Bruce Springsteen cancella concerto in North Carolina. “I bagni discriminano i trans”
Una notizia che ha del ridicolo quella che giunge oggi dagli States. La rockstar Bruce Springsteen ha cancellato, appena due giorni prima, il concerto previsto per domani a Greensboro, in North Carolina. La motivazione? Una legge appena approvata prevede che l’uso dei bagni sia legato al sesso registrato sui certificati di nascita, quindi i banalissimi “man & woman”, niente “transgender”, “queer” o roba del genere. Così tanto grave questa legge, da indignarsi a tal punto?
Come al solito, moda, musica e spettacolo fanno da traino dei cambiamenti di mentalità della società. Chi meglio del “Boss”, assurto a simbolo americano con la sua “Born in the USA” per sollevare un polverone contro chi non si allinea ai “progressi raggiunti nel nostro paese nel riconoscimento dei diritti”? La campagna di boicottaggio contro il North Carolina è già partita. Lo stato sulla costa atlantica si ritrova già accerchiato, Obama da un lato, minacciante di non finanziare scuole e infrastrutture, companies dall’altro, intimanti di revocare la legge, pena la migrazione di capitali altrove.
Solito copione. Come con Barilla, come con Dolce&Gabbana. Benvenuti nel mondo gay-friendly. Dove o ti pieghi, o soccombi.
Bruce Springsteen cancella concerto in North Carolina. ?I bagni discriminano i trans? | Azione Tradizionale
Se i corsi gender diventano obbligatori
di Stefano Fontana
Il giorno 1 aprile è accaduta a Trieste una cosa che desta preoccupazione. Arcigay e Arcilesbica hanno indetto presso il liceo Petrarca una riunione per genitori e insegnanti per illustrare il loro progetto “A scuola per conoscerci”, finanziato dalla Regione nell’ambito delle direttive ministeriali per la cosiddetta lotta alla discriminazione sulla base degli orientamenti sesuali e di genere. All’incontro erano presenti formatori di Area Arcigay, esponenti delle istituzioni come l’assessore regionale Loredana Paraniti, alcuni giovani volontari aderenti all’Arcigay che porteranno nelle aule la loro testimonianza, oltre naturalmente al responsabile educativo del progetto Davide Zotti.
Perché il fatto desta preoccupazione? La cosa inaccettabile è che quel corso si tiene al mattino, al posto delle ore di storia o di latino, ed è obbligatorio. Alcuni genitori hanno presentato richiesta di esonero che è stata loro rifiutata. Unico modo di uscirne per le famiglie è tenere i figli a casa. Ma la scuola non dovrebbe essere di tutti? E il giovane costretto a rimanere a casa dalle lezioni non è proprio lui il discriminato?
Ma i genitori si stanno muovendo. Il sito del settimanale diocesano Vita Nuova ha già pubblicato due lettere – tra le altre - di genitori che dicono di essersi sentiti tagliati fuori, che alle istituzioni della famiglia non importa niente e che è in atto una forma di sistema totalitario. Uno, in particolare, ha descritto come si è svolta la riunione del 1 aprile, riferendo che sono stati forniti dati assurdi e impossibili sul fenomeno del bullismo omofobico, di cui però nessun relatore ha saputo citare un solo caso concreto. Gli stessi quattro giovani volontari, dichiaratisi gay e che secondo il progetto dovrebbero andare a portare la loro testimonianza nelle classi, non hanno detto di aver subito affronto a sfondo omofobo alcuno.
Nel testo del progetto si legge una visione militante della scuola: «La scuola, sul piano educativo, può essere invece volano di inclusione e riconoscimento, aperta alle trasformazioni sociali, luogo fondamentale in cui ognuno e ognuna abbia la possibilità di pensare e costruire liberamente la propria identità». La scuola non deve educare ad un unico modello di identità sessuale, ma essere luogo di trasformazione delle identità. Se negli anni Settanta alla scuola si assegnava un compito di trasformazione sociale di tipo marxista, oggi la si vuole impegnata nel campo della rieducazione sessuale. Una nuova forma di militanza per “l’uomo nuovo” che certamente non può essere accolta nella scuola pubblica.
Quindi in questo progetto si dirà che gli orientamenti sessuali sono molti, almeno tre: eterosessualità, omosessualità e bisessualità, che sono tutti normali e che tutti meritano una adeguata formazione affettiva e per garantire maggiore efficacia al messaggio alcuni ragazzi volontari aderenti ad Arcigay e Arcilesbica, “debitamente formati”, andranno nelle classi a parlare di omosessualità, ben sapendo gli organizzatori che l’esempio dei pari è senz’altro più efficace di qualsiasi discorso.
Dal punto di vista politico ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che il Ministro Giannini, nell’estate del 2015, pur negando che il gender fosse presente nelle scuole italiane, aveva garantito che comunque per i corsi extracurricolari su tematiche legate all’affettività e alla sessualità sarebbe stato richiesto il consenso informato dei genitori. Perché a Trieste questo non si fa? Perché l’Ufficio scolastico regionale ha stabilito che quando uno di questi corsi si fa al mattino, diventa curricolare e quindi obbligatorio. In altri termini i formatori Arcigay e Arcilesbica, compresi i giovani volontari, durante le ore del corso sono di fatto equiparati ai docenti ordinari. Non solo si ritiene costoro incapaci di educare al rispetto reciproco i loro studenti, ma li si sostituisce con formatori con un preciso copyright culturale alle spalle.
La seconda questione politica è che a Trieste quasi nessun personaggio politico denuncia e si muove. Siamo in campagna elettorale per le comunali. Anche i genitori che hanno i figli nei licei interessati a questi esperimenti votano. Eppure i politici non si immischiano in queste cose. Le uniche realtà che danno voce al disagio sono i gruppi di insegnanti e di genitori che, con fatica, si stanno organizzando e la cui voce viene diffusa, nel silenzio mediatico generale, dal settimanale diocesano, fortemente impegnato su questo fronte.
Se i corsi gender diventano obbligatori
«Io, ex pornodivo gay, vi racconto l'inganno della cultura Lgbt e come distrugge la famiglia»
di Benedetta Frigerio
Joseph Sciambra sapeva che avrebbe subìto l'ira mondana quando decise di parlare per «svelare il vero volto delle relazioni omosessuali». Non solo ebbe il coraggio di fare l'unico “outing” davvero svantaggioso oggi, ma l'ex pornodivo americano e icona del mondo "gay", oggi blogger e autore del libro "Ingoiato da Satana", ebbe anche l'ardore di mettersi dalla parte della terapia riparativa, convinto che «guarire è possibile, anche se chiede tempo, perseveranza». Solo «bisogna iniziare da un luogo di onestà: con te stesso, con gli altri e con Dio».
Cosa la spinse così giovane verso la pornografia?
I ragazzi, normalmente, nutrono curiosità verso il sesso, ma questo interesse è esasperato dalla cultura occidentale contemporanea in cui la pornografia dilaga ovunque, mostrando la carne nuda delle donne. Questo spinge a un'attenzione esagerata verso il sesso, conducendo facilmente alla pornografia. Quando poi un giovane nutre sentimenti di solitudine e alienazione, come accadde a me, allora la dipendenza dalla pornografia si fa ancora più intensa. Per quasi tutta la mia infanzia, la pornografia e la masturbazione rappresentavano un'oasi, una sorta di spazio sicuro in cui pensavo di essere amato e accettato. Ovviamente questa era solo una fantasia. Inoltre, molti giovani oggi sono più propensi a cadere nella trappola, sia in mancanza della figura paterna, che dovrebbe fungere da modello per un comportamento maschile adeguato, sia perché soffrono di un sentimento di inadeguatezza. Nei giovani che nutrono attrazioni omosessuali, entrambi questi tratti sono molto evidenti.
Come si passa dalla pornografia a sviluppare pulsioni omosessuali?
La visione ripetitiva della pornografia ha un effetto desensibilizzante, quindi spinge alla ricerca di scene sessuali sempre più estreme. Per questo, avendo iniziato all'età di 8 anni, da adolescente ero già annoiato e ho cominciato a cercare nella pornografia omosessuale. Uno scenario questo, per nulla inusuale. Infatti, quasi ogni giorno vengo a conoscenza di uomini, in maggioranza sposati e con figli, mai coinvolti prima con lo stile di vita omosessuale, dipendenti dalla pornografia “gay”. Siccome mi eccitava cominciai a chiedermi se fossi omosessuale. Più lo guardavo, più queste pulsioni crescevano in me, anche perché ero un bambino insicuro e isolato, che cercava affermazione da altri uomini. Perciò, quando compii 18 anni, lasciai casa per andare a San Francisco, la capitale mondiale dei “gay”. Appena arrivato, fui aggredito da una schiera di uomini più anziani di me che volevano iniziarmi al regno del sesso omosessuale. Qui, scoprii che il sesso era libero e che la pornografia “gay” serve come mezzo di reclutamento: facendo leva sulla mancanza paterna il mondo omosessuale ti tiene in pugno. Non a caso lo scenario costante della pornografia è l'unione fra un uomo maturo e uno giovane.
Che influsso ebbe sulla sua vita il comportamento omosessuale?
Persi molti amici, morti a causa dell'Hiv e della droga. Ero rancoroso e autodistruttivo. Credevo che vivendo lo stile di vita “gay” avrei potuto evitare di avere pensieri. Ma alla fine degli anni Novanta la mia salute si era compromessa. Soffrivo continuamente di emorroidi, lesioni anali, sanguinamenti che mi portarono all'anemia. Soffrivo di clamidia e gonorrea. Gli antibiotici facevano sempre meno effetto. Non capivo che stavo per morire.
Quando e come ha abbandonato questo “stile di vita” e cosa ne pensa delle terapie riparative?
La terapia riparativa con un psicologo o psichiatra qualificati è molto efficace. È ancorata a una teoria molto pratica per cui la relazione fra padre e figlio, fra madre e figlia, così come i traumi infantili, contribuiscono direttamente allo sviluppo delle attrazioni omosessuali in adolescenza o nell'età adulta. In contrapposizione a coloro che sostengono fermamente, sebbene non ci siano evidenze scientifiche, che l'omosessualità è una caratteristica innata, molti psicologi sono in crisi: anche nei paesi più liberali, come l'Olanda, fra i primi a legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso, la popolazione omosessuale continua a mostrare un alto tasso di malattie mentali. Per nascondere questo fatto l'Occidente parla di omofobia interiorizzata. Durante il mio percorso di guarigione ho invece scoperto che il persistente malessere delle persone con tendenze omosessuali è legato ad un evento traumatico che porta la vittima ad auto-medicarsi attraverso il sesso. Quando ho cercato aiuto sono riuscito ad ammettere l'abuso che avevo sperimentato da bambino. Solo così il processo di guarigione cominciò. Una parte di questo consiste nell'instaurare relazioni di amicizia con altri uomini sani per comprendere il significato reale della mascolinità.
Se non il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ormai quasi tutti, sostengono che a queste coppie “qualche diritto” va riconosciuto. Alcuni prelati, addirittura, pensano di favorire così la “pace sociale”. Ma che pace può esserci nell'accettazione di una realtà come questa?
Quello che trovi nel mondo Lgbt è essenzialmente un gruppo di bambini abusati e vittime trascurate che hanno cercato consolazione in una comunità, ma in cui ci si usa a vicenda nel vano tentativo di alleviare il dolore. Quando si entra in questa comunità si va incontro a una cultura altamente promiscua, come evidenzia l'alta percentuale di infetti da Hiv e da altre malattie (solo a New York la tendenza a contrarre l'Hiv della popolazione omosessuale maschile è di 140 volte maggiore rispetto al resto della popolazione). Per questo alcune persone con queste tendenze, di fronte alla fine che si può fare, cercano di vivere delle relazioni monogamiche. Di fatto, però, è difficile e si aprono ad altre relazioni. Bisogna poi comprendere che la lotta per i diritti è una lotta politica a cui le persone con tendenze omosessuali sono indotte con l'obiettivo di distruggere la famiglia.
Come?
Quello che mi ha cambiato è stata la paura di morire quando stavo male. Capii che mi sarei dannato, il diavolo mi stava portando all'inferno tramite orge demoniache. Mia madre non smise mai di pregare e siccome quando ero piccolo credevo in Dio, implorai il Suo aiuto e Lui mi salvò. Compresi quasi immediatamente che tutto quello che aveva fatto in passato era una lunga via verso la perdizione. Dio mi diede chiarezza e cominciai a studiare a leggere. L'aiuto spirtuale insieme a quello psicologico mi guarirono dall'omosessualità.
Come combattere l'ideologia gender e la pornografia, dilagante seppur nascosta?
Il modo migliore per combattere la pornografia e l'ideologia gender è cominciare in famiglia: i padri devono essere dei veri padri; ogni persona che ho incontrato con pulsioni omosessuali aveva qualche problema con il padre o con una figura adulta maschile. Perciò gli uomini si devono assumere la loro responsabilità di padri molto seriamente. Devono essere modelli virtuosi e avere un comportamento virile verso la donna. Devono essere forti e risoluti nei confronti dei loro figli. E devono amarli davvero. Perché se non sarai un padre per tuo figlio, ci saranno molti altri uomini a cercare di prendere il tuo posto.
«Io, ex pornodivo gay, vi racconto l'inganno Lgbt»
Mondo alla deriva: dopo i gay, l’incesto
Lo abbiamo detto. Dopo i cosiddetti ‘matrimoni gay’, sarà la volta della poligamia, della pedofilia e dell’incesto.
Che del resto in molti paesi non è già più reato. Del resto quando l’unica discriminante è il cosiddetto ‘ammmore’, e la presunta ‘consensualità’, non ci sono limiti: perché ci sono un buon numero di malati mentali al mondo.
Kim West, britannica di cinquantuno anni, vive un rapporto con il figlio Ben Ford, trentadue anni, da quando la ‘coppia’ si è ‘ritrovata’ due anni fa e rendendosi conto di essere ‘sessualmente attratti l’uno dall’altro’: ora vivono in Michigan, Usa. West, che è cresciuta a Islington, Londra, è rimasta incinta durante gli studi in California e dopo aver dato alla luce suo figlio, lo aveva dato in adozione. Ma da quando i due si sono riuniti nel gennaio 2014, la storia a ‘lieto’ fine ha preso una strada torbida e oscena, Ford che era ancora sposato con la moglie Victoria, e la madre, si sono resi conto che erano attratti l’uno dall’altra e ora dicono che stanno cercando di avere un bambino insieme. Cirinnà e Renzi direbbero che è la “vittoria dell’ammmore”.
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Cresce la “bisessualitàˮ tra gli adolescenti
di Lupo Glori
L’ideologia del gender e il processo di “normalizzazione” della “fluidità sessuale” sembrano iniziare a dare i loro frutti tra le nuove generazioni. La triste e inquietante conferma si è potuta vedere in prima serata, lo scorso 16 marzo sul canale televisivo La7, all’interno del programma Tagadà dove è andato in onda un servizio dedicato al crescente fenomeno della bisessualità tra gli adolescenti. Secondo le statistiche fornite dalla trasmissione, la “bisessualità” sarebbe praticata da ben il «60% degli adolescenti maschi» e dal«35% delle donne». Alla domanda del giornalista, «Le statistiche dicono che oggi la bisessualità è praticata molto di più rispetto a prima nella fase dell’adolescenza, ti risulta questo fenomeno?», i giovani intervistati all’uscita delle scuole hanno dato risposte diverse, trattando però l’argomento come qualcosa di assolutamente ordinario e normale.
Tra questi, un giovanissimo ragazzo ha risposto che la “bisessualità” oramai è un fatto accettato tra i suoi coetanei, dichiarando: «Rispetto a prima si sta più accettando questo fatto della bisessualità». Un’altra ragazza interpellata sul medesimo argomento ha replicato così: «Si ultimamente devo dire che la bisessualità è un fenomeno frequente anche a scuola nostra». Sulla stessa linea anche un’altra adolescente che ha candidamente espresso così il suo pensiero sulla bisessualità: «Per le ragazze penso che sia molto più accettata come esperienza. Ho conosciuto una ragazza con cui sono stata insieme un pò di tempo a 15 anni. Poi sono stata pure con qualche ragazzo. (…) Io mi sento bisessuale, o almeno così la società mi etichetta».
Tra le giovanissime generazioni la classica distinzione fra “etero” e “gay” appartiene dunque al passato. La “modernità sessuale” impone l’abbattimento di qualsiasi “etichetta sessuale” e il superamento del concetto stesso di categoria in nome di una falsa ed ideologica “libertà di espressione sessuale”. Tutto ciò rappresenta il logico e coerente approdo di un lungo processo rivoluzionario che ha come esito finale la dissoluzione stessa della sessualità. In questa prospettiva, non stupisce che la nuova frontiera degli adolescenti di oggi sia la “bisessualità” che, detta in altre parole, non è nient’altro che la “fluidità sessuale”, ossia la tendenza a fluttuare indistintamente secondo le “onde emotive”, da un sesso all’altro, rifiutando qualsiasi limite o norma che possa in qualche modo contenere tale mutevole e incessante flusso.
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