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Discussione: Il deserto avanza

  1. #231
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    I matrimoni scarseggiano? è il mercato, ragazzi
    Il seguente scambio di vedute è avvenuto sulle pagine web di annunci sentimentali per l'area di New York.
    “Dove ho sbagliato? Sono stufa di girare attorno al problema. Sono una bella ragazza (spettacolarmente bella) di 25 anni. Ho cultura e classe. Non sono di New York. Vorrei sposare un uomo che guadagna almeno mezzo milione di dollari l'anno. Capisco che cio' possa suonare strano a certe orecchie, ma si tenga presente che un milione di dollari l'anno a New York City sono il livello della classe media, per cui non penso di star chiedendo troppo. C'è qualcuno su questa community on-line che guadagni almeno 500K l'anno? O almeno mogli di questi "qualcuno" che possano suggerirmi qualcosa? Ho avuto appuntamenti con un uomo d'affari che guadagnava attorno ai 200-250K l'anno. Ma è proprio quello il punto oltre cui non riesco ad andare. 250mila dollari l'anno non basteranno per farmi vivere nell'area di Central Park West. C'è una donna al corso di yoga che frequento, che ha sposato un banchiere e vive nella lussuosa area di Tribeca. Non è carina come me, né è un gran genio. Dunque, qual è il suo trucco? Percio' le mie domande sono queste:
    - dov'è che posso incontrare voi uomini single ricchi? siate specifici: bar, ristoranti, palestre.
    - che cosa cercate in una donna?
    - c'è forse un vostro particolare intervallo di età a cui dovrei puntare?
    - come mai certe donne possono cosi' facilmente avere un lussuoso stile di vita nell'Upper East Side? cosa c'è sotto?
    - avvocati, banchieri d'investimento, dottori... quanto guadagnano veramente? e dove si incontrano quelli che maneggiano gli hedge funds?
    - in base a che cosa voi ricchi decidete se una donna è solo per fidanzamento a termine oppure vale la pena essere sposata? Io infatti cerco solo il matrimonio.”
    Risposta da un banchiere:
    “Sono un uomo che rispetta i suoi requisiti. Guadagno più di 500mila dollari l'anno. Ecco il mio punto di vista: la sua offerta è chiaramente un pessimo affare. Cio' che lei suggerisce è un semplice scambio: lei offre il suo aspetto fisico e io i miei soldi. D'accordo, ma c'è un problema: il suo aspetto fisico svanirà, mentre i miei soldi continueranno in perpetuo - infatti, è molto probabile che i miei guadagni aumentino, ma è assolutamente certo che lei non diventerà più bella! Per cui, in termini economici, lei è un asset in continua svalutazione. Secondo il gergo di Wall Street, la sua verrebbe indicata come una posizione di trading, di mercanteggiare - non di buy & hold, di comprare per mantenere. Dal punto di vista del business, non ha molto senso "comprarla" (cio' che lei sta chiedendo) - per cui al più io "la affitterei". In quanto tale, cio' che avrebbe senso per me, è di limitarmi ad avere qualche appuntamento con lei, non di sposarla.”
    https://letturine.blogspot.it/2018/0...l-mercato.html

    Prendere sul serio Caffo e imparare a uccidere oche e conigli
    Davanti alla sofferenza animale “lo specista consapevole chiude gli occhi”, scrive Caffo a cui lauree, libri, cattedre e stipendio statale hanno nascosto l’esistenza della realtà
    Camillo Langone
    Leonardo Caffo va preso sul serio. Io ho preso talmente sul serio il suo libro contro l’antropocentrismo ovvero contro l’uomo, “Fragile umanità. Il postumano contemporaneo”, che appena l’ho chiuso mi sono precipitato in Romagna per imparare a uccidere oche e conigli (dato il periodo pasquale sarebbe stato perfetto l’agnello ma i contadini miei amici non allevano agnelli). Avevo già ucciso galline pero' l’oca è un’altra cosa. Il lettore urbano verifichi su YouTube quanto puo' essere orribile un’oca sibilante, e che razza di becco debba fronteggiare un macellatore domestico.
    Davanti alla sofferenza animale “lo specista consapevole chiude gli occhi”, scrive Caffo a cui lauree, libri, cattedre e stipendio statale hanno nascosto l’esistenza della realtà: provasse lui a uccidere un’oca, o anche un coniglio, a occhi chiusi. “Lo specismo è un pregiudizio” insiste il filosofo post-umano, siccome le persone intellettualmente post-oneste chiamano pregiudizio il giudizio che non condividono. Ovviamente lo specismo, ossia il pensiero della superiorità dell’uomo sulle bestie, non è affatto un pregiudizio bensi' un giudizio e addirittura di Dio, dunque a spingermi in Romagna è stato il desiderio di ubbidire a chi mi ha creato a sua immagine e somiglianza: “Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo” (Genesi 9,2). Il coniglio era in effetti intimorito, non l’oca che viceversa ha cercato di intimorire me.
    Uno studente infragilito da Caffo al Politecnico di Torino o alla Naba o alla Scuola Holden (ai maestri degradanti i pulpiti non mancano) sarebbe svenuto ma è andata molto diversamente: è stata fatta la volontà di Dio.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...onigli-186566/

    HIV, i più a rischio rimangono gli omosessuali
    Secondo le recenti Linee guida Hiv-Aids della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e del Ministero della Salute il 40% dei sieropositivi sono omosessuali maschili. E tenendo conto che la popolazione omosessuale è intorno all’1-2% possiamo ben comprendere come le condotte sessuali omosessuali siano rischiose.
    In merito a tali linee guida c’è un particolare curioso. Come fa notare il dott. Manlio Converti, psichiatra e presidente di Amigay, “è scomparso dall’indice delle Linee guida Hiv-Aids di Simit e ministero della Salute qualsiasi riferimento alle persone gay, bisessuali e transessuali, ancorché citate nei lavori scientifici e nelle stesse linee guida più spesso come MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini) o TGW (Trans Gender Woman)”. In breve: i gay sono categoria a rischio, se ne parla diffusamente nelle Linee guida allora perché non dedicare a loro una sezione specifica?
    Questo accade perché il politicamente corretto è vittima di sé stesso. Se gli autori delle Linee guida avessero dedicato una sezione alle persone LGBT sarebbero stati tacciati di discriminazione perché avrebbero associato le persone LGBT ad alcuni gravi patologie, quasi a voler stigmatizzare le condotte sessuali di queste ultime. Se al contrario, come è avvenuto, non si dedica una sezione specifica la sentenza di omofobia viene pronunciata ugualmente dal momento che, come annota il militante Converti, “è inaccettabile perché oggettivamente aumenta la negazione, nega informazioni vitali e aumenta la morbilità e mortalità delle persone LGBT”. Un bel cortocircuito.
    HIV, i più a rischio rimangono gli omosessuali - La Nuova Bussola Quotidiana

    Omoeresia ormai sdoganata, dagli scout al gesuita Martin
    Un gruppo scout in provincia di Vicenza realizza un opuscolo "sui diversi" e difende la legge Cirinnà salutata con un "finalmente". Il parroco li difende: "Sono in cammino, meglio cosi' che stare tutto il giorno al bar". Ma il problema non è il camminare, quanto la direzione: infatti ormai l'omoeresia è a tal punto sdoganata che il principale ostacolo posto dal Catechismo sui rapporti disordinati è già stato cancellato perché malvagio. Come dimostra una recente conferenza del solito padre Martin.
    Che cosa accomuna gli immigrati accusati di essere terroristi, le prostitute e i gay? Sono tutti dei “diversi” vittime di odio e intolleranza. “Etichette” che pero' mostrano che la diversità è soltanto nella nostra testa. E’ questa la conclusione alla quale sono giunti alcuni ragazzi di un clan scout in provincia di Vicenza. Si apre cosi', con questa frase un po’ da tutte le stagioni, buona per tutto, una ricerca che l’Agesci di Montecchio Maggiore ha condotto andando a intervistare alcuni “testimoni di diversità”. La cosa non è andata a giù a qualche parrocchiano della comunità di Santa Maria e San Vitale, che ha pubblicato e diffuso l’opuscolo presentandolo come un’iniziativa lodevole.
    Sarà cosi'? La Nuova BQ è entrata in possesso di una sola parte dell’opuscolo, quella rivolta all’analisi del caso “omosessualità” e ce ne sarebbe abbastanza per dire che di lodevole c’è ben poco, soprattutto quando i ragazzi concludono che grazie alla legge Cirinnà “sui diritti degli omosessuali fortunatamente il nostro Paese ha finalmente fatto dei piccoli ma grandi passi avanti”. Ma anche quando dopo aver intervistato una donna omosessuale che vorrebbe farsi una famiglia e una psicologa clinica i ragazzi hanno concluso che “non vi sono prove che dimostrino che un bambino che abbia due genitori che lo desiderano lo amano e si prendono cura di lui possa essere fuorviato o turbato dal loro orientamento sessuale”. La verità in realtà non sta cosi'. Ma senza addentrarci in una questione che abbiamo già affrontato, il caso di Vicenza è interessante perché ormai il tema dell’omosessualità è cosi' sdoganato anche nel mondo cattolico che ormai non si mette neppure più in discussione quello che per il Catechismo è ancora un disordine. Lo si affronta già dal punto di vista sociologico e lo si fa analizzare a dei ragazzi con la scusa che si devono pur fare un’opinione nel cammino della scoperta della realtà. E pazienza se le guide che dovrebbero accompagnarli sono o compiacenti al mainstream omosessualista o comunque lasciano il campo libero a qualunque conclusione.
    Un po’ è il problema Agesci che ritorna e dal caso Staranzano al documento dei capi scout in poi è facile comprendere quale sia la deriva che buona parte del mondo scout ha preso, un po’ pero' è anche l’atteggiamento di quei parroci che lasciano fare con la scusa che, almeno questi ragazzi si stanno impegnando a intraprendere un cammino. Quale esso sia e soprattutto dove conduca non sembra interessare.
    E’ questa la posizione del parroco di San Vitale, don Guido. Quando la Nuova BQ gli telefona per capire come siano andate le cose, il sacerdote bofonchia un po’: “E’ l’ennesima telefonata di protesta che ricevo per questa storia dell’opuscolo. Evidentemente c’è qualche parrocchiano cattivo che mette in giro queste notizie. E guarda caso diffonde soltanto la parte relativa alle unioni gay e non quella ad esempio sui migranti. I nostri ragazzi infatti hanno fatto un percorso con i migranti e se altri giovani che stanno a bighellonare tutto il giorno al bar perché sono dei leghisti avessero fatto anche solo la metà di quello che hanno fatto questi ragazzi, mi potrei ritenere soddisfatto, anche se sul tema degli omosessuali devono ancora crescere”.
    Don Guido quindi rispedisce al mittente le accuse e rilancia la bontà dell’iniziativa giustificandola in sostanza come una sorta di percorso: “Stanno facendo un cammino. Nessuno di noi è santo e nessuno puo' atteggiarsi a giudice degli altri”. Facciamo notare sommessamente che se il cammino porta a considerare le unioni civili con un “finalmente” forse il problema non è il camminare, ma la direzione.
    Ma qui don Guido non ci sta e ribatte: “Come potete permettervi di giudicare? Non potete trarre conclusioni sul percorso di questi ragazzi che sono in strada, stanno maturando delle cose”. A domanda precisa pero' il sacerdote è il primo a non sbilanciarsi sulla bontà di provvedimenti come le unioni civili. Pero' a stagli a cuore è soprattutto il cammino. Verso dove? “Ci stiamo confrontando ancora – insiste -, devono crescere, ma pagano lo scotto di una mentalità e dovranno anche loro maturare. Non sono perfetti. Pero' le posso assicurare che rispetto all’anno scorso quando è stato redatto questo opuscolo, l’opinione di questi ragazzi è mutata senno' non sarebbero potuti diventare educatore della parrocchia”.
    Sarà. Ma se hanno cambiato idea, perché allora difendere a spada tratta l’opuscolo?
    Insomma: sembra che il problema non sia più quello di indicare la verità sull’amore umano, una verità che la Chiesa ribadisce da 2000 anni e che nel condannare gli atti omosessuali si rifà ad un progetto creatore guarda caso assente da questa smania di confronto. Forse bisognerebbe ricordare che i ragazzi potranno confrontarsi per tutto il tempo che vogliono, ma alla fine bisognerebbe che qualcuno indichi loro la verità di approdo, perché questa difficilmente puo' essere compresa con la semplice raccolta di esperienze. E’ il dilagare dell’omoeresia in campo cattolico che ormai detta legge.
    E negli ultimi tempi si sta diffondendo a macchia d’olio, come nuovo paradigma per affrontare una tematica sulla quale invece la Chiesa, predicando la castità e l’amicizia disinteressata, conduce già ad altri approdi. In fondo, come già detto l’obiettivo è scardinare l’ultimo ostacolo rimasto, quel Catechismo della Chiesa cattolica che definisce l’omosessualità ancora un disordine. E’ lui il vero nemico da abbattere. Infatti non solo nelle indagini parrocchiali non lo si tiene neppure più in conto, ma lo si cerca di demolire con iniziative tra le più svariate portate avanti da veri e propri “sacerdoti” votati alla causa omosessualista.
    E qui, stando almeno agli ultimi casi, troviamo il solito Padre James Martin, gesuita, che a Los Angeles nei giorni scorsi ha parlato nell’ambito di una mobilitazione Lgbt cattolica che non ha mancato di definire i passaggi del Catechismo che trattano di omosessualità “malvagi”.
    Omoeresia ormai sdoganata, dagli scout al gesuita Martin - La Nuova Bussola Quotidiana

  2. #232
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Omosessualità e pedofilia sono strettamente collegate secondo il massimo teorico italiano del movimento di liberazione omosessuale Mario Mieli
    E’ stato ristampato, per i tipi della Feltrinelli, il saggio "Elementi di critica omosessuale" scritto da Mario Mieli (1952-1983) e pubblicato la prima volta dalle Edizioni Einaudi nel 1977. Il testo, un Manifesto della "politica dell’esperienza" che all’epoca conobbe una diffusione limitata all’interno del circuito politico omosessualista in Italia a all’estero, "rimane a tutt’oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell’area del movimento di liberazione omosessuale", come scrive il redattore de "Il manifesto" Gianni Rossi Barilli curatore, insieme a Paola Mieli, della nuova edizione del saggio.
    "La proposta di Mieli illustrata nel libro( ...) è un’utopia da vivere partendo dal presupposto che la liberazione dell’Eros nelle sue forme neglette e represse è il solo vero antidoto al predominio mortifero della Norma", tesi "oggi, ancora più di ieri, in sintonia con linee di evoluzione culturale e sociale". Mieli, figlio di industriali della seta, al liceo Parini di Milano abbraccia la dottrina marxista, aderisce a "Lotta Continua" che abbandona per fondare il "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e poi i "Collettivi Omosessuali Milanesi", protagonisti della contestazione dal 1971 al 1977. Muore suicida il 12 marzo 1983 dopo essersi dedicato negli ultimi anni di vita alla magia.
    Mario Mieli nel saggio propone una metamorfosi del vetero-comunismo nel movimento libertario antiproibizionista, cioé l’emancipazione dell’uomo tramite la "prassi" sessuale contronatura o "perversa", da lui sintetizzata nello slogan "Mens sana in corpore perverso". L’autore aggiorna il marxismo con le tesi di Freud e Reich e lo definisce "comunismo polimorfo perverso", auspicando una società di uguali in "comunione totalizzante" tra di loro. Per questo è necessario "liberare" l’uomo, il cui corpo è gerarchicamente schiavo della Logica (che Mieli chiama la Norma) alienante sovrastruttura storica, tramite il dissolvimento di ogni identità "in una estetica transessuale".
    Il prof. Tim Dean psicoanalista dell’Università di Buffalo, nel suo contributo in appendice, basandosi sul modello libertario della sessualità gay, nota: "nel processo politico di ristrutturazione della società (...) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia" - e -"ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (...) In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose." annullando "democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie.
    A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari naturali e cristiani, liquidati da Mieli come "pregiudizi di certa canaglia reazionaria" che, trasmessi con l’educazione, hanno la colpa di "trasformare il bambino in adulto eterosessuale". I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme" grazie anche ai pedofili, specie se omosessuali: "Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo - sentenzia Mieli - la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega".
    Pedofilia e omosessualità sono collegate secondo Mario Mieli



    Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità
    «Nelle nostre regioni, cresce un vizio assai scellerato e obbrobrioso. Se la mano della severa punizione non lo affronterà al più presto, certamente la spada del furore divino infierirà terribilmente, minacciando la sventura di molti. Ah, mi vergogno a dirlo! (…) La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine civile, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia». Cosi' san Pier Damiani, a metà dell’XI secolo scriveva il Liber Gomorrhianus (Libro di Gomorra). Il libro, sottotitolato era indirizzato al papa Leone IX, in cui il monaco Pier Damiani riponeva molta fiducia per un intervento drastico al fine di stroncare l’omosessualità.
    Come si capisce già da questi brevi accenni, le parole di Pier Damiani, che è anche dottore della Chiesa, sono di estrema attualità. Evidentemente anche intorno all’anno Mille la corruzione morale oltre che diffusa nel clero era arrivata molto in alto, pure nella gerarchia ecclesiastica («O riprovevoli sodomiti, perché desiderate, vi chiedo, con tanto ambizioso ardore, l’alta carica ecclesiastica?»). Anche se allora non si era arrivati – come invece vediamo accadere oggi – a vescovi e cardinali che benedicono le coppie dello stesso sesso e pretendono di cambiare la dottrina in materia. Pier Damiani lega anche – altro esempio di estrema attualità – l’omosessualità agli abusi sui minori e senza neanche bisogno di indagini sociologiche.
    Pier Damiani si richiama giustamente alle Scritture per giustificare le sue parole di fuoco sull’omosessualità: «Questa turpitudine viene giustamente considerata il peggiore fra i crimini – dice -, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabili' dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione più rigorosa. Non si puo' nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo».
    Pier Damiani ci vede un grande pericolo, e il perché è facilmente spiegato: «Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale».
    Sull’omosessualità peccato contro natura, ha le idee molto chiare e le sue parole non lasciano certo spazio a interpretazioni ambigue: «Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi».
    E ancora: «Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi».
    Qualcuno sicuramente si scandalizzerà per queste parole durissime di san Pier Damiani, altri sicuramente sorrideranno sentendosi moderni e superiori a queste cose da Medioevo; ma la sua nettezza di giudizio non puo' non interrogarci: affonda le radici nella Scrittura e proclama una verità immutabile. In fondo, con altre parole più adatte ai tempi moderni, anche Benedetto XVI ha espresso analoghi concetti nel discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2012) quando ha parlato della sfida costituita dall’ideologia gender, che viene presentata come nuova filosofia della sessualità.
    «Il sesso, secondo tale filosofia – diceva Benedetto XVI - non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensi' un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, cosi' come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido cio' che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creo'” (Gen 1,27) (…) Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. (…) Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. (…) Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con cio', infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere».
    Quello che mille anni fa era solo un vizio, oggi appare come un attacco sistematico e consapevole contro il progetto creatore di Dio, di fronte al quale ci sono troppi silenzi complici nella gerarchia ecclesiastica. Anche di questi silenzi parla il Liber Gomorrhianus attaccando duramente quanti tacciono per evitare scandali o per quieto vivere. Bisogna svegliarsi, ci dice oggi più che mai san Pier Damiani, acquistare consapevolezza della posta in gioco (niente meno che la vita eterna, per noi e per quanti incontriamo) e liberare di conseguenza la Chiesa da quella lobby gay che la sta soffocando.
    Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità - La Nuova Bussola Quotidiana

    E’ allarme AIDS nella comunità gay
    Redazione
    Per i giovani omosessuali è allarme Aids. Dopo l’epidemia di Epatite A, la comunità LGBT si trova nuovamente al centro di un appello da parte dei vertici sanitari a causa degli altissimi rischi per la salute nei quali incorrono coloro che hanno rapporti sessuali contro natura.
    Gli ultimi dati sulla diffusione dell’Aids in Italia attestano infatti un drammatico aumento dei casi, con la regione Lombardia che registra il dato più negativo con un incremento del 20%.
    Come riporta il Corriere della Sera,“su 130 mila persone Hiv positive in Italia, 20 mila risiedono in Lombardia che guida la classifica delle regioni italiane più colpite. Quindicimila vivono tra Milano e l’hinterland, 2.200 sono seguite dalla Clinica di malattie infettive del San Gerardo di Monza che quest’anno ha già effettuato 400 nuove diagnosi registrando un incremento del 20% rispetto allo scorso anno“.
    Andrea Gori, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale San Gerardo di Monza, commentando i dati, sottolinea la necessità di non poter abbassare la guardia di fronte a tale implacabile virus:
    «La medicina ha fatto passi da gigante, ma per noi infettivologi è un fallimento se curiamo persone, ma altri continuano ad essere contagiati. In questo modo non riusciremo mai a debellare la malattia». I dati infatti dicono che i nuovi contagi sono 4 mila ogni anno, uno ogni due ore. I più colpiti sono i giovani gay tra i 20 e i 29 anni: «Registriamo un incremento del 40% dei casi in questa fascia d’età perché sono giovani di una generazione che non ha vissuto i tempi durissimi delle morti per Aids e hanno bisogno di essere informati ed educati».
    Anche il professor Paolo Grossi, primario della clinica di infettivologia all’ospedale di Varese, mette in guardia dai rischi di una malattia che il più delle volte è “dormiente” e viene scoperta fuori tempo massimo:
    «Noi vediamo almeno un nuovo caso alla settimana. La cosa davvero allarmante è che arrivano con la malattia conclamata, scoperta per caso andando a indagare altri sintomi».
    Il primario Grossi fa notare inoltre come tale piaga comporti anche delle pesanti ricadute economiche oltre che sociali:
    «La spesa in Lombardia è di circa 200 milioni di euro ogni anno una cifra enorme in tempi così difficili. Per questo preoccupa la mancanza di attenzione. (…) Proprio la notizia della cura ha fatto abbassare la guardia. Non si ha chiaro, però, che le conseguenze che provoca la malattia a volte non permettono la terapia anti AIDS. Io non capisco come questi giovani, non solo non adottino precauzioni ma non si sottopongano nemmeno a controlli, arrivando quando stanno ormai molto male, creando a noi sanitari grossi problemi nella cura e gonfiando enormemente la spesa sanitaria».
    AGGREDITI DALLA REALTA’
    Ancora una volta la cronaca, dunque, sbatte in faccia, ai sostenitori della “normalità” e della “bellezza” LGBT+, la realtà, riportando le drammatiche conseguenze del gay lifestyle. I rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono fonte di pericolose e mortali malattie e per questo vanno dissuasi e stigmatizzati. Questo dovrebbe essere il messaggio che i programmi educativi seri ed onesti dovrebbero rivolgere ai nostri, sempre più sessualmente confusi, giovani, vittime del “gender diktat” contemporaneo.
    https://www.osservatoriogender.it/al...-gay-italiana/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    PD ORGANIZZA CORTEO CONTRO LA ‘OMOBITRANSFOBIA’
    Corteo contro l’omobitransfobia, partecipa anche il Comune. Arcigay: «Siamo soddisfatti della posizione della Giunta comunale nel rendersi partecipe di un sostegno ad un corteo pacifico e contro ogni discriminazione, che è un appuntamento sul nostro territorio arrivato alla sua terza edizione, in occasione della Giornata mondiale contro l’omobitransfobia che ricorda ogni anno la rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali». Un errore gravissimo e una scelta politica, non certo scientifica.
    Comunque. Più prefissi si aggiungono alla ‘fobia’ e più si comprende il delirio in cui è caduta la modernità. Non puo' durare a lungo.
    https://voxnews.info/2018/04/08/pd-o...obitransfobia/

    Oscar Wilde crocifisso da Rupert Everett
    Il film “The happy prince” è un inchiodare e un ingabbiare: dopo la gabbia del carcere di Reading, la gabbia dell’ideologia di Sodoma
    “Oscar Wilde è il mio Gesù Cristo” dice il triste Rupert Everett, che appena è riuscito a mettere cinematograficamente le mani sul grande esteta irlandese lo ha giustappunto crocifisso. Con il film “The happy prince” da oggi nelle sale, che è un inchiodare e un ingabbiare: dopo la gabbia del carcere di Reading, la gabbia dell’ideologia di Sodoma. Da aristocratico esponente del sinedrio omosessualista, l’attore-regista inglese accenna un farisaico inchino alla religione ufficiale (si dice ammiratore di Papa Francesco) per torturare meglio l’effigie del povero Wilde. A scopo di propaganda Everett capovolge il pensiero di un bisessuale (padre di famiglia senza bisogno di provette), di un cattolico (pre-Papa Francesco), di un uomo che giudicava la sua attrazione verso il giovane Alfred Douglas “depravazione”, “perversione”, “degenerazione”. Per il proprio comportamento omosessuale Wilde non provava orgoglio, bensi' vergogna. Qualcosa che a Everett manca completamente.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...verett-188771/

    Bambini trans? Già fatto
    di Elisabetta Frezza
    La notizia – che abbiamo letta qua e là durante la settimana santa – è che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via libera all’inserimento della triptorelina (principio attivo che inibisce lo sviluppo ormonale) nell’elenco dei medicinali erogabili ai bambini a carico del Servizio Sanitario Nazionale in presenza di una diagnosi di “disforia di genere” (che significa identificazione nel sesso opposto a quello biologico), allo scopo di bloccare la pubertà e preparare la strada alla cosiddetta “riassegnazione del sesso” in via chirurgica.
    Il minore cosiddetto “gender variant” potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei “diritti dei bambini”!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi “esperti” a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.
    La carriera faustiana del famigerato dottor Money prosegue implacabile post mortem la sua ascesa trionfale. I protocolli partoriti dalla mente perversa e criminale del medico di Baltimora diventano pratica seriale nell’intero orbe terracqueo per un fenomeno, immane e incredibile, di psicosi collettiva e contagiosa.
    E sarà un’altra strage di Stato, una modalità alternativa per massacrare gli indifesi. L’accanimento contro la vita innocente è dappertutto fuori controllo. Abbiamo appena inaugurato l’eutanasia nostrana, lugubre eredità di un governo necrofilo che assicurerà presto anche all’Italia i suoi Charlie, Isaiah, Alfie, piccole vite inidonee a superare il controllo di qualità della commissione tecnico-scientifica che stabilisce chi deve vivere e chi deve morire. Ma non bastava. Il sacrificio umano legalizzato – e barbaramente perpetrato anche contro la pietas famigliare, violando il cordone protettivo dei legami di carne e di sangue, e di amore vero – va declinato anche nella chiave della intima manipolazione dei fanciulli, manipolazione fisica e mentale: e alla teoria del gender, programma obbligato di lavaggio del cervello nelle scuole, fa seguito la pratica del gender, sempre a spese del contribuente e, sempre, a prescindere dalla volontà dei genitori, se ci sono.
    Il placet dell’AIFA, tuttavia, non fa altro che vidimare usi e costumi già diffusi, e non solo in Olanda, nel Regno Unito, in Australia; anche in Italia. Per dirla con il solito Overton, si tratta di pratiche già “popolari” pure dentro casa nostra. Non soltanto perché sgravate ormai del disagio dell’anomalia – compensata dal fascino invincibile della moda inoculata per via mediatica – ma anche perché bel che organizzate in un meccanismo poderoso, pronto per l’uso, programmato su vasta scala e realizzato con dovizia di uomini e di mezzi.
    La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. E' articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime. L’UNAR, ente arcobaleno annidato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sovrintende le operazioni e impartisce le linee di indirizzo. Tanto fondamentale il compito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (dove “razziali” sta abusivamente per: “sessuali e di genere”) che Gentiloni, con uno dei tanti colpi di coda del mostro esecutivo di cui era a capo, ha provveduto in articulo mortis a rinnovarne le cariche di vertice, dopo la figura non troppo lusinghiera di Spano, beccato in flagranza dalle Iene a foraggiare con soldi pubblici le orge gay.
    Ma l’esercito addestrato alla realizzazione del piano eversivo a suon di corsi “di aggiornamento” è sparpagliato un po’ dappertutto, e in buona parte non sa neanche per cosa sta combattendo e al servizio di chi. Come i giornalisti vanno rieducati all’uso di un linguaggio inclusivo, gli insegnanti formati alla lotta continua contro gli stereotipi sessuali e sociali per formare a loro volta i discepoli alla fluidità permanente, cosi' le forze di polizia devono anteporre l’allarme-discriminazione al meno impellente, quasi trascurabile, allarme-criminalità. Soprattutto, le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti.
    Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di “cure” costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari.
    Come dice Mario Adinolfi, si sono inventati i bambini trans e la loro “disforia di genere”, e ora puntano a monetizzare la scoperta, rovinando la vita a bambini che avrebbero tranquillamente superato una naturale fase di transizione identitaria proprio grazie a quella pubertà che si pretende di inibire chimicamente.
    La rete stesa – dicevamo – non lascia scampo, ed esercita una forza adescatrice straordinaria su giovani corpi messi a fluttuare in mezzo alle correnti senza saper nuotare, figli persi di genitori più persi di loro.
    Mi è capitato per caso, l’anno passato, a margine di una delle mie conferenze sul gender, di raccogliere lo sfogo di una nonna.
    Il suo nipote maschio, adolescente, si era convinto di voler vivere da femmina. Lei se ne è accorta per i capelli sempre più lunghi (e passi..), poi per le unghie laccate di rosso, e da li' è partito un flash back di mesi e mesi trascorsi, durante i quali a sua insaputa la macchina sanitaria e socio-assistenziale aveva cucinato a fuoco lento il contorno, oltre alla vittima. Eppure non è effemminato – mi dice la nonna – si sta sviluppando in modo del tutto normale, è grande e grosso, gode di ottima salute, cresce bene, è bravo a scuola; solo, è un po’ chiuso e ha sempre privilegiato la compagnia delle coetanee femmine (circostanza che la nonna aveva interpretato in modo diametralmente opposto a quello rivelatosi corretto). La mamma – continua la signora – lo ha accompagnato subito in un centro specializzato da cui è uscito con la diagnosi di “disforia di genere” in mano; da qui è stato reindirizzato presso una équipe di psicologi, psicoterapeuti ed endocrinologi preposta a gestire il transito, tutto compreso. Gli hanno consigliato di frequentare regolarmente il circolo dell’Arcigay con tanti nuovi amici tutti molto arci, che lo hanno accolto benissimo, lo hanno messo a proprio agio, arciaccettato e arcisostenuto. E' seguito in particolare da una psicologa, che lo riceve tassativamente da solo e nessun altro puo' essere presente alle sedute. Intanto, fa gli esami clinici propedeutici alla terapia ormonale, che – come ha spiegato il ragazzino alla nonna – gli procurerà alcuni effetti collaterali ma di lieve entità, tipo rossore al volto qualche sbalzo di umore o altri piccoli fastidi, tutti innocui.
    La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli “esperti” che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.
    La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa puo' fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce. Non si puo' stare a guardare questo film surreale – mi dice, tra il titubante e l’arrabbiato – senza provare a suggerire al protagonista un altro finale. Ma la regia è troppo forte. Non sapendo dove sbattere la testa, è persino andata a sua volta a colloquio da una psicologa, per sentirsi dire, come da copione, che deve rispettare le scelte del ragazzo e deve volergli bene per quello che è (appunto..).
    Ma in tutto il racconto di questa povera nonna, un racconto lucido, accorato, sofferto, di una storia vera di straordinaria follia – probabilmente una delle tante storie che si stanno apparecchiando in giro per l’Italia, sicuramente una delle innumerevoli considerando anche il resto del mondo, dove l’esplosione delle disforie è dirompente e le vittime dell’epidemia non si contano più – in tutto questo, dicevamo, manca qualcuno.
    “E il padre, signora?” – chiedo – “C’è un padre? Dov’è?”.
    Si', mi risponde, certo. Ma mio nipote ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la mamma, si confida solo con lei, tant’è che di tutta la prima parte del percorso nessun altro era stato messo a parte. E mio figlio – dice la signora, quasi a volerlo proteggere, o giustificare – sta volutamente ai margini, desidera evitare tensioni, accetta. Penso gli dispiaccia un po’ per il figlio, ma non lo dice, non vuole creare scompiglio in casa, se ne è fatto una ragione.
    Ecco, la soluzione del caso si scopre alla fine. L’abdicazione paterna.
    Credo che la chiave di lettura non solo di questa vicenda – una tra le tante che fa irruzione sotto i nostri occhi e dentro le nostre vite – ma del delirio fattosi norma e della sua vittoria sulla realtà, stia proprio qui: nella assenza del padre. Da decenni, ma forse da secoli risalendo alle origini del processo rivoluzionario, si lavora giorno e notte per demolire la figura paterna e questo è il risultato: l’annientamento del maschio, per la precisione del pater familias.
    Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lo'gos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto cio' da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine.
    E allora un bambino, privo per definizione della capacità di intendere e di volere, ma titolare di molti diritti, puo' ficcarsi in un infernale imbuto a senso unico, magari con la complicità unilaterale di una madre che ha perduto il lume della ragione identificando il bene del figlio con il benessere fallace e passeggero che discende dall’assecondare pulsioni e mode del momento.
    Eppure l’alternativa ci sarebbe, e sarebbe pure tanto più semplice della strada tortuosa, cruenta, dolorosa, mutilante, irreversibile, che i soloni della scienza ci indicano come obbligata: basterebbe aiutare questo bambino ad affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze, a vincere la propria supposta inadeguatezza; a crescere sviluppando l’uomo che è in lui, o che lui già è. Basterebbe fare quello che ogni vero padre dovrebbe fare.
    Ma, prima di questo, bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro.
    Intanto, non ci resta che guardare l’inferno trasferito sulla terra e riflesso nelle immagini dissonanti dei volti di questi bambini. Su di loro l’AIFA ha solo apposto l’ennesimo timbro dell’ennesima falsa Autorità venduta alla più orrenda delle ideologie.
    https://www.riscossacristiana.it/bam...abetta-frezza/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Era un ragazzo che come me....
    Finalmente sa di verità quanto si pubblica sugli effetti della cannabis. Gli studi ventennali degli esperti smentiscono quanto hanno affermato finora i sostenitori della non nocività dell’uso di questa droga. Con le loro pubblicazioni alcuni studiosi sono riusciti a rompere un silenzio complice, disonesto e irresponsabile, e in molti casi interessato.
    La moda dello spinello era rimbalzata in Italia per imitazione dell’uso che se ne faceva nel mondo giovanile statunitense e dai soldati americani in Vietnam. Un uso tollerato dalle autorità che hanno lasciato nella cloroformizzazione acritica le coscienze dei militari d’oltreoceano schiacciati senza motivazione e convinzione in una guerra non loro.
    Il consumo della cannabis soprattutto tra gli studenti italiani alla fine degli anni Sessanta uniformava spesso allo status del “sinistro rivoluzionario” e trovo' nei Radicali i migliori sostenitori. Le loro campagne di disinformazione a sostegno delle legalizzazione del consumo di marijuana erano sostenute da argomentazioni rassicuranti come quella che l’uso della droga non fosse dannoso, per sostenere poi come la sua legalizzazione avrebbe concorso al crollo del mercato clandestino e eliminato i reati legati loro acquisto.
    Concetti ripetuti e diffusi con il sostegno della stampa e dei politici più “libertari” hanno instillato gradualmente nella testa di alcuni l’idea di una finta differenzazione tra droghe pesanti e droghe leggere, veicolando la convinzione che alla leggerezza dichiarata corrispondesse l’essere innocuo della cannabis.
    Mica la cannabis produceva overdosi fatali come l’eroina! Bastava questo per farla apparire meno pericolosa delle altre sostanze.
    Eventuali effetti nel lungo periodo? Irrilevante!
    In gioco sono entrati anche personaggi famosi del mondo dello spettacolo: modelli diseducativi che da bravi testimonial hanno propagandato nell’uso di droga “leggera” l’aiuto a generare maggiore creatività artistica.
    Sostenitori tutti sbugiardati dai ricercatori Wayne Hall, consulente per i farmaci per l’Organizzazione Mondiale della Sanità e Lorenza Colzato, dottoressa dell’ateneo olandese di Leida, che con due percorsi diversi hanno evidenziato le conoscenze scientifiche che cozzano con lo spirito “trasgressivo” conformistico degli anni che furono per introdurre, stimolare e incentivare il consumo di canne.
    La trasgressione delle azioni necessariamente divergenti dalla norma, comunemente condivisa, esprime il bisogno di affermazione di sé. Le regole si infrangono per poi essere interiorizzate e rispettate e assumere la responsabilità di adulto. Cosi' da generazione in generazione.
    Ma quello che invece la regia di “spinello è bello” ha determinato è la permanenza della trasgressione che nel suo permanere non era più tale e perdeva senso e significato, lasciando lo “spinellato” nello stato della immaturità perpetua. Tanto che moltissimi giovani sono passati dalla condizione della trasgressione a quella della patologia e devianza con conseguenze sul corpo e sulla mente, immaginiamo quelle sullo spirito.
    Il permanere nella fase adolescenziale di molti ha fatto venire meno un equilibrio intergenerazionale nel passaggio dove i più giovani hanno continuato a rimanere adolescenti-finti anche quando sono arrivati alla soglia dei quaranta e cinquanta anni.
    Sul piano personale l’uso pesante della cannabis a lungo termine è devastante per la salute mentale, crea dipendenza e favorisce il passaggio al consumo di droghe più “pesanti”. Il tentativo di interromperne l’assunzione crea nella persona ansia, insonnia, disturbi dell’appetito e depressione. Lo studio condotto dalla Colzato sfata l’idea che fumare spinelli aiuta a potenziare la mente, a sviluppare la fantasia e la creatività. Falsità che ancora raggiungono i ragazzi mentre li allontana dalla realtà minandone la salute.
    Risultato: cio'che non matura dopo un certo periodo marcisce senza dare i giusti frutti.
    http://www.azionetradizionale.com/20...o-che-come-me/

    Istat, la violenza sugli uomini viene dai gay
    Il 13 febbraio scorso l’Istat ha diffuso i dati di un Report dal titolo "Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro" nel 2015/2016. Il focus dei media si è concentrato ovviamente sulle violenze sulle donne.
    Ma per la prima volta si è voluto registrare anche le violenze subite dagli uomini. Si stima che 3 milioni 754mila uomini le abbiano subite nel corso della loro vita (18,8%), 1 milione 274 mila negli ultimi tre anni (6,4%). Nell '85,4% dei casi le violenze sessuali erano state perpetrate da altri uomini e quindi – aspetto che nessuno vuole mettere in evidenza –nella gran parte dei casi gli autori di violenza, a danno di omosessuali o eterosessuali, erano persone omosessuali.
    Istat, la violenza sugli uomini viene dai gay - La Nuova Bussola Quotidiana

    “L’omosessualità non è normale. Tollerarla è il declino dell’Occidente”. Parola di un’atea lesbica
    di Gianpaolo Rossi
    Camille Paglia è una delle più originali pensatrici del nostro tempo. Americana di origini italiane, rappresenta una delle intelligenze più libere, contraddittorie e dissacranti della cultura contemporanea.
    FEMMINISTA
    E' femminista ma disprezza il femminismo contemporaneo che definisce “malato, indiscriminato e nevrotico” e lo rincorre con spietata ironia: “lasciare il sesso alle femministe è come andare in vacanza lasciando il tuo cane ad un impagliatore”. Ammira le donne emancipate degli anni ’20 e ’30 del ‘900 “perché non attaccavano gli uomini, non li insultavano, non li ritenevano la fonte di tutti i loro problemi, mentre al giorno d’oggi le femministe incolpano gli uomini di tutto”.
    DI SINISTRA
    Camille Paglia è di sinistra ma riconosce che “i Democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici”. Lei, icona di una cultura radical-chic che affonda nel ’68, spiega l’inutilità degli intellettuali che “con tutte le loro fantasie di sinistra, hanno poca conoscenza diretta della vita”.
    ATEA
    Camille Paglia è atea ma guai a chi le tocca il ruolo storico della religione e sopratutto del cristianesimo: “Ho un rispetto enorme per la religione, che considero una fonte di valore psicologico, etico e culturale infinitamente più ricca dello sciocco e mortifero post-strutturalismo, che è diventato una religione secolarizzata”.
    LESBICA
    Camille Paglia è lesbica ed in molte interviste ricorda la sua attitudine giovanile transessuale, eppure ammette che “i codici morali sono la civiltà. Senza di essi saremmo sopraffatti dalla caotica barbarie del sesso, dalla tirannia della natura”. Detesta la stupidità delle mobilitazioni gay e l’intolleranza degli omosessuali e quando le si domanda: “Perché in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King?” Lei risponde: “Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica”.
    Lei, che rivendica di essere stata la prima studentessa lesbica a fare outing all’università di Yale, riconosce che “l’omosessualità non è normale; al contrario si tratta di una sfida alla norma”.
    E sulle nuove frontiere della procreazione assistita, si dice “preoccupata dalla mescolanza perniciosa tra attivismo gay e scienza che produce più propaganda che verità”.
    Riconosce che la sua omosessualità e le sue tendenze transgender sono una “forma di disfunzione di genere” perché in natura “ci sono solo due sessi determinati biologicamente”; e i casi di effettiva androginia sono rarissimi, “il resto è frutto di propaganda”.
    Verso quei genitori che, grazie a medici compiacenti, cambiano il sesso dei figli a fronte di comportamenti apparentemente transessuali, Camille Paglia non ammette giustificazioni: “E' una forma di abuso di minori”.
    Sia chiaro: per Camille Paglia, in ballo non c’è il diritto di ogni uomo o donna adulti di vivere la propria sessualità con libertà; in ballo c’è il patto mefistofelico che l’Occidente sta facendo con la Tecnica per disarticolare l’ordine naturale: “La natura esiste, piaccia o no; e nella natura, la procreazione è una sola, regola implacabile”.
    TRANSGENDER E DECLINO DELL’OCCIDENTE
    Qualche mese fa, davanti alle telecamere di Roda Viva, il famoso format televisivo brasiliano di Tv Cultura, è stata ancora più chiara: “L’aumento dell’omosessualità e del transessualismo sono un segnale del declino di una civiltà”.
    Non c’è alcun giudizio morale in questa affermazione ma un’analisi storica sull’Occidente che interpreta i segni del tempo; “A differenza delle persone che lodano il liberalismo umanitario che permette e incoraggia tutte queste possibilità transgender, io sono preoccupata di come la cultura occidentale viene definita nel mondo, perché questo fenomeno in realtà incoraggia gli irrazionali e, direi, psicotici oppositori dell’Occidente come i jihadisti dell’Isis”.
    “Nulla definisce meglio la decadenza dell’Occidente che la nostra tolleranza dell’omosessualità aperta e del transessualismo”
    Parole di una straordinaria e coraggiosa pensatrice lesbica.
    ?L?omosessualità non è normale. Tollerarla è il declino dell?Occidente?. Parola di un?atea lesbica ? Rassegna Stampa Cattolica


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Alchimia, comunismo e pederastia: Mario Mieli
    "Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros". Così scriveva Mario Mieli, padre dell'ideologia Lgbt italiana. Ma ora il suo pensiero e la sua vita diventano esempio in uno spettacolo teatrale, pubblicizzato anche dalla Rai.
    Mario Mieli
    Uno ascolta il Tg regionale di RAI 3 Lombardia di venerdì e, in coda, nella rubrica degli appuntamenti culturali per il week end, sente di questo e di quello e pure dello spettacolo in cartellone al Teatro Out Off di Milano da martedì scorso a domani, domenica: Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli, il mago del gender, prodotto dal giornalista Maurizio Guagnetti e dall’attrice Irene Serini. La quale, intervistata a questo proposito su Gaynews.it - che ne descrive lo spettacolo come «[...] una specie di seduta spiritica» su sessualità e identità di genere - parla trasognata di Mieli utilizzando, tra il serio e il faceto, espressioni come «magia» e «pozioni magiche», laddove sul proprio blog definisce Mieli pure «alchimista».
    C’è parecchio mestiere in tutto questo, eppure di pozioni Mieli si servì davvero. Per esempio quella di cui parla Francesco Paolo Del Re nell’articolo Mario Mieli, dinamite frocia contro la Norma, pubblicato sul quotidiano comunista Liberazione l’11 marzo 2008: «Il Mieli “alchemico” dell’ultima parte della sua vita narra un’esperienza magico-erotica che lo vede protagonista insieme al suo fidanzato: la celebrazione di un rito di “nozze alchemiche”, con la preparazione e l’assunzione di un pane “fatto in casa”, un dolce nel cui impasto confluivano non solo merda, sangue e sperma, ma anche ogni altra secrezione corporale, dalle lacrime al cerume. Perché? “L’abbiamo mangiato – dice Mieli – e da allora siamo uniti per la pelle. Pochi giorni dopo le “nozze”, in una magica visione abbiamo scoperto l’Unità della vita. Era come se non fossimo due esseri disgiunti, ma Uno; avevamo raggiunto uno stato che definirei di comunione”. Questa comunione vuole essere testimonianza e annuncio dell’avvento di un’armonia che, attraverso la liberazione dell’Eros, costituisce una nuova “età dell’oro”».
    Omosessuale, Mario Mieli è stato il padre del “liberazionismo” omosessualista italiano. Ammirato, osannato e celebrato pressappoco come un semidio, è alla radice dell’ideologia LGBT nel nostro Paese. Nel 1983 si è suicidato a 30 anni. Nato nel 1952 in un’agiata famiglia borghese, si forma nel crogiuolo degli anni 1960 dove si mescolano marxismo, freudismo, omosessualità e orientalismo spiritualista alla Occidentali’s karma (ma su cui ha scritto pagine importanti l’anglista statunitense di origine palestinese-cristiana Edward Said [1935-2009] in Orientalismo, del 1978). Nel romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni (Colibrì, Paderno Dugnano [Milano] 1994), Mieli ricorda la propria vita del 1970, quando «[…] di giorno andavo a scuola truccato, partecipavo alle occupazioni, di notte andavo a battere sotto il ponte della “Fossa”, che è un po’ il cuore di Milano e quando piove molto sembra Venezia». A Londra frequenta l’associazionismo omosessuale organizzato e nel 1971 è tra i fondatori, a Milano, del collettivo F.U.O.R.I., il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, che nel 1974 diviene una costola del Partito Radicale.
    Sentendosi però più puro di così, rompe con i compagni e fonda il Fuori-autonomo solo per poi avvicinarsi alla Sinistra extraparlamentare. A Londra (fino al 1975 va avanti e indietro dall’Italia) viene prima arrestato e poi internato in una clinica psichiatrica quando, nudo e drogato, cerca nell’aeroporto di Heathrow un poliziotto con cui avere rapporti sessuali. Lo ricoverano anche al rientro a Milano e nel 1975 si sottopone a cure psichiatriche. Nel 1976 si laurea summa cum laude in Filosofia morale nell’Università degli Studi di Milano con il professore neomarxista Franco Fergnani (1927-2009). In una pagina de Il movimento gay in Italia (Feltrinelli, Milano 1999), Gianni Rossi Barilli parla di lui come del sacerdote della «[…] via transessuale, esoterica e schizofrenica alla rivoluzione; a chi desiderava comunicare un’immagine seria e omologata del movimento si rispondeva urlando “El pueblo unito è meglio travestito!”». Sulle ceneri del Fuori-autonomo, Mieli fonda dunque i Collettivi Omosessuali Milanesi. Dal 1978 si allontana progressivamente dalla scena pubblica, cade nella depressione e il 12 marzo 1983 si suicida.
    La tesi con cui si è laureato viene pubblicata, rielaborata, nel 1977 con il titolo Elementi di critica omosessuale (Einaudi, Torino) e, a cura di Rossi Barilli e Paola Mieli - sorella minore di Mario, psicoanalista freudiana -, in una nuova edizione ampliata nel 2002 (Feltrinelli, Milano). La Serini, scomodando appunto la «magia» su Gaynews.it, paragona quel libro a «[...] un medicinale iniettato nel cervello, in grado di cambiare il mio sguardo sul mondo». Una pagina di quel «medicinale» afferma: «Sappiamo come, crescendo, il bambino sia costretto a sviluppare soprattutto quelle tendenze che sono un’estrinsecazione della sua mascolinità psicologica: chi lo obbliga è la società, in primo luogo tramite la famiglia, così come, mediante l’educazione e la famiglia, la società costringe la bambina a sviluppare quegli aspetti della sua personalità che sono espressione della “femminilità” psicologica. In tal modo, l’educastrazione tende anzitutto a negare l’ermafroditismo psichico e biologico presente in tutti, per fare della bambina una donna e del bambino un uomo secondo i modelli sessuali contrapposti della polarità eterosessuale». Un’altra dice: «Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino […] l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. […]. La pederastia […] “è una freccia di libido scagliata contro il feto” (Francesco Ascoli)», precisando: «Per pederastia intendo il desiderio erotico degli adulti per i bambini (di entrambi i sessi) e i rapporti sessuali tra adulti e bambini. Pederastia (in senso proprio) e pedofilia vengono comunemente usati come sinonimi». In una terza sentenzia: «La liberazione dell’Eros e la realizzazione del comunismo passano necessariamente e gaiamente attraverso la (ri)conquista della transessualità e il superamento dell’eterosessualità quale oggi si presenta». Serve altro?
    Alchimia, comunismo e pederastia: Mario Mieli - La Nuova Bussola Quotidiana



    Omosessualità, una materia da studiare (per moda)
    Ecco il primo corso di Storia dell’Omosessualità, appena inaugurato all’università torinese. Ma perchè tanto interesse da parte dei giovani? Sicuramente, se la cattedra funzionerà, un nuovo sbocco per un impiego. Di questi tempi...
    Sempre Torino. Dopo l’iscrizione all’anagrafe del figlio di due mamme (primo esempio in Italia di scavalcamento della legge per via amministrativa, con tanto di sindaca applaudente), ecco il primo corso di Storia dell’Omosessualità, appena inaugurato all’università torinese. Saranno sedici o diciotto (non si capisce bene dai giornali) lezioni tenute da una docente a contratto e valevoli per la laurea triennale al Dams.
    Se qualcuno pensava che si sarebbe partiti dall’antica Grecia ha dovuto ricredersi. Si comincia col Settecento e si arriva, ovviamente, ai giorni nostri. Perché? Spiega la docente a «Repubblica» (l’inserto online «R.it») che «il percorso delle tematiche omosessuali nei secoli non è lineare: ci sono momenti di regressione, di stallo e di progressione.
    Ad esempio, prima del nazifascismo esisteva una sottocultura "Lgbt" nelle grandi città, ma nel secondo Dopoguerra non si è ripartiti dal punto di prima, bensi' da più indietro». In effetti il film Cabaret ci ha dato un’idea della disinvoltura dei costumi nella, per esempio, Germania di Weimar. Poi calo' il plumbeo sipario nazista. Nell’Italia fascista del vitalismo virile e dei premi di produzione alle famiglie prolifiche, di omosessualità neanche parlarne. Poi, dissolta la cappa nazifascista, «non si è riparti dal punto di prima». Colpa della Dc e della sua strepitosa vittoria del 18 aprile 1948? In effetti, anche in Germania stravinceva la Dc tedesca di Adenauer. Ma altrove? Niente, bisogna seguire il corso per sapere.
    Il corso, ovviamente, racconta l’omosessualità negli Stati Uniti e in Europa, cioè in Occidente (anche se il Giappone, per esempio, avrebbe qualcosa da dire al riguardo), forse per mancanza di tempo, o perché coi Paesi islamici è meglio lasciar perdere. Purtroppo scarseggiano i libri di testo, giacché l’argomento, chissà perché, non ha ancora appassionato gli storici. Gli studenti di Torino, infatti, avranno a disposizione due soli testi in italiano e tre in inglese. Pare che il mondo anglosassone sia stato più attento di quello latino alla tematica. Forse per la persistenza latina del mito del macho?
    Boh. Nelle lezioni si parlerà anche «della rappresentazione dell’Aids fatta dai media», neanche tanto velata ammissione della presenza della malattia soprattutto negli ambienti omosessuali. Alla prima lezione è stato insegnato che «la nostra concezione di genere, sesso e orientamento sessuale si costruisce e si afferma con la contemporaneità». Frase in verità un po’ ambigua: che significa quel «si costruisce»? Va riferita alla «nostra concezione» o è un aperto sposare la teoria del gender? Ma, al di là dei dubbi a distanza, il corso si prospetta come interessante, e sarà altrettanto interessante vedere quanti dei trecento studenti iscritti lo seguiranno fino in fondo.
    Non si puo' dire che l’argomento non sia di attualità, anche perché la propaganda Lgbt è stata in questi anni, ed è ancora, pervasiva e talvolta prepotente. La mente, poi, torna agli anni Settanta, quando imperversava la moda della «sociologia»: le aule universitarie di Scienze Politiche traboccavano, anche perché studiare Sociologia era più facile che studiare Diritto Amministrativo o Economia Politica o Scienza delle Finanze. Uno si ritrovava con nel carniere un esame in più senza dover spaccarsi il cervello più di tanto. E poi, se una cosa è di moda, va da sé che te la ricordi meglio. Senza togliere i probabili figuroni nei salotti. Se la fascinazione continuerà, qualche studente sarà tentato di specializzarsi in omosessualitologia e altre cattedre spunteranno in altre università. Bene: nuovi posti di lavoro. Di questi tempi disoccupati…
    Omosessualità, una materia da studiare (per moda) - La Nuova Bussola Quotidiana

    Follia negli Usa: dire all’asilo “il mio migliore amico” fa sentire esclusi gli altri
    Se da bambini, all’asilo o alla scuola elementare, avete mai chiamato un vostro compagno di classe “mio migliore amico”, allora siete delle brutte persone e siete responsabili dei danni morali causati agli altri alunni. E' questo l’ultimo delirio politicamente corretto partorito in una scuola materna di Georgetown, città che si trova nello Stato americano del Massachusetts. In questa scuola, la Pentucket Workshop Preschool, infatti, le espressioni “mio migliore amico” o “mia migliore amica” sono diventate un tabu e i bambini che le pronunciano vengono redarguiti dagli insegnanti.
    I genitori di Julia, alunna di soli quattro anni, hanno ricevuto a casa la seguente lettera inviata loro dalla scuola: «Secondo la nostra esperienza, l’utilizzo dell’espressione “mio migliore amico”, anche se viene fatto in maniera affettuosa, porta gli altri bambini a sentirsi esclusi». I coniugi Hartwell, i genitori di Julia, non hanno preso bene il contenuto della missiva, forse perché insensibili alle grida di dolore dei dirigenti scolastici della Pentucket. O forse perché non sono stati educati abbastanza alla “morale dei sentimenti”. Sta di fatto che gli Hartwell hanno rispedito le accuse al mittente e stanno provvedendo a iscrivere Julia in un’altra scuola.
    Gli Stati Uniti, com’è noto, sono ormai diventati una instancabile fucina di provvedimenti simili, tutti mirati a non “ferire la sensibilità altrui”. Un buonismo esasperato e grottesco che, nel tentativo di espungere ogni forma di conflitto dalla società, finisce pero' per non preparare i ragazzi alle durezze della vita. Questa specie di galateo politicamente corretto viene infatti introiettato sin dalla più tenera età: ora anche una bambina di quattro anni non puo' più scegliere in autonomia con chi fare amicizia o chi prediligere. Una deriva, pero', a cui qualche genitore coscienzioso ha deciso coraggiosamente di opporsi.
    Follia negli Usa: dire all?asilo ?il mio migliore amico? fa sentire esclusi gli altri

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Follia gender: vietato promuovere l'allattamento al seno
    Uno studio sulla rivista "Pediatrics" lo giudica "eticamente inappropriato" perché impone ruoli di genere
    IGNAZIO STATUARIO
    L'allattamento al seno ha conosciuto negli ultimi anni una nuova "primavera" di consenso da parte del mondo medico e dell'opinione pubblica. Dopo che nei decenni passati la promozione su vasta scala del latte artificiale ha visto crescere e nutrirsi numerosi bambini lontano dal seno delle mamme, anche l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) oggi raccomanda l'allattamento al seno per almeno i primi sei mesi di vita del piccolo.
    Questo gesto ancestrale, che non cela mai la sua vena romantica, è finito pero' nel mirino di una rivista accademica americana di pediatria, Pediatrics. In uno studio si afferma che è “eticamente inappropriato” per il governo e le organizzazioni mediche descrivere l’allattamento al seno come “naturale”, perché il termine impone nozioni rigide sui ruoli di genere. “Associare la natura alla maternità - si legge - puo' inavvertitamente sostenere argomentazioni biologicamente deterministiche sul ruolo degli uomini e delle donne nella famiglia (per esempio, che dovrebbero essere principalmente le donne a prendersi cura dei bambini)".
    In particolare, dunque, lo studio se la prende con il termine "naturale". “Fare riferimento al ‘naturale’ nella promozione dell’allattamento al seno puo' inavvertitamente sostenere una serie di valori sulla vita familiare e sui ruoli di genere, che sarebbero eticamente inappropriati”, afferma ancora lo studio. Pertanto, secondo gli autori, a meno che tali annunci di pubblicità-progresso non “rendano trasparenti i valori e le convinzioni che li sottendono“, “dovrebbero fare a meno di dichiarare che l’allattamento al seno è ‘naturale’".
    Secondo le autrici dello studio, Jessica Martucci e Anne Barnhill, sostenere che l'allattamento al seno sia naturale alimenta il movimento anti-vaccini. Del resto - rilevano - esaltare l'allattamento al senso come "naturale" implicherebbe che i prodotti fabbricati o in serie siano discutibili o pericolosi. “Se fare cio' che è ‘naturale’ è ‘meglio’ nel caso dell’allattamento al seno, come possiamo aspettarci che quella visione del mondo potente e profondamente persuasiva venga ignorata dalle madri quando fanno delle scelte sulle vaccinazioni?”, scrivono. Se già l'argomentazione alla base dell'articolo appariva poco convincente, il nesso tra promozione dell'allattamento al senso e movimento no-vax risulta oltre modo curiosa.
    https://www.interris.it/bocciato/fol...amento-al-seno

    L'ossessione ugualitaria? Riscrive la storia di Francia
    L'authority per la parità di genere di Parigi invita a sostituire la «Fraternité» nel motto. «È sessista»
    Andrea Cuomo
    Adelfità. Nome proprio dell'idiozia applicata. Sostantivo che - va detto - non troverete in nessun vocabolario.
    Nemmeno in quello francese nella dizione adelphité. La abbiamo cercata su Google, questa parola. Il signor motore di ricerca ci ha educatamente rimbrottato: forse cercavi altro?
    No, non cercavamo altro. Cercavamo la parola che l'Hce, l'Alto consiglio francese per l'uguaglianza tra le donne e gli uomini, in vista della annunciata revisione della Costituzione ha proposto di sostituire alla parola fraternité nel motto nazionale della gloriosa Repubblica francese. Che così diventerebbe: liberté, égalité, adelphité. Pensa un po' te.
    L'adelfità secondo i geni dell'ente, che è una cosa seria e a Parigi gode perfino di una certa autorevolezza, sarebbe come la fratellanza ma senza quella spiacevole puzza di ormone maschile che fa tanto spogliatoio di calcetto. La Marianna, con suo berretto frigio e la sua spocchia, dopo oltre due secoli si è decisa a fare capolino lì dentro e ha arricciato (parbleu!) il suo nasino all'insù.
    L'adelfità sarebbe a metà tra fratellanza e sorellanza, un cameratismo asessuato, un'appartenenza alla comunità ma puramente oggettivo e senza spinosi problemi di genere, che poi c'è sempre qualcuno che se la prende a male. Racchiuderebbe in concordia e amore universale uomini, donne e tutti coloro che ondeggiano tra queste semplicistiche etichette biologiche. Già che c'era l'Hce ha anche suggerito il costituente di sostituire la definizione diritti dell'uomo con diritti umani, di prevedere l'utilizzo obbligatorio di espressioni femminili dei nomi per le cariche pubbliche, di «garantire» e non solo «favorire» pari accesso di donne e uomini ai mandati e alle funzioni elettive. E già che c'era l'alto consiglio ha suggerito anche di istituire tre diritti fondamentali nuovi di zecca per le Marianne del ventunesimo secolo: il diritto a beneficiare all'eguaglianza dei finanziamenti pubblici; il diritto a una vita senza violenze sessiste e sessuali; e il diritto alla contraccezione e all'aborto.
    Qui trattasi di politicamente corretto di rito antisessista. Altri esempi: la recente Carmen di Georges Bizet messa in scena dal Maggio Musicale di Firenze: la tizia non muore uccisa da don José come prevede il libretto scritto da quei maschilisti di Henri Meilhac e Ludovic Halévy ma si ribella e spara lei, come monito ai femminicidi. Le polemiche seguite a una frase di Maurizio Sarri, tecnico del Napoli, che in conferenza stampa riceve una domanda sgradita rivolta da una giornalista donna e risponde: «Non ti mando affanc... solo perché sei femmina». Accortezza non gradita. La gazzarra sull'innocua pubblicità natalizia di un'azienda che fa gioielli che chiede retoricamente e stereotipicamente all'uomo: «Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un gioiello Pandora. Secondo te che cosa la farebbe felice?». Il sorteggio milanese di un torneo tennistico giovanile (le Next Gen Atp Finals) in cui i tennisti formano i gironi scegliendo tra alcune modelle pochissimo abbigliate e siascuna abbinata a un numero: seguono scuse. Il video postato dal pilota di Formula Uno Lewis Hamilton che sfotte il nipotino che «si veste da femminuccia». Oltre naturalmente alle periodiche battaglie delle nostre esponenti politiche per un uso di genere del linguaggio: ministra, presidentessa, deputata.
    A proposito: avevamo pensato di iniziare questo articolo scherzando sul fatto che prima o poi qualcuno anche in Italia se ne uscirà proponendo di modificare il nostro inno, essendo «Fratelli d'Italia» un'invocazione chiaramente sessista. Abbiamo lasciato perdere, caso mai a qualcuno dovesse venire l'idea.
    L'ossessione ugualitaria? Riscrive la storia di Francia

    Buone notizie contro Gay Pride, dittatura omosex, “nozze” sodomite
    Notizie dal mondo gay (un po’ abbattuto e sempre meno gaio): niente patrocinio ai Gay Pride per Trento, Genova e Lombardia, Bermuda controcorrente abroga le nozze gay, Corte Suprema Usa dichiara che un pasticciere puo' rifiutarsi di fare torta per ”nozze” gay
    da Il Giornale
    Niente patrocinio al Gay Pride, è una manifestazione divisiva e pertanto non va sostenuta.
    Il governatore Attilio Fontana non intende concedere il logo regionale alla sfilata arcobaleno in programma il 30 giugno a Milano, lo ha confermato in un’intervista pubblicata ieri dal sito Lettera43.
    ة la linea che ha seguito peraltro anche a Varese, dove è stato sindaco per due mandati. «Io sono eterosessuale, ma non è che faccio una manifestazione per accreditare la mia eterosessualità. Le scelte in questo campo devono rimanere personali, sbandierarle è sbagliato. Il Gay Pride è divisiva e quando le manifestazioni sono divisive non sono mai da sostenere». Parole che fanno infuriare la Pd Monica Cirinnà firmataria del decreto sulle unioni civili: «Lombardia nel Medioevo dei diritti grazie a Fontana. E questa sarebbe la parte più progredita del Paese?». Applausi al governatore leghista dagli esponenti del centrodestra, si ribellano la sinistra e le associazioni gay. Ed è continuato anche ieri il botta a risposta a distanza tra Fontana e il sindaco sul tema profughi. Il presidente ha precisato che l’ipotesi di premi a Comuni che non accolgono «è una proposta dell’assessore De Corato, la valuteremo. Con Sala la pensiamo in maniera diametralmente opposta». […]
    Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (un po’ abbattuto e sempre meno gaio).
    I NO AI GAY PRIDE DI TRENTO, GENOVA E LOMBARDIA
    Genova (centrodestra), Trento (centrosinistra) e regione Lombardia con Fontana hanno negato il proprio patrocinio ai Gay Pride. La motivazione più spesa è quella che sono iniziative divisive. Sicuramente le vere motivazioni sono altre, ma comunque l’importante è stato non aver dato il patrocinio.
    Sono solo tre quindi le pubbliche amministrazioni che hanno detto No al Gay Pride, pero' forse sono indice del fatto che forse il vento sta cambiando. I politici si sono resi conto che il numero di persone omosessuali e sostenitori della causa omosessualista non è significativo in termini di appoggio politico ed è ben maggior il numero che sono infastiditi dalla pervasività dell’ideologie gender. Dunque pare che appoggiare la causa gay non paghi. Cio' non toglie che forse alcuni o tutti i politici che hanno rifiutato il patrocinio siano intimamente convinti che le iniziative come quelle del Gay Pride siano un attacco alla famiglia e al buon senso.
    (Gender Watch News, 17 aprile 2018)
    BERMUDA CONTROCORRENTE: ABROGATE LE NOZZE GAY
    E’ durato meno di un anno il matrimonio omosessuale a Bermuda, territorio d’oltremare del Regno Unito. Il suo governatore, infatti, John Rankin, ha promulgato una legge che non permetterà più la celebrazione di nozze gay nell’arcipelago o alle navi con la loro bandiera. Ei' il primo territorio al mondo ad abrogare il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
    La legge che istituiva questa nuova forma di matrimonio risale al maggio 2017 con una decisione della Corte Suprema delle Bermuda dopo il ricorso di due uomini che volevano convolare a nozze. La riforma invece è stata votata nel dicembre scorso a vastissima maggioranza (8 voti su 11 al Senato, 24 su 34 alla Camera).
    Brown ha spiegato che la legge è nata su impulso della maggioranza dei cittadini di Bermuda (che in totale sono poco più di 60mila): un referendum non vincolante del 2016 ha attestato che il 69% della popolazione è dell’avviso che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna. C’è da dire che dallo stesso referendum è risultato che il 63% della popolazione è contraria anche alle unioni civili. Se davvero Bermuda vuole rispettare l’opinione della maggioranza, dovrà sopprimere anche quest’altro istituto.
    Intanto la novità di segno contrario rispetto a quanto avviene in altri luoghi del mondo ha deluso le compagnie navali battenti la bandiera di Bermuda. Il motivo? Il business, of course. Sulle loro imbarcazioni erano stati prenotati dei ricevimenti da parte di persone omosessuali: ora verranno giocoforza annullati.
    (Simone Pellegrini, Osservatorio Gender, 13 febbraio 2018)
    CORTE SUPREMA USA: PASTICCIERE PUز RIFIUTARSI DI FARE TORTA PER “NOZZE” GAY
    Mireya ed Eileen Rodriguez-Del Rio si sono “sposate” ed hanno chiesto a Cathy Miller, proprietaria della Tastries Bakery, di preparare una torta nuziale. Lei, a motivo della sue convinzioni religiose, si è rifiutata. Le due donne si sono rivolte al Department of Fair Employment and Housing della California che ha dato loro ragione citando la normativa contro le discriminazioni in base a razza, genere, religione o orientamento sessuale.
    La Miller non si è data per vinta e ha fatto ricorso alla Corte Suprema la quale ha dato torto alla coppia lesbica. Il giudice ha infatti cosi' scritto nella sentenza: “Una torta nuziale non è solo una torta nuziale se analizzata sotto l’aspetto della libertà di espressione. E’ un’espressione artistica della persona che la prepara, per essere usata al centro di un festeggiamento di matrimonio”. Dunque la libertà di espressione non puo' essere coartata dall’altrui volontà.
    (Gender Watch News, 9 febbraio 2018)
    Buone notizie contro Gay Pride, dittatura omosex, ?nozze? sodomite « www.agerecontra.it

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    CULTURA DELLA MORTE
    Pressing sulla Disney: "dacci principesse abortiste"
    In marzo era scoppiata una bufera per un tweet di Planned Parenthood che chiedeva alla Disney di inserire nei prossimi film principesse "che hanno abortito". E anche gay, lesbiche, sindacaliste, immigrate clandestine e tutto il campionario progressista. Passata la bufera, resta la pressione sulla grande fabbrica di sogni americana.
    C’era una volta una principessa, anzi più di una. Un bel di', dalle belle fiabe di una volta le principesse traslocarono nei lungometraggi della Disney e fu tutto uno sfoggio di strascichi e scarpette, animaletti festanti dei boschi, topini factotum, castissimi principi azzurri in trepida attesa del bacio del vero amore. Ma nell’ombra tramavano in agguato la matrigna rancorosa, la strega malefica, l’orco cattivo. Di solito nelle fiabe finisce che l’ombra del male si fa passeggera, i buoni vincono, e tutti vissero felici e contenti. Una volta, pero'. Adesso invece le principesse candide debbono fare la vita e marciare al passo dell’oca coi tempi. Per esempio abortendo. No, non è un incubo: è esattamente quello che vuole la Planned Parenthood, il più famoso e famigerato abortificio del mondo tra l’altro pizzicato con le dita nella marmellata a commerciare sottobanco i tessuti umani ricavati dalla mattanza.
    Una sua branca, la Planned Parenthood Keystone di Trexlertown, in Pennsylvania, il 27 marzo ha stuprato il cinguettio degli uccellini di Biancaneve distorcendoli in un tweet cosi': «Abbiamo bisogno di una principessa Disney che abbia abortito. Abbiamo bisogno di una principessa Disney favorevole all’aborto. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un’immigrata clandestina. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un’operaria sindacalizzata. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un trans».
    La tiritera interviene a gamba tesa in un trend oggi popolare sul web. In gergo si chiamano snowclone e sono dei template di frasi usate per certi tipi di meme costruiti rimpiazzando alcune parole con altre onde produrre significati surreali in una filastrocca ripetitiva e monocorde. Li potremmo chiamare variazioni su tormentone fisso. In questo caso il tormentone proposto è “We need a Disney princess, appunto “Abbiamo bisogno di una principessa Disney”, a cui quelli che evidentemente durante il giorno hanno ben poco da fare attaccano ogni rigurgito gli passi a tiro. Di fatto gli snowclone li ha pero' inventati senza saperlo Lino Banfi negli anni 1970 interpretando il brigadiere Pasquale Zagaria, barese, il quale la parola d’ordine «Pare che il pompelmo faccia male» la storpiava in «Pere che il pompelmo faccia mele». Purtroppo pero' stavolta non c’è proprio nulla da ridere. Gli abortisti della Pennsylvania sognano davvero di adulterare i sogni dei più piccoli con unghiate di questo tipo. Sintomatico tra l’altro che gli abortisti della Pennsylvania mettano tutto assieme, aborto, immigrazione clandestina, sinistrismo e omosessualismo dando paradossalmente ragione a noi antiabortisti della Lombardia che non da oggi lo diciamo e lo ripetiamo.
    Solo che a tirarle troppo poi finisce che ogni tanto le corde si spezzino. Dopo il tweet malvagio, i disneyani della rete sono infatti insorti. Tanto che l’ufficio centrale della Planned Parenthood ha dovuto fare dietrofront imponendo la cancellazione del messaggio infame.
    Tutti è dunque bene quel che finisce bene? Nelle belle fiabe di una volta si', ma oggi non c’è da giurarci. Perché intanto la bandiera è stata alzata. Scommettiamo che di qui a qualche tempo qualcuno realizzerà quell’idea malsana? Magari non sarà targata Disney, magari non sarà una principessa, ma l’enorme potere economico che la Planned Parenthood sa smuovere non farà certo fatica a trovare il personale adatto.
    Del resto, qualche giorno prima, il 1° marzo, la Planned Parenthood dell’Indiana e del Kentucky ha lanciato un altro tweet con la frase «Alcuni uomini hanno l’utero» ripetuta 11 volte. E la lobby LGBT sta premendo da un paio d’anni proprio sulla Disney affinché nel sequel di Frozen. Il regno di ghiaccio (2013), il film animato campione assoluto d’incassi ispirato dal buon vecchio Hans Christian Andersen (1805-1875), che parrebbe in cartellone per quest’anno, Elsa, la regina dell’immaginario regno di Arendelle, la bellissima protagonista del lungometraggio segnata da un destino insolito che rischia di travolgerla, giustamente ammirata e amata dalle più piccole (e anche da qualche grande intelligente) come fulgido esempio di generosità e altruismo, tentata profondamente dal male ma capace coraggiosamente di vincerlo in un contesto dove trionfano l’amore puro e il senso della famiglia (e finalmente qualche ottima gag degna di un bel cartone animato, oltre a disegni sontuosi e a colori sgargianti), si riveli essere lesbica. La Disney sembrerebbe già piuttosto convinta.
    L’allarme era del resto già scattato nel 2016, quando sembrava che Alla ricerca di Dory mostrasse una coppia lesbica: due donne che spingono un passeggino. Magari sono amiche o sorelle. Magari. Per la Disney infatti ognuno è libero di vederci quel che vuole, perché, come ha detto il regista Anmdrew Santon, «non c’è una risposta giusta e una sbagliata». Insomma, si tratta solo di pasturare ancora il pubblico e alla fine pagheranno pure il biglietto facendo la fila. La caccia morbosa ai più piccoli è aperta da un bel po’.
    Pressing sulla Disney: "dacci principesse abortiste" - La Nuova Bussola Quotidiana

    SANA LAICITA'
    Un briciolo di timor di Dio torna a Surriento
    Il sindaco di Sorrento ha detto no a una unione civile nella location dei chiostri di San Francesco per non essere irrispettoso verso la fede cristiana. Ora è sotto attacco delle "milizie" Lgbt. Non sarà un eroe, ma ha mostrato da laico un briciolo di quel timor di Dio ormai abbandonato da tanti preti che in chiesa ospitano di tutto. Coppie gay comprese.
    Probabilmente non sarà un eroe della causa, ma è difficile non ammettere che il sindaco di Sorrento abbia dato una lezione di grande laicità sia ai pasdaran dell’omosessualismo militante sia ai tanti ecclesiastici proni nello scendere a patti con le ideologie dominanti per non sembrare troppo retrogradi.
    Lui, Giuseppe Cuomo, primo cittadino del comune reso celebre dalla terrazza sul mare di Caruso, non avrebbe mai immaginato di diventare in poche ore il bersaglio preferito del circuito Lgbt alla perenne ricerca di un nemico di abbattere e di spazi da occupare.
    Ha semplicemente detto di no ad una unione civile in uno speciale luogo. Il chiostro del vicino convento di San Francesco è sì di proprietà del Comune e l’amministrazione lo ha inserito nell’elenco dei beni pubblici nei quali ci si può sposare civilmente.
    Ma quando la location è stata chiesta da una coppia di omosessuali che volevamo convogliare in unione civile, ecco che in Cuomo si è fatto strada uno scrupolo di coscienza che alla fine gli ha fatto prendere una decisione per la quale adesso è finito sulla graticola. «Una questione di opportunità», si è giustificato lui nel dover spiegare il perché abbia rifiutato la location alla coppietta omo. E di «buon senso», ha aggiunto.
    Apriti cielo. La coppia non ci ha pensato un attimo a urlare alla discriminazione e nonostante ci fossero anche altre location non meno sfarzose ha capito che era proprio sul chiostro che dovevano abbattersi le minacce gaie.
    Ovviamente adesso il primo cittadino è vittima degli strali Lgbt che proprio per questa mattina organizzeranno un flash mob dal vago sapore intimidatorio. Ma lo stile di certe avanguardie ormai lo conosciamo.
    Quel che però è significativo in questa storia è Cuomo non è certo un eroe della causa antiomosessualista. Non ha negato l’unione civile e ha ribadito che il suo comune è accogliente e rispettoso delle diversità. Non sarà un martire, d’accordo, ma in tempi come questi anche un briciolo di buon senso non guasta e per quel che può contare indica almeno la via. Una via laica.
    Il gesto di Cuomo, involontariamente, si contrappone infatti a quelle, tante ormai, celebrazioni nelle quali i preti invitano sull’altare coppie di omosessuali per sancire ciò che la legge di Dio non può sancire.
    E si oppone idealmente ai tanti utilizzi di spazi sacri che molti sacerdoti con un’idea della liturgia bislacca e rinunciataria hanno concesso per attività aliene al culto come abbiamo dimostrato nella nostra campagna #salviamolechiese.
    In fondo a Cuomo è bastato avere un minimo di rispetto per un luogo che, seppur collateralmente richiama alla dimensione del sacro. Un buon senso sul quale si intravede un rimasuglio di timor di Dio, il dono dello Spirito Santo forse più dimenticato della modernità e sempre più da buona parte di clero.
    Un briciolo di timor di Dio torna a Surriento - La Nuova Bussola Quotidiana

    Australia, campione di rugby chiama alla conversione i gay
    Il 29enne australiano Israeal Folau è l’estremo e stella della nazionale australiana di rugby. Sui social aveva postato un video di un predicatore cristiano, David Wilkerson, che in merito ai “matrimoni” gay aveva detto: “Viviamo in un’epoca di vizio senza precedenti, di illegalità galoppante, di perversioni sessuali indescrivibili”. Folau spiega di averlo voluto postare “per amore, nella speranza che la gente possa ascoltare e riflettere”.
    Di fronte alla valanga di critiche il campione ha cosi' risposto: “Non si tratta di giudicare, ma di evitare che le persone continuino a peccare rischiando la punizione eterna. Si chiama amore, non mi scusero'per aver ubbidito alla voce di Dio. Gesù tornerà presto e vuole che ci rivolgiamo a lui attraverso il pentimento e il battesimo nel suo nome, per favore non indurire il tuo cuore”.
    La Federazione nazionale cosi' come il suo club lo ha ripreso solo verbalmente, ma ha evitato la squalifica perché Folau è uno dei loro migliori giocatori. Storce il naso invece lo sponsor Qantas, compagnia aerea di bandiera, da sempre schierata a favore delle rivendicazioni LGBT.
    Come si dice, bella testimonianza quella di Folau: dentro e fuori dal campo.
    Australia, campione di rugby chiama alla conversione i gay - La Nuova Bussola Quotidiana

    4 azioni per fermare i Gay Pride
    di David Botti
    Dopo una serie di incontri con diverse amministrazioni comunali, è partita la macchina organizzativa dei vari gay pride, che sposteranno qualche migliaio di attivisti LGBT da una città all’altra della penisola.
    Tuttavia, dopo i primi permessi, i sindaci di Genova e Trento hanno fatto opportune precisazioni: non potendo negare il permesso per l’occupazione dello spazio pubblico, la provincia di Trento ha negato il patrocinio al gay pride perché, secondo il suo presidente Ugo Rossi (autonomista, centro sinistra), «non apporta alcun contributo alla crescita e valorizzazione della società trentina».
    Niente patrocinio anche dal Sindaco di Genova, Marco Bucci (civico, centro-destra) che ricorda come la propria amministrazione abbia fin da subito dichiarato di voler patrocinare solo «iniziative non divisive per la cittadinanza o comunque non offensive per qualsiasi fascia della popolazione genovese, avendo questa scelta anche un onere economico per la collettività».
    E' evidente che qualcosa sta cambiando: gli esponenti dei partiti hanno probabilmente capito che i voti della galassia LGBT sono minimi (a Bologna, nel 2017, soltanto 109 donatori) e fanno perdere voti, specialmente nelle piccole città di provincia.
    Pertanto, le dichiarazioni dei due sindaci citati possono fornire indicazioni sul come fermare l’annuale caravanserraglio di bestemmie, oscenità, porcherie e irrisione della religione cattolica.
    1) ATTIVITA' PREPARATORIE
    Una costante attività di informazione (ad es. con una newsletter periodica) oppure una serie di incontri ai quali si invitano gli esponenti dei partiti meno ostili alla famiglia, puo'essere una buona preparazione delle successive attività. Tali esponenti aderiscono con facilità perché generalmente sanno che questo è il sentimento profondo della maggior parte delle persone.
    Nel caso in cui, invece, ci si muova per la prima volta, un incontro organizzato e reclamizzato da una pluralità di associazioni puo'essere di aiuto, specialmente se presenziano esponenti dei partiti (richiamano i mass-media).
    2) ATTIVITA' VERSO LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI
    E' utile che un’associazione “pilota” chieda per iscritto ai sindaci (in una provincia di medie dimensioni come Bologna ce ne sono solo 55) di negare il patrocinio al gay pride, ribadendo gli argomenti enunciati dai loro colleghi di Genova e Trento: è un evento divisivo, che non aiuta in alcun modo la crescita del territorio, comprendente manifestazioni che offendono buona parte della popolazione e comporta una spesa non giustificabile. La lettera va ovviamente inviata alla stampa locale, cosi' come un comunicato stampa di “condanna” del patrocinio eventualmente concesso.
    La condivisione del comunicato da parte dei consiglieri comunali più sensibili alla difesa della vita e della famiglia generalmente aiuta ad avere eco mediatica. Se il Comune è guidato da una maggioranza non nemica della vita e della famiglia è opportuno che un consigliere proponga una delibera.
    3) ATTIVITA' INFRA-ECCLESIALI (conciliari, occupanti ma spesso influenti, n.d.r.)
    In alcune Diocesi puo'valere la pena incontrare il Vescovo per chiedere di dar corso a una processione o altra forma di riparazione pubblica alle offese generalmente arrecate da un gay pride.
    Nel caso in cui il Vescovo non lo ritenesse opportuno, un gruppo di associazioni puo'autonomamente promuovere un momento di preghiera in una Chiesa a grande visibilità cittadina. Ma si ritiene sempre controproducente andare incontro ad un pubblico biasimo da parte della Curia vescovile.
    Al contrario, una presa di posizione – anche soltanto indiretta – da parte del Vescovo puo'essere considerata la migliore forma di contrasto.
    L’eventuale interruzione di funzioni liturgiche, cosi' come l’aggressione da parte degli attivisti LGBT – pur costituendo quasi sempre un’offesa a Dio – puo'tuttavia rivelare alla popolazione lo scopo ultimo del movimento omosessualista.
    4) ASPETTI ECONOMICI
    Ogni gay pride ha costante bisogno di sovvenzioni e contributi per farsi pubblicità, affittare spazi e locali, realizzare insegne e striscioni, ecc. Lo studio e la ricerca di finanziamenti inizia generalmente 2 mesi prima.
    Pertanto, se si ha la possibilità di render note tali sponsorizzazioni attraverso i mass-media è sempre bene farlo, perché la stragrande maggioranza dei clienti/utenti dello sponsor non gradisce le manifestazioni di cui si parla.
    Qualora si disponga di adeguata strumentazione informatica, puo'anche essere opportuno lanciare campagne di boicottaggio verso gli sponsor che sono generalmente impreparati a questo tipo di reazione da parte dei cattolici.
    4 azioni per fermare i Gay Pride « www.agerecontra.it

  8. #238
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Bologna, scontro tra lesbiche sull'utero in affitto
    Il Cassero è un centro a Bologna che raccoglie più sigle LGBT. E’ accaduto che Arcigay, dietro impulso di alcuen attiviste lesbiche, ha sfrattato Arcilesbica nazionale. Pomo della discordia l’utero in affitto. Il presidente nazionale, Cristina Gramolini, sul tema ha dichiarato: l’utero in affitto « riduce a cosa sia chi nasce, sia la madre che mette al mondo». In quest’ottica «l’esternalizzazione della gravidanza è antifemminista, coloniale, disumana. Ci sfrattano perché non ci siamo allineati al gotha arcobaleno siamo colpevoli di avere posizioni autonome.Arcilesbica non si è allineata alla richiesta di legalizzazione dell’utero in affitto - continua Gramolini - promuovendo invece l’accesso alle adozioni. Abbiamo denunciato l’assurdità di rivendicare farmaci bloccanti della pubertà per i bambini e le bambine con comportamenti non conformi alle aspettative di genere, chiedendo invece di lasciare libera l’infanzia di esprimersi al di là degli stereotipi di genere. Abbiamo criticato l’assistenza sessuale alle persone con disabilità, chiedendo per loro il pieno inserimento sociale e la non mercificazione dell’affettività. Abbiamo respinto lo slogan `Sex work is work´, perche' non normalizziamo l’uso sessuale delle donne».
    Lesbiche Bologna, la nuova associazione che si è staccata da Arcilesbica e che occuperà al Cassero gli spazi lasciati da quest’ultima, di contro dichiara per bocca del suo presidente Carla Catena: «E un tema complesso, ci sono al nostro interno opinioni diverse pero' siamo contrarie a una posizione oltranzista e abolizionista. Noi siamo felici di vedere iscriversi all’anagrafe due mamme o due papà».
    Dunque l’emancipazione femminile ha contribuito alla costruzione della teoria del gender, la quale teoria, volendo equiparare in tutto le coppie gay con quelle etero, ha preteso la genitorialità anche delle coppie maschili omosessuali. Queste ultime, se non adottano, non possono passare che per l’utero in affitto. Ma arrivate a queste punto le femministe lesbiche si sono ricordate di essere madri, la prima caratteristica della donna, ed hanno protestato. Scippate di una loro prerogativa, ma alla fine anche per colpa loro. Hanno fatto dei diritti la loro bandiera e non si vede perché questa stessa bandiera non possa essere sventolata anche dai compagni gay maschi. Un bel cortocircuito.
    Bologna, scontro tra lesbiche sull'utero in affitto - La Nuova Bussola Quotidiana

    Gli studi di genere smentiti dalla scienza. Si rimane uomini o donne per tutta la vita
    Secondo gli “studi di genere”, l’identità di genere sarebbe una componente distinta dall’identità sessuale e potrebbe anche non coincidere con essa (producendo maschi-donne e femmine-uomini), poiché le differenze tra uomo e donna sarebbero soltanto una costruzione sociale, dovuta a stereotipi di genere, per l’appunto. Su questa base teorica, nata negli anni ’70, viene legittimato il “cambio di sesso” di chi vive una incoerenza tra il “sentirsi” uomo (o donna) -cioè il “genere”-, e l’essere nata biologicamente come donna (o uomo), cioè il “sesso”.
    Tutto falso, lo dimostra oggi la scienza moderna. Le differenze tra uomo e donna sono biologiche e genetiche, non certo dovute all’influsso sociale o dall’educazione ricevuta. Chi afferma di aver “cambiato sesso” ha semplicemente amputato parti anatomiche del corpo o ne ha aggiunte altre con la chirurgia estetica, dopo essersi bombardato di ormoni. A livello neuro-fisiologico rimane come è nato, nella sua originale identità sessuale.
    «I dati scientifici», ha spiegato Antonio Federico, ordinario di Neurologia presso l’Università di Siena, «evidenziano chiare e nette differenze tra il cervello femminile e quello maschile, differenze che sono genetiche, ormonali e strutturali anatomo-fisiologiche, con importanti conseguenze sulle funzioni cerebrali e anche su alcune malattie». Oltre all’aspetto anatomico, «in situazioni complesse è avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e portato, quindi, ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità; al contrario, il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate».
    Lo ha confermato pochi giorni fa il neurochirurgo Giulio Maira: «L’uomo possiede un cervello che segue schemi basati di più sulla razionalità, mentre nella donna sono più di tipo intuitivo. Cio' fa si' che le donne siano più brave nel multitasking, più empatiche e con migliori abilità sociali. Gli uomini, invece, eccellono nelle attività motorie e sono più capaci ad analizzare lo spazio». Esistono dunque comportamenti e qualità tipiche degli uomini e della donna perché vi sono differenti ed immodificabili impostazioni a livello cerebrale, i quali «influiscono sulle diversità di comportamento e di percezione del mondo», hanno spiegato i ricercatori dell’Università di Cambridge.
    Non puo' dunque esistere alcuna “identità di genere” separata e/o in contraddizione con “l’identità sessuale”, chi sostiene di avere un’identità differente da quella indicata dalla sua struttura neuro-anatomo-fisiologica ha semplicemente un disturbo di percezione di sé, che la medicina moderna chiama “disforia di genere” o “disturbo dell’identità di genere” (DIG), ovvero «il forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che con il dato biologico o anatomico». I cosiddetti “studi di genere”, dunque, sono confutati fin dalla partenza: «La genetica e la biologia neoevoluzionista contemporanee hanno concorso a rimettere in gioco il corpo», si legge sul Dizionario di filosofia dell’Enciclopedia Treccani. «Per tali vie il sesso sembra riacquistare incidenza sul genere, attutendo la spinta propulsiva degli studi di genere».
    https://www.osservatoriogender.it/gl...tutta-la-vita/

    Non se ne puo' più della narrativa “per donne ed eunuchi”
    Le case editrici si sono dimenticati dell'esistenza dei maschi e in libreria ci sono solo libri di donne che parlano di donne e con donne in copertina
    Camillo Langone
    Che le case editrici si ricordino dell’esistenza dei maschi. Essendomi venuta voglia di leggere narrativa (leggo troppa saggistica, genere affliggente) mi sono messo di buona lena a studiare i siti degli editori e poi sono andato in libreria e ovunque sono stato respinto da libri di donne che parlano di donne e con donne in copertina. Le differenze fra Elena Ferrante, Donatella Di Pietrantonio e Simonetta Agnello Hornby sono minime, racchiuse nel breve spazio tra foto di donne in bianco e nero e foto di donne a colori. Anche per questo non ho mai letto una riga di nessuna delle tre: le loro copertine sono come porte di un harem su cui hanno scritto “Riservato alle donne e agli eunuchi”. Anche i titoli sono da donne: “Fai piano quando torni” me lo diceva mia madre e adesso me lo dice Silvia Truzzi. I titoli sono da donne perfino quando l’autore è uomo: “Tutta la vita che vuoi” (Enrico Galiano), “La vita fino a te” (Matteo Bussola), “E allora baciami” (Roberto Emanuelli). Corredati da copertine diabetogene con fidanzatini e palloncini a forma di cuore… Lo sappiamo tutti che a leggere sono in prevalenza le donne, le donne sdolcinate vorrei dire, ma continuando cosi' sarà sempre peggio. Capisco che trovare nuovi Hemingway, Bukowski, Berto o Malaparte sia difficile ma le case editrici ci sono apposta, facciano il loro mestiere, non rinuncino a priori al 50 per cento dei clienti potenziali, si aprano a temi estranei a estetiste e parrucchiere.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...unuchi-195368/

    La distruzione della scuola è un obiettivo, non un incidente di percorso
    Chi si stupisce che la scuola dia sempre meno una formazione culturale deve sapere che questo è considerato desiderabile nella società che si va realizzando. Ed è ovvio che non lo si possa dire chiaramente.
    Di Enzo Pennetta
    «Gli studenti non sanno l’italiano» La denuncia di 600 prof universitari, cosi' titolava il Corriere della Sera del 4 febbraio dello scorso anno, una notizia giunta pochi giorni dopo quella dell’abbassamento dei requisiti minimi per l’ammissione all’esame di maturità, come leggiamo infatti su Repubblica del 17 gennaio: “Esame maturità, basterà la media del 6 per essere ammessi“, il primo atto della ministra Fedeli. Questo significa che ad esempio per essere ammessi alla maturità scientifica si potrebbe avere 4 in matematica, 4 in fisica e 4 in italiano e 4 in scienze ma avere 10 in condotta e 10 in educazione fisica. La legge precedente prevedeva molto più giustamente che ci fosse il 6 in tutte le materie.
    Ma adesso i prof. universitari lanciano l’allarme sull’ignoranza degli studenti che arrivano dalle scuole superiori, un allarme che sorprende solo chi finora stava guardando da un’altra parte o dormendo, un’analfabetismo funzionale (quello di chi legge ma non capisce il testo) pari al 70% era stato denunciato tempo fa dallo scomparso Tullio De Mauro.
    I colpi inferti alla scuola sono molti, ma chi pensa che si sia trattato di incidenti di percorso in cui è incappato in buona fede chi cercava di migliorarla è un ingenuo, nella società liquida anarco capitalista l’istruzione è un male da eliminare.
    Lo aveva detto chiaramente Aldous Huxley nel suo romanzo programmatico “Il Mondo Nuovo” del 1932, nella distopia i bambini venivano spaventati con scoppi e scosse elettriche quando si avvicinavano ai libri e ai fiori:
    «Essi cresceranno con cio' che gli psicologi usavano chiamare un odio ‘istintivo’ dei libri e dei fiori. I loro riflessi sono inalterabilmente condizionati. Staranno lontano dai libri e dalla botanica per tutta la vita.» Il Direttore si rivolse alle bambinaie: «Portateli via».
    Uno degli studenti alzo' la mano; e benché capisse molto bene perché non si poteva permettere alle caste inferiori di sprecare il tempo della Comunità coi libri, e che c’era sempre il rischio che essi leggessero qualcosa capace di alterare in modo non desiderabile uno dei loro riflessi, tuttavia… ebbene, non riusciva a comprendere la faccenda dei fiori.
    La spiegazione della fobia dei fiori la lasciamo alla lettura del libro, cosa che si raccomanda fortemente.
    Intanto mettiamoci bene in testa che siamo tutti considerati caste inferiori. Sono pochi gli individui alfa della distopia huxleyana e loro non frequentano le scuole degli altri, loro studiano quello che a noi dicono di non studiare.
    Non sorprende che anche Orwell indicasse nella sua distopia la distruzione della scuola come mezzo per governare, ricordiamo che uno dei tre slogan del suo romanzo era “L’ignoranza è forza”.
    https://www.jedanews.it/blog/distruzione-scuola/

  9. #239
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Tredicenne napoletano in ospedale in coma etilico
    Nel sangue tracce di alcol e droga. I genitori non sanno spiegarsi l'accaduto
    Lucio Di Marzo
    È finito in coma etilico a tredici anni un ragazzino di San Sebastiano al Vesuvio, nel Napoletano, che nella notte tra sabato e domenica ha ingerito alcolici e droghe ed è poi stto ricoverato all'ospedale pediatrico Santobono.
    Il ragazzino è arrivato nella struttura sanitaria dopo a trovarlo in strada sono stati alcuni passanti, che hanno chiamato i soccorsi perché era in stato di incoscienza. Nonostante il coma etilico, il 13enne non sarebbe in pericolo di vita.
    I test effettuati dai medici del Santobono hanno rivelato come il giovane non avesse soltanto bevuto, ma avesse anche assunto dei cannabinoidi. I genitori, che lo hanno raggiunto in ospedale, non hanno saputo spiegare come si sia procurato droghe e alcol e hanno detto che in passato non si erano mai trovati in una situazione di questo tipo.
    I carabinieri stanno indagando sui fatti e cercando di rintracciare le persone con cui il ragazzo era uscito sabato.
    Tredicenne napoletano in ospedale in coma etilico

    IL FENOMENO EASY JOINT
    "Canna-business", cavallo di Troia della droga libera
    Una circolare del governo ha definito la percentuale di thc per la vendita legale di cannabis. Ed è boom di negozi che vendono infiorescenze pronti ad accaparrarsi un business in crescita: già 700. Ma è un grande inganno. Senza avvertenze farmacologiche, soprattutto sul cannabidiolo, il principio attivo nascosto. "E' un cavallo di Troia. Hanno preparato la rete di vendita con un prodotto a bassa concentrazione per poi essere commercialmente già pronti quando si legalizzerà. In questo modo si diminuisce la percezione del rischio, soprattutto per i più giovani". La denuncia del neuropsichiatra Serpelloni.
    La chiamano già cannabis light e quell’aggettivo sembra far crollare tutti i problemi. Se è leggera, non farà male. Invece è un grande inganno. I giornali si sono precipitati a esaltare le virtù del nascente business delle infiorescenze di cannabis. Oltre 700 negozi sparsi in tutt’Italia che vendono erba legale, con un principio attivo molto più basso di quella illegale. E grazie alla coltivazione nasce un mercato fatto di oli essenziali e creme. Un’esplosione repentina dopo l’approvazione della legge nel gennaio 2017 tanto che quello dell’easy joint sta diventando una tendenza di largo consumo.
    Che fino a pochi giorni fa non era nemmeno regolamentato dal punto di vista agroindustriale. La circolare del Ministero dell'Agricoltura infatti fissa un paletto: “La coltivazione della canapa - si legge nella circolare ministeriale - è consentita senza necessità di autorizzazione, che viene richiesta invece se la pianta ha un tasso THC di oltre lo 0,2% come previsto da regolamento europeo. Qualora la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l'agricoltore non ha alcuna responsabilità; in caso venga accertato un tasso superiore allo 0,6% l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa”.
    Ma le intenzioni di relegare la coltivazione nel solo ambito del florovivaismo sono destinate ad essere facilmente superate. Non è dunque tutto oro verde quello che luccica, come spiega alla Nuova BQ il neuropsichiatra Giovanni Serpelloni, già direttore del dipartimento antidroga di Palazzo Chigi al tempo dell’ultimo governo Berlusconi e ora referente del servizio Tossicodipendenze dell’Asl 9 di Verona.
    “È ormai più di un anno che stiamo subendo pubblicità insistenti e un forte impegno di marketing con l’apertura di oltre 700 nuovi negozi per la cosiddetta “Cannabis Legale, cannabis light, cannabis per tutti” in totale assenza di interventi dello Stato”.
    Ma di che cosa si tratta?
    Sono prodotti derivati dalle inflorescenze della cannabis sativa L che hanno un contenuto di delta 9 THC (il principio attivo della sostanza stupefacente) oscillante tra lo 0,2 e 0,6 % - e quindi molto meno della Cannabis illegale che naturalmente oscilla tra il 2-6% ma può arrivare anche a molto di più. È per questo che furbescamente vengono denominati light e restano sotto i livelli previsti dalla legge sulla droga.
    Dunque, non fanno male?
    Questi prodotti contengono anche un secondo importante principio farmacologicamente attivo quale è il Cannabidiolo (CBD). In Italia tale pianta sarebbe destinata ad usi agroindustriali e non certo per essere fumata e la coltivazione e l’utilizzo è regolato dalla Legge 242 del 2016, che in questo caso non sembrerebbe proprio essere rispettata.
    Qual è il problema principale?
    Quello che stupisce è che le vendite continuano e vanno alle stelle e le offerte sul mercato sia presso negozi specializzati, addirittura presso alcuni tabaccai e internet, sono caratterizzate da scarse o assenti indicazioni ed informazioni sulle caratteristiche del prodotto, sui possibili danni ed effetti collaterali, che possono esistere, ma soprattutto non viene evidenziato il reale uso che ne fanno i consumatori e cioè l’assunzione tramite combustione e inalazione del fumo derivante o l’ingestione.
    Che cosa si sa degli effetti collaterali?
    Che non sono riportati, ma sono possibili anche con queste basse percentuali di principio attivo, anche perché non si tiene in considerazione una legge basilare della farmacologia e cioè che i livelli di assorbimento-accumulo per lungo tempo nei tessuti grassi e la presenza nel sangue del delta 9 THC, sono molto variabili da persona a persona, come riportato da anni nella letteratura scientifica. Questo avviene anche per basse concentrazioni di THC nel prodotto fumato.
    E del principio attivo nascosto?
    Quello che aggrava la situazione è anche il fatto che in tali prodotti siano presenti alte quantità di Cannabidiolo (CBD) che è una sostanza farmacologicamente attiva in grado di creare effetti “percepibili” sul cervello oltre che su vari altri organi e questi effetti sono stati anche pubblicizzati strumentalmente dai venditori in varie interviste su giornali, internet e TV per incentivarne l’acquisto. Non si comprende come sia possibile che il Ministero della Salute e le varie altre istituzioni preposte permettano che venga messa in commercio una sostanza farmacologicamente attiva, solo dichiarando che è per “ricerca o collezione” sapendo benissimo invece che se ne fa un uso umano fumandola. È tempo che i cosiddetti “preposti” intervengano e lo facciano con perizia, coscienza e decisione.
    Che cosa sappiamo del Cannabidiolo?
    Sappiamo che i prodotti contenenti cannabidiolo dovrebbero essere autorizzati alla vendita come veri e propri “medicinali” in base al decreto legislativo 219 del 2016. Questo comporta che tali sostanze dovrebbero essere prodotte nel rispetto delle regole previste dall’AIFA e dalle agenzie Europee per garantire sicurezza e scientificità, ma non avviene per questi prodotti. E’ l’aspetto più inquietante di queste sostanze che vengono prodotte fuori dalle regole previste per tutti i medicinali e le sostanze farmacologicamente attive usate sull’uomo.
    Insomma, un problema di leggi?
    È proprio questo aspetto che la Germania, per esempio, ha invece imposto per assicurare al consumatore qualità e sicurezza di qualsiasi prodotto per uso umano farmacologicamente attivo e che dovrebbe essere immediatamente applicato anche in Italia.
    Ci vorrebbero dei “bugiardini” come per i medicinali?
    Oltre a questi fattori tecnici c’è il fatto anche che i prodotti vengono venduti “sotto mentite spoglie” senza informazioni complete sui possibili danni alla salute che essi possono comunque produrre, proprio in considerazione della variabilità individuale di risposta, della dose che volontariamente la persona decide di acquisire potendone quindi assumere anche grandi quantità e arrivando a quelle soglie, peraltro molto variabili da individuo a individuo – da 2 a 44 microngrammi di principio attivo THC nel cervello – che producono i cosiddetti effetti farmacologici tossici.
    In questa vacatio legis pullula però un mercato che promette di essere fiorente…
    Mi fa tristezza tutto ciò e soprattutto mi preoccupa la grande spinta di marketing che sta dietro a tutto questo e le potenti lobbyes che si stanno organizzando e diffondendo.
    Qual è il primo effetto sociale?
    L’effetto di “normalizzazione”, questo è l’aspetto più negativo perché sfrutta il simbolo della Cannabis che è sempre più inflazionato in tutte le salse in questi esercizi commerciali e attrattivo soprattutto per i giovani più vulnerabili alle droghe. Ma utilizza anche il fatto che tutto sembra predisposto per poter poi convertire questi negozi in veri e propri dispensari della cannabis con alta percentuale di THC, una volta attivata la legalizzazione di tale sostanza.
    Questo mercato crede che sia prodromico al commercio di quella che oggi è la cannabis illegale?
    Sì. Si tratta di una corsa in anticipo “all’oro verde”, come lo definiscono in America, per poter arricchirsi velocemente sfruttando la scarsa consapevolezza delle persone all’interno di un sistema sanitario nazionale e regionale che si muove con la lentezza di un bradipo nel tutelare la salute delle persone e soprattutto delle giovani generazioni.
    Quando e se la legge che sdogana definitivamente la cannabis per uso ricreativo sarà effettiva, il mercato sarà già pronto a recepire la grande domanda…
    Esatto. Il danno più grave che si può produrre è proprio quello della diminuzione della percezione del rischio dell’uso di droghe nei giovani, di illuderli che “adesso esiste una cannabis legale che posso fumare”. Però intanto devo dire che la vendo per collezione o per ricerca, escludendo l’uso umano che in realtà è quello che avviene.
    Il mercato si sta attrezzando…
    Le do un dato economico su tutti: il fatturato del mercato della Cannabis nel 2017 negli USA è stato di 4 volte quello di Mc Donald! Una forza economica veramente preoccupante.
    Sembra di essere di fronte ad un cavallo di Troia per una legalizzazione tout court?
    Sì, è proprio un cavallo di Troia. Hanno preparato la rete di vendita con un prodotto a bassa concentrazione per poi essere commercialmente già pronti quando si legalizzerà.
    "Canna-business", cavallo di Troia della droga libera - La Nuova Bussola Quotidiana

    Italia liquefatta – Gianfranco De Turris
    Si usa dire, quasi un luogo comune, che l’Italia è in tocchi, è a pezzi, va a rotoli. In realtà credo che bisognerebbe dire che l’Italia è sbrindellata, sfilacciata, sfaldata, che è liquefatta, più che nel senso del “liquida” del sociologo Zygmunt Baunan, cioé una totale mancanza di punti e valori di riferimento, nel senso pratico e materiale del termine. Intendo dire che, guardandoci intorno, ascoltando e vedendo le notizie quotidiane che danno la stampa e la televisione, cio' che colpisce e fa meditare è l’annullamento, se non la fine concreta, dei rapporti sociali e interpersonali. Non le grandi magagne di questo paese, tipo criminalità organizzata dilagante, corruzione diffusa a tutti i livelli, decadenza inesorabile della classe politica, quanto i piccoli fatti giornalieri che sono indice di una società appunto sfaldata e liquefatta in cui pare che non esistano più legami e rapporti di convivenza civile fra gli italiani.
    E’ sufficiente mettere in fila quanto avviene praticamente oggi momento: ragazzini che sfregiano o danno pugni ai professori, genitori di alunni che prendono a calci un docente rompendogli le costole perché ha rimproverato il figlio, alunni che accoltellano compagni di scuola, padri e madri che aggrediscono insegnanti perché hanno messo un brutto voto al figlio, maestre che vessano bambini piccolissimi all’asilo, insegnanti che augurano ai poliziotti di morire, una banda di minorenni che tolgono il bastone ad un vecchio e lo fanno cadere e mettono in rete la bravata che hanno filmato, padre e madre ch prostituiscono la figlia di nove anni, due ragazzi che danno fuoco ad una macchina rifugio di un poveraccio e lo fanno morire bruciato, altri che danni fuoco a un clochard o gli versano su acido, madri depresse che uccidono i figlioletti, mariti che non accettano la separazione e sterminano l’intera famiglia e si suicidano, ragazze fatte a pezzi, bambini che spacciano droga, altri che gettano sassi dai viadotti sulle automobili, allenatori che abusano delle loro allieve… Questo solo per ricordare episodi più o meno recenti.
    C’è chi dice che tutto questo avveniva anche prima ma che ora sembra pervasivo solo perché sono aumentate le fonti e le forme di informazione, soprattutto i media elettronici e il maggior spazio che i telegiornali e le trasmissioni tv dedicano alla cronaca nera. E’ vero solo fino ad un certo punto: oggettivamente gli episodi efferati di questo specifico tipo sono in aumento, proprio perché a me pare che i rapporti sociali, familiari e interpersonali si stanno sempre più dissolvendo, perché sta scomparendo il tessuto connettivo di una nazione che la rende tale finché esistono, perché si stanno allentando i freni inibitori che trattengono l’essere umano civilizzato e acculturato dall’infrangere certe regole basilari. L’aumento vertiginosi delle “liti condominiali” e di quelle causate dal traffico ne sono un’altra prova. Se volessimo usare un termine antico: è il “contratto sociale” che sta andando in rapida crisi, perché manca l’Autorità ad ogni livello e tutti credono di poter fare quel che pare a loro, sempre mancando anche una certezza della pena ovvero si va incontro a pene ridicole.. L’autorità dello Stato che presiede all’ordine e alla giustizia, delle sue leggi, e giù giù della famiglia, e della scuola, gli antichi nuclei fondanti di una nazione, che sta dunque perdendo la propria identità.
    La colpa è quindi di tutti via via discendendo la scala della società, ma in primis di chi sta al vertice e non dà il buon esempio e non fa quasi nulla per rispettare, e far rispettare, le regole, anzi fa di tutto per annullarle o ammorbidirle a motivo di un malinteso senso di democrazia, progressismo, buonismo, adeguamento ai tempi che non sono più quelli di una volta, come si suol dire, ma anche perché se non si riesce più a frenare certi reati è più semplice depenalizzarli….Si pensi alla famiglia e alla scuola, luoghi di formazione primaria, dove si dovrebbe dare una educazione base ai ragazzi.
    La famiglia odierna è quella uscita in genere dal Sessantotto (che in Italia duro' tutti gli anni Settanta…), i figli e i figli dei figli, vale a dire una famiglia permissiva e “allargata” dove tutto à consentito, e dove i figli “hanno sempre ragione”, come si vede dalle violenze di padri e madri sugli insegnanti. Un tempo, se un professore ti puniva o dava un brutto voto si diceva che aveva fatto benissimo e il malcapitato era addirittura castigato, oggi si assale il docente contando sulla impunità. Ecco perché i ragazzi e le ragazze non hanno disciplina, imbrattano i muri, formano bande violente di sempre minore età sia di maschi che di femmine, sono maleducati all’eccesso (tra i lettori della cronaca romana del Corriere della Sera si è sviluppata una polemica sui giovani che non lasciano spontaneamente il posto a sedere agli anziani sui mezzi pubblici), usano smodatamente lo smartphone, tanto per dire. Nessuno ha insenato loro la minima norma elementare.
    La scuola non rettifica affatto queste storture, anzi le accentua grazie alle direttive dei ministri competenti, indipendentemente se di sinistra o di destra, anzi la Fedeli, rossa di capelli e di idee, ha potenziato il caos basandosi sulla “Buona scuola” renziana. La scuola è sempre più “facile”, non premia la meritocrazia, lascia correre tutto spesso grazie anche alla “autonomia scolastica” in mano ai presidi: alle medie è d’obbligo promuovere tutti, sono stati aboliti dettati e temi in classe, il voto di condotta non serve più e non fa media, decisioni ministeriali che si spiegano solo per la grande presenza di bambini stranieri da agevolare ad ogni costo; il liceo lo si vuol ridurre di un anno, si va verso l’abolizione dei compiti a casa, e su cio' pare sia d’accordo anche il centrodestra…. Non solo: ci si puo' vestire come se si andasse in un pub o alla spiaggia, il cellulare lo si puo' usare quando si vuole e non soltanto come ausilio didattico. Che questa sia l’anormalità diventata norma lo dimostra il fatto che se qualche insegnante o preside cerca di imporre regole controcorrente all’andazzo va a finire sui giornali o in televisione, tanto la notizia è eccezionale, invece di avere la solidarietà istituzionale o della stampa.
    Se le basi dell’educazione sono distrutte per “andare al passo coi tempi”, come scioccamente si dice, non ci si deve meravigliare delle conseguenze che sono appunto lo squagliamento, lo sfilacciamento delle regole della convivenza sociale. Si ha quasi l’impressione che gli italiani, forse gli occidentali, siano tutti presi – giovani e vecchi, uomini e donne – da una sindrome psicopatologica schizo-paranoide che, giunta al massino della tensione, fa saltare l’autocontrollo, altrimenti non si spiegherebbe la diffusione pandemica degli atti violenti gratuiti e inconsulti, dei drammi personali, gli assassini in famiglia ad esempio. Che non dipendono, secondo me, dal fatto che, come dicono le femministe di oggi e di ieri, l’uomo reagisce con violenza estrema alla messa in discussione del suo “ruolo”. Una vecchia femminista come Dacia Maraini è giunta al punto di scrivere sul Corriere che l’attuale moda della barba deriva dal fatto in tal modo gli uomini vogliono rivendicare una virilità in crisi. La nostra intellettuale evidentemente dimentica che questa moda è sorta proprio tra i contestatori del Sessantotto e che oggi imperversa tra i “centri sociali”!
    Qui non è il maschio in crisi: sono il maschio e la femmina ad esserlo, ed aver perso entrambi di vista la loro essenza intima e cedono alla pressione del caos sociale che li circonda ripercuotendosi nel loro microcosmo, trasformando in fondamentali aspetti invece transeunti, basando i loro rapporto su esteriorità, non comprendendosi a vicenda. Sono scomparsi, infatti, punti di riferimento superiori. E’ una fragilità spirituale e psicologica che lascia gli adulti machi e femmine come eterni bambocci mai cresciuti interiormente e mentalmente.. Si dirà ancora una volta: mugugni di un vecchio signore che esalta i tempi passati, un laudator temporis acti, come ne sono sempre esistiti fin dall’antica Roma, uno dei soliti catastrofisti. Non credo di esagerare perché i fatti sono cosi' evidenti ed eclatanti che non si possono celare o negare. Solo che ci sono coloro che li vedono e li interpretano positivamente, per cui tutto quanto accade è un progresso della società e premono perché si acceleri in quella direzione. Tutto quanto descritto sottintende anche un altro aspetto ancora più grave: che qui si sta perdendo il senso della propria identità e dignità personale e collettiva, a differenza di altre nazioni.
    Basti un esempio a monte. In nessun Paese la propria lingua (uno dei simboli fondamentali di una identità nazionale come ricordava J.R.R. Tolkien, linguista e filologo) è cosi' negletta e bistrattata come in Italia. Si pensi alla fiscalità della Francia in merito che ha tradotto addirittura tutti i termini inglesi legati all’elettronica. Qui invece si accetta senza motivo la sostituzione integrale di parole italiane con parole inglesi, solo per pigrizia mentale, grazie al conformismo e alla sciatteria modaiola di politici, intellettuale e soprattutto giornalisti che le pompano e diffondano. Si pensi a selfie e a fake news in precedenza mai usate ed entrate di punto in bianco nel linguaggio comune e nei titoli dei quotidiani sino alla esagerazione. Per quale motivo? Se stiamo perdendo l’orgoglio di parlare in italiano perché si dovrebbe provare l’orgoglio di essere italiani? E’ uno dei drammi del presente.La ricaduta è anche pratica. I ragazzi non sanno più scrivere e pensare: tempo fa cento docenti universitari hanno lanciato questo allarme scrivendo al governo, ma senza alcun riscontro pratico.
    Italia liquefatta ? Gianfranco De Turris | EreticaMente

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il “compassionevole” business dell’eutanasia a processo in Svizzera
    Leone Grotti
    Il fondatore delle cliniche Dignitas, Ludwig Minelli, è accusato di avere incassato centinaia di migliaia di franchi svizzeri illegalmente dalle vittime del suicidio assistito.
    Ludwig Minelli, fondatore 85enne di Dignitas, l’associazione pro eutanasia più famosa della Svizzera, è stato formalmente accusato di aver tratto profitto dal suicidio assistito di alcune donne e si trova sotto processo a Zurigo proprio nell’anno in cui il suo gruppo compie 20 anni di vita.
    ALTRUISMO OBBLIGATORIO. In Svizzera il suicidio assistito è legale dal 1941 e possono accedervi anche cittadini stranieri. Cliniche specializzate come quelle gestite da Dignitas sono autorizzate a porre fine alla vita dei pazienti a patto che non lo facciano per «motivazioni egoistiche». Le cliniche, cioè, non possono lucrare sull’attività anche se la terminologia è vaga. Secondo la giurisprudenza elvetica, che ha monetizzato anche l’altruismo, un suicidio assistito non dovrebbe costare al paziente più di 5.000 o 6.000 franchi svizzeri (4.500-5.500 euro).
    DONAZIONI SOSPETTE. Tre casi in particolare, tutti riguardanti donne tedesche, hanno portato in tribunale Minelli. I primi due risalgono al 2010, quando Dignitas avrebbe fatto pagare a una madre e una figlia, che hanno avuto accesso insieme al suicidio assistito, 20 mila franchi in tutto.
    In un terzo caso, il più controverso, Minelli ha accettato una donazione da 100 mila franchi da parte di una ottantenne che non era malata terminale ma che voleva porre fine alla sua vita. Tre diversi dottori si sono rifiutati di autorizzare il suicidio assistito, ma Minelli avrebbe insistito fino a trovarne uno disponibile. La donna nominò anche il fondatore di Dignitas suo tutore legale, cosa che avrebbe permesso all’uomo di trasferire altri 46 mila franchi svizzeri di proprietà della donna sui conti della fondazione.
    https://www.tempi.it/il-compassionev...a#.WxRB9EiFPhl

    Alchimia, comunismo e pederastia: Mario Mieli
    "Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros". Così scriveva Mario Mieli, padre dell'ideologia Lgbt italiana. Ma ora il suo pensiero e la sua vita diventano esempio in uno spettacolo teatrale, pubblicizzato anche dalla Rai.
    Mario Mieli
    Uno ascolta il Tg regionale di RAI 3 Lombardia di venerdì e, in coda, nella rubrica degli appuntamenti culturali per il week end, sente di questo e di quello e pure dello spettacolo in cartellone al Teatro Out Off di Milano da martedì scorso a domani, domenica: Abracadabra. Incantesimi di Mario Mieli, il mago del gender, prodotto dal giornalista Maurizio Guagnetti e dall’attrice Irene Serini. La quale, intervistata a questo proposito su Gaynews.it - che ne descrive lo spettacolo come «[...] una specie di seduta spiritica» su sessualità e identità di genere - parla trasognata di Mieli utilizzando, tra il serio e il faceto, espressioni come «magia» e «pozioni magiche», laddove sul proprio blog definisce Mieli pure «alchimista».
    C’è parecchio mestiere in tutto questo, eppure di pozioni Mieli si servì davvero. Per esempio quella di cui parla Francesco Paolo Del Re nell’articolo Mario Mieli, dinamite frocia contro la Norma, pubblicato sul quotidiano comunista Liberazione l’11 marzo 2008: «Il Mieli “alchemico” dell’ultima parte della sua vita narra un’esperienza magico-erotica che lo vede protagonista insieme al suo fidanzato: la celebrazione di un rito di “nozze alchemiche”, con la preparazione e l’assunzione di un pane “fatto in casa”, un dolce nel cui impasto confluivano non solo merda, sangue e sperma, ma anche ogni altra secrezione corporale, dalle lacrime al cerume. Perché? “L’abbiamo mangiato – dice Mieli – e da allora siamo uniti per la pelle. Pochi giorni dopo le “nozze”, in una magica visione abbiamo scoperto l’Unità della vita. Era come se non fossimo due esseri disgiunti, ma Uno; avevamo raggiunto uno stato che definirei di comunione”. Questa comunione vuole essere testimonianza e annuncio dell’avvento di un’armonia che, attraverso la liberazione dell’Eros, costituisce una nuova “età dell’oro”».
    Omosessuale, Mario Mieli è stato il padre del “liberazionismo” omosessualista italiano. Ammirato, osannato e celebrato pressappoco come un semidio, è alla radice dell’ideologia LGBT nel nostro Paese. Nel 1983 si è suicidato a 30 anni. Nato nel 1952 in un’agiata famiglia borghese, si forma nel crogiuolo degli anni 1960 dove si mescolano marxismo, freudismo, omosessualità e orientalismo spiritualista alla Occidentali’s karma (ma su cui ha scritto pagine importanti l’anglista statunitense di origine palestinese-cristiana Edward Said [1935-2009] in Orientalismo, del 1978). Nel romanzo autobiografico Il risveglio dei Faraoni (Colibrì, Paderno Dugnano [Milano] 1994), Mieli ricorda la propria vita del 1970, quando «[…] di giorno andavo a scuola truccato, partecipavo alle occupazioni, di notte andavo a battere sotto il ponte della “Fossa”, che è un po’ il cuore di Milano e quando piove molto sembra Venezia». A Londra frequenta l’associazionismo omosessuale organizzato e nel 1971 è tra i fondatori, a Milano, del collettivo F.U.O.R.I., il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, che nel 1974 diviene una costola del Partito Radicale.
    Sentendosi però più puro di così, rompe con i compagni e fonda il Fuori-autonomo solo per poi avvicinarsi alla Sinistra extraparlamentare. A Londra (fino al 1975 va avanti e indietro dall’Italia) viene prima arrestato e poi internato in una clinica psichiatrica quando, nudo e drogato, cerca nell’aeroporto di Heathrow un poliziotto con cui avere rapporti sessuali. Lo ricoverano anche al rientro a Milano e nel 1975 si sottopone a cure psichiatriche. Nel 1976 si laurea summa cum laude in Filosofia morale nell’Università degli Studi di Milano con il professore neomarxista Franco Fergnani (1927-2009). In una pagina de Il movimento gay in Italia (Feltrinelli, Milano 1999), Gianni Rossi Barilli parla di lui come del sacerdote della «[…] via transessuale, esoterica e schizofrenica alla rivoluzione; a chi desiderava comunicare un’immagine seria e omologata del movimento si rispondeva urlando “El pueblo unito è meglio travestito!”». Sulle ceneri del Fuori-autonomo, Mieli fonda dunque i Collettivi Omosessuali Milanesi. Dal 1978 si allontana progressivamente dalla scena pubblica, cade nella depressione e il 12 marzo 1983 si suicida.
    La tesi con cui si è laureato viene pubblicata, rielaborata, nel 1977 con il titolo Elementi di critica omosessuale (Einaudi, Torino) e, a cura di Rossi Barilli e Paola Mieli - sorella minore di Mario, psicoanalista freudiana -, in una nuova edizione ampliata nel 2002 (Feltrinelli, Milano). La Serini, scomodando appunto la «magia» su Gaynews.it, paragona quel libro a «[...] un medicinale iniettato nel cervello, in grado di cambiare il mio sguardo sul mondo».
    Una pagina di quel «medicinale» afferma: «Sappiamo come, crescendo, il bambino sia costretto a sviluppare soprattutto quelle tendenze che sono un’estrinsecazione della sua mascolinità psicologica: chi lo obbliga è la società, in primo luogo tramite la famiglia, così come, mediante l’educazione e la famiglia, la società costringe la bambina a sviluppare quegli aspetti della sua personalità che sono espressione della “femminilità” psicologica. In tal modo, l’educastrazione tende anzitutto a negare l’ermafroditismo psichico e biologico presente in tutti, per fare della bambina una donna e del bambino un uomo secondo i modelli sessuali contrapposti della polarità eterosessuale». Un’altra dice: «Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino […] l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica. […]. La pederastia […] “è una freccia di libido scagliata contro il feto” (Francesco Ascoli)», precisando: «Per pederastia intendo il desiderio erotico degli adulti per i bambini (di entrambi i sessi) e i rapporti sessuali tra adulti e bambini. Pederastia (in senso proprio) e pedofilia vengono comunemente usati come sinonimi». In una terza sentenzia: «La liberazione dell’Eros e la realizzazione del comunismo passano necessariamente e gaiamente attraverso la (ri)conquista della transessualità e il superamento dell’eterosessualità quale oggi si presenta». Serve altro?
    Alchimia, comunismo e pederastia: Mario Mieli - La Nuova Bussola Quotidiana



    CORTOCIRCUITI
    Se allatti al seno discrimini
    Ad aprile una donna che in un locale dell’Università di Parma allattava al seno il proprio figlio, ovviamente rispettando tutti i canoni di pudore che tale gesto implica, è stata allontanata. L’Ordine delle Ostetriche difende la donna: “Un gesto fisiologico che va protetto, promosso e sostenuto. Siamo pronte a promuovere e a sostenere campagne di comunicazione e di sensibilizzazione per l’allattamento, anche con flashmob e manifestazioni di piazza nella quali far partecipare attivamente le donne mentre allattano”.
    Critica invece rispetto alla scelta della donna la rivista Pediatrics: “Associare la natura alla maternità può inavvertitamente sostenere argomentazioni biologicamente deterministiche sul ruolo degli uomini e delle donne nella famiglia (per esempio, che dovrebbero essere principalmente le donne a prendersi cura dei bambini). […] Fare riferimento al ‘naturale’ nella promozione dell’allattamento al seno può inavvertitamente sostenere una serie di valori sulla vita familiare e sui ruoli di genere, che sarebbero eticamente inappropriati”.
    In breve: allattare al seno è gesto che possono fare solo le donne e non i transessuali; allattare al seno richiama ai ruoli naturali stabiliti da madre natura. Ergo occorre vietarlo perché fonte di discriminazione.
    Se allatti al seno discrimini - La Nuova Bussola Quotidiana

 

 
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