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Discussione: VI congresso PDS

  1. #31
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    Predefinito Rif: VI congresso PDS

    Auguri GDem88
    Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
    www.candidonews.wordpress.com
    Un blog in cui parlare di Politica, Informazione, Televisione, Cinema e tanto altro...

  2. #32
    bronsa querta
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    Predefinito Rif: VI congresso PDS

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Grazie Presidente Garat  e grazie anche a tutti i compagni e gli amici che sono intervenuti fino ad adesso…farò del mio meglio per portare avanti il mandato che questo congresso mi ha affidato!

    Parlando di programma, basandomi sulla mozione “Noi, la sinistra plurale e riformatrice” partirei da due grandi argomenti: Il Nuovo Modello di Sviluppo che ci ripromettiamo di creare ( basato sull’umanesimo, il comunitarismo solidale e la sostenibilità) e l’Integrazione Europea.

    Sul Nuovo Modello di Sviluppo ecco alcuni spunti:

    - Aprire la discussione su un nuovo indice economico, che vada oltre il Pil e consideri anche altre variabili oltre alla sola crescita economica (esempi sono l’indice di sviluppo umano http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_sviluppo_umano e il BIL http://www.albanesi.it/Societa/benes...erno_lordo.htm )
    una discussione su questo include già riflettere anche su come potenziare i tre pilastri nominati in precedenza, ad ogni modo ecco altri spunti ( al momento sparsi, sono appunti):

    - Giustizia fiscale: lotta dura e senza paura all’evasione fiscale, e ricalibratura del carico fiscale più sulle rendite che sul lavoro dipendente ( per questo immagino che dovremo esaminare la legge Olivo sul fisco)

    - Responsabilità Fiscale e nuovo ruolo degli Enti Locali: non dobbiamo dimenticare qual è la situazione reale al di fuori della simulazione, situazione a cui per l’economia facciamo riferimento; è necessario trovare un equilibrio di bilancio che si basi su un Piano di Rientro dal Debito e sulla riforma del Welfare. Su quest’ultimo punto mi piacerebbe riflettere con tutto il Pds di come coinvolgere di più le comunità locali, le associazioni e gli enti no profit nella gestione dei servizi sociali, ricalibrando l’impegno finanziario per lo stato senza bisogno di coinvolgere i privati su larga scala ( il modello Lombardia non deve piacerci). Serve un nuovo welfare che si basi non solo sull’assistenza ma anche sull’empowerment personale, sulla capacità di riprendersi grazie ad una rete di sostegno.

    - Federalismo: esaminare la legge sul Federalismo Haxel-Cascista per individuare eventuali migliorie ed espandere il ruolo degli enti locali nel dare servizi, pensare a come sviluppare delle nuove “politiche di comunità” che coinvolgano direttamente i cittadini nel mantenimento del decoro urbano, nella partecipazione alle scelte etc. , delle politiche di comunità che possano essere favorite da un nuovo orientamento nazionale, votato a instillare il senso civico e di comunità e a potenziare il già forte apporto del volontariato nella vita della società ( essendo in una simulazione, possiamo essere anche un po’ sognatori) Governare con meno soldi è possibile grazie ad una “Buona società” in cui i cittadini si attivino in prima persona ( per questo, l’idea della “Good Society “ laburista e il “community organizing” anglosassone può aiutarci).

    - Lavoro: pensare ( se già non esiste) ad un reddito minimo di cittadinanza e a potenziare la Partecipazione dei lavoratori e la cogestione sul modello tedesco, puntando a relazioni industriali meno conflittuali e più decentrate, in modo da permettere anche eventuali esperimenti di welfare aziendale ( che non sostituisce il pubblico ma che lo potenzia). Impegno sulla conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro e sulla formazione permanente dei lavoratori.

    - Ambiente e beni comuni: pensare ad una “gestione comunitaria” dei beni comuni come i rifiuti e l’acqua, con azionariato diffuso tra i cittadini per evitare una gestione pubblica troppo legata a clientelismi e spartizioni partitiche. Rqualificazione energetica ed ecologica dell’economia.

    L’Europa dovrà avere anche una piena centralità nel nostro programma…su questo mi riprometto di proporre qualcosa a breve 
    Ovviamente le mie idee scontano forse un po’ di astrattezza, dovuta anche all’inesperienza della legislazione di Pir … proprio per questo il contributo dei più esperti sarà preziosissimo!
    Ottimo. Nel concreto suggerirei alcune altre cose. Una tobin tax che finanzi quel reddito sociale, ad esempio. Dopodiché direi anche di discutere di welfare e formazione. Il modello danese credo sia conosciuto da tutti. Ecco...salvo una eccessiva facilità di licenziare ritengo sia il modello da proporre.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  3. #33
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    Predefinito Re: Rif: VI congresso PDS

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Ottimo. Nel concreto suggerirei alcune altre cose. Una tobin tax che finanzi quel reddito sociale, ad esempio. Dopodiché direi anche di discutere di welfare e formazione. Il modello danese credo sia conosciuto da tutti. Ecco...salvo una eccessiva facilità di licenziare ritengo sia il modello da proporre.
    una tobin tax mi sembra un'ottima copertura

    quanto al modello danese, la sua efficacia è ottima, ma dobbiamo tenere presente secondo me due particolarità del nostro paese, una positiva e una negativa: la negativa riguarda le nostre dimensioni ( ben superiori a quelle della danimarca) e lo stato dei nostri conti...la positiva riguarda il ruolo della società civile, del volontariato e degli enti locali, che qui in Italia è forte e qui su Pir molto sfruttabile a mio avviso, vista l'assenza del patto di stabilità e la presenza di una legge sul federalismo. Potremmo coniufìgare queste cose in un "welfare italiano"?

    Quanto alla formazione, ho una proposta: creare una Scuola Nazionale d' Amministrazione sul modello dell'Ena francese (http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89c...administration) che possa avere un ramo della funzione pubblica ( accorpando la scuol suoperiore di alta amministrazione) e un ramo più politico-amministrativo, per formare una nuova classe politica competente e capace. Sarebbero necessari in questo senso meccanismi di incentivazione per la frequenza dei corsi per amministratori locali etc., magari anche collegamenti con le facoltà universitarie di Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza.
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  4. #34
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    Predefinito Re: Rif: VI congresso PDS

    auguri a Gdem88
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  5. #35
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    Predefinito Re: Rif: VI congresso PDS

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    una tobin tax mi sembra un'ottima copertura

    quanto al modello danese, la sua efficacia è ottima, ma dobbiamo tenere presente secondo me due particolarità del nostro paese, una positiva e una negativa: la negativa riguarda le nostre dimensioni ( ben superiori a quelle della danimarca) e lo stato dei nostri conti...la positiva riguarda il ruolo della società civile, del volontariato e degli enti locali, che qui in Italia è forte e qui su Pir molto sfruttabile a mio avviso, vista l'assenza del patto di stabilità e la presenza di una legge sul federalismo. Potremmo coniufìgare queste cose in un "welfare italiano"?

    Quanto alla formazione, ho una proposta: creare una Scuola Nazionale d' Amministrazione sul modello dell'Ena francese (http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89c...administration) che possa avere un ramo della funzione pubblica ( accorpando la scuol suoperiore di alta amministrazione) e un ramo più politico-amministrativo, per formare una nuova classe politica competente e capace. Sarebbero necessari in questo senso meccanismi di incentivazione per la frequenza dei corsi per amministratori locali etc., magari anche collegamenti con le facoltà universitarie di Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza.
    Sulla società civile ci sarebbe moltissimo da lavorare, a partire da qualche legge sulla collaborazione e sul coordinamento, in effetti. Quanto alla scuola nazionale d'amministrazione mi trovi pienamente d'accordo. Però l'Italia NON è la francia. Andiamo (purtroppo, a mio parere verso una opera di decentralizzazione. Credo sarebbe il caso di impostare questa scuola come regionale...e sul collegamento benissimo. Istituire borse di studio sarebbe una soluzione.
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  6. #36
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    Predefinito Re: Rif: VI congresso PDS

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Sulla società civile ci sarebbe moltissimo da lavorare, a partire da qualche legge sulla collaborazione e sul coordinamento, in effetti. Quanto alla scuola nazionale d'amministrazione mi trovi pienamente d'accordo. Però l'Italia NON è la francia. Andiamo (purtroppo, a mio parere verso una opera di decentralizzazione. Credo sarebbe il caso di impostare questa scuola come regionale...e sul collegamento benissimo. Istituire borse di studio sarebbe una soluzione.
    Si, in effetti la regionalità sarebbe anche meglio per permettere una maggiore partecipazione...gli standard però dovrebbero essere assolutamente rigidi e di qualità, per evitare che diventi base di clientelismo o altro...una normale di Pisa dell'alta amministrazione insomma...
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  7. #37
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    Predefinito Re: Rif: VI congresso PDS

    Leggendo l'Unità oggi ho scoperto l'esistenza delle "cooperative di comunità"...penso sia un progetto molto interessante che può parte di quel nuovo protagonismo delle comunità locali che abbiamo chiamato "comunitarismo solidale". Un esempio pratico di come tra gestione pubblica e gestione privata possa esserci una terza via, comunitaria e certamente più vicina agli interessi pubblici rispetto al privato!


    LE COOPERATIVE DI COMUNITÀ

    La crisi che stiamo vivendo, la peggiore a partire dal 1929, ha segnato la rottura di
    un modello di sviluppo che si è mostrato tanto inadeguato quanto pericoloso.
    La crisi ha messo a nudo non solo la fragilità, ma anche l’iniquità e i rischi a lunga gittata
    del modello di sviluppo adottato negli anni precedenti da buona parte dei paesi
    sviluppati a seguito della globalizzazione dei mercati e della crescita senza regole e
    senza freni della strumentazione e degli scambi fi nanziari.
    Messo da parte quello che con tardiva consapevolezza è stato defi nito il “turbo
    capitalismo - l’idea di poter fare i soldi solo con i soldi - per uscire veramente dalla
    crisi bisogna individuare e perseguire un nuovo paradigma di società, orientato verso
    uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale,
    legato a prospettive di lunga durata, che rafforzi l’equità e la coesione sociale e apra
    opportunità per le giovani generazioni.
    Della costruzione di questo nuovo paradigma di società e di economia, che veda
    protagonisti le persone e le comunità, la cooperazione vuole essere soggetto attivo
    e responsabile.
    Il disegno economico e di coesione sociale per il quale ci sentiamo impegnati a lavorare
    è di proporre, in tutte le parti del nostro paese, la cooperativa come la risposta
    ottimale per strutturare in forma imprenditoriale le iniziative di auto-organizzazione
    dei cittadini e di auto-aiuto nelle comunità.
    Si sta facendo strada, non solo in Italia per la verità, l’idea di un diverso rapporto tra
    Stato, mercato e società. Accanto all’intervento dello Stato, che deve continuare a
    garantire l’esigibilità dei diritti fondamentali, si prefi gura una più diretta e autonoma
    assunzione di responsabilità da parte dei cittadini e della comunità per la soluzione
    dei bisogni comuni.
    In realtà, su questa strada la cooperazione c’è da sempre.
    Le cooperative sono, infatti, imprese di persone che si autorganizzano in forma partecipativa
    e mutualistica per risolvere problemi e bisogni comuni, che non si appropriano
    degli utili realizzati, ma li lasciano nell’impresa per le generazioni future.
    In un modello di nuovo protagonismo sociale e di maggiore equità tra tutti i cittadini,
    la cooperazione si propone come una infrastruttura sociale diffusa che arricchisce
    l’economia, crea mobilità e capitale sociale, rafforza la coesione.
    All’interno di questa cornice ideale si colloca il progetto delle “Cooperative di Comunità”
    avviato a fi ne 2010, e confermato e rilanciato dal Congresso nazionale di
    Legacoop.

    In realtà, le cooperative di comunità ci sono già. Nella platea associativa di Legacoop,
    esistono, e sono attive, un discreto numero di cooperative caratterizzate più che
    dal tipo di attività svolte o dalla tipologia mutualistica scelta (di lavoro o di utenza o
    miste, o sociali), da una particolare finalizzazione: quella di mantenere vive e valorizzare
    comunità locali a rischio di deperimento, quando non di estinzione.
    Sono iniziative nate in aree diverse del Paese, da esigenze diverse, e con storie diverse.
    Alcune per far fronte alla mancanza o al venir meno di servizi basilari per la comunità,
    come scuole, negozi, servizi socio-assistenziali. Altre da motivazioni ambientalistiche
    e di valorizzazione delle risorse del territorio. Altre ancora dalla necessità di
    rispondere a crisi occupazionali determinatesi nelle aree circostanti.
    La presenza delle cooperative, o del gruppo di cooperative, ha prodotto ricadute
    positive sulla comunità o sulle comunità interessate, recuperando produzioni tradizionali
    e antichi mestieri, ripristinando beni ambientali e monumentali, contribuendo
    alla salvaguardia del territorio, valorizzando tradizioni culturali, favorendo lo sviluppo
    del turismo e dei ritorni stagionali, ridando valore al patrimonio abitativo, promuovendo
    la diffusione delle energie rinnovabili. E poi, tutte hanno saputo creare occasioni
    di lavoro preziose per trattenere i giovani all’interno delle comunità.
    Queste esperienze evidenziano come la forma cooperativa sia uno strumento effi cace,
    a disposizione dei cittadini che vogliano utilizzarlo, per reagire positivamente ai
    seri problemi, sociali e individuali, che le diffi coltà dell’intervento pubblico e i “fallimenti
    del mercato” possono determinare in tante comunità del nostro paese, in particolare
    in quelle in condizioni di isolamento territoriale e a rischio di spopolamento.
    Se si pensa a quanti sono in Italia i Comuni di piccola e piccolissima dimensione, e a
    quanti di essi sono dislocati in aree montane lungo tutto il territorio nazionale, si può
    ben comprendere quante comunità sono già oggi in situazioni critiche.
    Su di esse gravano ora le incognite drammatiche lasciate dalla crisi, e le prospettive
    di una lunga fase di contrazione della spesa pubblica.
    A partire dalle realtà già esistenti, le cui esperienze meritano di essere maggiormente
    conosciute e valorizzate, il progetto che abbiamo attivato si pone l’obiettivo di promuovere
    e sostenere la crescita di una rete diffusa di cooperative in queste comunità
    - le “Cooperative di comunità”, appunto - stimolando la voglia di reazione e di
    autonoma organizzazione dei cittadini, e fornendo loro informazioni, orientamento,
    assistenza e supporto, anche attraverso la possibilità di confronto con le esperienze
    già avviate.
    Introno ad esso abbiamo sensibilizzato l’attenzione e l’impegno di tutte le strutture
    territoriali di Legacoop, e della strumentazione fi nanziaria promossa dalla nostra
    organizzazione, a partire da Coopfond, il fondo per la promozione di nuova cooperazione
    alimentato dalla contribuzione di tutte le cooperative aderenti a Legacoop.

    Abbiamo anche pensato che un progetto di questo genere potesse trovare attenzione
    e collaborazione anche all’esterno della nostra organizzazione, da parte di
    soggetti pubblici e privati che ne condividano le fi nalità, o ne riconoscano il valore
    sociale, o più semplicemente trovino punti di contatto positivi con le loro attività.
    Da queste convergenze, e li ringraziamo per l’attenzione e la fi ducia che ci hanno
    dimostrato, nascono i protocolli di collaborazione sottoscritti con l’Associazione
    dei Borghi Autentici, che rappresenta oltre 150 comuni, prevalentemente di piccole
    dimensioni, dislocati in tutto il territorio nazionale, con FederlegnoArredo, l’organizzazione
    settoriale di Confi ndustria che raggruppa le imprese operanti nella fi liera
    del legno, e con Legambiente.
    La loro collaborazione sarà certamente preziosa per il successo del progetto!

    Giuliano Poletti
    (Presidente di Legacoop nazionale)



    ( tratto da Legacoop - Guida alle cooperative di comunità)
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  8. #38
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    Predefinito Re: VI congresso PDS

    Di cosa si tratta, quali sono le caratteristiche principali di queste cooperative?

    In primo luogo, la cooperativa di comunità deve avere come esplicito obiettivo quello
    di produrre vantaggi a favore di una comunità alla quale i soci promotori appartengono
    o eleggono come propria. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la
    produzione di beni e servizi per incidere in modo stabile su aspetti fondamentali della
    qualità della vita sociale ed economica.
    Non conta tanto, dunque, la tipologia della cooperativa (di lavoro, di utenza, sociale,
    mista) o la tipologia delle attività svolte (p.e. gestioni commerciali; servizi socio
    assistenziali e di pubblica utilità, tutela dell’ambiente; attività agricole , forestali e di
    allevamento; recupero di mestieri e produzioni tradizionali; servizi e gestioni turistiche;
    produzione di energie rinnovabili; servizi di comunicazione), quanto la fi nalità di migliorare
    le condizioni e di valorizzare la comunità di riferimento, promuovendo anche
    occasioni di lavoro in particolare per i giovani. La cooperativa deve essere un’iniziativa
    collettiva, cioè promossa da un gruppo di cittadini, i quali partecipano in relazione
    alle loro esigenze e alla volontà di contribuire alla crescita della comunità. Ciò signifi ca
    che i soci cittadini possono assumere la qualità di soci utenti, cioè consumatori dei
    servizi che la cooperativa decide di erogare, e/o di soci lavoratori, in quanto le loro
    capacità professionali e lavorative sono funzionali e coerenti con lo svolgimento delle
    attività della cooperativa stessa. La comunità cui l’attività della cooperativa si rivolge
    deve essere ben identifi cata, anche per consentire alla cooperativa di predisporre un
    progetto in grado di riconoscere le situazioni di bisogno e di attivare le risorse necessarie
    per rispondervi. Chiaramente, il progetto può e deve avere una sua progressione.
    La cooperativa deve cioè considerare anche l’eventualità di ampliare il proprio raggio
    d’azione, adattandolo alla variabilità delle esigenze della comunità, sia attraverso una
    maggiore articolazione del proprio assetto aziendale, sia promuovendo o aderendo
    ad iniziative che favoriscano una pluralità di imprese associate in rete. E’ chiaro quindi
    che il progetto delle cooperative di comunità deve riconoscere la centralità del capitale
    umano, il che signifi ca impostare modelli organizzativi e gestionali che favoriscano la
    partecipazione di tutti i soci. Nel contempo, non bisogna trascurare l’aspetto fi nanziario
    necessario al conseguimento degli obiettivi sociali, nell’ambito del quale assumono
    importanza le risorse messe a disposizione dalle Istituzioni della Comunità (ad esempio,
    strutture e beni di proprietà pubblica).

    (Guida alle cooperative di comunità)
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  9. #39
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    Predefinito Re: VI congresso PDS

    Tema molto interessante, direi che ci stanno a puntino !

    Altri punti che a mio avviso dovremmo mettere in agenda:

    -Ruolo di Poste Italiane nel finanziamento di progetti di microcredito, proposta peraltro avanzata dai Conservatori inglesi !

    -Azionariato popolare di aziende incaricate della gestione dei cosiddetti "beni comuni"

    -Divisione tra banche di risparmio e banche di investimento, sul modello del caro vecchio Glass Steagall Act.

  10. #40
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    Predefinito Re: VI congresso PDS

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Tema molto interessante, direi che ci stanno a puntino !

    Altri punti che a mio avviso dovremmo mettere in agenda:

    -Ruolo di Poste Italiane nel finanziamento di progetti di microcredito, proposta peraltro avanzata dai Conservatori inglesi !

    -Azionariato popolare di aziende incaricate della gestione dei cosiddetti "beni comuni"

    -Divisione tra banche di risparmio e banche di investimento, sul modello del caro vecchio Glass Steagall Act.
    D'accordo su tutta la linea peraltro il nuovo welfare su cui si dovrebbe puntare dovrebbe a mio parere fondarsi da una parte sul ruolo degli enti locali e del no profit, dall'altra su quegli strumenti di "empowerment" come il microcredito, strumenti che possono rendere il welfare uno strumento che dà l'opportunità di rialzarsi con le proprie forze da un momento di difficoltà,senza fermarsi alla sola assistenza

    Sull'Europa, penso sia necessaria anche una politica europea sulla tutela dei lavoratori, ovvero uno Statuto dei Lavoratori Europei che dia pari diritti a tutti
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