





Se permetti, Dumini saprà, coloro i quali si riconoscono nel tuo avatar spadroneggiano completamente l'estate, e non solo, nelle mie zone.
Motivo per cui: l'odio, sentimento a me del tutto estraneo, si acutizza in maniera tale visto che molte volte, ahimè, ci ho anche avuto polemicamente a che fare.
Inoltre il plebeismo estetico modaiolo made in naples o caserta, qual si voglia, che adottano è assolutamente inguardabile.
Ultima modifica di GLADIUS; 01-04-12 alle 18:48


'Si potrà anche avere tutto il diritto di non liberarsi dalla paura davanti alla bionda bestia annidata nel fondo di tutte le razze aristocratiche e di stare in guardia: ma chi non preferirebbe cento volte di più il terrore, se esso fosse unito all'ammirazione, che non la *mancanza* di esso, unita all'impossibilità di liberarsi dallo spettacolo nauseante di esseri abortiti, immiseriti, squallidi e intossicati? Non è forse questo il *nostro* destino fatale? Che cosa provoca, oggi, il *nostro* disgusto per l'«uomo»? - perché è fuor di dubbio che noi *soffriamo* dell'uomo. *Non* certo il terrore, piuttosto invece il fatto che non abbiamo più nulla da temere nell'uomo; che la massa verminosa «uomo» è in primo piano col suo brulichio; che l'«uomo mansueto», insanabilmente mediocre e scialbo, ha già imparato a sentirsi come fine ultimo e coronamento, come significato della storia, cioè «uomo superiore»'
("Genealogia della morale", § 12)
Ultima modifica di Troll; 01-04-12 alle 18:53








"Alla base di tutte queste razze aristocratiche non si può non riconoscere l'animale da preda, la trionfante bestia bionda che vaga alla ricerca della preda e della vittoria; questo fondo occulto, di tanto in tanto, ha bisogno di scaricarsi, l'animale deve uscire di nuovo alla luce, tornare alla vita selvaggia, - nobiltà romana, araba, germanica, giapponese, eroi omerici, vichinghi, scandinavi - si assomigliano tutti in questo bisogno. Sono state le razze nobili ad aver lasciato, in tutti i luoghi percorsi, tracce del concetto di «barbaro»; anche la loro massima cultura tradisce ancora una coscienza di ciò e il relativo orgoglio" (Genealogia della morale, § 11)


Si si ho capito.
Guarda, da questo punto di vista, sicuramente la visione di Miglio ha un'assoluta logicità. Soprattutto poi se lo Stato, per quanto possa impegnarsi, non fa nulla di concreto per ribaltare, o meglio, cercare di scardinare questa mentalità, a mio avviso scardinabile.
Ovvio che il tempo entro cui possa compiersi tale progetto deve essere molto ampio.
La continuità di azione è determinante. Chiaro che tutto ciò non può compiersi dove operi la Democrazia.
Uno spunto anomalo che ci offre un personaggio, non comune nel panorama dei boss, è Raffaele Cutolo: il quale reinterpretò, giustificando, il sistema camorrista in una lotta dei deboli contro i forti.
Il "colui che riesce a vivere alle spalle degli altri" di migliana visione, è da Cutolo riconosciuta e perciò degno di essere ribaltata. Per questo il sistema camorrista cutoliano assurge ad un nuovo compito: offrire a più persone la potestà di condurre quel tipo di vita. Meno esclusivista. Questa visione gli costò cara, tant'è che Bardellino e la Nuova Famiglia tenuta in in un malcelato giogo dalla Mafia lo tolsero di mezzo.
Ecco perché oggi è di cattivo gusto quel avatar. La visione odierna è infinitamente più plebea.
Chiaro che siamo in OT. :
Ti consiglio di esplorare il fenomeno Cutolo, se ti appassiona la faccenda e sempre che tu non l'abbia già fatto, perché è assolutamente interessante.

