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Discussione: Il deserto avanza

  1. #261
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    UNIVERSITÀ CANCELLA I ‘MONOLOGHI DELLA VAGINA’ PERCHÉ “NON TUTTE LE DONNE HANNO LA VAGINA”
    Nuovo minimo del politicamente corretto in un’università americana. Dove ormai la nuova religione impone la censura e il rogo di libri è pièce teatrali.
    L’Università del Michigan ha cancellato il famoso “monologhi della vagina” perché “non tutte le donne hanno la vagina”.
    I dirigenti dell’Università del Michigan hanno deciso di annullare la messa in scena de i “I monologhi della vagina”, perché è discriminatoria visto che “non tutte le donne hanno una vagina.”
    Questo dimostra, ancora una volta, come la teoria gender che vede il sesso come una ridicola ‘scelta fluida’ sia nemico, soprattutto, delle donne.
    https://voxnews.info/2018/11/18/univ...nno-la-vagina/

    Pornografia, un flagello sociale
    Con ogni probabilità nessuno si sarebbe mai aspettato di prendere in considerazione la pornografia come emergente “questione sociale”. Purtroppo la cosiddetta “questione sociale” si sta allargando e da tempo non riguarda più solo i classici temi del lavoro, della politica e dell’economia. La bioetica, soprattutto come biopolitica, fa integralmente parte della “questione sociale” ormai da molto tempo. Il tema della procreazione, e quindi della sessualità, pure. Ora il cerchio va ulteriormente allargato alla pornografia.
    Ci induce a farlo l’ultimo numero della rivista cattolica francese Liberté Politique, interamente dedicato al tema “Pornografie: le nauveau fléau” [Pornografia: il nuovo flagello]: 138 pagine dedicate all’argomento. Va ricordato che l’associazione che sostiene la rivista, soprattutto per iniziativa di François Billot de Lochner, presidente di Liberté politique, di France audace e, appunto, dell’associazione Stop au porno, ha da tempo lanciato la campagna “Stop au porno” organizzando anche una assise nazionale per la lotta contro la pornografia che si è tenuta a Parigi sabato 6 ottobre scorso.
    In questo blog di Dottrina sociale della Chiesa è soprattutto interessante segnalare come la pornografia sia parte ormai della questione sociale e, quindi, un tema non solo di morale e di psicologia, ma anche di politica, diritto ed economia. Questo emerge con grande evidenza dagli articoli della rivista di cui stiamo parlando. Billot de Lochner segnala che la pornografia mina alla radice la nostra civiltà fondata sulla complementarietà tra uomo e donna; Jean Michel Oliverau mette in evidenza come in gioco ci sia la libertà; Tebaldo Vinciguerra mostra come la pornografia abbia a che fare con il concetto di “ecologia integrale” o, come forse sarebbe meglio dire, “di ecologia umana”; Constance Prazel mette in luce come la pornografia produca una massa senza morale.
    La pornografia demolisce spiritualmente i giovani, tende a creare una società di individui isolati, trasforma le relazioni personali in relazioni strumentali, abitua a rispondere solo alle pulsioni invece che costruire una personalità strutturata dal senso della verità e della legge, crea instabilità affettiva, alimenta un’economia immorale, chiede la trasformazione del diritto e delle leggi in propria funzione, ferisce la famiglia, vuole essere una via privilegiata per la trasformazione dell’umano, inquina il concetto di libertà e produce un corto circuito tra pubblico e privato. Il potere politico controlla sempre di più la vita privata ed entra con leggi e politiche anche nella sfera più intima delle persone come per esempio quella della identità sessuale o della procreazione; toglie ai genitori il compito educativo anche nel campo delicato dell’educazione sessuale. Nello stesso tempo considera una priorità assoluta l’abolizione di norme morali e religiose che fino a poco tempo fa dirigevano i comportamenti collettivi. La famiglia e la Chiesa non possono più intervenire con dei precetti sul comportamento degli adolescenti, ma lo Stato puo' assumersi l’incarico di diffondere la contraccezione negli istituti scolastici: dirigismo etico ideologico e liberalismo morale. Persone apparentemente sempre più libere ma in realtà sempre più asservite.
    Pornografia, un flagello sociale - La Nuova Bussola Quotidiana

    Polli d’allevamento, mangime avvelenato. E' la scuola di oggi, bellezza – di Elisabetta Frezza
    I libri di testo delle scuole di ogni ordine e grado contengono informazioni parziali, manipolate e suggestive, quando non palesemente false e tendenziose. Gli studenti di tutte le età fotografano quelle informazioni, le studiano, le imparano e le ripetono. In tal modo, assorbono della realtà una visione adulterata e chiaramente ideologica, capace di pregiudicare il modo stesso di interpretare le cose della vita, interiorizzando categorie distorte di ragionamento.
    Eravamo rassegnati a questo tipo di indottrinamento – tanto più proditorio in quanto inculcato a tappeto lucrando l’auctoritas dell’istituzione – per le materie che più si prestano a essere filtrate dalle lenti della propaganda politica, tipicamente la storia. E pareva irreversibile la trasformazione in veri e propri dogmi di certi miti ricorrenti della storiografia ufficiale: tipo il darwinismo “scientifico” (alla preistoria e agli ominidi è dedicato uno spazio abnorme rispetto alle grandi civiltà antiche: evidentemente tutti devono fissarsi bene in testa, fin da piccoli, di essere fratelli delle scimmie e cugini dei gasteropodi), il proverbiale oscurantismo del Medioevo, il fondamentalismo cruento dei Crociati, l’intrinseca bontà di ogni processo rivoluzionario, la gloriosa epopea risorgimentale, l’eroismo specchiato dei partigiani, l’agiografia dei tre santi del XX secolo: Gandhi (non violenza), Martin Luther King (diritti civili), Mandela (antirazzismo); e potremmo continuare all’infinito. Cosi' che certi assiomi relativi a snodi fondamentali della storia umana penetrino nella memoria fissa dello studente per calcificarsi come verità incontrovertibili.
    IL CAMBIO DI PASSO DELL’INDOTTRINAMENTO Ma non è più “solo” questo, che già è cosa grave. In breve tempo l’indottrinamento scolastico, di cui i libri di testo sono sensibile termometro, ha assunto i connotati di un vero e proprio lavaggio collettivo del cervello, funzionale al disegno egemonico di annientamento culturale e identitario delle nuove generazioni chiamate d’imperio a essere variamente “multi”: multietniche, multiculturali, multireligiose, multisessuali. Un lavaggio del cervello che va ben oltre l’inquinamento delle fonti e la mistificazione storico-politica dei fatti rappresentati, e investe di prepotenza la sfera più intima del soggetto in via di formazione intaccando pesantemente (e irreversibilmente) il delicato processo di costruzione della personalità individuale. Per realizzare l’ambizioso programma di manipolazione di massa debbono essere contaminate tutte le materie di studio, e tutto il materiale didattico: si tratta di demolire su ogni fronte, possibilmente in via preventiva, l’impalcatura logica e il bagaglio di conoscenze, teoriche e pratiche, che uno rischierebbe di capitalizzare affidandosi al principio di realtà e all’uso della retta ragione. Ed ecco che spuntano le “famigliole” monosessuali come protagoniste dei quesiti di matematica; spariscono i nomi propri italiani dai libri di italiano (casualmente si chiamano tutti Mohamed, Kevin o Aisha); vengono espunti i passaggi “sessisti” dalla poesia o dalla letteratura su cui si sono fatte le ossa generazioni di studenti (è disdicevole leggere di femmine femminili che fanno cose da femmine o di maschi virili che fanno cose da maschi). I mantra delle pari opportunità, della non-discriminazione, del contrasto al discorso dell’odio xenofobo, omo e transfobico, degli stereotipi sessuali e sociali, della parità di genere, devono colpire e deformare anche retroattivamente tutti i campi dello scibile umano. E la realtà presente, passata e futura, va costretta a tutti i costi nella nuova camicia di forza confezionata per lei dai costruttori del mondo nuovo.
    DOPO GENTILE, IL NULLA Il problema di fondo è che l’istruzione italiana negli ultimi decenni è stata considerata alla stregua di una qualsiasi merce di scambio negli equilibri di potere e appaltata senza troppi scrupoli di coscienza al miglior offerente purché disposto a mettersi al servizio di interessi particolari sopraordinati. Una scuola seria un tempo ce l’avevamo. Ma la damnatio memoriae di tutto quanto evocasse reminiscenze fasciste ha reso agevole lo smantellamento, in nome di una malintesa democratizzazione, di quel solidissimo impianto gentiliano che ha avuto il merito di garantire a lungo agli scolari d’Italia un grado di preparazione invidiato dal resto del mondo. Ed è iniziato quell’esiziale processo di colonizzazione educativa gioiosamente autoinflitta che ci ha svuotato della nostra cultura e di un ethos millenario e ci ha insufflato il vuoto pneumatico in cui attecchisce ogni ideologia.
    Assieme ai pacchetti pedagogici di matrice anglosassone sono state trionfalmente importate le teorie pseudoscientifiche che li sostanziano e della cui aria fritta tuttora si nutrono eserciti di “educatori” di professione certificati con la patente di “esperti”, lasciapassare imbattibile per impadronirsi dei cervelli in evoluzione.
    Né sono mancati gli zelanti demolitori autoctoni, primo tra tutti quel don Milani teorico della cosiddetta scuola egualitaria – cioè votata alla uniformità dell’ignoranza – icona venerata dei maestri di fede giacobina, in odor di pedofilia più che di santità, rispolverato oggi in pompa magna dagli aedi del progresso dis-umano nella società apolide beota e analfabeta.
    Dunque, l’asservimento dell’editoria scolastica alle demenziali derive ideologiche del nostro tempo non è che una delle molteplici manifestazioni di un vasto piano massificante e autodistruttivo che, ipotecando l’istruzione, mira a impossessarsi del nostro futuro.
    IL «POTENZIALE TRASFORMATIVO DELL’ISTRUZIONE» Il quotidiano La Verità ha recentemente avviato un’inchiesta che si propone di far emergere le enormità assortite contenute nei libri scolastici incoraggiando genitori e insegnanti a segnalarle. Finalmente un invito a prendere coscienza del sopruso che, avallato dalle istituzioni, si consuma sulla testa degli studenti italiani e delle loro famiglie. E speriamo sia utile a smuovere di un poco la palude di conformismo, fra il rassegnato e il timoroso, nella quale ci hanno tutti calati tappandoci occhi naso e bocca, e guai chi cerca di venire a galla.
    Tuttavia, per capire bene con quale nemico abbiamo a che fare, da dove spunti, di quali armi disponga e, quindi, con quali mezzi vada combattuto, è necessario approfondire la genesi di questo fenomeno editoriale paranormale e il suo terreno di coltura. Ché esso non nasce d’improvviso come un fungo, ma è un tassello di un grande e ramificato progetto dissolutorio che colpisce principalmente la gioventù e, anzi, si propone di intervenire il più precocemente possibile per meglio “instillare” i nuovi paradigmi etici o “estirpare” quelli obsoleti.
    Il mostro burocratico europeo ci manda a dire di «credere fortemente nel potenziale trasformativo dell’istruzione» e di conseguenza di considerare fondamentale intervenire «nei libri di testo e nel materiale didattico (sia nei contenuti che a livello linguistico o nelle illustrazioni), nella letteratura, nel cinema, nella musica, nei giochi, nei media, nella pubblicità, e negli altri settori che possono contribuire in modo radicale a modificare l’atteggiamento, il comportamento e l’identità di ragazze e ragazzi» (cfr. Relazione Rodrigues, settembre 2015, n. 28 e ss.). E l’Italia, affetta da sindrome di sudditanza cronica, scatta sull’attenti.
    CODICE POLITE Risale al lontano 1999 l’approvazione del progetto POLiTe (Pari Opportunità nei Libri di Testo), un codice di autoregolamentazione siglato dalla Associazione Italiana Editori (AIE) di concerto con il Dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (primo governo D’Alema) e con la collaborazione di altri soggetti (CISEM; Poliedra; un ente editoriale spagnolo e un ente portoghese impegnato nella lotta per l’emancipazione della donna). Recependo gli obiettivi della Conferenza di Pechino sulle donne (1995), l’obiettivo strategico europeo B4 sulle politiche educative integrate (quarto programma di azione, che indica gli obiettivi nazionali dell’insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici) e in esecuzione della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 marzo 1997 (primo governo Prodi) che sollecitava l’aggiornamento del materiale didattico alle politiche di sviluppo delle pari opportunità e dell’identità di genere, il codice POLiTe impegna gli editori italiani a garantire che, nella progettazione e realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici, l’identità di genere e la rimozione degli stereotipi, il rispetto delle differenze e le pari opportunità – insomma tutto il pacchetto dell’egualitarismo di maniera confezionato in sede internazionale a scopo anti-identitario e contro-naturale – vadano considerati come «fattore decisivo nell’ambito dell’educazione complessiva dei soggetti in via di formazione» contando, appunto, sullo straordinario potenziale trasformativo dell’istruzione. Operativamente, i partner di POLiTe si impongono di «riqualificare i testi e il materiale didattico», «ripensare il linguaggio» e «aggiornare e adeguare la scelta delle illustrazioni».
    In caso di inosservanza degli impegni assunti – ovvero dei dogmi prescritti dall’agenda ONU e fatti propri dai luogotenenti nostrani al soldo delle oligarchie mondialiste – scattano le sanzioni: «oltre a quanto previsto dalle norme del codice civile in materia di concorrenza sleale, l’AIE si riserva di valutare con i propri organi le ricadute sul settore e di darne pubblica comunicazione».
    In pratica, nel mercato della editoria scolastica hanno diritto di accesso soltanto i materiali che corrispondono ai ferrei parametri dell’ideologia dominante che gli editori si sono vincolati a rispettare.
    Cio' significa che tutto l’essenziale era già stato predisposto alla fine dello scorso millennio, quando nessuno (tranne la regia) aveva ancora capito cosa stesse bollendo in pentola.
    La pietanza bell’e cucinata è stata poi messa a riposare, il tempo necessario a preparare tutto il contorno e poi servire il menu completo ai consumatori designati, anch’essi nel frattempo disarmati a dovere, sia perché storditi da una propaganda sempre più martellante, sia perché privati degli strumenti per reagire al proprio annientamento programmato. Il sistema, infatti, veniva intanto opportunamente blindato dall’esterno e dall’interno attraverso una serie di interventi strutturali concentrici.
    IL QUADRO NORMATIVO E ISTITUZIONALE Negli anni successivi la macchina da guerra ha proseguito la sua marcia di conquista e sulla scena internazionale ed europea si è abbattuto un diluvio di provvedimenti, tutti scritti nella stessa lingua – quella inaugurata nelle conferenze ONU del Cairo e di Pechino – e tutti volti alla realizzazione sempre più massiva e prepotente dei principi ispirati all’agenda onusiana.
    L’obiettivo dichiarato della piattaforma di Pechino è quello di ottenere un cambiamento sociale radicale. Per far questo, vi sta scritto (n. 124) che «si devono adottare tutte le misure appropriate, soprattutto nel campo dell’istruzione, per modificare i modelli di comportamento degli uomini e delle donne, per eliminare i pregiudizi, le pratiche tradizionali e tutte le altre pratiche basate su una distinzione tra i sessi o su ruoli stereotipati maschili e femminili». E' anche detto che «per evitare che la gente imponga etichette agli uomini e alle donne e generare disuguaglianze è necessario il controllo assoluto sulle famiglie, sulla educazione, sui media e sulle conversazioni private» (cfr. Dale O’Leary, The gender agenda, Vital Issues Press, 1997).
    Il repertorio congedato dal laboratorio di Pechino si è poi riversato nella Conferenza di Istanbul del 2011 ed è penetrato in Italia con la l. 119 del 15 ottobre 2013 (legge di conversione del d.l. 93 del 14 agosto 2013), cosiddetta legge sul femminicidio e, attraverso di essa, nella l. 107/2013 cosiddetta della “buona scuola” che, nel suo comma 16, rinvia proprio alla legge sul femminicidio e a quel Piano di azione straordinario che ne forma parte integrante e che è deputato a inglobare di soppiatto, facendole entrare da una defilata porticina di servizio, tutte le aberrazioni partorite a getto continuo in sede europea.
    Il codice POLiTe intanto, espressamente formulato in modo da agganciarsi anch’esso sia agli orientamenti europei in materia di istruzione sia alle direttive del governo italiano in materia di pari opportunità e dintorni, rimaneva latente a garanzia del travaso nelle scuole italiane e nelle case degli studenti italiani dei deliri consumati nelle centrali di potere sovranazionale.
    Ma non è tutto. La rete è stata stesa in modo da non lasciare smagliature e da serrare la gabbia a tenuta stagna: che il piano di omologazione forzata e indiscriminata si dovesse realizzare senza eccezioni attraverso la scuola (da cui tutti sono obbligati a transitare) apparteneva evidentemente a un diktat superiore perentorio e invincibile.
    Lo testimonia la sequenza stringente dei provvedimenti concatenati adottati in rapida successione durante il 2013 dal governo Monti, peraltro all’epoca già dimissionario (ovvero di quell’esecutivo “tecnico” calato dall’alto per eseguire i comandi della centrale operativa di Bruxelles). Nel maggio del 2013 il ministro del Lavoro con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero ha varato la Strategia LGBT, sotto l’egida dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, facente capo al dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri), aderendo alla Raccomandazione (non vincolante per gli stati membri) CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Il primo dei quattro “assi” in cui è ripartita la Strategia riguarda proprio l’istruzione e l’educazione e rappresenta il primo imponente cuneo per la penetrazione nelle scuole del pacco ideologico confezionato nelle alte sfere.
    Ma nel gennaio dello stesso anno, quando la Strategia Fornero era ancora in gestazione, e in preparazione del varo di questa, la stessa Fornero aveva firmato un protocollo di intesa con il ministro Profumo, titolare del MIUR: il protocollo d’intesa siglava l’abbraccio tra il mondo della scuola e l’apparato militante del dipartimento delle Pari Opportunità e dell’UNAR, la costola del dipartimento dove alberga in pianta stabile la governance formata da 29 associazioni LGBT, tra cui il Circolo di cultura omosessuale intitolato a Mario Mieli, noto pedofilo praticante morto suicida. Una entità, questa governance, che riunisce individui non ulteriormente identificati se non dai propri particolari gusti sessuali e che, in virtù di essi, è stata incardinata nei gangli centralissimi delle istituzioni per svolgere compiti di consulenza e promuovere progetti legislativi e programmi “educativi” a beneficio della gioventù italiana.
    IL MOSTRO UNAR L’UNAR, che fa capo al dipartimento delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è un ente governativo istituito col compito specifico di garantire l’attuazione pratica del principio di non discriminazione, originariamente (come si evince dal nome) per motivi razziali, poi estesi d’ufficio ai motivi sessuali e di identità di genere in quanto rientranti tutti nel genus delle (non meglio definite) «forme di razzismo a carattere culturale». L’UNAR svolge inchieste autonome avvalendosi di un apposito centro deputato a raccogliere segnalazioni relative a fenomeni discriminatori. Dispone di un apparato ad hoc parapoliziesco (l’OSCAD è un organismo interforze incardinato nel Dipartimento di pubblica sicurezza) che, di fatto, conferisce ai soggetti che se ne possono avvalere ratione materiae (per particolari gusti sessuali o per origine geografica non autoctona) una situazione particolarmente privilegiata. Con buona pace dell’art. 3 della Costituzione e del tanto sbandierato principio di uguaglianza.
    A sostenere l’escrescenza dell’UNAR, tutt’un apparato di organismi opachi, occhiuti e inquisitori creati dal nulla e operativi al di fuori di ogni controllo istituzionale e democratico. L’ECRI (Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza) stende rapporti periodici con cui redarguisce eventuali pretese mancanze del sistema nell’implementare il processo di fluidificazione identitaria; la Commissione Joe Cox, presieduta dalla indimenticata presidenta della Camera Laura Boldrini (donna notoriamente vessata e discriminata), istituita per prevenire e combattere le manifestazioni di odio nei confronti di immigrati, rom-sinti, popolazione LGBT e soggetti con disabilità, monitora la situazione e stende relazioni tanto paradossali quanto pretesamente intimidatorie (cfr. il rapporto intitolato La piramide dell’odio in Italia). Queste e altre tenie annidate nei meandri della burocrazia e alimentate con soldi pubblici esortano senza requie lo Stato a dotare l’UNAR di poteri più penetranti, soprattutto al fine di «rafforzare nelle scuole l’educazione di genere e l’educazione alla cittadinanza, finalizzata agli obiettivi di rispetto, apertura interculturale, interreligiosa e contrasto a intolleranza e razzismo», nonché di «sostenere e promuovere blog e attivisti no hate, o testate che promuovono una contronarrazione e campagne informative rispetto al discorso d’odio, soprattutto nel mondo non profit, delle scuole e delle università».
    Ma torniamo alla corsa contro il tempo ingaggiata dal governo Monti durante il fatidico 2013. Eravamo rimasti a maggio. In giugno viene ratificata la Convenzione di Istanbul e ad agosto 2013 (precisamente alla vigilia di Ferragosto) l’esecutivo ritiene di dover onorare gli impegni assunti con la Convenzione adottando il decreto legge 93 che sarà poi convertito nell’ottobre successivo con la cosiddetta legge sul femminicidio (la 119). Il 12 settembre 2013 intanto entra in vigore il cosiddetto decreto-scuola Carrozza, poi convertito in legge a novembre dello stesso anno con modificazioni. Tra le “modificazioni” spunta ex novo come per magia una lettera d) nel primo comma dell’art. 16 in cui si «sottolinea l’importanza – per tutto il personale scolastico – dell’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità, delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere» ed è previsto all’uopo uno stanziamento di dieci milioni di euro.
    SCUOLA CATTIVA MAESTRA L’esecutivo del tecnocrate Monti, quindi, ha dato il meglio di sé nel tributare il proprio ossequio alla cupola sovranazionale costruendo nell’arco di un breve tempo, nell’ombra, un sistema stratificato a prova di bomba. L’intreccio tra normative di vario livello e provenienti da fonti eterogenee è tale che, anche qualcuno volesse togliere qualche mattone, l’impalcatura sarebbe in grado di autoripararsi.
    Il cerchio, poi, lo ha chiuso definitivamente la banda renziana varando la cosiddetta “buona scuola”, nel 2015. Con un meccanismo di rinvii plurimi e permanenti (nel senso che la legge è formulata in modo tale da aspirare nel suo corpo tutto quanto viene progressivamente sfornato in sede europea), finalmente fa proprio in toto il modello educativo apparecchiato dai potentati sovranazionali e lo impone alle scuole di ogni ordine e grado con la forza della legge.
    Il progetto POLiTe è parte integrante di questo ingranaggio micidiale e trasfonde nei materiali didattici tutto il veleno sintetizzato negli alambicchi dei laboratori di ingegneria sociale, dove un manipolo di visionari affetto da delirio di onnipotenza gioca a controllare il mondo e a decidere le sorti di milioni e milioni di persone manipolando con lucida demenza i cervelli in via di formazione.
    Sono in produzione seriale schiere di apolidi sradicati, analfabeti, ripiegati sui propri istinti, obbedienti e manipolabili: i “cittadini” non più italiani – per carità! – ma europei e globalizzati, senz’anima e senza identità. Con l’”educazione” a questa nuova “cittadinanza” insegnano ai nostri figli a essere bravi polli delle stie in cui li vogliono ficcare a forza tutti quanti, e alimentare in batteria col becchime didattico e mediatico perché imparino a essere docilmente eterodiretti fino a farsi tirare il collo senza protestare, anzi grati a chi vi provvede, quando lo decidano i benefattori della nuova umanità.
    https://www.riscossacristiana.it/pol...abetta-frezza/

  2. #262
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Mi opprimi
    Pubblicato da Berlicche
    Non ce ne siamo ancora accorti davvero, ancora non ne siamo ancora consapevoli, ma la “Giustizia sociale” che sta distruggendo la cultura americana e non solo è sbarcata anche da noi.
    Di cosa sto parlando? Dell’ideologia secondo la quale tutto cio' che non solo offende l’altro ma lo mette a disagio sia da evitare. Non solo da evitare: chi per sua malaugurata sorte facesse, dicesse o scrivesse qualcosa del genere deve essere pubblicamente insultato, licenziato, bandito e che non abbia più niente a che fare con le persone civili.
    Naturalmente questo non vale per tutti, ma solo per chi disturba gli “oppressi”. Chi sono gli “oppressi”? E chi gli oppressori? Se sei maschio, bianco, eterosessuale, cristiano, non di sinistra (anche solo uno di questi) allora sei un oppressore. E quindi non puoi parlare. Se parli, se osi sostenere la tua opinione, sei razzista, omofobo, borghese, fondamentalista, sfruttatore, fascista. Insomma, per i giustizieri sociali c’è un solo pensiero che puo' esistere, il loro. Sempre che pensiero si possa definire.
    Pensate che il mio allarmismo sia esagerato? Guardate questo terrificante riassunto di quanto sta accadendo non solo nel mondo anglosassone, ma ovunque. Non si potrà più fare la corte ad una donna perché sarebbe molestia; non si potrà più praticare una usanza tradizionale di qualche popolo, perché sarebbe appropriazione culturale; non si potrà proclamare la propria opinione, perché metterebbe a disagio le troppo fragili sensibilità di qualche cretino viziato. In qualche luogo è già cosi'. Provate a farci attenzione: stanno tentando di importarlo anche da noi. Perché i veri furbi, i veri potenti non possono augurarsi niente di meglio di un popolo che abbia un unico pensiero dal quale non sia permesso dissentire.
    https://berlicche.wordpress.com/2018/11/21/mi-opprimi/

    Assassino trans e studentessa cristiana: due pesi, due misure
    Chow, studentessa di Berkeley, si è rifiutata di votare una risoluzione contro la definizione di sesso biologico. Compagni e giornali hanno chiesto le sue dimissioni da senatrice. E mentre viene insultata e minacciata, frequenta i corsi scortata come fosse una criminale. Nello stesso tempo, un assassino e violentatore con problemi psichiatrici viene assecondato con 20mila sterline nella sua richiesta di essere operato per sembrare femmina. Da dove nasce il paradosso e dove sta la speranza?
    Quello che sta passando Isabella Chow, studentessa della University of California di Berkeley, è sconcertante, sebbene lo sia ancora di più la forza e l’amore con cui sta reagendo ai suoi aggressori.
    Isabella, di origine cambogiana, iscritta contemporaneamente al terzo anno di Business Economics e a quello di Musica, senatrice del consiglio accademico per il partito Student Action, due settimane fa si è rifiutata di votare una risoluzione, presentata dall’associazione Lgbt Queer Resource Center (Quarc), che condannava l’amministrazione Trump per aver proposto la ridefinizione del sesso come un dato biologico presente fin dalla nascita. La ragazza si era rifiutata di votare a favore del provvedimento, comunque passato con il voto di 18 studenti contro 2 (uno era assente). Ma agli studenti di Berkeley non è bastato ottenere cio' che volevano quasi all'unanimità, solo il fatto che qualcuno non fosse d’accordo con loro, li ha irritati a tal punto da innescare una reazione violentissima contro la ragazza, che aveva persino spiegato le sue ragioni con chiarezza: «Non posso votare questo provvedimento senza scendere a patti con i miei valori e con la responsabilità che ho nei confronti della comunità che mi ha eletto come rappresentante. Come cristiana, credo personalmente che certi atti e condotte di vita confliggano con cio' che è giusto e vero. Credo che Dio abbia creato l’uomo e la donna all’inizio dei tempi e che abbia pensato al sesso all’interno del matrimonio fra uomo e donna. Per me, amare un’altra persona non significa acconsentire silenziosamente quando nel profondo del mio cuore non credo che le sue scelte siano giuste o le migliori per lei». Infine ha ribadito che ogni persona merita rispetto, protezione e amore, anche i cristiani.
    Ma nemmeno l’espressione “amo te, ma non per forza cio' che fai” è stata sufficiente, perché l’ideologia Lgbt, dimostrando il suo carattere totalitario, pretende una completa adesione ai suoi assunti. L’alternativa è il linciaggio pubblico. Non a caso Chow, oltre ad essere stata scaricata dal partito, è stata insultata in un articolo del Daily Californian, che prima ha rifiutato la richiesta della giovane di poter spiegare la sua posizione sul giornale e poi l'ha accusata di fomentare odio e di creare «un ambiente tossico per la comunità Lgbt». Nel frattempo, l’Associated Students of the University of California (ASUC) si riuniva chiedendo le dimissioni della senatrice con tanto di cartelli “Senator Chow resign now” e di grida irose come se si trattasse di una criminale lasciata a piede libero. L'autore della risoluzione, Teddy Lake, le ha invece dato della bigotta, i cui commenti sono «inquietanti e inconciliabili», colmi di «pregiudizi pieni d'odio», mentre centinaia di studenti hanno votato una petizione accusando la senatrice di aver violato la costituzione dell ASUC, definendo le sue parole come «violente, ipocrite e bigotte».
    Fa sorridere che mentre si dà della retrograda ad una giovane e la si accusa di aver anche solo espresso le sue convinzioni, lei debba attraversare i corridoi dell'università mentre viene insultata con parolacce piene di furia, oltre a dover essere accompagnata dagli amici per non rischiare di essere fisicamente aggredita. Ma per i "politicamente corretti" e i “tolleranti” questo trattamento sarebbe il minimo meritato: l’ex candidato presidente dell’Asuc, Gia Cordova, ha commentato che prima di giusificarsi Chow deve chiedere scusa.
    Ma come la ragazza riesca a continuare a frequentare i corsi in questo clima, oltre ad una forza che non pare del tutto umana, lo ha spiegato sempre lei a FoxNews: «Per quanto dura possa essere, se non rappresento almeno io la prospettiva cristiana non ci sarà nessuno a farlo. Lo faccio per la comunità cristiana. So che sono stata chiamata in tempi come questi, la ritirata non è quindi un’opzione, specialmente quando ritirarsi significa cedere alle pressioni politiche e al politicamente corretto». Insomma, non è solo per non tradire se stessa che Chow agisce, ma con un senso di responsabilità come membro di un corpo, la Chiesa, che oggi è raro trovare persino nei credenti adulti.
    Cosi' la giovane viene linciata per un suo commento nel silenzio istituzionale dell'univerità che per prima ingaggio la battaglia per la libertà di espressione. Mentre al di là dell’oceano, in Gran Bretagna, un uomo travestito da donna, Peter Laing, condannato nel 2013 per violenza sessuale tortura e omicidio di un uomo e spostato dalla prigione femminile in cui si trovava per aver violentato delle carcerate, viene assecondato con tolleranza e addirittura finanziato dallo Stato. Di fronte alla sua richiesta si essere sottoposto ad un’operazione chirurgica che gli rimuova i genitali maschili per farlo sentire femmina, il servizio sanitario nazionale ha acconsentito sborsando 20 mila sterline per l’operazione.
    Insomma, nelle democrazie occidentali basta essere in linea con il pensiero unico e totalitario per essere ben accolti, non importa se si tratti di un assassino violentatore. Al contrario, chi dissente, pur avendo una condotta di vita impeccabile, diventa automaticamente un delinquente da punire sulla pubblica piazza.
    MiL - Messainlatino.it: Assassino trans e studentessa cristiana: due pesi, due misure

    LA PIU’ BELLA VIRTU’ ITALIANA: L’IRRESPONSABILITA’ VERSO GLI ITALIANI
    Maurizio Blondet
    Si chiamava Abdul ed era di origine marocchina il quindicenne che è morto sotto il treno a Parabiago durante una di quelle gare fra ragazzini che si sfidano sul web a fare qualcosa di stupido e mortale.
    Possiamo considerarlo un esempio di riuscita integrazione.
    La comunità italiana non educa nemmeno la sua propria gioventù ad emulare, che so, un Giulio Natta o un Enrico Fermi, un Giuseppe Tucci orientalista ed esploratore, a voler diventare un Enrico Mattei o un Rossini; ma riesce benissimo ad integrare i nuovi arrivati nei piccoli branchi che si annoiano nelle cittadine di provincia, conformisti votati al Premio Darwin, che s’inventano un gioco cosi' intelligente come mettersi fra i binari del treno e alzarsi appena in tempo, di sera, senza che i genitori sappiano dove sono – superamento di successo della soffocante ed autoritaria famiglia musulmana. A settembre un milanesino di 14 s’è ucciso per “ una “sfida” sul web, chiamata “gioco del blackout”, che spinge i “partecipanti” a svenire per asfissia, cosa di acuta intelligenza, di cui menar vanto online. Nel febbraio precedente, è morto un quattordicenne di Tivoli per lo stesso blackout.
    La perfetta integrazione di Abdul è dimostrata dal carattere specificamente italiano, che abbiamo cercato di lumeggiare in precedenti e recenti articoli: che siamo tanto furbi, più furbi di tutti gli stranieri, che a noi le leggi della fisica ci fanno un baffo, i divieti legali (come non attraversare i binari o costruire la casa abusiva su un torrente asciutto) sono cose ridicole che valgono per i fessi, non per noi che la sappiamo più lunga, e ci divertiamo a modo nostro fra noi. Bisogna riconoscere l’aspetto bonario, italianissimo anche questo, di tale integrazione. Abdul mica è andato ad arruolarsi con l’ISIS, né ha minacciato gli insegnanti con la pistola terrorizzandoli, o picchiandoli, come fanno i suoi coetanei francesi; né come loro ha cercato di ammazzare poliziotti nelle banlieues che ha reso pericolose. No, ha fatto solo qualcosa di furbissimo, cosi' tanto da restarci.
    Perfettamente integrati. “Il punto in cui è morto Abdul è diventato meta di pellegrinaggio degli amici, che incuranti del passaggio dei convogli, anche a forte velocità, sono addirittura scesi dal marciapiede per raggrupparsi sul binario. Sono dovuti intervenire più volte i carabinieri per allontanarli, tanto che a un certo punto un militare è stato messo “di guardia” per tenerli a distanza dalla linea”.
    In questo inequivocabile, e ineliminabile carattere nazionale, si scorgono due falle, che lo rendono socialmente increscioso, ossia dannoso. Una sembra consistere nell’assenza di quello che Freud chiamava “il principio di realtà”, indicandolo come carattere della maturità, la quale ha superato la convinzione del lattante e del bambino di 5 anni di essere onnipotente e poter ottenere dalle cose tutto quel che vuole, imperiosamente e senza indugio. La privazione – o comparsa gravemente ritardata – di tale principio nell’italiano lo mantiene anche in età avanzata sotto il dominio del”principio del piacere” , che pretende una soddisfazione immediata (tutto e subito) senza alcun riguardo alle conseguenze.
    Il giorno in cui Di Maio salvo' l’ILVA, un parlamentare leghista si complimento' coi colleghi Cinque stelle, e fu accolto dal gelo: “Ma noi l’ILVA la volevamo chiudere!”. 17 mila posti di lavoro in meno nel Sud, la prospettiva di dover importare acciaio dall’estero (gravissimo se si esce dall’euro e dobbiamo importare con lire svalutate) tutto questo passava in seconda linea rispetto al progetto della decrescita ecologica e felice, e nessun problema: il reddito di cittadinanza avrebbe risolto tutto per legge.
    Evito altri esempi, perché mi preme enunciare l’altra falla che rende le virtù italiche e la eccezionale furbizia dello stesso, incresciose per la nazione. Come chiamarla? Individualismo estremo? Non sarebbe esatto, dati gli esempi immensi di conformismo in cui vediamo irreggimentarsi – ma liberamente, s’intende – i nostri connazionali. Diciamo meglio: si tratta di irresponsabilità. L’italiano coltiva un allegro ed energico senso di irresponsabilità verso la comunità e i costi che accolla ad essi con la sua furbizia.
    Confesso che quando ho ascoltato la tragica notizia di Abdul, il mio pensiero è corso alle tre ore di ritardo che hanno accumulato i treni transitanti per Parabiago, i lavoratori che tornavano a casa chissà a quale ora, il disordine aggiuntivo a quello delle ferrovie Nord che già regolarmente accumulano disservizi e ritardi che significano mancati arrivi in tempo sui posti di lavoro di migliaia di pendolari, i costi, sicuramente di milioni – che paghiamo tutti noi contribuenti. Nessuno ha mai insegnato a Abdul né alla banda di adolescenti, a sentirsi responsabile verso la comunità in generale, a preoccuparsi di non danneggiarla e di non peggiorarne le condizioni, eventualmente a collaborare con essa: ecco un carattere inconfondibilmente italiano.
    Il punto è che quei due caratteri che noi abbiamo (scusate) chiamato “falle”, l’italiano medio le considera virtù, di cui va fiero. Tanto è vero che molti amici e sostenitori esaltano queste preclare virtù in Silvia Romano, la milanese di 23 anni che è stata rapita da negri armati a Chakama, Kenia, nella zona di Malindi. Abbiamo appreso che era li' per conto di una sconosciuta Onlus di Fano, sconosciuta anche al Comune, “Africa Milele”, che fa nella zona “attività destinate ai bambini”, non meglio specificate: si parla di un orfanatrofio, ma a Likoni, e di una “ludoteca” da gestire a Chakama. Queste Onlus non ritengono di spiegare meglio la natura di tali “attività”: siccome “fanno del bene”, non osate chiedere di più. Né sappiamo se per “fare il bene degli africani” spendono soldi propri o denaro pubblico estratto dalle nostre tasse; vediamo invece che con la massima indifferenza non si curano di eventualmente operare secondo gli interessi geopolitici dell’Italia coordinandosi con le iniziative dello Stato – che esistono. Per esempio, le nostre forze armate stanno in Somalia su mandato ONU per addestrare un esercito regolare somalo che faccia da argine ai settarismi tribali. Ma “Africa Milele” se ne infischia della zona affidata all’Italia ed opera in Kenia, che se mai è responsabilità britannica, perché la sua fondatrice, tale Lilian Sora, è stata in Kenia in viaggio di nozze ed ha deciso “di fare qualcosa per quel paese a cui sono legata affettivamente”.
    “Fare qualcosa” è anche questo molto italiano. La signorina Romano, era li' per “fare qualcosa”, ed intanto ha dispiegato le preclare virtù italiche che qui lumeggiamo. Anzitutto: andata con la Onlus Africa Milele, se n’è infischiata con lieta sicurezza del responsabile della Onlus, che sta a Likomi, che la sconsigliava di non andare là, quel posto in mezzo al niente dove “la più vicina caserma di polizia è a 80 chilometri”, dove “i volontari non hanno una struttura protetta e sorvegliata [da guardie armate…] dove abitare, come succede invece a Likomi”.
    Ma scherziamo? La signorina Romano ne sa di più, conosce l’Africa come le sue tasche, arde dalla voglia di “fare del bene”, e va: forte della sua preparazione. Quale? Medicina? Corso di infermiera in malattie tropicali? Ju-Jitsu? Antropologia culturale dell’Africa Orientale? Maestra elementare bilingue swahili-inglese?
    Di più, molto di più. Tenetevi forte: la Silvia è fresca di “laurea breve di Mediatore Culturale”. Per la precisione, in “Scienze della Mediazione Linguistica”: e ho detto tutto: è Scienza, capite. La impartisce un corso triennale che promette: “Acquisirai una preparazione che ti permetterà di inserirti in diversi contesti internazionali, nell’ambito della consulenza linguistica, personale d’ambasciata, interprete e traduttore/traduttrice, addetto/a alle relazioni esterne”.
    Come una vera italiana, la Silvia ritiene di aver studiato anche troppo. E che la sua “bontà” e “il sorriso”, la sicurezza di smentire il “razzismo e la xenofobia” degli altri italiani (quelli che votano Salvini) sono sufficienti per andare a Chakama – contro il consiglio del suo superiore. Infischiandosene della comunità, verso cui non nutre alcun senso di responsabilità, e spinta dal suo non sviluppato “principio di realtà”; obbedisce imperiosamente al suo desiderio di fare il bene. Che “bene” possa fare, in pratica e in concreto, in un villaggio che ha solo “un negozietto che vende fagioli”, una con la preparazione in Scienze di Mediazione Culturale, che servono solo in Italia per avere dei punteggi nei centri d’accoglienza, è una questione in cui la furbissima non si pone. Avrà fatto divertire i bambini nella ludoteca? Avrà cucinato per gli altri volontari? I media dicono: “Sembra che al momento del rapimento Romano fosse l’unica volontaria a Chakama, in attesa dell’arrivo dall’Italia di altre persone.”.
    Bisogna ammettere che il gesto di Silvia è equivalso – come livello di furbizia e di saperla lunga – allo stendersi sulle rotaie a Parabiago di Abdul.
    Sola. Ignara. Senza una struttura sorvegliata dove abitare. Del tutto allegramente irresponsabile verso i problemi che stava per creare a tutta la comunità, a cominciare dalla sua Onlus alla vasta comunità nazionale italiana.
    Perché poi succede questo: che appena il principio di realtà ti si rivela – nel caso di Silvia, nella forma di negri armati di Kalashnikov che ti pestano ben bene e ti portano via – l’italiano ben integrato pretende che questa comunità nazionale di cui ti frega un cavolo, questo Stato della cui disciplina, norme e leggi ti sei infischiato con disprezzo, intervenga in tuo aiuto. Immediatamente. Con tutta l’onnipotenza dei suoi mezzi, delle sue ambasciate e dei suoi illimitati fondi: prenda contatto coi rapitori e paghi il riscatto. Milioni se occorre: si tratta di salvare la preziosa laureata triennale in Scienza del Quaqquaraqquà, che s’è messa in pericolo da sé, credendosi più furba, di saperne di più di ogni esperienza, di ogni tradizione di prudenza. Lo chiede la famiglia, lo chiedono tutte le Onlus, lo esige l’Italia solidale ed accogliente che “fa del bene in Africa”(non si sa quale) e quindi sputa sul governo razzista e xenofobo.
    Lo sappiamo, è accaduto con le sue Vanesse, che si sono inventate una ONG fra loro due, sono andate a tener bordone ai terroristi anti-Assad, si son fatte rapire, e per le quali il governo Gentiloni ha pagato 11 milioni di riscatto. Anche se in quel caso s’è trattato di un modo italiano (furbo) di finanziare il terrorismo armato ISIS come richiesto da Hillary Clinton, non fa che confermare l’assunto: ossia l’allegra irresponsabilità verso la nazione e i suoi interessi, il non sentirsi affatto impegnato a non danneggiarla, che unisce i Gentiloni come i Monti, i Renzi , i Padoan, passando per Delrio che ha firmato la concessione ai Benetton delle Autostrade, in modo tale, da accollare tutti i guadagni ai Benetton e i danni agli italiani. Gli italiani intesi non uno per uno, ma come comunità storica.
    L’irresponsabilità verso (dico la parola) la patria, è un carattere dilagante dell’italiano. Lo si vede nei tossicomani che a legioni vanno a comprarsi l’eroina o cocaina, fregandosene totalmente del fatto che con la loro compra danno ogni giorno soldi e potere alle mafie, oggi per lo più medio-orientali o negroidi, che la comunità non è in grado di contrastare; peggio, che la “merce” di cui si forniscono, che arriva per canali sporchi, è in fondo una voce dell’import – ossia di qualcosa che viene pagato, in ultima analisi, dagli italiani che – facendo miracoli, lottando contro l’euro forte e la burocrazia nemica – esportano. Coi dollari che questi italiani guadagnano all’estero, le legioni di tossici si procurano il loro veleno di cui non possono fare a meno. E invece di trattarli per quello che sono – nemici della Patria – essi vengono difesi da giudici, avvocati, familiari, come “vittime” incolpevoli.
    Fateci caso, e vedrete questa allegra mancanza di responsabilità verso la comunità storica, verso i fondi ricavati dalle tasche dei contribuenti, verso i ritardi dei pendolari come verso i 5 milioni di poveri prodotti dalla UE e dall’euro, è una costante presenza: nei giornali come nei capi di Stato, ne conduttori televisivi. Cade il ponte Morandi, muoiono decine, e i media pensano soprattutto a non stampare il nome “Benetton”; terremoto nelle Marche, e da due anni le macerie sono ancora li', i villaggi inabitabili, ma si pensa ai condoni agli ischitani abusivi.
    La comunità storica nazionale viene picconata e sgretolata pezzo per pezzo da italiani che non si sentono impegnati in nulla verso di essa, specificamente nel non interrompere il traffico dei treni pendolari per un gioco stupido, come nel concedere i ricchi pedaggi delle autostrade, costituite dagli italiani con i fondi italiani dagli anni ’60, a un redditiero privato, senza concorso e con profitti scandalosi.. E nello stesso tempo pretendono da essa che funzioni perfettamente e con assoluta potenza, quando ne hanno bisogno loro. Loro che l’hanno indebolito con la loro incuria arrogante ed ignorante. Loro che non hanno capito che la comunità storica ha bisogno del loro rispetto, affetto, anzi più: che si devono ritenere anch’essi responsabili della sua manutenzione, del suo prestigio devono occuparsi anche loro, impegnandosi in studi più ardui che le Scienze in Quaqquaraqquà.
    Riti iniziatici? Privatizzati.
    Bisognerebbe aprire un capitolo sui “riti” iniziatici di cui i giovani hanno bisogno, mettersi a rischio della vita , per provare il loro carattere e irrobustirlo: un compito che un tempo le comunità nazionali si assumevano e a cui sottoponevano gli adolescenti in modo controllato: ma era “disciplina” magari “militare”, e “allenamento al sacrificio”, che tutti noi progressisti aborriamo. Quindi adesso i riti iniziatici sono abbandonati all’iniziativa privata, agli amici coetanei di Abdul. Quanto alla cooperante Silvia, aspettiamo l’aereo di Stato che andrà a prenderla e la riporterà a Ciampino, magari salutata dal capo dello Stato, dopo che noi tutti avremo pagato il suo riscatto . I Tg la esalteranno e faranno il confronto fra lei che ha “fa il bene in Africa“ e il “razzista e xenofobo” governo.
    https://www.maurizioblondet.it/la-pi...-gli-italiani/

  3. #263
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Teenager trans e gay più a rischio suicidio
    Uno studio dell’università di Milano-Bicocca, pubblicato di recente su ‘Jama Pediatrics’ afferma che “il rischio di suicidio e di comportamenti pericolosi per la vita è più elevato tra gli adolescenti appartenenti alle minoranze sessuali. I teenager appartenenti al gruppo complessivo delle minoranze sessuali mostrano un tasso di rischio di suicidio 3 volte e mezzo superiore rispetto ai loro coetanei eterosessuali (Odds Ratio, OR 3.50). La valutazione del rischio di tentato suicidio è stata analizzata anche all’interno di ogni gruppo di minoranza sessuale: i dati dimostrano che gli adolescenti transgender sembrano i più afflitti dal fenomeno (OR 5.77), seguiti dai bisessuali (OR 4.87) e dagli omosessuali (OR 3.71)”.
    La ricerca ha preso in esame 35 studi accademici sul tema e un campione di quasi 2 milioni e mezzo di adolescenti tra i 12 e i 20 anni, di 10 nazionalità diverse.
    La vulgata corrente vorrebbe individuare nella cosiddetta omofobia la causa di tali suicidi, quando invece gli studi ci dicono che è il disagio espresso poi nell’omosessualità e nella transessualità ad essere la vera causa.
    Teenager trans e gay più a rischio suicidio - La Nuova Bussola Quotidiana

    Fuoco dal cielo
    Probabilmente molti di noi pensano che la Bibbia sia piena di fuffa. Che gli avvenimenti raccontati siano nella migliore delle ipotesi immaginazione, illusione, esagerazione.
    Specie il libro della Genesi, che com’è noto comprende racconti di tempi mitici e di avvenimenti fantastici che neanche Harry Potter.
    Per esempio, davvero pensate che il Signore sia stato cosi' poco politically correct da distruggere Sodoma e Gomorra? Il fatto è raccontato nei capitoli 18 e 19. Dio manda degli angeli a verificare che quelle città siano davvero cosi' perverse e oppressive come si dice. Abramo, che si aggira nella zona e ha dei parenti in città, apprende da loro che la pazienza è finita e l’intenzione è quella di distruggerle. Il patriarca si lancia quindi in una contrattazione serrata per ottenere che siano risparmiate. Alla fine strappa l’ultimo prezzo: se si troveranno in esse dieci giusti, esse non saranno cancellate. Ma gli angeli, arrivati in città, vengono assaliti dagli abitanti che vogliono fare loro quello per cui il nome Sodoma è famoso. L’unico a proteggerli è Lot, nipote di Abramo. Che sarà anche il solo, con le figlie, a sopravvivere alla tempesta di fuoco che l’indomani incenerisce le città. “Il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardo' indietro e divenne una statua di sale. Abramo ando' di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; contemplo' dall’alto Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.”
    Fin qui il racconto biblico. Che massa di sciocchezze, eh?
    Eppure, gli archeologi alcuni anni fa hanno ritrovato i resti di una grande città fortificata che parrebbe corrispondere alla descrizione dell’antica Sodoma. Esaminando il sito, hanno scoperto che questa fu distrutta 3700 anni fa insieme all’area circostante da un evento catastrofico, che vetrifico' istantaneamente le suppellettili e rase al suolo gli edifici, ricoprendo la regione con una brina incandescente di sali del Mar Morto vaporizzati che la desertifico' per oltre mezzo millennio. L’evento, forse la caduta di una cometa, non ha lasciato un cratere riconoscibile.
    Si'. Anche se gli archeologi si guardano dal nominarla, la mente corre proprio a quella città, alla pioggia di fuoco, alla moglie di Lot trasformata in una statua di sale.
    Ma non esageriamo, anche se quella parte corrisponde a verità non è detto che sia cosi' anche per il resto: la perversione dei sodomiti, gli angeli, l’ira di Dio, l’inutile contrattazione per risparmiare gli abitanti.
    E, anche se cosi' fosse davvero accaduto, tranquillizziamoci: certamente oggi, tra noi, di giusti ce ne sono ben più di dieci. Contiamoli: uno, due…
    https://berlicche.wordpress.com/2018...oco-dal-cielo/

    https://www.ancient-origins.net/news...y-sodom-004148

    https://www.ancient-origins.net/news...meteor-0011030

    https://www.livescience.com/64179-an...ddle-east.html

    Olanda, eutanasia. Per la prima volta un medico sarà processato per omicidio
    Leone Grotti
    Una dottoressa ha assassinato con l’eutanasia una donna che aveva chiesto di non morire ma è stata drogata di nascosto e poi tenuta ferma mentre le veniva praticata l’iniezione letale
    Per la prima volta da quando la “buona morte” è stata legalizzata in Olanda, nel 2002, un medico verrà processato per aver ucciso con l’eutanasia una donna affetta da demenza, senza avere ottenuto il suo consenso. Secondo quanto riportato dal Washington Post, la decisione è stata annunciata dal pubblico ministero olandese venerdi', dopo che il caso era stato passato ai magistrati nel 2017 dalla Commissione di controllo dell’eutanasia.
    TESTAMENTO BIOLOGICO
    Tempi.it aveva già parlato del caso nel gennaio del 2017. Secondo i revisori, la vittima aveva in passato scritto un testamento biologico, spiegando che avrebbe voluto ricevere l’eutanasia «solo quando riterro' sia giunto il momento giusto».
    AFFETTA DA DEMENZA
    La donna viveva in una clinica, nonostante avesse ripetutamente chiesto ai familiari di rimanere a casa sua. Arrivata da sole sette settimane nella casa di cura e non essendosi mai ambientata, l’anziana si lamentava tutto il giorno e vagava per i corridoi di notte. Di conseguenza, la dottoressa della clinica decise in totale autonomia che la sua sofferenza era ormai diventata insopportabile. Se il paternalismo del medico è ingiustificabile, è il modo in cui l’ha uccisa a essere ancora più sconvolgente.
    DROGATA E UCCISA A FORZA
    La dottoressa infatti, per «non causarle stress», ha preferito non comunicare alla donna che l’avrebbe uccisa. La donna aveva ripetutamente dichiarato di non voler morire e il medico, sapendola contraria, la drogo' versandole di nascosto un sedativo nel caffè. Quando pareva ormai addormentata, il medico ha cominciato a praticarle una delle tre iniezioni necessarie per l’eutanasia ma la donna «ha reagito all’improvviso» cercando di tirarsi indietro. Allora la dottoressa, invece di fermarsi, ha chiesto ai familiari di tenerla ferma e ha terminato l’operazione. La donna è morta poco dopo.
    LA DIFESA
    Secondo il pubblico ministero, la dottoressa «non ha agito con attenzione e ha oltrepassato una linea» invalicabile. Il medico si è difeso affermando che l’anziana aveva firmato un testamento biologico e che non era più in grado di intendere e volere. Ma secondo la procura olandese la richiesta scritta di eutanasia era in realtà «poco chiara e contraddittoria». La dottoressa, di cui non è stato rivelato il nome, andrà dunque a processo.
    MOLTI CASI SOSPETTI
    Dal 2017 in Olanda è legale uccidere i malati di demenza in stato avanzato, a patto che abbiano lasciato un testamento biologico chiaro. Nei primi mesi nove mesi del 2018 sarebbero morte con l’eutanasia 4.600 persone in Olanda.
    ABUSI
    Gli abusi dell’eutanasia potrebbero essere molti di più di quelli riportati, e quasi sempre non perseguiti dai magistrati. La Commissione di controllo, infatti, revisiona soltanto i casi denunciati dai medici e secondo Lancet, almeno il 23 per cento dei casi non viene riportato dai dottori.
    https://www.tempi.it/olanda-eutanasi...-per-omicidio/

  4. #264
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Pubertà precoce, è allarme: sotto accusa cosmetici e dentifrici
    Di Ilaria Paoletti
    Negli ultimi 20 anni gli studi hanno dimostrato che le ragazze sperimentano la pubertà a un’età sempre più precoce. Ed è una brutta notizia. Poiché, secondi i ricercatori, tale precocità è direttamente collegata a una serie di disturbi: malattie mentali, cancro al seno e alle ovaie nelle donne e cancro ai testicoli nei ragazzi. Una delle ragioni di questo “sviluppo” precoce nelle donne è che le bambine, prima della nascita, sarebbero esposte ad alcune sostanze chimiche (comunemente presenti in dentifrici, nei trucchi, nei saponi e in generale nei prodotti per la cura personale), come il dietilftalato e triclosan.
    Tali sostanze, in un campione di 338 bambini seguiti da prima della nascita fino all’adolescenza, sarebbero risultate determinanti nell’eccessivo “sviluppo” riproduttivo femminile. Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università della California a Berkeley e pubblicato sulla rivista “Human Reproduction”, ha immediatamente destato scalpore. Gli scienziati ritengono, infatti, che molti di questi elementi chimici contenuti nei prodotti per l’igiene personale interferiscano direttamente con gli ormoni naturali del corpo, prima delle madri e poi, purtroppo, delle figlie. Tra i prodotti chimici “incriminati” includono: gli ftalati (che ritroviamo spesso in prodotti di uso comune come profumi, saponi e shampoo) i parabeni, (ovvero conservanti per cosmetici e detergenti) e i fenoli, tra cui, appunto, il triclosan.
    https://www.ilprimatonazionale.it/ap...Dlr-aLtVfXBOfs

    Il Portobello della Clerici diventa gay friendly
    La rubrica Fiori d’arancio era stata voluta da Enzo Tortora nel 1977, all’interno del programma Portobello da lui condotto, per far incontrare l’anima gemella. Ovviamente le due anime gemelle dovevano essere di sesso diverso.
    Ma il gaiamente corretto ha suggerito ad Antonella Clerici, che a distanza di tanni anni, sta conducendo una nuova versione di Portobello, di aprire anche ai desiderata di persone omosessuali in cerca di compagni o compagne.
    E cosi' sabato scorso il 27enne Alessio, parlando con la Clerici, ha raccontato la sua storia, facendo sapere che è alla ricerca di un compagno (se è per questo basta andare in Internet e non in televisione per trovare tutto quello che si vuole). Lo stereotipo televisivo si è chiuso, dopo un video messaggio della madre di Alessio che lacrime agli occhi dice di supportare qualsiasi scelta del figlio, con le parole della Clerici: “Io ho una bambina, voglio vederla felice, qualunque siano le sue scelte”.
    E cosi' le piume del Pappagallo del programma da verdi sono diventate arcobaleno.
    Il Portobello della Clerici diventa gay friendly - La Nuova Bussola Quotidiana


    Immortale odium. La lotta del mondo contro la vita
    di Antonio de Felip
    Il titolo di un bel romanzo di Rino Cammilleri, “Immortale odium” (nel racconto è un’iscrizione su una medaglia massonica), ci sembra una validissima descrizione di una mostruosità che si è accentuata negli ultimi decenni: l’odio per la vita, la famiglia, la legge naturale, la realtà ontologica dell’essere uomini e donne. Un odio profondissimo, irrazionale, violentissimo, inesplicabile contro il Creato cosi' come è stato voluto da Dio. Un odio suicidario, contro-metafisico, preternaturale per la sua origine infera che ne spiega anche l’intrinseca malvagità.
    Quest’odio si declina, nel suo agire mondano, in varie e diverse forme, ideologie, comportamenti, atteggiamenti sociali, convinzioni, anche dispositivi legislativi e punitivi per i dissenzienti, censure esplicite e implicite. Ecco quindi l’abortismo, l’omosessualismo, le ideologie gender, il femminismo, l’aggressione alla famiglia, l’antinatalismo, l’eutanasismo, l’animalismo, l’ecologia “profonda”, il veganesimo militante.
    Quest’odio per la vita si dispiega nella storia con una potenza e una violenza inimmaginabili solo alcuni decenni or sono, ha intriso le ideologie delle élite al potere, ha conquistato i mezzi di comunicazione, le agenzie educative, scuole, università, anche cattoliche (un professore è stato cacciato, mesi or sono, dall’Università Cattolica di Lovanio per essersi espresso contro l’aborto). Possiede una potenza finanziaria immensa, influenza e modifica il senso delle parole e ne crea di nuove, edulcoranti e falsificanti neologismi funzionali al suo progetto di dominio e di sterminio: ecco allora “omofobia”, “gender”, “interruzione volontaria della gravidanza”, “salute riproduttiva delle donne”, “reproductive rights”, “family planning” e via adulterando il senso e il buon senso.
    Quest’odio per la vita ha molte fonti, e molti attori: tra questi, il principale è forse l’ONU, impegnato da decenni nello stravolgere persino quella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo”, dalla stessa ONU redatta, sia pure su un’ideologia illuminista, che, almeno all’apparenza, sembra tutelare la vita. Invece l’ONU difende una perversa idea dei “diritti umani”, basata sulla totale autodeterminazione dell’uomo, la negazione di ogni senso del bene e del limite, di ogni diritto naturale e di ogni etica comune e comunitaria. Cosi', attraverso “dichiarazioni” semiclandestine approvate da oscure commissioni del Palazzo di Vetro, ma spesso vincolanti per tutti i Paesi, e l’azione potentissima, ma anch’essa non visibile e non controllabile delle Agenzie dell’ONU (come la FAO, l’UNESCO, l’UNICEF) vengono approvati e sostenuti i “nuovi diritti” quali l’aborto, l’omosessualità, l’eutanasia. Di più: si invitano i Paesi membri a perseguire penalmente le persone o le associazioni che si opponessero a questi “nuovi diritti”, invocando addirittura contro questi reprobi la Corte Penale Internazionale.
    Un documentato libro-denuncia di questa attività contro la vita è stato scritto da un sacerdote belga, Michel Schooyans, Il complotto dell’ONU contro la vita, edito da Effedieffe. Ed ecco che in Francia si sta discutendo dell’introduzione di un reato di “opposizione all’aborto” che renderebbe impossibile manifestazioni oceaniche come quelle Manif pour tous, padri che indossavano magliette raffiguranti una famiglia “normale” sono stati arrestati, a Roma e a Torino manifesti pro-life e contro l’utero in affitto sono stati vietati, in USA cattolici inginocchiati per pregare vicino a una clinica-abortificio sono stati violentemente aggrediti da attivisti liberal e la Prefettura di Bologna ha recentemente vietato un analogo incontro di preghiera nei pressi di un noto abortificio felsineo. Poi, sindacati come la CGIL-Sanità e partiti come il PD e i Radicali da tempo si battono per l’abolizione dell’obiezione di coscienza per i medici ginecologi.
    Ma, oltre all’ONU, vi sono le Organizzazioni Non Governative, come la famigerata International Planned Parenthood Federation, una multinazionale che ha lo scopo di promuovere, finanziare, procurare aborti in tutto il mondo. La “filiale” americana, la Planned Parenthood Federation of America puo' “vantare” più di 300.000 aborti all’anno. Di più: la potenza finanziaria, organizzativa e politica di questa associazione è tale da influenzare governi, opinioni pubbliche, partiti politici. La vittoria abortista in un recente referendum svoltosi in Irlanda è stata anche dovuta ai milioni di dollari “pompati” nella propaganda abortista da questa associazione, che collabora istituzionalmente con l’ONU, le sue Agenzie, organizzazioni internazionali anche governative come l’Organizzazione degli Stati Americani. L’IPPF ha cooperato anche con il governo comunista cinese allo sciagurato programma pluridecennale per il controllo delle nascite, recentemente abbandonato dal governo di Pechino che si è reso conto che la continuazione di quel programma avrebbe portato al declino demografico e quindi alla fine di quel Paese. Tra l’altro, poiché tout se tient, questa “internazionale contro la vita” è coerentemente impegnata – è sufficiente scorrere il suo sito ufficiale – a favore anche dell’omosessualismo e del genderismo.
    Recentemente, alcuni coraggiosi giornalisti investigativi pro-life hanno smascherato numerosi abominevoli crimini commessi da personale dell’IPPF: vendita di pezzi di tessuto umano, in cambio di una Lamborghini, da parte della dottoressa Mary Gatter, presidente della Medical director’s Council della Planned Parenthood Federation of America. Ma non solo: è stata dimostrata la compravendita di organi di feti abortiti, fatto che ha generato lo sdegno trasversale dell’opinione pubblica statunitense.
    Chi finanzia questo gigantesco sforzo organizzativo fatto di campagne propagandistiche a favore dell’aborto e diffamazione dei pro-life, corruzione di governi, finanziamento di aborti? In primo luogo, i governi, spesso occultando questi finanziamenti in capitoli di spesa poco trasparenti. Quando nel gennaio 2017 il presidente Trump decise di annullare parte dei finanziamenti alle ONG pro-aborto, come l’IPPF, la ministra olandese dello sviluppo, Lilianne Ploumen decise di donare 10 milioni di dollari a questa e ad altre associazioni sostenitrici della “interruzione volontaria della gravidanza”, per usare questo miserabile eufemismo. Belgio e Danimarca si unirono al mortifero sforzo con ulteriori 20 milioni.
    Inspiegabile, o forse si', considerate le posizioni dei suoi attuali vertici, che il Vaticano abbia premiato la Ploumen con l’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno. D’altronde, un “esperto” ascoltato in Vaticano, in particolare dal Papa, ispiratore occulto della discussa enciclica Laudato si’, è Jeffrey Sachs, entomologo convertito all’ecologismo estremo e al neo-malthusianesimo denatalista e abortista, direttore del Earth Institute della Columbia University.
    Ma non sono solo i governi a finanziare le ONG che sostengono e praticano gli aborti di massa. A un occhio ingenuo, risulta incomprensibile l’entusiastica generosità che miliardari americani, le loro aziende e le loro Fondazioni riservano alle associazioni abortiste e omosessualiste. Qualche anno orsono il finanziere e speculatore Warren Buffet, il secondo uomo più ricco d’America, ha donato più di un miliardo di dollari all’industria dell’aborto. Nel 2008 Bill Gates ha radunato miliardari come David Rockefeller, Ted Turner, lo stesso Buffet, l’immancabile George Soros, Michael Bloomberg e altri per decidere strategie comuni sul finanziamento agli aborti. Lo stesso Bill Gates ha donato ben 57 milioni di dollari al Fondo ONU per lo sviluppo, che in Cina ha finanziato la campagna di aborti forzati. Tra il 1997 e il 2007, Ted Turner ha regalato un miliardo di dollari allo stesso Fondo.
    E' ben noto l’infaticabile impegno della Open Society di George Soros nel finanziamento all’aborto, che si affianca all’opera di sovversione di questa potentissima fondazione nei confronti di quei Paesi non proprio pronti nell’ubbidienza ai diktat mondialisti. Egualmente impegnati nei programmi di finanziamento alla strage degli innocenti sono i signori Packard della Hewlett-Packard, Michael Bloomberg (premiato dalla Planned Parenthhood) e molti altri. A dimostrazione di come certe istanze antiumane siano tra loro connesse, complici e abbiano la medesima origine, anche Greenpeace, adusa ad assalti e ad atti di pirateria contro peschereggi e piattaforme petrolifere, si è schierata per l’aborto. Una sua dirigente, Rebecca Gomperts, ha fondato Women on Waves, che gestisce una nave trasformata in un centro off-shore per aborti.
    Un capitolo a sé meriterebbe l’azione combinata di Stati, ONG, Fondazioni, lobby LGTB a favore dell’ideologia omosessualista, genderista, dell’utero in affitto, dei matrimoni tra omosessuali e nella brutale azione di “messa a tacere” per via legale o semplicemente con l’aggressione fisica di chiunque ritenga che l’unica famiglia possibile sia quella tra un uomo e una donna. Anche in questo caso, una recente inchiesta del quotidiano LaVerità ha svelato che solo nel bilancio della UE, una parte importante della voce di spesa “Diritti, uguaglianza e cittadinanza” (parole-trappola che nascondono quasi sempre veleni contro il diritto naturale), pari a più di 439 milioni di euro è destinata al finanziamento di programmi omosessualisti e genderisti. Poi, ci informa sempre La Verità, ancora l’immancabile Soros ha erogato a una delle più potenti lobby omosessualiste, l’Ilga (International Lesbian gay bisexual trans e intersex association) più di 650.000 Euri, altri 500.000 alla Transgender Europe e 149.000 a una fantomatica Lesbian foundation for justice.
    In occasione della decisione della Corte Suprema degli USA sui matrimoni tra omosessuali, ben 278 aziende e multinazionali rivolsero un appello alla stessa Corte per la sua legalizzazione. Qualche nome: Amazon, Apple, Facebook, Twitter, Moody’s, Goldman Sachs, Starbucks, Netflix.
    E in Italia? Se volete conoscere i nomi delle numerosissime aziende e banche che finanziano e appoggiano campagne omosessualiste e gay-pride, consultate il sito di Parks, un’associazione di aziende che, appunto, supportano, anche al loro interno, programmi (spesso si tratta di “formazione obbligatoria” per i dipendenti) di supporto al mondo omosessualista-genderista.
    Rimane l’implicita domanda iniziale: perché quest’odio contro la vita, la famiglia, il diritto naturale, il bene comune in una società civile, ordinata e ispirata a una morale che è universale ancora prima che cristiana? Un odio irrazionale, apparentemente inspiegabile, suicidario ed eutanasico. Certo, viviamo in una visibile dittatura del relativismo, in un feroce totalitarismo liberal politico, culturale, mediatico che vuole distruggere ogni forma tradizionale della vita sociale, in primis la famiglia, baluardo di resistenza contro la riduzione all’economia e al consumismo di ogni senso di vita e di ogni rapporto sociale.
    Il super-capitalismo trionfante ci vuole atomizzati, privi di radici, di storia, di tradizioni, di identità etniche e culturali, di legami che non siano quelli dei rapporti di produzione e di consumo.
    https://www.riscossacristiana.it/imm...onio-de-felip/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Adolescenti omosessuali: quattro volte maggiore il rischio di suicidio
    E’ stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica JAMA Pediatrics una revisione di 35 studi sul rischio di suicidio tra adolescenti omosessuali, bisessuali e transessuali dal titolo “Estimating the Risk of Attempted Suicide Among Sexual Minority Youths”. Un campione di quasi due milioni e mezzo di adolescenti tra i 12 e 20 anni.
    “Siamo riusciti per la prima volta a fare una sintesi di quanto è emerso in letteratura e abbiamo trovato che il rischio che un ragazzino omosessuale tenti il suicidio è 3,8 volte quello di un coetaneo eterossessuale, quello di un bisessuale 4,6 volte maggiore, mentre quello di un ragazzino transessuale è addirittura 5,8 volte maggiore” spiega Ester di Giacomo, psichiatra e dottoranda all’Università di Milano-Bicocca e autrice dello studio. “Il dato più interessante secondo noi è che il tentato suicidio fra i giovanissimi non sembra essere legato prevalentemente al bullismo, ma all’auto accettazione del ragazzo”.
    Poi la Di Giacomo dà ad intendere che se la società fosse più inclusiva i suicidi diminuirebbero. Ma questo è falso almeno per due ordini di motivi: nelle categorie sociali realmente ghettizzate e perseguitate, vedi cristiani in medio oriente, non si rilevano tassi di suicidio cosi' elevati; nei paesi del Nord Europa dove l’inclusività è un fiore all’occhiello del welfare il fenomeno dei suicidi di persone omosessuali è ugualmente presente.
    Invece è vero che la causa dei suicidi è la mancanza di accettazione di sé, non come persona omosessuale, ma come maschio eterosessuale. La causa del suicidio è quindi il disagio provocato dall’omosessualità, non il disagio per non essere accettati come omosessuali. Più forziamo i ragazzi ad abbracciare la propria omosessualità, più li spingiamo al suicidio.
    Adolescenti omosessuali: quattro volte maggiore il rischio di suicidio - La Nuova Bussola Quotidiana

    “De Mari, salve le libertà. Ma sulla pedofilia ricorreremo”
    «Nessun trionfalismo, ma anche nessun disfattismo. Il principio fondamentale della libertà di espressione pero'è stato salvaguardato». E’ la posizione più che realista tenuta dall’avvocato Mauro Ronco che nel processo di ieri a Torino contro Silvana De Mari ha commentato la sentenza del tribunale che condanna il medico per uno solo dei capi di imputazione che le venivano contestati mentre la assolve per tutti gli altri, compresa quell’intervista alla Zanzara che la proietto'tra i casi mediatici più rilevanti.
    In sostanza, con la sentenza del giudice Eugenia Melania Cafiero la De Mari dovrà pagare una multa di 1.500 e una provvisionale di 2.500 euro al Coordinamento Torino Pride e a Rete Lenford per aver legato l’attività dei gruppi Lgbt allo sdoganamento della pedofilia. Per tutte le altre accuse invece è stata assolta.
    E’ errato dunque cantare vittoria come hanno fatto i giornali della causa Lgbt, ma lo sarebbe anche da parte di chi ha sostenuto la battaglia di Silvana De Mari gridare al pericolo scampato perché una condanna, anche se relativa a un fatto specifico, c’è stata ed è su questa che la difesa presenterà il suo ricorso.
    «Nel momento in cui dico che gli uomini che fanno sesso con altri uomini hanno rischi maggiori di contrarre malattie e tumori, è documentato. Se non ci fossero questi dati questo sarebbe un sacrosanto processo», ha commentando dopo la sentenza la De Mari, secondo cui «nel momento del pride le malattie sessualmente trasmissibili aumentano». Il coordinamento Torino Pride parla di una sentenza storica, mentre il difensore della dottoressa, l'avvocato Mauro Ronco, annuncia ricorso.
    Ma andiamo con ordine. Il legale della dottoressa-scrittrice ha commentato con la Nuova BQ la sentenza.
    Avvocato Ronco, come stanno le cose? Chi ha vinto?
    Nessun trionfalismo né disfattismi. Grazie a Dio si è trovato un giudice che ha cercato di sviscerare i problemi e ha messo in evidenza le critiche serie nei confronti dei comportamenti omosessuali riconoscendo che la De Mari non ha attaccato personalmente nessuno.
    Perché allora ci sono reazioni cosi' contrastanti?
    Perché questa sentenza va inquadrata. E’ una sentenza che assolve la De Mari da tutte le dichiarazioni che concernono malattie relative a persone omosessuali e da un certo punto di vista le dà una sorta di riconoscimento che non ci sono persone offese e d’altra parte non possono essere offesi perché lei non ha accusato nessuna persona, ha parlato da medico. Su questo versante è una grande vittoria.
    Perché allora le associazioni gay esultano?
    Perché tra i capi di imputazione vi era anche un frase sostenuta dalla mia assistita sul suo blog in cui diceva che il movimento Lgbt vuole imbavagliare la libertà di espressione e diffondere la pedofilia. Ebbene: su questa frase che riguarda l’accusa mossa è stata ritenuta diffamatoria del movimento Lgbt. E’ comunque l’unico capo di imputazione per cui è stata condannata.
    Lei puo'dirsi contento?
    No, perché noi puntiamo all’assoluzione anche per questo capo di imputazione. E lo sosterremo nel ricorso.
    Come?
    Prima mi permetta di esprimere comunque apprezzamento per il comportamento del giudice. E’ stata molto seria, ha sviscerato gli aspetti che costituiscono libertà di pensiero dagli aspetti che, rivolgendosi a un movimento particolare Lgbt, potrebbero ripercuotersi sulla sua onorabilità pubblica. Il tutto in un contesto fortemente polarizzato come è stato questo processo. Ma la De Mari è uscita a testa alta perché la sua visione cosi' politicamente scorretta è stata riconosciuta.
    Torniamo all’appello. In sostanza rimane solo l’accusa per diffamazione non sulle malattie, ma sul sostegno alla pedofilia da parte delle associazioni Lgbt.
    Esatto. E noi su questo avremmo preferito un passo avanti ulteriore da parte del giudice perché siamo di fronte ad una critica culturale e politica, non a un dato scientifico.
    In che senso?
    Storicamente nel mondo americano le associazioni Lgbt sono state vicine alla pedofilia, ora, cambiati molti contesti, si possono sollevare obiezioni, ma dal punto di vista storico-filosofico questo si puo'affermare.
    Come farete a sostenerlo?
    Dicendo che le sigle Lgbt devono accettare in un confronto democratico anche la critica e qui la critica non è che favoriscono la pedofilia, ma che si sono inserite in un movimento di carattere mondiale in cui le tendenze di liberalizzazione della pedofilia sono state forti. Noi faremo rilevare la tendenza storica e sono fiducioso che in appello questo venga riconosciuto.
    Su quali basi storiche?
    Abbiamo dimostrato che il movimento gay negli anni ’80 era associato alla pedofilia, poi hanno preso le distanze per motivi di carattere utilitaristico. Oggi sono passati trent’anni e tengono una posizione più equilibrata. Noi li abbiamo accusati un una prospettiva storico-filosofica, ma non giuridica.
    Il tema della pedofilia pero'è connesso strettamente anche all’altro procedimento contro la De Mari, la querela a Roma del Circolo Mario Mieli.
    Qui da un certo punto di vista sarà più semplice perché abbiamo un vantaggio nel senso che il Circolo Mario Mieli si richiama proprio a Mario Mieli che vaticina il favoreggiare della pedofilia. E’ un’accusa che riguarda il Mari Mieli specificamente e non il movimento Lgbt tout court.
    Torniamo all’assoluzione: quest’estate all’avvio del processo proprio alla Nuova BQ diceva che con questo processo erano in gioco tre delle principali libertà fondamentali dell’uomo: di espressione, di ricerca scientifica e di religione. E’ ancora cosi'?
    Quei tre principi sono stati ribaditi e bisogna essere contenti di questo. E per certi versi la sentenza fissa dei paletti precisi anche nella possibilità di esporsi e criticare certi comportamenti che come vediamo sono anche strumentalizzati ideologicamente e politicamente.
    ?De Mari, salve le libertà. Ma sulla pedofilia ricorreremo? - La Nuova Bussola Quotidiana

    PARLA SILVANA DE MARI
    Quale diffamazione? E' stato un puro processo politico
    SILVANA DE MARI
    Quando sono entrata in campo sapevo che sarebbe stata una maratona, non i 100 metri. La prima puntata di una guerra lunga è terminata. Me la sono cavata con la condanna su due imputazioni solo, e ho guadagnato parecchio. Le mie idee stanno rimbalzando dappertutto, e per necessità di cronaca, anche giornali non simpatizzanti per queste idee.
    Le mie idee sono esattamente le stesse che l’ex gay e psicoterapeuta Richard Cohen riporta nella prima pagina del suo bellissimo libro Riscoprirsi Normali libro dove tra l’altro spiega che gli ex gay sono più numerosi dei gay.
    - Nessuno nasce con un orientamento omosessuale
    - Non esiste alcun dato scientifico a sostegno di una base genetica o biologica dell'attrazione verso individui dello stesso sesso.
    - Nessuno sceglie di provare attrazione per individui dello stesso sesso.
    - Tale attrazione è la conseguenza di traumi infantili irrisolti che conducono alla confusione dell'identità sessuale.
    - Gli individui possono scegliere di cambiare e di passare da un orientamento omosessuale a un orientamento eterosessuale.
    - L'attrazione per individui dello stesso sesso non è congenita.
    - Cio'che si è imparato puo'essere disimparato.
    - Quando le ferite vengono guarite e vengono colmati i bisogni insoddisfatti, si sperimenta l'identità sessuale e viene alla luce il desiderio eterosessuale.
    - Non siamo di fronte a una cosa buona o cattiva, ma a un disturbo affettivo nei confronti di individui dello stesso sesso.
    - Non c'è nulla di "gaio" nello stile di vita omosessuale; è caratterizzato da molte delusioni e il più delle volte da una incessante ricerca d'amore attraverso relazioni codipendenti.
    - Non è una cosa cattiva provare attrazione per individui dello stesso sesso, poiché cio'rappresenta uno stimolo a guarire un bisogno d'amore insoddisfatto. Tuttavia, agire in base a tale desiderio provoca frustrazione e sofferenza.
    - Ci si trova di fronte a un disturbo affettivo nei confronti di individui dello stesso sesso per cui l'individuo non riconosce la propria mascolinità o femminilità e cerca disperatamente di colmare la lacuna unendosi a qualcuno dello stesso sesso.
    Sono stata assolta da tutte le accuse riguardanti offese alle persone con un comportamento omoerotico. Quindi ora sappiamo che possiamo affermare che la condizione maschile omoerotica passiva è gravata da un tasso di malattie sessualmente trasmissibili venti volte superiore al resto della popolazione. (ma in uno studio eseguito a New York City è 140 volte di più)
    Possiamo dire che la sodomia, sia che sia fatta contro un uomo o contro una donna mette in circolazione batteri fecali che sarebbe stato meglio non uscissero dalla strada maestra Intestino, water closed, sciacquone e via per sempre, e quindi è anti-igienica perché i batteri fecali sono la seconda causa di morte per infezione, seconda solo alle infezioni respiratorie, e in più ci sono i virus, tra cui quello dell’ epatite A che si è quintuplicato nella popolazione gay negli ultimi anni.
    Possiamo impedire che ai nostri figli venga insegnato che l’erotismo anale è qualcosa di normale, e possiamo dichiarare ad alta voce che ci ripugna. Possiamo dire che il comportamento omoerotico è reversibile.
    Il mio è stato in tutto e per tutto un processo politico, non un banale processo di diffamazione. Il comune di Torino si era costituito parte civile, fortunatamente rifiutato. Durante il processo moltissime persone sono venute a sostenermi: hanno affrontato il freddo e viaggi lunghi. La loro presenza è stata bellissima e fondamentale. Hanno insistito per sostenermi in tutti i modi, incluso vendendo i miei libri. Il pubblico ministero ha trovato questo gravemente disdicevole, e ha trovato disdicevole che queste persone mi sostenessero, ha trovato disdicevole che “facessero parte delle Sentinelle in piedi o di Alleanza Cattolica. “. Ignoro se ci fossero Sentinelle in piedi o appartenenti ad Alleanza Cattolica, personalmente non sono inscritta a nessuno di questi due movimenti, ma che un pubblico ministero in un aula di tribunale li stigmatizzi, è un segno di politicizzazione.
    Sono stata condannata per due affermazioni sul movimento LGBT : il movimento LGBT sta intralciando la libertà di parola, tra le altre cose citavo il “decalogo” per i giornalisti che ho riportato in un precedente articolo, e i rapporti che il movimento LGBT ha con gruppi pedofili e citavo tra l altro i rapporti tra ILGA, il movimento a cui sono affiliati tutti i gruppi LGBT e il NAMBLA, Nord America Men Boy Lovers Association. ( trovate tutto su Google se digitate queste due sigle), e la presenza in Italia di un circolo, finanziato con denaro pubblico intitolato a Mario Mieli: cercate su Wikipedia chi è questo signore.
    Se sono stata condannata vuol dire che non è vero. Non è vero che il movimento LGBT vuole imbavagliare la libertà di parola? Evviva! Quindi possiamo considerare decaduto l’assurdo decalogo LGBT ai giornalisti che imbavaglia la libertà di stampa? Non è vero che il movimento LGBT non prenda le distanze dalla pedofilia? Evviva! Quindi domani tutti i movimenti LGBT di Italia prenderanno le distanze da Mario Mieli e dal suo libro?
    Sicuramente si', perché una sentenza non puo'sbagliare.
    In fiduciosa attesa
    Silvana De Mari.
    Quale diffamazione? E' stato un puro processo politico - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Nuovo studio: al bambino serve un padre e una madre, entrambi importanti
    Sul sito web del McGill University Health Centre, ovvero una delle più grandi istituzioni mediche in Canada, è comparso un articolo in cui si divulgano i risultati di uno studio scientifico realizzato dai suoi ricercatori: «Anche con la tecnologia di oggi, occorre ancora che ci sia un maschio e una femmina per fare un bambino. Ma è importante che entrambi i genitori accolgano quel bambino? Molti studi hanno fino ad ora indicato il valore della madre, ma pochi hanno chiaramente definito l’importanza di un padre», si legge.
    La ricerca, pubblicata sulla rivista “Cerebral Cortex”, mostra infatti che l’assenza del padre durante i periodi di crescita critici, porta al deterioramento delle abilità sociali e comportamentali in fase adulta. «Anche se abbiamo utilizzato topi, i risultati sono estremamente rilevanti per gli esseri umani», ha specificato l’autore senior, la psichiatra Gabriella Gobbi. «I deficit comportamentali che abbiamo osservato sono coerenti con gli studi umani dei bambini cresciuti senza un padre. Questi bambini hanno dimostrato di avere un aumentato rischio di comportamenti devianti e, in particolare, le ragazze hanno dimostrato di essere a rischio di abuso di sostanze».
    Questi risultati, conclude l’articolo del McGill University Health Centre, «dovrebbero indurre i ricercatori a guardare più profondamente nel ruolo dei padri durante le fasi critiche della crescita e suggeriscono che entrambi i genitori sono importanti nello sviluppo della salute mentale dei bambini».
    Un altro duro colpo, dunque, per i sostenitori delle adozioni omosessuali o del benessere del bambino nelle famiglie monoparentali. Una donna, pensiamo alle relazioni omosessuali, non si può improvvisare uomo e tanto meno padre. E’ sempre la ricerca a mostrare che le differenze tra uomini e donne (tra padre e madre, dunque) sono di tipo biologico-cerebrale e non culturale. Una donna e un uomo, indipendentemente dai loro sentimenti affettivi e dai loro desideri di non essere quel che sono, rimarranno sempre legati alla loro sessualità biologica. Sempre gli studi, raccolti in gran parte nel nostro dossier specifico, dimostrano che un bambino ha bisogno di crescere all’interno di un equilibrio dato unicamente dalla differenza sessuale, cosi' come d’altra parte la natura ha previsto.
    https://www.agerecontra.it/2018/12/n...bi-importanti/

    Il bimbo star del club gay e le famiglie "bigotte" schedate dal governo
    In Usa i genitori di Desmond, 11 anni, che ha ballato in un club di omosessuali che gli infilavano i soldi nel costume, vengono esaltati dai media, mentre in Germaina il governo finanzia un opuscolo per insegnanti che accusa le "famiglie di destra" con bimbe con le trecce e bimbi che accettano la propria mascolinità. Cosi', in nome della libertà, sostenendo che che i piccoli desiderano tutto questo, si realizza di fatto il sogno della pedofilia.
    In Germania il governo ha finanziato un opuscolo contro l’"omofobia" che, ricordando i tempi in cui il totalitarismo nazista cominciava a diffondere la propria ideologia antiliberale, mira a mutare le visioni dei bambini dell’asilo cresciuti da genitori «di destra» che si oppongono alla «diversità sessuale», alla «sessualizzazione» e «alll’immigrazione». Dall’altra parte dell’oceano, a New York, un bambino di 11 anni vestito da Drag Queen ha ballato, con il consenso della famiglia, in un club per omosessuali che gli infilavano i soldi nei pantaloni.
    In poche parole, mentre chi cresce i propri figli cercando di tutelare la loro innocenza e infanzia viene additato dai governi come un nemico, chi fa prostituire il figlio in bordelli gay non solo può agire apertamente senza che nessuno si sogni di allontanare il bambino dai suoi genitori, ma è addirittura esaltato. Si' perché non è la prima volta che il piccolo Desmond viene usato come icona del mondo arcobaleno. Dalle foto della pagina Facebook “Desmond is Amazing” (aperta da sua madre Wendy) si vede il piccolo sfilare ai Gay Pride da quando aveva 8 anni. Un’immagine lo ritrae tutto truccato in braccio ad un uomo in posa provocante in altre è ospite di programmi tv.
    Ovviamente il tutto viene fatto apparire come la volontà del bambino a cui la madre, accogliente ed amorevole, acconsente con il solo timore che non sia compreso: sarebbe lui infatti a voler essere una “drag queen" (ma chi è che spiega ad un bambino di 7 anni cosa significa esserlo?) e a voler vivere da «attivista Lgbt (parola che un bambino non può comprendere a meno che non sia catapultato in questo mondo)». Vengono i brividi perché sono proprio queste parole, “volontà” e “consenso” del minore ad essere usate dal movimento pedofilo a giustificazione dei rapporti fra uomo e bambino. Le stesse che la madre Wendy sottolinea mentre acconsente a tutti i comandi di Desmond, provocando danni crescenti alla sua psiche delirante, tipica di chi non è stato aiutato ad affrontare i limiti e a sentirsi dire dei "no".
    Ma ovviamente, tutti i media che hanno ospitato il piccolo, mettendolo in mostra vestito come una prostituta, non si sognano di rivelare particolari come la performance nel locale gay, preferendo metterla sul sentimentale e riderci su, mentre il pubblico applaude le sue performance abituandosi anche a questo. Un’abitudine, ripetiamo, che sta ad un passo da quella di credere che bambini di 7/10 anni possano desiderare naturalmente di avere rapporti con gli adulti (non importa se sono stati sessualizzati precocemente e non importa neppure se sono stati abusati). Anche se, certo, ora ci vuole una gran fantasia per pensare a quale giustificazione troveranno, davanti a questa aberrazione e all'episodio del club gay, coloro che accusano di “omofobia” quanti fanno notare da tempo il legame fra l’abominio dei rapporti fra persone dello stesso sesso, la sessualizzazione della società e la pedofilia.
    Intanto, sempre in nome della libertà, questi casi aumentano nel mondo e anche in Italia (come anticipato da Panorama che racconta dei 300 minorenni già sottoposti a terapie per il cambio di sesso). Ma come ricordato in un caso analogo da Stephen Black, ex omosessualista abusato da piccolo, è come far crescere bambini soldato per poi fargli dire che sparare è bello: «Stiamo assistendo alla comunità Lgbt che abbraccia l’abuso minorile coltivando malattie mentali, attraverso la promozione di un bambino “drag”. Non ci vuole un grande scienziato per capire che tutto questo alla fine porterà all’abuso sessuale».
    Resta che chi si oppone a tanto viene ormai visto come un nemico pubblico. Basti pensare che Franziska Giffey, il ministro della Famiglia tedesco che ha finanziato l’opuscolo contro i genitori “omofobi”, ha dichiarato di averlo fatto perché preoccupato per «l’aumento significativo dei movimenti populisti di destra». L’Antonio Fundation, editore del libretto, ha sottolineato che il lavoro nasce per difendere e rendere effettiva la Convenzione Onu per i Diritti del Bambino, quella che ormai viene usata per dire che i piccoli sono autonomi dalle famiglie, avendo diritto alla sessualità, alla religione e all’autodeterminazione (vedi la legge canadese). Nell’introduzione del libretto si spiega anche come i genitori vadano rieducati ad usare un vocabolario che non include parole contro la teoria gender, l’immigrazione di massa, la diversità sessuale: «Parole che paiono inoffensive ma derivano dal gergo della nuova (vecchia) Destra». Genitori che promuovono «dibattiti razzisti» o che inculcano «la paura dell’«islamizzazione dell’Occidente», quella «dell’indottrinamento o della sessualizzazione precoce ai loro figli, ossia il rifiuto dell’educazione e della pedagogia sessuale che riguarda il gender e la diversità sessuale». Infine, non mancano esempi di autori che generano questo clima di odio, come l’autrice di “Rivoluzione sessuale globale” Gabriele Kuby, definita «autrice cattolica ultra conservatrice».
    E' difficile accettarlo ma siamo al punto in cui una famiglia che acconsente alla strumentalizzazione del proprio figlio viene presa a modello, mentre in un opuscolo educativo appaiono esempi di poveri bambini istruiti da famiglie di destra, che proprio in nome della lotta agli stereotipi vengono schedati cosi': «Non hanno problemi disciplinari» e (sia mai) «paiono particolarmente obbedienti» e rispettosi dei «ruoli di genere tradizionali: la bambina porta le trecce; a casa viene educata ai lavori di casa e di taglio e cucito; il bambino viene fisicamente sfidato con con forza».
    Il bimbo star del club gay e le famiglie "bigotte" schedate dal governo - La Nuova Bussola Quotidiana

    Uomini che sposano sex dolls
    Lui si chiama Kirk, ha 40 anni e vive in Germania. Dopo due relazioni andate male, Kirk ha comprato per 6.000 euro una sex dolls, ossia un manichino di donna assai realistico. Dice di esserne innamorato e quindi nel 2015 sono convolati a “nozze”. Una cerimonia semplice che si è svolta nel suo appartamento.
    In Cina invece un 28enne, malato terminale di cancro, ha voluto sposarsi, prima di morire. Non volendo lasciare vedova nessuna, ha deciso di “sposarsi” con una sex dolls. Nulla è stato lasciato al caso: lei aveva l’abito bianco ed è stata sottoposta ad una sessione di trucco proprio come se fosse stata una sposa vera.
    Follie? No, se si accettano le premesse delle teoria del gender sull’amore. Se basta l’affetto, al di là che sia sano o insano, possiamo sposarci non solo chiunque, uomo o donna di sesso differente o uguale al proprio, ma anche gli animali e le cose. Altrimenti sarebbe discriminatorio. Chi siamo noi per giudicare le scelte di questi due uomini “innamorati” delle proprie bambole in silicone?
    Uomini che sposano sex dolls - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Ora in squadra gioca "lui" e le avversarie si scansano
    In Argentina una legge permette di fare attività sportiva secondo "l’identità di genere autopercepita". E a vigilare sull'applicazione sarà l'istituto apposito che si preannuncia repressivo. Un'assurdità, come si evince da una partita di hockey femminile in cui “lei” in realtà è un “lui”. E le avversarie...
    Lo sport è uno di quegli ambiti in cui risultano evidenti fino all’eccesso i cortocircuiti dell’ideologia gender, e quindi salta ancora di più agli occhi la tracotanza dei promotori dei «nuovi diritti». Vedi per esempio quanto è successo in Argentina, nella provincia di Buenos Aires, dove il 26 dicembre è stata definitivamente promulgata una legge (approvata il 23 novembre) che permetterà di fare attività sportiva, anche a livello professionistico, secondo «l’identità di genere autopercepita», dunque a prescindere dal sesso biologico.
    In breve: se sei maschio potrai competere in gare femminili e viceversa. C’è chi lo chiama progresso. Secondo quanto riferisce Aci Prensa, la nuova norma - nata da un’iniziativa del deputato Federico Susbielles - mira a dare compimento alle disposizioni contenute nella legge nazionale sull’identità di genere (n° 26.743), promulgata nel 2012 e relativa all’accesso allo sport. «La legge sull’identità di genere è stata fatta, ma necessita di questo tipo di norme complementari perché in caso contrario si continuerebbe a discriminare questi collettivi», ha dichiarato il 23 novembre Susbielles all’agenzia Télam, intendendo che i collettivi “discriminati” sarebbero coloro che si dichiarano transessuali. L’esponente politico ha aggiunto che si tratta di «garantire un diritto umano».
    La nuova legge stabilisce che «ai fini della registrazione, iscrizione, partecipazione e competizione nel contesto delle attività sportive di una lega, federazione o confederazione nel territorio provinciale - sia essa di carattere dilettantistico o professionistico - si intenderà per genere quello che è autopercepito dalla persona sportiva». Pazienza se in tutto questo di sportivo non ci sia proprio nulla. Per mettere in atto una disposizione totalmente opposta al buonsenso serve pero' un adeguato apparato repressivo (che è innanzitutto culturale, di lavaggio del cervello, e solo poi si traduce in sanzioni) che elimini le forme di dissenso. E cosi' la legge provinciale prevede che sarà «considerata discriminatoria qualsiasi azione od omissione che impedisca il libero sviluppo delle attività elencate in ragione del genere autopercepito».
    L’Istituto dello Sport di Buenos Aires sanzionerà i club, le leghe, le associazioni e le federazioni che iscriveranno gli atleti secondo un «genere» differente da quello che gli stessi atleti autopercepiscono. Parafrasando Orwell, si potrebbe dire che le regole sono uguali per tutti ma per qualcuno sono più uguali… perché dove entra in gioco la propaganda dell’associazionismo Lgbt non c’è oggettività che tenga. Il dibattito legislativo è iniziato in effetti con il caso montato da “Saira” Millaqueo, un uomo che si sente donna, il quale ha fatto ricorso alla giustizia per poter giocare in una lega di hockey femminile e dopo diversi tentativi è riuscito a raggiungere il suo scopo. Secondo Susbielles, le analisi richieste dai regolamenti per rilevare il livello di testosterone di “Saira” erano solo scuse per impedire la realizzazione dei suoi “diritti”: il deputato sostiene cioè che la legge da lui proposta farà in modo di «contribuire allo sradicamento delle pratiche discriminatorie e violente della nostra società». Quanta neolingua.
    Altro caso esemplare in Argentina è quello di “Jessica” Millaman, un giocatore “transessuale” che è riuscito a partecipare a una lega di hockey femminile nella provincia del Chubut. Tra coloro che hanno avuto il coraggio di protestare contro questa imposizione contronatura c’è Patricia Navarro, giocatrice del Trelew Rugby Club, una polisportiva che conta pure una squadra di hockey su prato, la quale ha osservato, come riporta il Clarίn, che «questa non è una questione di discriminazione. Abbiamo paura di giocare in questo sport di contatto perché sebbene sia un transessuale la sua forza è quella di un uomo». Come dire che al di là dell’ideologia la natura umana non cambia. «Nell’ultima partita che abbiamo giocato con la Germinal, abbiamo perso 3-0 con tre gol di Jessica perché nessuna si avvicinava per marcarla», avendo appunto timore della forza d’urto di una persona che rimane biologicamente un uomo.
    Casi come questo vanno diventando sempre più frequenti, anche al di fuori dell’Argentina, come ci ricorda la recente vittoria del canadese “Rachel” McKinnon, il primo uomo ad aver vinto il titolo iridato in una gara femminile di ciclismo su pista (precisamente nel Master che si è svolto quest’autunno a Los Angeles), bollando coloro che l’hanno criticato (tra cui la terza classificata, che aveva parlato di «risultato ingiusto») come «bigotti transfobi». Un pensiero, questo, avallato dalla cultura dominante che spaccia il calpestamento di ogni norma morale naturale per “libertà”. Le conseguenze si vedono e hanno il marchio della menzogna.
    Ora in squadra gioca "lui" e le avversarie si scansano - La Nuova Bussola Quotidiana

    Quando prega, chi prega la Carrà?
    Dice di essere molto spirituale e poi si vanta di aver mostrato una coppia omosessuale nell’ultimo video. Che preghi il dio Tonno, allora
    Ma Raffaella Carrà, quando prega, a chi si rivolge? Intervistata da “Liberi tutti” si dichiara “persona molto spirituale che prega tanto” e al contempo si vanta di aver mostrato una coppia omosessuale nell’ultimo video. Dunque non prega il Signore che “fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco”. Non Gesù che quella pioggia bruciante rievoca e approva. Non San Paolo che scrive di “atti ignominiosi”. Non Sant’Agostino convinto che “i delitti compiuti dai sodomiti devono essere condannati ovunque e sempre”. Non Santa Caterina da Siena secondo la quale “il maledetto peccato contro natura dispiace anche ai demoni”.
    Dunque chi prega Raffaella Carrà? Nell’intervista non lo esplicita. Ma lascia un indizio quando svela che ogni Vigilia di Natale mangia spaghetti al tonno, siccome Mastroianni gli spiegò che quel piatto in quel giorno porta fortuna. Ecco in cosa crede la credente soubrette: nell’efficacia salvifica di un sugo.
    Non sono per la libertà di estinzione, dunque mi auguro la pianti con la propaganda omosessualista, ma sono per la libertà di culto, dunque le auguro cento anni di preghiere al dio Tonno.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...-carra-230785/

    Parla Serpelloni: “Cosi' la cannabis light spalanca le porte alla devastazione sociale”
    di Giuseppe Leonelli.
    “La legalizzazione della cannabis light spalanca a scenari sociali devastanti, quello che sta accadendo negli Stati Uniti lo dimostra, ma siamo vittime di una manipolazione della informazione che risponde esclusivamente a logiche economiche”. A parlare è il professor Giovanni Serpelloni, già capo dipartimento anti-droga della Presidenza del Consiglio, attualmente senior fellow all’University of Florida, Drug Policy Institute. Un allarme il suo che parte dalla fotografia della realtà.
    Dottore, partiamo dalla legalizzazione della cosiddetta cannabis light. Gli effetti negativi sugli assuntori sono davvero trascurabili come ipotizza qualcuno?
    “Partiamo da una premessa. Nella cannabis è presente il cannabidiolo (Cbd) e il delta-9-thc (Thc). La prima sostanza farmacologicamente attiva con effetti “rilassanti”, mentre il Thc ha effetti stupefacenti. Il Thc sotto lo 0,6% è legale, anche se non per uso umano. Il punto è che con 30 grammi di cannabis light è possibile, pur con un metodo pericoloso che utilizza il gas butano, estrarre circa 15 milligrammi di Thc. Gli studi dimostrano che per creare effetti psicoattivi sia nell’uomo che nell’animale basta introdurre per via respiratoria 5 milligrammi di Thc, quantità sufficiente a lasciare tracce nel sangue, tanto che chi la assume risulta, per esempio, positivi ai drug test stradali. Quindi è lo stesso concetto di light a essere errato. Non dimentichiamo poi che il Cbd è una sostanza che negli Usa viene usata per la cura della epilessia resistente dei bambini, registrato come farmaco dalla Fda. Lei userebbe un farmaco anti epilettico per rilassarsi? Io sicuramente no”.
    Ha parlato di metodo pericoloso per estrarre Thc. Di cosa si tratta?
    “Si tratta dell’ennesimo paradosso. I negozi che vendono cannabis legale, ma ricordo non utilizzabile e già qui appare assurdo, vendono contemporaneamente bong per fumare, cartine e anche butano con estrattore annesso. Attraverso il butano è infatti possibile estrarre il principio attivo e produrre cosi' una sostanza con Thc fino a 10 volte superiore a quella d’origine. Assieme a istituti di Medicina legale di Parma, Verona e Ferrara abbiamo fatto una sperimentazione con campioni da 4 città diverse (Milano, Ferrara, Parma e Verona) e abbiamo appunto dimostrato che a partire da una sostanza pubblicizzata come innocua si ottiene un principio attivo con capacità certamente droganti. Ad aggravare la situazione il fatto che il gas butano venduto in questi negozi, a differenza di quello usato in cucina, è inodore e incolore e questo lo rende una vera e propria arma. Si tratta infatti di un gas pesante che si accumula nelle cavità ed è fortemente infiammabile: basta una scintilla di energia statica per fare esplodere una abitazione satura di butano. Purtroppo è già accaduto con gravi ustioni e conseguenze drammatiche”.
    Perché ancora non si è vietata la vendita?
    “Il Consiglio superiore della sanità ha consigliato di vietare la vendita di cannabis perché potenzialmente rischiosa per la salute. Mi chiedo anch’io perché il Ministero della Salute non abbia ascoltato le indicazioni scientifiche di un Consiglio che riunisce i maggiori scienziati del Paese in termini di salute pubblica. Anche solo per coerenza la cannabis light non dovrebbe essere vendibile, dire che la si puo' acquistare per profumare l’ambiente significa prendere in giro le persone e la stessa legge che esplicitamente vieterebbe il proselitismo. Eppure anche gli uffici competenti tacciono”.
    Ma quali conseguenze sulla salute provoca la legalizzazione dell’uso di cannabis in generale?
    “Negli Usa, negli Stati dove è stata legalizzata la Cannabis, si è registrato un aumento di incidenti stradali legati all’assunzione di cannabis, un aumento di psicosi nei giovani, di suicidi e un incremento di uso dell’alcol correlato. Ma l’effetto più grave della legalizzazione è un altro: ridurre nei giovani la percezione del rischio dell’uso della cannabis rendendolo quasi “normale”. Questi negozi, con brand attrattivi inducono la falsa idea che sia tutto legale e senza rischi o effetti sulla salute. L’effetto psicologico è in realtà è devastante: riducendo la percezione del rischio automaticamente aumenta l’uso di sostanze e quindi aumentano le persone che possono sviluppare dipendenze. Un dato che si somma al fatto che la coltivazione intensiva ha portato a creare piante di cannabis in grado di produrre una sostanza con principio attivo fino al 40%, contro il 4-5% normalmente presente in natura. E sappiamo anche che il 10% dei consumatori di cannabis sviluppa forme evolutive verso dipendenze da eroina e cocaina”.
    Ma la cannabis ha almeno un valore terapeutico nella cura di alcune malattie come si sostiene di frequente?
    “La cannabis non ha di per sé in assoluto un valore “terapeutico”, nel senso che non cura nulla, puo' invece avere un “uso medico” ad esempio per placare il dolore e la rigidità muscolare nella sclerosi. Non è un distinzione da poco, perché il linguaggio sbagliato contribuisce a creare accettazione sociale dell’uso della droga anche per scopi ricreativi. Anche la morfina o l’oppio sono usati medicalmente e nessuno lo contesta. Nessuno si oppone a un uso della cannabis regolamentato con rigorose procedure di filiera medica e di prescrizione: inaccettabile saltare la fase sperimentale obbligatoria per qualsiasi farmaco per uso umano e inaccettabile è la manipolazione che la vorrebbe capace di curare dalla calvizie al cancro”.
    Se le cose stanno come lei afferma come si spiega una diffusa informazione fortemente favorevole alla legalizzazione della cannabis?
    “Con la spinta e gli interessi economici. Anche la introduzione della cannabis per uso medico è una strategia di marketing adottata da chi aveva interesse a legalizzarla per uso ricreativo. Le do qualche numero: il fatturato della vendita di cannabis del 2017 in Colorado è stato 4 volte quello del McDonald’s. Non solo: come riportato dal britannico Daily mail qualche anno fa, e poi rilanciato anche da diversi quotidiani statunitensi, dalla fine degli anni 90 George Soros ha investito 80 milioni in campagne in tutto il mondo per sostenere la legalizzazione e la Philip Morris è pronta a convertire le proprie filiere produttive alla cannabis. Questi sono i veri interessi che nulla hanno di filantropico o di intento liberale. E intanto come hanno reagito le mafie messicane? Hanno abbassato i prezzi della loro merce illegale, alzato il tasso di principio attivo e hanno invaso l’America di eroina a bassissimo prezzo. Nel 2017 negli Stati Uniti si sono registrati 75mila morti per overdose contro gli appena 270 morti in Italia. Dobbiamo renderci conto della devastazione che la legalizzazione puo' creare, sempre più documentata da dati scientifici a tutti i livelli”.
    Parla Serpelloni: ?Così la cannabis light spalanca le porte alla devastazione sociale? ? Rassegna Stampa Cattolica

  8. #268
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Chi sono i nuovi “democratici”
    Su Twitter una “nazionalista americana” ironizza con efficacia sulla composizione della nuova compagine “democratica” appena insediatasi nelle due Camere americane: «Sembra il cast di una serie di Netflix».
    Quello che in effetti sono riusciti a combinare i rappresentanti dem a pochi giorni dall’inizio dell 116° Congresso è rappresentativo di cosa avrà da proporre nei prossimi anni la “sinistra di governo” internazionale (altro che Netflix):
    Jennifer Wexton, zia di un “bambino transgender”, ha appeso una bandiera dei “diritti dei trans” fuori dal suo ufficio, accanto a quella della Virginia (suo Stato di elezione).
    Kyrsten Sinema (identica alla precedente: il meme NPC conferma ancora la sua validità) si è rifiutata di giurare sulla Bibbia, preferendo la Costituzione.
    Ilhan Omar, di origine somale, celebrata come la prima donna musulmana a essere eletta in una carica negli Stati Uniti, ha potuto entrare alla Camera indossando l’hijab, nonostante un regolamento risalente al 1837 proibisca qualsiasi tipo di copricapo (su questa Ilhan peraltro circolano voci inquietanti, ma ne riparleremo).
    Rashida Tlaib, altra “prima donna islamica”, ha esordito al primo giorno in una conferenza chiamando Trump “bastardo” [motherfucker] e promettendo l’impeachment.
    Alexandria Ocasio-Cortez, astro nascente del Partito (un personaggio talmente demenziale che sembra quasi “inventato” da Trump) ha proposto di aumentare del 70% le tasse “per i più ricchi” (=piccole e medie imprese) e investire gli introiti nella green economy (una mossa intesa probabilmente come mero drenaggio di risorse verso quella che considera la sua base politica, cioè le solite “minoranze assortite”).
    Steve Cohen ha proposto di abolire la regola dei “grandi elettori” (fulcro del sistema democratico americano) perché se alle ultime elezioni si fosse deciso in base al voto popolare avrebbe vinto la Clinton.
    Dunque, per ricapitolare: abolizione della democrazia, dittatura delle minoranze, guerra al buon senso (e al buon gusto), battaglia senza quartiere alla classe media, violazione di qualsiasi etichetta in nome del “progresso”, eccetera eccetera. Are you ready?
    https://totalitarismo.altervista.org...i-democratici/

    https://pbs.twimg.com/media/DwAjcn2V4AEucjp.jpg

    Adesso i Griffin si arrendono:
    “Basta battute sugli omosessuali”
    Da quanto esistono (1999), i Griffin – “Family Guy”, in lingua originale – hanno praticamente irriso e preso in giro tutti: italiani, islamici, vip, politici, cantanti, attori, minoranze, persone con handicap, persino Madre Teresa di Calcutta e il Papa. Sempre con quello stile unico ed irriverente, di cui Seth MacFarlane, il creatore della serie animata, è alfiere.
    I tempi pero' sono cambiati. Cio' che prima lecito ora e faceva ridere, in tempi di #MeToo e politicamente corretto imperante, è drasticamente cambiato e anche la famiglia Griffin si deve adeguare per non urtare le diverse sensibilità che animano il pubblico occidentale. Come? Rinunciando, per esempio, a prendere di mira la comunità omosessuale. Lo scherzo è finito.
    La svolta politicamente corretta dei Griffin: “Basta barzellette sui gay”
    Ad annunciare la svolta sono i produttori Alec Sulkin e Rich Appel, intervistati da TvLine. “Se guardate una puntata del 2005 o del 2006 e la affiancate ad una puntata del 2018 o del 2019, noterete alcune differenze. Alcune delle cose su cui scherzavamo un tempo, perché ci sentivamo a nostro agio nel farlo, ora capiamo che non sono più ammissibili”, hanno spiegato.
    Nella puntata andata in onda domenica scorsa, il personaggio principale dello show, Peter Griffin, dice al presidente Donald Trump che la serie “tenterà di eliminare gradualmente” le barzellette sui gay. Uno scherzo? No, come ha confermato l’intervista rilasciata dai due produttori è tutto vero. E pensare che, nello stesso episodio, Peter diventa per un breve periodo portavoce di Donald Trump: il suo mandato termina quando scopre che il presidente molesta sessualmente sua figlia Meg.
    Il politicamente corretto uccide la satira, parola di Mel Brooks
    Perché i Griffin, che nel corso di 17 stagioni hanno “offeso” e scherzato praticamente su tutto e tutti ora devono “adattarsi ai tempi”. Che significa? Semplicemente che, rispetto a vent’anni fa, il politicamente corretto si è insinuato nella nostra cultura pop e la sta distruggendo dall’interno. Perché dopo incredibile “autocensura” sui gay qualche altra “minoranza” chiederà ai produttori della serie di non esagerare con le battute. E cosi' uno show volutamente provocatorio ed irriverente rischia di diventare annacquato, patinato e senza quel mordente che l’ha reso famoso e celebre.
    La verità è che se continuiamo con questa paranoia politicamente corretta non saremo più in grado di ridere di nulla. Nemmeno di noi stessi. Come ha sottolineato in un’intervista del settembre 2017 Mel Brooks, regista di capolavori come Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankestein Junior, oggi “siamo diventati stupidamente politicamente corretti, il che è la morte della comicità”. Per il celebre regista “la commedia deve destreggiarsi sul filo del rasoio, deve correre rischi. La commedia è il piccolo elfo che sussurra nell’orecchio del re, dicendo sempre la verità sul comportamento umano”.
    Per favore non toccate le vecchiette e Mezzogiorno e mezzo di fuoco, dice “oggi non potrei più produrli. Forse Frankenstein Junior. E spiega: “In Mezzogiorno e mezzo di fuoco uno sceriffo nero verrebbe visto come un’offesa alle persone di colore”, mentre per quanto riguarda il famoso balletto pro-nazista di Per favore non toccate le vecchiette, dice, “mi accuserebbero di normalizzare il nazismo”. Mel Brooks ha ragione: e se non fermiamo questa piega buonista possiamo dire addio alla comicità.
    I Griffin si arrendon al politicamente corretto: "Basta battute sui gay"

    Non più virili ma femministi: lo spot Gillette attacca il patriarcato
    Di Cristina Gauri
    Il femminismo invade anche l’industria dei rasoi. Ve lo ricordate lo slogan pubblicitario Gillette “Il meglio di un uomo”? Da oggi, quale sia “il meglio di un uomo” lo stabilisce il pensiero unico.
    La nuova pubblicità del rasoi di marca Gillette esorta infatti il maschio bianco eterossesuale a compiere un esame di coscienza sulla propria mascolinità e sul modo – problematico – in cui cresce i propri figli. Lo spot, intitolato “We Believe: The Best Men Can Be,” è essenzialmente una generalizzazione, tutta declinata in negativo, su come gli uomini agiscono e pensano. La pubblicità rappresenta ragazzini impegnati in risse o attività da “bulli”, schiere di uomini che cucinano carne davanti a un barbecue, che importunano donne o si rivolgono ad esse con atteggiamento paternalistico: un medley dei cosiddetti atteggiamenti di “mascolinità tossica” tanto stigmatizzati dalle lobby femministe e lgbt.
    Nel polpettone paternalista (o forse sarebbe meglio dire maternalista) c’è anche spazio per alcuni fotogrammi che rimandano al #MeToo. Alla fine dello spot, i vari protagonisti si redimeranno e si spoglieranno di tutte le caratteristiche di virilità “negativa” attribuite da femministe e compagnia bella.
    In un’intervista sul Wall Street Journal, Pankaj Bhalla, il direttore del brand, afferma che lo spot vuole fornire uno spunto di riflessione sui cambiamenti che l’uomo americano (ma è chiaro che la riflessione riguarda soprattutto l’uomo bianco) deve iniziare ad apportare su se stesso. “La nostra azienda vuole incoraggiare gli uomini a dare il loro meglio”, dice Bhalla. “Diamo uno sguardo realistico a cosa sta succedendo oggigiorno, e miriamo a ispirare un cambiamento riconoscendo che il vecchio adagio ‘gli uomini si devono comportare da uomini’ non è più accettabile”.
    Lo spot ha immediatamente suscitato lo sdegno di gran parte della clientela Gillette; in molti hanno espresso il proprio disappunto sui social dichiarando che non si serviranno mai più dei prodotti dell’azienda. Su Youtube i “mi piace” al video sono circa un quinto rispetto alle reazioni di pollice verso.
    Un utente Twitter tuona: “Cerchero' in casa mia ogni prodotto della Procter & Gamble, li gettero' tutti nella spazzatura, non ne comprero' mai più finché tutti gli autori dello spot non verranno licenziati e l’azienda non diffonderà un comunicato di scuse rivolto a tutti gli uomini che ha insultato”. Un altro scrive: “Care donne, la ‘mascolinità tossica’ è accettabile solo quando vi salva da un edificio in fiamme, quando parte per la guerra per proteggere voi e la vostra libertà, o quando porta in salvo cuccioli, gattini o cavalli dagli allagamenti provocati dagli uragani?”
    https://www.ilprimatonazionale.it/se...T80eb2507NpB6Q

    Lo spot moralista Gillette sepolto dalle critiche “cancellate” da Youtube
    Chi ha abbastanza anni sulle spalle ricorderà una bella pubblicità delle lamette da barba Gillette, “il meglio di un uomo”, andata in onda durante gli anni Ottanta. Uomini di successo, campioni nello sport, nel lavoro, nella vita. Mascelloni ben rasati, baciati da donne affascinate.
    Cambiano (in peggio) i tempi, e le reclame si adeguano. L’ultimo spot della casa produttrice di rasoi di Boston è un inno al politicamente corretto. Dipinge uomini violenti, molestatori, sessualmente predatori, prevaricatori… tutto il campionario di luoghi comuni del femminismo “terza ondata” (con un pizzico di razzismo anti-bianco). Morale dello spot: “rinuncia a guardare le cosce a una ragazza in minigonna, sarai una persona migliore”.
    Internet però non perdona. Caricato due giorni fa su youtube nel canale ufficiale della Gillette e visto da 10 milioni di utenti, il video è stato sommerso da una valanga di “non mi piace”. Una quantità di pollice verso che ha sepolto il moralismo dello spot, arrivando a superare il mezzo milione, contro il centinaio di migliaia di “mi piace”. I commenti del pubblico, poi, sono esilaranti: “Grazie a Gillette il ragazzo di mia moglie ha deciso di smettere di picchiarmi dopo aver visto questo video. Ora posso bere il mio latte di soia in pace”; “Gillette, il meglio di un cisgender soy-boy“*; “Basta fare bullismo contro la Gillette! Ringraziamola invece perché promuove il sessismo contro gli uomini!”. “L’amante di mia moglie adora questo spot!”… e via discorrendo.
    Però fra i commenti emerge anche una realtà inquietante. “Settecentomila “non mi piace” ridotti a 500 mila in poche ore. E’ normale che i “non mi piace” scompaiano così facilmente?”, denuncia un utente. “Hanno cancellato il mio “non mi piace” quattro volte”, scrive un altro. E non è da solo. Un enorme numero di visitatori del sito accusa nei propri commenti Youtube d’aver dovuto mettere “non mi piace” più e più volte, trovando il proprio voto negativo cancellato a più riprese.
    Un’esperienza orwelliana toccata anche a utenti italiani, come si legge nei commenti al video sulla pagina satirica di facebook “Capitan Patriarcato“.
    Insomma, il dissenso al moralismo è maggioritario, ma a quanto pare è vietato esprimerlo. Non sia mai la gente normale scoprisse d’essere la maggioranza, e manco tanto silenziosa…
    Il caso. Lo spot moralista Gillette sepolto dalle critiche "cancellate" da Youtube | Barbadillo


  9. #269
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    L’ERBA DEL VICINO NON E' POI COSI' VERDE – ANCHE UN SOLO SPINELLO PUO' CAUSARE MODIFICHE AL CERVELLO DI UN ADOLESCENTE: LO STUDIO HA EVIDENZIATO MUTAZIONI NELLE ZONE DEL CERVELLO RELATIVE ALLA ELABORAZIONE DELLE EMOZIONI, DELL'APPRENDIMENTO E DELLA FORMAZIONE DELLA MEMORIA – E PENSARE CHE I GIOVANI SCELTI PER IL TEST HANNO CONSUMATO CANNABIS MASSIMO DUE VOLTE IN TUTTA LA VITA…
    Anche un solo spinello di marijuana puo' causare modifiche al cervello di un adolescente. E' il risultato di uno studio appena pubblicato sul Journal of Neuroscience.
    L'indagine, condotta su 46 ragazzini e ragazzine di 14 anni provenienti da Francia, Germania, Irlanda e Inghilterra, ha evidenziato mutazioni nelle zone del cervello relative alla elaborazione delle emozioni, all'apprendimento e alla formazione della memoria. I giovani scelti per il test hanno consumato cannabis una o al massimo due volte in tutta la loro breve vita.
    Lo scopo dello studio era proprio quello di capire se avessero o meno ragione tutti quelli che sostengono che "uno o due spinelli non fanno nulla" o e se invece anche una sola esperienza possa avere effetti sul nostro cervello.
    I risultati sembrerebbero confermare questa ipotesi anche se lo studio non ci dice cosa significhi l'aumento del volume della materia cerebrale registrato. I ricercatori hanno notato che l'allargamento della materia grigia contraddice il normale sviluppo adolescenziale.
    Gli scienziati spiegano che i risultati possono essere interpretati in modo diverso e persino opposto.
    In genere, all'età di 14 anni, «le regioni corticali del cervello stanno attraversando un processo di assottigliamento», ha detto ad Nbc News Hugh Garavan, autore dello studio e professore di Psichiatria presso la University of Vermont School of Medicine.
    Questo processo rende il cervello e le sue connessioni più efficienti. «Una possibilità - ha proseguito - è che l'uso di cannabis abbia distrutto questo processo di assottigliamento, con conseguente aumento dei volumi (cioè, un'interruzione della tipica maturazione) negli utilizzatori di cannabis.
    Un'altra possibilità è che l'uso di cannabis abbia portato ad una crescita dei neuroni e delle connessioni tra loro».
    un solo spinello di marijuana può causare modifiche al cervello di un adolescente - Cronache

    COPPIA GAY ADOTTA BIMBO: STUPRATO E FATTO STUPRARE DA ALTRE COPPIE
    QUESTA E’ LA STORIA DI JOHN, CHE AVEVA 6 ANNI QUANDO TUTTO E’ FINITO
    Perché tutto inizio' molto prima. Inizia quando Mark Newton e il suo ‘ragazzo americano’, di nome Peter Truong, comprano un bambino à la Vendola, pagando 8.000 dollari ad una donna russa in un’adozione più o meno illegale. Da allora, in Russia l’adozione gay è illegale per legge.
    Fino a qui un’esperienza ‘normale’ in ambienti gay e non solo (noi siamo contro la ‘surrogata’ anche per coppie normali), anche il parlamentare PD che ha fatto denunciare dal suo ‘amico’ Vox ha ottenuto in questo modo un bambino, usando una donna come come madre surrogata e con lui tanti altri, più o meno noti.
    La coppia gay non era una coppia qualunque, ma composta da due attivisti. Di quelli che vanno ai Gay Pride, che vengono intervistati per spiegare quanto è giusta l’adozione gay.
    Avevano rilasciato un’intervista ad un giornalista di ABC nel Queensland, nel 2010, proprio sulla loro battaglia per avere un figlio come coppia gay, dal titolo: due padri sono meglio di uno.
    L’abuso sessuale è iniziato quando il bambino aveva solo 20 mesi e la polizia ha trovato ore e ore di video che documentano l’abuso. Cose terribili. Inenarrabili.
    Grazie alle indagini di ABC TV Four Corners, riportate da The Australian, la coppia ha portato il bambino in giro per il mondo per circa sei anni in una sorta di tour gay dell’orrore: permettendo ad altre coppie gay di abusarne sessualmente, mentre loro filmavano gli atti.
    Gli atti omosessuali – saremo crudi – includevano rapporti orali e anali. Ad un bambino di 20 mesi.
    Più di 80 ore di filmati sono stati scoperti dalle indagini della polizia. La coppia ha permesso ad ‘almeno’ otto gay di abusare sessualmente del loro ‘stepchild’.
    I video di abusi sessuali venivano poi diffusi su un sito gay internazionale conosciuto come Boy Lovers Network.
    La ‘coppia’ veniva idolatrata da parte degli altri omopedofili, per la capacità di volare in tutto il mondo abusando il bambino e lasciando che gli altri abusassero di lui sessualmente, facendola franca. Semplice: erano i suoi genitori. Chi poteva fermarli? Chi potrà fermare i loro epigoni in Italia con la legge Cirinnà?
    Il mondo perfetto della Globalizzazione: senza confini, né fisici, né morali.
    Gli otto gay che hanno commesso atti sessuali sul ragazzo provenivano da Australia, Stati Uniti, Germania e Francia. La coppia gay è alla fine stata arrestata ed entrambi stanno attualmente scontando la loro pena negli Stati Uniti
    Appena prima di sentire la sentenza, uno dei, Mark Newton, ha detto che essere padre è stato un onore e un privilegio, e i sei anni che ha trascorso con il bambino sono stati i migliori anni della sua vita. Agghiacciante.
    Prima di essere arrestati, i due stavano cercando di comprare un secondo bambino. Avevano offerto ad un’altra donna, una malese, 100.000 dollari per fare da madre surrogata. Lui è stato salvato, ma quanti, mentre leggete queste parole, non li stiamo salvando?
    https://voxnews.info/2019/01/28/copp...-altre-coppie/

    Il sentimento non cambia la natura, né il mio corpo
    Noi apparteniamo al postmoderno, e la caratteristica del postmoderno è che il sentimento vale più della realtà. L’ importante è come ti senti. Il Signor Vladimir Guadagno si sente una donna, la signora Fedeli si sente laureata, io mi sento una strafiga imperiale e poi soprattutto, si', io di questo sono certissima, sento di avere la taglia 42. Sono andata a comprarmi una giacca e ho detto alla commessa mi serve una giacca blu taglia 42. La commessa mi ha detto “Signora… 48/50!” Allora sono andata dal mio avvocato e perché volevo denunciarla per discriminazione e istigazione all'odio razziale. Il mio avvocato mi ha detto: “ Dottoressa, prenda 10 gocce di Valium, respiri lungo… vedrà che si sente meglio e la pianta di dire fesserie!”
    Aveva ragione il mio avvocato! Noi dobbiamo restare attaccati alla realtà. La realtà dei nostri figli è di essere maschi o femmine; fanno eccezione a questa regola alcune persone - fortunatamente un numero bassissimo - una percentuale dello 0,00000qualche cosa, che a causa di danni cromosomici, genetici, endocrinologici o anatomici non possono identificarsi in nessuna delle due possibilità, ma sono casi rarissimi, sono malattie esattamente come abbiamo bambini che non hanno 4 arti e 20 dita o che hanno due teste: in realtà fratelli siamesi col corpo in comune.
    Dato che noi siamo natura e cultura il bambino deve essere addestrato ad essere maschio e la bambina addestrata ad essere femmina, con i modelli: il modello genitoriale e soprattutto con la stima tra i due genitori. Se papà e mamma si insultano, il bambino poi non è sicuro che vuole essere maschio e la bambina non è sicura che vuole essere femmina, cominciamo a fare disastri.
    Il secondo modello: le narrazioni. Le fiabe, principalmente, esprimevano il ruolo maschile femminile, a volte anche accentuato in maniera quasi caricaturale, come deve essere nelle cose che hanno una funzione didattica. Raccontiamo ai nostri figli che lo scopo degli uomini è amare le donne e lo scopo delle donne è amare gli uomini, e lo scopo di entrambi è amare i bambini che hanno messo al mondo.
    Quando il processo di identificazione col proprio sesso non ha funzionato, allora si ha la sensazione che la mente e il corpo non coincidano. I cromosomi non sbagliano. L’errore è della mente, ed è la mente che deve essere guarita. Occorre identificare i traumi che hanno impedito il processo di identificazione e risolverli, per arrivare all’armonia. Nella stragrande maggioranza dei casi, oltre l'80%, la cosiddetta disforia di genere del bambino si risolve da sola alla pubertà con l'arrivo degli ormoni sessuali. Bloccare la pubertà quindi è un errore medico, un abuso di minore lo definiscono i pediatri americani.
    Sottoporre un corpo sano ad amputazione, bombardamenti ormonali, interventi dolorosissimi e irreversibili, che, secondo le statistiche, moltiplicano i rischi di suicidio, esula dall’obbligo della medicina di non nuocere.
    Il sentimento non cambia la natura, né il mio corpo - La Nuova Bussola Quotidiana

    Demonizzazione della virilità che mette in pericolo i ragazzi di questa generazione e di quelle che verranno se nessuno corre ai ripari
    Conoscere, per non subire.
    Vi proponiamo, nella nostra traduzione da LifeSiteNews, un articolo che illustra le aberranti «linee guida» della rivoluzione antropologica che avanza mietendo molte vittime senz'alcuna reazione autorevole da parte di legislatori senza etica epigoni di pastori senza fede.
    Da quel che leggiamo di seguito la cosa appare più grave di quanto si potesse immaginare perché la pseudoscienza del gender si è insinuata capillarmente nelle agenzie informative e formative. Perfino la RAI - nonostante il cambio al vertice che molto lasciava sperare ma che dire deludente è poco - nella trasmissione Alla Lavagna, andata in onda due sere fa in seconda serata su Raitre, ha scelto di indottrinare i bambini attraverso vere e proprie lezioni sul cambio di sesso tenute da Vladimiro Guadagno, alias Luxuria. Non è altro che la vulgata liberal contro la virilità....
    E cerchiamo di non dimenticare cos'è la virilità: In latino, sia vir che homo significano "uomo". Ma vir riguarda l'uomo... "virile", virtuoso, serio, estraneo al sentimentalismo (attenzione: non al "sentimento", ma al "sentimentalismo"), capace di sacrificarsi, desideroso di darsi una disciplina, di sacrificarsi per un bene più alto, pronto anche al martirio. Solamente la parola vir possiede la connotazione dell'uomo eroe ed è inoltre la parola più spesso utilizzata per "marito", dove la vera famiglia è composta da un uomo e da una donna.
    La American Psychological Association demonizza la virilità e mette in pericolo i ragazzi con le sue nuove ‘linee guida’
    L’American Psychological Association (APA) – l’associazione di psicologi più grande e professionale degli Stati Uniti – sta promuovendo le sue nuove, dannose Linee guida per la pratica psicologica coi ragazzi e con gli uomini., basate su definizioni e nozioni non edotte dal mondo della scienza bensi' raccapezzate dalla cultura di massa pervasa dalle ideologie LGBT.
    Non vi è niente di familiare o di rassicurante da cercarvi. Il messaggio principale che l’APA vuole imporre a tutti è che i suoi esperti sono arrivati alla conclusione secondo la quale “la virilità tradizionale… è, nel complesso, dannosa”.
    “Cos’è il genere negli anni Dieci del XXI secolo?”, si chiede il Dottor Ryon McDermott, psicologo dell’università dell’Alabama del Sud, uno di coloro che hanno collaborato alla stesura delle bozze delle linee guida per gli uomini. “Non è più la mera dimensione binaria maschio-femmina”.
    McDermott, in un’eloquente dichiarazione in chiusura dell’articolo dell’APA che introduce le nuove linee guida, lascia trapelare il vero motivo segreto dell’associazione: “Se riusciamo a cambiare gli uomini, riusciremo a cambiare il mondo”.
    E' esattamente cio' che l’APA si propone di fare col suo sconvolgente documento di 16.000 parole, che coniuga una terminologia altamente tecnica col gergo dei guerrieri della giustizia sociale.
    Come uomo che ha trattato l’attrazione tra persone dello stesso sesso per tutta la vita e che ha una grande familiarità col mondo LGBT, riesco a vedere le linee guida dell’APA per quello che sono: un tentativo diabolico di minare non solo la mascolinità, ma la famiglia, il matrimonio e la legge naturale. E le persone maggiormente danneggiate da queste nuove raccomandazioni saranno quelle che sono più vulnerabili all’interno della nostra società, vale a dire i ragazzi.
    Sembra quasi che l’APA voglia convincere i ragazzi e gli uomini a sentirsi a disagio con se stessi, inducendoli a mettere in questione quotidianamente ogni loro pensiero, impulso e azione e la loro stessa natura. “L’ideologia maschile tradizionale” viene dipinta come una realtà problematica, contrariamente all’omosessualità, alla bisessualità e al transessualismo.
    Delegittimando la virilità tradizionale, l’APA cerca di creare un contesto sociale più accogliente per la fioritura del mondo LGBT.
    I termini presentati all’inizio delle linee guida stabiliscono il tenore dell’intero documento. L’elemento più raccapricciante è l’inclusione del termine “cisgenere”, che l’APA utilizza attualmente per riferirsi alle persone il cui sesso biologico è in linea con la loro “identità di genere”, come se cio' si trattasse di una condizione umana anormale.
    L’“eteronormatività” della società viene attaccata per costruire false supposizioni sulla natura del maschio, e viene criticata per il fatto che creerebbe uno “stress da minoranza” nei “gay, nei bisessuali, nei transessuali, e negli individui non conformi col loro genere”, i quali potrebbero sentirsi “costretti ad adottare ruoli maschili dominanti”.
    Il diabolico attacco dell’APA contro i ragazzi
    Quando ero ragazzo – tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta – ho sperimentato il tormento dell’attrazione per persone dello stesso sesso e ho dovuto accettare un certo grado di incertezza sulla strada che la mia vita avrebbe preso e perché. Ma almeno, all’epoca, potevo sapere entro certi limiti cosa avesse in serbo il futuro per me, poiché tutti intorno a me ribadivano una verità molto semplice: sarei cresciuto, sarei diventato un uomo, mi sarei sposato e avrei avuto una famiglia.
    Oggi i giovani ragazzi non godono più di questa certezza, perché il mondo adulto che li circonda – con il gran contributo dell’APA – gli sta togliendo il terreno di sotto i piedi. Oggi si piazza sulla virilità un’etichetta di avviso di alto pericolo, non pero' sulle deviazioni dalla “maschilità tradizionale”.
    Questo – portato alle sue logiche conclusioni – è il discorso che l’APA vuole indurre i genitori a trasmettere ai loro figli:
    Potresti diventare gay;
    Potresti diventare bisessuale;
    Potresti diventare androgino;
    Potresti diventare un travestito o un transessuale, come quella gente strana che ti legge racconti nelle drag queen story hours in biblioteca;
    Essenzialmente, potresti diventare donna;
    Quando sarai grande potrai decidere di farti amputare chirurgicamente il pene, di prendere ormoni e farti crescere il seno. Addirittura, puoi anche già assumere degli inibitori della pubertà se ti va;
    Puoi sviluppare un’identità sessuale che nessuno ha mai concepito prima e decidere da te di che cosa si tratti.
    Ah, dimentivavo, esiste anche un’altra possibilità:
    Potresti diventare uomo – un uomo romanticamente e sessualmente attratto dalle donne che un giorno sposerà la ragazza di cui si è innamorato. Ma se lo fai, dimostri di esserti “conformato alle norme maschili”, che secondo l’APA sono “psicologicamente dannose” e quindi non buone per la società.
    Tutto cio' che un tempo si dava per scontato – una fonte di grande conforto e rassicurazione mai messa in questione – sembra oggi una realtà lontanissima.
    Gli adulti di cui un ragazzo si fida di più – i suoi genitori, i suoi insegnanti, i suoi parenti adulti e i suoi vicini – sono oggi ammaestrati dai 117.500 “esperti” psicologi dell’APA, che raccomandano loro di sottrarre ai loro ragazzi l’“ideologia maschile tradizionale” e di nascondere la verità sulla sua natura assolutamente biologica. Facendo questo, si sentono sofisticati e “a posto”.
    Forse sono indotti a temere che in futuro i loro figli – in un’epoca più avanzata della vita – possano rinfacciare loro: “Mi sentivo differente e nessuno mi ha capito e appoggiato”. Ma in questo modo sacrificano il 98% dei ragazzi che non sperimentano mai attrazione per persone dello stesso sesso, a favore di quella percentuale infinitamente inferiore – il 2% – che sperimenta confusione (di solito temporanea) riguardo la propria identità sessuale.
    Come osa l’APA far questo ai ragazzi e ai giovani uomini? Demonizza la “maschilità tradizionale” affermando che è estremamente destabilizzante per i ragazzi.
    Non solo, ma è anche terribile minare la virilità dei padri dei ragazzi e delle altre figure maschili adulte importanti che li circondano, inducendoli a mettere in questione i valori più importanti che possono trasmettere ai loro figli.
    Chiesa e post concilio: Demonizzazione della virilità che mette in pericolo i ragazzi di questa generazione e di quelle che verranno se nessuno corre ai ripari

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Realtà più che fantasia: si realizza il mondo alla rovescia
    Il Mondo alla rovescia si è finalmente realizzato? Di certo è la prima volta nella storia che si assiste a un capovolgimento cosi' radicale del senso comune e della morale naturale. Il topos dell’immaginario collettivo che ha avuto grande fortuna narrativa e iconografica nell'antichità è solo una arguta anticipazione...
    Gli scolari picchiano il maestro; i bambini educano i genitori; gli uomini cucinano e le donne imbracciano il fucile; il cane mangia a tavola; i malfattori mandano in galera i poliziotti.
    Non sono foto-notizie dall’ultima rassegna stampa settimanale, ma i soggetti delle miniature medievali, delle xilografie settecentesche e di mille altre raffigurazioni del “Mondo alla rovescia”.
    Si tratta di un to'pos dell’immaginario collettivo che ha avuto grande fortuna narrativa e iconografica almeno a partire dagli antichi Egizi, passando per la letteratura greco-romana, il Medioevo e l’epoca moderna fino al ‘900, quando questa tradizione, misteriosamente, si interrompe.
    Tra gli incunaboli, le cinquecentine e i pamphlet del Secolo dei Lumi si sfogliano ingenue e buffe raffigurazioni che riportano: il pescatore sott’acqua pescato dai pesci, il contadino messo all’aratro dal bue, il cuoco infilato su uno spiedo e spennellato d’olio dalle oche, il cervo che spara al cacciatore, il maniscalco ferrato dal cavallo, e cosi' via.
    Prende una vertigine, tuttavia, quando qui e là spuntano quegli assurdi capovolgimenti dell’ordine naturale e sociale che oggi si sono realizzati per davvero. Cosa avrebbero pensato quegli antichi miniatori se avessero osservato il “Carnevale cronicizzato” del nostro tempo?
    Sulle orme dei monaci amanuensi, potremmo disegnare nuove vignette perfettamente in stile: il giudice si impone sul governante, il politico fa il giullare e il giullare scende in politica; la madre rivendica il diritto di uccidere la prole e il medico sopprime l’ammalato; l’omosessuale si sposa e vuole generare figli; il prete balla alla Messa e assolve il peccatore impenitente che sfila orgoglioso per la città.
    Nella “Nave dei folli” del terzo millennio, la minoranza detta legge alla maggioranza, i diritti sono slegati dai doveri, il bambino comanda in casa e l’insegnante viene malmenato dai genitori; l’eroe di guerra è dimenticato e si riabilita il disertore; il poliziotto è disarmato, il ladro risarcito, il carcerato liberato, l’assassino compatito e il rapinato che si difende viene mandato in prigione.
    E’ la Coena Cypriani 2019, in cui il Papa lava i piedi all’islamico, il cibo è servito al tavolo dai cardinali, a condizione che non si mangi il povero agnellino (sarebbe un omicidio); è il convito surreale dove l’uomo si presenta depilato, la donna acconciata da maschio e i cani hanno preso il posto dei figli; a tavola si dà del tu ai vecchi per non offenderli, mentre l’ospite spadroneggia e il padrone di casa sloggia.
    E’ il Berlingaccio dei giorni nostri dove lo sterco e l’urina vengono esposti nei musei, i cantanti beceri e stonati riempiono i teatri e i comici volgari diventano ambasciatori di cultura.
    Insomma, si potrebbe continuare a lungo con la grottesca serie di attualissimi “tarocchi inversivi”, magari immaginandoli riprodotti in gradevoli incisioni acquerellate.
    Il Mondo alla rovescia si è finalmente realizzato? Di certo è la prima volta nella storia che si assiste a un capovolgimento cosi' radicale del senso comune e della morale naturale.
    Realtà più che fantasia: si realizza il mondo alla rovescia - La Nuova Bussola Quotidiana

    “CON LA SODOMIA VI BECCATE UNA MALATTIA” – SILVANA DE MARI TORNA ALLA CARICA A “LA ZANZARA”: “SI PUO' CAMBIARE IL COMPORTAMENTO GAY. GLI OMOSESSUALI SI AMMALANO PIU' DEGLI ALTRI PERCHE' USANO IL TUBO DIGERENTE PER FARE SESSO” – “NON SI PUO' CAMBIARE SESSO, E' UNA BALLA. L’INTERVENTO CONSISTE NELL’AMPUTAZIONE DEI TESTICOLI E DELLO SCROTO PER FARE UNA VAGINA, MA LA VAGINA NON PUO' ESSERE IMITATA. E' UN BUCO CHE DEVE…”
    “Si puo' abbandonare il comportamento gay. Come dimostrano molti ex gay. Ci vuole una volontà di acciaio, una roba da marines. Gli ex gay sono più numerosi dei gay”. Lo dice la dottoressa e scrittrice Silvana De Mari a La Zanzara su Radio 24. Silvana De Mari è stata recentemente condannata per diffamazione ai danni degli omosessuali e del movimento Lgbt.
    “Chi ha un comportamento gay per tutta la vita è il 2 per cento o poco meno della popolazione – continua la De Mari e chi invece è stato gay per un periodo della vita è l’8 per cento della popolazione. Una società in cui l’uomo ama la donna e viceversa e mettono al mondo e amano dei bambini è una società più felice. I gay sono il 2 per cento ma sono il 50 per cento di nuovi casi di Aids e l’80 per cento di nuovi casi di sifilide.
    Per anni i medici che dicevano che c’era una correlazione tra fumo e cancro venivano denunciati e condannati. Succede lo stesso adesso sui gay. Che si ammalano più degli altri perché usano il tubo digerente per fare sesso, e non è portato per quelle attività”.
    “Tutti gli ex gay – dice ancora - dichiarano di essere più felici da ex e molto più equilibrati. Non ho mai conosciuto un gay con un equilibrio pieno. C’è una grossa percentuale di omosessuali con un gran numero di partner, hanno 140 volte più degli altri il rischio di beccare l’Aids. C’è chi arriva ad avere 400 partner l’anno. Più di uno al giorno. Voi non avete mai visto morire una persona di Aids, io si'”. Poi rivela: “Conosco molti gay, che si fanno chiamare Gey, e si rendono conto che il sesso anale è qualcosa di negativo. Il sesso serve per la riproduzione. Due maschi insieme si possono strofinare, si', vabbè, essere contenti. Ma la sessualità non è questo. Con la sodomia invece vi beccate una malattia. E poi ci perdete qualcosa. Il sesso col diverso è più bello”.
    Perché lei è contro il cambio di sesso?: “Non si puo' cambiare sesso. Non è possibile. Sono un chirurgo e lo so. Il nostro sesso è inciso in tutte le nostre cellule. Gli intersessuali sono molto rari, sono quelli che non nascono con un sesso ben definito. I trans invece sono uomini o donne. Il corpo di Wladimiro Guadagno è un corpo sano, è un maschio sano con protesi mammarie. Lui ha avuto la grandissima saggezza di conservare pene e testicoli. La nostra mente nasce dal nostro corpo, non puo' essere in disaccordo. Se la mente non si adatta al corpo quella che dovrebbe essere aiutata è la mente. Ma cambiare il corpo significa aggredirlo, ci sono tantissime persone che si sono atrocemente pentite. E il compito della medicina è non nuocere”.
    “L’intervento di cambio sesso - dice la De Mari - consiste nell’amputazione dei testicoli e dello scroto per fare una nuova vagina, ma la vagina non puo' essere imitata. E’ un buco che deve essere tenuto aperto. Sono persone che si odiano. Il corpo cercherà di cicatrizzare ogni giorno. La neovagina è una cavità che deve essere dilatata ogni giorno, deve essere tenuta aperta. Le persone che si sottopongono a questi interventi moltiplicano per 20 il rischio di suicidio. E dunque col denaro pubblico si fanno interventi che moltiplicano per 20 il rischio di suicidio e rendono malato un corpo sano. Il cosiddetto cambio di sesso non puo' essere fatto con soldi pubblici e anche la pubblicità in tv di queste cose non va fatta”.
    “Adesso – prosegue - stanno convincendo i bambini a cambiare sesso. E’ un fiume di denaro, con i farmaci stanno cercando di bloccare la pubertà. Ci sono grandi interessi in ballo. Grazie a Real Time e altre trasmissioni si spiega ai bambini che possono diventare maschi o femmine. Oggi uno guarda la tv e puo' pensare di cambiare sesso”.
    Cosa sono i trans per lei?: “I trans hanno una mente che non riconosce il proprio sesso. Il problema è la mente. Come agire? Bisogna modificare la mente. Nel 90 per cento dei casi alla disforia di genere è associato un disturbo psichico, cioè un’altra patologia. Compresa la schizofrenia, nel dieci per cento dei casi. Da queste cose si puo' guarire. Un uomo che vuole diventare donna deve essere seguito anche da un neuropsichiatra. Non possiamo far cambiare sesso a uno che ha problemi di altro tipo, altrimenti facciamo altri danni”
    silvana de mari a 'la zanzara': 'i gay si ammalano di piu' perche' usano il tubo digerente per...' - Media e Tv

    Il Cardinal Canizares: "Gender la più grande minaccia per l'umanità"
    Per l'Arcivescovo di Valencia l'ideologia di genere "porta al deterioramento della nostra umanità".
    Matteo Orlando
    Durissimo affondo sul gender da parte di un alto prelato della Chiesa Cattolica.
    In occasione della presentazione di #Yoelijo, una campagna a difesa della libertà di istruzione in 730 scuole e presso 150 mila famiglie della Comunità Valenciana, l'Arcivescovo di Valencia, il Cardinale Antonio Canizares ha dichiarato che "la più grande minaccia che l'umanità vive in questi momenti è la minaccia dell'ideologia di genere.
    E' una minaccia molto seria, perché porta al deterioramento della nostra umanità. Senza umanità non c'è società, senza uomini non c'è convivenza. Senza la verità sull'umano non ci sarà mai un insegnamento veramente umano e umanizzante".
    Per il cardinale spagnolo imporre l'ideologia gender, anche attraverso delle pene terribili, "è qualcosa che non possiamo sopportare e tollerare" per questo ha invitato i cattolici a mobilitarsi avverso l'ideologia gender, attraverso tutti i mezzi possibili come i social network, la televisione, le conferenze stampa, e "in mille altri modi".
    "Imporre un'antropologia attraverso l'insegnamento è un crimine", ha attaccato Canizares. Questo perchè "viola la coscienza dei piccoli nei loro primi anni di vita e li vuole temprare e modellare conformemente a convinzioni che non sono quelle che aiutano a far crescere l'umanità nella verità e nella libertà".
    Il Cardinale ai partiti di destra e a quelli di sinistra ha detto che "dovrebbero imparare che sia la libertà religiosa che quella di educazione sono fondamentali per una società pacifica".
    Partecipando alla presentazione della campagna per l'istruzione gratuita #Yoelijo, iniziativa tenutasi presso il palazzo Arcivescovile di Valencia, il Cardinale ha ricordato che sia in Spagna che in altre nazioni "leggi e regolamenti minacciano la libertà d'educazione e spesso la violano. Vogliono imporre dittatorialmente l'ideologia di genere a tutti i livelli di istruzione".
    Per Canizares ai genitori dovrebbe essere garantito il diritto costituzionale di educare i loro figli secondo le loro convinzioni morali e religiose. Di conseguenza, "non è l'Amministrazione, lo Stato, che decide o concede come grazia la libertà ai genitori di educare i figli, perché questo è un diritto inalienabile. Quando non c'è pieno esercizio della libertà di educazione è in gioco la libertà della società. I tagli o gli impedimenti alla libertà di istruzione influiscono in modo decisivo sulla famiglia e la mettono in pericolo".
    Il Cardinal Cañizares: "Gender la più grande minaccia per l'umanità"

    NUOVI DELIRI
    Ecco il «compost umano», l’ultima deriva nichilista
    Katrina Spade è una designer di Seattle che ha avviato un programma pilota per riuscire a compostare cadaveri umani da usare poi come concime. Si rimane costernati di fronte a questa nuova trovata tra il macabro e l’ecologico.
    “Polvere sei e polvere ritornerai” dovrà essere sostituito da “Compost sei e compost ritornerai”. La storia è questa. Katrina Spade è una designer di Seattle. Presso l’Università del Massachusetts inizia a fare ricerche sugli stadi di decomposizione del nostro corpo. Un giorno le viene un’idea mentre parla del compostaggio animale con un’amica: realizzare un compost umano.
    Come è noto, il compost è il risultato della decomposizione di materie organiche, soprattutto vegetali, usato per fertilizzare il terreno. Ecco, la Spade ha avviato un programma pilota di 75.000 dollari presso la Washington State University per riuscire a compostare cadaveri umani da usare poi come concime in agricoltura. Si chiama “human composting”. Il procedimento è il seguente: il caro estinto viene imbalsamato, avvolto in un sudario e poi inserito in un cilindro dove c’è materiale organico che aiuterebbe la decomposizione rapida, quali trucioli di legno, erba medica e paglia. Il procedimento è cosi' celere che nel giro di un mese il nonno Adalgiso è diventato compost. Il principio rovescia quello seguito dagli antichi Egizi: conservare il corpo il più a lungo possibile mummificandolo.
    L’idea del compostaggio umano soddisfa due esigenze: ridurre i costi dell’inumazione e l’impatto ambientale. In merito al primo aspetto trasformare il de cuius in qualche chilo di concime costerebbe 5.500 dollari, contro i 7.000 della sepoltura tradizionale, secondo i dati della National Funeral Director Association. In merito al secondo aspetto l’ecomorte farà felici gli ambientalisti per più motivi. In primo luogo, ci raccontano gli esperti, la sepoltura normale lascia percolare nel terreno sostanze chimiche pericolose, non cosi' l’human composting. In secondo luogo non poteva mancare il problema della CO2. Nonno Adalgiso, varcando le soglie dell’eternità come fertilizzante, rilascia meno anidride carbonica rispetto alla cremazione. Insomma il compost umano è una trovata geniale per un funerale ecosostenibile e dimostra senso di responsabilità ambientale del defunto e dei parenti…
    Tutto è pronto per iniziare a compostare gli esseri umani, manca solo l’ok dello Stato di Washington. I democratici avevano già provato a introdurre l’human composting nel 2017, ma senza successo a motivo dell’opposizione della Chiesa Cattolica. Ora tornano alla carica. Secondo il democratico Jamie Pedersen, l’idea ha trovato - è proprio il caso di dirlo - terreno fertile tra i cittadini, «entusiasti di avere una differente alternativa per se stessi», ha raccontato a Nbc News.
    Chi rimane costernato di fronte a questa nuova trovata tra il macabro e l’ecologico e quindi tra il nero funereo e il verde ambientalista, perché poca rispettosa della dignità umana, potrebbe trovarsi a superare questa obiezione: il compostaggio umano riproduce cio' che avviene in natura dopo una sepoltura, ma solo più velocemente. Le cose non stanno proprio cosi'. La sepoltura è un rituale da sempre religioso e anche quando fosse realizzato con spirito ateo sopravvive un certo rispetto per le spoglie mortali, pur consapevoli che quelle spoglie saranno cibo per i vermi. Quindi la sepoltura vuole esprimere sempre rispetto per il defunto e con dolore si tollera che l’amato diventi concime, si sopporta questo tragico effetto del peccato originale che ci ha fatto appunto mortali. Nel caso dell’human composting, invece, l’effetto tollerato e non ricercato, diventa fine voluto direttamente e addio al rispetto per la persona che non c’è più. In sintesi, la persona viene usata come concime e il funerale è solo un pretesto.
    Il compostaggio umano esprime compiutamente la deriva nichilista e immanentista in cui stiamo affogando. L’uomo è solo materia organica, privo di anima, non vale niente. E infatti già oggi viene ucciso nel ventre della propria madre e su di lui si compiono esprimenti letali quando non è ancora venuto alla luce. Giusto allora che venga usato anche come sterco. L’uomo è solo fango, Dio non ha mai insufflato in esso un’anima immortale. Per questo motivo l’uomo non viene da Dio e non ritorna a Lui dopo morto, ma viene dalla dea Terra e ritorna a essere terra una volta che ha chiuso gli occhi per sempre. Inoltre è da decenni che ci dicono che l’uomo non è ecosostenibile, che è l’ospite meno gradito del pianeta Terra. Ora con il fertilizzante umano l’uomo ha la chance di riscattarsi addirittura dopo morto, di avere non solo il pollice ma tuto il corpo verde, ha dunque la possibilità di impattare meno nell’ambiente, risarcendo un poco, da morto, tutti quei danni che da vivo sta facendo. Inoltre l’human composting è l’apogeo del riciclo che qui tocca vette insperate: riciclare anche gli esseri umani. Non si butta via niente, come e meglio del maiale.
    Ecco il «compost umano», l?ultima deriva nichilista - La Nuova Bussola Quotidiana

 

 
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