Orban: «Il vero problema dell'Ungheria è il debito pubblico e la nostra Costituzione lo combatte»
Il premier ungherese Viktor Orban ha tenuto un discorso di 45 minuti sullo stato della nazione. Ha difeso la nuova Costituzione, ricordando che il problema del paese è l'enorme debito pubblico e privato lasciato dai precedenti governi socialisti.
Nel discorso annuale sullo stato della nazione, il primo ministro ungherese Viktor Orban, che a leggere i giornali sembra essere più pericoloso di Assad, ha difeso la nuova Costituzione e parlato dei veri problemi del paese. Il premier ha fatto un intervento di 45 minuti, sottolineando che il vero guaio dell'Ungheria è l'enorme debito pubblico e privato, che i precedenti governi socialisti hanno lasciato al paese prima del 2010.
Ignorando le accuse per la nuova Costituzione che sono piombate su di lui e il suo partito Fidesz, a cui gli ungheresi hanno consegnato i due terzi del Parlamento, Orban si è detto «orgoglioso della nuova e moderna Carta costituzionale, la prima in Europa a prescrivere la diminuzione del debito pubblico e il pareggio di bilancio». «Il debito è un ottimo affare se ti trovi dalla parte giusta» ha aggiunto, alludendo al fatto che tutte le critiche alla nuova Costituzione si indirizzano su libertà di stampa, aborto e religione per colpire il serio impegno di ridurre il debito e la volontà di gestire per la prima volta le finanze in modo responsabile.
Sarkozy ribadisce il no a eutanasia e matrimoni gay
Un no deciso all’eutanasia e ai matrimonio gay. I candidati elle elezioni presidenziali in Francia, che si terranno il 22 aprile (primo turno) e il 6 maggio (secondo turno), scaldano i motori. E Nicholas Sarkozy, in un’intervista uscita oggi sul Figaro Magazine, ribadisce due punti fermi del suo programma, che lo contrappongono frontalmente al candidato socialista François Hollande. “Nessun sistema può funzionare senza il rispetto delle istituzioni, delle regole e della famiglia” ha detto Sarkozy. Mentre per quando riguarda l’eutanasia, ha sottolineato come “questa rischierebbe di portarci verso derive pericolose e contrarie alla nostra concezione dell’essere umano”.
Nel gennaio 2011 Sarkozy aveva già espresso nettamente la sua opposione a legalizzare la cosiddetta “dolce morte”, per usare il lugubre eufemismo, esprimendo la preoccupazione per le possibili “pressioni sui medici nel compiere atti letali contrari alla loro coscienza e alla loro deontologia”. Per il leader dell'Ump la Legge Leonetti, quella del 2005 sul fine-vita, è “equilibrata” e fissa un principio, “il rispetto della vita”.
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Russia: la religione a scuola diventa obbligatoria
Vietata durante il periodo sovietico, la materia era ritornata nel 2009 in alcune regioni del paese
ROMA, martedì, 14 febbraio 2012 (ZENIT.org) - Il primo ministro russo Vladimir Putin ha approvato il decreto che sigilla il ritorno dell’insegnamento della religione in tutte le scuole dell’enorme Paese. Lo riferisce oggi l’agenzia AsiaNews.
Come ricorda il sito del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), dopo l’esperienza “positiva” di un programma pilota avviato nel 2009 sui banchi delle scuole medie di un gruppo di regioni prescelte, la materia diventerà obbligatoria dal prossimo anno scolastico.
Gli alunni delle scuole elementari e medie dovranno iscriversi a corsi generici sui “fondamenti della cultura religiosa”, oppure, in alternativa, frequentare un corso su una delle quattro religioni ritenute “tradizionali”, cioè il cristianesimo, l’islam, l’ebraismo o il buddismo.
Il ministero ha dato nei giorni scorsi il via ai corsi di formazione per gli insegnanti di religione. I corsi “dovrebbero essere impartiti da persone ben preparate, o da professori di teologia o da sacerdoti”. Il programma pilota ha coinvolto circa mezzo milione di bambini e studenti, 20.000 insegnanti e 30.000 istituti scolastici.
Durante l’incontro, Putin ha toccato anche il tema delle interferenze governative. “Non intendiamo interferire nelle attività delle organizzazioni religiose. Lo Stato non lo farà in nessun caso”, ha assicurato il premier. “Questo vale anche per l’auto-organizzazione all’interno delle nostre comunità religiose”. Secondo il premier, gli istituti educativi religiosi devono avere gli stessi diritti delle scuole pubbliche, incluso l’accesso a fondi governativi. Questo vale anche per i salari degli insegnanti, ha aggiunto.
Durante l’incontro, l’arcivescovo Hilarion di Volokolamsk, capo del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, ha parlato a Putin della persecuzione dei cristiani in Paesi come Iraq, Egitto, Pakistan ed India. L’esponente ortodosso ha chiesto al primo ministro di trasformare il tema in una delle priorità del suo mandato.
Dopo 70 anni di ateismo di Stato, in Russia la religione a scuola «torna ad essere obbligatoria»
Intervista a Giovanna Parravicini, ricercatrice di Russia Cristiana, che spiega a tempi.it perché Putin ha firmato il decreto che impone nella scuola dell'obbligo l'ora di religione: «In Russia si riconosce finalmente in modo pubblico che la religione è fondamentale anche per l'uomo russo, che è in profonda crisi. Il contrario di quello che avviene in Occidente».
Di Leone Grotti
«Dopo 70 anni di ateismo in Russia si riconosce pubblicamente che religione e fede sono aspetti fondamentali della struttura umana e per questo vanno insegnati. Se vogliamo, è l'inverso di quello che succede in Occidente». Giovanna Parravicini, ricercatrice di Russia Cristiana e direttrice dell’edizione russa della rivista La Nuova Europa, commenta così a tempi.it la notizia dell'emanazione, il 28 gennaio, di un decreto governativo che impone l'ora di religione nella scuola dell'obbligo, quindi alle elementari e alle medie.
Dall'ateismo di Stato all'ora di religione. Com'è accaduto?
La Chiesa chiede da tempo di poter essere presente nella scuola, pubblicamente. Il decreto è frutto di una lunga lotta durata dieci anni tra Chiesa e Stato. In Russia l'ora di religione non sarà come in Occidente: avrà carattere culturale e si intitolerà "fondamenti della cultura ortodossa". Ci sono quattro insegnamenti tra cui scegliere: cristianesimo, ebraismo, buddismo e islam.
Come è andato l'anno di sperimentazione?
Diciamo che non sempre è riuscito. Questo perché la Russia ha tanti problemi: rischia come in Occidente di cedere a un laicismo secondo cui solo l'insegnamento dello Stato sarebbe neutrale, mentre quelli religiosi sarebbero invece di parte. Peccato che un insegnamento neutrale non esista e anche l'etica laica non lo è. Ora, è vero invece che mancano ancora gli strumenti adatti: ci sono pochi preti, pochi insegnanti e mancano i libri di testo. In epoca sovietica bisognava insegnare materialismo e ateismo e molti di quelli che lo insegnavano si sono riciclati come maestri di "religione".
Se l'insegnamento zoppica perché ritiene questo decreto una svolta?
È fondamentale perché dopo 70 anni di ateismo in Russia si riconosce pubblicamente che religione e fede sono aspetti fondamentali della struttura umana e per questo vanno insegnati. Se vogliamo, è l'inverso di quello che succede in Occidente, dove l'aspetto religioso tende ad essere confinato sempre di più nel privato. Qui, invece, cominciamo ad aprire alla sfera pubblica.
Se la Chiesa chiedeva da 10 anni di introdurre la religione nelle scuole, perché l'ha ottenuto solo ora?
Perché siamo alla vigilia di elezioni che rappresentano un grosso punto interrogativo per la prima volta nella storia della Russia. Sono una reale possibilità di cambiamento. Nelle elezioni parlamentari del quattro dicembre scorso, il partito di Putin ha avuto una pesante caduta e la gente è scesa in piazza a protestare. Putin è quindi costretto a fare una vera campagna elettorale e nei primi di febbraio si è incontrato con i capi di tutte le chiese a Mosca e ha promesso mari e monti. La Chiesa chiedeva da anni questo decreto e arriva adesso sicuramente per una mossa elettorale. Non sarà il massimo, ma sarebbe stupido buttare il bambino con l'acqua sporca.
La Russia è passata dall'eliminazione della religione dalla società all'ora di religione obbligatoria. Un bel cambiamento.
Sì, frutto di due parabole: quella della Chiesa e quella dello Stato.
Partiamo dallo Stato.
Il primo ad aprire seriamente alla religione è stato Michail Sergeevič Gorbačëv, che l'1 dicembre 1989 ha anche incontrato Giovanni Paolo II. Poi Yeltsin ha fatto una legge davvero molto ampia sulla libertà di culto e di coscienza nel 1991. Il rapporto tra Chiesa e Stato è cresciuto sempre di più, con il governo che cercava di piegare a sé la Chiesa. Putin, infine, si è ritrovato un paese in crisi, non solo economica, ma soprattutto umana e familiare. I problemi dell'alcolismo e della tossicodipendenza erano enormi. Ha pensato di chiedere aiuto alla Chiesa, perché moralizzasse la società.
E la Chiesa?
Ha innanzitutto pensato a ricostruire i luoghi di culto e le strutture "materiali", perché negli anni '90 non era rimasto quasi più niente. Il patriarcato di Alexi II si è dedicato alla ricostruzione della Chiesa. Due anni fa, quando Kirill è diventato patriarca, c'è stato un cambiamento: la Chiesa si è dedicata all'educazione dell'uomo e del cristiano. Ha messo mano a una grande riforma, con molti limiti, che però ha il merito di aver rimesso al centro il problema educativo. È grazie a questa riforma se si è arrivati all'insegnamento nelle scuole».
La Chiesa vuole tornare a mostrarsi in pubblico?
Sì, ha capito che il cristianesimo deve essere tale davanti alle sfide del mondo, in pubblico. E può sfruttare ancora una certa autorità morale che la Chiesa gode tra la gente.
I russi hanno bisogno di questo ritorno pubblico del cristianesimo?
Sì, faccio solo un esempio. A fine novembre una reliquia della Madonna è stata portata in Russia dal monte Athos. Un milione di persone sono rimaste in coda, con diversi gradi sottozero, per una settimana, 24 ore su 24, arrivando a formare fino a nove chilometri di fila, per vederla. Tutto ciò sarà anche sentimentale, esagerato, ma il popolo russo ha ancora una domanda profonda di senso che aspetta una risposta e che la crisi dell'uomo che attraversa oggi mette in evidenza.
La Chiesa dunque ha una grande occasione con l'approvazione di questo decreto. Saprà sfruttarlo?
Speriamo, anche noi cattolici salutiamo la novità come positiva. Certo, i cristiani stessi, proprio come in Occidente, dovranno essere educati e abituati a guardare la positività di un cristianesimo presente nella società. Il lavoro più difficile ora è capire quale tesoro enorme abbiamo tra le mani e come farlo fruttare al meglio.
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