    (Elementi di critica omosessuale, pag. 62, 2002)
    Per coloro che abbiano difficoltà a capire la astrusa prosa, c’è scritto che è giusto desiderare eroticamente i bambini e chi lo fa vuole bene ai bambini perché loro lo vogliono.
    Quindi Mario Mieli riconosceva di avere desideri erotici nei confronti di bambini: questo lo classifica come pedofilo: come spiegato nell’ultimo dsm il desiderio semplice senza passare all’atto dà la classificazione di pedofilia. Poi discutiamo se sia un normale orientamento sessuale ( teoria dsm) o la più orrenda e nauseante delle perversioni sessuali (teoria nostra). Possiamo definirla filopedofilia cosi' tronchiamo le discussioni.
    Della filopedofilia di Mario Mieli e, quindi, di tutti gli iscritti di un circolo intitolato a lui, parleremo un’altra volta. Ora parliamo della coprofagia: Mario Mieli faceva spettacoli teatrali dove mangiava gli escrementi suoi e del suo cane, crudi e sconditi. E’ famosa la sua esibizione pubblica all’Ompo’s, durante la quale si esercito' in questi atti (anche con gli escrementi del suo cane). Il poeta gay Dario Bellezza (morto di AIDS) ironizzo' cosi': «A Mario è rimasto altro che mangiar la m…, per far parlare di sé». Uno non mangia gli escrementi suoi e del suo cane per far parlare di sé: uno mangia gli escrementi suoi e del suo cane solo se il suo odio per l’uomo che vuol profanare profanando se stesso ha raggiunto livelli totali.
    Un altro esempio di intellettuale gay, cioè di odio di se e dell’umanità, lo troviamo nella filosofa Beatrix Preciado, che da qualche tempo si è fatta castrare, ha subito un intervento ai genitali e sta prendendo testosterone e si fa chiamare Paul, ma le sue cellule, tutte, continuano a essere XX. Madre natura è un’arcigna megera, e sta ottusamente arpionata alla realtà.
    Riporto un brano di Beatrix, un’autrice gay famosa e importante, pubblicato il 17 gennaio 2014 su Liberation, che riassume il suo pensiero: sciopero dell’utero totale e definitivo per tutte le donne, sostituzione della dualità vagina / pene, con la dualità ano/ vibratore.
    “Da questa modesta tribuna, io invito tutti i corpi ( delle donne ) allo sciopero dell’utero. Affermiamoci come cittadine intere e non come uteri riproduttivi. Attraverso l’astinenza, attraverso la omosessualità, ma anche attraverso la masturbazione, la sodomia, il feticismo, la coprofagia, la zoofilia ( non vuol dire avere il micetto e mettere la foto su fb, ma vuol dire avere rapporti erotici con gli animali) e l’aborto. Non lasciamo penetrare nelle nostre vagine una sola goccia di sperma nazionale cattolico”.
    L’omosessualismo odia la vita. E ama la coprofagia. Le feci sono morte. Questa roba è cultura di morte. Non sono quattro tizi che campano come gli pare, a te cosa ti cambia. Questa è cultura di morte. In una nazione libera qualcuno talmente problematico da mangiare escrementi deve essere libero di farlo, ma che il denaro pubblico finanzi il circolo intitolato a Mario Mieli, mangiatore di escrementi (crudi e sconditi) è un pericoloso incitamento a pratiche coprofaghe che stanno aumentando l’incidenza dell’epatite A. Possiamo dire che la coprofagia fa schifo senza essere inquisiti di razzismo?
    Vaccinazione anti-epatite A negli omosessuali maschi | Epatite
    L'epatite A: sintomi, diagnosi e terapie | Curare il fegato
    A questi indirizzi (oltre che a numerosi altri) troverete le informazioni sul rapporto tra epatite A e la cosiddetta omosessualità maschile, termine scorretto con cui si indica l’atto dell’erotismo anale, o, meglio, per usare un termine letterario e biblico la Sodomia.
    L’epatite A è un virus orofecale. E per oggi possiamo chiudere.
    La coprofobia è un diritto umano.
    Lo scopo di tutto questo? Ottenere il blocco di qualsiasi finanziamento a qualsiasi titolo dei circoli lgbt.
    Circolo Gay onora intellettuale pro-pedofilia e coprofagia | VoxNews

    Ungheria: sindaco bandisce moschee e gay
    Primo cittadino paesino: 'Siamo bianchi, europei e cristiani'
    (ANSA) - BUDAPEST, 17 FEB - Il sindaco di un comune ungherese al confine con la Serbia, Asotthalom, con un'ordinanza ha bandito il velo islamico, la costruzione di moschee e i gay.
    Laszlo Toroczkai, il primo cittadino del centro di 1.800 anime, fa parte della direzione nazionale del partito ultranazionalista Jobbik. "Qui siamo tutti bianchi, europei e cristiani, non vogliamo immigrati e omosessuali", ha detto alla Bbc britannica. Nel comune vivono due persone musulmane, integrate da tempo nella società locale.
    Il prefetto (rappresentante del governo) oggi ha presentato una denuncia alla Corte suprema per l'abrogazione dell'ordinanza locale. "Il sindaco non ha competenza di cambiare la legge nazionale sulla convivenza e sulla libertà di fede", ha fatto presente nel suo ricorso. Sul caso potrà pronunciarsi anche la Corte costituzionale, per l'eventuale abrogazione dell'ordinanza. Il partito Jobbik, secondo nei sondaggi, punta a prendere il posto del premier Viktor Orban alle elezioni del 2018.
    Ungheria: sindaco bandisce moschee e gay - Ultima Ora - ANSA.it

    ATENE: IL PARADISO DEI GAY A CACCIA DI PROFUGHI MINORENNI – STORIE CHOC
    Amir è un clandestino afghano di 16 anni. Ogni notte attraversa la strada, attento a non farsi vedere, e con un gruppo di colleghi di un vicino ‘campo profughi’ si addentra nel buio di un parco di fronte al campo di Elliniko, nel quale vive da mesi, alla periferia di Atene. Lo aspettano i suoi clienti gay: Atene, con le sue migliaia di giovani e giovanissimi maschi pakistani e afghani è diventata la nuova mecca dei gay europei in cerca di carne fresca a basso costo.
    Ogni notte si prostituiscono per meno di trenta euro, sotto gli occhi del governo greco, che gestisce il campo e fa finta di non vedere.
    Dietro un albero, ben nascoste, le decine di preservativi e fazzoletti usati sono il racconto di quello che accade tra i cespugli quando cala il sole. All’interno di questa cornice desolante avvengono gli incontri tra i clandestini e i gay a caccia, perlopiù anziani.
    “La prima volta è successo nei pressi di piazza Syntagma, in pieno centro. Un vecchio mi si è avvicinato e mi ha fatto l’occhiolino. Solo dopo ho capito”, racconta Amir, seduto su una delle panchine del parco. “A volte mi toccano. Mi si siedono accanto e mi stringono il braccio per farmi capire che vogliono venire a letto con me”.
    “Fare sesso con questi uomini mi provoca un grande senso di colpa. Per questo cerco di non far sapere a nessuno del campo quello che in realtà facciamo. Me ne vergogno”, spiega Amir.
    “Credo che questi vecchi siano malati di mente, ma ho bisogno di soldi per comprarmi i vestiti, per mangiare quello che mi piace e per potermi comprare le sigarette”.
    E' arrivato ad Atene circa un anno fa. I suoi fratelli e le sue sorelle sono rimasti tutti nella provincia afghana del Panjshir, dove non ci sono guerre. Lui, invece, ha deciso di ‘cercare fortuna’ in Europa richiamato dagli appelli demenziali della Merkel. E ora è rimasto bloccato ad Atene, a fare da schiavo sessuale di volontari e gay assatanati.
    “Se non facessi questo lavoro non avrei nulla. Non avrei soldi e non potrei nemmeno parlare con i miei fratelli”, racconta, tirando fuori dalla tasca il suo smartphone nuovo di zecca.
    Amir, come altri suoi colleghi clandestini da mesi vive all’interno del vecchio terminal delle partenze di Hellinikon, l’ex aeroporto internazionale di Atene, all’interno del quale il governo greco ha improvvisato il campo di Elliniko, che oggi ospita circa 3mila migranti, provenienti principalmente dall’Afghanistan. Per non mischiare le etnie.
    Scrive il giornalista greco:
    A Pedion Areos, un parco in pieno centro noto agli ateniesi per lo spaccio e la prostituzione minorile, incontro Said. Dice al mio traduttore, un afghano sulla trentina che lavorava per la Nato, di avere vent’anni, ma è difficile credergli. Ne dimostra molti di più. Le mani di Said, un afghano Hazara dagli occhi a mandorla che vive e dorme in strada, sono invase dalle piaghe.
    Trascorre le sue giornate a fumare una nuova droga, ricavata dall’acido delle batterie delle automobili, in una radura all’ingresso del grande parco, insieme a un gruppo di tossicodipendenti. E' la sisa: la droga della crisi, anche conosciuta come “la droga dei poveri”. Said non sembra troppo interessato alle chiacchiere e ha solo un obiettivo: trovare la sua dose giornaliera.
    Oltre il cancello del parco, si erge lo scheletro di una città in declino, che conserva ancora il fascino di una grande capitale e i sogni disperati di chi la vive. Come Alexis, un ragazzo greco di 34 anni che sogna di tornare a fare il fotografo. Ha studiato all’università e parla un perfetto inglese. Porta sempre con se un sacchetto sgualcito di plastica nel quale conserva alcune matite colorate e un foglio. Disegna. E si buca. E cosi' evade dall’universo spettrale nel quale è piombato da tempo.
    Basta fare un giro verso sera per i vialetti desolati del parco, per imbattersi in almeno una trentina di vecchi seduti sulle panchine nascoste tra gli ulivi. Alcuni fanno finta di camminare e quando si sentono osservati, si girano di scatto, nevrotici. Altri guardano nel vuoto e aspettano.
    Altri ancora non hanno problemi a manifestare le loro voglie. “Cercate dei giovanotti? Se li trovate fatemelo sapere, mi raccomando, li sto cercando anche io”, rivela un anziano sulla sessantina, con una risata sinistra e famelica. La risata di chi aspetta da ore la sua prossima preda.
    “Questi uomini hanno una bella vita e solitamente arrivano con una bella macchina. Quando non facciamo sesso con loro in macchina o nel parco qui davanti, andiamo a casa loro, al caldo. Dura una decina di minuti e poi me ne vado”, racconta. “Quando usciamo di notte nel parco, uno di noi fa da palo, per assicurarsi che nessuno arrivi o ci veda”.
    Come lui, che ha speso circa 7mila euro per raggiungere l’Europa e si è ritrovato bloccato in un limbo, sono migliaia i ragazzi giovani che presi dallo sgomento cedono agli orrori della strada.
    “Ho smesso di andare a Pedion Areos. E' pieno di eroinomani e una volta sono stato attaccato di notte. Hanno provato a rubarmi il telefono. Per questo adesso cerchiamo di girare sempre in gruppo. Saremo una decina in tutto, nel campo, e sono tutti più piccoli di me. Per andare dai clienti normalmente facciamo i turni, per poter mangiare e dormire tra un incontro e l’altro”, spiega.
    “Ormai ho esperienza, sai? So bene che cosa significa quando un uomo mi guarda sull’autobus o in treno e mi sorride. Lo capisco, so quello che vuole. Posso leggerglielo negli occhi”, si ferma un momento e scorre le foto sullo schermo del suo Samsung. Ne mostra una in cui rischia la vita agganciato sotto a un tir e con orgoglio confessa: “Questo sono io. Voglio attraversare il confine. Ci voglio riprovare”.
    Questa è l’immigrazione. Sfruttamento dell’uomo sull’uomo. L’immigrato danneggia i più deboli ed è sfruttato dai più pervertiti. Li illudono, e loro pagano migliaia di euro per fuggire non, dalla guerra, ma da una vita normale e piuttosto benestante: poi finiscono per dare il culo a chi ne invoca l’accoglienza.
    Atene: il paradiso dei gay a caccia di profughi minorenni ? STORIE CHOC | VoxNews

  10. #180
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Una fetida e costosa dark room di Stato Il caso Unar svela la perversione dei circoli gay
    di Andrea Zambrano
    Lo Stato italiano sta pagando un’enorme dark room, dal Piemonte alla Sicilia passando per Roma e Milano, in cui il proibito del sesso gay diventa realtà, persino la prostituzione, lo scambismo e la promiscuità più sfrenata. Lo scoop delle Iene, che ha portato alla luce lo spettro della prostituzione gay e l’esistenza di circoli only gay affiliati ad un’associazione beneficiata da oltre 55mila euro dell’Unar, l’ufficio anti discriminazioni della Presidenza del Consiglio, ha mostrato una scomoda verità: con la scusa della battaglia contro la discriminazione degli omosessuali, per la quale l’Unar ha emesso un bando, si fanno vivere quei privé mascherati da circolo culturale per non pagare le tasse.
    Ma il problema non è meramente economico. Ieri la vicenda andata in onda con tanto di telecamera nascosta sulle reti Mediaset ha coinvolto la politica, e non poteva essere altrimenti. Con il senatore di Idea Carlo Giovanardi che ha tuonato contro l’Unar pretendendo dal Governo spiegazioni su come i soldi dei contribuenti vengono elargiti a tutte quelle associazioni che con la scusa dell’antidiscriminazione verso i gay, in realtà si occupano di ben altro. Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni ha chiesto addirittura la chiusura dell’ufficio governativo, nato per combattere le discriminazioni razziali ma che negli anni ha preso via via una precisa connotazione omosessualista e gender oriented con la scusa della promozione culturale. M5S, Forza Italia e altri partiti hanno protestato. Ma anche i movimenti pro family di Gandolifni e pro life come Pro Vita. Così la Boschi ha sospeso in autotutela il finanziamento e Spano si è dimesso. Ma la vicenda, è chiaro, non può finire qui.
    Secondo Giovanardi è il Sottosegretario Maria Elena Boschi a doversi presentare in Aula per spiegare come sia possibile che la Presidenza del Consiglio tramite l'Unar finanzi Circoli dove si “pratica la prostituzione e ogni tipo di aberrazioni sessuali” chiedendo “nel frattempo di bloccare i finanziamenti pubblici se non ancora erogati”. Il riferimento è ai 55mila euro ottenuti a novembre da un’associazione di area, la Anddos, Associazione Nazionale contro le discriminazioni di orientamento sessuale. Anche perché l’Unar per legge dovrebbe occuparsi soltanto di discriminazioni razziali ed etniche, ma nel tempo ha iniziato anche a seguire il filone omo. E Anddos è beneficiaria di quei soldi erogati dall’Unar sulla base di specifici progetti presentati con la scusa dell’antidiscriminazione. Il servizio delle Iene invece mostra che in uno dei circoli affiliati alla Anddos si pratica la prostituzione gay. Ma andiamo con ordine.
    Si tratta di un bando di oltre 900mila euro dell’Unar diviso per categorie. La prima si riferisce a progetti nel campo dell’accoglienza ai migranti per la prevenzione delle discriminazioni etnico-razziali, la seconda a progetti riservati ai rom e ad altre minoranze. Ma è con il terzo settore, quello classificato come C che l’Unar si apre al finanziamento a quelle realtà che promuovono l’omosessualismo in chiave di affermazione dei diritti Lgbt. All’Arcigay di Roma vanno 20.000 euro, alla lista Lesbiche Italiane 13.000 Euro, l'Arcigay nazionale 74.430, l'Lgbt Mit 75.000, il Cirses, finanziato pure dalla Regione Lazio, con altri 75.000, tutte associazioni collegate al mondo Lgbt. E nell’elenco compare anche la Anddos beneficiaria di 55mila euro. Con quale progetto? Questo sarà l’interpellanza apposita a chiarirlo con una richiesta di acceso agli atti.
    Intanto si chiarisce qual è il nesso tra la Anddos e le dark room del sesso gay. Di fatto la Anddos funziona come “collettore”, affiliando tutti quei locali per gay che hanno tutti una caratteristica comune: sono circoli culturali e vengono presentati spesso come saune. Sul portale di Anddos alla voce circoli si vede in primo piano due uomini nudi in sauna e la scritta accattivante e per nulla ambigua: "I circoli Anddos sono luoghi sicuri, pensati per il tuo benessere, dove potrai condividere esperienze, trovare accoglienza, manifestare appieno la tua sessualità ed essere pienamente te stesso". Che cosa ci sia di culturale in una “dark sauna” è presto detto. Manifestare appieno la sessualità è frase abbastanza esplicita per un sito del genere. Ci manca solo il cartello: "qui, sesso gay!".
    Nel portale della Anddos compaiono, divisi per regione tutti i circoli del proibito. I quali in questo modo svolgono un’attività ludico-commerciale con la scusa dell’attività culturale. Per pagare meno tasse, certo. Ma anche perché, come detto dall’anonimo intervistato dalle Iene “qui le donne non entrano e neanche la Polizia e l’unica cultura e quella che si fa col cul…”. Bisogna soltanto associarsi, cioè iscriversi all’Anddos, che è dunque l’unico lasciapassare per entrare nel club del proibito gay. Tutti circoli, presentati con nomi altisonanti e accattivanti, hanno l’obbligo di essere associati ad Anddos e così anche i loro fruitori. Insomma: gay e soprattutto iscritti ad Anddos. Ed è in uno di questi circoli sparsi in tutt’Italia che la Iena Filippo Roma è entrata constatando come al suo interno l’unica attività culturale sia quella del sesso, promiscuo o a pagamento. Pizzicando qua e là, dalla Liguria alla Campania infatti tutti i circoli vengono presentati in questi modi:
    Iscriviti al nostro circolo per divertirti, rilassarti, conoscere altri ragazzi, in un luogo sicuro e privo di discriminazione di ogni genere. Il nostro circolo offre 800 mq di locale ricavato da una vecchia fabbrica situata nel semi interrato al centro della città, offre un ambiente molto soft illuminato con candele e luci soffuse che avvolgono chi la frequenta in un’atmosfera calda e accogliente. Ambienti con musica diffusa curata e scelta in modo minuzioso da un cultore del settore. 400 mq di labirinto molto curioso e una serie di cabine e dark sparse per la struttura, due sling room e… . L’ingresso è riservato ai soci Anddos.
    A che cosa servono i labirinti? Che cosa siano invece le dark, è presto detto. Trattasi di stanze buie dove all’insegna della promiscuità più perversa ci si incontra, si fa sesso e neanche ci si saluta. Mentre per quanto riguarda le sling room, rimandiamo alla prudenza del lettore dopo una semplice ricerca su Google. Così come, rivolgersi a internet, (qui siamo in un circolo del sud Italia) il “mega glory hole”, dove la pratica, oscena, è spesso frequentata. In sostanza: non è la Anddos che pratica la prostituzione, come si potrebbe pensare, ma la Anddos è l’etichetta sotto la quale si celano centinaia di piccoli club privati, che fanno business col sesso gay. Nel frattempo, mentre la Anddos “garantisce” ai club il timbro della antidiscriminazione, l’associazione presenta la sua faccia istituzionale come benemerita per la causa omo. Si tratta di un’associazione giovane, nata nel 2012 nata da una costola dell’Arcigay che con Arcigay è affiliata e collabora, ma che ha al suo attivo già una 70ina di circoli sparsi per l’Italia. In pratica chi ha la tessera di Anddoss può entrare nei circoli Arcigay e viceversa.
    Ma Andoss è anche molto attiva sul fronte istituzionale e politico. Ne è prova la vicinanza tra la stessa Anddos e il direttore dell’Unar, quel Francesco Spano che nel servizio con le Iene nega di essere iscritto all’associazione beneficiata dal suo stesso ente, ma che alla domanda, se la svigna senza dare ulteriori spiegazioni. Ieri, dopo la messa in onda del servizio Spano non ha replicato, si è solo dimesso, ma se non si ha ancora la certezza che il funzionario non sia iscritto, di sicuro conosce questa realtà. Lo dimostra la foto scovata da Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia, che per primo l’anno scorso aveva denunciato l’esistenza di dark room mascherate da centri massaggi. L’immagine raffigura lo stesso Spano con il presidente della Anddos nel corso dell’inaugurazione della nuova sede dell’associazione la scorsa primavera. Spano, si legge nell’articolo, aveva visitato i locali nella sua veste di direttore dell’Unar.
    Ma i sospetti sull'ormai ex direttore non si fermano qui. Giovanardi ha chiesto al Governo con quali criteri sia stato scelto Spano alla guida dell’Ufficio. Anche perché non è dipendente pubblico, ma esterno alla Presidenza del Consiglio. Per quali credenziali Spano è stato scelto? Se lo chiedono in molti ora anche a giudicare dal suo curriculum. Avvocato presso il foro di Grosseto, Spano ha collezionato numerosi incarichi in ambito universitario come docente di Master alla Sapienza di Roma, responsabile del Dipartimento per le politiche per il dialogo interculturale, consulente dell’agenzia dell’Onu Unicri e coordinatore della consulta giovanile nazionale per il pluralismo religioso e culturale.
    Ma è nell’ambito religioso che ha collezionato il maggior numero di incarichi: oltre ad essere stato direttore del centro culturale della sua Diocesi di Pitigliano e Orbetello, Spano si è occupato di corsi di liturgia e pastorale del matrimonio, di diritto ecclesiastico, di pastorale liturgica e libertà religiosa. Dal curriculum sembra provenire dal mondo cattolico. Eppure da direttore dell’Unar sostiene le tesi dell’omosessualismo. “Sembra di rivedere in fotocopia – è lo stesso sospetto di Giovanardi - la vicenda di Benedetto Zacchiroli chiamato recentemente a ricoprire l'incarico di responsabile dei rapporti con il mondo cattolico, notoriamente militante del circolo Gay il Cassero di Bologna” e che in una intervista a l’Espresso si è definito teologo gay.
    Insomma: soldi, incarichi, prebende, diffusione di ideologie mascherate da diritti. Ce n’è abbastanza per una storiaccia tipica all’italiana. Senza dimenticare il ruolo svolto dall’Unar che sta acquisendo sempre più potere nella diffusione della gender theory e dell’omosessualismo, ma che in realtà, come ampiamente dimostrato dallo stesso Giovanardi e da Eugenia Roccella non avrebbe nessun titolo per occuparsi di diritti gay e cultura Lgbt. Se è un regolamento di conti all’interno del mondo gay o l’inizio di uno scandalo sarà il tempo a dirlo. Quel che è certo è che il Governo quest’anno ha dato almeno 400mila euro di finanziamento a realtà che, almeno nel caso di Anddos, mostrano tutta la loro ambiguità e nel caso di lista Lesbiche Italiane, che di soldi ne ha ricevuti 13mila, tra le altre cose si occupa anche di cruising, cioè fare agenzia di incontri tra le Saffo che frequentano il portale. Anche questa sarà cultura?
    Una fetida e costosa dark room di Stato


    "Io, andata e ritorno nell'inferno delle dark room"
    Di Tolve e la verità sui gay sfruttati per fare soldi
    di Andrea Zambrano
    “I miei occhi hanno visto la perversione che si nasconde in quelle dark room. Finalmente l’opinione pubblica ha scoperto quello che da anni denuncio”. Luca Di Tolve ricorda. Ricorda tutto, non serve evocare le Muse. Tutto è impresso nella sua memoria: l’odore nauseabondo dei corridoi dove si pratica il glory hole, quelle braccia infilate negli orifizi più intimi. E la droga: a fiumi, che scorre nei sotterranei della patina addolcita del mito Lgbt che mostra il suo volto presentabile per fare incetta di consenso e di soldi.
    “Tanti soldi e tanto sesso, sono le due armi con le quali l’ideologia omosessualista conduce alla perdizione giovani fragili, inesperti, a cui nessuno spiega nulla dell’amore umano, del progetto di Dio, del dolore e della sofferenza. Entrano nei locali mostrando la tessera dell’associazione di appartenenza, che garantisce l’esclusività del club e vengono dotati di preservativi a vagonate. Poi per loro inizia la giostra infernale tra glory holes, labirinti e sling room, tra saune promiscue e sale massaggi dove l’obiettivo finale è quello di usarsi senza relazioni. Solo sesso. Solo disperazione”.
    Ex gay. Per le lobby gay e i media maistream Luca di Tolve è un rinnegato, è la pietra d’inciampo al loro progetto di presentare l’ideologia omosessualista come la realizzazione della felicità in terra. Invece Luca è un uomo, prima di tutto. Un uomo che ha sofferto, è sceso negli abissi del dolore ed è risalito guardando in faccia quel dolore che per tutti era soltanto normale. Ed è rinato scoprendo la gioia dell’amore e della paternità. Il suo libro “Ero gay” (Citta Ideale) uscirà tra dieci giorni con l’ennesima ristampa. Con tante nuove verità sul mondo gay che lo teme perché ha squarciato un velo sul grande inganno dell’omosessualismo.
    Luca, che sensazione ha provato in questi giorni dopo il servizio delle Iene?
    Ero felice perché la verità su quei circoli privati l’ho vissuta, ho fatto parte dell’Arcigay e sapevo come venivano utilizzati. Non sono sorpreso di quello che è emerso. Sono stupito che siano state le Iene a farlo emergere, dato che mi hanno sempre attaccato facendomi apparire come un burattino. E questo mi fa sorgere alcuni dubbi.
    Quali?
    Che non sia stata certo una manovra per scardinare questo sistema Lgbt. La mia opinione è che ci sia una lotta intestina tra l’Arcigay e altre associazioni perché questi locali sono sempre stati affiliati all’Arcigay. Nel mio libro dimostravo che per accedere a questi “circoli culturali” fosse indispensabile entrare con la tessera dell’Arcigay con la scusa del sostegno alle discriminazioni etc… etc..
    Tutti quindi avevano la tessera?
    Certo. Era obbligatorio. Ed è così ancora. La gran parte dei circoli con dark room e altre perversioni richiede la tessera dell’Arcigay o di Anddos. Il punto è che cosa c’entri con questi circoli una realtà registrata come associazione di promozione sociale che prende tantissimi soldi pubblici per le sue attività, non solo attraverso l’Unar. Ma forse non è una domanda retorica. E’ il cuore del problema.
    Che cosa intende dire?
    Che il sesso è il motore che fa muovere l’industria gay. Tutto è incentrato a fare sesso. L’attività di promozione sociale è solo una parvenza che si dà all’esterno. Che le lobby portano avanti con la solita tecnica dell’intimidazione. E’ stato così anche quando il manuale diagnostico ha eliminato l’omosessualità come una malattia. Non è stata una decisione scientifica, ma una pressione di lobby che con l’intimidazione è riuscita a portare a casa il risultato.
    Che cosa ricordi di quei luoghi?
    La prima volta che vi entrai fu intorno al 1985. Avevo 15 anni. Da una parte di ballava il liscio, nell’altra c’era la discoteca di tendenza. Era un mondo colorato e fuori dagli schemi, molto cinematografico sembrava un carnevale perenne. C’erano le serate con Amanda Lear, ci sentivamo fuori dagli schemi, ma c’era un tendone dietro il quale si accedeva alla dark room. Si entrava e dentro si facevano quelle cose che abbiamo visto tutti. Il locale si chiamava One Way, credo esista ancora.
    Anche sesso a pagamento?
    Questo succedeva nelle saune. Ma anche in questo caso si trattava di circoli affiliati ad Arcigay.
    Ci si chiede perché la Polizia non sia mai entrata?
    In realtà ho letto di alcune retate, ma forse fanno meno notizia. Però è anche vero che secondo una logica libertaria il popolo deve scaricarsi, bisogna alleggerire l’impatto sociale, così su alcune cose si chiude un occhio.
    In questi giorni si è scoperto che il “catalogo” è molto variegato.
    Sì. Anche allora c’erano tanti tipi di locali. C’era quello dove potevi provare il glory hole, c’erano i locali “make it party” dove sei tutto nudo e gira droga a gogo. Andate a leggere le chat su gay.it. C’è chi racconta di essere stato drogato a sua insaputa.
    Cioè droga libera senza consapevolezza?
    Anche. Noi la chiamavamo “Ciao bambina”, era una droga come il popper importata dai trans brasiliani che viene chiamata droga dello stupro, ti fa solo dire sì o no. E uno non si ricorda più niente. Io me la ricordo, mi trovai in una situazione simile e scappai.
    La droga è una costante.
    Sì. Ci sono i locali dove gira la cocaina e sono quelli cosiddetti fashion. E poi ci sono i locali cruising.
    Cioè?
    Locali dove si fa sesso a caso, con chi capita, dove c’è il labirinto. All’ingresso ti danno il preservativo, lo Scottex e via. Il mondo gay militante è fatto così. Questo dimostra che l’ideologia gay non punta al bene della persona. All’interno di questi circoli non nasce mai l’amicizia. Tutto è finalizzato al sesso, infatti la mia storia dimostra che quando ho iniziato il mio percorso di rinascita tutti mi hanno voltato le spalle. Non esiste la relazione umana. E noi vogliamo mandare queste persone che hanno così difficoltà di relazione a insegnare nelle scuole l’amore. Mai!
    Che cosa vede nei corsi sulle teorie riparative che svolge con la sua associazione gruppo Lot? Le parlano di questi locali?
    Certo. Arrivano ragazzi che hanno bisogno di aiuto, ma che viene negato. Ci raccontano delle umiliazioni subite e di come psicologi e le stesse associazioni come l’Arcigay li scoraggino perché noi per loro siamo odio, sanno che questa è verità ma non vogliono che venga detta. Ecco perché penso che i gay militanti siano i nuovi marxisti.
    Che cosa dice a questi ragazzi?
    Che bisogna riconoscere la verità. Tutti hanno il diritto di sapere come si comporta questa gente e da chi è fomentata. Ma la verità non la si riconosce neanche quando è sotto gli occhi di tutti. Basta andare al Mamamia di Viareggio, dove c’è una intera spiaggia dedicata ai gay. L’Arcigay fa i suoi comizi per indottrinare la gente e poi nel parco di fianco succede di tutto. Lo sanno tutti.
    Se molti frequentatori stessero leggendo questa intervista, che cosa si sentirebbe di dire?
    Che sono usati per fare soldi. Non siamo noi gli omofobi, perché l’amore umano non è questo. Quando loro hanno finito di amarsi non si completano come l’uomo e la donna, infatti sorgono liti, vendette.
    Prima ha parlato della droga. Perché secondo lei serve?
    Perché tutto è incentrato a creare una dipendenza. Ho lavorato nel settore del turismo gay, si noleggiano ancora le navi da crociera più grandi del mondo e salgono a bordo oltre 4000 persone. Tutto è incentrato a creare dipendenza, i gay vengono usati come macchine da spremere per fare soldi. E dico questo perché quando ero in Arcigay sentivo questi discorsi: il tesseramento serviva a fare numero. E fare numero significa fare soldi. E fare soldi significa condizionare la politica. Proprio quello che sta accadendo oggi.
    "Io, andata e ritorno nell'inferno delle dark room" Di Tolve e la verità sui gay sfruttati per fare soldi

    "Il governo revochi i fondi alle associazioni Lgbt"
    Filippo Savarese chiede un cambiamento radicale dell'Unar e la revoca dei bandi che hanno assegnato migliaia di euro a quelle associazioni Lgbt che operano in ambienti dove la promiscuità regna
    Francesco Curridori
    "Ora è importante far capire che, anche se si sono denunciate fra di loro, tutte le realtà lgbt fanno esattamente le stesse cose nei loro circoli". Filippo Savarese, portavoce di Manif Italia per ilGiornale.it, commenta le notizie che provengono dal mondo delle associazioni Lgbt che ricevono fondi statali.
    "Tutti i bandi devono essere assolutamente revocati perché è impensabile che il governo assegni centinaia di migliaia di euro ad enti che pretendono di svolgere attività di contrasto alla discriminazione in ambienti con una connotazione commerciale e a sfondo sessuale", attacca Savarese prendendo di mira il centro Il Cassero di Bologna che, secondo quanto ha scoperto il quotidiano La Verità, ha pubblicato, in collaborazione col Mit (Movimento Identità Transessuale) un opuscolo per una campagna sulla salute sessuale in cui si descrivono situazioni molto oscene. Anche in questo caso, sia il Cassero sia il Mit, si sono visti assegnare 140mila euro ognuno grazie al bando dell’Unar. "Bando che è stato sospeso ma noi - aggiunge Savarese - chiederemo al dipartimento delle Pari Opportunità che anche in questo caso si revochi l’assegnazione dei fondi, come fatto per l’Andos". I movimenti come Manif denunciano da tempo denunciano queste situazioni di cui sono a conoscenza "perché le associazioni Lgbt sponsorizzano nei loro siti e nei loro volantini la presenza nelle loro sedi delle dark room" e pertanto le consideriamo titolare ad "entrare nelle scuole italiane a parlare di sessualità e affettività".
    Per Savarese quelle lezioni "si basano su un modello che è totalmente fuori dal sentire comune ma anche fuori da ogni parametro di sicurezza visto che, nella maggior parte dei circoli, vi è una notevole promiscuità e chi ha un certo stile di vita non può andare a insegnare nelle scuole". Il tentativo di introdurre la teoria gender nelle scuole nasce nel 2013 quando con "la strategia nazionale Lgbt", promossa dall'Unar e finanziata dalla Fornero che aveva la delega sulle Pari Opportunità con 10 milioni di euro."Ora chiediamo che venga smantellato ogni collegamento tra il Miur del ministro Fedeli e il dipartimento Pari Opportunità da cui dipende l'Unar perché - sottolinea Savarese - a noi interessa anzitutto la libertà educativa dei figli, cioè che li stiamo mandando a scuola per imparare italiano, storia, matematica e non l’ideologia gender o perversioni e promiscuità".
    "Il governo revochi i fondi alle associazioni Lgbt" - IlGiornale.it

    IL PAGATORE DI FONDI PUBBLICI ALLE ORGE OMO E’ GIUSTAMENTE INDIGNATO
    Maurizio Blondet
    “Macchina del fango contro di me – Valuterò nelle prossime settimane come procedere a tutela della mia onorabilità. Persone vigliacche che non esitano a denigrare chi compie con lealtà e correttezza il proprio dovere, come sarà presto totalmente evidente anche in questa vicenda». Questo è Francesco Spano, il direttore dell’UNAR –l’ufficio contro la Discriminazione presso la presidenza del Consiglio – che ha finanziato coi soldi pubblici un circolo di omosessuali, di cui è anche socio tesserato.
    Dopo la scoperta della natura del circolo di finocchi (prostituti ed orge omo con spaccio annesso), la reazione del personaggio è l’indignazione. Si è dovuto dimettere (su richiesta della Boschi), ma “le mie dimissioni non sono ammissione di colpa”. Ma è vero che aveva la tessera del circolo di sodomiti? “Non so come sia potuto succedere”. Prima aveva negato. Adesso: “ Potrei aver fornito i miei dati per l’ingresso in un locale di tutt’altro tipo, ma associato a quel circuito».
    Un altro che a sua insaputa: Risposta tipica delle oligarchie che ormai si sanno invulnerabili padrone, e degne di ricevere tutti gli omaggi. Come l’indignazione: come osate voi plebaglia omofoba? «Questa squallida vicenda – lamenta l’indignato – mi ha tolto la passione che questo lavoro merita. Quando si ha a che fare tutti i giorni con la sofferenza delle persone ci vuole una dedizione totale”. Ecco il male che gli avete fatto: gli avete tolto la passione, adesso non ci trova più gusto. Avete abbandonato alla sofferenza rom e kulandre orgiastiche che lui curava. Gli è rimasto soltanto il cappottino arancione. A voi, il biasimo e la condanna per come avete sputato sui nuovi comandamenti di Papa Bergoglio.
    Un bisognoso di assistenza pubblica
    Sì, perché si scopre che Spano è un esponente perfetto della neo-chiesa tutta accoglienza e chi sono io per giudicare. E’ un cattolico, ha studiato alla Scuola superiore “Sant’Anna” di Pisa e presso l’”Institut catholique de Paris” (oltre la “School of Law” della University of California di Berkeley), ha pure insegnato religione.
    Basta andare sul suo profilo Facebook per vedere come abbia recepito totalmente, nuovo apostolo, la dottrina della nuova religione: battaglie per i diritti dei migranti, per l’inclusione dei rom, per l’ecologia, o ovviamente per i diritti” dei sodomiti. Ha postato su Facebook la sua gioia quando è stata approvata la legge Cirinnà, la sua esultanza quando “i fratelli austriaci” hanno votato contro “la destra populista”, e lodi all’arcivescovo (nuovo) di Bologna che ha “aperto il convegno della Caritas ricordando il dramma delle persone transessuali che versano in stato di povertà. Abbiamo acceso una lampada perché non resti sotto il moggio”, conclude.
    Perché è questa la neochiesa: chi se ne infischia degli onesti “che versano in stato di povertà”, prima vengono i transessuali. E’ la Chiesa da campo predicate da El Papa: “preferisco una Chiesa accidentata, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. Così si spiega anche la tessera di entrata alle dark rooms. Sporca lo è.
    Il profilo è anche punteggiato da foto di lui ricevuto dal cardinale Angelo Scola di Milano, dal cardinal vicario di Roma “per parlare della comunità rom nella capitale. Quella comunità che tanto soffre, coi Casamonica a lottare per la fame e la miseria. …”Un perfetto neocattolico, infatti viene spesso ricevuto da importanti cardinali che non hanno il tempo di ricevere padre Stefano Manell”, mi twitta un amico. Ma sì, cosa vuoi farci. L’oligarchia si permette tutto. I vizi e anche i lussi. Di essere pure cattolica, oggi che regna El Papa. Come dicono in Francia: “Osano tutto. E’ appunto da quello che li si riconosce”
    Dimenticavo: Spano ha anche dichiarato che lo scoop delle Iene è una fake news, perché i fondi stanziati non solo stati ancora versati. Ma niente paura, la senatrice Gambaro, ex 5 Stelle oggi con Verdini, con la benedizione di Boldrini e un nutrito gruppo di senatori, ha già presentato una legge per punire chi diffonde non solo “”notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media”, senza essere testate giornalistiche registrate (quindi i media mainstrream sono esenti), ma aggrava la pena se le notizie “possono destare pubblico allarme” o “recare nocumento agli interessi pubblici”. E questa appunto reco nocumento agli interessi pubblici – essendo la kulandreria una rispettata istituzione di pubblico diritto, per oligarchi.
    Non c’è dubbio che la legge Gambaro sarà votata dall’oligarchia unita, come un solo uomo – pardon, un solo LGBT. Non sarete più allarmati, cari sudditi. Sarete curati dai vostri pregiudizi anti-rom, anti-negri, anti-sodomiti… Ci penserà Spano. A togliervi i vostri pregiudizi anti-roma, anti-negri, anti-kuli e trans – e magari anche le vostre idee fisse sulla castità, che impediscono di sporcarvi. Che ormai sono vietati per legge, ed anche contrari alla Misericordia. Soldi pubblici alle orge! E’ la nuova frontiera della Carità.
    IL PAGATORE DI FONDI PUBBLICI ALLE ORGE OMO E' GIUSTAMENTE INDIGNATO - Blondet & Friends

 

 
Pagina 18 di 28 PrimaPrima ... 8171819 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Morire nel deserto
    Di Comunardo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-01-10, 17:09
  2. Morire nel deserto.
    Di salerno69 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 75
    Ultimo Messaggio: 17-01-10, 21:04
  3. Il leone del deserto
    Di oggettivista nel forum Destra Radicale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 21-02-08, 13:44
  4. Avanza Andreotti, avanza il nuovo
    Di Willy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 22-04-06, 14:51
  5. Il deserto.
    Di Shardana Ruju nel forum Fondoscala
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-11-02, 20:36

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito