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Discussione: Conservatori nel mondo

  1. #41
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Ti faccio notare che Pio XII utilizzò il plurale, perciò è poco plausibile che si riferisse esclusivamente al Fascismo, ammesso e non concesso che si riferisse anche al regime fascista (non concesso ovviamente perché il Fascismo mai tentò veramente di sottomettere la Chiesa allo Stato, visto che, come fu autorevolmente riconosciuto, esso contribuì a ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio).
    Credo che non corressero ottimi rapporti tra il regime e la Chiesa, nonostante il concordato che comunque riaprì una sorta di dialogo rispetto ai periodi precedenti.
    Del resto si ricorda l’enciclica “Non abbiamo bisogno” di Pio XI non molto dopo il concordato in un contesto di vari attriti con il regime.

  2. #42
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Credo che non corressero ottimi rapporti tra il regime e la Chiesa, nonostante il concordato che comunque riaprì una sorta di dialogo rispetto ai periodi precedenti.
    Del resto si ricorda l’enciclica “Non abbiamo bisogno” di Pio XI non molto dopo il concordato in un contesto di vari attriti con il regime.
    ogni volta che si ricorda il conflitto sorto tra regime fascista e Chiesa Cattolica riguardo all'Azione Cattolica e all'educazione della gioventù si dovrebbe pure ricordare che tale scontro si risolse pacificamente, sostanzialmente senza né vincitori né vinti ed anzi con un rafforzamento di entrambi: infatti, il regime proseguì la sua azione di fascistizzazione della società e l'Azione Cattolica vide crescere il numero dei suoi iscritti e senza particolari fastidi da parte del regime.

    Il 3 settembre 1931, dopo meticolose trattative, "L'Osservatore Romano" pubblicò un comunicato stampa ufficiale della Segreteria di Stato:

    In seguito alle conversazioni svoltesi fra la Santa Sede e il Governo italiano concernenti l'avvenuto scioglimento dei circoli giovanili facenti capo all'Azione Cattolica Italiana e in genere l'attività della medesima, si è addivenuti ad un accordo nei termini seguenti:
    1) l'Azione Cattolica Italiana è essenzialmente diocesana e dipende direttamente dai vescovi i quali ne scelgono i dirigenti ecclesiastici e laici. Non potranno essere scelti a dirigere coloro che appartengono a partiti avversi al regime. Conformemente ai suoi fini di ordine religioso e soprannaturale l'Azione Cattolica non si occupa affatto di politica e nelle sue forme esteriori organizzative si astiene da tutto quanto è proprio e tradizionale di partiti politici. La bandiera delle associazioni locali dell'Azione Cattolica sarà la nazionale;
    2) l'Azione Cattolica non ha nel suo programma la costituzione di associazioni professionali e sindacati di mestiere; non si propone quindi compiti di ordine sindacale. Le sue sezioni interne e professionali attualmente esistenti, e contemplate nella legge 3 aprile 1926, sono formate ai fini esclusivamente spirituali e religiosi, e si propongono inoltre di contribuire acché il sindacato giuridicamente riconosciuto risponda sempre meglio ai principi di collaborazione fra le classi e alle finalità sociali e nazionali che, in Paese cattolico, lo Stato coll'attuale ordinamento si propone di raggiungere;
    3) i circoli giovanili facenti capo all'Azione Cattolica si chiameranno Associazioni giovanili di Azione Cattolica. Dette associazioni potranno avere tessere e distintivi strettamente corrispondenti alla loro finalità religiosa; né avranno per le diverse Associazioni altra bandiera all'infuori della nazionale e dei propri stendardi religiosi. Le Associazioni locali si asterranno dallo svolgimento di qualsiasi attività di tipo atletico e sportivo limitandosi soltanto a trattenimenti d'indole ricreativa ed educativa con finalità religiose.

    "L'Osservatore Romano" aggiungeva con soddisfazione: "Ora abbiamo la grande consolazione di pubblicare l'avvenuto accordo che rallegrerà tutti i cattolici del mondo e che, stante la dichiarata soddisfazione dell'una e dell'altra parte, assicura che non si rinnoveranno le cause di dolore per il cuore paterno del Santo Padre. Non fa bisogno di aggiungere che in forza dell'accordo viene ristabilita la compatibilità dell'appartenenza all'Azione Cattolica Italiana e al Partito Nazionale Fascista".
    L'ufficio stampa del PNF rendeva pubblico il seguente comunicato: "Il Direttorio del Partito Nazionale Fascista, convocato d'urgenza a Palazzo Littorio, accoglie con profonda soddisfazione l'accordo intervenuto fra la Santa Sede e lo Stato Italiano per l'Azione Cattolica; esprime al Duce la sua devota riconoscenza e promette di applicare il patto con perfetta lealtà e con animo di fascisti e di credenti".
    Il comunicato venne pubblicato il 4 settembre 1931 da "L'Osservatore Romano".
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #43
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Ma quanto indichi è frutto di un compromesso che tendeva a limitare non solo l’esercizio della Chiesa, ma dell’azione politica degli aderenti.
    Con la scomparsa prematura e aggiungo dubbia di Pio XI viene proseguita tra Chiesa e Stato una politica di compromesso con Pio XII, ampiamente motivata probabilmente per ciò che si delineava nella politica sia interna che europea, ma che non lasciava contenti nessuno.
    Non rare inoltre le pubblicazioni di articoli da parte dell'Osservatore Romano che venivano in poche parole boicottati.

    E una condizione di compromesso si può anche notare dal fatto che Pio XII non emanò encicliche, mentre Pio XI oltre alla ampiamente documentata enciclica “Non abbiamo bisogno”, inviò in Germania e in lingua tedesca l’enciclica “Mit Brenneder Sorge” e aveva richiesto l’abbozzo di una pubblica condanna per il nazismo, che mai gli pervenne, o meglio ancora gli pervenne troppo tardi.
    Ultima modifica di Hanna; 03-04-12 alle 18:06

  4. #44
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Ma quanto indichi è frutto di un compromesso che tendeva a limitare non solo l’esercizio della Chiesa, ma dell’azione politica degli aderenti.
    L'Azione Cattolica non era un organismo politico e la linea difensiva della Chiesa Cattolica nei confronti delle accuse provenienti dai giornali e da esponenti fascisti fu proprio quella di sottolineare l'apoliticità dell'ACI.
    L'accordo fu certamente il frutto di trattative e di una politica di mediazione attuata da entrambe le parti, ma ciò fu possibile perché vi era un terreno comune.

    Con la scomparsa prematura e aggiungo dubbia di Pio XI
    ostridicolo: Anche tu credi alla fregnaccia secondo cui sarebbe stato il dottor Petacci, su incarico del Duce, a "far morire" Pio XI? repapelle:

    viene proseguita tra Chiesa e Stato una politica di compromesso con Pio XII, ampiamente motivata probabilmente per ciò che si delineava nella politica sia interna che europea, ma che non lasciava contenti nessuno. Non rare inoltre le pubblicazioni di articoli da parte dell'Osservatore Romano che venivano in poche parole boicottati.
    A dire il vero, sul finire del 1938 i rapporti tra Santa Sede e regime fascista s'erano particolarmente deteriorati a causa degli strascichi delle polemiche sull'Azione Cattolica (l'accordo Starace-Vignoli aveva riconfermato l'accordo del 1931, ma costituì una tregua momentanea in attesa di una riforma dell'ACI, che venne realizzata compiutamente ed integralmente solo nel 1939 con l'elezione di Pio XII) e su parte delle leggi razziali. Con l'avvicinarsi dell'anniversario dei Patti Lateranensi le diplomazie di entrambe le parti stavano lavorando per ricucire gli strappi degli ultimi mesi. L'elezione al soglio pontificio di Pio XII dopo la morte di Pio XI calmò le acque e diede modo alla Santa Sede e al regime di avere un rapporto più sereno.

    E una condizione di compromesso si può anche notare dal fatto che Pio XII non emanò encicliche, mentre Pio XI oltre alla ampiamente documentata enciclica “Non abbiamo bisogno”, inviò in Germania e in lingua tedesca l’enciclica “Mit Brenneder Sorge” e aveva richiesto l’abbozzo di una pubblica condanna per il nazismo, che mai gli pervenne, o meglio ancora gli pervenne troppo tardi.
    L'ampiamente documentata enciclica "Non abbiamo bisogno" non aveva condannato il Fascismo come tale e la sua pubblicazione fu causata da un conflitto contingente e temporaneo fra Chiesa Cattolica e regime fascista, che poi venne risolto.
    Non si può arbitrariamente accostare i pronunciamenti della Chiesa sul Fascismo con quelli sul nazionalsocialismo.
    Ultima modifica di Giò; 03-04-12 alle 19:03
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  5. #45
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    L’enciclica “Non abbiamo bisogno” è un documento ufficiale dal quale si può evincere l’effettiva posizione della Chiesa, nella persona di Pio XI, nei confronti del regime fascista, e da ciò che si legge non sembra essere stata pacifica.
    Tra l’altro gli scontri che si ricordano a causa dell’Azione Cattolica che di fatto non si poteva definire apolitica, consistettero in episodi di pura violenza anticlericale, con offese ai sacerdoti, ai religiosi, profanazioni e intimidazioni varie.
    E con questo siamo ben oltre a ciò che si può definire come laica separazione tra la religione e lo Stato o la politica, visto che la Chiesa non esclude impegno e responsabilità sociale nelle sue varie manifestazioni da parte degli aderenti e non si è giunti a trovare una compatibilità tra linee cattoliche e fascismo o meglio aspetti di questo e non si spiegherebbe tra l’altro come mai l’esponente del Partito Popolare Italiano, che era tra l’altro un sacerdote, abbia dovuto ricorrere all’esilio.
    Sono invece d’accordo con il fatto che la posizione della Chiesa nei confronti del nazionalsocialismo sia stata invece più grave, tra l’altro in Germania l’Azione Cattolica fu sciolta comunque, come fu sciolto il partito di centro.
    Non si può stabilire a priori se quella del Petacci sia una fregnaccia, ma quel che conta è il fatto che Mussolini tollerava il pontefice malamente e l’interesse per il concordato era stato puramente politico.
    E non metto per nulla in cattiva luce il successore Pio XII, ma la mancanza di encicliche mi appare come una vacanza in una condizione di emergenza, dove le istituzioni ecclesiastiche dovettero improvvisarsi nei noti sviluppi storici e probabilmente non si poteva fare nulla di diverso.
    Ultima modifica di Hanna; 03-04-12 alle 21:54

  6. #46
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    L’enciclica “Non abbiamo bisogno” è un documento ufficiale dal quale si può evincere l’effettiva posizione della Chiesa
    E l'effettiva posizione della Chiesa consisteva nel dire che, con quanto si era segnalato nella Lettera Enciclica "Non abbiamo bisogno" (1931), non aveva voluto condannare il regime fascista e il Partito Nazionale Fascista in quanto tali, ma esclusivamente quanto nella loro azione e nei loro programmi aveva rinvenuto, in quelle circostanze, come contrario alla dottrina cattolica. Detto in altri termini, la Chiesa non condannava 'definitivamente' il Fascismo "per se" - ossia nella sua essenza -, ma "per accidens", cioé per delle posizioni che aveva assunto in maniera contingente (per altro non desumendole direttamente da Mussolini ma da altri esponenti del Fascismo) e per dei provvedimenti (sbagliati) che aveva concretamente adottato. Questo non significava giudicare infallibilmente e definitivamente, ex cathedra o in via di magistero ordinario, il Fascismo come una "statolatria pagana" incompatibile con il Cattolicesimo come potevano essere il comunismo, il socialismo e il liberalismo.

    Tra l’altro gli scontri che si ricordano a causa dell’Azione Cattolica che di fatto non si poteva definire apolitica, consistettero in episodi di pura violenza anticlericale, con offese ai sacerdoti, ai religiosi, profanazioni e intimidazioni varie.
    Ti ripeto che la linea di difesa che assunse la Chiesa per affermare l'esistenza e l'autonomia dell'Azione Cattolica Italiana fu sempre caratterizzata dall'argomento dell'apoliticità, a fronte delle accuse, giudicate ingiuste, da parte fascista, di nascondere dietro l'apparente apoliticità uno sfoggio di antifascismo di marca "pipista" (cioé democristiana). Dubito che il Papa mentisse in un documento importante come un'Enciclica.
    Quanto alle violenze, non si possono attribuire come tali al Fascismo, regime e partito, e del resto nemmeno lo fece il Papa nell'Enciclica "Non abbiamo bisogno". Si trattò di deprecabili eccessi, che pure furono riconosciuti (vedasi l'articolo pubblicato da Arnaldo Mussolini su "Il Popolo d'Italia" del 9 luglio 1931), e a cui venne - giustamente - posta fine.
    Del resto, anche l'Imperatore cattolico Carlo V fece devastare la città di Roma dai lanzichenecchi luterani tedeschi al suo soldo...spesso la dialettica tra potere temporale civile e potere spirituale ecclesiastico può portare ad episodi spiacevoli ed esecrabili, che meritano certamente condanna, ma non possono - soprattutto se seguiti da adeguata resipiscenza - essere generalizzati oltre il dovuto.

    E con questo siamo ben oltre a ciò che si può definire come laica separazione tra la religione e lo Stato o la politica,
    Infatti il regime fascista considerava la separazione tra Stato e Chiesa come un fatto deleterio ed assurdo quanto la separazione tra spirito e materia (lettera di Mussolini ad Alfredo Rocco del 4 maggio 1926). Il conflitto si creò perché il regime, ed in particolar modo il partito, sbagliarono nel ritenere che l'educazione cattolica della gioventù si potesse esaurire nell'ambito dell'insegnamento della religione cattolica quale fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica, che avveniva sotto l'occhiuta vigilianza delle gerarchie ecclesiastiche, e nell'assistenza spirituale data ai giovani balilla da parte dei cappellani dell'ONB e ai soldati da parte dei cappellani militari. Bisogna ammettere che, fortunatamente, il regime si rese conto che sarebbe stato sbagliato insistere ulteriormente in una politica del genere.

    visto che la Chiesa non esclude impegno e responsabilità sociale nelle sue varie manifestazioni da parte degli aderenti e non si è giunti a trovare una compatibilità tra linee cattoliche e fascismo o meglio aspetti di questo e non si spiegherebbe tra l’altro come mai l’esponente del Partito Popolare Italiano, che era tra l’altro un sacerdote, abbia dovuto ricorrere all’esilio.
    Don Luigi Sturzo andò in esilio su suggerimento delle autorità ecclesiastiche, che non gradivano la sua attività politica nel Partito Popolare Italiano, che non convinse mai fino in fondo la Chiesa (riserve su di esso furono presenti sin dalla sua costituzione).

    Sono invece d’accordo con il fatto che la posizione della Chiesa nei confronti del nazionalsocialismo sia stata invece più grave, tra l’altro in Germania l’Azione Cattolica fu sciolta comunque, come fu sciolto il partito di centro.
    Per quello che ne so, l'Azione Cattolica tedesca era pienamente legale, però purtroppo il regime nazionalsocialista aveva adottato dei provvedimenti che di fatto ne limitavano fortemente - e col passare del tempo sempre di più - l'apostolato, pur riconosciuto dal Reichskonkordat (che Hitler e i suoi sodali calpestavano senza problemi ogni volta che tornasse a loro utile).

    Non si può stabilire a priori se quella del Petacci sia una fregnaccia,
    E' una fregnaccia priva di fondamento, a meno che non si portino delle prove che la dimostrino, ma non mi pare che sussistano minimamente. Anche perché è noto che in quei mesi Pio XI era fortemente malato e quindi la sua morte non fu affatto un qualcosa di inspiegabile.

    ma quel che conta è il fatto che Mussolini tollerava il pontefice malamente e l’interesse per il concordato era stato puramente politico.
    In realtà, non era proprio così. Più episodi dimostrano come Mussolini fosse - per vari motivi - abbastanza docile nei confronti delle richieste papali.
    Quando dopo la Conciliazione vi furono alcune polemiche dopo alcuni discorsi di Mussolini alla Camera e al Senato, in cui aveva pronunciato goffamente delle frasi non in linea con l'ortodossia cattolica, il Duce del Fascismo, che aveva contribuito a ridare Dio all'Italia e l'Italia a Dio, accettò in silenzio il rimprovero papale e le correzioni che Pio XI gli fece pubblicamente. In occasione della pubblicazione dei "Colloqui" con Emil Ludwig il Duce aveva fatto sopprimere interi passaggi sulla religione e sulla Chiesa che potevano risultare non conformi alla dottrina cattolica. In realtà, Mussolini fece ciò obbedendo ad un paterno consiglio che il Santo Padre gli aveva trasmesso tramite l’ambasciatore Cesare Maria De Vecchi: Pio XI aveva consigliato al Duce di essere più accorto e prudente nelle sue affermazioni in tema di religione.
    Mussolini, come rileva De Felice, si pentì di aver rilasciato quella serie di interviste a Ludwig perché spesso il giornalista ebreo tedesco aveva travisato – a suo avviso – il suo pensiero e le sue affermazioni. Infine, va detto che la versione ultima e definitiva della Dottrina del Fascismo – quella che fu pubblicata e diffusa – risultò essere il frutto di un vero e proprio aggiustamento mussoliniano, dietro esortazione papale, dello scritto gentiliano. Quando il Papa lesse varie anticipazioni del contenuto della Dottrina del Fascismo, redarguì Mussolini, dicendogli che vi erano dei passaggi discutibili, se non inaccettabili, e che sarebbe stato costretto ad una condanna esplicita se essa non fosse stata debitamente emendata. Il Duce prontamente fece sapere al Pontefice che dello scritto se n’era occupato Giovanni Gentile e assicurò che sarebbe intervenuto direttamente. Oltre a bloccare la pubblicazione, prevista per il 15 giugno 1932, aggiunse a sua volta una lunga parte esplicativa, in cui esplicitamente – fra l’altro - riconosceva il Cattolicesimo. Pio XI giudicò la nuova versione accettabile. Il "figlio" obbediva, anche questa volta, al "padre".
    A ciò si aggiungano gli accordi del 1931 e del 1938.
    La vera rottura insoluta tra regime e Chiesa, e di conseguenza tra Mussolini e Pio XI, fu riguardo alla questione del divieto dei matrimoni razzialmente misti tra cattolici. La polemica sulle leggi razziali, effettivamente, accrebbe gradualmente e progressivamente l'attrito tra il Duce e il Sommo Pontefice. E' quindi corretto dire che negli ultimi mesi di vita di Pio XI i rapporti con Mussolini non fossero più quelli di una volta, anche per colpa di un irrigidimento del Duce sulla questione razziale, che invece avrebbe potuto essere risolto in maniera diversa e più conforme alle esigenze e ai dettami della Chiesa.
    Nonostante questo, è pur vero che poco prima della morte di Pio XI le diplomazie di entrambe le parti stavano lavorando per una riappacificazione, soprattutto in vista del decennale dei Patti Lateranensi.

    E non metto per nulla in cattiva luce il successore Pio XII, ma la mancanza di encicliche mi appare come una vacanza in una condizione di emergenza, dove le istituzioni ecclesiastiche dovettero improvvisarsi nei noti sviluppi storici e probabilmente non si poteva fare nulla di diverso.
    Forse dimentichi il fatto che Pio XII, appena venne eletto Pontefice, pubblicò l'Enciclica "Summi Pontificatus", la quale additava e condannava molti dei mali del mondo moderno e contemporaneo (ovviamente senza condannare il Fascismo italiano, anzi).
    Ultima modifica di Giò; 04-04-12 alle 00:29
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  7. #47
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    E l'effettiva posizione della Chiesa consisteva nel dire che, con quanto si era segnalato nella Lettera Enciclica "Non abbiamo bisogno" (1931), non aveva voluto condannare il regime fascista e il Partito Nazionale Fascista in quanto tali, ma esclusivamente quanto nella loro azione e nei loro programmi aveva rinvenuto, in quelle circostanze, come contrario alla dottrina cattolica. Detto in altri termini, la Chiesa non condannava 'definitivamente' il Fascismo "per se" - ossia nella sua essenza -, ma "per accidens", cioé per delle posizioni che aveva assunto in maniera contingente (per altro non desumendole direttamente da Mussolini ma da altri esponenti del Fascismo) e per dei provvedimenti (sbagliati) che aveva concretamente adottato. Questo non significava giudicare infallibilmente e definitivamente, ex cathedra o in via di magistero ordinario, il Fascismo come una "statolatria pagana" incompatibile con il Cattolicesimo come potevano essere il comunismo, il socialismo e il liberalismo.
    Si,
    ma l’enciclica è abbastanza lunga e leggendola tutta e con attenzione vi si trovano parti interessanti circa la posizione nei confronti del regime fascista.
    Vi è compresa una denuncia delle persecuzioni non solo a carico dell’Azione Cattolica ma estese agli oratori e pie congregazioni, circoli cattolici di gioventù femminile che poco potevano risultare minacciosi per la sicurezza dello lo Stato, con interventi di elementi e divise di partito e acquiescenza delle Autorità e forze di pubblica sicurezza, che non potevano risultare esenti da responsabilità e da direttive del regime, e accompagnate da accuse della stampa di partito.
    Denuncia violenze, sfregi, vandalismi commessi contro luoghi cose e persone in tutto il Paese e nella medesima sede episcopale, e l’accusa al clero di mettersi contro il partito che invece aveva garantito la libertà religiosa.
    Poiché l’accusa era in particolare legata al partito popolare che veniva considerato nemico del regime, ormai sciolto e cessato, l’Azione Cattolica aveva seguito le direttive di astenersi da attività politica, in quanto incompatibile al regime e si ricorda che era stata vietata l’aderenza all’Azione Cattolica da parte di dirigenti del partito popolare e tali attacchi alle istituzioni religiose e all’Azione Cattolica risultavano infondati.
    Erano scherniti anche i circoli di gioventù cattolica maschile considerati nei discorsi e nelle circolari dei così detti gerarchi come un’accozzaglia di conigli buoni soltanto a portar candele e recitar rosari nelle sacre processioni, assaliti da violenti e spesso armati, maltrattati fino al sangue e lasciati indifesi dalle forze dell’ordine.
    Venivano i sequestrati in massa i documenti di tutte le sedi dell’Azione Cattolica, intercettando e sequestrando ogni corrispondenza sospetta di qualche rapporto con le associazioni colpite e perfino con gli oratori.
    Pertanto la battaglia che la Chiesa si prestava a combattere non era politica ma morale e religiosa.
    Poi affronta il problema dell’educazione e dell’importanza dell’Azione cattolica e del ruolo della Chiesa, ma anche il contrasto con le ideologie del regime.

    I toni nell’enciclica sono abbastanza accesi e si legge:
    Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e insieme favoriti dalla nuova divisa

    Abbiamo già detto che serbiamo e serberemo e memoria e riconoscenza perenne per quanto venne fatto in Italia con beneficio della Religione, anche se con contemporaneo non minore, e forse maggiore, beneficio del partito e del regime.

    Ma chi vorrà, per esempio, incriminare di politica, e politica pericolosa allo Stato, qualche segnalazione e deplorazione degli odiosi trattamenti già anche prima degli ultimi fatti, tante volte e in tanti luoghi inflitti alla Azione Cattolica? O chi fondarsi sopra dichiarazioni imposte od estorte, come Ci consta essere in qualche luogo avvenuto?

    Or eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici, che mettono fuori di ogni dubbio il proposito — già in tanta parte eseguito — di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa

    Dicevamo che gli ultimi avvenimenti hanno finito di mostrare senza lasciare possibilità di dubbio quello che in pochi anni si è potuto non già salvare, ma perdere e distruggere in fatto di religiosità vera e di educazione, non diciamo cristiana, ma anche solo morale e civile.
    Ultima modifica di Hanna; 04-04-12 alle 20:38

  8. #48
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Si,
    ma l’enciclica è abbastanza lunga
    Grazie per aver detto l'ovvio!

    e leggendola tutta e con attenzione vi si trovano parti interessanti circa la posizione nei confronti del regime fascista.
    Vi è compresa una denuncia delle persecuzioni non solo a carico dell’Azione Cattolica ma estese agli oratori e pie congregazioni, circoli cattolici di gioventù femminile che poco potevano risultare minacciosi per la sicurezza dello lo Stato, con interventi di elementi e divise di partito e acquiescenza delle Autorità e forze di pubblica sicurezza, che non potevano risultare esenti da responsabilità e da direttive del regime, e accompagnate da accuse della stampa di partito.
    Denuncia violenze, sfregi, vandalismi commessi contro luoghi cose e persone in tutto il Paese e nella medesima sede episcopale, e l’accusa al clero di mettersi contro il partito che invece aveva garantito la libertà religiosa.
    Poiché l’accusa era in particolare legata al partito popolare che veniva considerato nemico del regime, ormai sciolto e cessato, l’Azione Cattolica aveva seguito le direttive di astenersi da attività politica, in quanto incompatibile al regime e si ricorda che era stata vietata l’aderenza all’Azione Cattolica da parte di dirigenti del partito popolare e tali attacchi alle istituzioni religiose e all’Azione Cattolica risultavano infondati.
    Erano scherniti anche i circoli di gioventù cattolica maschile considerati nei discorsi e nelle circolari dei così detti gerarchi come un’accozzaglia di conigli buoni soltanto a portar candele e recitar rosari nelle sacre processioni, assaliti da violenti e spesso armati, maltrattati fino al sangue e lasciati indifesi dalle forze dell’ordine.
    Venivano i sequestrati in massa i documenti di tutte le sedi dell’Azione Cattolica, intercettando e sequestrando ogni corrispondenza sospetta di qualche rapporto con le associazioni colpite e perfino con gli oratori.
    Pertanto la battaglia che la Chiesa si prestava a combattere non era politica ma morale e religiosa.
    Poi affronta il problema dell’educazione e dell’importanza dell’Azione cattolica e del ruolo della Chiesa, ma anche il contrasto con le ideologie del regime.

    I toni nell’enciclica sono abbastanza accesi e si legge:
    Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e insieme favoriti dalla nuova divisa

    Abbiamo già detto che serbiamo e serberemo e memoria e riconoscenza perenne per quanto venne fatto in Italia con beneficio della Religione, anche se con contemporaneo non minore, e forse maggiore, beneficio del partito e del regime.

    Ma chi vorrà, per esempio, incriminare di politica, e politica pericolosa allo Stato, qualche segnalazione e deplorazione degli odiosi trattamenti già anche prima degli ultimi fatti, tante volte e in tanti luoghi inflitti alla Azione Cattolica? O chi fondarsi sopra dichiarazioni imposte od estorte, come Ci consta essere in qualche luogo avvenuto?

    Or eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici, che mettono fuori di ogni dubbio il proposito — già in tanta parte eseguito — di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa

    Dicevamo che gli ultimi avvenimenti hanno finito di mostrare senza lasciare possibilità di dubbio quello che in pochi anni si è potuto non già salvare, ma perdere e distruggere in fatto di religiosità vera e di educazione, non diciamo cristiana, ma anche solo morale e civile.
    Non confondiamo le cose: la campagna di una parte della stampa fascista in polemica contro la Chiesa e l'Azione Cattolica era responsabilità di quegli stessi che l'avevano propugnata e portata avanti, non di Mussolini, il quale, invece, voleva stemperare i toni della polemica.
    Infatti, come già ricordato nel corso di questa discussione, Pio XI, in una lettera pubblica ed ufficiale al cardinale Schuster, riportata da "L'Osservatore Romano", aveva confutato un discorso pronunciato dall'On. Giovanni Giuriati, all'epoca segretario del P.N.F., in cui si faceva notare che certamente il Fascismo voleva educare la gioventù nella "religione dei Padri" (cioé il Cattolicesimo Romano), ma si ricordava, polemicamente, che il Concordato era stato stipulato dalla Chiesa Cattolica col "Regime totalitario fascista e con lo Stato corporativo fascista". In questa lettera pubblica, nell'esercizio del Suo Ufficio Apostolico, il Papa indicava quale dovesse essere il giusto senso da attribuirsi ai concetti di "Regime totalitario fascista" e di "Stato corporativo fascista" per essere compatibili con la dottrina cattolica.
    Questa lettera, resa pubblica nel bel mezzo di una polemica accesa tra l'ala anticlericale del Fascismo e gli ambienti legati al mondo dell'associazionismo cattolico, scatenò le reazioni virulente di alcuni fascisti: in diverse località (a Torino, nelle Romagne e in particolar modo a Parma) vi furono delle manifestazioni (molto probabilmente) spontanee e non organizzate, riconducibili ai residuali elementi anticlericali del Fascismo. Il 29 aprile "Il Tevere" pubblicò un articolo intitolato "Soprannaturale e naturale" e il 2 maggio Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, pubblicò un suo fondo intitolato "Il divino e il profano". Di torno diverso, duro il primo (riconducibile a Benito Mussolini), moderato il secondo, entrambi gli articoli però tendevano a sottolineare quanto ci fosse di convergente nella lettera pontificia con la dottrina e la prassi del Fascismo, auspicando la cessazione delle polemiche degli ultimi mesi e un incontro tra le parti affinché si stabilissero con maggiore chiarezza le rispettive sfere di influenza e di competenza nello spirito e nella lettera del Concordato dell'11 febbraio 1929. In tal senso, veniva valutato come positivo il fatto che si attribuisse allo Stato etico ed organico fascista una "totalità soggettiva" sul piano dell'ordine naturale e temporale.
    Mussolini non voleva che il conflitto degenerasse.
    In un rapporto segreto del 1930, diretto ai dirigenti federali del PNF, Mussolini aveva dato queste istruzioni: "Non bisogna imbottigliarsi nell'antireligiosità per non dare motivo ai cattolici di turbarsi. Bisogna invece intensificare l'azione educativa, sportiva, culturale. Finché i preti fanno tridui, processioni ecc., non si può fare nulla: in una lotta su questo terreno fra religione e Stato perderebbe lo Stato. Un'altra cosa è però l'Azione Cattolica e lì è nostro dovere fronteggiare; quindi nel campo religioso, il massimo rispetto, come del resto ha sempre fatto il Fascismo; l'azione di accaparramento degli individui fronteggiarla con altri mezzi adatti, non però esagerando i pericoli e non deprimendoci noi stessi rappresentandoceli troppo gravi. Guerra santa in Italia, mai".
    Se da un lato queste direttive evidenziavano come effettivamente Mussolini vedesse nell'Azione Cattolica un concorrente delle organizzazioni giovanili fasciste, dall'altro lato sottolineavano come il Duce non volesse diatribe ideologiche né guerre di religione contro il Cattolicesimo. In un'ottica del genere conflitti aperti con la Chiesa Cattolica non erano ammissibili, nemmeno a motivo dell'Azione Cattolica, che non doveva esser vista come un pericolo, ma al massimo come qualcosa da contenere e limitare entro certi ambiti (per altro senza esagerazioni).
    E' logico quindi che Mussolini non vedesse con favore l'acuirsi delle polemiche e non gli si può attribuire la responsabilità delle stesse. Quello che gli si può attribuire, se mai, è non essere intervenuto in maniera coercitiva contro quelle persone e quei giornali che si erano resi responsabili delle polemiche, permettendone la pubblicazione di articoli che non facevano altro che soffiare sul fuoco e provocare polemiche e turbamenti. Altra responsabilità sta nel fatto che certe sue direttive, come quella sopra riportata, lasciavano, obiettivamente, troppi margini di discrezionalità ai singoli federali che, se di origini politiche e convinzioni particolarmente anticlericali, avevano il margine di manovra necessario per andare oltre la lettera delle parole del Duce con la scusa del "contenimento" dei "clericali" dell'Azione Cattolica.
    Di questo molto probabilmente se n'era reso conto anche lui al punto da mandare il 28 maggio 1931 una circolare a tutti i prefetti che vietava la tolleranza di qualsiasi episodio di violenza o che potesse offendere il sentimento religioso della popolazione: "Nell'attesa che la situazione tra Regime ed Azione Cattolica sia chiarita, non devono accadere incidenti specie di natura tale da colpire il sentimento religioso delle popolazioni. Avvertire le gerarchie di partito in tutti i gradi".
    Giorni prima - 6 maggio - "L'Osservatore Romano", probabilmente con il favore del Papa, aveva preso posizione di fronte all'articolo di Arnaldo Mussolini del 2 maggio, concordando sul fatto che la questione non doveva più essere oggetto di polemiche giornalistiche, ma doveva essere trattata dalle "supreme autorità" nel modo da esse ritenuto "opportuno".
    Le polemiche per circa dieci giorni si placarono, ma, stupidamente e stoltamente, il 16 maggio "Il lavoro fascista" riprese gli accenni polemici nei confronti della Chiesa e dell'Azione Cattolica. "L'Osservatore Romano" volle a tutti i costi puntualizzare e rispondere alle accuse lanciate dal giornale sindacale il 21 maggio. Successivamente "La Tribuna" e - nuovamente - "Il lavoro fascista" pubblicarono, con costanza tale da arrivare all'esasperazione, alcune rivelazioni - la cui autenticità venne contestata duramente da "L'Osservatore Romano" (contestazione che venne fatta propria dal Papa nell'Enciclica "Non abbiamo bisogno") - che tendevano ad avallare la tesi di un'Azione Cattolica fucina di antifascismo, caratterizzata da una prassi "massonica" e rifugio di ex "pipisti". Questa campagna giornalistica fomentò i più fanatici (nel senso negativo del termine) ed estremisti e accese la miccia che portò allo scoppio di tumulti e violenze che coinvolsero sedi e giovani cattolici.
    Vedendo che la situazione si faceva sempre più critica, Mussolini ritenne che, per questioni di ordine pubblico, fosse meglio procedere allo scioglimento delle associazioni facenti capo all'Azione Cattolica, al sequestro del materiale presente nei locali e nelle sedi dell'A.C.I. e alla chiusura delle sedi stesse. Infine, il Duce diede ordine di vietare la costituzione di associazioni giovanili di qualsiasi natura e grado di età, che non facessero parte del PNF o dell'ONB. Tra il 30 e il 31 maggio l'ordine venne eseguito, senza che vi fossero particolari incidenti, come del resto riporta Renzo De Felice in "Mussolini il Duce - Gli anni del consenso (1929-1936)" a p. 259.
    Non solo, De Felice aggiunge, nel volume in questione, che, per la gravità del provvedimento, le reazioni, da parte cattolica, furono "modeste".
    Il Papa però reagì dichiarando pubblicamente che si era fatto "scempio" di ciò che gli era più caro, ossia l'esistenza e l'autonomia dell'Azione Cattolica.
    Mussolini, quindi, aveva la responsabilità di aver sostanzialmente preso atto della situazione non - come era logico che fosse - reprimendo i conati anticlericali e imponendo il silenzio alla stampa di partito e di regime, ma sciogliendo le associazioni cattoliche, pensando così di porre termine al problema una volta per tutte, senza per questo entrare in aperto contrasto con la Chiesa e nella convinzione che per l'educazione e l'assistenza religiosa e spirituale, in senso cattolico, della gioventù italiana fosse sufficiente la presenza di cappellani nell'ONB e nell'esercito e l'insegnamento della religione cattolica quale coronamento e fondamento dell'istruzione pubblica, oltre al mantenimento della libertà di istruzione e di educazione da parte dell'Università Cattolica.
    Mussolini lo ammetterà dopo la "riconciliazione" del settembre 1931, durante una conversazione non ufficiale coi rappresentanti dei direttorii di tutta Italia riuniti nella Sala Maddaloni di Napoli, riferita da testimoni e non riportata pubblicamente dalla stampa: "Poco dopo la firma dei Patti Lateranensi e del Concordato è sorto un conflitto con la Chiesa a proposito dell'Azione Cattolica e delle sue formazioni giovanili. Non è vero che quelle formazioni mi facessero paura, perché erano dei composti ibridi, qualche cosa come l'incrocio fra la pecora e la volpe. Ma mi infastidivano perché avrebbero potuto costituire un pericolo per il futuro e mi disturbavano per le continue beghe coi fasci. Perciò non ho esitato a scioglierle malgrado dubitassi che il provvedimento avrebbe provocato un conflitto col Papa. Ma dopo scoppiato il conflitto, ho compreso che bisognava fare la pace perché non potevo andare contro il sentimento religioso degli italiani. Avrei dovuto esasperare il contrasto? Provocare la partenza del Papa da Roma? Ed io so che vi era chi lo consigliava in tal senso. Ma ve lo immaginate, voi, un fuoruscito come il Papa? Senza contare che poi sarebbe tornato, come è tornato da Fontainebleau, come è tornato da Gaeta. Sarebbe tornato una terza volta! Non per niente ho studiato la storia!".
    Il 29 maggio la Santa Sede espresse una dura protesta contro i provvedimenti ufficiali adottati dal regime ("per questo aggiungiamo che con tutto quello che siamo venuti finora dicendo Noi non abbiamo voluto condannare il partito ed il regime come tale [...] Abbiamo inteso segnalare e condannare quanto [...] nell’azione di essi abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina ed alla pratica cattolica"). Egualmente dura fu la replica del regime, che rifiutò l'ultimatum vaticano che imponeva di dare una risposta alla nota diplomatica di protesta entro 24 ore. Ciò nonostante, Mussolini in realtà era disposto a trattare e lo dimostra un suo appunto del 1 giugno che doveva servire a Grandi per avviare le trattative (riportato da R. De Felice in "Mussolini il Duce - Gli anni del consenso 1929-1936" a p. 260): "a) Il regime fascista vuol vivere in pace - se possibile - con tutti gli Stati, ivi compreso lo Stato della Città del Vaticano; b) del complesso dei Trattati Lateranensi, due non hanno dato luogo a inconvenienti dall'atto della loro applicazione - il Trattato vero e proprio e la convenzione monetaria; c) del Concordato - articoli importantissimi come il matrimonio e l'insegnamento (oltre a tutto il resto) sono stati applicati senza incidenti; d) un solo articolo - il 43 - del Concordato ha dato luogo e darà luogo a controversie: è su questo articolo, quindi, che bisogna chiarire le idee e le posizioni pratiche; e) la decisione del Papa, di mettere l'A.C. alla diretta dipendenza dei Vescovi, può offrire l'occasione per conversazioni, il cui fine dovrebbe essere una Convenzione o accordo supplettivo circa l'interpretazione dell'articolo 43; f) nell'attesa sarebbero sospese le polemiche giornalistiche e occorrerebe che il Pontefice non le rianimasse con discorsi ai suoi visitatori; g) le misure di scioglimento delle organizzazioni giovanili cattoliche, adottate dal Governo, si imponevano anche per evitare fatti più gravi: nel loro complesso gli incidenti non hanno avuto grande ampiezza né come danni alle persone né come danni alle cose; ma sono stati tuttavia fortemente significativi come rivelatori di uno stato d'animo profondo e diffuso, contrario ad ogni organizzazione od immissione del clero nella vita politica e sociale della Nazione".
    Mussolini aveva capito perfettamente quali erano i termini della questione e laddove fosse possibile trovare la soluzione, però continuava, erroneamente, a giustificare la sua condotta spacciando un deleterio, residuale e goffo anticlericalismo, per altro con scarso seguito nelle masse popolari, per uno "stato d'animo profondo e diffuso, contrario ad ogni organizzazione od immissione del clero nella vita politica e sociale della Nazione".
    La polemica diplomatica tra Santa Sede e Regno d'Italia continuò ed ebbe un'impennata il 24 giugno, quando il governo trasmise la seguente nota verbale: "Il Regio governo non crede il caso di riporre in discussione le misure prese nei riguardi delle Associazioni giovanili cattoliche, il cui spirito si era ormai orientato contro lo Stato fascista. Non solo questi gruppi avevano dato alle loro funzioni l'aspetto tipico del Partito, ma la loro terminologia militare "non si escludevano neppure le "trincee di seconda linea") dava ormai l'impressione di organizzazioni che si preparavano a svolgere attività sediziosa. Il Regio governo è intervenuto perché l'attività svolta da tali Associazioni non era consentita dalle Leggi dello Stato e perché l'andatura psicologica e politica di quei gruppi stessi era tale che avrebbe potuto portare a seri conflitti. Con lo sciogliere e vietare queste formazioni, il Regio governo ha reso in tempo utile un servizio anche alla Chiesa, che domani sarebbe stata ben di più compromessa dal rancore che cova nell'animo degli ex uomini del Partito Popolare, oggi in quasi tutte le località d'Italia dirigenti dell'Azione Cattolica, e spesso ricoverati, a guisa di fuoriusciti, nella stessa Città del Vaticano. Basti citare l'esempio dell'ex deputato De Gasperi, già Segretario del Partito Popolare, arrestato a suo tempo per tentativo di espatrio clandestino colla complicità di una organizzazione straniera". Il 28 giugno la Santa Sede comunicò alla diplomazia italiana che essa riteneva "irricevibile" la nota verbale. Le dichiarazioni pubbliche del regime però tendevano ad un accomodamento e sottolineavano la volontà di riconciliarsi nuovamente con la Chiesa. Per questo motivo, Pio XI decise di prevenire qualsiasi possibile fraintendimento e di mettere le cose in chiaro con il regime e con il PNF. Il 5 luglio venne pubblicata, così, l'Enciclica "Non abbiamo bisogno", che però riportava la data del 29 giugno. Evidente il fatto che essa era stata scatenata, come ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso, da quella nota verbale che, per quanto non rivestisse carattere ufficiale, sicuramente era significativa di un atteggiamento sbagliato che non poteva adeguatamente soddisfare nel senso voluto dal Papa e dalla Chiesa quell'esigenza di riconciliazione tra regime fascista e Chiesa Cattolica che le dichiarazioni pubbliche ed ufficiali degli esponenti del regime e del partito sottolineavano. Nella prima parte dell'Enciclica, oltre ad enumerare gli episodi di violenza e a segnalare le accese ed irriverenti polemiche giornalistiche, si confutavano le ragioni addotte dal governo per giustificare lo scioglimento dell'A.C.I., mentre nella seconda si segnalava a cosa una politica del genere potesse portare e avesse portato, condannando come "statolatria pagana" un'ideologia che volesse attribuire unicamente allo Stato il compito di educare la gioventù, anche in ambito religioso e spirituale, stabilendo esso quali fossero i confini tra "sacro" e "profano", negandone così il compito alla Chiesa Cattolica.
    Nell'Enciclica però, nonostante il tono duro e quasi drammatico, non si disconoscevano i meriti del regime fascista, respingendo così l'argomentazione governativa secondo cui la Santa Sede protestava con più vigore contro l'Italia fascista per le "beghe" sull'Azione Cattolica che contro governi realmente ed autenticamente anticattolici e anticlericali: "Abbiamo già detto che serbiamo e serberemo e memoria e riconoscenza perenne per quanto venne fatto in Italia con beneficio della Religione, anche se con contemporaneo non minore, e forse maggiore, beneficio del partito e del regime".
    Cosa riguardava allora "quello che in pochi anni si è venuto, non già salvando, ma disfacendo e distruggendo in fatto di religiosità vera, di educazione cristiana e civile"? Riguardava essenzialmente l'atteggiamento verso l'Azione Cattolica e quei contrasti sull'educazione dei giovani che erano sorti in precedenza (il Papa ricordava ancora amaramente lo scioglimento degli scout cattolici, che aveva tollerato per evitare un "male peggiore", cioé un forte ed aperto contrasto con il regime che avrebbe mandato a gambe all'aria definitivamente le trattative per il Concordato).
    L'Enciclica, pur emettendo sentenze e condanne, costituì una "mano tesa" verso il regime fascista e lasciava un ampio spiraglio ad una risoluzione della questione, non attribuendo, in maniera definitiva, al regime e al partito in quanto tali gli errori e le azioni che il Papa aveva additato come contrarie alla religione e alla morale cattolica e non aveva quindi visto nel Fascismo, in toto, una "statolatria pagana".

    Si possono quindi sottolineare le responsabilità e le colpe che ebbero il regime e il partito in quel frangente, ma va pur detto che la polemica non era stata innescata per un'occulta volontà mussoliniana, ma da elementi minoritari del Fascismo refrattari alla disciplina e ancorati a visioni che lo stesso regime aveva voluto superare ampiamente concludendo un Concordato con la Chiesa Cattolica. Mussolini ebbe delle responsabilità in seguito, che però si fece ben perdonare proprio addivenendo ad un accordo con la Santa Sede, che risolse i punti nodali della faccenda. La buona volontà e la lungimiranza del Duce venne riconosciuta dallo stesso Pio XI, che gli conferì l'ordine dello Speron d'Oro, in riconoscimento dei servigi da lui effettuati a beneficio della Religione e della Chiesa Cattolica.

    Risulta ingiurioso dire che l'Azione Cattolica venne messa al bando perché faceva della "politica" - cioé della politica di fazione e di parte e non nel senso etimologico del termine -, visto che il Papa condannò come assolutamente falsa l'accusa che l'A.C.I. facesse della politica di partito, e se ciò fosse vero darebbe implicitamente ragione a quei fascisti che polemizzarono violentemente contro l'Azione Cattolica e a Mussolini che decise, sbagliando e agendo in maniera controproducente per il Fascismo stesso, di sciogliere le associazioni cattoliche.
    Quello che vi può essere di vero in queste tue considerazioni sta nel fatto che, effettivamente, l'Azione Cattolica, dopo il Concordato, aveva - probabilmente per reazione alla baldanza e all'euforia delle organizzazioni del PNF e per la diffusione sempre più capillare delle strutture del regime e del partito - voluto assumere un atteggiamento egualmente di lotta e di battaglia (ma fondamentalmente riguardante un piano diverso, del tutto o in parte, rispetto al campo d'azione delle organizzazioni del regime e del partito), che si intuiva perfettamente da certi atteggiamenti imprudenti e sconsiderati che alcuni suoi esponenti avevano sfoggiato, anche pubblicamente, tramite discorsi, pubblicazioni ed articoli di giornali.
    In più, effettivamente, è abbastanza noto che certo anticlericalismo residuale (ma purtroppo presente e voglioso di non cedere, nonostante il suo carattere ormai minoritario) fascista fosse in parte dettato da una umana, per quanto non del tutto giustificabile, reazione verso un mondo, come quello dell'Azione Cattolica, che nei precedenti anni '20 era stato legato al PPI antifascista e ad organizzazioni che avevano chiaramente o subdolamente osteggiato il Fascismo e Mussolini, anche in maniera perniciosa e persino con venature filo-socialiste e filo-liberali.
    A riprova di ciò sta il fatto che il conflitto del '30-'31 tra Fasci e A.C. si svolse soprattutto in località del Nord Italia ed in misura minore nel Sud. Il PPI, infatti, alle elezioni del 1924 aveva ottenuto la maggior parte dei suoi consensi nel Nord Italia, mentre invece nel Sud il listone nazional-fascista aveva fagocitato quasi tutto l'elettorato che oggi definiremmo di "centro-destra", incluso quello cattolico-moderato, segno che probabilmente la volontà di distinguersi dal regime c'era soprattutto laddove era ancora presente un certo scetticismo, se non un'avversione, verso un regime la cui affermazione non era stata valutata in maniera positiva (a differenza invece della Chiesa che, pur nutrendo delle riserve su specifici aspetti dell'azione e della politica del regime, di fatto legittimò il passaggio dallo Stato liberale allo Stato organico fascista).
    Negli anni successivi alla "riconciliazione" del 1931 l'Azione Cattolica assunse un carattere fondamentalmente "afascista" e, nonostante la sua evidente alterità nei confronti delle organizzazioni di partito, fiancheggiò il regime, un po' per opportunismo, un po' per quieto vivere, ma anche un po' per convinzione, dal momento in cui Mussolini stava dimostrando al mondo di aver risollevato in modo mirabile, in quasi tutti i campi, i destini d'Italia.

    Quello che però volevo dire, rammentando tutto ciò anche a Melchisedec, non era fare l'ennesima discussione-fiume sui rapporti tra regime fascista e Santa Sede o sulla compatibilità (o sulla "non incompatibilità") tra Fascismo e Cattolicesimo Romano (e dal punto di vista dottrinale non esiste un pronunciamento in materia ex cathedra o espressione del Magistero ordinario infallibile che dichiari inequivocabilmente l'incompatibilità "ideologica"), ma mostrare come in regimi "liberali" e "democratici" come, per lo meno apparentemente o per lo più, sono paesi come gli Stati Uniti d'America, dove sicuramente si dà la "libertà" e il "diritto" alla Chiesa e alle associazioni cattoliche di fare ciò che a loro più aggrada, nell'ambito e nel modo che preferiscono, pur nel rispetto dell'ordine pubblico e delle leggi, ma al tempo stesso non si offre alcun tipo di riconoscimento pubblico non solo alla religione cattolica in quanto tale, ma si evita pure di tutelare in maniera adeguata quei principi morali di cui essa è portatrice. Motivo per cui nell'Enciclica "Longinqua Oceani" e nell'Enciclica "Sertum Laetitiae" Leone XIII e Pio XII condannano quell'agnosticismo liberale, essenzialmente ed intrinsecamente laicista, che porta sì a tollerare qualsiasi espressione di religiosità e di spiritualità, in particolare quella cattolica, ma al tempo stesso senza riconoscere alcuna preminenza alla religione cattolica né alcuna protezione, tutela o particolare rispetto ai suoi principi spirituali e morali.
    Motivo per cui negli USA "democratici", "liberali" e "tolleranti", è certamente libera la Chiesa di sposare i suoi fedeli secondo il rito cattolico, ma al tempo stesso le leggi consentono il divorzio e la conseguente possibilità di risposarsi civilmente, giusto per fare un piccolo esempio.

    Così, in definitiva, si può riassumere l'opposizione tra il modello americano e l'idea cattolica di Stato e di società, oltre che di moralità:

    Lo Stato nel concetto cattolico è istituto necessario per natura; è organico in quanto armonizza le società native degli uomini e le subordina al bene comune; è strumento che promuove i beni fondamentali delle persone in crescente solidarietà; riconosce la libertà come qualità della volontà spirituale della persona ma sa che la volontà ha fini e doveri; è una potestà anzitutto mroale che deriva la sua autorità da Dio, anche se la designazione di chi deve esercitarla può avvenire mediante il popolo; la sua autonomia non è assoluta in quanto deve riconoscere la sua subordinazione a Dio (rifiuto del laicismo secolaristico); la sua volontà legislativa non può contraddire il diritto naturale derivato da Dio; deve collaborare con la Chiesa Romana, in gerarchia di fini; anche nelle questioni economiche tiene conto delle esigenze etiche suggerite dal diritto naturale.
    Al contrario, lo Stato nel concetto liberale nasce per libero contratto; è individualistico in quanto tutela gli interessi degli individui e dei loro gruppi; è il carabiniere che interviene a salvaguardare il contratto sociale; postula la libertà senza saperla specificare nell'individuo e senza saperla finalizzare; è un potere che proviene dalla presunta volontà generale dei contraenti il patto sociale; la sua autonomia è assoluta quanto la volontà dei contraenti il patto sociale (agnosticismo, laicismo, relativismo); la sua volontà legislativa non può contraddire la volontà della presunta maggioranza dei contraenti il patto sociale; deve separarsi da ogni Chiesa e ridurre l'attività religiosa nei limiti della "volontà generale"; nelle questioni economiche è guidato dal criterio del profitto e cede alle esigenze tecnocratiche (cit. "La DC e la concezione liberaldemocratica dello Stato", don Ennio Innocenti).

    L'opposizione, quindi, tra una concezione liberale della società e dello Stato ed una concezione cattolica e tradizionale dello Stato e della comunità.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #49
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Ma in tutto ciò che hai riportato non riesco ad intravedere in cosa consisterebbe l’idillio tra la Chiesa e il regime fascista all’indomani del concordato e peggio ancora (ma ancora non l’abbiamo trattato) il contrasto successivo del 1938.
    Come avevo sinteticamente scritto prima si avviò una politica di compromesso ben lontana dalla soddisfazione delle parti.
    Una certa accettazione da parte della Chiesa del regime fascista deve essere ricercata nel contesto storico tra le due guerre mondiali, con ciò che in Europa ma anche altrove si era sviluppato.
    E’ da tenere presente che anche agli occhi degli osservatori internazionali il regime fascista fino almeno al 35 fu visto come un regime moderato.
    Ma non c’è una particolare adesione o promozione del regime in sé e quando Mussolini richiese a Pio XII di riconoscerlo con la sua Repubblica Sociale nel 43, il Pontefice gli rispose che i patti lateranensi erano stati sottoscritti con lo Stato Italiano e non con la sua persona (e quindi con il suo partito).
    Né mi risulta che la Chiesa abbia pianto per la scomparsa del regime fascista.

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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Ma in tutto ciò che hai riportato non riesco ad intravedere in cosa consisterebbe l’idillio tra la Chiesa e il regime fascista all’indomani del concordato e peggio ancora (ma ancora non l’abbiamo trattato) il contrasto successivo del 1938.
    Infatti non si sta parlando dell'idillo tra il 1930 e il 1931 o dell'idillio degli ultimi mesi del 1938, ma si sta parlando dell' "idillio" - termine che io non ho usato, comunque, anche perché non sono così ingenuo da pensare che sia possibile una totale unità d'intenti tra potere temporale e potestà ecclesiastica, visto che nemmeno in epoche ben migliori di quella del Ventennio (mi riferisco al Medioevo cristiano) fu del tutto possibile - tra il 1931 e - quanto meno - il 1938, cioé per ben sette anni.

    Come avevo sinteticamente scritto prima si avviò una politica di compromesso ben lontana dalla soddisfazione delle parti.
    Come ho già detto, l'accordo fu certamente il frutto di trattative e di una politica di mediazione attuata da entrambe le parti, ma ciò fu possibile perché vi era un terreno comune. Un compromesso nel senso proprio del termine avrebbe implicato un cedimento, da una parte e/o dall'altra, su qualche punto. Non mi pare che le rivendicazioni espresse dalla Chiesa nella "Non abbiamo bisogno" non trovassero accoglienza nell'accordo del settembre 1931. Oppure era un compromesso anche il conferimento dell'Ordine dello Speron d'Oro a Mussolini, gesto assolutamente non necessario, per i suoi servigi resi alla Chiesa Cattolica?

    Una certa accettazione da parte della Chiesa del regime fascista deve essere ricercata nel contesto storico tra le due guerre mondiali, con ciò che in Europa ma anche altrove si era sviluppato.
    E’ da tenere presente che anche agli occhi degli osservatori internazionali il regime fascista fino almeno al 35 fu visto come un regime moderato.
    E un chi se ne frega non ce lo metti? Così facendo, non fai altro che darmi ragione...

    Ma non c’è una particolare adesione o promozione del regime in sé
    Se vuoi dirmi che la Chiesa Cattolica non si proclamò direttamente ed esplicitamente "fascista", ti dò assolutamente ragione, ma sarebbe stato assurdo e stupido farlo (né mai il regime lo pretese sul serio), anche perché il Fascismo è certamente un'idea politica che un cattolico può condividere e fare propria (purché non ne sposi le sue tendenze interne più lontane dalla religione di Cristo, per altro mai ufficialmente avallate), ma non è ovviamente la sola.

    e quando Mussolini richiese a Pio XII di riconoscerlo con la sua Repubblica Sociale nel 43, il Pontefice gli rispose che i patti lateranensi erano stati sottoscritti con lo Stato Italiano e non con la sua persona (e quindi con il suo partito).
    A parte che non mi risulta che vi siano stati all'epoca colloqui tra il Duce d'Italia e del Fascismo Benito Mussolini e il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica Pio XII sull'argomento, come ho già avuto modo di dire la Santa Sede disse "no" al riconoscimento della RSI non perché considerasse il Nuovo Stato un male in sé o anche solo accidentalmente, ma perché è uso, nel diritto internazionale, non riconoscere quegli Stati che sorgono a causa di vicende belliche e militari, se non, appunto, a guerra terminata e a situazione ben definitasi. Nonostante questo, la Santa Sede ebbe comunque modo di rapportarsi con le autorità della RSI e il suo fu un riconoscimento di fatto: i Patti Lateranensi furono applicati in tutto il territorio che era ufficialmente sotto la diretta giurisdizione della RSI, anzi, la RSI legiferò sempre in tal senso; l'esercito fascista repubblicano (Decima MAS, Guardia Nazionale Repubblicana, Waffen SS Italia, Brigate Nere, Legione Muti, ecc.) venne dotato di cappellani militari cattolici riconosciuti come tali (ed elogiati nel secondo dopoguerra dallo stesso mons. Angelo Bartolomasi) che giuravano fedeltà alle autorità costituite; quando venne violata l'extraterritorialità della Chiesa di San Paolo fuori le Mura dal questore di Roma Caruso le proteste della Santa Sede furono indirizzate alle autorità fasciste repubblicane e non a chicchessia, ecc. ecc.

    Né mi risulta che la Chiesa abbia pianto per la scomparsa del regime fascista.
    Di sicuro non ha apertamente esultato e certamente non ha esultato di fronte allo scempio di Piazzale Loreto, a fronte del fatto che la Chiesa stessa si spese per salvare la vita di Benito Mussolini.

    In ogni caso, mi chiedo come tutto ciò possa anche solo minimamente confutare quanto da me detto sopra, ossia che in regimi "liberali" e "democratici" come, per lo meno apparentemente o per lo più, sono paesi come gli Stati Uniti d'America, sicuramente si dà la "libertà" e il "diritto" alla Chiesa e alle associazioni cattoliche di fare ciò che a loro più aggrada, nell'ambito e nel modo che preferiscono, pur nel rispetto dell'ordine pubblico e delle leggi, ma al tempo stesso non si offre alcun tipo di riconoscimento pubblico non solo alla religione cattolica in quanto tale, ma si evita pure di tutelare in maniera adeguata quei principi morali di cui essa è portatrice. Motivo per cui nell'Enciclica "Longinqua Oceani" e nell'Enciclica "Sertum Laetitiae" Leone XIII e Pio XII condannano quell'agnosticismo liberale, essenzialmente ed intrinsecamente laicista, che porta sì a tollerare qualsiasi espressione di religiosità e di spiritualità, in particolare quella cattolica, ma al tempo stesso senza riconoscere alcuna preminenza alla religione cattolica né alcuna protezione, tutela o particolare rispetto ai suoi principi spirituali e morali.
    Motivo per cui negli USA "democratici", "liberali" e "tolleranti", è certamente libera la Chiesa di sposare i suoi fedeli secondo il rito cattolico, ma al tempo stesso le leggi consentono il divorzio e la conseguente possibilità di risposarsi civilmente, giusto per fare un piccolo esempio.

    L'opposizione fra la concezione cattolica tradizionale dello Stato e della società e quella liberale sta tutta qui:

    "Lo Stato nel concetto cattolico è istituto necessario per natura; è organico in quanto armonizza le società native degli uomini e le subordina al bene comune; è strumento che promuove i beni fondamentali delle persone in crescente solidarietà; riconosce la libertà come qualità della volontà spirituale della persona ma sa che la volontà ha fini e doveri; è una potestà anzitutto morale che deriva la sua autorità da Dio, anche se la designazione di chi deve esercitarla può avvenire mediante il popolo; la sua autonomia non è assoluta in quanto deve riconoscere la sua subordinazione a Dio (rifiuto del laicismo secolaristico); la sua volontà legislativa non può contraddire il diritto naturale derivato da Dio; deve collaborare con la Chiesa Romana, in gerarchia di fini; anche nelle questioni economiche tiene conto delle esigenze etiche suggerite dal diritto naturale.
    Al contrario, lo Stato nel concetto liberale nasce per libero contratto; è individualistico in quanto tutela gli interessi degli individui e dei loro gruppi; è il carabiniere che interviene a salvaguardare il contratto sociale; postula la libertà senza saperla specificare nell'individuo e senza saperla finalizzare; è un potere che proviene dalla presunta volontà generale dei contraenti il patto sociale; la sua autonomia è assoluta quanto la volontà dei contraenti il patto sociale (agnosticismo, laicismo, relativismo); la sua volontà legislativa non può contraddire la volontà della presunta maggioranza dei contraenti il patto sociale; deve separarsi da ogni Chiesa e ridurre l'attività religiosa nei limiti della "volontà generale"; nelle questioni economiche è guidato dal criterio del profitto e cede alle esigenze tecnocratiche" (cit. "La DC e la concezione liberaldemocratica dello Stato", don Ennio Innocenti).

    E' quindi giusto evidenziare come l'Italia fascista, nonostante tutto e al di là di tutto, persino al di là dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Regno d'Italia a guida fascista, presentasse una legislazione ed una situazione giuridica molto più adatta, rispetto a modelli laici e liberali di democrazia, a tutelare e a proteggere la religione cattolica e i suoi imprescindibili principi etico-spirituali.
    Ultima modifica di Giò; 06-04-12 alle 17:13
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
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