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Discussione: Il deserto avanza

  1. #241
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    SE IL SESSO E' UN DIRITTO
    La candidatura di un pedofilo e l'imbarazzo progressista
    Nathan Larson, candidato al Congresso americano, combatte per la legalizzazione della pedoflilia. Ma perché non teme di esporsi fino a questo punto? Solo perché è un malato di mente? Di fatto l'impunità dell'uomo e il silenzio imbarazzato dei predicatori della libertà senza vincoli ha molto da dire. Ecco perché se non si colpisce l'origine del male si farà presto ad abituarsi anche a questo.
    “Il sesso deve essere libero”; “basta che sia amore”; “il corpo è mio e lo gestisco io”. Decidete se siete favorevoli o contrari a questi slogan e a questa concezione della libertà, poi pero' prendetevene tutta la responsabilità. Questo si dovrebbe dire a ogni persona che la pensa come Nathan Larson, residente in Virginia e candidato al congresso americano che si definisce libertario, quindi più che progressista e quindi convinto che lo Stato non dovrebbe minimamente interferire sulle scelte private dei cittadini, perché appunto ciascuno deve essere libero di fare cio' che vuole.
    Cosi', pur essendo un pedofilo dichiarato (è stato anche in carcere per aver minacciato di morte prima Bush e poi Obama), Larson sta portando avanti la sua campagna elettorale in mezzo a silenzi o media di sinistra che più che sottolineare questo aspetto, lo accusano di essere un bianco, razzista di destra e misogino. E' vero, secondo questo 37enne americano le donne dovrebbero essere sottomesse (nel senso violento del termine) all’uomo e l’uomo bianco dovrebbe avere la supremazia. Ma che il Washington Post, per esempio, si soffermi su questi dettagli senza gridare contro la principale battaglia politica di quest’uomo è una vergogna che la dice lunga sul consenso tacito che si va formando attorno alla pedofilia.
    Il quotidiano progressista mette fra un elenco di idee assurde la pedofilia, ma ponendo tutto sullo stesso piano e senza nemmeno fare accenno alle dichiarazioni scandalose rilasciate dall’uomo circa la volontà di legalizzare l’incesto e circa il desiderio di abusare di sua figlia di appena tre anni. Non solo, perché la bambina fu sottratta alla potestà paterna successivamente alla battaglia legale dei suoi ex suoceri. Fortunatamente la bimba era nata dopo la separazione di Larson dalla moglie che, ripetutamente violentata, come ha confermato lui stesso, si era poi suicidata. L’uomo le aveva confessato di essere attratto sia dagli adulti sia dai bambini.
    Infine rispondendo all’Huffington Post, Larson ha spiegato di aver aperto due siti per pedofili (suiped.org e incelocalypse.today, ora oscurati). Ma la cosa impressionante è che diverse radio, programmi e giornali gli hanno dato spazio, magari sottolineando il proprio disaccordo con la pedofilia ma comunque lasciando che esponesse le proprie idee sulla libertà e sul fatto che le vittime della pedofilia godono degli abusi e si dispiacciono solo poi per colpa della società. Emblematico che lui stesso sia stato una vittima e che i suoi genitori, con cui vive, lo lascino libero di organizzare da casa la sua campagna elettorale.
    Ma come mai Larson non teme di esporsi fino a questo punto? Solo perché è un malato di mente? Non solo il fatto che nessuno lo abbia arrestato, ma anche le sue parole all’Huffington Post hanno da far pensare in merito: «La gente preferisce quando un estraneo che non ha nulla da perdere è disposto a dire quello che molti pensano». Di fatto, anche se la sua candidatura verrà ufficializzata solo il 12 giugno, l'uomo ha già raccolto le mille firme necessarie per partecipare alle elezioni. Ma oltre a questo c'è molto di più. C'è un potere che non agisce come dovrebbe, mentre è pronto a scatenare una tempesta mediatica se solo qualcuno osa dire che "love is not love" e che "le famiglie Lgbt" non esistono.
    Percio', pur espulso dal partito libertario, l’uomo correrà come indipendente. Che nessuno si sia opposto, quando per le sue affermazioni dovrebbe essere arrestato per istigazione a delinquere, è emblematico di una società imbarazzata da se stessa, che dopo aver predicato la libertà senza vincoli (di sposarsi con cani e gatti, con persone dello stesso sesso o più persone etc.) fatica a trovare argomentazioni teoriche per impedire una candidatura simile.
    L’unico argine rimasto è che la libertà si ferma davanti a quella dell’altro e che il sesso deve essere consenziente. Ma è un argine debolissimo. Basta guardare al proliferare di immagini sessualizzate dei bambini, di piccole che sfilano in maniera provocante o ai corsi per la sessualizzazione precoce, che pretendono che il bambino possa scegliere con responsabilità cosa fare o essere, per capire che basta poco a confonderlo e plagiarlo, come spiego' don Fortunato di Noto alla Nuova BQ.
    Dunque c’è solo un modo per poter veramente combattere la mentalità di Larson ed è negare gli assunti citati all’inizio dell’articolo. Perché o la libertà, cosi' come la sessualità, hanno un fine e uno scopo a cui devono essere ordinati, con i limiti posti dalla legge naturale, oppure l’attacco alla pedofilia (a meno che serva a colpire la Chiesa Cattolica) rimarrà debole e contribuirà a lasciare che la società si abitui anche a queste idee. Oggi è ancora uno scandalo parlare di pedofilia, come lo era parlare dei rapporti fra persone dello stesso sesso anni fa. Ma domani?
    La candidatura di un pedofilo e l'imbarazzo progressista - La Nuova Bussola Quotidiana

    I GAY PRIDE ADESSO RIVENDICANO I BAMBINI. CHIESA SILENZIOSA. A ROMA PROCESSIONE DI RIPARAZIONE.
    Marco Tosatti
    Come sappiamo giugno è il mese dei Gay Pride, quelle manifestazioni di presunti diritti che spesso scadono in risvolti piuttosto osceni e altrettanto spesso assumono toni insultanti verso i cristiani e i cattolici. Alcuni dei quali pero' si ricordano che la sodomia – se nel frattempo i vari James Martin e Mauro Leonardi non hanno cambiato tutto – non è considerata leggermente, e che “Gridano verso il cielo il sangue di Abele; il peccato dei Sodomiti; il lamento del popolo oppresso in Egitto; il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; l’ingiustizia verso il salariato”. Vedi questo sito.
    Che i gaypridisti sfilino per le strade della Capitale, che sarebbe anche la capitale della cristianità, urta la sensibilità di molti cattolici, memori dello sdegno di Giovanni Paolo II: “”Un accenno – ha esordito Wojtyla affacciandosi alla finestra del suo studio privato per la tradizionale recita domenicale – ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al grande Giubileo dell’anno 2000 e per l’offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo”.
    Inoltre di questi tempi si è aggiunta un’altra “rivendicazione” a queste sfilate. E cioè la possibilità di ottenere dei “figli” a ogni costo, sempre purché si sia abbastanza ricchi da poter mercanteggiare in esseri umani. Poi, una volta che si è ottenuto un piccolo/a in Paesi e continenti dove la legge italiana, e le norme dell’Europa non valgono, li si riporta in Italia e si mettono avanti quei poveri innocenti, privati a vita vuoi di un padre o di una madre, e della propria memoria umana e genetica, per rivendicare il diritto di una “famiglia”. Un’operazione un po’ vigliacca e truffaldina, no? Come infatti scrive Pro Vita:
    Mentre in Francia giustamente si criticano questi manifesti, che riportiamo in testa all’articolo. “Slogan menzognero: la #pmasenzapadre (procreazione medicalmente assistita, n.d.r.) è proibita, e non potrebbe essere considerata un diritto. Promuoverla pubblicamente è incoraggiare a infrangere la legge. Questo né il ruolo degli eletti al Parlamento?”.
    Un messaggio che potrebbe anche da noi essere girato ai vari uomini politici della sinistra che si sono comperati uteri e bambini, o alle varie Cirinnà e Boldrini, tanto per citarne due.
    I GAY PRIDE ADESSO RIVENDICANO I BAMBINI. CHIESA SILENZIOSA. A ROMA PROCESSIONE DI RIPARAZIONE. : STILUM CURIAE

    Pensione di reversibilità a coppia gay anche senza unione civile: sentenza storica della Corte d'Appello di Milano
    Un milanese ha ottenuto la pensione di reversibilità del suo compagno nonostante i due non avessero sancito una unione civile perché l'uomo mori' prima del varo della Legge Cirinnà. Lo ha stabilito il 24 maggio la Corte d'appello di Milano, accogliendo la richiesta di Ettore Zanola, compagno di vita di Rolando Borsato, morto nel 2015. In primo grado il Tribunale aveva invece respinto il ricorso asserendo che la pensione di reversibilità spetta "in presenza di regolare matrimonio".
    Pensione di reversibilità a coppia gay anche senza unione civile: sentenza storica della Corte d'Appello di Milano

    LOBBY GAY INVITANO A MOLESTARE FONTANA SU FACEBOOK
    Tra le iniziative del mondo Lgbt per criticare il nuovo ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana, c’è anche un ‘troll’ lanciato da alcuni attivisti, per inondare la sua pagina ufficiale di Facebook con foto di famiglie gay. Lo lanciano Cathy La Torre, attivista e presidente di Gaylex e il blogger Fabio Nacchio. “Postate una vostra foto o con la vostra famiglia (che siate soli, con un figlio/a, con una mamma e un papà, con due mamme, con due papà, col gatto o il cane, ecc.) tra i commenti dei post o una foto sulla bacheca con la scritta ‘Ministro Fontana, come vede io esisto’ o (se siete più di uno in foto) ‘Ministro Fontana, come vede noi esistiamo’”, le istruzioni di La Torre.
    Una vera e propria molestia digitale organizzata.
    Se fosse stato fatto lo stesso sulla pagina della Kyenge, i media avrebbero definito la cosa una ‘azione squadrista’.
    https://voxnews.info/2018/06/02/lobb...a-su-facebook/

  2. #242
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    «Il nostro corpo dichiara il nostro sesso»
    Roberta Conte
    Michelle Cretella, presidente dell’American College of Pediatricians, prende parola a riguardo l’ideologia transgender e il suo impatto sui bambini.
    E' del 24 maggio scorso un video pubblicato dalla pagina Facebook Let Freedom Speak che vede la dottoressa Michelle Cretella, presidente dell’American College of Pediatricians, prendere parola riguardo l’ideologia transgender e il suo impatto sui bambini.
    «Il nostro corpo dichiara il nostro sesso. Il sesso non è assegnato, è determinato al momento del concepimento dal nostro DNA, scritto in ogni cellula del nostro corpo», afferma la dottoressa, «esistono almeno 6.500 differenze cromosomiche fra uomini e donne. Gli ormoni e la chirurgia non possono e non devono cambiare questa realtà.»
    Il dato è scientifico ma viene abitualmente messo in dubbio dai sostenitori dell’ideologia transgender.
    Continua la dottoressa: «L’identità non è biologica, è psicologica. L’identità ha a che vedere con il pensiero e le sensazioni. Pensieri e sensazioni non sono biologicamente programmati. […] In accordo con molte importanti organizzazioni mediche, se volessi tagliare via un braccio sano o una gamba, sarei instabile mentalmente. Ma se volessi tagliare via un seno sano o un pene, sarei transgender. Parliamo chiaramente: nessuno nasce transgender. Se l’identità sessuale fosse qualcosa di programmato nel cervello prima della nascita, i gemelli omozigoti avrebbero la stessa identità sessuale nel 100% dei casi. Ma cosi'non è».
    L’errore commesso nello scambiare queste due realtà, quella biologica e quella psicologica, ha permesso finora, come viene sostenuto nel video, tutti i casi di castrazione chimica, sterilizzazione e mutilazione chirurgica, nonché di somministrazione ad adolescenti e preadolescenti di ormoni sessuali. Scelte adoperate dagli esperti in nome della salute mentale del bambino che sente di essere una bambina, e viceversa.
    «I nostri pensieri e le nostre sensazioni possono essere oggettivamente corrette o sbagliate. Per esempio, se andassi dal mio dottore oggi e dicessi “Salve, sono Margaret Thatcher”, il mio medico direbbe che sto delirando e mi darebbe un anti-psicotico. Se invece andassi dal mio dottore e dicessi “Sono un uomo”, lui direbbe “Congratulazioni, sei transgender”. Se ancora dicessi “Dottore, ho tendenze suicide, sono una donna mutilata, intrappolata in un corpo normale, per favore mi rimuovi chirurgicamente una gamba”, mi verrebbe diagnosticato un disturbo dell’identità dell’integrità corporea. Ma se andassi dallo stesso dottore e dicessi “Sono un uomo, mi segni per una doppia mastectomia”, il mio dottore lo farebbe».
    Il paradosso insomma governa decisioni, come quella di operare chirurgicamente per il cambio del sesso, anche laddove non è presente il consenso dei genitori, ma la volontà del bambino o dell’adolescente.
    Il 18 settembre 2017 l’American Academy of Pediatrics pubblica un documento che invita i pediatri a dissuadere gli adolescenti che intendono tatuarsi, perché i tatuaggi sono permanenti e possono causare cicatrici. La stessa associazione il 27 luglio 2017 pubblica un articolo a favore e a supporto dei bambini transgender.
    Si legge: «L’American Academy of Pediatrics sostiene e supporta i bambini e gli adulti transgender, e condanna ogni tentativo di stigmatizzazione e marginalizzazione nei loro confronti. Crediamo che gli individui transgender non abbiano un disagio. Sono membri della nostra famiglia, della nostra comunità e della nostra forza lavoro.»
    In realtà nella maggior parte dei casi, come si apprende dal video di Let Freedom Speak, la scelta di cambiare sesso è dettata proprio da un disagio e da una sbagliata percezione della realtà, i bambini fraintendono le dinamiche familiari e interiorizzano un falso pensiero.
    Racconta la dottoressa Cretella: «Ho avuto come paziente un bambino, che chiameremo Andy. Tra i 3 e i 5 anni, inizio' a giocare sempre di più con le bambine e con tipici giocattoli per bambine e inizio' a dire di essere femmina. Ne parlai con i genitori e Andy venne mandato da un terapista. […] Durante una sessione, Andy mise giù un camioncino e prese in mano una bambola e disse “Mamma, papà, non mi volete bene quando sono un bambino”. Il terapista seppe che all’età di 3 anni Andy ebbe una sorellina bisognosa di particolari cure, richiedeva molta più cura e attenzione da parte dei genitori”. Andy fraintese queste cure a queste attenzioni come “Mamma e papà amano le bambine. Se voglio che loro mi vogliano bene di nuovo, devo essere una bambina”. Con la terapia familiare Andy miglioro'».
    Quanti bambini potrebbero letteralmente essere salvati dalle conseguenze aberranti dell’imposizione dell’ideologia transgender nelle loro vite, se solo si attenzionasse maggiormente la psiche del bambino e le ferite o incomprensioni che porta con sé.
    Oggi ai genitori e ai bambini viene detta un’altra realtà. Una bugia. Ovvero che il bambino che sente di essere una bambina è intrappolato nel corpo sbagliato, che l’essere femmina rappresenta chi realmente è, o viceversa. Che bisogna urgentemente cambiargli nome, che bisogna sottoporlo a un intervento chirurgico. «Non appena Andy avrebbe raggiunto la pubertà, gli esperti avrebbero bloccato il suo processo di crescita cosi'da poter continuare a impersonare una ragazza».
    Il blocco della crescita avviene attraverso l’iniezione di ormoni sessuali, processo che a lungo andare puo' causare disfunzione cardiaca, infarti, diabete, cancro e notevoli problemi emotivi che gli esperti dicono di prevenire, agevolando i bambini e gli adolescenti a cambiare sesso.
    Sottoporre un bambino quotidianamente per un anno all’iniezione di ormoni è il primo passo per arrivare infine all’intervento chirurgico. Ed è il passo successivo all’introduzione dell’ideologia transgender nelle scuole. «Se questo non è abuso sui minori, cos’altro è?».
    https://www.tempi.it/il-nostro-corpo...o#.WyAZTJ8zbhl

    Tutti si scandalizzano per Fontana, nessuno per il giudice inglese che plaude alla poligamia
    Il neoministro alla famiglia e disabilità Lorenzo Fontana è stato attaccato per le sue idee. Sono tre giorni che la grande stampa va avanti a processarlo mediaticamente per aver osato esprimere le proprie opinioni (tra l’altro, note da tempo). In verità, Fontana ha chiarito solo cosa pensa, ha espresso i suoi auspici e detto che vuole aiutare la natalità del nostro disastrato paese (l’inverno demografico esiste, non l’ha mica inventato lui, ed è un problema enorme). Ma niente, ormai è diventato un bersaglio, un omofobo, un razzista, un troglodita, sebbene tutti sappiano che nel contratto tra Lega e M5s non vi sia alcun accenno a revisioni di leggi come le Unioni civili e l’aborto.
    E' la solita vecchia storia. Se sei a favore della famiglia naturale sei un reperto del medioevo, se sei a favore delle famiglie al plurale, della fecondazione artificiale, dell’utero in affitto e della poligamia, sei un illuminato. Per questo tutti si indignano per le idee di Fontana, ma nessuno per quelle di Sir James Munby, giudice inglese presidente della Family Division of the High Court and Head of Family Justice for England and Wales, che sono qualche giorno fa si è cosi'espresso:
    Oggi nel Regno Unito la famiglia assume una varietà di forme quasi infinita. Molti si sposano secondo riti di religioni non cristiane. Le persone convivono come coppie, sposate o meno, e con genitori che che possono non essere sempre di sesso opposto. I figli vivono in famiglie in cui i loro genitori possono essere sposati o non sposati. Possono essere allevati da un genitore single, da due genitori o anche da tre genitori. I loro genitori possono essere e non essere i loro genitori naturali. Possono essere figli di genitori con radici religiose, etniche o nazionali molto diverse. Possono essere figli di matrimoni poligamici. I loro fratelli possono esserlo solo per metà, o essere fratellastri. Alcuni bambini vengono cresciuti da due genitori dello stesso sesso. Alcuni bambini vengono concepiti attraverso inseminazione da parte di un donatore. Alcuni sono l’esito di accordi di surrogazione. Il fatto è che molti adulti e bambini, per scelta o per circostanza, vivono in famiglie più o meno lontane da quello che, fino a un tempo relativamente recente, sarebbe stato identificato come il tipico nucleo familiare. Questa, lo sottolineo, non è appena la realtà; è, credo, una realtà che dovremmo accogliere e applaudire.
    https://www.tempi.it/scandalo-fontan...a#.WyAZD58zbhl

    ODIO LGBT
    Brigata Arcobaleno: ieri il fascista, oggi l'omofobo
    E’ un filo rosso assolutamente coerente quello che lega la nascente Brigata arcobaleno che ha sfilato sabato per le vie del Roma Pride 2018 e l’aneddotica partigiana. Non è una provocazione, anzi, semmai è il naturale sbocco di due realtà che vivono di ideologia e che nascondono il loro odio accusando gli altri, i retrogradi, gli oscurantisti, i bigotti, di essere loro i portatori di odio e discriminazione.
    Dopo 70 anni l’Anpi sfila assieme ai collettivi Lgbt con in testa l’associazione Mario Mieli per una battaglia comune al motto di “la Liberazione continua”. Il nemico è sempre quello: ieri il fascista, oggi è ancora il fascista, identificato stavolta con il ministro della famiglia Lorenzo Fontana. Se non fossimo di fronte ad una carnevalata potremmo aggiungere che si somiglia si piglia.
    Quelli che sfilano accanto alla brigata Lgbt non sono i partigiani che combattevano il nazifascismo. Quelli, di tutte le estrazioni, comunisti, cattolici, monarchici, repubblicani hanno già deposto le armi da un pezzo. Precisamente il 26 aprile del ’45 quando la Liberazione impose a tutti loro di guardare la realtà con occhi diversi, senza vendette, senza rancori.
    I partigiani che oggi per sopravvivere alla loro storia scendono in strada con il caravanserraglio Lgbt sono quelli che tengono viva l’aneddotica del nemico fascista di turno da combattere solo ed esclusivamente per poter esistere. E sono rappresentati oggi dall’Anpi, un’associazione di ex combattenti di estrazione comunista, che deve trovare un nemico in ogni stagione per giustificare a se stessa la sua esistenza.
    Ieri erano i tanti cittadini italiani, anche sacerdoti, uccisi dalle formazioni gappiste con il solo sospetto di essere fasciste quando fasciste non lo erano mai state. La storia, la contro storia e la revisione storica ormai questo dato lo ascrivono ai posteri con assoluta certezza. Erano partigiani che con la scusa dell’occupante in suolo italico approfittarono della situazione di caos per preparare nella popolazione, spesso con terrore, una imminente rivoluzione comunista.
    Anche loro, a differenza della maggioranza dei partigiani, avevano bisogno di un nemico. E oggi è curioso che per poter sopravvivere l’Anpi, orfana ormai di tutti i combattenti che fecero della Resistenza una guerra civile, scenda in campo con alcuni reduci per intestarsi una nuova battaglia.
    Quella dei diritti Lgbt. Ieri si accusava il nemico di essere fascista, oggi di essere omofobo. In fondo, il canovaccio è lo stesso. Accusare gli altri di limitare la libertà e non accorgersi che questo è il modo migliore per limitare la libertà degli altri.
    L’imposizione della terminologia “omofobia” è diventato il nuovo credo di una Chiesa che gode del sostegno di giornali, politici di varie estrazioni e di poteri forti. Accusare di omofobia un ministro Fontana o chiunque altro non si pieghi a certi diktat in fondo è la stessa metodologia che veniva utilizzata da molti partigiani rossi quando per giustificare un omicidio bastava derubricarlo ad esecuzione di una spia fascista. E’ stato cosi' per molti civili ed è stato cosi' per molti sacerdoti italiani, almeno 130 che dall’ambone avevano capito che quei liberatori avrebbero voluto instaurare una dittatura peggiore di quella dalla quale volevano liberare gli italiani.
    Oggi chi riceve l’accusa di omofobia deve difendersi nel vuoto, esattamente come accadeva a quegli italiani che venivano prelevati di notte dalle squadre di vigilanza democratiche e giustiziati anche in fosse comuni, come accadeva nel Triangolo della morte.
    E’ per questo che, al di là della mitologia dei diritti, al di là delle sfilate colorate, il collegamento tra una delle stagioni più buie della nostra storia e l’avanguardia potente ed economicamente sostenuta della causa omosessualista, non deve stupire. Semmai fare riflettere su quale sia davvero la posta in gioco che si cela dietro questa strategia.
    Brigata Arcobaleno: ieri il fascista, oggi l'omofobo - La Nuova Bussola Quotidiana

    Figli meno intelligenti dei papà, scendono i punteggi del QI
    Dagli anni '70 ridotti di 7 punti per ogni generazione
    Uno studio su 730.000 uomini indica che a partire dagli anni '70 i punteggi dei test de'intelligenza stanno diventando sempre più bassi
    I punteggi dei test sul Quoziente d'Intelligenza (QI) hanno cominciato a scendere a partire dagli anni '70, con una media di 7 punti per ogni generazione: lo ha scoperto la ricerca condotta su 730.000 test dal 1970 al 2009, da Bernt Bratsberg e Ole Rogeberg del Centro Ragnar Frisch per la Ricerca Economica in Norvegia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, indica tra le possibili cause la tendenza dei bambini di oggi a leggere poco e passare molto tempo con i videogiochi.
    Ricerche precedenti avevano mostrato che nel corso dell'ultimo secolo il QI era in crescita, un fenomeno conosciuto come effetto Flynn, probabilmente grazie a un insieme di fattori: milgioramenti nell'alimentazione, nella salute e nell'educazione e altri. Ma ora sembra che la tendenza si sia invertita: i ricercatori hanno analizzato i test di 730.000 giovani uomini durante l'ingresso nel servizio militare norvegese, dal 1970 al 2009, scoprendo che i valori non solo hanno smesso di salire ma stanno calando ad ogni generazione.
    I risultati sono stati confermati anche da altri studi. Ad esempio uno studio britannico ha recentemente scoperto che i valori del QI sono diminuiti tra 2,5 e 4,3 punti ogni decennio a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un altra ricerca statunitense ha rilevato che i bambini che mangiano molto pesce diventano più intelligenti, un tipo di dieta che purtroppo è assente in molti Paesi. Bratsberg e Rogeberg suggeriscono possibili spiegazioni per il fenomeno: oltre a fattori ambientali potrebbero essere responsabili anche cambiamenti nello stile di vita e nei sistemi educativi, insieme alla tendenza dei bambini a preferire i videgiochi ai libri.
    Figli meno intelligenti dei papà, scendono i punteggi del QI - Biotech - ANSA.it

  3. #243
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    «La cannabis “light” è una droga e fa male». Ora chi lo dice a Saviano?
    Il Consiglio Superiore di Sanità ha stabilito che la cosiddetta cannabis “leggera” non deve essere venduta. Chissà se la Rai smetterà di far realizzare all’autore di Gomorra spot sulla legalizzazione
    E ora chi glielo dice a Roberto Saviano, che nei panni del “Supplente” ha fatto uno spottone alla legalizzazione della marijuana in prima serata sulla Rai? Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha inviato al ministero della Salute, su sua richiesta, un parere sulla vendita in Italia della cosiddetta “cannabis light”, ribadendo quello che tutti sanno: è una droga e fa male, dunque non dovrebbe esserne permessa la commercializzazione.
    «È PERICOLOSA». La legge 242/2016 ha portato in Italia all’apertura di centinaia di punti vendita, che riforniscono i clienti di marijuana definita “leggera” per il basso contenuto del principio attivo Thc (0,2-0,6%). «Quella cannabis che non sballa» l’ha esaltata Repubblica. Peccato che non sia così: secondo il Css «la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di “cannabis” o “cannabis light” o “cannabis leggera”, non può essere esclusa». Di conseguenza, «nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione», bisogna prendere «misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti».
    SBORNIA ANTI-PROIBIZIONISTA. In un momento storico in cui la sbornia anti-proibizionista è pressoché globale, dopo il via libera del Colorado e dell’Uruguay e a pochi giorni da quello in Canada, e mentre i radicali esultano perché persino l’Organizzazione mondiale della salute ha annunciato che avvierà un nuovo studio sulle proprietà terapeutiche della cannabis, l’Italia si distingue per la presenza di medici e ricercatori che invece di lavorare per la causa progressista, continuano a lavorare per la salute delle persone.
    «DROGA A TUTTI GLI EFFETTI». «La cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliere dalla testa della gente il termine “leggera”», ha dichiarato Silvio Garattini, direttore scientifico dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. «I potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani. Realizzare questi cannabis shop ha dato l’impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento. I controlli si possono pur sempre eludere e si rischia che diventi un modo per acquistare cannabis anche per scopi diversi da quelli per cui i negozianti dicono di venderla». La scienza e la medicina hanno parlato, ora tocca al Ministero decidere se vietare o meno la vendita.
    UN CONSIGLIO A SAVIANO. P.S.: per quanto riguarda il cavallo di battaglia di Saviano, e cioè che la legalizzazione della marijuana è uno strumento che permette di contrastare le organizzazioni mafiose che gestiscono il traffico e la vendita illegale della droga, consigliamo di analizzare i risultati ottenuti dall’Uruguay a un anno dalla commercializzazione: il mercato nero prospera più che mai e i crimini sono raddoppiati. Se però l’autore di Gomorra non si fida dei numeri ufficiali, può sempre ascoltare il parere del suo idolo Paolo Borsellino (qui un video del 1989) o quello del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che vive sotto scorta per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta: «Non possiamo liberalizzare ciò che fa male e in ogni caso non risolveremmo il problema di contrasto alle mafie».
    https://www.tempi.it/la-cannabis-lig...o#.Wy_r66czbhk

    ARCILESBICA
    RINO CAMMILLERI
    Arcigay ha espulso Arcilesbica dal Cassero, che riunisce la sigle Lgbt di Bologna. Perché sostiene che l’utero in affitto «riduce a cosa sia chi nasce sia la madre che mette al mondo». In quest’ottica «l’esternalizzazione della gravidanza è antifemminista, coloniale, disumana. Ci sfrattano perché non ci siamo allineati al gotha arcobaleno, siamo colpevoli di avere posizioni autonome. Arcilesbica non si è allineata alla richiesta di legalizzazione dell’utero in affitto promuovendo invece l’accesso alle adozioni. Abbiamo denunciato l’assurdità di rivendicare farmaci bloccanti della pubertà per i bambini e le bambine con comportamenti non conformi alle aspettative di genere, chiedendo invece di lasciare libera l’infanzia di esprimersi al di là degli stereotipi di genere. Abbiamo criticato l’assistenza sessuale alle persone con disabilità, chiedendo per loro il pieno inserimento sociale e la non mercificazione dell’affettività. Abbiamo respinto lo slogan `Sex work is work´, perché non normalizziamo l’uso sessuale delle donne».
    ARCILESBICA - Antidoti

    La Germania pensa di sovvenzionare la pornografia femminista – di Julio Lorente (traduzione di Roberto Pecchioli)
    Nell’anno 2014, il presidente del Partito Popolare Europeo, Joseph Daul, si era riferito al libero accesso alla pornografia come a uno dei grandi successi dell’Unione Europea. Forse l’affermazione sembra pazzesca, ma certamente sintetizza bene l’obiettivo antropologico della burocrazia di Bruxelles: la costruzione di un uomo rinchiuso in se stesso, consegnato al piacere effimero e per questo più facilmente manipolabile. In questo contesto, i socialdemocratici tedeschi hanno deciso in un’assemblea interna di promuovere una pornografia femminista sovvenzionata, volta a combattere gli “stereotipi sessuali”. Questa proposta, che rivela la cancrena morale di una società in decomposizione, proviene dall’ala giovanile del partito, che vede nella pornografia “un’opportunità educativa”.
    Nel caso la proposta venga accolta tale e quale è stata formulata dai giovani socialdemocratici, web pubbliche come ARD e ZDF cominceranno a offrire questa pornografia femminista. “Il porno mainstream generalmente esibisce stereotipi sessisti e razziali nei quali il consenso non ha alcuna importanza e le fisionomie ottime sono standardizzate” recita il comunicato diffuso dalla SPD. In questo senso, i firmatari del testo auspicano una sostanziale alterazione della pornografia perché “In questi video, il sesso sembra più una prestazione, una competizione sportiva che cio' che è realmente. Tutto funziona e non c’è comunicazione tra i partecipanti. Non ci sono tentativi, non ci sono fallimenti, non c’è prova di cose nuove”.
    La dura realtà, al contrario, è che tentare di combattere i perniciosi effetti della pornografia – incremento del maschilismo sessista- con più pornografia ci sembra mettere sul trono le cause di cui si deplorano le conseguenze. La pornografia, in ogni sua forma, banalizza le relazioni sessuali (che cessano di rappresentare la piena offerta di sé all’altro) e disumanizza l’uomo. Non invano, non presenta la persona come fine in sé, ma come un mezzo per “somministrare” piacere e soddisfare appetiti.
    Va ricordato che la socialdemocrazia non è certo un partito marginale in Germania. Al contrario, è stato il secondo più votato alle ultime elezioni, e fa parte del governo guidato da Angela Merkel; il suo leader, Olaf Scholz, è vice cancelliere). Pertanto, non dovrebbe sconcertarci che la sua proposta sulla pornografia sovvenzionata diventasse legge.
    https://www.riscossacristiana.it/la-...rto-pecchioli/

    “Le famiglie gay non fanno male a nessuno”, ci spiega il bravo giornalista – di Roberto Pecchioli
    Mattia Feltri è un brillante giornalista vicino al potere. I suoi commenti, brevi, asciutti, ironici sono seguiti con interesse da molti lettori. Tipico esemplare del progressismo liberal luogocomunista, nel senso di sostenitore di tutti i luoghi comuni dell’epoca, la sua penna non delude mai. Si è unito al coro scomposto di chi ha attaccato il neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana citando con il cuore spezzato una frase della sconsolata esponente democratica Paola Concia, lesbica militante. A proposito delle famiglie gay, la coniugata signora ha dichiarato “Non facciamo male a nessuno”. Un’ovvietà per Mattia Feltri, la cui tecnica preferita è l’indignazione a ciglio alzato mista a irrisione di chi è inevitabilmente dalla parte della storia, della logica, del senso comune violato da biechi reazionari. Costoro non hanno solo torto marcio, ma non meritano neppure di essere confutati nel merito, tanto è lampante il loro errore.
    Eppure, l’argomento della Concia accolto da Feltri non è solo insidioso. E', purtroppo, assai potente. Non fanno nulla di male le coppie dello stesso sesso desiderose di matrimonio. E' il classico argomento vincente del relativismo etico individualista liberale. Pensiero debole, esito fortissimo. Da ragazzini, partecipammo alla battaglia del referendum sul divorzio, in cui l’affermazione più comune, impossibile da confutare, era che nessuno era obbligato a divorziare. Si trattava solo di dare un’opportunità alle coppie infelici: nulla di male per alcuno. Nel frattempo il matrimonio, ancora limitato a un uomo e a una donna, si trasformava in un contratto. Comunque la si pensi, il divorzio facile ha mutato in profondità l’idea di famiglia e i rapporti sociali, dunque non era, non è, una norma neutra, una semplice scelta individuale che “non fa male a nessuno”.
    Il copione si ripeté pochi anni dopo sul tema dell’aborto, ben più spinoso. Ebbene, a parte le disquisizioni sulla liberazione della donna (liberazione, non libertà!), i colti, i riflessivi, i “moderni” tanto attenti ai segni del tempi, dissero con tono lacrimevole che abortire non era certo un obbligo e che in fin dei conti espellere quel grumo di cellule indesiderato non faceva male a nessuno. Per il nascituro interesse zero, per il padre un ruolo del tutto marginale. Che c’entrava lui con quell’escrescenza fastidiosa in un corpo femminile? L’aborto si è banalizzato in fretta, nessuno ci fa caso, si sono acquietati anche i preti.
    Un pensoso editoriale di prima pagina, stesso giornale del Mattia Feltri di Vittorio, avverte le forze oscure della reazione in agguato: “i sessi non sono solo due, fatevene una ragione”. Negare la realtà è facile, se hai l’intero schieramento mediatico a favore, il prossimo passo sarà esigere l’espunzione dal Genesi della frase sessista, politicamente scorretta e forse segretamente eteropatriarcale “maschio e femmina li creo'”. Del resto, lo slogan, efficace visti i risultati, della legge francese sui matrimoni omosessuali fu “il matrimonio per tutti”. Già, perché prima era colpevolmente limitato a maschi e femmine, escludendo tutti gli altri sessi. Facciamocene una ragione: perbacco, non fanno male a nessuno, sono fatti loro, scelte individuali, chi siamo noi per giudicare (Bergoglius dixit).
    In fondo, che importa alla gente se in casa mia le pareti sono verniciate o tappezzate con carta da parati, se preferisco le patatine fritte alla verdura? Fatti miei, nessuno mi puo' giudicare. Individualmente, non essendo un lavoratore precario, non mi fa alcun male il lavoro flessibile, ergo non mi importa nulla di quello intermittente, somministrato e a chiamata. Nulla eccepisco allo sciopero dei bus perché uso il treno, furti, rapine e corruzione non mi riguardano se non ne sono la vittima diretta. E' il liberalismo, bellezza. La società non esiste, farina del sacco della conservatrice Thatcher, ci sono solo gli individui, figurarsi la comunità. Una cappa di piombo, regole non scritte, valori obsoleti, il giudizio altrui che influenza la nostra vita.
    Meglio, molto meglio, la comodità (un concetto chiave, vago quanto onnicomprensivo) di liberarmi da ogni impaccio. I contratti si invalidano, il matrimonio è una trappola a tempo indeterminato, viva la libertà, la sessualità non puo' essere intralciata dal fastidioso fardello della possibile nascita di figli, le nozze valgono poco o nulla tranne nel caso che siano tra sposi dello stesso sesso. Allora, il matrimonio, cui dovrà essere rapidamente dato un nome meno imbarazzante, non legato all’antiquata figura della madre, diventa improvvisamente importantissimo. Deve essere “per tutti”, egalité, che male c’è?
    Nessuno, tranne la dissoluzione della comunità, la frantumazione delle famiglie, la perdita della stessa società, la mancata riproduzione biologica della nostra gloriosa civilizzazione, la più grande, la più perfetta, la più libera, il compimento ideale della storia. A latere, la decomposizione della figura paterna, un rapporto tra i sessi (due, cinque, quanti, spiegatecelo affinché possiamo farcene una ragione) fatto di conflitti, distanza, rancore, una convivenza civile privata di qualunque valore comune. L’unico principio è che ciascuno ha i suoi o anche nessuno, con tutte le ostilità reciproche, le incomprensioni, i nuovi muri, le barriere di odio, l’assenza di codici comuni. Atomi reciprocamente ostili riuniti in sodalizi provvisori.
    Tuttavia, niente paura, la rivoluzione familiare, etica, civile di mezzo secolo “non fa male a nessuno”. Si limita a dissolvere. Un suicidio gaio, spensierato, tra musica e colori. Capito' anche al Titanic, orgoglio dell’ingegneria navale del primo Novecento. Affondo' perché un iceberg, la natura, fu più forte del possente manufatto umano. La musica risuono' sino all’ultimo, i saloni erano pieni di gioia, la festa era all’apice. Poi, il colpo: prima, quell’iceberg non aveva mai fatto male a nessuno.
    https://www.riscossacristiana.it/le-...rto-pecchioli/

  4. #244
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Follie neo femministe, follie neo liberiste
    di Roberto Pecchioli
    Il femminismo del XXI secolo ha raggiunto punte di follia. Lontano dalle legittime rivendicazioni di parità del secondo Novecento, si è trasformato in ideologia avvitata su se stessa, una spirale i cui tratti sono il rancore contro l’uomo, l’adesione acritica alle favole del politicamente corretto, la vicinanza al mondo LGBT (omosessualismo e transessualismo) l’oltrepassamento dell’abortismo verso le derive della nuova genetica, il libertarismo più estremo. Innestato dagli anni 60 del secolo XX su filoni anarchici, neomarxisti, libertari e laicisti, il femminismo è un fenomeno di grande ampiezza, caratterizzato dalla longue durèe di cui parlarono Fernand Braudel e il gruppo di Annales. E’ altresì innervato dall’identica tensione verso l’effimero consumista dell’intera civiltà dell’intrattenimento di cui è espressione.
    Negli ultimi venti anni, oltrepassato il marxismo, inservibile come concreta prospettiva, si è fatto portatore di un’autentica “violenza simbolica”, nel senso descritto da Pierre Bourdieu, una forma di violenza esercitata non con mezzi fisici, ma con l’imposizione progressiva di idee, visioni, paradigmi culturali, strutture mentali. Pensiamo allo tesso lemma “femminismo”, cui è attribuito un universale significato positivo, liberatorio. E’ pressoché obbligatorio per una donna essere femminista e per ogni uomo approvare tale forma di pensiero, ma è del tutto proibito essere maschilisti. Anzi, il termine è associato, insieme al suo omologo sessismo, a condotte volgari, autoritarie, misogine quando non direttamente assimilato alla violenza fisica. In questo senso, il nuovo femminismo è escludente, in quanto nega il diritto a idee uguali e contrarie di parte maschile, è anti solidale, in quanto prospetta una società basata non solo sulla competizione tra i sessi, ma su una guerra continua.
    Nessuna complementarità, dunque, tra uomo e donna, come in natura tra maschio e femmina, con i loro ruoli distinti e regolati da ritmi, funzioni e differenze biologiche. L’antagonismo fra uomo e donna sorge dalla ribellione alla natura da parte di una civilizzazione malata di onnipotenza, l’hybris contro le leggi inscritte nel creato. Tra i due sessi sorge e viene alimentato per scopi di divisione e ingegneria sociale il disagio, la frammentazione, la schizofrenia e la volontà di disordinare ciò che è ordinato per natura. La maternità, anziché essere esaltata come lo straordinario potere di donare ed accogliere la vita, è vista come un’iniqua punizione del destino a cui porre rimedio attraverso le pratiche abortive, lo sganciamento della sessualità dalla procreazione, l’adesione entusiasta alla nuova genetica.
    Perfetto esempio del transito della sinistra novecentesca verso le posizioni neoliberiste in economia, libertarie e libertine nella società civile, il nuovo femminismo rappresenta di fatto interessi e disvalori delle élites neoliberali: competizione sino alla guerra aggressiva tra i sessi derubricati a generi, individualismo sfrenato, svalutazione del sacrificio, disprezzo per la maternità, banalizzazione del sesso, riduzione dell’aborto a pratica corrente in quanto diritto umano, orrore assoluto per la famiglia. Affiorano elementi di autentico odio per l’altro sesso, tanto che l’attivista argentina Marta Dillon (Ni una menos) si è spinta a considerare pericolosa ogni relazione affettiva, sentimentale, sessuale con gli uomini in nome del rifiuto verso la società “eteropatriarcale”. Un omosessualismo di fatto per radicale contrapposizione all’universo maschile.
    Quanto al movimento #Metoo, mosso inizialmente dal giusto impegno contro molestie e abusi sessuali, si è trasformato in una sorta di tribunale speciale giacobino, un soviet dedito all’implacabile smascheramento di ogni comportamento maschile come violento e teso all’abuso sessuale. Oltre 400 casi segnalati dalle militanti delatrici riguardanti dirigenti o uomini di potere hanno costretto gli accusati alle dimissioni o ne hanno provocato il licenziamento. Quanti di loro risulteranno innocenti, quanti saranno i casi di regolamento di conti per i più vari motivi? L’ impressione è che il nuovo femminismo sia divenuto assai funzionale agli interessi di potere, dominio e manipolazione delle oligarchie neoliberali, la cui tecnica consolidata è il divide et impera. Un’arma in più per mettere in concorrenza, costruire relazioni conflittuali tra gli individui-massa nel mondo del lavoro, nell’imprenditoria, nel consumo, nella vita quotidiana.
    Creare rivalità, alimentare antagonismi significa deviare l’interesse degli uomini dalle lotte tra Servo e Signore (Hegel) e spostare il confitto in una dimensione orizzontale, che mette in discussione tutto tranne l’essenziale, ovvero il potere del Signore neofeudale e neoliberale. In questo senso, il femminismo esacerbato di oggi è una splendida opportunità per chi comanda, una follia per tutti gli altri, uno dei tanti filoni antiumani della decadenza europea e occidentale. Nell’eterno conflitto tra natura e cultura, una volta derisa la legge naturale, secondo la tradizione europea proveniente da Dio, si travolge ogni costume, tradizione, istituto umano. In nome di un’uguaglianza dogmatica e astratta, che Tocqueville intuì come esito della modernità già nel secolo XIX, si cancella ogni convivenza umana, ogni comunità in nome dell’utilità individuale soggettivamente determinata.
    La studiosa cattolica Cristina Siccardi afferma che il femminismo ha sottratto la donna alla donna. Al di là delle posizioni confessionali, i suoi argomenti sono molto seri: “le femministe hanno creato aspettative nelle donne che vanno contro la natura di se stesse e degli uomini: una continua ed esacerbata competizione di ruoli; la ricerca inappagata di essere libere da ogni dovere di appartenenza ad un legame affettivo stabile; la scelta di decidere in proprio se uccidere o meno il proprio figlio in grembo; la determinazione di ritagliare sempre più ampi spazi per se stesse in uno spasmodico inseguimento della vita sociale sia per quanto riguarda gli impegni lavorativi che quelli ricreativi; il culto per il proprio corpo e spese corrispettive; la scelta di liberarsi senza conseguenze del proprio coniuge o compagno, anche quando sono stati messi al mondo dei figli; fino ad arrivare, avendo eliminato l’identità dell’essere donna e dell’essere uomo, al plauso per le unioni omosessuali. “ E’ evidente che siamo al di là della rivendicazione, superata dal desiderio compulsivo di consumo, comodità di vita, principio di piacere (lustprinzip) esteso all’intera vita. Le donne, in ossequio all’uguaglianza scambiata per parità, hanno raggiunto e superato l’uomo nei suoi vizi e difetti.
    Contemporaneamente, il femminismo alleato con il libertarismo progressista agisce sul piano dei divieti giuridici e dell’attivazione di nuove fattispecie di reati che il trionfante diritto positivo inserisce nel corpus giuridico. Pensiamo al femminicidio, un neologismo che ha conquistato il vocabolario delle lingue occidentali. Così scrive il dizionario Devoto-Oli: “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.” Evidente il rancido linguaggio neo marxista dell’estensore della definizione. Il lemma è entrato nel diritto penale con la legge 119/ 2013, ma, come tutte le infezioni ideologico culturali dell’ultimo mezzo secolo, è di matrice americana. La criminologa Diana E.H. Russell fu autrice insieme con Jill Radford, di Feminicide. The Politics of woman killing, Femminicidio, la politica di uccidere le donne. Un titolo capzioso, folle e ingiusto, che ha inventato un’inedita categoria criminologica di assassinio aggravato dal fatto di essere perpetrato contro una donna in quanto tale, meritevole di essere rubricato in modo distinto e punito in peius rispetto ad altri omicidi in assenza di parallelismo con i “maschicidi”, che pure sono in crescita.
    Al di là della sua essenza antiumana e del carattere aspramente rivendicativo, il nuovo femminismo non è che un precipitato, un epifenomeno della costruzione dell’homo (e della foemina, ovviamente) consumens et instabilis, obiettivo finale del neoliberismo. Un esempio è il movimento child-free, formato da donne che consapevolmente si sottraggono alla maternità. Focalizzate sulla carriera, sull’edonismo consumista, sulla cura di sé, autocentrate, esse considerano con orrore la possibilità di avere figli, considerati un impaccio, un impegno insostenibile, soprattutto in quanto relazioni definitive. “Per sempre” desta paura, fuga dalle responsabilità: è la società liquida, tutta intrattenimento, effimero, mordi e fuggi.
    Ad uno sguardo complessivo, non si può non vederne nel neo femminismo una natura individualista neo-liberale, declinata nel senso del consumo, dell’assenza di radici, del nomadismo etico, sentimentale, esistenziale, tutto nel nome di un’uguaglianza col paraocchi, frutto dell’innesto progressista sul tronco originario neomarxista. Ne fu consapevole Ivan Illich, l’unico pensatore che abbia osato contestare la grammatica obbligata femminista da posizioni non conservatrici. Scrisse in Genere e sesso: “Il paradigma dell’homo oeconomicus non quadra con ciò che gli uomini e le donne sono in realtà. Essi non sono riducibili a meri esseri umani, a neutri economici di sesso maschile e femminile.”
    La flessibilizzazione delle masse perseguita dalle oligarchie neoliberali si accompagna a un processo di femminilizzazione del lavoro. Furono le donne il primo esercito industriale di riserva: nell’era post industriale, tramontato largamente il lavoro fisico, il processo accelera. Per questo, occorre imporre alla donna nuove idee, un senso della vita del tutto distinto dal passato. Stavolta, per davvero, la donna è mobile. Pensiamo al lavoro a tempo parziale, pensato inizialmente per la componente femminile, specie nei servizi e nell’amministrazione, diventato ora un aspetto del generale precariato e della mobilità imposta. Al posto di una vera emancipazione sociale, l’integralismo liberale realizza la femminilizzazione della società attraverso la mobilità precaria, prospettando a tutti la condizione delle lavoratrici del passato: meno garantite, sottopagate, ricattate.
    La femminilizzazione, sostenuta dall’apparato sub culturale dominante, non può che sfociare nella svirilizzazione integrale della società, assai gradita alle oligarchie. Il nuovo spirito dei tempi corrisponde sinistramente agli interessi e alle prescrizioni di chi determina la produzione. Così come i peggiori comportamenti maschili sono stati estesi all’universo femminile purché funzionali alla macchina del consumo, le discriminazioni di ieri vengono allargate a tutti.
    La virilità è trasformata in disvalore in quanto potenzialmente antagonista e antiadattiva, disponibile all’azione diretta. Sulla spinta dei cascami del 68 e al guinzaglio delle oligarchie fattesi antiborghesi, l’Occidente ha aderito a disvalori come fragilità e debolezza per espellere dal campo autorità e forza. L’intera società è diventata flaccida, ideologicamente avversa al conflitto, incline al cedimento mascherato da un nuovo totem, la tolleranza. Il femminismo del XXI secolo è solo un lato di un prisma più complesso; indispensabile era distruggere la figura del Padre, surrogato terreno di Dio, per aprire le porte a quella che Robert Hughes ha definito la cultura del piagnisteo, rappresentata dal politicamente corretto nonché dal continuo innalzamento dell’asticella dei “diritti”. Si è determinato un matriarcato psicologico (Jean Claude Michéa) caratterizzato dalla demonizzazione instancabile di ogni principio virile, bollato all’istante come sessista, eteropatriarcale, omofobo.
    Il faustiano Homunculus post virile, post borghese e post proletario è costituzionalmente incapace di esprimere autorità, autorevolezza, forza oppositiva. Ciò chiarisce alcuni scopi del nuovo femminismo duramente antimaschile: il mondo che ci hanno propinato è permissivo in tutto, fuorché nell’instancabile repressione di ogni tentativo di vero dissenso, dunque devirilizzato, esattamente come le donne sono de- femminilizzate, entrambi atomi unisex. Con un’eterogenesi dei fini davvero singolare, il femminismo diventa una potente sovrastruttura del nuovo capitalismo. Mutata pelle come un serpente, da conservatore, “maschile”, esso si trasforma in flessibile, permissivo, fintamente accogliente, liberal-libertario, femminile, persino gauchiste, a misura di consumatori interscambiabili a partire dal genere.
    La lancia femminista è così puntata sugli ultimi residui dei vecchi valori popolari e borghesi, a cominciare dalla famiglia, dalla figura del padre e di quella equilibratrice della madre. Si fa individualista, rivendicativo in senso soggettivo, non più emancipativo. La sconfitta del padre non poteva che essere seguita dalla svalutazione della madre. Le due figure sono complementari e non possono essere scisse. Anche da un punto di vista culturale, simul stabunt, simul cadent. Sono vissute insieme, cadono insieme, come la coppia stabile disponibile all’accoglienza della nuova vita, alla solidarietà, all’educazione. Il ruolo della sessualità diventa centrale. Dopo averla separata dalla procreazione, viene adesso proposta nel modello cangiante, indistinto, omo e bisessuale. Le persone diventano “generi”, l’obiettivo è il piacere soggettivo, indipendente dalla persona altrui, oggetto da usare e ignorare.
    Significativo è il successo di espressioni come “fare sesso”, traduzione pedissequa dell’inglese make sex, che richiama l’aspetto materiale, esclusivamente fisico e persino ginnico della sessualità. Nel gioco a somma negativa del rapporto uomo-donna, il femminismo pretende la sua parte attraverso la demonizzazione. Genera, oltre il piagnisteo, una nuova cultura del risentimento, del processo alle intenzioni, dell’ostilità reciproca. Da una parte un uomo svirilizzato, debole e debosciato, dall’altro una donna de femminilizzata: due soggetti alienati da se stessi, lontani dalla natura, impauriti dall’incontro e dal confronto, egoisti, armati di bilancino e calcolatrice per soppesare il dare e l’avere nelle relazioni reciproche.
    Questo ha saputo creare la modernità nello stato terminale, in nome non della libertà, ma della liberazione, ossia dello strapparsi di dosso valori, principi, sentimenti, natura. Due figure solitarie, incerte, in lotta perenne, i naufraghi della Zattera della Medusa. L’uomo senza virilità e la donna sua nemica childfree, transumani e transessuali, sono destinati ad annegare nel mare magnum di una libertà priva di scopi. Controparti di un conflitto permanente, non più coniugi, padri, madri, non più figli, dunque non più persone. Schiavi non dell’istinto, ma degli istinti, hanno sconfitto il Superio morale e comunitario per consegnarsi all’Es, il Caos, accattivante travestimento del Consumo, della Libertà, dell’Uguaglianza.
    Un uguaglianza, quella rivendicata dal femminismo contro natura (altra cosa è il diritto alle opportunità, naturalmente), che somiglia al discorso del sergente Hartman in Full Metal Jacket: “Qui vige la vera uguaglianza, non conta un c… nessuno!”
    https://voxnews.info/2018/06/26/scon...si-affrontano/

    La figlia di Raul Castro vuole una Costituzione arcobaleno
    Mariela Castro Espin è la figlia dell’ex leader Raul Castro. Psicologa, dirige il Centro Nacional de Educacion Sexual de Cuba (CENESEX) e la rivista Sexologia y Sociedad. Da sempre è impegnata nelle rivendicazioni delle persone LGBT.
    Il governo cubano sta lavorando ad una nuova Costituzione. La Castro sta spingendo perché nella neo Costituzione ci sia una sezione dedicata al mondo LGBT. Molto probabilmente punta al riconoscimento delle “nozze” gay. “Prima c’era pregiudizio nel parlare di queste cose: undici anni fa abbiamo iniziato a tenere seminari sull’omofobia e la trans-fobia e questo ha contribuito a spianare la strada al dialogo tra la popolazione”, ha detto la Castro Espin.
    Curioso questo cambio di rotta del pensiero comunista a Cuba. Successivamente agli anni della rivoluzione guidata dai fratelli Castro e da Che Guevara, la cui foto campeggia anche nei Gay Pride cubani (v. immagine in cui compare anche la Castro), le persone omosessuali finivano nei campi di concentramento, ora invece forse potranno addirittura “sposarsi”. Da un estremo all’altro.
    La figlia di Raul Castro vuole una Costituzione arcobaleno - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Utero in affitto, bimba a coppia gay: il comune di Roma ammette che è stata violata la legge
    Un’ammissione di colpevolezza esplicita, un errore, per usare un eufemismo, che pesa come un macigno sulla giunta Raggi. “Il Comune di Roma ha esplicitamente ammesso la violazione della Legge dello Stato da parte dei funzionari che ad aprile hanno trascritto nei registri anagrafici l’atto di nascita di una bimba partorita in Canada sfruttando la barbara e criminale pratica dell’utero in affitto”, ha commentato cosi' il senatore della Lega Simone Pillon, la risposta ricevuta in merito alla richiesta di accesso agli atti riguardo questa trascrizione. Il capogruppo della Lega in Commissione Giustizia al Senato ha reso pubblica la missiva di replica della Direzione Aire e Stato Civile del Dipartimento Servizi Delegati del Comune di Roma, fattagli pervenire il 6 giugno scorso.
    “I dirigenti del Dipartimento – ha commentato il senatore leghista- mi hanno testualmente risposto che rispetto al caso in oggetto ‘l’Ufficiale di Stato Civile ha agito in totale autonomia, non in linea con il vigente quadro normativo’, e che tale violazione è già attenzionata anche dalla Prefettura di Roma. Oltre a certificare la palese illegittimità dell’atto, contro cui si è già mossa anche la Procura, la comunicazione del Comune rende più che una mera ipotesi i reati di falso ideologico e alterazione di stato da parte dei tecnici che hanno trascritto l’atto, e che rende a questo punto essenziale l’intervento della Procura per i debiti accertamenti”.
    C’è adesso, quindi, anche una richiesta avanzata alla Procura da parte del senatore Pillon affinché si faccia ulteriormente luce sulla vicenda. Ricordiamo che la pratica dell’utero in affitto in Italia è illegale e la legge 40 punisce con la reclusione fino a due anni “chiunque realizza, organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità”. Il problema è che, di fatto, si tratta di una vergognosa pratica ormai resa possibile grazie a sotterfugi, escamotage e scappatoie giuridiche. Forse siamo al primo passo per porvi fine.
    https://www.ilprimatonazionale.it/cr...a-legge-88895/

    L'omosessualizzazione passa dalla tv
    Una grande ricerca - 100mila intervistati in 77 paesi - certifica l'influenza dei programmi tv nel promuovere una mentalità gay-friendly tra gli spettatori. E' la conferma dell'esistenza di un meccanismo ben oliato, in funzione da anni, per promuovere l'agenda arcobaleno.
    Solo ad avanzare il sospetto che i mass media possano simpatizzare per la causa Lgbt, fino a ieri, si passava per ostinati complottisti, se non per direttamente omofobi da cui tenersi alla larga: in ogni caso, brutta gente. Da oggi pero' è diverso. Sono infatti da poco stati riportati, peraltro da una fonte di primo livello come il Corriere della Sera, gli esiti di uno studio promosso da Viacom, conglomerato di media statunitensi, che prova il ruolo decisivo che la comunicazione di massa riveste nella promozione dell’agenda arcobaleno.
    Più precisamente, la ricerca – assai vasta, poiché condotta su 100.000 intervistati di 77 Paesi – ha rilevato come, tra chi non conosce una persona omosessuale, uno su quattro ammetta che i media in generale e la televisione in particolare abbiano contribuito a far sorgere in lui, rispetto all’omosessualità, sentimenti favorevoli. Fra quanti invece conoscono una persona gay, il 51% sostiene il matrimonio omosessuale (dato italiano 68%) e concorda sul fatto che «i diritti dovrebbero essere applicati a tutti».
    Ora, il fatto che degli intervistati ammettano che la tv abbia un impatto positivo sulle persone gay in pratica quanto conoscerle dal vivo conferma che un’influenza arcobaleno i media la esercitino, eccome. D’accordo, ma come? Quali sono le strategie attraverso le quali il tubo catodico condiziona favorevolmente gli spettatori rispetto al mondo gay? Questo Viacom non lo dice e, per scoprirlo, occorre considerare più livelli, sia qualitativi sia quantitativi. Iniziando da questi ultimi, c’è da dire che negli ultimi decenni la produzione cinematografica arcobaleno è cresciuta esponenzialmente.
    Il sito cinemagay.it, per rendere l’idea, oggi presenta nel suo catalogo quasi 4.000 film. Un numero enorme. Per non parlare – sempre stando sul piano quantitativo – delle serie tv in cui i protagonisti Lgbt non solo non mancano mai all’appello, ma abbondano. A stabilirlo non è stato qualche ente cattolico, ma la Gay & lesbian alliance against defamation che, in suo rapporto denominato Where we are on TV, ha rilevato come i personaggi arcobaleno nelle serie tv siano oggi il 4,8% del totale, percentuale che se da un lato magari continuerà ad apparire contenuta, dall’altro risulta comunque la più elevata degli ultimi 21 anni di rilevazioni. Non solo.
    Va evidenziato come questo dato sia enormemente più alto di quello che si riscontra nella società, se si pensa che l’Istat, nel 2011, ha stimato gli Lgbt come il 2,4 per cento della popolazione totale, mentre l’istituto Gallup, nell’ottobre 2012, sondando un campione di oltre 121.000 persone, ha rilevato come sia il 3,3 per cento degli americani a dichiararsi gay, lesbica, bisessuale o transgender. Dunque i mass media presentano ai telespettatori personaggi arcobaleno con molta più frequenza di quanto questi possano, nella generalità dei casi, essere incontrati nella realtà.
    Ma oltre al piano quantitativo, dicevamo, ne esiste uno anche qualitativo non meno importante. Anzi, fondamentale. Infatti oltre ad essere numerosi i personaggi Lgbt sono spesso caratterizzati – ci si faccia caso – da grande sensibilità, apertura mentale, intelligenza, creatività. Delle persone ideali, insomma, quasi da invidiare e, soprattutto, impossibili da non amare. Al tempo stesso, pure le tematiche care all’agenda Lgbt vengono sistematicamente presentate sotto una luce che sarebbe eufemistico definire positiva; tematiche anche eticamente sconvolgenti come l’utero in affitto.
    «Proprio l’argomento dell’utero in affitto», scrive nel suo libro, La cultura della morte (La Vela, 2017), il giornalista Stelio Fergola, «è propagandato con grande energia dalle serie americane. Non che chiaramente se ne parli in ogni dove, ma quando ricorre viene proposto senza tanti complimenti e, ovviamente, in un’ottica completamente permissiva». Gli esempi al riguardo, in effetti, non mancano. In Friends, ricorda sempre Fergola, Phoebe, una delle protagoniste, decide di portare in grembo l’ovulo fecondato del fratello e dell’anziana consorte, mentre in Everwood una donna di nome Nina vende il proprio utero per consentire a una signora di 55 anni di avere un figlio.
    Tutto cio' è presentato senza particolari criticità, anzi con toni sentimentali quando non lacrimevoli. E parliamo, lo si ripete, di un tema nella più edulcorata delle ipotesi spinoso come l’utero in affitto. Come stupirsi, allora, delle risultanze dello studio promosso da Viacom? La ricerca, pur utile, non fa che comprovare l’efficacia di un meccanismo ben oliato, in funzione da anni e più utile che mai. Dall’elezione di Trump all’affermazione, nel mondo occidentale, di alcuni governi «populisti», l’agenda arcobaleno appare infatti come congelata. Ma i mass media no, loro un supporto non lo fanno mai mancare. E si vede.
    L'omosessualizzazione passa dalla tv - La Nuova Bussola Quotidiana

    Muore a soli 16 anni per pasticca di ecstasy. La madre: "Non drogatevi"
    La donna, straziata dal dolore, ha voluto condividere la foto del figlio morto
    Franco Grilli
    Un ragazzo di 16 anni è morto, in Inghilterra, dopo aver preso una pasticca di ecstasy.
    La madre del giovane, straziata dal dolore, ha voluto condividere la foto del figlio morto, come monito per tutti gli adolescenti.
    Il 16enne è spirato in un letto del Musgrove Park Hospital di Taunton, nella contea del Somerset, per aver assunto una dose di Mdma. Poco dopo l’assunzione, si è sentito male, venendo portato d’urgenza in ospedale. Ma per lui, purtroppo non c’è stato niente da fare: i suoi organi hanno smesso di funzionare uno dopo l’altro. "Il mio cuore è vuoto, vorrei svegliarmi e capire che era solo un incubo. Non posso immaginare la mia vita senza di lui. Non posso evitare di sentire la sua voce o vederlo ridere di nuovo. Al momento è tutto surreale e non sono pronto ad accettarlo" ha dichiarato la donna al Daily Mail.
    Poi, la mamma ha deciso di fare qualcosa per evitare che altre vite siano spezzate dalla droga. "L'aveva già fatto alcune volte ed era stato bene, quindi pensava che fosse al sicuro, ma nessuno puo' saperlo. Per cui, ragazzi, per favore, non drogatevi: le droghe rovinano le vite e le famiglie".
    Muore a soli 16 anni per pasticca di ecstasy. La madre: "Non drogatevi"

    Droga, che fare? Il dovere di una battaglia culturale
    di Mario Bozzi Sentieri
    Più che allarmante, devastante la fotografia scattata dal nono libro bianco sulle droghe, presentato in occasione della giornata internazionale contro il Narcotraffico e promosso dalla Società della Ragione Onlus, insieme ad altre importanti associazioni: in soli due anni l’uso delle droghe in Italia e soprattutto tra i minorenni è arrivato a crescere del +39% (da 27.718 del 2015 a 38.613 del 2017).
    Tra questi ultimi il consumo è addirittura quadruplicato, mentre tra gli adulti è “solo” raddoppiato e ciò alla luce di un’assistenza che ha sempre meno mezzi e personale. Su 38.613 segnalati al Prefetto per consumo di sostanze illecite nel 2017 (27.718 nel 2015), nell’80% dei casi si è trattato di consumatori di cannabinoidi, a seguire di cocaina (14%) ed eroina (5%) e, con percentuali minime e frammentate, altre sostanze. Così l’Italia si ritrova ad essere il terzo Paese in Europa nel quale si consuma più cannabis: il 33,1% della popolazione l’ha usata almeno una volta nel corso della vita, meno di Francia (41,4%) e Danimarca (38,4%). Ma nella fascia d’età dai 15 ai 34 anni, l’Italia si trova ad un poco onorevole secondo posto: si stima che il 20,7% ne abbia fatto uso nei dodici mesi precedenti all’ultima indagine del 2017, contro il 21,5% della Francia.
    Secondo l’ultimo rapporto europeo pubblicato, l’Italia è il quarto paese per uso di cocaina tra quelli dell’Unione Europea, con il 6,8% delle persone con età compresa tra i 15 e i 34 anni che ne ha fatto uso almeno una volta, preceduta da Regno Unito, Spagna e Irlanda.
    Al di là dei “numeri”, delle polemiche più o meno contingenti e dei doverosi interventi diretti ad assistere le singole situazioni di crisi, è al dato “culturale” che bisogna però guardare per invertire una tendenza sempre più invasiva, sia tra le giovani generazioni che tra quelle adulte. Sgombriamo il campo da ogni semplificazione. Dire che la droga fa male è una banalità che ormai non funziona più per invertire una tendenza diffusa. Occorre andare al fondo del problema. Guardare alla crisi “strutturale” dei modelli esistenziali offerti dal “sistema”. Provare a ricucire gli sparsi brandelli di una nuova consapevolezza sociale. Come scrive un giovane, Daniele Saponaro, a corollario del suo recente libretto Gioventù drogata, edito da Historica: “I giovani devono trovare il coraggio di innamorarsi della propria vita. Tornare a credere nelle relazioni, a lottare per avere a disposizione strumenti per costruirsi un futuro, a desiderare il lavoro da fare da grandi. Il progressismo ci ha messo tra le mani un mondo virtuale, artificiale, costruito da altri e senza la possibilità di poter decidere come cambiarlo. Abbiano bisogno di una rivoluzione dell’ovvio, anche se nella società è maledettamente fuori moda.
    È ora di ribadire tutte queste verità spesso banali ma ignorate dall’uomo moderno. Tra queste anche che la droga, sotto qualsiasi forma si presenti, va combattuta”.
    A tutti, non solo a i giovani compete la responsabilità di riportare al centro del bene comune quella rivoluzione dell’ovvio, che sola può permetterci di ricostruire una nuova, autentica aspettativa del futuro contro il falso progressismo. Come scriveva più di settant’anni fa Ortega y Gasset, il progressismo è un vizio culturale “la cui cura o correzione è una delle riforme più urgenti da compiere nella mentalità contemporanea”. Di questo “vizio”, visti i risultati, non sappiamo francamente che farcene.
    https://www.riscossacristiana.it/dro...ozzi-sentieri/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Cresciuta con due donne: «Noi i veri discriminati»
    Il ministro Fontana è stato giudicato "omofobo" per aver difeso il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Ma perché nessuno ascolta chi è cresciuto nella lobby Lgbt? Millie domanda: «Ero omofoba quando mi chiedevo dove fosse mio padre? Ero razzista quando soffrivo? Non lascero' che chi si moblita per gli innocenti sia definito tale».
    Katy Faust si ricorda di quando, «pensando che questo era il modo per amare mia mamma e la sua “partner”, si diceva d’accordo con il cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso, finché crescendo «ho capito che potevo volere loro bene anche non essendo d’accordo circa il ruolo che la politica gioca nelle nostre vite. Se la legge sul matrimonio riguarda solo i sentimenti degli adulti, non c’è ragione di vietarlo…ma l’interesse del governo deve essere per i bambini». Percio' una legge a favore di queste unioni «è un'ingiustizia», ma non è stato facile ammetterlo a se stessa e davanti a sua madre. Faust soffriva per la mancanza della figura paterna ma non lo aveva mai rivelato prima «perché il mondo diceva che se non ero a favore del “matrimonio” gay significa che li [le persone con cui viveva] odiavo, è l’unica cosa che senti dire da una cultura che ti intimidisce per farti stare in silenzio».
    Basti pensare a quanto subi'to dal ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, per aver detto che le famiglie arcobaleno non esistono, dato che ne esiste solo una naturale. Prendiamo ad esempio Monica Cirinnà, madre italiana della legge sulle unioni civili, che sognava di giungere presto al cosiddetto matrimonio Lgbt con figli e che si è rivolta a Fonata cosi': «Ha scritto: "Mi batto per la normalità". Anche l’uso della parola normalità è inquietante. Che cos’è normale?…Ma qual è il suo modello? Bianchi, cattolici, nordici, ricchi, sposati?», dandogli praticamente del fascista, per poi far leva sul sentimento parlando degli orfani a cui basterebbe l’"amore". Eppure Faust non è l’unica ad aver parlato in America, dove la pratica della fecondazione eterologa si diffondeva già anni fa e dove i bambini privati del padre e della madre sono orami cresciuti.
    Anzi le loro testimonianze aumentano, basti pensare alla storia riportata l’anno scorso dal Daily Mail di Millie Fontana, oggi 25enne, che due anni fa decise di intervenire nel dibattito sui diritti civili in America. Concepita tramite un “donatore”, come si dice in politicamente corretto, spiego' davanti ad una platea tremando: «Questa è una testimonianza sicuramente inaudita, perché nessuno vuole sentire parlare dell'altro lato dell'arcobaleno, il lato non adatto a crescere dei bambini felici, perché crescono con l'idea sbagliata di come una struttura familiare dovrebbe essere». Già questo basterebbe a rispondere a tutti quelli che si sono stracciati le vesti dando dell’"omofobo" (vocabolo inventato per far passare per malati coloro che difendono la legge naturale) a Fontana solo perché, invece che dalla parte dei capricci degli adulti, si è messo da quella dei bambini.
    Ma vale la pena di comprendere a fondo la confusione, l’ingiustizia, il dolore di queste persone. Anche quando non riescono ad esternarlo: «Sentivo dentro di me che mi mancava un padre prima ancora che potessi capire quello che significava. Sapevo che amavo entrambe le mie "mamme", ma non riuscivo a capire quello che mancava dentro di me. Quando ho affrontato la scuola ho iniziato a realizzare, attraverso l'osservazione di altri bambini e dei loro legami d'amore con i loro padri, che mi stavo perdendo qualcosa di speciale». Motivo per cui, secondo gli accusatori del ministro, bisognerebbe abolire tutte le feste del papà o della mamma. Ma non c’è nulla da fare, festa o non festa, spiego' Millie: «E' stato molto difficile per me formarmi un'identità stabile. La mia stabilità comportamentale ed emotiva ne ha sofferto molto».
    Millie ricorda, nonostante l'educazione atea, la sua stima verso i cristiani «perché fino ad ora, in questo dibattito, sono gli unici che si pongono questo problema…che cercano di accendere i riflettori sulle storie come la mia». Mentre nella "friendly" and "nice" «lobby Lgbt nessuno vuole ascoltare qualcuno come me, dato che "Love is Love". Giusto?». Cosi', prosegui' la giovane donna, «noi per loro non esistiamo».
    La ragazza conobbe poi il padre a 11 anni e fu «probabilmente la prima volta nella mia vita in cui mi sono sentita una bambina stabile. L'ho guardato negli occhi e ho pensato: "questa è la mia parte mancante”…ho potuto dare un volto a chi ero…ho potuto affermare la mia identità». E a chi si riempie la bocca di "uguaglianza" come fa «la lobby Lgbt - ha sottolineato - mi chiedo quale sia la loro definizione di uguaglianza perché, per me, uguaglianza significa dire la verità, significa essere rispettati interamente per quello che si è e non solo in base a quello che i genitori decidono che tu debba essere».
    E la discriminazione delle persone che si definiscono Lgbt? «Ho sentito questa menzogna della lobby Lgbt: ai bambini non importa chi è la loro famiglia, uomini e donne sono intercambiabili. Considero questo di per sé una forma di discriminazione…Uomini e donne offrono ruoli complementari nell'allevare il bambino e dovrebbero essere rispettati con uguaglianza». E l’omofobia di cui viene accusato ogni giorno chi ha queste posizioni? «Ho racconti di amici gay che mi spiegano che altri gay li chiamano omofobi perché preferiscono che i bambini crescano con un padre e una madre: è totalmente ridicolo!». Poi agitata e quasi piangendo Millie sfido' il pubblico': «Ero omofoba quando mi guardavo allo specchio e mi chiedevo dove fosse mio padre? Ero omofoba quando supplicavo i miei genitori di dirmi chi fossi?…L’omofobia, in realtà, è semplicemente un'avversione per un certo comportamento».
    Che dire poi a chi sconfessa coloro che difendono la famiglia naturale dando loro dei fascisti? «Sono profondamente, profondamente in disaccordo nell'equiparare omofobia e razzismo…la tendenza sessuale non è un’identità perché cambia, anche in base alla scelta, e non è quindi equivalente a una razza. Mi sento offesa dall'idea che io sia considerata razzista per aver parlato di queste cose». E poi la realtà è insuperabile, svela Millie, ricordando che nessuno potrà mai avere due padri e due madri, dato che «in ogni relazione tra persone dello stesso sesso ci vuole una terza persona per "produrre" un bambino. Perché come società dovremmo ignorare questa verità?…Perché il governo spinge a favore di un’agenda basata sulla disonestà?… Io non sono qui grazie a due donne, tre persone hanno fatto la scelta di farmi venire al mondo», dato che «la scienza viene rimpiazzata dai desideri di alcuni adulti».
    Poi l’affronto della madre che la giovane racconto' non prima di fare un lungo sospiro: «Mia madre mi ha fatto una domanda: Millie cosa sarebbe successo se io e la mia "partner" ci fossimo potute spostare? Se avessimo potuto avere quell'ambiente familiare stabile come tutti gli altri? Ho risposto con un'altra domanda: come avrebbero potuto curarmi gli psicologi per i miei comportamenti causati dalla mancanza di un padre se riconoscere la mancanza del padre fosse stata considerata una forma di discriminazione? Nessuna risposta».
    Poi la risposta alla domanda più profonda che spesso i cittadini comuni si fanno sulla ragione per cui i governi diano retta ad «una piccola minoranza estremista», come la definisce lei. «Io vedo l'intenzione di sbarazzarsi del genere umano», percio' «questa discussione esclude tutti quelli che sono stati allevati senza padre o senza madre». Ma con la forza tipica di chi ha sofferto trovando poi una via d’uscita, Millie ha concluso: «Non ho intenzione di venire zittita da persone che mi dicono come è accettabile che mi debba sentire, che sono una brutta persona perché volevo un padre, che forse non amavo abbastanza le mie "madri"». Per questo «non lascero' che si incuta vergogna ai cristiani o a qualunque persona di fede solo perché si mobilita per i bambini. Perché questo è ridicolo».
    Cresciuta con due donne: «Noi i veri discriminati» - La Nuova Bussola Quotidiana

    MEDICO NEL MIRINO LGBT
    Processo alla De Mari: a rischio le tre libertà dell'uomo
    Comparirà il 18 luglio davanti al giudice di Torino. Silvana De Mari, scrittrice fantasy e medico, dovrà rispondere di diffamazione per le sue affermazioni sul "sesso" omoerotico, trascinata in tribunale dal Torino Pride e dal sindaco Appendino. Lei si affida a una memoria difensiva interamente medica e riceve l'appoggio di migliaia di persone. Il suo legale, il penalista Mauro Ronco spiega alla Nuova BQ perché questo processo segna un punto di svolta in Italia: "Per la prima volta nel nostro Paese sono a rischio tutte insieme tre libertà fondamentali per l'uomo: di opinione, di divulgazione scientifica e di religione".
    “Con questo processo per la prima volta in Italia sono in gioco contemporaneamente le tre libertà principali della nostra civiltà: quella di opinione, quella di divulgazione scientifica e quella di religione”. L’avvocato Mauro Ronco commenta cosi' con la Nuova BQ l’imminente udienza che vedrà come imputato la scrittrice, e medico, Silvana De Mari, trascinata in tribunale da un’associazione Lgbt per aver espresso semplicemente una verità scientifica circa la condizione dell’omosessualità. Diffamazione. Questo è il capo di imputazione per il quale la scrittrice fantasy dovrà comparire il 18 luglio prossimo davanti al giudice del tribunale di Torino.
    Sotto accusa le dichiarazioni e le prese di posizione che la De Mari ha fatto nel 2016 su diverse testate (tra cui la Zanzara, la Nuova BQ e la Crocequotidiano) e il suo profilo Fb per mettere in guardia gli omosessuali dal rischio sanitario della loro condotta. Parole dure, ma vere, che la De Mari si è sentita di pronunciare principalmente da medico, dopo essere stata tanti anni a contatto con le conseguenze sanitarie di pazienti omosessuali. Ma parole politicamente scorrette, che oggi è vietato ricordare e per le quali d’ora in avanti bisognerà stare attenti dal pronunciare pena appunto il doverne rispondere di fronte al giudice.
    La De Mari ha pubblicato una memoria difensiva sul suo blog nella quale entra nel dettaglio delle accuse a lei rivolte e spiega, dati scientifici alla mano, perché la sua è un’attività di informazione scientifica incontestabile. Uno scritto nel quale la donna si propone di “di dimostrare che le accuse formulate nel capo di imputazione non hanno alcun fondamento. Io ho sempre inteso esprimere la verità scientifica, peraltro corrispondente alla verità metafisica, riguardante il significato della sessualità umana, nonché le gravi malattie che si trasmettono sessualmente attraverso pratiche di erotismo anale”.
    E si affida a Orwell: “Nell’ora dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. Ora, a stare al fatto che è iniziato un procedimento penale nei miei confronti, sembra addirittura che dire la verità sia un atto criminale”. Nel frattempo è stato lanciato l'hastag #iostoconsilvanademari ed è stato fatto un appello al quale hanno già aderito migliaia di persone.
    La De Mari ha chiarito che fino a due anni fa “pensavo che l’omosessualità fosse genetica e irreversibile. Avevo sempre dato per scontato che fosse costituzionale e mi ero resa conto nella mia carriera di medico dei problemi che dà dal punto di vista fisico e di tipo psicologico. Ma la conoscenza dei casi di Luca Di Tolve, Joseph Sciambra e tanti altri, tutti ex omosessuali che grazie alle terapie riparative hanno dimostrato come quella omosessuale non sia una situazione irreversibile, ho deciso di uscire allo scoperto e mettere a disposizione dell’opinione pubblica la verità sui rapporti omoerotici e sulla promiscuità sessuale, che moltiplica le malattie e non ha nulla di allegro”.
    La memoria difensiva, che verrà consegnata al giudice, costituisce il grosso della difesa della De Mari, che è seguita dagli avvocati Mauro Ronco e Fabio Candalino. Ed è proprio con Ronco, avvocato penalista e principe del foro, ma anche giurista di fama e presidente del Centro Studi Livatino, che la Nuova BQ ha cercato di capire perché il processo De Mari che si aprirà a Torino segnerà per certi versi uno spartiacque in Italia.
    Professore Ronco, il processo De Mari dunque ha a che fare con tante libertà?
    Noi sosterremo la libertà di espressione come livello più elementare di difesa ma sopra questa arriveremo alla libertà scientifica e infine alla libertà religiosa. Il punto è che sembra essersi imposta anche a livello di diritto una assurda pretesa: quella che non si possono muovere critiche o osservazioni di coloro che praticano una determinata attitudine sessuale, che è riprovata dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Se passasse questo concetto vorrebbe dire che in Italia non si puo' neanche proclamare la verità della Scrittura.
    Ma la Scrittura è la Scrittura, la scienza invece…
    Ci sono verità naturali che vengono confermate a livello di rivelazione e che le Scritture raccontano. Prendiamo San Paolo dove l’omosessualità è riprovata grandemente perché non è conforme alla natura, la quale è legata alla fecondità. Vietare di dire che questo tipo di genitalità rinnega lo scopo fondamentale della sessualità dunque è anche un attacco alla libertà religiosa.
    Ma la De Mari è un medico e non una religiosa…
    Per quanto riguarda invece la libertà di divulgazione scientifica, la dottoressa De Mari ha esposto delle realtà di carattere scientifico e non ha offeso nessuno, anzi rispetto alle persone di tendenza omosessuale ha sempre manifestato il massimo rispetto. Nel suo atteggiamento e nei suoi scritti e interviste non c’è nessuna intenzione di diminuire la dignità delle persone. Lei vuole sottolineare il carattere non conforme di queste abitudini sessuali. E cio' è comprovato dalle malattie gravi di cui possono essere veicolo queste relazioni. Inoltre, ha documentato le gravi malattie di carattere infettivologico e lesivo dell’ano che derivano da questo comportamento sessuale.
    Opinioni, dunque? Tali da meritare una denuncia per diffamazione appoggiata non solo dall’estensore, il Torino Pride, ma anche dal sindaco sotto la Mole Chiara Appendino?
    Siamo di fronte a qualche cosa di più di opinioni, ma fondamentali nozioni scientifiche e verità sulla natura umana. Ciascuno conserva la sua libertà di esprimere determinate tendenze, ma il medico ha la libertà e il dovere di esprimere tutte le contrarietà del caso e anche di mettere in guardia rispetto ai rischi per la salute. Tutta la sua opera e le dichiarazioni rese in quelle determinate occasioni sono state per mettere in luce cio' che il sesso anale comporta. Ecco perché è a rischio la libertà scientifica: proprio perché cosi' facendo si impedisce a un medico di esercitare il suo dovere di informazione.
    Ma che cosa oppone il Pride di Torino? Avanza ad esempio controprove scientifiche che quello che scrive lei è sbagliato o non pienamente condiviso dalla comunità scientifica?
    No, niente di tutto questo. E non potrebbe essere altrimenti perché non esiste qualche cosa di scientifico che si possa opporre. Il Pride ha detto semplicemente che abbiamo violato la libertà di queste persone che loro rappresentano e violato il loro onore, ma in tutta verità non si capisce che cosa avremmo discriminato o leso dal momento che l’attività della De Mari è sempre stata animata da evidenze scientifiche e non da quel livore ideologico-politico che invece si ravvisa dalla denuncia.
    Perché si è arrivati al processo?
    Il Pm aveva chiesto l’archiviazione. Ma davanti al Gip c’è stata l’opposizione del movimento Lgbt e il giudice, secondo il rito ha deciso che il pm dovesse esercitare coattivamente l’azione penale. Cosi' siamo arrivati alla prima udienza il 18 luglio.
    Avete sentito la pressione delle cosiddette lobby gay?
    Indiscutibilmente. Questa operazione è portatrice di un interesse volto a rafforzare l’intangibilità delle critiche in modo da tacitare ogni tipo di libertà. L’azione lobbistica è evidente. Ma è un modo per farsi forza che produce come effetto l’impossibilità di esercitare un’influenza di carattere medico per impedire la manifestazione di verità scientifiche. Questo è molto grave.
    Ritiene che questo processo segni un punto di svolta?
    Assolutamente si'. In tanti anni di carriera è la prima volta che mi trovo ad affrontare un caso del genere in cui sono messe in discussione contemporaneamente tre delle libertà fondamentali dell’uomo.
    Processo alla De Mari: a rischio le tre libertà dell'uomo - La Nuova Bussola Quotidiana

    Droga a fiumi, allarme Onu: politica ha fallito, è epidemia
    275 milioni di consumatori, 31 milioni di "malati", 450mila decessi nel solo 2016. La produzione di droga nel mondo non conosce sosta e tocca la cifra monstre di 10.500 tonnellate. L'allarme dell'Ufficio antidroga dell'Onu: "Epidemia di oppioidi: morti, prodotti e mercati, è tutto in aumento". I dati del World Drug Report 2018 sanciscono la sconfitta delle politiche di riconversione delle colture: "I governi non riescono a controllare la produzione". Allarme sul Fentanyl, la droga oppiacea della borghesia statunitense: "Già 60mila morti dal 2016, più di quelli in Vietnam".
    Anzitutto i numeri: nel, 2016 275 milioni di persone nel mondo hanno consumato droga di qualunque tipo: il 5,6% della popolazione mondiale. 31 milioni di questi ha subito conseguenze fisiche di salute e 450mila persone sono morte a causa dell’uso di sostanze stupefacenti. Il 2017 invece ha visto un aumento del 65% rispetto all’anno precedente di quantità di droga immessa sul mercato, pari a 10.500 tonnellate. Secondo la stima della UNODC, l’ufficio antidroga dell’Onu con sede a Vienna, si tratta del dato più alto mai registrato dall’inizio del 21esimo secolo.
    In particolare, due Paesi svettano in questa speciale classifica: l’Afganistan, che per quanto riguarda la coltivazione di papavero da oppio ha aumentato dell’87% la sua produzione, arrivando alla cifra di 9.000 tonnellate di hascisc e oppioidi e la Colombia, dove la produzione di cocaina è arrivata nel 2016 a toccare la cifra monstre di 866 tonnellate. Tra i fattori che hanno condizionato questo aumento l’ufficio dell’Onu segnala l'instabilità politica, la mancanza di controllo del governo e le scarse opportunità di attività economiche di riconversione delle colture, che hanno reso la popolazione rurale vulnerabile all'influenza dei grandi gruppi del narcotraffico.
    Le informazioni presentate nel World Report on Drugs 2018 di fine giugno, praticamente ignorato dalla grande stampa mondiale, illustrano una entità e una complessità dei nuovi mercati della droga mondiale senza precedenti. Nel mondo c’è un fiume inarrestabile di droga e una popolazione sempre più in crescita che ne è schiavo. Tutto questo ha conseguenze negative per la salute: ci si ammala di più. Si muore di più. Ed è per questo motivo che l’ufficio di Vienna non ha esitato a chiamare, soprattutto quella degli oppioidi, una vera e propria epidemia.
    Ma è un’epidemia di fronte alla quale gli Stati e i governi, soprattutto quelli occidentali, sono totalmente rinunciatari. Significa che i governi dei paesi di produzione non riescono a controllare l’enorme messe di droga che viene prodotta e che gli stati terminali del mercato non hanno strumenti adeguati per il controllo delle frontiere. Insomma: il mercato della droga non conosce crisi e sta aggravando una situazione che già era critica.
    Il report adombra quindi la percezione che non ci sia una volontà politica cosi' forte nel fermare il fenomeno a livello di produzione prima e di diffusione poi. A fronte di una produzione cosi' sovrabbondante, il mercato della droga si sta indirizzando cosi' verso altri lidi: in Europa la copertura è ampiamente soddisfatta, cosi' i produttori iniziano a guardare anche al mercato Africano e quello asiatico. Non è un caso ad esempio se nel solo Afganistan, siano già 3 milioni i cittadini che fanno uso di droghe per uso “ricreazionale”.
    Ma si fanno largo anche nuovi oppioidi dalle caratteristiche devastanti. Uno di questi è ad esempio il Fentanyl. Si tratta di un oppioide dalla “proprietà” spaventose che arriva dal narcotraffico. E’ un farmaco che si dovrebbe usare solo quando il paziente è intubato. Ebbene: dai dati del World Drug Report 2018 il Fentanyl ha già provocato nel solo 2016 qualcosa come 60mila morti. Già più di quanti sono stati i caduti nella guerra del Vietnam. L’uso del Fentanyl in maniera cosi' massiccia e improvvisa ha costretto le autorità statunitensi a iniziare a prendere coscienza del nuovo fenomeno che colpisce principalmente la classe media.
    Ma è una sfida contro il tempo: mentre negli Usa si muore di Fentanyl alla velocità della luce, gli americani si sono accorti di non avere una copertura sanitaria e assicurativa per la dipendenza da questa droga. Un’assenza che contribuisce a ritardare, per cosi' dire, i soccorsi soprattutto per quella fascia di popolazione marginalizzata.
    Droga a fiumi, allarme Onu: politica ha fallito, è epidemia - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Regno Unito, medico licenziato per rifiuto dei pronomi transgender
    Il dottor David Mackereth, da 26 anni alle dipendenze del Sistema Sanitario Inglese, non è stato assunto da un ospedale per essersi rifiutato di fare riferimento ai transgender con il loro pronome di genere preferito
    Matteo Orlando
    Un medico del Regno Unito non è stato assunto da un ospedale per essersi rifiutato, durante il test selettivo (dopo che gli era stato offerto un lavoro come medico per il dipartimento per il lavoro e le pensioni), di fare riferimento alle persone transgender con il loro pronome di genere preferito.
    Si è conclusa cosi' la carriera medica del dottor David Mackereth, da 26 anni alle dipendenze del Sistema Sanitario Inglese. Al Dipartimento gli avevano detto di riferirsi a coloro che cercano l'assegno di invalidità con qualsiasi genere abbiano richiesto ma Mackereth, per la sua fede cristiana, non ha voluto rispettare le regole.
    "Da cristiano credo che il genere sia determinato biologicamente e geneticamente", ha dichiarato al Daily Mail il medico che ha 55 anni ed è padre di 4 figli. "Ero spaventato, davvero spaventato", ha ammesso. "Sapevo che poteva essere la fine del mio lavoro di medico, ma non potevo vivere con me stesso se non avessi parlato. Sarebbe disonesto e non volevo dire una bugia".
    Gli avvocati dell’ospedale, dove stava sostenendo il colloquio di lavoro, gli hanno detto che il non riferirsi ai pazienti usando il pronome del genere da essi desiderato è considerato nel Regno Unito un "comportamento molesto" in base all'Equality Act (una legge sull’uguaglianza) del 2010.
    Adesso il medico rischia di non trovare più un lavoro presso il Sistema Sanitario, neanche "con nessun altro dipartimento del governo", le porte "mi saranno sbattute in faccia".
    David Mackereth si è dichiarato "ferito, ma sollevato". "Credo con tutto il mio cuore che Dio ci ha fatto maschio e femmina e che dovrei avere il permesso di crederci. Io non voglio turbare nessuno. Ma dobbiamo essere in grado di dire cio' che pensiamo e difendere cio' in cui crediamo in modo non combattivo. Altrimenti diventeremo uno stato dittatoriale in cui siamo tutti ridotti in schiavitù".
    Adesso l’uomo, che nel tempo libero legge libri di storia e coltiva i pomodori nel suo giardino a Dudley (West Midlands) teme un "linciaggio", per tale motivo si è rifiutato con la stampa di divulgare informazioni su sua moglie e sui suoi quattro figli adulti.
    Al quotidiano inglese il medico ha detto che tra i colleghi del Sistema Sanitario del Regno Unito c’è un "clima di paura" riguardo ai nuovi protocolli. I medici, per esempio, sono ora avvisati dalla British Medical Association di usare il termine "persone incinte" per evitare di causare offesa agli individui transgender parlando di "donne incinte".
    Dal prossimo anno, le linee guida del governo di Theresa May potrebbero richiedere ai medici di base di chiedere l'orientamento sessuale dei pazienti prima di ogni appuntamento per evitare discriminazioni. Inoltre le modifiche proposte dal governo gay friendly del Regno Unito alla legge sul riconoscimento di genere permetteranno ad ognuno d’identificarsi come il sesso opposto senza la necessità di una diagnosi medica.
    "Non possiamo dire quello che pensiamo", ha aggiunto il dottor Mackereth, altrimenti "veniamo accusati di molestie. Gli infermieri che si imbattono in pazienti con genitali maschili in reparti femminili mi hanno detto che è tutto sbagliato".
    "Alcuni dei miei colleghi - medici senior - sono infuriati per quello che mi è successo", ha detto Mackereth. "Se dicono la stessa cosa, il Regno Unito comincerà a perdere chirurghi straordinariamente necessari, ritenuti inutili perché hanno usato il pronome sbagliato".
    Regno Unito, medico licenziato per rifiuto dei pronomi transgender

    La pedofilia dilaga fra i media, la politica e Hollywood
    L'arresto dell'attrice di Smallville, il licenziamento di Barr e il giro di vite di Trump hanno riportato a galla il problema enorme dell'abuso e del traffico di minori con una sfilza di casi che coinvolgono i potenti. Se pare vincere il silenzio-assenso mediatico intorno al mondo pederasta e pedofilo, almeno una domanda è lecita: cosa si vuole nascondere? Forse un legame troppo scomodo?
    Mentre il candidato pedofilo alle elezioni del congresso americano Nathan Larson chiariva di essere solo l’espressione di un mondo nascosto ma in espansione, una serie di episodi di cronaca, apparentemente slegati fra loro, si sono susseguiti facendo intuire cio' a cui Larson si riferiva. L’arresto due mesi fa (dopo 20 anni di denunce) di Keith Raniere, guru della setta NXIVM e di una dei suoi membri, l’attrice di Smalleville Allison Mack, per reati fra cui il traffico di minorenni e la pedofilia, hanno preceduto un ulteriore scandalo della stessa natura.
    Settimana scorsa la Disney è infatti finita in una tempesta di polemiche per il licenziamento dell’attrice Roseanne Barr, che da tempo twittava a favore della lotta di Trump contro il racket della pedofilia, ignorato dai media nonostante l’impegno del presidente che ha portato già all’arresto di 1.500 pedofili. Ovviamente la ragione del licenziamento non è stata questa, ma il twitt recente (per cui si è scusata) di insulti rivolti a Valerie Jarrett, ex consigliera di Barack Obama.
    Le proteste seguite all’allontanamento dell’attrice si sono sollevate anche a causa della doppiezza della Disney, che aveva invece reintegrato l’attore Brian Peck, dopo la condanna di pedofilia e diversi mesi di carcere. E nonostante il Daily Mail avesse reso pubblici gli 11 capi d’imputazione, tra cui atti osceni, sodomia, penetrazione sessuale, copulazione orale, invio di materiale nocivo di minorenni maschi sotto il 16 anni, svelando cosi' il legame fra pederastia e omosessualità. Come d’altra parte fa apertamente il film applaudito da tutta Hollywood “Call me by your name”.
    Impressiona quindi che mentre si incensa il mondo Lgbt e la pederastia, quello dello spettacolo e dei media tacciano sulla riassunzione di un pedofilo o restino imbarazzati dal fatto che l’attrice Mack, pur dovendo rispondere del reato di traffico sessuale e rischiando 15 anni di carcere, sia stata rimessa in libertà dopo il pagamento di una cauzione di 5 milioni di dollari. Senza contare poi che nella setta erano coinvolte anche altre attrici come Grace Park e India Oxenberg, figlia dell’attrice Catherine Oxenberg, protagonista di Dynasty.
    Bisogna poi ricordare che Peck non è l'unico attore condannato per abusi sessuali su minori e poi assunto dalla Abc (di cui la Disney è proprietaria) dopo la condanna. Nel 1988, l'attore bambino Nathan Forrest Winters confesso' alla madre che il regista Victor Salva lo molestava da circa cinque anni. Salva fu riconosciuto colpevole di 5 fra 11 capi di imputazione, ammettendo di aver abusato di Winters. La polizia lo trovo' persino in possesso di videocassette e riviste di pedo-pornografia, ma l'uomo ha poi continuato a godere di una carriera prospera come regista (la sua ultima produzione è la serie Jeepers Creepers).
    Eppure, già l’ex stella nascente Corey Feldman aveva provato a denunciare il giro pedofilo/omosessuale del grande schermo, cercando di sensibilizzare sia il pubblico sia le forze dell'ordine riguardo agli abusi sessuali su giovani attori. Feldman ha raccontato di come uomini potenti di Hollywood lo avessero molestato da bambino insieme all’amico Corey Haim, morto nel 2010 all'età di 38 anni. Haim aveva 11 anni quando fu stuprato da un uomo su un set cinematografico.
    Proprio in questi giorni un altro dipendente di Disney World è stato arrestato in un'operazione contro la pornografia infantile nell'area di Orlando (Florida). Secondo la stampa locale, le forze dell'ordine hanno trovato materiale pedopornografico nella proprietà dell'uomo che coinvolge bambini di appena 3 anni. Una caso? Nel 2014 un’indagine rivelo' che dal 2006 almeno 35 dipendenti di Disney World erano stati arrestati per reati sessuali sui minori.
    Nel maggio del 2016 Elijah Wood (protagonista del Signore degli Anelli) rivelava al Sunday Times di essere riuscito a recitare a Hollywood da bimbo senza subire abusi solo grazie a sua madre, «più preoccupata che diventassi una brava persona che di farmi fare carriera», perché «ci sono un sacco di vipere in questo settore, persone che hanno in mente solo i propri interessi». Secondo Wood «queste cose probabilmente stanno ancora accadendo» e «le vite delle vittime sono state rovinate».
    Anche Jason James Murphy, pedofilo che perseguito' per anni un bambino delle elementari, fu assunto come addetto ai casting hollywoodiani per bambini/adolescenti fra cui quello della serie “School of rock”. Persino Bob Villard, manager di piccoli attori fra cui Leonardo Di Caprio, torno' a lavorare con i bambini nonostante le accuse e una condanna per pedofilia. Bryan Singer, regista responsabile dei film X-Men, è stato accusato tre volte per abusi omosessuali su attori adolescenti, ma ha continuato a fare successo nel settore. Fra le vittime l’attore Michael Edgan, che poi accuso' anche Marc Collins-Rector, uomo del business di Hollywood (21 accuse di stupro) condannato per abusi e per averlo violentato dicendogli: «Il 90% dello show business è gay. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi andare a letto con qualcuno». Edgan testimonio' anche contro Garth Ancier (allora capo di Bbc America) il quale, puntando una pistola alla testa del ragazzo, avrebbe sostenuto di essere uno degli uomini più potenti di tutta Hollywood.
    Martin Weiss, manager che lavoro' sia per Nickelodeon (emittente tv per bambini) sia per Disney, abuso' dell'11enne Evan Henzi più di 30 volte. A 14 anni Henzi trovo' il coraggio di denunciare, ma Weiss fu condannato solo ad un anno: «Sono arrabbiato con il sistema giuridico», commento' Henzi dopo il rilascio. Un altro dipendente della Nickelodeon, Jason Michael Handy, fu arrestato per molestie su minori, ma nel 2009, dopo aver scontato la pena, usci' dal carcere per reiterare i reati. A scamparla fu poi Roman Polanski nonostante la condanna di abusi sulla 15enne Samantha Gailey, violentata dal regista all'interno della casa di Jack Nicholson: l’uomo, fuggito dal paese, continuo' a lavorare vincendo diversi Oscar. Infine, sono note le accuse di abusi di Dylan Farrow, figlia adottiva di Woody Allen, contro il regista (che poi sposo' un’altra figlia adottiva, Soon Yi Previn), confermate dal fratello Ronan.
    Non suona quindi esagerata la critica da parte dei produttori di An Open Seecret (documentario sulla pedofilia a Hollywood) per il silenzio dalla mafia dello spettacolo sulla «pedofilia dilagante…è totalmente immorale e simile all'omicidio dato il numero di suicidi e di overdose accidentale attribuiti ad abusi sessuali e manipolazioni mentali in un settore che protegge i violentatori attivi». Forse per lo stesso motivo Nicole Kidman l'anno scorso ha dichiarato che Stanley Kubrick le aveva parlato del fatto che «il mondo è governato dai pedofili».
    E che dire dell'immagine senza commenti di Marina Abramovic, l’artista e occultista, che le riviste Dust e Vogue immortalarono in copertina insieme a dei bambini in pose agghiaccianti (vedi foto a sinistra) e twittata lo scorso febbraio dall’attrice di Smalleville poi arrestata? Abramovic già finita sotto i riflettori durante il cosiddetto “Pizzagate", ossia lo scandalo delle email, diffuse nel 2016 da WikiLeaks, fra lei, politici dell’amministrazione Clinton e i fratelli Podesta (lobbisti a capo della campagna della Clinton).
    Nelle email si parlava di party a base di pizze (che secondo gli esperti starebbe per bambine nel linguaggio pedofilo) e hotdog (bambini), a cui partecipare. Ad esempio un noto politico della cerchia dei Clinton scriveva a Podesta, la cui casa è piena di quadri con bambini legati e mezzi nudi (vedi foto a sinistra), che “Sogno il tuo banchetto di hotdog alle Hawaii”. Altri messaggi avevano per oggetto un "hotdog party" a Chicago a cui si invitava a prepararsi. Emersero pagamenti fino a 65 mila dollari da parte di Obama alla pizzeria Comet Ping Pong di Washington per un party privato. La pizzeria è di James Alefantis, bisessuale dichiarato, amico dei Podesta, che pur essendo un semplice pizzaiolo fu giudicato dalla rivista di moda “GQ” «una delle 50 persone più potenti di Washington».
    Lo scandalo crebbe perché alcuni blogger fecero in tempo a scaricare le foto del profilo istagram di Alefantis in cui comparivano bambini legati ai tavoli della pizzeria con la scritta «Nuovo spazio per bambini», di uomini con in braccio bimbi con la scritta “chickenlovers” (termine del mondo pedofilo che indicherebbe gli uomini attratti da bimbi piccoli), di persone nude con la pizza sulle parti intime o di uomini che baciano con passione pezzi di pizza come fossero persone, di neonti affiancati da una cifra di migliaia di dollari.
    Nella pizzeria di Alefantis si esibivano addirittura gruppi musicali come i “Sex Stain” (macchia di sesso) rappresentati con l’immagine di un labirinto blu a forma di triangolo simbolo che l’FBI ha messo fra fra quelli attraverso cui i pedofili si riconoscono. La notizia fece rumore, ma ovviamente i grandi media liberal risolsero tutto parlando di “fake news”. E' quanto meno singolare pero' che la famiglia Clinton oltre che a queste persone fosse legata anche alla setta NXIVM: nel 2006 furono donati 29.900 dollari alla campagna presidenziale di Hillary Clinton e almeno tre funzionari NXIVM erano membri "su invito" della Clinton Global Initiative.
    Non si puo' poi dimenticare lo scandalo che ha coinvolto decine di Ong e migliaia di operatori, su cui si è fatto silenzio per decenni, insieme alle immagini e le sfilate di bimbi in pose ammiccanti accettate ormai come normali dal mondo della moda.
    A questo punto almeno una domanda è lecita: sono tutte coincidenze? Ma anche fosse, perché basta l’accusa ad un sacerdote per scatenare tutti grandi media mentre in questi casi l’imbarazzo si fa omertà? Cosa ha il progressismo politicamente corretto da difendere? Forse che il legame pedofilia, pederastia e omosessualità sia troppo scomodo? Sia mai che diventi evidente che quando “Love is Love” non c’è più limite al peggio. Alla violenza più terribile che si possa esercitare e ancora in grado si suscitare ribellione (anche se forse non per molto).
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Roma, manifesti choc contro negozi che vendono prodotti alla marijuana
    I poster contro la cannabis legale sono firmati Rinascita Nazionale Cristiana
    Franco Grilli
    "Qui si vende morte per i tuoi figli, boicotta negozi che vendono marijuana".
    Sono comparsi nel centro di Roma dei manifesti che ritraggono il simbolo della morte – il teschio e i due femori incrociati – per invitare a sabotare tutti quei prodotti venduti legalmente in alcuni esercizi commerciali della capitale.
    I poster in questione, sui quali vi è appunto scritto “Qui si vende morte per i tuoi figli, boicotta negozi che vendono marijuana” recano la firma dai Rinascita Nazionale Cristiana.
    Marijuana light e legale
    Il gruppo di attivisti ha messo nel mirino la cannabis light, ovvero quella tipologia che contiene un principio attivo più basso dello 0,6%, rendendo dunque la sostanza legale. Infatti, secondo la legge italiana 242 approvata nel dicembre 2016 la sua produzione e commercializzazione sono legali in Italia se il contenuto di THC (ossia il principio attivo, Delta-9-tetraidrocannabinolo) non supera lo 0,2%.
    Roma, manifesti choc contro negozi che vendono prodotti alla marijuana

    Spagna, sotto inchiesta per aver citato la Chiesa sull'omosessualità
    Sequestrato il materiale didattico di una docente liceale che sull'omossesualità ha citato la Bibbia e il Catechismo Cattolico. Polemiche in Spagna
    Matteo Orlando
    Nuove polemiche in Spagna sulla questione omosessualità.
    Il Ministero della Pubblica Istruzione del governo di Valencia ha ritirato il materiale didattico di una insegnante di religione del liceo IES Marcos Zaragoza de la Vila Joiosa. L’accusa è quella di avere prodotto “testi omofobi”.
    La denuncia era arrivata dagli studenti di questo centro educativo tre settimane fa, quando alcuni alunni hanno reso pubblico sui social network il contenuto delle carte che l'insegnante ha utilizzato durante il primo anno di scuola superiore e, a quanto pare, in altri classi.
    Dopo l’accusa sui social l'organismo di mediazione che regola la prevenzione della violenza scolastica ha mandato i controlli presso questo istituto pubblico del municipio alicantino e, lette le carte, è stato emesso un rapporto con lo scopo di richiedere per iscritto al centro il ritiro dei testi didattici, come infine è avvenuto. La Consejera de Educacion del governo valenciano sta valutando anche la possibilità di sanzionare la docente.
    Ma cosa ha insegnato sull'omosessualità la professoressa di religione tanto da meritare, secondo il governo valenciano, il ritiro del materiale? Il testo inizia ricordando che "l'omosessualità contraddice il piano per il quale Dio creo' l'uomo e la donna" e poi aggiunge che "l'omosessualità è innaturale perché in essa non v'è alcuna possibilità di esprimere l'amore fruttuosamente". Inoltre, l'insegnante ha detto agli studenti che questa inclinazione erotica dovrebbe essere evitata e che ci sono "possibilità per superarla". In particolare la docente ha scritto: "La condizione in alcuni casi è senza colpa. Pero' gli atti omosessuali devono essere sempre evitati, in quanto rappresentano un disordine morale grave. Prima di una deviazione di questo stile, la soluzione è cercare di sanarla e non di giustificarla".
    Il materiale didattico sotto inchiesta ha messo in dubbio anche la possibilità di adozione per gli omosessuali. La docente aveva chiesto agli studenti di commentare la frase: "l'adozione da parte delle coppie omosessuali non risponde a cio' che è meglio per il bambino, ma il desiderio di dare un brevetto di normalità agli adulti", una affermazione della psicologa Alejandra Vallejo-Nogera proposta dall’insegnante.
    Come è accaduto in Italia per le ultime riflessioni del neo ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, non sono mancate le reazioni dei cattolici.
    Alcuni sottolineano che se i professori di religione in Spagna non sono più autorizzati a parlare di moralità sessuale, difesa della vita, del concetto di famiglia cristiana, come insegna la Chiesa, allora la materia non ha motivo di esistere. Altri si aspettano un intervento della Conferenza episcopale spagnola e del vescovo locale in particolare, in difesa dell’insegnante e della dottrina cattolica. Alcuni parlano di attacco diretto, totalitario e dittatoriale agli articoli 16 e 20c della Costituzione spagnola, relativi alla libertà ideologica e religiosa e alla libertà di insegnamento. Altri sottolineano l'errore comune di credere che tutto cio' che dice l'autorità sia vero, per il solo fatto di dirlo, confondendo cosi' la presunzione di legittimità con la verità semplice e logica. Altri ancora si spingono a parlare di “dittatura LGBTI” sulla Spagna e sul governo di Valencia nel caso di specie.
    Spagna, sotto inchiesta per aver citato la Chiesa sull'omosessualità

    “Non è il mio amante”. Davvero? L’incredibile autogol di Macron
    E’ incredibile l’errore di comunicazione commesso da Emmanuel Macron. Quando devi smentire non devi mai usare la negazione, perchè il subconscio tende a trascurare il “non”. Il grande linguista americano George Lakoff lo spiega magistalmente da anni sin dal titolo del suo celebre saggio “Non pensare all’elefante”. Vi invita a non pensare a quell’animale e tu lettore, cosa stai facendo in questo momento? stai pensando all’elefante. Con la sua improvvida dichiarazione di ieri, il presidente francese ha commesso due sbagli colossali.
    Il primo: nessuno in Francia, sui media e nel mondo politico, aveva formulato il sospetto che il capo dell’Eliseo avesse una relazione amorosa omosessuale con la sua guardia del corpo Benalla. L’indiscrezione girava sul web e nei salotti ma un conto è il pettegolezzo, ben altro peso ha una presa di posizione ufficiale. Incredibilmente è stato lo stesso Macron a sdoganare il non detto e dunque da oggi e per gli anni a venire l’argomento non è più tabù.
    Il secondo errore: riprendendo Lakoff, se tu dici “Benalla non è il mio amante”, la gente pensa che lo sia o che possa esserlo. E’ lo stesso autogol che commise Nixon ai tempi del Watergate quando nego' in diretta tv qualunque responsabilità nel celebre caso di spionaggio ai danni del Partito democratico. Anch’egli ricorse alla negazione. Avrebbe dovuto dire: io sono innocente. E invece milioni di americani pensarono che fosse colpevole o che potesse esserlo. Il dubbio divenne plausibile.
    Com’è andata a finire lo sappiamo. Macron farà la stessa fine?
    A Parigi c’è chi comincia a pensarlo, di certo sono milioni i francesi che, gaffe dopo gaffe, prepotenza dopo prepotenza giudicano Emmanuel Macron inadeguato alla funzione per la sua personalità, per la sua megalomania, per la sua mancanza di equilibrio.
    Il sogno è già infranto.
    Caso Benalla, l?incredibile errore di comunicazione di Macron ? il Blog di Marcello Foa

  9. #249
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    INFANZIA VIOLATA
    Blocco pubertà nei bimbi: il corpo non si sviluppa, la mente si'
    Riportiamo un articolo di Assuntina Morresi, unico membro del Comitato Nazionale di Bioetica a votare contro la liberalizzazione del farmaco “blocca pubertà” nei bambini affetti da disforia di genere:
    "Maschio, femmina o altro? Per decidere, secondo molti, ci vuole tempo. E dunque bisogna fermare la pubertà per «guadagnare tempo» e aspettare qualche anno per stabilire se passare o no all’altro genere: per questo viene usata la triptorelina ( Trp), quando si ha una diagnosi di disforia di genere (Dg), cioè quando il genere “percepito” non è congruente con quello alla nascita.
    Ma che significa concretamente? Significa che se un bambino “si sente” una bambina (e viceversa) e si comporta di conseguenza, a 12 anni, quando il suo corpo inizia a cambiare per la pubertà, gli viene somministrata la Trp e la crescita si interrompe. Significa che se è un maschio si riduce il volume dei suoi genitali, non gli cambia la voce, non c’è il pomo di Adamo, mentre se è una femmina non cresce il seno, non arrivano le mestruazioni oppure si bloccano. Si ferma anche lo sviluppo delle ossa, e si cresce poco in altezza. Il volto, il corpo, l’aspetto rimangono bambini, «in uno stato neutrale di prima pubertà, in un limbo», dicono gli esperti. E cosi' fino a 16 anni: se resta la convinzione di essere «nel corpo sbagliato», si va avanti con gli ormoni per cambiare sesso. E poi la chirurgia, a 18.
    Fino a quattro anni di “sospensione” fisica, ma lo sviluppo cognitivo non si puo' fermare, e quindi c’è una persona fisicamente bambina ma che cognitivamente continua a crescere, anche se le emozioni e i sentimenti sono alterati: se si sopprime la spinta degli ormoni nativi, cosa avviene nelle relazioni con gli altri, in una pubertà cosi' volutamente manipolata? Non siamo solo i nostri ormoni, ma siamo anche i nostri ormoni, e sappiamo bene quanto contino fra i 12 e i 16 anni. Con un corpo bambino e una “mente” più adulta, per anni, confusi di per sé e fuori dall’evoluzione fisiologica ormonale: come possono questi ragazzi non sentirsi sempre più diversi dai compagni di banco? Niente si sa degli effetti fisici a lungo termine, né se siano veramente reversibili: i dati scientifici ci sono solo per la Trp usata per lo scopo opposto, cioè interrompere la pubertà “patologica”, quando arriva troppo presto (6,7 anni) e non quando è fisiologica (12 anni). Cioè i dati disponibili sono per usi diversi.
    Chi condivide il trattamento dice che cosi' diminuisce la sofferenza legata alla Dg (ansia, depressione, autolesionismo, tendenze suicidarie, autismo), perché si eliminano i segni del corpo che non si vuole. E, nell’attesa, si capisce meglio chi si vuole diventare. Ma se il corpo è “neutro”, come si fa a ragionare su “chi” si vuole diventare? Manca proprio quello su cui si dovrebbe lavorare, cioè l’esperienza del corpo che cresce, dello sviluppo tipico dell’età. Si taglia via un pezzo di vita e si “riflette” sull’immaginario. E non c’è alcuna prova che depressione, ansia, tendenze suicide si curino bloccando la crescita. E chi stabilisce se la Dg è causa o effetto di tutto questo? Anche su questo non c’è alcun dato.
    Infine, il consenso informato, che diventa un atto formale. Ma veramente pensiamo che un dodicenne, o un sedicenne, specie in queste condizioni, sia consapevole di cosa significhi cambiare genere, e non poter avere bambini in futuro? O che, forse, potrebbe congelare i suoi gameti, per essere poi madre biologica e padre sociale al tempo stesso, o viceversa? Dai pochi dati disponibili quasi nessuno desiste durante il protocollo: in Olanda, dove è nato e si è sviluppato, tutti quelli che lo hanno iniziato hanno poi cambiato sesso chirurgicamente alla maggiore età. Ma come si puo' pensare che suggerire precocemente il cambio di genere, con una pesantissima manipolazione nella fase cruciale dello sviluppo, sia «il migliore interesse» di questi ragazzini?”.
    Occorre aggiungere che il principio fondamentale di carattere morale è il seguente: se il corpo sessuato è sano, è la psiche che si deve adattare al corpo e non viceversa. In obbedienza a questo principio qualsiasi blocco della pubertà è contrario a morale perché si blocca lo sviluppo di un corpo sano. Un corpo la cui sessualità sarebbe di grande aiuto per dissipare la confusione in questi bambini.
    Blocco pubertà nei bimbi: il corpo non si sviluppa, la mente sì - La Nuova Bussola Quotidiana

    Pensione di reversibilità alle coppie gay anche senza unione civile
    Il professor Zanola e l’architetto Borsato hanno convissuto fino alla morte di quest’ultimo avvenuta nel 2015. Dunque non hanno fatto in tempo a stringere una unione civile perché la legge è del 2016. Il primo ha chiesto, grazie al supporto dell'immancabile Rete Lenford (un pool di avvocati dediti alla causa gay), la pensione di reversibilità, attualmente concessa solo alle coppie unite civilmente.
    Il tribunale d’appello di Milano ha dato ragione a Zanola. «La solidarietà familiare nella coppia omosessuale stabile non puo' che essere rivolta a favore del partner al quale non è stato consentito unirsi in matrimonio». La Corte ha ricordato che nel nostro ordinamento la pensione al superstite «attua il permanere della solidarietà familiare oltre l’evento morte del lavoratore, solidarietà familiare che all’interno della coppia omosessuale stabile non puo' che essere rivolta a favore del partner al quale non è stato consentito unirsi in matrimonio».
    In buona sostanza il giudice sta dicendo: il legislatore doveva muoversi prima ad approvare la legge sulle unioni civili. Io giudice ho quindi provveduto a sanare almeno in parte questa ingiustizia. Ancora un volta il giudice assume il ruolo di legislatore.
    Si prevedono quindi a valanga altre richieste simili: basterà provare la convivenza, magari non realmente avvenuta, anche con un amico e il gioco sarà fatto.
    Pensione di reversibilità alle coppie gay anche senza unione civile - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    L’UMANITA’ “LIBERATA” CHE FA? SI MASTURBA ESTINGUENDOSI.
    Maurizio Blondet
    Da Repubblica: “A Torino apre la prima casa di appuntamenti con sex dolls per uomini e donne”.
    Nell’articolo apprendiamo che è una iniziativa della LumiDolls, la società catalana che offre intrattenimento ludico-sessuale con realistiche e realistici, ed ha già aperto case simili a Barcellona e Mosca. Sul loro sito internet spiegano: “Vogliamo farvi godere della sessualità in un modo completamente diverso, in uno spazio lussuoso, assolutamente riservato e del tutto legale”. Quel che offrono, si chiama in fondo masturbazione.
    Ma come hanno fatto presto ad arrivare le novità. Appena un mese fa, Zero Hedge raccontava:
    Per adesso sono duemila all’anno le bambole del sesso in silicone che vengono vendute in Giappone: a 3700 dollari l’una, grandezza naturale ed aspetto vivo di adolescente, teste rimovibili, genitali adattabili ai desideri del cliente. Il calo futuro del prezzo, l’aumento della solitudine degli anziani ed anche dei giovani scapoli, promette un vero,triste trionfo commerciale di questo genere di merce. Tanto che il demografo Kamako Amano, dell’istituto di ricerca NLI di Tokio, lo vede come un pericolo per l’esistenza stessa del Giappone, dove la denatalità già infuria e si stima che nei prossimi 30 anni la popolazione sarà diminuita di un terzo.
    Ricorrono le spiegazioni sociologiche: le 14 ore di lavoro che ancor oggi ogni ditta richiede all’impiegato nipponico, il gran numero di donne laureate ed entrate nel mondo del lavoro, il numero sempre maggiore di single di ritorno o perché divorziati, separati o vedovi; possiamo anche evocare la cultura dell’individualismo edonistico, l’egoismo disimpegnato, o la paura dell’altra; o un effetto collaterale delle “conquiste” del femminismo, che inducono i maschi a preferire ad una donna giudicante ed esigente la compagnia silenziosa e docile della bambola gonfiabile.
    La donna è stata “sostituita”
    Ma cio'tace quella che è la causa profonda e radicale, la quale è ben lungi dall’essere confinata alla società giapponese: l’abuso della pornografia come vizio di massa e di ogni età. Un fenomeno taciuto,, che solo da poco gli psichiatri stanno cominciando a studiare come patologia. Le nuove tecnologie ed Internet hanno messo a disposizione video e materiale osceno che solo trent’anni fa, uno doveva procurarsi in negozi specializzati, mettendosi in contatto con ambienti umani loschi, con cui il borghese perbene temeva di esser visto in contatto; il materiale era raro e costava, e per lo più era di cattiva qualità.
    Adesso invece è – leggo nel saggio Porno-Tossine di Antonio Morra – Accessibile, Abbordabile e Anonimo. L’educazione permissiva e “senza tabù” ha fatto cadere il (benedetto) stigma sociale che faceva vergognare il consumatore di “foto sporche”, ovviamente masturbatore, di essere scoperto. I genitori di mentalità “aperta” sottovalutano o scusano quel che i loro ragazzini tredicenni guardano sullo smartphone o nel laptop nella propria stanzetta. Tredicenni? “Bambine di sette anni inviano online propri video molto espliciti”, si allarmava il Telegraph in un articolo del 13 luglio 2015, dedicato al Sexting, ossia alle immagini (e testi) porno di se stessi che si inviano i bambinelli ancora non adolescenti.
    “Internet Watch Foundation e Microsoft – scrive Morra- hanno analizzato 4 mila immagini con contenuti sessuali espliciti condivise da adolescenti e bambini: 667 (il 17,5%) riguardavano adolescenti dagli 11 ai 15 anni, e 286 addirittura bambini sotto i 10. Sex chat, sexting, tanti selfie di nudo. Il 93% proveniva da ragazzine.
    Vasti sondaggi condotti in USA – ma non puo'essere diverso da noi – ha mostrato che i maggiori consumatori di porno sul web sono i ragazzi da 12 ai 17; all’età di 18 anni, il 90 per cento dei ragazzi e il 60% delle femmine ha visto pornografia online. L’83% dei maschi e il 57% delle ragazze ha guardato porno omosessuali, il 9% delle ragazze e il 15% dei ragazzi video pedofili, il 18% delle ragazze e il 32 % dei ragazzi scene di bestialità o sesso con animali.
    Una ricerca sul web ogni 8 (e una su 5 sui telefonini) riguarda pornografia. Persino nella religiosa Bible Belt americana, il 64% dei maschi cristiani e il 15% delle donne ammette di guardare porno almeno una volta al mese; anche un pastore su 7 confessa di avere “il problema”. Immagino che le cifre possano essere simili nelle gerarchie cattoliche, come sembrano dimostrare le reciproche copertura e complicità, nonché la vasta tolleranza, dei casi di omosessualità e pedofilia. E cio'spiega la messa tra parentesi (se non la cancellazione) del richiamo alla purezza e allo sforzo di tenersi casti nella predicazione e pastorale. In generale, sembra vigere – nel mondo clericale non meno che in quello laico – un’aria di “comprensione” culturale e di “larghezza di vedute” verso la masturbazione, ormai considerata poco meno che qualcosa di “naturale”, proprio nel momento storico in cui dilaga e diventa fenomeno sociale di massa, che corrompe i bambini, rovina i matrimoni (nel 56% dei divorzi lui viene accusato da lei di “avere un interesse ossessivo ai siti porno sul web”, il 68 per cento ha trovato il nuovo amante online), aumenta le difficoltà di erezione, svia anche sacerdoti alla ricerca della santità.
    Ma non è per moralismo che si sottolinea la gravità di cio'che oggi pare “naturale”come la masturbazione da porno, e senza conseguenze. Al contrario, l’abuso della pornografia, specie nell’età precoce, produce vere e proprie dipendenze analoghe alle tossicodipendenze, e per gli stessi motivi (la scarica di dopamina, ossitocina e serotonina nell’orgasmo solitario forniscono oppiacei endogeni di cui aumenta il bisogno con tempo), traccia nel cervello “sentieri neurali” sempre più profondi e obbligati: non a caso i vecchi medici dicevano che la masturbazione “indebolisce la forza di volontà”. Ma fa anche ben altro: distorce la possibilità dei rapporti uomo-donna, li commercializza e appiattisce, scoraggia a impegnarsi in una relazione profonda e impegnativa sostituendola con questa scorciatoia solipsistica.
    Il problema è abbastanza impressionante (del resto, il business del porno vale 13 miliardi di dollari l’anno) da aver suscitato interrogativo al Senato americano già da annio su quella che viene ormai riconosciuita come una “dipendenza”. La Commissione senatoriale su Scienza, Commercio e Trasporti (sic) ha ascoltato la relazione di Mary Anna Layden, PhD in psicoterapia cognitiva, dal titolo “The science behind pornography addiction” (2004) . Molti autori hanno accusato la pornografia di produrre “una pandemia d’impotenza” fra i maschi. Una ex coniglietta di Hugh Hefner, il fondatore di Playboy, ha rivelato che costui, impegnandosi in orge con più donne, “non riusciva ad essere sessualmente soddisfatto se non ricorrendo alla pornografia e all’auto-erotismo”. Tanta libertà sessuale, finiva con una masturbazione.
    Ma la pornografia super- disponibile ad ogni età portata da internet e smartphone, dall’abolizione del giudizio sociale negativo, ha condotto in pochi anni ad una paurosa, degradante mutazione antropologica: la trasformazione di uomini i amebe del carattere, per i quali ormai la sessualità è a tal punto banalizzata da non suscitare desiderio – o da soddisfarlo troppo facilmente online.
    Sta crescendo non solo in Giappone, ma nella Cina super sviluppata ed Hong Kong,un nuovo tipo di giovane scapolo che l’opinionista Maki Fukasawa chiama “soshoku danshi”, all’incirca “maschi erbivori”. Giovanotti fra i venti e i trent’anni, spesso femminiloidi e immaturi come bambini, che spendono molto in cosmetici e nella loro “Moda”, che vivono esclusivamente di laptop, smartphone, social online, videogames erotici e no, e per i quali sono stati escogitati gli “e-sport”, campionati “sportivi” da tastiera e consolle elettronica, spesso lanciati dai governi per selezionare i genietti digitali – che “hanno trovato la scusa per sommergersi totalmente nel mondo digitale evitando di sperimentare il mondo reale”, da cui si aspettano frustrazioni, sconfitte e sfide con donne vere e veri avversari, che la loro volontà ameboide non addestrata alle virtù, sa di non poter vincere.
    “Studi condotti in Giappone stimano che questi erbivori sotto i 30 anni costituiscono il 60-70 per cento della popolazione maschile. Ovviamente la loro avversione a procreare allarma il governo, alle prese con il maggior tasso di denatalità del mondo, ormai da oltre un decennio, che rende irreversibile la caduta demografica”. Una delle risposte al calo demografico da parte delle grandi imprese giapponese è stato di esigere dagli impiegati, per compensare i vuoti di assunzioni nuove, di lavorare di più, anche 14 ore al giorno. Cio'ovviamente aggrava il problema: i “salary men” nipponici tornano a casa a tarda notte, dopo 2 ore di metropolitana, e non hanno certo l’urgenza di adempiere al dovere coniugale con la loro moglie che dorme, e non corrisponde affatto alla porcellone da sogno che abitano i video porno.
    Gli Erbivori hanno il loro stile e la loro moda.
    Hong Kong ha valutato che i suoi “erbivori” sotto i 30 sono fra i 20 e 40 mila: “Hanno scelto i video-games, gli anime e i il porno a preferenza di donne e degli inevitabili figli che seguono”. Nella Cina continentale, la popolazione che per decenni è stata obbligata dal regime alla politica del figlio unico, vede una generazione giovane di figli unici, senza fratelli, e senza esperienza di famiglie numerose – né volontà di farsene. Anche li' l donne sono entrate in massa nel mondo del lavoro,e benché il governo abbia oggi concesso migliori pause per la maternità, poche di loro se ne sobbarcano dopo il primo figlio, perché una seconda interruzione e distanza dall’azienda “le danneggia nellla carriera”. Il 53% delle donne cinesi che hanno un figlio hanno dichiarato di non volerne un secondo. Anche la Cina entra cosi' nella fase in cui la denatalità è irreversibile.
    L’industria del porno intanto va a gonfie e vele. Contro la de-sensibilizzazione che sembra cominciare ad instaurarsi nel pubblico, metterà in linea la “realtà virtuale”, l’intelligenza artificiale, i robot da sesso a prezzo abbordabile. A quel punto il cerchio è chiuso, la scorciatoia della maturazione avrà completamente tagliato fuori il genere femminile reale e concreto – per il quale sono pronti i sex robots maschili.
    Amebe dirette verso la propria estinzione godendo da sole.
    Fu profeta Thomas Stearn Eliot, nella poesia “The Hollow MEn”, 1925: “Siamo gli uomini vuoti, gli uomini impagliati – […] Viviamo come sognamo, soli”. Uomini con parole vuote “come il vento nell’erba secca o zampette di ratti sul vetro rotto “ ( As wind in dry grass Or rats’ feet over broken glass), la cui debole volontà li rende incapaci del salto esistenziale della “conversione al Reale”, perché
    « Between the idea
    And the reality
    Between the motion
    And the act
    Falls the Shadow[2] »
    Fra l’idea / E la realtà / Fra il movimento / E l’azione / Scende l’Ombra”
    Impressionante figurazione dell’uomo prigioniero del virtuale, incapace di atto.
    Solo su un punto Eliot sbagliava per difetto:
    “Cosi' il mondo finisce – non con uno schianto, ma con un lamento”.
    Siamo in grado di correggerlo: l’umanità globale finisce (ahimé) con una sega.
    https://www.maurizioblondet.it/luman...estinguendosi/

 

 
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