Pensa quando annunceranno la morte di Berlusconi o Bossi.
Prevedo orge in strada


Pensa quando annunceranno la morte di Berlusconi o Bossi.
Prevedo orge in strada
PEOPLE SMASH AUSTERITY


Preferisco di no.




"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)




Ultima modifica di Bladerunner_60; 30-01-12 alle 14:27
Razzista con gli imbecilli!
"La cosa seccante di questo mondo è che gli imbecilli sono sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi." Bertrand Russel


Perchè il popolo ha il naso fino:
- Casto, rimane vedono a 25 anni, e non si risposta
- Omicida, condanna a morte tre persone a guerra finita, erano "fascisti"
- Bestemmiatore, ha raccontato che per le condanne a morte ha chiesto ispirazione alla Madonna
- Talebano, aggredisce in un ristorante romano una donna che aveva le spalle scoperte, era luglio
- Tangentaro, da ministro favorisce negli appalti l'architetto compagno della moglie
- Arraffone, si prende dal Sisde una busta di 100 milioni al mese (Broccoletti e "la Zarina" dominavano il servizio segreto del Min. dell'Interno, lui ministro)
- Fellone, lui presidente della Repubblica Ciampi e Conso liberano 400 mafiosi dal 41bis, dopo le stragi di Capaci e Via D'Amelio
- Golpista, con il "Ribaltone" consente a Bossi di portare a sinistra i voti presi con Berlusconi, facendo il "governo tecnico"
Più di questo? E ci chiedono pure il minuto di "silenzio"?
Peccato che non vado allo stadio, ma è come se avessi fischiato anch'io.
Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.






UNA PROCURA PUÒ ARRIVARE LADDOVE ALLE CAMERE NON È CONSENTITO
Roma - La storia del "Lodo Scalfaro"
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Roma - In Italia il potere discrezionale di una procura può garantire a un'alta carica dello Stato quello "scudo" da iniziative giudiziarie, per la durata del suo mandato, che secondo quanto stabilito ieri dalla Corte costituzionale, le Camere - il potere legislativo - non possono assicurare tramite una legge ordinaria. Il precedente è noto e risale al 1993. Quattro funzionari del Sisde indagati per peculato dalla Procura di Roma rivelarono di avere consegnato, negli ultimi dieci anni, a tutti i ministri degli Interni, con l'eccezione di Amintore Fanfani, un "contributo" mensile di cento milioni di lire. Tra di essi c'erano l'allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che era stato ministro degli Interni dal 1983 al 1987, e il ministro degli Interni dell'epoca, Nicola Mancino, oggi numero due del Csm. Al gioco al massacro "non ci sto!", tuonò il presidente Scalfaro, rispondendo alle accuse in diretta televisiva, il 3 novembre del 1993. Il dispositivo che da quel momento la Procura di Roma scelse di mettere in atto sotto la propria discrezionalità - un vero e proprio "scudo" - ha consentito al presidente Scalfaro di evitare di dover rispondere dell'accusa di peculato davanti al Tribunale dei ministri. Il primo passo fu arginare il torrente di rivelazioni da parte degli indagati-accusatori. Il giorno successivo il "non ci sto", la Procura di Roma accusò formalmente i funzionari del Sisde di "attentato agli organi costituzionali" ai sensi dell'articolo 289 del codice penale, che recitava: "È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un reato più grave, chiunque commette atti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica e ad altre cariche istituzionali l'esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge". (segue)
Com'era prevedibile, dopo che furono messi sotto inchiesta per attentato agli organi costituzionali, rischiando una condanna pesantissima, quei funzionari decisero di tacere, come racconta Francesco Misiani, all'epoca pm a Roma, nel libro "La toga rossa". E ci fu chi, come l'ex presidente della Corte costituzionale, Ettore Gallo, osservò che "chiunque commette un fatto che esercita turbamento sulla psiche del presidente della Repubblica si macchia di un grave reato". Ma la preoccupazione dei magistrati non era del tutto campata in aria. Esisteva infatti la concreta possibilità che gli indagati stessero cercando di alzare un polverone, chiamando in causa esponenti di rilievo della politica, ministri ed ex ministri: "Può accadere che la nostra attività sia da altri sfruttata in malafede", dichiarava il pm Coiro al [C]Corriere della Sera[/C]. Messi a tacere i poco attendibili accusatori, in seconda battuta, il procuratore capo Mele e i suoi magistrati ricorsero a una interpretazione estensiva dell'articolo 90 della Costituzione, in base al quale "il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione". In realtà, la vicenda dei fondi del Sisde non aveva nulla a che fare con le funzioni di Scalfaro quale presidente della Repubblica, bensì quale ministro degli Interni. I pm decisero comunque per l'interpretazione estensiva e, quindi, che le accuse contro di lui andavano tecnicamente "congelate" in attesa della scadenza del suo settennato. (segue)
Scalfaro, diventato presidente della Repubblica, non era penalmente perseguibile. Tuttavia, ricostruisce il [C]Corriere della Sera[/C] dell'epoca, trasmettere al Tribunale dei ministri un "avviso di congelamento", un atto ufficiale, avrebbe significato attribuire implicitamente una fondatezza alle accuse nei confronti del capo dello Stato. Dopo un acceso dibattito tra i magistrati della Procura, prevalse la tesi del procuratore capo, Vittorio Mele, secondo cui non era necessario trasmettere alcunché. Fu così che gli ex ministri Gava e Scotti dovettero rispondere di peculato dinanzi al Tribunale dei ministri (accusa da cui poi furono assolti), per il ministro degli Interni in carica allora, Nicola Mancino, fu chiesta l'archiviazione, mentre la Procura decise sotto la propria discrezionalità il "congelamento" della posizione di Scalfaro, senza neanche comunicarlo ufficialmente al Tribunale dei ministri. Il fascicolo contenente le accuse nei confronti del presidente fu semplicemente riposto in un cassetto. Solo che la decisione del "congelamento" fu comunque seguita da settimane di sospetti e veleni. Tanto da indurre l'avvocato di Scalfaro, Giovanni Maria Flick - come spiegava il pm Torri in una nota inviata a [C]la Repubblica[/C] - a richiedere alla Procura un comunicato che scagionasse il presidente. La situazione era paradossale, perché da una parte i sospetti rimanevano; dall'altra, non c'era nulla da archiviare, visto che non esisteva alcun procedimento aperto. Per superare l'impasse il procuratore capo Mele acconsentì: "Nessun elemento di fatto è emerso sull'uso non istituzionale dei fondi Sisde e sul coinvolgimento del presidente nell'attività diretta a coprire gli illeciti attribuiti ai funzionari del Sisde", dichiarò il 4 marzo 1994. (segue)
Solo alla fine del settennato, cessata ogni immunità costituzionale, sulla spinta di un'interpellanza parlamentare e di un esposto del deputato di Forza Italia Filippo Mancuso, ex ministro della Giustizia nel governo Dini, la Procura di Roma fu indotta a "scongelare" gli elementi accusatori emersi sei anni prima a carico di Scalfaro nella sua veste di ministro degli Interni tra il 1983 e il 1987. Il 3 giugno 1999 l'ex presidente fu formalmente iscritto nel registro degli indagati dalla procura della Repubblica di Roma, che investì subito il Tribunale dei ministri del caso, sollecitandone l'archiviazione. Tuttavia, mentre Gava e Scotti avevano dovuto difendersi dall'accusa di peculato, a Scalfaro fu contestato semplicemente l'abuso d'ufficio, ormai largamente prescritto. Infine, il 18 luglio 2001, arrivò la definitiva archiviazione da parte del Tribunale dei ministri. (ilVelino/AGV)
(Federico Punzi) 08 Ottobre 2009 18:48
http://www.ilvelino.it/articolo.php?...news_id_964381
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)