Pagina 8 di 8 PrimaPrima ... 78
Risultati da 71 a 78 di 78

Discussione: Conservatori nel mondo

  1. #71
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E comunque, a parte il magistero, ti risulta che il tuo beneamato Brucculeri abbia lodato il corporativismo fascista pure nel dopoguerra?
    No, ma infatti non ho mai asserito il contrario. A mutate circostanze e condizioni politiche, economiche e sociali, mutano anche le possibili soluzioni in quegli stessi campi.


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Fiducia molto mal riposta, come hanno evidenziato i successivi avvenimenti storici, le condanne del Magistero nei confronti del fascismo dopo che la Chiesa ebbe riacquistato la piena libertà…..e lo stesso Cardinale Schuster, il quale, ancora nel dopoguerra, disse di considerare Mussolini personalmente responsabile della vicenda del movimento eretico e scismatico di “Crociata italica”.
    Nel corso del loro ultimo incontro in Arcivescovado, Mussolini chiese al cardinale Schuster se il rito ambrosiano si accordasse con la Chiesa romana almeno “nei dogmi essenziali”(sic) e Schuster trasecolò, constatando “la scarsa cultura religiosa di un uomo che aveva avuto in mano le sorti della Cattolica Italia.”
    Infine Mussolini rifiutò l’offerta di ospitalità e protezione di Schuster. Ancora una volta, non volle ascoltare la voce della Chiesa.
    A parte il fatto che il Magistero ecclesiastico e pontificio non ha mai condannato il Fascismo né definitivamente né manifestamente, devi ricordarti che Mussolini, addirittura, decise di non condurre l’ultima resistenza del Fascismo repubblicano nella città di Milano ascoltando una precisa richiesta del cardinale Schuster in tal senso. Non solo: Mussolini era sul punto di portare a termine la mediazione con il CLNAI che il cardinale Schuster aveva favorito, facendo incontrare le due parti. A causa però dell’imminente firma della resa tedesca agli anglo-americani, che avrebbe consentito il ritiro delle truppe germaniche dal Nord, Mussolini si prese un’ora per deliberare e assicurò che avrebbe fatto ritorno in arcivescovado con una risposta definitiva. Una volta però che il Duce ebbe abbandonato l’arcivescovado, irruppero i membri estremisti del CLNAI, fra cui Sandro Pertini, che brandeggiò una pistola, osò insultare il cardinale ("noi non siamo figli suoi") e affermò perentoriamente che Mussolini sarebbe stato passato immediatamente per le armi, senza alcun margine di trattativa in merito. A questa scena assistette l’ex prefetto fascista Carlo Tiengo il quale, terrorizzato, raggiunse celermente corso Monforte per avvertire Mussolini del pericolo, raccontando tutto: "Duce, guardate che vogliono uccidervi! Uccidervi stasera!"
    A quel punto il Duce, già deluso e furente per l’esito fallimentare del colloquio in Arcivescovado (incolpandone in parte, sembra, lo stesso Schuster), si decise definitivamente a lasciare Milano, convincendosi che ormai non vi fosse più alcun margine di trattativa col CLN.
    La vicenda evidenzia quindi come il Duce fosse orientato a favore della trattativa, il ruolo estremamente negativo di Pertini, l’ adesione di Mussolini alla richiesta di Schuster di risparmiare Milano da una lotta fratricida, la volontà della Chiesa di salvare la pelle a Mussolini e il riconoscimento della stessa - a distanza di anni - per l'opera svolta dal Duce con la Conciliazione. Riguardo al colloquio in Arcivescovado, Schuster ha testimoniato che "gli assicur[ò] che la Chiesa in Italia non avrebbe dimenticato ciò che egli aveva promesso di fare con il Concordato Lateranense; se non se ne era colto tutto il frutto sperato, di dare cioé l'Italia a Dio e Dio all'Italia, lo si doveva in gran parte alla sventura d'essere stato assai male servito da molti suoi gerarchi".
    Le versioni dell’incontro e dei dialoghi in quei concitati minuti in Arcivescovado sono innumerevoli ed hanno alcune rilevanti discrepanze. Secondo la testimonianza di Carradori, attendente del Duce, Mussolini avrebbe detto al cardinale Schuster - non si sa esattamente in quale contesto e, soprattutto, se in risposta ad una domanda dell’arcivescovo, magari su che cosa avrebbe fatto in caso di mancata accettazione delle proposte - che alle ore 20.00 avrebbe lasciato Milano per evitare un ulteriore spargimento di sangue. Ogni versione, però, è concorde su un fatto: il Duce era orientato favorevolmente alla trattativa. Nei resoconti, seppur con le discrepanze già rilevate, emerge il fatto che il Duce fosse decisamente orientato a percorrere la soluzione meno sanguinosa e la più indolore possibile, ma soprattutto come lui volesse porre fine alla guerra e alla violenza e fosse disposto al sacrificio della sua stessa vita pur di conseguire tal fine.
    Riguardo all'ignoranza teologica di Mussolini, che tu deridi stupidamente, era lo stesso Duce ad avere l'umiltà (virtù tipicamente cristiana) di ammetterla. In un colloquio con padre Eusebio, al secolo Sigfrido Zappaterreni, disse: "Sono ignorante per ciò che riguarda la liturgia, il dogma e le pratiche della vita cristiana; difetto dell'educazione in famiglia e dell'ambiente prettamente laico in cui vissi. Negli anni giovanili, il problema dello spirito passava in seconda linea, con mio enorme discapito, perché i vuoti dello spirito non si colmano con le frane della materia. L'ateo non esiste, perché negare l'esistenza di Dio è negare se stessi. Ho sempre creduto che l'anima sia immortale ed il culto dei morti per me è sacro. Esiste il problema del bene e del male; per necessità morale, dunque, deve esistere la sanzione oltretomba. Il vizio e la virtù, la depravazione e la rettitudine del pensiero, proiettate all'infinito come due parallele, non si incontreranno mai! Padre Eusebio, il problema dello spirito si impose seriamente alla mia coscienza durante la prigionia". E poi aggiunse: "A voi il compito di spiegarmi le incognite dello spirito e di trasformare gli interrogativi categorici in esclamativi razionali".
    C'è da dire che in tal senso il Duce, che comunque, pur difettando nell'educazione religiosa e, soprattutto, nell'erudizione teologica, mai si era distaccato del tutto dalla religione cattolica dopo il suo abbandono dell'ateismo prima e dell'anticlericalismo poi, aveva fatto dei passi da gigante, come riportò Elsa Omodei.
    Questa la testimonianza della professoressa: "Durante il colloquio, apertissimo e sincero, avevo gettato uno sguardo sul libro che il Duce teneva alla sua sinistra, sul tavolo. Era una edizione Laterza del Fedone di Platone. Allora a bruciapelo gli chiesi se credesse veramente a Dio o se la sua ostentazione di fede cattolica non fosse che l'attuazione pratica del dettame di Machiavelli (nel Principe: mostrare di credere per guadagnare favore presso il popolo). Mi rispose di no. Ed allora la conversazione diventò veramente interessante. Dai sofisti a Socrate, a Pitagora, a Platone cominciammo a disquisire sull'immortalità dell'anima e sull'esistenza di Dio. A sostegno dell'immortalità dell'anima portava il noto argomento di Platone, secondo cui non esiste una malattia specifica dell'anima se non l'ingiustizia che tuttavia non ha il potere di uccidere l'anima. Per l'esistenza di Dio si appoggiava alle cinque vie di San Tommaso. Aggiungeva che le anime individuali, essendo immortali, non potevano che procedere da un'essenza immortale. Alla mia obiezione che, forse, noi avremmo fatto parte di questa Essenza Universale, come elementi costitutivi ed integranti, mi addusse l'esempio della favilla che non può dirsi costitutiva del sole, ossia della Forza Prima, Intelligente e Incausata, la quale non può spezzettarsi in esseri limitati e creati. Non so quanto fossero giuste le sue convinzioni, ma le sue dimostrazioni erano vive, sentite, ricche di esempi, rispondevano di scatto all'incalzare delle mie obiezioni. Potei notare che era ferratissimo in storia antica, nella filosofia greca e nella filosofia scolastica e che respingeva a palme aperte l'idealismo".
    Ad Edmondo Cione confessò: "Da parecchio tempo mi interesso di filosofia e leggo Platone: trovo sempre più suggestivo il problema religioso".
    Ad alcuni sembrava essere diventato una specie di catechista.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Sappiamo come è andata a finire…
    Se è per questo, a Gesù Cristo è andata pure peggio: è finito inchiodato ad una croce!
    Santo Stefano, il protomartire, è morto lapidato dai giudei.
    Eppure...
    Mussolini, se ha commesso degli errori o dei peccati mortali, li ha certamente espiati con l'accettazione della morte e, quindi, col sacrificio della sua stessa vita.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ma perché vuoi inanellare figure di guano?
    Lungi da me usurparti il ruolo!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Io non ho scritto che dopo di allora il mondo cattolico ha smesso di parlare del corporativismo fascista, ho scritto che tale interesse andò scemando:
    Tu hai scritto che tale interesse andò RAPIDAMENTE scemando, il che non è vero se ci riferiamo agli anni ’30.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Giuanìn, ma allora te le vai proprio a cercare…
    Se c’è stato un regime che ha vessato i piccoli proprietari terrieri e i piccoli industriali, per favorire i grandi industriali e i poteri forti, è stato proprio quello fascista.
    A parte che questa tua asserzione è discutibile come tante, troppe, altre tue asserzioni, io stavo parlando del periodo compreso tra il 1919 e il 1922 e non del Fascismo-regime!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ancor meno un governo deve essere sinonimo di annientamento della libertà sindacale….e della libertà tout court….e di trasformazione dei cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    La libertà sindacale e la libertà non sono valori assoluti a cui tutto subordinare, ma hanno dei limiti nel bene comune, fatto che tu dimentichi spesso e volentieri, anzi, praticamente sempre, e pretendi pure di ignorare le circostanze concrete che portarono a determinati provvedimenti....quanto agli Imperi impossibili, inutile dire che la presenza italiana in Libia ed in Africa Orientale era un fatto, non un'opinione.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    L’IRI fu da subito un carrozzone statalista,
    Dovresti rivedere le tue granitiche convinzioni da noioso e cervellotico topo di biblioteca antifascista e filo-americano: "Scriverà autorevolmente nel 1952 Pasquale Saraceno - con tesi poi accettate da Rosario Romeo - che l'IRI, con il sistema degli investimenti e dei salvataggi bancari, ha avuto 'un suo lato positivo di grande rilievo...a) di ricostruire i depositi dei piccoli risparmiatori perduti nel lancio delle nuove industrie e, b) di mantenere le linee maestre di un sistema bancario il cui crollo avrebbe avuto riflessi molto gravi sulla vita economica del paese...Il che ci permette di rilevare che l'IRI, ente il cui solo nome richiama una forma di massiccio intervento statale nell'economia, ha rappresentato, per effetto della sua sola costituzione, un istrumento di sviluppo e di tutela della media e piccola iniziativa privata a disposizione della quale lo Stato - con i risanamenti - ha di nuovo posto le grandi banche di interesse nazionale, le cui risorse erano state prima di allora monopolizzate da un gruppo limitato di aziende di grandi dimensioni'. Sarà anche, l'IRI, uno dei fattori della ripresa economica postbellica al pari del settore bancario - con la quasi totalità delle azioni costituita dai capitali sociali della Banca commerciale, della Banca di Roma e del Credito italiano, istituti posti sotto controllo pubblico nel 1936 come banche di interesse nazionale / BIN -, sino alle privatizzazioni degli anni Novanta" (Staglieno).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    La corruzione e le inefficienze divennero endemiche, e la demenziale “sacralità” collegata ai cosiddetti servitori dello Stato (“etico, diuretico, lassativo” Edgardo Sogno dixit) fu originata proprio dalla ideologia statalista tipica del fascismo.
    La corruzione e l’inefficienza tipici dell’amministrazione pubblica italiana furono una eredità del fascismo.
    La corruzione e l’inefficienza tipici dell’amministrazione pubblica italiana furono una eredità del fascismo. Gli statali fascisti riuscirono a lucrare non solo sulle committenze pubbliche a favore dei grandi industriali, ma persino dai procedimenti di “arianizzazione” inventati dopo il varo delle leggi razziali.
    Ad esempio Guido Leto, che era stato per anni a capo dell’Ovra, e che conosceva bene tutti i retroscena del regime, rileva riguardo al sistema corporativo e autarchico: “L’attuazione del nuovo criterio economico dell’autarchia, lasciato in balìa della burocrazia e di pochi non disinteressati sedicenti legislatori, si risolse in un immane castello di permessi, di concessioni, di autorizzazioni che, disgraziatamente, in gran parte tuttora perdura.
    La burocrazia, che era stata generalmente onesta, più di quanto non si creda, affascinata dall’immenso potere che le veniva demandato per l’applicazione del nuovo sistema economico, moltiplicava gli uffici, assorbiva nuovo personale, creava nuovi e inutili metodi di controllo e si assideva sovrana su quella piramide di carta, il cui effetto immediato era l’intralcio, e il soffocamento di ogni sana energia, mentre alcune categorie di produttori e di commercianti trovavano, a mezzo di astuti e ben introdotti mediatori, la via più facile per iniziative economiche che spesso si risolvevano in vere e proprie truffe ai danni dello Stato.”
    “Cominciò, in dipendenza da questo stato di fatto, a crearsi una vera e propria categoria di "esperti", la cui esperienza consisteva nel trafficare per i ministeri, per facilitare concessioni, per suggerire divieti, per ottenere permessi, con la connivenza di alcuni alti papaveri della burocrazia e col non sempre disceto stimolo, sia della segreteria di Mussolini, sia del partito fascista, sia di alcuni esponenti della classe politica.”
    “Un giudizio in genere molto critico e duro e che si può così sintetizzare [è]: la burocrazia sarebbe stata negli anni del fascismo scarsamente efficiente, passivamente prona di fronte al potere politico, non di rado corrotta. Un giudizio così drastico è, a nostro avviso, da respingere in quanto in gran parte frutto, per un verso, della superficiale polemica antiburocratica che ha caratterizzato quasi un secolo della cultura italiana e tutt’ora la caratterizza largamente, per un altro verso, di mera faziosità politica e, per un altro verso ancora, di incomprensione delle peculiarità che contraddistinguono la storia degli apparati amministrativi rispetto a quella politica, in particolare per ciò che concerne i tempi dei mutamenti riguardanti tali apparati, più lunghi o, almeno, visibili solo su tempi più lunghi di quelli della storia politica. Negli anni del fascismo la burocrazia statale subì certamente un processo di degradazione qualitativa (tecnica e morale) e funzionale […] Questo processo fu però nel complesso lento – tant’è che i suoi effetti maggiori si fecero sentire soprattutto dopo la fine del fascismo – sia perché, salvo casi eccezionali, non riguardò tanto i vertici e gli stessi quadri intermedi di origine e formazione giolittiana, quanto i nuovi elementi entrati in carriera sotto il fascismo, sia perché la presenza di questi elementi divenne […] quantitativamente importante e qualitativamente più indiscriminata negli anni della seconda guerra mondiale, quando, per di più, la crisi del regime e le difficoltà materiali del momento costituirono altrettanti stimoli a sottrarsi ad una certa tradizione e ad un certo habitus burocratico tutt’altro che negativi che, sino allora, avevano ancora continuato a caratterizzare il comportamento della burocrazia italiana. Sicché si può affermare che sotto questo profilo Mussolini non sbagliava a fare affidamento nella burocrazia” (De Felice).
    In pratica, la burocrazia in epoca fascista aggravò la propria situazione quando…il regime entrò in crisi!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    “Corporativismo e autarchia, all’infuori di ogni valutazione teorica, nella pratica attuazione
    …nella pratica attuazione anche la politica autarchica seppe comunque conseguire dei risultati positivi: “Nonostante tutto ciò non si può negare che per il regime i risultati fossero positivi. Se – al di là delle affermazioni miracolistiche della propaganda e di certe interpretazioni totalitarie dell’autarchia prospettate da qualche fascista più esaltato – si tengono ben presenti i limiti insuperabili che ostavano alla realizzazione di una vera economia autarchica, è un fatto che […] alla vigilia della guerra l’apparato industriale si presentava certamente più vario e completo di un decennio prima e (salvo che per l’aspetto tecnologico e, ovviamente, per quello degli approvvigionamenti di materie prime) non inferiore a quello delle altre grandi potenze sia per l’efficienza degli impianti sia per la molteplicità della produzione. E questo non era un risultato di poco conto…” (De Felice).



    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    “La pubblica autorità però, come è evidente, non può usare arbitrariamente di tale suo diritto; poichè bisogna che rimanga sempre intatto e inviolato il diritto naturale di proprietà privata e di trasmissione ereditaria dei propri beni, diritto che lo Stato non può sopprimere, perché l'uomo é anteriore allo Stato (enc. Rerum novarum, n. 6), ed anche perché il domestico consorzio è logicamente e storicamente anteriore al civile (enc. Rerum novarum, n. l0).”
    Ennesima cantonata: la legge che introdusse la socializzazione non abolì né il diritto alla proprietà privata né la possibilità di trasmissione dei beni…

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ma la questione è semplicissima: a me non risulta che il magistero abbia approvato le leggi fasciste di socializzazione della RSI, né altri tipi di “socializzazione” forzata e imposte dall’alto. Ma se a te risulta diversamente, non hai che da documentarlo…
    Se è per questo, a me non risulta nemmeno che vi sia alcuna condanna del Magistero, né esplicita né implicita, dei principi ispiratori della legge fascista che introdusse la socializzazione. Mi risulta però, invece, che non solo l’autore di tale legge si dichiarò ispirato, nella sua realizzazione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa, ma addirittura si incontrò col cardinale Schuster, il quale, pare, non si oppose.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A dire il vero, all’epoca, per loro fortuna, nei paesi democratici non c’era il fascismo, cioè non c’era un regime che, oltre a vietare il diritto di sciopero e quello correlativo (sic) di serrata, a varare un sistema corporativo burocratico, inefficiente e ridicolo, a reprimere la libertà associativa e la libertà in generale, trasformava i cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili, e veniva infine condannato dalla Chiesa, finalmente libera, sia sotto la specie dell’autoritarismo che del totalitarismo.
    Sei talmente stolto da non ammettere una verità lapalissiana che all'epoca Eden riconobbe sinceramente: "Mussolini è il grande legislatore dei nostri tempi. Le leggi del Duce e dei suoi fedeli sono una pietra miliare nell'evoluzione mondiale".
    E non ammetti nemmeno ciò che sosteneva pure il tuo amichetto Churchill: “Le grandi strade che egli tracciò rimarranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo”.
    Idolatra delle democrazie plutocratiche dell’Occidente, figlie bastarde della riforma protestante, dello scisma anglicano, dell’eresia calvinista, del liberalismo, dell’illuminismo, della massoneria….


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che le 8 ore lavorative erano già state conseguite dai lavoratori tedeschi, e pure da quelli inglesi (con l’eccezione di alcuni settori) e da quelli scandinavi, in Italia, prima del fascismo, le otto ore erano già state fissate nei contratti della maggior parte delle categorie, sia agrarie che industriali.
    Di fatto la preoccupazione prevalente della legge del 1923 era quella di correggere situazioni contrattuali, conquistate in periodo prefascista, in cui la riduzione dell'orario era ritenuta eccessiva dal regime. E, infatti, la legge prevedeva un tetto per lo straordinario molto alto: l'art. 5 autorizzava “l'aggiunta, alla giornata normale di lavoro, di un periodo straordinario che non superi le 2 ore al giorno e le 12 settimanali, o una durata media equivalente entro un periodo determinato”, prevedendo poi limiti superiori a quelli contenuti in molti contratti pre-fascisti. Lo stesso art. 5 fissa, inoltre, nella paga normale maggiorata del 10% il compenso per lo straordinario: e tale maggiorazione è inferiore a quella stabilita dalla convenzione di Washington (che ammontava al 25%), oltre che a quelle previste dai contratti collettivi pre-fascisti.
    I tardi apologisti del regime poi ricordano il R.D.L. 29 maggio 1937, n. 1768, che stabiliva la settimana di 40 ore…ma dimenticano che esso rimase privo di provvedimenti attuativi, perché sospeso appena tre anni dopo, dalla legge n. 1109.
    E’ sommamente ridicolo poi fare il confronto con la Francia, perché, a parte i limiti sopraevidenziati, gli italiani pagarono qualche anno di orario ridotto…..con la privazione della libertà sindacale e della libertà in generale, e con la trasformazione in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    Inoltre, né in Francia né nei paesi liberi e democratici esisteva quella incredibile sottrazione di orario, che colpiva la generalità degli italiani, e era dedicata prevalentemente a attività premilitari e post-militari, o alla propaganda politica, denominata “sabato fascista”.
    In realtà, e questo evidenzia pure il sotteso laicismo del regime, il sabato fascista sforava pure nella domenica (veniva lasciata completamente libera solo una domenica al mese…) che per i cattolici sarebbe il giorno del Signore, e non il giorno dell’idolatria verso il Duce e il regime.
    Assentarsi dal sabato-domenica fascista poteva portare a dure reazioni da parte del regime, come ricorda il grande, e cattolico, Benito Jacovitti, di certo non sospettabile di simpatie sinistrorse: "Per non rimanere indietro col lavoro ho saltato qualche adunata del sabato fascista. Insieme ad altri, i fascisti ci portarono in una stanza, e ci picchiarono di santa ragione."
    Le otto ore lavorative erano state conseguite parzialmente dai lavoratori tedeschi nel 1919. In Gran Bretagna erano state ottenute solamente tramite accordi tra i sindacati e i datori di lavoro nel 1920, senza però alcun riconoscimento in sede legislativa, e con significative eccezioni.
    Le disposizioni fasciste del 1923, invece, garantivano il rispetto delle otto ore lavorative per tutti i settori in via legislativa, imponevano delle forti limitazioni al lavoro minorile (ponendo fine allo sfruttamento) e uniformava una situazione in cui in alcuni settori vigevano dalle 10 alle 12 ore lavorative giornaliere. Le quaranta ore vennero sospese nel 1940 per esigenze legate alla guerra, mentre invece in Francia erano venute meno per un cambio di governo. Il sabato fascista aveva la funzione di: unire l’utilità individuale con quella pubblica; avvicinare ed integrare il popolo nella vita dello Stato; forgiare una coscienza patriottica e civile più viva e sentita; dare un’opportunità di elevazione fisica, morale, culturale e sociale anche alle persone appartenenti alle classi più umili. La domenica, secondo il R.D.L. 20 giugno 1935, n. 1010, era impostata in modo che non contrastasse con i doveri religiosi dei singoli fedeli. Infatti, durante la domenica erano possibili solamente limitate attività di carattere ludico-sportivo e ricreativo o manifestazioni culturali. Prima dell’istituzione del “sabato fascista”, la domenica mattina era spesso caratterizzata da un’adunata che si concludeva con la celebrazione della Messa domenicale. Ad esempio, lo scrittore Italo Calvino raccontava che i suoi genitori fecero di tutto per evitargli l’iscrizione all’Opera Nazionale Balilla perché, prima del 1935, l’adunata domenicale consisteva soprattutto nella celebrazione della Santa Messa nella cappella dei balilla. Quando, per obblighi scolastici, dovette iscriversi all’ONB, la madre cercò, senza successo, di farlo esonerare dalla Messa che, per ragioni di disciplina, era obbligatoria. L’unica cosa che riuscì ad ottenere dal cappellano e dai comandanti fu di non costringerlo ad atti esteriori di devozione.

    Ciò non cambiava il fatto che la Chiesa aveva ribadito che, sulla base della sua dottrina sociale, la libertà associativa era un diritto naturale; poi dovette adeguarsi, come in tanti altri campi, e cedere alla prevaricazione e alla violenza del regime autoritario-totalitario, che potè essere condannato solo quando la Chiesa fu di nuovo libera.
    Secondo la dottrina tradizionale, la libertà associativa è un diritto naturale, ma essa incontra due limiti: il bene comune e l’adesione o meno ai principi cattolici. Quindi il problema era costituito esclusivamente dalla libertà d’associazione, in ambito sindacale, dei cattolici; un’impostazione tutt’altro che “democratica”, secondo l’uso corrente di questo aggettivo. Pio XI aveva messo in guardia soprattutto prima che venisse approvata la legge sindacale del 1926 e nel timore che il monopolio del sindacato fascista si concretizzasse in un monopolio a carattere fortemente politico. Al contrario di quanto si era temuto, la legislazione fascista fece del sindacato un organo dello Stato. “L’Osservatore Romano”, nel difendere la scelta dell’Azione Cattolica di far aderire i propri iscritti ai sindacati fascisti attivamente, scrisse: “La legge ha disciplinato il regime del lavoro, ha promosso istituti di lavoratori per il lavoro, li ha muniti di tutte le cautele perché nulla contro la Nazione e lo Stato e l’autorità e l’ordine si potesse ordire. Ma non inibisce all’operaio come al professionista di sentire la propria responsabilità di propugnare gli interessi di classe e di categoria, secondo la propria coscienza e la propria opinione, di valersi dei suoi diritti di cittadino e di lavoratore; di pensare insomma e di esprimere il proprio pensiero quale esso sia nell’interpretazione delle idee e nella soluzione dei problemi sociali” (18 marzo 1926).
    È altamente ingiurioso pensare che la Chiesa avesse avallato tali decisioni per mero calcolo di interesse terreno, venendo meno gravemente alla sua dottrina. Certamente avrebbe preferito che si riconoscesse libertà associativa anche ai sindacati non fascisti, ma si rese conto che tale mancanza avrebbe potuto esser ovviata dalla presenza dei cattolici nei sindacati riconosciuti giuridicamente e dalla stessa azione pastorale della Chiesa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    No, siamo alle tragedie, quelle originate dal regime fascista, autoritario-totalitatario e intrinsecamente laicista. Un laicismo scaltro, beninteso, e per questo ancora più pericoloso di quello, esplicito, proprio del comunismo e del nazismo. Il fascismo nascondeva dietro all’onore e al rispetto formale per la Chiesa la volontà di strumentalizzarla e di aggiogarla a sé, e di assorbire e sottomettere tutte le sue strutture politiche, sociali, economiche, assistenziali di carattere sussidiario. Le battaglie sulle tematiche scolastico educative, poi, evidenziavano particolarmente l’incompatibilità, rispetto all’educazione cattolica, di quella fascista, basata sullo statalismo, sul nazionalismo, sull’orgoglio etnico e poi razziale, sulla volontà di conquista, sul virilismo, sul militarismo, sul bellicismo, e, naturalmente, sul demenziale e idolatrico culto del DVCE “sempre ragionante”.
    Il Fascismo non era intrinsecamente laicista. Sicuramente, vi erano al suo interno delle personalità che avevano mantenuto il vizietto dell’anticlericalismo e dell’avversione per la religione cattolica – eredità del liberalismo e del socialismo - , ma accanto ad altre che invece si muovevano in un’ottica opposta. L’abbandono della tendenza anticlericale nel Fascismo risaliva al 1920, allorquando un Mussolini che, all’epoca, si dichiarava ancora “fuori da ogni religione”, sottolineava che non solo bisognava rigettare l’anticristianesimo ma anche qualsiasi forma di anticlericalismo. Da quel momento in poi il Fascismo subì un processo di “cattolicizzazione” graduale che sfociò nel 1929 con la Conciliazione, per quanto tortuoso e non privo di contraddizioni. Anche l’antifascista Del Noce, nonostante considerasse il Fascismo una specie di “religione secolare”, riconobbe che “il rapporto tra fascismo e attualismo si intiepidì dopo la Conciliazione” e che “con la Conciliazione il fascismo rompeva col risorgimentalismo laico”.
    Il Fascismo, con i Patti Lateranensi, restaurò i diritti della Chiesa. Grazie ad essi, la Chiesa ottenne: il riconoscimento della Chiesa quale societas perfecta (“L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo” e “L’Italia, ai sensi dell’art. 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità”) e del carattere sacro di Roma, l’esenzione da pignorabilità degli stipendi e degli assegni dei sacerdoti (nella stessa misura dei dipendenti statali), il divieto di insegnamento per i preti apostati e irretiti da censura, il riconoscimento dell’inviolabilità del segreto confessionale, il divieto di occupazione e requisizione di edifici aperti al culto cattolico (salvo casi estremi, da concordarsi con l’Ordinario del luogo), il riconoscimento delle festività religiose, il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso cattolico e della sua indiscutibile indissolubilità, abolizione dell’exequatur e del placet regio, rinuncia al patronato reale e alla regalia su benefici maggiori e minori, l’esenzione dei chierici dal servizio militare e dall’ufficio di giurato, riconoscimento della personalità giuridica alle associazioni religiose approvate dalla Santa Sede, dei corpi ecclesiastici che erano stati soppressi e dell’insegnamento della “dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica” come fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica.
    Se sia durante il regime fascista che nel secondo dopoguerra la Chiesa, in particolar modo i Papi, hanno elogiato il contenuto degli accordi del Laterano e la loro applicazione vuol dire, in maniera evidente, che essi non soddisfarono solamente la “forma”, ma anche la “sostanza”.
    Non dimentichiamoci che, accanto all’idealismo e all’attualismo di Giovanni Gentile, vi erano anche il ruralismo cattolico di Arnaldo Mussolini, il cattolicesimo autoritario di Alfredo Rocco, che, col tempo, andò sempre più abbandonando quell'interpretazione grettamente nazionalista della religione, il progressivo distaccarsi dall'idealismo gentiliano di Giuseppe Bottai e di Camillo Pellizzi, l'interpretazione - alla luce della filosofia tomista - della concezione plenaria dello Stato fascista di Carlo Costamagna, il Fascismo intransigente, monarchico e anti-idealista del cattolico e squadrista Giuseppe Attilio Fanelli, il "futur-fascismo" di Volt (anch’egli cattolico), la Scuola di Mistica Fascista di Niccolò Giani, l'interpretazione vichiana della dottrina del Fascismo fatta da Nino Tripodi, la filosofia cattolica di Francesco Orestano, la politica educativa di De Vecchi - criticata da Gentile perché troppa prona ad una visione confessionale della Romanità -, il cattolicesimo reazionario de “Il Frontespizio”, ecc.
    Il Fascismo aveva rotto con la statolatria del risorgimentalismo laico tramite una nuova impostazione dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato ed aveva superato il vecchio nazionalismo, facendo suo “un fortissimo senso della comunità […] proiettata nell’universale, come missione, e un altrettanto fortissimo populismo; il tutto inscritto in una cornice contraddistinta da un acceso e intransigente spiritualismo e da una concezione della rivoluzione intesa a sua volta come radicale trasformazione del modo di vivere, della qualità della vita e, dunque, della civiltà” (De Felice). La civiltà contro cui si opponeva il Fascismo era quella figlia della Rivoluzione Francese, delle ideologie liberali, egualitarie, democratiche, socialiste, comuniste e, genericamente, materialiste.
    Nella sua azione pastorale, la Chiesa aveva manifestato preoccupazioni per “lo stile manesco e militaresco”, per il “machismo” e la “retorica ipernazionalista e imperialista”, ma “prevalevano largamente, per altro, apprezzamenti positivi per i tanti innegabili indirizzi costruttivi” (don Innocenti), vedendo così nel regime delle enormi potenzialità per una restaurazione della società e dello Stato in senso cattolico e cercando di armonizzare i messaggi del regime con i principi della religione cattolica. Va pur detto, riguardo alle accuse di “idolatria” per il Duce, che il “mito di Mussolini” non era stato costruito a tavolino dal Duce stesso, ma si era venuto a creare a causa degli stessi successi che il Fascismo aveva conseguito e alla sempre più vasta popolarità di cui godeva Mussolini, anche tra i cattolici. Non raramente il Duce manifestò una certa insofferenza verso le forme esagerate di adulazione e personalmente nutriva un forte scetticismo sull’adorazione delle masse verso il capo. Prova ne sia questo telegramma che spedì a tutti i prefetti il 29 dicembre 1934: “In questi ultimi anni sono stati intitolati al mio nome stadi, ospedali, scuole, bacini portuari, campi sportivi, piazze, vie, ecc. Desidero che anche e soprattutto nei miei riguardi sia applicata la legge e invito quindi a far sostituire il mio nome con quello di Caduti in guerra o per la Rivoluzione aut con una delle seguenti date 23 marzo, 21 aprile, 24 maggio, 28 ottobre, 4 novembre. Nei casi dubbi telegrafare e dare conferma”.
    Arnaldo Mussolini, finché fu in vita, si oppose strenuamente a tutti gli sproloqui adulatorii nei confronti del fratello ed evitò, per quanto gli competeva, qualsiasi eccesso di irreggimentazione della stampa, che in realtà avvenne solamente a partire dal 1935 a causa del susseguirsi di contesti sostanzialmente bellici (guerra d’Etiopia, guerra civile spagnola e seconda guerra mondiale).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Come diceva padre Gemelli, quando era libero di parlare in un ambiente sicuro: “Noi preti cattolici e italiani dobbiamo odiare con tutte le nostre forze il fascismo, perché in esso sono i princìpi dell’ateismo, negatore di Dio e nemico della religione.”
    È sommamente ridicolo prendere per oro colato certe citazioni apocrife, oltre tutto riportate da delatori che avevano l’interesse a screditare, agli occhi del regime fascista, padre Gemelli per motivi di rancore personale.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Hai il cervello pietrificato sugli anni ’30, ma gli insegnamenti della Chiesa non si fermano a quell’epoca, purtroppo per te: alla fine della guerra essa potè constatare a quali esiti nefasti e tragici aveva condotto il fascismo, e condannarlo sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo.
    Non c’è nessuna condanna definitiva del Fascismo in quanto tale nel Magistero della Chiesa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che le aziende, dal controllo dello Stato possono, e dovrebbero, tornare liberamente sul mercato, non riesco assolutamente a capire cosa c’entri la vicenda del potente Banco di Roma con i corpi sociali intermedi e sussidiari, che nascono liberamente dal basso, cioè dall’iniziativa dei singoli e delle comunità cattoliche.
    Il regime fascista autoritario-totalitario, e intrinsecamente laicista, volle progressivamente colpire, smantellare e assorbire tutti i corpi sociali intermedi e sussidiari, e cioè i circoli culturali, ricreativi e sportivi, i sindacati, le cooperative, le opere caritative, le case del popolo, i patronati, le casse di risparmio, i banchi di mutuo soccorso, le mutue assicurative, le associazioni, i giovani esploratori, insomma, tutti gli enti che il movimento cattolico aveva con fatica e pazienza creato nel clima ostile dell’Italia liberale.
    La Chiesa, delle sue innumerevoli grandi associazioni di carattere sociale, potè salvare solo l’Azione cattolica, e comunque la dovette più volte difendere con le unghie e con i denti dagli attacchi del regime, il quale aveva preteso che essa non si potesse occupare di alcun ambito politico, economico o sociale(e nemmeno….sportivo!).
    Il Moloch fascista, autoritario-totalitario, e dunque accentratore e anti-sussidiario, non solo aveva minacciato e colpito con la violenza i fedeli cattolici, ma aveva letteralmente spazzato via tutte le splendide e fiorenti associazioni e organizzazioni sociali cattoliche, vera gloria della dottrina sociale cristiana, che persino i governi massonici ottocenteschi, nella loro fase di anticattolicesimo più acuto e bestiale, non erano riusciti a soffocare.
    Ad esempio, nei primi anni ’20, il fiorente movimento cooperativo cattolico fu sottoposto a violenze, saccheggi e devastazioni da parte dello squadrismo fascista. Poi, a parte il fatto che la cooperazione non venne nemmeno citata nella retorica e trombonesca “Carta del lavoro”, il movimento cooperativo venne sottoposto al solito ente pubblico statale e burocratico, e ai vertici delle cooperative vennero imposti dall’alto i soliti capoccioni fascisti immanicati con i vertici del regime. Essi concepivano le imprese cooperative cattoliche come dei soggetti potenzialmente pericolosi...soprattutto perché potevano ledere concorrenzialmente gli interessi economici degli imprenditori, che si trovavano nel sistema economico fascista come i topi nel formaggio. Insomma, le cooperative vennero svuotate dei loro caratteri democratici, popolari e sussidiari, cioè di tutte le loro caratteristiche essenziali….
    Il vescovo di Vicenza, Rodolfi, non essendo più possibile esprimersi in pubblico senza scatenare la violenza fascista, scriveva in una lettera privata: “In quarant’anni[riferimento al periodo liberal-massonico prefascista] abbiamo attraversato periodo difficili per il ministero pastorale e per l’Azione Cattolica; nessuno però più difficile e più incerto del presente. Clero e Azione Cattolica sono stati costretti a ridurre o sopprimere ogni loro attività pubblica o sociale; si fece magari una processione in più, ma si impedirono perfino le più pure opere di carità cristiana, se sprovviste del marchio del partito….partito che supplirà con le sue feste danzanti.” “Si è resa impossibile la vita, tutta la vita: familiare, civile, professionale, economica, ecc. e….si tace. Per forza, lo so. I nostri giovani, che non siano eroi o indipendenti economicamente, finiscono in altre file. Gli uomini non sanno che fare. Gli scolari sono arruolati d’ufficio. Le madri piangono, spesso. Le ragazze pregano…..e ballano. La moralità si fa pagana. La fede una vernice. La religione un mito imperialista. La carità un monopolio statale.”
    La vicenda del Banco di Roma c’entra nella misura in cui tu accusi il Fascismo di aver voluto strangolare le banche cattoliche per odio verso il Cattolicesimo e i suoi principi, mentre invece certe misure furono prese il più delle volte per motivi di interesse pubblico e nazionale.
    Quando si considerano le vicende legate ai sindacati “bianchi” e alle cooperative non si deve mai dimenticare che spesso molte di queste associazioni avevano un carattere politico democristiano, la cui impostazione antifascista fondamentalmente contrastava con la nuova forma di Stato e di governo. La stessa politica fascista riguardo alle mutue assicurazioni e alle casse di risparmio seguì, in linea di massima, esigenze di carattere funzionale. Le opere pie non furono sostanzialmente toccate, anche grazie alle disposizioni del Concordato, nonostante sembrasse inizialmente che il governo stesse percorrendo la strada di un inasprimento della legislazione introdotta da Crispi. Durante il Ventennio, come sottolinea Jemolo, molte opere cattoliche che in precedenza sarebbero state considerate “laiche” vennero riconosciute come “ecclesiastiche”, rendendole sostanzialmente immuni da eventuali ingerenze statali. Gli studi storiografici più recenti, oltre tutto, ridimensionano notevolmente la precedente visione di un Fascismo oppressore delle cooperative.
    Ultima modifica di Giò; 10-06-12 alle 18:04
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #72
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Il cattolico Jemolo è stato un prestigioso e illustre storico e giurista, e ha insegnato pure all’Università Cattolica di Milano….quando la selezione ortodossa dei docenti era molto rigorosa.
    A parte il fatto che non ho messo in discussione la preparazione storica e giuridica di Jemolo, ma al limite le sue opinabili convinzioni sul Fascismo e sul Cattolicesimo, vorresti forse dirmi che le sue idee in tema di rapporti tra Chiesa e Stato fossero le stesse di Pontefici come Pio IX, Leone XIII, San Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII? Forse, devo essermi perso qualcosa e non mi sono accorto che in realtà l'azionismo, a cui Jemolo aderiva, non era intriso di liberalismo laico, se non laicista, ma di retto tradizionalismo cattolico!
    Comunque, visto che citi Jemolo, ricordati pure cosa disse a proposito degli innegabili vantaggi che ottenne la Chiesa con il Concordato: “La Chiesa ottenne anzitutto l’interpretazione delle leggi concordatarie la più ampia, la più rispondente ai suoi desideri. Ciò ad opera anzitutto della magistratura, che si palesò sempre più incline ad assecondare tutte le aspirazioni dell’autorità ecclesiastica”. Riguardo al matrimonio: “Ciò che fa la Chiesa è ben fatto; i vincoli ch’essa riconosce valgono per lo Stato, quelli ch’essa dichiara venuti meno, vengono meno per lo Stato. Le decime, soppresse dalla legge 14 luglio 1887, furono risuscitate dalla giurisprudenza”.
    “Ogni fondazione, ogni ente viene ritenuto suscettibile di essere riconosciuto come ente ecclesiastico, anche se le sue finalità, alla stregua di criteri fino allora prevalsi, sarebbero dovute essere considerate prettamente laicali”.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Emilio Gentile
    Sono sicuro allora che tu condivida anche il giudizio di Emilio Gentile riguardo al fatto che l'America è "l'unica nazione al mondo che è fondata su un credo, esposto con dogmatica, teologica lucidità nella Dichiarazione di indipendenza" [e non è quello cattolico....] e che quello americano sia un "nazionalismo religioso ed ecumenico".

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ferrari è utile per i fatti che riporta, ma non sempre per le interpretazioni che fornisce,
    Infatti è utile perché riporta il fatto che alla Chiesa interessava soprattutto, se non esclusivamente, preservare la libertà e l'autonomia dell'Azione Cattolica, mentre invece Ferrari stupidamente avrebbe voluto che la Chiesa appoggiasse il Partito Popolare e si opponesse al nascente regime fascista, che invece veniva valutato, all'epoca, come un retto regime d'ordine che però necessitava ancora di correttivi e di adeguate mitigazioni, a causa delle violenze e dell’indisciplinatezza di alcuni esponenti – per lo più locali – del partito di governo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Dopo il 1931 gli attriti continuarono
    Non esattamente. Pietro Scoppola, storico democattolico antifascista, constatava che, dopo gli accordi del settembre 1931, l'apoliticità dell'ACI "si risolveva ancora una volta nella esclusione di ogni azione contraria al regime esistente ed implicava invece l'appoggio ad esso da parte delle organizzazioni religiose" (in linea del resto con la Quadragesimo anno e come ribadito nel 1937 dalla Divini Redemptoris). Sia Scoppola che De Felice rilevavano che la "riconciliazione" aveva favorito "indubbiamente il rafforzamento delle tendenze profasciste e integraliste tradizionali". Se è vero che, come riporta don Ennio Innocenti ne "La conversione religiosa di Benito Mussolini", non sempre fu facile la collaborazione locale, nel concreto, tra clero e organizzazioni giovanili del partito o l'armonizzazione delle attività delle organizzazioni del regime con quelle dell'Azione Cattolica, va aggiunto che l'insieme dei cattolici italiani rimase nella convinzione - ad opinione dello storico romano illusoria - che il regime fosse "uno Stato fascista e cattolico insieme" (Scoppola). Da ciò derivava la "vasta adesione dei cattolici italiani al regime" (De Felice). E' vero che la vigilanza della polizia del regime sull'Azione Cattolica non venne mai meno, ma ciò non impedì che essa potesse crescere nei suoi effettivi (soprattutto a partire dal 1935, dopo la grave crisi del 1932-1934).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Se sostieni che io abbia scritto che tu lo sostieni, ti inviterei a provarlo.
    Io non ho scritto che tu sostenga che io l'abbia scritto, ma ho scritto che se lo sostieni, dovresti provarlo. Nel caso tu non lo sostenga, il problema non sussiste.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E’ significativo che tu ti innervosisca tanto
    Tipico caso di autoproiezione.....

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ma tu hai scritto:

    Dulcis in fundo: nemmeno l'autarchia fascista, in realtà, trovò sfavorevole il mondo cattolico.

    Dovresti documentare questa tua affermazione, perché il saggio di Veneruso dimostra proprio il contrario:
    “Alla fine il bilancio complessivo risultava deludente. Agli inizi del 1939 il Brucculeri non poteva fare a meno di constatare come sul tema del corporativismo si discutesse assai meno di alcuni anni prima, in quanto l’interesse del regime si era orientato verso l’autarchia, abbandonando il campo del corporativismo”. “I grandi problemi erano rimasti insoluti, sia per il velleitarismo, sia per il provincialismo del regime, per il quale la crisi del capitalismo era occasione solo di evasioni verbali dalla realtà”. “Il Brucculeri notava che l’autarchia tendeva a “protrarsi agli estremi, in guisa da rassomigliare troppo all’isolamento, e da barricare così i popoli sino a renderli dei compartimenti stagni, il che repugna alla realtà economica, all’interdipendenza delle nazioni.”
    “Dopo il 1936 l’interesse per il corporativismo che aveva animato La Civiltà Cattolica e, in genere, la cultura cattolica italiana, scemò rapidamente. Il corporativismo fascista era, del resto, finito. Mussolini lo aveva abbandonato fidando nel nuovo verso dell’autarchia, con la quale la dottrina sociale crisitana non intendeva neppure misurarsi, sia per i suoi presupposti guerreschi, sia per il nazionalismo arbitrario che la inficiava. Ciò significava che il pensiero sociale cattolico rifiutava ormai ogni vero dialogo con la parallela cultura fascista. Rispuntavano così i prediletti testi francesi e anglosassoni, cioè i testi delle democrazie. Il quadro, ormai, era chiaro. La scelta dei testi rifletteva una precisa opzione culturale, politica e sociale. Questa scelta significava anche un avvicinamento del pensiero cattolico all’antifascismo. Nel considerare gli elementi moderni del lavoro Brucculeri indagava soprattutto gli aspetti internazionali, con l’ausilio di autori come Goetz Briefs, Etienne Burne e Francois Henry, Victor Serge, Marcel Malcor, Jacques Leclerq, Joannes Messner. Naturalmente non poteva mancare l’inquadramento del sistema economico nella cosiddetta “questione sociale”. Gli autori che fornivano la base della sua posizione erano sempre quelli in qualche modo legati alla causa della democrazia: Antonio Ciampi, don Sturzo, Kleinhappl, Veermesch, Portal, P.Gillet, Ch. Antoine.”
    Padre Gemelli, l'8 dicembre 1938, disse: "Nella lotta economica che impegna tutte le nazioni moderne, il Fascismo ha insegnato agli Italiani che la sola arma di difesa è l’Autarchia; ogni Italiano è ingaggiato a procurare l’indipendenza economica mediante la propria partecipazione alla vita autarchica della nazione".
    Su questa stessa linea si espressero, seppur con toni e motivazioni differenti, Vito, Mazzei e Fanfani: quest'ultimo con toni di adesione più spinti, mentre i primi due approvarono l'autarchia, pur specificando che essa non avrebbe dovuto sconfinare nella tanto deprecata (da loro) "economia chiusa" e sottolineandone il carattere di "scelta obbligata". Al coro si unì anche la Rivista Internazionale di Scienze Sociali.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che, come già banalmente ho rilevato, un criminale rimane tale anche se eccezionalmente fa qualcosa di buono, in Spagna combatterono pure i nazisti…..ma questo non basta di certo per salvare il nazismo, come il fascismo, dalla condanna comminata dalla Chiesa, quando i due alberi evidenziarono i loro frutti tragici e avvelenati…
    Il tema della “carne da cannone”, poi, in questo caso conta ben poco, visto che, come già detto, gli italiani che combatterono in Spagna furono in gran parte dei volontari, e proprio per questo abbondarono tra di essi gli afascisti e gli antifascisti (anche cattolici, che combattevano per la Chiesa, non per il fascismo) e i fascisti che poi scelsero la morte volontaria, quando appresero che le infernali leggi razziali fasciste li avrebbero resi dei paria…
    Il tema della “carne da cannone” riguarda piuttosto la folle educazione virilistica, militaristica, guerriera che venne imposta agli italiani, sin dall’infanzia, per poi poterli spedire, con uno stato di vergognosa impreparazione militare, in una guerra demenziale contro mezzo mondo.
    A parte il fatto che, come si può facilmente rilevare, non esiste alcuna condanna infallibile, irreformabile e definitiva del Fascismo italiano in quanto tale nel Magistero ecclesiastico e pontificio, non si può pretendere di irridere i militi del Fascismo, bollandoli in maniera sprezzante come "carne da cannone", dimenticando che senza quella "carne da cannone" - volontaria o meno che fosse, essa era innegabilmente e ultramaggioritariamente fascista, anzi, cattolica e fascista - in Spagna avrebbero potuto vincere i nemici della Chiesa di Cristo e della civiltà europea ed è altamente ingiurioso non unirsi moralmente al ringraziamento pubblico che a questi legionari vittoriosi fece l'allora Sommo Pontefice Pio XII, quasi cercando di insinuare che i fascisti che combatterono in Spagna sarebbero da paragonare a dei criminali che - quasi per caso - avrebbero fatto, bontà loro, per una volta nella loro vita, un'azione meritevole agli occhi di Dio.
    Quella in Spagna fu una vera e propria "crociata", una guerra giusta e santa contro i nemici di Cristo, a differenza delle farlocche e finte crociate "democratiche" degli anglo-americani alleati dei bolscevichi materialisti rossi, nemici di Dio e della Chiesa Cattolica.
    Riguardo all'educazione militaresca del Fascismo, la Chiesa ne aveva deplorato solamente gli eccessi, ma non aveva trascurato di riconoscere quanto di positivo vi potesse essere in quei metodi (Divini Illius Magistris, 1929).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Che l’ordine nuovo corporativo fascista fosse una incredibile pagliacciata, fatta e finita, era ormai evidente a tutti (tranne che ai “mistici” fascisti, quelli patetici di ieri, e quelli ridicoli di oggi….) persino a padre Brucculeri, come ho sopra documentato.
    Se fosse stato esclusivamente e meramente una pagliacciata, non avrebbe conseguito dei pur innegabili e positivi risultati, che solo la stupidità antifascista può negare.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    L’”ordine fascista” è provvidenzialmente venuto meno
    ...affinché, in seguito, potesse risaltare ancor di più il marciume del sistema liberaldemocratico e massonico dell'imperialismo plutocratico del denaro e potesse venir pienamente alla luce il carattere intrinsecamente diabolico del comunismo, già denunciato più volte dalla Chiesa (Divini Redemptoris, 1937).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Poco di buono, e poco di particolarmente diverso da quanto esisteva nelle altre nazioni, dove non era stata sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court. E dove i cittadini non venivano trasformati in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    Poco di buono un corno, idolatra delirante della "multinazione" americana....le leggi approvate durante il Fascismo in materia economico-sociale sono tutt'ora la base di quel poco di sano che rimane del nostro Stato sociale e comportarono delle innovazioni che i precedenti governi liberali pre-fascisti non erano stati in grado di apportare. Il fatto che ciò avvenisse a prezzo della libertà d'azione di movimenti politici che, oltre che antifascisti, erano pure anticristiani - o quanto meno anticlericali - non solo non è negativo, ma persino positivo. L'unica obiezione che puoi fare è quella riguardante il Partito Popolare e le associazioni ed organizzazioni ad esso collegate, ma va pur detto che in quel partito, oltre ad elementi innegabilmente sani (che, in grandissima parte, stavano passando, nel frattempo, armi e bagagli nelle fila del regime), vi erano pure elementi modernisti o in odore di modernismo; che la sua impostazione aconfessionale era sempre stata sospetta e non aveva mai avuto l'approvazione della Chiesa; che lo scioglimento del PPI fu, in quelle circostanze, un fatto innegabilmente positivo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Più che “mazziere del capitale”, servo astioso, invidioso e sciocco del capitale….
    Mi dispiace, ma non ne azzecchi proprio una: "Se lo squadrismo poté operare ed estendersi ciò non fu dovuto infatti solo all'essersi fatto difensore degli interessi economici lesi dal movimento dei lavoratori e, specie nelle zone agricole, di essersi messo addirittura al soldo di tali interessi. Oltre agli interessi materiali, per due anni erano stati lesi anche molti interessi e valori morali, che invano si era sperato fossero tutelati dallo Stato. Il primo entroterra (il secondo e più vasto sarebbe derivato dalla sempre più diffusa stanchezza e dal desiderio di «ordine» e di «pace» interni) al fascismo venne da coloro che – mettendo in primo piano questi interessi e valori - videro in esso una forza sostitutiva di quella dello Stato «assente» e in grado di porre fine a questo tipo di violenze. Senza questo consenso, in parte pieno in parte critico (le botte fasciste «mal date» ma «ben ricevute»), il fascismo sarebbe rimasto squadrismo, non avrebbe raccolto tante simpatie, connivenze, aiuti, avrebbe fatto meno proseliti, in una parola, non sarebbe diventato un fatto politico, sostanzialmente capace di non perdere la propria autonomia, di non ridursi a mera guardia bianca di determinati interessi materiali che, in quanto tali, erano sentiti meno vivamente dai non diretti interessati e non di rado non erano indenni da critiche anche a livello borghese" (Renzo De Felice). Silone, pur accusando il Fascismo di servire il capitalismo, scrive: "Il Fascismo non è soltanto, e non lo è in primo luogo, un movimento di mercenari armati; esso non è movimento di soldati della guardia bianca. Esso è un grande movimento politico di massa".
    Ancora De Felice sostiene l'infondatezza della tesi marxista del Fascismo come "mazziere del capitale" e rileva come quella fascista fosse stata "la rivoluzione dei ceti medi emergenti": "Da quanto abbiamo detto risulta implicitamente l'insostenibilità della tesi di coloro che hanno voluto vedere nel fascismo un momento, spesso il momento culminante, della reazione capitalistica e antiproletaria e, addirittura, ne hanno parlato come di uno sbocco inevitabile del capitalismo giunto alla fase della sua senescenza".
    "In generale le oligarchie finanziarie preferiscono i governi democratici a quelli più autoritari" (Baran e Sweezy).
    "Il Fascismo fu inteso ed utilizzato da singoli capitalisti o gruppi locali di essi solo in funzione di 'guardia bianca', per spezzare cioé la resistenza di singole organizzazioni proletarie di classe, evitare turbamenti della 'libertà di lavoro', ecc., ma non ebbe sostanziali appoggi dalle 'centrali' padronali, e - in un secondo tempo - se l'appoggio al Fascismo, ormai sulla via di diventare autonomamente movimento di massa, si fece più consistente, non per questo la grande borghesia mai pensò minimamente a cedere il potere al Fascismo" (De Felice).
    "La grande borghesia [...] dovette però fare i conti [...] con la logica della progressiva autonomizzazione del potere totalitario, sicché i cosiddetti 'padroni del vapore' videro lesi più volte alcuni dei loro interessi sino allora più gelosamente difesi" (De Felice).
    "Nonostante tutti i vantaggi che ne ritraeva la grande borghesia non accettò mai del tutto il fascismo e ciò sia per motivi psicologici, di cultura, di stile e persino di gusto, sia soprattutto per i timori che in essa suscitavano" (De Felice).
    Come dimostrano proprio gli studi di Renzo De Felice, tra il regime e l'alta borghesia - soprattutto industriale - vi fu quasi sempre un sostanziale antagonismo e le pur larghe concessioni che Mussolini talvolta faceva erano quasi sempre o nell'ottica del perseguimento dell'interesse nazionale e della realizzazione del bene comune o in un'ottica di tamponamento preventivo delle eventuali proteste e recriminazioni degli industriali, causate da provvedimenti giudicati non conformi ai loro interessi e/o ai loro affari.


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Dispero che un militontissimo “mistico” fassista capisca che la storia e il magistero cattolico suggeriscono un retto filoamericanismo, ma soprattutto che la storia e il magistero cattolico impongono un netto antifascismo.
    Dispero che un idolatra della "multinazione" americana e seguace della sua religione politica messianico-democratica (finto)umanitarista, nonché mili-tonterrimo antifascista, capisca che è inutile strumentalizzare le frasi e/o i fatti, dandone un'interpretazione unilaterale e faziosa, che si rivela, in ultima istanza, falsa.
    Dispero che un idolatra della "multinazione" americana e seguace della sua religione politica messianico-democratica (finto)umanitarista, nonché mili-tonterrimo antifascista, per quanto erudito topo di biblioteca, comprenda che l'americanismo, nella misura in cui esso si rifà sia nella teoria che nella pratica ad ideologie che sono state già condannate dal Magistero della Chiesa e dei Papi, non è compatibile con una retta "weltanschauung" cattolica e che l'antifascismo è il comodo paravento di chi vuol nascondere la verità storica sotto il tappeto e, al tempo stesso, vuol promuovere ideologie che sono nella loro essenza intrinsecamente anticristiane e che, in precedenza, il Fascismo aveva avuto il grande merito di aver messo - seppur solo momentaneamente - fuorigioco.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Puri dati di fatto assolutamente inconfutabili.
    "In ogni caso, è da escludere che le grandi forze economiche abbiano teso portare il Fascismo al potere" (De Felice).
    Non risulta nemmeno che Mussolini avesse preso tangenti o finanziamenti da grandi industriali per finalità poco lecite.
    Il governo fascista offrì, all'epoca, benefici alle imprese, tentando di incoraggiare i profitti e la crescita di una grande industria pesante (ancora assente in Italia al tempo), facendo però in modo che tutte le attività economiche prestassero servizio per l'interesse nazionale. Non vedo cosa ci sia da lamentarsi dal momento che successivamente furono proprio gli operai e le categorie economicamente più deboli a godere dei favori del Fascismo tramite la previdenza sociale. Oltre tutto, la politica del Duce - determinata all'epoca soprattutto da De Stefani - portò nella prima metà degli anni venti ad un aumento della ricchezza e la produzione industriale superò le vette raggiunte durante il periodo bellico, nonostante l'aumento dell'inflazione.
    Ricordiamoci poi che "la grande borghesia [...] dovette però fare i conti [...] con la logica della progressiva autonomizzazione del potere totalitario, sicché i cosiddetti 'padroni del vapore' videro lesi più volte alcuni dei loro interessi sino allora più gelosamente difesi" (De Felice).
    I provvedimenti che il Fascismo-regime prese nell'arco del suo tempo comportarono "l'entusiasmo delle masse proletarie e piccolo-borghesi" (Staglieno).
    Questo consenso, tra la fine degli anni '20 e la prima metà degli anni '30, secondo De Felice, riguardava un contesto "in parte di tipo economico, in parte di pace sociale, che va rapportata anche alla crisi ben più grave che attraversavano in quegli anni la Francia e l'Inghilterra, per non parlare della Germania e degli Stati Uniti. Il consenso derivava dal confronto tra diverse situazioni e diverse realtà".
    Contro le tesi marxiste o filo-marxiste secondo cui la politica economica fascista, soprattutto dei primi anni di governo, “sarebbe stata praticamente dettata a Mussolini dalle forze del mondo economico e finanziario e dalla grande industria” prende posizione De Felice: “Queste interpretazioni sono a nostro avviso da respingere nettamente. La realtà è sempre più complessa (e al tempo stesso più semplice) di certe schematizzazioni. E la realtà del 1922-1924 […] era quella che per realizzare il pareggio del bilancio dello Stato e per aiutare lo sviluppo economico del paese in grado di fronteggiare il crescente squilibrio sia tra incremento demografico e risorse disponibili sia della bilancia commerciale con l’estero non vi era in quella situazione per Mussolini che puntare ad un’accelerazione del processo di accumulazione capitalistica, con tutto ciò che una simile politica comportava soprattutto in materia fiscale, liberando al tempo stesso lo Stato da tutta una serie di oneri. Questa politica corrispondeva in gran parte agli interessi della grande industria e in genere dei ceti “capitalistici”, che ne ricavarono non pochi vantaggi. Ciò non basta però a dire che era espressione diretta di essi. Non si spiegherebbe in tal caso il perché di tutta una serie di provvedimenti antiprotezionisti adottati da De Stefani. Non si spiegherebbero certe riserve del mondo economico e di alcuni suoi settori in particolare verso la politica dello stesso De Stefani, che – alla fine – concorsero alla sua sostituzione con Volpi. Non si spiegherebbero le diffidenze e l’ostilità di questo stesso mondo verso i sindacati fascisti prima e la politica corporativa poi”.
    In pratica, “nonostante molte convergenze, l’appoggio del mondo economico al fascismo non differiva gran che da quello del mondo politico liberaldemocratico. Era un appoggio condizionato, strumentale e a termine”.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Bene, secondo i TUOI criteri, se non c’è citazione esplicita, non c’è riferimento al fascismo,
    ...ma in tal caso c'è un riferimento chiaro, netto ed inequivocabile alle leggi allora vigenti in Italia, le quali erano state emanate, per lo più, durante il Ventennio fascista. Oltre tutto, con questa frase dimostri ancora di non aver capito una mazza della mia obiezione, ma tant'è...ormai dispero che un idolatra della "multinazione" americana e seguace della sua religione politica messianico-democratica (finto)umanitarista, nonché mili-tonterrimo antifascista, per quanto erudito topo di biblioteca, comprenda che l'americanismo, nella misura in cui esso si rifà sia nella teoria che nella pratica ad ideologie che sono state già condannate dal Magistero della Chiesa e dei Papi, non è compatibile con una retta "weltanschauung" cattolica e che l'antifascismo è il comodo paravento di chi vuol nascondere la verità storica sotto il tappeto e, al tempo stesso, vuol promuovere ideologie che sono nella loro essenza intrinsecamente anticristiane, le quali, in precedenza, il Fascismo aveva avuto il grande merito di aver messo - seppur solo momentaneamente - fuorigioco.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Devo ricordarti che l’Unione Sovietica era stata aggredita dai nazisti e dai fascisti, che Pio XII, nonostante fosse stato fortemente sollecitato, si rifiutò sempre di benedire la “crociata” nazi-fascista, che la Russia contribuiva allora allo sforzo degli Alleati impegnati nel “bellum justum” contro l’”ingiusta aggressione” nazi-fascista, e che alla fine gli Stati Uniti d’America, dopo aver annientato i totalitarismi nazista e fascista, hanno annientato pure il totalitarismo comunista, liberando il provvidenzialmente il mondo dai tre “grandi mali” condannati dalla Chiesa?
    Devo ricordarti che l'Asse attaccò la Russia sovietica a scopo preventivo in quanto stava preparando un attacco contro la Germania? Devo ricordarti che l'URSS aveva aggredito la Polonia non solo tanto quanto la Germania, ma pure quasi nello stesso momento? Devo ricordarti che Pio XII si rifiutò di "benedire" la "crociata" contro il comunismo perché voleva attenersi ad una rigida ed inflessibile neutralità tra i belligeranti, perché la Germania nazionalsocialista, a differenza delle altre nazioni dell'Asse, faceva una politica anticlericale che strideva con il concetto stesso di crociata, perché la propaganda del Reich, almeno inizialmente, tendeva a presentare la guerra sul Fronte dell'Est più come una guerra d'espansione razziale che non come una crociata anticomunista a difesa della civiltà cristiana (al contrario di quanto avevano fatto le altre nazioni dell'Asse), perché un pronunciamento del genere avrebbe potuto avere una ripercussione negativa non solo sui cristiani già perseguitati nei territori in cui imperava la tirannia comunista ma sui cattolici delle nazioni alleate, perché comunque non aveva fatto nulla per impedire su giornali come "La Civiltà Cattolica", controllati o influenzati dalla Santa Sede, si pubblicassero articoli che elogiavano o quanto meno mostravano di non disapprovare lo sforzo bellico anticomunista e antisovietico? Ops, l'ho appena fatto.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    I princìpi della Carta Atlantica poi sono arrivati pure nell’Europa dell’Est,
    Ed infatti si sono visti i pessimi risultati....le nazioni dell'Est Europa si sono liberate dal socialismo reale, ma sono state vittime del flagello liberal-demo-capitalista, i cui perniciosi effetti hanno segnato in maniera indelebile quei paesi già martoriati. Questo dimostra come certi principi di libertà e fratellanza hanno senso esclusivamente se vengono ispirati da rette intenzioni - e non da interessi, politici ed economici, di parte e di potentati - e se vengono compresi e subordinati ai principi della morale cattolica e alla Fede in Cristo, che pongono dei netti ed evidenti limiti a tali principi, contemperandoli con altri, che evitano qualsiasi sconfinamento ideologico ed ogni deleterio effetto....d'altronde, visto che lo ricordi spesso, ricorderai pure che Giovanni Paolo II disse: "Non meno perniciosi, anche se non sempre così evidenti, sono gli effetti del consumismo materialistico, nel quale l'esaltazione dell'individuo e il soddisfacimento egocentrico delle aspirazioni personali diventano lo scopo ultimo della vita. In questa ottica, le conseguenze negative sugli altri sono ritenute del tutto irrilevanti. Occorre ribadire, invece, che nessun affronto alla dignità umana può essere ignorato, qualunque ne sia la sorgente, la forma di fatto assunta, il luogo dove accade".
    Fortunatamente, vi sono, seppur tra mille difficoltà, timidi segnali di una ripresa di principi e valori cattolici o appartenenti quanto meno ai fondamenti della legge naturale, come dimostra il caso dell'Ungheria di Viktor Orban o quello della Russia dello "zar" Putin, il quale si spera che prima o poi, oltre alle benemerenze verso la chiesa scismatica russa ortodossa, dia il giusto riconoscimento ufficiale alla religione e alla Chiesa Cattolica, al di fuori della quale non c'è salvezza.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Churchill….. Churchill…..questo nome non mi è nuovo….
    Eh già, non dev'esserti proprio nuovo, dato che sicuramente conoscerai questa sua considerazione postuma sul regime di Mussolini: "Così finirono i 21 anni della dittatura di Mussolini in Italia, durante i quali egli aveva salvato il popolo italiano dal bolscevismo, per portarlo in una posizione in Europa quale l'Italia non aveva mai avuto prima...Le grandi strade che egli tracciò rimarranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo".

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Riguardo ai bombardamenti, ancora più illuminanti sono i giudizi espressi dal beato cardinale Schuster, che si attivò personalmente per cercare di farli cessare, ma che riconosceva pure esplicitamente che la causa originale e principale degli stessi andava attribuita al fascismo, e che per questo i bombardamenti andavano pure accettati come una giusta punizione. Ad esempio egli, il 16 febbraio 1943, dopo un ennesimo bombardamento, affermò: “Iddio nei suoi giusti giudizi ha voluto ancora una volta mettere alla prova la nostra fede, infliggendoci una lezione forte e salutare assieme”.
    Il 5 settembre 1943 il beato scrisse un giudizio tagliente e definitivo sul fascismo: “Agli ardori canicolari, si sono aggiunti gli spasimi della Metropoli, per tre quarti rasa al suolo e incendiata dai bombardamenti anglo-americani. Milano ha perduto la gloria della sua ricchezza e il suo splendore; ma gli autori di questa guerra, i fascisti di Mussolini, verranno bollati in eterno nella storia con il marchio dell’infamia e del tradimento della Patria. E’ duro, ma purtroppo è la nemesi della storia, la quale dà a ciascuno secondo le opere sue.”
    E nell’estate del 1944, come riferì il federale di Varese a Mussolini, “E’ stato il presule stesso, a Cocquio Trevisago, a ferire tutti noi, e per primo il Capo della Repubblica, dal pergamo, sostenendo che le bombe degli angloamericani erano un castigo di Dio per un regime (quello della RSI) che “oggi si umilia ai miei piedi per implorare pietà”.”
    La situazione che si verificò durante la RSI appare veramente tragicomica: Mussolini deve cercare l’appoggio della Chiesa, e quindi dichiara quella cattolica la religione della repubblica, si atteggia a grande convertito dettando testi di immaginette deliranti e grotteschi, si vuole far passare per protettore della Chiesa, e quindi lascia mano libera alle milizie fasciste nel fare irruzioni in edifici ecclesiastici e nel compiere vessazioni contro i sacerdoti….per poi accreditarsi come magnanimo raddrizzatore di torti nel momento in cui il cardinale Schuster (che fa finta di crederci) è costretto a rivolgersi a lui. Ma il suo giudizio il beato Schuster lo aveva già espresso chiaramente: “Gli autori di questa guerra, i fascisti di Mussolini, verranno bollati in eterno nella storia con il marchio dell’infamia e del tradimento della Patria. E’ duro, ma purtroppo è la nemesi della storia, la quale dà a ciascuno secondo le opere sue”, e nel dopoguerra egli ribadirà di ritenere Mussolini personalmente responsabile per la vicenda del gruppo eretico e scismatico di Crociata italica.
    Il beato cardinale Schuster, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, il 17 gennaio del 1939, aveva pronunciato nel corso del Sinodo diocesano una allocuzione che risultò poi veramente profetica:
    “La Chiesa Cattolica oggi si trova di fronte non tanto a un nuovo Stato fascista, giacchè questo esisteva già nell’anno del Concordato, ma di fronte a un imperante sistema filosofico-religioso nel quale, per quanto non lo si dica a parole, è implicita la negazione del Credo Apostolico, della trascendenza spirituale della Religione, dei diritti della famiglia Cristiana e dell’Individuo.”
    “La lotta ha qualcosa di epico e trascende i confini dell’Italia, giacchè, essendo derivata dalla diffusione dei principi hegeliani, coinvolge la cultura di vari popoli.
    Si trovano come di fronte due civiltà.
    La prima discende dal Cielo e deriva dal Santo Vangelo, coi suoi dogmi, colla sua gerarchia, divinamente istituita, coi suoi diritti e doveri, colla sua finalità che abbraccia il tempo e giunge all’eternità.
    Ho detto studiatamente: Civiltà, e non semplicemente religione, perché di questa parola facilmente ne abusano. Così vogliono, per esempio, che la Chiesa Cattolica faccia opera esclusivamente religiosa, e si astenga dalla politica; ma non riflettono che, come l’anima umana, pur essendo spirituale, è la forma sostanziale del corpo, così anche la Fede Cattolica non può esplicarsi che nel cittadino, il Civis, e dentro la polis. Se fuori della Città Vaticana ed oltre il sagrato delle nostre Parrocchiali cessa la zona d’influenza della Chiesa, bisognerà distruggere lo stesso Decalogo”.
    “Contro questa intangibile Fede Divina che fa capo al Decalogo e all’Evangelo insorge in questi ultimi anni una nuova forma di filosofia hegeliana che a un Dio personale, distinto dal mondo, Creatore e Signore di tutte le cose, sostituisce un nume immanente e universale: lo Stato. Siccome poi lo Stato siamo noi, abbiamo qui il Panteismo politico.”
    “Di fronte a un Credo Apostolico e a una Chiesa Cattolica di origine divina, abbiamo dunque un Credo fascista e uno Stato totalitario il quale, appunto come quello hegeliano, rivendica per sé degli attributi divini.
    Sul piano religioso il Concordato è vaporizzato”.
    “Non è pienamente umano” afferma il Santo Padre Pio XI, “se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, o riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.
    Nello Stato fascista c’è un unico assoluto, totalitario, interamente sovrano, il quale non fa posto ad altri, né cede lo scettro ad alcuno. E’ lo Stato, il quale penetra negli stessi spiriti e nelle coscienze. Così che, secondo la dottrina fascista, “l’individuo è nello Stato Fascista solo come elemento agente e volitivo, e solo in quanto tale; uno strumento, cioè, che ha una coscienza, un’etica e una azione esclusivamente imperata dallo Stato: Credere, Obbedire, Combattere”.
    Sorgete, o Martiri Santi, o antichi Dottori della Chiesa, o primi Apostoli del Vangelo!
    Voi che di fronte alle imposizioni del sinedrio di Gerusalemme e sui Campidogli delle varie città che appartenevano a Roma imperiale, affermaste con la vita santa, con l’eloquenza dello Spirito Santo, e poi finalmente con il vostro stesso sangue, la libertà della coscienza, la trascendenza dello Spirito, la soprannaturalità della Chiesa!
    Sorgete, o Santi tutti, a scagionarvi dall’accusa che vi si fa adesso, di essere stati degli immorali, perché non voleste partecipare alla eticità dello Stato pagano!
    Sorgete, o Martiri, a liberare la Patria nostra e il mondo stesso dal pericolo pagano, che nuovamente minaccia!”
    Dopo la fine dell’immane tragedia, il 29 aprile 1945, il beato cardinale Schuster definirà l’insurrezione partigiana di Milano come “la gloria rinnovata delle Cinque Giornate”, e elogerà altamente le truppe Alleate e il sangue da loro generosamente versato per la liberazione dell’Italia dalla barbarie nazi-fascista: “Fra breve entreranno in Lombardia le truppe anglo-americane, per meglio garantire l’ordine pubblico, e appoggiare così l’azione del nuovo Governo nell’arduo compito della ricostruzione politica, industriale e economica dell’Italia settentrionale. Da parte nostra, è dovere delle popolazioni di riceverle con senso di grato rispetto, per la loro ardua missione a favore della Patria. Il sangue da loro magnanimamente versato sul nostro suolo, e i morti da loro lasciati nei diversi cimiteri d’Italia, vogliono essere da noi altamente considerati. Dio ricompensi il loro sacrificio.”
    Nella lettera pastorale del primo maggio il beato Schuster scriveva: “In tutti i pericoli, nelle guerre, nelle ostili invasioni, di fronte agli sterminii, ecc., il popolo cristino ha ritrovato sempre in Maria un rifugio, un porto di salvezza, una debellatrice dei nemici della religione. Durante questo triste quinquennio, quando predicavamo queste cose nelle numerose parrocchie dell’arcidiocesi, la nostra certezza si appoggiava soprattutto all’esperienza della storia, che ha constatato che i più prosperi successi hanno sempre confermato la fiducia filiale riposta dai fedeli nell’Ausiliatrice dei cristiani. Dopo l’immane tradimento ai danni di un intero popolo, venduto e consegnato agli alemanni, per comprendere a pieno tutta l’importanza di codesta pace mariana, bisogna prima conoscere in tutti i particolari gli orrori della tragedia che durante questi anni si è svolta sulle regioni della Penisola, costretta a fare da antemurale alla Germania belligerante.”
    “Le atrocità di cui durante questi ultimi anni il carcere di san Vittore, qui a Milano, è divenuto teatro, superano qualsiasi immaginazione, e non possono ritrovare riscontro neppure nella storia dei più sanguinari tiranni dell’antichità pagana!
    Già si sa che contro gli ebrei dapprima è stata data una vera e spietata caccia all’uomo. Né si è perdonato né a condizione, né a età, né a sesso. Uomini, donne, vegliardi, pargoli lattanti tolti di letto o di cuna, sono stati brutalmente cacciati in carcere, ammonticchiati in locali insufficenti e infetti, con bastonature e altri vilipendi. Forniti di scarse vettovaglie, sono stati ammassati in vagoni chiusi e piombati, per essere tradotti in Germania e in Polonia nei tremendi campi di concentramento. Molti non hanno resistito e sono morti per strada! La carità cristiana è stata generosa e sollecita anche verso questi figli di Israele, e per questo appunto parecchi sacerdoti nostri e suore sono stati carcerati!”
    “Ci fu un tempo in cui i prigionieri che entravano a san Vittore dovevano dapprima attraversare un doppio atrio con militi alemanni e nostrani, schierati lungo il passaggio, e armati di nervi di bue e di bastoni, i quali flagellavano le povere vittime. Gli interrogatori diurni e notturni erano accompagnati da strazii tali, che spesso gli imputati dovevano essere portati via in barella, non potendo reggersi più in piedi. Alle interrogazioni seguivano poi colpi con nerbo di bue o con bastoni, sediate sulle spalle, flagelli con catene di ferro, legature dei polsi e delle caviglie, stringimenti di polsi con manette a vite, ecc. Qualcuno ebbe spezzate le mascelle, parecchi vennero tormentati con spilli confitti in varie parti del corpo e tra le unghie dei piedi. Non è stato neppure rispettato il pudore delle donne, talora obbligate a denudarsi per subire poi strazii e ignominie tali che non è lecito qui di descrivere.”
    “Tutti ci hanno lasciati soli a difendere a fronte scoperta i diritti di Dio, dell’uomo e della nazione tradita. Quando più tadi gli storici descriveranno le vicende di questi ultimi anni, dovranno pur concludere che la civilà è retrocessa di almento trenta secoli, perchè sono state superate le stesse atrocità di Nerone e di Domiziano. La Chiesa sola, in mezzo a tante defezioni e debolezze, durante questi anni ha continuato a predicare con fervore il Vangelo, soffrendo per queste persecuzioni, violenze e carcerazioni. Ne è prova la lunga lista di sacerdoti o di suore finiti in prigione, di ecclesiastici ammoniti, di giornali cattolici diffidati o sequestrati non so quante volte. Né è prova la collezione dei giornali cremonesi [“Crociata italica” e “Il regime fascista”] fondati e sostenuto per malfamare il clero e le gerarchie, calunniando e accumulando l’odio contro il Papa, i vescovi e il clero cattolico, che non aveva voluto piegare il ginocchio innanzi all’idolo di Baal.”



    “I princìpi di sant’Ambrogio hanno creato nel Medio Evo i liberi Comuni lombardi. Noi non dubitiamo che, quando al momento apportuno la nazione sarà chiamata a darsi di nuovo una legittima forma di governo[quella di prima era quindi illegittima…] i cattolici saranno concordi nel volere un regime consono alle loro antiche tradizioni rappresentate specialmente dal Carroccio di Ariberto e di san Galdino, col crocifisso sull’antenna e con la parola “LIBERTAS” sul candido pennone.
    E ora, il tributo della nostra riconoscenza a Maria. E’ stata essa la nostra novella Debora, che ancora una volta ha schiacciato sotto i piedi la testa del dragone infernale, il primo e vero artefice di tutta questa guerra scatenata dalla statolatria contro Dio e contro il suo Cristo”.
    Ma chi aveva materialmente bombardato, in maniera indiscriminata e senza colpire esclusivamente obiettivi militari, le città italiane? Gli Alleati.
    Chi aveva lasciato e gettato la nazione nel caos dopo l'8 settembre 1943, giorno dell'annuncio dell'armistizio? Il Maresciallo Badoglio e il Re Vittorio Emanuele III.
    Chi si era "sganciato" dal conflitto con slealtà e tradendo l'alleato? Pietro Badoglio.
    Chi aveva, con le proprie azioni scellerate, fomentato gli odi, le discordie fratricide e le rappresaglie tedesche? I partigiani antifascisti.

    Si deve ammettere che riflessioni ben più ponderate e veritiere furono quelle di Angelo Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII.
    Nell'aprile 1939, Roncalli scrisse: "L'Italia come Paese organizzato e rispettoso della religione è ancora quello dove si sta meglio. Non bisogna badare cosa fa il terzo o il quarto. Come sapete io sto fuori dalla politica, ma non posso negare quello che so e che sento" (altro che Concordato "vaporizzato"...).
    Nel 1940, dopo l'ingresso dell'Italia in guerra e la disfatta di Dunquerke, Roncalli così si espresse: "L'Inghilterra non ha un forte esercito di terra come si è visto: ma ha una grande marina, la più grande del mondo, ed una aviazione potente. Volesse il cielo che anche l'Inghilterra capisse che una pace fatta adesso sarà anche per lei vantaggiosa che non una guerra prolungata!"
    E sull'ossessione anti-hitleriana degli inglesi: "Notevole nel pomeriggio quella del sigr. Montgomery, segretario dell'Amb. di Gr. Bretagna. La conversazione è ben faticosa per me. L'amore della sua patria non gli fa vedere che il diavolo e l'anticristo in Hitler, che io non amo e compiango, ma forse è più strumento inconsapevole delle vendette divine che tristo demolitore della civiltà cristiana".
    Nel 1942: "La guerra attuale è la guerra del ricco contro il povero, del ben pasciuto contro chi stenta a vivere, del capitalista contro il lavoratore, e viceversa: ognuno attacca o si difende come può".
    Dopo il 25 luglio, così commentò di fronte alle scene di esultanza dell'antifascismo risorgente: "La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. La accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene da lui fatto all'Italia resta: il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat illi".
    Agosto 1943: "In tutte le cose, persone e istituzioni umane c'è il buono e il gramo, c'è l'alto e il basso. Se ci fu qualche errore, c'è ora l'espiazione. Bisogna prendere tutto con mitezza di giudizio e di parola. Tutti si può sbagliare nella scelta dei mezzi per raggiungere uno scopo per sé ottimo e elevato. Qualche volta le sorti della guerra dipendono da una piccolezza: una buccia di limone può far scivolare per terra un gigante" (il gigante era ovviamente Mussolini).
    Dopo l'8 settembre: "Le notizie di ieri sera annunciavano l'armistizio Eisenover! Badoglio firmato il 3 corr. Certo è un grande dolore per l'Italia, ed io lo condivido: ma conseguenza ineluttabile della guerra andata male, e della violenza dei bombardamenti che non sono guerra ma soprafazione selvaggia".
    In seguito allo scempio di Piazzale Loreto, Roncalli annotò sul suo diario: "Giornata triste nel pensiero della fine esecranda riservata dai partigiani - cosidetti patrioti - a Mussolini con la Clara Petacci e ai suoi più vicini fascisti. Vangelo sanguinoso ed implacabile. Io ho invocato però misericordia e pace. Impressioni disgustose circa il trattamento fatto al corpo di Mussolini al Largo Loreto di Milano".
    Nel 1954, in occasione dell'anniversario dei Patti Lateranensi, durante un discorso pubblico, Angelo Roncalli, sfidando l'antifascismo imperante dell'epoca, disse: "Ecco: quell'uomo che la Provvidenza fece incontrare al Santo Padre Pio XI, e in cui l'assenza di preoccupazioni circa sistemi sorpassati era disposizione a veder più chiaro e con maggior profondità di intuizione nel grande problema della Conciliazione, è divenuto in seguito motivo di grande tristezza per il popolo italiano". Il futuro Pontefice subito però aggiunse: "E' però umano, è cristiano non contestargli almeno questo titolo di onore che fra l'immensa sciagura gli resta, cioé la sua valida e decisa cooperazione allo studio e alla conclusione dei Patti Lateranensi; e affidarne l'anima umiliata al mistero della misericordia del Signore, che nella realizzazione dei suoi disegni suole scegliere i vasi più acconci all'uopo, e a opera compiuta li spezza, come se non fossero stati preparati che per questo. Miei fratelli e figli, so che voi mi leggete nel cuore. Rispettiamo anche i pezzi del vaso infranto e rendiamo utili per noi gli insegnamenti che di là ci provengono".

    Comunque, per citare un noto giudizio su Schuster, non si può dire che il cardinale fosse fascista o antifascista. Dal 1931 al 1938 ebbe un atteggiamento apertamente "filo-fascista" e di ammirazione convinta e stima per Mussolini. L'introduzione delle leggi razziali, da lui avversate, gli aveva creato una cocente delusione e l'aveva indotto a quell'impietosa, ed ingenerosa, analisi sulla situazione italiana, che però confidava potesse venir raddrizzata dallo stesso Mussolini, ancora considerato "uomo provvidenziale". L'ingresso nella seconda guerra mondiale non l'aveva visto entusiasta, ma questo non l'aveva distolto dal suo dovere di vescovo italiano. Quando il regime fascista andò in difficoltà e sembrò serpeggiare tra gli operai italiani un rigurgito filo-bolscevico ad antifascista, l'allora arcivescovo di Milano disse pubblicamente ai lavoratori: "Diciamo ai nostri diletti figli di stare bene in guardia e di non lasciarsi ingannare dagli emissari dell'ateismo, ricordando ancor troppo bene ciò che il bolscevismo ha fatto in Russia, in Ungheria, in Ispagna e dovunque è riuscito, anche per breve tempo, ad impadronirsi del potere. Questo dal punto di vista religioso. Ma anche politicamente l'Italia non ha bisogno di togliere a imprestito da altri popoli e da altre civiltà la sua fede ed il suo assetto sociale".
    Durante la RSI, nonostante tutto, raccomandò l'obbedienza alle autorità civili e militari, spesso si rivolse a Mussolini con successo per evitare spargimenti di sangue, esecuzioni o incarcerazioni - pure quando le accuse erano gravissime -, indusse Mussolini a far sciogliere la "banda Koch" mettendolo a conoscenza dei suoi metodi, ribadì la sua stima al Duce in una lettera a lui indirizzata nella quale gli chiedeva di risparmiare Milano da un'ultima logorante resistenza al nemico (richiesta esaudita), ammise i meriti di Mussolini nella Conciliazione e in quella "parte" dei suoi frutti che erano stati colti, scagionò in buona parte il Duce dalla responsabilità di non aver saputo cogliere "tutto" il frutto della Conciliazione attribuendone principalmente la colpa a quei gerarchi che lo avevano "mal servito", si adoperò per salvare fisicamente la vita di Benito Mussolini (come da volontà vaticana), condannò le violenze antifasciste commesse sia nel corso della cosiddetta "liberazione" che in seguito, protesse i fascisti repubblicani perseguitati dalla furia partigiana.
    Tutto ciò completa ed integra il "quadro" da te offerto, dà una contezza maggiore di quello che pensò e fece il cardinale Schuster in quegli anni e meglio descrive la "parabola" del rapporto tra Schuster e il Fascismo.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #73
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    La Chiesa deve essere sempre rettamente “estranea” a qualunque governo mondano, e imparziale. Ma imparzialità non significa neutralità aprioristica, o astensione dall’esprimere i propri giudizi.
    Il fatto è che Pio XII scriveva avendo davanti ai suoi occhi una situazione politica che sembrava irrevocabilmente stabilizzata su due blocchi contrapposti, e non poteva conoscere come si sarebbe evoluta tale situazione. Non poteva sapere cioè che una trentina di anni dopo sarebbe arrivato alla presidenza degli Stati Uniti Ronald Reagan, che Ronald Reagan era “follemente” convinto che si potesse sbloccare definitivamente una situazione bloccata da quasi mezzo secolo, e che Reagan avrebbe annientato la Russia sovietica, e conseguentemente fatto crollare l’ideologia comunista in tutto il mondo, senza scatenare alcuna guerra guerreggiata, ma semplicemente costringendo il sistema economico-tecnologico comunista a confrontarsi direttamente con il sistema economico-tecnologico Occidentale.
    Comunque, a parte tutto questo, e a parte lo sforzo per non diventare il “cappellano dell’Occidente”, Pio XII vedeva lucidamente, in linea teorica e in linea pratica, che vi erano grandi differenze tra i due contendenti.
    E parlava e agiva in conseguenza.
    Scrive Guido Verucci nel saggio “La Chiesa nella società contemporanea”: “La Chiesa non rinunciava ad ammonire e condannare certi atteggiamenti e valori che riteneva ad essa estranei, anche nel mondo occidentale; ma il tipo e il tono della condanna erano ben diversi da quelli riservati al mondo dell’Europa orientale, rifiutato in blocco e senza distinzioni. E’ al mondo occidentale che essa attribuiva la possibilità di costruire una vera alternativa al mondo orientale.” “In un quadro - Chiesa, Occidente e Oriente – che si può definire tripolare, il polo ecclesiastico pencolava sempre nella direzione del polo occidentale”.
    “Nell’ambito dell’alleanza atlantica e della scelta occidentale il papa sosteneva con grande impegno i progetti e i processi di unificazione europea, in particolare di quei Paesi dell’Europa in gran parete dei quali si erano affermati partiti democratici di ispirazione cattolica. L’Europa dei Sei nacque così, per l’apporto che ad essa dettero i partiti cattolici con l’appoggio della Santa Sed”.
    “Del resto, aperti e insistenti furono gli interventi del papa a sostegno della costituzione nel 1949 del Patto Atlantico tra i paesi occidentali, giustificato con argomentazioni tipiche della propaganda di quei paesi, come quella che tale patto serviva a scoraggiare l’aggressione, e quindi a evitare la guerra; come pure, nel 1952, a sostegno del riarmo tedesco, considerato funzionale alla difesa dei paesi occidentali contro il pericolo comunista.”
    “Il papa sottolineava che la Chiesa non era e non poteva mai essere neutrale di fronte ai problemi e alle realtà contemporanee. Così, in realtà fin dai primi radiomessaggi e discorsi, sempre più frequenti e espliciti furono i riferimenti polemici e negativi non solo al comunismo e ai comunisti, ma all’Unione Sovietica e al blocco dei paesi da essa guidati. Ancora nel radiomessaggio natalizio del 1947, dopo aver definito imitatori di Erode i partiti comunisti che dapprima nascondono il loro vero volto e poi, una volta al potere, opprimono la libertà umana e quella religiosa, si sottolineavano, dopo il fallimento della conferenza di Mosca, “gli onesti sforzi degli uni per conseguire una equa pace, e il sistematico proposito degli altri per intralciarne l’avvento”. In quello del 1950, pronunciato alla fine dell’anno santo, il papa ricordava i pellegrini venuti da “tutti i paesi liberi”, mentre altri fedeli erano rimasti nelle prigioni e tra i fili spinati dei campi di concentramento e di lavoro forzato, in regioni “impenetrabili agli sguardi della umanità libera”; dove Pio XII faceva propria la terminologia usata dai paesi occidentali per definire se stessi di fronte ai paesi del blocco comunista. Nel radiomessaggio natalizio del 1954 sosteneva che “mentre l’una delle due parti si sforza ancora in larga misura, consapevolmente o no, di preservare il diritto naturale, il sistema in vigore nell’altra si è completamente dostaccato da questa base”.
    “Questa scelta rigida e totale compiuta dalla Chiesa era espressa con molta nettezza nel 1955, in un articolo della “Civiltà Cattolica”: “Sono di fronte due stili, due sistemi di vita, due concezioni della politica, e dietro o a fondamento di questi un più vasto e irriducibile dissenso, che si estende a tutta la visione del mondo, espressa con i termini di spiritualismo e di materialismo, di democrazia e di dittatura, di libertà e di oppressione. Da un lato del vallo stanno i popoli che ancora credono nei valori trascendenti e umani della civiltà cristiana, conservando il culto della persona umana e dei suoi diritti congeniti, amano la libertà, e difendono le istituzioni che ne tutelano l’esercizio; dall’altro un popolo che nel culto della tecnica e della materia annega ogni superiore aspetto della vita, riducendolo a un succedaneo dell’economia, deprime l’uomo a un pugno di cellule organiche, lo subordina come strumento a presunte esigenze di classe, sconosce e comprime ogni diritto umano, e soffoca la libertà.”
    Tutto questo, ripeto, senza che Pio XII potesse sapere come sarebbe evoluta la storia negli anni successivi…
    Puoi citare tutti i saggi che vuoi ma le chiare e nette parole di Pio XII non necessitano di interpretazione alcuna o di esegesi non richieste.

    Ecco come, nel Radiomessaggio natalizio del 1951, Papa Pacelli giudicava la situazione dell'Occidente americanizzato (il cosiddetto "mondo libero"): "Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana, elemento indispensabile, secondo la concezione cristiana, dell'ordine sociale, considerato come organizzazione di pace. Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la pur troppo diffusa debolezza di un mondo, che ama di chiamarsi con enfasi « il mondo libero ». Esso s'illude o non conosce sé stesso: nella vera libertà non risiede la sua forza. È un nuovo pericolo, che minaccia la pace e che occorre denunziare alla luce dell'ordine sociale cristiano. Di là deriva altresì in non pochi uomini autorevoli del cosiddetto « mondo libero » una avversione contro la Chiesa, contro questa ammonitrice importuna di qualche cosa che non si ha, ma si pretende di avere, e che, per uno strano invertimento di idee, si nega ingiustamente proprio a lei: vogliamo dire la stima e il rispetto della genuina libertà".

    E quattro anni dopo con analoga sollecitudine: "Chi, in questa epoca industriale, con diritto accusa il comunismo di aver privato della libertà i popoli su cui domina, non dovrebbe omettere di notare che anche nell’altra parte del mondo la libertà sarà un ben dubbio possesso, se la sicurezza dell’uomo non sarà più derivata da strutture che corrispondano alla sua vera natura. La errata credenza che fa riporre la salvezza nel sempre crescente processo della produzione sociale, è una superstizione, forse l’unica del nostro razionalistico tempo industriale, ma è anche la più pericolosa, perché sembra stimare impossibili le crisi economiche, che sempre portano in sé il rischio di un ritorno alla dittatura. Inoltre quella superstizione non è neppure atta ad erigere un saldo baluardo contro il comunismo, perché essa è condivisa dalla parte comunista ed anche da non pochi della non comunista. In questa errata credenza le due parti s’incontrano, stabilendo in tal modo una tacita intesa, tale, da poter indurre gli apparenti realisti dell’Ovest al sogno di una possibile vera coesistenza" (Radiomessaggio natalizio 1955).

    L'unica cosa che rendeva ragionevolmente, in un certo senso, l'Occidente un male "minore" rispetto all'Oriente sovietico comunista era che, quanto meno, nel primo, a differenza del secondo, la Chiesa non veniva perseguitata direttamente, i suoi fedeli non erano oppressi o soppressi per disposizioni dall'alto e sussistevano ancora dei diritti compatibili con quelli previsti dalla legge naturale, ma ciò non cancellava minimamente il fatto che il cosiddetto "mondo libero" fosse intriso ed affetto di materialismo moderno, idolatria del progresso e della tecnica, di illusorie teorie che finivano per innalzare il libero mercato a panacea di tutti i mali e a soluzione di ogni problema (persino del grave problema, in quegli anni, della pace). Pacelli criticava duramente anche il modello di democrazia allora imperante, accusandolo sostanzialmente di relativismo, di indifferentismo, di non coltivare un autentico e sano concetto di libertà cristiana, di scadere in derive che potremmo definire con un termine recente "partitocratiche", di non accogliere l'insegnamento della Chiesa e di non accettarne la guida spirituale e morale. In merito, il Radiomessaggio natalizio del 1956 è altrettanto eloquente: “Una più larga applicazione trova il falso realismo nella odierna struttura democratica, la cui insufficienza, come accennammo, dipenderebbe da semplici difetti delle istituzioni, da attribuirsi alla ancora manchevole conoscenza dei processi naturali e del complesso delle funzioni del meccanismo sociale. Ora anche lo Stato e la sua forma dipendono dal carattere morale dei cittadini, specialmente oggi che lo Stato moderno, nell'alto sentimento delle possibilità tecniche e organizzative, è pur troppo inclinato a sottrarre al singolo, mediante pubbliche istituzioni, il pensiero e la responsabilità per la sua vita. Una democrazia moderna così costituita dovrà dunque fallire dovunque essa non si rivolge più, o non può più rivolgersi, alle singole responsabilità morali dei cittadini. Ma anche se volesse, non sarebbe in grado di farlo con positivo successo, poiché non troverebbe risposta dovunque il senso della vera realtà dell'uomo, la coscienza della dignità della natura umana e dei suoi limiti, non sono più vivi nel popolo. Si cerca di riparare con l'intraprendere grandi riforme istituzionali, non di rado dalle dimensioni troppo ampie o poste su falsi fondamenti; ma la riforma delle istituzioni non è così urgente come quella dei costumi. La quale, a sua volta, non può essere compiuta che sulla base della vera realtà dell'uomo, quale si apprende con religiosa umiltà dinanzi alla culla di Betlemme. Anche nella vita degli Stati la forza e la debolezza morale degli uomini, i peccati e la grazia, hanno una parte definitiva. La politica del secolo ventesimo non può ignorarlo, né tollerare che s'insista nell'errore di voler separato lo Stato dalla religione, in nome di un laicismo che non ha potuto essere giustificato dai fatti”. E ancora: “Ora l'intimo fondamento di questi valori si è voluto infrangere e far dimenticare nei tempi moderni dalla società, anche in Occidente, in nome del laicismo, della vana autosufficienza dell'uomo. Si è così pervenuti a questa singolare condizione, che non pochi uomini della vita pubblica, privi essi stessi di vivo sentimento religioso, per il bene comune vogliono e debbono difendere quei valori fondamentali, che tuttavia soltanto nella religione e in Dio hanno la loro sussistenza. I pretesi realisti non amano riconoscere tale affermazione, ed anzi tanto più incolpano la religione di tramutare in lotta religiosa ciò che non sarebbe se non un contrasto nel campo politico economico. Essi dipingono vivamente il terrore e la crudeltà delle antiche guerre di religione, per far credere che gli odierni conflitti fra l'Occidente e l'Oriente sono invece inoffensivi, e che basterebbe soltanto da ambedue le parti un poco più di senso pratico per ottenere l'acquietamento di interessi economici e di concreti rapporti di potenza politica. Il richiamarsi a valori assoluti falsifica — essi dicono — infaustamente il reale stato di cose, attizza le passioni e rende più difficile il cammino verso una pratica e ragionevole unione”.
    D'altronde, se oggi viviamo in un mondo sostanzialmente secolarizzato, purtroppo, una ragione ci sarà e no di certo per esclusiva colpa del comunismo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A dire il vero, tu sai benissimo che Pio XII sapeva perfettamente che il conflitto mondiale si era esteso all’Italia per colpa di Mussolini, il quale si era, con grande eleganza e formale rispetto, pulito il culo con la lettera mediante la quale il Vicario di Cristo in terra, rivolgendosi a lui con il “tu”, lo consigliava di mantenere il Paese fuori dalla tremenda tragedia bellica.
    Io so benissimo che tu cerchi di nascondere che Pio XII aveva autorevolmente riconosciuto gli sforzi del Duce per mantenere la pace in Europa ed evitare lo scoppio di un conflitto tanto continentale quanto mondiale. E' vero che Mussolini entrò in guerra, senza che il Papa fosse d'accordo con tale scelta, ma una scelta diversa, in quel preciso momento storico, avrebbe comportato ugualmente dei rischi.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Come sai benissimo che quel genio di Mussolini aveva voluto stipulare con la Germania nazista, nonostante gli ammonimenti della Chiesa, un patto d’acciaio (il vero metallo nobile, secondo le demenziali concezioni fasciste!) cioè un patto mai visto, della durata di 10 anni, sia difensivo che offensivo: follia pura! E tutto questo quando Mussolini era consapevole del fatto che l'Italia non sarebbe stata pronta ad un intervento in guerra prima del 1942!
    Ciano stesso disse del patto d’acciaio che era “dinamite”: giustissimo, era dinamite che scoppiò in faccia a Mussolini….e purtroppo pure all’Italia e agli italiani…
    La Santa Sede non si immischiava negli affari di politica estera dell'Italia fascista e, soprattutto, non entrava nel merito delle alleanze che decideva di stipulare.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    “Nel 1945 la partecipazione dell'Italia alla guerra avrà maggiori sviluppi, attraverso il progressivo rafforzamento delle nostre organizzazioni militari, affidate alla sicura fede e alla provata esperienza di quel prode soldato che risponde al nome del maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.”
    [Nel 1941 Mussolini aveva detto di Graziani:”Ecco un altro uomo col quale non posso arrabbiarmi, perché lo disprezzo.”]
    “Non si tratta di armi segrete, ma di «armi nuove», che, è lapalissiano il dirlo, sono segrete sino a quando non vengono impiegate in combattimento. Che tali armi esistano, lo sanno per amara constatazione gli inglesi; che le prime saranno seguite da altre, lo posso con cognizione di causa affermare; che esse siano tali da ristabilire l'equilibrio e successivamente la ripresa della iniziativa in mani germaniche, è nel limite delle umane previsioni quasi sicuro e anche non lontano.”
    “Noi vogliamo difendere, con le unghie e coi denti, la valle del Po (grida: «Sì!»); noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l'Italia sia repubblicana. (Grida entusiastiche: «Si! Tutta!»). Il giorno in cui tutta la valle del Po fosse contaminata dal nemico, il destino dell'intera nazione sarebbe compromesso; ma io sento, io vedo, che domani sorgerebbe una forma di organizzazione irresistibile ed armata, che renderebbe praticamente la vita impossibile agli invasori. Faremmo una sola Atene di tutta la valle del Po! (La folla prorompe in grida unanimi di consenso. Si grida: «Si! Sì!»). Da quanto vi ho detto, balza evidente che non solo la coalizione nemica non ha vinto, ma che non vincerà.”
    “La nostra fede assoluta nella vittoria non poggia su motivi di carattere soggettivo o sentimentale, ma su elementi positivi e determinanti. Se dubitassimo della nostra vittoria, dovremmo dubitare dell'esistenza di Colui che regola, secondo giustizia, le sorti degli uomini.”
    Il grande imbecille avrebbe fatto meglio a non tirare in ballo Dio invano, e soprattutto a non figurarselo come un dio fascista…
    Nel 1942 aveva già esilarantemente e confusionariamente affermato, in tema di vittoria certa:
    “La guerra sarà lunga e noi vinceremo, è matematico; così come il teorema di Pitagora che gli angoli di un triangolo retto sono uguali a due angoli retti od a un angolo piatto; così l'altro teorema che i quadrati costruiti sui cateti sono uguali ai quadrati costruiti sull'ipotenusa. Altrettanto è sicuro che noi vinciamo, e anzi si vede già che ci si avvia verso la vittoria.”
    A parte il fatto che mi riferivo al 1943, comunque è altrettanto noto che il 12 marzo 1945 Mussolini fece consegnare al cardinale Schuster da suo figlio Vittorio un memorandum per gli Alleati tramite il quale si cercava di negoziare la resa delle FFAA della RSI senza ulteriori spargimenti di sangue. Del memorandum venne a conoscenza Pio XII, che lo trasmise immediatamente agli Alleati, la cui risposta fu negativa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    e Mussolini….imboccò un’autostrada…
    ...probabilmente, un'autostrada verso il Paradiso.

    Nella vita della serva di Dio EDVIGE CARBONI ( 1880 – 1952 ), si legge quanto segue:
    Edvige pregava molto per la salvezza eterna dell’anima di Mussolini e, quando seppe che l’avevano ammazzato, pregava molto e faceva celebrare moltissime messe per liberarlo dal Purgatorio.
    Gesù le rivelò un giorno che era stato condannato per lunghissimi anni a scontare le sue pene
    in Purgatorio. Edvige con moltissime preghiere suffragava l’anima del Duce.
    Finalmente dopo qualche anno, Gesù liberò quell’anima. Ed Edvige ripeteva sempre che la
    bontà del Signore è veramente grande.


    Breve Trattato sul Purgatorio di M. Melli

    (Cosa che sembra esser stata confermata da San Padre Pio)
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 21-06-12 alle 11:33
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #74
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Logico quindi che condannasse i responsabili di “una così funesta guerra, scatenata da una ingiusta aggressione, e continuata oltre i limiti del lecito, quando cioè essa appariva irreparabilmente perduta”.
    Ma la logica è tranquillamente ignorata dai “mistici” fascisti, che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia fingendo di non conoscere la storia, e il magistero cattolico, successivi alla tragedia bellica…
    Fra i responsabili, come i fatti dimostrano, non figura Benito Mussolini, al quale al massimo si può attribuire la responsabilità dell'ingresso dell'Italia in guerra a conflitto già iniziato, non l’attacco alla Polonia.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Se mio nonno andava in giro sulle rotaie era un tram…
    Mi fa piacere per tuo nonno!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Gli Alleati? Il Papa non nomina gli Alleati!
    Secondo i TUOI buffi criteri il Papa può condannare solo nominando esplicitamente!
    Ma quando ti fa comodo….non ce n’è più bisogno, vero?
    Lo vedi le figure ridicole che rimedi, come quando vuoi negare certe evidenze, come quelle relative alla condanna del fascismo autoritario-totalitario sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo?
    Erano gli Alleati ad aver proposto la formula della resa incondizionata ai vinti, nonostante il Papa vi si fosse opposto strenuamente e pubblicamente, senza ottenere risultati.
    Pio XII tornò sull'argomento e provò ad inchiodare nuovamente, seppur con diplomazia, gli Alleati alle loro responsabilità, ma questi ultimi preferirono non ascoltare affatto le richieste del Papa, fomentando così il proposito di resistenza, fino all'autodistruzione, di Hitler.
    I "miei buffi criteri" sono i criteri della teologia cattolica e del diritto canonico e, come ho ben precisato, li oppongo a supposte condanne dottrinali ufficiali del "Fascismo", da parte del Magistero, che tu sembri sfoggiare con sicumera infondata, equiparando di fatto le opinioni personali, espresse pubblicamente, di uno o più Papi (nello specifico, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) a pronunciamenti definitivi in materia, senza i quali non è possibile parlare di "condanna del Fascismo" da parte del Magistero ecclesiastico.
    Inutile citare come contro-argomentazione il discorso alla Sacra Rota del 1945 o l'allocuzione natalizia dello stesso anno fatti da Pio XII, dal momento che, oltre a non essere certamente parti del Magistero infallibile, ma al limite parti del Magistero ordinario autentico, sono discorsi nei quali il Pontefice non nomina esplicitamente il Fascismo, attribuendo ad esso le caratteristiche del cosiddetto "autoritarismo" e del cosiddetto "totalitarismo". Non a torto, del resto. Come rileva, ad esempio, Marcello Veneziani ne "La Rivoluzione Conservatrice in Italia", "il totalitarismo [per il significato che è andato ad assumere] si fonda sull'attesa del radicalmente diverso, del nuovo; la sua conditio sine qua non è che si dichiari guerra a quel che preesiste e persiste; il totalitarismo vive sulla criminalizzazione del passato, la demonizzazione della storia, sul terrorismo verso i presunti 'restauratori' dell'ancien regime, sul manicheismo tra il radioso avvenire della rivoluzione e l'oscuro passato della reazione" (p. 83). Ciò non può dirsi per il Fascismo italiano in quanto essi sono: "Caratteri che non si ritrovano nel fascismo, se non marginalmente e congiunti ad altri di segno opposto. Il richiamo alla nazione è per Mussolini il richiamo alla realtà oltre le tentazioni dell'utopia totalitaria: il mito della nazione è in grado di annodare la storia al progetto, le glorie passate alle glorie future, l'antico romano al nuovo italiano. E il mito della nazione si fonda sul riconoscimento del pluralismo sociale che consente la partecipazione del paese reale alla vita politica".
    Non risulta nemmeno possibile ascrivere al Fascismo certo autoritarismo perché "l'autoritarismo puro è superato da [una] nuova coscienza di partecipazione e mobilitazione".
    E' evidente quindi, in tal senso, la differenza non solo con l'Unione Sovietica stalinista-comunista, ma persino con il Reich germanico nazionalsocialista.
    Sempre Veneziani rileva argutamente che "nel nazionalsocialismo la 'componente estetica' [presente nel Fascismo] si congiunge e sconfina nella componente magica" e che "in questo senso appare parziale e [...] insufficiente la distinzione pur utile posta da Renzo De Felice tra fascismo e nazismo, individuando nel primo il filo rosso di una matrice di 'sinistra' mai scomparsa e nel secondo riconoscendo i tratti di un radicalismo di destra. Il nazismo appare in realtà come un fascismo radicale che da un verso supera il carattere moderno e 'progressivo' del fascismo in un processo più ampio e avanzato di modernizzazione, di industrializzazione e di integrazione nazionale delle masse; e dall'altro verso trascende il richiamo tradizionale del fascismo italiano, riproponendo in una atmosfera fortemente ritualizzata e liturgica, tradizioni e saghe lontane nei secoli. Il nazismo radicalizza sia i contenuti 'moderni' del fascismo (anche quelli più perversamente moderni, come il totalitarismo), sia i contenuti 'arcaici' e mitologici. Quel che nel fascismo è populismo nel nazismo diventa mistica del popolo, quel che nel fascismo è nazione o al più 'stirpe' (ma in un senso letterario e 'spiritualistico'), nel nazismo è razza; quel che nel fascismo è estetico, nel nazismo si fa magico. Il carisma di Mussolini resta ancora nell'ambito politico, il carisma hitleriano si manifesta con tratti 'religiosi', un singolare intreccio di ierofania e demonismo" (pagine 105-106).

    E' invece chiaro ed evidente che, nel passaggio da me citato, Pio XII si rivolga agli Alleati; non sta facendo un discorso dottrinale, prettamente magisteriale, ma sta lanciando un messaggio relativo ad una situazione politica contingente, che ovviamente ha un valore "storico" e "morale", ma non può esser considerato un pronunciamento dottrinale del Magistero - né tanto meno un pronunciamento definitivo.
    Vi sono ambiti nei quali è possibile e lecito che l'opinione di un cattolico diverga, nell'applicazione pratica di un principio, da quella del Papa, come espresso dalla CdF nel giugno 2004 ("Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la santa comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia"). Perciò, non sto dicendo che quel passaggio - da me citato - sia espressione del Magistero infallibile o richieda necessariamente l'ossequio della volontà e dell'intelletto. Tuttavia, è storicamente rilevante e sottolinea come il tuo tentativo di spacciare Pio XII per un Papa "filo-americano" e "antifascista" sia vano ed infondato.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E’ buffissimo vedere qualcuno (s)ragionare, nel 2012, sulla base della propaganda mussoliniana del 1940!
    Gli inglesi erano già in guerra con la Germania, e il loro “blocco”, per nulla ferreo, riguardava le navi italiane che trasportavano merci tedesche, in particolare il carbone. Gli inglesi, alla faccia dello “strangolamento”, si dissero disposti a rifornire l’Italia con il proprio carbone, ponendo la condizione di essere pagati con delle armi, ma a questo punto furono i tedeschi a opporsi. Tutta la manfrina fu poi montata come panna dalla propaganda di regime guidata da Mussolini. Che non ci fosse nulla di serio lo dimostra il fatto che la Germania offrì di rifornire l’Italia di tutto il carbone di cui avesse bisogno, via terra…
    E' tragico vedere, se mai, qualcuno sottolineare unilateralmente i fatti, mistificando di fatto la realtà.
    "Nelle prime settimane del conflitto gli inglesi non avevano calcato la mano e avevano considerato seriamente la possibilità di fornire essi il carbone necessario all'Italia, sia per renderla sempre più autonoma dalla Germania, sia, come il ministero della Guerra economica aveva scritto il 25 novembre all'ambasciata a Roma, per 'diminuire il pericolo che le stesse ordinazioni britanniche di materiale bellico ecc. abbiano a subire un ritardo nell'esecuzione in conseguenza della mancanza di combustibile di cui soffrirebbero le fabbriche italiane che devono provvedere alle forniture'. Sicché anche le proteste italiane erano state tutto sommato assai moderate e soprattutto di principio".
    Ma la situazione muta, purtroppo....
    "L'estensione del blocco alle merci tedesche imbarcate in porti neutrali, il 28 novembre, aveva però aggravato la situazione, anche se da parte inglese ci si era ancora preoccupati di renderlo meno pesante per gli italiani (in pratica il carbone tedesco imbarcato a Rotterdam era continuato a passare) e di compensarne i danni proponendo loro accordi per utilizzare navi italiane 'per scopi Alleati' e non contrastando la penetrazione italiana nei mercati lasciati aperti dalla Germania. Ciò nonostante in dicembre, gennaio e febbraio le lamentele e le proteste italiane (specie per i dirottamenti delle navi e per i lunghi ritardi loro imposti dai controlli) erano state numerose. Contemporaneamente le trattative per i rifornimenti di carbone si erano fatte difficili, poiché, mentre da parte italiana si voleva pagare soprattutto con forniture alimentari (frutta, verdure, vino, ecc.), da parte inglese si insisteva per ottenere in cambio forniture militari o paramilitari (mercurio, zolfo, canapa, ecc.) e venivano fatte a questo proposito offerte di acquisti (specie in campo aeronautico) estremamente allettanti, che però, ai primi di febbraio, Mussolini aveva deciso di lasciar cadere, un po' per una 'questione di principio' un po' per le violente proteste tedesche. Le conseguenze più gravi erano state però di ordine psicologico-politico. Negli ambienti economici italiani e non solo in essi il blocco aveva infatti suscitato diffuse ostilità e aveva risvegliato vecchi rancori verso gli inglesi, contro i quali Ciano ben poco aveva potuto fare, dato che obiettivamente il blocco pesava notevolmente sull'economia italiana e metteva in crisi le speranze di coloro che avevano visto nella neutralità il mezzo per fare buoni affari e rinsanguare l'economia nazionale. Estremamente significativo è a questo proposito quanto l'ambasciatore Loraine il 18 febbraio - in previsione anche dell'inasprimento del blocco allo studio a Londra per il 1° marzo - aveva telegrafato al Foreign Office: 'Riguardo alle conseguenze politiche: - Benché non sia aumentata la germanofilia, il nostro controllo sul contrabbando, intercettazione della posta e la propaganda tedesca, hanno alimentato dei fattori latenti di anglofobia. Mussolini può, se lo volesse, accusarci della responsabilità di avere danneggiato seriamente l'economia italiana causando una penuria di carbone e perciò di tutti i mali che derivano da questo. Io credo ancora che egli cercherà di mantenere fino all'ultimo la sua libertà di manovra ma se, come molti credono, egli indietreggerà davanti alla responsabilità di esporre all'aggressione tedesca un'Italia insufficientemente armata, potrebbe forse rifugiarsi nell'alternativa di gettare su di noi la colpa, così i tedeschi gli diranno di dichiarare a noi la guerra e di lottare per la sua pelle. Infatti, a mio parere, stiamo avvicinandoci alla crisi e le misure che voi volete attuare i 1° marzo avranno l'effetto di avvicinarci ancor di più al momento critico. Il risultato sarà il consenso del popolo al regime nel senso anti-britannico, o sarà una rivolta contro il regime? Per ora non oso profetizzare'.
    In questa situazione già grave, la decisione inglese (chiaramente volta a forzare la mano a Mussolini e a costringerlo a prendere finalmente le distanze da Berlino) di por fine, col 1° marzo, alle deroghe al blocco fino allora fatte [...] aveva messo l'Italia in una condizione gravissima. In pratica Mussolini doveva decidere entro brevissimo tempo (di fronte alle proteste italiane tredici navi subito fermate in mare dagli inglesi erano state rilasciate, ma Ciano era stato informato che quelle che non avevano ancora fatto il carico sarebbero state bloccate e il carbone da esse trasportato sequestrato) se ridursi a dipendere quasi completamente dai rifornimenti tedeschi di carbone via terra o accettare di fornire agli inglesi, in cambio del loro carbone, i materiali bellici da loro richiesti, con le ovvie conseguenze politiche che entrambe le soluzioni comportavano".

    In pratica, più il conflitto si protraeva e la Germania appariva vincente, più l'Inghilterra stringeva la sua morsa contro l'Italia fascista, non belligerante, passando progressivamente, ma inesorabilmente ed abbastanza celermente, da un blocco "soft" ad un forte inasprimento delle misure prese precedentemente - già di per sé spregevoli, vista la loro finalità essenzialmente ricattatoria - che costringevano l'Italia o a legarsi sempre di più ai rifornimenti di carbone provenienti dalla Germania o a diventare una specie di riserva bellica inglese nel Mediterraneo, con la spada di Damocle della possibilità che, in caso di mancata soddisfazione dei britannici, l'economia italiana potesse giungere al collasso per mancanza di materie prime.
    Come riportava il rapporto Pietromarchi: “Dal 1° settembre 1939 al 25 maggio 1940, inglesi e francesi procedettero al fermo e al dirottamento di 1347 mercantili e navi di linea italiana, con la perdita di un miliardo di lire, pari a molto più di mille miliardi di lire di oggi”.
    Ecco il "bellum justum" di sto cazzo dei tuoi amichetti anglosassoni, che costrinsero, di fatto, l'Italia all'intervento in guerra (pena la sudditanza agli Inglesi).
    Inutile sarebbe obiettare che l'Italia, per non finire sottomessa agli Inglesi, finì per essere sottomessa ai Tedeschi....
    All'epoca, l'Italia godeva ancora all'interno dell'Asse, in parte anche grazie alla sincera ammirazione che Hitler aveva nei confronti di Mussolini, di un prestigio e di un'autorevolezza che, se ben sfruttati, avrebbero potuto porre un argine allo strapotere tedesco e avere una funzione riequilibratrice nei confronti della Germania, tutelando efficacemente gli interessi del paese.
    "Il Re mi ha informato di aver ricevuto da Daladier tre messaggi riservatissimi tramite il Vaticano. Il Presidente francese chiede al Re di far entrare l'Italia al più presto nel conflitto al fianco della Germania per evitare la totale occupazione della Francia da parte delle armate tedesche. I nostri cari cugini ora ci invitano ad occuparli: quanta misera ipocrisia da parte di Daladier! Diciotto mesi fa, a Monaco, dopo la conferenza non volle incontrarsi con me con la scusa che avrebbe perduto il treno! Allora avremmo potuto con ogni probabilità appianare le nostre divergenze e trovare anche una possibilità di avvicinamento all'Inghilterra. Ora è troppo tardi. Il Re mi ha chiesto di affrettare i tempi".

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Devi sapere che utilizzando questo ridicolo linguaggio nel 2012 sembri veramente un babbeo….
    Io sembrerò un babbeo, ma il problema è che tu un babbeo, un grande e sciocco babbeo che si illude che gli Stati Uniti d'America siano il "katechon", non solo lo sembri ma lo sei per davvero!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    ...perché si cagava in mano solo all’idea di comunicare a Hitler l’intenzione di tagliare la corda….
    Scusa, dimenticavo che ho a che fare con Minchionsedec cuor-di-coglione!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Il discorso non nomina Mussolini, non nomina i gerarchi, non nomina i fascisti, non nomina piazzale Loreto.
    Infatti non nomina Mussolini, non nomina i gerarchi, non nomina i fascisti, non nomina piazzale Loreto, ma nomina le vendette e le ondate di rappresaglie di cui furono vittime Mussolini, i gerarchi, i fascisti e anche chi era solamente sospettato di essere o di esser stato fascista!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Si rivolgeva agli uni e agli altri, a Mussolini e ai gerarchi, e a chi li aveva inconsideratamente seguiti nella guerra mondiale e poi nella sempre più feroce guerra civile(Schuster, che visse nell’atmosfera della RSI, parlò esplicitamente dell’”ora di Barabba”):
    “A coloro che si sono lasciati sedurre dai fautori della violenza e che, dopo averli inconsideratamente seguiti, cominciano alfine a risvegliarsi dalla loro illusione, costernati nel vedere fin dove la loro docilità servile li ha condotti, non rimane altra via di salvezza che di ripudiare definitivamente la idolatria dei nazionalismi assoluti, gli orgogli di stirpe e di sangue, le brame di egemonia nel possesso dei beni terreni, e di volgersi risolutamente verso lo spirito di sincera fraternità, che è fondato nel culto del Padre divino di tutti gli uomini, e in cui le nozioni, da troppo lungo tempo opposte, di diritti e di doveri, di vantaggi e di pesi, si armonizzano nella giustizia e nella carità.”
    Ammesso che tu abbia ragione, non vi è comunque alcuna condanna del Fascismo in quanto tale né alcuna identificazione chiara del Fascismo in una "idolatria dei nazionalismi assoluti" o negli "orgogli di stirpe e di sangue" o nelle "brame di egemonia nel possesso dei ben terreni", ma tutt'al più vi sarebbe un'esortazione ai fascisti ad abbandonare quelle chimere che li avevano trascinati in una guerra che non avevano causato.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Di sicuro Pio XII non si riferiva agli Alleati, che non erano affatto “costernati” e non si risvegliavano da nessuna illusione: “A coloro che si sono lasciati sedurre dai fautori della violenza e che, dopo averli inconsideratamente seguiti, cominciano alfine a risvegliarsi dalla loro illusione, costernati nel vedere fin dove la loro docilità servile li ha condotti…”.
    Americani, inglesi e francesi combattevano un “bellum iustum”.
    Che americani, inglesi e francesi combattessero un bellum justum è una cagata pazzesca che ti sei inventato tu e comunque costernati e risvegliatisi dalla loro illusione erano anche coloro che, pur vittoriosi in guerra, avevano lasciato tanti morti sul campo di battaglia e avevano subito innumerevoli perdite in una guerra che avevano contribuito loro stessi, con la loro scellerata politica, a far scoppiare.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    L’unico che suda abbondantemente, ma non si sveglia dal suo tragicomico sonno
    Un altro tipico caso di autoproiezione.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #75
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Il punto è che oltre alla forma esiste pure un contenuto, anzi, esiste soprattutto un contenuto, e tale contenuto verteva su un fenomeno e su vicende soggette a successiva evoluzione. Tu in fondo sei un protestante, un protestante fascista. I protestanti vorrebbero fermarsi alla Chiesa delle origini, tu vorresti fermarti non alla Chiesa degli anni ’30, ma a un pugno, accuratamente e fascisticamente selezionato, di affermazioni della Chiesa degli anni ’30. Purtroppo per te il magistero cattolica non si ferma agli anni ’30, ovverosia a un pugno, accuratamente e fascisticamente selezionato, di affermazioni della Chiesa degli anni ’30; esiste anche un “dopo”, un dopo il fascismo, un dopo la fine del fascismo, un dopo la evidenziazione dei “frutti” marci del fascismo, cioè un dopo la manifestazione delle mostruosità e degli orrori del fascismo.
    Vedi Giuanìn, il Papa Leone XIII attribuì al re Enrico VIII il titolo di “Defensor fidei”. Poi però Enrico VIII attuò lo scisma anglicano e espropriò i beni della Chiesa. Egli dunque, dal punto di vista della Chiesa, compì un grande male. E farebbe una bella figura da cretino un sedicente cattolico che volesse negare il grande male compiuto da Enrico VIII, ripetendo come un pappagallo scimunito che il Papa lo aveva proclamato, in un certo contingente momento, “Defensor fidei”. Perché i conti, sia riguardo agli uomini, sia riguardo ai movimenti politici, si fanno alla fine, e Cristo raccomanda di attendere a giudicare dai frutti prodotti…
    A parte il fatto che ad Enrico VIII venne comminata una scomunica mai revocata e creò da sé una chiesa scismatica anti-romana, mentre invece Mussolini non solo mai rinnegò l'opera dei Patti Lateranensi ma muorì anche da cattolico credente e la Chiesa mai gli ha revocato, neppure post mortem, l'onorificenza dell'Ordine dello Speron d'Oro, che gli venne data proprio per le sue benemerenze nei confronti della religione cattolica e della Chiesa, è delirante sentire un idolatra della multinazione americana ciarlare di "protestantesimo fascista", lui che idolatra una "multinazione" che si fonda, anche, su pestilenze come il protestantesimo ed il puritanesimo!

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Le (auto)definizioni contano poco o nulla, contano i fatti.
    Ed i fatti dicono che è molto discutibile, in assenza di una chiara indicazione in tal senso, per non dire totalmente erroneo e fallace considerare il Fascismo-regime condannato come tirannia o tirannia oligarchica, in cui il potere civile aveva un'estensione indebita, in cui vi era una scissione fra dominatori e dominati, un'oppressione totale del popolo, una violenza arbitraria e generalizzata, una persecuzione effettiva della Chiesa o una sua oppressione all'interno dello Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Non c’è bisogno di nominare esplicitamente ciò che ricade evidentemente in un determinato concetto che si è concretizzato,
    ...ma è necessario, per parlare di condanne definitive, che ciò consti manifestamente con un pronunciamento chiaro in materia che attribuisca determinate caratteristiche all'ideologia o alla dottrina che si intende riprovare. Diversamente, si scade nelle congetture e nelle possibili interpretazioni personali.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Oh, povero Giuanìn!
    In nessuno dei brani da te citati vengono condannati esplicitamente né l’Occidente né gli Stati Uniti d’America!
    A parte che l'Occidente americanizzato viene nominato praticamente in maniera esplicita quando Pio XII parla del "cosiddetto mondo libero" e di "Ovest", è evidente che il Papa non ha condannato un paese intero (USA) o un insieme di paesi in quanto tali (Occidente) - così come la condanna della Divini Redemptoris non comportava una condanna del popolo russo, ma solo del comunismo e di chi deliberatamente lo sosteneva e professava - ma dei gravi errori contro la dottrina cattolica diffusi in Occidente e "sposati" dalla mentalità - allora e tutt'ora – imperante in quei luoghi.


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E’ una mentalità fondata sull’odio pure quella razziale (“Ci si può quindi chiedere come mai, DISGRAZIATAMENTE, l'Italia abbia avuto bisogno di andare a imitare la Germania” disse Pio XI riguardo alle infernali leggi razziali) o semplicemente quella di chi vuole annientare coloro contro i quali ha scatenato una ingiusta, e demenziale, aggressione (“Non si vince la guerra senza odiare il nemico, senza odiarlo la mattina prima di alzarsi e la sera prima di andare a dormire, odiarlo cioè tutte le ore del giorno e della notte, e fare di quest’odio l’ultima essenza di noi stessi”. L’odio come l’ultima essenza di noi stessi….il fascismo come l’ultima essenza del satanismo!).
    Ti stai arrampicando inutilmente sugli specchi, in quanto è abbastanza noto che il "razzismo" fascista non fu minimamente comparabile a quello tedesco hitleriano, sia dal punto di vista teorico che pratico, così come è sufficientemente noto che non si possono estrapolare pretestuosamente delle parole che furono più il frutto delle dure contingenze dell'epoca piuttosto che di assunti ideologici ponderati. Non dimentichiamo che nella dottrina del Fascismo si affermava che, come il Cattolicesimo, anche il Fascismo faceva proprio il comandamento dell’amore per il prossimo. Ma visto che, come mi vorresti insegnare, oltre che delle parole, bisogna tener conto dei fatti, è obiettivamente impossibile sostenere che Mussolini volesse condurre una guerra di annientamento e sterminio del proprio nemico.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A proposito di dominatori e dominati, il grande imbecille diceva pure: “Il fascismo è un sistema gerarchico, nel quale i capi sono eletti dall’autorità suprema, e i superuomini si eleggono da soli”. Il superimbecille elettosi da solo poi insegnava a “credere, obbedire, combattere”
    La Chiesa non fa questioni sulle forme di governo o di scelta dei governanti, purché siano finalizzate al bene comune e non ledano i diritti essenziali della persona umana.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  6. #76
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Praticamente lo disse, Giuanìn, e appunto perché lo aveva detto fece stralciare l’affermazione dal discorso ufficiale, per evitare che Belzebù, cioè il diavolo in persona, cioè il tuo prediletto, avesse il ticchio di fare nel 1929 quello che aveva fatto contro certi sindacati e certe cooperative cattoliche nei primi anni ’20, o che avrebbe fatto nel 1931 contro i circoli dell’Azione cattolica
    Giuanìn, anche con il regime nazista è stato stipulato un concordato, che la Chiesa ha giudicato positivo, e che è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, ma questo non ha certo potuto evitare la condanna del nazismo….
    Riguardo poi al Concordato italiano, bisogna distinguere il suo aspetto oggettivo da quello soggettivo. Dal punto di vista oggettivo rappresentò un risultato lodevole, che ancora oggi viene apprezzato dalla Chiesa (anche se lo stesso Pio XI lo giudicava “tra i migliori”, ma non il migliore….). Dal punto di vista soggettivo invece, cioè dell’individuazione dei meriti da attribuire ai soggetti coinvolti, Pio XI attribuisce a sé stesso, Papa alpinista e Papa bibliotecario, con il consueto plurale maiestatis, il merito fondamentale: “E’ con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio”. Fermo restando poi che non è vero che Pio XI definì Mussolini “l’uomo della Provvidenza”, il Papa, al momento della stipulazione, volle riconoscergli un merito di collaborazione. Aggiungeva però immediatamente dopo una significativa postilla: “Le favorevoli condizioni nelle quali si è svolto il Nostro dialogo non Ci lasciano ragione alcuna di dubitare che sarà pure assicurata altrettanto lealmente, generosamente, nobilmente, l’esecuzione di tutte le misure di comune accordo deliberate.” La speranza del Papa fu però delusa: non solo vi furono subito dure polemiche e contrasti riguardo all’interpretazione del Concordato, ma il fascismo dapprima, con la violenza, attaccò l’Azione Cattolica e impose di limitarne le funzioni, in seguito violò apertamente e definitivamente le norma concordatarie varando le leggi razziali, e vulnerando quindi consapevolmente, pervicacemente e impenitentemente il Concordato. Il cardinale Schuster disse poi che il Concordato stesso risultava comunque ormai “vaporizzato” dalla statolatria esibita dal fascismo!
    In realtà Pio XI era stato lucidissimo sin dall’inizio: nel discorso tenuto ai docenti e studenti della Università cattolica del Sacro Cuore del 13 febbraio 1929 chiarì il significato della stipulazione dei patti lateranensi: “Saremmo andati a trattare con Belzebù in persona!”. L’affermazione fu stralciata per motivi di opportunità dal discorso ufficiale, ma pochi mesi dopo il Papa ribadì: “Quando si trattasse di salvare qualche anima, di impedire maggiori danni alle anime, ci sentiremmo il coraggio di trattare con il diavolo in persona!”
    Pio XI non aveva bisogno di aspettare di udire Mussolini proclamante che bisogna fare dell’odio l’ultima essenza di se stessi: aveva già capito di avere a che fare con il demonio…
    Questo tuo patetico tentativo non può nulla contro il dato di fatto inoppugnabile che Pio XI non solo non equiparò Mussolini al demonio, ma usò opportunamente il condizionale proprio per rimarcare questo fatto. Altro dato inoppugnabile contro cui le tue vane argomentazioni nulla possono è il fatto che non solo l’incontro tra la Chiesa e il Fascismo venne definito “provvidenziale” per la conclusione del Concordato, ma che già in precedenti discorsi Pio XI aveva espresso il suo sincero apprezzamento per l’opera svolta dal Duce. Ad esempio, il 14 dicembre 1925 definì l’attentato compiuto contro Mussolini un “nefando delitto” che però non aveva sostanzialmente turbato l’ordine civile mantenuto dai reggitori (fascisti) della nazione italiana: “Inoltre, questo ordine nella vita civile non venne meno anche quando fu tentato quel nefando delitto di cui lo stesso ricordo ancor oggi Ci turba; sennonché, superata per grazia di Dio la congiuntura, convertimmo il dolore in letizia e rendemmo le dovute grazie a Dio poiché in entrambi i casi dolore e letizia tanto più si addicevano a Noi quanto più Noi, posti in più alto luogo, siamo indotti dalla coscienza del dovere apostolico a riprovare il male e a scegliere il bene”.
    Il dolore del tentativo di attentare alla vita del Duce fu convertito in letizia perché la Divina Provvidenza aveva disposto che quell’atto, chiaramente ed esplicitamente esecrato, fallisse miseramente con sommo gaudio del Pontefice.
    Nell’allocuzione in concistoro del 20 dicembre 1926 il Pontefice parlò dell’uomo che “con tanta energia governa le sorti del paese”, riferendosi a Mussolini.
    Anni prima, in un’intervista ad un giornalista francese, definì Mussolini un uomo “formidabile”.
    All’ambasciatore belga confidò che Mussolini era il “solo che [avesse] compreso di che cosa il suo paese [avesse] bisogno per uscire dall'anarchia in cui un parlamentarismo impotente e tre anni di guerra l'[avevano] gettato”.
    Insomma, il contesto dell’epoca non suggerisce minimamente che Pio XI vedesse in Mussolini una specie di anticristo o di diavolo incallito.
    Anzi, al contrario, il Pontefice attribuiva all’altra parte contraente, cioè lo Stato guidato dall’Uomo provvidenziale, “nobili assecondamenti” e intenzioni rette.

    Inopportuno ed infondato, inoltre, il paragone con la Germania nazionalsocialista. In quest’ultima, il Concordato venne praticamente violato sistematicamente in moltissimi suoi punti, mentre invece gli unici seri problemi nell’Italia fascista sorsero quasi esclusivamente riguardo all’applicazione dell’articolo 43 sull’Azione Cattolica, la quale comunque rimase legale per tutto il Ventennio, eccetto che in quei mesi concitati del 1931, sfociati poi nella “riconciliazione” del settembre 1931.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    No, è una falsificazione propagandistica, anche perché l’affermazione di Pio XI è preceduta da un “forse” che inforsa tutta la dichiarazione, “forse” che è legato strattamente alla postilla: “Le favorevoli condizioni nelle quali si è svolto il Nostro dialogo non Ci lasciano ragione alcuna di dubitare che sarà pure assicurata altrettanto lealmente, generosamente, nobilmente, l’esecuzione di tutte le misure di comune accordo deliberate.”
    Falsificazione un corno, visto che praticamente tutta la propaganda cattolica, al pari di quella fascista, riprese la suddetta “semplificazione”, senza che il Papa avesse alcunché da ridire in merito. E d’altronde cosa mai avrebbe potuto obiettare, dato che lui stesso aveva più volte elogiato Mussolini e attribuito alla sua opera una finalità provvidenziale?
    Ridicolo attaccarsi ad un “forse”, che venne ugualmente usato da Pio XI in riferimento alla sua persona: “forse a risolvere la questione ci voleva proprio un Papa alpinista, un alpinista immune da vertigini ed abituato ad affrontare le ascensioni più ardue; come qualche volta abbiamo pensato che forse ci voleva pure un Papa bibliotecario, abituato ad andare in fondo alle ricerche storiche e documentarie, perché di libri e documenti, è evidente, si è dovuto consultarne molti”.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Postilla che fu smentita dai fatti e dai comportamenti successivi, che portarono prima alla vulnerazione e poi alla vaporizzazione del Concordato.
    A parte il fatto che quando scoppiò nel 1931 il conflitto tra Chiesa e regime riguardo all’Azione Cattolica, per altro senza che nessuna delle due parti volesse veramente rompere con l’altra, esso trovò una rapida ricomposizione nel settembre 1931 (la cosa va ribadita costantemente, visto che qualcuno si attacca a questo per negare il connubio catto-fascista dell’epoca), se anche volessimo considerare il Concordato “vaporizzato” a partire dall’approvazione delle leggi razziali o dal 1939 (anno in cui Schuster pronunciò quel suo personale giudizio, per altro, non condiviso da tutti i prelati italiani, fra cui Angelo Roncalli, e di fatto nemmeno da Eugenio Pacelli, e che oltre tutto non tralasciava la speranza che il Duce contenesse questa deriva…d’altronde, quando ormai il regime era crollato, durante il colloquio in Arcivescovado con il Duce, Schuster "gli assicur[ò] che la Chiesa in Italia non avrebbe dimenticato ciò che egli aveva promesso di fare con il Concordato Lateranense; se non se ne era colto tutto il frutto sperato, di dare cioé l'Italia a Dio e Dio all'Italia, lo si doveva in gran parte alla sventura d'essere stato assai male servito da molti suoi gerarchi"; non solo quindi Schuster ammetteva che quanto meno una parte del frutto sperato era stato colto, ma che per quella parte che non era stato possibile cogliere la colpa non era da attribuire direttamente a Mussolini, ma a quei gerarchi che lo avevano malservito) ciò non toglie che dal settembre 1931 fino al 1938 i rapporti tra Chiesa e regime fascista furono se non ottimi quanto meno buoni e improntati ad una leale ed opportuna collaborazione su moltissimi piani e che la successiva supposta “vaporizzazione” del Concordato non comportò una conseguente condanna del regime e del partito fascista in quanto tali (in realtà, non c’era stata nessuna vaporizzazione del Concordato). E questo ovviamente senza considerare il fatto che prima del 1929, pur non mancando i punti di disaccordo, la Chiesa sostanzialmente avallò la nascita del regime fascista e vide in esso una felice circostanza donatale dalla Divina Provvidenza, che salvò l’Italia dal caos (e il Duce dagli attentati dei sovversivi), contribuendo a ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Comunque, per farla finita con queste assurde menate relative al Concordato,
    Esatto, finiamola con i tuoi arrampicamenti sugli specchi che negano la provvidenzialità dei nobili assecondamenti fascisti e mussoliniani nei confronti della Chiesa, che consentirono la stipulazione dei Patti Lateranensi, e tributiamo il dovuto riconoscimento al Duce d’Italia e del Fascismo Benito Mussolini in tal senso. Altro che America e pluralismo liberale etnico-culturale-religioso…

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    basta ricordare la dichiarazione ufficiale che il vescovo di Cremona, monsignor Cazzani, fece, nella pastorale di Quaresima del 1944, per volontà di Pio XII (che non intendeva pronunciarsi su polemiche inerenti un governo esistente solo di fatto, quello della RSI, che egli non riconosceva non solo formalmente, ma nemmeno sostanzialmente) riguardo al Concordato stesso(che Mussolini diceva di volere tutelare, dopo averlo vulnerato e poi vaporizzato, ma che era stato di nuovo violato in seguito alla barbara e violenta irruzione delle milizie repubblichine nella sacra basilica di san Paolo in Roma): “Anche quando la Chiesa stipula un Concordato con un governo, non lo stipula con il partito che può prevalere al momento nel governo medesimo, ma con lo Stato. E neppure concorda con lo Stato o con chi lo governa una professione di fede, o un sistema di dottrine politiche, o un metodo o una forma di governo; ma si preoccupa soltanto di stabilire con quello Stato dei rapporti pratici che le assicurino quanto è possibile la libertà del suo ministero e la sua dignità e efficacia nella disciplina religiosa del popolo.”
    La Chiesa ha stipulato il Concordato con lo Stato italiano, non con Mussolini, o con il governo o il regime fascista, e la stipulazione del Concordato non implica nessuna approvazione della dottrina politica fascista o del metodo o della forma di governo fascista. Quindi, da parte della Chiesa, nessun riconoscimento di merito, in relazione al Concordato, né verso Mussolini, né verso il fascismo.
    A parte che vorrei sapere dove hai appreso la notizia che mons. Cazzani avesse fatto quelle dichiarazioni per volontà di Pio XII, ti faccio notare che il principio espresso dall’allora vescovo di Cremona non aveva nulla di minimamente antifascista e ribadiva la motivazione meramente formale (e non sostanziale, visto che nei fatti la Chiesa si rapportò eccome col governo fascista repubblicano) del mancato riconoscimento ufficiale. Il fatto che la stipulazione di Concordato con uno Stato non implichi conseguentemente l’approvazione del colore politico o delle idee del governo di quello Stato è verissimo, ma questo non toglie che la Chiesa tributò a Mussolini e al Fascismo, anzi, in particolar modo allo Stato organico, totalitario e corporativo fascista, il merito di quanto fatto provvidenzialmente in diversi ambiti, fra cui, appunto, il merito di aver collaborato col Papa a ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio tramite i Patti Lateranensi…
    E comunque fu il cardinale Schuster stesso a ribadire, quando ormai l’esperienza storica del Fascismo in Italia era giunta alla sua conclusione, che questo merito nessuno sarebbe stato in grado di toglierlo a Mussolini.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Di fatto, in seguito il magistero cattolico ha più volte ricordato, anche nel corso di cerimonie ufficiali, il Concordato, ma senza fare alcun riferimento al fascismo, e condannandolo anzi sia sotto la categoria dell’autoritarismo che sotto quella del totalitarismo, e bollandolo come un grande male inumano.
    Mi dispiace per te, ma come già ribadito faresti meglio a lasciar perdere queste argomentazioni inconsistenti fondate su tue arbitrarie ed inesatte conclusioni che ignorano qualsiasi elementare regola teologica.
    Ed è inutile che continui a citare la frase di Pio XI "non è veramente e pienamente umano se non ciò che è cristiano, e che è inumano ciò che è anticristiano", come se costituisse una condanna del Fascismo. Anche volendo tralasciare il fatto che, perché si possa parlare di una condanna definitiva in termini dottrinali, ciò deve constare manifestamente, la frase va rapportata al discorso pronunciato da Pio XI: "Osservando lo zelo negli strati inferiori, appare troppo chiaro che, quantunque la Azione Cattolica sia distintamente contemplata nel Nostro Patto di Conciliazione, dall’alto devono partire larghi — o piuttosto occulti — gesti di permissione e di incoraggiamento perché quelle vessazioni non cessino nei diversi luoghi da un capo all’altro della Penisola. E non soltanto in piccoli luoghi o poco importanti. Ieri Ci si segnalavano Venezia, Torino e Bergamo; oggi è Milano e proprio nella persona del suo Cardinale Arcivescovo, reo di un discorso e di un insegnamento, che rientra esattamente nei suoi doveri pastorali, e che Noi non possiamo che approvare. Ma se siamo Noi a richiamare sempre a tutti quanti che non è veramente e pienamente umano se non ciò che è cristiano, e che è inumano ciò che è anticristiano; o riguardi la comune dignità dell’uman genere, o riguardi e tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo, al quale, salve le debite coordinazioni e cooperazioni, è destinata la Società, come all’individuo uomo è ordinata l’opera stessa di Dio Creatore e Salvatore, al quale ogni uomo deve dire: Deus meus es Tu ed anche Dilexit me et tradidit semetipsum pro me!"
    Ma nel discorso di Schuster c'era una condanna del Fascismo in quanto tale o del regime?
    Schuster nell'omelia disse: "È nata all'estero e serpeggia un po' dovunque una specie di eresia, che non solamente attenta alle fondamenta soprannaturali della cattolica Chiesa, ma materializza nel sangue umano i concetti spirituali di individuo, di Nazione e di Patria, rinnega all'umanità ogni altro valore spirituale, e costituisce così un pericolo internazionale non minore di quello dello stesso bolscevismo. È il cosiddetto razzismo". Il cardinale Schuster condannava "codesta filosofia nordica, che è divenuta teosofia e politica insieme". Il riferimento era diretto verso il razzismo germanico: "È superfluo che io confuti qui una teoria simile che, isolando le varie razze umane, ponendo questa razza priviligiata di Arminio sopra tutte le altre razze e costituendola datrice di divinità e fondatrice di diritto, può creare domani una religione ed un giure, non semplicemente superiore, ma addirittura avverso alle are ed ai patri lari di tutti gli altri popoli". A conclusione del discorso, però, l'arcivescovo di Milano disse: "Il genio dell'Italica stirpe e la sapienza del nostro Governo cooperino alla Divina Grazia che ancora una volta, come ai tempi di San Carlo, vuol tenere lungi dalla nostra Patria questa novella nordica eresia che ci deprime".
    Schuster, quindi, condannava il razzismo germanico ed esortava il governo fascista a non sposarne le tesi. La frase "non è veramente e pienamente umano se non ciò che è cristiano, e che è inumano ciò che è anticristiano" va quindi riferita alla "nordica eresia", non al Fascismo.
    L'omelia era certamente critica verso l'azione politica del regime in materia razziale, così come duramente critica era l'allocuzione di Pio XI nella quale approvava esplicitamente il contenuto del discorso di Schuster, e proprio per questo venne applicata la censura di regime (anche perché il quotidiano "L'Italia" pubblicò il testo integrale dell'omelia accanto ad un articolo critico sui provvedimenti razziali) contro l'arcivescovo ambrosiano. Ma ciò non toglie che, comunque, l'omelia di Schuster non aveva espresso un attacco frontale al Fascismo come idea politica e nemmeno al regime come tale, anzi, al contrario addirittura esprimeva la speranza che il governo fascista abbandonasse certe suggestioni. Si può obiettare che, quattro giorni dopo, venne pubblicato il regio decreto che introduceva in Italia le leggi razziali che proibivano i matrimoni misti anche tra ebrei cattolici e italiani cattolici, punto sul quale, in sede diplomatica, la Santa Sede si era spesa molto per arrivare ad una soluzione che non vulnerasse il Concordato. Questo non comportò comunque una condanna del regime e del partito. Va pur detto che le leggi razziali fasciste furono applicate con una certa magnanimità e senza inutili asprezze. Lo stesso testo delle leggi razziali italiane non ricalcava quello delle leggi razziali tedesche. Hannah Arendt, esagerando, scrisse: "La grande maggioranza degli ebrei italiani furono esentati dalle leggi razziali". In realtà, non fu esattamente così, ma ciò non cancella il fatto che vi furono - in virtù dei criteri introdotti dalle leggi razziali stesse - migliaia di "discriminati" che ottennero delle parziali esenzioni e alcune centinaia che vennero "arianizzati", ottenendo così l'esenzione totale dai provvedimenti.
    In linea teorica, il Fascismo non sposò ufficialmente le tesi del razzismo hitleriano o germanico in generale - anzi, al contrario, maggioritaria fu la linea del razzismo spiritualista romano e solo i più esaltati ed accaniti, come Interlandi e Farinacci, propugnarono una linea apertamente filo-nazista in materia. In linea pratica, seguì il principio del "discriminare, non perseguitare" e temperò i suoi stessi provvedimenti con esenzioni e accorgimenti.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  7. #77
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Veramente Pio XI attribuì tale risultato a se stesso, e il dubbio che altri avessero veri meriti di contribuzione al riguardo sparì presto, visto che il Concordato fu dal fascismo prima consapevolmente, pervicacemente e impenitentemente vulnerato, e poi addirittura “vaporizzato”!
    Stupidaggini: Pio XI riconobbe in Mussolini l’uomo che provvidenzialmente aveva consentito di ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio grazie ai Patti Lateranensi, Pio XII “l’eccellente capo del governo”, Giovanni XXIII “l’uomo del Concordato”. Il Concordato rimase sempre in vigore e, laddove sorsero conflitti nella pratica applicazione di alcune sue disposizioni, si procedette ad una risoluzione della questione di comune accordo. L’unico “vulnus” irrisolto fu quello del divieto di matrimoni razzialmente misti tra cattolici, ma in sede di applicazione delle leggi razziali spesso gli ebrei cattolici furono esentati dalle disposizioni discriminatorie o da alcune di esse.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A parte questo, un governo totalitario o autoritario non può nascondersi dietro benemerenze vere o presunte nei confronti della religione cattolica: la soppressione continuativa della libertà e dei diritti fondamentali implica la condanna da parte della Chiesa. E’ inutile proclamare uno Stato come “cattolico”, oppure favorire la Chiesa, se poi si elimina la libertà, o si lede la dignità dell’uomo, o si escludono i cittadini da una efficace partecipazione nella formazione della volontà sociale, o si sopprime la eguaglianza di tutti dinanzi alla legge.
    Il Fascismo non ha soppresso i diritti e le libertà essenziali della persona umana: la libertà di possedere, la libertà di lavorare, la libertà al culto pubblico e privato di Dio, il diritto ad un’educazione religiosa, il diritto alla società coniugale e domestica, la libera scelta del proprio stato. Il Fascismo ha limitato il diritto alla libertà di espressione, di stampa e di parola, ma con finalità eminentemente anti-socialiste, anti-comuniste, anti-liberali, anti-massoniche, anti-democristiane. Nonostante questo, il dibattito, le critiche e vere e proprie forme di dissenso erano consentite, pur con dei limiti: basterebbe leggersi i contenuti degli articoli che pubblicavano le riviste vicine alle correnti più radicali del Fascismo, fortemente critici verso moltissimi aspetti del regime oppure si potrebbe ricordare come al senatore Croce mai venne torto un capello e poté continuare a pubblicare la sua rivista “Critica” liberamente. Riguardo poi all’Azione Cattolica, è vero che la scure repressiva del regime si abbatté ingiustamente su di essa nel 1931, così come è vero che tra la fine del 1937 e l’agosto del 1938 si ebbe un riacutizzarsi delle tensioni tra Azione Cattolica e Partito Nazionale Fascista, ma è altrettanto vero che, salvo una breve parentesi, l’esistenza dell’ACI rimase inconcussa, l’antagonismo con le organizzazioni giovanili del regime si attenuò durante “gli anni del consenso” (si potrebbe parlare di una sorta di rapporto di “coopetizione”) e le iscrizioni all’ACI aumentarono.
    Va poi aggiunto che il regime fascista diede impulso ad un’attività moralizzatrice della vita italiana senza precedenti, fatto che gli venne riconosciuto non solo dalla Chiesa, che cooperò attivamente in quest’ambito, ma pure a livello internazionale (Salazar).

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Ciò era già evidente dalla dichiarazione disgiuntiva di Pio XI: “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”,
    Frase che riguardava la “nordica eresia”, cioè il razzismo germanico hitleriano.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    divenne ancora più evidente nel discorso alla Rota del 1945,
    Talmente evidente che non si nomina nemmeno il Fascismo…

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    ed è stato sancito dal Concilio Ecumenico Vaticano II, in particolare nella Gaudium et spes, che bolla come inumane le forme politiche totalitarie, e pure le forme dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali:
    “Affinché la collaborazione di cittadini responsabili possa ottenere felici risultati nella vita politica quotidiana, si richiede un ordinamento giuridico positivo, che organizzi una opportuna ripartizione delle funzioni e degli organi del potere, insieme ad una protezione efficace dei diritti, indipendente da chiunque.
    I diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi e il loro esercizio devono essere riconosciuti, rispettati e promossi non meno dei doveri ai quali ogni cittadino è tenuto. Tra questi ultimi non sarà inutile ricordare il dovere di apportare allo Stato i servizi, materiali e personali, richiesti dal bene comune.
    Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro legittime ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e ordinatamente favorire.
    Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire un potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così la responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.
    Ai tempi nostri, la complessità dei problemi obbliga i pubblici poteri ad intervenire più frequentemente in materia sociale, economica e culturale, per determinare le condizioni più favorevoli che permettano ai cittadini e ai gruppi di perseguire più efficacemente, nella libertà, il bene completo dell'uomo. Il rapporto tra la socializzazione l'autonomia e lo sviluppo della persona può essere concepito in modo differente nelle diverse regioni del mondo e in base alla evoluzione dei popoli. Ma dove l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato in vista del bene comune, si ripristini al più presto possibile la libertà quando le circostanze sono cambiate. È in ogni caso inumano [notare la ripresa del termine usato da Pio XI, ma senza alcun riferimento all’”anticristianesimo” ] che l'autorità politica assuma forme totalitarie, oppure forme dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali.”
    La Chiesa associa quindi nella condanna sia le forme di governo totalitarie, sia quelle forme di governo dittatoriali, le quali ledano in maniera continuativa tali diritti fondamentali.
    Inutile aggrapparsi alla “Gaudium et spes” perché in quel testo si usa una formula in cui si riprovano generalmente le forme dittatoriali e totalitarie che ledono i diritti della persona umana e dei ceti sociali. Nel testo originale in latino si utilizza la disgiunzione inclusiva “vel” e la subordinata successiva si riferisce quindi sia alle forme totalitarie che alle forme dittatoriali. Questo non solo emerge nel testo latino, ma emerge con maggior chiarezza nella traduzione inglese del testo: “Moreover, it is inhuman for public authority to fall back on dictatorial systems or totalitarian methods which violate the rights of the person or social groups”.
    Perciò, quello che conta e determina l’eventuale riprovazione (“E’ in ogni caso inumano…”) dei regimi dittatoriali e/o totalitari è la violazione o meno dei diritti delle persone e dei gruppi sociali, nonché dei diritti della Chiesa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    La Chiesa ammette solo una “limitazione”, e del tutto temporanea, dell’esercizio di tali diritti, da parte di governi di emergenza che agiscono per il bene comune, ma che sono poi tenuti a ripristinare immediatamente la libertà.
    Inoltre si specifica che:
    “Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.”
    Le libertà “sospese” vanno ripristinate il più presto POSSIBILE ma bensì QUANDO LE CIRCOSTANZE SONO CAMBIATE.
    Il Fascismo dovette affrontare gli strascichi della crisi economica del primo dopoguerra, gli effetti di una guerra civile neanche tanto strisciante contro socialisti e comunisti, il disfacimento dello Stato liberale e la totale disgregazione dell’autorità, le spinte centrifughe presenti nella società italiana – fattore di caos ed anarchia -, la lotta alla mafia, la mancanza di coesione sociale nel nostro paese, lo scollamento tra lo Stato e il popolo, la crisi economica del 1929 e i suoi effetti.
    Ma non solo: il Fascismo doveva attuare una bonifica da tutte quelle nefaste ideologie scaturite dalla Rivoluzione Francese che avevano avuto, in Italia, un’egemonia fino ad allora pressoché incontrastata – anche a causa dello stesso Risorgimento di cui pure il regime si dichiarava il compimento – e sradicare il malcostume italico, tendente all’individualismo.
    La dittatura, nell’ottica del Fascismo, assolveva una funzione costituente, non permanente, tesa alla costruzione di uno Stato nuovo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Allora, prima tiri in ballo il libro di Petacco, che non cita fonti, poi tiri in ballo la rivista “Orizzonti”, che non cita fonti, adesso tiri fuori il libro di un neofascista che cita come fonte……un anonimo!
    La tirerai avanti ancora per molto questa ridicola pagliacciata?
    Non far finta di non capire.
    La testimonianza venne raccolta dal settimanale cattolico “Orizzonti”, che viene citato come fonte nel libro di Primo Siena. A sua volta, Arrigo Petacco riporta la frase che Pio XII pronunciò di fronte a quel giornalista romano, pur tuttavia senza specificare la fonte. All’inizio avevo sbagliato a riportare la data (avevo scritto 1952 e non 1943), ma ciò non toglie che la fonte, una testimonianza appunto, vi sia e non si tratti di un’invenzione.
    Se la cosa ti angustia tanto, scrivi una bella lettera o una mail alla casa editrice Solfanelli, dicendo di non pubblicare i libri di pericolosissimi neofascisti come Primo Siena che riportano testimonianze che ti urtano i nervi!
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #78
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Condanna?
    Secondo i TUOI buffi criteri il tuo beato preferito avrebbe dovuto proclamare: “Con la Nostra Apostolica Autorità riproviamo, proscriviamo e condanniamo come assolutamente inumane e contrarie alla religione cattolica le guerre intraprese dagli Stati Uniti d’America in Kosovo, in Afghanistan e in Iraq, e vogliamo e comandiamo che esse siano tenute per riprovate, proscritte e condannate da tutti i figli della Chiesa”.
    Cosa c'entra la frase "Con la Nostra Apostolica Autorità riproviamo, proscriviamo e condanniamo [omissis]" con un'eventuale condanna o riprovazione dello scoppio di un conflitto o di un'aggressione o del ricorso, in casu, alla guerra?
    Quella che tu liquidi come una mera formula fa parte di un frasario consolidato tipico della definizione "ex cathedra" o della condanna definitiva, irreformabile e assolutamente vincolante per tutti i credenti di una dottrina o di un insieme di idee e principi contrari a quelli della religione cattolica.
    Come scrive il teologo cattolico monsignor Brunero Gherardini: "Il limite dell’intervento magisteriale sta anche nella sua stessa formulazione tecnica. Perché sia veramente magisteriale, in senso definitorio o no, occorre che l’intervento ricorra ad un formulario ormai consacrato, dal quale risulti senz’incertezza alcuna la volontà di parlare da “Pastore e Dottore di tutt’i cristiani in materia di Fede e di Morale, in forza della sua apostolica Autorità”, se a parlare è il Papa; o risulti con pari certezza, p. es. da parte d’un Concilio ecumenico, attraverso le consuete formule dell’asserto dogmatico, la volontà dei Padri conciliari di collegare la Fede cristiana con la Rivelazione divina e la sua ininterrotta trasmissione. Mancando tali premesse, solo in senso lato si potrà parlare di Magistero: non ogni parola del Papa, scritta o detta, è necessariamente Magistero; ed altrettanto si dica dei Concili ecumenici, non pochi dei quali di dogma o non parlarono, o non esclusivamente" (articolo "Chiesa-Tradizione-Magistero").
    Non ho parlato di condanne in senso "magisteriale", anche perché, come ho ricordato, può esservi una legittima discordanza di opinione [qualora il Papa non affermi di voler vincolare tutti i credenti] sull'applicazione di un principio morale nell'ambito di argomenti come la pena capitale o la guerra.
    Ultima modifica di Giò; 25-06-12 alle 11:13
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
Pagina 8 di 8 PrimaPrima ... 78

Discussioni Simili

  1. Risposte: 30
    Ultimo Messaggio: 02-05-10, 09:56
  2. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 06-07-09, 10:49
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-01-06, 11:20
  4. Uno sguardo fuori dall'Italia. I Conservatori nel mondo.
    Di Templares nel forum Conservatorismo
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 02-10-05, 13:48
  5. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 01-11-04, 18:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito