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Discussione: Fenomeni di premorte

  1. #11
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    Predefinito Rif: Fenomeni di premorte

    Straordinario il fatto che in molti dichiarano che una volta morti è come se ci si svegliasse da un incubo.

    Come dargli torto?

  2. #12
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    Predefinito Ipotesi...

    Le teorie sulle NDE si dividono essenzialmente in due tipologie. In estrema sintesi:

    1) Teorie parapsicologiche, metafisiche e soprannaturali, che collegano le esperienze di pre-morte a una sorta di presa di contatto anticipata con l'aldilà e le considerano come una prova dell'esistenza di una parte immateriale dell'uomo, parte che si separerebbe dal corpo al momento della morte.

    2) Teorie scientifiche e neurofisiologiche, sostenute da coloro che rifiutano le concezioni extra-fisiche per le esperienze di pre-morte e per i quali le NDE non sarebbero altro che immagini provocate dallo stato di mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroni cerebrali, oppure l'effetto di alcuni farmaci somministrati ai pazienti in condizioni cliniche disperate o, infine, visioni provocate dalle endorfine che si liberano nel cervello in una fase critica delle funzioni vitali. Dunque, le NDE non sarebbero altro che epifenomeni, cioè fenomeni indotti (chimicamente in questo caso) da altre cause.

    C'è da dire però che questo secondo tipo di teorie, nelle sue diverse versioni, è tipico di quegli studiosi che si sono pronunciati sul fenomeno utilizzando resoconti altrui, senza aver partecipato a ricerche dirette su pazienti. D'altra parte, quasi tutti coloro che, per motivi di lavoro, sono stati a diretto contatto con pazienti che hanno avuto NDE (medici, infermieri, anestesisti), anche se inizialmente scettici sulla natura extra-sensoriale del fenomeno, si sono successivamente ricreduti. Certi particolari riferiti dai pazienti, infatti, pur sorvolando sul fatto che in uno stato clinico di encefalogramma piatto non si dovrebbe avere alcun tipo di esperienza cosciente (come spiega il dott. Van Lommel nell'articolo postato da Tomás), non avrebbero potuto essere percepiti dalla collocazione spaziale e nelle circostanze in cui i pazienti stessi si trovavano.



    Hieronymus Bosch, Ascesa all'Empireo (part)
    Venezia, Palazzo Ducale

  3. #13
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    Predefinito Rif: Fenomeni di premorte

    Interessante constatare che una volta morti, scorrendo tutte le immagini della propria vita, ognuno sarà il giudice di se stesso.

    [....] NDE di Tony P Versione integrale Italiano 10/4/2009 Da Italia, Originale nel italiano, tradotto nel France di Philippe Arrivato a contare 450 volte la sequenza dei bivi e delle gallerie mi trovavo fuori in una foresta con colori vivissimi, un verde fluorescente, un albero mastodontico al centro e, fissandolo in tutta la sua estensione veniva verso di me una fitta coltre di nebbia color tenue porpora che mi invadeva ogni singola cellula sprigionando un'energia ed una sicurezza sconosciute ed una "voce" molto profonda mi investiva facendomi vibrare tutto:"Non è l'attimo!" Ma non capivo cosa significasse visto che l'attimo era una frazione infinitesimale di tempo e dove mi trovavo il tempo non esisteva e tutto quanto si muoveva in perfetta sincronia con i miei passi. A quel punto vidi tutta la mia vita passata scorrermi davanti, soltanto le azioni aberranti e solo quelle:un dolore lancinante a quella vista mi prendeva. Implorai aiuto con tutto il mio cuore, lo implorai con le ultime forze. [...]

    [...] Un’altra cosa che papà mi disse fu di non avere paura della morte, poiché essa è come passare attraverso una porta. [...]

    [...] NDE di Stella. Versione integrale Italiano 10/1/08 Da Italia, Originale nel italiano, tradotto di Amy. Il tunnel era semitrasparente e vedevo punti di luce come stelle lontane divenire striscie di luce irregolari,come fanali di auto molto veloci su strade con curve.La velocità era in aumento costante finchè la luce non poteva più raggiungermi e vidi che il tunnel era una grande curva appena percettibile,ma chiaramente sensibile.POi fui quasi a casa.La luce mi avvolse e io avevo un'età compresa fra zero l'eternità,ogni domanda che mi ponevo aveva la sua chiara risposta,anche se non capivo ogni risposta.Ero avvolta come da un dolce canto di molte voci e non capivo che diceva,camminavo scalza in un prato ondulato su erba soffice e poco lontano si stagliava la quercia più imponente che abbia mai visto,di un verde brillante come la vita(potrei scrivere un intero libro su qull'albero perciò mi fermo qui). [...]

    [...] NDE Probable di Rita Versione integrale Italiano 1/14/2008 Da Italia, Originale nel italiano, tradotto di Barbara C'erano esseri splendenti come soli, caldi che parlavano con la mente e io capivo e percepivo lo .... (non saprei dire) splendore, il tutto...Non sarei voluta andar via ma una voce alle spalle mi disse che quello non era il posto dove dovevo stare "non devi stare qui, torna indietro" e mentre stavo per protestare.... mi sono sentita precipitare in un buco nero e mi sono risvegliata nella prigione del mio corpo.[...]

    [...] NDE Possible di Francesco D Versione integrale Italiano 1/10/2008 Da Italia, Originale nel italiano, tradotto di Amy I Mentre dicevo quelle parole ebbi la sensazione precisa che la frase iniziata da me la terminasse un'altra persona a me accanto. Mi sentii fuori da me stesso, un altro ripetto al mio corpo che, però, non vedevo, e conservando un grado estremo di consapevolezza. Infatti nel medesimo istante mi ritrovai in un ambiente di buio pesto. Non era una stanza o un tunnell, era il buio allo stato puro. Ma non ebbi tempo di preoccuparmene perché subito, provando una sensazione di progressivo veloce innalzamento in una beatissima beatitudine, vidi un paesaggio immenso, fatto di luce. Quì voglio cercare di spiegarmi meglio che posso, per quanto mi è possibile. Quel che vedevo non erano oggetti illuminati da una luce sia pure la più nitida, bensì le cose stesse in un ambiente immenso, grandioso, erano esse stesse la Luce, ovvero fatte, tramate di luce. Non erano fonte di luce, erano luce. Meglio di così non riesco a dire e devo ripetere che tutta l'esperienza mi risulta inesprimibile con parole adeguate.[...]

    Ultima modifica di GNU-GPL; 25-11-09 alle 23:20

  4. #14
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    Predefinito Rif: Riferimento: Fenomeni di premorte

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    avviene molto semplicemente il distacco del corpo fisico dagli altri foderi
    .....è un distacco che uno yogi di buone capacità può operare a volontà.
    no time no space

  5. #15
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    Predefinito Rif: Riferimento: Fenomeni di premorte

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    no time no space
    Dipende in che dimensione vogliamo andare oggi

    Numero delle dimensioni

    Il nostro spazio fisico possiede solo 4 dimensioni apprezzabili alla nostra scala di grandezza e di ciò bisogna sempre tenere conto in qualsiasi teoria fisica; ... Nel caso della teoria delle stringhe, vi sono evidenze secondo cui lo spazio-tempo richiede 10, 11 o addirittura 26 dimensioni.

    Teoria delle superstringhe - Wikipedia

  6. #16
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    Predefinito Rif: Fenomeni di premorte

    La Pitagorica deduzione dei nostri Fisici

    La nostra mente trova difficile visualizzare queste dimensioni perché noi possiamo muoverci soltanto in uno spazio a tre dimensioni. Un metodo per superare questo limite è quello di non tentare di visualizzare più dimensioni bensì quello di pensare ad esse come numeri extra nelle equazioni che descrivono come il mondo è fatto. Ciò apre la questione se questi numeri extra possano essere osservati direttamente mediante esperimenti. Questo, a sua volta, pone la questione se i modelli che derivano da questi calcoli astratti possano essere considerati scientifici, in quanto fino ad ora pare non sia possibile dimostrarli con esperimenti, dato che con la fisica conosciuta oggi gli apparati sperimentali dovrebbero essere grandi oltre l'immaginabile (sarebbero utili acceleratori di particelle grandi più o meno quanto la nostra galassia).

    Teoria delle superstringhe - Wikipedia

  7. #17
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    Predefinito Re: Fenomeni di premorte

    Pietrangelo Buttafuoco

    QUEL VIAGGIO CHE CI RENDE UOMINI





    Prendere respiro e farsi avanti. Accostarsi con grazia. Toccare quindi. Chi sta per morire coltiva la meraviglia della situazione e quel toccare acuisce in lui la gioia di averla avuta tutta quella vita mentre i vivi, sazi, lasciano accesa la propria esistenza come una macchina ferma al semaforo, pronta a ripartire, senza spegnere il motore.

    Per i vivi, infatti, dopo il rosso torna sempre il verde. Per i defunti non c'è altra luce che la candela, fin tanto che resta qualcosa delle esequie. Intanto l'attesa. La fibra è diafana e nell'occhio di marasma e fatica di chi muore si trascolora il racconto delle sensazioni. La stanza del degente è subito abitata dalle voci e dai rumori del passato. Chi sta per morire odia, ama, sprofonda, s'erge ma, infine, assorbe ogni cosa come a voler risucchiare in un buco - un tascapane da viaggio - il calore di quel contatto. Chi sta per morire ascolta, anche a sproposito, e qualcuno - succede sempre - gli affida messaggi di saluto per i propri cari già arrivati nell'aldilà.

    C'è un cammino al confine tra la vita e la morte. Il sentiero ha un'unica direzione. Secondo regola però si va avanti e basta: verso un eterno grande Uno che non è dato conoscere né capire ma c'è chi ha fatto il passo indietro ed è tornato. Chi è tornato dalla morte - venendo via da uno stato di coma, da valori di azoto e globuli incompatibili con la vita - ha fatto sempre lo stesso racconto di luce e di incontri. Ha rivisto se stesso bambino. Umberto Scapagnini - così mi raccontò quando, da uno stato di morte clinica, fu incredibilmente restituito alla coscienza - si ritrovò tra le braccia di sua madre.
    Chi torna indietro si ripresenta nella casa dell'infanzia, quindi si accende d'innocenza e d'entusiasmo per la propria vita resa meravigliosa ancor di più nella completezza del paragone. C'è il prima della morte riunito nell'istante della serenità al dopo della morte, anche questo mi disse Scapagnini. Dopo di che c'è un risveglio. E anche su questo Scapagnini ebbe a svelarmi i dettagli della riacquisita sensibilità. Ebbe sulle proprie dita il brivido di una seta struggente quanto a delicatezza: la schiena della sua giovane fidanzata. Si era addormentata accanto a lui per vegliarne il trapasso. Tornò, invece, Umberto e mi spiegò che si torna al tic tac dell'orologio che è una nuova nascita ma anche una ben precisa morte. Le moire, infatti, rinnovano la scadenza. E Umberto, adesso, non è più. È in cammino.

    Per chi torna e chi non torna, dunque, c'è il viaggio. Ed è per questo che negli eserciti si discute dell'opportunità di chiamare il «Presente!» a ogni commemorazione per i caduti. Al funerale o in una qualunque cerimonia del ricordo i vivi convocano l'appello e alla chiamata del morto - con nome, cognome e grado - i militari in adunata gridano a un sola voce «Presente!». Tutto ciò non fa che procurare lustro terreno e perciò un provvisorio lume al morto proclamandolo eroe ma al prezzo di una sosta imposta alla rotta del suo Walhalla senza per questo dargli la possibilità di tornare effettivamente indietro. Resta in spirito, dicono quelli che praticano l'appello. Ne interrompono il guadagnato cammino verso il grande Uno, replicano quelli che, pur essendo anche loro soldati, ritengono più sacro far riposare il combattente e lasciare che lo spirito dell'arma si saldi alle insegne, alla bandiera e alla patria. Antonio Pennacchi si dispera per tutte le volte che i ragazzi fanno l'appello in memoria di Aldo Bormida, il primo caduto della Repubblica Sociale, colpito dagli americani sul fronte di Nettuno, lungo la Pontina. Quelli lo celebrano, portano ogni anno tricolori e fiori al cippo e Pennacchi si dispera per proteggere il povero morto: «È uno spirito che cerca la pace. Lasciatelo andare verso il suo cammino! Ogni volta che si chiama l'appello Bormida è costretto a tornare».

    Tra la vita e la morte c'è quindi l'andare, il dovere andare. È il cammino oltre il quale, prima della destinazione, c'è il pedaggio. Mi ricordo della morte di zio Peppino. Sua figlia, Concettina, gli mise una banconota da mille lire in tasca. È un retaggio, questo, di sana sensibilità pagana. Serve a saldare il debito con Caronte. Qualcuno, il solito moderno, s'infastidì del gesto: «I soldi?». Fu Santina Lo Gioco, spiritosa sempre, a rendere chiaro il tutto ai parvenu della laicità obbligata convenuti al consòlo. Parlò con estrema serietà, Santina: «Nessuna meraviglia. E così, quando arriva, con i soldi che gli restano, zio Peppino si compra il gelato».
    Nel quando si arriva c'è il senso tra la vita e la morte, il cominciare a esistere oltre la vita e la morte è il pedaggio, ovvero, anche l'eventualità di comprarsi un gelato.


    Pietrangelo Buttafuoco – Il Giornale di mercoledì 12 giugno 2013

    Quel viaggio che ci rende uomini - IlGiornale.it
    Ultima modifica di Silvia; 13-06-13 alle 11:25

  8. #18
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    Predefinito Re: Fenomeni di premorte

    Una terza via per le NDE


    Sarebbe ora di smetterla di considerare le NDE come un terreno di scontro ideologico, perché questo non è utile a nessuno né tantomeno favorisce il progresso. Sono circa 40 anni che studi di vario genere vanno accumulandosi sull’argomento e ci sono ora – in realtà già da tempo – tutti i motivi per credere di poter applicare almeno una parte delle conoscenze acquisite a beneficio di qualcuno e di molti.

    Il primo dato che occorrerebbe inserire tra le nozioni sicure è che si tratta di esperienze assolutamente normali. Che accadono, è vero, solo a una minoranza di coloro che corrono – o credono di correre – un rischio mortale, ma che non presentano evidenti elementi di anormalità né sono indice di particolari alterazioni psichiche. Non più di quanto lo siano, anormali e alterazioni psichiche, i sogni che tutti facciamo di notte e ogniqualvolta ci appisoliamo. Come i sogni, le NDE non sono eventi incardinati nel mondo materiale e condiviso, e quindi non comprovano che davvero ci si inoltri in dimensioni alternative, in ambienti lontani, o da qualche parte ci si imbatta in divinità, angeli, defunti. Gli antichi erano convinti della realtà sostanziale, oggettiva, materiale dei mondi e degli eventi sognati; ma lascerebbe molto stupiti chiunque oggi prendesse sul serio le proprie arzigogolate fantasie oniriche, dicendosi convinto magari di avere davvero volato su un altro pianeta, mangiato un quintale di panna sormontato da canditi e ramarri, cavalcato una giraffa, o raggiunto con due passi dal bagno di casa propria la sala del regno di Buckingham Palace, solo perché l’ha sognato.

    A differenza dei sogni, le NDE hanno un impatto forte e irresistibile sulla vita di chi le prova, al punto da modificare in maniera decisa attitudini, gusti, oggetti, persone verso cui ci si sente attratti, e talvolta anche le convinzioni più profonde in materia di arte e letteratura, religione, politica, tecnologia. Questa è un’altra caratteristica del fenomeno la cui conoscenza andrebbe estesa almeno agli psicologi, ai neurologi, ai medici e agli assistenti sociali, perché potrebbe essere uno strumento per aiutare chi ha avuto una brutta avventura accompagnata da un’NDE a “rimettersi in sesto”.

    Così come sarebbe utile che diventassero patrimonio comune le differenze tra gli elementi costituenti delle NDE riscontrate tra le esperienze vissute nei vari ambiti culturali. Non è affatto vero, infatti, che le NDE si producano ovunque alla stessa maniera: e a pensarci bene questo è un dettaglio tutt’altro che privo di importanza.

    Avere qualche certezza definitiva non significa comunque che dell’argomento sappiamo tutto, o che dovremmo abbandonare le indagini e gli studi in proposito. Vuol dire solo che è arrivato il tempo di trasferire le informazioni sufficientemente sicure dalle stanze della ricerca al piano dei rapporti sociali reali.

    È per questo che non riesco a evitare il fastidio nel notare che molti di quelli che si occupano di NDE lo fanno più per sfruttare l’argomento per finalità personali, o per appoggiarci sopra il proprio monumento, che per contribuire allo sviluppo di questo settore. Ecco da una parte svettare quelli che vorrebbero presentarsi al pubblico come super-esperti o talvolta come guru, in omaggio a una vera o presunta esperienza acquisita sull’argomento. Erano una volta i vari Kenneth Ring, Raymond Moody, Michael Morse, e oggi i Pim van Lommel, Nancy Evans Bush (niente a che vedere con i presidenti americani) e ultimo arrivato Eben Alexander, che hanno girato e girano il pianeta, o almeno internet, annunciando la scoperta ultima sulla questione, della quale ci assicurano di sapere ormai tutto e verso la quale si comportano come se ne fossero i proprietari esclusivi. Quasi quasi, che nessuno si azzardi a discuterne senza di loro, che nessuno ne dica qualcosa di più o di diverso da quanto loro hanno già “certificato”.

    In realtà questo è un copione già visto, specie nell’ambito della medicina, ogni volta che una malattia prima sconosciuta si è affacciata all’orizzonte. È successo con l’Aids e con la sindrome da stanchezza cronica, con l’influenza aviaria e la Sars, la tubercolosi e una manciata di altre patologie nuove, situazioni per lo più insignificanti o finte, appositamente patologizzate a uso e consumo dei loro “sacerdoti” esclusivi.

    Si oppongono a questa schiera quelli che si fanno un dovere di smentire tutto a prescindere, che si sperticano a spiegarci che «le NDE non sono la prova dell’aldilà», per qual motivo potrebbero al massimo essere allucinazioni oniriche prodotte da un cervello intossicato dagli anestetici, e perché «in ogni caso non dimostrano il paranormale». Limpide frasi senza senso per chiunque sappia in che cosa consistono le NDE, indicative soltanto dell’intento di aggrapparsi a queste faccende per acquisire una facile notorietà costruendola su una robusta ignoranza della materia.

    Come avviene, per esempio, nell’articolo di Stefania de Vito e Sergio Della Sala pubblicato sulla peraltro autorevole rivista Mente e Cervello (settembre 2013), che sembra volerci dimostrare quanto sia inutile perder tempio su queste esperienze, manifestamente irreali, dato che di cose “simili” hanno parlato artisti e letterati. Per chi voglia fare sul serio, o semplicemente ne conosca qualcosa, la questione delle NDE è molto importante. Meriterebbe trattarla con accortezza, continuando le ricerche sugli aspetti ancora oscuri e trasferendo alla clinica e alla conoscenza generale i dati ormai acclarati. Che non è onesto inquinare per aggiudicarsene l’esclusiva.

    Una terza via per le NDE | Argomenti
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  9. #19
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    Predefinito Re: Fenomeni di premorte

    "Mago Zurlì è morto da 30 anni e io sono resuscitato due volte"

    Ha inventato lo Zecchino d’Oro nel ’59 e l’ha condotto per 50 edizioni. Poi è sparito. «Mi hanno cacciato senza motivo e sono in causa con l’Antoniano»


    Alessandro Dell’Orto

    Tortorella, come preferisce essere chiamato? Cino o Mago Zurlì?
    «Con il mio nome vero, per carità. Il Mago Zurlì non esiste più da 50 anni. È morto e...».

    Poi approfondiamo. In realtà anche Cino Tortorella è quasi morto.
    «Per due volte, nel 2007 e nel 2009, il mio cuore ha cessato di battere. In medicina, tecnicamente, si chiama ischemia o premorte. Io lo chiamo pit-stop. Ho fatto come i piloti di formula uno, mi sono fermato ai box, ho fatto il pieno e sono ripartito con più grinta e determinazione di prima».

    Già, ma in quei secondi senza battito è vero che ha visto l’aldilà? Le va di spiegare?
    «Per lungo tempo me lo sono tenuto per me, temevo di non essere capito. Poi ho conosciuto il professor Umberto Scapagnini, neurofarmacologo di fama internazionale. Ha vissuto la stessa esperienza, mi ha convinto a parlarne. Oggi so che quando chiuderò gli occhi per sempre e il mio cuore cesserà di battere non sarà per sempre e non sarò solo. E non è un invito al suicidio: non ho mai amato così tanto la vita come dopo quei momenti».

    Proviamo a raccontare.
    «È stato come un viaggio in un altro mondo, un’altra dimensione.

    Cino, materializziamo i ricordi se possibile.
    «Ho visto davanti a me un sentiero luminoso lungo il quale mi sono incamminato pervaso da una profonda, dolcissima serenità. Il corpo si è trovato immerso in un’onda che mi sollevava dolcemente e mi portava in alto, un’onda non di acqua ma di luce purissima, una luce liquida. Niente a che vedere con quella terrena».

    Qualche oggetto?
    «Niente, il vuoto. È difficile trovare parole esatte per descrivere nei dettagli quel posto. Forse le più azzeccate sono quelle scritte da frate Bonaventura mentre descrive la morte del suo compagno Francesco: “È sommerso nell’abisso della chiarità eterna”. Ecco, l’abisso di chiarità è una bella descrizione».

    Ha sentito voci? Incontrato qualcuno?
    «La seconda volta ho sentito molte voci. Una sola, però, chiara, netta. La stessa ascoltata nel 2001».

    Cioè?
    «Il 3 gennaio 2001 ero nella Sala Paolo VI in Vaticano per un incontro con Papa Wojtyla. Quando ci siamo salutati gli ho detto: “Santità, ci rivedremo per il prossimo Giubileo”, intendendo quello del 2025. Lui mi ha sorriso: “Sì, ci rivedremo”».

    E la voce che ha sentito nell’aldilà era la sua?
    «Mi ha detto: “Sì, ci rivedremo”. Poi, dopo una lunghissima pausa, ha aggiunto: “Ma non ora”. E il mio cuore ha ripreso a battere, sono tornato qui, con più energia di prima. Pensi che sto lavorando più adesso di 20 anni fa».

    Che fa?
    «Sto scrivendo il libro “Non abbiate paura (li rivedremo)” sull’esperienza extraterrena e preparando un docu-film per combattere l’obesità infantile, si intitolerà “S.O.S. (Save Our Sons)”. Poi è stata fondata l’Associazione Onlus “Gli amici di Mago Zurlì” e ho in progetto una web-tv sulla gastronomia, mia grande passione».

    (...)

    "Mago Zurlì è morto da 30 anni e io sono resuscitato due volte" - Libero Quotidiano
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 
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