Bisessuale, cresciuto con due lesbiche, 40 anni nel mondo Lgbt: «No al matrimonio omosessuale»
Benedetta Frigerio
La testimonianza di Robert Lopez: «Sono solo un ragazzo che ha dovuto ripulire il casino lasciato dalla rivoluzione sessuale. La comunità gay produce odio e recriminazione viziosa»
«Dobbiamo frenare questa corsa»; «i bambini non possono diventare proprietà degli adulti»; «abbiamo sentito tante campane, ma mai quelle dei diretti interessati a cui non viene data voce». Sono le parole di Robert Oscar Lopez, professore presso la California State University, che lo scorso 12 marzo ha dato testimonianza davanti al Parlamento del Minnesota chiamato a legiferare sul matrimonio omosessuale. L’uomo, cresciuto dalla madre lesbica con la sua campagna, è intervenuto il mese scorso raccontando la sua esperienza sul Public Discourse, il giornale online del centro di ricerca The Witherspoon Institute dell’Università di Princeton.
«MI MANCAVA UN GENITORE». Spiegando di essere bisessuale, il professore ha dichiarato: «I bambini sentono potentemente la mancanza di un padre o di una madre» e «provano una grande frustrazione, perché non sono in grado di fermare chi decide di privarli del padre o della madre».
Cresciuto nella comunità Lgbt da quando aveva due anni, Lopez ha spiegato perché la sua voce non è bastata a frenare la legge sulle nozze gay in Minnesota: «Nel corso dell’ultimo anno sono stato di frequente in contatto con adulti cresciuti da genitori dello stesso sesso. Sono terrorizzati dall’idea di parlare pubblicamente dei loro sentimenti, così molti mi hanno chiesto (dato che io sono già uscito allo scoperto, per così dire) di dare voce alle loro preoccupazioni». Lopez, parlando della conflittualità che si vive tra l’attaccamento ai genitori e le ferite da questi provocate, ha aggiunto di voler parlare soprattutto per «conto di coloro che sono stati messi da parte dalla cosiddetta “ricerca sociale” sulla genitorialità omosessuale».
Quelli che hanno contattato il professore si sono sentiti in dovere «di ribadire di amare i propri cari», ma poi «si sentono scollegati dagli aspetti legati al sesso delle persone intorno a loro, con una certa frequenza provano rabbia verso i loro “genitori” per averli privati del genitore biologico (o, in alcuni casi, di entrambi i genitori biologici), rimpiangono di non aver avuto un modello del sesso opposto, e provano vergogna o senso di colpa per il fatto di sentire un risentimento verso i propri genitori».
Secondo il professore la legge sul matrimonio omosessuale è dannosa: «Incoraggiare le coppie dello stesso sesso a pensare che la loro unione non sia distinguibile dal matrimonio» è dire «una menzogna, e tutto ciò che si fonda sulla menzogna ci si ritorcerà contro».
L’AMORE SURROGATO. «Dopo aver trascorso quarant’anni dentro nella comunità gay – ha proseguito -, ho visto come questa realtà produca odio e recriminazione viziosa». Le coppie dello stesso sesso, infatti, spesso parlerebbero male di quelle eterosessuali per giustificare le adozioni. «Ma – ha continuato il professore – io sono qui per dire di no: avere una mamma e un papà è un valore prezioso in sé, non qualcosa che può essere ignorato, anche se una coppia gay ha un sacco di soldi, anche se può iscrivere un ragazzino alle migliori scuole».
Sarebbe poi «inquietante e classista la posizione dei gay che pensano di poter amare senza riserve i loro figli dopo aver trattato la madre surrogata come un incubatore, o delle lesbiche che credono di amare i propri figli incondizionatamente dopo aver trattato il loro padre-donatore di sperma come un tubetto di dentifricio».
Lopez ha denunciato le autorità che, anziché proteggere il diritto degli orfani ad avere una madre e un padre, si preoccupano di rispondere alla domanda del mercato degli omosessuali che vogliono figli: «Qualunque sia il trauma causato ai bambini dall’essere orfani non dovrebbe essere aggravato dallo stress di essere adottati da una coppia dello stesso sesso». Per il professore neppure il genitore biologico divorziato avrebbe il diritto di allevare il proprio figlio con una persona dello stesso sesso lasciando da parte il genitore biologico: «I bambini di solito vogliono che la loro mamma e il papà smettano di litigare, mettano da parte le loro differenze, e stiano insieme, anche se uno di loro è gay».
I FIGLI “OMOFOBI”. Lopez ha citato anche la fecondazione, il divorzio, il commercio delle adozioni, per dire che «i bambini gettati nel bel mezzo di questi pericoli morali sono ben consapevoli della responsabilità dei loro genitori nel dare loro una vita stressante ed emotivamente complicata», mettendoli persino «nella non invidiabile posizione di essere chiamati “omofobi” se semplicemente soffrono per lo stress che i genitori hanno loro imposto».
Sfortunatamente, però, il movimento Lgbt «ha deciso che la sua convalida da parte di altri richiede una ridefinizione del “matrimonio” inclusiva delle coppie dello stesso sesso. Così eccoci qui, bloccati a imporre una vita problematica ai bambini». Perché purtroppo, conclude Lopez, «suppongo di non contare. Non sono un medico, un giudice o un commentatore televisivo, solo un ragazzo che ha dovuto ripulire il casino lasciato dalla rivoluzione sessuale».
Bisessuale cresciuto da lesbiche: No nozze gay | Tempi.it
FRANCIA KAPUTT. L’OSCENO BACIO DI MONTPELLIER
di Paolo Deotto
Hollande e Taubira creano l'uomo nuovo (uomo?)
Divertente. Il Paese che più di due secoli fa celebrava i fasti della “Dea Ragione” è arrivato alla meta: ha perso completamente la ragione. Ma l’ha persa in modo legale, secondo le procedure previste, e quindi tutto va bene, anche se magari le strade si sono riempite di milioni di dimostranti che non erano d’accordo su questo disastro.
“La Francia ha scritto una nuova pagina di storia”. Su questo, non c’è dubbio. Però ci sono storie belle, meno belle e storie decisamente tragiche…
Già, la Francia ha perso la ragione, almeno nei suoi eminenti capi politici, che però purtroppo sono quelli che hanno in mano le redini del Paese. Qui non si tratta nemmeno di essere cattolici o atei, di destra o di sinistra, o quel che volete voi. Si tratta di avere quel minimo di raziocinio che ci consente di vedere la realtà delle cose e di non pretendere di piegare la realtà all’ideologia. La realtà ci dice che il matrimonio può esistere solo tra un uomo e una donna, e che solo questo tipo di unione ha diritto ad essere regolata e tutelata dalla legge, perché è l’unica unione che, al di là di ogni considerazione etica, riveste un interesse sociale. La famiglia fondata sul matrimonio infatti assicura la continuità della popolazione e la crescita sana ed equilibrata dei bimbi, allevati da un uomo e una donna, un padre e una madre, ossia allevati nel rispetto di quanto il Creatore ha stabilito. La natura, piaccia o meno, è questa. Non a caso i rapporti omosessuali sono definiti anche “rapporti contro-natura”.
Due giorni fa, il 29 maggio, il sindaco di Montpellier ha celebrato il primo “matrimonio” tra omosessuali, previsto dalla legge che porta la firma della signora Christiane Taubira, ministra della Giustizia. I due colombi hanno messo il timbro della legalità sul loro “amore” e poi si sono esibiti in un lungo bacio, mentre si diffondevano le note di una vecchia canzone di Frank Sinatra (che con ogni probabilità si sarà rivoltato nella tomba).
La ministra Taubira aveva già detto uno sproloquio che, per dimensione, non certo per sostanza, merita di essere ricordato: “Crediamo che le prime nozze saranno una cosa bella e porteranno un vento di gioia e che coloro i quali oggi vi si oppongono saranno disorientati quando verranno sopraffatti dalla felicità dei neosposi e delle famiglie”. Nientemeno: “sopraffatti” dalla felicità ecc. ecc.
Per ora gli unici “sopraffatti” sono stati quei cittadini che sono stati fermati dai gendarmi francesi e messi al fresco per 24, 48 ore perché avevano commesso l’orrendo crimine di indossare una maglietta che li distingueva come difensori della normalità familiare. Era un po’ più difficile arrestare un milione di dimostranti che giorni prima avevano invaso le strade di Parigi per difendere la salute mentale e fisica della loro patria; così il progressismo francese si è rifatto su pochi e isolati portatori di magliette. Non gettiamo la croce addosso ai gendarmi; chi indossa una divisa deve eseguire gli ordini. Ci limitiamo a notare che la Francia ha fatto un altro singolare passo: oltre a perdere la ragione, ha perso anche la “liberté”, perché ora chi non accetta di essere “sopraffatto dalla felicità” va manganellato e messo in cella. Anni fa, nella vecchia e da nessuno rimpianta Unione Sovietica, si usava mettere gli oppositori in manicomio, in base all’assunto che chi non capiva la felicità socialista poteva solo essere matto. In Francia ora abbiamo la felicità ministeriale, regolata dalla legge. Notevole progresso. Ci sfugge che fine abbiano fatto la “fraternité” e l’”egalité”, ma ci sembra che non si coniughino molto bene con la situazione che si è creata oltralpe.
Intanto, l’osceno bacio di Montpellier diventa la migliore icona della morte della civiltà. Il conformismo obbliga ad applaudire. Il buon senso, il sano e vecchio buono senso che ha sempre regolato la vita dei singoli, delle famiglie e della società, continua a sopravvivere, e a farci definire “osceno” quel bacio, piaccia o meno questa definizione alla Prefettura di Parigi oggi, e domani forse anche alle nostre autorità, quando anche in Italia si approveranno le meravigliose leggi con cui si pretende di piegare la natura e il creato alle sballate ideologie.
La Francia, paese di grandi tradizioni cattoliche, si è piegata. L’Italia, che addirittura ospita il Vicario di Cristo, ha già la maggioranza parlamentare pronta per gettarsi a sua volta nel baratro, vista anche la presenza conigliesca dei politici “cattolici”.
Ma i rapporti contro natura restano sempre peccati che gridano vendetta a Dio. E restano sempre capricci e devianze individuali. Dal momento che lo Stato li dichiara meritevoli di tutela giuridica e li equipara alla normalità, perde la sua stessa ragion d’essere e la sua autorità, perché non agisce più per il bene dei cittadini, bensì per la corruzione e la dissoluzione della società. La distinzione tra il bene e il male esiste, ben da prima del parlamento francese e dall’imposizione della felicità su base ministeriale.
La Storia ci insegna che periodicamente l’umanità vene percorsa da ondate di follia, e si ferma solo in fondo al baratro, per constatare che si è rotta le ossa. Ma la Storia non è mai stata magistra vitae, purtroppo. Nelle ondate di follia, ringraziamo il Cielo, però c’è sempre stato chi ha resistito nella difesa dei valori fondamentali, quelli che ci saranno sempre e che non possono essere cancellati da nessuna votazione parlamentare e da nessuna Taubira di turno.
A questi pochi, pazienti e testardi, toccherà, in un domani non molto lontano, ricostruire sulle macerie di una società di efebi sculettanti e sragionanti, esito inevitabile delle politiche della follia. Sono gli stessi pochi, pazienti e testardi, che non si stancano oggi di ripetere la Verità, senza il permesso del nuovo regime di polizia marca Hollande e senza la felicità marca Taubira.
Francia kaputt. Ci dispiace per loro, ci dispiacerebbe ancora di più per noi.
FRANCIA KAPUTT. L?OSCENO BACIO DI MONTPELLIER - di Paolo Deotto
Francia: arresti politici contro “islamofobi” ed “omofobi”
VIDEO CHOC - In Francia la polizia arresta chiunque abbia una maglia con un disegno raffigurante mamma, papà e due bambini. Un avvocato: “Sono arresti politici indegni della Francia e dei paesi occidentali”
Sulla maglietta hai un disegno raffigurante mamma,papà e due bambini? Sei un delinquente e vai arrestato! Quello che pareva un caso isolato di zelo poliesco (da noi segnalato tempo fa) è diventato la norma con veri e propri rastrellamenti di polizia nel centro di Parigi.
“Come in Corea del Nord, peggio dell’Iran” scrivono ormai migliaia di blogger cattolici in tutta la Francia per denunciare quello che ormai tutti definiscono lo “stato di polizia della gauche-islamiste”, la sinistra islamista.
La deriva autoritaria è iniziata qualche giorno fa con un’impressionante numero di giovani sospettati di essere “identitari” (cioè francesi di destra) e tenuti in stato di fermo per oltre 3 giorni dopo aver partecipato alla marcia contro i matrimoni gay.
Da allora è ricominciata la caccia a tutti quelli che hanno la t-shirt raffigurante una famiglia tradizionale: vengono fermati per strada, caricati su un furgone di polizia e portati al commissariato per indagini che spesso finiscono con una denuncia per incitamento all’odio, turbamento dell’ordine pubblico,tentativo di manifestazione non autorizzata e via delirando.
L’ultimo rastrellamento nel centro di Parigi è stato fermato da un noto avvocato Jerome Triomphe, che è stato chiamato da una studentessa rinchiusa in una camionetta della polizia e portata direttamente in tribunale per il processo.
L’avvocato, arrivato sul posto, filma tutto e urla ai gendarmi che li denuncerà per abuso di potere e sequestro di persona, visto che i ragazzi catturati per strada non stavano facendo nulla. A quel punto i poliziotti imbarazzati dicono che stanno eseguendo degli ordini precisi, ma, terrorizzati rifiutano di dire chi li ha dati. Poi fanno una serie di telefonate e liberano i ragazzi.
“Sono arresti politici indegni della Francia e dei paesi occidentali” grida l’avvocato, e il governo risponde che nessuno ha dato ordini in tal senso. Peccato che lo stesso avvocato e un pool di colleghi abbiano denunciato decine di casi simili e peccato che gli stessi ragazzi liberati e scortati in metropolitana, siano stati fermati da un’altra pattuglia all’uscita della stessa.
Sono impazziti tutti i gendarmi o c’è una folle strategia politica ordita dall’alto?
Francia: arresti politici contro "islamofobi" ed "omofobi"
Parla ai giovani delle coppie gay, catechista linciata da Repubblica: "Ho solo spiegato le Scritture"
Nicolò Petrali
È partita l'Inquisizione al contrario. Ieri Repubblica si è scagliata contro una catechista del milanese rea di aver spiegato ai suoi ragazzi delle medie che cosa dice la dottrina cattolica a proposito di omosessualità.
Non è un mistero infatti che i riferimenti al tema presenti all'interno delle Sacre Scritture siano di netta condanna del fenomeno. Dal libro del Levitico, all'episodio di Sodoma e Gomorra, fino alle lettere di San Paolo, l'omosessualità viene considerata una "perversione" e "un peccato impuro e contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio". Ma evidentemente, alla Chiesa e alle persone di fede non è permesso esprimere il proprio pensiero. Eppure, Marilù De Pinto, 63 anni, una vita passata tra casa e parrocchia, in questa circostanza non ha nessuna intenzione di porgere l'altra guancia a chi, a suo dire, ha strumentalizzato questa vicenda e i suoi ragazzi per attaccare la Chiesa. E forse, anche per motivi di visibilità personale. Siamo andati a sentire la sua versione dei fatti.
Signora De Pinto, pensa davvero che l'omosessualità sia "una malattia"?
"Non è tanto un problema di cosa penso io. Il mio compito è insegnare ai ragazzi quello che dice la Chiesa. I testi sacri ci dicono che l'omosessualità è una perversione, ma ci avvertono che può esserci perversione anche in un rapporto eterosessuale. Ho solo spiegato quello che dice la Bibbia".
Per quale motivo avete parlato di un tema così delicato?
"Alcuni ragazzi continuavano a ripetere che la Chiesa è corrotta, omofoba e razzista. Io cercavo di far capire loro che la Chiesa non odia gli omosessuali. Tutt'altro. La Chiesa porta avanti un discorso sull'umanità e la dignità della persona. Io devo educare i ragazzi all'amore e volevo fargli capire che il sesso, svuotato di ogni significato, sminuisce la nostra umanità".
Si è sentita tradita da qualcuno?
"Alcune dichiarazioni che ho letto in questi giorni mi hanno fatto male. Capisco che la questione sia delicata e che alcuni uomini di Chiesa non sappiano bene come affrontarla. Ma la Chiesa non può smettere di educare al sesto comandamento. Non sono dispiaciuta tanto dell'attacco nei miei confronti, quanto del fatto che chi ha voluto creare questa polemica ha danneggiato sopratutto i ragazzi e la Chiesa".
A quanto pare però la comunità è dalla sua parte. Non è così?
"Ho ricevuto la solidarietà di molti dei miei ragazzi e di parecchi genitori. Anche un sacerdote che ha esercitato a San Felice è intervenuto in mia difesa. E di questo sono contenta. Ho dato tutto per questi ragazzi. Gli dicevo sempre che erano la mia famiglia. Mi dispiace molto per quello che è successo".
Perché ha scelto di esporsi e di metterci la faccia andando in qualche modo controcorrente?
"Ci ho pensato tanto prima di rilasciare questa intervista. Non so se questo sia il modo giusto di aiutare la Chiesa. Ma poi ho pensato che le cose non succedono mai per caso. Ecco perché ho deciso di raccontare la verità. Se dovessero esserci conseguenze negative, sono pronta ad affrontarle".
Lo sa che Repubblica ha rimosso l'articolo dal suo sito internet?
"Ormai il danno è fatto. Quel pezzo è stato condiviso in rete da sei mila persone. Era un articolo che conteneva diversi errori. Chi l'ha scritto non si è nemmeno preoccupato di venire a sentire la mia versione dei fatti. Hanno scritto che i ragazzi erano cresimandi ma la cresima si fa in prima media. E nonostante tutto pretendono di spiegarci cosa la Chiesa può o non può dire".
Parla ai giovani delle coppie gay, catechista linciata da Repubblica: "Ho solo spiegato le Scritture" - IlGiornale.it
Gli svarioni di «Repubblica»
Autore: Mangiarotti, Don Gabriele Curatore: Saro, Luisella
Fonte: CulturaCattolica.it
Pensavo che fosse finito il tempo in cui i figli erano invitati a denunciare i genitori, e gli alunni i maestri! Anche il comunismo avrebbe dovuto fare il suo tempo, e la delazione affidata ai più piccoli dovrebbe essere oramai un lontano ricordo. Purtroppo però non è così: me ne sono accorto leggendo in internet l’articolo di Repubblica che dà notizia di quanto accaduto a Segrate (Mi) qualche giorno fa.
Si dà il caso che, nella Parrocchia citata, io ci sia stato come sacerdote per più di dieci anni, e quindi che conosca ciò di cui si parla.
Ma non è su quello che intendo esprimermi. Lì si racconta di una catechista che avrebbe espresso ai ragazzi che si preparano alla Cresima (ragazzi - sia ben chiaro - di terza media) un giudizio sui comportamenti omosessuali, secondo quanto indicato dalla Chiesa (basterebbe un’occhiata a San Paolo e al catechismo della Chiesa cattolica, oltre ai recenti pronunciamenti del magistero, per capire come non si tratti di “opinioni personali” ma di “dottrina”). Conoscendo la catechista (che stimo per la sua umanità e per il bene che so che vuole ai ragazzi) le ho telefonato per capire che cosa fosse successo realmente. Non vi dico il mio stupore quando ho appreso che lei, della notizia apparsa sui giornali, non ne sapeva nulla.
Ho pensato a quanto accaduto, e ho capito alcune cose.
Ho capito che il giornalista non sa fare bene il suo mestiere: ha intervistato il sindaco, il sacerdote dell’oratorio, ha cercato su Facebook... ma non ha parlato con la diretta interessata.
Ho capito che notizie vanno di moda ora. A favore di chi e contro chi.
Ho capito che i ragazzi sono diventati e usati come spie, come delatori, e che il rapporto educativo ha perso di significato.
Ho capito che i sacerdoti (almeno alcuni - stando all’articolista) non hanno il coraggio di difendere i propri collaboratori, né la dottrina.
Ho capito che si vorrebbe come misura della ortodossia il politically correct, il sentire comune (o meglio, quello imposto da certi mass-media) e non la tradizione della Chiesa (N.B.: rigorosamente della Chiesa cattolica, perché se un buddista o un mussulmano insegnasse ai suoi adepti le proprie convinzioni, guai a chi si permettesse di criticarlo).
Gli svarioni di «Repubblica»
Il machete, l’islam e Notre Dame
Nicoletta Tiliacos
La decapitazione a colpi di machete di un soldato britannico, aggredito in un quartiere a sud-est di Londra, in Woolwich street, al grido di “Allaha Akbar”, da due giovani che incitavano i testimoni a riprendere la scena, il sangue, il terrore, segue di un solo giorno il suicidio-manifesto nella cattedrale di Notre Dame di Dominique Venner, l’intellettuale francese della destra tradizionalista che ha voluto così “risvegliare le coscienze assopite”, ha lasciato scritto, mentre l’Europa e l’occidente si arrendono all’annientamento, rappresentato ai suoi occhi dal matrimonio gay ma soprattutto dagli islamisti “invasori”. E in una vicenda come quella di Venner, tutta giocata sui registri simbolici, è fin troppo facile interpretare l’atto terroristico avvenuto a Londra come la conferma di un punto critico che è già sotto gli occhi dell’occidente europeo.
L’esegesi di un suicidio, e quello di Venner non fa eccezione, è un esercizio sempre azzardato. Lo è anche quando sembra tutto chiaro, perché il protagonista ha voluto lasciare dietro di sé dettagliate spiegazioni. “Si spara a Notre Dame per protesta contro le nozze gay”, abbiamo letto ovunque. Settantottenne intellettuale francese appartenente alla destra tradizionalista, una vita consacrata agli studi storici, nella convinzione che la battaglia identitaria delle idee potesse fare a meno della politica militante, Venner ha scritto più di cinquanta libri.
Per spararsi un colpo di pistola in bocca, Venner ha scelto l’altare della più santa chiesa di Francia, la cattedrale parigina di Notre Dame: alle quattro del pomeriggio di un martedì di maggio, in mezzo a centinaia di visitatori. Poche ore prima, aveva mangiato con tutti gli amici e i colleghi di Radio Courtoisie (“la radio libera del paese reale e della francofonia”), dove teneva una rubrica settimanale. L’ultimo incontro intorno a una virtuale Tavola rotonda, che già ha il sapore di un solenne addio, visto che a uno di loro, Bernard Lugan, Venner ha consegnato, perché la leggesse pubblicamente dopo la sua morte, una copia della lettera che poi poserà sull’altare di Notre Dame: “Sono sano di corpo e di mente – scrive Venner – colmo d’amore per mia moglie e i miei figli. Sento il dovere di agire mentre ne ho ancora la forza. Credo sia necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci abbatte. Ho scelto un luogo altamente simbolico, che rispetto e ammiro. Il mio gesto incarna un’etica della volontà, mi do la morte per risvegliare le coscienze assopite. Mentre difendo l’identità di ogni popolo nella sua terra, mi ribello al crimine che ha per obiettivo di sostituire il nostro popolo. Chiedo perdono a tutti coloro che soffriranno per la mia morte. Troveranno nei miei scritti la prefigurazione e le spiegazioni del mio gesto”.
L’amico editore Pierre-Guillaume de Roux, intervistato dalla France Presse, ha raccontato di averlo sentito pochi giorni fa, per parlare dell’uscita, a giugno, del suo ultimo libro, “Un samurai d’occidente, il breviario dei Ribelli”. E ha detto che gli sembra riduttivo interpretare il gesto di Venner come protesta contro il “mariage pour tous” introdotto in Francia dalla legge Taubira. Lo stesso Venner, in un post pubblicato il giorno prima di morire, scriveva, a proposito della manifestazione degli oppositori alla legge convocata per domenica, che “i manifestanti del 26 maggio avranno ragione a gridare la loro impazienza e la loro collera. Una legge infame, una volta approvata, può sempre essere abrogata. Ho appena ascoltato un blogger algerino: ‘In ogni modo – diceva – nel giro di quindici anni gli islamisti saranno al potere in Francia e abrogheranno quella legge’. Non per farci piacere, è chiaro, ma perché è contraria alla sharia (la legge islamica). E’ il solo punto superficialmente in comune tra la tradizione europea (che rispetta la donna) e l’islam (che non la rispetta). Ma l’affermazione perentoria di quell’algerino mi ha fatto rabbrividire. Le sue conseguenze sarebbero immani e catastrofiche, tanto quanto la detestabile legge Taubira. Dobbiamo renderci conto – proseguiva Venner – che una Francia in mano agli islamisti fa parte delle probabilità. Da più di quarant’anni, i politici e i governanti di tutti i partiti (a eccezione del Front national), così come il sindacato e la chiesa, vi hanno attivamente lavorato, accelerando in ogni modo l’immigrazione afro-magrebina”. E allora secondo lui “i manifestanti del 26 maggio non possono ignorare questa realtà. La loro lotta non può limitarsi al rifiuto del matrimonio gay. La ‘grande sostituzione’ di popolazione in Francia e in Europa, denunciata dallo scrittore Renaud Camus, è un pericolo altrettanto catastrofico per il futuro. Non sarà sufficiente organizzare gentili manifestazioni per impedirlo”.
Venner ha organizzato un gesto “spettacolare e simbolico”, come egli stesso ha suggerito: in un tempio cristiano, presso l’altare dove i fedeli si comunicano e i ribelli alla Jünger come lui – che Ernst Jünger lo ha conosciuto e frequentato – non temono di darsi la morte, facendo scorrere il sangue (il proprio) come su un’antica ara sacrificale. Un gesto da uomo fiero e risentito, una consacrazione à rebours di un luogo che Venner ha detto nella sua ultima lettera di rispettare – e in punto di morte si è sinceri – ma che riteneva anche simbolo di una disfatta, baluardo ormai impotente a difendere l’identità francese ed europea. In un altro post, una settimana fa, sempre a proposito della “primavera francese” contro le nozze gay, Venner scriveva: “I manifestanti, spesso molto giovani, non sono omogenei. Per una parte sono borghesi cattolici non-violenti, usciti dalle Giornate mondiali della gioventù, sedotti dai nuovi discorsi tolleranti della chiesa in materia di amore coniugale. I loro referenti sono Gandhi e Martin Luther King… Ma, per un’altra parte, sono giovani identitari mobilitati dal dinamismo insolente delle manifestazioni. Il futuro dirà quale componente prevarrà sull’altra, per vitalità e determinazione”.
Esattamente un mese fa, il 23 aprile, Venner aveva dedicato un articolo al quadro di Dürer intitolato “Il cavaliere, la morte e il diavolo”. Il cavaliere, scriveva, è “il più celebre ribelle dell’arte occidentale”. E’ colui che cavalca “verso il suo destino, senza paura e senza supplicare, incarnazione di una figura eterna in questa parte del mondo chiamata Europa”. Voglio essere sempre quel cavaliere, confessava Venner, e sempre ribellarmi a chi vuole “la morte dell’Europa, la nostra civiltà millenaria, senza la quale non sarei nulla”.
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8), i bisessuali alla sinusite (1:15), all’asma (1








