Auguri GDem88


Auguri GDem88
Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
www.candidonews.wordpress.com
Un blog in cui parlare di Politica, Informazione, Televisione, Cinema e tanto altro...


Ottimo. Nel concreto suggerirei alcune altre cose. Una tobin tax che finanzi quel reddito sociale, ad esempio. Dopodiché direi anche di discutere di welfare e formazione. Il modello danese credo sia conosciuto da tutti. Ecco...salvo una eccessiva facilità di licenziare ritengo sia il modello da proporre.
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


una tobin tax mi sembra un'ottima copertura
quanto al modello danese, la sua efficacia è ottima, ma dobbiamo tenere presente secondo me due particolarità del nostro paese, una positiva e una negativa: la negativa riguarda le nostre dimensioni ( ben superiori a quelle della danimarca) e lo stato dei nostri conti...la positiva riguarda il ruolo della società civile, del volontariato e degli enti locali, che qui in Italia è forte e qui su Pir molto sfruttabile a mio avviso, vista l'assenza del patto di stabilità e la presenza di una legge sul federalismo. Potremmo coniufìgare queste cose in un "welfare italiano"?
Quanto alla formazione, ho una proposta: creare una Scuola Nazionale d' Amministrazione sul modello dell'Ena francese (http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89c...administration) che possa avere un ramo della funzione pubblica ( accorpando la scuol suoperiore di alta amministrazione) e un ramo più politico-amministrativo, per formare una nuova classe politica competente e capace. Sarebbero necessari in questo senso meccanismi di incentivazione per la frequenza dei corsi per amministratori locali etc., magari anche collegamenti con le facoltà universitarie di Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza.
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


auguri a Gdem88![]()
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


Sulla società civile ci sarebbe moltissimo da lavorare, a partire da qualche legge sulla collaborazione e sul coordinamento, in effetti. Quanto alla scuola nazionale d'amministrazione mi trovi pienamente d'accordo. Però l'Italia NON è la francia. Andiamo (purtroppo, a mio parere verso una opera di decentralizzazione. Credo sarebbe il caso di impostare questa scuola come regionale...e sul collegamento benissimo. Istituire borse di studio sarebbe una soluzione.
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


Si, in effetti la regionalità sarebbe anche meglio per permettere una maggiore partecipazione...gli standard però dovrebbero essere assolutamente rigidi e di qualità, per evitare che diventi base di clientelismo o altro...una normale di Pisa dell'alta amministrazione insomma...
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


Leggendo l'Unità oggi ho scoperto l'esistenza delle "cooperative di comunità"...penso sia un progetto molto interessante che può parte di quel nuovo protagonismo delle comunità locali che abbiamo chiamato "comunitarismo solidale". Un esempio pratico di come tra gestione pubblica e gestione privata possa esserci una terza via, comunitaria e certamente più vicina agli interessi pubblici rispetto al privato!
LE COOPERATIVE DI COMUNITÀ
La crisi che stiamo vivendo, la peggiore a partire dal 1929, ha segnato la rottura di
un modello di sviluppo che si è mostrato tanto inadeguato quanto pericoloso.
La crisi ha messo a nudo non solo la fragilità, ma anche l’iniquità e i rischi a lunga gittata
del modello di sviluppo adottato negli anni precedenti da buona parte dei paesi
sviluppati a seguito della globalizzazione dei mercati e della crescita senza regole e
senza freni della strumentazione e degli scambi fi nanziari.
Messo da parte quello che con tardiva consapevolezza è stato defi nito il “turbo
capitalismo - l’idea di poter fare i soldi solo con i soldi - per uscire veramente dalla
crisi bisogna individuare e perseguire un nuovo paradigma di società, orientato verso
uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale,
legato a prospettive di lunga durata, che rafforzi l’equità e la coesione sociale e apra
opportunità per le giovani generazioni.
Della costruzione di questo nuovo paradigma di società e di economia, che veda
protagonisti le persone e le comunità, la cooperazione vuole essere soggetto attivo
e responsabile.
Il disegno economico e di coesione sociale per il quale ci sentiamo impegnati a lavorare
è di proporre, in tutte le parti del nostro paese, la cooperativa come la risposta
ottimale per strutturare in forma imprenditoriale le iniziative di auto-organizzazione
dei cittadini e di auto-aiuto nelle comunità.
Si sta facendo strada, non solo in Italia per la verità, l’idea di un diverso rapporto tra
Stato, mercato e società. Accanto all’intervento dello Stato, che deve continuare a
garantire l’esigibilità dei diritti fondamentali, si prefi gura una più diretta e autonoma
assunzione di responsabilità da parte dei cittadini e della comunità per la soluzione
dei bisogni comuni.
In realtà, su questa strada la cooperazione c’è da sempre.
Le cooperative sono, infatti, imprese di persone che si autorganizzano in forma partecipativa
e mutualistica per risolvere problemi e bisogni comuni, che non si appropriano
degli utili realizzati, ma li lasciano nell’impresa per le generazioni future.
In un modello di nuovo protagonismo sociale e di maggiore equità tra tutti i cittadini,
la cooperazione si propone come una infrastruttura sociale diffusa che arricchisce
l’economia, crea mobilità e capitale sociale, rafforza la coesione.
All’interno di questa cornice ideale si colloca il progetto delle “Cooperative di Comunità”
avviato a fi ne 2010, e confermato e rilanciato dal Congresso nazionale di
Legacoop.
In realtà, le cooperative di comunità ci sono già. Nella platea associativa di Legacoop,
esistono, e sono attive, un discreto numero di cooperative caratterizzate più che
dal tipo di attività svolte o dalla tipologia mutualistica scelta (di lavoro o di utenza o
miste, o sociali), da una particolare finalizzazione: quella di mantenere vive e valorizzare
comunità locali a rischio di deperimento, quando non di estinzione.
Sono iniziative nate in aree diverse del Paese, da esigenze diverse, e con storie diverse.
Alcune per far fronte alla mancanza o al venir meno di servizi basilari per la comunità,
come scuole, negozi, servizi socio-assistenziali. Altre da motivazioni ambientalistiche
e di valorizzazione delle risorse del territorio. Altre ancora dalla necessità di
rispondere a crisi occupazionali determinatesi nelle aree circostanti.
La presenza delle cooperative, o del gruppo di cooperative, ha prodotto ricadute
positive sulla comunità o sulle comunità interessate, recuperando produzioni tradizionali
e antichi mestieri, ripristinando beni ambientali e monumentali, contribuendo
alla salvaguardia del territorio, valorizzando tradizioni culturali, favorendo lo sviluppo
del turismo e dei ritorni stagionali, ridando valore al patrimonio abitativo, promuovendo
la diffusione delle energie rinnovabili. E poi, tutte hanno saputo creare occasioni
di lavoro preziose per trattenere i giovani all’interno delle comunità.
Queste esperienze evidenziano come la forma cooperativa sia uno strumento effi cace,
a disposizione dei cittadini che vogliano utilizzarlo, per reagire positivamente ai
seri problemi, sociali e individuali, che le diffi coltà dell’intervento pubblico e i “fallimenti
del mercato” possono determinare in tante comunità del nostro paese, in particolare
in quelle in condizioni di isolamento territoriale e a rischio di spopolamento.
Se si pensa a quanti sono in Italia i Comuni di piccola e piccolissima dimensione, e a
quanti di essi sono dislocati in aree montane lungo tutto il territorio nazionale, si può
ben comprendere quante comunità sono già oggi in situazioni critiche.
Su di esse gravano ora le incognite drammatiche lasciate dalla crisi, e le prospettive
di una lunga fase di contrazione della spesa pubblica.
A partire dalle realtà già esistenti, le cui esperienze meritano di essere maggiormente
conosciute e valorizzate, il progetto che abbiamo attivato si pone l’obiettivo di promuovere
e sostenere la crescita di una rete diffusa di cooperative in queste comunità
- le “Cooperative di comunità”, appunto - stimolando la voglia di reazione e di
autonoma organizzazione dei cittadini, e fornendo loro informazioni, orientamento,
assistenza e supporto, anche attraverso la possibilità di confronto con le esperienze
già avviate.
Introno ad esso abbiamo sensibilizzato l’attenzione e l’impegno di tutte le strutture
territoriali di Legacoop, e della strumentazione fi nanziaria promossa dalla nostra
organizzazione, a partire da Coopfond, il fondo per la promozione di nuova cooperazione
alimentato dalla contribuzione di tutte le cooperative aderenti a Legacoop.
Abbiamo anche pensato che un progetto di questo genere potesse trovare attenzione
e collaborazione anche all’esterno della nostra organizzazione, da parte di
soggetti pubblici e privati che ne condividano le fi nalità, o ne riconoscano il valore
sociale, o più semplicemente trovino punti di contatto positivi con le loro attività.
Da queste convergenze, e li ringraziamo per l’attenzione e la fi ducia che ci hanno
dimostrato, nascono i protocolli di collaborazione sottoscritti con l’Associazione
dei Borghi Autentici, che rappresenta oltre 150 comuni, prevalentemente di piccole
dimensioni, dislocati in tutto il territorio nazionale, con FederlegnoArredo, l’organizzazione
settoriale di Confi ndustria che raggruppa le imprese operanti nella fi liera
del legno, e con Legambiente.
La loro collaborazione sarà certamente preziosa per il successo del progetto!
Giuliano Poletti
(Presidente di Legacoop nazionale)
( tratto da Legacoop - Guida alle cooperative di comunità)
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


Di cosa si tratta, quali sono le caratteristiche principali di queste cooperative?
In primo luogo, la cooperativa di comunità deve avere come esplicito obiettivo quello
di produrre vantaggi a favore di una comunità alla quale i soci promotori appartengono
o eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la
produzione di beni e servizi per incidere in modo stabile su aspetti fondamentali della
qualità della vita sociale ed economica.
Non conta tanto, dunque, la tipologia della cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale,
mista) o la tipologia delle attività svolte (p.e. gestioni commerciali; servizi socio
assistenziali e di pubblica utilità, tutela dell’ambiente; attività agricole , forestali e di
allevamento; recupero di mestieri e produzioni tradizionali; servizi e gestioni turistiche;
produzione di energie rinnovabili; servizi di comunicazione), quanto la fi nalità di migliorare
le condizioni e di valorizzare la comunità di riferimento, promuovendo anche
occasioni di lavoro in particolare per i giovani. La cooperativa deve essere un’iniziativa
collettiva, cioè promossa da un gruppo di cittadini, i quali partecipano in relazione
alle loro esigenze e alla volontà di contribuire alla crescita della comunità. Ciò signifi ca
che i soci cittadini possono assumere la qualità di soci utenti, cioè consumatori dei
servizi che la cooperativa decide di erogare, e/o di soci lavoratori, in quanto le loro
capacità professionali e lavorative sono funzionali e coerenti con lo svolgimento delle
attività della cooperativa stessa. La comunità cui l’attività della cooperativa si rivolge
deve essere ben identifi cata, anche per consentire alla cooperativa di predisporre un
progetto in grado di riconoscere le situazioni di bisogno e di attivare le risorse necessarie
per rispondervi. Chiaramente, il progetto può e deve avere una sua progressione.
La cooperativa deve cioè considerare anche l’eventualità di ampliare il proprio raggio
d’azione, adattandolo alla variabilità delle esigenze della comunità, sia attraverso una
maggiore articolazione del proprio assetto aziendale, sia promuovendo o aderendo
ad iniziative che favoriscano una pluralità di imprese associate in rete. E’ chiaro quindi
che il progetto delle cooperative di comunità deve riconoscere la centralità del capitale
umano, il che signifi ca impostare modelli organizzativi e gestionali che favoriscano la
partecipazione di tutti i soci. Nel contempo, non bisogna trascurare l’aspetto fi nanziario
necessario al conseguimento degli obiettivi sociali, nell’ambito del quale assumono
importanza le risorse messe a disposizione dalle Istituzioni della Comunità (ad esempio,
strutture e beni di proprietà pubblica).
(Guida alle cooperative di comunità)
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]


Tema molto interessante, direi che ci stanno a puntino !
Altri punti che a mio avviso dovremmo mettere in agenda:
-Ruolo di Poste Italiane nel finanziamento di progetti di microcredito, proposta peraltro avanzata dai Conservatori inglesi !
-Azionariato popolare di aziende incaricate della gestione dei cosiddetti "beni comuni"
-Divisione tra banche di risparmio e banche di investimento, sul modello del caro vecchio Glass Steagall Act.


D'accordo su tutta la lineaperaltro il nuovo welfare su cui si dovrebbe puntare dovrebbe a mio parere fondarsi da una parte sul ruolo degli enti locali e del no profit, dall'altra su quegli strumenti di "empowerment" come il microcredito, strumenti che possono rendere il welfare uno strumento che dà l'opportunità di rialzarsi con le proprie forze da un momento di difficoltà,senza fermarsi alla sola assistenza
Sull'Europa, penso sia necessaria anche una politica europea sulla tutela dei lavoratori, ovvero uno Statuto dei Lavoratori Europei che dia pari diritti a tutti
«Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]