TEL AVIV A LUCI ROSSE NELLA CASTA ISRAELE
19 maggio 1995 — pagina 14 sezione: MONDO
TEL AVIV - Nella luce dorata del crepuscolo le ragazze di Tel Baruch, la spiaggia a nord della città, mettono in mostra le loro grazie. "Italiano, bello bambino", grida una brunona in topless che si offre per 50 shekels. Poco più in là un travestito si denuda per far vedere a tutti che, dopo l' operazione, tra lui e una donna non c' è più differenza. "Che ore sono? Che ore sono?", ripete con l' ansia del tempo di chi è schiavo della droga. E' presto, ancora. Il sole affonda nel grande mare piatto come l' olio. La lunga notte di Tel Aviv è appena cominciata. Notte di piaceri a pagamento consentiti e accettati, in questa terra di moralismi estremi e di ferrei precetti, come l' eccezione terrena, la perentoria richiesta del corpo, che conferma la necessità della regola divina. E dove, se non a Tel Aviv la trasgressiva, secolare, edonista capitale degli affari? Abbastanza lontana dalla ' linea verde' da poter ammortizzare, almeno nella vita di tutti i giorni, i colpi e contraccolpi del conflitto; abbastastanza laica da potersi consentire il lusso di qualche spregiudicatezza, Tel Aviv è diventata il palcoscenico, anche troppo propagandato, di una specie di dolce vita israeliana ("la città che non va mai a dormire", dicono gli slogan) in pieno contrasto con la tragica, ieratica, sublime Gerusalemme dallo sguardo perennemente rivolto all' immobilità del deserto e al passato. Vero o falso lo slogan, è a Tel Aviv che negli ultimi anni l' industria del sesso a pagamento sta vivendo un boom inaudito. Ogni sera, a quest' ora, un esercito di passeggiatrici, ' escort girl' , massaggiatrici, telefoniste specializzate nell' evocare ogni sorta di fantasia, hostess compiacenti e accompagnatrici instancabili si mette in movimento. Le luci si accendono su un Karusel di sex shop, sex shows, ' health club' , cinema a luci rosse, pub di infimo ordine, sale da gioco con camere annesse, come in una Las Vegas di provincia. Il mercato è aperto a tutti, anche ai palestinesi che fuggono dai territori in cerca di una notte da sballo, e agli ultraortodossi che, una tantum, cedono al peccato. A chiazze, a isole riconoscibili dal clamore del traffico, tutto il territorio urbano, esclusi i nuovi quartieri residenziali dove s' è rifugiata la ricca borghesia, ne è coinvolto. Al punto che appena qualche giorno fa, una commissione comunale, con il caldo incoraggiamento del sindaco conservatore Roni Milò, ha cominciato a studiare la possibilità di raggruppare in un solo quartiere ' caldo' , una sorta di luna-park del sesso, tutte le attività connesse all' industria della prostituzione. Motivi di igiene pubblica, s' è detto. Quante sono le api operaie di questo grande alveare del piacere? Gli ultimi rilevamenti della fine degli anni 80 parlavano di tremila prostitute. Ma una stima aggiornata è impossibile. Innanzitutto perché la prostituzione in Israele è legale (mentre illegale e punito è lo sfruttamento). E poi, perché ogni statistica è saltata con l' arrivo dei russi. La grande immigrazione decisa sul finire degli anni Ottanta ha portato finora in Israele 750 mila persone provenienti dall' ex Urss, fra cui certi tipacci della mafia russa che hanno trovato il modo di sfruttare al meglio le potenzialità del mercato. I boss venuti dal freddo fanno arrivare le ragazze munite di falsi documenti di ebraicità, tolgono loro il passaporto, le ricattano e le spingono a prostituirsi. Bionde, angeliche, spesso poco più che bambine, le russe, assicura un poliziotto della buoncostume, hanno soppiantato le brasiliane nell' immaginario erotico degli israeliani. Il successo è garantito. Il loro posto non è sulla strada, un settore in cui tuttora impera la mala israeliana. Le russe sono le regine degli ' health club' , i bordelli che si nascondono dietro le insegne dei centri di massaggio, e degli ' escort service' , le agenzie che offrono ' accompagnatrici' a tutte le ore del giorno e della notte. Lasciamo Tel Baruch, la spiaggia periferica brulicante di alberghi a buon mercato e di sesso a 50 shekels (25 mila lire) per entrare nel paradiso dell' erotismo metropolitano. Ecco la Borsa dei diamanti, dai grattacieli di vetro piantati tra le rovine della vecchia Tel Aviv, le vetrine delle gioiellerie tax-free ancora illuminate, le gemme che risplendono accattivanti nella notte. Di giorno qui è tutto un via vai di brokers, di uomini d' affari col cellulare all' orecchio, di auto di lusso dai vetri oscurati. Di notte è il cauto procedere di automobilisti che occhieggiano le insegne dei club, di ragazze che si raccolgono agli angoli delle strade, di barboni ubriachi che chiedono la carità d' un abbraccio. All' ' Airone' , ' health-dancing-disco' , la sala d' attesa in stile orientale è affollata di giovani arabi-israeliani fuggiti alla noia della Galilea per un tuffo nella città proibita. Il ' direttore' è gentile. Innanzitutto, un po' d' alcol che non guasta ("Batida? Wisky? Wodka?"). E poi la possibilità di scegliere fra quattro o cinque ragazze che truccate da giapponesi, coperte da sottilissimi tanga, si intrufolano fra i clienti, accennano a un passo di danza, sorridono, ammiccano, fanno le fusa. A un passo dall' ' Airone' c' è il ' Paradise health club' . Il locale non ha neanche la parvenza di un piano-bar. Si entra, si aspetta che si liberi una delle cabine da ' massaggio' che si affacciano su un lungo corridoio illuminato dalla luce viola di una finta lampada a infrarossi, si paga in anticipo e via. Una officina del sesso, squallida, misurata, cronometrata. Per cercare un po' di vitalità e d' improvvisazione, assicura un esperto della Tel Aviv di notte, bisogna andare in certi club aperti di recente in qualche vecchia palazzina di Ben Yehuda, una delle strade del centro-centro a due passi dal lungomare. Lì, dicono, c' è spazio anche per incontri occasionali con donne che si presentano come studentesse bisognose o casalinghe frustrate. Accanto a uno di questi locali vediamo camminare barcollando una ragazza bionda, alta, elegante nel vestito di lino bianco, e strafatta. Si appoggia a un albero, lentemante scivola a terra priva di sensi. Alcuni passanti l' aiutano a rianimarsi. Qualcuno chiama un' ambulanza. Lei non parla una parola d' inglese, solo qualche frase in ebraico. "Russià, russià", è russa, dice la gente. Lei non vuole essere aiutata. Faticosamente si rimette in piedi, e strisciando lungo il muro scompare nelle stradine della città degradata. L' ambulanza arriva, si ferma un attimo, e di colpo riparte verso una nuova chiamata. Tel Aviv a luci rosse è una sirena che si perde nella notte. - ALBERTO STABILE